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WELFARE, FLESSIBILITA' E SICUREZZA

Ieri lItalia era un Paese pieno di opportunit, possibilit di crescita ed evoluzione costante. Si,ieri, oggi dobbiamo avere il coraggio di effettuare una disamina oggettiva, soprattutto perch il tempo dei ricordi non pu durare in eterno, se non a livello platonico. Oggi guardando fuori da una finestra, in base al piano in cui ci troviamo, vediamo un Paese pi o meno vecchio, in genere poco motivato e con una costante diminuzione della ricchezza pro-capite. Le famiglie italiane devono oggi fare i conti sempre pi con una situazione interna in declino sotto il profilo finanziario, con vie di fuga a dir poco limitate. Fondamentale oggi pi di ieri, comprendere limportanza del lavoro in una societ, tema condizionante molte altre scelte di ogni livello; da questa base giusto constatare che lattuale instabilit presente nel nostro Paese causata anche da contesti globali e non imputabile solo a scelte autolesionistiche del nostro Paese, ma altres giusto ammettere le debolezze e le criticit storiche del nostro tessuto al fine di modificare un modus operandi non sempre incline al riconoscimento.

I temi legati ad analisi di riforma del processo del lavoro ci vedono giornalmente coinvolti da vicino; il cambiamento in essere rispetto alla tutela dei diritti rappresenta un fattore imprescindibile per la nostra analisi quotidiana, soprattutto allinterno della societ attuale caratterizzata da costanti cambiamenti sociali, economici e di diritto. Condizione vitale per aprire una discussione in tal senso agevolare una semplificazione delle procedure, non intervenendo nel contempo, per, sulle tutele fondamentali conquistate dai lavoratori nel corso di molti anni. Le nuove tipologie contrattuali che regolano i rapporti di lavoro,sono sempre pi presenti anche allinterno del nostro Paese e vengono da molti ritenuti fondamentali al fine di affrontare gli effetti della globalizzazione e dellinvecchiamento demografico nel nostro mercato del lavoro. Nella nostra societ esiste oggi un dibattito costante sulla possibilit di applicare al mondo del lavoro un modello sociale che unisca flessibilit e sicurezza, modello che necessariamente implica il passaggio di informazioni e si nutre fra le varie componenti di un sistema basato sul rispetto di date
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norme e comportamenti. Uno degli obiettivi di dato modello, denominato: Flexsecurity, cercare di diminuire il gap, oggi presente tra chi cerca unoccupazione o ha un contratto precario, e chi ha un lavoro stabile; divergenze ampie che creano soggetti denominati insiders e outsiders allinterno dello stesso mondo lavorativo. Talvolta, in questa fase dominata da una non secondaria crisi finanziaria a livello globale, molte volte lasciamo spazio ad analisi semplicistiche al fine di risolvere problemi in genere difficili. Ed allora oggi mi chiedo se siamo un Paese educato a cambiare in funzione del domani. Nelle scritture sottostanti, cercher seppur sinteticamente di analizzare come il nostro Paese potrebbe o no supportare questa riforma, che ha insita in s l'imprescindibilit di trovare un sistema determinato, che vada nella direzione di un cambio di mentalit e cultura, questione che a 360 risulta sempre aperta nel dibattito che costantemente avviene all'interno del nostro Paese.

LA CONSAPEVOLEZZA DI DOVER CAMBIARE Una delle certezze che vengono enunciate a livello pubblico rispetto alla situazione presente su molti fronti all'interno del nostro Paese quella di pervenire ad un cambiamento il prima possibile. Bene, ed allora dove sta il problema? Le sensazioni di insicurezza che giornalmente viviamo rispetto ad una moltitudine di questioni, fra le quali il lavoro, la famiglia, la scuola e le relazioni sociali si evolvono giornalmente e in modo costante, cosi veloce che non sappiamo pi come gestirle. E' chiaro che in questa situazione si matura una consapevolezza dedita al cambiamento, si, ma ad un tratto spunta la tanto famigerata paura del domani essendo diverso da ieri; paura di cosa sar e se ci sar, se non sar come oggi. In tutto questo una componente fondamentale data dalla presenza fisiologica nel nostro sistema della cultura dell'individualismo sfrenato, che al di l di particolari condizioni economiche che non fanno che agevolarlo, comunque da troppo tempo presente nel nostro Paese e riscontrabile in quasi tutte le sfere della vita quotidiana (sociale, finanziaria, culturale,ecc.) Domanda scontata, ma credo necessaria: allo stato attuale,dobbiamo necessariamente toccare il fondo per rialzarci ed aprire gli occhi dinanzi alla realt che ci circonda? Un nobile filosofo Taoista scrisse: Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla. Forse comprensibile pensare che coloro che sono pi anziani siano meno dediti al cambiamento, l'evoluzione ha portato i nostri padri a raggiungere livelli di crescita che negli anni 50 erano inimmaginabili, ed ora essi stessi
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vedono una mondo del lavoro saturo, che porta insicurezze relative al se cambiare oggi pu migliorare i nostri standard di vita, da qui ci si rende conto che la saturazione non un semplice fenomeno che sfocia nel mondo economico, ma prescinde da un livello mentale che ci porta a vivere di apparenti sicurezze e schemi standard, parlando poi di mobilit sostenibile.

LA SITUAZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO Analizzando la situazione economica Italiana non possiamo non notare come emerga la figura di un Paese fragile, nonostante ancor oggi sia classificato come sesta economia mondiale. I dati reali evidenziano un dato contrastante con ci, infatti il Pil pro capite italiano risulta essere alla ventesima posizione globale. La crescita vicina allo zero un dato sicuramente non entusiasmante in s, ma ci che preoccupa maggiormente la staticit dimostrata dal sistema nellaffrontare elementi di criticit diffusi. E tempo di decidere per loggi e per il domani. La crescita dei livelli occupazionali in Italia fino allemergere dalla crisi globale attuale continuata ad esserci seppur con ritmi pi limitati rispetto al passato, raggiungendo cosi a met 2008 un totale di 23 milioni e 220 mila occupati circa. La situazione pi preoccupante continua ad essere nel mezzogiorno del Paese, dove si presenta un tasso di disoccupazione superiore a 13 punti percentuali, quasi il doppio rispetto alla media nazionale, che si attestava fino a qualche mese fa a 6,1 punti percentuali. In continuo aumento sono anche i teen-agers italiani che non sono inseriti in nessun percorso formativo, dato questo che non pu rimanere solo frutto di valutazioni, ma che ha bisogno di misure ad hoc che portino ad invertire il trend in essere oggi. Oltre a ci non possiamo non notare come lItalia si collochi nelle retrovie, se consideriamo la crescita della produttivit del lavoro negli ultimi anni. LItalia si colloca infatti sotto l1,4%, che rappresenta la media Ocse. Sicuramente le Riforme del lavoro promosse da Tiziano Treu e Marco Biagi contribuiscono ad innalzare questi livelli di occupazione. Ci chiediamo per se questi dati rispecchiano realmente l'andamento lavorativo degli italiani presi in considerazione. Bene, in realt se tali indici fossero analizzati pi in profondit, ne emergerebbe un quadro diverso del mercato del lavoro italiano. Perch questo? Istat considera fuori dalle statistiche dei disoccupati anche coloro che hanno lavorato una sola ora, considerando i sette giorni settimanali. E' dunque definito lavoratore a tutti gli effetti anche chi assunto

a tempo determinato o addirittura a progetto, senza una distinzione seria che vada ad analizzare la qualit del lavoro e la tipologia del contratto. Con l'obiettivo di ovviare a questo problema di analisi, molti economistiopinionisti si appoggiano al tasso di occupazione che negli ultimi anni continua a crescere, sostenendo che proprio la mobilit a far aumentare la possibilit di occupazione.In verit anche questo dato, discutibile. Se andiamo a fondo, possiamo vedere come quasi la met dei nuovi occupati( 201 mila su 416) dovuta alla regolarizzazione di cittadini extracomunitari, conseguente all'attuazione di un decreto legge e non all'andamento naturale-evolutivo del mercato. Oltre ci, possiamo notare come dietro l'aumento del tasso di occupazione si cela l'aumento dei lavoratori a tempo parziale che ad esempio facendo una comparazione aumentano di 300 mila unit contro i 117 mila a tempo indeterminato. Si identificano quindi come nuovi posti di lavoro, quelli che forse meglio definire occupazioni a met con un salario limitato. Da sottolineare il merito della legge 30 di aver portato a galla una gran parte del lavoro sommerso. Sicuramente l'introduzione di strumenti contrattuali flessibili a portato le imprese ad esporsi ed a compiere nuove assunzioni. Evidente che un mercato del lavoro rigido, non avrebbe aiutato a compiere questo passo e si sarebbe continuato ad aver un enorme quantitativo di lavoro sommerso. Il beneficio tratto dalle casse dello Stato e quindi da tutti noi evidente, ma quale il prezzo che i lavoratori devono pagare per ottenere tale flessibilit? Il problema non infatti verificabile nel solo precariato, ma anche nel deterioramento della qualit del lavoro dipendente, in termini di retribuzioni, di rapporti col sistema gerarchico-disciplinare dell'impresa, in termini di stress, di rappresentanza sindacale e argomento al quale siamo molto sensibili di sicurezza sul posto di lavoro. Oggi la struttura del salario va sempre pi diversificandosi, con una componente fissa che in fase di verifica, ed una variabile che viene collegata alla produttivit dell'azienda. L'et pensionabile in prospettiva aumenter, mentre i nuovi coefficienti di calcolo, ne riducono, in un futuro, l'ammontare sino ad arrivare sotto il 60% dell'ultimo salario. In definitiva, se vero che l'Europa fino a poco tempo fa poteva essere soddisfatta dei dati sulla nostra disoccupazione, altrettanto reale analizzare che salari e condizioni di vita dei lavoratori sono inversamente proporzionali ai dati sulla disoccupazione. Annesso a ci riteniamo giusto constatare che i giovani d'oggi si trovano con il peso, solo riscontrabile,di un debito pubblico pari ad 80.000 euro ad personam. Debito che chiaramente le nuove generazioni dovranno pagare nel corso della loro vita.
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Oggi, la pretesa di avere garanzie utopica, ma la comprensione di quali saranno gli scenari per le nuove generazioni nel domani necessaria, affinch ci sia un futuro sostenibile. Pensando poi a come limitare la precariet, dovremmo forse preventivamente analizzare come indirizzare i giovani verso percorsi scolastici di "mercato", perch l'esigenza quella di fornire una preparazione adeguata al mercato del lavoro attuale e che si vorr creare. E' chiaro che senza formazione e sviluppo un Paese non pu pensare di evolversi e creare occupazione costante, serve aumentare i livelli di produttivit e anticipare i nuovi mercati,per tutto ci probabilmente non bastano leggi e riforme sul mercato del lavoro, ma forse un impegno serio e costante della politica pu far molto ed proprio ai politici che chiediamo di trovare una mediazione che porti ad una evoluzione in questo imprescindibile ambito.

IL PROBLEMA SALARIALE
In Italia presente una questione denominata: bassi salari.E ormai dagli anni novanta che in essere un costante aumento dellinadeguatezza delle retribuzioni rispetto al costo della vita, soprattutto per quanto riguarda una determinata categoria di lavoratori: i lavoratori dipendenti. Annesso al precariato, come precedentemente accennato,sorge il problema dei salari, che in Italia sembrano affetti da nanismo cronico. Si, il raffronto con i salari medi di molti Paesi Ue impietoso. Nonostante la percezione dell'inflazione in relazione agli stipendi, a volte risulti pi elevata di quella reale, il problema dell'aumento del costo della vita sussiste ed innegabile, ma il vincolo principale la stagnazione dei redditi. In Italia oggi giorno i nostri salari stanno subendo una continua erosione , nonostante una media elevata di ore lavorate, con la conseguenza di un potere d'acquisto sempre pi limitato, il tutto si dice dovuto a crisi energetiche, aumenti petroliferi e aumenti dei principali beni di consumo,ma la lista della spesa sarebbe al quanto lunga. Ed allora ci chiediamo quanto un mercato possa sostenere questa situazione e che effetti si avranno sui consumi. A parit di tipologia lavorativa percepiamo retribuzioni inferiori rispetto a Paesi quali:Francia, Germania e Spagna. Uno dei principali fattori condizionante ci lelevata tassazione presente nel nostro Paese, che si rivela a carico dei redditi da lavoro dipendente a causa della presenza del sostituto dimposta.
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Nonostante laccordo del luglio 1993 si ponesse come obiettivo principe laumento dei salari, la sua incompleta applicazione ha fatto si che parzialmente si rispondesse alle aspettative che si erano poste in esso. Con il nuovo modello contrattuale ci auguriamo che lobiettivo venga colto, anche se irreale sarebbe non riconoscere le difficolt che ci sono e che ci saranno. Oggi necessario diminuire le tasse sul lavoro, incentivando laumento della produttivit, in quanto utopico oggi affermare che i bassi salari possano essere un fattore condizionante lincremento della produttivit. In conseguenza anche di ci necessario sottolineare la determinante importanza si, attuale, ma soprattutto futura di un modello contrattuale che correla gli aumenti di salario agli aumenti di produttivit, non ponendo per in secondo piano i contratti nazionali, che sono imprescindibili al fine di garantire la diretta proporzionalit fra aumento dellinflazione e aumento dei salari. Come accennato precedentemente la produttivit ha conosciuto in Italia, negli ultimi anni uno staticismo acuto, se consideriamo il periodo 2.000 2.006 vediamo che mentre le economie a noi vicine conoscevano incrementi pari all1% medio, da noi la produttivit del lavoro diminuiva dello 0,5%. Il nostro Paese presenta oggi retribuzioni medie fra le pi basse dEuropa, una fra le spiegazioni che possono essere enunciate potrebbe essere data dal fatto che il costante progresso tecnologico e il continuo evolversi del fenomeno della globalizzazione abbiano portato a modificare la ragione di scambio tra capitale e lavoro e a rendere quantitativamente pi elevata e quindi pi disponibile lofferta di lavoro con bassa qualifica. In conseguenza di ci il nostro Paese, cosi come tutti quelli con maggiore capitale, a subito un processo di sostituzione che ha creato effetti negativi per i lavoratori scarsamente qualificati. Quanto descritto in ultima battuta,seppur reale, pu considerarsi come una parte della verit, in quanto se analizziamo la situazione di coloro che hanno un medio grado di qualificazione e si trovano in et giovane, vediamo che si trovano ad avere enormi difficolt dingresso nel mondo del lavoro, con uno stipendio inadeguato e con un contratto standard che tarda ad arrivare.

WELFARE IN EUROPA
La spesa sociale nei Paesi Ue 15 si attesta su una media abbastanza stabile nellultimo triennio ed pari al 26,7%. Registrando un calo di quasi un punto percentuale rispetto al valore massimo raggiunto nel 1993, la situazione della spesa sociale peggiora notevolmente in riferimento ai 12 paesi entranti, per i quali si registra un valore di ben 10 punti inferiore.
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Significative differenze si manifestano anche tra i quindici membri storici dellUE, passando dal 30,9% della Svezia al 17% dellIrlanda. In Italia, invece, la spesa si attesta su valori medi intorno al 25,5%. Nella media dellUe a 15, la voce pi consistente della spesa sociale e per le pensioni di invalidit, vecchiaia e superstiti, pari al 14,3% del Pil, seguita dalla spesa sanitaria pari (7,7%).

LA SITUAZIONE ITALIANA
Allinterno dellEuropa a 15 , il nostro Paese, dopo la Grecia rappresenta quello nel quale i trasferimenti sociali sono meno efficaci nel ridurre la povert, i risultati infatti evidenziano che tale misura abbatte di soli 4 punti percentuali il rischio povert, evidenziamo questo dato in quanto in Paesi quali: Germania, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi la stessa misura diminuisce il rischio povert del 50%, una differenza molto significativa. Una questione pi rilevante dal punto di visto macroeconomico costituita dall'ammontare di reddito, inclusi i trasferimenti, effettivamente percepito dalle persone fisiche, famiglie e imprese individuali. Questa grandezza misurata dal reddito personale. I trasferimenti consistono in quei pagamenti che non derivano da un'attivit produttiva corrente: le sovvenzioni sociali o i sussidi di disoccupazione ne rappresentano degli esempi. Il livello del reddito personale importante poich costituisce la determinante principale dell'andamento del consumo e del risparmio delle famiglie.

Per passare dal reddito nazionale al reddito personale, occorre sottrarre quanto del reddito nazionale guadagnato dalle societ e aggiungere i trasferimenti netti al settore delle persone fisiche. Tre sono le voci da sottrarre dal reddito nazionale: 1.I profitti delle societ (al lordo delle imposte), che, chiaramente, non costituiscono direttamente parte del reddito personale. 2. I redditi da capitale della pubblica amministrazione che comprendono
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interessi, rendite e dividenti percepiti dal settore pubblico e quindi non dai privati. 3. I contributi per la sicurezza sociale. Si tratta di contributi sia delle societ che del settore delle persone fisiche, che costituiscono essenzialmente imposte pagate allo stato e che dunque non fanno parte del reddito personale. Vanno poi aggiunte 4 voci: 1. I trasferimenti pubblici alle famiglie, che consistono delle varie prestazioni per la sicurezza e la previdenza sociale (ad esempio le pensioni, i sussidi di disoccupazione, le indennit per malattia) che nei conti nazionali dell'Italia sono definiti prestazioni sociali. 2. Gli interessi pagati dalla pubblica amministrazione sul debito pubblico, dal momento che per convenzione essi non vengono inclusi nel calcolo del PIL, ma, essendo percepiti dai privati, fanno chiaramente parte del reddito personale. 3. I dividendi, cio i profitti al netto di imposta, che le societ distribuiscono effettivamente agli azionisti. 4. I trasferimenti netti privati dall'estero. Si tratta di redditi che vengono trasferiti a vario titolo da privati stranieri e residenti in Italia. Comprendono le rimesse inviate da coloro che sono emigrati definitivamente all'estero, o le donazioni. Una volta compiute queste operazioni, abbiamo una misura del reddito percepito dalle persone fisiche e dalle imprese non costituite in societ (imprese individuali). I passaggi ora descritti possono essere lievemente semplificati osservando che la differenza tra profitti al netto di imposta e dividendi costituisce i profitti non distribuiti o risparmio d'impresa. Pertanto, anzich sottrarre i profitti e sommare i dividendi, possibile, quando si calcola il reddito personale a partire dal reddito nazionale, sottrarre semplicemente da quest'ultimo il risparmio di impresa e le imposte pagate dalle imprese.

E' possibile calcolare il reddito personale a partire dalle sue componenti, cio come somma dei redditi percepiti dalle famiglie e dalle imprese non
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societarie. Pi precisamente, il reddito personale costituito dal reddito da lavoro, dipendente e indipendente, pi il reddito da capitale (rendite, interessi e dividendi) percepito dalle persone fisiche, pi ancora i trasferimenti e meno i contributi sociali. Il reddito personale disponibile e la sua allocazione Non tutto il reddito personale disponibile per la spesa da parte delle famiglie. La quantit disponibile per la spesa, il reddito personale disponibile, si ottiene sottraendo dal reddito personale le imposte personali sul reddito e sul patrimonio. Il reddito personale disponibile pu a questo punto essere destinato alla spesa delle famiglie per consumi e al risparmio. In sintesi abbiamo mostrato la relazione tra il PIL, che una misura dell'attivit produttiva dell'economia, e i redditi percepiti dal settore delle famiglie. I principali anelli della lunga catena che abbiamo seguito dipendono dalle imposte, dai trasferimenti tra i settori, dagli ammortamenti e dai profitti. Questi anelli intermedi ci ricordano che esiste una differenza importante tra PIL, come valore della produzione ai prezzi di mercato, e il reddito effettivamente spendibile dalle famiglie. Potremmo avere un reddito personale disponibile positivo anche se il PIL fosse nullo, purch ci fosse qualcuno che effettuasse i necessari trasferimenti. Analogament il PIL potrebbe essere grande e il reddito disponibile piccolo se il prelievo fiscale fosse particolarmente elevato. Quanto maggiori sono le imposte, comparativamente ai trasferimenti del settore pubblico, tanto pi piccolo il reddito disponibile, comparativamente al PIL.

UN CONCETTO EUROPEO CHE SI DECLINA SUL TERRITORIO


Se vogliamo comprendere insieme l'importanza di un approccio preventivo e quindi attivo, necessario, in primis differenziarlo dal cosiddetto approccio curativo, che analizza e propone unicamente delle politiche passive per l'occupazione. In modo particolare, negli anni passati, nel nostro Paese, ma anche in altri Stati Membri dell'UE, le politiche del mercato del lavoro si sono concentrate, soprattutto sui sistemi di protezione sociale e sui meccanismi di sicurezza contro le perdite del reddito, mettendo in moto un meccanismo che alleviava i danni della disoccupazione per coloro che perdevano il lavoro, ma che tuttavia produceva inevitabilmente una situazione di disoccupazione a lungo termine. In questo modo, le risorse finanziarie erano destinate in maniera predominante, attraverso sussidi, alle politiche passive di sostegno della disoccupazione. Questa situazione, che rappresenta un elevato costo economico per la societ, insieme alla necessit di affrontare i cambiamenti intervenuti nel mercato del lavoro negli ultimi anni, ha determinato una diversa attenzione da parte dell'UE alle politiche per l'occupazione. Non possiamo dimenticare come la Strategia europea per loccupazione, ha indirizzato gli Stati Membri a coordinare le loro politiche in materia di lavoro intorno a quattro pilastri d'azione prioritaria : 1. 2. 3. 4. Occupabilit; Imprenditorialit; Adattabilit; Pari opportunit;

OCCUPABILITA. Agevolare l'accesso al mercato del lavoro dei soggetti che incontrano particolare difficolt. Ma anche adottare politiche preventive della disoccupazione. Vanno in questa direzione la riorganizzazione dei servizi per l'impiego e le attivit a carattere preventivo, nei confronti di disoccupati, giovani e adulti erogate dai centri per l'impiego direttamente o in rete con le altre strutture del territorio (si vedano, tra i documenti allegati, gli interventi previsti nei decreti di riforma del collocamento). Rientrano nelle strategie per l'occupabilit e nelle politiche di prevenzione della disoccupazione anche gli interventi volti a fare in modo che coloro che debbono inserirsi nel mercato del lavoro dispongano di un titolo di studio o di una qualifica adeguati, in termini di riduzione della dispersione scolastica e
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formativa. Si pensi alle azioni volte in particolare a sostenere le scelte nel corso dell'obbligo scolastico recentemente innalzato e a ridurre il rischio dell'abbandono del sistema scolastico e formativo prima dei 18 anni di et.

IMPRENDITORIALITA. Sviluppare i processi di creazione d'impresa, fornendo gli strumenti necessari e cercando di ridurre in modo significativo i costi amministrativi e i vincoli burocratici. Promuovere nei giovani e nelle donne la cultura dell'imprenditorialit, intesa come capacit di creare lavoro autonomo, in particolare nei settori dei nuovi bacini d'impiego (turismo, beni culturali, ambiente, economia sociale, servizi per l'informazione). Rafforzare l'economia sociale (terzo settore) e in particolare i servizi di interesse pubblico, concentrandosi sul miglioramento della qualit dei posti di lavoro. Favorire l'emersione dal lavoro nero con programmi di creazione d'impresa per lavoratori irregolari sostenuti da committenze di imprese esterne.

ADATTABILITA. Promuovere la formazione professionale permanente incoraggiando l'assunzione e il mantenimento del posto di coloro che soffrono discriminazioni e disuguaglianze di trattamento nel mercato del lavoro. Favorire la capacit di adattamento delle imprese e dei lavoratori ai cambiamenti economici e strutturali, nonch l'utilizzazione delle tecnologie dell'informazione. Ci al fine di aumentare la competitivit delle imprese e la qualificazione dei lavoratori. Favorire e accompagnare i processi di flessibilizzazione e di riorganizzazione degli orari di lavoro, sviluppando adeguate misure di incentivazione e formazione.

PARI OPPORTUNITA Conciliare la vita familiare con la vita professionale e favorire la reintegrazione degli uomini e delle donne che hanno lasciato il mercato del lavoro, sviluppando forme efficaci di organizzazione del lavoro e di servizi di assistenza alle persone. Favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, con azioni specifiche di consulenza, orientamento, formazione, accompagnamento all'inserimento lavorativo o alla creazione di lavoro autonomo o di impresa.
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Dal punto di vista delle politiche attive, la SEO ( Strategia Europea per loccupazione), ha rappresentato una vera e propria svolta, perch ha posto come principio politico l'obiettivo della prevenzione e dell'attivazione precoce nelle politiche occupazionali. Ci ha determinato un nuovo modo di concepire l'approccio ai problemi della disoccupazione, nella convinzione che le sole politiche passive non permettano di risolvere la disoccupazione in modo definitivo. Il nuovo orientamento delle politiche attive, si basa, invece, sull'importanza di aiutare le persone prima che siano disoccupate o al momento in cui lo diventano, piuttosto che occuparsi delle loro esigenze solo quando sono prive di lavoro per un certo periodo di tempo.

Il Consiglio Europeo Straordinario di Lussemburgo, tenutosi nel novembre 1997, ha sancito definitivamente la Strategia Europea rendendola operativa e dando il via ad una serie di indicazioni per gli Stati Membri al fine di realizzare in ogni Paese un ciclo annuo di programmazione e controllo delle politiche occupazionali .Questi elementi, nell'insieme, hanno permesso in concreto di avviare in Italia un modo diverso di fare politica per l'impiego, promovendo diversi strumenti, strategie, programmi e soluzioni innovative per attuare una politica preventiva. Questo complesso di strumenti ha determinato e sta pienamente realizzando in questi anni, un nuovo modo concepire le azioni per lo sviluppo occupazionale e sociale, sempre pi incentrato sulla dimensione locale e sul concetto di integrazione tra diverse policy e diversi soggetti impegnati a realizzarle. Lo scenario che si prospetta quindi del tutto nuovo e dinamico, poich puntare sulle politiche attive rappresenta una sfida, significa prestare maggiore attenzione al mercato del lavoro, coglierne gli aspetti pi problematici soprattutto a livello territoriale, per offrire strategie mirate e specialistiche e non pi soluzioni uniformi rivolte a platee indifferenziate di disoccupati sull'intero territorio nazionale. Carattere essenziale delle politiche del lavoro nei paesi europei lo stretto legame tra quelle passive e quelle attive, sia in termini di spesa (proporzionalita di essa), sia in termini operativi: ovunque gli interventi di riqualificazione, di inserimento assistito, di orientamento e di sostegno alla ricerca del lavoro sono diretti principalmente a persone che percepiscono unindennit e devono rispettare il patto di servizio pena la perdita dellindennit, e vi strettissimo collegamento, se non coincidenza tra chi gestisce questi interventi e chi eroga le indennit. Fare politiche di incentivazione al lavoro in assenza di questo elemento di costrizione ha contribuito a vanificare gli (scarsi) interventi di politica attiva del lavoro attuati da qualche volonterosa Provincia e a privare i centri per limpiego di una vera e concreta missione, anche per questo la Bilateralit pu contribuire ad attivare un cambiamento epocale.
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LEVOLUZIONE DEL SISTEMA DI WELFARE ITALIANO

Welfare = inclusione sociale, giustizia distributiva disuguaglianze sociali

In Italia la spesa sociale dichiarata pari a circa un quarto del Pil. Ma se entriamo nel merito di quanto viene destinato a spese utili ad assistenza, vediamo che la percentuale pari a meno del 4% del Pil, un valore al di sotto della media Europea. Una delle considerazioni probabilmente plausibili, che allinterno del nostro sistema la struttura di sostegno dotata di relativi strumenti universalistici utili a diminuire la povert, anche per questo non secondaria la carenza del nostro sistema assistenziale che sicuramente corresponsabile di tale fenomeno, che per lo pi concentrato nelle aree del mezzogiorno.La correlazione fra povert e disoccupazione diretta,ed oggi il nostro sistema di welfare purtroppo non fornisce risposte adeguate a ci. Le problematiche legate al welfare sono giornalmente in costante evoluzione, soprattutto nella fase attuale e si caratterizzano per la loro complessit. Una condizione necessaria al fine di programmare interventi di welfare la sostenibilit finanziaria, cosi come indispensabile una non fittizia coesione sociale, che determinante in una societ caratterizzata dalla competitivit e fino ad oggi dalla crescita economica. Protezione sociale non significa semplicemente sussidio, il sostegno a breve termine seppur misura che pu definirsi di respiro immediato si dimostrato in questi anni non risolutivo di una situazione che necessita di risposte pi strutturate e non mono direzionali.

Forse oggi auspicabile analizzare in modo a-sistemico la possibilit di introdurre linee guida consequenziali alla delicatissima situazione attuale, cosi come non utopico sarebbe considerare la possibile implementazione di
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un modello europeo di protezione sociale, che assegna un ruolo determinante alle istituzioni della collettivit.

DA WELFARE STATE A WELFARE SOCIETY


Davanti alle difficolt che oggi contraddistinguono lo stato sociale, sono in molti a considerare indispensabile lo sviluppo di una societ solidale e sussidiaria. Spesso ci si traduce nel cercare nelle organizzazioni della societ civile delle realt che possano in qualche modo supplire alle deficienze delle pubbliche amministrazioni, obiettivo che si spera di raggiungere grazie alla loro capacit di mobilitare risorse aggiuntive e ad una flessibilit che permette loro di dare una risposta a bisogni che altrimenti rimarrebbero inevasi. In questa prospettiva il ruolo della filantropia istituzionale dovrebbe essere quella di sviluppare le capacit operative degli enti del terzo settore cos da aiutarli ad aumentare la loro efficienza ed efficacia.I bisogni sono tanti e in aumento, le risorse sono poche e da questo dato di fatto bisogna partire per imparare a fare di pi con meno, questa la logica stringente che sembra legittimare questo approccio, peraltro dominante, che per implica una radicale inversione rispetto al classico principio di sussidiariet.

Il concetto di welfare society pu essere oggi considerato la chiave di volta nel processo di superamento, da una parte, del modello statalista che ad oggi p e credo debba essere messo in discussione per lo sviluppo del nostro Paese e, dall'altra, di quello liberista puro che, sconvolgendo la tradizione italiana ed europea del secolo scorso, esclude dall'universalit del servizio una quota crescente della popolazione. Cuore di questo modello di sviluppo dei servizi alla persona il principio di sussidiariet, caratterizzato dall'idea che l'auto-responsabilit e la competenza del singolo o del gruppo all'interno del contesto cui appartengono, non solo hanno un valore negli affari privati, ma al contempo influiscono decisamente anche sulla dimensione pubblica del bene pubblico.

Possiamo affermare che il welfare state ha una elevata presenza pubblica in vari e importanti settori, ma non in tutti. La difficolt sta infatti nel trovare risposte a tutti i bisogni, sia per motivi di quantit della domanda, che conseguenzialmente per questioni di qualit delle risorse.
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La parzialit di questo modello sta quindi nel non rispondere in modo adeguato a tutti i bisogni, soprattutto nella societ odierna laddove spesso e rapidamente emergono nuovi strati di societ.

BILATERALITA: IMPLEMENTAZIONE ED ATTUAZIONE POSSIBILI SCENARI SVILUPPABILI CON LISTITUZIONE DELLA BORSA LAVORO
Il fattore umano nel settore delle costruzioni riveste unimportanza centrale e strategica. In particolare per limpresa, il lavoro un patrimonio qualitativo e un fattore competitivo da preservare e sviluppare.

Per questo il Sistema Paritetico cui fanno capo le Associazioni imprenditoriali e gli Organismi sindacali dei lavoratori delle costruzioni ha da tempo avviato un percorso volto a salvaguardare e a favorire un sistema di regole e di servizi che valorizzi il fattore umano. Dallavviso comune del 2003 che ha portato alla piena applicazione di un sistema di controllo della regolarit contributiva delle imprese, attraverso listituzione del DURC, il Sistema paritetico e le Parti sociali hanno sviluppato un percorso che oggi approda a nuove disposizioni che consentiranno di intervenire positivamente sugli stessi meccanismi del mercato del lavoro. Si tratta di proposte che sono parte di un progetto unico che lega percorsi formativi, garanzie di base ed opportunit di sviluppo con gli obiettivi di privilegiare la qualit del lavoro e dei rapporti tra imprese e lavoratori, per contrastare in misura sempre pi efficace il lavoro irregolare, favorendo laffermazione di un mercato trasparente e regolato. Levoluzione dello scenario del mercato del lavoro

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Il settore delle costruzioni stato protagonista nellultimo decennio di profondi mutamenti nellorganizzazione del lavoro, sotto la spinta di una forte crescita della domanda. Il risultato un aumento occupazionale straordinario che ha portato a superare il numero di 2 milioni di addetti, con una forte immissione di lavoratori stranieri (con una media nazionale di oramai oltre 50% di presenza nelle Casse Edili), spesso privi di qualunque conoscenza pratica del lavoro edile. Decine di migliaia di lavoratori inseriti in un settore economico

tradizionalmente esposto a maggiori rischi di infortunio e caratterizzato da un mercato del lavoro dove persistono aree ampie di evasione e di irregolarit, che penalizzano gli uomini e lo stesso sistema produttivo. Ecco che allora diviene necessario ed urgente individuare meccanismi e modalit che orientino in modo obbligatorio il sistema a privilegiare laccesso regolare al settore, rendendolo pi conveniente. Egualmente diventa essenziale assicurare prima dellingresso in cantiere, a tutti i lavoratori le nozioni di base, intese come un alfabeto professionale in grado di favorire lapprendimento dal lavoro e di promuovere comportamenti operativi corretti e consapevoli, e pertanto sicuri. In particolare di fondamentale importanza mettere a disposizione dei nuovi lavoratori stranieri una serie di risorse, sostegni ed opportunit al fine di favorire auspicabili sviluppi professionali. A questa esigenza risponde linnovazione contrattuale del 2008 sullobbligatoriet per limpresa di far frequentare ai lavoratori di prima assunzione un corso di 16 ore di formazione pratica di base prima dellentrata in cantiere. Il secondo elemento da considerare riguarda le posizioni professionali che rientrano nellambito dei preposti di cantiere, capocantiere, tecnici operativi di cantiere, figure professionali fortemente esposte a della frammentazione esasperata del mercato che ha caratterizzato questi anni. I fenomeni di
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rottura delle carriere professionali operaie in impresa a seguito dei processi di parcellizzazione specializzata ed esternalizzazione delle fasi operative, hanno reso critiche le progressioni professionali polivalenti e di qualit, base necessaria per lassunzione di ruoli di coordinamento operativo di cantiere. C una forte richiesta da parte delle imprese di figure che sappiano innestare su una buona conoscenza dei mestieri del costruire, derivata da significative esperienze di lavoro, il padroneggia mento di linguaggi formali (disegno, computi, tecnologie) e le competenze di coordinamento gestionale e controllo delle lavorazioni. C unesigenza urgente di offrire percorsi formativi ed opportunit di sviluppo professionale. Infine si tratta di considerare con attenzione levoluzione dellattuale congiuntura economica che apre nuovi scenari legati a possibili riduzioni di attivit, con la conseguente incidenza negativa sul piano delloccupazione. Diventa rilevante la creazione di strumenti in grado di favorire il reinserimento di quote di mano dopera e di professionalit maggiormente esposte alla crisi.

Garanzie di base e opportunit di sviluppo E a queste esigenze di gestione ottimale del fattore umano che il Sistema degli Enti Paritetici del settore delle costruzioni deve dare risposte chiare ed efficaci. In particolare si tratta di offrire un efficiente sistema di GARANZIE DI BASE e di OPPORTUNIT DI SVILUPPO. Ci anche al fine di rendere il settore pi motivante ed attrattivo e contrastare i fenomeni degenerativi sul versante della trasparenza e delle regolarit. In sintesi si tratta, innanzitutto, di garantire: un servizio di segnalazione di opportunit lavorative e di orientamento individualizzati;

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che prima dellingresso al lavoro ogni lavoratore sia formato in merito alle operazioni-base dei mestieri delledilizia ed alle connesse competenze di prevenzione e sicurezza; uno specifico Piano di Sviluppo Professionale - concordato con la Scuola Edile - finalizzato al raggiungimento di condivisi obiettivi di progressione professionale, ottenendone lassistenza e le risorse formative necessarie; che in caso di perdita del lavoro il Sistema paritetico si attiver al fine di favorire la riacquisizione dello stesso, attraverso una strategia di miglioramento delloccupabilit del lavoratore e di ricerca attiva del lavoro. In definitiva: la garanzia di poter contare, sul proprio territorio, su uninterlocuzione amichevole e costruttiva con gli Enti Paritetici, u na buona accoglienza iniziale, un costante accesso alle informazioni, un orientamento a un aiuto per il miglioramento professionale, sostegni efficaci nelle congiunture critiche. Questo sistema di GARANZIE DI BASE deve poter essere disponibile ed usufruibile in modo capillare in tutto il territorio e deve essere dinamicamente orientato a promuovere OPPORTUNIT DI SVILUPPO e di crescita professionale basate su alcune idee-forza: informare in merito alle positivit e ai vantaggi del lavoro dipendente, regolare e tutelato, presso unimpresa iscritta alla Cassa Edile; mostrare e chiarire il sistema dei sostegni e delle provvidenze finalizzato a non lasciare solo il lavoratore nei momenti critici; far vedere le positivit che sono proprie della progressione

professionale in edilizia: dal raggiungimento di soglie di autonomia professionale, alle soddisfazioni personali connesse al lavoro qualificato e creativo, al piacere per il proprio lavoro fatto bene e a

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regola darte, alla capacit di organizzarsi le misure di prevenzione utili a lavorare in modo sereno e sicuro.

UN NUOVO MODELLO DI INCONTRO CE E NASCE DALLEDILIZIA


Negli ultimi anni, prima del periodo attuale, il settore delle costruzioni stato protagonista di numerosi cambiamenti,il tutto anche in conseguenza di una forte crescita della domanda. Il numero dei lavoratori aumentato notevolmente in questi anni, con una presenza di lavoratori immigrati sempre pi elevata, i quali spesso, per, si trovano privi di conoscenze pratiche, oggi sempre pi necessarie per affrontare un settore esposto a numerosi e costanti rischi. Sempre pi necessario costruire meccanismi che indirizzino in modo non opzionale il sistema edile a privilegiare laccesso regolare al settore, rendendolo pi virtuoso. Nello stesso modo vitale assicurare prima dellingresso in cantiere, a tutti i lavoratori, delle nozioni di base, necessarie per promuovere comportamenti pratici corretti, certi e quindi sicuri. Insomma fondamentale creare opportunit, mettere a disposizione dei lavoratori sostegni e risorse, necessarie per sviluppare profili professionali adeguati al settore in un dato periodo. Una prima risposta stata data con linnovazione contrattuale creata nel 2008, riguardante lobbligatoriet per limpresa di far frequentare ai lavoratori di primo ingresso un corso di 16 ore di formazione pratica di base, il tutto prima dellentrata in cantiere. Un primo passo stato fatto, ma oggi sempre pi determinante diventa lanalisi da effettuare in merito alle figure professionali che sono necessarie nelledilizia attuale. In questi anni molte figure sono state particolarmente esposte alla eccessiva frammentazione del mercato, molti lavoratori sono divenuti degli outsiders, questo in funzione dei processi di parcellizzazione ed esternalizzazione che hanno modificato le possibilit di crescita professionale e hanno limitato lopportunit consegnata al lavoratore di aumentare la sua conoscenza e quindi la qualit del suo lavoro.

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DAL LIBRETTO PERSONALE ALLA VALORIZZAZIONE DELLE COMPETENZE La qualit e larticolazione delle competenze professionali in possesso dellindividuo rappresentano il fattore decisivo per la progressione

professionale, unitamente alla motivazione ad apprendere, a guardare pi lontano del proprio ambito ristretto, a voler provare esperienze nuove, a costruire e perseguire progetti personali di miglioramento professionale. Il nuovo lavoratore delle costruzioni dovr far propria sempre di pi lidea peraltro non nuova che nei mestieri delle costruzioni non si finisce mai di imparare e pensare la propria storia lavorativa come un lungo e articolato percorso di formazione. Il percorso formativo potr contare su quattro strumenti fondamentali:

a. Il LIBRETTO PERSONALE DI FORMAZIONE PROFESSIONALE rappresenta uno strumento fondamentale e un testimone che registra tutti gli step dello sviluppo professionale e la sua storia formativa. Il Libretto Personale registrato, in tutti i suoi dati, in unanagrafica nazionale presso il Sistema Formedil. Ne consegue che per funzionare in una logica di sistema esso deve poter far riferimento ad un unico quadro di competenze professionali, rappresentato dal REPERTORIO NAZIONALE DELLE COMPETENZE, riferimento univoco per tutte le Scuole Edili per quanto attiene standard minimi e traguardi formativi. b. E in questo ambito che le Scuole Edili Territoriali assumono quale mission principale quella di costruire, insieme con il singolo lavoratore e
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di concerto con limpresa, PIANI DI SVILUPPO PROFESSIONALE (PSP). Il PSP unattivit e un dialogo a tre: Lavoratore, Impresa e Scuola Edile, che prevede la progettazione condivisa ed il

perseguimento di un Piano (o Progetto) di sviluppo professionale, fissandone obiettivi e durata. La Scuola Edile ricopre il ruolo di cabina di regia, svolgendo le funzioni di assistenza, facilitazione delle relazioni, formazione a misura dei bisogni, monitoraggio e valutazione. Il PSP pu attivarsi per qualunque lavoratore interessato in qualunque momento della sua carriera professionale: pu essere avviato contestualmente allo stabilirsi di un rapporto di lavoro (in linea teorica sarebbe auspicabile che tutti i nuovi ingressi in edilizia prevedessero un contestuale PSP), o pu riguardare ad esempio - un capocantiere operaio motivato a padroneggiare sistemi avanzati di gestione del cantiere. Il PSP, nelleffettuare il bilancio delle competenze in ingresso e nel certificare le acquisizioni formative finali, utilizza gli strumenti di rilevazione e certificazione messi a punto allinterno del Repertorio delle Competenze. c. Il terzo strumento attiene a lavorare bene e lavorare in sicurezza, principi che debbono coincidere nel vissuto del lavoratore sin dal primo minuto in cui entra nel cantiere. In questo quadro si collocano le 16 Ore, ovvero la FORMAZIONE DINGRESSO PRIMA DELLINIZIO DEL LAVORO. Oltre a fornire le basi professionali del lavoro in cantiere ed i principali comportamenti di prevenzione, la formazione dingresso offre loccasione per un colloquio con il nuovo lavoratore utile a porre le basi per un PSP ed a fargli percepire la presenza di un Sistema Paritetico erogatore di servizi utili alla sua vita professionale. Ma le 16 ore costituiscono altres uno strumento che potrebbe rivelarsi decisivo nel facilitare la regolarizzazione del processo di ingresso e di inserimento
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nel mercato del lavoro, rendendo conveniente il passaggio peraltro obbligatorio attraverso la formazione presso le Scuole edili, eliminando quote di irregolarit.

d. Le attivit sin qui descritte sono strumenti ed opportunit di sviluppo professionale che presentano evidenti relazioni reciproche, ma nel contempo richiedono la disponibilit di un archivio nazionale presso il Sistema paritetico, indispensabile per gestire al meglio attivit di servizio alla persona, per seguire in modo preciso le singole storie professionali, per intervenire e proporre in modo mirato e adeguato. e. Tutto ci richiede che il Sistema paritetico sia parte attiva in quel momento decisivo ed essenziale che rappresentato dalla ricerca e dal reperimento del posto di lavoro ed anche a seguito della perdita del precedente.

A questa esigenza risponde la BORSA LAVORO nazionale del settore delle costruzioni gestito, territorialmente, dalle Scuole Edili e confluente in una banca dati nazionale.

Il servizio di Borsa Lavoro di centrale importanza in quanto: presidia un momento topico e significativo qual lingresso (o il rientro) al lavoro; sorregge e conferisce strumenti e significati alle attivit

precedentemente descritte; offre un vero e percepibile valore aggiunto rispetto allo scenario del lavoro irregolare, migliorando la trasparenza del mercato del lavoro

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ESIGENZA DI VERIFICA DEL SISTEMA DI WELFARE

WELFARE STATE

WELFARE SOCIETY

PARITETICITA

BILATERALITA

TUTELE SERVIZI

STRUMENTI DI ANALISI DEI BISOGNI E COLLOCAMENTO (BORSA LAVORO)

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BORSA LAVORO: IL CONFRONTO CON LEUROPA


In Italia le stime dicono che lesercito dei disoccupati reali composto da oltre 2.621.000 persone: ben 528.592 in pi rispetto al numero calcolato ufficialmente dallIstat. Nella tabella sottostante possiamo vedere come i tassi di occupazione di alcuni Paesi Europei si sono modificati in questi anni.
Tasso di occupazione

2000 Italia 65,2 Spagna 56,3 Irlanda 65,2 Austria 68,5 Paesi Bassi 72,9 Slovenia 62,8 Danimarca 76,3 Cipro 65,7

2001 65,8 57,8 65,8 68,5 74,1 63,8 76,2 67,8

2002 65,5 58,5 65,5 68,7 74,4 63,4 75,9 68,6

2003 65,5 59,8 65,5 68,9 73.6 62,6 75,1 69,2

2004 66,3 61,1 66,3 67,8 73.1 65,3 75,7 68,9

2005 67,6 63,3 67,6 68,6 73,2 66 75,9 68,5

2006 68,6 64,8 68,6 70,2 74,3 66,6 77,4 69,6

2007 69,1 65,6 69,1 71,4 76 67,8 77,1 71

2008 67,6 64,3 67,6 72,1 77,2 68.6 78,1 70,9

I paesi che nel 2008 registravano un alto tasso di occupazione e che nel 2009, nonostante la crisi economica globale, hanno mantenuto un basso tasso di disoccupazione. Questi sono: Paesi Bassi, Austria, Cipro, Danimarca e Slovenia. Poi abbiamo anche due paesi che nel 2008 registravano un buon tasso di occupazione e che nel 2009, invece, in seguito alla crisi, subivano un forte incremento del tasso di disoccupazione. Questi sono la Spagna e lIrlanda, ma la prima merita unattenzione particolare in quanto, negli ultimi undici anni, ha registrato un boom delloccupazione facendo salire il tasso da 49,5% nel 1997 a 64,3% nel 2008, ossia un incremento di 14,8 punti percentuali.Per anche il paese in Europa che ha risentito di pi della crisi e che ha avuto maggiori ripercussioni sulla performance occupazionale, con il pi alto tasso di disoccupazione in Europa, pari a 18,1%, a giugno 2009.

I principali macro-obiettivi condivisi a livello europeo sono:

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informare, orientare e consigliare i lavoratori e i disoccupati sulle possibilit/offerte di lavoro presenti allinterno del territorio nazionale.

Allo stato attuale una delle domande pi ricorrenti :

QUALI POLITICHE OGGI SI POSSONO METTERE IN CAMPO?


Proviamo ad analizzarle insieme

I RISCHI DI UN CAMBIAMENTO NECESSARIO Confronto Integrazione Solidariet Individualismo Opportunit Universalit dei diritti
Modernizzare il sistema di welfare italiano probabilmente un passaggio necessario e non rimandabile. Ci che sempre stato denominato da destra a sinistra Stato Sociale e che ha sempre avuto come obiettivo principale la presa in carico della persona e limplementazione di un nuovo modello di convivenza sociale, non pu modificare il suo essere. Il libro Bianco, sembra affrontare si il cambiamento, ma da una prima e rapida lettura emerge un pensiero, che sembrerebbe volto allistituzione di un modello di welfare che potremmo denominare del fai da te e del sostegno minimo. Un modello sociale, allinterno del quale lintervento dello Stato inizia un suo percorso che potrebbe portarlo pian piano ad essere residuale. Parlando di ammortizzatori sociali il libro bianco apre una prospettiva di profondo e radicale cambiamento, (fatto non necessariamente negativo), ma il problema che tale cambiamento intraprende direzioni riduttive, mentre sul tema dei diritti del lavoro si prefigurano nuove regole per il licenziamento ed interventi legislativi per la riduzione e compressione dei diritti sanciti dallo Statuto dei Lavoratori.

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Attualmente possiamo dire che qualcuno sta cercando di prendere una strada volta alla ridiscussione del sistema dei diritti del lavoro, ma la preoccupazione principale che tale ridiscussione sia strumentale a qualcuno affinch nel breve termine si abbia la polverizzazione dei diritti soggettivi e collettivi dei lavoratori e lintroduzione di un rapporto uno ad uno (one to one) fra dipendente e padrone.

A cura di Colleoni Mario

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