Sei sulla pagina 1di 19

Contro il paternalismo giuridico di Giorgio Maniaci

1. Cos il paternalismo giuridico Il problema generale di cui paternalisti e antipaternalisti dibattono se e fino a che punto una persona possa legittimamente disporre del proprio corpo, della propria libert o della propria vita, fino a che punto possa arrecare a se stessa (ci che molti considerano) un danno. In particolare, tale dibattito concerne questioni morali e giuridiche molto controverse, ad esempio la liceit/illiceit della prostituzione, dei rituali religiosi di flagellazione della carne, della vendita e del consumo di sostanze stupefacenti, delleutanasia, del suicidio assistito, degli sport molto pericolosi, fino a casi estremi come la possibilit di vendere i propri organi o di vendersi come schiavi. Chi voglia prendere posizione allinterno del dibattito paternalismo/antipaternalismo, come probabilmente in ogni dibattito filosofico e morale importante, deve risolvere questioni di vario genere: alcune non strettamente etiche, bens questioni filosofiche, definitorie, empiriche, ecc., altre tipicamente morali. Ad esempio, ci sono in letteratura differenti definizioni di paternalismo o di antipaternalismo, differenti nozioni di danno, ecc. Si impone, dunque, unactio finium regundorum. Innanzitutto, in questo lavoro, assumer, senza discuterla, come corretta una definizione di paternalismo giuridico analoga a quella di paternalismo utilizzata da Gerald Dworkin1. Non perch sia la definizione migliore in ogni contesto, ma perch ampiamente diffusa in letteratura e delimita, meglio delle altre, lambito delle questioni di cui voglio occuparmi in questo lavoro2. Possiamo, in particolare, denominare paternalismo giuridico la concezione eticopolitica in base alla quale lo Stato, o un soggetto autorizzato dallo Stato, pu usare la (minaccia delluso della) forza, contro la volont di un individuo adulto, anche qualora le sue scelte siano razionali e libere da coazione altrui, al fine, esclusivo o principale, di tutelare (quelli che vengono considerati) i suoi interessi, ovvero (ci che viene qualificato come) il suo bene; in particolare al fine di evitare che questi, tramite unazione o

Ringrazio Federico Arena, Mauro Barberis, Clelia Bartoli, Francesco Biondo, Bruno Celano, Pietro Denaro, Enrico Diciotti, Isabel Fanlo, Giulio Itzcovich, Carlo Lottieri, Enrico Maestri, Realino Marra, Paola Molinatto, lvaro Nz Vaquero, Giorgio Pino, Francesca Poggi, Maurilia Scamardo, Aldo Schiavello, Alessandro Spena, Alessandro Tesauro, Vittorio Villa, Francesco Viola per aver discusso o commentato versioni precedenti di questo lavoro, e, in generale, tutti i partecipanti al Seminario annuale dei giovani studiosi di Filosofia del diritto, svoltosi presso la Facolt di Giurisprudenza di Verona, il 25-26/6/2010, e organizzato da Stefano Fuselli, nel quale stata presentata una versione precedente di questo lavoro. 1 Cfr. G. Dworkin, Paternalism, in R. Sartorius (ed. by), Paternalism, Minneapolis, University of Minnesota Press, 1983, p. 20; J. Feinberg, Legal Paternalism, in R. Sartorius, Paternalism, cit., p. 3; E. Garzn Valds, Es ticamente justificable el paternalismo jurdico?, in Doxa, 5, 1988, p. 156. Per una definizione pi ampia di interferenze o interventi paternalisti cfr. B. Gert, C. Culver, Paternalistic Behavior, in Philosophy and Public Affairs, 6, 1976; D. VanDeVeer, Paternalistic Intervention, Princeton, Princeton University Press, 1986, p. 22. Per unapprofondita analisi del concetto di paternalismo politico e giuridico cfr. M. Alemany, El paternalismo jurdico, Madrid, Iustel, 2006, cap. I, p. 343 ss.; E. Diciotti, Paternalismo, in Materiali per una storia della cultura giuridica, XVI, 2, 1986, p. 557 ss. La definizione qui accolta di antipaternalismo moderato analoga a quella di soft paternalism di Joel Feinberg, concezione, questultima, che, tuttavia, secondo Feinberg stesso non avrebbe nulla di paternalista. Cfr. J. Feinberg, The Moral Limits of the Criminal Law. Harm to Self, N.Y., O.U.P., 1986, p. 12 ss. 2 Uso, qui, il medesimo argomento addotto da G. Dworkin in Paternalism: Some Second Thoughts, in R. Sartorius, Paternalism, cit., p. 105-106.

unomissione, arrechi, o rischi in modo significativo di arrecare, a s stesso (ci che viene considerato) un danno, ad esempio fisico, psicofisico, economico. Possiamo denominare, invece, antipaternalismo giuridico moderato la concezione etico-politica in base alla quale lo Stato, o un soggetto autorizzato dallo Stato, non pu usare la (minaccia delluso della) forza contro la volont di un individuo adulto, al fine, esclusivo o principale, di evitare che questi, tramite unazione o unomissione, arrechi, o rischi in modo significativo di arrecare, a s stesso (ci che viene considerato) un danno, ad esempio fisico, psicofisico, economico, se certo o verosimile che la volont di tale individuo adulto, volont di compiere attivit pericolose e/o dannose, si sia formata in modo razionale, e sia espressa da persona capace di intendere e volere, sia basata sulla conoscenza dei fatti rilevanti, sia stabile nel tempo e sufficientemente libera da coazione o pressioni coercitive. In base allantipaternalismo moderato, infatti, se il consenso dellindividuo non , nel senso specificato, viziato, la sua libert dazione pu essere limitata, in linea di massima, solo se arreca danni a terzi3. Dora in poi, per semplicit, parler di antipaternalismo per riferirmi sempre allantipaternalismo giuridico moderato. In secondo luogo, difender una concezione antipaternalista, in quanto la posizione estrema dellantipaternalismo difficilmente accettabile, ragion per cui non ci sono molti autori che la difendono. Non approfondir altre questioni, ad esempio il concetto di danno, il rapporto tra paternalismo e perfezionismo, ecc. ( difendibile, ad esempio, un perfezionismo liberale, cio un ideale di eccellenza, o di fioritura della natura umana incentrato sul valore dellautonomia individuale, di tipo paternalista?). Quanto sosterr che, nonostante interminabili dibattiti politici e filosofici, gli argomenti principali addotti in favore del paternalismo giuridico, dora in poi semplicemente paternalismo, correttamente interpretati, sono incompatibili con alcuni principi costituzionali adottati o con principi morali condivisi da molte persone in molti Stati europei ed occidentali, oltre che, a va sans dire, dal sottoscritto. 2. Argomenti pro o contro il paternalismo Potrebbe sembrare curioso, ma in realt non vi sono in letteratura molti argomenti addotti pro o contro il paternalismo. Due, in particolare, sono gli argomenti principali in favore dellantipaternalismo, quello del valore dellautonomia individuale, da me
Il concetto di danno molto complesso e non pu essere analizzato attentamente in questa sede. In generale, si possono distinguere cinque tipi di danno (lista che volutamente non esaustiva): 1) danno fisico (Tizio rompe un braccio a Caio), 2) danno psicofisico (in seguito ad un incidente cagionato da Tizio, Caio cade in depressione o soffre di un grave stress post-traumatico), 3) danno economico, 4) danno relazionale (non essere apprezzati, stimati allinterno del gruppo sociale di riferimento), 5) danno psichico/emotivo (Tizio prova, in modo intenso e prolungato, rabbia nei confronti di Caio a causa del comportamento di questultimo). dubbio se si possa parlare di un vero e proprio danno morale (ad esempio, il comportamento adottato da Caio lo sta conducendo sulla via della perdizione o della perversione morale), soprattutto quale danno a terzi. Feinberg sostiene di no. Sicuramente la distinzione paternalismo/antipaternalismo non ha molto senso se si include nel concetto di danni a terzi il danno morale. Concordo, su questo punto, con J. Waldron, Mill and the Value of Moral Distress, in Liberal Rights, N.Y., C.U.P, 1993, p. 126. Viceversa astrattamente compatibile con la definizione di antipaternalismo considerare, in alcuni casi, il danno psichico o relazionale come un possibile danno a terzi, sebbene ci sia, sempre o spesso, in contrasto con il valore dellautonomia individuale, e con la concezione antipaternalista qui difesa. In quanto giustificherebbe restrizioni molto forti della libert individuale; si potrebbe vietare a Caio di sposare una ebrea perch la madre fondamentalista musulmana ne soffrirebbe molto emotivamente. Cfr. M. Alemany, El paternalismo jurdico, cit., p. 381 ss.; E. Diciotti, Preferenze, autonomia e paternalismo, in Ragion pratica, 24/2005, p. 100 ss., 112; J. Feinberg, Harm to Self, cit., p. 10 ss.; J. Feinberg, The Moral Limits of the Criminal Law. Harm to Others, N.Y., O.U.P., 1984, p. 31 ss. In realt, come sottolinea Feinberg, una concezione liberale, e dunque anche lantipaternalismo, potrebbe consentire legittimamente luso della forza, contro lindividuo, anche per impedire che venga arrecata una seria offesa (serious offense) a terzi. Cfr. J. Feinberg, Harm to Others, cit., p. 26 ss., 45 ss.
3

prediletto, e una versione di quello utilitarista. E due i principali argomenti in favore del paternalismo, una versione olista di quello utilitarista e quello perfezionista4. Si tratta non solo degli argomenti che sembrano pi solidi, meno affetti da vizi logici, indeterminatezza, ecc., ma di argomenti di carattere generale, che offrono un orientamento di massima per risolvere un ampio numero di casi, dalleutanasia al consumo di sostanze stupefacenti, ecc., ciascuno dei quali, tuttavia, ha le sue specificit. Unultima precisazione. Come gi detto, lanalisi degli argomenti pro o contro sar condotta con particolare riferimento al problema della giustificazione delluso della forza da parte dello Stato, il cui caso paradigmatico, ma non unico, luso della sanzione penale, in quanto linterferenza coattiva dello Stato pu avvenire anche tramite gravi sanzioni amministrative, ecc. Non mi occuper, invece, della questione generale della validit degli accordi, negozi, contratti, stipulati tra privati. 3. Il valore dellautonomia individuale Lautonomia, il potere di autodeterminarsi, di decidere, nei limiti umanamente possibili, il nostro destino, il piano di vita che corrisponde ai nostri ideali, alle nostre preferenze, ai valori in cui crediamo, questo chiaramente il valore cardine, centrale, tutelato da una concezione antipaternalista, valore che giustifica i requisiti che devono essere soddisfatti perch la volont di qualcuno di compiere attivit pericolose o dannose per s stesso possa considerarsi validamente espressa. In estrema sintesi, sulla sua mente e sul suo corpo lindividuo sovrano, perch la sua vita e la sua integrit non appartengono a Dio, o ai suoi rappresentanti in terra, alla natura o alla comunit5. Il concetto di autonomia , ovviamente, molto complesso e non pu essere approfondito qui in tutte le sue componenti, che sono molteplici6. Lautonomia, infatti, una questione di grado e comprende un insieme di libert, capacit o opportunit che lo Stato dovrebbe, rispettivamente, tutelare, sviluppare, creare, perch, come sottolinea Feinberg, if adults are treated as children they will come in time to be like children7. Ci che far, dunque, individuare alcune condizioni, quattro in particolare, la cui realizzazione determina il raggiungimento di un grado sufficiente di autonomia, sufficiente per determinare quando la coazione dello Stato non giustificata. Vediamole.

Gli altri argomenti sono quello della razionalit sostanziale, (due versioni di) quello del piano inclinato, quello del rimpianto/contagio, quello teologico, in base al quale Dio d la vita e la toglie, e nessuno pu disporre di ci che non gli appartiene, quello della dignit umana, della sacralit della vita umana e del bene comune. 5 Cfr. L. Ferrajoli, Trattamenti sanitari forzati, in Ragion pratica, 32/2009, p. 357 ss.; U. Scarpelli, Bioetica laica, Milano, Baldini & Castoldi, 1998, p. 5 ss., 37 ss., 123 ss. 6 Cfr. B. Celano, Leguaglianza nella cultura giuridico-politica occidentale moderna. Una mappa concettuale, in F. Squarcini (a cura di), Mai praticamente uguali. Studi e ricerche sulla disuguaglianza e sullinferiorit nelle tradizioni religiose, Firenze, Societ editrice fiorentina, 2007, pp. 11-43; E. Diciotti, Paternalismo, cit., p. 581 ss.; J. Feinberg, Harm to Self, cit., p. 27 ss.; J. Raz, The Morality of Freedom, Oxford, Clarendon Press, 1986, p. 369 ss. Tutti questi autori credono nei limiti dellautodeterminazione, nella misura in cui ridicolo pensare che le persone scelgano liberamente i propri desideri, ideali. The notion of choosing, from ground zero, makes no sense. Sooner or later we find ourselves, as in Neuraths metaphor of the ship in mid-ocean, being reconstructed while sailing, in mid-history. We are social animals. No individual person selects autonomously his own genetic inheritance (), his country, his language, his social community and traditions (). We come into awareness of ourselves as part of ongoing social processes. J. Feinberg, Harm to Self, cit., p. 35, 46. 7 J. Feinberg, Legal Paternalism, cit., p. 3. Un argomento analogo basato sulla difesa dellintegrit personale sostenuto da J. Kleinig, Paternalism, Manchester, Manchester University Press, 1983, p. 68.

3.1 Razionalit formale e limitata Immaturit psicologica dovuta alla minore et, psicopatologie permanenti o temporanee, come psicosi, personalit borderline, ecc., gravi handicap mentali, demenza senile, intossicazione temporanea da alcol, droghe o psicofarmaci, stato di shock, credenze rilevanti palesemente false o che risultano tali ad un esame veloce della letteratura scientifica di riferimento, contraddizioni logiche esplicite o facilmente esplicitabili, assenza di unanalisi (dallagente stesso ritenuta sufficiente) delle ragioni pro o contro un giudizio di valore rilevante, ecc., tutti questi sono fattori la cui presenza condizione necessaria, ma non sufficiente, perch linterferenza dello Stato, al fine di evitare che il soggetto arrechi un danno a se stesso, sia giustificata8. Ci in quanto le decisioni del soggetto sarebbero, in presenza di questi difetti, non razionali, o insufficientemente razionali, dal punto di vista di una concezione della razionalit formale9 e limitata10 ovvero sarebbero prese da un soggetto, temporaneamente o permanentemente, incapace di intendere e di volere o basicamente incompetente11.
Cfr. M. Alemany, El paternalismo jurdico, cit., p. 227 ss., p. 403 ss.; J. Feinberg, Harm to Self, cit., p. 115 ss., per una ricognizione completa dei fattori che possono rendere lagente non-razionale, basicamente incompetente, incapace di intendere e volere, ecc. 9 La letteratura su razionalit formale/sostanziale, internalismo ed esternalismo delle ragioni per lazione, sterminata e non pu essere qui neppure sintetizzata. Un autore di riferimento per la teoria formale o internalista delle ragioni per lazione B. Williams, Internal and External Reasons, in Id., Moral Luck, Cambridge, Cambridge University Press, 1981, mentre per lesternalismo delle ragioni per lazione cfr. J. McDowell, Mind, Value, and Reality, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 1998, capp. 6-7; T. Nagel, The View from Nowhere, New York, Oxford University Press, 1986, p. 138 ss.; H. Putnam, Reason, Truth and History, Cambridge, Cambridge University Press, 1981, soprattutto cap. VI; T. M. Scanlon, What We Owe to Each Other, cit., cap. I-II. Una sintesi degli argomenti pro o contro tali concezioni, e della letteratura di riferimento, si trova in G. Maniaci, Razionalit ed equilibrio riflessivo nellargomentazione giudiziale, Torino, Giappichelli, 2008, soprattutto cap. II. In breve, una concezione esternalista o sostanziale della razionalit pratica, o delle ragioni per lazione, sostiene che le ragioni che abbiamo per fare qualcosa sono indipendenti dalle nostre preferenze, dai nostri desideri. Mentre una concezione internalista o formale moderata, la Bernard Williams, sostiene che le ragioni che abbiamo per fare qualcosa dipendono dai desideri che avremmo dopo aver deliberato o argomentato razionalmente, cio superato il test della procedura argomentativa razionale formale, che prevede, ad esempio, assenza di contraddizioni esplicite tra le preferenze, assenza di distorsioni (facilmente esplicitabili) come wishful thinking, preferenze adattive, ecc. In tal senso, una concezione sostanziale o esternalista instaura una relazione concettuale tra razionalit e moralit, nella misura in cui non abbiamo una ragione valida, razionale, per fare ci che soddisfa un nostro desiderio se questo considerato gravemente immorale, ovvero siamo irrazionali o non sufficientemente razionali se vogliamo soddisfare questo desiderio gravemente immorale, ad esempio suicidarci, uccidere il nostro vicino di casa perch antipatico, ecc. Sebbene difenda una concezione formale moderata, sofisticata, della razionalit pratica va detto che solo la versione monista o debolmente pluralista dellesternalismo delle ragioni per lazione coerentemente utilizzabile in favore del paternalismo, in quanto nella versione fortemente pluralista, ampiamente diffusa, vi una pluralit indefinita di desideri e piani di vita tutti razionalmente accettabili. 10 Come gi detto, molto importante che la concezione della razionalit di riferimento sia formale. Questo implica che anche gli psichiatri che eventualmente dovessero accertare, durante un colloquio, la sussistenza del requisito della razionalit dovrebbero ispirarsi, al di l del loro orientamento, jungiano, lacaniano, freudiano, kleiniano, ecc., di partenza, alla medesima concezione formale. Sul tema della razionalit limitata si vedano, almeno, H. A. Simon, A Behavioral Model of Rational Choice, in The Quaterly Journal of Economics, 69, 1955; H. A. Simon, Models of Man, New York, Wiley, 1957; J. Elster, Sour Grapes. Studies in the Subversion of Rationality, Cambridge, Cambridge University Press, 1983, cap. I; J. Elster (ed.), Rational Choice, Oxford, Basil Blackwell, 1986, p. 25; G. Maniaci, Razionalit ed equilibrio riflessivo, cit., cap. I. 11 Va da s che la lista dei requisiti volutamente non esaustiva. molto difficile determinare le relazioni concettuali esistenti tra razionalit e capacit di intendere e volere, che non sono sinonimi. Posso dire con certezza che possibile che qualcuno sia considerato incapace di intendere e volere o manchi di una qualche forma di competenza cognitiva o volitiva basica e non sia, tuttavia, giudicato irrazionale, nel senso che sarebbe strano giudicarlo tale. Questo il caso di bambini piccoli, persone gravemente ritardate, in stato
8

Se intesa in modo formale, come dovrebbe esserlo, la razionalit va nettamente distinta dalla ragionevolezza ed verosimilmente parte dellautonomia dellindividuo, ma non la esaurisce, nel senso che una persona insufficientemente razionale sar verosimilmente non autonoma, ma lautonomia va ben oltre la razionalit. Chiaramente una volont formatasi in modo non razionale pu essere molto diversa da quella reale dellagente12. Se una persona scopre di avere una preferenza pericolosa/dannosa non razionale, ci implica che lei stessa riterr di avere ragioni conclusive per abbandonarla, per non agire in base a quella preferenza. Come colui che desidera contemporaneamente (a) fumare trenta sigarette al giorno e (b) avere la pi elevata probabilit di vivere in salute il pi a lungo possibile, ma scopre successivamente, suo malgrado, di avere una credenza palesemente falsa, ad esempio scopre che falso che fumare non fa male. Scoperta che lo costringer a scegliere quale desiderio (a o b) realizzare. In questo caso, si pu senza indugio affermare che linsufficiente razionalit della volont dellindividuo, a causa, ad esempio, di unincoerenza o di una credenza palesemente falsa, renda, di per s, del tutto incerto se il soggetto abbia, o voglia realizzare, realmente un determinato desiderio, ad esempio fumare trenta sigarette al giorno, e dunque renda linterferenza dello Stato, diretta ad accertare la sua reale volont, non lesiva dellautonomia dellagente13. Considerare la razionalit e/o la capacit di intendere e volere requisiti che devono essere soddisfatti perch linterferenza dello Stato possa qualificarsi come non giustificata, non pregiudica, e non risolve, la questione, di cui non mi occuper, se e in che misura bisogna limitare la libert dazione di chi considerato, in modo permanente, non sufficientemente razionale o incapace di prendere decisioni autonome. Pensiamo a schizofrenici, anziani affetti da demenza senile, ecc. Una dottrina antipaternalista, infatti, potrebbe essere compatibile con lidea ragionevole secondo la quale alcune scelte non razionali, ma anche alcune scelte non volontarie, non debbano essere oggetto di interferenze dello Stato. Anche alcune scelte non razionali o non autonome, o compiute da soggetti considerati non razionali o incapaci di intendere e volere, dovrebbero essere rispettate e, come dice giustamente Diciotti, questo presuppone, ad esempio, una concezione oggettiva del benessere psicofisico. Ad esempio bisogna rispettare alcuni desideri di uno schizofrenico perch ci parte del suo benessere psicofisico14. Ma questo argomento non va contro una concezione antipaternalista correttamente intesa, semplicemente perch questa non si occupa, o non dovrebbe occuparsi, almeno non principalmente, delle azioni compiute da soggetti affetti da qualche psicopatologia grave, da bambini, da soggetti costretti ad agire, insomma da soggetti temporaneamente o permanentemente irrazionali o incompetenti. Il nocciolo della dottrina antipaternalista protegge la sfera di libert di adulti, consenzienti, razionali e competenti, contro le pretese della collettivit organizzata. Dunque la non razionalit e la non volontariet sono requisiti indispensabili, ciascuno dei quali necessario, ma insieme o separatamente non sono sufficienti, per poter giustificare linterferenza dello Stato. E questo sufficiente per definire non tutte le condizioni che devono essere soddisfatte perch linterferenza dello Stato sia giustificata, quanto piuttosto per stabilire, in negativo, quando linterferenza dello Stato sicuramente
di demenza senile, delle quali pu dirsi che non superano quella soglia di competenza minima per stabilire se le loro azioni sono saggie o imprudenti, razionali o irrazionali, perch mancano della capacit stessa di compiere scelte razionali, di rendersi conto di quando unazione lo . Sulla threshold conception of natural competence cfr. J. Feinberg, Harm to Self, cit., pp. 29-30. 12 Sui vari tipi di consenso presi in considerazione dalle concezioni antipaternaliste incentrate sul valore dellautonomia individuale (e sulla prevalenza del consenso ipotetico-razionale su quello tacito, attuale, ecc.) cfr. E. Diciotti, Preferenze, autonomia e paternalismo, cit., p. 110 ss.; E. Diciotti, Paternalismo, cit., p. 574 ss.; J. Feinberg, Harm to Self, cit., p. 172 ss. 13 Sul punto cfr. E. Diciotti, Paternalismo, cit., p. 574; J. Feinberg, Harm to Self, cit., p. 13. 14 Cfr. E. Diciotti, Preferenze, autonomia e paternalismo, cit., p. 117.

non giustificata15. Per decidere il caso dei soggetti che non siano, in modo permanente, o non siano ancora divenuti, sufficientemente razionali o competenti abbiamo bisogno di un argomento differente, non basato sul concetto di autonomia o di consenso valido, appunto perch nel caso di schizofrenici, bambini piccoli, portatori di gravi handicap mentali, non c alcuna volont razionale da proteggere, ma semmai va tutelato il loro benessere psicofisico16. 3.2 Sufficiente libert da coazione o pressioni coercitive Il soggetto pu essere capace di intendere e volere, (abbastanza) coerente, non avere credenze rilevanti palesemente false, ecc., tuttavia, la volont, se di volont in certi casi si pu effettivamente parlare, di compiere certe azioni o, in generale, il compimento dellazione stessa potrebbe essere il risultato di una forma di coercizione fisica, ad esempio lagente viene fisicamente costretto a uccidersi, o psicologica, cio una minaccia seria delluso della forza, ad esempio Se non ti suicidi, uccideremo la tua famiglia. Ovvero possibile che i suoi desideri siano il frutto di una forma di violenza epistemica, nel senso che il soggetto, a causa di gravi e continue discriminazioni sociali ed economiche, subite fin dallinfanzia, ha interiorizzato unidea di s distorta, un senso profondo di inferiorit rispetto ad altre etnie, gruppi sociali, che avrebbero il diritto, ad esempio, di umiliarlo, minacciarlo, picchiarlo, ecc., o, in generale, ha maturato un sentimento di odio o disprezzo nei confronti di se stesso, soprattutto in quanto appartenente ad un gruppo sociale fortemente discriminato17. In base a questo argomento, la volont di compiere azioni dannose o pericolose per la propria vita e integrit deve essere non solo razionale, ma anche sufficientemente libera da coazione o pressioni coercitive. Lazione rilevante deve essere compiuta in modo sufficientemente volontario. Tale argomento mostrerebbe, dunque, la possibilit di distinguere, almeno parzialmente, il concetto di razionalit e quello di volontariet. Una persona pu essere costretta con la violenza a fare qualcosa, ma essere del tutto razionale nel senso precisato sopra. Non posso esaminare in questa sede il concetto di coazione o di pressione coercitiva, dunque rinvier la sua analisi al libro di Feinberg18.
Una tesi analoga (ma non identica) sostenuta da E. Garzn Valds, Es ticamente justificable el paternalismo jurdico?, cit., p. 168-169. Sui rapporti tra razionalit e volontariet, come requisiti di un consenso valido, cfr. il paragrafo successivo e la nota 18. 16 Il medesimo punto ribadito da E. Diciotti, Interferenze paternalistiche, in Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto, LXV, 1988, p. 755. ovvio che in una minoranza di casi, ad esempio demenza senile sopravvenuta, ecc., ci potrebbe essere una volont razionale da proteggere, quella espressa, esplicitamente o implicitamente, dallagente quando era ancora capace di intendere e volere, competente. Indirettamente poi, una concezione antipaternalista si occupa generalmente dei soggetti che sono temporaneamente incompetenti, perch ad esempio non conoscono i fatti rilevanti, sono in stato di intossicazione da alcol, ecc., impedendo loro, per il periodo, se temporaneo, in cui permane lincompetenza, di prendere decisioni dannose e irreversibili. Sul tema molto complesso, che qui non posso affrontare, relativo al rapporto tra antipaternalismo, liberalismo e diritti dei bambini cfr. I. Fanlo Corts, Bambini e diritti, Torino, Giappichelli, 2008, p. 141 ss. 17 Cfr. C. Bartoli, La teoria della subalternit e il caso dei dalit in India, Catanzaro, Rubbettino, 2008, p. 32 ss., 54 ss. 18 Cfr. J. Feinberg, Harm to Self, cit., p. 189 ss. Un problema molto complesso, che qui non posso affrontare, concerne le relazioni concettuali che intercorrono tra razionalit e volontariet. Ad esempio, secondo Diciotti, allinterno di una dottrina antipaternalista sono giustificate soltanto le interferenze in scelte che siano ad un tempo non volontarie (o non autonome, ecc.) e non razionali. E. Diciotti, Preferenze, autonomia e paternalismo, cit., p. 116. A me sembra che tali requisiti siano entrambi, indipendentemente luno dallaltro, condizioni necessarie di un consenso valido. In altri termini, perch la scelta di compiere azioni dannose o pericolose sia viziata sufficiente che essa sia compiuta in seguito a coazione, cio sia non-volontaria, mentre potrebbe essere razionale. Pi complesso stabilire se la scelta dellagente possa essere nonrazionale, ma volontaria. Probabilmente, se la decisione non razionale, se il soggetto incoerente, ha
15

Un punto, tuttavia, importante sottolinearlo. Il concetto di coazione dipende da quello di autonomia, definendo luno abbiamo in parte definito anche laltro. In tal senso, pur senza poter entrare nel dettaglio, credo sia importante difendere una nozione di autonomia che sia ispirata ad una concezione etico-politica liberal-egualitaria, come quella di Rawls o Dworkin per intenderci, e che una concezione del genere risolverebbe gran parte dei casi comunemente considerati difficili o tragici per una concezione antipaternalista, ad esempio lipotesi in cui Tizio manifesti un consenso razionale, stabile nel tempo, informato dei fatti rilevanti al fine di stipulare un contratto di schiavit volontaria o di alienazione del proprio diritto alla salute. In base ad un antipaternalismo egualitario, infatti, il consenso al compimento di azioni che implicano una rinuncia significativa allesercizio di taluni diritti, come diritto alla vita, alla salute, alla libert personale, ecc., a beneficio di terzi, cio dietro pagamento di un corrispettivo da parte dei terzi medesimi, sarebbe sicuramente invalido, cio viziato da coazione o pressioni coercitive, nel caso in cui lo Stato, come invece dovrebbe fare, non garantisse la tutela effettiva dei diritti fondamentali di Tizio, ad esempio diritto alla vita e alla protezione della propria incolumit, a manifestare il proprio pensiero, diritto ad una casa, ad un sussidio in caso di disoccupazione involontaria o di invalidit, a prestazioni sanitarie gratuite, ecc. Una volta che tali diritti fondamentali siano effettivamente tutelati, una volta, cio, esclusa la possibilit che Tizio si venda come schiavo per sottrarre s e la propria famiglia ad un destino di miseria o violenza, una volta accertata lassenza di altre forme di violenza psicologica o epistemica, nonch la razionalit del consenso dellagente, i casi di schiavit volontaria rimarrebbero casi puramente teorici, di fatto inesistenti19. Al punto che Feinberg ritiene perfettamente coerente con lantipaternalismo il divieto legale dei contratti di schiavit perch la probabilit, una volta garantiti i diritti fondamentali della persona, che qualcuno, in assenza di irrazionalit o malattie mentali, voglia vendersi come schiavo talmente bassa, o di fatto inesistente, che i costi a carico della comunit, e i rischi di abusi ed errori, della procedura burocratica volta ad accertare che siano soddisfatti i requisiti (razionalit, assenza di coazione o pressioni coercitive, ecc.) di validit del consenso sarebbero molto pi alti dei potenziali vantaggi, cio garantire a qualche eccentrico la possibilit di vendersi come schiavo. Anche perch, come sottolinea Feinberg, non senza ironia, se qualcuno vuole vivere come schiavo di qualcun altro, soggiacere di fatto ai suoi comandi, legalmente libero di farlo rectius lo sarebbe in base ad una dottrina antipaternalista senza alcun bisogno di vincolarsi con un contratto20.
credenze palesemente false, ecc., allora non si pu stabilire cosa voglia precisamente. Cfr. sopra, il paragrafo 3.1. 19 Contra G. Dworkin, Paternalism: Some Second Thoughts, cit., p. 108-109. 20 Cfr. J. Feinberg, Harm to Self, cit., p. 71 ss. Per stabilire se, come penso, i casi di schiavit volontaria siano puramente teorici o praticamente inesistenti, nel senso che, ad esempio, solo lo 0,00001% degli adulti razionali, liberi e competenti stipulerebbe un contratto del genere, non si dovrebbero utilizzare concetti a priori o addurre considerazioni metafisiche, ma solo indagini empiriche, statistiche, condotte scientificamente sulla popolazione occidentale. Altrettanto illegale potrebbe considerarsi il contratto di assassinio, sempre per ragioni antipaternaliste, vista la possibilit concreta di camuffare un vero omicidio in un omicidio del consenziente. In base allantipaternalismo, per chi vuole suicidarsi in modo tranquillo, non violento, vi sarebbe, infatti, sempre la possibilit di rivolgersi ad una struttura ospedaliera apposita (G. Dworkin in Paternalism, cit., p. 32, parla, ad esempio, di un Suicide Board). Per quanto concerne lalienazione, o il trasferimento, la rinunciabilit alla titolarit, dei diritti fondamentali, come il diritto alla salute o allistruzione, questa sarebbe illegale, ma in base a ragioni antipaternaliste. Lo Stato che negasse alle persone che ne sono titolari il diritto di trasferire mediante corrispettivo la titolarit di diritti sociali a terzi o di pretendere lequivalente monetario dei medesimi dallo Stato sarebbe paternalista? Non credo. Scopo della tutela dei diritti sociali ristabilire alcune condizioni minime di uguaglianza tra le persone, ovvero stabilire condizioni di pari opportunit, in termini di accesso a beni primari necessari per lo svolgimento, o quasi, di qualunque piano di vita, modificando la ripartizione di beni e risorse che la giungla del mercato e la lotteria naturale e familiare effettua. Se qualcuno non vuole, non esige, che la comunit gli offra la possibilit di acquisire beni e risorse, come casa, salute, reddito garantito in caso di disoccupazione involontaria, che nel

Un ultimo corollario, molto importante, di quanto detto. Dietro la nozione di consenso sufficientemente libero da coazione o pressioni coercitive qui elaborata c, come gi detto, una concezione etico-politica liberal-egualitaria ed tale concezione che determina esattamente quante risorse la comunit pu e deve utilizzare per rendere liberi ed eguali i membri della comunit medesima, cio quanto liberi devono essere dalla lotteria naturale, e familiare, dalla ripartizione delle risorse effettuata dal mercato capitalista, ecc. Ci fa s che, in realt, questo requisito abbia una giustificazione antipaternalista, partendo dal presupposto che determinate situazioni, ad esempio una madre povera e poco istruita costretta a prostituirsi o vendere un proprio rene per sfamare la famiglia o pagare il trapianto di cuore del figlio, rappresentano dei danni cagionati dalla comunit ai singoli (danni cagionati da uniniqua ripartizione delle risorse in senso alla comunit)21. 3.3 Stabilit nel tempo dei desideri Non solo la carne debole. Anche lo spirito lo . La natura umana affermano alcuni autori debole, fragile, spesso i desideri, anche se non sono strettamente irrazionali o gravemente incoerenti, mutano velocemente, sotto la pressione delle opinioni altrui o delle circostanze. Ci che desideriamo oggi, con tutte le nostre forze, non desidereremo, o potremmo non desiderare, domani. E nonostante ci siano cose, amore, vita, salute, che molte persone desiderano chiaramente pi di ogni altra, che considerano pi importanti di altre, come Bacco, Tabacco e Venere, a volte tali persone non trovano la forza di controllare le loro passioni, di realizzare fino in fondo i valori in cui realmente credono. La formazione dei nostri desideri, anche se non irrazionale, affermano tali autori soggetta a troppi condizionamenti psicologici e ambientali, condizionamenti che rendono i nostri desideri perennemente instabili, incerti, esposti al cambiamento, e le nostre decisioni difficili, se non tragiche, per lincapacit di scegliere tra alternative giudicate ugualmente valide. Come gi obiettava Hart, quando Mill ha elaborato il principio del danno aveva probabilmente in mente un signore di mezza et i cui desideri sono relativamente consolidati, non suscettibili di essere stimolati artificialmente da influenze esterne; che sa ci che vuole e ci che gli d soddisfazione o felicit; e che persegue questi obiettivi se pu22. Qualcuno, si obietta, molto distante dalle persone in carne e ossa.

libero mercato avrebbe molte difficolt ad ottenere, o nessuna possibilit, perch dovremmo offrirgli, o consentirgli di ottenere sul mercato, un corrispettivo economico del diritto cui vuole rinunciare? Con le medesime risorse risparmiate si potrebbero, infatti, tutelare in misura maggiore i diritti sociali di altri soggetti. Altrettanto inalienabile, o non rinunciabile quanto alla sua titolarit, ecc., sarebbe il diritto di voto, sempre per ragioni antipaternaliste, cio per tutelare la democrazia. 21 Non discuter la questione, molto pi complessa e dolorosa, se e in che misura bisogna consentire alle persone di compiere azioni dannose o pericolose per se stesse quando alcuni dei diritti fondamentali non siano effettivamente tutelati, sebbene chiaro che il compimento di determinate azioni, ad esempio eutanasia, sport estremi, sesso sadomaso, vada consentito anche se alcuni diritti di libert o sociali, ad esempio libert di religione, di espressione, diritto allistruzione, al lavoro, non siano pienamente tutelati. importante sottolineare che perfettamente coerente con una dottrina antipaternalista, che pu tutelare i terzi da danni loro arrecati, anche economici, che i costi economici, ad esempio prestazioni sanitarie, pensioni dinvalidit, ecc., che la collettivit dovesse sopportare a causa dello svolgimento di attivit dannose o pericolose da parte dei suoi membri, nonch i costi relativi alla verifica dei requisiti del consenso, verifica necessaria per il rilascio dellautorizzazione, ricadano, in tutto o in parte, tramite una imposta indiretta sul consumo di beni rilevanti o unimposta per lo svolgimento dellattivit in questione, su coloro che le compiono. In realt, paradossalmente, lenorme quantit di risorse economiche che lo Stato risparmierebbe con la legalizzazione delle droghe, per non parlare delle imposte indirette sul prezzo di eroina, cocaina, ecc., potrebbe rendere, dal punto di vista strettamente economico, lantipaternalismo molto pi conveniente del paternalismo. Cfr. J. Miron, The Budgetary Implications of Marijuana Prohibition, http://www.prohibitioncosts.org/mironreport.html (maggio 2010). 22 Cfr. H. L. A. Hart, Diritto, morale e libert (1963), Acireale, Bonanno Editore, 1968, p. 52 ss.

Fermo restando che esseri umani razionali sono, in condizioni normali, molto meno fragili, deboli, instabili di quanto alcuni vorrebbero farci credere, possibile tenere conto della (relativa) volubilit e debolezza degli esseri umani al fine di costruire una procedura di decisione giustificabile in base allantipaternalismo? Direi di s. Nel senso che la volont di compiere certe azioni gravi e definitive dovrebbe essere non solo espressa in condizioni di razionalit e capacit di intendere e volere, non solo sufficientemente libera da coazione o pressioni coercitive, ma anche stabile, cio duratura nel tempo. Onde evitare che una persona possa prendere, per impulsivit, avventatezza, incertezza, debolezza della volont, instabilit emotiva, decisioni che avranno conseguenze irreversibili. Una volta prese tali decisioni, infatti, non si pu pi tornare indietro. Ci potrebbe giustificare limposizione di periodi di riflessione nel caso di azioni particolarmente gravi, per la vita e lintegrit, e irreversibili, come una richiesta di suicidio assistito o di consumo di eroina23. 3.4 Il diritto ad essere lasciati in pace e a non essere lasciati soli Fin qui, abbiamo parlato dellimportanza della razionalit/competenza basica, della necessit che la volont dellagente sia sufficientemente libera da coazione o pressioni coercitive, della stabilit nel tempo del consenso dellagente. Ma non basta, anche necessario che la volont dellagente sia, come si dice, basata sulla conoscenza dei fatti rilevanti, che il soggetto sia competente, oltre la soglia minima, in relazione allazione che sta per compiere24. Cosa vuol dire? Moltissimi casi di incapacit/incompetenza citati da Garzn Valds e Feinberg sono ipotesi di insufficiente razionalit o di involontariet in base ad una teoria della razionalit limitata e formale, ad esempio agire compulsivo, malattie mentali, intossicazione derivante dalluso di droghe e alcol, credenze rilevanti palesemente false, incoerenze, ecc.25. possibile, tuttavia, che il soggetto sia sufficientemente razionale, ma non conosca alcuni dei fatti rilevanti. Ci pu accadere quando la sua competenza sia ridotta a causa di uneducazione familiare o scolastica insufficiente, o quando le risorse necessarie per ottenere linformazione rilevante non sono disponibili, o sono ingenti, oppure il soggetto, ad una prima analisi, non disposto ad utilizzarle, ma preferisce utilizzare le medesime risorse, temporali, intellettuali, economiche, per raggiungere altri fini. In questo caso come possiamo giustificare tale interferenza? Perch le credenze rilevanti dellagente dovrebbero essere sempre scientificamente fondate, conformi a quanto ritenuto vero dalla
Concordano sul punto A. Cadoppi, Liberalismo, paternalismo e diritto penale, in G. Fiandaca, G. Francolini (a cura di), Sulla legittimazione del diritto penale, Torino, Giappichelli, 2008, p. 114 ss.; G. Dworkin, Paternalism, cit., p. 32; J. Feinberg, Harm to Self, cit., p. 113 ss.; Von Hirsch-Neumann, Indirect Paternalism in Criminal Law: Punishing Killing on Request, citato da A. Cadoppi, Liberalismo, paternalismo e diritto penale, cit., p. 3 ss. importante sottolineare che sembra incoerente argomentare che, data la volubilit e debolezza degli esseri umani, non dovremmo consentire loro di prendere decisioni gravi e irreversibili, come nel caso delleutanasia. Se cos fosse, agli esseri umani dovrebbe essere impedito di prendere qualunque decisione, ad esempio se e con chi fare figli, quale professione svolgere, se abortire, cambiare sesso, sottoporsi ad una operazione di sterilizzazione volontaria, ecc., che sia considerata estremamente importante e che sia, oppure oltre un certo tempo diventi, irreversibile. 24 importante sottolineare come queste quattro condizioni, razionalit/competenza basica, conoscenza dei fatti rilevanti, ecc., che determinano lo standard di validit del consenso devono essere interpretate in modo parzialmente variabile, contestuale. Lidea di Feinberg, molto ragionevole, che tali standard di validit del consenso vadano interpretati in base a due direttive fondamentali: 1) maggiore la gravit della decisione o dellazione, cio pi importante il bene, vita, integrit, ecc., leso, o maggiore il rischio di lederlo, pi elevato dovrebbe essere lo standard di validit del consenso; 2) pi la decisione o lazione irrevocabile, cio pi il danno prodotto o che si rischia di produrre definitivo, irrevocabile, pi elevato dovrebbe essere lo standard di validit del consenso. In altri termini, maggiore la gravit del danno o lirrevocabilit dellazione, pi il consenso deve essere informato dei fatti rilevanti, libero da coazione, ecc. Cfr. J. Feinberg, Harm to Self, cit., p. 115 ss. Sulla giustificazione di tali direttive cfr. le note 26-27-28. 25 Cfr. E. Garzn Valds, Es ticamente justificable el paternalismo jurdico?, cit., p. 166, e la nota 8.
23

(maggioranza in seno alla) comunit scientifica di riferimento, anche se, per dolo, colpa, forza maggiore, non pu o non vuole spendere le risorse necessarie per venirne a conoscenza? Se Tizio ha una credenza falsa, ad esempio crede che cagionare, o essere coinvolto in, un incidente dauto alla velocit di 30 Kmh senza cintura di sicurezza non pu arrecargli gran danno, oppure che una crisi di astinenza dalleroina duri, al massimo, un paio di giorni, perch, da antipaternalisti, dovremmo preoccuparci? La ragione, si potrebbe dire, che se Tizio sapesse che una crisi di astinenza dalleroina nella fase acuta molto dolorosa e che pu durare, fuori dalla fase acuta, anche parecchi giorni, potrebbe considerare il consumare eroina contrario ai suoi stessi interessi. Contrario, dunque, non a ci che gli altri, in particolare lo Stato e i suoi funzionari, considerano parte del suo benessere, ma contrario a ci che lui stesso considererebbe parte del suo benessere. E tuttavia, perch tenere conto di ci che Tizio considererebbe, ipoteticamente, parte del suo benessere se conoscesse tutti i fatti rilevanti, anzich di ci che preferisce fare prima di conoscere tutti i fatti rilevanti? Si tratta effettivamente di uninterferenza nella libert di scelta dellindividuo oppure si tratta di proteggere lindividuo da scelte che, essendo basate, ad esempio, su credenze false, non sono realmente sue o non sono sufficientemente volontarie, come sostengono alcuni autori?26 Quali, dunque, le differenze tra linterferenza prevista dallantipaternalismo e quella prevista dal paternalismo? Essenzialmente tre: a) Linterferenza nella libert altrui prevista dallantipaternalismo sarebbe molto limitata, e ci a sua volta, per tre ragioni. Normalmente, in societ culturalmente e tecnologicamente avanzate, come quelle occidentali, linformazione razionalmente acquisita o acquisibile su molte questioni di interesse pubblico si approssima a quella scientificamente fondata. Ad esempio, non difficile per luomo della strada, anche se illetterato, appurare che il fumo fa male. Semmai pi complesso, anche per non illetterati in realt, sarebbe stabilire qual esattamente la probabilit statistica di ammalarsi fumando un certo numero di sigarette. In secondo luogo, ci vuole un breve tempo per informare qualcuno di un insieme di fatti rilevanti di cui prima non era a conoscenza, ad esempio che leroina d dipendenza, ecc. In terzo luogo, una volta che abbiamo accettato lidea che, per ragioni antipaternaliste, sia necessaria una qualche procedura, in relazione al compimento di azioni gravemente dannose e definitive, perch ad esempio lesive della vita e dellintegrit fisica, che accerti che il consenso dellindividuo non dipenda da forme di irrazionalit o incapacit di intendere e volere, come psicopatologie permanenti o temporanee, intossicazione temporanea da droghe, credenze rilevanti palesemente false, demenza senile, handicap mentali, ecc., o da qualche tipo di coazione, allora evidente, direi inevitabile, che il medesimo dialogo, con un medico o psichiatra, condurr lagente, senza ulteriore, o quasi, dispendio di risorse temporali, a rafforzare, consolidare, o abbandonare, i suoi propositi, e ad una conoscenza, scientificamente corretta, dei fatti rilevanti. b) La limitazione della libert dellindividuo prevista dallantipaternalismo sarebbe procedurale, non sostanziale, cio non riguarderebbe i desideri fondamentali o le
Non dispongo di una risposta definitiva alla questione se le preferenze espresse in assenza di alcune informazioni rilevanti, o in modo affrettato, impulsivo, siano da considerarsi, ipso facto, non volontariamente espresse o differenti dalle preferenze vere, reali, autentiche del soggetto come sostengono Feinberg (Harm to Self, cit., p. 12-13, 98 ss.) e altri autori qualificabili come antipaternalisti (come Carter o Hodson citati da Diciotti), oppure se tale modello feinbergiano, come sostiene Diciotti, mascheri dietro il paravento dellautonomia e della volontariet quella che una vera limitazione della libert altrui, basata su un concetto oggettivo, dissimulato, di benessere o su una concezione utilitarista/consequenzialista. Cfr. E. Diciotti, Paternalismo, cit., p. 584 ss. Per una possibile soluzione, in base alla quale Diciotti avrebbe ragione nel denunciare tale fallacia/finzione contenuta nellargomentazione di Feinberg, ma torto nel pensare che non vi sia unalternativa per difendere lantipaternalismo in base al valore dellautonomia, cfr. le due note successive.
26

10

preferenze ultime, cio il progetto di vita che la persona ha scelto per s, ma solo le circostanze, di tempo e luogo, in cui tali desideri vengono realizzati. Non si vuole rendere impossibile la realizzazione del progetto di vita, ad esempio edonista, spericolato o imprudente, che una persona desidera per s, bens ritardare il momento in cui esso sar portato a compimento, imponendo waiting periods, cooling off periods, al fine di verificare, ad esempio, che la volont espressa dallindividuo sia razionale, basata sulla conoscenza dei fatti rilevanti, stabile nel tempo, ecc. Perch alla fine della procedura volta alla conoscenza di s e dei fatti rilevanti, il soggetto pu scegliere qualunque progetto di vita, o di non vita27. Il paternalismo, invece, impone alle persone un modello di vita molto lontano da ci che esse desiderano, un modello di vita che non sceglierebbero neanche se avessero tutto il tempo e la conoscenza del mondo. Se quanto detto corretto, allora una procedura volta ad accertare che la volont di un individuo di compiere unazione dannosa/pericolosa sia espressa in modo razionale, conoscendo i fatti rilevanti, in modo stabile nel tempo, ecc., non pu essere (troppo) lunga o vessatoria. Se fa parte del valore dellautonomia la possibilit, concreta, di realizzare il proprio piano di vita, allora ne fa parte anche il diritto ad essere lasciati in pace28.
Si potrebbe obiettare che in realt il valore dellautonomia individuale, o lidea di sufficiente volontariet di Feinberg, nasconda un valore perfezionista, cio la necessit che lindividuo modelli il suo carattere in modo da non essere avventato, impulsivo, irresoluto, ecc. La questione complessa. Innanzitutto, un certo grado di impulsivit, cio la tendenza ad agire senza riflettere sulle conseguenze dellazione, un certo grado di incertezza o di instabilit dei desideri, di debolezza della volont, sicuramente irrazionale, in base alla definizione data sopra. Il che ulteriormente dimostrato dal fatto che sono tratti tipici di alcune psicopatie, quali disturbi dansia, attacchi dira incontrollabili, personalit bordeline, ecc. In secondo luogo, ammesso e non concesso che impulsivit, incertezza, irresolutezza, debolezza della volont, oltre un certo grado, siano razionali, credo siano tratti del carattere da cui la maggioranza delle persone, ma non tutte, vorrebbe essere protetta, perch arrecano loro un danno, di modo che si potrebbe presumere che molti di coloro che agiscono per impulsivit, incertezza, debolezza della volont, non lo vogliano realmente, cio desidererebbero non esserlo, dunque bisogna accertare la stabilit dei loro desideri. In questo caso, la giustificazione della procedura sarebbe antipaternalista, perch si tratterebbe di evitare un danno (compimento di unazione grave e irreversibile, cio lesiva del patrimonio, dellintegrit o della vita stessa, che incerto se sia realmente voluta) ad una maggioranza, o minoranza significativa, di persone, sacrificando una piccola minoranza di soggetti che accettano, in modo razionale, sereno, la propria impulsivit, instabilit, ecc. Si potrebbe affermare che se qualcuno affetto da impulsivit, irresolutezza, debolezza della volont, ma vorrebbe non esserlo, e non ci riesce, allora probabile che sia non sufficientemente razionale. Vero. Dunque, a maggior ragione, se verosimilmente proprio solo di una minoranza accettare razionalmente la propria impulsivit, incertezza, ecc., mi sembra ragionevolmente antipaternalista tutelare la maggioranza o una minoranza significativa da possibili danni, cio da errori o abusi nella valutazione del consenso o da azioni gravi e irreversibili che incerto se siano razionalmente volute. Forse un modo di dire la stessa cosa assumere che limposizione di periodi di riflessione, o della conoscenza dei fatti rilevanti, sia giustificata da unidea minimale, probabilistica, di benessere psicofisico. Conoscere i fatti rilevanti, riflettere prima di agire sulle conseguenze delle proprie azioni, non sembra, logicamente, condizione necessaria, n tantomeno sufficiente, del benessere psicofisico o della felicit di una persona, ma, per quanto sappiamo empiricamente della natura umana, sembra una condizione che renda pi probabile che tale benessere si realizzi, rendendo pi probabile che una persona possa conoscere se stessa ed evitare o limitare rimorsi, rimpianti, angoscia, ecc. Se cos fosse, una concezione antipaternalista non dissimulerebbe unidea forte, oggettiva, di benessere psicofisico, del tipo Se non coltivi il valore dellamicizia, della spiritualit, della famiglia, non sarai mai felice o soddisfatto, ma unidea molto debole secondo la quale ciascuno stabilisce o scopre da s cosa lo diverte, lo soddisfa, gli d gioia e benessere, ma molto pi facile scoprirlo seguendo certe procedure, ad esempio prendere un po di tempo per conoscere se stessi e i fatti rilevanti, piuttosto che altre, come tirare una moneta in aria. 28 Cfr. E. Garzn Valds, Es ticamente justificable el paternalismo jurdico?, cit., p. 167. Sarebbe vessatoria una procedura che imponesse, ad esempio, ad una persona che avesse deciso di assumere sostanze stupefacenti colloqui periodici, semestrali o annuali, con psichiatri, medici, ecc., al fine di controllare se la volont di compiere lazione suddetta sia ancora valida. Violerebbe, infatti, il valore dellautonomia uninterferenza sistematica dello Stato e dei suoi funzionari diretta a stabilire se ogni singola azione compiuta dallindividuo, da fare la spesa ad avere una relazione sentimentale, da comprare una casa ad avere un figlio, sia sufficientemente razionale, basata sulla conoscenza dei fatti rilevanti, ecc. Per due ragioni. Tale
27

11

Questultimo diritto e il diritto a non essere lasciati soli, implicato nellessere protetti da azioni autolesive compiute in condizioni di insufficiente razionalit, grave ignoranza, ecc., e nella tutela di alcuni diritti, come diritto alla vita, alla salute, ecc., rappresentano i due fuochi della concezione antipaternalista ed egualitaria qui sostenuta. c) Infine, la limitazione della libert altrui, al fine di accertare che il soggetto conosca i fatti rilevanti, potrebbe concernere individui che non sono responsabili della loro ignoranza. possibile, in altri termini, che un soggetto, a causa ad esempio di analfabetismo o illetteratismo, non sia neppure a conoscenza del problema scientifico in questione, oppure possibile che sia sistematicamente ingannato dai media o dal contesto sociale, o, infine, possibile che sia talmente oberato da problemi di vario genere, economici, amorosi, familiari, di salute, ecc., che non abbia ragionevolmente il tempo e lopportunit per conoscere determinati fatti. Dunque possibile che un agente, diciamo cos, non scelga di non sapere, accettando il rischio della falsit della sua credenza, cio non sia responsabile della sua ignoranza, ma che, se potesse, vorrebbe conoscere la verit, nel qual caso si potrebbe seriamente dubitare che la sua volont razionale sia effettivamente limitata. 4. Argomento utilitarista Alcune versioni di questo argomento sono utilizzate in favore di politiche, che sono o sembrano, paternaliste, come il divieto del suicidio assistito, del consumo di determinate sostanze stupefacenti, ecc., altre in favore dellantipaternalismo. Nella sua variante in favore del paternalismo, detta olista o organicista, largomento sostiene che lindividuo non pu arrecare, o correre un rischio elevato di arrecare, un danno alla propria vita o integrit perch lindividuo , per sua natura, un essere relazionale, che instaura e costruisce legami con la comunit di appartenenza, molti dei quali, una volta costituiti, non potrebbero pi essere legittimamente rescissi. Legami finalizzati, ad esempio, a produrre reddito per s e gli altri, accrescere il benessere psicofisico, o semplicemente psichico, proprio e altrui, di amici, colleghi, genitori, parenti, partner, ecc. Nessuno si afferma completamente isolato; impossibile arrecare un danno serio o permanente a se stessi senza che il male si estenda almeno fino a chi ci pi vicino, e spesso molto oltre. Se un uomo lede le sue propriet, danneggia chi direttamente o indirettamente ne traeva sostentamento () se deteriora le sue facolt fisiche o mentali () si pone nellincapacit di rendere i servigi di cui in generale debitore ai suoi simili (). Se il gioco dazzardo, lubriachezza, lincontinenza, la pigrizia, o la sporcizia sono altrettanto nocivi alla felicit () che la maggior parte degli atti vietati dalla legge, perch (ci si potrebbe chiedere) la

interferenza sistematica impedirebbe, di fatto, a ciascun individuo di svolgere il piano di vita che ha scelto per s, data la mole di risorse temporali ed economiche che dovrebbe impiegare per rispondere alle domande dei funzionari. In secondo luogo, non sarebbe giustificata da considerazioni empirico/statistiche: statisticamente verosimile che amore, gioco, conoscenza, solidariet, amicizia, famiglia, sono valori che persone adulte, mediamente razionali e competenti possono e soprattutto vogliono realizzare in mille modi differenti. Al contrario, vi sono azioni gravemente dannose o pericolose per la vita o lintegrit, come il suicidio o lautomutilazione, che, su base statistica, (a) vengono, in molti o alcuni casi, compiute da persone psicopatologicamente alterate, a causa di schizofrenia, grave depressione, disturbo bipolare, intossicazione da droghe, (b) che non sarebbero spesso consentite a persone che risultano, oltre una certa misura, permanentemente incompetenti, e, infine, (c) che molte persone desidererebbero fosse loro impedito di compiere qualora si trovassero in una situazione di temporanea incompetenza o irrazionalit. Dunque, linterferenza dello Stato volta semplicemente ad accertare che la volont dellagente di compiere tali azioni dannose/pericolose non sia viziata, nel senso inteso sopra, sarebbe giustificata in base a queste presunzioni, purch tali presunzioni siano basate non su considerazioni metafisiche o ideologiche mascherate, come invece a volte accade, ma su serie indagini empirico/statistiche. Su tali finzioni/problemi a volte presenti in alcune concezioni sedicenti antipaternaliste di tipo deontologico cfr. E. Diciotti, Paternalismo, cit., p. 583 ss.

12

legge non dovrebbe cercare di reprimerli, nella misura in cui ci possibile e socialmente utile?29. E tuttavia, lidea di qualificare come giuridicamente non rescindibile la maggior parte dei legami affettivi, sociali, economici, che lindividuo instaura con la collettivit, soprattutto quelli originari, e non liberamente costituiti dallindividuo stesso, tramite matrimoni, contratti, ecc., non solo moralmente aberrante, perch trasforma lindividuo in uno strumento al servizio dello Stato o della comunit organizzata, per massimizzare lutilit della sua maggioranza, ma sembra anche incostituzionale alla luce di molti principi stabiliti nelle costituzioni degli Stati occidentali e di molte leggi che ne rappresentano una realizzazione (ad esempio, art. 13, 16, 32 cost. it.). Penso alle leggi, e ai principi costituzionali che ne rappresentano una giustificazione, che rendono penalmente e civilmente lecito, entro certi limiti, il non lavorare, lespatrio definitivo di un cittadino o di un residente, il mendicare senza molestie agli altri, o alle leggi che non puniscono penalmente o civilmente il suicidio, il tentato suicidio, il rifiuto di cure mediche salva-vita, il divorzio o il compiere, tra le mura domestiche, attivit che possono condurre in breve tempo alla morte, ad esempio bere alcol. Indipendentemente da legami liberamente costituiti dallindividuo, sembra che gli unici doveri che implicano un facere dellindividuo stesso, e che sono di fatto, ed giusto che siano, riconosciuti dalle Costituzioni occidentali contemporanee, come del resto nella stessa concezione di Mill, siano doveri nei confronti di persone specifiche, come discendenti o ascendenti, non certo doveri nei confronti della collettivit30. Lo stesso dovere di difendere la patria, ove si traduca, come peraltro non accade pi in molti paesi, nellobbligo di svolgere il servizio militare, pu essere paralizzato dallobiezione di coscienza, mentre il dovere di pagare le tasse presuppone che vi sia un qualche reddito o patrimonio. Altrettanto aberrante sarebbe la concezione etico-politica, paternalista o meno, in base alla quale la libert dellindividuo pu essere limitata non solo al fine di evitare che terzi subiscano un mancato guadagno, un lucro cessante, ma anche al fine di non arrecare una sofferenza psicologica a parenti, amici, partner, ecc. In questo modo, si potrebbe vietare a Tizio di sposare una musulmana perch la madre ipercattolica ne soffrirebbe tantissimo, a Caio di lavorare in India perch la famiglia sarebbe oltremodo turbata dalla sua lontananza, ad Amilcare di lasciare la moglie perch la separazione le arrecherebbe uno stress emotivo, ecc. Un argomento simile utilizzato da DAgostino quando afferma che nessun individuo signore della propria vita () perch la vita umana non esperienza solipsistica, bens condivisione di esperienze, di modo che un atto di eutanasia sarebbe lesivo della coesistenzialit costitutiva dellesperienza umana31. Come afferma Mill, attribuire alla maggioranza il potere di proibire tutto ci che ritiene socialmente svantaggioso inaccettabile e molto pericoloso. Dal punto di vista logico-concettuale, infatti, non vi violazione della libert che esso non giustifichi32. Si potrebbe dubitare che questo sia un argomento realmente paternalista. Ed io stesso ne dubito, in effetti. Il paternalismo, infatti, non mira semplicemente a impedire che un
29 30

J. S. Mill, Saggio sulla libert (1859), Milano, il Saggiatore, 1997, p. 92. Cfr. J. S. Mill, Saggio sulla libert, cit., pp. 93-94. Lunica eccezione potrebbe essere lipotesi di catastrofe imminente, che lo stesso Feinberg considera nellesempio del garrison of John Wayne under attack from warlike Indians, ma che avrebbe comunque una giustificazione antipaternalista, data la necessit di salvare la vita di parecchie, centinaia o migliaia di, persone. Cfr. J. Feinberg, Harm to Self, cit., p. 22-23. Del resto anche i doveri nei confronti di ascendenti e discendenti potrebbero giustificarsi in base al principio del danno a terzi. N vale obiettare che lesercizio di taluni diritti, ad esempio al suicidio assistito o al consumo di sostanze stupefacenti, da parte della maggioranza della popolazione adulta porterebbe al crollo del sistema. La stessa cosa vale per molti altri diritti costituzionalmente garantiti, ad esempio il diritto ad essere curati in caso di malattia, ad abortire, a non procreare, ad espatriare definitivamente, ecc. 31 F. DAgostino, Bioetica, Torino, Giappichelli, 1998, p. 214-215. 32 J. S. Mill, Saggio sulla libert, cit., p. 97 ss., 103 ss.

13

soggetto arrechi un danno a se stesso, o a vietare comportamenti socialmente svantaggiosi, bens a tutelare (ci che ritenuto) il bene dellindividuo stesso. Dunque quello utilitarista/organicista rappresenta un argomento in favore del paternalismo soltanto nella misura in cui si crede che lindividuo sia parte inscindibile di un corpo sociale unico, e che sia nel suo interesse svolgere la funzione di contribuente, soldato, marito, ecc., che gli stata assegnata allinterno della collettivit di appartenenza33. Sarebbe come affermare che non soltanto il bene della collettivit in generale stia nel massimizzare lutilit, cio il piacere o le preferenze o i desideri razionali, del maggior numero, ma anche che il bene del singolo, compreso il singolo rimasto in minoranza, i cui desideri, di drogarsi ad esempio, vengono frustrati per accrescere lutilit della maggioranza, coincida in misura rilevante con lutilit del maggior numero. Di certo, non un argomento esclusivamente paternalista. Infine qualcuno potrebbe obiettare che esistono utilitaristi/organicisti moderati, meno radicali, che accettano, in nome del pluralismo ragionevole, forme di compromesso con il valore dellautonomia. Ad esempio un utilitarista/organicista moderato, ragionevole, potrebbe considerare inaccettabile che lo Stato eserciti la coazione contro lindividuo perch produca benessere psichico o felicit per i suoi concittadini, insomma che sia schiavo della felicit altrui, mentre potrebbe considerare ragionevole che non arrechi alla collettivit un lucro cessante. E tuttavia, un compromesso in nome del pluralismo ragionevole deve sempre essere coerente. Se impediamo ad un individuo di assumere sostanze stupefacenti perch ci arrecherebbe, nel medio o lungo periodo, uno svantaggio economico e sociale alla comunit di appartenenza, in termini di lucro cessante, ammesso che sia realmente cos, allora si dovrebbero punire tutte le attivit, come il non lavorare, o il lavorare meno, lespatrio definitivo, in quanto spezza i legami instaurati con la comunit dorigine, il rifiuto di cure salva-vita, leremitaggio permanente in un luogo isolato dal mondo, che producono lo stesso risultato. Unaltra variante dellargomento utilitarista, tuttavia, utilizzabile, ed utilizzata, ad esempio, da Mill, in favore dellantipaternalismo. Largomento di Mill noto e pu essere riassunto in due affermazioni: a) La prima che lumanit guadagna molto, in termini di aumento dellutilit generale, del benessere e della felicit delle persone, e quindi anche in termini di benefici sociali ed economici (persone soddisfatte si presume lavoreranno di pi e meglio, contribuendo in misura maggiore al progresso sociale e alla produzione di ricchezza), quando alle persone consentito vivere come vogliono, piuttosto che essere costrette a vivere come gli altri credono che dovrebbero (argomento detto della scelta come valore per lo sviluppo). b) In secondo luogo, si afferma che ciascun individuo il miglior giudice di s stesso, dei suoi interessi e del suo bene, cio di ci che danneggia o meno i suoi interessi (argomento detto della distanza paternalistica)34. La prima affermazione mi sembra tendenzialmente vera, nella misura in cui uninterferenza sistematica dello Stato nella libert degli individui, al punto da decidere, ad esempio, quali divertimenti siano permessi, quali libri si possano leggere, o peggio quale lavoro svolgere, chi sposare, ecc., porterebbe certamente ad una situazione di frustrazione e sofferenza morale e psicofisica generalizzata. Situazione intollerabile che, facile immaginare, schiaccerebbe, come minimo, la creativit dei singoli, la loro produttivit economica, la loro iniziativa imprenditoriale e sociale, ecc., senza contare probabili effetti pi tragici, in termini di disturbi dansia, fughe allestero, suicidi, ecc. Ci nonostante, laffermazione di Mill non rappresenta un argomento sufficiente contro un certo tipo di
Sul conflitto tra liberalismo e organicismo cfr. N. Bobbio, Liberalismo e democrazia, Milano, Simonelli Editore, 2006, p. 62 ss. 34 Cfr. J. S. Mill, Saggio sulla libert, cit., rispettivamente, pp. 65 ss., 75 ss., pp. 87-88; E. Diciotti, Paternalismo, cit., p. 566 ss.; J. Kleinig, Paternalism, cit., pp. 28-32.
33

14

paternalismo moderato, perch negli Stati costituzionali occidentali politiche paternaliste diffuse non impongono limiti cos forti alla libert individuale, limitandosi, diciamo cos, a interferire nello svolgimento di attivit che in genere non rappresentano il nucleo centrale dei progetti di vita delle persone, come guidare una moto senza indossare il casco, assumere sostanze stupefacenti, praticare il sesso sadomaso, ecc.; interferenze nella libert altrui che, per quanto tali attivit possano essere considerate da alcuni piacevoli, nessun liberale, credo, potrebbe paragonare alle interferenze di uno Stato totalitario o considerare distruttive della creativit dei singoli. Per quanto concerne, invece, la seconda affermazione essa non , come sottolinea Garzn Valds, sempre universalmente vera. Sicuramente, dal punto di vista psicologico, vero, salvo casi di psicosi, di personalit bordeline, di demenza senile, ecc., che ciascuno sa meglio degli altri quali sono i suoi desideri attuali, i suoi sentimenti. Ma sapere quali sono i propri interessi, e soprattutto quali sono i mezzi razionalmente idonei o sufficienti per realizzare i propri desideri non la stessa cosa, come ci insegna una teoria della razionalit formale, che sapere quali sono i propri desideri attuali. E la conoscenza razionale dei propri desideri fondamentali dipende da varie forme di competenza cognitiva ed emotiva che alcune persone potrebbero temporaneamente non avere35. Al di l, tuttavia, di alcuni errori cognitivi diffusi, connessi ad esempio alla difficolt di comprendere teorie complesse come quella della probabilit, a volte controintuitive, o al di l di alcune psicopatologie specifiche delle persone in carne e ossa, sicuramente vero che persone adulte, normalmente razionali e riflessive sanno meglio di chiunque altro quali sono i propri desideri fondamentali, cosa d loro benessere psicofisico e cosa no. La prova di ci, forse non proprio conforme ai protocolli scientifici in materia, ma psicologicamente molto interessante, che molti articoli scientifici dedicati al tema del paternalismo rivelano in modo esemplare (anche) il carattere dellautore e le sue simpatie/empatie. Ad esempio, Garzn Valds si lamenta di coloro che pensano che lalpinismo sia unattivit, sebbene a volte pericolosa, molto pi edificante e piacevole del fumare36. Allo stesso modo, n Garzn Valds n G. Dworkin riescono per esempio a comprendere perch qualcuno dovrebbe razionalmente preferire non indossare cinture di sicurezza oppure il casco alla guida, rispettivamente, di unauto o di una moto, trattandosi di un tipo di piacere che evidentemente molto lontano dalla loro personalit37. Di modo che Garzn Valds taccia velocemente di irrazionalit coloro che non vogliono indossare cinture e caschi, in quanto se costoro affermano, come verosimilmente fanno, che importante salvaguardare la propria integrit, e poi non vogliono compiere quelle azioni che potrebbero, con poco sacrificio, salvaguardarla, allora non sono sufficientemente razionali, e dunque lintervento dello Stato sarebbe giustificato. Al contrario di questi autori, e come molti altri motociclisti, comprendo perfettamente il tipo di fastidio, a volte intollerabile, che indossare un casco pu arrecare, soprattutto destate e in citt. Dunque, se razionale che il fumatore rinunci, al massimo, cio nella peggiore delle ipotesi, a qualche anno (o decennio?) di vita in pi, ma guadagni in benessere e piacere fumando per molti anni, perch non sarebbe razionale che il motociclista corra qualche rischio in pi di rimanere ucciso o ferito alla testa, pur di provare determinati piaceri o non provare certi dispiaceri? In tal senso, credo che questa parte dellargomento di Mill, opportunamente interpretata, sia ancora valida, e pu essere utilizzata anche da chi non sposa una concezione utilitarista
La medesima idea , del resto, accettata da Mill, secondo il quale lo Stato pu interferire nella libert di minori, soggetti temporaneamente o permanentemente incapaci di intendere e volere, popoli non civilizzati, ecc., per evitare che arrechino un danno a se stessi. Cfr. J. S. Mill, Saggio sulla libert, cit., p. 111; E. Garzn Valds, Es ticamente justificable el paternalismo jurdico?, cit., p. 158 ss. 36 Cfr. E. Garzn Valds, Es ticamente justificable el paternalismo jurdico?, cit., p. 170. 37 Cfr. G. Dworkin, Paternalism, cit., p. 31; E. Garzn Valds, Es ticamente justificable el paternalismo jurdico?, cit., p. 166.
35

15

contro concezioni etico-politiche paternaliste. In altri termini, vero che, una volta superato un test per stabilire se la scelta dellagente sia razionale, basata sulla conoscenza dei fatti rilevanti, ecc., ciascun individuo il miglior giudice di s stesso, cio sa quali sono i suoi desideri e le sue preferenze fondamentali, le sue reazioni emotive, e soprattutto ci che pu dargli piacere, benessere, ci che lo diverte, e che spesso pu essere difficilmente intelligibile per gli altri esseri umani. Come sottolinea Mill, infatti, gli stessi fattori che favoriscono lo sviluppo della natura pi elevata di una persona ostacolano quello di unaltra. Lo stesso modo di vivere per luno sano e stimolante e ne favorisce al massimo la capacit di agire e di godersi la vita, mentre per un altro costituisce un peso intollerabile che paralizza o annienta tutta la sua vita interiore. Gli uomini sono cos diversi nei loro motivi di gioia, nelle sensibilit al dolore, nel modo e nei mezzi, fisici e morali, in cui li esplicano, che se non esiste una corrispondente diversit nei loro modi di vivere non ottengono la felicit che spetta loro n sviluppano la statura intellettuale, morale ed estetica di cui la loro natura capace38. E la difficolt di alcune persone, compresi filosofi importanti, a mettersi nei panni degli altri una prova importante in favore dellargomento di Mill. 5. Argomento del perfezionismo morale Secondo largomento perfezionista, indispensabile che ciascun individuo sia orientato, con la persuasione o, se necessario, con la forza, verso un ideale di eccellenza morale, che ciascuno comprenda, con le buone o con le cattive, limportanza di fiorire, crescere, perfezionarsi nella direzione di una vita moralmente pi virtuosa, colta, operosa, ecc. In tal senso la comunit organizzata avrebbe il diritto di imporre paternalisticamente, anche mediante luso della forza, ai cittadini di essere coraggiosi e non pavidi, operosi e non pigri, saggi e non imprudenti, solidali e non egoisti, generosi e non avidi di denaro, temperanti e non lussuriosi, o ancora di mantenere la propria integrit psicofisica per poter coltivare le altre virt39. Al di l dellipotesi in cui il perfezionismo si traduca in vero e proprio moralismo giuridico, in base al quale lo Stato pu vietare allindividuo di adottare un comportamento ritenuto moralmente inaccettabile, ad esempio praticare il sesso orale, anche in assenza di un danno economico o fisico cagionato dallagente a se stesso, largomento pu giustificare politiche paternaliste in quanto il compimento di azioni pericolose o dannose incompatibile con lesercizio di alcune virt. Si pu affermare, ad esempio, che nel caso sventurato di una malattia grave e invalidante, come un tumore, che presto condurr il paziente alla morte dopo un periodo di sofferenza psichica e fisica, questultimo deve sopportare stoicamente la sorte, essere coraggioso e impavido di fronte al dolore. Contro largomento perfezionista possibile muovere almeno due obiezioni. La prima che esso va contro alcuni principi ben radicati nelle Costituzioni occidentali e contro un nucleo di principi morali, del tutto condivisibili oltre che, condivisi, nonostante il pluralismo etico e culturale, in Occidente. In base al paternalismo perfezionista molte interferenze nella libert dellindividuo sembrerebbero permesse, interferenze relative a come utilizzare il proprio patrimonio, ad esempio niente escort o casin, quali cibi mangiare, ad esempio evitare quelli ad alto contenuto di colesterolo, quanto lavorare, o alla scelta di oziare anzich lavorare, ecc. Vale, in altri termini, quanto detto sopra a proposito

38 39

J. S. Mill, Saggio sulla libert, cit., p. 78. Sul concetto e le differenti concezioni di perfezionismo cfr. S. Wall, Perfectionism in Moral and Political Philosophy, Stanford Encyclopedia of Philosophy, 2007. Cfr. anche J. S. Mill, Saggio sulla libert, cit., p. 90 ss.

16

dellargomento utilitarista/organicista: dal punto di vista logico-concettuale non vi violazione della libert che esso non giustifichi40. In secondo luogo, si potrebbe dubitare che possa coerentemente esistere uno Stato etico, cio uno Stato che imponga un ideale di eccellenza, un modello di virt senza cadere in contraddizione. Se si tratta di scoraggiare, mediante la minaccia di una sanzione, ladozione di un certo comportamento, ad esempio lavorare meno di otto ore al giorno, sperperare il proprio patrimonio nel sesso a pagamento, ci senza dubbio possibile. Ma far questo vuol dire rendere gli uomini pi virtuosi o pi coraggiosi? In altri termini imporre una virt non uningiunzione paradossale, cio pretendere qualcosa che di fatto impossibile? Lagire intenzionalmente, sulla base dei propri convincimenti o del proprio pentimento, non parte integrante dellessere virtuosi? Si pu obbligare qualcuno ad essere virtuoso o coraggioso? Anche se lo si obbligasse a tenere un certo comportamento, sarebbe un esempio di virt, di coraggio o generosit? Non mi sembra41. Contro questultima obiezione si potrebbe elaborare la seguente controbiezione. Lidea di fondo che la virt non qualcosa che si ha o che non si ha. possibile educare gli uomini a fiorire nel modo giusto, a scoprire quali sono i loro veri fini, o i fini il cui conseguimento condizione necessaria per realizzare il loro vero benessere, oppure a comprendere la soddisfazione di quali desideri potrebbe renderli realmente felici. E leducazione alla virt, alla felicit piena, al vero benessere in contrapposizione a quello incompleto o distorto, dato dalla soddisfazione dei falsi bisogni, ecc., come ogni educazione che si rispetti, pu legittimamente avvalersi anche della minaccia di un male futuro, di una sanzione. Di modo che uomini inizialmente costretti, per paura della sanzione di Stato, ad agire in modo conforme a quanto richiesto da un certo modello di virt, potrebbero a poco a poco comprendere limportanza di tali virt per il loro benessere, per la loro felicit. Come un bambino indisciplinato che, dopo essere stato punito, comprenda limportanza del non fare del male agli altri42.

J. S. Mill, Saggio sulla libert, cit., p. 103 ss. Cfr. R. Dworkin, Virt sovrana. Teoria delluguaglianza (2000), Milano, Feltrinelli, 2002, pp. 237-238; A. Schiavello, Diritto come integrit: incubo o nobile sogno? Saggio su Roland Dworkin, Torino, Giappichelli, 1998, p. 63 ss. 42 Per unulteriore controreplica cfr. R. Dworkin, Virt sovrana, cit., p. 238. importante sottolineare che la cosiddetta teoria funzionalista della natura umana, soggiacente al perfezionismo morale di carattere teleologico, secondo la quale gli uomini posseggono determinati desideri, bisogni, e non altri (ad esempio il desiderio di sposarsi, avere tanti amici e bambini, ecc.), in virt della loro natura, molto spesso unideologia, nel senso peggiore del termine, una falsa teoria, che camuffa, dissimula, dietro il paravento di nozioni apparentemente oggettive, come benessere, felicit, ecc., limposizione di modelli di comportamento, di un ideale del carattere. Lidea che luomo, in virt della sua natura, abbia determinati fini il cui conseguimento necessario per realizzare il suo benessere, la sua felicit, ha senso se e solo se si tratti di una teoria, nei limiti del possibile, empiricamente verificabile, una teoria relativa al benessere soggettivo di un gruppo di uomini o, universalmente, di tutti gli uomini esistenti in un certo periodo storico. Se, dunque, una persona in carne e ossa serena, felice, soddisfatta, anche se non realizza i valori dellamicizia o della famiglia, della temperanza o delloperosit, ci non significa che ha corrotto la sua natura. Vuol dire che coltivare lamicizia, la temperanza, ecc., non sempre necessario per realizzare il proprio benessere o la propria felicit. Infatti, verosimile che il progetto teleologico sia viziato da fallacia di composizione () nella stragrande maggioranza dei casi, la definizione della natura umana in termini funzionali, la nozione di essere umano ben riuscito, servita, e serve tuttora, a dare il sigillo dei fatti, della necessit naturale, ad assunti normativi e valutativi che costituiscono lespressione di concezioni etiche particolari (), i termini anormale, patologico ecc. sono stati e sono nella stragrande maggioranza dei casi veicolo di pregiudizi () che non accettano (consapevolmente o no) di presentarsi come tali. Anche ove si diano, come si danno, bisogni, desideri, inclinazioni tipiche degli esseri umani (come respirare, sopravvivere, ecc.) ci non implica che non si possa fare astrazione dai propri bisogni, dai propri interessi e desideri, o da alcuni di essi, n che li si debba realizzare necessariamente. Dal fatto che qualcosa fa parte della natura umana non segue che ci si debba conformare alla propria natura. B. Celano, Dialettica della giustificazione pratica, Torino, Giappichelli, 1994, p. 577.
41

40

17

Anche nel caso dellargomento perfezionista, come in quello utilitarista/organicista, qualcuno potrebbe obiettare che esistono perfezionisti moderati, che accettano, in nome del pluralismo ragionevole, forme di compromesso con il valore dellautonomia. Se, in altri termini, un perfezionista moderato, come del resto la maggior parte delle persone nel mondo occidentale attuale, potrebbe considerare inaccettabile che lo Stato eserciti la coazione contro lindividuo perch questultimo sia pi temperante o meno avido, meno egoista o pi generoso, nel disporre del proprio patrimonio o del proprio corpo, potrebbe, invece, accettare che lo Stato imponga alle persone di essere coraggiose, obbligandole a resistere al dolore fisico e/o psichico, e alla tentazione del suicidio assistito, in caso di malattia grave o terminale, o imponendo loro di non fuggire dalla realt rifugiandosi in mondi artificiali indotti dalla droga43. Il problema che lesistenza di un perfezionismo moderato necessita di un bilanciamento coerente tra il valore dellautonomia individuale e le virt di uno Stato etico. Coerente nella misura in cui deve esistere un criterio, sufficientemente determinato, che governi questo bilanciamento, altrimenti qualunque interferenza nella libert sarebbe possibile. E non mi sembra che tale criterio esista o che la sua adozione conduca a esiti che non siano paradossali o inaccettabili. Per diverse ragioni. Almeno tre. Innanzitutto concetti come coraggioso, virtuoso, operoso, egoista sono eticamente spessi, cio hanno una inevitabile dimensione valutativa, controversa, dimensione che alcuni autori sostengono essere addirittura inscindibile dalla dimensione cosiddetta fattuale, che determina le condizioni di verit dellaffermazione X coraggioso. Se da vigliacchi, e dunque dovrebbe essere vietato, richiedere il suicidio assistito in caso di malattia grave o terminale, non potrebbe esserlo anche abbandonare la patria in seguito ad unoffesa subita o ad una delusione damore? Se da vigliacchi richiedere il suicidio assistito, in caso di grave malattia, per paura del dolore, non lo sarebbe anche desistere da propositi suicidi per paura della morte o dellAldil? Il che porrebbe gravi problemi di indeterminatezza della fattispecie di norme penali incriminatrici che sarebbero introdotte da uno Stato etico, e che contenessero tali concetti spessi. In secondo luogo, si pongono problemi di coerenza. Ammesso che essere coraggiosi significhi resistere al dolore fisico e/o psichico, nel caso di lutti o fallimenti matrimoniali, lavorativi, ecc., e non fuggire di fronte alle proprie difficolt e responsabilit, se da vigliacchi, e deve essere vietato, cercare loblio nelleroina o nellLSD, perch non lo sarebbe anche cercarlo sistematicamente nellipnosi, nellalcol, nel digiuno rituale, negli antidepressivi o nei sonniferi? Se da vigliacchi sottrarsi al dolore fisico e psichico richiedendo leutanasia, perch non lo sarebbe anche richiedere lanestesia nel caso di unappendicectomia? Se da vigliacchi sottrarsi alle proprie responsabilit familiari, sociali ed economiche, rifugiandosi nelleroina, in seguito ad esempio ad un grave lutto, non lo anche allontanarsi per sempre dal proprio ambiente sociale e familiare per rifugiarsi nelle terre selvagge dellAlaska o in un eremo buddista? In terzo luogo, possibile, in base ad una procedura complessa ma trasparente, accertare se la scelta di un agente sia sufficientemente libera e razionale; ed possibile, sebbene gi difficile, stabilire, in base a determinate presunzioni, se un certo comportamento sia stato doloso, intenzionale oppure no. Non , invece, psicologicamente arduo indagare quali sono le motivazioni reali delle persone, cio il significato, a volte nascosto, segreto, inconsapevole che attribuiscono ad un certo atto? Per intenderci, chi assume LSD o peyote sta fuggendo vigliaccamente di fronte alle proprie difficolt e responsabilit oppure sta essenzialmente cercando di aprire le porte della percezione sensoriale o indagando in modo originale il suo inconscio? Chi scala montagne a mani nude o attraversa in canoa torrenti tempestosi un temerario che vuole scoprire i limiti
Un argomento simile, contro leutanasia, utilizzato da DAgostino. Cfr. F. DAgostino, Bioetica, cit., pp. 238-240.
43

18

della propria forza intellettuale e fisica oppure un drogato di adrenalina? Chi rischia seriamente la vita gettandosi in voli spettacolari col parapendio vuole contribuire al progresso dellumanit, compiendo imprese che nessuno ha mai compiuto, oppure sta, segretamente e disperatamente, cercando una morte gloriosa? Chi si ritira in un bunker a leggere e tradurre Joyce e consumare soltanto i classici e ipercalorici fast-food menu, o chi si allontana dal mondo per fare leremita in una caverna pregando e digiunando, sta fuggendo dalle proprie difficolt e responsabilit, danneggiando la mente e il corpo, oppure sta coltivando la propria spiritualit?44

Sui probabili danni alla salute provocati dal mangiare, per un certo periodo, soltanto hamburger, patatine fritte e bibite gassate, zuccherate, dei fast-food cfr. il documentario di Morgan Spurlock Super Size Me del 2004; S. Kechagias, . Ernersson, O. Dahlqvist, P. Lundberg, T. Lindstrm, F. H. Nystrom, Fast-food-based Hyper-alimentation Can Induce Rapid and Profound Elevation of Serum Alanine Aminotransferase in Healthy Subjects, in Gut-An International Journal of Gastroenterology and Hepatology, 2008, 57, pp. 649654.

44

19