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Argomenti per la condanna di Re Carlo I (dallarringa del Lord presidente dellAlta corte di giustizia, 1649) Signore1, voi parlate

molto bene di quella preziosa cosa che la pace, e ci sarebbe stato da sperare che Dio vi avesse posto in cuore lintenzione di impegnarvi attivamente e concretamente per procurare la pace al regno, come ora con le vostre parole volete far credere. Ma, come vi stato detto laltro giorno, le azioni devono trasferire in pratica le intenzioni, e le vostre azioni sono state del tutto contrarie a quanto ora affermate. Risulta perfettamente evidente, signore, che vi siete fondato su principi erronei e che il reame ne ha sofferto gravemente, e, certo, non vi ora facile rendervene conto, dal momento che vi siete comportato e avete parlato come se non foste soggetto alla legge, o come se la legge non fosse stata superiore anche a voi. Signore, questa Corte convinta - e spero che lo siano anche tutti i cittadini di questo stato - che la legge superiore a voi, e che avreste dovuto regnare seguendo i suoi precetti: questo, signore, era il vostro dovere. So bene che avete voluto far credere che tale stato il vostro comportamento, ma bisogna vedere chi conosce meglio la legge, voi, coi vostri magistrati, che volete arrogarvi il potere di esporre la legge, o i tribunali, che ne sono i veri interpreti; anzi, il sovrano, insieme con lAlta corte di giustizia, il Parlamento inglese, sono non solo gli interpreti pi qualificati, ma anche gli autori della legge. Ma quando voi, signore, ammettete esclusivamente il vostro giudizio, e quando coloro che stanno dalla vostra parte vi contrappongono alla suprema corte, andate contro la legge. Come la legge superiore a voi, cos esiste qualcosa di superiore alla legge, lautore, il creatore della legge, e cio il popolo inglese. Esso, da principio, scelse (non diversamente da quanto hanno fatto molte altre nazioni) questa forma di governo, volle che fosse amministrata la giustizia e che regnasse la pace. A questo fine, signore, il popolo decret leggi, che affid ai governanti perch le rispettassero nella loro opera di governo. Se queste leggi si fossero rivelate dannose per lo stato, il popolo avrebbe sempre avuto il potere, riservato a se stesso, di modificarle quando gli fosse sembrato opportuno. Alcuni della vostra fazione, signore, hanno detto Rex non habet parem in regno2; questa Corte pu dire lo stesso, e cio, fino a quando voi siete re, non esiste nessuno che sia vostro pari per alcuni rispetti, in quanto voi siete maior singulis, ma aggiunge che siete minor universis3. Lo stesso autore pu

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Lord presidente dellAlta corte di giustizia si rivolge al Re. Il Re non ha pari nel Regno. 3 Superiore a ogni individuo, ma inferiore alla collettivit.

aggiungere che in exhibitione iuris4 non avete alcun potere se non quasi minimus. Sappiamo bene che questa la legge: Rex habet superiorem Deum et legem, etiam curiam5. Questo autore osa anche procedere oltre, e afferma Debent ei ponere frenum, bisogna porgli un freno. Conosciamo benissimo, signore, la storia dei tempi passati, le cosiddette guerre dei baroni6, quando la nobilt combatt per la libert e il diritto alla propriet dei cittadini, per impedire ai re di comportarsi da tiranni, e quando chiese conto delle loro azioni: sappiamo bene che furono i baroni a ponere frenum. Ma, signore, se costoro adesso trascurano il loro dovere e non tengono in alcun conto il loro onore e il bene dello stato, come invece fecero ai loro tempi i baroni, potete star tranquilli che i Comuni non saranno dimentichi del loro bene e della loro incolumit; Iustitia fruendi causa reges constituti sunt7, questo ci stato insegnato: il motivo dellesistenza dei re, o di qualsiasi tipo governo, che vi sia la giustizia, questo il loro fine. Se non ammette questo, il re va contro il motivo stesso della sua esistenza, e lo stesso vale per qualsiasi altro tipo di governo. Il re deve rendersi conto di essere solo un funzionario al quale stato affidato un compito, che deve assolvere, e che si devono prendere misure atte a giudicare e punire la persona che viene meno al suo mandato. Questa legge, signore, non risale a ieri - al momento cio della contesa che inizi tra voi e il vostro popolo - ma antica. Conosciamo bene gli autori che ci informano sulle leggi che presiedevano alla elezione del re e al giuramento che doveva pronunciare al popolo. Se il re non rispettava queste leggi, esisteva lorganismo chiamato Parlamento, al quale toccava giudicare (per riportare le precise parole di quegli autori) degli abusi e delle illegalit commesse dal re, dalla regina, dai suoi figli, soprattutto quando il popolo non poteva disporre di altre forme di riparazione. Questa, signore, stata la situazione del popolo inglese, che non poteva ricevere giustizia se non a opera del Parlamento. Signore, i Parlamenti furono creati allo scopo di riparare alle ingiustizie subite dal popolo, questo era il loro scopo fondamentale. E davvero, signore, se i re dInghilterra avessero cercato di rendersi conto della loro posizione, in nessun luogo avrebbero potuto meglio manifestare la loro sovranit che in Parlamento: ma la storia ci insegna che hanno dimenticato chi erano, e ne abbiamo dovuto fare una ben triste esperienza.
(cit. da I puritani, a cura di U. Bonanate, Einaudi, Torino 1975, pp. 189-191)
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Nella manifestazione del diritto. Il Re riconosce la superiorit di Dio, della legge e del Parlamento 6 Guerre combattute dai baroni, guidati da Simone de Monfort, contro il re Enrico III (1263-1267). 7 I Re sono stati creati per realizzare la giustizia.