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NON CE NORD SENZA SUD di Trigilia

CAP. 1 N sfruttati n sfruttatori. Nord e Sud nel modello di sviluppo italiano L a convinzione che il nord abbia sfruttato la situazione di dipendenza delleconomia meridionale ha una storia lunga, trovando riferimenti su aspetti come la pressione fiscale e lemigrazione di forza lavoro. Dopo gli anni 50 attenzione agli incentivi usati come strumento per ristrutturare le imprese del Nord, e poi sul sostegno offerto dal mercato meridionale alla produzioni di beni/servizi del nord. Nella fase recente lidea di sud sfruttato stata proposta dopo laggravarsi della situazione del Mezzogiorno, ma trovano ampi consensi anche le idee della Lega sul Sud. Pi di recente si diffusa una nuova idea: Nord sfruttato dal Sud, considerando il flusso di risorse trasferite alle regioni meridionali pagate dal nord; in effetti esso grava sul carico fiscale, e in passato ha causato lallargamento del debito pubblico che ora va ridotto. Anche in questo caso la tesi sbagliata e forviante, visto che il nord ha tratto benefici dallemigrazione meridionale e dalla domanda di consumi degli stessi, ma i loro problemi derivano da fattori diversi rispetto agli oneri imposti dai trasferimenti al sud. Ci sono vincoli dellinefficienza dei servizi collettivi e diseconomie ambientali che valgono per tutto il paese, che chiamano in causa le istituzioni pubbliche e il ruolo della politica locale e nazionale. Non si pu leggere la crescita del Nord basata sullo sfruttamento del sud, n si pu spiegare il mancato sviluppo del sud come frutto dello sfruttamento del nord. Paradosso italiano: dinamismo locale e disordine pubblico Negli anni 70 crisi delle grandi imprese e crescita della industrializzazione leggera dei distretti di piccola impresa, questultimi specializzati nei beni per la persona e per la casa del made in Italy, si sviluppano nei contesti rimasti estranei allindustrializzazione fordista e allurbanizzazione metropolitana. Momento dello sviluppo della Terza Italia del Centro NordEst e pi tardi di alcuni territori del mezzogiorno. A met degli anni 70 curioso paradosso: da un lato leconomia si affermava e migliorava le condizioni di vita, alimentando la mobilitazione di energie imprenditoriali e lavorative, dallaltra queste energie nuove ritardano la modernizzazione politica del paese e la crescita di efficienza delle istituzioni pubbliche. La politica aumentava la spesa pubblica senza controllo, alla ricerca del consenso dei gruppi sociali e delle diverse aree territoriali. Occorre considerare la fase di mobilitazione collettiva e di accesso al conflitto industriale che si aperta negli anni 60, che aveva portato nuove pressioni sul governo: cera una forte domanda dal modo del lavoro dipendente che trovava nei sindacati un forte strumento di sostegno, a far fronte alla domanda cera un governo di centrosx debole e diviso (alleanza DC e PSI) che avvi negli anni 70 il compromesso politico. Crescita della spesa per interventi che soddisfa vano le richieste di ampliamento del welfare senza intaccare le condizioni di privilegio di politiche sociali, trattamento fiscale e protezione di mercato di gruppi di lavoratori autonomi/dipendenti pubblici. Queste politiche erano il fulcro del consenso dei decenni passati, per far fronte alla forte presa del partito comunista. Risultato rapida crescita delle spese, non accompagnata da entrate fiscali. Il sostegno a esportazioni e occupazioni ha ritardato la necessit di mettere in ordine conti pubblici, ma sosteneva il reddito e la domanda interna per le imprese, attraverso una sorta di keynesismo perverso, e forte capacit di esportazione del made in Italy. Il posto del Sud Ruolo piuttosto marginale, rispetto allascesa del modello italiano, dal punto di vista produttivo, ma rilevante per la domanda di beni di consumo prodotti dalle imprese del centro-nord e per il sostegno elettorale. Lo sviluppo di sistemi locali di piccola impresa nel Sud avviene in ritardo e rimane limitato(linea adriatica). Negli anni 80 zone del sud devono fronteggiare le difficolt crescenti dei poli industriali, viene

meno una strategia per lo sviluppo e la spesa pubblica assume un peso crescente nelleconomia del mezzogiorno: cresce la spesa corrente e salgono le spese per consumi delle famiglie. Dopo la seconda guerra mondiale si avvio una riforma agraria e la Cassa del Mezzogiorno per affrontare il problema del Sud. Prima fase della cassa impegno nella realizzazione di infrastrutture, importante la bonifica dei suoli e la diffusione dellacqua. Passando al 2secondo tempo2 delle politiche per il Sud lattenzione si spost sullindustrializzazione e risorse consistenti vennero concentrate sugli incentivi per attrarre grandi imprese esterne e indirizzamento al sud della localizzazione di imprese pubbliche. Si volevano innescare processi a valle non solo nelleconomia, ma anche nella societ civile, promuovendo crescita di nuovi gruppi sociali moderni. Questa fase di industrializzazione ha portato benefici nelle aree pi interessate alla localizzazione dei nuovi impianti, ma le conseguenze a medio lungo termine si sono rilevate meno efficaci delle aspettative. Il sistema di incentivi era rivolto a settori di base (petrolchimica e siderurgia), la crescita era limitata a un numero modesto di imprese, con effetti ridotti sulloccupazione. Le maggiori energie imprenditoriali vennero incanalate verso il commercio tradizionale e il settore pubblico/parapubblico. Motivi del minore radicamento del modello italiano del sud: maggiori diseconomie esterne (inefficienze delle politiche per creazione di strutture e servizi collettivi) e attrazione esercitata dallarea pubblica/parapubblica come strumento di occupazione e mobilit sociale. La spesa cresce in rapporto al Pil delle regioni del sud, il risultato una redistribuzione di risorse a favore delle regioni del sud che tuttavia finisce per non sostenere efficacemente uno sviluppo economico autonomo, ma lo ostacola. Il keynesismo perverso fino alla fine degli anni 80 non suscita reazioni critiche e mobilitazioni contro la redistribuzione di risorse a vantaggio del sud; non avviene per due motivi: carico fiscale rimane basso e le esportazioni per le imprese non sono ostacolate fino a quanto persiste la possibilit di svalutare la lira. PSI e DC traggono benefici in termini elettorali dallespansione della spesa pubblica nel mezzogiorno in chiave di sostegno al reddito. Il Sud ha svolto un ruolo importante nel modello italiano, dal punto di vista economico ha alimentato la domanda per i sistemi produttivi locali del centro nord grazie alle politiche di sostegno del reddito (sostituite a quelle di sviluppo) e dal punto di vista politico diventata unarea di consenso per le forze politiche al governo. La crisi degli anni 90 e i problemi di riorganizzazione delleconomia La miscela di dinamismo locale e disordine pubblico inizia a scricchiolare a fine anni 80: inserimento dellItalia nel sistema monetario europeo (limiti svalutazione), provocando un rallentamento delle esportazioni che perdono competitivit, inoltre vi vu un peggioramento di conti pubblici che aveva comportato unimpennata dellimposizione fiscale. Inizia a farsi sentire il nuovo movimento politica della Lega. Il paese si avvitava in una crisi economica seria, acuita dalla crisi politica pi grave dal dopoguerra che determin la scomparsa dei principali partiti di governo (DC e PSI) e del partito di opposizione (PCI). Anni di Tangentopoli, crollo muro di Berlino; gravi conseguenze sul vecchio sistema politico. Si esce dal sistema monetario europeo e si svaluta la moneta. Crisi del 92 chiude unepoca di sviluppo del paese, problema della riorganizzazione del modello di sviluppo (ancora oggi non c risposta). Governi tecnici degli anni 90: avviato risanamento conti pubblici, riduzione del deficit e controllo delinflazione. Governo centro sx di Prodi ha puntato sulladesione alleuro; Italia entra a far parte dellUE, trovando vantaggi su bassi tassi di interessi che hanno migliorato i conti e linflazione. Questi successi,per, hanno aggravato il problema della riorganizzazione del modello si sviluppo, non essendoci pi possibilit si svalutare, si reso pi urgente ladeguamento delle istituzioni da cui dipende un miglior rendimento delle attivit economiche. Nello scorso ventennio la situazione delleconomia reale sensibilmente peggiorata, causata da due principali fattori: inefficienza dei servizi pubblici/privati e delle infrastrutture che aumentano i costi per le imprese, e

la pressione della globalizzazione sulle produzioni del made in Italy pi esposte alla concorrenza di costo. Linefficienza dei servizi privati/pubblici non aperti alla concorrenza internazionale scoraggia investimenti esteri e fa aumentare i costi per le imprese italiane, nel momento in cui dovrebbero misurarsi con unaccresciuta concorrenza del processo di globalizzazione (es. prezzo elettricit pagato dalle imprese italiane superiore del 30% rispetto agli altri paesi). La globalizzazione ha accresciuto la concorrenza nelle fasce del made in Italy meno legate alla qualit, pi legate al costo, colpiti distretti e sistemi produttivi locali; in vari casi avviati processi di riorganizzazione significativi, guidati da medie imprese. Altro fattore negativo la scarsa capacit di introdurre nuove tecnologie informatiche da parte delle piccole imprese e la debolezza della componente dellapparato produttivo legata alleconomia della conoscenza. Nel Sud questi problemi sono maggiormente ampliati (tecnologia, made in Italy, conoscenza). La crisi internazionale degli ultimi anni ha aggravato i problemi delleconomia, ma essi era a tappeto da tempo; fuorviante dire che le condizioni del paese sarebbero migliori senza il sud. Non ci sono sfruttati e sfruttatori, ma due aree territoriali entrambe perdenti che pagano oggi un modello di sviluppo distorto e inefficiente. Necessita di avviare un processo di crescita che faccia dellintegrazione tra nord e sud una risorsa non pi un costo per tutti. CAP. 2 Il Sud e la crescita dellItalia Crisi internazionale portato a galla 3 principali temi: liberalizzazioni ed efficienza della PA, nuova regolazione dei rapporti di lavoro e infrastrutture; aspetti cruciali di crescita. Sviluppo del Mezzogiorno decisivo per almeno 4 motivi: Effetti della globalizzazione e integrazione europea: leuro ha reso stringenti i nodi irrisolti del passato, per quanto riguarda settori aperti alla concorrenza internazionale ha significato la mancanza del meccanismo di svalutazione per compensare i costi interni per inefficienze di servizi privati/pubblici. Concorrenza dei paesi emergenti implicazioni quali made in Italy e problema di costo. La pressione fiscale e contributiva sulle imprese e lavoro crescita maggiormente, se non si vuole compromettere la crescita delle imprese si dovrebbe abbassare il carico fiscale. Problema grave nel Mezzogiorno, una voce rilevante della spesa (per istruzione, sanit, assistenza, sviluppo economico) infatti costituita da trasferimenti a favore delle regioni che gravano sulla fiscalit generale. Per ottenere questo risultato si deve avviare una svolta nello sviluppo del sud che ne riduca la dipendenza dai trasferimenti. Essenziali i vantaggi che le regioni meridionali offrono a quelle del nord in ottica dellintegrazione europea e della globalizzazione. Per le imprese che devono competere con leuro in un contesto globale, ridurre la pressione fiscale diventa imperativo per la sopravvivenza. Lo stato, dati i vincoli UE, non pu alimentare trasferimenti consistenti alle regioni meridionali. Tensioni sociali. Leghismo meridionale?: i dati occupazionali (soprattutto giovanili i femminili) mostrano un quadro senza eguali, rendendo problematico lordine sociale. Esiti possono andare da forme di leghismo meridionale al rafforzamento della criminalit. Si sono verificate azioni di protesa, denominate movimento forconi che hanno riunito in Sicilia pescatori, agricoltori e autotrasportatori. Lidea di fondo che dietro i mali del sud ci siano sempre torti dello stato centrali, per i quali necessario ottenere riparazione con privilegi, esenzioni e trattamenti speciali. In Sicilia la spesa della regione negli ultimi 30 anni aumentata di 8 volte, ma questo incremento stato assorbito dalla spesa corrente, mentre quella in conto capitale (investimenti) rimasta al palo. La riduzione della spesa pubblica e il venire meno di vecchi rapporti politici tra centro e periferia, in questa situazione di forte disagio economico e sociale, spinga verso un nuovo leghismo meridionale, diverso dal Nord: si chiede di pi allo stato, invece di chiedere di dare meno.

I rischi di diffusione del capitalismo politico criminale: il peggioramento della situazione economica alimenterebbe un processo di compenetrazione tra criminalit organizzata ed economie locali nel mezzogiorno, che si estenderebbero fino al CentroNord. Il Sud sta diventando base del capitalismo politico-criminale (richiama il concetto di Weber del capitalismo politico). Attenzione alla compenetrazione tra mafie ed economie locali in attivit formalmente legali. Il calo degli episodio di conflittualit violenta (omicidi mafiosi) si accompagnato a una estensione delle mafie in economie formalmente legali, non una novit. Area grigia: percorso inverso, ovvero va dalle imprese e operatori verso le mafie (avvocati, burocrati, politici, professionisti); ci avviene in Sicilia, Campania e Calabria. Anche le mafie hanno incontrato difficolt con la globalizzazione, di fatti pi leconomia p locale e possibile da controllare maggiore sar il loro insediamento nel territorio. Si cerca di alterare la concorrenza e scoraggi ora linvestimento di nuove imprese e investitori esterni, si impedisce uno sviluppo autonomo e si alimentano forme di adattamento regressivo delle economie locali. Nuova tendenza: diffusione e radicamento in aree pi sviluppate del Centro nord, non limitandosi al solo controllo di traffici illeciti, ma alla compenetrazione con attivit economiche formalmente legali. Settori privilegiati dalla mafia: edilizia, appalti, trasporti, immobili, rifiuti, sanit (pi attiva langrangheta con Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia, Veneto, Roma). Gli effetti della globalizzazione hanno rese i mercati illegali pi instabili. I rischi di un allargamento del capitalismo politico-criminale al centro nord ci sono. Il Sud come opportunit di crescita: il Sud da una parte il problema pi grave per lo sviluppo, ma anche la pi grande opportunit di crescita, perch si aprono nuove opportunit di sviluppo. Ci sono risorse come il patrimonio culturale e ambientale, conoscenze scientifiche nelle universit, il saper fare diffuso, in particolare nellagricoltura. Di fatti questi settori sono tutti in crescita nei vari paesi emergenti. Occorre che le citt trasformino queste risorse in modo che possano integrarsi efficacemente favorendo la valorizzazione (conseguenza lavoro per giovani e donne). La crescita nel Sud favorirebbe investimenti per le imprese del Nord, e maggiori possibilit di vendere i loro prodotti al sud in un rapporto meno squilibrato, alimentato da uno sviluppo pi autonomo nelle aree del sud. Non ci sar una ripresa solida e rapida del Nord se non si determina una sviluppo del sud. Si deve avviare una strategia vera.

CAP. 3 Perch non si sciolto il nodo del Mezzogiorno? La risposta viene da cause economiche: carenza di capitale e competenze, arretratezza economica e sociale, concorrenza delle regioni pi avanzate; ma non solo questo, di recente stata elaborata una ipotesi riferita alla dimensione culturale, carenza di cultura civica. Il Problema: quanto e come arretrato il Sud? Economia e occupazione: il pi grande nodo irrisolto dallUnit, nel 1951 con un terzo della popolazione nazionale produceva un quarto del reddito nazionale. Tra il 1951-1975 il divario del reddito pro capite rispetto al centro nord rimasto stabile a meno del 60%, la maggior parte delle regioni del Sud ha un Pil pro capite la met di quello della Lombardia. La disoccupazione di 20 punti pi bassa di quella del Centro Nord (pi gravi giovani e donne). Gli addetti allindustria e servizi alle imprese sono il 9% della popolazione. Crescita loccupazione criminale. Lavoro irregolare 20% delloccupazione (doppia rispetto al Centro nord). Il mezzogiorno cambiato, una sensibile crescita: il Pil procapite triplicato rispetto agli anni 50. Le differenze tra regioni sono aumentati, alcune mosse dallo sviluppo, specie nella parte adriatica con una crescita manifatturiera significativa (made in Italy). Il Pil pro capite sceso dall80% al 70% nellultimo decennio.

Infrastrutture e servizi: pi forte il divario tra consumi privati e beni collettivi nelle regioni meridionali. Indici di dotazioni infrastrutturali pi bassi della media italiana (ferrovie, strade aeroporti). La dotazione fisica delle infrastrutture di trasporto inferiore nel mezzogiorno, ma il loro costo pi elevato. Le irregolarit nella distribuzione dellacqua sono triple rispetto al centro nord, servizio elettrico doppie. La raccolta differenziata il 19% contro il 40%. La qualit delle strutture sanitarie e lappropriatezza delle prestazioni diverge molto, i parti cesari sono il 52% contro i 29% del centro nord. I costi stessi della gestione sanitaria sono elevati, pi alta del 22% e quella delle convenzioni del 18%. Dotazione di scuole e rendimento dellistruzione sono molto problematiche, il tasso di abbandono scolastico del 23% (scuola media superiore). La durata dei procedimenti di primo grado e esecutivi in media di 1209 giorno (40% in pi rispetto al centro nord). Gestire unimpresa pi difficile e oneroso nel Mezzogiorno. Sviluppo fragile e servizi meno efficienti: nellItalia repubblica il sud cresciuto in termini di redditi, livelli istruzione, salute e condizioni di vita, ma i fati segnalano che i tentativi di una soluzione non sono abbastanza. Dal punto di vista economico problematico che non ci sia sviluppo autonomo che possa ridurre la dipendenza da trasferimenti esterni e innescare una crescita per auto sostenersi.

Aiuti insufficienti? Questa tesi implica una semplificazione sia con riferimento al suo uso nel dibattito politico, sia rispetto alle formulazioni che si pongono pi sul terreno scientifico. Questa idea di aiuti insufficienti molto radicata nelle classi dirigenti meridionali e condivisa da politici, media e rappresentanti del mondo imprenditoriale e del lavoro meridionale. Bisogna tenere conto della spesa pubblica indirizzata verso le regioni meridionali divisa in due componenti: risorse specifiche per finalizzare lo sviluppo economico (ex cassa del mezzogiorno) e trasferimenti legati alle politiche pubbliche ordinarie (enti locali, istruzione, sanit, prestazioni sociali). Il grosso della spesa pubblica del sud la seconda; le minori entrate sono dovute al minore reddito prodotto, a prescindere dallincidenza dellevasione. Si pongono problemi specifici di efficienza e di qualit della spesa stessa. Le regioni meridionali, grazie ai trasferimenti statali, hanno livelli di spesa corrente pro capite per il complesso dei servizi pubblici fondamentali in linea con quelli del centronord, ma mostrano un marcato divario in termini di presenza di alcuni servizi e qualit delle prestazioni. Occorre ricercare una spiegazione diversa dalla mera carenza di risorse come causa del cattivi funzionamento di molti servizi. Pi complessa la questione delle politiche direttamente finalizzate a sostenere lo sviluppo economico dei territori meridionali. Lammontare degli interventi pubblici per lo sviluppo ritenuti insoddisfacenti e la diminuzione degli ultimi anni della spesa. Partendo dal secondo la componente della spesa pubblica pi idonea per la nostra valutazione quella in conto capitale che comprende trasferimenti a imprese private, famiglie e istituzioni sociali e dallaltro investimenti pubblici. C stato un calo di trasferimenti alle imprese, scesi negli anni 2000 di circa il 40% a fronte di una sostanziale stabilit degli investimenti pubblici. Nel sud la spesa in conto capitale vede un peso maggiore dei trasferimenti rispetto agli investimenti pubblici, opposto al Nord. In sostanza gli investimenti pubblici sono minori nelle regioni meridionali, mentre dovrebbero essere pi elevati per far fronte alla carenza di infrastrutture e servizi. Il calo degli incentivi alle imprese nel 2000 non stato compensato da una crescita degli investimenti pubblici.

Aiuti inefficienti: il dominio degli incentivi Dominio incontrastato degli incentivi alle singole imprese si affermato molto presto. Negli anni 50 si investito nelle grandi opere infrastrutturali legate alle trasformazioni del settore agricolo, nel ventennio successivo sono stati promossi i poli industriali dei settori pesanti. La nuova mobilitazione e la responsabilizzazione delle forze locali intorno a progetti di sviluppo integrati dei territori. Esaurita la Cassa, negli anni 90 viene messa in campo una nuova politica di sviluppo che fa seguito a varie sperimentazioni di patti territoriali, ci si pone di stimolare la mobilitazione e responsabilizzazione delle forze locali intorno a progetti di sviluppo integrati dei territori (patti tra soggetti pubblici e privati di una determinata area). Idea di fondo crescita del capitale sociale relazionale come strumento di sviluppo locale. La cooperazione dovrebbe infatti favorire la realizzazione di beni e servizi collettivi atti a sostenere la crescita di determinati settori produttivi a livello locale, incentivati con contributi alle aziende. Non ha comunque realizzato i risultati sperati, per motivi diversi e complessi. La nuova programmazione ha dovuto sempre convivere con la preferenza di settori consistenti di tutto lo spettro politico per politiche di incentivazione e di sostegno individuale alle singole aziende, piuttosto che di promozione di beni collettivi per qualificare i territori. Gli interventi alle singole imprese sono stati lo strumento dominante delle politiche di sviluppo nelle diverse fasi, ma si rileva che, per esempio, con lattuazione della legge del 92 la presenza di incentivi determinano unanticipazione delle decisioni di investimento gi prese, mentre nella fase successive le imprese riducono gli investimenti a livelli inferiori rispetto a quelle che non hanno beneficiato delle agevolazioni. Le scelte di localizzazione e di investimento sono sempre pi condizionate dalla qualit del contesto ambientale, affidabilit della PA, capacit di ridurre economie esterne. Gli incentivi hanno creato un circolo vizioso, forti carenze per migliorare il contesto in termini di investimenti pubblici, ai quali segue una richiesta di altri incentivi per compensare le imprese dei maggiori costi. A questi fattori c da aggiungere la criminalit organizzata, inefficiente PA e diffusione di pratiche clientelari. La tesi dellinsufficienza degli aiuti non pienamente soddisfacente per spiegare linefficienza dei servi e la fragilit della struttura produttiva. Carenza di capitale sociale? Il centro nord dispone di maggiori capitali, migliori capacit organizzative, forza lavoro pi qualificata, istituzioni pi efficienti, necessit quindi per il Sud di aiuti dallo Stato e UE per creare quelle condizioni di competitivit. In questa tesi si da importanza alla cultura civica (Weber): concetto studiato negli anni 50 dallamericano Banfield, ricerca condotta in Basilicata, qui il contadino aveva una cultura basata sulla preminenza di legami familiari che ostacolava forme di cooperazione e azione collettiva. Pi tardi Putnam ripropone lattenzione sulla dimensione culturale che scoraggia lo sviluppo perch incoraggia comportamenti che non rispettano le regole collettive. Negli ultimi anni molta importanza al capitale sociale costituito da regole di comportamento socialmente approvate che favoriscono cooperazione, fiducia negli altri e istituzioni, e limitano i comportamenti opportunistici dei singoli. Risultati ricerca fatta dalla Banca dItalia: nel sud basso livello di capitale sociale, debolezza della cultura civica, bassi livelli di istruzione e regole elettorali che hanno scoraggiato la partecipazione politica. Il basso livello di capitale sociale scoraggia lo sviluppo locale, riducendo la produttivit, scoraggia la crescita dellimprenditorialit e contribuisce a tenere bassa la dimensioni di impresa attraverso scarsa fiducia e alti costi di transazione tra imprese. Il basso capitale sociale condiziona lo sviluppo in modo indiretto influenzando sullefficienza della PA, capacit di produrre beni collettivi e servizi, scarso interesse per la politica, poca fiducia verso di essa. La politica non aiuta lo sviluppo perch poco controllata dai cittadini e le modalit stesse di acquisizione del consenso potato a offrire clientelismo e assistenzialismo.

Il posto della politica Importante per capire perch non si sciolto il nodo considerare il ruolo della politica locale e nazionale nel condizionare lo sviluppo. Il basso capitale sociale alimenta una domanda politica particolaristica, ovvero legare il consenso elettorale ad aspettative di vantaggi per la propria famiglia o categoria di appartenenza, quindi la politica locale meno selezionata e poco basata sulle reali capacit di risposta ai problemi collettivi. Voto di scambio pi presente di quella di appartenenza (fedelt a una forza politica) e di quello di opinione. Nel periodo recente c stata una crescita del numero delle liste che vengono presentate nei comuni meridionali alle elezioni amministrative (nelle grandi citt del Mezzogiorno un aumento del 15%). La personalizzazione si accompagna a una maggiore instabilit del voto, dovuta alla tendenza di ricercare il miglior offerente. Nella Prima repubblica forte concorrenza allinterno della DC e pi tardi del PSI. Con la crisi degli anni 90 linstabilit aumentata ulteriormente, creando mobilit tra i blocchi di centro dx e centro sx; il mezzogiorno diventato decisivo per le elezioni politiche. Politica locale condizionata da una domanda pi particolaristica, alimentata da fattoli culturali ed economici-occupazionali, questa far pressioni a livello nazionale per avere pi risorse per lo sviluppo. La diffusione del welfare ha costituito la grande occasione per la politica meridionale; la classe politica utilizza le risorse e i maggiori poteri trasferiti a regioni e locali alimentando una sorta di capitalismo politico che ostacola uno sviluppo autonomo basato su attivit di mercato, invece di incoraggiarlo. Effetti perversi: Politica regionale e locale attira risorse lavorative ed energie imprenditoriali nel settore pubblico, diventando strumento cruciale per il consenso. Spesa PA totale sul PIL ha superato il 50%, gli addetti alla PA sono il 7,5% degli occupati complessivi Classe politica locale ostacola indirettamente le attivit di mercato, perch ha meno interesse a investire in beni e servizi collettivi. La classe politica ha favorito la modernizzazione di tradizioni criminali, soprattutto negli appalti e opere pubbliche, ma anche nella sanit privata convenzionata e in settori di energie alternative.

Non si possono, per, attribuire tutte le responsabilit alla classe politica locale, infatti i governi nazionali hanno un ruolo non trascurabile, non avendo posto vincoli alla destinazione ed efficienza della spesa regionale e locale sostenuta dai trasferimenti almeno fino a quando le finanze pubbliche lo hanno consentito. Inoltre hanno finanziato incentivi alle imprese nonostante gli scarsi risultati. La riluttanza dei governi nazionali a porre vincoli pi stringenti allallocazione delle risorse operata da regioni e governi locali, deriva dalla paura sulle sorti elettorali della propria coalizione. CAP. 4 Crescere risparmiando. Una strategia per il Sud Gli incentivi non hanno avuto gli esiti desiderati, perch non hanno affrontato alla radice le questioni delle diseconomie ambientali, ma solo compensarle, quando non hanno causato sprechi e corruzione. Va pensata una strategia per il sud capace di legale societ civile e politica, obiettivi a breve con quelli a medio lungo termine. Un pilastro da rafforzare: la societ civile La cultura civica pu limitare lopportunismo nei rapporti sociali e ridurre luso del particolarismo delle reti di relazioni; per farla crescere essenziale investire nellistruzione/formazione e una mobilitazione della societ civile, favorendo la maturazione di norme di comportamento che innalzino il costo morale delle azioni, scoraggiando quelle negative. Il rafforzamento della cultura civica passa anche attraverso processo che sono pi esterni rispetto alla sfera politica, tipo le organizzazioni di rappresentanza di interessi,

associazionismo o anche al ruolo della Chiesa; queste associazioni non svolgono a sufficienza una funzione formativa volta a far crescere aspettative e criteri di valutazione della politica non particolaristici. Importante la posizione presa dalla Confindustria contro la criminalit, anche la Chiesa sembra essere pi attiva. Due obiettivi per una strategia Utile innescare nellimmediato un processo di crescita di attivit solide di mercato nelle regioni del sud, obiettivo importante per tutto il paese (motivi: concorrenza, globalizzazione, ecc); si devono ridurre i trasferimenti senza compromettere i servizi fondamentali, indi si deve far crescere uno sviluppo autonomo capace di sostenere i costi. Si visto che le istituzioni pubbliche locali e regionali non contribuiscono nella misura necessaria a fornire beni e servizi collettivi efficienti ai cittadini e alle imprese, non realizzando economie esterne, inoltre le stesse istituzioni offrono unalternativa assistenziale alle attivit di mercato, con la crescita di aree di rendita politicamente protette, dove si insinua la criminalit organizzata. Una strategie efficace richiede che si affrontino insieme delle questioni: accrescere efficienza dei servizi alle persone riducendo costi (ripensamento opzione federalista), e accrescere lefficienza dei servizi alle imprese e infrastrutture per valorizzare le risorse locali presenti nei territori del mezzogiorno con imprese locali e investimenti esterni sani (politica di valorizzazione delle risorse locali). I limiti del federalismo Cambio dei rapporti tra centro e periferia iniziato negli anni 90, attraverso lelezione diretta dei sindaci con la riforma del 93, diffusione associazionismo, mobilitazione contro mafia, nuova programmazione a livello centrale (aspettative non confermate). I rischi di diffusione di un capitalismo politico e criminale sono seri. Bisogna essere consapevoli che unaccresciuta autonomia secondo il modello del federalismo fiscale non garantisce una valutazione pi matura da parte dellelettorato e una maggiore responsabilizzazione degli amministratori, servono controlli dal centro. Si devono porre vincoli che limitano lautonomia senza controlli della classe politica locale, aiutandola a innovare, lotta alla criminalit. Si deve intervenire con coraggio nei settori dei servizi pubblici locali, verificare i risultati e sanzionare. Il federalismo pu aiutare ma non pu significare un ritiro di responsabilit dal centro, anzi. Meno incentivi e pi beni collettivi per valorizzare le risorse locali Migliorare qualit dei servizi essenziali quali istruzione, sicurezza e giustizia, anche se la riduzione della manomorta della politica creerebbe delle tensioni occupazionali e sociali, e che il miglioramento di quei servizi non produce automaticamente la crescita di cui c bisogno. Essenziali politiche attive a sostegno dello sviluppo dei territori che facciano tesoro degli errori passati, innovando. Bisogno di sfruttare le doti del Sud, dati i tempi di globalizzazione e baso costo dei paesi emergenti, innovando e migliorando la qualit dei prodotti con attivit di crescita delleconomia della conoscenza, oppure valorizzare i beni come moda, incrementare il patrimonio ambientale e storico artistico. Nel Sud manca la capacit di coordinamento tra attori pubblici e privati intorno agli obiettivi di sviluppo dei territori, si deve colmare lo scarto tra dotazione e valorizzazione delle risorse locali, perseguendo due obiettivi contemporaneamente: maggiore intervento nei settori detti prima, senza sostenere una generica industrializzazione e organizzare lintervento con linee territoriali piuttosto che settoriali. Valorizzare le risorse locali significa metterle meglio in comunicazione (materiale e immateriale) con i mercati e potenziali fruitori, stimolare i soggetti pubblici/privati/locali a produrre beni e servizi collettivi

necessari, prevedere un fondo per lo sviluppo delle citt e territori gestito dal Governo con Regioni, fissando obiettivi e risorse da destinare verificando i risultati. Indispensabile la mobilitazione e maturazione della societ civile meridionale, interrompendo il circolo vizioso.