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05/10/13

A proposito del mentire (testo di Ouspensky, presentato da Claudio Buffa)

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" La conoscenza di Dio non si pu ottenere cercandola; tuttav ia solo coloro che la cercano (Bayazid al-Bi " Chi non cerca addormentato, chi cerca un accattone"

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A proposito del mentire (testo di Ouspensky, presentato da Claudio Buffa)


Da .La Quarta Via di P.Ouspensky

DISCIPLINE

D. Se non siamo consci, come possiamo essere capaci di giudicare ci che per noi utile e ci che dannoso? R. Ho detto che l'osservazione di s non pu essere impersonale in quanto noi siamo personalmente interessati. nel corretto funzionamento della nostra macchina. Il giusto funzionamento dell'organismo van taggioso per noi, quello sbagliato dannoso. Bisogna avere un semp lice atteggiamento commerciale verso la propria vita e le funzioni inte riori e bisogna sapere ci che profitto e ci che perdita, cos poss ibile osservare se stessi affatto imparzialmente, come eventi storici che sono accaduti mille anni fa. Quando un uomo adotta quest'atteggia mento verso se stesso egli pronto a iniziare lo studio pratico di s, in quanto studio,pratico di s significa studio delle cose pi meccaniche. Alcune funzioni in noi possono divenire consce, altre non possono mai divenire consce. Le funzioni istintive, ad esempio, non hanno bisogno di divenire consce;ma n'e esistono parecchie altre tutta la nostra vita ne piena che importantissimo rendere consce o che, se non possono divenire consce, necessario arrestare o eliminare, poich sono vera mente dannose. Queste non sono meramente meccaniche nel senso che sono automatiche; esse sono dovute al funzionamento sbagliato della macchina che si protratto per lungo tempo. Perci esse hanno gi causato danni evidenti; le cose o si sono rotte o contorte o lacerate. D. Cercando di studiare me stesso non posso trovare nulla di reale, nulla di tangibile. R. Studiate ci che in voi, sia esso reale o irreale. Non potete stu diare soltanto ci che reale, dovete studiare ci che l. Non un ostacolo allo studio di s il. non trovare nulla di reale: dovete studiare ci che trovate. In realt avete completamente ragione che nulla reale, ma uno deve studiare se stesso e studiare gli ostacoli. Il principale ostacolo al raggiungimento della consapevolezza di s che pensiamo di averla. Non avremo mai consapevolezza di noi stessi finch crederemo di averla. Ci sono parecchie altre cose che pensiamo di avere e che per questa ragione non possiamo avere. C' l'individualit o unit: noi crediamo di essere uno, indivisibili. Crediamo di aver volont, o che se anche non l'abbiamo sempre, possiamo averla, e altre cose. Esistono molti aspetti di ci perch, se non abbiamo una cosa, non possiamo averne un'altra. Crediamo di avere queste cose e ci accade perch non conosciamo il significato delle parole che, usiamo. Esiste un ostacolo ben definito, una ragione ben precisa per cui non possiamo avere consapevolezza cos come siamo. Questo ostacolo prin cipale sulla via dello sviluppo il mentire. Ho gi accennato al men tire, ma dobbiamo parlarne pi diffusamente in quanto non sappiamo cosa significhi mentire perch non abbiamo studiato seriamente questo problema. Eppure la psicologia del mentire veramente la parte pi importante dello studio dell'essere umano. Se un uomo potesse essere descritto come un tipo zoologico, sarebbe definito l'animale bugiardo'. Lascer da parte il mentire esterno e mi atterr soltanto all'uorno che mente a se stesso su se stesso. Questa la ragione per cui ci tro v iamo nello stato in cui siamo attualmente e perch non possiamo conoscere la verit in quanto questa pu essere raggiunta soltanto in uno stato di consapevolezza obiettiva. Perci non possiamo definire ci che verit; ma se assumiamo che mentire l'opposto di verit, possiamo definire il mentire. Il mentire pi serio quando sappiamo perfettamente bene di non sapere, e di non poter sapere, la verit sulle cose e tuttavia non agiamo conseguentemente Pensiamo e agiamo sempre come se conoscessimo la verit. Questo mentire. Quando io so di non sapere qualcosa e al tempo stesso dico di saperlo, o agisco come se lo sapessi, ci mentire. Per esempio, non sappiamo nulla di noi stessi, e veramente sappiamo di non saper nulla, tuttavia non riconosciamo mai o ammettiamo questo fatto; non lo confessiamo mai nemmeno a noi stessi, agiamo, pensiamo e parliamo, come se sapessimo chi siamo. Questa lorigine, il principio del mentire. Quando comprendiamo questo e seguiamo questa linea, e quando tentiamo di collegare quest'idea con tutto ci che pensiamo, vediamo, facciamo, cominceremo a rimuovere gli ostacoli che si frappongono al cammino verso la consapevolezza. Ma la psicologia del mentire assai pi difficile di quanto pensiamo, perch esistono parecchi tipi differenti di mentire e alcune forme assai sottili, difficili da scoprire in noi. Negli altri le vediamo con relativa facilit, non in noi stessi.

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AUTORI

Mircea Eliade Raimon Panikkar S.Weil e C.Campo Ren Gunon, ecc. Elmire Zolla G.I.Gurdjieff Jiddu Krishnamurti Rudolf Steiner P. C. Bori Silvano Agosti Alcuni maestri

D. Se non sappiamo cos' verit, come sappiamo quando mentiamo? R. Voi sapete.di non poter conoscere la verit, e se diceste di saperlo, o di poterlo sapere, questa sarebbe una bugia, perch nessuno pu sapere la verit nello stato in cui siamo. Non pensate filosoficamente, prendete ci in relazione ai fatti. La gente parla di tutto come se sapesse. Se domandate a un uomo se c' gente sulla luna, egli avr un'opinione su ci. E cos su qualsiasi altra cosa. Abbiamo opinioni su tutto, e tutte queste opinioni sono bugie, specialmente riguardo a noi stessi. Non sappiamo sugli stati di consapevolezza, o sulle differenti funzioni, o sulla velocit delle funzioni, o sulle loro reciproche relazioni. Non sappiamo nulla, eppure pensiamo di sapere circa noi stessi. Tutto ci che abbiamo sono opinioni, e queste sono tutte bugie. D. Se tutte le opinioni sono bugie. dovremmo evitare le opinioni?

R. Dovete conoscere il loro valore. La prima bugia che diciamo a noi stessi quando diciamo 'io'. una bugia perch, dicendo 'io', presumiamo determinate cose: presumiamo una certa unit e un certo potere. E se io dico 'io' oggi e dico 'io' domani, questo supposto essere lo stesso 'io' mentre in realt non c' rapporto tra loro. Ci troviamo nello stato presente a causa di certi ostacoli o
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certi fatti in noi stessi e il fatto pi importante che non comprendiamo che non abbiamo il diritto di dire 'io' perch sar una bugia. Quando cominciate ad osservare voi stessi vedrete che proprio cos: esistono 'io' in voi che non si cono scono l'un l'altro e non vengono mai a contatto. Per esempio, comin ciate a studiare le vostre simpatie e antipatie e vedrete che vi pu pia cere una cosa in un dato momento ed un'altra in un altro momento, e che le due sono talmente opposte tra loro da farvi capire immediata mente che questi 'io' non si incontrano mai. Se osservate le vostre decisioni, vedrete che un 'io' quello che decide ed un altro 'io' quello che esegue la decisione, e questUtimo o non vuole eseguirla o non ne ha mai sentito parlare. Se scoprite una sola cosa sulla quale non mentite a voi stessi, sarete eccezionalissimi. Noi, circondati da queste bugie, nati ed educati in queste bugie, non possiamo essere diversi da come siamo; siamo proprio il risultato, il prodotto, di queste mienzogne. D. Se cerco di scoprire la verit e mi accorgo che impossibile, non dovrei separare me stesso dal mondo quotidiano? R. In tal caso voi studiereste un essere artificiale, non uno reale. Po tete studiare voi stessi soltanto nelle condizioni in cui vi trovate, in quanto siete il risultato di tali condizioni. Non potete studiare voi stessi prescindendo dalle vostre condizioni. D. Non c' nulla di comune a tutti gli 'io'? R. Soltanto una cosa. Sono tutti meccanici. Essere meccanico significa dipendere dalle circostanze esterne. D. Da ci che avete detto sembra difficilissimo studiare se stesso senza mentire a se stesso. R. No, il mentire deve cessare. Dovete ricordare il principio: le bugie possono produrre soltanto bugie. Soltanto quando conoscete i principali tipi di mentire sarete capaci non dico di lottare con essi, ma di osservarli. La lotta. viene dopo. Sono necessarie parecchie cose al fine di lottare con qualcosa in noi; per lungo tempo possiamo soltanto studiare. Quando conosciamo il gene rale ordinamento e la classificazione delle cose in noi stessi, soltanto allora viene la possibilit di lottare con qualcosa. Cos come siamo, non possiamo cambiar nulla, perch l'uomo una macchina assai bene equilibrata: equilibrata nel senso che una cosa cose appaiono sconnesse ma nella realt dei fatti ogni cosa equilibrata da parecchie altre cose, condiziona l'altra. Le sono connesse, perch D. Vi dispiacerebbe precisare cosa intendete per macchina? R. Le mac chine non possono avere potenzialit, esse non possono avere la speranza di ottenere consapevolezza in quanto non possono essere portate avanti indefinitivamente. Anche questa una limitazione alla nostra mente o, se preferite, una limitazione alla nostra consapevolezza. 'Quindi il paragone con la macchina non pu essere portato avanti in qualsiasi direzione. Ma l'uomo una macchina in un senso del tutto reale, ben preciso; egli non pu produrre alcuna azione da solo; soltanto una stazione trasmittente, niente di pi, e come tale una macchina. Se un uomo potesse avere un'idea o potesse far qualcosa senza che cause esterne agissero per lui, allora egli non sarebbe una macchina, o non sarebbe completamente una macchina. Cos com', completamente una macchina, particolarmente nello stato di consapevolezza in cui ci troviamo. E il fatto che riteniamo di essere in uno stato completamente diverso ci rende ancor pi meccanici. La nostra macchina non funziona nemmeno bene, cos se un uomo vuol creare delle condizioni favorevoli per la possibilit di crescita interiore che in lui, egli deve dapprima divenire una macchina normale perch, cos come , non una macchina normale. Quando sentiamo parlare di meccanicit spesso pensiamo che, sebbene l'uomo sia una macchina, non tutte le sue funzioni sono egualmente meccaniche, n che tutte le attivit umane sono egualmente meccaniche. Ognuno scopre qualcosa che egli ritiene meno meccanica, a seconda dei suoi punti di vista e dei suoi gusti. In realt tutte le attivit umane sono egualmente meccaniche; non esiste differenza sotto questo punto di vista tra strofinare un pavimento e scrivere poesie. In termini generali, bisogna comprendere che necessaria una completa rivalutazione di tutti i valori sotto il profilo della loro utilit; senza rivalutazione non possiamo mai spostarci dal punto in cui ora ci troviamo. Abbiamo parecchi valori sbagliati: dobbiamo essere coraggiosi e cominciare questa rivalutazione.

D. Comprendo che dobbiamo creare un 'io' dal nulla. Cosa crea I"io'? R. In primo luogo, la conoscenza di s. Esiste un'ottima allegoria orientale che tratta della creazione dell"io'. L'uomo paragonato a una casa piena di servitori, senza padrone o maggiordomo che li controlli. I servi perci fanno quello che vogliono; nessuno fa il proprio lavoro. La casa in uno stato di caos completo, perch tutti i servi cercano di fare il lavoro di qualcun altro senza essere capaci di farlo. Il cuoco lavora nelle stalle, il cocchiere in cucina e cos di seguito. L'unica possibilit che le cose migliorino se un certo numero di servi decide di eleggere uno di loro maggiordomo interinale dandogli in tal modo il controllo degli altri servi.

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