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DOMENICA 13 OTTOBRE 2013

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Il compagno di banco

Su quella panchina a discutere di Dio


EUGENIO SCALFARI
taloCalvino lho conosciuto nellottobre del 1938, quando il professore di latino e italiano, un dotto e severo sacerdote, chiam lappello degli alunni della prima C del regio liceo G. Cassinis di Sanremo. Fummo destinati allo stesso banco e da allora, per tre anni, vivemmo insieme a scuola e fuori. (...) Ma limmagine del Calvino grande scrittore, forse il pi grande degli scrittori italiani di questi anni, per me come giustapposta ed esterna rispetto al Calvino che ho avuto compagno. Aveva uno strano modo dincedere, camminava muovendo appena le braccia e le muoveva impacciato, quasi non sapesse dove metterle e che cosa farne. aveva occhi dolci, gli occhi di sua madre. Molto umorismo. La sua prima attivit creativa furono vignette e fumetti. Leggeva accanitamente il Bertoldo. Lo affascinava il teatro. I suoi primi lavori furono alcuni brevi racconti nei quali in filigrana si vedono gi le Cosmicomiche. (...) La sera andavamo in un fumoso caff sul Corso, con una sala di biliardo. Giocavamo interminabili

partite alternandoci eravamo un gruppo duna dozzina di amici per la pelle e negli intervalli chi non giocava faceva i compiti per s e per gli altri. Dopo cena, sulle panchine della passeggiata Imperatrice, parlavamo dellesistenza di dio, che bonariamente chiamavamo Filippo. Lui, figlio di liberi pensatori, in Filippo non ci credeva, ma non era del tutto persuaso che proprio non esistesse. Voleva convincersene con la ragione, e gi, discussioni interminabili su Filippo, sulla sua assoluta improbabilit, sulla sua inspiegabile (qualora fosse esistito) capricciosit. E tutte le domande che solitamente seguono a problemi di quel genere e che, tra i sedici e i diciottanni, tutti si sono posti, almeno allepoca in cui li avevamo noi: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, perch ci andiamo... (Repubblica, 20 settembre1985 dallarticolo scritto in occasione della morte dello scrittore, avvenuta il giorno prima)
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FOTO GENTILMENTE CONCESSE DALLA BIBLIOTECA ITALO CALVINO DI CASTIGLIONE DELLA PESCAIA

LA FOTOGRAFIA
Sanremo, passeggiata Imperatrice, fine anni Trenta. Eugenio Scalfari (il primo da sinistra) e Italo Calvino (il secondo da destra) insieme ad altri compagni della classe Prima C del Liceo Cassinis: da sinistra Roero, Pigati, Dentone e, ultimo a destra, Donzella

Lo scrittore

Una ponderata leggerezza


PAOLO MAURI
(segue dalla copertina) a dichiarazione preziosa. E le affiancherei subito quellaltra, che si trova in una lettera aperta ad Anna Maria Ortese del 1967 in cui Calvino dice di aver trovato in Galileo un maestro di stile capace, quando parla della Luna, di raggiungere, oltre alla grande precisione, una rarefazione lirica prodigiosa. Non strano dunque che oggi al nome di Calvino venga quasi sempre associata una parola: quella leggerezza cui dedic una delle Lezioni americane uscite postume e che fu anche una linea guida nella sua ricerca di narratore. La leggerezza dello scoiattolo della penna, secondo la celebre definizione di Pavese, a proposito de Il sentiero dei nidi di ragno quando narrando il vero della Resistenza si lasciava tentare dal fiabesco, la leggerezza che consisteva nel togliere e che lo port a tanto ragionare intorno ai suoi esordi che ancora a ventanni di distanza gli faceva quasi desiderare di non avere scritto quel libro. Calvino non ci ha dato il grande romanzo-cattedrale alla Thomas Mann, del resto lontano dalla tradizione italiana, ma ha scelto di muoversi e con grande libert e intelligenza ancora una volta con strumenti pi leggeri, ma non per questo meno lavorati e incisivi. Nel 63, dopo un lungo silenzio (Il cavaliere inesistente del 59) esce La giornata di uno scrutatore. Lo scrittore ha quarantanni. Lesperienza a cui si rif il racconto, la partecipazione come scrutatore nel seggio elettorale allestito presso il Cottolengo, casa di ricovero per persone spesso incapaci di intendere e volere, risale a dieci anni prima, alle elezioni del 53. Amerigo Ormea, alter ego dello scrittore, stato nominato dal Pci scrutatore, con il compito di osservare e se possibile contrastare gli abusi del partito di maggioranza che pilotava i voti dei degenti con la complicit delle monache. Not Guido Piovene recensendo il libro sulla Stampa che si trattava di un romanzo-saggio, lunica strada, a mio parere, sulla quale pu incamminarsi un vero romanzo moderno. Loggettivit era stata al centro di una lunga meditazione di Calvino, ed era stata il rovello di unepoca intera. Ma, come ricorda il bellissimo titolo di una raccolta di saggi e interventi su letteratura e societ, certi discorsi si fanno e rifanno per metterci poi Una pietra sopra. Allaltezza del 1980 Calvino osservava: Certo il mondo che ho oggi sotto gli occhi non potrebbe essere pi opposto allimmagine che quelle buone intenzioni costruttive proiettavano sul futuro. La societ si manifesta come collasso, come frana, come cancrena (o nelle sue apparenze meno catastrofiche, come vita alla giornata); e la letteratura sopravvive dispersa nelle crepe e nelle sconnessure, come coscienza che nessun crollo sar tanto definitivo da escludere altri crolli. Da tempo Calvino sera inoltrato in esperienze letterarie che tenevano conto dellarte combinatoria e dellinfinita progettualit del Caso. Si era misurato con Il castello dei destini incrociati a ridosso dei tarocchi e da poco con le avventure di un lettore in Se una notte dinverno un viaggiatore. Era ormai postmoderno? Non so, non saprei. Mi sembra che racchiudere unesperienza cos larga in una formuletta sia per lo meno poco proficuo. Non chiedermi la parola. Non diceva proprio cos Montale? E Calvino non era, a un certo punto, andato a sedersi sulla Luna per meglio osservare quello che succedeva ai terrestri? Palomar torna a Galileo e a Leopardi. Lo scrittore che aveva cercato di raccontare la realt e che poi aveva dato spazio alle invenzioni fantastiche per raccontarla ancora meglio, dallalto degli alberi o da dentro la corazza del cavaliere inesistente, ora aveva dotato il proprio laboratorio anche di un potente telescopio. Grazie a quello intrecciava cosmicomiche e decifrava i profili di citt invisibili. E spesso, semplicemente guardava. Alla fine anche senza telescopio, come quando mand a questo giornale un pezzo breve e mirabile sul volo degli storni nel cielo di Roma. La letteratura ricerca e non bisogna porle dei limiti. Oggi il novantenne Calvino non credo direbbe altrimenti.
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LE IMMAGINI E LA MOSTRA
Sopra, una lettera-autoritratto di Calvino alla figlia Giovanna, classe 1965, quando aveva otto anni Nella foto grande: lei adolescente a Roma col padre Nelle piccole, da sinistra: nonno Mario Calvino nel 28 a caccia in Africa; Italo bambino con la madre a Cuba; Giovanna nel 74 con i genitori a Parigi e in unimmagine recente. Le foto e altri documenti saranno esposti dal 25/10 al 31/1 presso la Biblioteca nazionale di Roma nella mostra Il lavoro editoriale di Italo Calvino

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