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Co dice

D
opo la fine della repubblica giacobina, si tento di riportare la rivoluzio-
ne entro un alveo moderato, pur conservando le istituzioni repubblica-
ne. Furono anni difficili e turbolentL in cui emerse la figura di Napoleone
Bonaparte, che tra il 1799 e il 1814 costrui un potere personale assoluto in
Francia e domino gran parte dell'Europa.
ccLa mia vera gloria non consiste nelraver vinto quaranta battaglie; Wa-
terloo cancellera il ricordo di tanti trionfi. Cio che nulla potra cancellare, cio
che vivra in eterno, e il mio codice civile.)) Cosi un Napoleone ormai sconfit-
to, recluso nell'isolotto di SanfElena, ricordera nel Memoriale di Sant'Elena
il codice civile emanato in Francia nel1804 e a lui intitolato nel1807. In effet-
ti, il Codice Napoleone rappresenta forse il maggior lascito di Bonaparte,
destinato a ispirare la legislazione civile di molti altri paesi, tra i quali ntalia.
Il termine "codice", dallatino codex ("libro"t indica una raccolta comple-
ta e organica di leggi relative a una determinata materia. L'impulso alla codi-
ficazione si era fatto intenso nella seconda meta del Settecento, come conse-
guenza del principia di uguaglianza giuridica sostenuto dall'Illuminismo: se
tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla Iegge - si pensava - cio deve concre-
tizzarsi anche in una legislazione unica, che sostituisca la selva di norme e
privilegi del diritto feudale, formatosi in assenza di un forte potere statuale.
Fu proprio quanta riusci a realizzare Napoleone con il suo codice civile,
destinato a regolare i rapporti fra i privati (proprieta, eredita, contrattL fami-
glia, lavoro), quindi il tessuto fondamentale della vita economica e civile. Es-
so sand, rendendoli irreversibilt l'uguaglianza giuridica dei cittadini, il
diritto alla liberta individuale, r abolizione della feudalita, r affranca-
mento della terra da ogni vincolo: in questa sta il suo grande significato
storico.
alia rivoluzione
a Napoleone
.- ordine e stabilita come obiettivi della Convenzione
termidoriana
.- svalutazione dell'assegnato e crisi economica
.- Ia nuova Costituzione moderata del 1795
.- i problemi del Direttorio: crisi economica e ripresa
monarchica
.- "Grande nazione" e "repubbliche sorelle":
ordine e stabilita
"Terrore bianco"
svalutazione
Costituzione del 1795
Direttorio
ascesa
di Napoleone
"Grande nazi one"
"repubbliche sorelle"
seconda coalizione
colpo di stato
del 18 fruttidoro
I' espansionismo francese
consiglio degli Anziani colpo di stato
del 18 brumaio
consoli
.- le vittorie militari e l'ascesa di Napoleone consiglio dei Cinquecento
.- 18 brumaio 1799: un colpo di stato mette fine
alla rivoluzione francese
congiura degli Eguali
La ricerca dell'ordine Dopo la caduta di Robespierre nelluglio 1794, Ia Convenzio-
ne fu guidata dai deputati moderati che non avevano condiviso la linea giacobina. La
politica della cosiddetta Convenzione termidoriana, che rimase in carica sino all'otto-
bre 1795, fu ispirata al tentativo di dare stabilita alla repubblica, uscendo dal Terrore
senza rinunciare aile conquiste ottenute dalla rivoluzione sino al 1792. In questo tenta-
tivo del gruppo dirigente termidoriano si rifletteva l'aspirazione all' ordine di diversi
gruppi sociali, cui Ia rivoluzione aveva portato consistenti vantaggi: i contadini proprie-
tari; Ia borghesia che aveva fatto man bassa dei beni nazionali; i giovani del ceto medio
cui si erano schiuse nuove possibilita di carriera; mercanti, affaristi e finanzieri arricchi-
tisi con le forniture all'esercito o sulla svalutazione dell'assegnato.
Questa volonta di "ritorno all' ordine" si tradusse in provvedimenti quali il ripristino
della liberta di stampa, la reintegrazione dei girondini espulsi e la liberazione dei dete-
'l.Uti politici, l'abolizione del maximum sui prezzi e dei controlli sull'economia.
II nuovo potere celebro anche processi politici contro i responsabili del Terrore,
epuro le sezioni sanculotte, chi use infine il club dei giacobini (novembre 1794). In un eli-
rna da "resa dei conti", infurio una sorta di sanguinoso controterrore: nella capitale,
ove bande di giovani di buona famiglia (Ia cosiddettajeunesse doree, "gioventu dora-
:a") imperversavano massacrando giacobini e sanculotti; nei dipartimenti, soprattutto
del sud-est, dove spesso Ia caccia al giacobino fu guidata dai realisti (si parla infatti di
"Terrore bianco", con riferimento alia bandiera biancogigliata dei Barbone). II nuovo
clima politico ridiede anche spazio al movimento monarchico, rafforzato dal rientro dei
primi nobili emigrati.
Intanto, l'abolizione del controllo dei prezzi favoriva lo scatenarsi di una paurosa in-
flazione, accompagnata dal crollo dell'assegnato, che nel marzo 1795 era ormai ridotto
al15% del suo valore nominale. Lo spettro della fame esaspero di nuovo gli animi, so-
prattutto a fronte dellusso che vecchi e nuovi ricchi ostentavano senza piu pudori. Nella
primavera 1795, dopo un inverno rigidissimo, una sollevazione del popolo di Parigi, al
grido di ccpane e Costituzione del 1793)), fu duramente repressa dalla Guardia nazionale.
9 termidoro (271uglio) 1794
Arresto di Robespierre e fine
della repubblica giacobina
I
J
Massacro controrivoluzionario X
Luigi XVI (1754-93)
Re di Francia dal 177 4 al 1792,
processato e giustiziato il 21
gennaio 1793.
Luigi XVII (1785-95)
Figlio di Luigi XVI e Maria
Antonietta ed erede al trono,
mori in circostanze misteriose
nella prigione del Tempio, dove
era stato rinchiuso con i genitori.
Luigi XVIII (1755-1824)
Fratello di Luigi XVI, nel1791
si rifugio a Coblenza dove, con
l'altro fratello, il conte di Artois
(futuro Carlo X), divenne il punto
di riferimento per i fautori del
ritorno della monarchia.
Alia morte di Luigi XVII assunse
il titolo di re.
Sezione 2 Le rivoluzioni dei di ritti
La Costituzione del1795 Sul piano istituzionale, il 22 agosto 1795 (5 fruttidoro an-
no III) Ia Convenzione approve una nuova Costituzione, che sostituiva quella de
1793. II nuovo testo costituzionale ripristinava il suffragio censitario, restringendo d
molto il corpo elettorale, istituiva un parlamento bicamerale (consiglio degli Anzia-
ni e consiglio dei Cinquecento), affidava il potere esecutivo a un Direttorio di cinque
membri eletti dai deputati a scrutinio segreto. Esso limitava il principia della sovrani-
ta popolare, considerato il grande responsabile delle "deviazioni" giacobine, rinun-
ciando al suffragio universale che la Costituzione del 1793 aveva introdotto (.,.. MINILAB).
La nuova Costituzione, tuttavia, non riusci a garantire stabilita alia repubblica. II
problema principale a ora rappresentato dai monarchici . Dal suo esilio, il fratell o d
Luigi XVI, Luigi XVIII, promise che avrebbe ripristinato i tre ordini, i parlamenti
l'autonomia della chiesa cattolica e che avrebbe restituito i beni nazionali requisiti.
Insomma, un ritorno in p iena regola all' Antico regime, che trovo il consenso dei mo-
narchici piu estremisti: questi ultimi il 5 ottobre 1795 organizzarono una sollevazione
cont r a Ia Convenzione, stroncata dall'esercito a cannonate (si distinse, nella circa-
st anza, anche un giovane ufficiale corso di simpatie giacobine, Napoleone Bonapar-
te). Nelle elezioni di ottobre perle nuove camere i monarchici ottennero un notevole
successo, anche se !a maggioranza dei deputati rimase repubblicana.
Le istituzioni della Francia del Direttorio
Le scelte istituzionali compiute con Ia Costituzione del 1795
esprimono quel tentative di bilanciare i poteri e di stabilizzare
Chi nominava i ministri?
Chi esercitava il potere legislative? Chi l'esecutivo?
le conquiste rivoluzionarie che fu caratteristico della fase 1795-96.
Pensare storicamente ,.. Analizzare schemi concettuali
Su quali requisiti si basava il diritto di voto? Quanti gradi
prevedeva il sistema elettorale?
Pensare criticamente ,.. Formulare ipotesi esplicative
In quali scelte e istituti emerge con maggiore chiarezza
Ia volonta di allontanarsi dal periodo della dittatura giacobina?
Ricarda che, in generale, i sistemi bicameral i
Quante era no le camere?
1
GIUDICI Dl PACE
ALTAI GIUDICI
eleggono
accrescono il controllo parlamentare sull'iter legislative.
nomina
revoca
DIRETTORIO
5 direttori
1 r innovato tutti gl i anni
dir ezione della politics ester a
esecuzione delle leggi
f' vota in una lista
CONSIGLIO DEGLI ANZIANI
250 rinnovabili per
1 / 3 tutti gli anni
propane
una lista
I I I I
MINISTRI
CONSIGLIO DEl 500
rinnovabili per
1 / 3 tutti gli anni
voto delle leggi e iniziativa legislative
f' eleggono
30 000 ELETTORI
devono essere proprietari fondiari
f' eleggono
3 ,5 mil ioni di CITTAOINI aventi il diritto di voto [su 9 milioni di uomini adulti)
suffragio censitario
eleggono
Unita 5 Baionette, cannoni e codici: l'eta napoleonica
,.. Udienza pubblica del Direttorio.
difficile compito del Direttorio II 26 ottobre 1795 la Convenzione si sciolse e si inse-
diarono le due nuove camere, il consiglio degli Anziani e il consiglio dei Cinquecento;
fu nominata il prima Direttorio, fra i cui membri spiccavano uomini come Lazare Car-
not (1753-1823), uno degli organizzatori della congiura termidoriana, e Paul-Franc;:ois
Barras (1755-1829), politico di valore anche se venale e corrotto.
II Direttorio si trovo a dover fronteggiare una situazione di grave crisi, con l'asse-
gnato ridotto ormai a un centesimo del suo valore, tentativi di insurrezione monarchi-
ca in varie parti del paese, proteste popolari per gli effetti dell'in:flazione e le stridenti in-
giustizie sociali. .
In questa clima maturo, nell'inverno 1795-96, la cosiddetta congiura degli Eguali,
ideata da Franc;:ois-Noel Babeuf (1760-97) e da altri seguaci di Robespierre, fra i quali
.' esule toscano Filippo Buonarroti (1761-1837). La congiura si proponeva di attuare una
insurrezione che desse vita a una societa caratterizzata dalla proprieta comune dei be-
ni: rna i cospiratori vennero scoperti e giustiziati nel 1797 (salvo Buonarroti, che fu ar-
restato ed esiliato).
GUARDARE AVANTI II progetto di Babeuf nasceva nell' alveo del pensiero giacobino, rispetto al
quale presentava pen) elementi nuovi: l'abolizione della proprieta privata, il comunismo,
l'idea dell'insurrezione preparata da un gruppo ristretto di rivoluzionari. Esso esercitera
una forte influenza sull'ala piu radicale del socialismo ottocentesco.
a ripresa dell'offensiva militare Come gia avevano fatto i girondini nel 1792, il Di-
rettorio cerco nella guerra Ia via per tentare di rafforzarsi politicamente nel paese.
Gia nel corso del 1794-95 le armate francesi' avevano ottenuto significativi successi
contra le sfilacciate forze della prima coalizione, conquistando il controllo di Nizza, Sa-
voia, Belgio, Lussemburgo e Olanda, dove nacque la Repubblica batava sotto protet-
torato francese. Ma nel 1796-99 alla parola d' ordine della difesa della Francia dalle po-
tenze coalizzate si uni quella della latta rivoluzionaria contra i bastioni dell' Antico regi-
me nel continente: l'ideologia della "Grande nazione", cioe dell'esportazione della ri-
voluzione repubblicana in Europa, si tradusse nell'egemonia francese sui territori an-
nessi e sulle "repubbliche sorelle", come vennero chiamate le repubbliche formatesi a
seguito della vittoria
Nella prima vera de\1_796 Direttorio decise una ripresa dell' offensiva contra l' Au-
mentre le due armate principali, comandate dai generali Jourdan e Moreau,
venivano bloccate in Germania e respinte oltre il Reno, una terza armata (l"' Armata
d'Italia"), affidata al giovane Napoleone Bonaparte (1769-1821) con il com pi-
to di effettuare un attacco diversivo in ltalia, ottenne successi spettacolari. Battuti e co-
stretti alla resa i piemontesi (armistizio di Cherasco, 28 aprile 1796), Napoleone scan-
Babeuf
Franc;: ois- Noel Babeuf (1760-97) - dett o
"Gracco" in ricordo dei Gracchi , i fratelli promo
tori dell a riforma agrari a nell 'antica Roma -
aveva conosci uto a fonda Ia mi seria dell e cam
pagne francesi prima dell a rivoluzione. Nel car-
so della rivoluzione ebbe un ruolo modesto e
durante il Terrore fu impri gionato. Ritornato in
liberta, nel1795 fond6 "II tri buna del popolo",
dove sosteneva idee giacobine ed egualitari e,
poi condensate nel Manifesto degfi Eguafi. Fal-
lita Ia sua congiura contra il Direttorio, fu giu-
stiziato il27 maggio 1797.
Repubblica batava
(1795-1806)
Territorio delle Province Unite
(poi Regno d'Oianda)
Repubblica cisalpina
(1797 -1802)
Territorio del Milanese
e del Mantovano, Valtell ina
(poi Repubblica italiana)
Repubblica cispadana
(1796-97)
Ducato di Modena e parte
della Stato della chiesa
(dal 1797 integrata nella
Cisalpina)
Repubblica cisrenana
(settembre-dicembre 1797)
Riva sinistra del Reno intorno
a Colonia
Repubblica elvetica
(1798-1802)
Territorio della Svizzera
Repubblica ligure
(1797-1800)
Territorio della Repubblica
di Genova
(poi annessa alia Francia)
Repubblica partenopea
(gennaio-giugno 1799)
Parte continentale del Regno
di Napol i
Repubblica romana
(1798-99)
Stato della chiesa
,
165
/
,.. J.-L. David, Bonaparte valica
il San Bernardo (1800): if condottiero
e ritratto in posa eroica mentre guida
/e sue truppe su//e A/pi.
Sezione 2 e Le rivoluzioni dei diritti
,.. II colpo di stato del 18 fruttidoro.
fisse gli austriaci a Lodi ed entro trionfalmente in Milano (15 maggio). Nel febbraio
1797 varco le Alpi e inizio a marciare su Vienna, costringendo gli austriaci a sottoscri-
vere Ia pace di Campoformio (17 ottobre 1797).
Nel triennia 1797-99 Napoleone deterra di fatto il dominio della penisola italiana,
o annettendosi direttamente territori, o attraverso il controllo politico delle repubbli-
che sorte pet iniziativa del movimento giacobino italiano (Ligure, Cisalpina, Romana,
Partenopea), come vedremo dettagliatamente nel Capitola 3.
II colpo di stato del 18 fruttidoro 1797 Le vittorie di Napoleone modificarono gli
equilibri di potere francesi in favore di un nuovo grande protagonista e della forza che
egli incarnava, quella dell' esercito.
L'intluenza di Napoleone crebbe enormemente a seguito delle imprese in Italia
perche egli diede alla Francia, economicamente esausta, non solo vittorie militari, rna
anche ricchezze in moneta sonante, opere d'arte, preziosi manoscritti antichi: tutti beni
prelevati, soprattutto in Italia, attraverso contribuzioni, imposte e requisizioni (cui si ag-
giungeva il bottino dei saccheggi compiuti da soldati e ufficiali).
La forza politica di Napoleone divenne evidente nell'aprile 1797 quando, a seguito di
una vittoria elettorale della destra monarchica, Barras e gli altri membri repubblicani
del Direttorio attuarono un colpo di stato, in accordo con il generale. II 18 fruttidoro
(4 settembre 1797), con l'appoggio dell'esercito, fecero arrestare i dirigenti monarchici,
invalidarono le elezioni in alcuni dipartimenti e dichiararono decaduti 177 deputati del-
la destra. La repubblica era salva, rna l'esercito e Napoleone risultavano ormai i veri
arbitri della politica francese.
La campagna d'Egitto Dopa i successi ottenuti da Napoleone contra gli austriaci, Ia
guerra rimaneva aperta con Ia sola Gran Bretagna: si trattava di un conflitto onero-
so dal punto di vista economico, perche gli inglesi avevano occupato le Antille, bloc-
cando i rifornimenti di cotone grezzo alle industrie francesi. Giudicando irrealizzabi-
le l'ipotesi di uno sbarco in Inghilterra, il Direttorio decise allora di colpire l'econo-
mia inglese conquistando il controllo del Mediterraneo orientale, a cominciare dal-
l'Egitto, provincia dell'Impero ottomano che costituiva uno snodo fondamentale dei
traffici inglesi da e per l'India. L'impresa fu affidata a Bonaparte, anche con l'obietti-
vo, non secondario, di allontanare da Parigi l'intraprendente e ormai troppo poten-
te generale.
Era un'armata davvero singolare quel-
la che nel maggio 1798 part] alia volta del-
l'Egitto: un centinaio di navi, 35 000 sol-
dati, 1200 cavalli, 170 cannoni, ma anche
167 savants, "esperti": matematici, fisici,
chimici, astronomi, ingegneri, letterati,
funzionari di amministrazione.
Inutile ripercorrere le alterne vicende
di una campagna militare che spinse i
francesi a sud lungo il corso del Nilo, ben
entro I' Alto Egitto, e a est sino alia Siria,
con il fallito assedio a San Giovanni
d' Acri, luogo simbolo delle crociate cri-
stiane in Terrasanta. Complessivamente
fu uno scacco per !'armata napoleonica,
fiaccata non solo dalle sconfitte contra gli
inglesi, ma anche dalla reazione ottoma-
na, dal clima e dalla peste, vivacemente
descritta negli Appestati di Jaffa di Antoi-
ne-Jean Gros (nell'immagine).
Piu importanti le conseguenze cultu-
rali e politiche della spedizione che furo-
no, per gli europei, quelle di accumulare
Unita 5 e Baionette, cannon1 e cod1c1: !'eta napo1eon1ca
,.. A.-J. Gras,
Bonaparte visita
gli appestati di Jaffa
(1804).
conoscenze su una delle piu grandi civilta
antiche, a cominciare dal ritrovamento
della stele di Rosetta, che permettera al-
l'archeologo Champollion, nel1822, di de-
cifrare Ia scrittura geroglifica. Peril moo-
do egiziano, invece, fu Ia prima occasione
per venire in contatto con le idee e le istitu-
zioni politiche dell'Occidente. Napoleone,
progettando di fare dell'Egitto, allora pro-
vincia otto mana, un protettorato francese,
durante I' occupazione fece costruire ospe-
dali, lazzaretti, strade, cimiteri e sostitul al-
l'inefficiente governo dei mamelucchi (Ia
casta di soldati di origine turca che domi-
nava l'Egitto dal XIII secolo) un'ammini-
strazione indigena. Inoltre, nella Iotta con-
tra i francesi venne formandosi l'ideale
nazionale egiziano, che avrebbe portato
Muhammad All (1769-1849), sa lito a! pote-
re nel 1805 dopo Ia ritirata dei francesi, a
modernizzare il paese e a rivendicarne
l'autonomia dal dominio ottomano.
La campagna d'Egitto ebbe inizialmente un andamento trionfale. Salpato da Tolone
al comando di una poderosa flotta, con quasi 40000 uomini, Napoleone occupo Malta,
espellendone l'ordine cavalleresco, sbarco ad Alessandria e sbaraglio le truppe del sul-
tana d'Egitto nella battaglia delle Piramidi (20 luglio 1798). Ma pochi giorni dopo, il 1 o
agosto, Ia flotta inglese, al comando dell'ammiraglio Horatio Nelson (1758-1805), di-
strusse quella francese nella rada di Abukir, fra Alessandria e il delta del Nilo.
RICORDA CHE II potente ordine militare-reli-
gioso dei Cavalieri di Malta, fondato nel XII se-
colo, governava !'isola dal Cinquecento ed
esercitava forte influenza politica ed economi-
ca nel Mediterraneo.
I colpo di stato dellS brumaio Mentre Napoleone rimaneva bloccato in Egitto, la si-
tuazione militare sui continente peggiorava per la Francia. L'aggressione all'Impero ot-
tomano coalizzo contro Ia repubblica Gran Bretagna e Russia, entrambe interessate
,.. La battag/ia delle piramidi,
vinta dalle truppe francesi.
167
~ P 11\1. IFERMI
1. Chi guido Ia Francia dopo
il colpo di stato del 9 termidoro?
2. Quali prowedimenti vennero
presi, e con quale fine?
3. Che cosa fu il "Terrore bianco"?
4. Quali istituzioni furono create
con Ia Costituzione del 1795?
5. Quali problemi dovette
affrontare il Direttorio?
6. Che cosa fu Ia congiura
degli Eguali e come si concluse?
7. Perche fu fatto il colpo di stato
del 18 fruttidoro 1797?
8. Quali risultati ottenne
Napoleone con Ia campagna
d' ltalia?
9. Perche fu fatta e come
si concluse Ia campagna
di Napoleone in Egitto?
10. Che cosa accadde
il 18 brumaio 1799?
Sezione 2 e Le rivoluzioni dei diritti
,.. Napoleone davanti
a/ consiglio dei Cinquecento
durante il colpo di stato
del 18 brumaio.
all' area del Mediterraneo orientale; a esse si aggiunse anche l' Austria, desiderosa di r
vincita (seconda coalizione, dicembre 1798). Le armate francesi riuscirono a resistert
nell'Europa centrale e in Belgio, rna furono duramente sconfitte nell'Italia settentriona-
le, che nella prima vera 1799 fu riconquistata dagli austro-russi, con conseguenze dram-
matiche sull'intera situazione italiana.
Le sconfitte militari accelerarono Ia crisi del Direttorio, gia screditato presso l' opl-
nione pubblica per i fallimenti economici, Ia corruzione e gli intrighi. N el maggio 1799
dopo l'ennesima sconfitta elettorale (questa volta a opera dei giacobini), l'ormai eviden-
te ingovernabilita del paese indusse Sieyes, membra del Direttorio, a ricorrere nuova
mente all 'esercito: fu organizzato un colpo di stato militare in accordo con Napoleone
rientrato da solo in Francia dall'Egitto e accolto come un trionfatore. Il 18 brumaio an-
no VIII (9 novembre 1799) i consigli furono costretti, con Ia forza delle baionette, ad af-
fidare i pieni poteri a tre consoli, Ducos, Sieyes (entrambi membri del Direttorio) e I
stesso Napoleone Bonaparte, che realizzava coslla sua ascesa al potere.
27 luglio 1794 (9 termidoro)
Abbattimento della repubblica giacobina
aprile 1797
Vittoria elettorale della destra monarchica
primavera 1799
Sconfitte francesi in ltalia settentrionale
novembre 1794
Chiusura del club dei giacobini
autunno-inverno 1794-95
Vittorie francesi nei Paesi Bassi
22 agosto 1795 (5 fruttidoro)
Nuova Costituzione su base censitaria
inverno 1795-96
Congiura degli Eguali
1797-99
Vittorie di Napoleone in ltalia;
proclamazione delle repubbliche
Cisalpina, Ligure, Romana, Partenopea
4 settembre 1797 (18 fruttidoro)
Colpo di stato antimonarchico
con Ia partecipazione di Napoleone
20 luglio 1798
Vittoria di Napoleone nella battaglia
delle Piramidi
r agosto 1798
Sconfitta di Napoleone nella battaglia
navale di Abukir
dicembre 1798
Formazione della seconda coalizione
antifrancese
9 novembre 1799 (18 brumaio)
Colpo di stato in Francia: il potere
e assunto da tre COnsol i, tra i quali
Napoleone
I dominio napoleonico
n Francia e in Europa
il segreto del successo di Napoleone: stabilita e ordine
la stretta relazione fra potere assoluto, conquiste
e consenso
autoritarismo e plebiscitarismo
la fine della repubblica e la monarchia imperiale
controllo poliziesco e politica dell"'amalgama"
lo stato centralizzato: codici, burocrazia, sistema
scolastico
l'opposizione a Napoleone in Europa e la nascita
dell'idea di nazione
un controverso bilancio storico
autoritarismo
plebiscita
amalgama
Concordato
espansionismo
blocco continentale
hi era Napoleone Figlio secondogenito (su dodici) di un piccolo nobile di Ajaccio,
~ a p o l e o n e aveva intrapreso la carriera militare. Era vissuto pen) in Corsica, del tut-
o estraneo agli avvenimenti rivoluzionari, sino al1793, quando, in seguito all'insurre-
zione autonomista guidata da Pasquale Paoli (1725-1807), la sua famiglia, considera-
a filofrancese, dovette riparare in Francia. Qui Napoleone incomincio a segnalarsi
organizzando, nel dicembre 1793, la riconquista del porto di Tolone, che si era conse-
gnato agli inglesi nel corso della cosiddetta rivolta federalista. Ritenuto vicino a Robe-
spierre, fu messo in dis parte dopa il Termidoro: rna aveva un protettore potente, Bar-
:as, che gli affido la repressione dell'insurrezione monarchica del 5 ottobre 1795.
Fu questa "servizio" reso alla Convenzione termidoriana che gli valse il comando
dell' armata d'Italia, alla cui testa, nel1796-97, realizzo la travolgente conquista di gran
parte della penisola.
esercito, base del potere napoleonico Napoleone era un militare, ma anche un uo-
rno dotato di sconfinata ambizione, grande energia e acuto fiuto politico. Egli compre-
se che, nella precaria situazione francese, l' esercito poteva divenire il perno della vita
politica e il fondamento del potere. La rivoluzione aveva creato un esercito profonda-
rnente diverso da quello di dieci anni prima: da roccaforte dell'aristocrazia era divenuto
Jn veicolo di promozione sociale e di realizzazione di ambizioni, piccole e grandi.
La nascita non era pili un ostacolo: anche borghesi o nobili di modesta origine (come
~ a p o l e o n e stesso) potevano raggiungere i gradi pili alti. Con l'arruolamento volontario
e Ia leva obbligatoria la rivoluzione aveva creato grandi armate e mobilitato centinaia di
rnigliaia di soldati, animati da un misto di patriottismo e di desiderio di bottino che ne
_aceva dei combattenti temibili. Napoleone lo capi, e la sua forza fu sempre indissolubil-
rnente legata al suo ascendente sulle truppe, e quindi aile vittorie e aile conquiste.
uomo del consenso Se l'esercito fu lo strumento dell'ascesa di Napoleone, quest'ul-
ima fu pero possibile perche Bonaparte seppe interpretare le esigenze della societa
_rancese, e soprattutto della sua classe dirigente, in un momenta storico di grande
difficolta. Napoleone offri a un'opinione pubblica stanca di dieci anni di rivoluzione e
codice civile
esercito
burocrazia
prefetti
scuole normali
scuole politecniche
Banca di Francia
Impero
RICORDA CHE Nella primavera del1793 alcu-
ne citta e dipartimenti, soprattutto nel sud del
paese, si era no ribellati al governo giacobino di
Parigi.
RICORDA CHE La leva obbligatoria era stata
decisa nel 1793 dal governo giacobino.
169
Sezione 2 e Le rivoluzioni dei diritti
Corsica, un'isola indomabile
Etruschi, romani, Iongobardi, fran chi,
arabi, pisani, genovesi, infine francesi:
questa la lista dei dominatori della Corsi-
ca, Ia terza isola per estensione del Medi-
terraneo. Una lunga storia di dominio ac-
compagnata da un'altrettanto lunga sto-
ria di insurrezioni e rivolte, frutto di un
forte spirito autonomistico. Ne sapeva
qualcosa Ia Repubblica di Genova, che
per cinque secoli, dopo averla strappata ai
pisani a seguito della battaglia della Melo-
ria (1284), cerco di pacificare !'isola, rna in-
vano (anche per l'interessato appoggio
garantito ai ribelli corsi dalla Francia, che
voleva farne un proprio avamposto com-
merciale e militare nel Mediterraneo). A
partire dalla rivolta del 1729, Ia guerriglia
antigenovese si acui sotto la guida di Pa-
squale Paoli, che riusci ad affermare il
suo governo su buona parte dell'isola,
cercando al contempo di modernizzarne
le strutture economiche e gli ordinamen-
ti, ancora largamente feudali. Nessun ac-
cordo, tuttavia, fu possibile tra i patrioti
corsi, decisi a conquistare l'indipenden-
za, e il governo della Repubblica di Geno-
va: sinche quest' ultima non decise di libe-
rarsi del problema, vendendo !'isola alia
Francia (1768). Contro i nuovi, indeside-
rati padroni, scoppio una nuova rivolta
rna le milizie corse furono duramente
sconfitte a Pontenuovo, nel 1769: troppo
esigue era no le forze che una terra povera
e rurale poteva opporre a una grande po-
tenza come la Francia.
Paoli dovette lasciare Ia Corsica, che
nel 1789 venne dichiarata dall' Assemblea
nazionale parte integrante dello stato fran-
cese.
RICORDA CHE I monarchiens nel 1789-90,
sostenevano Ia necessita di fermare Ia rivolu-
zione, affidandosi alia monarchia; i foglianti vo-
levano una monarchia costituzionale di tipo in-
glese.
170
a una borghesia interessata a sviluppare i propri affari un quadro di stabilita e ordi-
ne, un potere politico forte, garantito da un uomo "nuovo" e capace a! contempo di
affermare all' estero Ia potenza del paese. In altri termini, egli riuscl nel tentativo in cui
monarchiens, foglianti, parte dei girondini, termidoriani avevano fallito: mettere fine
alla rivoluzione. AI tempo stesso, egli seppe conquistarsi il favore delle masse popo-
lari proponendosi come il difensore della repubblica nata dalla rivoluzione, come un
baluardo contra il ritorno dell' Antico regime e come il condottiero che avrebbe fatto
grande e ricca Ia Francia esportando in tutta Europa le conquiste della rivoluzione.
La rivoluzione dal "romanzo" alia "storia" II programma politico di Napoleone e
condensato in un discorso ufficiale del novembre 1800: ccAbbiamo finito il romanzo del-
la rivoluzione; dobbiamo incominciare Ia sua storia, vedere solo que! che c'e di reale e
di possibile nell'applicazione dei princlpi, e non quanta c'e di speculativo e di ipoteticml.
Quindi egli non rinuncia alle conquiste fondamentali della rivoluzione, rna vuole tra-
sformarle in realta stabile. In questa disegno politico, Napoleone poneva se stesso in
continuita con il grande pensiero dell'Illuminismo, interpretato in chiave moderata:
ccSiamo trenta milioni di uomini uniti dai Lumi, dalla proprieta e dal commerciml, dice-
va dei francesi.
Una grande complessita e ambiguita caratterizzano Ia figura storica di Bonaparte:
egli fu il politico che ccdilato in Europa le conquiste della rivoluzione nel tempo stesso
""" A sinistra,
Napoleone
studente alia
scuola militare
di Brienne,
in un disegno
di J.Onfroy.
~ A destra,
Napoleone ritratto
in una posa
autoritaria, mentre
par/a con
negoziatori
austriaci ne/1797.
Unita 5 e Baionette, cannoni e codici: l'eta napoleonica
che le bloccavaJJ, come ha scritto lo storico Carlo Zaghi; fu l'uomo che costrui una dit-
tatura dispotica e contemporaneamente diede certezza di diritto ai principi del 1789, at-
traverso il codice civile; che promosse un grande sviluppo della cultura perseguitando
a! tempo stesso gli intellettuali dissenzienti; che pacifica Ia Francia rna insanguino !'Eu-
ropa, assoggettandone gran parte in nome della liberta; che derubo i paesi dominati
rna nel contempo li arricchi con profondi rinnovamenti.
Potere assoluto e guerra perpetua La costruzione del potere assoluto di Napoleone
in Francia e quella del suo dominio sull'Europa sono fenomeni inseparabili, che proce-
dettero di pari passo e insieme rovinarono. La forza delle baionette all' esterno permise
al generale corso di guadagnare in Francia un consenso che parve illimitato e, al tempo
stesso, Ia mancanza di qualsiasi opposizione all'interno gli consenti di imboccare in mo-
do sempre piu risoluto la strada delle conquiste.
Le vicende che portarono Napoleone a dominare !'Europa sono raccontate nel com-
menta alia carta della pagina seguente. Nel1812, al momento della sua massima espan-
sione, l'Impero francese andava sino alla Danimarca, alia Dalmazia, all'Italia meridiona-
le ed era circondato da una serie di stati-satellite, direttamente dipendenti dalla Francia
o alleati con essa.
Sul piano interno, Napoleone giunse a ricostituire un potere assoluto di tipo monar-
chico, svuotando progressivamente di autorita le istituzioni rappresentative. Ogni tappa
di questa carnmino verso il potere assoluto fu scandita e legittimata con il ricorso a! po-
polo, chiamato in periodici plebisciti a confermare il proprio consenso, privo in realta di
alternative, a Bonaparte.
GUARDARE AVANTI Questa particolare forma di organizzazione del potere e del consenso, il
"bonapartismo", basata sui rapporto diretto fra capo assoluto e popolo, avrebbe cono-
sciuto diverse riedizioni e varianti nella storia otto-novecentesca, a cominciare dall'Impe-
ro ricostituito fra i11851 e il1870 in Francia da Luigi Napoleone, nipote di Bonaparte.
Dal consolato all'lmpero Vediamo ora come si giunse all'instaurazione di questa po-
tere assoluto. All'indomani del colpo di stato del18 brumaio, Sieyes e Bonaparte elabo-
rarono una nuova carta costituzionale, Ia Costituzione dell'anno VIII, che entro in vi-
gore il 25 dicembre 1799 e venne successivamente approvata con plebiscita popolare
pressoche all'unanimita. Rispetto a quelle che l'avevano preceduta, la nuova Costituzio-
ne sanciva la netta prevalenza dell'esecutivo sullegislativo e la preminenza di Napoleo-
ne, quale primo console, all'interno dell' esecutivo.
Nel 1802 Napoleone divenne primo console a vita a seguito di un ulteriore plebi-
scita, sull'onda dell'entusiasmo sollevato dalle vittoriose campagne militari contra Au-
striae Prussia. Successivamente, ottenne peril primo console Ia facolta di designare il
-c: A sinistra,
Napo/eone prima
console par/a
a/ Direttorio.
~ A destra,
l'incoronazione
di Napoleone
e Giuseppina net
1804 in un
dipinto di J.-L.
David (1805-07).
ETIMOLOGIE La parola "plebiscita" indica una
consultazione popolare diretta a favore o con
tro una decisione o persona; viene dal Iatino
p/ebis scitum, "decreta della plebe", termine
che indicava le deliberazioni delle assemblee
del popolo nell'antica Roma.
18 brumaio (9 novembre) 1799
Colpo di stato di Napoleone, che assume
Ia carica di console
2 dicembre 1804
Proclamazione dell' lmpero napoleonico
e fine dell a Prima repubblica francese
Sezione 2 e Le rivoluzioni dei di ritti
proprio successore. L'atto finale di questo percorso fu il passaggio dal consolato all' Im-
pero, sancito da una nuova Costituzione approvata plebiscitariamente nel maggio
1804. Lo stato francese ritornava ad assumere la forma istituzionale della monarchia
ereditaria, poiche si prevedeva che il titolo imperiale fosse trasmesso per discendenza
naturale o per adozione. Il 2 dicembre 1804, nel corso di una solenne cerimonia nella
cattedrale di Notre-Dame, Napoleone Bonaparte ricevette la corona imperiale dalle ma-
ni di papa Pio VII.
Le caratteristiche del governo napoleonico II governo di Napoleone fu autoritario
e intoll erante verso qualsiasi opposizione. Un formidabile sistema poliziesco - orga-
nizzato dall'ex giacobino e protagonista del Terrore Joseph Fouche (1759-1820) - per-
mise al dittatore di controllare capillarmente il mondo politico e intellettuale, perse-
guitando ogni dissidenza; Ia liberta di stampa fu soppressa, tanto che Parigi giunse ad
CAR Le guerre di Napoleone e Ia costruzione dell'lmpero francese
Frontiers francesi nel 1789
D Annessioni tra il 1792 e il1797
ITIIJ Annessioni sotto il consolato
e l' lmpero (1812)
- Frontierefrancesi intornoal1812
D
, Stati sotto Ia tutela francese
intorno al 1812.
Stati governati da membri
della famiglia Buonaparte
D Stati avversari della Francia
0 Vittoria
A Sconfitta
-()Madrid
1808
e
REGNODI
SPAGNA
Osserva
IIMPERO
Dl FRANCIA
Uone
La carta fornisce il quadro complessivo dell 'espansione francese in
eta rivoluzionaria e napoleonica, con particolare attenzione aile con-
quiste di Bonaparte fra il 1800 e il 1812, data alia quale si arresta
l' espansione dell' lmpero francese, poi seguita dal rapido crollo de-
Q'Ii anni 1813-15.
REGNODI
o NORVEGIA
ti'
"psia
Auerstadt .&1813
1806 ()
o Jena 1806
NFEDERAZIONE ""' J
DEL RENO

Boemia
()
VarsilVia
GRANDUCATO
DIVARSAVIA
0 Austerlitz 1805
O wagram
Ulm 1805

1809
IMPERO D'AUSTRIA
BudaPest
Ungheria

Belgrado
Serbia
Passaggio
della Beresina
1812


Smolensk
IMPERORU

Bucarest
Dopo le gravi sconfitte subite nel 1799 dalla Francia a opera de-
gli eserciti della seconda coalizione (vittorie austro-russe nell ' ltalia
settentrionale), Napoleone riprende l'iniziativa: occupa il Piemonte,
sconfigge gli austriaci a Marengo (14 giugno 1800) e li costringe
ad accettare Ia oace di Lunlwille (9 febbraio 1801) con cui ottie-
Unita 5 e Baionette, cannoni e codici: l'eta napoleonica
avere q uattro giornali (tutti filogovernativi) contro i 335 del 1790; ogni organizzazione
con pili di venti membri fu proibita; giacobini e monarchici vennero periodicamente
perseguitati, con l'accusa di ordire congiure contro l'imperatore (nel1804 Napoleone
giunse a far rapire nel Baden e a far fucilare un ormai innocuo principe della famiglia
reale, il duca di Enghien). Ma l'autoritarismo e il controllo poliziesco non furono
l'unica arma di cui Napoleone si serv1 per dare alia Francia que! governo stabile e
quella pacificazione nazionale che la sua classe dirigente esigeva. Politico abile e
pragmatico, Bonaparte estese alle istituzioni, all'amministrazione, alia scuola que! cri-
terio dell"'amalgama", cioe della fusione fra individui di diversa estrazione sociale e
appartenenza politica, che gia aveva dato ottimi frutti nell'esercito: nobili, borghesi o
anche "plebei", repubblicani e monarchici, ex giacobini e termidoriani furono coopta-
ti negli incarichi di responsabilita in base ai soli requisiti della capacita personale e
della fedelta al regime.
Joseph Fouche
Joseph Fouche (1759-1820), giacobino, de-
putato alia Convenzione, fu uno dei piu radica-
li sostenitori del Terrore. Denunciate da Robe-
spierre, prese parte alia congiura termidoria-
na. Implicata nei vari colpi di stato dell' eta del
Direttorio, divenne ministro di polizia nel1799
e successivamente spietato custode della dit-
tatura bonapartista. Fu esiliato dopo il 1815.
ne Ia ricostituzione della Repubblica cisalpina (poi trasformata in
Repubblica italiana) e il riconoscimento del possesso francese del-
la riva sinistra del Reno. Successivamente Napoleone annettera
all'lmpero il Piemonte e Ia Liguria e assegnera ai suoi familiari il
Ducato di Parma e Ia Toscana.
Dato che Ia Russia si e ritirata dalla coalizione per contrasti con Ia
Gran Bretagna, quest'ultima, rimasta sola in campo contra Napa-
leone, accetta di firmare Ia pace di Amiens (25 marzo 1802): gli
accordi prevedono il riconoscimento delle conquiste francesi in Eu-
ropa e Ia restituzione deii'Egitto all'lmpero ottomano da parte del-
la Francia.
La guerra riprende nel 1803, questa volta per iniziativa della
Gran Bretagna, intenzionata a frenare l'espansionismo napoleoni-
co: il governo inglese organizza Ia terza coalizione, con Austria,
Russia, Svezia. Per qualche tempo, Napoleone progetta di inva-
dere l'lnghilterra, ma Ia flotta franco-spagnola allestita allo scopo
viene distrutta a Trafalgar (21 ottobre 1805), al largo di Cadice,
dalle navi inglesi comandate dall'ammiraglio Nelson (che perde
Ia vita nello scontro). Sconfitto sui mari, Napoleone non ha pero
rivali nella guerra terrestre: dopo aver battuto gli austriaci a Ulm
(19 ottobre 1805) ed essere entrato a Vienna (novembre 1805),
il 2 dicembre 1805 ottiene ad Austerlitz, in Moravia, una grande
vittoria sugli austro-russi. Con Ia successiva pace di Presburgo
(26 dicembre 1805), !'Austria deve cedere il Veneto al Regno
d'ltalia (nato nel marzo 1805) e il Tirolo settentrionale alia Bavie-
ra, alleata di Napoleone, mentre lstria e Dalmazia entrano nel-
l'lmpero.
Sorte non migliore tocca alia quarta coalizione formata nel
1806 da Gran Bretagna, Russia e Prussia: Napoleone batte i
prussiani a Jena e Auerstadt (14 ottobre 1806) ed entra trionfal-
mente a Berlino; poi sconfigge russi e prussiani a Eylau (febbra-
io 1807) e ancora i russi a Friedland (giugno 1807), inducendo
lo zar Alessandro I a firmare Ia pace di Tilsit (luglio 1807). La
Prussia deve pagare un pesante tributo e accettare l'occupazio-
ne francese, conservando solo i territori a est del fiume Elba: i
suoi possedimenti polacchi vengono annessi al Granducato di
Varsavia, retto dal re di Sassonia, mentre i territori a ovest dei-
I'Eiba, con !'Hannover e il Brunswick, vanno a costituire il Regno
di Westfalia, assegnato al fratello di Napoleone, Girolamo Bona-
parte.
In questi anni di vittorie, Napoleone modifica profondamente Ia
carta d'Europa, dando un nuovo assetto ai territori italiani e tede-
schi. Nella penisola, Ia corona del Regno d'ltalia e tenuta dallo
stesso Napoleone (vicere Eugenio Beauharnais, figlio di Giuseppi-
na, moglie dell'imperatore fino al 1809); Piemonte, Liguria e To-
scana sono annessi all'lmpero; il Ducato di Piombino, Lucca,
Massa e Carrara e retto da Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone,
mentre il fratello di questi, Giuseppe Bonaparte, cinge Ia corona
del Regno di Napoli (marzo 1806), conquistato dal generale Mas-
sena. Nel luglio 1808, quando Giuseppe diviene re di Spagna, Ia
corona napoletana e affidata a Gioacchino Murat, cognato e com-
pagno d'arme dell'imperatore. Tra il 1803 e il1806, per tappe suc-
cessive, l'assetto politico dell'area germanica e rivoluzionato:
scompare il millenario Sacra romano impero (Ia cui corona e de-
pasta da Francesco II d'Asburgo il 6 agosto 1806), le 360 unita
pelitiche esistenti vengono accorpate in 38 stati medio-grandi, vie-
ne creata una Confederazione del Reno (luglio 1806) composta
di stati vassalli di Napoleone.
Fino a questa punto, solo nella penisola iberica Ia conquista
francese incontra ostacoli insuperabili, a causa della resistenza po-
polare e dell'impegno britannica: il Portogallo, occupato nel1807,
deve essere abbandonato l'anno successive per l'intervento del ge-
nerale inglese Arthur Wellesley, duca di Wellington; nello stesso an-
no, in Spagna, i francesi vengono duramente sconfitti a Bailen (An-
dalusia).
Mentre Ia Russia ha stretto a Tilsit un accordo con Ia Francia,
Gran Bretagna e Austria, rincuorate dagli insuccessi francesi nella
penisola iberica, riprendono il conflitto dando vita alia quinta coa-
lizione (1809): dopo qualche insuccesso, Napoleone batte nuo-
vamente gli austriaci a Wagram, presso Vienna (6 luglio 1809).
Con Ia successiva pace di Schonbrunn, !'Austria subisce una
nuova perdita: cede il Tirolo meridionale o Alto Adige al Regno
d'ltalia, Ia Galizia con Cracovia al Granducato di Varsavia e, infi-
ne, alia Francia Ia Carinzia, Ia Croazia, Trieste e Fiume, che con
lstria e Dalmazia, vanno a formare le Province llliriche, annesse
all'lmpero.
Nel 1808-09 Napoleone interviene nuovamente anche in ltalia;
occupa lo Stato della chiesa e ne decreta Ia fine; imprigiona il pa-
pa Pio VII (che lo aveva scomunicato); annette le Marche al Regno
d'ltalia e Lazio e Umbria direttamente all'lmpero.
La potenza di Napoleone e al suo apice: nel 1809 divorzia da
Giuseppina Beauharnais, dalla quale non aveva avuto figli, e nel
1810 sposa l'arciduchessa Maria Luisa d'Asburgo-lorena, figlia
dell'imperatore d'Austria Francesco I (gia Francesco II imperatore
del Sacro romano impero) e nipote di Maria Antonietta, Ia regina
di Francia ghigliottinata nel 1793: il matrimonio, orchestrate con
abile regia dal cancelliere austriaco von Metternich, imparenta l'ex
artigliere corso, portato al potere dalla rivoluzione, con Ia piu pre-
stigiosa dinastia europea. L'anno successivo nasce il sospirato
erede al trono imperiale, cui viene dato il titolo di "re di Roma".
Nel18121'1mpero francese raggiunge Ia sua massima estensio-
ne: 152 dipartimenti con 50 milioni di abitanti, poco meno di un
terzo dell'intera Europa.
173
RICORDA CHE I nobili emigrati erano stati con-
dannati come traditori dal governo giacobino.
RICORDA CHE La Costituzione civile del clero
(1790) aveva impasto ai sacerdoti l'obbligo di
giurare fedelta alia Costituzione.
1804
Entrata in vigore del codice civile
napoleonico
RICORDA CHE Gli intendenti era no funzionari
periferici della monarchia assoluta francese.
174
Sezione 2 e Le rivoluzioni dei diritti
La politica del consenso La classe sociale che piu si awantaggio di questa politica
fu Ia borghesia: e vera che Napoleone, per guadagnare il consenso della nobilta, am-
nistio gli emigrati, restitul loro i beni non ancora nazionalizzati, reintrodusse i titoli
nobiliari (chela rivoluzione aveva abolito) e addirittura creo una nuova aristocrazia
imperiale ereditaria; rna i beni nazionali venduti non vennero restituiti e non venne
quindi messa in discussione l'imponente redistribuzione della proprieta terriera, an-
data in gran parte a vantaggio della borghesia; d'altra parte, Ia nuova nobilta imperia-
le fu reclutata per lo piu fra i notabili provinciali e gli alti gradi della burocrazia e del-
l' esercito, in maggior parte borghesi, e I' ereditarieta del titolo fu legata alia pro prieta
e al reddito, non alla nascita.
Lo stesso principia- pacificare il paese allargando le basi del consenso e del potere
- ispiro la politica di Napoleone in campo religioso. Abolita la Costituzione civile del
clero, nel 1801 il prima console firma con papa Pio V1I il Concordato che riconosceva
il cattolicesimo ccreligione della grande maggioranza dei francesi)) e assicurava finanzia-
menti alla chiesa, ottenendone in cambia la fedelta al regime: dal nuovo catechismo,
redatto sotto controllo governativo, tutti i bambini francesi imparavano che onorare e
servire l'imperatore e onorare e servire Dim).
La codificazione napoleonica I risultati piu duraturi del governo di Napoleone ri-
guardano la sua legislazione, sia in campo giuridico sia in campo istituzionale.
Abbiamo gia indicato l'importanza del nuovo codice civile, il Codice Napoleone, del
1804. Prima di questa codice, Ia proprieta, le successioni, Ia famiglia e i rapporti all'in-
terno di questa, i contratti fra privati erano regolati in Francia da un vasto ed eteroge-
neo corpo di leggi derivanti da diverse tradizioni giuridiche: romana, canonica, feu-
dale e consuetudinaria. L'unificazione di questa pluralita di norme in un codice valido
per tutti i francesi era stata avviata dalla legislazione rivoluzionaria che, pero, non l'ave-
va portata a termine. Tuttavia, alla vigilia del suo scioglimento, nel 1792, I' Assemblea
legislativa aveva deliberato Ia laicizzazione dello stato civile (il registro delle nascite,
delle morti e dei matrimoni che allora era controllato dalle parrocchie), l'istituzione del
matrimonio civile e l'introduzione del divorzio.
II Codice Napoleone recupero la sostanza della legislazione civile della rivoluzione e
le diede forma organica, stabilendo un corpo di norme giuridiche univoche. Insieme
ad altri codici (penale, commerciale, marittimo) esso fornlla base e il modello perle le-
gislazioni del XIX secolo.
Stato centralizzato, burocrazia, sistema scolastico Lo stato napoleonico fu carat-
terizzato da un deciso accentramento, il cui cardine erano i prefetti, istituiti nel 1800.
Questi eredi degli intendenti di Antico regime, nominati dal governo e direttamente di-
pendenti da esso, rappresentavano il potere esecutivo in ogni dipartimento, con estese
~ A sinistra, Napofeone
firma if Concordato (1801).
,.. A destra, un ritratto
cefebrativo di Napofeone
nell'atto di redigere
if codice civile.
Unita 5 e Baionette, cannoni e codici: l'eta napoleonica
funzioni amministrative e di polizia. Al principia dell'elettivita, applicato a oltranza da-
gli ordinamenti rivoluzionari, subentrava quello della gerarchia e della nomina dall'al-
to: non piu elettivi erano i sindaci, nominati dai prefetti, ne i giudici, scelti dal governo.
A questa centralizzazione corrispose la creazione di un' estes a burocrazia, ossatura
fondamentale della stato. Formidabile veicolo di carriere e di promozione sociale, la
burocrazia costituiva, insieme all'esercito, il perno del potere napoleonico: a essa Napa-
leone dedico la massima cura, prowedendo alla sua formazione grazie a un nuovo si-
stema scolastico. Quest'ultimo lasciava alia chiesa il compito dell'educazione popola-
re di base e riservava allo stato l'istruzione superiore, che si articolava nelliceo, una
scuola secondaria fortemente selettiva, e nell'universita, sottoposta al controllo del go-
verna; la formazione tecnica superiore era assicurata dalla scuola politecnica, mentre
alia preparazione del corpo insegnante prowedevano le scuole normali. Un sistema
educativo cosi concepito garantiva la formazione di una classe dirigente di funzionari e
tecnici altamente professionalizzata e fedele allo stato: un requisito destinato a caratte-
rizzare le elite francesi ben oltre la scomparsa di Napoleone dalla scena della storia.
a politica economica e il blocco continentale Napoleone ricerco Ia stabilizzazio-
ne finanziaria, dopa i dissesti del decennia precedente, come un necessaria comple-
mento del nuovo ordine politico. Risanato il bilancio pubblico, in prima luogo grazie al-
Ia realizzazione del catasto e all'efficienza dell'amministrazione tributaria, Napoleone
creo nel1800 la Banca di Francia, con il compito di regolare l'emissione di carta mo-
neta (che rimase sempre molto contenuta) e Ia circolazione del credito.
La liberta di commercia, la formazione professionale, la soppressione delle dogane
interne, l'unificazione di pesi e misure, gli investimenti in opere pubbliche (strade e ca-
nali) furono certamente prowedimenti favorevoli allo sviluppo del paese: l' economia
francese riuscl nel prima decennia dell'Ottocento a recuperare buona parte delle perdi-
te accumulate nel periodo rivoluzionario. Ma, nel complesso, essa non usci rafforzata
dall'esperienza napoleonica, soprattutto in rapporto alla sua grande rivale, l'Inghilterra.
Decisivo in questa sensa fu il sostanziale fallimento del blocco continentale, deciso
da Napoleone nel 1806-07 nel tentativo di piegare economicamente la potenza inglese,
vista l'impossibilita di farlo militarmente. II blocco, che vietava ai paesi controllati dalla
Francia o suoi alleati i commerci marittimi da e per l'Inghilterra, fu efficacemente con-
trastato dalla potenza inglese grazie al contrabbando e all'ampiezza e all'articolazione
del suo sistema commerciale-coloniale, ramificato in ogni parte del mondo. Per con-
erso, il "controblocco" inglese danneggio gravemente il commercia marittimo fran-
cese, facendo mancare in Francia prodotti di consumo e materie prime, come lo zuc-
chero, il c a f f E ~ , il cotone. Un problema aggravato dalla rivolta scoppiata nella ricca colo-
,.. Rogo di merci inglesi a Francoforte
durante it blocco continentale.
RICORDA CHE II catasto e il censimento e Ia
registrazione delle proprieta immobiliari e dei
terreni.
175
Sezione 2 e Le rivoluzioni dei diritti
nia di Santo Domingo (nell'isola di Hispaniola nelle Antille), che privo la Francia di
buona parte dello zucchero antillano. Nonostante gli sforzi compiuti da Napoleone per
sostituire le importazioni con produzioni interne (inizio allora la produzione della zuc-
chero dalle barbabietole), le industrie francesi dipendenti da rifornimenti esteri ne ri-
sultarono gravemente penalizzate.
L:opposizione all'egemonia francese in Europa II blocco continentale ebbe anche
l'effetto di accrescere in Europa il malcontento e l'ostilita verso il dominio francese. La
sempre pili dura politica di requisizioni, l'imposizione di trattati commerciali a tutto
vantaggio della Francia, i danni derivanti dali'impossibilita di commerciare con l'In-
ghilterra trasformarono Napoleone da "Iiberatore", quale era stato inizialmente per
[ ~ ~ ~ ~ i o n e della schiavitU e Ia rivoluzione nelle colonie
II movimento abolizionista
II XVIII secolo aveva largamente di-
battuto la questione della schiavitli e del-
la tratta degli schiavi. Se un pensatore co-
me John Locke l'aveva considerata legit-
tima in uno stato liberale, agli occhi di il-
luministi come Voltaire, Montesquieu, Di-
derot e Rousseau essa appariva invece in-
compatibile coni principi della ragio-
ne e dell'uguaglianza dei diritti. Sia in
Inghilterra sia in Francia era nato negli ul-
timi decenni del Settecento un forte movi-
mento abolizionista. In Francia esso ebbe
come centro propulsore Ia Societe des
amis des noirs ("Societa degli amici dei
neri"), fondata nel 1788, in cui militavano
intellettuali illuministi come il marchese
di Condorcet (1743-94), rna anche politi-
ci destinati ad avere un ruolo di primo pia-
no nella rivoluzione, come La Fayette, Mi-
rabeau, Brissot.
La discussione aii'Assemblea
nazionale
Fu la Societe a portare il tema della
schiavitli nei dibattiti dell' Assemblea na-
zionale costituente, incontrando pero no-
tevoli resistenze da parte dei deputati che
difendevano gli interessi dei piantato-
ri (planteurs), ostili all'abolizione della
tratta e a qualsiasi emancipazione non so-
lo degli schiavi neri, rna anche dei mulat-
ti. In realta, un progetto di abolizione del-
la schiavitli non fu neppure avanzato, per-
che giudicato incompatibile con gli inte-
ressi commerciali e coloniali della nazio-
ne. La Societa considero gia un grande
successo il decreto che sanciva l'ugua-
glianza fra bianchi e mulatti nelle colo-
nie (maggio 1791).
Una rivoluzione nella rivoluzione
A questo punto, pero, la discussione si
intreccio con un evento del tutto imprevi-
17R
~ rincisione celebra Ia diffusione degli ideali
della rivoluzione francese nel/e colonie.
sto: la rivolta degli schiavi di Saint-Do-
mingue (Santo Domingo), com'era chia-
mata la parte francese di Hispaniola (!'iso-
la in cui era sbarcato Colombo nel 1492).
Santo Domingo era la pili ricca delle colo-
nie francesi, e forse non solo francesi: essa
procurava alia Francia i tre quarti della pro-
duzione mondiale di zucchero e alimenta-
va da sola un terzo del commercia estero
francese. La popolazone dell'isola com-
prendeva 500 000 schiavi, 30 000 persone
libere di colore (fra mulatti ed ex schiavi Ii-
berati), che non potevano accedere alle ca-
riche pubbliche e viwvano separati dai
bianchi, e 40 000 piantatori bianchi. Le pa-
role d'ordine del1789 infiammarono !'iso-
la: prima furono i mulatti a ribellarsi, chie-
dendo Ia parita di diritti civili e politici, ri-
chiesta che fini per essere accolta, come
abbiamo detto, dall' Assemblea nazionale.
Ma nell'estate del1791 scoppio Ia rivolta,
ben pili violenta e cruenta, degli schiavi.
Sotto la guida dell' ex schiavo Toussaint-
Louverture (1743-1803), il "giacobino ne-
ro", i neri di Santo Domingo misero a ferro
e fuoco !'isola, reclamando l' abolizione del-
la schiavitli, in nome dei principi di liberta
e uguaglianza che venivano dall'Europa.
L:abolizione (provvisoria)
della sch1avitu
La notizia della rivolta, che coinvolse
anche Martinica e Guadalupa, preoccupo
le autorita francesi, che inviarono a Santo
Domingo un corpo di spedizione per se-
darla. Ma i ribelli, appoggiati dagli spa-
gnoli e dagli inglesi, ebbero la meglio,
tanto che il commissario francese fu co-
stretto a decretare l'abolizione della schia-
vitli nell'isola. La decisione ebbe conse-
guenze a Parigi, dove la Convenzione, nel
tentativo di guadagnare gli schiavi alla
causa della repubblica, decreta l'aboli-
zione della schiavitu in tutti i territori
francesi (4 febbraio 1794). Era la prima
volta che uno stato schiavista prendeva
una decisione del genere.
L:indipendenza di Haiti
e Ia restaurazione napoleonica
Mala storia non finisce qui. Dalla Iot-
ta per I' abolizione della schiavitli, Santo
Domingo pas so infatti a quella per l'indi-
pendenza. Toussaint-Louverture, ne:
1800, assunse il governo dell' isola. Un fat-
to intollerabile agli occhi di Napoleone,
per ragioni sia economiche sia politiche.
Nel1801 un corpo di spedizione di 35 000
uomini sbarco a Santo Domingo per ri-
conquistarla alia Francia, rna venne deci-
mato dalla guerriglia dei ribelli e dalla feb-
bre gialla. Toussaint-Louverture fu cattu-
rato, rna Ia situazione era ormai fuori con-
trollo: nel 1803, lo stesso anno in cui il
"giacobino nero" veniva giustiziato, San-
to Domingo proclamo Ia propria indipen-
denza con il nome di Haiti, che conserva
ancora oggi.
Quanto alla schiavitli, Napoleone Ia
ripristino con un decreta del 10 maggio
1802, che annullava quello della Conven-
zione: per Ia definitiva abolizione della
schiavitli occorrera attendere ancora.
STORIA
La tragedia della storia
Nel dipinto 3 maggio 1808 (,.. fig. 1)
Francisco Goya (1746-1828) racconta l'ese-
cuzione da parte dei francesi di alcuni pa-
trioti spagnoli accusati di avere partecipato
all'insurrezione del giorno precedente. Non
c'e nel quadro alcuna magniloquenza, alcu-
na enfasi: c'e invece una meditazione dolo-
rosa sulla drammaticita degli eventi storici.
Goya non rappresenta eroi, rna gente
comune, in una sequenza quasi cinema-
tografica: prima dell'esecuzione vediamo
il gruppo di patrioti che avanza con le te-
ste curve (in secondo piano); durante Ia
fucilazione il patriota con Ia camicia bian-
ca, a braccia aperte, come in un crocefis-
so, e un martire di fronte alia violenza; do-
pa restano solo i carpi a terra nel sangue.
La chiesa sullo sfondo e il frate a testa
china in preghiera alludono a una cristiani-
ta non piu in grado di offrire protezione,
mentre il violento contrasto di luci e om-
bre sembra segnare una vittoria del male
del tutto in contrasto con la visione ottimi-
stica della storia prodotta dall'llluminismo.
L' opera assume il val ore di una den un-
cia della disumanita della guerra, prima
an cora che dell' oppressione francese: e in
questa sensa essa verra ripresa, molto piu
tardi, da Pablo Picasso(,.. fig. 2).
Unita 5 e Baionette, cannoni e codici: l'eta napoleonica
,.. 2. P. Picasso, Massacro in Corea (1951) .
am pi settori dell' opinione pubblica liberale, in un despota che conculcava ogni liberta,
depredava ricchezze, costringeva intere generazioni di giovani a serv:ire sotto le armi
francesi in una perpetua guerra di conquista.
I primi a ribellarsi furono gli spagnoli che, sin dal 1808, con l'appoggio inglese,
sfiancarono J'esercito napoleonico con una dura guerriglia. Furono i ribelli spagnoli
a darsi, nel 1812, Ia Costituzione di Cadice, ispirata a quella francese del 1791, che
costituira un punta di riferimento peril mov:imento costituzionale europeo nei decen-
ni successivi. Main diversi paesi europei l'opposizione a Napoleone crebbe di inten-
sita sui finire del prima decennia dell'Ottocento: anche in questa caso, gli intellettua-
li e i patrioti che presero Ia penna ole armi contrail dominio napoleonico si ispiraro-
no a un'eredita della rivoluzione francese, !'idea di "nazione". Vedremo piu avanti co-
me "costituzione" e "nazione" saranno i due temi fondamentali della Iotta politica in
Europa dopa Ia cad uta di Napoleone (vedi Unita 6, Capitola 4).
ETIMOLOGIE II termine "guerriglia" traduce il
diminutivo spagnolo guerrilla, "piccola guerra"
e indica azioni di combattimento compiute da
forrnazioni militari non regolari, di solito contro
eserciti regolari.
177
~ Sopra, una stampa satirica
raffigurante Napoleone e Ia sua armata
fermati dal Ge/o russo.
A destra, J.-L.-E. Meissonier, La ritirata
di Russia.
Charles-Maurice de Talleyrand
Charles-Maurice de Talleyrand-Perigord (1754-
1838), duca, vescovo di Autun, rappresentan-
te del clero agli Stati generali, quindi deputato
aii'Assemblea costituente, emigro dopa Ia ca-
duta della monarchia. Rimpatriato nel 1796,
inizio una lunga e fortunata carriera diplomati-
ca: fu ministro degli Esteri sotto il Direttorio,
sotto Napoleone e sotto Ia restaurata monar-
chia borbonica, rappresentando con successo
Ia Francia al congresso di Vienna (1814). Tale
fu Ia sua capacita di destreggiarsi in ogni si-
tuazione e sotto ogni regime, che si dice "e un
Talleyrand" di una persona particolarmente abi-
le e diplomatica.
1 7 ~
II declino: Ia campagna di Russia n crollo di Napoleone e del suo Impero maturo ra-
pidamente, tra il1812 e il1814. Fu Ia logica del blocco continentale che, richiedendo un
controllo capillare su tutta !'Europa, spinse l'imperatore all'impresa che ne avrebbe se-
gnato Ia sorte: l'invasione della Russia.
Lo zar era alleato di Napoleone in forza dell'accordo di Tilsit (luglio 1807), che delinea-
va una sorta di spartizione del controllo sull'Europa fra le due potenze: rna con l'andar del
tempo Alessandro I si mostro sempre meno disposto ad adeguarsi aile direttive francesi,
rivendicando piena liberta di azione politica ed economica. Lo zar, in particolare, non in-
tendeva rinunciare agli intensi traffici con Ia Gran Bretagna, mentre era vitale peril suc-
cesso del blocco continentale che Londra non potesse piu disporre del grana russo.
Napoleone aggredlla Russia in parte per piegare Ia Gran Bretagna, in parte per riba-
dire con Ia forza delle armi, come era sempre accaduto, l' egemonia della Francia nel
continente. Ma Ia campagna di Russia, iniziata nell' estate 1812 in modo trionfale, si ri-
solse in un disastro, per Ia lunghezza del fronte, le difficili condizioni ambientali e l'abi-
le condotta di guerra dei russi. Nell'autunno-inverno di quello stesso anno i francesi
furono costretti a riparare in patria decimati.
L:abdicazione e il ritiro sull'isola d'Eiba Napoleone aveva gia lasciato il fronte russo
e fatto ritorno a Parigi per fronteggiare una situazione che gll sfuggiva di mano. Nell'in-
verno 1812-13 il comandante inglese duca di Wellington cacciava definitivamente i
francesi dalla Spagna, mentre gli inglesi organizzavano Ia sesta coalizione con Russia,
Prussia, Svezia e, successivamente, Austria. Napoleone allestl con grande sforzo un
nuovo esercito, rna dopo alcuni successi subl una dura sconfitta nella sanguinosa bat-
taglia di Lipsia (16-19 ottobre 1813).
Il destino dell'imperatore era ormai segnato: mentre ovunque si accendevano ribel-
lioni, gll eserciti coalizzati passarono il Reno ed entrarono in Francia. Napoleone tento
di chiamare i francesi alia guerra "patriottica", rna dovette misurare quanta un quindi-
cennio di dittatura e di guerre avesse eroso il suo consenso: riuscl a organizzare un'ar-
mata di appena 80 000 uomini e fu sconfitto.
Il 31 marzo 1814 i coalizzati entrarono a Parigi: il 6 aprile Napoleone abdico, otte-
nendo una guardia di 800 uomini e Ia sovranita dell'isola d'Elba. Sui trona francese ri-
tornarono i Barbone, con il fratello di Luigi XVI, il conte di Provenza, che assunse il ti-
tolo di Luigi XVIII.
Il principe Talleyrand (1754-1838), che aveva partecipato all'Assemblea nazionale
nel1789, negozio una pace onorevole: il trattato di Parigi (maggio 1814) riportava Ia
Francia ai confini del 1792.
La fine di Napoleone L'ultima avventura di Napoleone, i cosiddetti "cento giorni"
inizio il 1 o marzo 1815. Contando sulle divisioni emerse fra i coalizzati e sui malconten-
to sollevato in Francia dal nuovo re, i cui primi atti facevano tern ere un ritorno a! passa-
to, sbarco a Cannes con un pugno di uomini.
Unita 5 e Baionette, cannoni e codici: l'eta napoleonica
Appoggiato dalle truppe inviate per arrestarlo, marcia su Parigi, dove entra il 20
mentre Luigi XVIII fuggiva in Belgio.
lmmediatamente si riforma un'alleanza antifrancese, la settima coalizione, cui ade-
i rono Gran Bretagna, Austria, Russia, Prussia e Svezia. Lo scontro decisivo fu a Water-
oo, presso Bruxelles, il18 giugno 1815. Sconfitto, Napoleone fu esiliato nell'isolotto di
-ant'Elena, in pieno Atlantica, dove mori il5 maggio 1821.
Gia nel settembre 1814 le potenze vincitrici si erano riunite in congresso a Vienna,
er dare all'Europa un nuovo assetto dopa Ia tempesta rivoluzionaria e napoleonica.
La rivoluzione era finita, Napoleone era stato sconfitto, rna cia che era accaduto frail
1789 e il 1814 non pate essere cancellato.
La campagna di Russia e i "cento giorni" (1812-15)
Osserva
....a carta riassume l'ultima fase dell'awentura napoleonica.
Nell'estate 1812 Napoleone entra in Russia alia testa di una
e11orme armata multinazionale (oltre 700000 uomini tra francesi,
:>alacchi, austriaci, prussiani, italiani) e vi penetra profondamente,
"""lentre il comandante russo, Michail llarionovic Kutuzov (17 45-
si ritira facendo terra bruciata aile sue spalle, in modo che
Nell'imminenza dell'inverno, a Napoleone non resta che
ordinare Ia ritirata. II gelo, Ia mancanza di viveri e gli attacchi dei
russi decimano le truppe napoleoniche in ritirata: il solo passaggio
del fiume Beresina (novembre 1812) costa decine di migliaia di
morti; alia fine, Eugenio Beauharnais riesce a riportare in Francia
meno di 100 000 uomini.
esercito invasore non trovi di che approwigionarsi.
II 7 settembre 1812 Napoleone sconfigge Kutuzov in una
aattaglia campale a Borodino, presso Mosca, e conquista Ia
.::itta. Ma lo zar non accetta Ia resa e l'immensa armata rimane
rigioniera della sua stessa vittoria.

...is bona
oceano
Atlantica
Parigil.-.
>:r ""
t . Fontainebleau
! "
\
..
......
..
\
\
Allestita una nuova armata, nell'ottobre 1813 Napoleone viene
duramente sconfitto a Upsia dagli eserciti della sesta coalizione.
Sbarcato a Cannes daii'Eiba (1marzo 1815), Napoleone
riconquista Parigi (20 marzo) ma viene definitivamente sconfitto
a Waterloo dagli eserciti della settima coalizione (18 giugno 1815).
eVienna

Belgrado
_.,
\

D
-f:r Principali battaglie
(
9
(
)
:'-)_
'1:. mar Mediterraneo

......__ di
.........- e sconfi1ta
1 cento giorni"
179
b PUNTI FERMI
1. Quale ruolo ebbe l'esercito
nell'ascesa di Napoleone?
2. Quali esigenze della societa
francese postrivoluzionaria
seppe interpretare Napoleone?
3. Quali caratteri aveva
Ia Costituzione del 1799?
4. Quando Napoleone divenne
imperatore?
5. Quali riforme istituzionali
introdusse in Francia Napoleone?
6. Che cosa fu il cod ice civile
napoleonico?
7. Perche Ia scuola fu importante
nel regime napoleonico?
8. Quali prowedimenti economici
prese Napoleone?
9. Su quali stati dominava l'lmpero
napoleonico nel 1812?
10. Che cosa fu il blocco
continentale, e quali conseguenze
ebbe?
11. Perc he Napoleone attacco Ia
Russia, e con quali conseguenze?
12. Quando e come finll'awentura
di Napoleone?
9 novembre 1799 (9 novembre)
Colpo di stato, Napoleone console
25 dicembre 1799
Nuova Costituzione;
Napoleone primo console
1800
lstituzione dei prefetti e della Banca
di Francia
1801
Concordato con Ia chiesa cattolica
1802
Sezione 2 e Le rivoluzioni dei diritti
~ F. Bouchot,
Napoleone
firma l'atto
di abdicazione
nel1814.
L'eredita di Napoleone Com'e noto, Alessandro Manzoni, nell' ode Cinque maggio, la-
sciava ccai posteri)) il difficile giudizio (ccl'ardua sentenzaJ)) sulla effettiva grandezza sto-
rica di Napoleone. E i posteri si sono a lungo divisi, oscillando fra un vero e proprio
"mito" di Napoleone costruito dalla cultura romantica e la "leggenda nera" che lo dipin-
geva come un despota amorale e sanguinaria, nemico della religione e dell'umanita.
Oggi prevale nella storiografia la tendenza a considerare !'opera di Napoleone nel qua-
dro della modernizzazione della societa europea alle soglie dell'industrializzazione e
a valutare in termini di concrete eredita economiche, politiche e amministrative il quin-
dicennio di dominio napoleonico sull'Europa e sull'Italia.
Possiamo dire che, pur brutale e dispotico, il dominio napoleonico introdusse tutta-
via la moderna legislazione francese in situazioni generalmente piu arretrate, accele-
rando ovunque la crisi dell' Antico regime. L'adozione del codice civile napoleonico-
con Ia sua affermazione dell'uguaglianza giuridica -, la laicizzazione dello stato, l'aboli-
zione dei vincoli feudali, la vendita di grandi quantita di beni ecclesiastici, le riforme
amministrative, l'apertura di nuove carriere e possibilita peri ceti non aristocratici furo-
no trasformazioni irreversibili, al pari della radicale semplificazione della geografia po-
litica europea operata da Napoleone, con la cancellazione del Sacro romano impero e
Ia ridwione da 360 a 38 del numero degli stati e staterelli tedeschi.
1804
Proclamazione dell'lmpero, Napoleone
imperatore
1804-07
Nuovo codice civile
1806-07
Blocco continentale contro
Ia Gran Bretagna
1812
IJmpero napoleonico in Europa raggiunge
il suo massimo sviluppo. Campagna
1814
Le truppe della sesta coalizione entrano
a Parigi; abdicazione di Napoleone
1815
Sconfitta di Waterloo;
esilio di Napoleone a Sant'Eiena
Plebiscite che nomina Napoleone primo
console a vita
di Russia e disfatta francese
1813
1An
Espulsione dei francesi dalla Spagna;
sconfitta di Napoleone a Upsia
Le non-cittadine
Quando si afferma solennemente
che tutti gli uomini nascono liberi e
uguali- come nella Dichiarazione dei di-
ritti del1789- il termine "uomini" com-
prende anche le donne?
Se aveste posto questa domanda ai
rivoluzionari dell'epoca, nove su dieci
avrebbero risposto di no, che con "uo-
mini" si intendono propriamente i ma-
schi. Del resto, in que! monumento del-
la cultura progressista che fu l'Encyclo-
pedie (e che non ebbe, ricordiamolo,
nessuna collaboratrice donna), alia vo-
ce "Cittadino" possiamo leggere: <<Que-
sta titolo viene concesso aile donne, ai
bambini, ai servitori soltanto in qualita
di membri della famiglia di un cittadino
propriamente detto; rna non sono dei
Donne
o cittadine?
veri cittadiniJJ. Per incredibile che possa
sembrarci, Ia battaglia contra i pregiu-
dizi e Ia fiducia nella ragione universale,
grandi temi dell'Illuminismo, si arre-
stavano ai confini del genere femminile.
Il che ci fa comprendere, una volta di
piu, come i diritti, una volta affermati in
teoria, per tradursi in pratica debbano
fare i conti con tradizioni culturali, men-
talita, condizioni storiche. Allora come
oggi.
Cio che per natura rende Ia donna
inferiore all'uomo
La donna, in Antico regime, aveva
una personalita civile quasi inesisten-
te: priva di autonomia economica e pa-
trimoniale, dipendente in tutto prima dal
padre e poi dal marito, viveva una condi-
zione di subalternita giuridica e intellet-
tuale. Ma ancor piu pesavano i condizio-
namenti culturali. Quell'articolo deli'En-
cyclopedie- firmato nientemeno che da
Diderot- affermando che Ia donna e cit-
tadino solo attraverso l'uomo, traduceva
sui piano giuridico un punto di vista
culturale: Ia donna vista attraverso lo
sguardo maschile. L'illuminista che
maggiormente sviluppo questa prospet-
tiva fu Rousseau, che pure era il pili ra-
dicalmente democratico dei philosophes.
Nella sua grande opera pedagogica,
!'Emilio (1762), il filosofo ginevrino offri
una visione della donna fondata sull'idea
che esista una specifica "natura" che di-
stingue la donna dall'uomo e che, corol-
lario non irrilevante, la rende inferiore
all'uomo. Donna e uomo sono della stes-
181
sa specie, rna nella donna cctutto la richia-
ma continuamente al suo sessmJ - affer-
ma perentoriamente Rousseau. Sono le
funzioni sessuali (mestruazioni, gravi-
danza, menopausal a definire Ia natura
femminile; da qui l'eccesso di sensibilita
e immaginazione tipico della donna che
impedisce un pie no dispiegamento della
razionalita. Essa e incapace di astra-
zione, di pensiero insomma, e da il me-
glio di se nel concreto, nel pratico, nel
particolare: ccla donna osserva, l'uomo
ragionmJ. Bisogna dunque che l'intelli-
genza femminile si rivolga a! marito, ai
figli, alla famig lia, cui assicurare il neces-
saria benessere. La differenza naturale si
traduce in ruolo sociale: Ia casa e Ia fa-
miglia sono gli ambiti della donna e a
questo essa dovra venire educata. La fi-
ducia nella perfettibilita umana, base di
tutta !'opera di Rousseau, si arresta di
fronte alla donna, condannata dalla natu-
ra alia minorita intellettuale e sociale.
Una voce isolata ,.. Club patriottico
L'idea dell'inferiorita "naturale" del- di donne durante Ia rivoluzione francese.
la donna sembra invece a un altro illu-
minista, Condorcet (1743-94), una vera
sciocchezza: Perche- si chiede ironica-
mente - degli esseri esposti a gravidan-
ze e a indisposizioni passeggere non po-
trebbero esercitare diritti che non si e
mai pensato di togliere aile persone con
Ia gotta o a quelle che ogni inverno si raf-
freddano facilmente?JJ. Spirito Iucido,
studioso di matematica e di statistica,
protagonista della battaglia per l'aboli-
zione della schiavitu, Condorcet scrive
nelluglio 1790, in piena rivoluzione, un
articolo, Sulrammissione delle donne ai
diritti di cittadinanza, che lascia pochi
dubbi: il principia di uguaglianza dei
diritti presuppone che ceo nessun indivi-
duo della specie umana possiede dei di-
ritti veri e propri, o tutti possiedono gli
stessiJJ. L'esclusione delle donne dal di-
ritto di voto e sbagliata e priva di qualsia-
si giustificazione razionale. Anzi, Ia piena
De Gouges I diritti della donna-cittadina
Come il celebre testa del 1789, Ia Dichiarazione dei diritti
della donna e della cittadina si sviluppa in un preambolo e 17
articoli (che riproduciamo in parte).
Le madri, le fig lie, le sorelle, rappresentanti della nazione,
chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Consi-
derando che l'ignoranza, l'oblio oil disprezzo dei diritti della
donna so no le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzio-
ne dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione
solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affin-
che questa Dichiarazione, costantemente presente a tutti i
membri del corpo sociale, ricordi !oro senza sosta i I oro diritti
e i !oro doveri [ .. . ].
Art. 1 La Donna nasce Iibera e resta uguale all'uomo nei di-
ritti. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull'uti-
lita comune.
Art. 2 Lo scopo di ogni associazione politica e la conserva-
zione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e del-
l'Uomo: questi diritti sono la liberta, la proprieta, la sicurezza
e soprattutto la resistenza all' oppressione.
Art. 3 II principia di ogni sovranita risiede essenzialmen-
te nella nazione, che e Ia riunione della donna e dell'uomo: nes-
sun corpo, nessun individuo puo esercitarne l'autorita che non
ne sia espressamente derivata.
Art. 4 La liberta e la giustizia consistono nel restituire tut-
to quello che appartiene agli altri; cosll'esercizio dei diritti na-
turali della donna ha come limiti solo Ia tirannia perpetua che
l'uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati dalle
leggi della natura e della ragione. [ ... ]
Art. 6 La Iegge deve essere l'espressione della volonta ge-
nerale; tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere perso-
nalmente, o attraverso i !oro rappresentanti, alia sua forma-
zione; essa deve essere la stessa per tutti: tutte le cittadine e i
cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugual-
mente ammissibili a ogni dignita, posto e impiego pubblici se-
condo le !oro capacita, e senza altre distinzioni che quelle del-
le !oro virtue dei !oro talenti. [ ... ]
Art. 10 Nessuno deve essere perseguitato perle sue opi-
nioni, anche fondamentali; la donna ha il diritto di salire sui
patibolo, deve avere ugualmente il diritto di salire sulla Tribu-
na; a condizione che le sue manifestazioni non turbino l'ordi-
ne pubblico stabilito dalla Iegge. [ ... ]
uguaglianza fra i sessi e una condizio-
ne necessaria per la costruzione di una
societa realmente Iibera.
Le voci delle donne
vita politica none dovuta a una differen-
za naturale, rna al costume, aile abitudi-
ni e aile leggi che mantengono Ia donna
in una condizione simile a quella della
schiavo. Solo un'educazione fondata
sui principia della ragione potra consen-
tire alla donna di emanciparsi sviluppan-
do una propria reate autonomia.
l!emancipazione incompiuta
Le donne intanto, nell a rivoluzione,
ci sono eccome: si battono in prima fi la
nelle giornate rivoluzionarie, fondano
club femminili, tengono assemblee, leg-
gono i giornali, fanno discussioni politi-
che, inviano petizioni e rimostranze. Le
donne, con Ia rivoluzione, non sono piu
politicamente "invisibili". Tanto che
Olympe de Gouges (1748-93) ne trasse
provocatoriamente le conseguenze: ccLa
donna ha il diritto di salire sui patibolo;
deve avere egualmente il diritto di salire
sull a TribunaJJ. Autodidatta, autrice di
opere teatrali, protagonista sin dall'ini-
zio della rivoluzione, de Gouges pubblica
nel1791 una Dichiarazione dei diritti del-
la donna e della cittadina in cui rivendica
con forza i diritti politici per Ia donna.
Ritornando alia Francia, bisogna di-
re che l'iniziativa di de Gouges non ebbe
successo, e non solo per Ia tragica fine
della sua autrice (girondina, difese il re,
attacco Robespierre e fu ghigliottinata
nel 1793 ccper avere dimenticato le virtu
che convengono al suo sessOJJ). Nella
mentalita dei rivoluzionari prevaleva
nettamente il modello di Rousseau, non
quello di Condorcet, che del resto era
stato una voce isolata fra gli illuministi.
La legislazione rivoluzionaria fece al-
cuni passi in avanti nell'emancipazione
femminile, sancendo i diritti civili della
donna, Ia possibilita di ereditare, abolen-
do il dispotismo del paterfamilias e pari-
ficando su molti punti (come il divorzio)
Ia posizione del marito e quella della ma-
g lie. Main tema di diritti politici, nem-
meno Ia democratica Costituzione gia-
cobina del1793 riconobbe la cittadinan-
za femminile: il suffra gio uni versale
introdotto da quella Costituzione era in-
fatti solo maschile.
,... "Ca/endario delle donne libere" del 1 795.
E significative che negli stessi annie
in un contesto completamente diverso,
quello inglese, Mary Wollstonecraft
1759-97) ponesse temi analog hi a quelli
di de Gouges. Nel suo libello Vindication
of Rights ofWoman ("Rivendicazione dei
diritti della donna"), pubblicato all'inizio
del 1792, Wollstonecraft non solo soste-
'1eva la parita dei diritti civili e politici,
ma rovesciava l'impostazione culturale
dominante: l'inferiorita femminile nella
Art. 13 Per il mantenimento della forza pubblica, e per le
spese dell'amministrazione, i contributi della donna e dell'uo-
mo sono uguali; essa partecipa a tutte le incombenze, a tutti i
avori faticosi; deve dun que avere Ia Sua parte nella distribuzio-
ne dei posti, degli impieghi, delle cariche delle dignita e dell 'in-
dustria. [ ... ]
Art. 17 Le proprieta appartengono ai due sessi riuniti o
separati; esse sono per ciascuno un diritto inviolabile e sacra;
ness uno ne puo essere privata come vero patrimonio della na-
:ura, se non quando Ia necessita pubblica, legal mente consta-
:ata, l'esiga in modo evidente, e a condizione di una giusta e
preliminare indennita.
Osserva
M. De Leo-F. Taricone, Ledonne in Italia. Diritti civili e politici,
Liguori, Napoli 1992
Quello di costruire Ia Dichiarazione esattamente sui modello
di quella dell '89 non e solo un artificio retorico o polemico, ma
un modo per denunciare che cio che manca in que! testa
famoso - scrive il giurista Pietro Costa - "non e un diritto (!'uno
II modello paternalistico
e autoritario di Napoleone
II codice civile napoleonico, che in
generale accolse la legislazione rivolu-
zionaria, rendendola organica e irrever-
sibile, in tema di condizione della don-
na e di diritto di famiglia rappresento
invece un arretramento. Il codice civile
pose infatti a fondamento della societa
non l'individuo quale titolare delle liber-
ta naturali, rna la famiglia, vista come or-
ganizzazione gerarchica e autorita-
ria, modellata su quella della stato. Suo
perno era l'autorita quasi assoluta del
padre nei confronti di moglie e figli, rite-
o l' altro diritto) ma un soggetto, Ia donna come soggetto.
Portando Ia donna in prima piano, de Gouges puo sottolineare
non solo Ia parita da rivendicare, ma
anche Ia differenza, lo specifico contribute
della donna-cittadina. Cio emerge con
chiarezza comparando le due Di chiarazioni .
Nota in particolare:
i diritti sono sempre riferiti alia donna e
all ' uomo, non a una generica "umanita";
l'ori ginale definizione di nazione data
all 'art. 3;
il riferimento alia "tirannia" dell 'uomo sulla
donna (art. 4) che riprende un motivo
cl assico della polemica cont ra l'assolutismo;
Ia rivendicazione di quelle che oggi
chiameremmo pari opportunita nell'accesso
agli impieghi e ail e professioni (art. 6
e 13);
l'affermazione che "Le proprieta
appartengono ai due sessi riuniti
o separati (art. 17) dawero
rivoluzionaria per l'epoca.
183
marito ovunque egli decidesse di stabi-
lirsi. Il codice, inoltre, penalizzo forte-
mente Ia posizione dei figli naturali,
privandoli fra l'altro del diritto di pro-
prieta; conservo il divorzio, rna in forma
assai limitata e con un regime molto sfa-
vorevole alla donna (tre soli motivi di
divorzio erano ammessi, adulterio, ec-
cessi e ingiurie gravi, rna l'adulterio del
mar ito era considerato motivo valido so-
lose accompagnato da concubinaggio);
previde come pena per Ia donna adulte-
ra due o tre anni in casa di correzione, a
discrezione del marito, il cui adulterio
era punito solo con un'ammenda.
,.. G. Courbet, L'educazione dei figli in una
famigli a borghese (inizi del XIX secolo).
nuti entrambi "incapaci" di agire auto-
nomamente: Ia donna, per esempio, non
poteva disporre dei propri beni ne la-
sciare eredita ne rifiutarsi di seguire il
In questo modo si entrava nell'Otto-
cento, che si rivelera un secolo di pesan-
te discriminazione civile e politica
nei confronti della donna, per molti
aspetti peggiore di quella dell' eta prece-
dente; rna anche un secolo in cui germo-
gliera il seme dell'emancipazione fem-
minile gettato da pioniere come Olym-
pe de Gouges e Mary Wollstonecraft.
J.-L. David, Madame Seriziat con il figlio
(1795).
La subordinazione della donna
Leggi a/cuni articoli del Codice Napoleone relativi alia donna
e alla famiglia e svolgi gli esercizi.
Art. 148 II figlio che none giunto all ' eta di ventlcinque an-
ni compiuti, Ia figlia che non ha compiuto gli anni ventuno,
non possono contrarre matrimonio senza il consenso del pa-
dre e dell a madre; in caso che siano discordi, il consenso del
padre e sufficiente [. .. ].
Art. 151 I figli di famiglia giunti ali a maggiore eta, deter-
minata dall'articolo 148, sonotenuti prima di contrarre matri-
monio a chiedere con un atto rispettoso e formale il consiglio
del padre e della madre !oro [ .. .].
Art. 214 La mogli e e obbligata ad abitare col marito, e a
seguitarlo ovunque egli crede opportuno di stabilire Ia sua
residenza [ ... ].
Art. 215 La moglie non puo stare in giudizio
1
senza l'au-
torizzazione del marito. [ ... ]
Art. 217 La donna non puo donare, alienare,2 ipotecare,
acquistare, a titolo gratuito od oneroso,3 senza che il marito
concorra nell'atto, o presti il consenso in iscritto. [ ... ]
Art. 229 Potra il marito do man dare il divorzio per causa
d'adulterio della moglie.
Art. 230 Potra Ia moglie domandare il divorzio per causa
d'adulterio del marito, allorche egli avra tenuto Ia sua concu-
bina nella casa comune. [ ... ]
Art. 375 II padre avendo gravi motivi di malcontento per
Ia condotta di un figlio, avra i seguenti mezzi di correzione.
Art. 376 Se il figlio non sara ancora giunto al principia
dell' an no sedicesimo di sua eta, il padre pot ra farlo tenere in
arresto per un tempo non maggiore di un mese, e a tale effet-
to il Presidente del tri bunate del circondario dovra ad istanza
4
del padre ri lasciare il decreto d'arresto.
Art. 377 Dall'incominciamento dell'anno sedicesimo sino
alia maggiore eta, o alia emancipazione, 5 il padre potra soltan-
to domandare Ia detenzione del figlio per sei mesi al piu [in
questo caso e il magistrato a decidere].
Art. 378 Nell'uno e nel l'altro caso, non avra luogo veru-
na scrittura, oformalita giudiziale: il solo ordine d'arresto sa-
ra ridotto in scritto, senza esprimere i motivi.
Codice di Napoleone if Grande,
tract. it. G. Piatti, Firenze 1809
1. stare in giudizio: affrontare un denaro.
processo. 4. ad istanza: su richiesta.
2. alienare: vendere. 5. emancipazione: Ia cessata sogge-
3. oneroso: dietro corresponsione di zione all'autorita paterna.
Pensare storicamente ,.... Analizzare fonti
Rintraccia nel testo esempi dell 'autorita quasi "monarchica"
del padre rispetto ai figli .
Considera Ia posizione della donna nelle questioni
economiche.
Confronta i diritti dell'uomo e della donna sui tema
del divorzio e dell 'adulterio.
Pensare criticamente ,.... Rapportare al presente
II Codice Napoleone ha fomito Ia base per Ia legislazione italiana
sulla famiglia fino a pochi decenni fa. Quale Iegge regola oggi
in ltalia questa materia? Quali ne sono i princlpi ispiratori?
lncomincia con il considerare che cosa dice
Ia Costituzione italiana sui tema della famiglia e del rapporto
fra i sessi.
II dominio napoleoni
in ltalia
caratteristiche sociali e politiche del giacobinismo
italian a
la nascita delle repubbliche
le conseguenze della prima legislazione napoleonica
le ragioni delle insorgenze
giacobini/patrioti
"repubbliche sorelle"
requisizioni
insorgenze
sanfedismo
~
Regno d'Italia
centralismo
riforme
codice civile
societa segrete
le tipologie del dominio napoleonico
l'opposizione a Napoleone in Italia e la nascita
delle societa segrete
"rivoluzione passiva" eversione della feudalita
il riformismo napoleonico nel Regno di Napoli
I movimento giacobino italiano Tra il1799 e il1814 Napoleone e i francesi esercitaro-
no sull'Italia un domini a pressoche ininterrotto, che si puo suddividere in due fasi: l' eta
delle repubbliche (1797-99) e l'eta dell'lmpero (1800-14). Non si tratto di una pura e
semplice occupazione, rna di una presenza malta incisiva sul piano economico, giuridi-
co e politico, che ebbe conseguenze profonde sulla vita civile del nostro paese.
La rivoluzione francese era stata salutata da molti, in Italia, come l'inizio di una nuo-
va era. Si era venuto cosi formando, negli anni 1790-95, quello che viene solitamente
chiamato movimento giacobino italiano. Si trattava di un movimento differenziato so-
cialmente e ideologicamente: Ia sua base sociale era costituita in prevalenza da espo-
nenti del media ceto borghese (awocati, medici, militari, intellettuali, studenti, artigia-
ni), rna ne facevano parte anche aristocratici innovatori, rappresentanti del basso clero,
proletari urbani, operai. Dal punta di vista ideologico, si andava da un polo moderato,
di idee liberali, a un altro radicale, che propugnava ideali di democrazia sociale e poli-
tica ispirandosi all a Costituzione francese del 1793; l' ala estrema del movimento propo-
neva un utopistico programma di rivoluzione sociale e faceva capo al rivoluzionario
giacobino Filippo Buonarroti, attivo in Liguria e Piemonte sino al 1796, quando venne
arrestato per la sua partecipazione alla congiura degli Eguali di Babeuf.
Fasi
eta delle repubbliche (1797-99)
eta dell'lmpero (1800-14)
Caratteristiche
repubbliche Cisalpina, Ligure, Romana, Partenopea
pesante condizionamento politico ed economico; requisizioni
forma repubblicana, Costituzioni, leggi modernizzatrici
dominic francese su tutta Ia penisola (eccetto Ia Sicilia) articolato in: Regno d'ltalia;
territori annessi all'lmpero; territori affidati a membri della famiglia imperiale
totale subordinazione economica e politica agli interessi francesi
nascita di un'opposizione antinapoleonica (societa segrete)
accentramento politico; nuovi codici; modernizzazione del sistema fiscale e amministrativo
185
,... Sopra, Napoleone passa
rassegna le milizie cittadine a Milano
_ 1797. A destra, le truppe francesi
pano Napoli nel gennaio 1799.
DA CHE Venezia, Ia repubblica S e ~ n i s
"' costituiva una repubblica indipendente
- Xsecolo.
Vi erano tuttavia alcuni forti tratti comuni a tutti i "patrioti", come essi stessi si defi-
nivano (il nome di "giacobini", invece, venne !oro affibbiato dai tradizionalisti, come
sinonimo di individui "socialmente pericolosi"): Ia volonta di rompere radicalmente con
!'Antico regime per aprire un'epoca nuova; l'adesione qgli ideali di liberta civile, politi-
ca, religiosa proclamati dalla rivoluzione francese; il riconoscimento del diritto di pro-
prieta, rna anche della necessita di ridurre le disuguaglianze sociali; Ia fiducia nell'im-
portanza dell'istruzione popolare peril rinnovamento della societa.
La conquista francese dell'ltalia e le repubbliche Nei primi anni novanta, tentativi
di insurrezione furono operati dai giacobini a Torino, a Napoli, in Sicilia, a Bologna: fu-
rono tutti stroncati, e i !oro promotori incarcerati o giustiziati. II movimento giacobino,
esiguo numericamente e privo di base sociale, non era in condizione di dare vita a una
fase rivoluzionaria. Fu invece l'arrivo delle armate francesi a scardinare completamen-
te gli equilibri politici nella penisola: sappiamo che trail marzo 1796 e il marzo 1799 tut-
ta l'Italia continentale, salvo il Veneto, cadde sotto controllo francese. La geografia po-
litica della penisola venne completamente rivoluzionata, con la nascita di quattro re-
pubbliche: la Cisalpina, la Ligure, la Romana e la Partenopea o Napoletana. Che di
conquista si trattasse, piuttosto che di "liberazione", i patrioti italiani lo appresero ama-
ramente in occasione della pace di Carripoformio (17 ottobre 1797): con essa Napoleo-
ne cedette a Vienna Venezia e il Veneto (che aveva aggredito e occupato con un prete-
sto), per assicurarsi J'accettazione delle sue conquiste da parte dell' Austria. Un atto che
segnava Ia sparizione dalla carta geografica della repubblica Serenissima e che suscito
la delusione e l'indignazione dei patrioti. ceil sacrificio della patria nostra e consumatmJ
- scriveva Ugo Foscolo iniziando le Ultime lettere di Jacopo Ortis.
Un concorso per l'ltalia futura
Fu nel "triennia rivoluzionario" 1797-
che si pose per Ia prima volta nel nostro
paese J'obiettivo politico dell'unita nazio-
ale. Galvanizzati dall'esempiofrancese, i
cobini italiani videro nel contesto del
o nuovo determinato dalle vittorie
ncesi in Italia Ia possibilita di sconvol-
re sia le strutture sociali di Antico regi-
- a Ia geografia dei vecchi stati regio-
L tema si pose dunque con un'impo-
azione apertamente repubblicana:
giacobinismo- ha scritto lo storico
Zag hi- c<il termine "nazione", da un
ato prettamente regionale, muni-
o cittadino ("nazione lombarda",
e fiorentina" ecc.) si allarga a tutte
::>alazioni viventi fra leA! pie Ia Sici-
lia. Nellinguaggio dei giacobini parole
come "patria", "patriottismo" hanna un si-
gnificato rivoluzionario, unitario, demo-
cratiCOJJ.
Erano pen) diversi, gia in quella pri-
missima fase del dibattito che poi sara
detto "risorgimentale", i modi di concepi-
re J'unificazione nazionale. Nel settem-
bre 1796, in un'Italia settentrionale occu-
pata dalle arm ate rivoluzionarie francesi,
il governo della Lombardia bandi un con-
corso dal titolo Quale dei governi liberi
meglio convenga alla felicita d'Italia. La
giuria, presieduta da Pietro Verri, assegno
il prima premia allo scritto di Melchiorre
Gioia (1767 -1829), il quale proponeva Ia
costituzione di una repubblica unitaria,
ccuna e indivisibileJJ, come l'unica forma di
stato capace di garantire a! paese una di-
mensione sufficiente per opporsi aile in-
vasioni che J'avevano reso schiavo e per
sviluppare J'economia attraverso Ia liber-
ta di commercia interno e J'abbattimento
dei confini.
Ma molti altri scritti, circa Ia meta, so-
stenevano invece, in varie forme, !'idea
che una federazione di repubbliche (inte-
sa nel sensa di una confederazione di sta-
ti sovrani) fosse piu adeguata a rappresen-
tare le grandi diversita regionali e locali
esistenti nel paese. Si trattava dei primi
passi di una discussione che ha accompa-
gnato tutta Ia vita politica italiana e che e
viva ancora oggi.
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Unita 5 e Baionette, cannoni e codici: l'eta napoleonica
I caratteri del dominio francese Le repubbliche italiane vissero Ia !oro breve espe-
rienza sotto il controllo dei francesi, che ne determinarono Ia vita economica e politi-
ca. Napoleone e il Direttorio imposero aile repubbliche requisizioni e pesanti tributi in
denaro, beni, opere d'arte (cui si aggiunsero le ruberie di generali e u:fficiali, che Napa-
leone con scarso successo tento di impedire); contrastarono le posizioni di quei patrio-
ti che vedevano le repubbliche come il prima embrione di una futura unita nazionale
italiana; favorirono invece le tendenze localistiche e municipalistiche ovunque diffuse
nella penisola, allo scopo di garantire una situazione politica piu divisa e quindi piu fa-
cilmente assoggettabile agli interessi francesi.
ETIMOLOGIE La parola "municipalismo" indica
Ia tendenza a privilegiare interessi locali e citta-
dini. Deriva da "municipio", dal Iatino munici-
pium, che indicava una citta sotto il dominic ro-
mano, ma che si reggeva con leggi proprie e i cui
abitanti godevano della cittadinanza romana.
A1 tempo stesso, tuttavia, Ia presenza francese porto con se novita di rilievo: in pri-
ma luogo, insieme alia forma repubblicana, l'adozione di carte costituzionali, mo-
dellate in genere su quell a francese del 1795; inoltre, I' emanazione di importanti leggi
modernizzatrici, quali l'istituzione del matrimonio civile, l'abolizione dei fidecommes-
si, Ia riduzione della manomorta, Ia confisca e vendita di terre ecclesiastiche (acquista-
te da privati, nobili e borghesi).
RICORDA CHE La Costituzione francese del
1795 prevedeva un sistema bicamerale a suf-
fragio ristretto e Ia separazione tra potere legi-
slative ed esecutivo.
Le "insorgenze" contadine e Ia fine delle repubbliche Nella primavera-estate del
1799 maturo Ia drammatica e rapida fine delle repubbliche italiane, a causa di due fat-
tori concomitanti: le sconfitte militari dell'armata francese nella penisola e le cosid-
dette "insorgenze", cioe le sollevazioni popolari, prevalentemente contadine, contra i
governi repubblicani.
II 27 aprile 1799, a Cassano d' Adda, i francesi subirono una decisiva sconfitta a ope-
ra dell' armata austro-russa del generale Suvorov: il ritiro dei francesi dalla Lombardia
CARl Le "repubbliche sorelle" e l'ltalia nel 1799
Repubblica
elvetica
1;< Battaglia
D
Territori annessi
alia Francia
D Austria
mar Tirreno
... ./ '------
lmpero d'Austria
'
.....____
"'

Osserva
1796 Poche settimane dopo avere assunto il comando
dell'armata d'ltalia (2 marzo 1796), Napoleone batte ripetutamente
i piemontesi, costringendo Vittorio Amedeo Ill (1773-96) a firmare
l'armistizio di Cherasco (28 aprile). Quindi insegue gli austriaci,
sconfiggendone Ia retroguardia a Lodi ed entrando trionfalmente
( a Milano (15 maggio). Successivamente, cadono in mano francese
J Venezia, Genova, le Legazioni pontificie (i domini papali in Emilia
I e Romagna), parte della Toscana, cioe gran parte dell'ltalia

-t<. settentrionale. In Emilia-Romagna viene proclamata Ia Repubblica
" cispadana (congresso di Reggio Emilia, in cui viene adottato
il tricolore, 9 gennaio 1797).
mar Mediterraneo
lmpero
ottomano
1797 A Genova viene proclamata Ia Repubblica ligure;
in Lombardia Ia Repubblica cisalpina (29 giugno 1797), che poco
dopo assorbe Ia Cispadana. 1112 maggio nasce Ia Repubblica
veneta. Nel febbraio 1797 Napoleone varca le Alpi, marciando
su Vienna. A questa punto, l'imperatore austriaco si rassegna a
firmare i preliminari di pace di Leoben (18 aprile 1797), poi
ratificati nella pace di Campoformio (17 ottobre 1797). Con essa
I' Austria deve accettare Ia cessione alia Francia della riva sinistra
del Reno, l'annessione francese del Belgio e Ia sistemazione data
da Napoleone all'ltalia settentrionale, riconoscendo Ia Repubblica
cisalpina, con capitale Milano, che comprende l'ex Lombardia
austriaca, Bergamo, Brescia (terre in precedenza della Repubblica
veneta), i Ducati di Massa e Modena, le Legazioni pontificie.
In cambia, !'Austria riceve Venezia e il Veneto, l'lstria e Ia Dalmazia.
1798 Anche dopo il rientro di Napoleone in Francia (novembre
1797), l'espansione francese in ltalia continua con l'occupazione
dello Stato pontificio e Ia cacciata del papa Pio VI da Roma:
il 15 febbraio 1798 viene fondata Ia Repubblica romana.
1799 In gennaio i francesi occupano il Regno di Napoli, dove
i patrioti proclamano Ia Repubblica partenopea o napoletana
(22 gennaio 1799). Contemporaneamente il Piemonte, dopo Ia
cacciata di Carlo Emanuele IV (1796-1802) da parte dell'esercito
francese occupante, viene annesso alia Francia. lnfine, nel marzo
1799, viene occupata l'intera Toscana.
187
~ Sopra, il generale russo Suvorov
passa in rivista le sue truppe.
A destra, battag/ia tra navi ang/o-
borboniche e navi repubblicane
nel canale di Procida, presso Napoli.
ETIMOLOGIE II termine "lazzarone", che nellin-
guaggio ordinaria ha il significato di "poltrone"
o "mascalzone", viene dal napoletano "Iazzaro"
(i n spagnolo Iazaro) nomignolo affibbiato dagli
spagnoli ai seguaci di Masaniello con significa-
to di "pezzenti". Si diffuse nel Settecento per
tndicare Ia plebe napoletana.
RICORDA CHE Si chiamavano "usi civici" i di-
ntti di spigolatura e raccolta che i contadini
avevano sulle terre comuni.
-100
provoco Ia caduta della Repubblica cisalpina, mentre in molti luoghi le popolazioni
urbane e rurali insorgevano contra i francesi e i "giacoQini". Gli austriaci ripresero il
controllo della regione, scatenando una dura repressione contra i patrioti. Nel mese
successivo gli austro-russi ripresero il Piemonte: la !oro avanzata fu affiancata dalla
sanguinosa azione di bande contadine - comandate da ex ufficiali monarchici e da
preti ostili alle idee rivoluzionarie- che diedero vita a un piccolo esercito, Ia "Massa cri-
stiana". Analogamente, operava in Toscana Ia cosiddetta Armata aretina, che spadro-
neggio per diversi mesi, finche non fu sciolta dagli austriaci, che assunsero il controllo
della Toscana dopo averne cacciato i francesi .
II dramma della Repubblica partenopea Nel giugno 1799 cad de anche Ia Repubbli-
ca partenopea: le forze francesi lasciarono il Napoletano per contrastare gli austro-
russi a nord, venendo duramente sconfitte sui fiume Trebbia. La partenza dei francesi
favorl il successo dell"'Armata cristiana", organizzata dal Cardinale Fabrizio Ruffo
(1744-1827) in nome di Ferdinanda IV di Borbone per combattere francesi e giacobini
nel segno della "Santa Fede" (donde il terrnine "sanfedisti" utilizzato per indicare i suoi
seguaci). Dopo avere attraversato Ia Calabria e Ia Basilicata, l'esercito sanfedista occu-
po Napoli (13 giugno), mentre insorgevano i "lazzaroni" (cioe il popolino della citta). Ai
massacri com pi uti dalle bande di Ruffo e dei lazzaroni si uni la repressione operata dal
restaurato governo borbonico in accordo con gli inglesi, presenti a Napoli con la flotta
di Nelson e interessati a sradicare il movimento filo-francese dall'Italia meridionale: ol-
tre centro patrioti furono giustiziati, fra i quali Mario Pagano, Francesco Caracciolo,
Vincenzo Russo, Eleonora Fonseca PimenteJ, i migliori ingegni del mondo intellettuale
napoletano. Infine, nel settembre 1799, cad eva anche Ia Repubblica roman a, con I' oc-
cupazione della citta da parte delle forze austriache.
La "rivoluzione passiva" La prima interpretazione di questi drammatici eventi fu data
gia nel1800 da un giovane molisano, Vincenzo Cuoco (1770-1823), che aveva aderito al-
Ia Repubblica partenopea e percio era stato esiliato. Nella sua opera fondamentale, il
Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Cuoco spiegava il fallimento della re-
pubblica a Napoli (e quindi, per estensione, dell'intera esperienza repubblicana del
1797 -99) con Ia tesi della "rivoluzione passiva": una rivoluzione, cioe, importata dal-
l'estero, che non aveva trovato l'appoggio e suscitato il coinvolgimento delle masse po-
polari. Una rivoluzione "passiva" perche subita dal popolo e caratterizzata dalla pro-
fonda frattura sociale e culturale fra quest'ultimo, Ia grande maggioranza, e il ristretto
gruppo dei patrioti.
Non bisogna dimenticare che, nel corso del Settecento, le condizioni generali delle
plebi rurali erano peggiorate a causa dell'aumento dei prezzi, della perdita degli usi ci-
vici in molte zone, dello sfruttamento operato dai nuovi proprietari borghesi. Alia base
delle insorgenze stava dunque un diffuso malcontento, generato anche dalle trasfor-
mazioni che il riformismo settecentesco aveva provocato nelle secolari strutture della
societa di Antico regime: la sollevazione esprimeva rivolta contro un' oppressione di cui
ora si ritenevano responsabili francesi e giacobini. Su queste basi, risulto relativamen-
te facile a uomini come il cardinale Ruffo presentarsi come campioni dei valori tradi-
zior
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Unita 5 e Baionette, cannoni e codici: l'eta napoleonica
zionali, facendo leva sui sentimenti religiosi popolari (feriti da giacobini e francesi, che
si erano spinti fino a cacciare il papa da Roma) per riproporre quell'alleanza fra monar-
chia e religione che agli occhi delle plebi rurali rappresentava, tutto sommato, una
maggiore sicurezza di vita MINILAB).
Napoleone riconquista l'ltalia II ritiro francese, tuttavia, duro pochi mesi. Nella tarda
primavera del1800 Napoleone varco nuovamente le Alpi e inizio una nuova campagna
eli conquista dell'Italia che, in fasi successive, lo porto nel giro di nove anni a imporre la
supremazia francese su tutta Ia penisola. Alia conclusione di questa campagna, !'asset-
to geopolitico dell'Italia sotto il dominio napoleonico presentava tre tipologie:
territori appartenenti a! Regno d'ltalia;
territori direttamente annessi all'lmpero francese;
territori affidati a membri della famiglia imperiale.
Questa sistemazione garantiva alia Francia un assoluto controllo della penisola e,
a! tempo stesso, spegneva definitivamente le speranze unitarie che i patrioti italiani in-
cominciavano a coltivare; rna, contemporaneamente, rompeva per Ia prima volta quel-
l'assetto politico-territoriale su base regionale che caratterizzava da secoli Ia penisola.
Le caratteristiche del dominio napoleonico La politica napoleonica in Italia ebbe il
carattere di una pesante subordinazione agli interessi francesi. Esoso fu il tributo pre-
teso dalla Francia non solo in denaro, rna anche in uomini, poiche Ia leva obbligatoria
costrinse decine di migliaia di italiani a combattere e morire nelle campagne militari del-
l'imperatore. Dal punta di vista economico, l'Italia fu danneggiata da una politica doga-
nale che favoriva le importazioni dalla Francia e scoraggiava le esportazioni, mentre il
blocco continentale ebbe gravi conseguenze sui commerci marittimi. Tutto cia provoco il
manifestarsi di due tipi di opposizione antinapoleonica: una di carattere popolare, con
proteste e rivolte contra le requisizioni e Ia coscrizione obbligatoria; l'altra eli carattere
politico, che vide protagonisti giacobini e patrioti ostili alia tirannide napoleonica e con-
vinti ormai che Ia causa dell'indipendenza italiana non potesse piu appoggiarsi all'aiuto
francese. Questi oppositori incominciarono a organizzarsi in societa segrete - quali Ia
Appello di Ruffo ai contadini calabresi
Con questa appello lanciato da Palmi, in Calabria, nel febbraio
1799, il cardinale Ruffo esortava i contadini ad arruolarsi
nell'Armata cristiana e reale.
II vessillo della S. Croce ci assicura una completa vittoria.
E voi, traviati patrioti, ravvedetevi e date segni non equivoci
della vostra resipiscenza.3
Bravi e coraggiosi calabresi, di cospiratori settarii,
dopa avere rovesciato in Francia altare e trona, dopa aver, con
sacrilego attentato, fatto prigione ed asportato in Francia il vica-
rio di Gesu Cristo, il nostro S. Pontefice Pio VI, dopo aver con
perfidia e tradimenti fatto sbandare il nostro esercito, invadere
e ribellare la nostra capitale e le provincie; sta facendo tutti gli
sforzi per involarci
1
(se fosse possibile) il dono piu prezioso del
Cielo, la nostra santa religione, per distruggere Ia divina mora-
le del Vangel a, per depredare le nostre sostanze, per insidiare Ia
pudicizia delle vostre donne.
Bravi e coraggiosi calabresi! soffrirete
2
voi tante ingiurie?
Val orosi sol dati di un esercito tradito, vorrete voi lasciare impu-
nita Ia perfidia che, oscurando Ia vostra gloria, ha usurpato il
trona del nostro legittimo monarca? Ah no! Voi gia fremete di
giusto sdegno e siete gia disposti a vendi care le offese fatte alia
Religione, al Re e alia Patria.
Ola dunque, riunitevi sotto lo stendardo della Santa Croce e
del nostro amato sovrano. Non aspettiamo che il nemico venga
a contaminare queste nostre contrade; marciamo ad affrontar-
lo, a respingerlo, a discacciarlo dal nostro Regno e dall'Italia, e
a rompere le barbare catene del nostro Santo Pontefice.
La clemenza del nostro Re accettera benignamente le since-
re dimostrazioni del vostro ravvedimento. Guai pen) a voi, se sa-
rete ostinati: il fulmine della giustizia vi arrivera prima che nol
credete.
Memorie storiche sul/a vita del cardinale Fabrizio Ruffo,
scritte dall'abate Domenico Sacchinelli, Napoli 1836
1. involarci: sottrarci, rubarci. 3. resipiscenza: ravvedirnento.
2. soffrirete: sopporterete.
Pensare storicamente ,... Analizzare fonti
Elenca gli argomenti che Ruffo invoca per esortare i contadini
ad armarsi.
Pensare criticamente ,... Formulare ipotesi esplicative
Per quale ragione, secondo te, gli argomenti di Ruffo ottennero
il consenso popolare?
Pensare storicamente ,... Comparare eventi e fenomeni
Confronta il fenomeno delle insorgenze italiane con Ia
sollevazione in Vandea durante Ia rivoluzione francese
(vedi p. 146) e indica analogie e differenze.
189
RICORDA CHE I principali vincoli feudali era no
Ia manomorta (inalienabil ita dell e propri eta ec-
clesiasti c he) e il fidecommesso (inalienabilita
dell e terre nobiliari ).
Sezione 2 e Le rivoluzioni dei diritti
Societa dei raggi, gli Adelfi, Ia Carboneria - che, nate in funzione antinapoleonica, avran-
no poi un ruolo importante nell e prime lotte del Risorgimento italiano (vedi Unita 6, Ca-
pitola 4).
II Regno d'ltalia nel periodo napoleonico E vera, d'altra parte, che nel Regno d'Ita-
lia furono introdotte riforme importanti e incisive, che portarono a razionalizzare Ia
pubbli ca amministrazione e il sistema fiscale proseguendo per certi aspetti lungo le li-
nee del riformismo settecentesco:
l'abolizione delle dogane internee l'unificazione di quelle verso !'estero;
l'unificazione del sistema di monete, pesi e misure;
il ripianamento del debito pubblico grazie al miglioramento del sistema fiscale e
alia messa in vendita dei beni ecclesiastici;
Ia costruzione di strade, canali e ponti (e del 1802-05 Ia realizzazione del traforo
del Sempione);
il potenziamento dell'istruzione superiore.
Bonaparte impose un'organizzazione dell a stato ispirata a! modello francese, cioe
molto accentrata, accrescendo il potere dei e riducendo l'autono-
mia degli organi elettivi locali . In campo legislativo, furono introdotti i codici francesi: il
codice civile, il codice di procedura civile, il codice penale, il codice di commercia.
Questi prowedimenti incontrarono il favore delle classi possidenti, nobili e bor-
ghesi, che si giovarono della vend ita delle terre ecclesiastiche e dei beni nazionali, non-
che della fine dei vincoli feudali sulla commercializzazione delle proprieta. Si verificaro-
I CART La conquista napoleonica dell'ltalia (1800-1809)
REGNO Dl BAVIERA
REP. ... ) - .. , .o
... :
\ ... ' -yento
REGNO co
T A L I A
I M::/cE a ' o ilano
v,
FR CESE
Stati sotto
I' influenza francese
lmpero francese
190
IMPERO
D' AUSTRIA
Osserva
1800-1805 Nel corso del 1800 Napoleone occupa il
Piemonte (annesso alia Francia nel 1802) e Ia Lombardia,
sconfigge gli austriaci nella battaglia di Marengo (14 giugno
1800), quindi occupa Ia Toscana.
Vienna e costretta ad accettare, con Ia pace di Luneville
(9 febbraio 1801), Ia ricostituzione della Repubblica ligure
e della Repubblica cisalpina, che nel 1802 diviene Repubblica
italiana, con presidente lo stesso Napoleone e vicepresidente il
patri zio milanese Francesco Melzi d' Eril (1754-1816) .
Nel 1805, in seguito alia proclamazione dell'lmpero,
Ia Repubblica diviene Regno d'ltalia, di cui Napoleone cinge
Ia corona affidandone il governo al figliastro Eugenio Beauharnais.
La Liguria viene integrata nell ' lmpero francese.
Successivamente, Napoleone assegna ai propri familiari
Ia Toscana, Lucca e il Ducato di Parma.
1806-1809 Con il 1806 inizia una nuova fase di conquiste,
in direzione dell'ltalia meridionale. II complete controllo della
penisola, e quindi del Mediterraneo, era infatti essenziale per
Napoleone, impegnato nella realizzazione del blocco continental e
(il tentative di piegare economicamente Ia Gran Bretagna
bloccando i suoi traffici).
Nel febbraio 1806 i francesi occupano il Regno di Napoli ,
costringendo Ferdinanda IV a rifugiarsi in Sicilia sotto Ia
protezione inglese: sui trono di Napoli sale il fratel lo di
Napoleone, Giuseppe Bonaparte, che nel 1808 viene sostituito
da Gioacchino Murat (1767-1815), cognate dell ' imperatore.
lnfine, nel 1808, Napoleone fa occupare le Marche (unite al
Regno d'ltalia), quindi il Lazio e I'Umbria (1809), facendone
dipartimenti dell ' lmpero francese: con il decreta del 17 maggio
1809 Napoleone dichiara decaduto il potere temporale dei papi.
II pontefice Pio VII viene arrestato e deportato in Francia.
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Unita 5 Baionette, cannoni e codici: l'eta napoleonica
Nascita e disawenture del tricolore
~ 1. Bandiera tricolore della Legione
lombarda dei Cacciatori a caval/a.
~ 2. Ricostruzione delle coccarde
della Repubblica cispadana (poi cisalpina)
usate dalle milizie (sopra) e dai civili (sotto).
I ~ ~ ~ I
II tricolore nacque come vessillo mili-
tare della Legione lombarda dei Caccia-
tori a cavallo, organizzata dal governo
Iombardo per volere di Napoleone nel
1796 ( ~ fig. 1); divenne poi Ia bandiera
della Repubblica Cispadana a! congresso
di fondazione di quest'ultima (Reggio
Emilia, gennaio 1797) quando fu accolta
Ia proposta del deputato Giuseppe Com-
pagnoni di rendere ccuniversale lo sten-
dardo e Ia bandiera Cispadana di tre colo-
ri Verde, Bianco e Rosso, e che questi tre
colori si usino anche nella coccarda Ci-
~ 3. La Liberta cade a pezzi sui suoi fautori (1799).
~ 4. La Liberta messa al rogo (stampa del XVIII secolo).
spadana Ia quale debba portarsi da tutti>>
( ~ f i g . 2).
Nacque cosi Ia bandiera- sui modello
francese, rna differenziata dal verde al po-
sto del blu- che avrebbe accompagnato il
Risorgimento e poi Ia nostra storia nazio-
nale unitaria sino a oggi.
Simbolo, inizialmente, del patriotti-
smo giacobino, il tricolore non ebbe vita
facile. Lo vediamo bene in stampe antire-
pubblicane dell'epoca. La prima ( ~ fig.
3), pubblicata a Milano nel1799 in favore
della seconda coalizione antinapoleonica,
rovescia Ia tradizionale iconografia cele-
brativa della Liberta: una statua nuda, roz-
zamente sbozzata, priva di decori, sini-
stramente affiancata dal carretto delle
esecuzioni, cade a pezzi sui suoi sostenito-
ri in fascia tricolore, a simboleggiarne Ia
disfatta.
La seconda ( ~ f i g . 4), pubblicata ad
Arezzo nel 1799, testimonia con rozza e
brutale semplicita un momenta delle in-
sorgenze: Ia Liberta, con berretto frigio e
tricolore, e bruciata sui rogo, mentre il po-
polo scaccia i francesi a frustate.
191
Sezione 2 e Le rivoluzioni dei diritti
La Iegge di eversione della feudalita del 1806
La Iegge di eversione della feudali-
ta fu una Iegge di importanza fonda-
mentale, che cancello il feudalesimo
come realta giuridica: essa tuttavia
non risolse il problema della feudalita
nel Mezzogiorno, lasciandolo in eredi-
ta a tutta Ia successiva storia naziona-
le. Oltre a conservare molti diritti peri
baroni, infatti, Ia Iegge stabiliva una di-
visione dei demani- cioe la vend ita di
terre feudali, ecclesiastiche e comuna-
li ai privati- che favori quasi sempre i
possidenti nobili o borghesi. Anzi, per
certi aspetti, la grande proprieta ne
uscl rafforzata, potendo acquisire
gran parte dei fondi ecclesiastici e ot-
tenendo, con l'abolizione dei fidecom-
messi e di altri vincoli feudali, il diritto
di disporre Iibera mente delle pro prie-
ta. La Iegge non risolse dunque, per
milioni di piccoli proprietari e brac-
cianti, il fondamentale problema del-
la terra, che rimarra drammatica-
mente aperto sino a tempi recenti.
Vediamo in dettaglio i principali ar-
ticoli della Iegge.
~ P JNI1FERMI
1. Quali erana gli obiettivi di Iotta
dei giacobini italiani?
2. Perche Ia pace di Campoformio
rappresento una grave delusione
per loro?
3. Quali caratteristiche e quali
conseguenze ebbe il dominio
francese in ltalia nel 1796-99?
4. Che cosa furono le "insorgenze"
contadine e quali conseguenze
ebbero?
5. Qual era l'assetto politico
dell'ltalia sotto Napoleone? Quali
effetti positivi ebbe il suo dominio?
6. Quali opposizioni maturarono
in ltalia contra Napoleone?
Art. 1 La feudahta con tutte Ie sue attribuzioni resta
abo/ita. Tutte le giurisdizioni sinora baronah, ed i proventi
qualunque, che vi siano stati annessi, sono reintegrati alia
sovranita, dalla quale saranno inseparabili.
Art. 2 Tutte Ie citta, terre e castelli, non esc/usi quelli
annessi alla Corona, abo/ita qualunque differenza, saranno
governati secondo Ia legge comune del Regno. [ ... ]
Art. 5 I fondi e /e rendite finora feudali saranno, senza
alcuna distinzione, soggetti a tutti i tributi.
Art. 6 Restano abolite, senza a/cuna indennizzazione, tutte
Ie angarie e ogni altra opera o prestazione personale,
sotto qualunque nome venisse appellata, che i possessori
de' feudi per qualsivogha titolo soleano riscuotere c1alle
popolazioni e da particolari cittadini. [ ... ]
Art. 8 I fiumi, abo/ito qualunque diritto feudale, restano
proprieta pubblica. [ ... ]
Art. 12 Tutti i diritti, redditi e prestazioni territoriali, cosi
in denaro come in derrate, saranno conservati e rispettati
come ogni altra propricta. Le universita o particolari che
avranno diritto per contendere tali proprieta, adiranno i
competenti tribunali per Ia giustizia.
Art. 13 I demanj che appartenevano agli abohti feudi
resteranno degh attuali possessori. Le popolazioni
ugualmente conserveranno tutti gli usi civici e tutti i diritti
che attualmente posseggono sui medesimi, fino a quando
di detti demanj non sara con altra nostra Legge determinata
e regolata Ia divisione.
Eliminana Ia feudalita dal
punta di vista giuridica,
campresa il diritta baronale
di amministrare Ia giustizia
nei feudi (giurisdiziane).
Assaggetta al fisca
Ia rendita fandiaria.
Abaliscana senza indennizza
tutte le prestaziani persanali
(angarie) e i diritti signarili
sui fiumi.
E: il punta piu critica della
Iegge, che ricanasceva ai
baroni, in Iibera proprieta,
le terre di cui prima erana
feudatari e un'ampia gamma
di diritti, redditi, prestaziani
persanali che spettava ai
camuni (le universita) a ai
singali (i partica/ari)
riscattare, ricarrenda
ai tribunali.
no dunque una concentrazione della proprieta terriera e uno sviluppo dei sistemi di
conduzione capitalistica gia presenti nell'Italia settentrionale. La crescita della buro-
crazia pubblica, inoltre, favor! lo sviluppo di un ceto intermedio, in buona parte bor-
ghese, di funzionari e amministratori, aprendo la via alia creazione di nuove carriere
nel campo della pubblica amministrazione.
Napoli e il problema della feudalita Nel Regno di Napoli, Giuseppe Bonaparte e
poi, in misura maggiore, Gioacchino Murat governarono circondandosi di fidati fun-
zionari francesi, rna attribuendo al tempo stesso un ruolo importante agli esponenti
della classe dirigente napoletana: aristocratici rna anche borghesi, moderati, rna an-
che ex giacobini vennero chiamati a compiti di responsabilita nel tentativo di realizza-
re quella politica dell'"amalgama" tra ceti e orientamenti politici diversi che gia Na-
poleone aveva sperimentato con successo in Francia. Cio assicuro ai sovrani france-
si e allo stato una forza molto maggiore di quella della monarchia borbonica settecen-
tesca e della Repubblica napoletana, consentendo loro di realizzare riforme impor-
tanti, anche se non risolutive (riassetto del sistema fiscale, riduzione del debito della
stato, impulso ai lavori pubblici). Ma il problema cruciale nel Mezzogiorno, come sap-
piamo, era rappresentato dal feudo: e la Iegge piu importante fu quella della cosiddet-
ta eversione della feudalita, emanata il 2 agosto 1806, che aboli in tutto il Regno la
feudalita come realta giuridica.
7. Che cosa fu Ia Iegge di eversione
della feudalita del 1806? Perche
non risolse i problemi del
feudalesimo nel Mezzogiorno?
8. Quale innovazione fu introdotta
in Sicilia nel 1812?
Anche in Sicilia fu preso un importante provvedimento, questa volta per iniziativa
non dei francesi, rna degli inglesi, che governavano di fatto !'isola, dove aveva trovato
rifugio il re Ferdinanda IV. Nel1812 venne approvata una carta costituzionale che af-
fidava il potere legislativo a un parlamento bicamerale dotato di ampi poteri di con-
trollo sui re e sul suo governo. La Costituzione siciliana del 1812 costituira nel decen-
nia successivo un importante punta di riferimento per il movimento liberale italiano.
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Capitola 1
Dalla rivoluzione a Napoleone
II periodo ''termidoriano" Dopo Ia ca-
duta di Robespierre, Ia Convenzione cer-
co di dare stabilita politica a! paese, ripri-
stinando le liberta fondamentali. Ma
una spirale di "controterrore", questa
volta antigiacobino, insanguino nuova-
mente Ia Francia, mentre i monarchici si
riorganizzavano. Una nuova Costituzio-
ne (1795), in gran parte ricalcata su quel-
la del1791, assegno il potere legislativo a
due cam ere, separandolo nettamente da
quello esecutivo, che venne affidato a un
Direttorio composto da cinque membri.
Ma Ia situazione era tutt'altro che stabi-
lizzata, per Ia crisi economica e per le
pressioni della destra monarchica.
l!ascesa di Napoleone Ancora una vol-
ta Ia guerra parve un mezzo appropriato
per risolvere i problemi interni della
Francia. Approfittando della debolezza
della prima coalizione antifrancese, il Di-
rettorio passo all' offensiva, con una guer-
ra che assunse sempre di piu i caratteri
della conquista, soprattutto a opera del
giovane generale Napoleone Bonapar-
te, che nel triennio 1797-99 riusd a porta-
re sotto il controllo francese pressoche
tutta l'Italia. Oltre ai bottini e aile ricchez-
ze, utili per rimpinguare le esauste casse
dello stato, Napoleone guadagno da que-
ste imprese uno straordinario potere po-
litico, che avrebbe ampiamente usato nel
decennio successivo. Napoleone e il suo
esercito, infatti, parvero al Diretto rio stes-
so l'unico strumento in grado di salvare
la repubblica. Nel novembre del1Y99
(18 brumaio) alcuni membri del Diretto-
rio attuarono con l'appoggio di Napoleo-
ne un colpo di stato, che consegno il po-
tere a tre consoli, fra i quali lo stesso Bo-
naparte.
Capitola 2
II dominio napoleonico in Francia
e in Europa
Autoritarismo e guerra Napoleone fu
l'interprete di una fase di stabilizzazione
autoritaria della vita politica francese do-
po gli sconquassi rivoluzionari. Egli cor-
rispose a! bisogno d'ordine e di stabili-
ta delle classi dirigenti e a! desiderio del-
le masse popolari di non ritornare all' An-
tico regime. Con Napoleone, il sistema
Unita 5 Baionette, cannoni e codici: l'eta napoleonica
politico francese assunse un carattere
sempre piu autoritario: dalla Costituzione
del 1799, che concentrava il potere nelle
mani del primo console, alia proclama-
zione deli'Impero (1804), Napoleone go-
verna mescolando repressione del dis-
sensa e gestione del consenso, attraver-
so il ricorso periodico a plebisciti.
Essenziale a! consolidamento del po-
tere napoleonico fu l'uso sistematico del-
la guerra, che procurava ricchezze a! pae-
se e alimentava il consenso all'imperato-
re attraverso l'ideologia della Francia
"grande potenza". Con le sue vittorie mi-
litari, dovute a un esercito completamen-
te rinnovato e basato sui criteri di merito,
Napoleone giunse a costruire un Impero
che nel 1812 si estendeva a gran parte
d'Europa.
Lo stato napoleonico Napoleone edi-
fico uno stato centralizzato, con un'effi-
ciente burocrazia, imperniato sull'istitu-
to dei prefetti (rappresentanti del potere
centrale), e un efficiente sistema scola-
stico. Sanata, grazie a! Concordato del
1801, Ia frattura fra stato e chiesa, Napa-
leone realizzo un'imponente opera legi-
slativa con il codice civile, che metteva
fine all' eterogeneita delle fonti del diritto
e sanzionava le conquiste dell'uguaglian-
za giuridica e della liberta di commercia.
l!eredita di Napoleone Fallita l'impre-
sa di mettere in ginocchio Ia Gran Breta-
gna con il blocco economico continen-
tale, Napoleone si lancio nella dissenna-
ta impresa di conquistare Ia Russia, men-
tre il suo dominio veniva eroso dalle ri-
volte nazionalistiche, come in Spagna.
L' esito fu Ia sconfitta dell'imperatore, de-
finitiva dopo Ia battaglia di Waterloo e Ia
sua reclusione nell'isolotto di Sant'Elena.
Napoleone lascia un bilancio storico
contraddittorio: insanguino e devasto
mezza Europa, rna introdusse nei paesi
che dominava e depredava elementi di
modernizzazione amministrativa e legi-
slativa che si sarebbero rivelati irreversi-
bili.
Capitola 3
II dominio napoleonico
in ltalia
I giacobini italiani e le repubbliche La
rivoluzione francese alimento l'entusia-
smo dei gruppi intellettuali innovatori ita-
liani. Essi diedero vita a! movimento gia-
cobino, neUe cui file militavano sia espo-
nenti liberal-moderati sia democratico-
repubblicani, che aspiravano alia rivo-
luzione sociale.
N el1796 I' arrivo delle armate france-
si guidate da Napoleone ruppe gli anti-
chi equilibri fra gli stati aprendo Ia strada
alia creazione di nuove repubbliche (Ci-
spadana, Cisalpina, Ligure, Romana, Par-
tenopea) e portando sotto il controllo
francese l'Italia settentrionale. Sottopo-
ste dai francesi alia dipendenza politica
e allo sfruttamento economico, le re-
pubbliche videro tuttavia maturare im-
portanti novita: Ia forma repubblicana,
l'adozione di carte costituzionali e Ia mo-
dernizzazione della legislazione civile ed
economica.
La fine delle repubbliche Nel 1799 Ie
sconfitte francesi e le cosiddette "insor-
genze" popolari segnarono Ia fine delle
repubbliche. Sentimenti antifrancesi, ma-
lessere sociale, manifestazioni di una re-
ligiosita popolare che si vedeva minaccia-
ta dai giacobini e dai francesi furono alia
base delle rivolte delle plebi contadine,
sulle quali si innesto I' opera dei tradizio-
nalisti, come il cardinale Ruffo che nel
Napoletano guido Ia reazione sanfedi-
sta contro la Repubblica. Pesanti repres-
sioni seguirono Ia caduta delle repubbli-
che, che fu interpretata da Vincenzo Cuo-
co come il risultato inevitabile di una "ri-
voluzione passiva", cioe importata dal-
1' esterno e quindi incapace di ottenere il
favore popolare.
II ritorno di Napoleone Nel1800 Na-
poleone ritorno in Italia, cacciando gli au-
stro-russi e acquisendo il controllo pres-
soche totale della penisola. II dominio na-
poleonico assunse tre forme: annessione
diretta all'Impero francese; creazione di
un Regno d'Italia politicamente subalter-
no ai francesi; attribuzione delle corone di
diversi stati (come il Regno di Napoli) a
esponenti della famiglia imperiale. La vi-
ta economica e politica della penisola ri-
sulto pesantemente subordinata agli inte-
ressi francesi, generando una diffusa op-
posizione, che assunse anche Ia forma
delle societa segrete.
Le riforme napoleoniche La domi-
nazione napoleonica, benche oppressiva
e predatoria, ebbe tuttavia conseguenze
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