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Capitolo Quarto
COSTRUZIONI 1\tETALLICHE
4.1 I MATERIALI
Le Norme Italiane al punto 2. O prevedono l'impiego di de
tipi di acciaio, denominati tipo 1 e tipo 2, caratterizzati dalle
propriet meccaniche indicate nel seguente prospetto:
CARATTERI8TICHE Acciaio tipo 1 Acciaio tipo 2
1) Tensione di rottura a trazione (kg/mm
2
) 37+47 42+52 52+62
2) Tensione di snervamento (kg/mm
2
)
3) Res1l1enza UNI 4713 69 (kgm/cm
2
)
4) Allungamento a rottura:
- su barre, profilati e larghi piatti %
- su lamiere e nastri larghi




5) Prova di piegamento a freddo s e c o n d o
UNI 564 (a = 180
0
,
a = spessore prove.!
ta), diametro rnandrino:
- per barre, profilati, larghi piatti
- per lamiere e nastri larghi
0.5a 1.5a
la 2a
2.5a
3a
6) Prova di schiacciamento dei tubi:
- distanza fra le piastre
(s = spessore del tubo)
4s 6s 8s
352
Allo stesso punto 2. O esplicitamente detto: "EI consentito
l'impiego di tipi di acciaio diversi da quelli previsti purch ven
ga garantita alla costruzione, con adeguata documentazione teori
'ca e sperimentale, una sicurezza non di quella prevista
delle presenti norme".
Tale disposizione consente l'impiego degli acciai ad alto li
mite elastico T 1, T lA e T lB, brevemente indicati con la dici
tura "tipo TI e Tl*"
Le caratteristiche di tali acciai sono le seguenti:
r
CARATTERISTICHE
TI TIA TIB T 1*
. I)
Tensione di rottura a trazione (kg/mm2)
2) Tensione di snervamento
3)
ResiUenza10000tudiDale conintagUoa V,
a 20 bC
4) TemperaturaconvenziODll1e di traD8izio
ne (0C)
5)
Allungamento a rottura su 5 diametri (%)
6) Modulo di elasticit normale (kg/mm
2
)

-45
80+95


-IO

21000
.
-20



-45

Una pubblicazione della collana rrALSIDER, a cura dei Pro
fessori L. Donato e L. Sanpaolesi e degli Ingengeri M. Bertero
ed S. Musmeci fornisce le ''Istruzioni pe'r il calcolo delle strut- .
ture di acciaio TI";
A
Va tenuto presente, infine, la Parte 5 delle Norme Italia
ne, che riguarda le Costruzioni composte da elementi in metalli
diversi dall'acciaio e che precisa: "Le costruzioni composte da
elementi strutturali di metalli diversi dall'acciaio - te quali han
no limitata applicazione nelle opere cui fa riferimento la legge 5
novembre 1971, n.1086 - dovranno essere progettate, eseguite e
montate seguendo tutte le indicazioni di ordine generale nelle nor
. me per le costruzioni in acciaio".
Deve essere peraltro provato dal progettista, caso per ca
353
so, che le strutture posseggano un grado di sicuI1!zza adeguato,
alla affidabilit dei materiali e delle tecnologie e comunque non
inferiore a quello richiesto dalle Norme per le costruzioni in ac
ciaio" .
-
4.2 LE TENSIONI AMMISSIBILI
Secondo le N. I. punto 3. O, le verifiche di resistenza si
eseguono con il metodo delle tensioni ammissibili, quindi n e Il a
ipotesi di materiale linearmente elastico (cfr. par. 4.5: I sistemi
di collegamento).
Facendo esplicito riferimento' alla Norma CNR-UNI 10012
-67 "Ipotesi di carico sulle costruzioni" (v. Appendice N. 1) ven
gono considerate due condizioni di carico:
a) la condizione di carico I, che cumula sulla struttura le a
zioni principali (carichi permanenti, carichi di esercizio, neve,
spinta delle terre, effetto dinamico, coazioni impresse) nel modo
pi sfavorevole; "
b) Ja condizione di carico II, che cumula sulla struttura 1e
azioni principali" e complementari (vento, varjazioni termiche, ri- .
tiro, fenomeni viscosi,' imperfezioni dei vincoli, difetti di mon
taggio), nel modo pi sfavorevole.
Per ciascuna condizionedi carico vengono prescritte dif::'
ferenti tensioni ammissibili; sono obbligatorie le verifiche per en
trambe le condizioni di carico:
Tensioni ammissibili a trazione o compressione per la C O ~
dizione di carico I (azioni principali).
A cciai tipo J O'am = 16 kg/mm
2
Acciai tipo 2 O'am = 24 kg/mm
2
Tensioni ammissibili a trazione o compressione per la c o ~
dizione di carico n (azjoni principali e complementari): sono quel
le delle condizioni di carico I moltiplicate per il c o e f fi c i e n t e
1.125.
2:l. E.F. Radogna: Appunti di ll'cnil'a ddlc cllstruzillni I
354
Nel ca1:lo di stati di tensioni pluriassiali si adotta il
terio di resistenza di Huber-Von Mises-Hencky. Nei problemi
piani, la tensione ideale risulta pari a:
Nel caso di tensione tangenziale pura, si ha:
La verifica consiste nell'accertare che:
Dal caso della tensione tangenziale para si ricava la e
spressione della tensione tangenziale ammissibile:
am J!'3'" = O'am
= O.5760'am
4.3 LA DUTTILITA' DELL'ACCIAIO ED IL CALCOW ELASTICO
A prima vlsta potrebbe sembrare che. la applicabilit del
calcolo elastico alle costruzioni di acciaio dipenda esclusiva.men
te dalla linearit del diagramma costitutivo O' - E tra lo zero e
la tensione di snervamento. In realt anche il tratto orizzontale
del diagramma O' - E oltre lo snervamento, cio il comporta
mento duttih dell 'acciaio. da carpenteria, contribuisce in m od o
determinante alla della analisi elastica.
Ci gli' elementi strutturali di acciaio sono inevi
tabilmente sede
\
di dovute a molteplici cause: /
a) tensioni residue dovute alla laminazione e alla saldatura;
b) pressioni localizzate dovute ai carichi concentrati;
c)conentrazioni di tens:oni, dovute alla presenza di f o r i
per il passaggio di chiodi e di bulloni, di intagli, di brusche va
riazioni di sezione;
d) tensioni supplementari dovute ad eccentricit non inten
355
zionali, derivanti da imperfezioni geometriche distribuite in modo
casuale nella intera struttura;
e) limitatamente alle strutture ;i.perstatiche, sovratensioni do
vute a cedimenti non uniformi dei vincoli, a forzamenti durante
il montaggio, a variazioni di temperatura.
Non tenendo conto di queste sovratensioni, le tensioni cal
colate in funzione dei carichi applicati hanno il carattere di ten
sioni medie nominali, mentre i valori delle tensioni risultanti e.!
fettive possono superare largamente le tensh>ni amIIissibili e
raggiungere il campo plastico. Tuttavia, proprio grazie all'adat
tamento, permesso dalla duttilit dell'acciaio, questi fenomeni
locali non danno luogo a rottura e rendono anzi possibile di as
sumere come base delle verifiche di sicurezza il confronto fra
le tensioni medie nominali, dovute ai carichi, e le tensioni am
missibili.
4.4 CAUSE DI ROTIURE FRAGILI NELL'ACCIAIO DA CARPENTERIA
Esistono dei fenomeni che tendono a produrre rotture fra
gili in un materiale duttile come l'acciaio da carpenteria.
Questi fenomeni sono estremamente pericolosi, perch le
rotture fragili avvengono all'improvviso, senza segni premonito
ri, e purtroppo in corrispondenza a valori falsamente rassicu
ranti delle tensioni medie nominali.
Le cause principali del comportamento fragile dell 'acciaio
sono tre:
a) stato di tensione triassiale, in cui le tre tensioni princi
pali sono tutte di trazione e dello stesso ordine di grandezza;
b) bassa temperatura;
c) alta velocit di applicazione del carico. .
Per quanto riguarda la prima causa, se le tre tensioni pri!!
cipali hanno circa lo stesso valore, le tensioni tangenziali risul
tano molto piccole e le deformazioni plastiche non possono svi
1upparsi pur trattandosi di un materiale duttile. Il materiale pu
356
rompersI allora soltanto per decoesione; ci avviene quando l a
massima tensione principale di trazione raggiunge la tensione di
rottura, con modalit che sono proprie dei materialinaturalmen
te fragili.
Una barra tesa nella quale sia praticato un intaglio, oppure
un nodo saldato fra due lamiere incrociate possono essere sedi
di stati di trazione triassiale e di conseguenti rotture fragili.
Anche le basse temperature conferiscono carattere fragile
alla rottura dell'acciaio. Generalmente il fenomeno viene messo
in evidenza nelle prove di resilienza su provini intagliati: dimi
nuendo la temperatura i valori della resilienza passano da un va
lore quasi costante alla temperatura ordinaria (per es. 6 kgm/cm
2
)
ad un valore sensibilmente minore (per es. 1.5) alle basse tem
perature, in corrispondenza delle quali si mantiene pressocch
costante. In corrispondenza della zona di passaggio dal val o r e
maggiore a ouello minore della resilienza. si individua, in base
a certi criteri convenzionali, la "temperatura di transizione" (per
es. - 5C).
Per quanto riguarda la velocit di applicazione del carico,
11 carattere fragile si rileva in corrispondenza delle velocit pi
alte, cio per fenomeni di urto, perch le deformazioni plasti
che richiedono un certo tempo per potersi sviluppare.
Dall'esame della letteratura specifica si ha notizia di nu
merosi incidenti dovuti a rotture fragili di strutture in acciaio:
1938 Fessurazione del Zoo-Briicke a Berlino;
1938 Fessurazione del ponte autostradale a Riiderschort (Ger
mania);
14 marzo 1938 Crollo del ponte di Hassel sul Canale Alberto
(BelgiO);
1940 .Rotture nel ponte di Hrenthals-oolen sul Canale Alberto;
1940 Rotture nel ponte di Kanille sul Canale Alberto.
Tra il 1942 ed 11 1945 circa 701) navi tipo Liberty e Victo
ry hanno subito gravi danni per rotture fragi!i; in una ventina di
casi si avuta la rottura dello scafo.
1951 Crollo del ponte a Duplessis a Quebec.
357
4.S l SISTEMI DI COLLEGAMENTO
4.5.1 Generalit
L'cciaio per usi strutturali fornito diU'industria s ide
" "
rurgica in elementi aventi forme tipiche, di dimensioni unificate.
A partire da questi elementi resistenti semplici (profilati,
lamiere, tubi) possibile costruire una qualsiasi struttura - sia
a parete piena che reticolare - a condizione di saperne realizza- "
re le reciproche connessioni, di modo che clascunelemento'sem
plice contribuisca alla capacit portante dell'insieme.
Col nome di "sistemi di collegamento" si intendono JlUei di
spositivi costruttivi che hanno lo scopo specifico di "connettere in
sieme due o pi elementi strutturali, inizialmente indipendenti. "
I sistemi di collegamento, usati nelle costruzioni d'acciaio,
SODO, allo stato attuale della tecnica,_ cinqUe:
a) chiodi (da ribadire a caldo);
b) bulloni normali;
c) bulloni ad attrito (ad alta resistenza);
d) perni;
e) saldatura (ad arco).
Tutti cinque sono presi in considerazione dalle v i g e n t i
Norme italiane (D. M. 30. 5.1974); r i c ~ r d i a m o anche, per usi spe
ciali, la saldatura alla termite e"l 'impiego di adesivi, in parti:
colare resine epossidiche.
A seconda del punto di vista considerato, i sisteni di col
legamento possono essere classificati in vari modi.
Se si assume come criterio di distinzione la reversibilit
del collegamento, cio la possibilit. di smontarlo, si ha:
a) sistemi scioglibili: bulloni (normali e ad attrito), perni;
b) sistemi non scioglibili: chiodi, saldature, adesivi.
Se, invece si mette in evidenza la necessit, o meno, di
358
eseguire preventivamente dei fori nei pezzi da collegare, si ha
un diverso raggruppamento:
a) sistemi che richiedono l'esecuzione di fori: chiodi, bulloni
(normali e ad attrito), perni;
b) sistemi che non richiedono la e s e c u z i o ~ di fori: saldatura,
adesivi.
Se, infine, si distinguono i collegamenti resistenti soltanto
a sforzi di scorrimento da quelli resistenti anche a trazione, si
ha:
a) sistemi resistenti a. sforzi di scorrimento: tutti quelli elen
cati in precedenza
b) sistemi resistenti anche a sforzi di trazione: tutti meno i
chiodi ribaditi a caldo.
Nei paragrafi seguenti esamineremo i cinqUe sistemi di col
legamento considerati dalle norme,- adottando la seguente meto
dologia: morfologia del. collegamento e regole.di buona costruzio
ne, modalit di trasmissione delle forze; modalit di rottura; cri
teri di calcolo.
4.5.2 Chiodi, bulloni nonnali, penti
4.5.2. j Chiodi (Norme Italiane. 2.7, 5.2)
I chiodi sono classificati in base alla forma della testa:
a) chiodi a testa tonda stretta secondo UNI 136
b) cl':.iodi a testa svagata .piana secondo UNI 139
c) chiodi a testa svasata con calotta secondo UNI 140
c)
Fig. 220
b)
359
L'aociaio per i chiodi da ribadire a caldo deve essere del
tipo Fe 40 UNI 5937-67 (N.I .2. 7).
I diametri dei chiodi sQno unificati e si riducono a sei va
lori: lO, 13, 16, 19, 22, 25 mm.. l diametJ;i dei fori corrisponden
ti sono maggiorati di un millimetro, ad eccetrone del diametro
di lO mm per 11 quale basta 11 foro da 10.5 rom (N.I 5.2.2). "
Il tipo di <;lhiodo va scelto base allo spessore complessi
vo s da chiodare, tenuto conto del diametro d del chiodo (N. I.
5. 2. :3): i chiodi a testa tonda ed' a testa svasata piane nel caso
in cui 11 rapporto sid sia non maggiore di 4. 5; quelli a, testa sva
sata con calotta per valori maggiori di s/d, compresi fra 4.5 e .
6.5.
Anche l'interasse fra i chiodi i alloro diametro d
(N.I. 5.2.4):
- per'le file prossime ai bordi:
lO > 3
- per quelle di margine:
Analoghe limitazioni si hanno per la c;Ustan.za ID dal centro
di un chiodo .al margine degli elementi da collegare ad esso pi
vicino nella direzione dello sforzo e per la distanza ml' valutata
. come m, ma ortogonale alla direzione dello sforzo.
- per le file prossime ai bordi:
"3 > ....!!!:- > 2
- d -
ID]'"
- per quelle di margine:
> 1.5
Lo scopo delle limitazioni inferiori (del tipo ,di du":
plice:
a) evitare la rottura della lamiera in conseguenza dell'ecces
sivo inde1:>olimento prodotto dai fori troppo vicini o fra loro o ri
spetto ai bordi,
b) garantire lo spazio minimo pr l'operazione di ribattitura
360
del chiodo; lo scopo delle limitazioni superiori (come t/d > lO)
quello di evitare distacchi locali fra le lamiere a contatto, espo
nendo le sUperfici interne a fenometIi di corrosione.
'Su} problema della rottura della r a per effetto dei fo
ri torneremo fra breve e, mediante un alcolo approssimato, che
esprime la condizione di' migliore utilizzazione della resistenza
del gambo e della lamiera, ritroveremo la condizione limite in
feriore ild 3 .
Esiste. una ulteriore limitazione superiore, fra l'interasse i
(ed il margine m) ed il pi piccolo spessore sl tra quelli del pac
chetto di lamiere collegate dai chiOOi (N. 1. 5. 2.4), cio:
---.!- < i 15 per gli elementi compressi
Sl 125 per gli elementi tesi
m
Sl
< 6 9 se il margine irrigidito)
Lo scopo di questa limitazione duplice:
a) evitare distacchi locali delle lamiere a contatto, nello stes
so spirito della limitazione .i/d ::s;; lO ;
. b) nel caso di elementi compressi, evitare il carico di punta
nelle singole lamiere, nell 'intervallo compreso' fra due c h i o d i
consecutivi.
Dobbiamo ora occuparci brevemente delle modalit esecu
tive delle chiodature, le quali hanno importanti conseguenze sul
co,mportamento dei chiodi a sforzi di trazione. I fori necessari
'vengono eseguiti nelle lamiere preferibilmente col trapano od an
che col punzone, purch succe9sivamente alesati; scopo dell 'ale
satura quello di eliminare la porzione di acciaio incrudito dal
la lavorazione a freddo,' che circonda il foro. In tal caso neces
sario che il punzone abbia diametro inferiore a. quello del foro
definitivo, per tenere conto del successivo allargamento con l'a
lesatore o con il trapano. Il loro diametro maggiore di un mil
361

limetro rispetto a quello del gambo del chiodo (ad eccezione del
~ lO). Per introdurre il chiodo nel foro necessario che esso ab
bia la testa prefabbricata da una parte sola, quindi la seconda te
sta deve essere eseguita in opera.
Perch ci sia possibile occorre:

a) che il gambo del, chiodo abbia una lunghezza sufficiente per


permettere la formazione della testa ribadita e del completo riem
pimento del foro; .
b) che il chiodo sia riscaldato con fiamma riduttrice o elettri
camente, prima di essere introdotto nel foro. La temperatura i
niziae del chiodo deve essere tale da renderlo mallebile, cio
di circa 1100 -;- 1200 C. A tale temperatura l'acciaio assum.e il
colore rosso ciliegia chiaro. Al termine della ribaditura la tem
peratura deve essere di circa 950C, a cui corrisponde il colo
re rosso scuro.
, La testa in opera si forma applicando sul prolungamento del
gambo uno stampo ed un controstmpo dala parte della testa pre-
I . '
fabbrIcata. ,
Sullo stampo si batte col martello ordillarloo' col martello
pneumatico, ma, preferibilmente, la ribadttura deve farsi a mac
china.
Le teste ottenute con la ribaditura devono risultare bencen
trate' sul gambo, ben riempite alla base, s e n z a screpolature e
ben combacianti con la superficie dei pezzi.
l chiodi difettosi devono essere rimossi con sclpello.
Torniamo a considerare ilhiodo. a ribaditura ltimat: la
temperatura di circa 950C e tende gr;umalmentea .portarsi al
livello di quella ambiente, per esemploC. 20C. Se 11 chiodo fos
se libero e se la diminuzione di temperatura fosse uniforme i n
tutto lo spessore, esso si raccorcerebbe snza entrare in tensio
ne; ora, per, l'accorciamento del chiodo impedito dalle lamie
re, contro, cui premono le due t ~ s t e , quindi 11 gambo risulta te
so, mentre le lamiere sono compresse.
Tutto ci avvenuto - ricordiamolo - per il solo effetto del
le modalit esecutive, senza l'intervento di f o r ~ e esterne.
362

Come vedremo pi in dettaglio fra .poco,se le forze ester
ne tendono a far scorrere mutuamellte fra loro le lamiere chio
date, almeno entro certi limiti, sar l'attrito, indotto dalla COl!!
pressione delle lamiere, ad opporsi a tale scorrimento, supera
to l'attrito, resta sempre da vincere la resistenza del gambo,
per arrivare al collasso.
Se, invece, le forze esterne tendono ad allontanare le la
miere l'una ri'spetto all'altra, il gambo del chiodo, gi inizial
mente teso, subisce un ulteriore incremento di trazione. Come
sar esplicitamente messo in evidenza a proposito dei bulloni ad
alta resistenza, fino a che le lamiere non si dee o' m p r i man o,
.questo incremento di tensione resta contenuto in limiti molto mo
desti, senonch le irregolarit del fenomeno di ritiro e la stes
sa geometria della testa del 'chiodo determinano fluttuazioni cos
notevoli delle tensioni nel gambo, da esigere particolari cautele.
Sin da queste considerazioni preliminari si comprende, qui!!.
di, .che il comportamento di un chiodo ribadito a caldo pi si
curo in presenza di azioni taglianti di quanto non lo sia in pre
senza di trazioni.
. Torneremo su questo punto a proposito delle verifiche e
dei valori delle tensioni animissipili.
4.5.2.2 Bulloni normali (Norme Italiane 2.5,5.3)
. .
I bulloni sono costituiti da tre elementi:
a) il gambo con la test esagonale. (Si noti l'analogia con il
chiodo e la differenza della forma- della testa; nel bullone ne
cessaria la forma esagonale per la applicazione della coppia tor
mediante chiave a mano o pneumatic). La parte termi
:Dale del gambo, opposta alla testa esagonale, filettata..
b) Il dado, pure esagonale, che corrisponde alla testa esegui- .
ta in Opera del chiodo, e che si avita alla filettatura del gambo.
. c) La . si interpone' fra lamiera e dado con la fun
. . : . ... . '
zione di distanziatore, in modo da garantire che la filetta tu ra
della parte terminale del gambo non entri nell 'interno del foro.
In presenza ,di vibrazioni o di inversioni di sforzo occoro
no altri elementi: i controdati oppure le rosette elastiche.
363
DADo ...........w..-.....--a-.

I

FiJ";.221
Per quanto riguarda i materiali, i bulloni normali (confor
mi per le caratteristiche dimensionali alle UNI 5727-65, UNI 5592
-65) devono appartenere alle sottoindicati classi della UNI 3740
-65, associate nel modo indicato nel seglente prospetto (2-n del
le N. I par. 2. 5)
VITE 4D 5D 6D 8G 10K
DADO 4D 5D 5D 6S
80
Di regola si devono impiegare bulloni dei seguenti nove dia
metri (N.I 5.3.2.):
d = 12, 14, 16, 18, 20, 22, 24, 27, 30mm
I fori devono avere diametro uguale a quello del b u 110n e
maggiorato di 1m.m fino a 20 mm e di L5 mm oltre 20 mm ,
quando ammissibile un assestamento sotto arico del giunto;.la
maggiorazionesar, invece, rispettivamente di 0.25, e 0.50mm.,
quando tale assestamento non ammesso (N. L 5. 3.. 2) .
Si noti che il problema dell'assestamento non sussiste nella
chiodatura, perch il foro completamente rieinpito dal g a m bo
durante la ribaditura.
Per quanto riguarda le regole relative dei bul
364
Ioni ed. alla distanza dai margini, valgono quelle stesse relative
ai chiodi,
Per quanto riguarda le modalit di JIlOlltaggio, i bulloni n o ~
mali devono essere serrati con coppie di sen-aggio M
s
tale da
provocar.e una forza di trazione N
b
nel gambo della vite pari a:
in cui A, l'area della sezione resistente della vite -e G
s
la
tensione di snervamento su provino, valutata secondo UNI 3740
-65. (N.I.3,2).
La coppia di serraggio- M
s
necessaria per indurre la forza
normale Nb risulta, per .filettatura a passo grosso:
in cui d il diametro nominale del bullone.
Esempio:
Bullone M 20: diametro nominale 20 mm; area resistente
A, = 245 mm
2
;
G
s
~ 2'100 kg/cm
2
~ 21 kg/nun
2
Nb = 0.821 kg/mm
2
245 mm
2
= 4'100 kg
M
s
= 0.2,4'100,2 cm = 1'640 kgcm = 16,40 kgm
Le modalit esecutive dei bulloni normali rendono 11 com
portamento dei bulloni molto simile a quello dei chiodi: anche il
gambo dei bulloni teso, anche le lamiere attraversate dal bul
lone sono compresse. L'esperienza prova che 11 comportamento
di una bullonatura soggetta a sforzi tangenzial molto simile a
quella di- una chiodatura, sollecitata in modo analogo.
Differente 11 comportamento tra chiodi e bulloni rispetto
a sforzi di trazione agenti parallelamente al gambo: risulta. net
tamente migliore 11 cmportamento dei bulloni,
365
Ci viene attribuito a due cause:
a) la migliore conformazione del bullone rispetto alla solleci
tazione di traZione;
b) la precisione molto maggiore con la-quale si realizzano l
dimensioni dei bulloni.
Da quest'ultima causa deriva, soprattutto, il raccordo rego
lare del flusso delle dimensioni dalla testa fissa del bullone al
gambo, a differenza di ':}Uanto avviene nei chiodi, nei quali tale
flusso 'influenzato dalla forma del bordo del foro e dalla quali
t della posa in opera, cosicch -proprio nella zona di raccordo
si instaurano punte di tensione che sono il punto di parteuza per
il collasso del chiodo teso.
Per queste ragioni le norme attribuiscono ai bulloni norma
li tesi tensioni ammissibili notevolmente superiori a quelle ",ol11
tive ai chiodi.
4.5.2.3 Perni
Mentre le unioni chiodate e bullonate sono formate, di re
gola, da una molteplicit di chiodi o di bulloni, spesso disposti
in pi file, nel caso delle cerniere si impiega un unico elemento
passante, il perno.
A differenza dei chiodi e dei bulloni normali, nei quali, al
montaggio, hanno luogo sforzi longitudinali, di trazione nel gam
bo, di compressione nelle lamiere, i perni sono esenti da tali
-coazioni.
Inoltre la mobilit di una cerniera non deve essere ostaco
lata da deformazioni permanenti n del perno, n delle lamiere,
cosicch un perno, a differenza delle chiodature e delle bullona
ture, deve essere calcolato in modo che tutte le sollecitazioni re-:
stino al di sotto del limite di proporzionalit.
Il calcolo rigoroso di un perno pe;r difficile, perch es
so non assomiglia alla "trave" della normale Resistenza dei ma
teriali, ma costituisce, piuttosto, una trave tozza, nella qua1e
non vale pi il principio di De Saint Venant.
In questa parte preliminare, non ci soffermiamo ulterior
mente sul problema del calcolo dei perni; ma passiamo all'esa
366
me delle modalit di trasmissione delle forze ed alle modalit
di rottura di un semplicissimo collegamento, costituito da un
solo perno e da tre lamiere.
Le conclusioni a cui perverremo saranno utilizzabili n o n '
solo per i perni, ma anche per i chiodi e per i bulloni norma
li.
esamineremo 11 caso di un collegamento
formato da pil1 chiodi (bulloni), e, infine, ai criteri di calcolo
delle chiodature e delle bullonature.
4.5.2.4 Trasmissione delle forze e modalit di collasso in un collegamento
con un unico perno
Nella fig. 222, la lamiera (a), tesa dalla forza F, colle
gata mediante il perno (c) alle due lamiere (b), t e s e ciascuna
<lalla forza F/2.
Il sistema ovviamente in equilibrio; in figura sono anche
CONTATTO
AUlA
CONTATTO
Fig. 222
367
disegnati gli elementi costitutivi, ciascuno con le forze ad esso
applicate, sempre tali da garantire l'equi
librio delle singole parti, oltre che quello
dell 'insieme.
Per passare d a l l ~ forze (F, F/2) al-
le tensioni non servono le formule d e Il a
teoria delle travi, qualora esse ve n g a n o
applicate non possono fornire i valori ef %
fettivi delle tensioni, ma soltanto dei nu
meri di confronto.
Per adesso limitiamoci ad esamina
Fig. 223
re i quattro modi in cui pu manifestarsi
il collasso del collegamento elementare in
figJ.H"a.
a) rottura per trazione della lamiera lungo la sezione di gola
A-A, indebolita dal foro.
j 9_1
Fig. 224
b) rottura del perno per taglio, lungo le sezioni B-B e C-e
W ~ h
~
F/2 F--D
Fh
..-C...
~
.-
Wh
.
Fig. 225
c) strappo della lamiera verso il bordo lungo le sezioni D-D
ed E-E
;168
D
Fig. 226
d) rifollamento delle lamiere lungo la semicirconferenza GR!
Il perno "ara" nella lamiera,
trasformando il foro circolare i n
un'asola allungata. a
Se vogliamo tentare un a p p r , ~ H()
cio numerico, atto ad interpretare
I

i quattro modi di collasso, dobbia


mo prima formulare le seguenti due Fig. 227
osservazioni:
a) le sezioni nelle quali si vogliono calcolare le tensioni coin
cidono con le sezioni di applicazione delle forze sollecitanti, quin
di non vale il principio di De Saint Venant.
Perci, nel caso del taglio, non vale la nota formula:
T8
Ib
ma occorre contentarsi di valutare un valore "medio":
T
~ =
A
b) le tensioni an.missibili devono essere scelte a partire da
prove sul collegamento nel suo complesso e non da prove sul
solo materiale costitutivo.
Tali tensioni ammissibili vanno dedotte dai carichi di pro
va applicando le stesse formule semplificate di cui al punto a,
cos da rendere omogenee e quindi confrontabili le t e n s i oni di
369
calcolo (di confronto) e quelle ammissibili.
Ci premesso scriviamo le tensioni di calcolo nei quattro
casi:
1) Rottura della lamiera per trazione nella sezio;e di gola
Si ha:
a: larghezza della lamiera (a) F
o, =
s: spessore della lamiera fa)
. (a - d) s
2) Rottura del perno per taglio
In questo caso il perno lavora su due facce, in altri termi
ni sulla sezione di rottura nd
2
/4 agisce la forza F/2:
't', =
F 4
2
3) Strappo della lamiera al bordo
In questo caso. non sapendo fare di meglio, si divide F per
due sezioni m s:
1
2ms
4) Rifollamento della lamiera
F
=
ds
Conoscendo le tensioni di collasso corrispondenti a ciascu
no dei quattro stati limite considerati, possibile risalire al ri
spettivo carico di collasso: il pi piccolo dei quattro valori ot
tenuti rappresenta l'effettivo carico ultimo del collegamento.
Circa i valori delle tensioni di collasso valgono le riserve
gi espresse in precedenza: in particolare, per quanto riguarda
24. E.F. Radogna: Appunti di tecnica delle costruzioni I
370
la l ull' non si tratta della effettiva resistenza al taglio dell 'ac
ciaio, che, secondo il criterio della tensione tangenziale ottoe
drica, 'vale:
=
= O.
bens di un valore relativo al comportamento globale del gambo
racchiuso nel foro del collegamento, che pu essere assunto
all'incirca, pari all'80% della tensione di snervamento:
ull = O. 8 (Jsn
Ancora pi complesso il caso della rottura per strappo
della lamiera di bordo, per il. quale si pu assumere:
= 0.6 (Jsn
Per quanto riguarda la (J2ull (rifollamento), le esperienze
'suggeriscono di assumere un valore dell'ordine del doppio della
tensione di snervamento:
Per quanto riguarda la (Jlull possiamo assumerla pari a
quella di snervamento dell'acciaio.
Questa ipotesi pu essere accettata, tenendo presente che
si tratta di fenomeni alle soglie del collasso statico, quindi in
campo plastico.
In realt la presenza del foro altera la distribuzione delle
tensioni di trazione nella sezione di gola, che non pi unifor
me, ma presenta l'andamento in fig. 228; la tensione massima si
verifica al bordo del foro e vale da 2 a 3 volte la tensione no
minale ottenuta dividendo la 'forza di trazione per l'area della
sezione di gola.
Il coefficiente moltiplicatore della tensione nomInale varia
da 2 a 3 in funzione del rapporto d/a. All'aumentare del carico,
371
la al bordo del foro a
max
arriva per prima al va
10re della tensione di
snervamento, che poi CO!!
serva invariato per tutto
il resto del fenomeno.
Continuano, invece, 'ad.
aumentare le tensioni nel
le restanti zone della se
zione di gola, fino a che
ovunque si raggiunge lo
snervamento. In altre pa
Fig. 228
role, il diagramma delle
1.eJ
1.0 L-.--+-_-+-__-+--:--_--+-__----l..__d.k
3.0
'2.5
e.o
0.1 0.2 0.4 0.6 0.8
Fig. 229
tensioni nella sezione di gola modifica la sua forma, passando
dal campo elastico a quello plastico, nel senso di t e n d e r e alla
uniformit.
Ci premesso, possiamo tornare all'esame del giunto rea
lizzato con un solo perno e, per fissare le idee, facciamo un e
----
372
~ e mpio numerico.
- .
-
Fig. 230
Determiniamo il carico di collasso del giunto in figura, In
cui:
a = 4. Ocm (Jsn = 4.200 t/cm
2
d = 1. Ocm
s = 0.5 cm
m = mI = 2.0 cm
TI carico di collasso effettivo il minore dei carichi ulti
mi associati agli stati limiti esaminati, e che ora val u ti a m o
nell'ambito delle approssimazioni di cui sopra.
F
1ult
= (4.0 - 1.0) 0.54.2 = 6.3 t
F
2u1t
= : 1.0
2
.0.8.4.2 = 2.6 t (valore minimo)
F
hl
= 1.00.524.2 = 4 . ~ t
F = 2 (2. O - O. 5) O. 5. O. 6 . 2 = 3. 78 t
373
TI carico ultimo del collegamento coincide con F2 = 2. 6 t,
cio con il collasso del gambo.
Notiamo che escluso il collasso della lamiera, avendo ot
temperato alle disposizioni normative
m
. 2. O
-->2
(nel caso ID esame ~ = 2. O)
d ~
m,
. 2. O
d ~ 1 . 5
(nel caso ID esame ----u =
2. O)
Su questo punto torneremo fra breve.
Notiamo ancora che il carico ultimo della lamiera, nella se
. zione corrente, non indebolita dal foro, vale:
F6ult = 4. OO. 5 . 4. 2 - 8. 4 t
Evidentemente il giunto, realizzato in modo da trasmettere
appena il 30% del carico ultimo della lamiera, non r i su1t a ben
proporzionato. Non serve aumentare il diametro del gambo a 1.8
cm, perch la situazione non migliora, come risulta dalla seguen
te tabella di valori ultimi, calcolati nelle condizioni:
a
=
4.0 cm O"sn = 4.2 t/cm
2
d
=
1.8 cm
s
=
0.5 cm
-!!!L.. _ ~ _
m, =
2. Ocrri - - 1. 11"" 1. 5 (non regolamentare)
d 1.8
m 2.0
m
=
2.0 cm
=
= 1 11<2 O (non regolamentare)
1. 8 . .
d
F
1
ult
= (4.0-1.8)0.54.2 = 4.62t
F
2u1t
=
n
4 1.8
2
.0.8.4.2 = 8.53 t
F
3
ult
= 1. 8 O. 5 2 4. 2 = 7. 56 t
374
= 2 (2.0 - 0.9) 0.5'0.64.2 = 2.77t (valore mJnimo) F
4u1t
Questa volta diventato determinante ai fini del collasso
lo strappo della lamiera al bordo con il corrispondente val o r e
ultimo F
4
= 2.77t che risulta tanto poco 1oddisfacente, quanto
quello del caso precedente.
Notiamo - e non un caso - che la causa del collasso si
spostata dal gambo alla lamiera, perch non sono state rispet
tate le limitazioni regol2mentari. .
Siamo quindi naturalmente portati a realizzare il giunto con
un maggior numero di elementi passanti (chiodi, bulloni normali).
4.5.2.5 Comportamento di un collegamento con una o due file di chiodi
(bulloni)
Ci limitiamo, in un primo tempo, al caso di una o due fi
le di chiodi, come in figura, perch la ripartizione della forza
esterna fra le file immediata nel caso di una fila formata da
il chiodi, ogni chiodo assorbe P/n; ileI caso di due file, per ra
gioni di simmetria, ogni fila di n chiodi assorbe P/2 e, quin
di ogni chiodo assorbe P/2n.
Esamineremo il caso di un maggior numero di file, iper
statico, nel paragrafo successivo.
~ > - I
I
-$-
. I
~ -'
p
~ ~ . : -$-
("
I
+
-, I
-$
i,
I
I
I
~ I < - - - I
~ - -
I
p
~
~ 1<--
.
-(. I: Q..
p P

Fig. 231
375
Le considerazioni svolte per il caso di un solo perno sono
immediatamente estndibili al caso di una sola fila, consideran
do l'interasse. i al posto della larghezza a della lamiera ed at
tribuendo ad ognuno degli n chiodi la forza Jol/n. Anche il caso
delle due ,file molto semplica, perch la forza esterna si divi
de in parti uguali fra le due file, cosicch ad ogni chiodo spetta
la forza P/2n, se con n si continua ad indicare il numero di u
na sola fila di chiodi.
Introduciamo la nozione di "efficienza di una giunzione" co
me rapporto fra il ~ a r i c o di collasso del giunto ed il carico di
rottura dell'elemento di base. Se, per esempio, la rottura del
giunto, costituito da una sola fila di chiodi, dovuta alla rot
tura per trazione della lamiera fra i chiodi, la efficienza della
giunzione si scrive in questo modo:
(i - d) s O'
sn
i - d d
1J = =
= l-
i SO'
sn
i
i
Evidentemente l'efficienza (a trazione) migliorata dimi
nuendo il diametro dei chiodi oppure aumentando l'interasse; pe
r questi provvedimenti trovano un limite quando subentrano 1e
altre forme di collasso: la rottura per taglio del gambo dei chio
di oppure il rifollamento della lamiera.
L'esempio numerico relativo ad un unico perno ci ha gi
mostrato questi fatti e ci ha preparati ad affrontare il problema
del "progetto ottimale" della giunzione, in base al quale si otten
ga la massima efficienza possibile, tenuto conto dei vari limiti
ultimi della giunzione.
In altri termini, si tratta di trovare quei valori delle gran
dezze che caratterizzano la giunzione, cio il diametro dei chio
di d, il loro passo i e lo spessore s (minimo) della lamiera, in
modo da ottenere l'uguaglianza fra i carichi ultimi dei seguenti
tre stati limiti:
1) rottura per trazione della lamiera;
2) rifollamento della lamiera;
3) recisione del gambo dei chiodi.
Il quarto stato limite, lo strappo della lamiera di bo r d o,
376
non viene considerato in questa ricerca, ~ r c h esso viene evi
tato con una conveniente distanza fra chiodo e bordo.
La determinazione dei rapporti ottimali fra d, i, sviene
effettuata nel modo pi semplice scrivendo 1!ue uguaglianze: la
prima, fra il carico ultimo dello stato limite di recinsione ed 11
carico ultimo dello stato limite di rifollamento che fornisce il
legame ottimale fra diametrp e spessore; la seconda, fra il ca
rico ultimo dello stato limite di rottura per trazione della la
miera ed, ancora una volta, .il carico ultimo dello' stato limite
di rifollamento, che fornisce il legame ottimale fra diametro ed
interasse.
Sviluppiamo il 'procedimento indicato:
1)
n 2
4 d ~ l u l t = dS0
2u1t
(s = spessore minimo)
Jo.' interessante notare che 11 rapporto ottimale ild corri
sponde alla limitazione inferiore delle norme italiane.
Supponiamo ora di aver adottato per la chiodatura ad una
sola fila l'interasse ottimale i = 3d e valutiamo l'efficienza del
la giunzione con la relazione gi vista in precedenza:
1 _ --.!L =
1
=
1 - --- = O 67
3 .
i
cio, per una chiodatura ad una sola fila, la massima efficienza
risulta del 67%.
377
Qual' lo spessore minimo della lamiera, . valu t a t o nelle
condizioni ottimali?
Evidentemente si ricava da:
-
p
n
== (i - d) s Osn
cio:
p
1 1
p
i 1 p
Smin =
n
(i - d)
==
Di
i - d
Osn.
==
avendo posto p == P/ni il carico a metro lineare applicato a Il a
striscia di lamiera di larghezza pari all'interasse fra i chiodi.
Se non ci fossod l'indebolimento prodotto dai fori lo spesso
re minimo sarebbe, evidentemente p/osn.
La presenza dei fori comporta 1\aumento di spessore:
6.s ==
p
p
== 0.49 ._-
Osn
cio circa il 50% in pi rispetto allo spessore minimo teorico
p/osn' valutato in assenza di giunzione.
Si tratta di un aumento di spessore - e quindi di peso di ac
ciaio - rilevante. Ci sono due modi per ridurre questo inconve
niente: aumentare il numero delle file dei chiodi, opPUre aumen
tare localmente lo spessore della lamiera.
Limitiamoci a considerare il caso di una giunzione formata
soltanto da due file di chiodi. Analizziamo il comportamento del
giunto in rapporto ai tre stati limiti principali:
l) Rottura per trazione della lamiera
== (i - d) s 0sn F
1ult
378
il carico. ultimo resta invariato, perch dipende soltanto d a Il a
sezione di gola (i -<I) che resta uguale tanto con una quanto con
due file.
2) Rottura per recisione del gambo

F
2ull
= 2 ( : d
2
.O.8G
sn
)
su ogni str:iscia di lamiera larga i ci sono ora due chiodi, con
due sezioni resistenti. quindi il carico ultimo della striscia lar
ga i con due chiodi risulta doppio rispetto a quello della striscia
larga i con un sol chiodo.
Cj. vuoI dire anche che ciascuno dei due chiodi porta la
met del carico ultimo cio: F
2u1
1'
n
F2ull
=
2 4
3
1
Rottura per ri/ol/amento della lamiera
Ripetendo le considerazioni precedenti, possiamo scrivere
per un chiodo della chiodatu,ra a due file:
F3ult
= d. s .2 G
sn
2
Adesso che ci siamo procurati i tre carichi limiti, .. riscri
viamo le due eguaglianze che esprimono le condizioni del pro
getto ottimale:
non cambia nulla rispetto al caso di una sola fila, quindi resta:
379
d
= 3.1
s
(i - d) s G
sn
= 2 (d li sl'-:' 2 0sn
i . S G - d. s . G
sn
= 2 ds
-
2G
sn
sn
i = d (1 + 4) = 5d
questa volta cambiato il secondo membro dell 'uguaglianza.
Sostituendo la relazione fra i e d nella espressione de11a
efficienza, si trova:
d 1
=
1 - = 1- =
0.8
i 5
Con due file di chiodi l'efficienza aumentata dal 67% allo
80%.
Di conseguenza l'incremento di spessore della lamiera ri
spetto a quello teorico senza i fori risulta limitato a:
( 1 _1)- = 0.25
0.80
cio al 25%.
Passiamc ora ad un caso pi complesso, quello in cui 1e
file dei chiodi sono pi di due.
4. 5. 2.6 Comportamento di collegamenti formati da pi di due file di clziodi
(bulloni)
Nel paragrafo precedente le file di chiodi (una o due) erano
disposte perpendicolarmente alla direzione della forza applicata.
Esaminiamo ora il caso in cui una fila di chiodi (formata
.
da pi di due chiodi) sia disposta parallelamente a Il a direzione
della forza applicata, come in figura. In tal caso si pone un nuo
vo problema: conoscere in che modo la forza esterna P si ripar
tisce fra gli n chiodi disposti in fila.
Diciamo subito che nelle applicaziotrl, usuale l'ipotesi del
la ripartizione uniforme della forza fra i chiodi.
380
p
-
p
Fig. 232
Vogliamo renderci conto dei limiti di validit di questa i
potesi. Cominciamo con l'osservare che il sistema di collega
mento con pi di due chiodi staticamente indeterminato, dal
momento che non bastano le sole equazioni di equilibrio per in
dividuare le forze assorbite dai vari chiodi. Anzi, in teoria, an
che il caso di due chiodi sarebbe iperstatico, ma, es s e n d o di
regola i chiodi tutti uguali, intervngono considerazioni di sim
metria a semplificare il problema. Se per i due chiodi fossero
di diametro differente, allora il problema risulterebbe una volta
in generale, se i chiodi della fila parallela alla for
za p sono in numero di n, il problema risulta (n - 1) volteiper
statico.
Per risolvere tale problema disponiamo di due m e t o d i,
quello delle forze e quello delle deformazioni. Per semplicit,
consideriamo un caso particolare, una fila di tre chiodi, di u
guale diametro, aventi uguale interasse i che uniscono due la
miere di uguale spessore.
Pratichiamo una sezione ideale nel giunto chiodato, in mo
do da dividerlo in due parti e da mettere in evidenza le forze
interne T
1
,T
2
,T
3
(fig. 233).
Disegniamo anche 11 diagramma degli sforzi normali di tra
zione nella lamiera superiore ed in quella inferiore (fig. 234).
381
1 Q 3
..
p
~
p
...
~
Fig. 233
Osserviamo ora che, per simmetria, TI = T
3
Trascuria-.
mo l'effetto flessionale dovuto alla eccentricit fra le forze P.
Fig. 234
Esaminiamo ora la deformazione del giunto: essa dovuta a
due cause, l'allungamento delle lamiere, prodotto dagli sforzi n!.
mali di trazione e la leformazione del gambo dei chiodi, per ef
fetto delle forze di recisione Ti .
In. fig. 235 sono indicati i quattro spostamenti che ci inte
ressano:
- i'2 il nuovo interasse fra i due chiodi consecutivi 1 e 2,
dopo l'allungamento della lamiera superiore, compresa fra i chio
382
-,
"-2 11'2

p
Fig. 235
di suddetti:
= i +
(P - T]) i
EA
'
- i , in modo analogo, risulta pari a: .
-II
12
= i + (P - T2 -
EA
T3) i .
- v] la deformazione del chiodo 1 dovuta alle forze TI' e
spressa mediante una appropriata costante elastica, la rigidezza
K del chiodo, cio la forza di recisione che provoca lo sposta
mento relativo unitario fra le estremit del chiodo, cio:
= -.1L
K
- v2' in modo analogo, vale:
-1L
V2 =
K
La costante K uguale per tutti i chiodi, che sono d e 11o
stesso diametro e della stessa lunghezza. Scriviamo ora
zione di equilibrio delle forze nelt direzione di P, tenendo con
to che TI = T3 per ragioni di sjmmetria:
p = 2 TI + T
2
383
La seconda equazione, necessaria per determinare le due
incognite TI e T
3
, esprime la congruenza delladeformazione del
le lamiere con quelle dei chiodi.
Dall 'esame della figura precedente, si ricava:
-
cio:

i'2 - i'2 + v2 - vI = O
Esprimendo gli spostamenti in funzione delle forze si ha:
(P - TI) i
~
i + i
==
O
K EA
Poniamo:
iK ( il rapporto fra la rigidezza K del chiodo e la
a =
EA rigidezza estensionale della lamiera EA/i)
aP - aT
1
- aP + aT
2
+ aT
1
+ T2 - TI == O
TI = T
2
(1 + a)
Dalla equazione di equilibrio si ricava:
quindi:
TI
= P + Pa
- 2Tl - 2Tla
T,
(3 + 2a) P (1 + a)
(1 + a)
T, ==
P
3 + 2a
TI P
T
2
=
1 + a 3 + 2a
384
Controllo:
T
1
+ T2 + T3 = P
2(1 + )
-1;.1 P
3 + 2a
Discussione dei risultati:
In campo elastico, il parametro che influenza in modo fon-
damentale la ripartizione degli sforzi fra i chiodi il coefficien
te a.
Il coefficiente a sempre positivo, quindi, nel caso di tre
chiodi uguali, gli sforzi nei chiodi l e 3 risultano maggiori di
quello relativo al chiodo 2, come mostra la relazione:
T
1
= T
2
(1 + a)
Questo risultato, dedotto da un caso particolare, ha porta
ta generale: in campo elastico la ripartizione degli sforzi tra i
chiodi non uniforme; risultano pi caricati i chiodi situati alle
due estremit della fila parallela al carico, meno caricati i chio
di .interni.
Per avere la ripartizione uniforme occorrerebbe che a fos
se uguale a zero. Si tratta di una condizione limite, che sareb
be verificata se le lamiere fossero indeformabili estensionalmen
te (EA/i -+ (0) oppure se i chiodi fossero privi di rigidezza a l
taglio (K = o). Il caso di lamiere indeformabili estensionalmen
te pu essere interpretato da un modello di calcolo particolar
mente semplice, tratto dai telai: i chiodi sono costretti a spo
starsi tutti della stessa quantit, come i pilastri di un telaio ad un
F piano, soggetto ad una
for za orizzontale F.
Risulta particolar
mente vantaggioso il
metodo delle deforma
zioni.
Dette Ki le
ze traslatorie dei pi-
Fig. 236
1

385
lastri, l'equazione di equilibrio del piano si scrive:
-
da cui:
F
d =
Il taglio assorbito da ciascun piedritto vale:
Se i pilastri sono tutti uguali K i = K
quindi:
K F
T
I
=F -- =
nK . n
il caso di rigidezza nulla al taglio (K = o) pu esaere inte.!
pretato come l'effetto della plasticizzazione del gambo dei chio
di, cio la duttilit dell'acciaio consente, per carichi e 1ev a ti,
prossimi al caric9 di collasso, .la ridistribuzione degli s f o r z i,
che tendono all'uniformit.
Al contrario, se i chiodi fossero perfettamente indeforma
bili (K -+ 00), il carico si concentrerebbe nei due chiodi di estre
mit e tutti i chiodi interni risulterebbero scarichi.
Riassumendo, il criterio usUale, di ripartire il carico ap
plicato ad una chiodatura in modo uniforme fra tutti i chiodi, tro
va il sUo fondamento. in fenomeni plastici localizzati nel gambo dei
chiodi. Ci conforme alla impostazione del calcolo dei collega
25. E.F. Radogna: AppUnti di tecnica delle costruzioni I
386
menti. che ~ sostanzialmente un calcolo a rottura, sia pure e
spresso in termini di tensiom amnrlssibili.
Tuttavia, nel caso di carichi variabili nel tempo, capaci di
produrre deterioramenti per fatica, non si pu fare assegnamen
to sulla plasticizzazione del materiale, agli &retti della ridistri
buzione unifrme delle forze di recisione, p e r c h ~ il collassoper
fatica avviene a carichi relativamente bassi, per i quali il com
portamento del giunto ~ ancora di tipo elastico.
, Volendo ridurre la non uniformit degli sforzi fra i chiodi
in campo elastico, conviene ridurre l'interasse i e limitare i l
numero dei chiodi di una fila a cinque, nel caso di ponti (cari
chi mobili importanti), ed a sei nel caso di costruzioni c i v i l i
(minore iD:nuenza dei carichi mobili). Ridurre l'interasse i, si
gnifica aumentare la rigidezza estensiOlJ.a1e della lamiera e di - '
mimrlre 11 coefficiente' a.
L'influenza del numero dei chiodi non risulta evidente dal
l'esempio numerico prima svolto. Perci riportiamo nella tabel
la seguente (tratta dall'opera fondamentale nel campo delle co
struzioni d'acciaio STAHLHOCHBAUTEN di F. Bleich, voI. I) i
coefficienti di ripartizione della forza esterna relativi ad una fi
la di chiodi, formata, rispettivamente, da 2,3,4,5,6 chiodi.
Numero dei chiodi Percentuali di ripartizione nei chiodi .
,
iil una fila r 2 3 4 5 6
2
3
4
5
6
0.500
0.364
0.307
0.272
0.247
0.500
0.264
0.193
0.163
0.147
-
0.364
0.193
0.130
0.106
-
-
0.307
0.163
0.106
-
-
-
0.272
0.147
-
-
-
-
0.247
4.5.2.7 Tensioni ammissibili nei chiodi e nei bulloni
. Le norme. italiane stabiliscono che le strutture di acciaio
devono essere progettate per i carichi definiti nella CNR-UNI
10012-67. ''Ipotesi di carico sulle costruzioni". secondo i m e t ~
della Scienza delle Costruzioni (N. I. 3. O). Per le verifiche di re
sistenza' il metodo indicato ~ quello delle tensioni ammissibili.
387
Alla luce di quanto si detto in precedenza le am
missibili da impiegare per le verifiche di resistenza delle unioni
a taglio con chiodi e bulloni devonO' tenere conto da una parte del
funzionamento cmplesso delle giunzioni e della presenza di coa
zioni e, dall'altra, dei procedimenti dicalcokl semplificati con
cui si valutano le tensioni nelle giunzioni.
Va anche sottolineato il ruolo delle Norme di buona costru
zione che evitano di dover effettuare le verifiche per tutti gli sta
ti limiti di collasso delle lamiere, limitando il controllo al gam
bo, nei confronti del pericolo della recisione ,ed,. eventualme n t e
della rottura per trazione.
Ora le tensioni ammissibili secotldo il prospetto 3-ll delle
N. I. (3.2) sono:
SOLLECITAZIONE
ELEMENTO
Taglio

Trazione
oamm(kg/mm
2
)
Chiodi normali
Bulloni con viti di classe
4D
5D
6D
8G
10K
12.0
10.5
15.0
17.0
19.0
22.0
5.0
10.5
15.0
17.0
28.0
39.0
Nel caso di sollecitazione composta si deve usare la rela
zione:
)2 ( o )2.
(
+ Oamm. < 1
4.5.3 Bulloni ad attrito (N.I. 2.6, 3.3, 5.4, 5.10.2)
Dopo la seconda guerra mondiale, cominciando dal Nordame
388
rica, si largamente diffuso un nuovo sistema di collegamento,
costituito da bulloni ad alta resistenza, presollecitati (high-strength
bo1ts hochfeste vorgespannte Schrauben).
A differenza dei chiodi e dei bulloni normali, nei quali, in
conseguenza del montaggio, nascono forze di
-
trazione. nel gambo,
che serrano fra di loro le lamiere, ma di cui non si tiene conto
nella valutazione della capacit portante, che affidata sostan
alla resistenza alla recisione del gambo, nel caso dei
bulloni ad attrito le forze di trazione, impresse a 1 montaggio,
hanno un ruolo essenziale nel funzionamento della unione.
Il principio molto semplice: mettendo in tensione un bul
lone, si precomprimono le lamiere con la forza N
b
, normale al
le-lamiere stesse. Il movimento relativo (scorrimento) fra le la
miere impedito - evidentemente, entro certi limiti -, dalla for
za di attrito N
t
= P.N
b
dove p. il coefficinte di attrito fra su
perfici di acciaio.
I bulloni ad alta resistenza sono costituiti da quattro ele
menti:
a) il gambo con una testa fissa esagonale. A differenza d e i
bulloni normali, il gambo pu essere filettato per tutta la lun-
ghezza (N.I. 5.4.1). Ci perch nel bullone ad alta resistenza il
gambo non -deve contrastare direttamente il movimento relativo
lamiere, venendo a contatto con le pareti del foro. Il mo
vimento relativo impedito dal serraggio preventivamente im
presso;
b) il dado;
c) una rosetta da disporre sotto il dado;
d) .un'altra rosetta da disporre sotto la testa.
Le rosette devono avere uno smusso a 45 in un orlo in
terno ed identico smusso sul corrispondente orlo esterno. Ne 1
montaggio lo smusso' deve essere rivolto verso la testa della \Ti
te o verso il dado. (N.I. 5.4.1)
.Di regola si devono usare i seguenti diametri nominali (N. I.
5.4.2\.
389
d = 12, 14, 16, 18, 20,22, 24, 27nun
I materiali da impiegare sono riportati nel.Prospetto 2-m
delle N. I. (2.6), che qui di seguito si trascrive:
I ELEMENTO I
MATERIALE I UNIFICAZIONE
Viti 10K, secondo UNI 3740-65
-
8G. ......................
UNI 5712-65
Dadi 8G, secondo UNI 3740-65
68......................
UNI 5713-65
Rosette Acciaio C 50 UNI 5332-64
temperato e rinvenuto lIRC
32 7 40 ................
UNI 5714-69
Piastrine Acciaio C 50 UNI 5332-64
temperato e rinvenuto lIRC
32 7 40 ..............
UNI 5715-69
UNI 5716-69
Per l'interasse dei bulloni eper la distanza dai margini val
gono le stesse disposizioni -relative ai chiodi (N. I. 5.2.4).
La forza trasmissibile per attrito da un -bullone, caratteriz
zato dalla classe della vite e dal diametro nominale, espressa
dalla formula (N. I. 3.3):
in cui 'V il coefficiente di sicurezza contro lo slittamento da as
sumersi pari a 1. 25 per la condizione di carico I ed a 1.10 per
la condizione di carico TI; ,." i ~ coefficiente di _attrito, da assu
mersi nei casi normali pari a 0.30 e pari a 0.45 se la pulitura
delle superfici di contatto stata eseguita con sabbiatura al me
tallo bianco.
La pressione convenzionale sulle pareti dei fori non deve su
perare il valore di 2.5 G
am

Merita qualche ..:enno di approfondimento il caso in cui la u
nione ad attrito sia sottoposta a forze normali al piano delle la
390
.niere, cio a forze parallele al gambo dei bulloni, perch pu
sorgere il dubbio che i bulloni presollecitati non siano in grado
di sopportare forze cij trazione supplementari, prodotte dai cari
chi esterni. In realt la "giunzione" prec6mpressa sopporta. be
ne nel suo complesso forze di trazjone fino a che non si rag
giunga la decompressione delle lamiere, perch in tal caso gli
incrementi della trazione nel gambo dei bulloni ad alta resisten
za non sono direttamente proporzionali al carico esterno ma re
stano, percentualmente, modesti, minori del 10% della forza di
pretensione.
A partire, per, dalla decompressione, tutto il carico e
sterno non pu ~ h e passare attraverso i' soli bulloni; gli incre
menti di tensione diventano direttamente proporzionali agli incre
menti della forza esterna e si perviene rapidamente allo snerva
~ e n t o del gambo.
Il carico di decompressione acquista cos il carattere di
carico ultimo, rispetto al quale va assunto un certo margine di
sicurezza. 11 fenomeno analogo a quanto si verifica in un tiran
te precompresso, con la sola differenza che nel precompresso,
il fenomeno analogo al distacco delle lamiere corrisponde a Il a
fessurazione e non alla decompressione.
Consideriamo, dunque, il complesso lamiere+bullone ad al
ta resistenza gi serrato con la forzaNb' soggetto ad una forza
esterna di trazione T. Ci domaDdiamo in che proporzione si di':".
vide la T fra le lamiere precompresse ed il bullone. Il proble
ma iperstatico ed analogo alla ripartizione delle forze t r a
,Fig. 237
...
391
acciaio e calcstruzzo in un pilastro di c. a.
Il modello di calcolo uguale, a parte il segno della T, ed
uguali sono le equazioni di equilibrio e di congruenza.
Equilibrio:
Congruenza:
H =
=
Pur essendo diversi gli acciai del gambo e della lamiera, i
moduli El ed E
2
hanno, praticamente, valore uguale El = E
2
= E.
Quindi si ricava:
T AI
TI =
2-- T
=
A2
T2 ( ~ : +1)
A
2
Al
T
2
=
T
TI =
T
Al + A
2
Al + A
2
Poich ci interessa la forza TI massima, valutiamo il rap
porto A/AI + A2 nel caso limite superiore, quindi, cio, a parit
di Ah A2 la minima possibile, compatibilmente con la Norma:.
i
=
3 cio:
i = 3d
d
-$-
A2
3d.
--r
-$-
Fig. 238
~ - t
+
A ~

I
3d,
t
3d...
t
392
Dalla fig.238 risulta:
A
2
= 9d
2
+ Al
n'd
2
Al
0.79
Al
= -- = 0.79d
2
= 9%
9 4
Quindi, fino a che non si verifica la decompressione, il bul
lone assorbe, al massimo, il 9% della forza di trazione, mentre
il residuo 91% viene assorbito dal prisma precompresso di lamie
ra avente lato i.
Valutiamo, ora, la forza esterna T
dee
che provoca la decom
pressione: occo:rre che sia T2 = Nb
Poich:
si trova:
T
dee
Contemporaneamente la forza nel gambo autnenterebbe da Nb
a:
N
b
+0.09T
dee
= N
b
+0.1N
b
= 1.10Nb
Per avere un margine di sicurezza rispetto alla decompres
sione, le N. I. fissano come limite superiore della forza di tra
zione Tmax ::;; O. 8Nb; ci implica il coefficiente di sicurezza rispet
to alla decompressione:
1.10 ,
'Idee :>:: = 1. 375
0.80
Ove si volesse garantire un coefficiente di sicurezza di al
meno 1. 5 rispetto alla decompressione, occorrerebbe limitare Tmax
al valore:
1. lO N =
1. 50 b
Una semplice rappresentazione grafica, fig. 239, riassume
quanto si detto.
393
Nb +-----*--4


P(TRAZIOt-JE )
65A2 t--
Tclt.c. f--------------,iI'
.
Llt-J EA P-o DELlA
LAMIE.Q\ COMPRESSA
(AllUNl;AMEI.,fTO)
Fig. 239
La linea OA rappresenta la fase di pretensione del bullone,
che si allunga fino a d
b
sotto il carico Nb (trazione).
La linea OB rappresenta la fase diprecompressione del pri
sma di lamiera circostante, che si accorcia fino a M sotto il ca
rico Nb (compressione).
al sistema bullone+prisma di lamiere la forza di
trazione T, questa si divide in due parti: la TI che allunga il bul
lone (tratto AC), la T
2
che decomprime le lamiere (tratto BD).
Risulta particolarmente espressivo riportare il tratto BO
rico della lamiera) ip prosecuzione del punto A, in modo che AF
corrisponda a BO e AE a BD. In questo modo; i segmenti TI e T2
sono allineati sulla stessa verticale e forniscono subito il segmen
394
to somma T (forza esterna).
Quando T uguale ad Nb non si ha ancora la decompressio
ne della lamiera; necessaria una forza maggiore, (Tdee) uguale
al seguente FG, tale che il bullone si allunghi proprio del se
guente ~ l J , uguale all'accorciamento iniziale del prisma di la
miere.
Dopo la decompressione, il bullone assorbe da solo gli e
ventuali ulteriori incrementi di carico, pervenendo rapidamente
allo snervamento (tratto GH), tenuto conto che:
Nb = O ~ 8 C"sA
r
e che:
T
dee
= l.I0.8osA
r
= 0.88osA
r
.Nel caso in cui in un giunto ad attrito i bulloni trasmettono
anche la forza assiale di trazione N ~ O . 8Nb) il valore della for
za N11 che pu contemporaneamente essere affidato per attrito si
riduce a (v. N.!. 3.3):
4.5.4 Saldatura (N.I. 2.3, 2.4, 3.9.3, 5.5, 5.12.3)
4.5.4.1 Generalit
Tutti i precedenti sistemi di collegamento utilizzavano ele
menti metallici passanti attraverso fori preventivamente realiz
zati nelle lamiere da unire; il collegamento per saldatura si basa ,
su un principio del tutto diverso, quello di creare la continuit
fra i due pezzi da unire mediante fusione. La sorgente di calore
che si rivelata molto adatta a produrre fusioni localizzate
quella prodotta dall'arco elettrico (circa 3000). Inoltre, durante
il processo di fusione, si. aggiunge altro acciaio (metallo di ap
porto) per realizzare il cordone di saldatura.
Allo stAto attuale della tecnologia della saldatura il metallo
di apporto inserito nel circuito elettrico, con funzione di elet
trodo, secondo lo schema in fig. 240:
395
2o";"4ooA
20 -:-4ov.
UIDATA
OALL'oPE2AT02E.
PINZA
ELEMEml DA
Fig. 240
(
- Dopo il raffreddamento si possono riconoscere nell 'intorno
dell'unione saldata cinque zone, che differiscono fra di loro in re- t
"Fig. 241
lazione ai diversi livelli termici che si sono determinati durante
la saldatura e che, ovviamente, decrescono con la distanza dalla
zona a).
a) metallo di apporto;
b) zona di penetrazione,
di apporto;
con lega del metallo di base e quello
c) zona di ricristallizzazione a grana grossa;
d) zona di ricristallizzazione a grana fine;
e) la temperatura non stata pi sufficiente per provOcare fenQ
meni di ricrlstallizzazione, ma ha prodotto l'agglomerarsi dei gra
nuli ei perlite e).
(1) cfr. diagramma ferro-carbonio. studiato nel corso di tecnologia dei materiali.
396
Il raffreddamento produce altri importanti fenomeni:
la deformazione dei pezzi saldati:
,
C ~ D O U E DI SALll4TW?A
Fig. 242
l'insorgere di stati di tensione, dowti alle impedite defor
mazioni termiche (tensioni residue).
4.5.4.2 Forme dei cordoni di saldatura
Per unire due lamiere si possono avere tre posizioni rela
tive fondamentali, in corrispondenza delle quali si hanno tre tipi
di cordoni di saldatura:
a) lamiera allineate: saldatura di testa.
397
Fig. 243
b) lamiere ad angolo retto: saldatura a T a completa penetra
zione.
I
t
Fig. 244
c) lamiere sovrappste: saldatura d'angolo (cordoI11 frontali e
cordoni laterali).
C02Do/JE F/i!oAlTALE
I
. CO/2D01JE A T E ~ L E
Fig. 245
398
Le saldature d'angolo sono usate anche per unire lamlere
ad angolo retto (cordoni d'angolo).
Fig. 246
Mentre le saldature di testa e quelle a T a completa pene
trazione realizzano la effettiva continuit fra le parti collegate,
di modo che il flusso delle tensioni si sviluppa attraverso di es
se come se il pezzo. fosse monolitico, i cordoni frontali, latera
li e d'angolo determinano una deviazione e conceDfrazione delle
isostatiche, come risulta evidente dagli schemi seguenti:
])I5COIJT/ A.)O/TA \
1JJSCOAlTIAJUJTA'
I
D/scouT/AlOI TA
Fig. 247
399
Si notino, in particolare, le discontinuit nelle seziom resi- .
stenti, che costituiscono i punti deboli di questi tipi di cordoni,
specialmente in presenza di fenomeni di fatica.
L'effetto di queste discontinuit espresso in modo efficace
dalle seguenti figure, nelle quali si disegnata la struttura sal
data come se fosse monolitica:
t
Fig. 248
Anch'e un giunto testa a testa, se non completo per tutto lo
spessore, . determina un fenomeno analogo:

400
Entro certi limiti i
fenomeni nocivi delle. te!!
sioni residue e della con
centrazione delle tensioni
sono ridotti dalla duttilit
dell 'acciaio.
Se per coesistono
fenomeni di fatica ovvero
Fig. 249
fenomeni che riducono la
duttilit (bassa tempera
tura, stati di tensione triassiali) possono verificarsi situa z i o n i
molto pericolose, in quanto capaci di determinare. 11 fenomeno
della rottura fragile.
Ricordiamo, a questo proposito, alcuni gravi incidenti oc
corsi nel passato a strutture saldate, interpretati m e effetti di
rottura fragile: il crollo del ponte di Hasselt in Belgio, avvenu
to nel 1938: i danni subiti da alcuni ponti delle autostrade tede
sche, le rotture di alcune navi saldate americane tipo Liber t y
durante la seconda guerra mondiale (cfr. pag.356).
4.5.4.3 il calcolo delle saldature (N.I 3.4)
Dal punto di vista del calcolo, le saldature vanno divise in
due categorie;
a) . giunti testa a testa. o giunti a T a completa penetrazione;
b) giunti a cordone d'angolo.
Nel caso dei giunti testa a testa e dei giunti a T a comple
ta penetrazione il par. 3.4.1 delle Norme Italiane fornisce le se
guenti prescrizioni.
Per il calcolo delle tensioni derivanti da azioni di trazione
e compressione agenti all'asse della saldatura o da azioni di ta
glio, deve essere considerata come sezione resistente la sezione
longitudinale della saldatura stessa; agli effetti del calcolo essa
avr lunghezza pari a quella interna della saldatura e larghezza
pari al minore dei due spessori collegati, misurato in vicinanza
delle saldature per i giunti di testa ed 3:'110 spessore delI'elemento
401
completamente penetrato nel caso dei giunti a T.
Per il calcolo delle tensioni derivanti da azioni di trazione
o compressione parallela all'asse della saldatura, deve essere con
siderata come sezione resistente quella del pezzo saldato ricavata
normalmente all'asse predetto (cio quella del materiale base pi
il materiale di apporto).
Per trazioni o compressioni agenti normalmente all 'asse d e ~
cordone, la tensione nella saldatura non deve superare O.85a
amm
per
giunti testa a testa di classe n o aam per gli altri giunti.
Per sollecitazioni composte deve risultare (criterio della $'
ottoedrica) :
0amm (I classe testa a testa o a T)
0.85 C7 ai classe testa a. testa)
amm
dove:
~ la tensione di trazione o compressione normale alla
sezione longitud.ina.le della saldatura; .
.~ la tensione di trazione o compressione' parallela allo.
asse della saldatura;
$' la tensione tangenziale nella sezione longitudinale del-
la saldatura.
Nel caso dei giunti a cordone d'angolo il par.3.4.2. N.I. forn..!
.sce un procedimento convenzionale che trae la sua origine daUe con
siderazioni sul' flusso> -delle tensioni, cui si fatto cennoinp r ~
cedenza, a proposito delle "Forme dei cordoni di saldatura".
Per il calcolo delle tensioni derivanti da azioni di trazione o
compressione normali alI 'asse della saldatura o da azioni di taglio
secondo detto asse, deve essere considerata come sezione resi
stente la sezione di gola, del cordone di saldatura.
Agli effetti del calcolo la sezione avr come lunghezza "1"
quella intera del cordone, purch questo non abbia estremit pa
lesemente mancanti o difettose, e come larghezza "a" l'altezza del
26. E.F. Radogna: Appunti di tecniea delle costruzioni l
402
triangolo isoscele iscritto nella sezione trasversale.
Eventuali tensioni di trazione o
di Qompressione parallele al lato l pre
senti nella sezione del cor
done inteso come parte della sezione re
sistente della membratura non verranno
prese in considerazione ai fini del dimen
sionamento del cordone stesso.
11 calcolo convenzionale delle ten
sioni verr eseguito ribaltando su uno dei
lati del cordone la sezione di gola. La
Fig. 250
tensione risultante dalle azioni esterne
sulla sezione di gola verr decomposta
secondo tre direzioni ortogonali nelle componenti di modulo.
Per la verifica i valori assoluti delle componenti di tensione
dovranno soddisfare le seguenti limitazioni.
Fig. 251
Fig. 2;)2
Acciai tipo 1 . A cciai tipo 2
v + + O. 85 <1amm
V't1 + +'t1/
2
70 <1amm
l'tL I+I<11..1 < <1amm I't1..1 + 1<11../ < 0.85 <1amm
Nel caso in cui siano presenti le sole componenti di tensio
403
ne 'r.l e a.l sufficiente verificare:
+ la.1l < aamm
l'r.ll + la.J < O. 85 aamm
I'r.ll < O. 85 aamm l'r.ll <0.70 aamm
la.ll <0.85 aamm laJJ SO. 70 aamm
Nel caso in cui siano presenti le sole componenti di tensione
'r.l e 't'q, ovvero a.l e 'r,f sufficiente verificare:
V'rl + 01+ ;}$ 0.85a
amm
Ove sia presente solo una delle componenti di tensioni t'.L'
a.1' baster ovviamente verificare che essa sia:
minore o uguale a O. 85 aamm minore o uguale a 0.70a
amm
Le tens.ioni ammissibili a trazione o compressione per ac
ciaio laminato sono indicate nel par. 3.1.1.1 delle Norme
Materiale
Acciaio tipo 1
Acciaio tipo 2
La tensione tangenziale ammissibile, in base al criterio della
'r ottoedrica vale (N. L 3.1.2):
'r
mm
= 0.576 O'amm
4.6 LE UNIONI FRA COMPONENTI STRUTTURALI
4.6.1 Generalit
Dopo aver esaminato le dei vari sistemi di
collegamento (v. par. 4. 5), consideriamo alcuni casi tipici di u
nione fra elementi strutturali semplici (componenti), mediante le
quali si ottengono organismi complessi (sistemi in serie o in pa
rallelo).
404
Tali unioni sono anche chJl\lTlate "di forza", per
le da. quelle dette "corrntj", che servono a realizzare una trave
composta a partire da ferri piatti e cantonali.
. In via preliminare osserviamo che:
a) le unioni sono sede di concentrazioni di tensione perci 1a
teoria tecnica delle travi non pu che fornire .indicazioni appros
stmate. accettabili con fiducia soltanto nell 'ambito di tipologie
r1mentate; quando si intenda apportare qualche modifica a schemi
tipici di unioni, sui quali si consolidata una vasta esperienza,
saggiarne la risposta con appropriata sperimenta
zione; particolari cautele sono necessarie in presenza di carichi
ripetuti un gran numero di volte, capaci di indurre fenomeni di f!!
tica;
b) nella analisi elastica dei telai, le unioni fra le travi e le co
lonile sono considerate di regola come indeformabili e trattate ne
gli schemi di calcolo come puntiformJ; in realt. la realizzazione
di un nodo che si comporti effettivamente in modo rigido, c ome
ammesso in ipotesi, pone un certo numero di problemi e non ri
sulta n semplice n economica;
c) d'altro canto la duttilit. delle zone di unione un requisito
importante per la- dell 'analisi limite delle strutture iper
statiche 'che richiede la formazione e la capacit. di rotazione,
ricamante illimitata, delle cerniere plastiche.. (v. A. Car Lezio
ni di Tecnica delle Costruzioni ll);
d) le unioni. organizzate senza le necessarie .conoscenze suIl a
loro deformabilit. sotto carico o sul loro comportamento al col
lasso oppure unioni eseguite senza la scrupolosa osservanzade.!
le regole di buona costruzione e senza i dovuti controlli possono
costituire altrettanti punti deboli della struttura in, rapporto agli
stati limite di deformazione e di rottura e ne riducorio i cOeffi
cienti di sicurezza locali .e globali.
4.6.2 Criteri di classificazione
Le unioni si possono classificare:
405
a) in base al sistema di collegamento (unioni chiodate, bul
lonate, saldate);
b) in base alle caratteristiche di sollecitazione che esse de
vono prevalentemente trasmettere (sforzo normale di compressio
ne o di trazione e sforzo di taglio nei nodi - cerniera, anche mo
mento flettente nei nodi - incastro);
c) in base alla tipologia dei componenti che vengono mutua
mente collegati (nel caso dei telai: unioni trave-trave, trave-eo
lonna, colonna-colonna, colonna-fondazione);
d) in base alla loro deformabilit (unioni flessibili, semiri
gide, rigide).
Nel seguito considereremo principalmente umoni di due ca
tegorie, quelle che trasmettono solo taglio e quelle che trasmet
tono anche momento flettente (criterio b); nell 'ambito di ciascuna
categoria saranno individuati alcuni casi tipici secondo la tipolo
gia dei componenti (criterio c); di essi sar esaminata la realiz
zazione con bulloni e con saldatura (criterio a), tenendo conto de]
le specifiche caratteristiche di deformabilit (criterio d).
4.6.3 Unioni che trasmettono prevalentemente taglio
Sono impiegate spesso nelle travi, per approssimare il vin
col teorico di cerniera negli schemi di semplice appoggio.
4. 6. 3.1 Unione della trave secondaria alla trave principale
4. 6.3.1.1 Impiego di bulloni
L'orgam.zzazione del nodo-cerniera indicata nella fig. 253
nella quale sono visibili tre elementi costitutivi: .
le travi
le squadrette
i bulloni (normali)
Nella fig. 254a sono indicate le forze che vengono trasmes
406
se attraverso tali elementi e che vengono considerate nei calcoli,
mentre nella fig. 254b sono indicate le forze che vengono trascu
rate, tenuto conto della modesta rigidezza torsionale della trave
principale.
Si vede che le possono essere sede. di momenti,
che per la trave secondaria hanno carattere di momento flettente
e per la trave principale di coppia (non di momento) torcente. Tl.!!
tavia, anche trascurando per ipotesi la rigidezza torsionale della
trave principale, il disassamento fra i bulloni applicati alle due
aIe delle squadrette determina il momento Ta nella sezione A-A.
Per ragioni analoghe nascono nelle due sezioni B-B i mo
menti T/2b.
T.QAVf: P12/AlCIPALE
r12AvE PI2/AiCIPALI;:.
,
i

b)
SQUAD2E.TTE
c)
B
A


Fig. 253
407
Noto lo sforzo di taglio ed il momento flettente in. ciascu
na delle sezioni. A-A, B-B, si tratta di passare alle forze appli
cate ai buJloni. La loro determinazione immd1ata, in base al
le seguenti ipotesi:
a) lo sforzo di taglio si ripartisce in parti uguali sui bulloni;
b) il momento flettente si ripartisce nella s e z i o n e resistente
discontinua, costituita dai bulloni" ammettendo valida la conser
vazione delle sezioni piane; la congruenza delle deformazioni fra
i vari bulloni in effetti assicurata dalla lamiera delle squadret
te, che costitll;Rce il vincolo rigido fra i bulloni stessi.
PI2/f..1CI PALI;..
T
Fig. 254a

-t
.
-4 4
b bi
--+-= T
-
- -
T
'r-n
T
TI2AVE.
SCCOAlDAelA

+
a.)
T .SQU.tJDI2/;.TTA
b)
Fig.254b .
408
Con. espllcito delle figg.253 e 254
nelle q'uali"i bulloni son sezione A-A.che in ciascu
na delle sezioni: B-B "rica;a "sUbit9: "
Sezione A-A Taglio ln un bullone: T/2
Trazione nel bullone sUperiore: T a/z
Compressione nel bullone inferiore: T.a/z
In ciascun bullone la forza risUltante vale:
sezione B-B Taglio in un bullone: T/2 1/2 = T/4
Compressione nel bullone inferiore: T/2 b/z
Trazione nel bullone superiore: T/2 b/z
In ciascun bullone la forza risUltante vale:
_ T)2 (T b)2
F - -- +---
4 2 z
A questo punto, note le forze locali agenti in corrisponden
za di ciascun bullone, si pu eseguire la verifica di ciascuno de
gli elementi che costituiscono il nodo.
Cominciamo dalla trave secondaria.
L'anima della trave secondari sottoposta alla pressione
localizzata, che "il perno di ciascun bullone esercita contro lapa
rete del foro (cfr . il par. 5.2.3 per quanto riguarda il fenomeno
del rifollamento nei perni). Tale pressione, riferita alla pro.iezio
ne diametrale della deve risUltare, in conformit al P\l!!
to 3.2 delle Norme Italiane e con i simboli ivi indicati, non mag
giore del doppio della tensione ammissibile:
R "
Orif = --d--S;;20
am
s
in cui s lo spessore dell'anima della travesecondaria.
Per bulloni impegnati simmetricamente in due o pi sezio
ni, come avviene nel caso in esame, le Norme consentono dimag
409
giorare la tensione ammissibile del 15%. cio:
Grif S 1,15' 2 G
am
Passiamo ora ai bulloni nella sezione A-A.
Ciascuno di essi soggetto alla forza F e lavora su due faQ
ce (v. fig. 255). Quindi su ciascuna faccia la tensione tangenziale
media vale:
F
'f =
'2A (g)
in cui A (g) l'area del gambo della vite e n o ~ l'area corrisI?On
dente al diametro nominale della vite.
La verifica consiste nell'accertare che:
'f :s; 'f b,am
in cui 'fb,am forlita dal Prospetto 3-ll delle Norme in funzione
della classe dei bulloni secondo UNI 3740-65.
Consideriamo ora le squadrette.
Nella: sezione A-A le due squadrette devono sopportare an
ch'esse il taglio T ed 11 momento flettente T a. La sezione re
sistente delle due squadrette ridotta a causa dei fori. necessari'
per il passaggio dei bulloni.
:x:
. - - + ~ -
-
Fig. 255 Fig. 256
410
Detti A(rid) e W(rid) l'area ed il modulo di resistenza del
la sezione costituita dalle anime delle due squadrette depurate dai
fori 256) la verifica si esegue in modo convenzionale, valu
tando prima la tensione tangenziale media $' = TIA{rid) e la ten
sione normale massima (I =T alA(rid) e, quindi, 1& tensione idea
le, secondo il criterio della $' ottaed.rica:
(lid =
V
(I
2
+ 3 $'
2
S; (lam
In realt, nell'ambito della teoria delle travi, in corrispon
denza delle fibre marginali, dove le tensioni normali sono massi
me, . la tensione tangenziale nulla, ma, come abbiamo pi volte
osservato, si tratta di calcoli approssimati, che trovano la loro
validit nella sperimentazione di laborB:torio e nella esperlenzadei
costruttori.
Anche nelle squadrette ha luogo il fenomeno del rifo11amento
e potrebbero verificarsi rotture della lamiera sia ai bordi, che
tra i fori. In genere si evita la necessit di una appvsita verifica
al rifol1amento .assumendo per ciascuna squadretta uno .spessore
pari o poco minore di quello dell 'anima della trave secondar i a,
gi verificata in tal senso. Per quanto riguarda la sicurezza alla
lacerazione della lamiera si consigliano (v. V. Stevanato. I colle
gamenti n,.ella carpenteria metallica, collana quaderni tecnici ITAL
SIDER, 1973) le limitazioni seguenti:
i m .
T>3 ; (1)2; d .
Le prime due corrispondono ai minimi prescritti nel punto
5.2.4 delle Norme; la terza un pC) pi prudenziale (2a n z i c h
1. 5)
Per quanto riguarda l'ala della squadretta parallela alla
ve principale, nelle sezioni BB si ha una situazione a n a log a a
quella vista in A-A: sforzo di taglio T12 e momento. flettente T12 b j
il primo. esattamente uguale alla met di quello .agente in A -A,
i! secondo poco diverso, in relazione alla eventuale differenza fra
a e b. Alle sollecitazioni met corrisponde una sezione resisten
te met di quella in quindi la situazione delle tensioni la
411
stessa ed superflua una ulteriore Lo stesso si pu di
re dei bulloni operanti nelle sezioni B-B: anche in questo caso
na azione che vale la met viene applicata ad una sezione resi
stente met, perch qui i bulloni lavorano su una faccia sola.
Infine anche la verifica al rifollamento dell 'anima della tra
ve principale superflua, perch il numero dei bulloni che at
traversano la trave principale doppio di quelli relativi alla tra
ve secondaria; in pi frequente il caso in cui lo spessore della
anima della trave principale maggiore di quello della trave se-
condaria, a meno che la prima appartenga alla serie IPE e la se
-
conda alla serie HE.
.
4.6.3.1.2 Impiego della sa/datura
La tendenza a limitare la esecuzione delle saldature in of
ficina ha favorito la diffusione di unioni nlle quali la saldatura
utilizzata per collegare fra loro solo una parte elementi che
formano il nodo, lasciando sempre ai bulloni il coIripito di rea
lizzare il completamento del collegamento in opera. Questa tecni
ca non contraddice il punto 5. 1. 4 delle N. I. che vieta in uno ste,!
so giunto l'impiego di differenti metodi di collegamento, perch
nel caso in esame ciascuno di essi (bullonatura e saldatura) in
grado di sopportare l'intero sforzo.
La organizzazione del nodo descritta dalla fig. 257; alla
testata della trave secondaria saldato un ferro piatto (flangia)
mediante due cordoni d'angolo. A sua volta la flangia bullonata
all'anima della trave principale. Tra la flangia e l'anima in
terposta una lamiera di imbottitura.
'Il comportamento a cerniera essenzialmente garantito dal
la scarsa rigidezza torsionale della trave principale. La situaziQ
ne pi semplice di quella del nodo interamente bullonato, c i
che caratteristico delle giunzioni saldate. Per quanto riguarda
il calcolo dei bulloni e della flangia vale quanto si detto per le
sezioni B-B del caso precedente. Per quanto riguarda la salda
tura a cordoni d'angolo, la verifica consiste nel calcolare la ten
sione tangenziale media "parallela" al cordone sulla sezione di
gola larga a (altezza del triangolo isoscele, cfr. N. I. 3. 4. 2 ) ,
cio:
4i2
T
w =
2al
in cui l e la lunghezza dei cordoni; evidentemente si raddoppia la
sezione resistente al perch i cordoni sono due.
La verifica seconlo il punto 3.4.2 delle Norme consiste nel
lo accertare che:
W < O.850
am
-I"LANGIA .s4lD4TA ALLA T{lAVE APPOaGIATA
tECOAJDA1i!IA E. I3ULLOA.lATA A QUELLA P2INCIP.<JLE
........
- <",
m
'l
-'
."
IHSOTTITlIl2A
-_._---
"
a,,)
b)
= ~
=r=
-!
-::
Fig. 257
c)
4.6.3.2 Unione trave-eolonna
4.6.3.2.1 Unione bullonata
A seconda della posizione relativa della trave rispetto alla
413
colonna, la trave pu essere bullonata all'anima della colonna (fig.
258) oppure ad una ala della medesima (fig. 259).
COLONNA
5
:&,.
:
: r
t -r
T12AVE APPO<:N/ATA
',.
"...

Fig. 258
Nel caso in cui le squadrette sono bullonate alI 'anima della
colonna, si riproduce esattamente il caso della unione trave prin
cipale - trave secondaria, con la unica differenza che il ruolo del
la trave principale assunto dalla colonna; le modalit di calcolo
sono le stesse.
Nel caso in cui le squadrette sono bullonate ad una delle ali,
sembrerebbe che la situazione debba essere diversa, perch non
si pu supporre che la rigidezza flessionale della colonna sia nul
la, per ammettere che la sezione.della trave possa ruotare, come
richiesto per una cerniera. Tuttavia l'esperienza permette di ri
tenere che i bulloni resistano solo a taglio sia perch essi con
414
COLOI-JA./A
TIlAVE APPOliGtlJTA
(BULLON I
sentono la deformazione
indicata nella fig. 260, . sia
perch le squadrette pos
sono deformarsi variando
l'angolo inizia l ID e n t e di
90.
Pertanto il calcolo di
questo schema resta silI!!
le a quello precedente.
La fig. 261 mostra una
altra disposizione, nella
quale la trave poggia su
un tacco di lamiera sal
dato, mentre una sola
squadretta mantiene la
trave in posizione, evi
tando che possa u s c i re
dall'appoggio ovvero rove
sciarsi..
Fig. 259
NOQMALI)
r
J
a)
Fig.260
415
COLONNA
TACCO
1--j1f l
F i ~ . 2 6 1
Elu

~
= ~
~
4.6.3.2.2 Unione saldata
Il siGema della flan
gia' saldata alla trave e
bullonata all'anima della
colonna, indicato n e Il a
fig. 262, analogo a quel
lo trave-trave e si cal
cola nello stesso modo.
Invece il cso di bul
lonatura (normale) all'ala
non usato per realizza
re il nodo-cerniera a cau
sa della ince r t e z z a sul
comportamento effettivo,
tenuto conto che manca il
contributo, non trascura
bile ai fini d e Il a defor
mazione, delle squadret
te, mentre la deformabi-
A
(BULLON I NOQMALI)
Fig. 262
416
lit della flangia saldata alla trave molto modesta. Come si ve
dr, questo schema, con l'impiego dei bulloni pretesi ad aita re
s i s t e ~ z a e con un pi ampio dimensionamento della flangia, con
sente piuttosto di realizzare nodi-incastro.
4.6.4 Unioni che trasmettono anche il momento flettente (nodi rigidi, nodi
incastro)
Questa categoria di unioni ha un rilevante interesse n e Il a
composizione delle strutture intelaiate. Pertanto la esamineremo
con esplicito riferimento al telaio schematico della fig. 263.
4
Fig. 263
Nella fig.263 sono riassunti i seguenti casi:
1) nodo trave-colonna a due vie;
2) nodo trave-colonna a tre vie;
3) nodo trave-colonna a quattro vie;
4) nodo trave-trave;
417
5) nodo-colonDa;
6) nodo colonna-fondazione.
In questa sede fisseremo l'attenzione in particolare sui nodi
travi-colonna, iquali hanno un ruolo di primaria importanza nella a
nalisi limite dei telai perch in essi si formano, quasi sempre, le
cerniere plastiche. Per i nodi rimanenti verranno illustrate alcune
disposizioni costruttive tipiche, che saranno discusse nelle
zioni durante lo svolgimento del progetto di una struttura inacciaio.
I nodi trave-colonna devono ai seguenti requisiti:
1) devono resistere al carico limite;
2) devono essere sufficientemente rigidi, in modo da conser
vare le aste che concorrono in essi nella loro posizione relativa;
3) devono avere una duttilit sufficiente per deformarsi sotto il
momento plastico fino a che non si sia formata l'ultima cerniera
plastica, quella che trasforma il telaio in un meccanismo.
Nella fig.264 sono indicati due schemi costruttivi, con salda
tura a T a 'penetrazione completa o con bulloni ad alta resistenza.
(NODO 2)
COLONNA
COLONNA
"
,
T12AVE
/NCAST12LiTA
A
C
"".,
Il
8
D


.5ALDATUI2AA
.
Il
v
TI2AVE.
-
/NcA5TI2ATA,
A
"'&
-

C
.D



w
TA
(j"OMPl.ET4
v
(BULLONf AD ALTA I2kS/STfNZA)
fig. 264
27. E.F. Radogna: Appunti di tecnica delle costruzioni I
418
Z,-ry
..

..
I

/
I
:-v;
I

...
?
-
1\
I
I
y
~
u"
-
Fig. 265
stre poste nel pannello ABCD.
Nella figura si nota
la presenza di piastre
orizzontali di irrigidi
mento AB eCD, in linea
con le ali della trave.
Esse servono ad ev..!
tare il pericolo che si
abbiano deformaz i on i
eccessive delle ali (ve!.
ticali) dellacolonna per
effetto delle forze di
trazione e di compre..
sione indotte dal mo
mento flettente nelle a
li della trave (fig. 265).
Pu anche essere ne
cessario di rinforzare
l'anima della colonna,
aumentandone lo spes
sore mediante due pia- .
Con riferimento al nodo 3 si ha quanto mostrato nella fig. 266.
(NODO..3 )
. ~
Mi/lI:
M1(J
lA
...
&
! r ~
~
~ ~
1.0-
D
.....
--J..
la
~
M ~ ~
A
V
h.c i
I
Fig. 266
1
M
2
lA ..
. I!
~
,....- ....
't
,
'4
C
1).
"1
2
-
419
La ragione questa: l'elemento AB sollecitato da quattro
forze: MI/z, od M
2
/z, dovuto ai momenti M
l
ed M
2
, al taglio T
proveniente dalla colonna superiore e dalla risultante delle tensioni
tangenziali agenti sull'anima della colonna:
s h
c
Scrivendo l'equilibrio per queste quattro forze al collasso,
essendo = Osn/v'3 (criterio della ottaedrica), si ha:
MI M
2

u c z, z,
da cui si ricava lo spessore s necessario per resistere al taglio
ultimo:
,
Se lo spessore effettivo della colonna inferiore a queno co
s calcolato, occorre aumentarlo con l'aggiunta di piastre di rin
forzo ABcn saldate. _
Se il nodo a due vie (1), basta porre nella formula prece
dente:
e se a tre vie (2):
Invece di rinforzare l'anima nella zona ABCn con le piastre
pu risultare pi semplice far ricorso a diagonali irrigidenti come
in fig. 267, relativa al nodo a due vie.
Per l'equilibrio al collasso si ha:
Osn
M
Fd cosa. + -V3 sh
c
_ =
da cui si ricava:
La fig. 268 mostra una variante del nodo a due vie all'ango
420
(NODO 1)
A B
.,
Mht
-.
1--.. 43
.. 'tshc
t=d.. cosol
)
M

Fig. 267
lo di un portale nel caso di aste
.a sezione variabile. _
La fig.269 mostra la rea
lizzazione del nodo (4) della fig.
263 con impiego di coprigiunti e
di bulloni ~ d alta resistenza. Lo
interesse per questa disposizione .
costruttiva deriva dal fatto di con
sentire che la unione trave-eolon
na sul nodo (2) sia saldata fuori
opera.
La lunghezza della trave sal
Fig. 268
data limitata allo spessore (2)
(4); la bullonatura in opera, ca
pace di trasmettere taglio e momento, permette il completamento
della trave.
c
D
t
La fig.270 illustra una soluzione per il nodo (5), organiz
zato in modo analogo al nodo (4) con piastre di coprigiunto e bul
loni.
421
<ope/G/UNTO ALA
I I
-44
-$ -<ir ""
c:;.
-<}> ..
+-Etr
44
-'4
C:;::>
-t-+
I
C.OP12ICIUNTO AIJ/MA
...,
::-'-t ++
(Nooo4)
I
..:..
- - -L I:::=-_-=-=
r----r _ -1;:- - -::1--
.+4+ l!tt-tt
Fig. 269
La fig. 271 presenta invece
due soluzioni saldate, nel caso
della unione fra colonna di sezio
ne diversa.
La fig. 272 indica una rea
lizzazione del nodo (6) nella ipo
tesi di funzionamento a cerniera.
La fig.273 riassume, per
il collegamento fra trave e co
lonna, le tre possibilit dal pun
to di vista della deformabilit:
I
a) unione flessibile, che con
sente la rotazione relativa fra la
trave e la colonna e che corri
sponde alla ipotesi di vincolo di
VI
'-- i l
. -$-1

-$-4
. $ +
I
il.
L....-. { (f-.
1
-'1.....--- l.--..'1.L..
(NODO 5)
Fig. 270
422
FiJl;.271
(NODO 6)
r
....
.......
semplice appoggio;
b) unione semiri
gida, che consente
una certa rotazio
ne relativa rever
,
sibile tra le aste
suddette.
c) unione rigida,
Qhe n on consente
,
'l'' l'
rotazioni relat i v e
fra la trave e la
colonna. In alt r i
termini, dopo la
deformazione, l'a!!
A ft
V
golo fra le rispet
V
tive linee baricen
triche non va r i a,
senza che ci si
gnifichi esclusione di rotazione as
soluta e di spostamenti del nodo (i!!
tersezione delle l i n e e baricentri
che).
Nella Teoria delle Strutture l'a
nalisi delle sollecitazioni di telai
condotta, di regola nella iPotesi che
i nodi siano di tipo rigido (caso c)
oppure che siano cerniere (caso a).
In generale si esclude dal mo
dello di calcolo il caso b): peral
tro 'possibile estendere ai telai a
venti nodi deformabili in modo ela
stico il procedimento valido per i
nodi rigidi, perch si conosca la ri
gidezza del giunto elastico che si
mula la unione effettiva.
Per dettagli su tali estensioni si
pu consultare il volume se c o n d o
Fig. 272
423
del corso di Tecnica delle Costruzioni del Prof. L. Stabilini (pagg.
860 e seguenti).

1---1
!--l I
@''--------@
(b)

epA C =0
t-
L1
V
'--
1>
Fig. 273