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Dal felice connubio tra lesperienza trentennale di avvocato lavorista dellautore dellopera e dalla sua successiva elezione a consigliere

nazionale della FENALC al congresso di Latina, nasce lidea di offrire un aiuto concreto agli amici presidenti di circolo per il superamento delle varie problematiche in tema di adempimenti formali e burocratici di natura legale, lavorativa, contrattuale, contabile, finanziaria e fiscale. Per GUIDA PRATICA, quindi, si intende un breve manuale operativo che spieghi in termini semplici il cosa fare, il quando fare, il come fare, uno strumento di facile ed immediata consultazione inteso come vademecum comportamentale di buone prassi di gestione. La gratuit dellofferta dellopera testimonia lo spirito di servizio con il quale stata concepita e si pone come una finestra aperta al dialogo costruttivo con quanti avessero interesse a collaborare con il neonato CENTRO STUDI E RICERCHE sulle dinamiche dei fenomeni sociali, che ha la sua sede provvisoria presso il Comitato Provinciale di Brindisi, e che altro non che una equipe di tecnici specializzati nel settore Non Profit che sono coordinati dallo scrivente e contattabile al n. 349-8690216. La predetta iniziativa nasce dalla considerazione che, le associazioni ed i circoli, negli ultimi anni, hanno acquisito un proprio ruolo strategico nel nuovo disegno del Welfare, collocandosi tra la sfera del pubblico e la sfera dellimprenditoria privata, ruolo che, con lintroduzione del principio della sussidiarit, ha sviluppato una autonoma capacit di contribuire alla crescita economica e culturale del Paese. La presente occasione propizia per formulare un saluto ed un sincero augurio di buon lavoro a tutti gli associati FENALC. Avv. Italo Sgueglia

GUIDA PRATICA PER LA CORRETTA GESTIONE DEL CIRCOLO


La Costituzione della Repubblica Italiana, universalmente ritenuta una delle migliori al mondo, riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona umana, delluomo, sia come singolo cittadino, che come componente delle formazioni sociali nelle quali, sotto varie forme e denominazioni, si sviluppa la sua personalit. Accade che, nonostante il gran parlare di Stato sociale, il nostro legislatore,ad oggi, non ha ancora trovato la volont politica diretta a disciplinare le dinamiche dei fenomeni sociali, in un contesto di continue mutazioni della societ civile nazionale. Accade che, la mancanza di unorganica regolamentazione giuridica dellarea del non profit, in tutte le sue varie forme di associazionismo ispirato ai principi della solidariet e della utilit sociale, costringe gli addetti ai lavori ad un continuo impegno di interpretazione della scarsa normativa relativa ai cosiddetti enti non commerciali di tipo associativo, quali, appunto, sono i circoli della FENALC. Per agevolare lapproccio ad una elementare conoscenza di quanto necessario conoscere per poter gestire correttamente una associazione di promozione sociale, si adottato il metodo della divisione della complessa e variegata materia in tre macrosettori, che sono: Capitolo 1 - NORMATIVA CIVILISTICA E DEL LAVORO Capitolo 2 - NORMATIVA AMMINISTRATIVA; Capitolo 3 - NORMATIVA TRIBUTARIA E FISCALE CAPITOLO PRIMO - DISCIPLINA CIVILISTICA Essa comprende i punti basilari, che, indicativamente sono i seguenti: 1) Natura e posizione giuridica del circolo in riferimento alle norme della Costituzione e del Codice Civile; 2) Modalit di costituzione di unassociazione; 3) Organi sociali del circolo;

4) Diritti e doveri del circolo. 1) NATURA GIURIDICA DELLASSOCIAZIONE Il circolo assume la figura giuridica della libera associazione non riconosciuta (priva, cio, del riconoscimento della personalit giuridica da parte dellordinamento giuridico). Il circolo si caratterizza come organizzazione stabile creata da un gruppo di cittadini per il perseguimento in comune di uno scopo ideale e non lucrativo. La vita interna del circolo regolata esclusivamente dalla volont degli associati. Lassociazione, come organizzazione collettiva, che, pur non essendo sottoposta al controllo dello Stato, trova tutela e disciplina sia nella Costituzione, che nel Codice Civile. In particolare, la Costituzione riconosce, allart. 2, il diritto dello individuo-cittadino di far parte di organizzazioni sociali; allart. 9, riconosce il diritto alla cultura ed allo sviluppo della propria personalit sociale; allart. 18, riconosce il diritto di associarsi liberamente per il perseguimento di fini non vietati dalle leggi penali.. con riferimento alla normativa ordinaria, gli artt. 36, 37 e 38 del Codice Civile delineano la particolare fisionomia dellassociazione che, si pone e viene riconosciuta come soggetto distinto e diverso dagli associati, i quali ne formano la base sociale, ed, in quanto tale, dispone di una propria autonomia patrimoniale e gode di una propria autonoma capacit negoziale e processuale, che si realizza attraverso le deliberazioni legittimamente assunte dagli organi sociali interni. In definitiva, quindi, la associazione un contratto tra pi soggetti che si propongono e si impegnano a lavorare insieme per realizzare un interesse comune e condiviso. Il circolo una struttura aperta, nella quale possono confluire nuovi associati, senza che il loro ingresso modifichi la struttura di base posta in essere con latto costitutivo. 2) - MODALIT DI COSTITUZIONE DEL CIRCOLO Il modo pi frequente di costituzione di un circolo quello del sorgere spontaneo di un comitato di cittadini, i quali, nella veste di soci promotori, dopo aver individuato e concordato le finalit comuni ed abbozzato un programma di attivit diretto a realizzarle, riuniti in assemblea costituente, approvano latto costitutivo e lo statuto sociale e procedono alla nomina delle prime cariche sociali, offrendo, sin da subito, ad altri cittadini la possibilit di fare adesione (di entrare a far parte del sodalizio) con il semplice mezzo della presentazione di una domanda di ammissione a socio. Va subito precisato che, anche se il nostro sistema giuridico non richiede, per la costituzione di unassociazione privata, alcuna specifica formalit, si consiglia che latto costitutivo e lo statuto sociale siano redatti in forma scritta, sia come atto pubblico notarile, sia come scrittura privata registrata presso lUfficio delle Entrate territorialmente competente, perch innumerevoli sono le circostanze in cui il circolo deve allegare alle proprie istanze copia dei propri atti fondanti. A titolo di esempio si ricorda la denuncia di inizio di attivit (DIA) al Sindaco del Comune in cui ha sede il circolo; la comunicazione dellavvio del servizio di somministrazione di alimenti e bevande ai propri soci; la richiesta di contributi alle pubbliche amministrazioni; la possibilit di ricevere ed accettare sponsorizzazioni e cessioni di beni a titolo di liberalit ed, infine, la possibilit di svolgere attivit di tipo commerciale, in via occasionale o strumentale rispetto allattivit istituzionale, anche e soprattutto per ragioni di autofinanziamento. 3) Gli atti fondanti e fondamentali dellassociazione sono: a) latto costitutivo; b) statuto sociale. A-) LATTO COSTITUTIVO Latto costitutivo il documento che racchiude e condensa gli intendimenti comuni ed i programmi di attivit sociali dichiaratamente voluti dai soci, e che, in quanto tale, individua con esattezza loggetto sociale. Latto costitutivo viene redatto, nella maggioranza dei casi, nella forma della scrittura privata da registrarsi presso lUfficio delle Entrate, per assolvere allobbligo di iscrizione allanagrafe tributaria. Latto costitutivo viene posto in essere nel corso

dellassemblea costituente promossa dai soci fondatori, per autoconvocazione, nella forma di verbale della riunione, sottoscritto dal presidente eletto e dal segretario verbalizzante.. Latto costitutivo si configura come patto associativo di natura contrattuale, un contratto a pi parti, che, per la sua stessa validit, deve contenere i seguenti elementi essenziali: a) scopo ed oggetto sociale; b) mancanza di fine di lucro; c) elenco dei soci costituenti; d) denominazione e sede sociale; e) data di costituzione f) indicazione dei componenti del primo Consiglio Direttivo; g) indicazione di componenti eletti alle altre cariche sociali. B-) LO STATUTO SOCIALE Lo statuto latto che, per accordo intervenuto tra i soci costituenti, fissa le regole per il funzionamento della vita del circolo e si pone, quindi, come patto associativo di natura contrattuale per il perseguimento delloggetto sociale. In quanto contratto, lo statuto deve contenere i seguenti elementi essenziali: a-) la denominazione e la sede del circolo; b)gli scopi e le finalit non lucrative; c-) le norme di ammissione a socio; d-)- il principio di uguaglianza di diritti dei soci; e-) il principio di uguaglianza di doveri dei soci; f-) il patrimonio sociale; g-) la intrasmissibilit della quota associativa; h-) lobbligo di redazione annuale di un rendiconto economico di gestione; i-) la durata del patto sociale l-) la procedura di modifica delle norme statutarie; m-) la procedura di scioglimento e lobbligo di devoluzione del residuo patrimonio a fini di pubblica utilit; n-) gli organi sociali dellassociazione, i loro compiti, i loro poteri e le relative modalit di elezione. Analizzando i predetti elementi esenziali, si precisa che: la denominazione sociale altro non che il nome del circolo, il marchio distintivo, che, in quanto tale, gode di specifica tutela giuridica ai sensi dellart. 7 del C.C., che ne sanziona luso illegittimo e labuso dello stesso. La sede sociale il luogo in cui si svolge la vita associativa; Gli scopi e le finalit individuano i principi e le regole su cui il circolo basa la propria azione nello svolgimento delle attivit sociali e nella fornitura di servizi ai soci ( ad esempio, la mancanza di fine di lucro e leventuale servizio di ristorazione interna al circolo); le norme di ammissione a socio servono a regolare i rapporti tra il circolo ed il socio, condensate, talvolta, in un regolamento interno che precisa i contorni ed i vantaggi dello status di socio; gli associati possono essere di numero illimitato ed a tutti riconosciuta la parit di diritti, che vanno dal diritto di voto a quello di elettorato attivo e passivo (per i maggiorenni), dal diritto di avere la tessera sociale nominativa, al diritto di recesso, al diritto di fruire dei servizi organizzati dal circolo per se e per i componenti della propria famiglia, per i quali non vi lobbligo di prendere la tessera. Lassociato ha il dovere di rispettare lo statuto e leventuale regolamento interno; di sottostare alle decisioni legittimamente assunte dagli organi sociali; al dovere di versare le quote associative annuali e quelle suppletive per poter usufruire di particolari servizi. Il socio, sempre e comunque, obbligato a tenere un comportamento che non arrechi, in alcun modo, danni allassociazione. In caso di mancato rispetto dei predetti doveri, il socio pu essere prima sanzionato e, poi, espulso dal circolo; Il patrimonio sociale il fondo comune, indivisibile durante la vita dellassociazione, che assomma tutti i cespiti patrimoniali che pervengono al circolo, a qualsiasi titolo, dalle quote associative annuali, ai contributi elargiti dalla pubblica amministrazione. Il patrimonio, in definitiva, la cassa sociale con la quale far fronte alle obbligazioni assunte nei confronti di terzi, i quali, solo in via sussidiaria, possono agire nei confronti di coloro che hanno operato in nome e per conto del circolo; Al socio riconosciuta la facolt di recedere dal rapporto associativo, mediante lettera di dimissioni indirizzata al Consiglio Direttivo, ma non ha mai il diritto di pretendere la restituzione della quota sociale e degli altri eventuali contributi versati. La quota associativa annuale, infatti, per disposizione statutaria, nominativa ed intrasmissibile a qualunque titolo. La dirigenza

del circolo tenuta a redigere, alla fine di ogni esercizio sociale, un bilancio della attivit di gestione, sotto la forma di rendiconto economico; Normalmente la durata della vita dellassociazione fissata a tempo indeterminato, cio sino a quando la maggioranza dei soci ha interesse a tenerla in piedi. Circa la procedura di modifica delle norme statutarie, si afferma il principio che la materia riservata all esclusiva competenza della Assemblea Generale, sia essa ordinaria, che straordinaria, che deve presentare un quorum di presenze non inferiore alla met pi uno degli aventi diritto al voto e delibera a maggioranza assoluta dei presenti. Lassemblea, quindi, pu deliberare la messa in stato di liquidazione dellassociazione, statuendo, insieme alla procedura di scioglimento del sodalizio, anche la destinazione delleventuale patrimonio residuo ad altra associazione avente fini analoghi; Gli organi del circolo sono strutture interne elettive che hanno il potere di porre in essere atti vincolanti per la base sociale, sotto la forma di deliberazioni che esprimono la volont dellassociazione e garantiscono la corretta gestione delle attivit sociali programmate. 3) ORGANI SOCIALI Gli organi dellassociazione sono: 1. LASSEMBLEA GENERALE DEGLI ASSOCIATI; 2. IL CONSIGLIO DIRETTIVO; 3. IL PRESIDENTE; 4. IL COLLEGIO DEI SINDACI; 5. IL COLLEGIO DEI PROBIVIRI: LASSEMBLEA GENERALE lorgano deliberante e sovrano. Ad essa hanno diritto a partecipare tutti gli associati per deliberare democraticamente, sulla base di un Ordine del Giorno prefissato, sulle questioni pi importanti, come la nomina dei componenti del Consiglio Direttivo, lapprovazione del bilancio, sia preventivo che consuntivo, e del rendiconto economico e patrimoniale di fine danno. Allassemblea compete, inoltre, di approvare leventuale regolamento interno; decidere, come giudice di appello, sui ricorsi presentati dai soci avverso le decisioni assunte, in primo grado, dal Collegio dei Probiviri; decidere, in ogni caso, le linee generali di programmazione delle attivit sociali e decidere sulle proposte di modifiche statutarie e di scioglimento dellassociazione. LAssemblea Generale Ordinaria, ma pu anche essere straordinaria, quando convocata per discutere e deliberare su problemi di particolare urgenza ed importanza. LAssemblea, in prima convocazione, regolarmente costituita con la presenza della met pi uno degli aventi diritto al voto, ivi compreso il computo dei soci rappresentati per delega scritta, e delibera a maggioranza assoluta dei presenti. Ove non si raggiunga il numero legale alla prima convocazione, in seconda convocazione (che deve essere sempre prevista e programmata), lAssemblea validamente costituita qualunque sia il numero degli intervenuti e delibera a maggioranza dei presenti. LAssemblea convocata dal presidente del circolo, in via ordinaria, almeno una volta allanno, per lapprovazione del rendiconto economico e patrimoniale di gestione ed, in via straordinaria, quando ne sia fatta richiesta da almeno un terzo della base sociale o dal Collegio Sindacale, entro il termine di trenta giorni dalla richiesta. Lannuncio della convocazione dellAssemblea deve essere comunicato agli associati almeno dieci giorni prima, mediante avviso affisso in bacheca, indicante il giorno, lora e la sede della riunione e deve elencare, chiaramente, nellOrdine del Giorno i punti messi in discussione. LAssemblea presieduta dal presidente del circolo o da un suo delegato e le deliberazioni adottate devono essere annotate nello apposito registro dei verbali dellassemblea. Le votazioni, su ogni singolo punto, normalmente, avvengono per alzata di mano ed eccezionalmente per appello nominale.

Il CONSIGLIO DIRETTIVO lorgano esecutivo del circolo, nel senso che ad esso spetta mandare ad esecuzione le deliberazioni assunte dallAssemblea. Tale organo si compone di un numero di membri compreso tra tre e nove, i quali, eletti dallassemblea, durano in carica, normalmente, per un triennio e sono rieleggibili Il C.D. amministra il patrimonio del circolo ed, in stretta collaborazione con il presidente, esercita la gestione pratica di tutte le attivit dirette al raggiungimento dello scopo sociale Il C.D. decide limporto della quota associativa annuale a copertura dei costi di esercizio e delle eventuali spese straordinarie. Il Consiglio delibera a maggioranza assoluta ed i suoi atti di gestione devono essere annotati nellapposito Registro dei verbali del Consiglio Direttivo. Nel caso di rinnovo delle cariche sociali il C.D. uscente resta in carica, per il disbrigo dellattivit di ordinaria amministrazione, sino al passaggio di consegne alla nuova dirigenza eletta. IL PRESIDENTE del circolo, che viene eletto dal Consiglio Direttivo nel suo seno, ha la rappresentanza legale nei confronti dei terzi e la rappresentanza processuale nei rapporti esterni. Il presidente convoca e presiede il Consiglio Direttivo e stipula gli atti relativi alle attivit sociali, sostituito dal vice-presidente in caso di suo impedimento o di prolungata assenza. IL COLLEGIO SINDACALE lorgano di controllo, di garanzia e di trasparenza nella gestione degli affari sociali. Il Collegio composto da tre membri effettivi che durano in carica per lo stesso periodo previsto per i componenti del Consiglio Direttivo e sono rieleggibili. Il Collegio elegge nel suo seno il presidente, al quale compete di convocare e presiedere le riunioni. Il Collegio ha il compito di verificare periodicamente la contabilit presentata dal C.D., quale organo di gestione, raffrontandola con le pezze giustificative di spesa esibite ed ha il compito di esaminare il rendiconto economico di gestione, per poter redigere la relazione di accompagnamento dello stesso alla Assemblea, per la sua approvazione. Gli atti compiuti dal Collegio devono essere annotati nellapposito registro dei verbali del Collegio S.. IL COLLEGIO DEI PROBIVIRI si compone di tre membri eletti dallassemblea e dura in carica sino alla scadenza prevista per gli altri organi. Il Collegio lorgano giudiziario interno di primo grado, al quale demandato il compito di dirimere le controversie insorgenti tra gli associati e tra questi e gli organi sociali, decidendo, senza losservanza di particolari procedure, ma in via equitativa e nello spirito di bonaria composizione. Avverso le decisioni assunte dal Collegio ammesso fare ricorso, in grado di appello, allassemblea generale degli associati, con specifico punto allO.del G. e con deposito di memorie difensive. ADEMPIMENTI OBBLIGO DI TENUTA DEI LIBRI SOCIALI In ottemperanza al criterio della trasparenza e della regolarit gestionale, nello svolgimento delle attivit sociali, i responsabili della gestione del circolo devono istituire una serie di registri ed un sistema contabile semplificato di documentazione delle entrate e delle uscite. LIBRO SOCI - che lelenco delle generalit complete di tutti gli associati; LIBRO DEI VERBALI DELLE ASSEMBLEE che la raccolta sistematica delle delibere assunte in assemblea; LIBRO DEI VERBALI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO che la raccolta sistematica delle delibere dellattivit di gestione dellorgano esecutivo; LIBRO DEI VERBALI DEL COLLEGIO SINDACALE che la raccolta dellattivit di controllo svolta periodicamente dai revisori contabili;

LIBRO VERBALI DEL COLLEGIO DEI PROBIVIRI che la raccolta dei provvedimenti assunti nei casi sottoposti ad esame e giudizio. DIRITTI DEL CIRCOLO Nel quadro della tutela generale assicurata alle associazioni non riconosciute, ad esse sono riconosciuti alcuni diritti fondamentali, che, in quanto tali, non possono essere sospesi, n misconosciuti da alcuna altra norma o da alcuna autorit esecutiva. Il nostro sistema giuridico riconosce alle associazioni non riconosciute i seguenti diritti fondamentali: a) Libert di associazione Diritto riconosciuto e garantito dallart. 18 della Costituzione alla associazione alla quale concesso il diritto di costituirsi senza aver bisogno di alcuna autorizzazione di Pubblica Sicurezza, n permesso o autorizzazione di altra autorit statale o locale. b) - Libert di manifestazione di pensiero e di stampa. Il circolo pu usare tutti i mezzi di diffusione per far conoscere il proprio programma e messaggio sociale, con la sola esclusione dellutilizzo dei mezzi usuali di propaganda commerciale. c) - Libert di riunione. Allinterno della propria sede sociale ed altrove il circolo pu tenere riunioni per i propri soci, senza doverne dare avviso alle autorit e munirsi di autorizzazioni di polizia. d) - Inviolabilit del domicilio. La sede del circolo gode della stessa garanzia di inviolabilit che riconosciuta alla abitazione privata. La perquisizione della sede sociale pu essere effettuata solo se supportata da specifico mandato emesso dal giudice territorialmente competente, salvo il caso di fragranza di reato o presunzione di esso ai sensi della legge penale. In ogni caso gli agenti di P.S. e della tributaria sono tenuti ad indicare al responsabile del circolo il motivo del loro intervento. DOVERI DEL CIRCOLO In estrema sintesi, si pu affermare che il circolo e per esso i dirigenti in carica hanno soltanto il dovere di osservare il complesso di disposizioni legislative che lattuale ordinamento giuridico pone a carico del singolo cittadino italiano. Da quanto predetto deriva che, per alcune attivit, come ad esempio la gestione del servizio bar-ristoro, per gli spettacoli e per le operazioni di tipo commerciale, che pure sono ammesse e permesse, in via sussidiaria ed occasionale, ai soli fini dellautofinanziamento, il circolo deve sottostare alla normativa amministrativa e fiscale che regola la singola materia di interesse. In tal senso va intesa la prescrizione di osservanza di un minimo di adempimenti formali, come la tenuta dei libri sociali, per la verbalizzazione delle delibere adottate; della prima nota-cassa e del consuntivo economico e patrimoniale, i quali sono tutti strumenti finalizzati a garantire la regolarit e la trasparenza della gestione del circolo, anche a futura memoria DISCIPLINA DEL LAVORO In considerazione del fatto che lassociazione ed il circolo fonda la sua stessa ragione dessere nello svolgimento di attivit di utilit sociale, non poteva non trovare, nelleconomia generale dellopera, una breve accenno alla disciplina del settore del lavoro, anche se la comune esperienza insegna che, nella organizzazione gestionale del circolo, la stragrande maggioranza delle attivit lavorative finalizzate al raggiungimento degli scopi istituzionali sono svolte dagli associati, a titolo di volontariato, inteso come impegno sociale e non retribuito per cui, solo raramente, si possono verificare situazioni configurabili come rapporto di lavoro dipendente, sia esso a tempo pieno che a tempo parziale. Lattivit lavorativa che si svolge allinterno del circolo si pu raggruppare in tre tipologie: A) Lavoro volontario; B) Lavoro subordinato: C) Collaborazione con terzi.

Per lavoro volontario si intende la prestazione lavorativa del socio che non persegue un fine personale di carattere economico, ma persegue il fine della realizzazione delloggetto sociale del circolo, senza orario fisso di lavoro e senza obbligo della subordinazione. Trattasi, dunque, di prestazione lavorativa spontanea del socio a favore del sodalizio. Il lavoro subordinato, invece, quello a contratto, con tutte le implicanze relative al rispetto del Contratto Nazionale Collettivo di Lavoro. Lart. 2222 C.C. stabilisce che ci si trova davanti ad un contratto di lavoro autonomo quando una persona si obbliga a compiere, verso un corrispettivo, unopera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del cliente. c) Per quanto attiene alla disciplina del rapporto di lavoro dipendente, non avendo la FENALC stipulato alcun contratto a livello nazionale, i presidenti dei circoli possono stipulare con i dipendenti, contratti individuali, facendo riferimento alla normativa generale ed applicando le disposizioni del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro che pi si avvicina, per analogia, al tipo di attivit svolta dal circolo. Altra forma particolare di rapporto di collaborazione di natura associativa il contratto di associazione in partecipazione,con il quale lassociante riconosce allassociato (che, di solito, un socio) una partecipazione agli utili di gestione, in cambio di un determinato apporto di attivit lavorativa utile (come ad esempio, la gestione del servizio bar-ristoro). La caratteristica di questa forma di rapporto di collaborazione sta nel fatto che, pur mancando il vincolo della dipendenza, allassociante riconosciuta la facolt di impartire direttive di gestione, quali losservanza di un orario di lavoro. Mentre ai fini dellIVA, per le ragioni che saranno nei capitoli successivi specificate, non sussiste alcun obbligo per lassociante. Lassociato, viceversa, ha lobbligo di presentare, entro il 31 maggio di ogni anno la denunzia dei redditi con Mod. 740, per i guadagni conseguiti..Con riferimento alla normativa INPS, nessun obbligo sussiste per lassociante, mentre lassociato deve fare iscrizione, come lavoratore autonomo, entro il 31 dicembre di ogni anno.. Con riferimento alla normativa INAIL, per lassociante non stabilito nessun obbligo di legge.

CAPITOLO SECONDO
DISCIPLINA AMMINISTRATIVA
Il richiamato art. 18 delle Costituzione riconosce ai cittadini il diritto di associarsi liberamente, senza necessit di alcuna autorizzazione, per il perseguimento di fini sociali che non siano vietati dalla legge penale e dalle norme del buon costume. Il Ministero dellInterno, ad alcuni Enti Nazionali con finalit assistenziali, come la FENALC, ha attribuito, con proprio decreto, un ulteriore riconoscimento di Ente di Promozione Sociale, per lo sviluppo, nella societ civile, di una sana politica di gestione del TEMPO LIBERO, inteso come post-lavoro, mediante lincentivazione e la promozione di attivit culturali, sportivo-amatoriali, turistico-sociali e, comunque, ricreative in genere. Da tale riconoscimento discendono numerose agevolazioni che, per la propriet transitiva, si estendono a tutte le associazioni ed i circoli aderenti e affiliati alla FENALC. Lesempio pi chiaro e diffuso quello della gestione del servizio di bar-ristoro, allinterno della sede sociale. Infatti, se un circolo decide di offrire ai propri associati un servizio di ristorazione-bar, per una pi confortevole presenza nella sede sociale, non deve affrontare la trafila burocratica per la concessione dellautorizzazione amministrativa, perch ai sensi della Legge 287/91, i circoli affiliati agli enti nazionali riconosciuti assistenziali dal Ministero dellInterno, con proprio stesso decreto, restano esclusi dal piano commerciale comunale, con la conseguenza che, il circolo:

A) non deve essere iscritto alla Camera di Commercio; B) il presidente del circolo non deve essere iscritto al REC; C) il circolo non assoggettato ai limiti o contingenti che sono fissati per i pubblici esercizi e non deve, quindi, passare al vaglio del parere della commissione comunale. Unica condizione e requisito per poter usufruire della deroga alla normativa che regola lattivit dei pubblici esercizi quello che lattivit di somministrazione deve essere condotta dal presidente del circolo o da un suo incaricato. e, mai, comunque, nella forma imprenditoriale. NATURA GIURIDICA DEL CIRCOLO Innanzitutto va detto e ribadito il principio che il circolo privato non un pubblico esercizio, ma si configura come un ente non commerciale di tipo associativo, il cui oggetto esclusivo e principale lo svolgimento di attivit non commerciali. Il circolo, costituito secondo la normativa vigente, presenta le seguenti caratteristiche peculiari: 1. svolge la propria attivit a favore dei soci; 2. non ha fine di lucro, ma di promozione sociale; 3. un ente associativo, il cui oggetto principale non lucrativo; 4. le somme versate dal socio, per il godimento di servizi programmati e resi, assumono il carattere di finanziamento alla cassa sociale. ESERCIZIO ATTIVITA DI SOMMINISTRAZIONE Una volta verificata la presenza dei requisiti essenziali, che, si ripete, sono: 1. requisito della autorizzazione igienico-sanitaria per il locale destinato a sede dellassociazione; 2. il requisito del possesso per il personale addetto alla somministrazione di alimenti e bevande del richiesto libretto sanitario e la certificazione, per il responsabile del servizio, di aver frequentato un corso HACCP ex D.Lgs 155/97: 3. Il requisito delle sorvegliabilit del locale, ai sensi di legge; il presidente del circolo comunica al Sindaco del Comune di residenza lavvenuto avvio dellesercizio dellattivit di somministrazione di alimenti e bevande ai propri soci, normalmente con la presentazione della D.I.A.. 1. A tal proposito, va tenuto presente che il disposto dellart. 19 della Legge 287/91, che disciplinava tutti i casi in cui lo svolgimento di unattivit privata era subordinata allautorizzazione o, ad altro atto di consenso, stato superato e sostituito dal disposto dellart. 2 delle Legge 235/2001, che introduce la novit dellistituto della denunzia di inizio di attivit (DIA), per la somministrazione, da presentarsi, da parte dellinteressato ( il presidente pro-tempore del circolo) alla Pubblica Amministrazione competente, con la sola attestazione della esistenza dei presupposti e requisiti richiesti dalla legge. Il Comune, al quale va presentata la D.I.A., entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla data del protocollo di arrivo, deve, come atto dovuto e non discrezionale, verificare la sussistenza dei requisiti di legge. Ma, poich il controllo del Comune si fonda sullistituto del silenzio-assenzo, il circolo, pu, sin da subito, allestire e far funzionare, al proprio interno, il servizio di bar- ristorazione, sempre ad uso esclusivo dei propri associati. 1. Il Comune, si riprte, deve verificare la regolarit della costituzione del circolo nel termine perentorio di sessanta giorni dalla ricezione della DIA, termine oltre il quale decade dal potere di inibizione. Nel caso di riscontro di incompletezza documentale o carenza sanabile di requisiti, il Sindaco ordina lintegrazione in sanatoria della documentazione mancante, assegnando un termine di sessanta giorni per provvedere. Alla scadenza, del predetto termine, se il circolo non avr ottemperato a dare esecuzione delle prescrizioni notificate, si potr far luogo ad

ordinanza di cessazione dellattivit di somministrazione. Contro tale provvedimento, al circolo consentito presentare ricorso al T.A,R. (Tribunale Amministrativo Regionale) territorialmente competente, per richiedere la sospensione provvisoria del provvedimento impugnato. In definitiva, quindi, si pu ritenere che, decorso il termine di sessanta giorni dalla regolare e completa denuncia di inizio di attivit ed, in assenza di provvedimento formale di diniego del Comune, il circolo si deve ritenere legalmente costituito e legittimato ad operare, secondo le regole del proprio statuto.

CAPITOLO TERZO
DISCIPLINA FISCALE
Sotto laspetto fiscale le associazioni ed i circoli affiliati alla FENALC rientrano nella categoria dei cosiddetti enti non commerciali di tipo associativo (art.108 e segg. TUIR), in quanto sono strutture sociali organizzate, che non hanno per oggetto esclusivo o principale lesercizio di attivit commerciali ed il fine di lucro. Da tale qualificazione giuridica deriva limportante conseguenza che non tutte le entrate del circolo sono rilevanti fiscalmente e, quindi, soggette ad imposizione diretta (IRPEG) ed indiretta (IVA), ma soltanto, in via di eccezione, alcune di esse. Si parte dalla divisione delle associazioni e circoli in due grandi categorie: 1. Le associazioni che limitano la loro attivit solamente allesercizio dellattivit istituzionale, senza nemmeno prevedere la possibilit di alcuna altra entrata di tipo commerciale; 2. Le associazioni che svolgono, in via occasionale e strumentale allattivit istituzionale, anche attivit commerciali , come la somministrazione di alimenti e bevande ai soci e, talvolta, anche a terzi, come accade nel caso della gestione di un bar organizzato presso un impianto sportivo di calcio Tutte le associazioni ed i circoli, come primo atto successivo alla loro costituzione, devono, su apposito modello prestampato, sottoscritto dal presidente pro-tempore, fare richiesta di attribuzione del numero di codice fiscale allo Ufficio delle Entrate, territorialmente competente. Lacquisizione del numero di codice fiscale vale come iscrizione allanagrafe tributaria, senza comportare, per esso stesso adempimento, alcun obbligo fiscale per il circolo. Il codice fiscale si pone come elemento essenziale di operativit, perch deve essere indicato in molti atti posti in essere dal circolo, come ad esempio, la stipula di contratti di assicurazione; la registrazione del contratto di affitto o di comodato; i contratti per la fornitura di energia elettrica, di telefono e gas, di acquedotto e fogna e, comunque, deve essere indicato in tutte le domande per ottenere licenze ed autorizzazioni dalla pubblica amministrazione.Occorre tener presente che la omessa o inesatta indicazione del codice fiscale, nei casi in cui specificatamente richiesta, pu essere sanzionata con lerogazione di una pena pecuniaria. Per le associazioni ed i circoli che svolgono, in via occasionale o strumentale allattivit istituzionale, anche attivit di natura commerciale, il presidente deve richiedere lattribuzione del numero di partita IVA, adempimento che pu essere fatto contestualmente alla richiesta del numero di codice fiscale o anche successivamente, quando se ne verifichino le condizioni per doverlo fare.

REGISTRAZIONE DEGLI ATTI SOCIALI


Una volta ottenuto il numero di codice fiscale del circolo, ladempimento successivo quello di provvedere al pagamento della imposta di Registro, utilizzando un mod. F.23, da presentare ad uno sportello bancario o anche a mezzo di versamento su conto corrente postale, per limporto di .180,00. Una copia del versamento effettuato va allegata al duplice originale dellAtto Costitutivo e dello Statuto Sociale, muniti di una marca da bollo ogni cento righi. Con la registrazione degli atti sociali, avendo assolto la richiesta formalit di pubblicizzazione, il circolo ritualmente costituito come struttura sociale autonoma e, quindi, pu dare inizio allo svolgimento delle programmate attivit sociali

REGIME TRIBUTARIO DI FAVORE


La normativa vigente riconosce alle associazioni e circoli affiliati alla FENALC, in quanto enti non commerciali di tipo associativo, uno speciale regime tributario di favore, nel momento in cui individua un elenco tassativo di entrate alla quali riconosciuta la qualifica di proventi neutri ai fini fiscali, nel senso che si statuisce che le predette entrate non concorrono alla formazione del reddito. Questo trattamento agevolativo di non imponibilit, sia ai fini delle imposte sui redditi, che ai fini dellIVA, strettamente limitato ai proventi cosiddetti istituzionali, cio, alle entrate rivenienti dallo svolgimento di attivit poste in essere dal circolo in attuazione delle proprie finalit statutarie. Le entrate che non concorrono alla formazione del reddito del circolo sono: 1. Le quote associative, intese come il complesso di somme che lassociato versa alla cassa sociale per acquisire e conservare la qualifica di socio.; 2. Le quote integrative e suppletive per fruizione di servizi particolari, intese come somme versate dal socio per poter essere ammesso ad usufruire delle attivit programmate, quali ad esempio la frequenza ad un corso di formazione ed addestramento su materie rientranti nell attuazione delloggetto sociale; 3. La cessione a terzi di pubblicazioni realizzate per gli associati, intese come proventi rivenienti dalla vendita di periodici e pubblicazioni sociali a quanti ne facciano richiesta; 4. La somministrazione di alimenti e bevande, intesa come corrispettivi pagati dallassociato per la fornitura di alimenti e bevande presso il servizio interno di bar- ristorazione; 5. Lorganizzazione di viaggi e soggiorni turistici, intesa come somme corrisposte dal socio per poter usufruire di attivit promozionali di programmazione turistica e vacanziera organizzate dal circolo, a condizioni di favore, in riferimento ai costi del libero mercato; 6. I contributi concessi da Enti Pubblici o da terzi, intesi come atti di liberalit, diretti ad agevolare il perseguimento delle finalit istituzionali; 7. I contributi erogati da Enti Pubblici per lo svolgimento di attivit in regime di convenzione, intesi come somme concesse dallente pubblico per agevolare la realizzazione di attivit di notevole spessore sociale, rientranti, come servizio di pubblica utilit, sia nelle finalit dellente erogante, che dellassociazione percipiente; 8. Le raccolte pubbliche di fondi, intese come somme percepite per la vendita di beni di modico valore o la prestazione di servizi al pubblico, in occasione di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. I proventi di dette raccolte godono della totale esenzione da ogni tipo di tributo sia erariale che locale; 9. I proventi realizzati nello svolgimento di attivit commerciali connesse con gli scopi istituzionali, intesi come entrate derivanti da sponsorizzazioni, cene sociali, lotterie, ecc.., alla sola condizione che la predetta cessione di beni o prestazione di servizi sia effettuata in via occasionale e saltuaria.

CONDIZIONI DI ACCESSO AL TRATTAMENTO AGEVOLATIVO FISCALE


Le condizioni essenziali richieste dalla normativa vigente sono rappresentate dalla necessit di inserire negli atti sociali i seguenti principi di gestione: Il divieto di distribuzione, anche in modo indiretto, degli utili, avanzi di gestione, fondi e riserve di capitale durante la vita del sodalizio; Lobbligo di redigere ed approvare annualmente, entro il primo quadrimestre, rendiconto economico-patrimoniale di gestione, secondo le disposizioni statutarie;

Lobbligo di prevedere la eleggibilit di tutti gli associati alle cariche sociali, del voto singolo, della sovranit dellassemblea generale dei soci e della pubblicit delle deliberazioni e rendiconti; Lobbligo di redigere un rendiconto analitico della movimentazione delle entrate ed uscite di cassa, accompagnato da una relazione riepilogativa, sotto la forma di un bilancio consuntivo da realizzarsi alla fine di ogni anno sociale. La non trasmissibilit della quota associativa individuale e la sua non rivalutabilit; Lobbligo di devolvere il patrimonio residuo, in caso di scioglimento dellassociazione, ad altra struttura sociale avente fini analoghi. SINTESI RIEPILOGATIVA Sempre partendo dalla divisione degli enti non commerciali di tipo associativo in due categorie: A-) I circoli che non hanno proventi di tipo commerciale i quali, in quanto affiliati alla FENALC, Ente Nazionale Assistenziale e di Promozione Sociale riconosciuto dal Ministero dellInterno, devono operare come segue: a) Non devono richiedere alla pubblica amministrazione lattribuzione del numero della partita IVA, ma prendere ed usare solamente il numero di codice fiscale, essendo considerati consumatori finali; b) Devono tenere una contabilit istituzionale delle attivit sociali svolte, solo per comprovare la movimentazione delle entrate e delle uscite, per realizzare un rendiconto economico, che deve essere approvato annualmente allassemblea generale degli associati; c) Non devono presentare alla pubblica amministrazione alcun tipo di bilancio, ma limitarsi a tenere a disposizione la documentazione contabile per un triennio, per eventuali possibili controlli; d) Non devono presentare dichiarazione dei redditi. B-) I circoli che hanno proventi commerciali, devono: a) richiedere lattribuzione del numero della partita IVA; b) tenere una contabilit commerciale separata da quella istituzionale, per la determinazione del reddito imponibile; c) presentare la dichiarazione dei redditi, optando per uno dei tre regimi contabili previsti dalla legge. A tal proposito, vanno ricordate e riassunte in preciso elenco le entrate che, in ogni caso, non vanno assoggettate n alle imposte dirette, n allIVA, le quali sono: a) Le quote ed i contributi associativi di base, cio tutti i contributi versati alla cassa sociale dai soci, per il solo

fatto di essere tali; b) - I corrispettivi specifici ed i contributi aggiuntivi che i soci pagano per il godimento di particolari servizi resi dal circolo, motivati dalla necessit di coprire le spese dei maggiori costi di esercizio; c) - I contributi erogati da enti pubblici (stato, regione, provincia e comune) o da privati cittadini, a titolo di pura liberalit, in quanto diretti al finanziamento della attivit istituzionali del circolo. Riassumendo, le associazioni, siano esse di tipo a) o di tipo b), sempre per la loro natura di enti non commerciali di tipo associativo, godono di regime fiscale agevolato, che pu essere riassunto come segue: 1. sono considerati consumatori finali ai fini dellIVA, 2. non sono obbligati alla tenuta di alcun registro o libro contabile diverso dalla prima nota-cassa, che istituito per uso interno; 3. non devono presentare alcun tipo di bilancio agli organi della pubblica amministrazione;

4. devono richiedere ed operare solamente con il numero di codice fiscale, senza dove chiedere lattribuzione del numero di partita IVA; 5. non sono obbligati a presentare la dichiarazione IVA; 6. non sono obbligati al rilascio dello scontrino fiscale e/o di ricevute fiscali per compensi incassati. Con riferimento a questo ultimo punto, si ritiene utili provare a dare un doveroso contributo di chiarezza sul tema dellobbligo del rilascio o meno dello scontrino nello svolgimento dellattivit di ristorazione. Fermo restando che il bar- ristoro deve essere interno al circolo, le ipotesi possibili di gestione sono tre: 1. Bar gestito direttamente dal circolo, a mezzo di soci volontari o, anche dipendenti, le cui somministrazioni (alimenti e bevande) siano destinate e fornite solamente agli associati. In questa ipotesi, lattivit del servizio di ristoro viene inteso come attivit decommercializzata, con la conseguenza che le entrate del bar non sono imponibili ai fini fiscali; 2. Bar gestito direttamente dal circolo, a mezzo di soci- lavoratori volontari o anche dipendenti, in cui il servizio di ristorazione aperto anche a non soci (come, ad esempio, nel caso di gestione, da parte di unassociazione sportiva, di un bar collocato allinterno di un campo di calcio aperto al pubblico). In questo caso, le entrate costituiscono reddito dimpresa e sono soggette alla normativa fiscale prevista per le attivit commerciali; 3. Bar interno al circolo, ma affidato in gestione ad un gestore terzo, il quale deve essere iscritto al REC e deve rilasciare scontrino fiscale.