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Russia, torna lincubo della destabilizzazione nel Caucaso Il Caucaso del Nord, recentemente inserito in un nuovo distretto amministrativo

con capitale Pjatigorsk, costituisce la falla della Russia moderna o, per usare le parole del presidente Medvedev, il maggiore problema politico interno alla Federazione. Il ritorno del terrorismo di matrice wahabita analogo a quello di Al Qaeda, per intenderci riporta a galla le tensioni insite nellarea caucasica, dove i ribelli che hanno rivendicato il duplice attentato alla metro di Mosca bramano di realizzare un Califfato universale. Lo stesso leader delleterogenea congrega di separatisti, autoproclamato emiro Doku Umarov, sul sito Kakvakcenter a questi vicino, ha asserito di aver ordinato personalmente gli attacchi, minacciando di seguitare con londa sanguinaria e portare la guerra nelle case dei russi. Secondo il New York Times, gli indipendentisti ceceni non hanno pi un leader, cosicch negli ultimi anni la galassia delle formazioni armate clandestine in Caucaso diventata talmente frammentata che nessun capo carismatico riuscito ad unificarla. Mark Galeotti, capo del Centro di Relazioni Internazionali preso lUniversit di New York, ritiene che Doku Umarov abbia poco potere e di conseguenza gli atti terroristici nella metropolitana di Mosca gli siano serviti per richiamare lattenzione su s stesso. A prescindere dagli attentati nel Daghestan, la scelta degli obiettivi indicativo del fatto che il livello dello scontro va progressivamente alzandosi: la prima esplosione alla Lubjanka, vicino al quartier generale dellFsb, ha un alto valore simbolico visto che gli stessi servizi segreti russi, insieme al Cremlino, sono considerati dai jihadisti i nemici numero uno. Malgrado la tregua a Mosca sia durata sei anni, nelle turbolente province nord-caucasiche gli attentati contro obiettivi civili e militari sono allordine del giorno, dalla Cecenia al Daghestan, dallInguscezia al Cabardino-Balcaria; in recenti interviste alcuni esponenti della guerriglia separatista da Dokka Abu Usman a Movladi Ugodov avevano preconizzato lestensione delle operazioni su tutto il territorio post sovietico. Il premier Putin si affrettato a rassicurare i cittadini russi affermando che i terroristi saranno eliminati. Il fatto che il presidente Medvedev abbia firmato un decreto per un sistema di sicurezza dei trasporti, volto a garantire la prevenzione di situazioni di emergenza lungo la vasta rete della metro (quasi 200 km di linee e 9 milioni di passeggeri giornalieri), rappresenta una eloquente strategia per contrastare il rifiorente estremismo islamico nelle regioni periferiche. Risulta evidente che il pugno di ferro utilizzato in passato da Putin in Cecenia non abbia intaccato la capacit dei predicatori del jihad contro il Cremlino di colpire obiettivi sensibili della Federazione, persino a due passi dalla Piazza Rossa. Lattuale capo dello Stato, Dmitri Medvedev, durante una riunione nella capitale del Daghestan, ha indicato i cinque compiti primari nella lotta al terrorismo: rafforzare le strutture giudiziarie, assestare colpi mirati per distruggere i terroristi e i loro rifugi, aiutare i pentiti, sviluppare leconomia, lavorare sul piano etico e morale . Il premier Putin ha invece dato incarico al ministro degli Interni Rashid Nurgaliev di rafforzare le unit dislocate nel Caucaso.

Se quanto affermato dalla cancelleria russa per bocca del titolare Serghiei Lavrov risultasse fondato, cio un verosimile intervento esterno nellorganizzazione delle stragi nonch una possibile saldatura tra terroristi caucasici e cellule presenti in Afghanistan e Pakistan, allora al Cremlino avranno sufficienti motivi per trascorrere parecchie notti insonni. Alessio Stilo (pubblicato il 2 aprile 2010)