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IL BAMBINO E LA SUA SCUOLA La Scuola dell'Infanzia (comunemente chiamata Scuola Materna) si rivolge ai bambini dai 3 ai 6 anni d'et, pu essere

statale o organizzata da diversi soggetti: ordini religiosi, comunit locali, privati. La scuola dell'infanzia statale integrata negli istituti comprensivi, pur mantenendo facoltativa l'iscrizione. Per bambini di et inferiore previsto il nido d'infanzia. Questa fase di scuola generalmente caratterizzata da gioco e convivenza con i compagni, in preparazione alla scuola primaria. La scuola dell'infanzia un ambiente educativo di esperienze concrete e apprendimento riflessivo nei diversi ambiti della vita dei bambini. Le attivit che vengono proposte vengono strutturate in relazione ai campi d'esperienza, ossia obiettivi di apprendimento da conseguire durante tutti i tre anni di scuola. Le Indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia del 2007 li definiscono in questo modo: il s e l'altro (le grandi domande, il senso morale, il vivere insieme); I bambini prendono coscienza della propria identit, scoprono le diversit, apprendono le prime regole della vita sociale. Acquistano consapevolezza delle proprie esigenze e sentimenti e sanno controllarli ed esprimerli in modo adeguato. Conoscono la loro storia personale e familiare, le tradizioni della comunit e sviluppano il senso d'appartenza. Si pongono domande e cercano risposte sulla giustizia e sulla diversit, arrivando ad un primo approccio della conoscenza dei diritti e dei doveri. Imparano ad esprimere i propri punti di vista e a rispettare quelli degli altri. il corpo in movimento (identit, autonomia, salute); I bambini conoscono ed acquisiscono controllo del proprio corpo, imparano a rappresentarlo. Raggiungono autonomia personale nell'alimentarsi, nel vestirsi e nel prendersi cura della propria igiene. Raggiungono diverse abilit nel movimento, anche fine, imparano a coordinarsi con gli altri e a rispettare regole di gioco. linguaggi, creativi, espressione (gestualit, arte, musica, multimedialit); I bambini imparano ad apprezzare spettacoli di vario tipo, sviluppano interesse per la musica e per le opere d'arte. Imparano ad esprimersi con tutti i linguaggi del corpo utilizzando non solo le parole, ma anche il disegno, la manipolazione, la musica. Diventano capaci di formulare piani di azione, individuali e di gruppo, per realizzare attivit creative. Esplorano materiali diversi, i primi alfabeti musicali, le possibilit offerte dalla tecnologia per esprimersi. i discorsi e le parole (comunicazione, lingua, cultura); I bambini sviluppano la padronanza della lingua italiana ed arricchiscono il proprio lessico. Sviluppano fiducia e motivazione nel comunicare con gli altri, raccontano, inventano, comprendono storie e narrazioni. Confrontano lingue diverse, apprezzano il linguaggio poetico. Formulano le prime ipotesi di simbolismo e di lingua scritta (utilizzando anche le nuove tecnologie). la conoscenza del mondo (ordine, misura, spazio, tempo, natura). Attraverso le esperienze e le osservazioni i bambini confrontano, raggruppano ordinano secondo criteri diversi. Sanno collocare s stessi e gli oggetti nello spazio, sanno seguire un percorso sulla base di indicazioni date. Imparano a collocare eventi nel tempo. osservano fenomeni naturali e organismi viventi formulando ipotesi, cercando soluzioni e spiegazioni, utilizzando un linguaggio appropriato.

la valorizzazione del gioco. Il gioco costituisce, in questa et, una risorsa privilegiata di apprendimento e di relazioni. Esso, infatti, favorisce rapporti attivi e creativi sul terreno sia cognitivo che relazionale, consente al bambino di trasformare la realt secondo le sue esigenze interiori, di realizzare le sue potenzialit e di rivelarsi a se stesso e agli altri in una molteplicit di aspetti, di desideri e di funzioni. L'insegnante, evitando facili improvvisazioni, invia al bambino, attraverso la ricchezza e la variet delle offerte e delle proposte di gioco, una vasta gamma di messaggi e di stimolazioni, utile alla strutturazione ludiforme dell'attivit didattica nei diversi campi di esperienza. L'esplorazione e la ricerca. Le esperienze promosse nella scuola dovranno inserire la originaria curiosit del bambino in un positivo clima di esplorazione e di ricerca, nel quale si attivino confrontando situazioni, ponendo problemi, costruendo ipotesi, elaborando e confrontando schemi di spiegazione - adeguate strategie di pensiero. L'insegnante, attraverso una regia equilibrata ed attenta, capace anche di interpretare e valorizzare i cosiddetti errori, guider il bambino a prendere coscienza di s e delle proprie risone, ad adattarsi creativamente alla realt ed a conoscerla, controllarla e modificarla per iniziare a costruire, cos, la propria storia personale all'interno del contesto in cui vive. E' comunque essenziale evitare l'artificiosit ed il didatticismo ed attribuire invece il pi ampio rilievo al fare ed alle esperienze dirette di contatto con la natura, le cose, i materiali e l'ambiente sociale e culturale, valorizzando le proposte e le iniziative del bambino. La vita di relazione. Il ricorso a varie modalit di relazione (nella coppia, nel piccolo gruppo, nel gruppo pi allargato, con o senza l'intervento dell'insegnante) favorisce gli scambi e rende possibile una interazione che facilita la risoluzione dei problemi, il gioco simbolico e lo svolgimento di attivit complesse, spinge alla problematizzazione, sollecita a dare e ricevere spiegazioni. Un clima sociale positivo favorito anche dalla qualit delle relazioni tra adulti e tra adulti e bambini. Quest'ultima richiede, da una parte, una attenzione continua e competente ai segnali inviati dai bambini stessi e all'emergere dei loro bisogni di sicurezza, gratificazione e autostima e, dall'altra, la capacit di attivare forme flessibili, interattive e circolari di comunicazione didattica. In questo contesto va tenuto presente che la dimensione affettiva rappresenta una componente essenziale dei processi di crescita anche sul piano cognitivo. La mediazione didattica. La scuola materna si avvale di tutte le strategie e le strumentazioni che consentono di orientare, sostenere e guidare proceduralmente lo sviluppo e l'apprendimento del bambino. In questo senso, l'attivazione di abilit generali di assimilazione ed elaborazione delle informazioni (memorizzare, rappresentare, comprendere relazioni spaziali e causali) ed il ricorso a materiali sia informali che strutturati da manipolare, esplorare ed ordinare, innescano specifici procedimenti di natura logica ed avviano una sequenza graduata di occasioni, su suggestioni e situazioni che consentono la conquista di una maggiore sicurezza e di una prima organizzazione delle conoscenze. L'osservazione, la progettazione, la verifica. All'interno dell'azione professionale dell'insegnante, l'osservazione occasionale e sistematica, appresa ed esercitata attraverso specifici itinerari formativi, consente di ,valutare le esigenze del bambino e di riequilibrare via via le proposte educative in base alla qualit delle sue risposte, poich la progettazione degli interventi si modula e si mette a punto costantemente sui modi di essere, sui ritmi di sviluppo e sugli stili di apprendimento di ogni bambino. L'osservazione, inoltre, uno strumento essenziale per condurre la verifica della validit e della adeguatezza del processo educativo.

Una progettazione aperta, flessibile, da costruirsi in progressione e lontana da schematismi risulta coerente con la plasticit ed il dinamismo dello sviluppo infantile e, di conseguenza, capace di sollecitare sinergicamente tutte le potenzialit, i linguaggi e le forme di intelligenza. La valutazione dei livelli di sviluppo prevede: un momento iniziale, volto a delineare un quadro delle capacit con cui si accede alla scuola materna; dei momenti interni alle varie sequenze didattiche, che consentono di aggiustare ed individualizzare le proposte educative ed i percorsi di apprendimento; dei bilanci finali per la verifica degli esiti formativi, della qualit dell'attivit educativa e didattica e del significato globale dell'esperienza scolastica. Generalmente, la scuola dell'infanzia si divide in tre sezioni per fasce d'et: "piccoli" (primo anno), "medi" o "mezzani" (secondo anno) e infine grandi (terzo anno). Le sezioni possono anche essere miste, ossia accogliere bambini di 3, 4 e 5 anni, proponendo un modello di insegnamento diverso. Genericamente il tempo-scuola previsto di 8 ore giornaliere, per un totale di 40 settimanali. In base alle richieste delle famiglie e alla disponibilit dell'ente proprietario dell'edificio possibile avere fasce orarie diverse. Solitamente esiste il servizio di mensa, considerando che anche il momento del pasto un'attivit educativa. Nella scuola dell'infanzia pu esserci un numero diverso di sezioni (ma generalmente tre), a seconda del numero di bambini iscritti. In ogni sezione il numero massimo di alunni 25, elevabile a 28 in casi particolari, ma riducibile a 20, massimo 23, se sono iscritti alunni diversamente abili. Nelle scuole statali la giornata coperta da due insegnanti che si trovano a lavorare in compresenza per alcune ore per permettere lo svolgimento di attivit didattiche e non puramente assistenzialistiche. presente, per un'ora e mezzo alla settimana per sezione, anche un insegnante di religione cattolica, del cui insegnamento le famiglie possono scegliere di avvalersi. A questi vanno eventualmente ad aggiungersi insegnanti di sostegno ed educatori. Per insegnare alla scuola dell'infanzia necessario conseguire il diploma di laurea in Scienze della formazione primaria indirizzo scuola dell'infanzia. Essere insegnante di scuola materna comporta oggi un profilo di alta complessit e di grande responsabilit e richiede la padronanza di specifiche competenze culturali, pedagogiche, psicologiche, metodologiche e didattiche unite ad una aperta sensibilit e disponibilit alla relazione educativa con i bambini. Il lavoro dell'insegnante si esplica nell'impegno personale e nella collegialit ai diversi livelli della sezione, dell'intersezione, della scuola e del circolo. Nel rispetto della libert di insegnamento, l'organizzazione del lavoro si fonda sulla modularit degli interventi, sulla individuazione di ambiti di competenza e sulla corresponsabilit educativa degli operatori. In particolare, va garantita una finalizzazione unitaria e coordinata del progetto educativo attraverso la piena partecipazione di tutti gli insegnanti ai diversi momenti della programmazione, della gestione delle attivit e della valutazione. In questo quadro, opportuno favorire una adeguata distribuzione dei compiti considerando anche la specificit di determinati interventi (attivit di sostegno, laboratori, etc.) e dando spazio alla pi ampia valorizzazione delle risorse umane e professionali disponibili in ciascuna unit scolastica.