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Note critiche sul bordighismo


Contributi per una discussione da proseguire I parte

Per agevolare la lettura, questo articolo di Costanzo Preve, apparso per la prima volta sulla rivista Praxis stato diviso in nove parti. Alla parte successiva

1. Questo breve resto critico dedicato al bordighismo il terzo ed ultimo di un sommario "trittico" le cui prime due parti sono state consacrate al trotzkismo ed al maoismo. In tutti e tre questi contributi la parte storica stata ridotta al minimo, e questo non certo per disprezzo verso la conoscenza storica, che anzi preliminare ed irrinunciabile, ma perch si voluto espressamente concentrare l'attenzione sulla teoria, nel doppio senso dei presupposti epistemologici, impliciti ed espliciti, e sulla conseguente ricaduta ideologica, la sola visibile a livello di identit, appartenenza ed organizzazione militante. Chi si ferma al solo livello delle manifestazioni ideologiche di appartenenza (e cio il 90% degli storici detti erroneamente "marxisti") assomiglia all'antropologo che, riscontrando che la tale trib primitiva crede che un coccodrillo sacro determini le sorti del mondo, finisce con il credere veramente che un coccodrillo sacro determini effettivamente le sorti del mondo. Ho voluto evitare per quanto ho potuto questo coccodrillocentrismo. Nello stesso tempo, bene ricordare che il mio giudizio su questi tre fenomeni storico-ideologici non lo stesso, molto differenziato, e non deve pertanto essere annegato in un solo calderone. A proposito del maoismo, indipendentemente dalla sua importanza cruciale nella storia della Cina, ritengo che si sia trattato del tentativo teorico pi serio di riforma radicale del modello complessivo del comunismo storico novecentesco. Il maoismo infatti giunto a due

conclusioni imprescindibili ed irreversibili, la concezione multilineare e non unilineare ed eurocentrica dello sviluppo storico mondiale, ed infine la comprensione del fatto che un partito comunista che "cambia di colore" diventa un elemento organico e strutturale della gestione politica del capitalismo pi totale. A mio avviso, e non l'ho per niente nascosto nel mio contributo, si tratta di due condizioni necessarie ma non sufficienti, e cio solo del 50% del problema complessivo, che richiede soluzioni teoriche molto pi radicali e "discontinuiste" rispetto alla tradizione marxista novecentesca (dall'autonomia della conoscenza filosofica dall'ideologia al riconoscimento della funzione non-rivoluzionaria strategica della classe operaia di fabbrica, eccetera). A proposito del trotzkismo, indipendentemente dal sincero coraggio e dalla autentica devozione rivoluzionaria del suo fondatore e di moltissimi dei suoi dirigenti e militanti (che non ho mai messo in discussione), si tratta a mio avviso di una teoria di "media portata" (middle-range theory), una teoria che si ferma a met strada, perch intende criticare globalmente lo stalinismo vincitore con un apparato categoriale secondinternazionalista "di sinistra" che non pu veramente cogliere la dinamica (che invece il maoismo coglie molto meglio, sia pure anch'esso in modo parziale). Il bordighismo, invece, tutta un'altra faccenda. Le sue ragioni di interesse stanno altrove. Vediamo. 2. Le ragioni che rendono interessante il bordighismo, nonostante la sua estrema modestia storica e numerica, e che ne fanno un oggetto veramente meritevole di riflessione spregiudicata, stanno in ci, che il bordighismo rappresenta nel modo pi puro e perfetto, ed a mio avviso insuperabile, una forma di settarismo estremo integralmente autoreferenziale, pienamente "sferico" nel suo non avere nessuna fessura critica possibile. Questo fondamentalismo marxista "sferico", che come vedremo pi avanti sorto del tutto indipendentemente dal pensiero di Marx, perch ha la sua genesi teorica nella radicalizzazione di un paradigma meccanicistico e crollistico completamente interno alle correnti di sinistra della Seconda Internazionale (1889-1914), rappresenta potenzialmente una possibilit di esistenza per ogni posizione marxista radicale. Per questo, ed a mio avviso quasi solo per questo, il bordighismo interessante. Esso porta alle estreme conseguenze una possibilit evolutiva che riguarda tutti i marxisti. I marxisti possono essere infatti talmente scoraggiati dalla realt effettuale delle cose, che generalmente manifesta le pi oscene e

pittoresche vittorie storiche del capitalismo in tutte le sue varianti (da quelle hard neoliberiste a quelle soft keynesiane e socialdemocratiche), da essere tentati da due sbocchi apparentemente opposti ma complementari. Da un lato, l'abiura per stanchezza ed opportunismo ed il cambiamento di campo con vari travestimenti e con diverse strategie retoriche di razionalizzazione ex post. Dall'altro, la chiusura autoreferenziale ed autistica in un universo parallelo che rotola a fianco di quello reale senza interferire mai con esso, ma semplicemente mimandolo in un gioco di specchi e di ombre. Studiare e riflettere sul bordighismo allora interessante. Il bordighismo non infatti un affare di "scemi". Bordiga era uno degli intellettuali italiani meno scemi del Novecento, infinitamente meno "scemo" della stragrande maggioranza degli intellettuali conformisti e creduloni del vecchio PCI 1945-1991. Voglio insistere sul fatto che il bordighismo non una tentazione degli scemi, ma di persone spesso coraggiose ed intelligenti che ragionano per con schemi meccanicistici tratti da una superata concezione ottocentesca della scienza fisica (e tuttavia ancora dominante), schemi che essi pensano di poter applicare alle scienze sociali e pi in generale al processo storico complessivo. questo il punto essenziale che il lettore non deve mai perdere di vista. 3. In questo contributo seguir uno schema espositivo il pi possibile chiaro. Primo, dar alcune minime informazioni bibliografiche e storiche su Amadeo Bordiga e sul bordighismo politico, accennando ovviamente anche ad Antonio Gramsci, alla fondazione del Partito Comunista d'Italia nel 1921 ed alle sue lotte politiche interne fra il 1921 ed il 1926. Non sar per questo in nessun modo il centro del contributo. Secondo, segnalando la vera e propria genesi del "bordighismo" (che a mio avviso non nel 1926, nonostante la prosecuzione della militanza della sinistra comunista fra il 1926 ed il 1945, soprattutto in Francia, ma dopo il 1945), ne discuter cinque elementi teorici basilari: il fondamentalismo marxista e la trasformazione del marxismo in dottrina metafisica rigorosa, l'applicazione del modello fisico al mondo sociale, la negazione dell'individuo (contro l'esplicita e da me citata posizione inequivocabile di Marx), la teoria delle classi e l'esclusivismo operaio e proletario (con negazione rigorosa della teoria leniniana della strategia delle alleanze di classe e della tattica del fronte unito) ed infine, quinto ed ultimo punto, la concezione catastrofistica e crollistica delle crisi capitalistiche. Con questa riduzione a cinque punti si "tagliano fuori" certamente molti aspetti importanti, e non mi sogno affatto di negarlo. Ma inutile inseguire sogni di completezza in un breve contributo teorico. Meglio che venga messo a fuoco magari poco, ma

quel poco sia almeno evidenziato, piuttosto che fare una sorta di defatigante ed inutile elenco di temi. 4. Il reperimento bibliografico delle fonti del bordighismo reso difficile da molti fattori. Dal 1945 Amadeo Bordiga scrisse senza fermarsi mai, con il doppio (e doppiamente specioso) argomento per cui bisognava scoraggiare il narcisismo individualistico delle prime donne vanitose e per cui comunque la vera dottrina marxista, una volta consegnata ai posteri dai suoi tre fondatori (Marx, Engels e Lenin) era comunque immutabile ed anonima come le scienze naturali. La cosa buffa, perch Bordiga uno dei prosatori pi espressivi e riconoscibili dell'intera letteratura italiana del Novecento, con il suo inimitabile "stile misto" di dialetto napoletano, lessico da ingegnere e linguaggio politico marxista, e pur non firmandosi resta riconoscibilissimo. Ma sul suo "anonimato" torneremo pi avanti, perch si tratta di un sintomo filosofico fondamentale. In Italia i movimenti politici di ispirazione bordighista possono essere classificati secondo il metodo buddista della divisione fra Piccolo Veicolo (o buddismo stretto) e Grande Veicolo (o buddismo largo). Il "bordighismo stretto", quello legato direttamente ad Amadeo Bordiga, fece riferimento al giornale Programma Comunista ed al Partito Comunista Internazionalista (con scissioni successive, Battaglia Comunista, Rivoluzione Comunista, eccetera). In senso pi ampio, c' per anche un "bordighismo largo", non direttamente risalente a Bordiga, come quello del notevole gruppo Lotta Comunista di Arrigo Cervetto, gruppo che ha ormai cinquant'anni di et e che potrebbe anche durare altri mille anni, dal momento che rotola in modo perfettamente sferico sulla superficie del mondo, traducendo in linguaggio "proletario" gli studi sulle fusioni capitalistiche originariamente scritte in linguaggio "borghese" sui giornali economici del grande capitale. Personalmente, sono un saltuario ma fedele lettore di queste analisi di Lotta Comunista che ha il pregio di essere mensile, di costare meno del Sole-24 Ore e di ricordarmi cose intelligenti dette a suo tempo da Marx, Engels e Lenin. Tuttavia, questo contributo non dedicato al bordighismo politico, ma al paradigma teorico bordighista. In ogni caso, bisogna avere prima qualche informazione storica e biografica. Importanti sono i volumi della Storia della Sinistra Comunista, in una ormai introvabile edizione di Programma Comunista. Ci sono i documenti originali del periodo storico della formazione del Partito Comunista nel 1921. Fondamentali sono anche le analisi di Bordiga sull'URSS, come Struttura economica

e sociale della Russia di oggi, e specialmente i due capolavori polemici Dialogato coi morti e Dialogato con Stalin. Tutta roba scritta da Bordiga, travestito da Anonimo Napoletano. Le cose pi interessanti di Bordiga sono per disperse qua e l in deplorevole situazione di clandestinit. Vi sono le sue analisi si Auschwitz e sull'ipocrisia occidentale che lasci gli ebrei al loro destino quando poteva salvarne molti. Notevoli le sue analisi da ingegnere sul naufragio del transatlantico italiano "Andrea Doria" e su come i capitalisti risparmiano sulle opere strutturali per privilegiare i saloni di lusso ed altre menate. Anticipatrici le sue analisi sui disastri ecologici del capitalismo, scritte in modo premonitorio quando i futuri "verdi" facevano ancora la pip nella culla. Insomma, non si consiglier mai abbastanza di leggere Bordiga, il cui stile riesce ad unire creativamente due altri napoletani illustri, Benedetto Croce e Tot, con lontane ascendenze da Giambattista Vico. Per chi si accontenta e vuole cominciare, consiglio la troppo concisa antologia di A. Bordiga, Scritti scelti (a cura di F. Livorsi), Feltrinelli, Milano 1975, e la monografia di F. Livorsi, Amadeo Bordiga, Editori Riuniti, Roma 1976. Livorsi scrive quando sembrava che quella che lui chiamava "la tradizione gramsciana-togliattiana" stesse vincendo alla grande sull'onda di milioni di voti, e quando si poteva pensare di liquidare (cio di "storicizzare") tutte le esperienze minoritarie come vicoli ciechi della storia. Da Paolo Spriano al nostro Livorsi quelle gigantesche falangi universitarie di intellettuali di area PCI, convinte di nuotare nella grande corrente vincente della storia, non potevano neppure immaginare (anche per la loro storica carenza di fantasia) che il loro crollo sarebbe stato mille volte pi patetico e grottesco di quanto poteva esserlo il minoritarismo dei gruppetti bordighisti, trotzkisti, maoisti e anarchici. Alla luce e dal punto di vista del partito di Berlinguer, ideologicamente avallato con i ritratti di Gramsci, assolutamente impossibile capire qualcosa del bordighismo. Ed infatti a mio avviso il pur volenteroso e diligente Livorsi non capisce pressoch niente, anche se val la pena leggerlo lo stesso, perch d moltissime utili informazioni. Il testo bordighista pi completo ed esauriente per studiare la concezione di Bordiga del socialismo sovietico quello, a mio avviso tuttora insuperato, di Liliana Grilli, Amadeo Bordiga: capitalismo sovietico e comunismo, Edizioni La Pietra, Milano 1982. Essendo totalmente bordighista, la Grilli non prende le distanze dal suo oggetto di studio, in quanto ci si identifica completamente. Ma almeno capisce di che cosa sta parlando, e pertanto merita andare a ripescare questo

ottimo testo dimenticato, che vola comunque mille miglia sopra la testa di Spriano, Livorsi, Pajetta, Occhetto, D'Alema e del loro pletorico accompagnamento militante ed universitario. 5. Amadeo Bordiga (1889-1970), ingegnere napoletano, primo segretario del Partito Comunista d'Italia nel 1921, poi sostituito da Antonio Gramsci a partire dal 1924, ritiratosi a vita privata ai tempi del fascismo dopo il 1929, ed infine dopo il 1943 fondatore e capo carismatico del cosiddetto "bordighismo" (dai bordighisti ovviamente mai definito cos), attivo fino alla morte avvenuta nel 1970, stato un uomo di grande valore, di alta moralit, di convinzioni salde. Dico questo del tutto indipendentemente dall'accordo con quanto ha sostenuto, accordo che nel mio caso pressoch inesistente. Ma il giudizio morale ed intellettuale su di una personalit non deve mai basarsi, a mio avviso, sull'accordo o il disaccordo teorico, ma deve fondarsi su altri parametri, che sono poi sostanzialmente due: il rigore morale e l'originalit intellettuale. E qui Bordiga vola sopra le nostre teste. Confrontiamolo soltanto con il pulcino d'allevamento togliattianoMassimo D'Alema, che ancora giovanissimo espelle nel 1969 per semplici ragioni d'opinione il gruppo de Il Manifesto e nel 1999, dopo trent'anni malvissuti, bombarda con uranio impoverito la vicina Jugoslavia sulla base dell'invenzione (smentita in tutti i modi dagli osservatori dell'OCSE presenti in forze in Kosovo) di un presunto ed inesistente "genocidio" e di una presunta ed inesistente "espulsione etnica". Abissi di moralit separano questi tipi umani. So bene che oggi troppo presto perch questo venga riconosciuto, ma in generale in queste cose il tempo galantuomo, il polverone mediatico prima o poi si deposita, i sicofanti mentitori prima o poi si strozzano con il denaro ingurgitato, e la prospettiva storica fa vedere meglio le cose. Quando scoppia la guerra del 1914 i confusionari dell'epoca, cio i cosiddetti "interventisti democratici" (nonni parzialmente giustificati, ma egualmente idioti, dei loro nipotini "bombardatori umanitari") gridano per la guerra all'Austria come coronamento delRisorgimento, ignari della differenza storica fra guerre di liberazione nazionale e guerre imperialistiche per la spartizione dei mercati. Persino Antonio Gramsci "sbanda" per qualche mese, anche perch il repentino voltafaccia del socialista Benito Mussolini, pur consumatosi in pochi mesi con barcate di franchi francesi coadiuvanti, non affatto un fulmine a ciel sereno, ma viene da una tradizionale ignoranza italiana sui problemi internazionali. Ma Bordiga non ci casca neppure per un minuto. da subito contro la guerra, e da subito auspica il vero e

proprio boicottaggio della guerra stessa. passato quasi un secolo, ma fa ancora piacere vedere un uomo intelligente che ha capito come gira il mondo in mezzo a masse di idioti e di confusionari "di sinistra". Dal 1917 al 1921 si apre la corsa per fondare il partito comunista, nel caso non si possano trasformare semplicemente i socialisti in comunisti (cosa in Italia rivelatasi impossibile). Ai blocchi di partenza ci sono molti gruppi e molte personalit, fra cui spiccano due formazioni fra le altre, il gruppo torinese Ordine Nuovo di Antonio Gramsci ed il gruppo napoletano Il Soviet di Amadeo Bordiga. Quando nel gennaio 1921 a Livorno si giunge alla formazione del nuovo partito comunista, Amadeo Bordiga ne diventa il primo segretario. 6. Le polemiche del tempo fra i "partitisti immediati" di Bordiga e gli "operaisti gestionali" di Gramsci hanno ormai solo pi un interesse storico, ma sul piano teorico non ci dicono pi niente. Partitocentrici e fabbricocentrici erano ovviamente solo due met del guscio di un solo uovo. La questione a mio avviso molto meglio impostata in un libro in lingua tedesca pubblicato nel 1991 da Georg Flberth, in cui si fa una convincente periodizzazione in quattro successivi momenti delle forme organizzative rivolte all'abbattimento del capitalismo. La prima forma (1810-1880) furono le societ di propaganda sorte durante la rivoluzione industriale. La seconda (1880-1914) furono i partiti socialdemocratici di massa ad ideologia radicale. La terza (1917-1926 circa) furono gli eserciti politici rivolti a suscitare ed a vincere una guerra civile fra le classi. La quarta ed ultima (1926-1991) furono i partiti basati sulla contrapposizione fra due sistemi economici e sociali contrapposti. Secondo Flberth (ed io sono d'accordo con lui) proseguire oggi come se niente fosse successo il tipo d'organizzazione della quarta fase storica del tutto privo di prospettiva. Naturalmente, neppure Flberth sa che cosa fare. Il lettore pu stare sicuro che se lo sapessi non perderei tempo con le esegesi di Lukcse di Althusser e lo direi subito con abbondanza di dettagli. Ma il problema non sono io, che non faccio finta di saperlo, ma quelli che si muovono come tarantolati sulle tribune urlando che loro lo sanno, e basta andargli dietro, mentre intanto accumulano pensioni principesche alla faccia dei peraltro sempre meno numerosi veri credenti. 7. Se Gramsci diventa segretario nel 1924, e Bordiga passa all'opposizione "di sinistra", ci avviene soltanto perch lo decide la direzione dell'Internazionale Comunista di Zinoviev, che poi a suo tempo Stalin fece fucilare dopo una farsa di processo. Quando

sembrava che il PCI sarebbe diventato il Moderno Principe della Prima Repubblica, e Paolo Spriano ne scriveva la storia sacra, il passaggio da Bordiga a Gramsci era ritualizzato come il passaggio dall'estremismo infantile perdente al moderatismo unitario vincente. Oggi sappiamo che estremisti e moderati sono stati sconfitti insieme, ma siccome gli estremisti erano il 5%, ed i moderati erano il 95% (parlo ovviamente a livello politico, parlamentare ed elettorale), solo un ipocrita potrebbe parlare di eguali responsabilit storiche. Incarcerato nel 1926, Gramsci scrive in carcere i suoi Quaderni, discutibili finch si vuole, ma anche profondi ed intelligenti. Per chi proprio non ne sa niente, consiglio per cominciare la bella antologia A. Gramsci, Filosofia e politica, La Nuova Italia, Firenze 1997. Ne viene fuori un pensatore di tutto rispetto. Altri tempi. 8. Espulso dal partito comunista, convinto che Stalin stesse soltanto costruendo un capitalismo burocratico di stato e pertanto non dovesse essere appoggiato, Amadeo Bordiga dal 1929 al 1939 non fa alcuna attivit politica antifascista in Italia e dal 1939 al 1945 si dichiara "neutrale" fra i due blocchi in guerra, rifiutando di appoggiare gli "antifascisti" (USA, Inghilterra ed URSS) contro i "fascisti" (Germania, Italia e Giappone). Dal momento che il rilancio del comunismo europeo dopo il 1941 passa in modo pressoch esclusivo attraverso l'antifascismo combattente e partigiano, si ha qui la spiegazione del perch il bordighismo dopo il 1945 rester un fenomeno marginale. Dopo il 1945 un comunismo non antifascista sar una specie di assurdit storica e culturale. La questione del giudizio sulla scelta di Bordiga e dei suoi seguaci di separare il comunismo dall'antifascismo, giudicato una trappola interclassista affossatrice della spirito rivoluzionario del protocomunismo leninista 1917-1924 non pu essere evitata. Ed io infatti non la eviter, e dir la mia opinione in due punti sintetici. In primo luogo, personalmente ritengo che l'antifascismo negli anni Trenta fosse assolutamente corretto, giusto ed obbligato per un comunista, ed infatti non solo gli staliniani, ma anche i trotzkisti ed i socialisti di sinistra furono antifascisti. L'antisemitismo in Germania ed il colonialismo fascista in Africa erano intollerabili, inescusabili e non giustificabili con la scusa che anche gli altri facevano porcate coloniali. Non dimentichiamoci la Spagna del 1936. Ma non dimentichiamo soprattutto l'aggressione all'Etiopia del 1935, che non pi considerata una vergogna nell'attuale clima di riscrittura della storia, dove sembra che l'unico crimine inescusabile del fascismo siano state

le leggi antisemite del 1938, che furono certo un crimine, ma non l'unico, e neppure il principale (in proposito, 250.000 morti etiopici furono a mio avviso il crimine principale e soverchiante). Dunque il bordighismo ha avuto torto. Ed ha avuto torto, fra l'altro, proprio per il suo classismo metafisico, in cui la contraddizione capitale/lavoro salariato vista come la sola e l'unica degna di rilievo. Se la centralit della teoria del valore-lavoro vista come il nucleo metafisico espressivo dell'intero mondo dotato di significato e di giudizio eticopolitico, non possiamo stupirci che poi si possano tirare certe conseguenze. In secondo luogo, non bisogna dimenticare che il bordighismo non fu mai un fenomeno di collaborazionismo attivo con il nazifascismo, non and mai a rastrellare gli ebrei ed i partigiani, e si limit a sostenere l'estraneit degli interessi proletari alla lotta. Fu un errore, ma a mio avviso non fu un crimine. Mi rendo conto che nel clima surriscaldato del 1945 questo non potesse essere oggetto di pacata valutazione, ma oggi possiamo e dobbiamo ragionare in modo pi ampio. Quando Bordiga sosteneva che il blocco capitalista pi forte guidato dagli USA aveva vinto contro il blocco capitalista pi debole guidato dalla Germania, e pertanto il capitalismo come sistema mondiale era pi forte nel 1945 che nel 1939, egli sottovalutava certamente la forza delle rivoluzioni anticoloniali del trentennio 1945-1975, ma diceva una cosa sostanzialmente esatta. E quando notava che coloro che avevano bombardato Hiroshima e Dresda nel 1945 non erano meno criminali degli altri, aveva anche su questo punto sostanzialmente ragione. Fino al 1991 di certe cose non si poteva neppure parlare senza suscitare brontolii d'ira e di disapprovazione. So bene che enormi apparati ideologici della sinistra politicamente corretta cercano di perpetuare questo clima, con una semplice sostituzione di Mussolini con Berlusconi. Ma oggi il "fascismo", se vogliamo cos chiamarlo, sono solo Sharon e Bush, e chi continua ad intrattenere guerre civili simboliche simulate finite da tempo lavora di fatto, lo voglia o no, per Sharon e per Bush. Personalmente, ritengo che lo faccia anche volutamente, in malafede e con malizia. 9. Ed ora, ricordato doverosamente il contenzioso storico, passiamo finalmente a parlare della sola cosa veramente interessante, e cio del bordighismo come fenomeno teorico, e come modello puro ed inarrivabile di metafisica meccanicistica che si autointerpreta con falsa coscienza necessaria come l'unico marxismo ortodosso del mondo. Esamineremo ad uno ad uno alcuni dei punti principali.

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10. Il bordighismo una forma pressoch perfetta di integralismo marxista. Ho preferito il termine "integralista" al termine "fondamentalista" per una ragione ben precisa. I "fondamenti" che il bordighismo attribuisce al marxismo non sono assolutamente quelli esatti, e ad esempio non sospetta neppure che per Marx il soggetto rivoluzionario trans-modale non assolutamente la classe operaia di fabbrica, ma il lavoratore collettivo cooperativo associato, dal direttore di fabbrica all'ultimo manovale. Se il bordighismo lo sapesse (ma per sua fortuna non lo sapr mai, perch non legge mai i commenti marxologici degli eretici, degli apostati e degli scismatici piccolo-borghesi) ne sarebbe certo orripilato, perch scoprirebbe un Marx interclassista insospettato. Il bordighismo invece "integralista", nel senso dell'integralismo biblico dei predicatori protestanti americani alla Jerry Falwell, quei cialtroni assassini che odiano tutte le altre religioni del mondo (con l'eccezione del sionismo). L'integralismo accetta tutte le citazioni dei tre sacri autori di riferimento (Marx, Engels e Lenin), indipendentemente dalla data di "emissione" (per cui Marx ha sempre ragione in tutto quello che dice dal 1839 al 1883). I tre autori di riferimento sono fusi insieme in una sorta di Blocco Sacro (BS). Il Blocco Sacro perfettamente sferico e rotondo, e non sono permesse maliziose interpretazioni critiche che lavorino su differenze e divergenze implicite o esplicite. Dunque, non c' nessuna differenza fra il Marx giovane ed il Marx maturo, come opina la scuola di Althusser, e neppure nessuna divergenza implicita fra Marx ed Engels, come ha sempre opinato il marxismo occidentale (giovane Lukcs, eccetera). Tutto questo molto religioso. In effetti, se Ges di Nazareth il figlio di Dio, e Maometto l'inviato terreno di Allah ed il sigillo dei profeti, non ha senso considerare quello che hanno detto a venti anni e quello che hanno detto a trenta come un processo popperiano di autocorrezione anche radicale. L'autocorrezione tipica solo degli esseri umani di ascendenza piccolo-borghese, luogo della tentazione narcisistica dell'individualismo. Ed allora del rifiuto (apparente) del bordighismo per l'individualismo che vale la pena di parlare. 11. Il bordighismo ha spinto il suo rifiuto dell'individuo al punto di praticare l'anonimato dei suoi scritti biblico-marxisti di riferimento. Se leggiamo il Bordiga dopo il 1945, il suo stile (che ho definito poco sopra una sintesi inimitabile di Croce e di Tot) inimitabile, ma il testo rigorosamente anonimo. Il bordighista si alza in pubblico, ma non la sua miserabile identit piccolo-borghese che parla. la grande ombra della trimurti del Blocco Sacro che parla in lui.

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Nonostante il mio maligno stile piccolo-borghese possa farlo sembrare, non ho nessuna intenzione di fare del facile umorismo a buon mercato su questa modalit che definirei di "ispirazione positivistica", perch per met magica (il Blocco Sacro continua a parlare in noi) e per met ultrascientifica ( inutile firmare con nome e cognome ci che oggettivo). Su questo necessario condurre alcuni ordini di ragionamento. 12. La prima ragione di questo anonimato naturalmente la mentalit matematica ed ingegneristica di Bordiga, ben comprensibile dal suo punto di vista. In effetti, se scrivessi la seguente frase "12 + 12 = 24, firmato: Costanzo Preve", il lettore ne trarrebbe una sensazione di straniamento e di comicit. Si firmano le opinioni discutibili, in modo da consentire all'interlocutore di rivolgersi polemicamente a chi le ha enunciate, ma non si firmano operazioni aritmetiche. Se per caso sono sbagliate, le si corregge anonimamente, senza bisogno di entrare in narcisistiche polemiche personali. evidente, ma in questo modo non si coglie il centro della questione. E non si pu cogliere, perch come tutti i positivisti Bordiga non sospetta neppure la differenza fra esattezza, certezza e verit, e del fatto che il marxismo, se vuole recuperare la sua dimensione veritativa, non pu ridurre i suoi accertamenti ad esattezza ed a certezza. Spieghiamoci meglio, anche se ovviamente il tema merita ben altra analisi critica, che faremo altrove con l'ampiezza necessaria. Che 2 + 2 faccia 4 non n certo n vero, ma solo esatto. esatto che 2 + 2 = 4. invece certo, perch presuppone empiricamente un momento di accertamento sperimentale eventualmente falsificabile, che l'acqua comincia a diventare ghiaccio a zero gradi centigradi. Nel linguaggio comune del tutto accettabile che si usino le parolette "esatto" e "certo" come intercambiabile, e che si dica anche che "vero" che 2 + 2 = 4, e che l'acqua solidifica a zero gradi centigradi. Ma se vogliamo capirci veramente, allora bisogna che il termine "vero" sia inteso in modo ben pi completo. Come scrisse correttamente Hegel, il maestro filosofico di Marx, il vero l'intero. Pi esattamente, il vero solo l'intero. Le proposizioni esatte e certe non sono dunque a rigore vere (ma neppure false, a meno che vengano assolutizzate, ed allora lo diventano, ma non per colpa loro). Dal momento che il vero solo l'intero, ha senso cercarne il fondamento, ma questa ricerca pu essere soltanto dialogica, cio interpersonale, ed allora essendo dialogica deve essere per forza

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nominativa, perch ogni interlocutore ha un nome con cui viene connotato. Infatti Socrate parla con Callicle, Gorgia, Protagora, Teeteto, eccetera, non per narcisismo piccolo-borghese, ma perch sa bene che l'enunciazione anonima della verit impossibile per natura, in quanto la verit (lo ripeto: non l'esattezza e la certezza, che possono anche essere anonime) risulta strutturalmente dal carattere dialogico della pluralit degli interlocutori. esatto che in ogni merce c' un valore d'uso ed un valore di scambio. certo che l'inflazione porta con s l'aumento dei prezzi (pi esattamente, l'inflazione come aumento della massa monetaria in circolazione). Ma per sapere che il capitalismo una forma di vita sociale ingiusta ed alienata (affermazione di per s n esatta n certa) bisogna attingere ad una concezione logica, ontologica e dialogica di verit. Tutto questo non neppure lontanamente accessibile ai relativisti del "pensiero debole" oggi dominanti, ma non neppure accessibile ai positivisti come Bordiga. Per loro tutto questo chiacchiera filosofica piccolo-borghese su inesistenti oggettoni metafisici. Chi vuol seguirlo in questo anonimato faccia pure, ma lasci perdere Marx, il marxismo, il capitalismo ed il comunismo, e si dedichi solo alla Settimana Enigmistica, in cui la soluzione degli enigmi non mai "personalizzata", perch o li si risolve nell'unico modo oppure non li si risolve, senza pi rompere le scatole alla gente. 13. Vi per una seconda e pi importante ragione di questo anonimato, ed il fatto che il bordighismo rifiuta integralmente la categoria di individuo e di individualit, ritenute residui piccoloborghesi per politicanti "elettoraleschi" (espressione di Bordiga stesso). Posizione legittima, ma Marx non c'entra niente. Perch il lettore ne prenda atto, dovr fare una cosa che odio, e cio ricorrere ad una citazione. 14. Apriamo Karl Marx (cfr. Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica, La Nuova Italia, Firenze 1968, pp. 98-99). Scrive Marx: "I rapporti di dipendenza personale (all'inizio su una base del tutto naturale) sono le prime forme sociali, nelle quali la produttivit umana si sviluppa soltanto in un ambito ristretto ed in punti isolati. L'indipendenza personale fondata sulla dipendenza materiale la seconda forma importante in cui giunge a costituirsi un sistema di ricambio sociale generale, un sistema di relazioni universali, di bisogni universali e di universali capacit. La libera individualit, fondata sullo sviluppo universale degli individui e sulla subordinazione della loro produttivit collettiva, sociale, quale loro

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patrimonio sociale, costituisce il terzo stadio. Il secondo crea le condizioni del terzo". E adesso commentiamo brevemente. 15. Commentare significa fare una serie di commenti, pi esattamente una rosa di commenti. Solo i sacerdoti credono nel commento veramente autentico, e bruciano sul rogo i falsi commentatori. Cominciamo. In primo luogo, io non odio affatto le citazioni in s, ma l'uso dogmatico, idolatrico, terroristico e falsamente risolutivo delle citazioni stesse. Tra l'altro, citare Platone e Marx non affatto la stessa cosa. Se non cito correttamente Platone, non sapr mai che cosa Platone ha detto, e gli attribuir posizioni che non ha mai veramente sostenuto (e si pensi al modo sciagurato con cui Popper cita Platone che era gi "totalitario" nell'antica Atene, laddove il "totalitarismo" non nasce prima del Novecento). ma per Marx le cose non stanno in questo modo. Il marxismo una scienza sociale aperta, in costruzione ed in progresso, di cui Marx fu solo l'iniziatore, e credere di potersela cavare citandolo significa che non si ha un'idea corretta dell'avanzamento delle scienze. Inoltre, ho conosciuto a Parigi negli anni Sessanta due dei massimi esperti mondiali in citazioni di Marx, Maximilien Rubel e Roger Dangeville. Essi conoscevano praticamente Marx a memoria, e pubblicarono entrambi fondamentali studi di citazioni marxiane bene ordinate in tematiche. Ebbene, Rubel approd ad un marxismo etico ed umanistico integrale, mentre Dangeville praticava invece un marxismo di tipo esplicitamente bordighista. Dallo stesso arsenale di citazioni essi avevano tratto, in perfetta buonafede e con la massima seriet scientifica, conclusioni teoriche assolutamente opposte. Non mi raccontino, allora, che le citazioni "tagliano la testa al toro". In secondo luogo, tuttavia, ogni tanto e con parsimonia citare fa bene. In questo caso lo fa. E lo fa perch Marx riteneva di avere gi completamente "metabolizzato" la propria coscienza filosofica e di averla completamente travasata nella sua critica dell'economia politica, ed dunque assolutamente parco di osservazioni filosofiche. Esse sono pochissime dopo il 1845, ma ci non significa che non siano importanti. Questa per esempio lo , ed appunto a mio avviso scoraggia ogni lettura bordighista o similbordighista. In terzo luogo, chiaro che Marx parla di schiavismo e feudalesimo (dipendenza personale), capitalismo (indipendenza personale) e

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comunismo (libera individualit). Si tratta, in estrema sintesi, delle figure antropologiche tipiche e caratterizzanti di questi tre diversi tipi di legami sociali (correttamente definiti da Marx "sistemi di ricambio sociale generale", ottima formulazione dell'equivalente termine di "modo di produzione"). Non mi si racconti allora, citando Louis Althusser, che Marx faceva solo epistemologia e non antropologia filosofica. Io sono un noto credulone, ma non fino a questo punto. In quarto luogo, non un caso che Marx utilizzi i due termini distinti di persona e di individuo, pi esattamente del termine persona per indicare i modi di produzione precapitalistici ed il capitalismo, ed il termine individuo per indicare solo il comunismo. La distinzione molto importante. Il termine persona la versione latina del grecoprosopon, che significa "maschera", e cio non persona quanto piuttosto ruolo, personificazione, ruolo teatrale. Il prosopon era fatto per mascherare il volto dell'attore, non per mostrarlo, e ce n'erano solo di due tipi, tragico e comico. Le facce erano milioni, ma i prosopa erano solo due. Per Marx nei modi di produzione classistici (sia precapitalistici che capitalista) gli individui entrano in scena solo come persone, cio come "maschere di carattere" (Charaktermasken), in quanto devono "impersonare" ruoli economici prefissati dal modo di produzione, ruoli che sono di fatto di due diversi tipi, e cio di dipendenza personale e di indipendenza personale. In quinto luogo, chiaro che Marx distingue fra in-dipendenza ed individualit. Ho messo il trattino perch il lettore presti un'attenzione particolare. Questo in corrisponde al greco a, ed un prefisso unicamente privativo, dunque negativo. Nel capitalismo si indipendenti, perch non si dipende pi come ai tempi degli schiavi e dei servi della gleba, ma non si ancora pienamente in-dividui, perch il processo di in-dividualizzazione dell'uomo sociale non stato portato a termine, e non lo sar finch saremo ancora dipendenti non pi da persone, ma dal rapporto di produzione capitalistico. In sesto luogo, per finire, si vede che Marx, quando usa l'espressione "libera individualit", parla di libert e non di eguaglianza. L'eguaglianza solo la forma del comunismo, mentre solo la libert ne il contenuto. In termini kantiani, l'eguaglianza solo una struttura trascendentale formale a priori, mentre solo la libert una vera determinazione concreta. Se si presta attenzione a questo punto, saltano subito fuori alcune conseguenze, di cui ne far risaltare solo tre.

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Primo, si vede bene come sia del tutto infondata la classica concezione del marxismo, stabilita da Engels e da Plechanov (e ripresa da Lenin) per cui la libert coincide con la coscienza della necessit. Lascio qui in sospeso (ma lo riprender altrove) se essa si possa o no far risalire a Spinoza (io non lo credo). Per Marx la libert (attributo indiscutibile della libera individualit) coincideva con l'espansione di tre fattori creativi (le relazioni universali, i bisogni universali e le universali capacit). Non mi raccontino allora che la corretta concezione marxista di libert la sua identit con la coscienza della necessit. Si tratta della deformazione positivistica di un originario substrato meccanicistico. Secondo, si vede bene come l'ossessione polemica di Bordiga e dei bordighisti contro l'"individualismo" del tutto infondata, soprattutto poi quando sostenuta in nome di Marx. Ma Marx, cari bordighisti, diceva esattamente il contrario. Se veramente foste conseguenti con la vostra mania citazionistica, dovreste onestamente ammetterlo, senza credere in modo demonologico che tutto questo sia solo un complotto piccolo-borghese contro il Blocco Sacro. Terzo, ed ultimo, chi ha inteso bene la citazione di Marx avr anche capito che gran parte dell'abituale modo di accostarsi al marxismo da buttare. Ad esempio Norberto Bobbio, grande creatore di (ingannevoli) dicotomie, sulla base delle due dicotomie Libert/Eguaglianza e Individualismo/Collettivismo, ha ripetutamente inserito Marx nella doppia casella dell'Eguaglianza e del Collettivismo, in modo da farlo diventare il contrario della Libert e dell'Individualismo. Curioso, per un signore che ha scritto che la figura antropologica del comunismo la "libera individualit", e cio l'esatto contrario. Ignoranza? Disonest? Sciocchezze. Io ho conosciuto molto bene Norberto Bobbio, persona colta ed onesta, del tutto priva di ignoranza e di disonest. Ed allora perch questo equivoco clamoroso di 180? Ma il perch semplice. Ognuno ripete ci che il clima generale del proprio tempo ripete credendo di sapere, e ci vogliono mutamenti tellurici (peraltro non ancora avvenuti) perch un riorientamento gestaltico possa aver luogo, in particolare nelle due categorie dei professori universitari e dei militanti politici, due delle categorie pi conservatrici e lente di riflessi dell'intero panorama geografico mondiale. 16. Per quanto possa aver scioccato il lettore, so purtroppo di non averlo ancora scioccato abbastanza. Devo allora purtroppo aprire ancora una parentesi sul tema dell'individualismo. Si usa ripetere con

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tetragona pigrizia che purtroppo Marx stato troppo egualitario e collettivista, e che allora bisognerebbe un pochino piegarlo in senso maggiormente individualista, particolarmente in questa epoca postmoderna di individui flessibili, nomadi e sradicati. E se invece, guarda caso, non fosse il contrario, ed il marxismo non avesse fino ad oggi peccato per eccessivo individualismo? Questa tesi sembra a prima vista paradossale e stralunata. Non affatto vero. Io per esempio la condivido nei suoi elementi di fondo. Nel dibattito filosofico francese essa stata sostenuta da Pierre Rosanvallon e da Louis Dumont. Il fondamentale libro di Rosanvallon sul capitalismo utopico non mai stato tradotto in italiano (a mia conoscenza), ma quello di Dumont s (cfr. Homo aequalis, Adelphi, Milano 1984, traduzione di Guido Viale). Dumont sostiene che Marx sostanzialmente stato, sul piano filosofico, una sorta di individualista etico, che soleva sostanzialmente salvare l'individuo dal capitalismo, che lo stava distruggendo con il potere anonimo e spersonalizzante del capitale. La classe operaia e proletaria, ed il conseguente genere umano di cui la classe anticipava l'elemento universalistico, sarebbero stati solo il mezzo per la liberazione, non certo il fine, che era puramente individualistico. Le premesse antropologiche di Marx non si sarebbero dunque dovute cercare in Hegel, che era un sostenitore del carattere etico autonomo dei "corpi intermedi" (famiglia, corporazione professionale, eccetera), ma in Adam Smith, che invece assume l'individuo isolato come attore unico nel teatro economico della mano invisibile del mercato. Ed allora Marx avrebbe solo "rovesciato" Smith, non Hegel, rovesciando l'individuo proprietario in individuo comunista, ma comunque "saltando" ogni aggregazione intermedia. Si tratta di una tesi da discutere e da verificare bene. Ma non affatto una tesi idiota. Anzi, una tesi intelligentissima ed inquietante. Mi rendo conto che quando uscirono nel silenzio assordante dell'incomprensione dei commentatori i libri di Rosanvallon e di Dumont questa tesi poteva ancora sembrare troppo paradossale per essere capita. Ma oggi, dopo la dissoluzione delle societ del comunismo storico novecentesco dopo il 1989, e la diffusione di un individualismo di massa sradicato quasi grottesco nel suo estremismo dissolutorio, sarebbe sciocco non farci un pensierino. Questo pensierino, per, non pu farlo il bordighismo. Il bordighismo non sospetta neppure che in Marx vi sia un segreto antropologico eccessivamente individualistico, e che sotterraneamente Smith abbia lavorato pi in profondit di Hegel, fino a configurare un

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"rovesciamento" non della filosofia del diritto hegeliana ma dell'individualismo proprietario smithiano. Bobbio e Bordiga sono in questo d'accordo nel pensare che Marx sia un teorico esclusivo dell'Eguaglianza contro la Libert e del Collettivismo contro l'Individualismo. Verificare prima, prego. 17. Il bordighismo si occupato precocemente della cosiddetta natura sociale dell'URSS, giudicandola in termini di capitalismo di stato impegnato a sviluppare con metodi dispotici un'accumulazione primitiva del capitale in forma "socialista". Qui appare particolarmente evidente l'utilit di compiere un esame comparativo e contrastivo del bordighismo con il trotzkismo e con il maoismo, con cui il bordighismo non deve essere assimilato, nonostante le superficiali somiglianze. Paradossalmente, il bordighismo, nonostante le sue intenzioni "ortodosse" rispetto a Marx, assomiglia maggiormente alle teorie "borghesi" alla Walt Rostow dei gradi dello sviluppo capitalistico accelerato. E questo non un caso, perch l'economicismo sempre lo stesso, anche se a volte si veste di rosso ed a volte si veste di blu. La teoria bordighiana del capitalismo di stato, simile ma non eguale a quella del trotzkista Cliff e del maoista occidentale Bettelheim, si caratterizza per una concezione del Capitale come sistema sferico autoriproduttivo in cui la concorrenza fra diversi capitali, pur ammessa, non gioca un ruolo rilevante e decisivo. In questo senso la concezione di Bordiga simile a quella di Bernard Chavance del cosiddetto Capitale Socialista, delle Brigate Rosse del 1978 sul cosiddetto SIM unificato (lo stato imperialista delle multinazionali), ed infine dell'Impero del 2002 diToni Negri e Michael Hardt. Se ho messo insieme il bordighismo, Chavance, le Brigate Rosse e Toni Negri, cosa effettivamente un po' scandalosa, non l'ho fatto certamente per la cattiva abitudine settaria dell'amalgama diffamatoria. Odio questa cattiva abitudine, anche perch spesso personalmente ne sono vittima. Ma ho voluto ricordare al lettore questa inquietante somiglianza, perch in tutti e quattro questi casi c' una comune posizione teorica che ritiene che ci possa essere un rapporto di produzione capitalistico senza concorrenza fra diversi capitali in lotta per il profitto, al massimo sostituita da pressioni politiche di cordate di partito in lotta per una diversa configurazione del piano quinquennale "socialista". Sviluppata prima da Amadeo Bordiga, sistematizzata da Liliana Grilli, ed infine perfezionata da P. Giussani e A. Peregalli (cfr. Il declino dell'URSS. Saggi sul collasso economico sovietico, Graphos, Genova 1991), la concezione bordighiana utilizza le categorie marxiane

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classiche di aumento della composizione organica del capitale e di diminuzione tendenziale del saggio di profitto (complessivo) per interpretare la storia economica dell'URSS. Si tratta a mio avviso solo di allucinazione economicistica. Ma questo avviene, lo ripeto, per due ragioni teoriche di fondo. In primo luogo, come ho detto, per l'errore di soggettivizzazione unitaria di un fantomatico Capitale in generale (in questo caso un Capitale addirittura socialista e comunista), indipendentemente dalla concorrenza intercapitalistica privatistica che ne invece parte strutturale. In secondo luogo, per il rifiuto della distinzione di Lenin fra modo di produzione e formazione economicosociale, che porta a non capire che ci pu tranquillamente essere una formazione economico-sociale storicamente inedita, non studiata da Marx e da Engels, che non n capitalista n socialista. L'impostazione di Giussani e Peregalli, rigorosamente bordighista, a mio avviso criticata in modo molto sobrio ma anche convincente dallo studioso di indirizzo marxista-leninista Andrea Catone (cfr. La transizione bloccata, Laboratorio Politico, Napoli 1998). Ad essa rimando il lettore per l'eventuale approfondimento della questione. 18. Ho parlato prima di "allucinazione economicistica", e mantengo il severo giudizio. Ma tutti i giudizi devono essere storicamente contestualizzati, ed in questo caso persino questa allucinazione economicistica bordighiana diventa un capolavoro alla Newton ed alla Lavoisier se viene confrontata con le due teorie che il PCI assunse rispettivamente nel 1956 e nel 1968, e cio quella del "culto della personalit" e quella del "socialismo con tratti illiberali". La politica culturale di Togliatti consisteva nel creare una specie di zoo-parco in cui gli intellettuali erano tenuti con un guinzaglio molto lungo in modo da dare l'apparenza della libert di movimento. Si trattava di una libert molto controllata (anche se il guinzaglio era molto pi lungo di quello corto con cui il PCF controllava gli intellettuali marxisti francesi). Quando l'intellettuale "abusava" di questa libert di movimento allora la stampa di partito si scatenava in termini di "frocio" e di "anarchico piccolo-borghese", ed i compagni di base delle sezioni cominciavano a gridare che c'erano di sicuro dei borghesi a "pagarli" [il Chi Li Paga? (CLP) era infatti l'argomento teorico di ultima istanza usato per risolvere tutte le dispute difficili, come sanno tutti coloro che hanno vissuto il periodo storico 19451991 con qualche rapporto con il PCI]. La teoria del "culto della personalit", avanzata dal dilettante distruttore Krusciov nel 1956, si limitava a tuonare contro il fatto

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che Stalin era stato fatto oggetto di un culto della personalit. Questa non ovviamente una teoria, che deve spiegare il perch qualcosa avviene, ma una semplice tautologia, che constata che se qualcuno fatto oggetto di culto della personalit allora c' certamente culto della personalit. C' da restare trasecolati a pensare come era stata ridotta la teoria di Marx, che era invece per sua essenza esplicativa e non tautologica. In realt il cosiddetto "culto della personalit" di Stalin rappresentava simbolicamente a livello non solo ideologico ma anche iconografico (monumenti, mummie egizie, nomi di citt, peana di bardi uzbechi e soprattutto turcomanni, eccetera) l'unit sociale e politica della nuova classe dei burocrati di partito. Solo un dilettante cretino come Krusciov, frutto integrale di questa leva staliniana ed epuratore nel 1937 del popolo ucraino, poteva segare il ramo su cui i burocrati erano seduti con tanta incosciente leggerezza, aprendo una crisi ideologica che non si chiuse pi fino al 1991 ed al fallimento di tutta la baracca. La teoria del "socialismo dai tratti illiberali", che l'eurocomunismo di Berlinguer e Carrillodiffuse negli anni Settanta, altrettanto e forse ancora pi tautologica. infatti del tutto evidente che se il sistema socialista non permette legalmente la pubblicazione scritta di opinioni dissidenti e la libera organizzazione di formazioni politiche dissenzienti esso ha tratti illiberali. Una fulminante scoperta da Premio Nobel. naturalmente, la questione sta nel capire perch il sistema socialista non pu permettersi ci che il normale capitalismo pu fare, in cui Costanzo Preve, che se potesse imprigionerebbe domani stesso Bush e Sharon, pu pubblicare quello che vuole (ma anche tutti i bordighisti, trotzkisti, maoisti e anarchici possono farlo, e non solo i piccolo-borghesi eclettici), e chiunque pu fondare il Partito del Livellamento Integrale (PLI) o il Partito del Comunismo Assolutamente Totale (PCAT). Si dir che questo avviene perch tanto questi partitini sono innocui, perch non avendo soldi per i media e le campagne elettorali non contano un cazzo. Giusto, ma insufficiente. In realt un sistema che vive e si riproduce con un mercato economico non pu fare a meno anche di un mercato politico e di un conseguente mercato ideologico. Certo, il mercato politico ferreamente controllato con un bipolarismo fittizio (Democratici e Repubblicani negli USA, Polo e Ulivo in Italia, eccetera). Certo, il mercato ideologico ferreamente controllato con una gestione manipolata del pluralismo apparente (Gad Lerner,

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Giuliano Ferrara, Bruno Vespa, eccetera). Ma sta di fatto che anche la rivista Praxis pu essere pubblicata, senza che (almeno per ora) squadre di torturatori giungano a Foligno con le tenaglie roventi. Tutto ci non significa ovviamente che il capitalismo buono, dal momento che metterebbe fuori legge anche il teorema di Pitagora se fosse incompatibile con la sua riproduzione, ma significa che forte, ed forte perch flessibile e non rigido. La rigidit dei sistemi socialisti dovuta certamente ai cosiddetti complotti esterni della CIA e dei capitalisti. Se Fidel Castro liberalizzasse il sistema dei partiti a Cuba si formerebbe immediatamente un partito di restauratori del capitalismo mafioso dell'Avana con finanziamento americano che si chiamerebbe Partito Cubano Socialdemocratico Riformista (PCSR). Il partito di rappresentanza della mafia dei bordelli di Las Vegas si chiamerebbe invece Partito Libertario della Felicit (PLF). Essi godrebbero di crediti illimitati fino allo sbriciolamento del sistema ad all'arrivo di Joe Rotunno, Billie Pernacchia, Solomon Fusilli e Tom Bistecca. Ma non c' solo questo. Il sistema della pianificazione economica governativa centralizzata, che effettivamente un sistema di economia di comando, non pu consentire un pluralismo politico e culturale aperto, per il fatto che non si organizzerebbero solo i capitalisti e gli agenti della CIA, ma tutti i gruppi di pressione locali e tutti i settori sociali scontenti del sistema delle retribuzioni. Questo, di fatto, avrebbe fatto saltare la pianificazione. Se cos non fosse stato, anche la burocrazia pi stupida e dispotica avrebbe consentito volentieri la pubblicazione di gigantografie della Madonna e di Trotzky, e la formazione del Partito della Restaurazione del Feudalesimo (PRF) e del Partito del Capitalismo Sfrenato (PCS). sarebbe stato un buon modo di lasciar sfogare la protesta sociale, neutralizzandola e banalizzandola molto meglio di quanto poteva essere fatto con i licenziamenti, le prigioni e le cliniche psichiatriche. Se per questo non poteva avvenire bisogna pensare che si trattasse di un'impossibilit strutturale riproduttiva. Ma l'economicismo bordighista in proposito non pu essere che cieco e muto. 19. La teoria delle classi e delle crisi capitalistiche un altro elemento fondamentale del bordighismo. In proposito, la cosa migliore proporre un commento di una citazione dello stesso Amadeo Bordiga (cfr. Scritti Scelti, cit., p. 263). Si tratta di una lettera che Bordiga scrisse all'amico di giovent Umberto Terracini, rivoluzionario storico

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degli anni Venti e poi parlamentare del PCI fin dal 1946. Questa lettera del 4 marzo 1969, un anno prima della morte di Bordiga. Citiamo: "Io attendo, in posizione sempre cocciuta e settaria che, come ho sempre preveduto, entro il 1975 giunga nel mondo la nostra rivoluzione, plurinazionale, monopartitica e monoclassista, ossia soprattutto senza la peggiore muffa interclassista: quella della giovent cos detta studente. Dal canto nostro quando avevamo quei verdi anni abbiamo fatto il meglio che si doveva". Citazione stupefacente. Essa merita qualche commento. 20. In primo luogo, bene ricordare il fatto che Bordiga rivendica integralmente il suo impegno comunista. "Per conto nostro quando avevamo quei verdi anni abbiamo fatto il meglio che si doveva". A distanza di mezzo secolo Bordiga rivendica tutto quanto ha fatto, persino sul piano tattico, ed infatti in un punto precedente della lettera scrive che "Lenin fece una tirata d'orecchi al mio indirizzo, ma non la ho accusata n allora n oggi". Io non posso evitare un moto d'ammirazione leggendo la confessione di questo vecchio rivoluzionario ben vissuto e bene invecchiato, se penso alle grida di Adriano Sofri in favore dei bombardamenti americani e sionisti, al saltabeccare nervoso di Achille Occhetto rimasto senza posto di comando, al ghigno di sufficienza di Massimo D'Alemanel sostenere l'inesistente genocidio del Kosovo del 1999 ed infine allo stratosferico panzone di Giuliano Ferrara che traborda dai televisori. Dopo mezzo secolo Bordiga, ormai vicino alla morte, ha la piena consapevolezza di aver vissuto una vita sensata, del tutto indipendentemente dai conflitti secondari di tipo ideologico e politico. In secondo luogo, a distanza di un solo anno dal mitico Sessantotto, in opposizione polare a posizioni come quelle di Herbert Marcuse che invece inneggiavano alla "rivoluzione degli studenti", Bordiga parla della "peggiore muffa interclassista, quella della giovent cos detta studente". Ammetto di avere un pregiudizio positivo, e pertanto una debolezza verso l'estremismo verbale, e sono dunque incline ad ammirare il coraggio espressivo di Bordiga. A distanza di alcuni decenni assolutamente impossibile negare il carattere modernizzatore del Sessantotto, che credette di stare praticando un rivoluzionarismo comunista da anni Venti mentre in realt stava favorendo un passaggio del costume dalla fase protoborghese, familistica ed autoritaria, ad una fase ultracapitalistica completamente liberalizzata, la Societ Senza Superio di cui opportunamente parlarono alcuni intelligenti psicoanalisti francofortesi. Fatta questa

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debita premessa storiografica, bene per rilevare che la teoria della "muffa interclassista" di Bordiga resta una sciocchezza teorica. Alla base ci sta un mito, uno dei miti meno razionali e pi mitologici mai esistiti, quello della "rivoluzione classisticamente pura". In terzo luogo, infatti, bene riflettere a come Bordiga immagina una rivoluzione classisticamente pura. Facciamo allora attenzione ai tre aggettivi "plurinazionale, monopartitica e monoclassista", perch tutti e tre questi aggettivi non sono messi l a caso, ma vogliono dire qualcosa. bene dunque allora analizzarli separatamente. Primo, la rivoluzione di Bordiga sar plurinazionale. Pu sembrare assolutamente evidente, anche perch Bordiga aveva gi scritto a lungo sui cosiddetti "fattori" di razza e di nazione nella teoria marxista. Per Bordiga le nazioni sono certo un fatto storico e non naturale, ma tuttavia esistono e sono un dato imprescindibile. Questa una posizione classica, e pienamente corretta, che risale a Marx ed alla Seconda Internazionale (cfr. R. Monteleone, Marxismo, Internazionalismo, Questione Nazionale, Loescher, Torino 1982). Vogliamo qui ricordarlo, perch a volte il trotzkismo sembra dimenticarsene, l'operaismo se ne fa un vanto ad ignorarlo ed infine l'ultimo Toni Negricostruisce la sua teoria "imperiale" proprio sul disprezzo esplicito e provocatorio verso la questione nazionale. Secondo, la rivoluzione comunista di Bordiga sar monopartitica. Si tratta della concezione originaria dell'Internazionale Comunista del 1919, per cui esisteva un solo partito comunista internazionalista mondiale unificato da un programma (il "programma comunista", appunto), di cui le diverse sezioni nazionali erano solo divisioni secondarie. questa la grande utopia internazionalista del 1919, estremamente generosa, che si basava per su di un presupposto errato, e cio l'esportazione del modello eurocentrico unilineare, un modello che il maoismo giustamente corresse, prendendo atto del carattere di sviluppo multilineare della storia mondiale. Occorre capire che la concezione del monopartitismo internazionalista mondiale, che Bordiga difese fino alla morte, solo la radicalizzazione estremistica di una concezione eurocentrica ed unilineare della storia mondiale, con un solo partito comunista che si "espande" a macchia d'olio nel mondo intero. Nonostante il superficiale folklore indigenista, differenzialista e pluralista, si tratta di una concezione comune a molti pensatori noglobal di oggi, che si collocano al centro di una rete mondiale di Internet rigorosamente monolinguistica (chi non conosce l'inglese non esiste), rete che ha simbolicamente sostituito la vecchia funzione

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unificatrice del partito, e che dettano al mondo intero le regole della civilt imparate a Toronto, a New York ed a Londra. Su questo la canadese Naomi Klein assolutamente impagabile. Terzo, la rivoluzione comunista di Bordiga sar monoclassista. Monoclassista significa, ovviamente, che sar una rivoluzione esclusiva della classe operaia e proletaria mondiale, senza muffa interclassista, senza studenti, impiegati, contadini, artigiani, ceti medi, eccetera eccetera. Al massimo, si potr concedere un allargamento al cosiddetto lavoro produttivo sociale generale (cfr. P. Garbero, Lavoro produttivo e lavoro improduttivo, Loescher, Torino 1980). Qui Bordiga accetta integralmente la l'equazione diMarx fra classe operaia e classe proletaria. In proposito, io ritengo invece che fra i due concetti vi sia in realt asimmetricit, perch la classe operaia una classe economico-sociologica, cio l'insieme dei salariati cui viene estorto il plusvalore assoluto e relativo attraverso lo scambio ineguale fra lavoro e capitale, mentre la classe proletaria una classe storicofilosofica, e cio l'insieme di coloro che hanno solo da perdere le proprie catene, hanno un mondo da guadagnare ed una missione storico-universale da compiere, la redenzione dell'intera umanit. So bene che questa mia distinzione fra classe sociologica dei salariati e classe filosofica dei proletariati sembrer ai bordighisti (e non solo a loro, purtroppo) un miserabile sofisma piccolo-borghese, ma le cose stanno egualmente cos. La centralit della classe dei salariati d luogo ad una problematica economica (e per di pi molto pi neoricardiana che marxista), mentre la centralit della categoria dei proletari d luogo ad una problematica filosofica, il ruolo emancipativo e messianico di un unico soggetto storico risolutivo. Del resto, la centralit metodologica della classe dei salariati d luogo ad un modello economicistico, in cui la teoria del valore diventa il nucleo illuminato della totalit dei rapporti sociali di produzione, mentre la centralit metodologica della classe dei proletari d luogo ad un modello metafisico di Grande Narrazione, che a suo tempo Lyotard critic in modo sostanzialmente corretto. La Grande Riduzione economicistica e la Grande Narrazione storicistica sono solo i due lati convergenti di un unico modello da abbandonare. E su questo mille urla sprezzanti di dogmatici che denunciano i piccoli borghesi miserabili e scettici che vorrebbero "revisionare" il marxismo, questa dottrina fusa in un solo blocco, non fanno che rimandare la resa dei conti con le vecchie forme ideologiche obsolete. Queste urla, comiche quando si di buon umore, fastidiose quando si di cattivo

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umore, sono comunque sempre una manifestazione di decadenza storica e di impotenza e di sterilit teorica. 21. Resta per un ultimo punto teorico, forse il pi interessante. Si tratta dell'attesa, in posizione sempre cocciuta e settaria, dell'avvento previsto della rivoluzione comunista entro il 1975. Tutto ci merita un breve commento. Tutto ci mi ricorda un episodio. Quando avevo solo sei anni, e stavo imparando a leggere le maiuscole dei titoli dei giornali esposti fuori delle edicole, ricordo che rimasi letteralmente terrorizzato dall'annuncio di un profeta sulla prossima fine del mondo, cui il profeta ed i suoi seguaci si sarebbero sottratti salendo sul Monte Bianco. Dal momento che nella mia beata infanzia credevo che tutto ci che era scritto sui giornali fosse vero (in buona compagnia con il 90% degli adulti nel moderno capitalismo liberale), scongiurai mia nonna piangendo di salire in montagna anche noi per sottrarci al diluvio. Ma la miscredente non volle sentire ragioni, ed in effetti pochi giorni dopo ebbi la mia prima lezione sulla teoria popperiana della falsificabilit degli enunciati empirici. In modo rigorosamente popperiano, il che torna a suo onore, Bordiga si sbilancia nel dare una data di scadenza alla profezia, il 1975. Esso passato, ma il capitalismo c' ancora. Bisogna dire, per, che Bordiga aveva correttamente previsto un mutamento d'epoca, ed infatti gli anni Settanta furono il decennio di svolta epocale della storia del capitalismo storico del Novecento. Come tutti i crollisti impenitenti, Bordiga aveva confuso una crisi ricorsiva con una crisi precipitativa e definitiva. Il passaggio dalla seconda alla terza et del capitalismo fu scambiato per il crollo finale del sistema. Non c' niente da ridere, niente da sogghignare e niente da sghignazzare. Solo chi non si espone in previsioni non sbaglia mai. Meglio chi si espone dei furbastri e dei "pesci in barile" che hanno sempre ragione perch fanno sempre molta attenzione a calibrare ipocritamente le previsioni, come gli antichi oracoli greci e romani, che si prestavano sempre ad una doppia interpretazione. Bordiga si espose, al rischio di falsificare se stesso. Ricordo ancora un gruppo di suoi seguaci pazzi, che avendo verificato che nel 1975 il capitalismo non era crollato, ne trassero la conclusione allucinata per cui il capitalismo procedeva come un sonnambulo "drogato", e camminava solo appunto perch drogato.

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Ma lasciamo da parte il pittoresco folklore gruppuscolare e minoritario, perenne sorgente di involontaria comicit. Qui bisogna invece capire una cosa, e cio che se non si abbandona una concezione crollistica delle crisi capitalistiche per una pi sobria concezione ricorsiva si incapper sempre in simili profezie. Chi vuole esaminare bene tutte le teorie crollistiche pu proficuamente rivolgersi al libro di F. Maggiora (Il dibattito sull'economia nell'ambito del marxismo, Loescher, Torino 1978). Chi invece vuole uscire da gioco di specchi del crollismo precipitativo dovrebbe rivolgersi al chiaro libro diGianfranco La Grassa (cfr. La tela di Penelope, Editrice CRT, Pistoia 1999). Per quanto mi riguarda, io ho gi tratto le mie conclusioni. Ed esse stanno in ci, che tutti i crollisti, di qualunque tendenza, sono solo dei bordighisti inconseguenti, ed allora tanto vale andare all'originale e lasciar perdere le copie. 22. Bene, con questo chiudiamo. Se il lettore esaminer insieme i tre testi successivi sultrotzkismo, sul maoismo e sul bordighismo, vedr che si tratta di un solo ed unico testo diviso in tre parti. Un testo che parla della grandezza e della dignit umana dei rivoluzionari, di Trotzky, di Mao e di Bordiga, ma anche della necessit di essere pi coraggiosi nell'innovazione. Detto questo, so bene con Luigi Einaudi che quanto dico fa per ora parte della lunga serie delle prediche inutili.