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Edouard Salim Michel Ancorarsi nella realt

3me Millnaire n.87 Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini

D. Considerate il corpo come un aiuto o un impedimento per una pratica? R. Il corpo un aiuto e un impedimento a seconda dei casi. Quando la mente, che costituisce con il sentimento e il corpo la prima trinit nellessere umano, non attivamente impiegata a ricordare allaspirante lo scopo della sua ricerca spirituale, allora inevitabilmente il suo corpo che lo domina e utilizza la sua mente per ottenere tutto ci che le aggrada e sfuggire a ci che non gradevole, per soddisfare i suoi desideri ( che non smettono di cambiare secondo le circostanze) e per assicurarsi la sopravvivenza. Il ricercatore non pu che restare identificato con laspetto fisico della sua natura (che per ignoranza considera come se stesso) e, di conseguenza, senza essere capace di realizzarlo, ne resta schiavo. Questo aspetto dellessere umano non cerca che di appropriarsi di tutto ci che desidera esteriormente, senza riflettere sulla conseguenza delle sue azioni, che si rivelano il pi delle volte dannose, sia al proprio essere che a quello degli altri. Laspirante ha lillusione di essere lui a usare la mente, ma in realt i suoi pensieri sono a sua insaputa manipolati dal corpo e influenzati da ci che lui detta e vuole o non vuole in quel momento. Non che quando la mente del ricercatore comincia, a seguito di una pratica spirituale seria, a risvegliarsi sufficientemente per fargli comprendere il dramma della sua situazione che il suo sentire sar stimolato e agir sul suo corpo, in modo che questo possa diventare uno strumento per ci che tenta di realizzare e non un intralcio. Infatti lessere umano ha bisogno di abitare il suo involucro corporeo per acquistare una certa conoscenza di s, della sia origine e della creazione, che altrimenti gli sarebbe impossibile. In pi, le sensazioni corporee rappresentano un supporto essenziale per permettere allaspirante di stare nel presente, non solo durante le pratiche di meditazione, ma anche durante tutte le attivit della vita esteriore. Realizza cos a qual punto ha bisogno dellaspetto fisico del suo essere e non solo della mente e del sentimento, se vuole raggiungere un giorno lo scopo della sua ricerca. D. Potete parlarci dellimmortalit?

R. Contrariamente a quanto si pensa di solito, limmortalit non qualcosa che va da s, alla quale lessere umano ha diritto e che gli dovuto Limmortalit significa per il ricercatore aver trovato lAspetto Santificato della sua doppia natura, poi, con sforzi tenaci e ripetuti, essersi definitivamente immerso in lui. In altre parole, deve guadagnarsi il diritto di unirsi allInfinito; in questo che bisogna comprendere limmortalit. E la ragione per la quale non smetto di insistere sul fatto che per ogni persona avviata ad una via spirituale si tratta, in realt, di una questione di vita o di morte! D. Voi parlate di sforzi, ma lo zen dice che bisogna semplicemente lasciar andare. R. Ma precisamente bisogna fare degli sforzi per lasciar andare! Lessere umano tanto identificato a tutto ci che lo preoccupa di solito che gli occorre fare duri sforzi per rinunciarvi! D. Si parla sempre dellego come ostacolo principale, potete parlarne? R. Senza mai averne coscienza, ciascuno ha unimmagine di se stesso alla quale non vuole rinunciare e che gli chiude la porta alla sua evoluzione a un altro piano dessere. Quellimmagine strettamente legata allamor proprio. Se si ferisce lamor proprio, allora nessuno passa il tempo a leccare la sua ferita come un cane, o a ruminare sulla ferita ricevuta dal suo ego. Nella sua cecit non pu vedere lautoconsiderazione che lo abita e che non permette nessuna pratica spirituale. Cos, se domandassi a uno di voi se accetterebbe di diventare, per magia, il vostro vicino, prendere il suo viso, il suo corpo e la sua psiche, quale sar la sua risposta? Anche se insoddisfatto di se stesso, non cambierebbe con nessun altro. Senza realizzarlo si innamorati di se stessi. Si tratta di un problema di tutti gli esseri umani. Il sintomo significativo dellamor proprio, voler essere speciali. Nellinduismo detto che bisogna diventare selfless, senza ego. Ci si vuole liberare, ma liberarsi da che cosa? E da se stessi che bisogna liberarsi, solo cos si pu trovare lAssoluto che ci abita. Lidea, cosciente o inconscia, che si qualcosa di speciale deve essere distrutta, se si vuole un giorno entrare in un luogo santificato in se stessi. Per strada si vede qualcuno passeggiare fiero del suo cappello, della pettinatura, del cane, dei vestiti, della macchina, ecc. Senza realizzarlo, in quella fierezza quella persona si sta riducendo a un cappello, a un cane, a un macchina, ecc.

D. Non parlate mai dellanima? R. Non smetto mai di parlare di quella, ma, per evitare incomprensioni, uso un termine diverso, dico lAspetto Divino della doppia natura dellessere umano. Che differenza fa? D. A volte mi sento disperato per non arrivare ad essere concentrato. R. Si soffre perch non si arriva ad essere concentrati nella meditazione, ma in verit non si soffre veramente; la vera sofferenza spirituale brucia. Si vede che non niente e si vuole ardentemente cambiare. Mi si dice: Faccio sforzi tutto il giorno nella vita, dalla mattina alla sera, e, quando voglio fare uno sforzo spirituale, non ci riesco.. Non si vede che gli sforzi che si fanno nella vita esteriore sono meccanici ; niente fatto consciamente con unintenzione deliberata. Dietro gli sforzi fatti nella vita c una passivit soggiacente. Se fosse possibile, si preferirebbe non farli. Nella natura umana c una tendenza allinerzia. Senza realizzarlo, si trasporta questa tendenza nelle pratiche spirituali che si tenta di fare. La nostra vita non si svolge che per una reazione meccanica a diversi stimoli e non se ne mai coscienti. Per esempio, un candidato allelezione presidenziale, che va dappertutto, che fa discorsi, che stringe le mani, ecc. fa degli sforzi, ma sono carpiti da lui; infatti, non li fa che per sete di potere. Gli sforzi spirituali devono essere di tuttaltra natura. Non li si fa per una richiesta esteriore, ma perch si vogliono fare, come accade a grandi compositori di musica o a certi grandi pittori, che lavorano perch sentono un ardente bisogno di fare gli sforzi necessari per dare nascita a ci che portano in loro. E il caso, tra gli altri, di Mahler, di Respighi, di Michelangelo, di Rembrant. Bisogna utilizzare dei mezzi come supporti. Per esempio, nello stesso svolgersi delle attivit quotidiane, bisogna inspirare, trattenere un istante la respirazione cercando di essere nel presente, cosciente di s prima di espirare. Questo va inevitabilmente indebolendosi poco a poco. Bisogna rinnovarlo; laspirante deve sempre ricominciare. Quando si persi bisogna dirsi: Riprenditi; bisogna dirlo e non solo pensarlo, se no non lo si fa. Bisogna anche dirsi: Distenditi e obbedire.

Non si ha il diritto di domandare ricchezze, la soddisfazione dei desideri o altre cose, ma si ha il diritto di chiedere la forza, la forza per ritornare al presente e rimanerci. E la forza ci sar data.