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Scheda di sintesi, e Ringraziamenti e Saluti

Questo grave documento è quindi, in stesura completa ed analisi di teoria, per la


prima volta presentato qui all’attenzione mondiale; l’indubbia, ed anche estrema,
impegnatività delle sue proposizioni generali e particolari, induce quindi l’Autore ad
una necessaria prudenza, prima di procedere ai generali passi di chiarimento – primo
tra tutti, la Conferenza Stampa – necessari all’opinione pubblica, anche di caratura
scientifica.
Nel presentarlo quindi alla valutazione, si ricorda brevemente che le sue anticipazioni
solamente minimali – relative in realtà alla sola identificazione del Calice mosaicale
pavimentale di San Lorenzo, prima tappa del nostro studio – sono state in questi due
anni compattamente riportate dalla Stampa di tutti e cinque i Continenti, facendo di
tale prima nota con ogni probabilità una delle notizie di genere più divulgate del
secondo dopoguerra.
E’ un onore che non merito; e che mi induce, prima di questa divulgazione, al
ringraziamento dell’operato – ed ancora di più, di opinioni e consigli – di mondo
scientifico e giornalistico. E’ qui in coda una lista di interventi, nella sua necessaria
incompletezza, e per quanto ne ho potuto sapere, di cui intendo ringraziare
direttamente per serietà ed impegno.
Ci si scusa ancora per l’incompletezza delle Note di citazione al documento centrale,
determinata dai miei problemi del momento, e dall’avvicinarsi della scadenza
Natalizia che induce a prudenza e rispetto; in pochi giorni ritengo di avere completato
la lacuna, determinata dallo sviluppo in solitudine della notevole massa dati di
ricerca, necessaria alla configurazione finale in esame, che – constando di oltre 500
cartelle – richiederà senz’altro tempi ragionevoli di analisi. Grazie

A. M. B. Roma, 1 Dicembre 2008

Punti di - estrema - sintesi in Scheda

1) Il rapporto diretto tra cultura poetico - letteraria del Santo


Graal ed attribuzione storico – mistica di componenti
materiali in identificazione, è determinata dall’attribuzione
alla figura romana del Martire Lorenzo, sia nella
leggendarietà di origine aragonese del Santo Caliz che nella
determinazione genovese da Iacopo da Varagine;
2) Ciò nella più generale identificazione di grande ciclo
relativo, dai Padri della Chiesa, dei celebri Tesori – si
ritiene, reliquiari – in affidamento al Diacono Lorenzo dal
suo Pontefice, in atto di persecuzione martiriale ( agosto
258 );
3) Nell’ambito di tale ipotesi di teoria ricostruttiva, si segnala
quindi il singolare reperimento, da parte di Giovanni
Battista De Rossi, con citazione dal 1863, di un calice
vitreo di apposizione sacralizzante murato al fondamento
della Basilica del VI secolo; componente correttamente
trasmessa dal grande archeologo alla Biblioteca Apostolica
Vaticana, e, con ogni probabilità, ancora ivi giacente;
4) L’apposizione di tale componente è da noi in ricerca fatta
risalire alla fase diretta di costituzione basilicale, durante la
disastrosa epidemia del 589 – 90 che vide la stessa
scomparsa dell’edificatore basilicale, Pelagio II, e l’ascesa
al Pontificato da parte di Gregorio degli Anicii, poi Magno;
5) Alla successiva fase gregoriana è quindi per noi connessa la
elargizione sacrale, in funzione evangelizzante, di una serie
di generiche Reliquie oggettuali, ai popoli e regnanti
europei d’epoca; che riteniamo essere indirettamente
citabili dal racconto gregoriano, ed astrattamente
riconducibili ad un giacimento reliquiario laurenziano,
identificato da Pelagio II stesso;
6) Agli eventi stessi di relazione all’immensa epidemia del
590, quindi – nei loro aspetti religioso sacrali – sono quindi
riconducibili in prima origine gli elementi di culto
Micaelico primario, sintetizzabili nella Visione arcangelica
di Gregorio, ed originati dalla imponente Processione
penitenziale romana di Litania septiformis messa in atto
dalla decisione in tal senso da parte di Gregorio stesso;
7) Sotto questo punto di vista, è quindi riconducibile alla
componente in questione l’origine di una imponente
leggendarietà, di carattere specificatamente italiano -
aretina, concernente un culto cristiano di miracolistica del
calice vitreo, in relazione al Vescovo e Martire Donato di
Arezzo; leggenda che appare singolarmente referente ad un
intero ciclo cristiano di attestazioni di fondo similare,
estendentesi a tutto il Medioevo ;
8) L’elemento leggendario, di tradizione aretino – donatiana, e
reperimento reale quindi di carattere romano – laurenziano,
apparirebbe quindi di diretta relazione ad un elemento di
riconduzione reliquiaria di carattere supremo, concernente
una reliquia materiale di carattere fondamentale, apposta
alla base stessa della Basilica del VI secolo intorno al 590,
e di cui la spaventosa tragedia collettiva di quegli anni, e la
stessa morte di Pelagio, toglie quindi lettura complessiva,
costringendo a risalirne ad analisi deduttivo – induttiva;
9) L’ elemento è da questa ricerca fatto risalire ad una perduta
componente di origine apostolica, dallo stesso Tommaso,
nella lettura medioevale morto martire in India; l’analisi
complessiva dimostrebbe quindi la predicazione di
Tommaso di relazione alla colonia commerciale di natura
aretina di Arikamedu, analizzata dal celebre Wheeler nel
secondo dopoguerra; da Arikamedu il Calice tomistico
sarebbe stato dall’origine ricondotto ad Arretium, per poi
tornare nella disponibilità della prima comunità cristiana
romana, ed essere sepolto dal diacono Lorenzo con sé,
determinando l’origine della leggenda dei tesori;
10) Il recentissimo reperimento – ancora in fase di studio - di
una importante insula aretina del I secolo, sottostante
l’antica chiesetta medioevale di S. Lorenzo, insula di
probabile origine dalla gens di Mecenate, e contenente un
complesso reliquiario etrusco di eccezionale valore – tra cui
la celebre Minerva – farebbe quindi propendere per una
ipotesi in questo senso sulla custodia cristiana della
Reliquia oggettuale tomistica, traslata dagli aretini della
stazione commerciale di Arikamedu;
11) La caratteristica di origine tomistica del calice poi in epoca
medioevale definito poeticamente come Graal,
sembrerebbe attestarsi anche dalla citazione del vescovo
Arculfo di Bordeaux ( VII sec. ), attestante la venerazione
d’area a Gerusalemme di un Calice della Resurrezione con
cui Gesù Cristo avrebbe cenato nelle Apparizioni
evangeliche successive alla Morte e Resurrezione. La
questione appare di enorme importanza, in questo senso,
nella luce evangelica che vede Tommaso protagonista della
celebre narrazione sull’Incredulità, proprio in occasione
dell’ Apparizione post mortem di Gesù Cristo;
12) Si noti ora come – contrariamente a quanto generalmente
creduto – l’origine al I secolo della lavorazione della
soffiatura del vetro non derivi dalla metodica romana, ma
da una novità di concezione introdotta all’epoca in terra di
Palestina, proprio con la fabbricazione specialistica di vasi
in vetro, in particolare nell’area evangelica di Cafarnao;
della lavorazione dei Vasi in vetro d’area, è citazione
profondamente simbolizzante nel Vangelo Apocrifo di
Filippo, strutturalmente correlazionato agli Apocrifi di
tradizione tomistica;
13) La profondità della relazione della mistica tommasiana e di
quella successiva laurenziana sembrerebbe apparire dallo
studio di svariate componenti, tra cui soprattutto il culto –
tomistico quanto laurenziano – di un Sacro Cingolo, di
origine nominale da un importante culto di area pratese di
relazione ad una leggendarietà direttamente Tomistica, e
determinato nell’analisi laurenziano – romana da una
versione di culto del tutto propria, in lettura di una
miracolistica pre purgatoriale attestata ed identificata
dall’XI secolo;
14) La tradizione della mistica pre purgatoriale di Lorenzo si
rafforza, nella nostra analisi, dalla lettura di importanti
componenti di indiretta relazione alla reliquia suprema di
memoria dalla fase pelagiana; si valutino l’Altare
privilegiato di Santa Ciriaca, ed il Colum di possibile
lettura ceciliana delle Catacombe del Santo, entrambi di
natura che apparirebbe appunto di mistica pre purgatoriale;
si valuti l’eccezionale Calice simbolizzante cosmatesco di
pavimentazione della Basilica onoriana del 1217;
15) L’eccezionale natura del luogo basilicale del VI secolo si
configurerebbe quindi in una serie di importanti
attestazioni; relative alla simbologia di Teofania della Luce
della struttura; alle indistinte sepolture in situ di tre
rilevanti Pontefici del V secolo; come anche – lo si faccia
rispettosamente presente – dalla volontà di sepoltura
nell’antico nartece laurenziano dello stesso Pio IX Mastai –
Ferretti, Pontefice all’epoca del reperimento di De Rossi,
ed evidente referente diretto della sua scoperta;
16) Ulteriore importante fattore di analisi è rappresentato dalla
traslazione ad Ortona, nella immediata fase di Millenario
Laurenziano ( agosto 1258 ) delle spoglie di Tommaso
Apostolo da parte di Manfredi di Sicilia; la cui
incoronazione imperiale a Palermo viene stabilita
esattamente nell’anniversario di Millenario di San Lorenzo
( 10 agosto );
17) L’attestazione di apposizione basilicale al 590 ca – in San
Lorenzo – del calice vitreo del nartece, sembrerebbe poter
avere una configurabile fonte di possibile lettura d’epoca
gregoriana nella figura del Vescovo e Santo scozzese Blano
di Bute; gli eventi di relazione al culto del Santo
sembrerebbero del tutto particolari, configurandosi la sua
data di ricorrenza allo stesso 10 agosto laurenziano, e la
leggenda di morte al 590 ca, dopo un viaggio di studio
mistico a Roma; è da notare la leggendarietà locale che
sembrerebbe rilevare una diretta parentela di attribuzione
del Santo con Arthur di Dalriada, dalle antiche tradizioni il
mitico Re Artù, di scomparsa da fonte medioevale al 597;
18) La figura di Blano di Bute apparirebbe quindi la via di
penetrazione del culto del Calice cristiano nell’area anglo –
irlandese; con complesse intuibili diramazioni di culto sino
alla complessa attestazione delle Ampolle Sacre di Bobbio,
nell’Italia Settentronale, attraverso la grande figura di San
Colombano di Irlanda, fondatore nel VII secolo
dell’Abbazia di Bobbio;
19) nel 983 diviene Abate di Bobbio stessa il celebre Gerberto,
successivamente famoso Papa del’Anno Mille con il nome
di Silvestro II. Da Gerberto nascerebbe, nella nostra analisi,
il diretto studio dell’opera di Colombano, ed il formarsi,
attraverso la conoscenza di un calice laurenziano di lettura
al 590, di una prima mitologia del nucleo di ciò che sarebbe
poi stata la leggenda medioevale del Santo Graal. Si badi
come Gerberto/Silvestro muoia poi, da tradizione, di fronte
alla Basilica romana di S. Croce in Gerusalemme, dove tre
secoli dopo sarebbe attestato il Dito fisico dell’Incredulità
di Tommaso Apostolo;
20) Nascerebbe quindi, come detto, all’Anno Mille il primo
fulcro di una leggendarietà del Graal che sarebbe poi stata
configurata dai grandi poeti duecenteschi attraverso la
creazione di grandiosi cicli artistici aventi precisa
configurazione storica; quella degli Ottoni, per la visuale
dei “ Re del Graal”; quella tardoduecentesca
dell’eccezionale Portico affrescato di San Lorenzo; quella
ancora successiva d’arte aretina rinascimentale, con
specifiche letture di relazione alle immense figure di Piero
della Francesca e Leonardo, riguardo lo sviluppo del culto
di calice vitreo di origine primaria in Arretium, e
definizione finale romana di sede laurenziana.

Per questa ricerca quindi, il Calice vitreo di San Lorenzo,


indeterminato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, è il Santo
Graal. Sic et simpliciter.

Roma, 1 dicembre 2008 Alfredo M. Barbagallo


Ringraziamenti e saluti

Sfido su questa componente la consueta immagine che è in società dello


studioso italiano perennemente in cerca di captatio benevolentiae da parte
di Autorità e Stampa; non vi è forse a Roma, invece, studioso più
malinconicamente, anche scioccamente, quieto ed alieno – mi si voglia,
per favore, credere – da interesse primario e cupidigia intellettuale; amo
vivere – e chi mi conosce lo sa – in una sorta di sogno cavalleresco,
estraneo da patente e bancomat, che neanche possiedo; in compagnia di un
vecchio telefonino donato da mia madre, scrittrice di favole; almeno
Indiana Jones pilotava treni e maneggiava aerei; eppure – credetemi – la
mia vita non è stata meno avventurosa.
Non mi interessa un eventuale successo, lo lascio a chi lo desidera, ed ho
accolto con immenso sgomento l’incredibile affermazione dei primi
parzialissimi dati di questa ricerca in cui da solo, da tre anni, mi sono
andato ad imbarcare, a mia fatica e spese; saranno altri, ben altri, ora, a
dover valutare – se di interesse – i dati di questa ricerca, e non li invidio
certo.

Con il cuore, i sentimenti e molto affetto desidero quindi salutare i


principali referenti di ciò che è stato l’impegno condotto in solitudine in
questi ultimi tre anni della mia vita.
Le Soprintenze romane, luogo di cultura e di ricerca; desidero qui
menzionare la misurata citazione – di cui ringrazio - da parte del Prof.
Angelo Bottini, che conosco e stimo da molti anni, come prima di lui a
Roma il Prof. Adriano La Regina; la Pontificia Commissione di
Archeologia Cristiana, nella persona del suo Presidente, Prof. Fiocchi
Niccolai, anch’esso autore di una equilibrata citazione verso i miei studi,
che mi lusinga ed onora.
La Soprintendenza comunale romana, anch’essa da me molto frequentata;
formulo i miei migliori auguri al nuovo Soprintendente Prof. Broccoli, di
cui ammiro molto lo studio suelle Torri medioevali di Roma, argomento
sempre molto caro; la Prof. ssa Luisa Cardilli, qui in studio citata, e con lei
i prof. Eugenio La Rocca, e prima ancora la Prof.ssa Giuseppina “ Piggi”
Sartorio Pisani, e prima ancora il Prof. Antonio Thiery; e quanti, quanti
altri; cari ricordi quotidiani.
Per quanto riguarda i politici romani, sempre nella particolare angolazione
delle politiche culturali, di relazione a questa ricerca, cito in maniera
indeterminata – anche per doveroso rispetto al loro ruolo – una serie di
figure, in gran parte a me anche care, perché nella mia mente a loro
connesse da diretti ricordi giovanili, o lontana frequenza di Università se
non addirittura scuola superiore, o più propriamente a me vicine
nell’ambito delle comuni battaglie di valorizzazione culturale romana, a
volte anche per questa stessa ricerca.
Cito e ringrazio per la futura attenzione – e mi permetterò di inviare loro
copia della stesura finale qui in esame – Francesco Rutelli, Eugenia
Roccella, Luca Danese, Fabio Rampelli, Grazia Francescato, Marco
Perina, Gaetano Quagliariello, Oreste Rutigliano, Carlo Ripa di Meana,
Orlando Corsetti, Goffredo Bettini, Roberto Giachetti, Franco Baccini,
Alfredo Antoniozzi, Piero Marrazzo, Renato Nicolini.
Grazie, amici, per tutto ciò che avete fatto in tutti questi anni per la cultura
romana. Al di là degli steccati politici e culturali, voi – e con voi tanti, tanti
altri, che non conosco – avete amato fortemente Roma, patrimonio
dell’Umanità..

Resta poi quindi l’immenso capitolo della stampa, romana, italiana ed


internazionale; vi ringrazio tutti, tutti.
Solo tra i principali, le grandi agenzia internazionali, americana UPI, russa
Novosti, cinese Xinhua in English; giornali come il Daily Telegraph, Die
Welt, Wall Street Journal, Het Volk, e tantissimi altri, che non ho neanche
potuto conoscere e conservare.
Per le radio televisioni, al di là del grande impegno RAI, di cui poi
ringrazierò a parte, gli speciali sulle emittenti pubbliche cèca ( Vedunka
Lunardi ) ed ungherese ( Julia Sarkozy ); la nota sul National Geographic;
le richieste di intervento delle televisioni tedesca e messicana; lo speciale
di Jorge Rivas, per la radio cilena; la richiesta di speciale per la tv
australiana in lingua italiana, le note della TV polacca, e così via.
Per le emittenti cattoliche, gli illuminanti articoli di Burkhardt Jurgens sul
Kath News, le note sul sito brasiliano della radio Vaticana, dell’Avvenire e
dell’Ordine dei Cappuccini.
Ed infine – ma forse per primi – l’impegno dei giornalisti italiani e romani;
l’ADN Kronos cultura, diretta da Patrizia Perilli; la redazione centrale di
ANSA cultura ; le segnalazioni all’AGI; l’impegno appassionato del TG2
cultura ( Ricci, Salvatori ); dei programmi di intrattenimento culturale del
sabato televisivo; i collegamenti con i programmi radiofonici di stato ed
esteri.
Per i quotidiani italiani, i grandi articoli di Repubblica, dall’elegante firma
di Orazio La Rocca; del Messaggero web, del Mattino, della Stampa, del
Tempo, nella grande serie di speciali di approfondimento da parte di quella
grande giornalista che è Cinzia Tralicci.
E i saggi consigli di Danilo Maestosi, della penna appassionata di Cecilia
Gentile, il ricordo dei multicolori ( e validissimi ) articoli sui quotidiani
della Metropolitana, della firma straordinaria, ormai secoli fa, per me, del
grande Salvatore Spoto…in un crescendo, di cui ringrazio ognuno.

Non so se questa documentazione definitiva avrà la forza – come le mie


prime note – di attraversare il mondo; non posso nulla, su questo.
Rimando alla difficile conoscenza di questa ricerca con grande
disponibilità, ma anche molto seriamente conscio dell’importanza del
momento.
Intendo rammentare serenamente ad ognuno – Autorità, Chiesa Cattolica,
mondo politico – culturale, Enti Internazionali di Studio, Stampa, mondo
della Ricerca culturale - come qui non vi si sia in discussione sulle idee, i
dati e le concezioni apportate dell’oscuro Alfredo Barbagallo di Roma.
Perché se questi ha del tutto torto, sarà solo un Tentativo ulteriore, ma
onesto, sulla strada della Conoscenza.
Ma se, come dicevo in conclusione del documento centrale, egli avesse
ragione – anche una sola ragione su mille – e quella ragione dovesse
essere abbandonata, allora il Santo Graal lo avremo realmente smarrito;
forse per sempre.

I più cortesi saluti e ringraziamenti ad ognuno

Roma, 1 Dicembre 2008 Alfredo M. Barbagallo