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2 Diffrazione

2.1 Calcolo di Laue per lampiezza dellonda diffratta.


La legge di Bragg fornisce una relazione fra la direzione dei picchi di diffrazione e la distanza fra i piani atomici.
Il calcolo delle intensit dei fasci diffratti necessita di una trattazione pi rigorosa e dettagliata, dovuta sostanzialmente
a Laue.
2.1.1 Onda diffusa da un nodo reticolare
Definiamo il sistema di riferimento e le condizioni iniziali
Immaginiamo un reticolo cristallino come uninsieme di punti ordinati nello spazio (reticolo di Bravais), individuiamo
quindi un origine nel punto O. Supponiamo poi che il reticolo venga investito da unonda piana di vettore donda k.
Supponiamo inoltre che lo scattering sia elastico ed isotropo, in questo caso il vettore donda incidente deve essere
uguale al vettore donda dellonda diffusa:

2
' k k

= =


Siamo interessati a sapere quale sia lampiezza dellonda incidente in un qualunque punto del reticolo rispetto
allorigine. Definiamo quindi un vettore che colleghi lorigine ad un qualunque nodo del reticolo.

Fig. 1: Sistema di riferimento.
Onda incidente ed onda diffusa
Londa incidente avr quindi, in un generico punto reticolare, un ritardo di fase riconducibile allorientazione dei vettori
k e . Lampiezza dellonda incidente in un punto del reticolo, definito rispetto allorigine, sar quindi:

( )
0
ik
F F e

=

i

dove: k il vettore donda della radiazione incidente;
Supponiamo ora che londa incidente sia diffusa dal punto reticolare sotto forma di unonda sferica:

( )
' ik r
e
F r
r
=


dove: r = r in quanto lo scattering isotropo.
E lecito domandarsi quale sar lampiezza dellonda diffusa da in un punto P, esterno al cristallo e distante R
dallorigine.

Fig. 2: Sistema di riferimento.
Per capirlo seguiamo passo passo il percorso compiuto dallonda. Londa incidente arriver in con un ritardo di fase
rispetto allorigine di:
ik
e


i

allarrivo in londa sar diffratta, giunger quindi in P con un secondo ritardo di fase:
' ik r
e
Lampiezza dellonda diffusa dal nodo nel punto P sar quindi:
'
0
ik r
ik
P
e
F F e
r


i

Alcune approssimazioni
E per necessario tenere conto che R , in tutti i casi reali, molto maggiore delle dimensioni del cristallo ed
in tali condizioni R >> ed r pu essere approssimato con R.
In base alle assunzioni appena fatte possiamo cercare di riesprimere il modulo di r:
( )
2
2 2 2
2 r R R R = = +


i

2 2 2
2 cos r R R = +

15
2 2
2 cos r R R = +

2
2
1 2 co r R
R R

s = +

poich R >> ,
2
/R
2
sar trascurabile:
1 2 cos r R
R

=

E ora possibile sviluppare in serie la radice secondo:
( ) 1 1 ... x x

+ = + +

1
1 2 cos
2
r R
R


| |
=
|
\ .

cos r R =
Possiamo quindi riscrivere F
P
come:
( ) ' cos
0
ik R
ik
P
e
F F e
r


i

' ' co
0
ik R ik
ik
P
e e
F F e
r
s


i

' '
0
ik R ik
ik
P
e e
F F e
r

=


i


i

Lultima espressione ottenuta lampiezza dellonda in un punto P del cristallo.
Possiamo inoltre applicare lapprossimazione r ~ R e sostituire il termine 1/r con 1/R.
Lampiezza dellonda in P risulter allora:
'
'
0
ik R
ik ik
P
e
F F e e
R

=


i i

( )
'
'
0
ik R
i k k
P
e
F F e
R

=


i

battezzando ora:
' k k k =


dove: k il vettore donda nella direzione di scattering R (poich r ~ R);
k il vettore donda della radiazione incidente;
k detto vettore di scattering.
Otteniamo quindi:
'
0
ik R
i k
P
e
F F e
R

=


i

Londa diffusa raccolta in un punto P
Dobbiamo infine tenere in considerazione le caratteristiche del o degli atomi che si trovano nei nodi del reticolo, in
quanto lintensit dello scattering dipender dalla densit elettronica del cristallo. Inseriremo quindi un fattore di forma
atomica f:
'
0
ik R
i k
P
e
F F e f
R

=


i
(pippo)
2.1.2 Onda diffusa dallintero cristallo
Somma sugli atomi del cristallo
Per ottenere la forma dellonda diffusa dallintero cristallo necessario sommare le onde diffuse da tutti gli n atomi che
lo costituiscono, ciascuno con il proprio fattore di scattering f
n
:
0
n
ik R
i k
n
n
e
F F e f
R



| |
=
|
\ .



i

dove:
n
il vettore che collega ln
esimo
atomo allorigine e non detto coincida con un nodo del reticolo di Bravais.
Somma sui nodi del reticolo di Bravais e sugli atomi della base
Possiamo a questo punto ricordare che ad ogni nodo del reticolo di Bravais associata una base, traslando la base in
ogni nodo del reticolo costruiremo la struttura cristallina. E allora possibile esprimere le coordinate di un singolo
atomo rispetto al nodo reticolare a cui la base associata, e successivamente rispetto alla sua specifica posizione nella
base :
n B l
= +



16

Fig. 3: Sistema di riferimento.
Sfruttando quindi la periodicit del reticolo cristallino, possiamo spezzare la sommatoria:
n l B
i k i k i k
n l
n B l
f e e f e

| | | |
=
| |
\ .\ .



i i i
l
Quindi lampiezza dellonda diffusa da tutto il cristallo in un punto P risulter:
0
ll B
ik R
i k i k
l
B l
e
F F e f e
R


| | | |
=
| |
\ . \ .



i i

dove : i primi due termini sono costanti;
il terzo la somma su tutti i nodi del reticolo di Bravais;
il quarto la somma su tutti gli atomi costituenti la base.
Lespressione appena ottenuta il cosiddetto fattore di struttura, lintensit dellonda diffusa proporzionale al modulo
quadrato del fattore di struttura , quindi:
2 2
2
2
0
2
ll B
i k i k
l
B l
F
F e f e
R

=



i i

Analizziamo ora singolarmente i termini che compongono questa espressione cio:
Il fattore di Laue, che ci dice se sono soddisfatte le condizioni di diffrazione.
Il fattore di struttura, che determina le intensit relative delle varie riflessioni permesse.
Il fattore di forma atomica, che determina il potere di scattering di un atomo.
2.1.2.1 Il fattore di Laue
Analizzando la sommatoria sui nodi del reticolo di Bravais:
2
B
i k
B
Q e

=



i

ricordiamo che
B
un vettore di Bravais e pu essere scomposto nei vettori primitivi del reticolo:

B
ma nb pc = + +


dove: a, b, c sono i vettori elementari del reticolo;
m, n, p sono numeri interi.
Scomponiamo quindi la sommatoria Q in tre termini:
( ) ( ) ( )
2 2 2
1 1 1
a b c
M M M
m n
i k a i k b i k c
m n p
Q e e e


=



i i
p
i

dove: L
a
= M
a
a la lunghezza del cristallo nella direzione a.
L
b
= M
b
b la lunghezza del cristallo nella direzione b.
L
c
= M
c
c la lunghezza del cristallo nella direzione c.
Analizziamo ora come ogni singolo termine pu essere riscritto sommando la serie geometrica, nel caso particolare in
cui non sia estesa fino allinfinito:
( )
2 2
1
1
1
1
iMx M
l
ix
ix
l
e
e
e


Ricordiamo poi che:
( ) ( )
2
1 1 1
ix ix ix
e e


= e


( ) ( )
2
1 1 1
ix ix ix
e e

= e

2
1 1
ix ix ix
e e e

1 = +

2
1 2 2
2
ix ix
ix
e e
e


=

2
1 2 2c
ix
e x

= os

Ma:
2
1 1
sin cos
2 2 2
A
A =


17
2
1 1
1 4 co
2 2
ix
e x

| |
=
|
\ .
s

2
2
1 4 sin
2
ix
x
e

=

Quindi:
2 2
2
2
sin
1
2
1
sin
2
iMx
ix
Mx
e
x
e


Possiamo allora riscrivere Q come:
2 2 2
2 2 2
sin sin sin
2 2 2
sin sin sin
2 2
a b c
M M M
k a k b k c
Q
k a k b k c
| | | | |

| |
\ . \ . \
=
| | | | | |

| | |
\ . \ . \ .
2
|

|
.


i i

i

i i i

dove: M
a
, M
b
, M
c
il numero di vettori elementari necessario per definire tutti i nodi del reticolo nelle tre dimensioni
a, b, c.
La figura di diffrazione quindi data da una serie di picchi in cui il maggiore ha area proporzionale a M
a
M
b
M
c
ovvero
al numero complessivo di nodi del reticolo di Bravais.
Le equazioni di Laue
2 k a h =

2 k b k =

i 2 k c l =


i
Le posizioni dei massimi di Q corrisp dono ai fattori d scattering che so disfano le cosiddette equazione di Laue.

on i d
dove: h,k,l sono dei numeri interi; solo nellanalisi successiva scopriremo che sono gli indici di Miller.
E possibile dimostrare l affermazione appena fatta (sui massimi di Q) studiando la funzione:
( )
2
2
sin
2
sin
2
M
x
f x
x
| |
|
\ .
=
| |
|
\ .

che periodica con periodo x = 2.
Per x = 2n, f(x) assume il valore massimo assoluto:
( )
( )
( )
2
2
2
sin
2
sin
M n
f x n M
n

= = =

lo possiamo capire sfruttando il limite notevole:
0
sin
lim 1
x
x
x

=

Cerchiamo quindi di farlo comparire nellespressione di f(x) moltiplicando e dividendo per le opportune quantit:
( )
2 2
2
2
2 2
0 0
2
sin
2 2 2
lim lim 1 1
sin
2
2 2
x x
Mx x Mx
f x M
x
Mx x

| | | | | |
| | |
\ . \ . \ .
= =
| |
| | | |
|
| |
\ .
\ . \ .


dove: svolgere il limite per x 0 corrisponde a valutare la funzione trigonometrica in un valore prossimo a 2 (o un
suo multiplo intero.
Inoltre vi sono massimi relativi per:
2 1 n
x
M

+
=

e minimi assoluti per:
2n
x
M
=


Fig. 4: andamento della funzione f(x)

18
La larghezza del picco 2/M per cui larea del primo picco proporzionale a
2
1
M M
M
=

2.1.2.2 Il fattore di struttura
Questo paragrafo inserito a questo punto per consequenzialit logica, ma per comprenderlo necessario aver gi
analizzato la parte successiva sul reticolo reciproco.
Il fattore di struttura dipende dal numero, dalla posizione, dalla distribuzione elettronica degli atomi nella base.
Il fattore di struttura ha la forma:
2
&
ll
i k
l
l
f e

=



i

dove: la sommatoria sugli atomi base.
Ha senso calcolare questo termine solo se siamo in condizioni di riflessione alla Bragg (in caso contrario il fattore di
Laue sarebbe nullo ed annullerebbe lintensit dellonda diffusa), il vettore di scattering sar allora pari ad un vettore
del reticolo reciproco:
k G =


Otteniamo allora:
2
&
ll
iG
l
l
f e

=



i

dove: un vettore del reticolo reciproco. G ha kb lc

= + +

un vettore che individua le coordinate atomiche della base.


l l l l
u a v b wc = + +
Analizzando il prodotto scalare ad esponente:
( ) ( ) l l
G ha kb lc u a v b w

= + + + +
l l
c


i i


( ) 2
l l l
G u h v k = + + i

l
wl
Il fattore di struttura risulta quindi:
( )
2
2
&
l l l
i u h v k w l
l
l
f e
+ +
=


E importante comprendere come definire univocamente le coordinate atomiche della base. Innanzitutto noi partiamo
dalla cella unitaria convenzionale (quella dei reticoli di Bravais, che contiene un solo nodo reticolare per cella) anche
per descrivere celle non unitarie (ad esempio corpo centrato, facce centrate), questa scelta semplifica la trattazione del
fattore di Laue, infatti in questo modo pi semplice definire i nodi del reticolo. Questo ci costringer a scegliere
attentamente gli atomi che fanno parte della base, in quanto dovremo essere in grado di riprodurre anche le celle non
unitarie.
Facciamo un esempio, cerchiamo di descrivere un reticolo fcc. Come abbiamo detto necessario partire dalla cella
unitaria convenzionale, quindi consideriamo la cella unitaria cubica convenzionale. E per necessario definire la base
in modo tale da descrivere complessivamente un reticolo fcc. Questo possibile scegliendo una base quadriatomica con
atomi posti in: (0,0,0) (0,, ) (,0, ) (,,0).
Nel caso di un reticolo bcc, la cella unitaria convenzionale sar sempre quella cubica, ma la base dovr essere biatomica
con atomi in (0,0,0) (,, ).
2.1.2.3 Il fattore di forma atomico
Anche il fattore di forma atomico, come il fattore di struttura ha senso solo in condizione di diffrazione (massimi del
fattore di Laue):
k G =


Fino ad ora abbiamo supposto che la carica elettronica fosse concentrata in un insieme di punti geometrici, ma questa
unapprossimazione in quanto la carica in realt distribuita nello spazio interatomico.

Fig. 5: Sistema di riferimento, importante capire che ora collega due punti interni ad nodo reticolare e non pi
due nodi reticolari.
Il fatto che la carica non sia pi considerata puntiforme impone di tenere in considerazione gli effetti di interferenza
interni ad ogni atomo, questo possibile proprio grazie al fattore di forma atomico. Possiamo allora costruire il fattore
di forma atomico pensando che la carica sia distribuita in un volume V (che rappresenta il volume dellintorno di un

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singolo atomo) con una densit numerica n(). Londa incidente investir quindi ogni volume infinitesimo dV che a sua
volta si comporter come un centro di diffusione. Londa diffuse da un volume dV, raccolta in un punto a distanza R
dallorigine, avr la forma:
'
0
ik R
i k
P
e
F F e
R

=


i

ma i termini legati allampiezza dellonda incidente F
0
e allampiezza di unonda sferica diffusa dallorigine:
' ik R
e
R

sono costanti per ogni atomo preso in considerazione e sono gi contenuti nella pippo.
Il termine importante per considerare gli effetti di interferenza allinterno del volume V quindi lesponenziale:
i k
e

i

integrato (intergare sommare, e dalla somma di onde viene fuori linterferenza) su tutti i volumetti dV allinterno di V.
Definiamo allora il fattore di forma atomico come:
( )
i k
V
f n e d


dove: n() la densit numerica di carica riferita alla carica elettrica fondamentale e
-
, nel volumetto infinitesimo dV
in posizione .
Supponiamo che la carica sia distribuita intorno ad un atomo con simmetria sferica, potremo allora trattare come uno
scalare:
( ) ( ) n n =


Possiamo quindi riesprimere il fattore di forma atomica in coordinate sferiche secondo questa geometria:

Fig. 6: coordinate sferiche ( ).
Otteniamo allora:
( )
cos
2
sin
i k
f n e d d d




=


( )
( )
( )
1 2
cos
2
0 1
cos
i k
0
f n d e d


d


( )
( )
1
cos
2
0
1
2
i k
e
f n d
i k

(
(
=
(


( )
( )
2
0
1
2
i k i k
f n d e e
i k


( )
2
0
2sin
2
k
f n d
k


( )
2
0
sin
4
k
f n d
k


E utile sottolineare che il fattore di forma atomica una funzione di k:

( )
( )
2
0
sin
4
k
f f k n d
k


= =


Ricordiamo che siamo in un massimo di diffrazione, per cui vale la costruzione di Bragg:

20

Fig. 7: Costruzione geometrica di unonda riflessa.
Da cui otteniamo unespressione per k :
4
2 sin sin k k

= =


pu essere anche visto come:
sin
f f

| |
=
|
\ .

Analizziamo come varia il fattore di forma atomica al variare dellangolo di incidenza e quindi di k, poniamoci nel
limite di incidenza radente:
0 sin 0 0 k


Ma se k tende a zero, nellintegrale per f compare il limite notevole:
0
sin
lim 1
x
x
x

=

per cui:
( )
2
0
0
lim 4
k
f n d


che corrisponde allintegrale della densit numerica di carica in tutto lo spazio:
( )
2
0
0
lim 4
k
f n d


Z = =


dove: Z il numero atomico dellatomo considerato.
Il fattore di forma atomica permette quindi di tenere conto dellintensit di scattering in funzione di un distribuzione
continua di carica e dellangolo di incidenza del fascio di raggi X.
Possiamo allora affermare che il fattore di forma atomica rappresenta il rapporto tra lampiezza della radiazione diffusa
in una certa direzione dalla distribuzione reale di carica e lampiezza diffusa nella stessa direzione da un atomo
puntiforme.



























21
2.2 Il reticolo reciproco
2.2.1 Definizione di reticolo reciproco
Dato un reticolo di Bravais R generato dai vettori elementari a, b, c tale che:

B B
R ma nb pc = + +


si definisce reticolo reciproco R* linsieme dei vettori k tali che:

1
B
i k
e

=

i

ovvero:
2
B
k p =


i

dove p intero. Nellanalisi precedente avevamo gi scomposto
B
nelle sue componenti, trovando le equazioni di
Laue:
2 k a h =


i 2 k b k =

i 2 k c l =


i
dove: h, k, l sono interi.
I vettori primitivi del reticolo reciproco
Tutti i vettori donda che soddisfano le condizioni di Laue sono generati come combinazione lineare di tre vettori
elementari a*, b*, c*:
, , h k l
k ha kb lc

= + +



Dove i vettori a*, b*, c* sono i generatori del reticolo reciproco e sono cos definiti:

( )
( )
2 b c
a
a b c


i

( )
( )
2 c a
b
a b c


i

( )
( )
2 a b
c
a b c

=


i

Grazie a queste espressioni saremo in grado di ricostruire i vettori primitivi del reticolo reciproco dati i vettori primitivi
del reticolo diretto. E importante quindi individuare sempre la cella primitiva del reticolo diretto, quindi quella che
contiene un solo punto reticolare ed ha il minore volume possibile.
Eseguendo il prodotto scalare di tutte le possibili combinazi ni dei vettori a, b, c, con i vettori a*, b*, c* otteniamo: o
0
0
2
2 0
0 2
0 0
a a a b a c
b a b b b c
c a c b c c




= = =
= = =
= = =


i i i


i i i


i i i

e ci rendiamo conto che se a, b, c sono ortogonali anche i vettori del reticolo reciproco sono ortogonali; quindi, quando
due giacciono su un piano il terzo normale al piano individuato dai primi due.
Un generico vettore del reticolo reciproco
Si noti che R* esso stesso, per definizione, un reticolo di Brava s ovvero:

i
( ) , , : k R h k l I G ha kb lc

= + +



Questo vuol dire che tutti i punti del reticolo reciproco saranno individuati da un vettore G:

G ha kb lc

= + +


costruito come combinazione lineare dei vettori primitivi a*, b*, c*.
2.2.2 Reticolo reciproco e diffrazione
E importante capire in che modo il reticolo reciproco utile nel comprendere il fenomeno della diffrazione.
Ricordando le equazioni di Laue possiamo affermare che i massimi di diffrazione corrispondono ai valori di k che
soddisfano le relazioni:
2 k a h =


i 2 k b k =

i 2 k c l =


i
ne segue una corrispondenza biunivoca fra i massimi della figura di diffrazione e i vettori dello spazio (reticolo)
reciproco. Ovvero potremo scrivere:
k ha kb lc

= + +



dove: h, k, l sono interi.
Quindi se k uguale ad uno qualsiasi dei vettori del reticolo reciproco G le condizioni di diffrazione sono verificate:

k G =


Normale a un piano di un reticolo cristallino
E utile ricordare come ogni vettore del reticolo reciproco sia normale ad un piano del reticolo cristallino diretto. Questa
una nozione fondamentale in quanto un vettore normale ad un piano individua unintera famiglia di piani paralleli.
Scegliamo un generico vettore G del reticolo reciproco:

G ha kb lc

= + +



e cerchiamo di dimostrare che tale vettore normale al piano individuato dagli indici di Miller (hkl).
Il vettore G sar normale ad un piano del reticolo diretto passante per i punti ma, nb, pc se normale ad ogni vettore
che giace in quel piano.
Sicuramente i vettori:
ma nb



22
ma pc


nb pc
giacciono nel piano individuato dai punti ma, nb, pc.

Fig. 8 : i vettori differenza giacciono nel piano ma, nb, pc.
Sfruttiamo il prodotto scalare tra vettori colari hanno prodotto scalare nullo):

per imporre la normalit (vettori perpendi
( ) ( ) ( )
0 G ma nb G ma pc G nb pc = = =


i i i

Sviluppando i prodotti scalari otteniamo:

( ) ( )
( ) ( )
( ) ( )
0
0
0
G ha kb lc ma nb hm kn
G ha kb lc ma pc mh pl
G ha kb lc nb pc nk pl



= + + = =
= + + = =
= + + = =


i


i


i

Queste tre condizioni sono soddisfatte se:
1
m
h
=

1
n
k
=

1
p
l
=

Ma questi, a meno di un fattore intero (il m.c.m tra h,k ed l), sono gli indici di Miller (hkl) del piano passante per ma,
nb, pc.
Quindi ad ogni punto del reticolo reciproco (o ad ogni vettore G) associata una famiglia di piani del reticolo diretto.
Meglio ancora dire che ogni punto del reticolo reciproco generato dal contributo complessivo della diffrazione di
una famiglia di piani del reticolo diretto, questa affermazione sar dimostrata nel paragrafo dedicato allequivalenza
Laue-Bragg ed alla costruzione di Ewald.
Separazione dei piani di un reticolo cristallino
Possiamo ancora estrarre unimportante informazione dal reticolo reciproco, infatti la distanza interplanare d(hkl) tra
due piani (hkl) proporzionale allinverso del modulo del vettore G(hkl). Si pu subito notare che laffermazione
appena fatta coerente con il fatto che le distanze tra due punti del reticolo reciproco siano in m
-1
.
Se un vettore qualsiasi del reticolo diretto che congiunge lorigine con il piano (hkl) e un versore nella direzione
G(hkl).

Fig. 9: Distanza di un piano reticolare dallorigine.
Sfruttando le propriet del prodotto scalare cerchiamo di proiettare il vettore lungo la direzione , posiamo allora
scrivere:
( )

G d hkl =

i

Scegliamo un vettore del reticolo diretto che congiunga lorigine al piano (hkl):
a
ma
h
= =



e formuliamo il versore come:

G
G
G
=


Possiamo ora sostituire, ottenendo:

23
( )
a G
d hkl
h G
=

i

Calcoliamo il prodotto:
( )
2 a G a ha kb lc h

= + + =


i i

ed otteniamo il valore della distanza tra due piani di indici (hkl):
( )
2
d hkl
G

=

Equivalenza Laue-Bragg
Dimostriamo ora come le equazioni di Laue, sintetizzate llequivalenza:

da
k G =


siano equivalenti alla legge di Bragg:
2 sin
hkl
n d =

Immaginiamo studiare la riflessione di unonda di vettore donda k su un piano hkl:

Dalla geometria della riflessione ricaviamo che:
2 sin k k =


che, per la condizione di diffrazione, uguale a:
2 sin G k =


poich noi conosciamo il modulo di G:
( )
2
G
d hkl

=

otteniamo:
( )
2
2 sin k
d hkl

=

( )
2 2
2 sin
d hkl

=

Che la legge di Bragg per riflessioni del primo ordine:
( ) 2 si d hkl n =

Gli ordini di riflessione superiori al primo si ot ngono pensando a dei vettori G, multipli interi di G:

te
' G nG nha nkb nlc

= = + +



dove: il vettore G individua un piano parallelo a hkl, ma ad una distanza 1/n dallorigine, tale piano puramente
immaginario, ma serve per far s che la differenza di cammino tra due piani realmente esistenti sia esprimibile
come n.
Con tale considerazione otteniamo:
( )
2 2
2 sin n
d hkl

=

( ) 2 si n d hkl n =

Costruzione di Ewald
La legge di Bragg ha un elegante significato geometrico nel reticolo reciproco, la sfera di Ewald che lespressione
grafica della condizione di diffrazione:
k G =


Ricordiamo la forma esplicita di k:
' k k k =


dove: k il vettore donda dopo lo scattering;
k il vettore donda della radiazione incidente;
G connette due punti qualsiasi del reticolo reciproco.

24

Fig. 11: Sfera di Ewald.
Individuiamo una direzione di incidenza IA parallela a k. Scegliamo lungo questa direzione unorigine O e tracciamo
un sfera di raggio:
2
OA

=

Immaginiamo che nel punto A sia posto un campione cristallino. Di questo campione concentriamoci sulla famiglia di
piani passante per AAA (genericamente hkl) e perpendicolare al piano del foglio. Abbiamo quindi individuato una
porzione del reticolo diretto di soli tre punti A, A,A. Associato a questo reticolo diretto ci sar il corrispondente
reticolo reciproco, riportiamo entrambi i reticoli sulla stessa figura (entrambi centrati in A).
Immaginiamo che un punto del reticolo reciproco giaccia sulla superficie della sfera (il reticolo reciproco prodotto
dal reticolo diretto; quindi a seconda della forma del reticolo cristallino diretto, della sua orientazione spaziale e della
lunghezza donda della radiazione incidente , uno o pi punti del reticolo reciproco possono trovarsi sulla sfera di
Ewald), chiamiamo P questo punto.
Ci accorgiamo allora che, per costruzione geometrica, il vettore:

( ) AP G hkl =


quindi il suo modulo rappresenta il dispacing tra i piani hkl:
( )
2
d hkl
G

=

Inoltre, per le propriet degli angoli al centro ed alla circonferenza:
2
2 sin G

=

2
2 sin
G

=

2 sin
hkl
d =

che la legge di Bragg.
Quindi langolo langolo a cui raccogliamo il segnale diffratto dalla famiglia di piani hkl.
Tutte queste informazioni riassumono i paragrafi precedenti e si possono ricavare con una semplice costruzione
geometrica.
Se avessimo un TEM
Se facciamo una fotografia di un materiale cristallino, magari per mezzo di unanalisi TEM otteniamo la mappa della
struttura cristallina reale, quindi una mappa del reticolo di Bravais diretto R.
Sempre con il TEM possibile passare in modalit diffrazione, in questo modo otterremo la mappa del reticolo
reciproco R*.
2.2.3 La prima zona di Brillouin
La cella di Wigner-Seitz
Le cella di Wigner-Seitz definita come il pi piccolo poliedro limitato da piani perpendicolari ai vettori del reticolo
che uniscono due punti vicini e tali da intersecare nei punti mediani tali vettori. Dalla definizione segue che la cella
Wigner-Seitz il luogo geometrico dei punti pi vicini ad ogni punto del reticolo reciproco.

Fig. ??: Costruzione della cella di Wigner-Seitz in due dimensioni.
Prendiamo in considerazione un reticolo cubico a corpo centrato:

25

e cerchiamo i vettori di lunghezza minima che uniscano due punti del reticolo diretto:
( )
100
2
k x
a
y z

= + +


( )
010
2
k x y
a
z

= + +


( )
001
2
k x y
a
z

= + +


( )
100
2
k x
a
y z

= +


( )
010
2
k x
a
y z

= +


( )
001
2
k x
a
y z

= +



( )
111
2
k x y
a
z

= + + +


( )
111
2
k x
a
y z


Generando dei piani, perpendicolari a questi vettori e passanti nel punto medio di ognuno di essi, otteniamo il seguente
solido geometrico:

Fig. ?? Cella di Wigner-Seitz di un reticolo cubico a corpo centrato.
Nel caso in esame la cella di Wigner-Seitz un poliedro dato dallintersezione degli otto piani intersecanti nel punto
medio, degli otto vettori sopraelencati.
Al fine di contenere la cella Wigner-Seitz allinterno della cella cubica elementare, il solido viene intersecato con un
cubo di spigolo 2/a ottenendo quindi un poliedro con 6 facce quadrate e 8 facce esagonali, ovvero un ottaedro tronco.
Per ragioni storiche la cella di Wigner-Seitz del reticolo reciproco anche detta prima zona di Brillouin.
Importanza della prima zona di Brillouin
Il concetto di zona di Brillouin estremamente importane in quanto tutti i vettori del reticolo reciproco che toccano una
parete della prima zona di Brillouin soddisfano anche le condizioni di diffrazione alla Bragg.
Per dimostrare quanto appena affermato concentriamoci sulla condizione di diffrazione:

k G =


sappiamo inoltre che se G un vettore del reticolo recip co, lo sar anche G, quindi:

ro
k G =


Ricordando poi la forma del vettore di scattering:
' k k k =


otteniamo:
' k k G =


Valutiamo ora il quadrato del vettore k:
2 2
' 2 k k k G G
2
= +

i
Ma poich noi consideriamo che lo scattering sia elastico, possiamo semplificare k
2
e k
2
:

2
2 G k = i G
Per capire il significato fisico di questa espressione (che un semplice rimaneggiamento della condizione di
diffrazione) dividiamo ambo i membri per il modulo del vettore G:

2
G G
k
G
=

i

ci rendiamo quindi conto che stiamo proiettando il vettore k lungo la direzione .
Supponiamo ora che il vettore G congiunga lorigine del reticolo reciproco con i suoi atomi primi vicini, ricordiamo
inoltre la definizione di prima zona di Brillouin ottenuta facendo passare un piano perpendicolare a G nel suo punto
mediano.

26

Fig. ??: Proiezione di k lungo la direzione .
E allora chiaro che un qualunque vettore del reticolo reciproco k che parta dallorigine e arrivi sul piano mediano avr
una componente in direzione pari a G/2. Ma questo vuol dire che ogni vettore che congiunge lorigine alla prima
zona di Brillouin soddisfa le condizioni di diffrazione.
2.2.4 Esempi di reticoli reciproci:
Reticolo diretto cubico
Fig. ??:
I vettori elementari della cella primitiva nel reticolo diretto sono:

a x a
b y a
c z a
=
=
=


Possiamo allora ricavare i vettori elementari della cella primitiva del reticolo reciproco:
( )
2 2

0 1 0
0 0 1
x y z
b c a a x = =


( ) ( )
2 3
a b c ax a x a x x a
3
= = i i i


=
( )
( )
2
2

b c
a x
a
a b c


= =


i

( )
( )
2 2

c a
b y
a
a b c


= =


i

( )
( )
2
2

a b
c z
a
a b c

= =


i

Fig. ??:
La cella elementare ancora cubica, di lato 2/a ed ha la stessa orientazione della cella elementare nello spazio reale.
Reticolo diretto: cubico a facce centrate (fcc)
Fig. ??:
I vettori elementari della cella primitiva nel reticolo diretto sono:
( )
( )
( )

2

2

2
a
a x
a
b y
a
c z
y
z
x
= +
= +
= +


Possiamo allora ricavare i vettori elementari della cella primitiva del reticolo reciproco:
( ) ( )
2 2

0 1 1
4 4
1 0 1
x y z
a a
b c x y z = = +



( ) ( ) ( ) ( )
2 2 3
1 1
2 4 8
a a a
a b c x y x y z = + + = + =


i
3
4
a

( )
( )
( )
2
2

b c
a x
a
a b c


= = +

y z


i

( ) ( )( ) ( )
2 2 2

1 0 1 1
4 4 4
1 1 0
x y z
a a a
c a x y z x y z ( = = + + = +


+


27
( )
( )
( )
2 2

c a
b x
a
a b c


= = +

y z +


i

( ) ( )( ) ( ) ( )
2 2 2

1 1 0 1 1
4 4 4
0 1 1
x y z
a a a
a b x y z x y z ( = = + + =

+

( )
( )
( )
2
2

a b
c x
a
a b c

= =

y z +


i

Fig. ??:
La cella elementare , come si pu vedere in figura cubica a corpo centrato.



28