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QUADERNI DI SYNAXIS 29

SYNAXIS XXX/3 2012

Immagine di copertina: particolare di Ta matete (il mercato) di Paul Gauguin.

COMUNICAZIONE E LINGUAGGI
Atti del Convegno di Studi organizzato dallo Studio Teologico S. Paolo e dalla Facolt di Lettere e Filosoa dellUniversit degli Studi di Catania

Catania 18-19 maggio 2011

a cura di Arianna Rotondo

STUDIO TEOLOGICO S. PAOLO CATANIA 2013

Comunicazione e linguaggi : atti del Convegno di studi organizzato dallo Studio teologico S. Paolo e dalla Facolt di lettere e filosofia dellUniversit degli studi di Catania : Catania 18-19 maggio 2011 / a cura di Arianna Rotondo. - Catania : Studio teologico S. Paolo, 2013. (Quaderni di Synaxis ; 29) ISBN 978-88-97920-05-2 1. Linguaggio Atti di congressi. I. Rotondo, Arianna. 401.4 CDD-22 SBN Pal0261571 CIP - Biblioteca centrale della Regione siciliana Alberto Bombace

SOMMARIO

PRESENTAZIONE (Arianna Rotondo) .

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INTRODUZIONE AL CONVEGNO (Francesco Conigliaro) . .

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ECUMENE DEI LINGUAGGI. DALLANALOGIA ALLA COSCIENZA SIMBOLICA (Virgilio Melchiorre) . . . . . . . . 21 Il saggio muove dalla considerazione che la coscienza del finito implica per se stessa il riferimento a un infinito quale condizione originaria del pensiero e dellessere. Lasserto dellincondizionato per tanto originariamente presupposto quanto in se stesso non definibile, non determinabile da una coscienza che viva nei soli modi della finitezza. Ci tuttavia non toglie che la dipendenza del finito dallinfinito, per il suo carattere partecipativo, implichi che i nomi finiti possano darsi come indicativi o come parzialmente validi per dire il Nome infinito. Questa relativa o indiretta dicibilit si traduce nei modi molteplici del linguaggio simbolico, diversamente declinabile nelle diverse tradizioni linguistiche. Il comune riferimento e la comune partecipazione dei linguaggi alla medesimezza dellunico, infinito fondamento rende inoltre possibile una comunicazione e una possibile integrazione dei linguaggi. Rende altres possibile un loro graduale raccoglimento verso sensi comuni, verso un simbolismo radicale e ricomprensivo: possibile ecumene dei linguaggi e delle tradizioni, riconosciute nelle proprie tradizioni storiche ma a un tempo analogicamente accomunate da una sottesa identit di senso. The essay starts from the consideration that the awareness of the finite implies in itself the reference to an infinite which is the original condition of thought and of being. The

statement of the unconditioned is, however, much originally assumed that in itself cannot be defined, cannot be determined from an awareness that lives only in the ways of the finiteness. However, this does not mean that the dependence of the finite from the infinite, for its participatory nature, implies that the finite names can present itself as an indicative or as a partially valid to say the Name infinity. This relative or indirect speakability is reflected in many ways on the symbolic language, declinable differently in different linguistic traditions. The common reference and the common participation of languages to the sameness of the one, infinite foundation also makes possible a communication and a possible integration of languages. It also makes possible a gradual recollection to their common senses, towards a radical symbolism and understandable: possible ecumene of languages and traditions, recognized in its own historical traditions but at the same time analogically united by underlying the sense of identity. ETICA E DEONTOLOGIE DELLA COMUNICAZIONE TRA VECCHI E NUOVI MEDIA (Antonio Caramagno) . . . . . . . 37 Il recente fiorire di numerose pubblicazioni dedicate alletica della comunicazione, sebbene segnali lurgenza di una riflessione che sappia interpretare correttamente la trasformazione antropologica in atto a partire dallinfluenza esercitata da vecchi e nuovi media, caratterizzato da una grande eterogeneit di questioni e prospettive. Questo contributo vuole offrire uno sguardo sintetico dinsieme individuando gli argini di una riflessione etica del fiume concettuale che definiamo comunicazione. The recent rising of numerous publications about the ethics of communication, although indicates the urgent need for a reflection that knows how to interpret correctly the anthropological transformation within the influence exercised by old and new media, is characterized by a wide variety of issues and perspectives. This paper aims to present a concise overview of this topic, identifying the barriers of an ethical reflection of the "conceptual river" that we call "communication". SENSO COMUNE E DISCORSO SCIENTIFICO:LINGUAGGIO E SOCIET IN JOHN DEWEY (Massimo Vittorio) . . . . . . . . 57 Il problema del linguaggio in John Dewey diventa argomento centrale nelle opere pi mature. Lanalisi si sofferma, in particolar modo, su Experience and Nature e Knowing and The Known, senza disdegnare alcuni riferimenti ad altre opere. Nello specifico, ci si interroga sul ruolo che il linguaggio svolge al livello scientifico e sociale. Pertanto, da un canto, vengono analizzati i riferimenti deweyani al metodo scientifico, allevoluzionismo; daltro canto, il linguaggio richiede di tener conto del senso comune, della tradizione, dello sfondo culturale in cui emerge. Una delle conseguenze dirette di questa indagine il riconoscimento del fatto che anche per il linguaggio valgono i meccanismi della transazione. In unottica naturalista, il linguaggio diviene emblema

del rapporto osmotico tra ambiente e uomo, tra natura e cultura, in risposte che vengono ratificate dalle convenzioni sociali. Distinguendo le funzioni del linguaggio, i segni e i simboli, si perviene, in tal modo, alla possibilit di una oggettivit linguistica, senza la quale la stessa socialit verrebbe meno. The problem of language in John Dewey becomes a central topic in more mature works. The analysis focuses, in particular, on Experience and Nature and Knowing and The Known, without ignoring some references to other works. Specifically, there are questions about the role that language plays in the social and scientific level. Therefore, on the one side, deweyani references to the scientific method, to evolution are analyzed, on the other hand, the language requires consideration of common sense, of tradition, of cultural background in which it emerges. One of the direct consequence of this investigation is the recognition of the fact that also for the language mechanisms of the transaction are considered. From a naturalist point of view, the language becomes a symbol of the osmotic relationship between the environment and man, between nature and culture, in answers that are ratified by social conventions. Distinguishing between the functions of language, signs and symbols, is reached, in such a way that, the possibility of a linguistic objectivity, without which the same sociability would be absent. GES DI NAZARET COME COMUNICAZIONE DI DIO (Giuseppe Ruggieri) . . . . . . . . 81 Ci sono tratti della predicazione di Ges che non sono stati assorbiti dalla fede delle prime comunit cristiane e da quelle successive, oppure sono stati assorbiti in maniera non esaustiva e permettono quindi sempre nuove interpretazioni, non in opposizione alla fede in lui, ma proprio grazie a questa fede. Per chi crede infatti che in Ges di Nazareth si avuta la pienezza della manifestazione di Dio nella storia, egli resta nella sua nuda storicit trascendente rispetto a tutte le interpretazioni successive, resta cio una mediazione inesausta che sempre interroga la fede dei suoi discepoli. There are stretches of the preaching of Jesus that have not been absorbed by the faith of the early Christian communities and the subsequent ones, or have been absorbed into a non-exhaustive way always permitting new interpretations, not in opposition to faith in him, but just thanks to this faith. For those who believe in the fact that in Jesus of Nazareth there was the fullness of God's manifestation in the history, he remains in his bare historicity transcendent with respect to all subsequent interpretations, that is, it remains a tireless mediation that always question the faith of his disciples. IL DIA-LOGOS NELLA CHIESA (Nunzio Capizzi) . . . . . . . . 95 Un discernimento spirituale del contesto multiculturale contemporaneo, se prende atto di una propensione di questo nei confronti di un atteggiamento dialogico, non pu non riflettere sulla figura di un cristianesimo e di una Chiesa in continua ricomposizione (C. Theobald). In particolare, in una riflessione cristologica ed ecclesiolo-

gica, condotta nella prospettiva della prassi dialogica del Regno di Dio, risalta limportanza decisiva delle relazioni interpersonali e della ministerialit della coppia. A spiritual discernment of contemporary multicultural context, if it takes note of a propensity of this, towards a dialogical attitude, it cannot be reflected on the "figure of Christianity and of a Church in continuous reassembling" (C. Theobald). In particular, in a Christological and ecclesiological reflection, conducted in the perspective of the dialogical practice of the Kingdom of God, stands out the crucial importance of interpersonal relationships and the ministry of the couple. UNIVERSA RATIO RELIGIOSE SENTIENDI ET AGENDI (SC 43). LA COMUNICAZIONE LITURGICA DAL SEGNO, AL LINGUAGGIO SIMBOLICO, ALLAZIONE RITUALE (Andrea Grillo) . . . . . . . . 107 Una ricostruzione del contributo del Movimento Liturgico al mutamento di paradigma comunicativo nella Chiesa con il passaggio dalla centralit del concetto di segno a quello di linguaggio simbolico e di azione rituale offre diversi spunti per una rilettura della teologia post-conciliare, impegnata in un profondo rinnovamento delle proprie categorie, per favorire quella svolta pastorale voluta dal Concilio Vaticano II. Tale svolta potr ancora meglio relativizzare la pretesa di logiche dottrinali e disciplinari, che risultano da almeno un secolo troppo anguste e troppo poco rilevanti per lidentit del cristiano contemporaneo. A reconstruction of the contribution given by the Liturgical Movement to the communicative paradigm shift in the Church - with the transition from the centrality of the concept of "sign" to that of "symbolic language" and "ritual action" - offers several suggestions for a re-reading of the theology of post-council, engaged in a profound renewal of their class, for promoting that the "turning pastoral" desired by the Second Vatican Council. This change will yet better qualify the claim of doctrinal and disciplinary logics, which results by at least a century too narrow and too little relevant to the identity of the contemporary Christian. COMUNICARE IL SACRO: IL CASO DELLA PROCESSIONE AGATINA (Arianna Rotondo) . . . . . . . . 129 Nellimmaginario del fedele meridionale la sfera del sacro non pu prescindere dal rapporto col santo: tale relazione rappresenta la vera esperienza del sacro. La festa di S. Agata a Catania rappresenta un esempio particolare di comunicazione del sacro attraverso il linguaggio, verbale e non verbale, del corpo allinterno di un rituale che realizza un protagonismo possibile allinterno di gerarchie esistenti solo fuori dellordinario. Inquadrata entro una griglia di analisi antropologica alla luce di una prospettiva sociologica, la processione agatina offre un saggio delle dinamiche che intercorrono fra i protagonisti del rito e lo spazio/luogo in cui essi agiscono: da questa ritualit legata alloccasione religiosa di una festa patronale emergono le dinamiche

sociali che determinano levoluzione di una comunit, i rapporti di potere che se ne contendono il controllo, i tentativi di appropriazione e di gestione dello spazio urbano. In the imagination of the southern faithful, the sphere of the sacred cannot be separated from the relationship with the saint: such relation depicts the true experience of the sacred. The feast of St. Agatha in Catania is a particular example of communication of the sacred through verbal and non-verbal language, of the body in a ritual that realizes a possible desire of being centered of attention within the existing hierarchies only out of the ordinary. Framed within a grid of anthropological analysis in the light of a sociological perspective, the procession for St Agatha offers a proof of some dynamics between the protagonists of the ritual and the space / place in which they act: from this rituality tied to the religious occasion of a patronal day, emerge the social dynamics that determine the evolution of a community, relations of power those which are contesting the control, the attempts of appropriation and management of urban space. COMUNICAZIONE E LINGUAGGI (Francesco Conigliaro) . . . . . . . 139 Lintervento conclusivo del convegno si ferma sullatteggiamento positivo maturato gradualmente nella filosofia analitica nei confronti dei linguaggi non empirici. Tra le conseguenze di ci meritano di essere recati allevidenza sia il fatto che, in campo filosofico, la filosofia analitica diventata uno degli ambiti nei quali si parla molto di Dio e dei suoi attributi, sia il fatto che i temi religioso-teologici vengono valutati allinterno di un tipo di linguaggio, a cui sono riconosciute intelligibilit, coerenza e dignit epistemologica. Nella Chiesa la questione della comunicazione e dei linguaggi attraversata dalla tensione tra essere vero e non potere mai essere esaustivo, che postula uno statuto della verit implicante la carit, il riconoscimento delle alterit e lattesa del compimento escatologico, ed una concezione celebrativa conciliare della actuosa partecipatio e, quindi, secondo una interpretazione della Chiesa tutta ministeriale e secondo una visione del ministero costitutivamente plurale. The closing speech of the meeting dwells on the positive attitude gradually matured in analytic philosophy towards unscientific languages. Among its consequences deserve to be visited in evidence, first the fact that, in the philosophical field, the analytic philosophy has become one of the areas in which there is much talk of God and His attributes, and second the fact that the religious and theological themes are evaluated within a type of language, which are recognized by its intelligibility, consistency and epistemological dignity. In the Church, the issue of communication and languages is crossed by the tension between "being true" and "it can never be exhaustive," which postulates a statute of the truth that implies the love, the recognition of otherness and the expectation of eschatological fulfillment, and a celebratory reconciling concept of the actuosa partecipatio and, therefore, according to an interpretation of the whole ministerial Church and to a vision of the constitutively plural ministry. INDICE . . . . . . . . . 167

COMUNICARE IL SACRO: IL CASO DELLA PROCESSIONE AGATINA

ARIANNA ROTONDO*

il corpo stesso di Agata Agata la buona,leccellente , il suo bene inalienabile, insacrificabile, la sua santit, il suo segreto, e la parte alta del petto e la spalla denudata non annunciano nientemeno che laltra nudit, quella del seno. (J.L. NANCY, La nascita dei seni)1

V. Orlando e M. Pacucci in unindagine sulla funzione sociale del sacro nella religiosit meridionale2 hanno isolato tre dati importanti: la persistenza di unadesione al sacro tipicamente sociologica, la gerarchizzazione delle credenze e dei livelli di tematizzazione culturale del religioso, la soggettivizzazione della prassi rituale. La popolazione meridionale continua a riconoscersi nellorizzonte della trascendenza, ed in particolar modo in quello segnato dalla tradizione cristiana. Tale continuit appare legata ad alcuni fenomeni: il carattere popolare dellappartenenza religiosa, inteso come fondamento ed
* Ricercatore in Storia del Cristianesimo e delle Chiese presso la Facolt di Lettere e Filosofia dellUniversit degli Studi di Catania. 1 J.L. NANCY, La nascita dei seni, Milano 2006, 41. 2 V. ORLANDO M. PACUCCI, Situazioni e dinamiche religiose nel Sud in Immagini della religiosit in Italia, a cura di S. Burgalassi C. Prandi S. Martelli, Milano 1993, 255-271.

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espressione dellidentit culturale comunitaria, nonch della prassi sociale; e la capacit collettiva di esprimere, attraverso il sacro, il complesso dinamismo culturale che presiede allarticolazione dei ruoli sociali ed alla sua straticazione evolutiva3. Un ruolo importante svolto dalle istituzioni religiose, nellinterazione coi fedeli e attraverso la qualit della offerta rivolta al popolo. La loro prassi comportamentale mossa sovente sostengono i sociologi in questione dalla preoccupazione di non perdere il consenso [], anche se questo comporta uno scadimento qualitativo dellidentit cristiana. In altri casi le offerte ecclesiali peccano invece di genericit e di supercialit; [] si nisce col proporre dei tracciati stereotipati, che inevitabilmente vengono elusi o recuperati solo quando le esigenze personali collimano con essi. Da un lato e dallaltro si preferisce dunque mantenere in piedi una interazione parziale, pur sapendo bene che essa non basta a qualicare la testimonianza religiosa, ma spesso solo a consumare il rapporto con il sacro4. Quando questo rapporto non viene consumato ma si trasforma in tensione dialettica e dinamica allora esso diventa esperienza, codicata, ripetuta e attesa nel compiersi di rituali come la processione. La festa di S. Agata a Catania rappresenta un esempio particolare di comunicazione del sacro attraverso il linguaggio, verbale e non verbale, del corpo. Prover ad illustrarne alcune caratteristiche, con lausilio di analisi antropologiche e in una prospettiva sociologica, applicandole poi al caso specico della processione agatina. Una prima riessione riguarda il concetto stesso di sacro. Per il meridione come per il Mezzogiorno ricorrendo ad unintuizione di Giuseppe Galasso5 si pu parlare di una identicazione senza residuo di sacro e santo. [] La religione e la Chiesa fanno comunicare col sacro proprio e solo in quanto fanno comunicare col santo. La sacralit assume perci una sionomia totalmente personalizzata. Il culto del sacro culto della personalit di un santo6. Nellimmaginario
Ibid., 258. Ibid., 263. 5 G. GALASSO, Laltra Europa. Per unantropologia storica del Mezzogiorno dItalia, Napoli 2009. 6 Ibid., 75.
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del fedele meridionale la sfera del sacro non pu prescindere dal rapporto col santo: tale relazione rappresenta la vera esperienza del sacro. Ci apre la via a due corollari importanti. Il primo che il sacro (divino, santo) signica, innanzitutto e soprattutto, rispetto allumano, potenza, la possibilit cio di operare al di sopra e al di fuori dellordine naturale delle cose. In secondo luogo, signica disporre di questa possibilit senza sostanziali limitazioni, in forma di completa libert, se non proprio arbitrio. Il santo pu sempre; basta che voglia []7. Lidea del santo coincide perci naturalmente con limmagine di esso. La materializzazione del santo nellimmagine un potente rafforzamento del carattere personale attribuito alla sfera riconosciuta come propria di esso, ed un incentivo non meno efcace al realismo antropomorco dei rapporti che con esso si intrattengono. Beninteso, questo antropomorsmo non va concepito in senso soltanto individuale, bens, altrettanto, nel senso della collettivit; esso insomma tanto individuale quanto sociale. []8. Il culto di Agata a Catania offre un saggio di questa suggestiva interpretazione del binomio sacro/santo; in un contesto allinterno del quale la componente sociologica e quella istituzionale sono strettamente congiunte. Nel tempo straordinario della festa gli elementi dordine mitico e rituale da una parte e dordine sociale e civile dallaltra convivono su un terreno comune. Se, secondo la sintesi di Vittorio Lanternari le feste devozionali del cattolicesimo popolare nel Mezzogiorno dItalia sono solitamente manifestazioni con esiti di tipo evasionista implicitamente conservatore9; secondo queste categorie la festa agatina rappresenterebbe invece un caso di iniziativismo collettivo a carattere emancipazionista. Bachtin distingueva le feste carnevalesche, in cui lo spirito popolare si manifesta contro tutto ci che superiore, dalle feste ufciali, gestite dalla Chiesa, che convalidano la stabilit, limmutabilit e leternit dellordine esistente10. La festa agatina come festa di massa, popolare, contempla
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Ibid., 76. Ibid., 77. 9 V. LANTERNARI, Festa, carisma, apocalisse, Palermo 1983, 31. 10 G. BACHTIN, Lopera di Rabelais e la cultura popolare, Torino 1979, 13.

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entrambe le tipologie, rappresenta un mondo alla rovescia, una uguaglianza temporanea contrapposta allinuguaglianza ufciale. Nel caso specico la processione che costituisce lessenza della festa in onore di Agata, appare come un atto di comunicazione del sacro allinterno dello spazio urbano, attraverso quello specico linguaggio rituale, che nel coinvolgimento del corpo realizza un protagonismo possibile allinterno di gerarchie che esistono solo fuori dellordinario, una volta lanno. Appare possibile, anzi auspicabile, luso storico dei dati desumibili dallo studio di simili processioni, che rappresentano un momento dialettico fra il rituale e la citt, fra rituale e luogo, fra comunit partecipante e autorit11. La processione agatina si pu collocare appieno allinterno di questa griglia dindagine, offrendo un saggio delle dinamiche che intercorrono fra i protagonisti del rito e lo spazio/luogo (intesi in questo caso come sinonimi) in cui essi agiscono. Dai dati del passato si possono comprendere gli esiti del presente, dal momento che analizzare la ritualit legata alloccasione religiosa di una festa patronale consente di far luce da un punto di vista altro sulle dinamiche sociali che determinano levoluzione di una comunit, sui rapporti di potere che se ne contendono il controllo, sui tentativi di appropriazione e di gestione dello spazio urbano. Nel giorno del suo dies natalis Agata condotta lungo un percorso della memoria, con una liturgia devota dal forte accento spirituale, almeno negli intenti: il fercolo, centro ideologico e condensato simbolico del rito, insieme ai devoti che sembrano sicamente implementarlo, compie unallegorica via crucis allinterno della citt sostando presso i luoghi del martirio. In questa tranche della processione la componente laica /devozionale e quella religiosa/cristiana paiono perfettamente dialogare, nella condivisione del medesimo cammino. I luoghi di Agata, della sua vicenda di donna e di cristiana, tentano di riportare in una sorta di presente storico il racconto martiriale. Questiter processionale, antirituale12 nei contenuti, rappresenta un
E. GUIDONI, Introduzione a R. Di Stefano, Processioni e citt. Le case di una strada. Salemi, in ID. (cur.) Atlante di Storia Urbanistica siciliana, 2, Palermo 1980, 9. 12 M. DOUGLAS, (I simboli naturali, Torino 1979, 21) nella sua strenua difesa del ritualismo, individua nellantiritualismo una tendenza ciclica nella storia umana, ricon11

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ritorno ad un ritualismo puro, popolare, le cui forme della religiosit passano attraverso le esigenze, talvolta divenute urgenze, della devozione13. La Santuzza trasportata con una lentezza estenuante lungo le principali arterie della citt14, come la storica via Etnea, e a conclusione del suo giro interno lungo la via A. di San Giuliano. Sulla ripida salita di questo suggestivo asse viario si compie un rituale del corpo, quello dei devoti, che ai resti del corpo sacro della martire offre la sua forza, il suo coraggio, in una prova che ha un valore quasi contrattuale15. Lattorialit dei devoti, che sincronicamente corrono lungo la ripida salita, interpreta un duello tra la fragilit del corpo umano e la forza della fede, sorretta dalle intime e personali motivazioni del voto. La prova richiesta da un vero e proprio protocollo devozionale deve essere scrupolosamente rispettata16. La forza maschia di Agata, evocata dai luoghi del suo supplizio, diventa per contagio la spinta che conduce i devoti maschi col sacco ad una sorta dimitatio della loro Santa bambina: di fronte alla vergine inviolata, emblema del sacro, essi sdano se stessi, esibiscono la loro virile forza, quasi attori di un corteggiamento che mira alla conquista di una benevolenza femminile, garante di protezione e salvaguardia, o pi semplicemente al ringraziamento per un benecio gi ricevuto. Quanto si desume dalla congurazione della festa agatina riporta alle riessioni di Mary Douglas a proposito del vero ritualismo, inteso in unaccezione antropologica positiva, come valutazione esaltata dellazione simbolica; esso si
ducibile a ragioni di natura sociale. Il processo di allontanamento dal ritualismo, problema cruciale nella storia religiosa, si articola in tre fasi: la prima il disprezzo delle forme rituali esteriori; la seconda linteriorizzazione individuale dellesperienza religiosa; la terza lo spostamento verso la filantropia umanitaria. 13 A. CIRESE, Dislivelli di cultura e altri discorsi inattuali, Roma 2006, 12. 14 E. GUIDONI, Introduzione, cit., 24. 15 P. TOUSSAERT, Le sentiment religieux en Fiandre la fin du Moyen ge, Paris 1996, 244-266, secondo cui nelle processioni lo sforzo fisico e concreto sostituisce, con una forma di piet esteriorizzata [], il difficile sforzo di elevare lo spirito a Dio; questa gente prega a suo modo con il coraggio fisico, con il corpo, con le forze. 16 Cfr. E. RENZETTI, Territorio, segni di sacralit e comportamenti rituali, in A. CARLINI (cur.), Il sacro in strada, Trento 2004, 24 ss.: [] la fatica e gli sforzi richiesti sembrano fungere da forma di coinvolgimento, il sacrificio costituisce la misura della devozione profonda e intima dei credenti.

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manifesta in due modi: ducia nellefcacia dei segni convenuti e sensibilit ai simboli condensati17. E se linterpretazione e luso dei simboli sono determinati da dinamiche sociali, come ha tentato di dimostrare lillustre antropologa18, allora si pu parlare, per il particolare milieu cultuale agatino, di una societas dei devoti, di un gruppo coeso che condivide scrupolosamente comportamenti rituali, esteriori, per cui ogni evento individuale si ripercuote su scala collettiva e reciprocamente ciascun evento collettivo coinvolge il singolo individuo19. La processione, letta con queste categorie, diventa un atto sociale, fondato su una condivisione solidale, sul sostegno reciproco, su un accompagnarsi che rende possibile il processionare stesso: la forza di tutti che conduce Agata per le vie della sua citt; la devozione collettiva, sono le preghiere e le invocazioni di tutti a dare maggiore speranza alla supplica del singolo. Solo la sincronia, solo il corale movente del procedere garantisce la riuscita del rituale, il collante che legittima una comunit unita nel celebrare il suo sodalizio annuale, in una sorta di distribuzione del carisma20, del proprio carisma attraverso unapparizione pubblica volta a disseminare il sacro per via. Si pu distinguere la comunit dei devoti, dei cittadini col sacco, con una sionomia corporativa a scopo cultuale. Essa vive la processione come unesperienza liberatoria e pacicante, in una lettura naturale del sacro, interpretato e comunicato attraverso una simbolica animata dalla teatralit dei corpi e dalla rappresentazione di eidola mirabolanti, apparati coreograci che tendono ad adombrare di questo rituale il valore simbolico, tutto cristiano, della comunit dei credenti in cammino. V poi la comunit dei fedeli, cristiani, mossa da esigenze penitenziali o pi spesso legata anche alla ducia nel voto da stringere o da sciogliere, in un rapporto individuale con la Santuzza palesato dal pregare camminando e dal desiderio di toccare il sacro in cammino. Per il cristiano che partecipa al culto martiriale di Agata, il gesto
M. DOUGLAS, I simboli naturali, cit., 22. Ibid., 23: la percezione dei simboli in generale, e cos pure la loro interpretazione, sono socialmente determinate. 19 E. RENZETTI, Territorio, segni di sacralit e comportamenti rituali, cit., 12. 20 M. NERBANO, Il teatro della devozione: confraternite e spettacolo, Perugia 2006, 105.
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rituale ancora una volta un gesto della memoria. Si pu altres individuare la comunit delle autorit politiche ed ecclesiastiche, atta a rappresentare se stessa, le proprie gerarchie, il proprio ruolo, che nel tempo e nel teatro della festa trova una delle occasioni per essere ribadito. La processione Agatina pu essere pertanto inserita entro il quadro di una religione civica, intesa come orizzonte rappresentativo, rassegna di ruoli celebrativi cui devono uniformarsi e in cui devono riconoscersi, per analogia, partecipazione o subordinazione, le presenze nei riti esterni e comuni delle diverse comunit cultuali e corporative e dei diversi ufci21. Proprio le sue pi evidenti caratteristiche, rispondenti ad esigenze di consenso e affermazione di appartenenza, hanno fatto della processione nel corso dei secoli un rituale sfruttato opportunisticamente come spazio di esibizione o di contrattazione di poteri. Nella sua organizzazione tradizionalmente gerarchica, posizionale, di esibizione di ruoli, desunta dai cerimoniali imperiali, la processione si congurata nel corso dei secoli come un caso emblematico di perfetta sinergia fra le esigenze della devozione popolare, interessi politici coincidenti inizialmente col favore imperiale, e la legittimazione anchessa interessata e spesso ambigua delle gerarchie ecclesiastiche. Di fronte al netto riuto e al disprezzo protestante verso tali manifestazioni esteriori del culto, motivato da una concezione disincarnata della vita spirituale e dei suoi comportamenti22, la Chiesa cattolica ha giusticato le processioni regolamentandole con un intervento moralizzatore, e in molti casi usandole. Nello spazio sacro disegnato dal rito processionale si congura uno scenario di giochi di potere, che diventa terreno dellagone. Il popolo, coeso nellesercizio della sua devozione, diventa lago della bilancia di scelte politiche e religiose. Le prime sono volte al mantenimento di una consuetudine secolare, garante di consenso, reticenti solo in caso di pericolo per lordine pubblico e la sicurezza. Le seconde ribadiscono un primato ridimensionando la devozione
R. GUARINO, Introduzione a Teatro e culture della rappresentazione in Italia nel Quattrocento, Bologna 1988, 15. 22 J. CHLINI H. BRANTHOMME (cur.), Le vie di Dio. I pellegrinaggi nel mondo moderno. Dalla fine del Medioevo al XX secolo, vol. 3, Milano 2006, 26.
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popolare, per scongiurarne ogni sconnamento nel profano o nella superstizione. La Chiesa chiamata a confrontarsi con i miti della devozione popolare, irriverenti verso la propria concezione del sacro. Un esempio offerto proprio dal mito del corpo di Agata, oggetto esibito di un possesso, oggetto sacro condiviso che tutela e protegge, emblema di un potere magico e soprannaturale che al popolo appartiene e che al popolo deve annualmente tornare, senza troppe mediazioni. In questo sforzo dialettico la Chiesa ha ceduto ad unaperta legittimazione delle ragioni devozionali solo in casi di estrema necessit: si veda fra tutti lesposizione del velo di Agata voluta dallarcivescovo Dusmet, che arrest miracolosamente il uire della lava in occasione delleruzione dellEtna nel 1886. Daltra parte nel suo secentesco trattato il Carrera aveva giusticato la magnicenza dei festeggiamenti agatini voluta dai catanesi come imputabile alla loro istessa natura e alla divotion, che hanno alla Santa come a benefattrice, perch la conoscono pronta, e propitia alla lor necessit o di malattie o daltro23. Lautorit religiosa deve confrontarsi anche con la visione di Agata come martire sociale, ingiustamente piegata da un potere maschile, morticata nella sua sessualit per la follia di un desiderio frustrato e per labuso di un potere che vede nella debolezza sica uno spazio per il controllo della volont. La testimonianza storica del suo martirio riporta la volont cittadina che si riconosce nel suo virile coraggio e nella sua femminile fedelt, tributandole una venerazione volta ad esaltare proprio la forza della sua debolezza: i seni pertanto diventano un simbolo di riscatto, un auspicio di fecondit, un segno apotropaico che afferma quella forza primigenia che riporta allimmediatezza cultuale di una religione naturale. Agata e il suo corpo sono un condensato simbolico, lemblema della sacralit della vita, dellinviolabilit, di un femminino dinesauribile fecondit, dellinnocenza che vince il disincanto, della bellezza come valore assoluto. In questa declinazione simbolica il devoto riconosce il suo sacro proteggendolo, proprio lui che con il corpo e lo spirito esprime il bisogno di essere protetto.
23 P. CARRERA, Memorie Historiche della citt di Catania, II, Bologna 1987 [stampa anastatica delloriginale del 1641], 505.

Comunicare il sacro: il caso della processione agatina

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Tuttavia proprio lincorruttibilit sica, prova della sacralit, e il potere attrattivo delle reliquie hanno fatto del corpo santo un prezioso strumento di potere, un elemento di capitalizzazione di interessi e protti di vario genere. Nella storia del processionare cittadino di questo eidolon della Catania devota ed eikon della Catania cristiana, mito popolare e oggetto del culto cristiano, si possono cogliere quelle dinamiche conittuali o di compromesso fra i protagonisti del potere, i cui interessi spesso hanno inuito su liturgie e comportamenti. Sostenere il culto agatino, stimolarne il rito processionale, teorizzare un rapporto utilitaristico col sacro una tradizionale strategia di consolidamento del potere politico, attuata a Catania n dallepoca normanna. La carta vincente contro problematiche sociali disgreganti e foriere dinstabilit si rivelata da sempre quella di trasformare i miti spontanei e la cultura popolare in rituale ecclesiastico24, unefcace strategia comunicativa per intercettare consenso. La Chiesa riceve dunque una legittimazione della sua identit e del suo potere, che trova la sua epifania nella gestione del sacro, daccordo con lautorit civile, nel mutuo riconoscimento dei propri campi dazione e dintervento, ora in aperto contrasto ora in totale sinergia. La festa di S. Agata si presenta ancora oggi come un terreno di frizione fra direttive ecclesiastiche e ragioni devozionali. In un ritualismo che tende a mantenersi rigido e codicato appare spesso una fastidiosa invasione la mediazione delle gerarchie religiose, tesa ad affermarsi quale severa garante di una spiritualit scevra da contaminazioni magiche o esoteriche. Paradossalmente si vuole imporre nei contenuti unetica al rito, sebbene nella forma si tollerino quegli eccessi comportamentali biasimati come devianti. Ancora oggi il devoto percepisce con fastidio questa contraddizione ammessa nel culto agatino, fra disciplina della forma e salvaguardia morale del contenuto, intendendo inutile e politica ogni codicazione in senso negativo di una liturgia del sacro che ha di per s il solo obiettivo di custodire, denire e benedire la comunit catanese, tutta. Esplicative in tal senso sono state le rivolte dei devoti di fronte a sensibili variazioni imposte al protocollo tradizionale della festa agatina
24 S. TRAMONTANA, SantAgata e la religiosit della Catania normanna, in G. ZITO (cur.), Chiese e societ in Sicilia, Torino 1995, 193.

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Arianna Rotondo

da parte delle autorit politiche e religiose, in seguito ad eventi gravi ed eccezionali: ad esempio lo scoppio della guerra in Iraq oppure la morte allo stadio dellispettore di polizia Raciti. La tutela dellortodossia del rito pare diventare loccasione per manifestare un dissenso sociale, un astio verso le istituzioni. Ritornando alle considerazioni antropologiche della Douglas pare di leggere in questi segni una contestazione alla tendenza antiritualista di cui le autorit politiche e religiose tendono a rendersi protagoniste, affermando una religione etica, che nel caso specico si unisce allurgenza della ragione civile. Lefcacia dellazione simbolica viene messa in discussione e il dissenso esplode. Se vero che la percezione dei simboli, in generale, e cos pure la loro interpretazione, sono socialmente determinate25, le restrizioni imposte ai rituali minacciano di chiudere il sipario su quel palcoscenico della societ che la processione rappresenta. Il dissenso, che pretende in restituzione loggetto di culto, identica e connota socialmente il gruppo che se ne fa portavoce. Dunque i santi, come Agata, si affermano alla stregua di leaders super partes, incarnando lidentit profonda di intere comunit, [] perch i santi, da sempre, fanno politica, sono la politica: in parecchie zone dItalia, la sola cosa pubblica riconosciuta e rispettata sono proprio loro26.

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M. DOUGLAS, I simboli rituali, cit., 23. M. SERRA, Un popolo di santi patroni in La Repubblica, 15 aprile 2007, 33.