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Skopje, disavanzo record

Mai raggiunto un deficit commerciale cos profondo, ben 1,9 miliardi di euro: colpa soprattutto dei prodotti troppo costosi nel mercato dei Balcani Svelando un disavanzo commerciale da ben 1,1 miliardi di euro, che galopper fino a toccare la soglia di 1,9 miliardi di euro, le ultime stime sullimport-export macedone - rilevate da gennaio ad agosto e diffuse luned mattina dallIstituto statistico di Skopje sono inevitabilmente scoraggianti e destano non poca preoccupazione tra le fila della compagine governativa guidata dal premier Nikola Gruevski. Si tratta peraltro di dati record, mai raggiunti prima, visto che le esportazioni non hanno mai subito un crollo del genere scendendo a 2 miliardi di euro a fronte di 3,1 miliardi versati per le importazioni. Ad ogni modo la lista dei maggiori partner commerciali della Macedonia non cambia Germania, Grecia, Gran Bretagna, Serbia e Italia - e il settore leader nelle esportazioni resta quello metallurgico, seguto dallindustria dellabbigliamento e dal settore petrolifero. A risentire di un forte smottamento , invece, lagricoltura macedone che paga un inedito aumento delle importazioni e una crescente diminuzione delle esportazioni: un ribaltamento totale del trend passato caratterizzato da una notevole produzione ed esportazione nel settore agrario. Il noto economista macedone Zoran Vitanov, intervistato da Al Jazeera, attribuisce gran parte della colpa alla sopravvalutazione della moneta: Il denaro macedone - spiega lanalista - sopravvalutato di almeno il 20% e di conseguenza i prezzi dei beni nazionali sul mercato balcanico sono troppo alti. Eppure il Financial Times, con un reportage pubblicato la scorsa settimana, ha sostenuto che la Macedonia pu rivendicare di aver subito la pi lieve e sostenibile recessione finanziaria nel sud-est europeo, in parte grazie alla politica aggressiva perseguita finora per procacciare investimenti esteri. Dopo una contrazione dello 0,9% registrata nel 2009, l'economia ha mantenuto una crescita positiva fino al 2012, arrestandosi allo 0,3%. Anche se gli investimenti esteri hanno conosciuto un brusco rallentamento l'anno scorso, gli incentivi che includono un'unica tassa agevolata di 10 anni per le aziende che si insediano in una zona di sviluppo

speciale, i sussidi per gli impianti in linea con le norme ambientali europee e i salari tra i pi bassi in Europa hanno comunque attratto importanti e ricche societ di tutto il mondo. Il gruppo tedesco Draxlmaier, ad esempio, ha aperto un impianto da 30 milioni di euro nella citt meridionale di Kavadarci, producendo cablaggi per l'industria automobilistica europea. L'impianto si avvale di 500 operai, che diventeranno 4.000 nei prossimi tre anni. Nonostante le continue turbolenze finanziarie provocate dalla crisi economica globale, negli ultimi cinque anni numerose societ estere hanno deciso di investire cospicui capitali nelle risorse offerte dalla Macedonia, spiega Viktor Mizo, direttore generale dellAgenzia per le aree destinate allo sviluppo industriale tecnologico. In ogni caso molti lavori infrastrutturali avviati alcuni anni fa dal governo sono ben lontani dallessere completati e gli economisti macedoni temono che i ritardi nella realizzazione di tali progetti potrebbero minare pesantemente la competitivit del Paese nellattrazione di investimenti esteri, una volta che le finanze dei Paesi europei inizieranno a decollare. Se intendiamo realmente colmare lenorme divario esistente con i Paesi dellEurozona, dobbiamo intervenire radicalmente nel campo della pubblica istruzione (primaria, secondaria e universitaria), della formazione e della ricerca. qui che dovremmo incanalare la maggior parte dei capitali, relegando invece in secondo piano i fondi destinati al finanziamento dei lavori infrastrutturali, assicura Mihail Petkovski, professore di economia presso lUniversit statale di Skopje. Tuttaltra la linea seguita dallesecutivo di Gruevski, che sta elargendo un fiume di denaro indebitandosi eccessivamente con gli istituti di credito internazionali - per alimentare alcuni tra i pi grandi ed esosi progetti infrastrutturali e urbanistici mai intrapresi nel Paese, tra cui i lavori di ammodernamento dell'autostrada per la Grecia, la costruzione di un nuovo collegamento ferroviario con la Bulgaria e il progetto di rafforzamento del settore energetico, oltre al pantagruelico piano architettonico in chiave barocca e neoclassica Skopje 2014 che ha gi prosciugato le casse della principale municipalit di Skopje. Zoran Jovanovski, economista a capo del settore finanziario della Komercijalna Banka (uno dei pi solidi istituti di credito macedoni), ritiene che la scaletta economica dettata dal ministro delle Finanze Stavreski, ma interamente concordata con il premier, sbagli il tiro poich i gli stanziamenti pi robusti dovrebbero essere diretti in

altri settori come la ricerca, listruzione, la sanit e la previdenza sociale. Se non si cambia al pi presto direzione, avverte Jovanovski, il crescente aumento del debito pubblico diventer un serio problema, nonostante sia il pi contenuto fra tutti i Paesi dei Balcani. "A preoccupare non il livello del debito, ma il ritmo con cui questo sta aumentando - ricorda Jovanovski - ed impossibile non sollevare interrogativi concreti sulla sostenibilit delle finanze statali. In effetti, giunto al 34% della produzione economica, il debito macedone s il pi basso dellintera regione, ma si comunque raddoppiato negli ultimi quattro anni.

Celebrazioni a Nis, il Papa assente


Va in scena fino al 9 ottobre il grande meeting costantiniano per commemorare i 1700 anni dallEditto di Milano, ma il Santo Sinodo ha rifiutato la presenza del pontefice. Il grande evento organizzato dalla Chiesa ortodossa serba per celebrare i 1700 anni dallEditto di Milano del 313, con il quale limperatore Costantino concesse ai cristiani la libert di culto (la cui rilevanza storica viene, tuttavia, messa in discussione da vari storici) ha solcato domenica la sua tappa pi importante, la citt serba di Nis, dove il Patriarca ecumenico Bartolomeo ha celebrato la liturgia nella chiesa del Santo imperatore Costantino. Stando al racconto della Tanjug, la commemorazione ha assunto le sembianze di unenorme kermesse alla quale hanno partecipato la maggior parte dei primati delle chiese ortodosse oltre, ovviamente, al patriarca serbo Irinej: Bartolomeo di Costantinopoli, Teofilo di Gerusalemme, Cirillo di Mosca, Crisostorno di Cipro e Sava di Varsavia. Erano presenti allevento, inoltre, vari arcivescovi, vescovi, delegati di altre Chiese ortodosse e i rappresentanti delle Chiese orientali non calcedoniane, delle Chiese riformate e del Vaticano. Come previsto, il pontefice Francesco I ha dovuto disertare le commemorazioni alla luce del netto rifiuto opposto un anno fa dalla Chiesa serba durante la preparazione del meeting, ma una delegazione ambrosiana guidata dallarcivescovo di Milano Angelo Scola ha visitato il mese scorso la Serbia per celebrare leditto costantiniano. Del resto i protagonisti indiscussi del meeting

restano i primati ortodossi: fortissima, attualmente, linfluenza del patriarca russo Cirillo sulle autorit religiose serbe. Non un caso che a determinare lassenza del pontefice sia stata proprio lostinazione del patriarca russo, il quale riuscito ad avere la meglio su Irinej, fortemente contrario ad uniniziativa del genere. Oggi celebriamo un grande evento storico che ha innovato profondamente il corso della storia, ha annunciato il Patriarca Irinej, introducendo le commemorazioni della giornata. Concludendo il suo sermone, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo ha offerto forse la chiosa migliore della giornata: La festa di oggi ci ricorda che la Chiesa ortodossa deve sempre svolgere un serrato lavoro di autocritica. Alla liturgia hanno partecipato il presidente della Serbia Tomislav Nikolic, il premier Ivica Dacic e vari membri del governo dela Republika Srpska (lentit serba in Bosnia), oltre al presidente Milorad Dodik e ai rappresentanti delle altre Chiese cristiane e comunit religiose. Peraltro fuori dalla chiesa del Santo imperatore Costantino, oltre 15.000 persone hanno affollato la piazza centrale di Nis partecipando alle celebrazioni e seguendo il corteo finale.

Sarajevo, Museo nazionale dimenticato


Nonostante le continue proteste da parte di tutto il mondo dellarte, difficilmente ledificio riuscir a riaprire i battenti La Bosnia-Erzegovina non sta affrontando solo una devastante crisi economica, bens anche una drammatica recessione sociale e culturale. Pur detenendo un enorme patrimonio artistico e storico, il Paese ha perso negli ultimi due anni una serie di importanti istituzioni culturali, sotto lo sguardo passivo e incurante della politica, che hanno dovuto chiudere per mancanza di finanziamenti. La societ civile non ha preso certo sottogamba la situazione scatenando una serie di manifestazioni affollatissime, a cui ha fatto seguito la creazione di una piattaforma per denunciare al mondo come la cultura bosniaca stia subendo un grave affronto. Il Museo nazionale, uno fra i pi antichi in Europa, ha chiuso le porte un anno fa, il 4 ottobre del 2012, senza pi riuscire ad aprirle a causa della mancanza dei fondi necessari per pagare elettricit, gas e

persino stipendi. Secondo il direttore del Museo nazionale Adnan Busuladzic, intervistato dal quotidiano Dnevni Avaz, la riapertura diventata un sogno, una pura utopia. Del resto i dipendenti non percepivano lo stipendio da 22 mesi e nonostante le continue richieste, sul fronte politico non si mosso nulla e le casse destinate alla cultura e allarte continuano a languire.