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Gore Vidal

LE MENZOGNE DELL'IMPERO E ALTRE TRISTI VERITA'


Perch la "junta" petroliera Cheney-Bush vuole la guerra con l'Iraq e altri saggi

TRADUZIONE di Luca Scarlini e di Laura Pugno

Fazi Editore, Roma

Copyright 2001, 2002 Gore Vidal Fazi Editore, Roma prima edizione novembre 2002

Titoli originali: Reflections upon Imperial Mendacity and Other Sad Truths: Why the Cheney-Bush Oil/Gas Junta Wants a War with Iraq Now; Hou We Missed the Saturday Dance; The Last Empire; In the Lair of the Octopus; With Extreme Prejudice; The Union of the State; Mickey Mouse, Historian; A Letter to Be Delivered; Democratic Vistas; Dree Lies to Rule by; Japanese Intentions in the Second World War.

Indice

LE MENZOGNE DELL'IMPERO E ALTRE TRISTI VERITA'.......................................5 CI SIAMO PERSI IL BALLO DEL SABATO..................................................................24 L'ULTIMO IMPERO.......................................................................................................28 NELLA TANA DEL POLPO...........................................................................................43 CON ESTREMO PREGIUDIZIO....................................................................................46 L'UNIONE DELLO STATO............................................................................................48 MICKEY MOUSE, STORICO.........................................................................................53 UNA LETTERA DA CONSEGNARE.............................................................................61 PANORAMI DEMOCRATICI........................................................................................67 TRE BUGIE PER GOVERNARE....................................................................................70 LE INTENZIONI DEI GIAPPONESI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE......77 NOTE............................................................................................................................... 83

LE MENZOGNE DELL'IMPERO E ALTRE TRISTI VERITA'

"E quanto alla bandiera della nostra provincia filippina, presto fatto [...]: prendiamo la nostra, la solita, dipingiamo le strisce bianche di nero e sostituiamo le stelle con teschi e ossa incrociate". Mark Twain, "To the Person Sitting in darkness", North American Review, febbraio 1901.

1. Il 24 agosto 1814, sembrava che le cose si fossero messe piuttosto male per la terra della libert. Quel giorno gli inglesi invasero Washington, D.C., e appiccarono il fuoco al Campidoglio e alla Casa Bianca. Il presidente Madison dovette rifugiarsi nei vicini boschi della Virginia e, visto che la capacit degli inglesi di mantenere concentrata l'attenzione su un singolo obiettivo notoriamente breve, si mise pazientemente ad aspettare. Le truppe inglesi proseguirono la loro marcia e quello che poteva essere il Giorno della Completa Oscurit si rivel una specie di manna per le imprese di costruzione e gli agenti immobiliari chic del Distretto della Columbia. Centottantasette anni dopo, e a un anno dall'11 settembre, ancora non sappiamo chi sia stato ad attaccarci quel marted, e quale fosse il suo vero scopo. Ma sembra ormai chiaro, a molti paladini delle libert civili, che l'11 settembre abbia liquidato non solo i nostri fragili Dieci Emendamenti, ma anche il nostro, un tempo invidiato, sistema di governo repubblicano, che aveva gi ricevuto un colpo mortale l'anno prima, quando la Corte Suprema si esib in un minuetto in cinque quarti e sostitu un presidente regolarmente eletto con la "junta" Bush-Cheney del petrolio e del metano. Certo, ormai da anni non pi un segreto che l'America delle corporation paga, sfacciatamente e generosamente, per le nostre elezioni presidenziali (nel 2000, il team Bush-Gore le costato tre miliardi di dollari); oltre a dominare i media, ben pasciuti di disinformazione da servizi segreti controllati dall'esecutivo, come la CIA. E i media provvedono a rassicurarci ogni giorno che, visto che siamo il popolo pi invidiato e ammirato della terra, tutti gli altri sono bramosi di emigrare negli Stati Uniti per poter avere la loro fetta della torta pi grande che mai arbitraggista abbia infornato. Nel frattempo, il nostro sempre pi irresponsabile governo si scatena con ogni sorta di giochetti in giro per il mondo, che noi truppe d'assalto (ex popolo degli Stati Uniti) non conosceremo mai. Ciononostante, nel corso dell'anno appena trascorso, con l'aiuto di amici stranieri, abbiamo avuto delle risposte alla domanda: perch non siamo stati avvertiti di quello che sarebbe successo l'11 settembre? A quanto pare, eravamo stati avvisati, e a pi riprese: praticamente da un anno ci veniva detto e ridetto che avremmo

ricevuto visite poco amichevoli dal cielo, un giorno o l'altro del mese di settembre 2001, ma la "junta" Cheney-Bush non ci ha informati, n protetti, nonostante i segnali di allarme rosso inviati dai presidenti Putin e Mubarak, dal Mossad e anche da certi elementi del nostro malconcio F.B.I. Una conferenza comune di diverse commissioni Intelligence del Congresso al momento sta riferendo (N.Y. Times, 19 settembre) che gi nel 1996 il terrorista pakistano Abdul Hakim Murad confess ad alcuni agenti federali che stava imparando a volare per far schiantare un aereo sul quartier generale della CIA. Soltanto il direttore della CIA, George Tenet, sembrava prendere le varie minacce sul serio. Nel dicembre del '98, pronunci una 'dichiarazione di guerra'. L'F.B.I. rimase sconvolto dal suo avvertimento che, alla data del 20 novembre, l'F.B.I. aveva soltanto un analista incaricato di occuparsi a tempo pieno di Al Qaeda. Estratto di un documento preparato per la "junta" ai primi di luglio del 2001: Sulla base di un esame degli ultimi cinque mesi di rapporti ricevuti, crediamo che O.B.L. sia pronto a sferrare un significativo attacco contro gli interessi degli USA e/o d'Israele nelle prossime settimane. L'attacco sar spettacolare e progettato per causare danni ingenti a installazioni o interessi USA. I preparativi per l'attacco sono gi stati effettuati. L'attacco avverr senza quasi alcun avvertimento o del tutto a sorpresa. E cos accadde; eppure, il consigliere per la Sicurezza Nazionale afferma di non aver mai sospettato che un dirottamento significasse qualcosa di diverso dal rapimento di un aereo. Per fortuna, da qualche parte subito fuori Washington, c' l'Europa, che i media dominati dalla "junta" petrolifera hanno appena proclamato antisemita, perch la maggior parte di essa non vuole dichiarare guerra all'Iraq e la "junta" s, per ragioni che oggi, grazie agli investigatori europei e ai loro media relativamente liberi, possiamo cominciare a capire. Sul tema 'come e perch l'11 settembre l'America stata attaccata', l'analisi di gran lunga migliore, pi equilibrata, ad oggi, quella di Nafeez Mossadeq Ahmed... S, s, lo so, uno di Loro. Ma spesso loro sanno cose che noi non sappiamo, specialmente su quello che stiamo per fare "noi". In qualit di politologo, Ahmed direttore esecutivo dell'Institute for Policy Research and Development, un think-tank dedicato alla promozione dei diritti umani, la giustizia e la pace, a Brighton, in Inghilterra. Il suo libro, "Guerra alla libert", stato appena pubblicato negli Stati Uniti da un piccolo editore nazionale di grande reputazione (1). Ahmed ci fornisce un background per la nostra guerra, ancora in corso, contro l'Afghanistan, e la sua descrizione dei fatti non coincide affatto con quello che ci ha raccontato la "junta". Ahmed si basato su molte fonti, e anche - particolare rivelatore su un certo numero di informatori americani che stanno cominciando a rendere la propria testimonianza, come quegli agenti dell'F.B.I. che ammonirono i loro superiori che Al Qaeda stava progettando un attentato kamikaze su New York e Washington, sentendosi rispondere che se avessero osato dare l'allarme avrebbero pagato in prima persona ai sensi del National Security Act. In seguito, alcuni di questi agenti hanno ingaggiato David P. Schippers, avvocato a capo delle investigazioni della Commissione

Giudiziaria della Camera degli Stati Uniti, per rappresentarli in tribunale, ammesso che non sia impegnato altrove. Come molti americani ricorderanno, l'augusto Schippers riusc brillantemente a far dichiarare dalla Camera dei Rappresentanti l'impeachment del presidente Clinton. Quando sar il momento, potrebbe essere costretto a rendere lo stesso servizietto a George W. Bush - il ragazzo pompon della "junta" - che ha lasciato il popolo americano all'oscuro di un imminente attentato a due delle nostre citt, in previsione dell'attacco che gli Stati Uniti avevano gi progettato contro i talebani in Afghanistan. The Guardian (26 settembre 2001) ha scritto che prima dell'11 settembre, nel mese di luglio, un gruppo di rappresentanti delle parti in causa si incontr in un hotel di Berlino per ascoltare un ex funzionario del dipartimento di Stato, Lee Coldren, incaricato di trasmettere un messaggio dell'amministrazione Bush: "Gli Stati Uniti si dichiaravano sdegnati con i talebani al punto di prendere in considerazione la possibilit di un'azione militare [...]e ci che rendeva particolarmente agghiacciante questo avvertimento privato era il fatto di essere accompagnato - secondo uno dei presenti, il diplomatico pakistano Niaz Naik - da dettagli molto precisi su cosa avrebbe fatto Bush per vincere..." Quattro giorni prima, The Guardian aveva scritto che Osama Bin Laden e i talebani avevano ricevuto minacce relative a una possibile azione militare americana contro di loro due mesi prima degli attentati terroristici contro New York e Washington [...] esiste quindi la possibilit che quella di Bin Laden fosse un'azione preventiva contro quelle che erano percepite, da parte sua, come minacce americane. Un replay del 'giorno dell'infamia' nel Pacifico di sessant'anni prima. Visto che Bush riuscito a persuadere il Congresso a "non" andare a verificare in profondit che cosa successo l'11 settembre, solo la Camera dei Rappresentanti, ormai, durante un processo d'impeachment, pu fargli sputare il rospo. S, deve dirci che cosa sapeva, e quando esattamente venne a sapere dell'enorme e diretta minaccia nemica una frase densa di presentimenti che di qui a breve spiegher - che si stava dirigendo contro di noi. Nonostante le false reazioni di stupore della "junta", per l'oltraggio subito, due giorni "prima" dell'11 settembre Bush si vide presentare la bozza di una direttiva presidenziale di sicurezza nazionale che tracciava il disegno di una campagna globale di azioni militari, spionistiche e diplomatiche dirette contro Al Qaeda, rinvigorite dalla minaccia di una guerra. Secondo "N.B.C. News": Il presidente Bush doveva dare il suo consenso a un piano dettagliato di guerra globale contro Al Qaeda [...] ma prima degli attentati terroristici non aveva veramente la possibilit di farlo. La direttiva, cos come la descrive "N.B.C. News", consisteva in sostanza negli stessi piani militari messi in atto l'11 settembre. E' probabile che l'amministrazione sia stata in grado di reagire cos rapidamente perch doveva semplicemente tirare i piani 'fuori dal cassetto'. E concludiamo con le "News" della B.B.C. del 18 settembre 2001. Niaz Naik, ex ministro degli Esteri pakistano, venne informato verso la met di luglio da alti funzionari

americani che per la met di ottobre gli Stati Uniti avrebbero avviato azioni militari in Afghanistan. Naik era convinto che Washington non avrebbe abbandonato i suoi piani di guerra in Afghanistan neanche se i talebani avessero consegnato immediatamente Bin Laden. Dunque, per vendicare quei tremila americani massacrati da Osama che abbiamo ridotto a un mucchio di macerie l'Afghanistan? Sembra proprio di no. La "junta" convinta che gli americani siano cos sempliciotti da non poter metabolizzare una storiella appena pi complessa di quella ormai trita del killer solitario e fuori di testa (stavolta con l'aiuto di un manipolo di zombie) che compie il male per il gusto d farlo, solo perch ci odia, perch noi siamo liberi e ricchi e lui no. L'odioso Osama stato scelto, per ragioni estetiche, come spaventevole logo della nostra a lungo progettata invasione dell'Afghanistan, i cui piani erano gi 'sul tavolo' alcuni anni prima dell'11 settembre e quantomeno dal 20 dicembre 2000, quando il team di Clinton, gi in dismissione, dovette escogitare una rappresaglia contro Osama e Al Qaeda dopo il loro assalto alla nave da guerra "Cole". Il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Clinton, Sandy Berger, diede personalmente istruzioni al suo successore, Condoleezza Rice, ma la signora, che sostanzialmente continua a ricoprire il suo ruolo di dirigente della Chevron, con incarichi speciali sul Pakistan e l'Uzbekistan, oggi nega, nella miglior tradizione della "junta", di aver ricevuto alcuna informazione dal suo predecessore nell'assumere la carica pi importante relativa alla nostra sicurezza nazionale. Un anno e mezzo dopo (il 12 agosto 2002), l'intrepido Time Magazine riporta questo singolare vuoto di memoria. Osama, se pure stato lui e non un'intera nazione, ci ha semplicemente fornito lo shock necessario per poter metter mano a una guerra di conquista. Ma la conquista di cosa? Che cosa ci sar mai da conquistare in quell'arido, desolato, sabbioso Afghanistan? Ce lo dice, con molta chiarezza, Zbigniew Brzezinski in uno studio del 1997 del Council on Foreign Relations, intitolato "The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives". Nato in Polonia, Brzezinski stato l'acuto e rapace consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Carter. In "The Grand Chessboard", Brzezinski ci fa una piccola lezione di storia. Sin dal primo momento in cui i continenti hanno cominciato a interagire politicamente, circa cinquecento anni fa, l'Eurasia stata il centro del potere mondiale. L'Eurasia comprende tutti i territori a est della Germania. Il che significa la Russia, il Medio Oriente, la Cina e parte dell'India. Brzezinski riconosce che la Russia e la Cina, che confinano con l'Asia ricca di petrolio, sono le due principali potenze in grado di minacciare l'egemonia americana nella regione. Brzezinski d per scontato che gli Stati Uniti debbano estendere il controllo alle ex repubbliche dell'Unione Sovietica in Asia Centrale. Chi le ama, le chiama 'gli Stan': il Turkmenistan, l'Uzbekistan, il Tadzikistan e il Kirgizistan, tutte di grande importanza, sia dal punto di vista della sicurezza, sia, storicamente, da quello delle ambizioni espansionistiche per almeno tre degli Stati confinanti pi potenti e pi prossimi: la Russia, la Turchia e l'Iran, e sta emergendo anche la Cina.

Brzezinski nota come il consumo energetico a livello mondiale continui ad aumentare; ergo, chi controller il petrolio e il metano del Caspio controller il mondo. A questo punto, istintivamente, Brzezinski cade nella razionalizzazione americana standard per i propri impulsi imperialistici. Non vogliamo mai niente per noi, vogliamo solo evitare che siano i cattivi a impossessarsi di beni con cui poi potranno nuocere ai buoni. Ne deriva che interesse primario dell'America riuscire ad assicurarsi che nessuna [altra] singola potenza intervenga nel controllo di questo spazio geopolitico, in modo tale che la comunit mondiale possa avervi libero accesso finanziario ed economico. Brzezinski ben consapevole che i leader americani sono di una gloriosa ignoranza in fatto di storia e geografia, cos che la fa piuttosto lunga, fermandosi appena in tempo prima di invocare il poco politicamente corretto 'destino manifesto'. Ricorda al Consiglio quanto sia sconfinatamente grande l'Eurasia, che comprende il 75 per cento della popolazione mondiale. Se ho fatto bene i calcoli, questo significa che al momento non controlliamo se non un misero 25 per cento degli abitanti del pianeta. E c' di pi! L'Eurasia produce il 60 per cento del prodotto lordo mondiale e dispone dei tre quarti delle risorse energetiche conosciute del pianeta. Il piano di conquista di Brzezinski per il 'nostro' mondo stato chiaramente adottato dalla "junta" Cheney-Bush. L'America delle corporation, da tempo sovreccitata al pensiero della ricchezza mineraria dell'Eurasia, ha fatto parte del progetto sin dall'inizio. Ahmed riassume: Brzezinski ha previsto chiaramente che l'insediamento, il consolidamento e l'espansione dell'egemonia militare degli Stati Uniti sull'Eurasia avrebbero richiesto una militarizzazione della politica estera precedentemente sconosciuta e praticamente senza limiti, insieme a un'opera capillare, altrettanto priva di precedenti, di creazione del consenso e dell'appoggio nazionale a questa campagna di militarizzazione. L'Afghanistan rappresenta l'accesso a tutte queste ricchezze. Siamo pronti a lottare per impossessarcene? Non si dovrebbe mai dimenticare che il popolo americano non voleva combattere in nessuna delle due guerre mondiali, ma il presidente Wilson riusc a manovrarci in modo tale da farci entrare nella prima, mentre il presidente Roosevelt riusc a manovrare i giapponesi al punto da fargli fare la prima mossa a Pearl Harbor, costringendoci cos a entrare nella seconda guerra mondiale in conseguenza di un attacco esterno di enorme portata. Brzezinski ha capito tutto questo e, nel 1997, guarda avanti: In pi, bisogna considerare che l'America sta diventando sempre pi una societ multiculturale e, in quanto tale, pu essere pi difficile creare il consenso su questioni di politica estera, tranne che in presenza di una minaccia nemica enorme, diretta, percepita a livello di massa. Cos stata armata la mano che ha coperto di fumo nero Manhattan e il Pentagono. Gi a partire dalla guerra tra Iran e Iraq della fine degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta, l'islam stato demonizzato e presentato come un culto satanico terroristico, che incoraggia attentati kamikaze - che invece la religione islamica, e sar bene sottolinearlo, condanna. Osama stato ritratto, sembrerebbe in modo accurato, come un fanatico islamico. Al

fine di portare di fronte alla giustizia (vivo o morto) questo peccatore, l'Afghanistan, obiettivo dell'esercitazione, stato reso un luogo sicuro non solo per la democrazia ma anche per la californiana Union Oil, il cui progetto per un oleodotto che, partendo dal Turkmenistan, attraverso l'Afghanistan e il Pakistan fino al porto di Karachi nell'Oceano Indiano era stato abbandonato sotto il caotico regime dei talebani. Al momento, il progetto di costruzione dell'oleodotto ha ottenuto l'approvazione grazie all'insediamento da parte della "junta" di un impiegato della UNOCAL come inviato americano alla democrazia appena nata, il cui presidente anche lui un ex impiegato della UNOCAL. Una volta che l'Afghanistan sembrava essere stato messo nel sacco, la "junta", che se l'era cavata con successo nel mettere a segno un colpaccio diplomatico-militare, ha rimpiazzato in un baleno Osama, la personificazione del Male, con Saddam Hussein. Questo, per la "junta", stato difficile da spiegare, dal momento che non c' nessuna connessione tra l'Iraq e l'11 settembre. Senza dubbio, le 'prove' le stanno fabbricando proprio in questo momento. Ma un lavoro arduo, reso ancor pi impervio dalle storie, riportate dai media americani, riguardo ai ricchi giacimenti petroliferi dell'Iraq che - in nome della salvezza del mondo libero - devono essere riassegnati al controllo degli USA e dei suoi consorzi petroliferi. Come aveva previsto Brzezinski, una minaccia nemica enorme, diretta, percepita a livello di massa, ha reso possibile al ragazzo pompon della "junta" di lanciarsi nella sua danza di guerra davanti al Congresso. Una lunga guerra!, ha gridato con gioia. Poi ha blaterato qualcosa su un improbabile Asse del Male. Nonostante il Congresso non gli avesse accordato il trattamento speciale accordato a Roosevelt - una dichiarazione di guerra - ha ricevuto l'autorizzazione di dare la caccia a Osama, che ora potrebbe aggirarsi in Iraq. Il Congresso dar l'approvazione per una guerra? L'ONU far eco a papa Urbano Secondo e dar la sua benedizione a questa untuosa crociata?

2. Dopo l'11 settembre, i media sono stati infarciti, praticamente da subito, di denunce preventive che accusavano di antipatriottismo i 'teorici del complotto', che non solo esistono sempre, ma sono in genere anche un facile bersaglio di discredito mediatico: che i complotti, nella vita politica americana, non esistano per noi un articolo di fede. Eppure, un anno fa, o poco pi, chi mai avrebbe immaginato che la maggior parte dell'America delle corporation complottasse con i propri contabili per falsificare i bilanci, per lo meno dall'alba dorata dell'era di Reagan e della deregulation? Per ironia della sorte, a meno di un anno dall'enorme minaccia dall'esterno, abbiamo dovuto affrontare un nemico ancora peggiore all'interno: il vitello d'oro del capitalismo. Trasparenza? Si ha il timore che una maggior trasparenza non far altro che rivelare gli eserciti di vermi annidati sotto la pelle di una cultura che deve sdraiarsi un attimo e riprendere le forze, prima del prossimo passo da gigante, la conquista dell'Eurasia, un'impresa potenzialmente fatale non solo per le nostre logore istituzioni, ma anche per noi, che in questo momento siamo vivi.

Complicit. Il comportamento del presidente George W. Bush, l'11 settembre, certamente fa nascere una serie di sospetti, di ogni genere. Non riesco a figurarmi nessun altro moderno capo di Stato che sia in grado di continuare a posare per delle 'simpatiche' foto in cui ascolta intento una ragazzina che gli racconta delle storie sul suo cucciolo di capra, proprio mentre gli aerei dirottati si schiantano contro i tre celebri edifici. Secondo la Costituzione, Bush non solo il capo dello Stato, anche il comandante supremo delle forze armate. In circostanze normali, nel corso di una crisi del genere un comandante supremo si precipiterebbe al quartier generale dello Stato Maggiore per dirigere le operazioni e ricevere, allo stesso tempo, le ultime notizie su chi, dove, cosa. Ecco che cosa George Bush ha fatto - o non ha fatto - secondo Stan Goff, un veterano che ha trascorso ventisei anni nell'esercito degli Stati Uniti ed stato docente di Scienza e dottrina militare a West Point. Scrive Goff ("The So-Called Evidence Is a Farce"): Non ho idea del perch i cittadini non stiano ponendo alcune domande molto specifiche relative al comportamento di Bush e compagni il giorno degli attentati. Quattro aerei vengono dirottati e deviano dal loro piano di volo, e per tutto il tempo restano sul radar della F.A.A.. Goff, sia detto per inciso, come altri esperti militari stupefatti, non sa darsi conto del perch l'ordine governativo standard di procedura in caso di dirottamento, che automatico, non sia stato eseguito. Se un aereo devia dal suo piano di volo, altri aerei da combattimento vengono spediti a vedere perch. Sono disposizioni di legge obbligatorie e non hanno bisogno dell'approvazione presidenziale, che deve essere fornita solo nel caso in cui si decida di abbattere l'aereo. Goff lo dice chiaro e tondo: Gli aerei sono stati dirottati tra le 7,45 e le 8,10 antimeridiane, ora di New York. Chi stato informato? Gi questo da solo un evento senza precedenti. Ma il presidente non viene informato e si sta recando a una scuola elementare in Florida a sentir leggere gli alunni. Alle 8,15, dovrebbe essere ormai molto chiaro che qualcosa di terribilmente grave sta succedendo. Il presidente sta facendo un giro di strette di mano tra gli insegnanti. Alle 8,45, mentre il volo n. 11 dell'American Airlines si schianta sul World Trade Center, Bush si sistema in mezzo ai bambini per il suo servizio fotografico alla Booker Elementary. Quattro aerei sono stati, chiaramente, dirottati simultaneamente, un evento mai visto prima nella storia, e uno si appena tuffato contro le torri gemelle pi famose del mondo, e ancora nessuno si prende la briga di informare colui che formalmente il comandante supremo delle forze armate. A quanto pare, nessuno si preso nemmeno la briga di gettare nella mischia l'Aeronautica militare. Alle 9,03, il volo n. 175 della United Airlines si schianta contro il secondo edificio del World Trade Center rimasto in piedi. Alle 9,05 Andrew Card, il capo di Gabinetto della Casa Bianca, sussurra qualcosa a George Bush che, stando ai giornalisti, cambia espressione per un istante. Annulla la visita alla scuola e indice un meeting d'emergenza? No. Si rimette ad ascoltare gli alunni della seconda elementare [...] e continua con questa recita, persino quando il volo n. 77 dell'American Airlines compie un'imprevista virata sull'Ohio e si dirige verso Washington D.C. Ha forse dato istruzioni a Card, il capo di Gabinetto, di scatenare l'Aviazione? No. Venticinque tremendi minuti dopo, finalmente, si degna di rilasciare una dichiarazione

pubblica in cui informa gli Stati Uniti di ci di cui si sono gi resi conto da soli, che alcuni aerei dirottati hanno compiuto un attentato contro il World Trade Center. Un altro aereo dirottato sta puntando dritto dritto su Washington, ma l'Aviazione ha forse ricevuto l'ordine di decollare per difendere checch? No. Alle 9,3 0, mentre Bush fa questa dichiarazione, il volo n. 77 dell'American Airlines ancora a dieci minuti dal suo bersaglio, il Pentagono. L'amministrazione sosterr in seguito di non aver avuto modo di sapere che il Pentagono potesse essere un bersaglio possibile, e di aver pensato che il volo n. 77 fosse diretto contro la Casa Bianca; ma resta il fatto che l'aereo si era gi diretto a sud e aveva oltrepassato la zona della Casa Bianca, con il suo divieto di sorvolo, e stava anzi sfrecciando in cielo a pi di 400 miglia all'ora. Alle 9,35, l'aereo compie un'altra virata di 360 gradi sul Pentagono, restando sempre ben visibile sui radar, e il Pentagono non viene evacuato, e ancora l'Aviazione non ha mandato i caccia a sorvolare Alexandria e Washington. Ma adesso viene il bello: un pilota che, stando a quello che vogliono farci credere, si era addestrato in una scuoletta in Florida per Piper Cubs e Cessna destinati, al massimo, a sorvolare le pozzanghere, compie una discesa in avvitamento a spirale perfettamente controllata, coprendo gli ultimi settemila piedi in due minuti e mezzo, rimette l'apparecchio in orizzontale a cos bassa quota da recidere i fili dell'elettricit sulla strada di fronte al Pentagono e, con l'accuratezza con cui si pianta uno spillo in una mappa, lo conficca nel fianco dell'edificio a 460 miglia all'ora. Quando la tesi che il pilota avesse imparato a volare alla scuoletta per sorvolare le pozzanghere cominci a perdere terreno, aggiunsero che aveva ricevuto un altro po' di addestramento su un simulatore di volo. E' come dire che potete preparare vostra figlia adolescente per la sua prima volta sulla I-40 all'ora di punta comprandole un videogioco in cui si impara a guidare [...]. Stanno costruendo tutta una storia su questi eventi. Stanno costruendo una storia, senza dubbio, e a mano a mano che vengono fuori nuovi particolari diventa sempre pi oscura. La nonchalance del generale Richard B. Myers, nelle sue funzioni di capo di Stato Maggiore, tanto sconcertante quanto il comportamento del presidente, che continua a promuovere la propria persona come se niente fosse. Myers era in Campidoglio e stava chiacchierando col senatore Max Cleland. Un sergente, in un pezzo scritto successivamente per l'A.F.P.S. (American Forces Press Service), descrive Myers in Campidoglio. Mentre si trovava in un ufficio esterno, aveva detto Myers, aveva visto al telegiornale che un aereo si era schiantato contro il World Trade Center. 'Pensavano che fosse un aereo monoposto o qualcosa del genere, aveva detto Myers. Cos i due uomini continuarono con le loro chiacchiere da ufficio. Quello che Myers e Cleland avevano da dirsi (pi fondi per le forze armate?) doveva essere veramente interessante perch, durante la loro conversazione, scrive l'A.F.P.S., un altro jet si schiant contro la seconda torre del World Trade Center. 'Nessuno venne a informarci', disse Myers. 'Ma quando uscimmo dall'ufficio, ormai era tutto chiaro. Poi, in quel preciso istante, qualcuno ci avvert che anche il Pentagono era stato colpito'. E, finalmente, qualcun altro - un altro? - mise in mano a Myers un cellulare e, come per magia, il generale comandante del NORAD - il nostro Comando di Difesa Aerospaziale -

si materializza dall'altro capo della linea, nel momento esatto in cui i dirottatori avevano portato a termine con successo la loro missione, tranne per il quarto aereo in Pennsylvania. In una successiva deposizione resa alla commissione del Senato per le forze armate, Myers, a proposito di quella conversazione al cellulare con il NORAD, afferma che gli sembra che sia stato a quel punto che venne presa la decisione di cominciare a far decollare i caccia. Questa frase, nella nostra Aviazione seria di una volta, o anche nell'Esercito, sarebbe stata sufficiente a far aprire un certo numero di corti marziali e a far proclamare un impeachment o due. Prima di tutto, Myers sostiene di non essere stato informato fino al terzo attacco. Ma il Pentagono aveva avuto modo di seguire gli aerei dirottati sui radar quantomeno a partire dall'attacco alla prima torre. Ma la decisione di far alzare in volo i caccia non stata presa, al Pentagono, se non al terzo attacco. E infine, si tratta di un chiaro caso di cane che non ha abbaiato. Stando alle disposizioni di legge, i caccia avrebbero dovuto gi essere in volo intorno alle 8,15. Se cos fosse stato, tutti e tre gli aerei dirottati avrebbero potuto essere abbattuti. Non credo che il sergente Stan Goff stia facendo troppo il pignolo quando si chiede chi e che cosa abbia impedito all'Aviazione di seguire la sua procedura standard invece di aspettare un'ora e venti minuti finch il danno fosse compiuto, per far alzare in volo i caccia solo allora. Chiaramente, qualcuno ha ordinato all'Aviazione di non muovere un dito per intercettare gli aerei dirottati fino a... cosa? Una riflessione che d da pensare ci viene dal comandante dell'Aviazione russa, Anatoli Kornukov. Ammette che anche loro si sono trovati in situazioni simili, ma, qui in Russia, non appena si verifica un evento del genere, vengo immediatamente informato e in un minuto tutti i nostri caccia sono in volo. Viene da chiedersi, forse Kornukov si sta chiedendo: se gli Stati Uniti sono messi cos male a difesa, perch la vecchia Unione Sovietica non si mai arrischiata a farci un piccolo blitz di nascosto? Intanto, corre voce che Putin si sia offerto di contribuire alla nostra difesa, per il futuro. 21 gennaio 2002. L'esperto di comunicazione canadese Barry Zwicker riassume la situazione alla C.B.C.: In tutto il nord-est degli Stati Uniti l'aviazione ha molte basi. Ma quel mattino, in una situazione di allarme rosso, nessun centro di intercettazione ha reagito con rapidit sufficiente, inclusi gli squadroni Andrews, che hanno un'autonomia di volo massima e sono di stanza a dodici miglia dalla Casa Bianca. Qualunque sia la spiegazione di questa enorme mancanza, non sono stati fatti, per quanto ne so, n rapporti, n reprimende, un particolare che indebolisce ulteriormente la 'Tesi dell'Incompetenza'. In genere l'incompetenza si guadagna dei rimbrotti. Il che mi spinge a chiedermi se per caso non vi fossero ordini di 'smontare la guardia'. E' interessante notare con quanta frequenza, nella storia americana, al verificarsi di una tragedia, l'incompetenza venga considerata un alibi migliore del... be', s, c' di peggio. Dopo Pearl Harbor, il Congresso si mosse per scoprire perch i due comandanti militari delle Hawaii, il generale Short e l'ammiraglio Kimmel, non avessero previsto l'attacco giapponese. Ma il presidente Roosevelt anticip l'indagine e ne fece compiere una di propria iniziativa. Short e Kimmel vennero liquidati per incompetenza. La

'verit', ancora oggi, avvolta nel mistero. Ma Pearl Harbor, negli anni, stata oggetto di molti studi. L'11 settembre, invece, chiaro, non sar mai materia d'indagine se la nostra misteriosa "junta" ha qualcosa da ridire in proposito. Alla fine del gennaio 2002, la C.N.N. ha affermato che: Il presidente Bush in persona ha chiesto al leader della maggioranza del Senato, Tom Daschle, di limitare le indagini del Congresso sugli eventi dell'11 settembre, secondo quanto hanno riferito alla C.N.N. fonti dello stesso Congresso e della Casa Bianca. La richiesta stata avanzata nel corso di un incontro privato con i leader del Congresso. Le fonti dicono che stato Bush a iniziare la conversazione [...] chiedendo, al posto della pi ampia inchiesta proposta da alcuni deputati e senatori, che solo i servizi d'indagine della Camera e del Senato indagassero sulle possibili carenze delle agenzie federali che potrebbero aver giocato un ruolo nel permettere agli attentati terroristici di avere luogo. La discussione di marted avveniva dopo una insolita telefonata del vicepresidente Dick Cheney che chiedeva la stessa cosa. La scusa fornita, secondo Daschle, fu che si sarebbero cos sottratti fondi e personale alla guerra al terrorismo, nel caso di una pi ampia inchiesta che non si limitasse all'assunto che la passivit dell'amministrazione fosse una mera conseguenza di carenze delle agenzie federali. Cos, per ragioni che non conosceremo mai, queste 'carenze' devono fare da capro espiatorio. Che probabilmente non si sia trattato di carenze, ma di ordini di non reagire, non sta a noi investigare. Chiaramente, un ritardo di un'ora e venti nell'inviare in cielo i caccia da combattimento non pu essere stato causato da una carenza di tutta l'Aeronautica militare della costa Est. Qualcuno aveva dato ordine di bloccare e disattivare la procedura operativa standard obbligatoria. Nel frattempo, ai media stato assegnato il consueto compito di istigare l'opinione pubblica contro Osama Bin Laden, che non ancora provato sia stata la mente delle operazioni. Questi blitz dei media somigliano al classico trucco del prestigiatore per distrarti: mentre tu fissi i colori luminosi e sgargianti del fazzoletto di seta nella sua destra, ecco che ti infila un coniglio in tasca con la sinistra. Abbiamo rapidamente ricevuto rassicurazioni in merito al fatto che l'enorme famiglia di Osama, con la sua enorme ricchezza, avesse rotto i rapporti con lui, come pure la famiglia reale del suo paese natale, l'Arabia Saudita. La CIA, mano sul cuore, giur che Osama non aveva lavorato nelle sue file durante l'occupazione sovietica dell'Afghanistan. E per finire, la voce che la famiglia Bush avesse potuto, in qualche modo, trarre dei profitti dai suoi rapporti di vecchia data con la famiglia Laden era pura faziosit e cattivo gusto. Ma i compromessi di Bush junior col Male risalgono, per lo meno, al 1979, quando il suo primo tentativo, fallito, di giocare da titolare nella grande serie A del petrolio texano lo port a mettersi in affari con un certo James Bath di Houston, un amico di famiglia, che diede a Bush junior 50000 dollari per una quota del 5 per cento di una societ di propriet di Bush, la Arbusto (l'equivalente spagnolo di "bush"). In quel periodo, secondo Wayne Madsen (In These Times - Institute for Public Affairs n. 25), Bath era il solo rappresentante negli Stati Uniti per gli affari di Salem Bin Laden, capofamiglia e fratello (uno dei diciassette) di Osama Bin Laden. In una dichiarazione resa poco dopo gli

attentati dell'11 settembre, la Casa Bianca ha negato con veemenza l'esistenza di questa "connection", insistendo che Bath aveva investito nella Arbusto i suoi soldi, e non quelli di Salem bin Laden. In dichiarazioni successive, e contraddittorie, Bush ha prima negato di aver mai conosciuto Bath, poi ha ammesso la sua quota azionaria nella Arbusto e di essere stato a conoscenza del fatto che Bath rappresentava interessi sauditi [...] Dopo svariate reincarnazioni, Arbusto riemersa nel 1986 come Harken Energy Corporation. Un anno dopo, quando la Harken si trov nei guai, lo sceicco saudita Abdullah Taha Baghsh... Bush junior, come Bush senior, in momenti di difficolt finanziaria, ha dovuto spesso far ricorso alla benevolenza dei "burnus" (2)... Alle spalle di Bush il giovane c' Bush il vecchio, con la sua redditizia posizione all'interno del Carlyle Group che possiede quote di almeno centosessantaquattro societ in tutto il mondo, suscitando cos l'ammirazione del Wall Street Journal, quel fedele amico dei ricchi e potenti che gi il 27 settembre 2001 faceva notare: Se gli Stati Uniti aumentano il budget destinato alla difesa nel tentativo di bloccare le presunte attivit terroristiche di Osama bin Laden, ci potrebbe essere un beneficiario inaspettato: la famiglia dello stesso Bin Laden [...] il facoltoso clan saudita [...] uno degli investitori di un fondo creato dal Carlyle Group, una finanziaria di New York con ottime "connection", specializzata nella liquidazione di societ nel settore della difesa e in quello aerospaziale. Osama uno degli oltre cinquanta figli di Mohammed bin Laden, che ha creato il giro d'affari della famiglia, del valore di cinque miliardi di dollari. Il Wall Street Journal avrebbe potuto aggiungere che un altro beneficiario della guerra in Afghanistan doveva essere, come spiegato da Judicial Watch (28 settembre 2001), George H. W Bush, il padre del presidente Bush, che attraverso il Carlyle Group, una societ di consulenza internazionale, cura gli affari della famiglia Bin Laden in Arabia saudita. Bush senior si incontrato con la famiglia Bin Laden almeno due volte. Il presidente e membro del C.D.A. Larry Klayman, in un momento di pericolo per gli Stati Uniti, interrompe infine questa cupa tiritera di avidit delle corporation: L'idea che il padre del presidente, ed ex presidente a sua volta, faccia affari con una compagnia che sotto indagine da parte dell'F.B.I. per gli attentati terroristici dell'11 settembre repellente. Ma la famiglia Bush, a caccia di cariche o ricchezze, ha ormai perso il comune senso del pudore, o meglio, - non si pu fare a meno di pensarlo - il buon senso. Ci sono prove che stanno bloccando le indagini sui legami tra i Bin Laden e il terrorismo. L'Agence France Press scrive, il 4 novembre 2001: Gli agenti dell'F.B.I. negli Stati Uniti che stavano investigando su parenti del sospetto terrorista Osama [...] ricevettero ordini di smettere non appena George W Bush divenne presidente. A quanto sembra, altri due membri della famiglia Bin Laden residenti negli Stati Uniti sono sospettati di avere rapporti con una possibile organizzazione terroristica. Eppure, secondo il programma "Newsnight" della B.B.C. (6 novembre 2001), pochi giorni dopo che i dirottatori erano decollati da Boston puntando sulle Torri Gemelle, uno speciale volo charter ha riportato undici membri della famiglia di Osama in Arabia Saudita. La Casa Bianca non ha dato mostra di preoccuparsene. La versione ufficiale che i Bin Laden sono al di sopra di ogni

sospetto. "Above the Law" (Green Press, 14 febbraio 2002) riassume: Ci troviamo di fronte a quello che sembrava il pi grande fallimento della rete dei nostri servizi segreti dai tempi di Pearl Harbor, ma adesso scopriamo che non si trattato di un fallimento, ma di una direttiva. Vero? Falso? Durante l'interrogatorio dell'impeachment, Bush junior sar sotto giuramento. Ci sentiremo forse rispondere: Che cos' una direttiva? Cos' ''? (3). Per quanto gli Stati Uniti, per alcuni anni, abbiano stigmatizzato Osama come la mente del terrorismo, che aveva fatto saltare un paio di nostre ambasciate in Africa e fatto un buco nel fianco di un cacciatorpediniere ormeggiato al largo dello Yemen, prima dell'11 settembre non era stato fatto nessun serio tentativo di trascinarlo davanti alla giustizia vivo o morto, innocente o colpevole, come prescrive la legge della giungla texana. Il piano d'azione di Clinton era stato dato a Condoleezza Rice da Sandy Berger, ve lo ricorderete, ma lei sostiene di no. Gi nel marzo del 1996, quando Osama era in Sudan, il general maggiore Elfatih Erwa, ministro sudanese della Difesa, si era offerto di dargli l'estradizione. Secondo il Washington Post del 3 ottobre 2001, Erwa dichiar che sarebbe stato felice di tenere Bin Laden sotto stretta sorveglianza per gli Stati Uniti. Ma se non era sufficiente, il governo era pronto ad arrestarlo e a consegnarlo [...] funzionari americani] risposero: 'Chiedetegli soltanto di lasciare il paese. Basta che non vada in Somalia', dove gli era stata attribuita la responsabilit di un riuscito attentato di Al Qaeda ai danni delle truppe americane nel '93, che aveva ucciso diciotto ranger. Erwa dichiar in un'intervista: Dicemmo che sarebbe andato in Afghanistan, e [i funzionari americani] risposero: 'Lasciatelo andare'. Nel 1996 il Sudan espulse Osama e tremila dei suoi uomini. Due anni dopo l'amministrazione Clinton, secondo la grande tradizione americana di non dover mai dire grazie per l'offerta fatta dal Sudan di consegnarci Osama, fece un lancio di missili contro lo stabilimento sudanese di produzione farmaceutica di Al Sbifa, sostenendo che il Sudan stava dando ricetto ai terroristi di Bin Laden intenti a creare armi chimiche e biologiche, quando tutto quello che veniva fabbricato erano vaccini per le Nazioni Unite. Quattro anni dopo John O'Neill, un agente dell'F.B.I. molto ammirato, denunci sull'Irish Times che il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che ha dietro di s la lobby del petrolio di cui si compone l'entourage del presidente Bush, ha bloccato ogni tentativo di provare la colpevolezza di Bin Laden. L'ambasciatore americano nello Yemen ha impedito a O' Neill, (e al suo team di agenti dell'F.B.I.), di entrare nello Yemen nell'agosto del 2001. In preda alla frustrazione, O'Neill si dimise e accett un nuovo incarico come capo della sicurezza al World Trade Center. Ha perso la vita nell'attacco dell'11 settembre. Ovviamente, Osama ha goduto del sostegno degli Stati Uniti, sia da parte dei repubblicani sia da parte dei democratici, sin dal suo arruolamento nella guerra della CIA per scacciare i sovietici dall'Afghanistan. Ma per l'11 settembre l'occupazione sovietica dell'Afghanistan era terminata, anzi non c'era neanche pi l'Unione Sovietica.

3. Ho visto Bush e Cheney sulla C.N.N. quando il discorso sull'Asse del Male stato pronunciato, ed stata proclamata la 'lunga guerra'. L'Iraq, l'Iran e la Corea del Nord sono stati immediatamente stigmatizzati come nemici da annientare perch potrebbero, o forse no, dare ricetto a terroristi che potrebbero, o forse no, distruggerci nottetempo. Cos dobbiamo essere noi a colpire per primi, quando ci parr. Strano, ha commentato un veterano, come me, della seconda guerra mondiale, che Bush e Cheney siano cos elettrizzati all'idea di mandarci in guerra, quando, ai tempi del Vietnam, erano entrambi quelli che chiamavamo due imboscati. Ma poi ci siamo trovati d'accordo che nella politica americana sono sempre le femminucce a fare le piroette davanti ai veri uomini per incitarli a donare la vita. I veri soldati, come Colin Powell, sono meno spacconi e parolai. Cos, abbiamo dichiarato guerra al terrorismo, un nome astratto, con cui non si pu entrare in guerra perch una cosa che si pu fare solo con un altro paese. S, certo, c'era l'innocente Afghanistan, che stato ridotto a un mucchio di rovine d'alta quota, ma che cosa possono mai contare i 'danni collaterali' - nel nostro caso un intero paese quando stai mirando al Male in persona, secondo Time e The N.Y. Times e tutte le T.V. eccetera? Come si visto alla fine, la conquista dell'Afghanistan non aveva niente a che vedere con Osama, che era un semplice pretesto per rimpiazzare i talebani con un governo relativamente stabile in grado di permettere alla Union Oil of California di impiantare il suo oleodotto in modo tale che ne tragga profitto, tra gli altri, la "junta" Cheney-Bush. Il contesto? Va bene. La sede centrale della UNOCAL si trova, come ci si potrebbe aspettare, in Texas. Nel dicembre del 1997, i rappresentanti del governo talebano sono stati invitati a Sugarland, in Texas. In quel periodo, l'UNOCAL aveva gi cominciato ad addestrare manodopera afghana per dotarla delle capacit necessarie a costruire un oleodotto, con l'approvazione del governo degli Stati Uniti. "B.B.C News", 4 dicembre 1997: Un portavoce della compagnia, l'UNOCAL, ha dichiarato che i talebani dovevano fermarsi qualche giorno presso la sede centrale [in Texas] della societ [...] un corrispondente regionale della B.B.C. sostiene che la proposta di costruire un oleodotto attraverso l'Afghanistan fa parte di un piano internazionale per trarre profitto dallo sviluppo delle ricche risorse energetiche del Mar Caspio [...]. Circa centoquaranta persone sono state ingaggiate il mese scorso a Kandahar. L'Inter Press Service (I.P.S.) ha dichiarato che alcune compagnie occidentali stanno facendo aperture ai talebani nonostante il loro regime abbia istituzionalizzato il terrore, il massacro, il rapimento e la miseria. C.N.N., 6 ottobre 1996: Gli Stati Uniti vogliono buoni rapporti [con i talebani] ma non possono dar mostra di cercarli apertamente mentre il loro regime continua a opprimere le donne. I talebani, decisamente meglio organizzati di quanto non si vociferasse, presero come P.R. una certa Leili Helms, una nipote di Richard Helms, ex direttore della CIA. Nell'ottobre del 1996, la tedesca Frankfurter Rundschau dichiar che UNOCAL aveva ottenuto il via libera dai nuovi signori di Kabul per costruire un oleodotto dal Turkmenistan al Pakistan attraverso l'Afghanistan, da Krasnovodosk sul

Mar Caspio a Karachi sulla costa dell'Oceano Indiano. Questo era veramente un bel colpo per l'UNOCAL, e cos anche per gli altri candidati alla creazione di oleodotti, tra cui l'ex datore di lavoro di Condoleezza, la Chevron. Nonostante i talebani fossero gi famosi per i loro fantasiosi crimini contro il genere umano, il Wall Street Journal, sentendo il lezzo dei petrodollari, dichiar spavaldamente: Che vi piacciano o no, i talebani sono la parte in causa meglio in grado di far regnare la pace in Afghanistan, in questo momento storico. The N.Y. Times, il 26 maggio 1997, salt in groppa all'oleodotto mammut: L'amministrazione Clinton ha adottato il punto di vista secondo cui una vittoria dei talebani bilancerebbe il regime in Iran [...] e offrirebbe la possibilit di nuove piste commerciali che indebolirebbero l'influenza russa e iraniana nella regione. Ma nel 1999 era ormai chiaro che i talebani non avrebbero mai potuto garantirci la sicurezza di cui avevamo bisogno per proteggere i nostri fragili oleodotti. L'entrata in scena di Osama come guerriero di Allah scompigli l'asta e port a nuove offerte. Nuove alleanze, ormai, venivano create. L'amministrazione Bush aveva gi sposato l'idea di un'invasione dell'Afghanistan (ispirata da Sandy Berger?). Frederick Starr della Johns Hopkins (4) ha scritto sul Washington Post del 19 dicembre 2000: Gli Stati Unti hanno silenziosamente cominciato ad allinearsi con quanti, nel governo russo, invocano un intervento militare contro l'Afghanistan e giocano con l'idea di un nuovo raid per spazzar via Osama bin Laden. Allora eravamo a dicembre, poi sono giunti settembre e ottobre... UNOCAL, "nous voil"! Una piacevole, inaspettata sorpresa di questa guerra astratta stata la rivelazione di quel birichino del nostro segretario della Difesa, Rumsfeld, come uno dei pi grandi comici televisivi. Dalla guerra del Golfo in poi, siamo ormai abituati a vedere i servizi degli inviati, non dal fronte ma disordinatamente ammucchiati in una sala stampa al Pentagono, mentre, in questo caso, Rumsfeld se li lavora davanti alla telecamera. Dispone di una quantit di smorfie e boccacce che fanno scoppiare a ridere sull'istante. Sul suo volto leggiamo: Stupore - pensavo di aver sentito tutto ormai. Come sapete, "io" non posso rispondere a questa domanda. E "voi" lo sapete bene - scuote la testa per il disappunto. Non impareranno mai - e le spalle si afflosciano. E tutto questo al tintinnare di magici campanellini d'argento. Poi viene servito qualche grugnito altamente selettivo e utile a fini personali, e cos gli inviati, sulla guerra, alla fine ne sanno quanto noi. Ma grazie all'Europa - dove svolazzano gli uccellini azzurri (5) - qualche notizia dal fronte arriva. E poi c' anche USA Today, del 23 novembre 2001: Il comandante delle truppe americane in Afghanistan ha dichiarato gioved che la cattura di Osama bin Laden non uno degli scopi dell'operazione Enduring Storm. Tutte le favole demonizzatrici fanno un volo gi dalla finestra. La nostra prima, istintiva reazione che il comandante, a questo punto, rischi il licenziamento. Abbiamo combattuto troppe guerre senza un nemico chiaramente definito, senza un obiettivo preciso, per potercene permettere un'altra. Ma no, semplicemente cambiata la sceneggiatura, l'Incarnazione del Male non serve pi, anzi: Non abbiamo mai affermato che Osama bin Laden fosse uno degli obiettivi del nostro sforzo bellico, ha dichiarato il

generale Franks ai giornalisti al suo primo incontro con la stampa dall'inizio della guerra. Ci a cui puntiamo, ha continuato, la distruzione della rete di Al Qaeda, come pure dei [...] talebani che danno ricetto a Bin Laden e ad Al Qaeda. Un provvidenziale aiutante di campo gli d una mano trillando: Se domani mattina qualcuno venisse a dirci che Osama morto, non per questo avremmo finito con l'Afghanistan. Cos, anche se con gran rullo di tamburi ci siamo affrettati a vendicarci del sadico pazzo fanatico religioso che ha trucidato quattromila cittadini americani, una volta entrati in 'guerra', Osama viene messo da parte come irrilevante ed eccoci di nuovo alle prese con l'oleodotto UNOCAL, ormai un progetto quasi al via. Alla luce di quanto sappiamo oggi, la "junta" non avrebbe mai catturato Osama vivo, improbabile: pu rivelare troppe cose. Uno dei numeri comici pi riusciti di Rumsfeld, oggi, il Dov'? Da qualche parte? Qui? L? Chiss dove? E chi lo sa?. E ci strizza l'occhio come solo lui sa fare. Dev'essere piacevolmente meravigliato, anzi stupefatto, al pensiero che i media si siano bevuti l'assurda storia che Osama, nel caso in cui sia ancora vivo, dovrebbe trovarsi ancora in Afghanistan, sottoterra, in attesa di farsi spazzar via, invece che in una confortevole magione a Djakarta - duemila miglia in direzione est, facilmente raggiungibile con le Tappeto Volante Airlines - dove ha molti sostenitori. Molti commentatori di una certa et hanno notato il tono hitleriano della nostra "junta", quando si mette a minacciare prima un paese e poi l'altro perch d ricetto ai terroristi. E' vero che Hitler, prima di sferrare un' colpo, amava rappresentarsi come la parte lesa, o almeno minacciata. In questo aveva molti autorevoli predecessori, tra cui la Roma imperiale. Nel suo "War in Afghanistan: A $ 28 Billion Racket", Stephen Gowan cita Joseph Schumpeter che nel 1919, descrisse Roma antica in una maniera tale che rassomiglia in modo veramente inquietante agli Stati Uniti nel 2001: 'Non c'era angolo del mondo conosciuto in cui non si sostenesse che un qualche interesse non fosse in pericolo, o addirittura soggetto a un attacco in quel preciso momento. Se gli interessi non erano quelli di Roma, allora erano quelli degli alleati di Roma; e se Roma non aveva alleati, allora se li inventava. Roma veniva costantemente attaccata dai suoi malvagi vicini'. Non abbiamo fatto altro che superare i Romani nel trasformare metafore come la guerra al terrorismo, alla povert o all'AIDS in conflitti concreti contro obiettivi che a volte, sembra, scegliamo a casaccio per poter mantenere uno stato di turbolenza e agitazione in paesi stranieri. Il primo agosto 2002, palloni sonda volavano su tutta Washington, per abituare l'opinione mondiale all'idea che il Bush dell'Afghanistan si era guadagnato un titolo tanto prestigioso quanto quello di suo padre, il Bush del Golfo Persico, e junior ormai aveva fretta di aggiungere l'Iraq - Babilonia - al suo diadema. Quei palloni caddero numerosi sull'Europa e sul mondo arabo come tanti pesi di piombo. Ma al mantra classico, romano e hitleriano - ci minacciano, dobbiamo attaccarli noi per primi - stato aggiunto un elemento nuovo. Ormai, sono pi o meno tutti allo scoperto. The International Herald Tribune ha scritto: Le prime fughe di notizie, in realt, cominciarono il 5 luglio, quando 'The New York Times' descrisse una bozza di piano del Pentagono che, secondo il quotidiano, progettava un'invasione da parte di truppe

statunitensi fino a 250 mila unit che dovevano attaccare l'Iraq da nord, da sud e da ovest. Il 10 luglio, 'The Times' scrive che la Giordania potrebbe servire da base per l'invasione. Il 'Washington Post' dichiara, il 28 luglio, che 'molte alte cariche delle forze armate americane argomentano che il presidente Saddam Hussein non pone alcuna minaccia immediata [...]'. E lo status quo andrebbe preservato. Incidentalmente, questo il genere di discussione che secondo i padri fondatori doveva essere il Congresso, e non la burocrazia militare, a condurre in nome nostro, del popolo degli Stati Uniti. Ma da molto tempo che quel genere di dibattito ci viene negato. Una nota squillante risuona oggi, in un modo impensabile nell'antica Roma: l'allegra ammissione che gli Stati Uniti ricorrono abitualmente alla provocazione. Il segretario della Difesa Donald Rumsfeld ha minacciato di mandare in prigione chiunque venisse identificato come responsabile delle fughe di notizie. Ma un generale dell'Esercito in pensione, Fred Woerner, dietro alle stesse fughe di notizie vede un metodo. Forse siamo gi nelle prime fasi di esecuzione del piano, ha dichiarato di recente. Forse ci stanno avvolgendo in un'atmosfera psicologica prebellica che mira a spingere l'Iraq o a un'azione che giustifichi un attacco statunitense o a fare concessioni? C' chi lo sa. Questo chiaro. In un altro punto di questo interessante numero dell'Herald Tribune, il saggio William Pfaff (troppo saggio e di principi troppo rigorosi per trovare sbocchi a New York), scrive: Un altro dibattito in corso a Washington se compiere o meno un attacco senza provocazione contro l'Iran per distruggere un reattore nucleare che viene costruito all'interno del paese con l'appoggio russo, sotto la sorveglianza dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica, entro i termini del Trattato di Non Proliferazione Nucleare di cui l'Iran uno dei firmatari [...]. Non c' un governo al mondo che sosterrebbe un'azione del genere, tranne quello di Israele, che lo farebbe non perch si aspetti un attacco da parte dell'Iran ma perch, e se ne comprendono le ragioni, si oppone al possesso di armi nucleari da parte di qualsiasi governo islamico.

4. Di tutti i nemici della libert pubblica, la guerra, forse, quella che pi deve essere temuta perch include e incoraggia il germe di ogni altro. Madre degli eserciti, la guerra stimola i debiti e le tasse, noti strumenti per condurre i molti sotto il dominio dei pochi. In guerra, inoltre, il potere discrezionale dell'esecutivo viene ampliato [...] e tutti i modi per sedurre la mente del popolo si aggiungono a quelli per soggiogarne la forza. Cos James Madison ci ammoniva all'alba della nostra repubblica. Dopo l'11 settembre, grazie al 'dominio dei pochi', il Congresso e i media tacciono mentre l'Esecutivo, grazie alla propaganda e a sondaggi manipolati, seduce la mente del pubblico, e intanto si d vita a centri di potere impensabili fino a oggi, come la Difesa Nazionale, e il 4 per cento del paese stato di recente invitato ad associarsi a Tips, un sistema di spionaggio civile per fare rapporto su chiunque abbia un'apparenza sospetta o forse qualcosa da obiettare a ci che sta facendo l'Esecutivo, all'interno o all'estero?

Per quanto ogni nazione sappia - se ne ha i mezzi e la volont - come proteggersi da delinquenti della sorta che ci ha inflitto l'11 settembre, la guerra non un'opzione praticabile. Le guerre si fanno contro le nazioni, non contro bande d delinquenti privi di radici. Gli si mette una taglia sulla testa e gli si d la caccia. In anni recenti, l'Italia ha fatto la stessa cosa con la mafia siciliana, e a nessuno ancora venuto in mente di bombardare Palermo. Ma la "junta" Cheney-Bush vuole la guerra per poter dominare l'Afghanistan, costruire un oleodotto, ottenere il controllo del petrolio degli 'Stan' eurasiatici per i propri partner in affari, e anche per poter fare quanto pi danno possibile all'Iraq e all'Iran col pretesto che un giorno quei paesi malvagi potrebbero ricoprire i nostri campi di frumento dorato d'antrace o qualcosa del genere. I media, mai molto abili in fatto di analisi, sono sempre pi sfiatati e incoerenti. Sulla C.N.N., persino lo stolido Jim Clancey finito in iperventilazione quando un docente universitario indiano ha tentato di spiegare come l'Iraq fosse stato un tempo nostro alleato e 'amico' nella guerra contro il nostro satanico nemico, l'Iran. Basta con questa teoria del complotto, ha sibilato Clancy. A quanto pare, ormai, 'teoria del complotto' un'abbreviazione per 'verit inammissibili'. Sempre nel mese di agosto, almeno tra gli economisti, il consenso era quasi unanime sul fatto che, considerando il nostro enorme debito pubblico (prendiamo a prestito due miliardi di dollari al giorno per mandare avanti il governo) e una base imponibile drasticamente ridotta dalla "junta" per poter beneficiare quell'1 per cento che possiede la maggior parte della ricchezza nazionale, non c' modo di trovare i miliardi necessari a distruggere l'Iraq in una 'lunga guerra', e nemmeno in una corta, con la maggior parte dell'Europa schierata contro di noi. La Germania e il Giappone finanziarono la guerra del Golfo, con riluttanza - e il Giappone, all'ultimo minuto, fece le bizze sul tasso di cambio all'epoca dell'accordo. Oggi, la Germania di Schrder dice no. E il Giappone, zitto. Ma i tamburi di guerra continuano a chiedere vendetta; e il fatto che la maggior parte del pianeta dica no alla nostra guerra non fa che far fiorire rose febbrili sulle guance di Bush senior del Carlyle Group, Bush junior dell'Harken, Cheney dell'Halliburton, Condoleezza Rice della Chevron, Rumsfeld dell'Occidental. Se c' mai stata un'amministrazione che dovrebbe astenersi sulle questioni riguardanti l'energia, proprio la presente "junta". Che non ha niente a che vedere con qualsiasi passata amministrazione della nostra storia. I loro cuori sono chiaramente altrove, a far quattrini, lontano dai nostri finti templi romani, dove, ahim, ci rimangono solo le loro teste, che sognano la guerra, preferibilmente contro paesi deboli e periferici. Mohammed Hekal un brillante giornalista e analista egiziano, che ha ricoperto la carica di ministro degli Esteri. Il 10 ottobre 2001, ha dichiarato a The Guardian: Bin Laden non ha la possibilit di mettere in piedi un'operazione di questa grandezza. Quando sento Bush che parla di Al Qaeda come se fosse la Germania nazista o il partito comunista dell'Unione Sovietica, mi viene da ridere perch so chi sono veramente. Bin Laden stato sotto sorveglianza per anni: ogni sua telefonata veniva registrata, e in Al Qaeda c'erano agenti infiltrati dei servizi segreti statunitensi, pakistani, sauditi ed

egiziani. Non avrebbero potuto tener segreta un'operazione che richiedeva un tale grado di organizzazione e di sofisticazione. L'ex presidente del servizio segreto nazionale tedesco, Eckart Wertheback (American Free Press del 4 dicembre 2001) mette le cose in chiaro. L'attacco dell'11 settembre richiedeva una pianificazione di anni, e la scala degli attentati indica che erano il prodotto di attivit organizzate a un livello statale. Eccoci qui. Chiss, forse, dopo tutto, Bush junior aveva ragione a parlare di guerra. Ma quale "Stato" ci ha attaccato? Imputato, alzatevi, per favore. L'Arabia Saudita? No, no. Perch dovremmo pagarvi cinquanta milioni di dollari l'anno per addestrare la real guardia del corpo sul nostro stesso sacro, bench arido suolo? Certo, nel regno ci sono molti nemici ricchi e ben istruiti ma.... Bush senior e Bush junior si scambiano uno sguardo d'intesa. L'Egitto? Assolutamente no. Le casse, nonostante le mance statunitensi, sono vuote. La Siria? Non ha i mezzi. L'Iran? Troppo orgoglioso per scomodarsi per un paese tanto parvenu come gli Stati Uniti. Israele? Sharon capace di tutto. Ma gli manca il fegato e la grazia del vero kamikaze. E poi, Sharon non era in carica quando l'operazione ebbe inizio, con l'inserimento di 'larve' nelle scuole di volo statunitensi, cinque o sei anni fa. Gli Stati Uniti? Certi elementi dell'America delle corporation sarebbero felici, e non solo di una enorme e diretta minaccia nemica che renderebbe possibile, qui da noi, entrare in guerra ogni qual volta paia appropriato al presidente, con la sospensione, allo stesso tempo, delle libert civili. (Le trecentoquarantadue pagine dell'"USA Patriot Act" sono state chiaramente preparate prima dell'11 settembre). Ecco che Bush senior e Bush junior si mettono a ridacchiare. E perch? Perch a quel tempo Clinton era presidente. Lasciando il banco degli imputati, pi con rabbia che con dolore, l'ex presidente dichiara: Quando lasciammo la Casa Bianca avevamo un piano per l'annientamento di Al Qaeda. Lo abbiamo passato a questa amministrazione, e non ha fatto nulla. Perch?. Si morde le labbra e si allontana. I due Bush hanno smesso di ridere. Il Pakistan crolla: Sono stato io! Lo ammetto! Non mi sono saputo trattenere! Salvatemi. Sono un peccatore. A quanto pare, il colpevole davvero il Pakistan - almeno in parte. Ora dobbiamo tornare indietro al 1979, quando la pi grande operazione segreta della storia della CIA venne lanciata in risposta all'invasione sovietica in Afghanistan. L'esperto dell'Asia centrale Ahmed Rashid ha scritto (Foreign Affairs, novembre-dicembre 1999): Con l'incoraggiamento attivo della CIA e dell'Inter Services Intelligence del Pakistan, che volevano trasformare il jihad afghano in una guerra globale, sferrata da tutti gli Stati arabi contro l'Unione sovietica, circa trentacinquemila fondamentalisti musulmani, da quaranta paesi islamici, si unirono alla guerriglia in Afghanistan tra il 1982 e il 1992. Pi di centomila estremisti musulmani stranieri sono stati influenzati direttamente dal jihad afghano. La CIA, segretamente, addestr e sostenne finanziariamente questi combattenti. Nel marzo 1985, il presidente Reagan emise la National Security Decision Directive 166, che aumentava gli aiuti militari, mentre gli esperti della CIA si incontravano con le loro controparti dell'ISI vicino Rawalpindi, in Pakistan. Jane's Defense Weekly, del 14

settembre del 2001, ci d il miglior colpo d'occhio: Gli addetti all'addestramento provenivano per la maggior parte dai servizi segreti pakistani, l'ISI, che avevano imparato il mestiere dai commandos americani dei Berretti Verdi e dei Navy Seal in vari centri d'addestramento americani. Ci spiega la riluttanza dell'amministrazione a spiegare perch cos tanti individui inqualificabili, per un periodo cos lungo, abbiano ottenuto dei visti per visitare i nostri ospitali lidi. Intanto, in Pakistan, l'addestramento di massa dei [fanatici] afghani venne successivamente condotto dall'esercito pakistano sotto la supervisione degli elitari Servizi Speciali [...]. Nel 1988, con la connivenza degli Stati Uniti, Bin Laden cre Al Qaeda ('La Base'): un conglomerato di cellule di terroristi islamici quasi indipendenti sparse grosso modo su ventisei paesi. Washington fece finta di non vedere Al Qaeda. Il 4 settembre 2001, il Daily Telegraph di Londra dichiar che il direttore generale dell'ISI, il generale Mahmoud Ahmed, era arrivato a Washington. Il 10 settembre, il quotidiano pakistano The News fece notare come la visita di una settimana del capo dell'ISI, Mahmoud, ha fatto sorgere alcune speculazioni sull'argomento dei suoi misteriosi incontri al Pentagono e al Consiglio Nazionale di Sicurezza. Ufficialmente, fonti del dipartimento di Stato sostengono che si tratti di una visita di routine che ricambia quella fatta in precedenza dal direttore della CIA, George Tenet, a Islamabad. Fonti ufficiali confermano che Mahmoud ha incontrato Tenet nel corso della settimana. Non venivano forniti altri dettagli. Ma poi, l'8 ottobre, ecco che Mahmoud viene licenziato dalla sua carica di direttore dell'ISI e si prepensiona. L'edizione indiana di The Times la prima a darne la ragione: Fonti del pi alto livello hanno qui confermato, marted, che il generale stato sollevato dall'incarico a causa delle 'prove' fornite dall'India che dimostravano i suoi legami con uno dei dirottatori suicidi che hanno distrutto il World Trade Center. Le autorit statunitensi hanno preteso la rimozione dopo aver comprovato che un bonifico di centomila dollari era stato inviato al dirottatore Mohammed Atta dal Pakistan, da Ahmad Uhmar Sheikh, su richiesta del generale Mahmoud. Oggi sappiamo che Mohammed Atta era al comando dei diciannove uomini che l'11 settembre 2001 hanno dirottato i quattro aerei. E' morto nella collisione con la prima torre. Perch il generale Mahmoud, durante la sua visita a Washington, gli ha inviato del denaro? Sicuramente una delle tante domande che verranno fatte a George Bush junior durante l'interrogatorio nel suo prossimo impeachment. Speriamo che il boss Cheney gli abbia spiegato la "connection pakistana". Mentre l'aereo di Mohammed Atta si schiantava contro il World Trade Center, Bush stava chiacchierando con la scolaretta di una scuola elementare della Florida che gli raccontava del suo capretto. Per coincidenza, la nostra parola 'tragedia' viene dal greco, da "trgos", 'capro', e "oid", 'canto'. 'Il canto del capro'. E' decisamente appropriato che questo lamento, cantato nei drammi satirici arcaici, sia stato udito di nuovo nel momento esatto in cui siamo stati colpiti da una pioggia di fuoco dal cielo, e in cui una tragedia di cui non si riesce a vedere la fine iniziata per noi.

CI SIAMO PERSI IL BALLO DEL SABATO

Duke Ellington dal juke-box canta: Missed the Saturday dance, beard they crowded the floor, duh duh duh duh (6). Ho un buon orecchio per le melodie, ma non riesco mai a ricordarmi le parole di nessuna canzone, inclusi i versi ispirati del nostro inno nazionale. Ma questa canzone e quelle note mi sono risuonate in testa per oltre mezzo secolo, da quando le ho sentite in una sala da ballo vicino al campo in cui ero distaccato. Appena uscito da Exeter, a diciassette anni, mi ero arruolato nell'esercito; ovvero un anno dopo che George Bush, appena uscito da Andover, era entrato in Marina, e soprattutto un anno dopo che il mio migliore amico di Washington si era arruolato nei marines. Lui era 'coperto', alla Duke: aveva un contratto come giocatore professionista di football americano, quando la guerra fosse finita. Ma pensava di dover combattere e divenne un esploratore e osservatore nel Pacifico per la Terza Divisione. Vide l'azione a Guam, venne assegnato all'operazione 'Detachment' e inviato a Iwo Jima, dove i giapponesi erano asserragliati dentro tunnel sotto la brulla superficie dell'isola. Il 19 febbraio 1945 i marines sbarcarono a Iwo Jima, dopo un lungo e piuttosto vano bombardamento aereo. I giapponesi erano sotto terra, fuori portata. A nove giorni dal DDay, elementi della Terza Divisione approdarono sull'isola gi affollata, otto miglia quadrate di sabbia vulcanica e rocce. Come il teschio di un brontosauro preistorico, il monte Suribachi si staglia sull'isola lunga cinque miglia e mezzo. Di recente ho osservato attentamente ogni inquadratura di un vecchio cinegiornale - ora sembra cos remoto che potrebbe trattarsi anche di una serie di fotografie di Matthew Brady (7) ad Antietam. Per per me una cosa vicinissima, come fosse accaduta ieri, anche se io non ero l, ma su un'altra isola del Pacifico molto a nord, nel Mar di Bering. Ci volle un mese perch la conquistassero; ventimila giapponesi vennero uccisi e anche seimilaottocentoventuno soldati americani, soprattutto marines. A dieci giorni dal D-Day, il primo marzo 1945, alle 4,15 del mattino, il soldato semplice James Trimble venne ammazzato sul colpo da una granata: aveva diciannove anni. Bush e io siamo sopravvissuti. In certo modo opportuno che la nostra generazione - la generazione della guerra come ci piace, forse troppo orgogliosamente, definirci - termini, sia da un punto di vista ufficiale che statistico, quando George Bush venga sostituito con un uomo che potrebbe essere suo - nostro - figlio. Dico opportuno perch la nostra generazione, che conquist in battaglia l'impero americano, proprio graziosamente incarnata dalla carriera di George Bush, che ha servito con energica cecit l'impero, riuscendo sempre, ogni qual volta aveva di fronte un bivio nella strada verso il nostro destino imperiale, a prendere, come i suoi predecessori, la direzione sbagliata. Altrove ho scritto che l'Et dell'Oro americana dur solo cinque anni: dalla fine della guerra, nel 1945, al 1950, l'inizio della guerra di Corea. Durante questa pausa le arti fiorirono e quelli tra noi che si erano persi la giovinezza cercarono di pareggiare i conti.

Nel frattempo, tra le quinte della Casa Bianca e senza che noi lo sapessimo, i capi del nuovo impero mondiale erano indaffaratissimi a sostituire la repubblica per cui avevamo combattuto con uno stato di segretezza nazionale, votato a una guerra eterna contro il comunismo in generale e l'Unione Sovietica in particolare. Va detto che Harry Truman e gli altri capi temevano che se non fossimo rimasti sul piede di guerra saremmo finiti di nuovo nella Grande Depressione, che non termin se non quando i giapponesi ci attaccarono a Pearl Harbor e tutti andarono o in guerra o a lavorare. Fa parte del mito nazionale che l'attacco non sia stato provocato. A dire il vero eravamo in cerca di una guerra con il Giappone dall'inizio del secolo. Il Pacifico (anzi l'Asia) doveva essere nostro o loro? Inizialmente i giapponesi preferirono conquistare l'Asia continentale, ma quando sembr che potessimo negare loro l'accesso al petrolio del Sudest, allora attaccarono. Se non lo avessero fatto, non saremmo mai andati in guerra, n nel Pacifico, n in Europa. Sono nato otto anni dopo la fine della prima guerra mondiale. Mentre crescevo, mi veniva ricordato continuamente che dal conflitto in Europa non avevamo ottenuto niente, a parte un attacco ai Dieci Emendamenti in patria e, ovviamente, il nobile esperimento: il proibizionismo. I giovani spesso mi chiedono, meravigliati, perch cos tanti di noi si arruolarono "volontari" nel 1943. Io rispondo che, visto che eravamo stati attaccati a Pearl Harbor, avevamo l'obbligo di difendere il nostro paese. Ma devo anche aggiungere che se, nel 1917, milioni di ragazzi erano entusiasti di combattere i crucchi, noi no, non lo eravamo. Eravamo fatalisti. Nei tre anni che ho passato nell'esercito, non ho sentito mai un soldato esprimere sentimenti patriottici, tutto il contrario di quando sullo schermo vedevamo gente come Erroll Flynn vincere la guerra della libert o, anche peggio, John Wayne, di cui conoscevamo il vero nome, Marion, il vero archetipo dell'attore scansa-militare, che per di pi interpretava il ruolo di una Tigre Volante (8). Anche se non eravamo guerrieri entusiasti, l'odio per il nemico era reale. Venivamo convinti che i 'nippo' fossero subumani e le nostre atrocit contro di loro andarono di pari passo con le loro contro di noi. Ero nel Teatro delle Operazioni del Pacifico, dove la guerra non era solo imperiale, ma anche razziale: la razza bianca contro la gialla, e la corona sarebbe andata a noi visto che eravamo la razza suprema, o almeno cos ci avevano insegnato. Uno degli aspetti peggiori di quel conflitto stato l'uso degli stereotipi razziali da entrambe le parti. In Europa eravamo rispettosi - persino timorosi dei tedeschi e quindi, visto che neri e donne nelle nostre forze armate erano decisamente discriminati, la seconda guerra mondiale per noi stata, letteralmente, il fardello dell'uomo bianco. Quindi mentre l'Et dell'Oro si godeva il viaggio sul ponte della nave, gi nella sala macchine i capi inventavano il dipartimento della 'Difesa' e il Consiglio Nazionale di Sicurezza, con i suoi decreti segreti e incostituzionali, e la CIA, altrettanto incostituzionale e modellata, come Allen Dulles (9) notava allegramente, sulla N.K.V.D. (10) dei sovietici. Allora, senza che avvenisse un dibattito pubblico, siamo stati votati a una guerra infinita, anche se i capi sapevano che il nemico non era nostro pari, n economicamente n militarmente. Ma attraverso l'indefesso lavoro di 'disinformazione'

della CIA, riuscirono a convincerci che chi era debole era invece forte e che i russi stavano davvero arrivando. Costruite i rifugi contro la guerra atomica imminente!: una generazione intera venne traumatizzata. La guerra di Corea mise fine alla nostra reputazione di invincibili campioni del mondo dei pesi massimi; potremmo aver mantenuto intatta l'aureola se avessimo evitato questa guerra stravagante (l'abbiamo chiamata un''azione di polizia'), ma oramai avevamo cos esagerato il reale potere dell'Unione Sovietica, in tandem con la Cina, che non potevamo far altro che trascinarci da un insensato confronto militare all'altro. Sfortunatamente, Kennedy era meno cinicamente pratico di chi aveva presieduto a quella che Dean Acheson chiamava 'la creazione' dell'impero. Credeva davvero (o fingeva di farlo) alla loro retorica. Gli piaceva la frase: Questa fase di crepuscolo, credeva nella teoria del domino, nel sopportare ogni peso. Invase Cuba e fall. Volse la sua attenzione all'Asia, per contenere la Cina, interferendo in una guerra civile nel Vietnam, dove la maggioranza della popolazione aveva votato per il comunista Ho Chi Minh che, citando Jefferson, aveva chiesto a Eisenhower di trasformare il Vietnam in un protettorato americano. Ma, come Ike spieg nelle sue memorie, questo non fu possibile, perch loro erano "comunisti". Nel 1961 Kennedy inaugur il pi veloce riarmo dai tempi di Pearl Harbor; ripristin anche gli armamenti in Germania, facendo scattare campanelli d'allarme nell'Unione Sovietica. Parlarono di negarci la possibilit di accesso alla nostra sezione di Berlino. Kennedy rispose con un discorso di guerra che invocava 'la crisi di Berlino' come crisi mondiale. Per reazione Chruscv fece costruire il muro. Era come se volessimo una guerra che, in qualche modo, trasformasse un triste crepuscolo in uno sfolgorante mezzogiorno di fuoco nucleare. La crisi dei missili a Cuba fu la mossa seguente, con noi nelle vesti di provocatori. Poi con la guerra del Vietnam non solo abbiamo preso la strada sbagliata, ma abbiamo fatto un'inversione a 'U', combattendo il pi lungo conflitto della nostra storia in una regione in cui non avevamo nessun interesse strategico, a meno che non volessimo dichiarare apertamente quello che la direzione del paese ogni tanto crede davvero: che gli Stati Uniti sono il padrone della terra e che chiunque ci sfidi verr colpito dal napalm, stretto d'assedio o rovesciato in segreto. Siamo al di fuori della portata della legge, il che non insolito per un impero; ma sfortunatamente siamo anche al di fuori del buon senso. L'unico argomento, oltre al deficit, che andava discusso nelle ultime elezioni era il bilancio militare. N Bush n Clinton lo hanno mai sfiorato. Alla fine saremo incapaci di ottenere in prestito abbastanza soldi per farci vedere in ghingheri in paesi sempre pi deboli, ma fino ad allora, grazie alle molte scelte suicide della generazione imperiale che si forgiata nella seconda guerra mondiale, il nostro paese non solo diviso, ma decisamente a pezzi. L'ultima trovata dei capi stata incoraggiare - deplorandolo - quell'atteggiamento che si chiama "political correctness", che la Silly Putty (11) o l'hula-hoop di questo decennio. Pu esserci un trucco migliore per distogliere l'attenzione dal fatto che, ad esempio, la dirigenza si appropriata di tre miliardi e ottocento milioni di dollari per le

guerre spaziali, che non quello di creare un sistema che mette sesso contro sesso, razza contro razza, religione contro religione? Con tutti in armi contro tutti, nessuno avr il tempo di opporsi all'impero rovinosamente costoso che Mister Clinton e i "baby boomers" (che parola spiacevole!) hanno ereditato. Gli auguro buona fortuna. C' chi fa il sentimentale sulla seconda guerra mondiale. Io no: non esistono 'guerre buone'. Abbiamo impedito alla Germania e al Giappone di controllare un emisfero. Ora, ovviamente, loro sono potenze economiche mondiali mentre noi, con i nostri quattromila miliardi di dollari di debito, a quanto pare stiamo per raggiungere l'Argentina e il Brasile nell'altra zona della graduatoria. In ogni caso, la celebrata buona guerra che ci ha dato l'impero che abbiamo poi cominciato a maltrattare non valeva forse neanche la morte del soldato semplice Jimmy Trimble del corpo dei marines, figuriamoci quella di milioni di altri. Ho appena ascoltato l'originale del disco di Duke Ellington, ecco le parole che mi scordo sempre. Missed the Saturday dance, beard they crowded the floor, couldn't bear it without you, don't get a round much anymore (12). In ogni caso una buona cosa per il mondo che con la dipartita di Bush "noi" non ci facciamo troppo vedere in giro. Il tour in Somalia e Bosnia potrebbe essere l'ultimo dei nostri urr, prodotto dalla C.N.N. e, finora, senza sponsor. Forse adesso, senza di noi, la generazione di Clinton riavr il ballo del sabato che noi ci siamo persi. E speriamo che la pista non sia troppo affollata da nostri rivali in affari - se non d'amore, di morte.

L'ULTIMO IMPERO
E' meraviglioso invero, signore e signori, avervi tutti qui racchiusi, per cos dire, fra due copertine (13), qui nel luogo che il vecchio John Bunyan chiamava la Fiera delle Vanit, perch la citt in cui si tiene pi frivola della vanit (14). Ma oggi la citt non tanto Londra o New York, ma il villaggio globale stesso, nel quale voi questo mese muovete le sorti del mondo - o invece sono gli altri che le muovono per voi (sono con te, Yasser). Da molti punti di vista ritengo estremamente adeguato che ci incontriamo qui, alla solita fiera, mentre il ventesimo secolo e il secondo millennio cristiano ci salutano. Personalmente pensavo che non se ne sarebbero mai andati prima di portarci via con loro. Ci sono ovviamente ancora settecentonovantuno giorni e vedo anche che i fotografi hanno immortalato un gran numero di sorrisi. Gioia? O hanno ragione quegli antropologi che dicono che scoprire i denti un segnale di aggressivit? Speriamo non prima del 2001 dell'Era Comune. Ovvio che secoli e millenni siano solo segni arbitrari, come i libri contabili della Paramount, ma, da un punto di vista simbolico, vogliono dire molto per quelli che sono interessati al perch oggi siamo quel che siamo e facciamo quel che facciamo. Questo riguarda in particolare quei reggitori di sorti che hanno dedicato buona parte dell'anno a incontrarsi, per merito della sola indisponibile - o il presidente Clinton aveva detto indispensabile? - nazione sulla terra e ultimo sedicente potere globale, carico di atomiche, basi militari e debiti. Denver e Madrid sono stati due terreni fieristici. Non c' mai un gran guadagno quando il manager del mondo convoca i suoi direttori regionali per farsi due risate. Ma quando Clinton a Denver ha scelto uno stile da cowboy, con stivali per tutti, alcuni direttori regionali hanno osato protestare. Tuttavia sono facilmente rimpiazzabili e lo sanno. In seguito le Sette Potenze Economiche (pi la Russia) hanno deciso, a Madrid, di estendere la NATO a Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. Jacques Chirac, il direttore francese del... be', siamo franchi, dell'impero americano, voleva che fossero accettati parecchi altri paesi dell'Europa orientale, mentre il direttore russo "non" voleva alcuna estensione a est di un'alleanza militare che lui ancora pensa, erroneamente, sia stata creata proprio per proteggere l'Europa orientale da un'Unione Sovietica bramosa di potere. A dire il vero, come vedremo, la NATO venne creata in modo che gli Stati Uniti potessero dominare l'Europa "occidentale" militarmente, politicamente ed economicamente; ogni allargamento corrente significa che altre nazioni e territori saranno sotto controllo USA, per accontentare certi elettori trattino-americani, come i polacchi, i cechi e gli ungheresi. Si sent il direttore francese che usava la parola "merde" quando l'imperatore americano disse che questa volta dovevano essere accolte solo tre nuove nazioni. Il francese venne ignorato, ma d'altra parte aveva perso le elezioni in patria. In ogni caso la confederazione nord-atlantica di Stati Uniti-Canada pi l'Europa occidentale ora pu essere definita collettivamente O.N.A.D.B., Organizzazione Nord-

Atlantica Baltico-Danubiana, a cui presto senz'altro verr aggiunto anche il Mar Nero. Vedo che alcuni di voi si agitano impazienti. Gli Stati Uniti sono "un impero"? I consiglieri dell'imperatore ridono alla sola idea. Non siamo forse una perfetta democrazia innamorata della libert e ansiosa di mostrare la nostra economia da manuale alla vecchia Europa quale modello di come i pochi riescono a fare un sacco di soldi eliminando i sindacati e tutte quelle frivolezze decadenti come la sanit pubblica e l'istruzione? A Denver un'altra delle comparse - sempre quei seccatori di francesi - si chiedeva quanto fossero attendibili le cifre sulla nostra disoccupazione, quando un decimo della forza-lavoro maschile non viene preso in considerazione, visto che si tratta di persone in prigione, in libert condizionata o sulla parola. Il primo ministro canadese, anche pi seccante dei francesi, fu sentito mentre diceva alla sua controparte belga (di fronte a un microfono aperto) che se i capi di ogni altro paese prendessero i soldi delle corporation apertamente come fanno i leader americani, saremmo tutti in prigione. Evidentemente gli indigeni sono indocili, ma siamo sempre noi a guidare la Fiera delle Vanit. Parlo di tutto questo non per essere scortese, ma piuttosto vorrei indicare che chi convive troppo a lungo con delle contraddizioni irrisolte non riesce ad affrontare la realt, quando alla fine gli si para davanti. Ho vissuto per quasi tre quarti di questo secolo. Mi sono arruolato nell'esercito degli Stati Uniti a diciassette anni; sono andato nel Pacifico: non ho fatto niente di utile; ero solo l, come diceva Nixon, QUANDO CADEVANO LE BOMBE. Per non ci sono cadute davvero addosso, n a me n a lui: lui era un ufficiale di Marina che guadagnava un patrimonio giocando a poker, mentre io ero un primo ufficiale di Marina che scriveva un romanzo. Ora, d'improvviso, siamo nel 1997 e 'celebriamo' il cinquantesimo anniversario della Dottrina Truman e del Piano Marshall. Ma, pi sinistramente, il 26 luglio stato il cinquantesimo anniversario del National Security Act, varato senza un dibattito nazionale ma con il pacifico consenso "bipartisan" del Congresso, che sostitu la vecchia repubblica americana con uno Stato di Sicurezza Nazionale molto impegnato nelle faccende dell'impero globale, il che spiega... Ma prima, entriamo nella Macchina del Tempo. Siamo alle Idi di agosto 1945. La Germania e il Giappone si sono arresi e circa tredici milioni di americani sono diretti a casa per godersi... be', essere vivi era gi un successo. Viene fuori che casa una specie di fiera con i fuochi d'artificio e l'orchestra che suona "Don't Sit Under the Apple Tree" di Glenn Miller e un luna park che offre divertimento senza fine apre le porte e noi entriamo tutti in fila. Passiamo dalle sale degli specchi dove tutti sono comicamente distorti, ci facciamo un giro nei vari tunnel dell'amore e un tour spaventoso nella casa degli orrori, dove ci passano accanto scheletri, ragnatele e pipistrelli finch, con i brividi e l'eccitazione del caso, siamo pronti per uscire e per la vita di tutti i giorni, ma, tra la costernazione di alcuni e l'evidente indifferenza degli altri, non ci hanno mai permesso di lasciare del tutto il luna park; ormai diventato parte del nostro mondo, e cos quei folletti maligni seduti sotto l'albero di mele (15).

Ufficialmente gli Stati Uniti erano in pace; buona parte dell'Europa e la maggior parte del Giappone erano in rovina, spesso letteralmente, certo da un punto di vista economico. Noi soli avevamo tutte le nostre citt intatte e una specie di boom economico, dico 'una specie' perch dipendeva dalla produzione di guerra e non c'era, almeno da quello che tutti potevano vedere, nessun conflitto all'orizzonte. Ma le arti in breve esplosero. And in scena "Zoo di vetro", venne eseguito "Appalackian Spring" di Copland; un film intitolato "Giorni perduti" - non un cattivo titolo per quello che avevamo attraversato - vinse un Oscar e Richard Wright, non ancora costretto all'esilio, pubblic un romanzo molto ammirato, "Ragazzo negro", mentre il libro di Edmund Wilson "Memorie della contea di Ecate" venne bandito per oscenit in varie parti del paese. Stranamente a quei tempi ogni citt aveva almeno tre o quattro quotidiani, e New York, come si addiceva a una capitale del mondo, ne aveva diciassette. Ma una novit, la televisione, aveva iniziato a fare la sua comparsa casa dopo casa, con il suo freddo occhio grigio deformante che proiettava senza requie la sua fieristica visione del mondo. Quelli tra noi che seguivano i media - orrenda parola allora nuova di zecca cominciavano a notare che anche mentre guardavano Milton Berle (16) continuavamo a uscire ed entrare nella casa degli orrori. All'improvviso degli scheletri subliminali comparivano sullo schermo della T.V., per esempio il nostro alleato nella recente guerra, 'lo zio Joe Stalin', come lo aveva definito il presidente accidentale Harry S. Truman, a cui ora erano spuntate due corna e due zanne che colavano sangue. Sulla terra eravamo l'unica grande potenza non in rovina e con l'atomica, eppure, in qualche modo, correvamo un terribile rischio. Perch? Come? Il problema sembrava riguardare la Germania che, l'11 febbraio 1945, a Jalta, era stata divisa in quattro zone: americana, sovietica, inglese e francese. I russi evidentemente avevano sostenuto il peso della maggior parte dei combattimenti e avevano sofferto le maggiori perdite e per questo venne stabilito che avessero subito un anticipo delle riparazioni tedesche, per una somma di venti miliardi. In un successivo incontro a Potsdam con Stalin e Churchill il neopresidente Truman riconferm le decisioni di Jalta e opt per la riunificazione della Germania sotto le quattro potenze vincitrici. Ma tra l'euforia di Jalta e il nervosismo di Potsdam qualcosa era successo. Mentre l'incontro procedeva, nel deserto del New Mexico veniva sperimentata con successo la bomba atomica. Ora eravamo in grado di incenerire il Giappone - o, se era per quello, anche l'URSS - e quindi non avevamo pi bisogno dei russi per sconfiggere il Sol Levante. Abbiamo iniziato a rinnegare i nostri accordi con Stalin, in particolare quelli sulle riparazioni dalla Germania. Abbiamo anche tranquillamente messo da parte l'idea, su cui era stato siglato l'accordo a Jalta, di una nazione unita sotto il controllo di quattro potenze. Il nostro scopo ora era unire le tre zone ovest della Germania e integrarle nella "nostra" Europa occidentale, restaurando, nel processo, l'economia tedesca: quindi, meno riparazioni. Poi, gi nel maggio 1946, cominciammo a riarmare la Germania. Stalin si infuri per questo tradimento. La guerra fredda era iniziata. Da noi, i media iniziavano a preparare i pochi attenti alla delusione. All'improvviso ci

ritrovammo con le pi alte tasse sul reddito nella storia americana che servivano a pagare sempre pi bombe, tra cui quella ammazzatutti all'idrogeno, e questo perch "arrivavano i russi". Nessuno sapeva perch o come stessero arrivando; non erano impegnati a seppellire venti milioni di morti? Le spiegazioni ufficiali di tutto questo avevano poco senso, ma d'altra parte, come osservava allegramente il segretario di Stato di Truman, Dean Acheson, al dipartimento di Stato discutevamo solitamente su quanto tempo il mitico 'cittadino americano medio' dedicasse ogni giorno ad ascoltare, leggere e discutere della situazione mondiale al di fuori del suo paese... secondo noi dieci minuti al giorno era una media alta. Quindi perch stare a seccare la gente? Un governo occulto "bipartisan" il migliore per quella che - o dovrebbe essere - una societ di lavoratori docili, consumatori entusiasti, soldati ubbidienti, che crederanno a qualsiasi cosa per almeno dieci minuti. Lo Stato di Sicurezza Nazionale, l'alleanza NATO, la quarantennale guerra fredda sono stati tutti creati senza il consenso, n tanto meno seguendo i consigli, del popolo americano. Ovviamente ci sono state delle elezioni durante questo periodo cruciale, ma le coppie Truman-Dewey, Eisenhower-Stevenson, Kennedy-Nixon erano tutte ugualmente attratte dall'idea di inventare, per prima cosa, un nemico dai molti tentacoli, il comunismo, la star della casa degli orrori; e poi, per combattere un tale mostro, di creare in patria uno stato di guerra permanente con tanto di giuramenti di lealt, la leva in tempo di 'pace' e una polizia segreta per tenere d'occhio i 'traditori' di casa nostra, come venivano chiamati i pochi nemici dello Stato di Sicurezza Nazionale. Poi sono seguiti quarant'anni di guerre insensate che hanno generato un debito pubblico di cinquemila miliardi di dollari e hanno fornito enormi vantaggi all'industria aerospaziale e a imprese come la General Electric, il cui testimonial televisivo fu a lungo Ronald Reagan, poi andato in pensione alla Casa Bianca. Perch parlarne proprio ora? Non abbiamo funzionato benissimo come Stati Uniti d'Amnesia? La nostra economia l'invidia del mondo, ha proclamato il presidente a Denver. Niente inflazione. Lavoro per tutti, a parte il 3 per cento della popolazione in prigione e il 5 per cento che ha rinunciato a cercarlo, il che porta la cifra reale vicina alla deprimente media europea dell'11 per cento, e tutto questo stato ottenuto senza ricorrere mai a quel socialismo marcio che c' in Europa. Non abbiamo un servizio sanitario o una vera e propria istruzione pubblica, o, a dire il vero, quasi niente di quel che serve a chi abita nel luna park. Ma ci sono un sacco di ore di lavoro sottopagate per mariti e mogli mentre non viene offerta nessuna assistenza per i bambini, quando i genitori sono via da casa. Meno male che ora il Congresso sta preparando una legge secondo cui le prigioni per adulti potranno prendere anche ragazzi di quattordici anni. Almeno qualcuno si occuper di loro, mentre, dal punto di vista economico, solo una questione di tempo prima che tutto il globo venga omologato dal metodo Greenspan. Certo i banchieri europei invidiano i nostri sindacati senza potere (solo il 14 per cento dei fortunati abitanti del luna park ha il privilegio di appartenere a uno di essi) e le nostre industrie, scarne, meschine, rimpicciolite, che per gli esuberi non offrono altre soluzioni a parte l'inferno, dove farli sfrigolare, friggere e infine bruciare. Oggi diamo ordini agli altri paesi; diciamo loro con chi devono fare affari e di fronte a quali dei

nostri tribunali si devono presentare, se ci disobbediscono. Nel frattempo gli agenti dell'F.B.I. cercano in giro per il mondo i demoni e gli ambulanti della droga e l'incostituzionale CIA (che non sottopone i propri resoconti al Congresso come la Costituzione richiede) d la caccia ai 'terroristi', ora che i loro ex colleghi, e qualche volta datori di lavoro, del K.G.B. hanno chiuso bottega. Siamo arrivati a quella che Tennessee Williams una volta defin A Moon of Pause ('una luna di pausa'). Quando gli chiesi che diavolo voleva dire quell'espressione, mentre veniva pronunciata da un'attrice in una delle sue pice, rispose altezzosamente: E' il vero significato greco di menopausa. Io gli dissi che la parola "moon" non veniva da "mensis" (che in latino, e non in greco, vuol dire 'mese'). Quindi mi domand sospettosamente: Com' che si dice luna in latino?. Quando gli dissi che la parola era appunto "luna" e quanto si sarebbe potuto divertire con le assonanze con 'lunatico', sospir e tagli la frase. Ma al momento della conferenza di Madrid sull'estensione della NATO, 'una luna di pausa' sembra una bella definizione eccentrica per parlare del cambiamento di vita che il nostro impero deve ora affrontare, senza alcun nemico e alcuna funzione comprensibile. Mentre eravamo impegnatissimi al luna park, nessuno ci ha mai detto che cosa volesse davvero dire l'accordo della NATO. Il 17 marzo 1947 il Trattato di Bruxelles stabiliva un'alleanza militare di Inghilterra, Francia e Benelux, a cui il 23 marzo si unirono Canada e USA. Il motore dietro la NATO erano gli Stati Uniti, la cui principale politica estera, dal tempo dell'amministrazione di George Washington, stata evitare quelle che Alexander Hainfitori definiva alleanze invischianti. Ora che si pensava che i russi stessero per arrivare, rimpiazzavamo la vecchia repubblica con il neonato Stato di Sicurezza Nazionale e aprivamo i battenti come maggiore potenza "europea" a ovest dell'Elba. Eravamo decisi a rendere permanente la divisione della Germania tra la nostra zona occidentale (pi quelle francesi e inglesi) e quella sovietica a oriente. Con tranquillit decidemmo di rompere ogni accordo che avevamo preso con il nostro ex alleato, che ora era diventato l'orrendo nemico comunista. Per chi interessato ai dettagli, "Drawing the Line (The American Decision to Divide Germany 1944-1949") di Carolyn Eisenberg l'autorevole storia di un impero che - qualche volta alla cieca e qualche altra in modo geniale - mette insieme i propri pezzi trasformando prima i suoi alleati e poi i suoi ex nemici, come Germania, Italia e Giappone, in Stati clienti permanentemente soggetti al nostro diktat militare ed economico. Anche se i sovietici volevano continuare a rispettare i nostri accordi originali di Jalta e persino di Potsdam, abbiamo deciso, unilateralmente, di restaurare l'economia tedesca per piazzare una Germania riarmata nell'Europa occidentale, isolando quindi l'Unione Sovietica, nazione che non si era ancora ripresa dalla seconda guerra mondiale e che non aveva armi nucleari. Fu Acheson, di nuovo, a spiegare con eleganza tutte le bugie che fu costretto a dire al Congresso e ai dieci minuti di attenzione dell'americano medio: Se, come abbiamo fatto, affermavamo le nostre convinzioni in maniera pi chiara della stessa verit, non eravamo molto diversi da tutti gli altri educatori e non avremmo

potuto fare altrimenti [...]. Le distinzioni devono lasciare il posto alla semplicit dell' affermazione, i dettagli e le sfumature alla schiettezza, quasi alla brutalit, per ottenere un vantaggio. Quindi due generazioni di americani sono state trattate cos dai loro padroni, finch alla parola 'comunismo' scattava in loro un riflesso pavloviano orgasmatico insieme alla perdita delle capacit cerebrali. In merito al 'nemico', l'ambasciatore Walter Bedell Smith - un ex generale con opinioni potentemente semplici - scrisse da Mosca al suo vecchio capo, il generale Eisenhower, nel dicembre 1947 a proposito di una conferenza per regolare le questioni europee: La difficolt che ci troviamo ad affrontare che, malgrado la posizione che avevamo dichiarato di voler assumere, non desideriamo n siamo disposti ad accettare l'unificazione tedesca secondo nessuno dei termini cui i russi potrebbero acconsentire, anche se, a quanto pareva, loro volevano accettare la maggior parte delle nostre richieste. Da qui la frustrazione di Stalin che port al famoso blocco della sezione alleata di Berlino, superato dal fortunato ponte aereo del generale Lucius Clay. Come scrive Eisenberg, con l'inizio del blocco di Berlino, il presidente Truman si invent una storia elementare in cui i russi facevano di tutto per scardinare gli accordi di guerra in preda a una sfrenata brama di impadronirsi della ex capitale tedesca. Il presidente non spiegava che gli Stati Uniti avevano abbandonato le risoluzioni di Jalta e Potsdam, ci che port alla formazione di uno Stato tedesco occidentale contro i timori di molti europei, e che i sovietici avevano lanciato il blocco per impedire la divisione. Questa era politica da luna park, al culmine del tragicomico. Il presidente, come uno specchio magico, rovesci la verit. Ma poi non si occup mai molto della situazione in confronto a quanto si dedicava alle successive elezioni (novembre 1948), di notevole interesse per lui ma, nel grande disegno delle cose, di poco conto per tutti gli altri. Cap che i pochi americani che sapevano chi era George Washington potevano fare obiezione alla nostra alleanza NATO e quindi il suo segretario di Stato, Acheson, ebbe ordine di aspettare fino al febbraio 1949, "dopo" le elezioni, per presentare al Congresso il nostro cambiamento da repubblica dell'emisfero ovest a potenza imperiale europea, simmetricamente bilanciata dal nostro dominio asiatico, che aveva il proprio centro nel Giappone occupato e, a tempo debito, un violento pendant nell'alleanza ASEAN. La discussione sul ruolo degli USA non mai stata posta in termini di impero mondiale, visto che il dibattito - il poco che c' stato - era centrato sul desiderio attribuito all'Unione Sovietica di conquistare tutto il mondo, proprio come Hitler e i nazisti cercavano di fare finch non vennero fermati, nel 1945, dall'Unione Sovietica con l'aiuto (che per Stalin giungeva con ritardo sospetto) degli USA. Il 12 marzo 1947 Truman si rivolse al Congresso per proclamare quella che sarebbe stata resa nota come Dottrina Truman, in cui identificava i nostri alleati di due anni prima come nemici. Il pretesto utilizzato era la guerra civile in Grecia, a quanto pareva diretta dai sovietici; noi non lo potevamo sopportare, perch, tutto a un tratto, la politica degli Stati Uniti sostenere i popoli liberi che resistono al tentativo di essere

soggiogati da minoranze armate o da pressioni esterne. Quindi Truman faceva del mondo intero un affare specifico degli Stati Uniti. Anche se i ribelli greci avevano qualche aiuto da Bulgaria e Jugoslavia, i sovietici ne rimasero fuori. Speravano ancora che fossero gli inglesi a mantenere l'ordine in Grecia: in precedenza era stata affar loro. Ma visto che l'Inghilterra non aveva n le risorse n la volont, chiese agli Stati Uniti di intervenire. Dietro le porte come al solito chiuse, Acheson stava agitando il Congresso con un'intensit da Iago: una qualche pressione russa aveva portato i Balcani a un punto in cui era possibilissimo che una sortita di Stalin aprisse tre continenti alla penetrazione sovietica: i senatori soffocarono, impallidirono; si chiesero come avere pi contratti 'di difesa' nei loro Stati. Dei politici maggiori, solo l'ex vicepresidente Henry Wallace ebbe il coraggio di rispondere alla versione della storia 'pi chiara della verit' di Truman: Ieri 12 marzo 1947 ha segnato una svolta nella storia americana [perch] non siamo di fronte a una crisi greca, ma a una crisi americana. Ieri il presidente Truman [...] ha proposto in effetti che l'America pattugli tutte le frontiere russe. Non esiste regime troppo reazionario per noi, purch sia d'ostacolo alle mire espansionistiche della Russia. Non c' paese abbastanza remoto se pu servire come teatro di una guerra che si pu allargare finch non diventa un conflitto mondiale. Nove giorni dopo Truman dichiar guerra al comunismo; stabil le basi di un programma federale di giuramenti di fedelt. Tutti i dipendenti del governo ora dovevano giurare lealt al nuovo ordine. Wallace colp ancora: L'ordine esecutivo del presidente crea un elenco di servi dello Stato. Dal custode dell'ufficio postale del villaggio ai membri del Governo, tutti devono essere vagliati, messi alla prova, controllati e giudicati. Truman era nervosamente consapevole che molti vedevano Wallace come il vero erede del New Deal di Roosevelt e che probabilmente sarebbe entrato in corsa per le presidenziali nel 1948. Truman ormai si lasciava alle spalle la verit, gettandola nella polvere. Il tentativo di Lenin, Trockij, Stalin e altri di imbrogliare il mondo e l'associazione degli Scemi Americani rappresentata da Jos. Davies, Henry Wallace, Claude Pepper e dagli attori e dagli artisti che vivono nell'immorale Greenwich Village, proprio come i cosiddetti Stati socialisti di Hitler e Mussolini. Fagliela vedere tu, Harry. Sulla scia dell'uscita da cuc di Truman dall'armadio vecchio stile della vera repubblica americana, nacque un nuovo Stato americano che aveva come scopo salvare la nazione e il globo intero dal comunismo. La natura di questo Stato militarizzato fu, fin dall'inizio, preclusa a un dibattito razionale. In modo caratteristico Truman e Acheson insisterono perch le sedute della Commissione Esteri del Senato si tenessero a porte chiuse. Tali questioni erano troppo importanti per condividerle con la gente i cui dieci minuti liberi si riempivano sempre pi di televisione. Il capo repubblicano della commissione, Arthur H. Vandenberg, la grande oca di Grand Rapids, nel Michigan, era eccitato all'idea di essere messo a parte dei segreti dei creatori del nuovo impero, ma

sugger che, in termini pratici, se il popolo americano non veniva spaventato a morte, il Congresso avrebbe avuto difficolt a trovare i fondi per coprire i costi di un riarmo militare, in un momento in cui tutti pensavano, nel luna park sempre pi isolato, di trovarsi in tempo di pace. I media parlarono come un sol uomo; l'editore della Time Inc. Henry Luce disse a voce altissima: Dio ha fondato l'America come un faro globale di libert. Chi dissentiva, come Henry Wallace, fu etichettato come comunista e cess di avere un ruolo significativo nella vita pubblica e, a partire dal 1950, anche nel dibattito. Come la voce di un fantasma, una voce ancestrale, Wallace parl il 21 maggio 1947: Oggi nella paura cieca del comunismo ci allontaniamo dalle Nazioni Unite. Ci avviciniamo a un secolo di paura. Fin qui, ha ragione almeno a met. Il 26 luglio 1947, il Congresso approv il National Security Act che cre il Consiglio Nazionale di Sicurezza, che ancora va forte, e la Central Intelligence Agency, che continua a precipitare: risultato di decenni di pessimi servizi, senza parlare di tutti quegli allegri traditori per cui il country club di Langley in Virginia divenne un'impenetrabile copertura. Anni dopo, un pi triste anche se non pi saggio Truman disse al suo biografo, Merle Miller, che la CIA era diventata pericolosa e non avrebbe dovuto essere organizzata come fu. Ma nel 1947 il suo ruolo principale in Europa non era contrastare le attivit sovietiche, ma controllare le politiche dei membri della NATO. I sindacati italiani e francesi e alcune pubblicazioni vennero finanziati e una forte somma di denaro venne riversata in segreto sull'Italia per assicurare la vittoria della Democrazia Cristiana nell'aprile 1948. Acheson, in "Present at the Creation", un libro di memorie che compensa in eleganza ci di cui privo in sincerit, allude con delicatezza al documento n. 68 del Consiglio Nazionale di Sicurezza (la bozza del 1950 della nostra guerra contro il comunismo). Ma nel 1969, quando scriveva, annotava tristemente che il memorandum era ancora segretato e che sarebbe stato reso pubblico solo nel 1975. Ci sono sette punti. Primo: mai negoziare con l'Unione Sovietica. Non c' da meravigliarsi che lo snobbato Stalin, irritabile come non mai, continuasse a reagire brutalmente nella Mitteleuropa. Secondo: sviluppare la bomba all'idrogeno in modo che quando i russi avranno l'atomica, noi saremo sempre un passo avanti a loro. Terzo: costituire rapidamente delle forze convenzionali. Quarto: per pagare il tutto, imporre pesanti tasse sul reddito personale, fino al 90 per cento. Quinto: mobilitare chiunque nella guerra contro il comunismo interno attraverso propaganda, giuramenti di fedelt e reti di spie come l'F.B.I., il cui agente segreto Ronald Reagan, presidente della Screen Actors Guild, dimostr quanto valeva denunciando attori migliori di lui. Sesto: mettere su un forte sistema di alleanze, diretto dagli USA-NATO. Settimo: fare del popolo russo, attraverso la propaganda e le sfrenatezze della CIA, il nostro alleato contro il loro governo, legittimando cos, con questo scopo vaghissimo, i nostri numerosi agenti segreti con licenza di fare qualsiasi cosa. Quindi, dopo cinque anni nel luna park, siamo parzialmente emersi nel gennaio 1950, per scoprire che eravamo in un nuovo tipo di paese e che, sbalorditivamente, eravamo di

nuovo in guerra: questa volta in Corea. Ma visto che Truman e Acheson erano nervosi sulla possibilit di chiedere una dichiarazione al Congresso, il conflitto venne definito un'azione di polizia delle Nazioni Unite: e venne perso in modo ingarbugliato. Acheson prepar un memorandum che assicurava Truman che, fino a quel momento, ottantasette avventure belliche presidenziali erano state intraprese senza una dichiarazione da parte del Congresso, come veniva richiesto dalla vecchia Costituzione. Dal 1950 gli Stati Uniti hanno combattuto forse un centinaio di conflitti aperti o coperti; nessuno di essi stato dichiarato dai nominali rappresentanti del Popolo Americano a camere riunite; avevano meschinamente passato all'esecutivo il loro potere pi grande: quello di finanziare le guerre. Questa fu la fine della Costituzione. Visto che ci vorr almeno un decennio per reinventarci la Cina come nuovo impero del male, la luna in pausa nel vecchio luna park americano. Stiamo entrando in una fase mai sognata da quelli che erano 'presenti alla creazione' dell'impero. Anche se molti obiettano riflessivamente a questa parola, abbiamo basi militari in ogni continente e dieci di esse a bordo di quella portaerei chiamata Regno Unito. Per cinquant'anni abbiamo sostenuto troppi tiranni, rovesciato troppi governi democratici, sprecato troppo del nostro denaro nelle guerre civili di altri popoli per fingere di aiutare tutta quella povera gente nel mondo che ama la libert e la democrazia quanto la amiamo noi. Quando i russi ci hanno colpiti alle spalle abbandonando il loro impero nel 1991, siamo rimasti con molte idee errate su di noi e, quel che peggio, sul resto del mondo. La letteratura su quello che abbiamo fatto dal 1945 allo stesso tempo copiosa ed esile. Ci sono alcune biografie di grande valore dei vari protagonisti. Se si scava si trovano monografie interessanti come "NATO and the Korean War: A Context" di Walter LaFeber. Ma il legame tra le universit e la Washington imperiale sempre stato forte, mentre i Kissinger volavano avanti e indietro tra una classe e un alto incarico e un'ancora pi alta e redditizia posizione di attivi lobbisti per potenze straniere spesso ostili ai nostri interessi. Ora con "Drawing the Line" di Carolyn Eisenberg abbiamo una descrizione passo per passo degli anni 1944-1949, quando abbiamo restaurato, riarmato e reintegrato la "nostra" provincia tedesca nella "nostra" Europa occidentale. Per chi pensa che l'autrice indugi troppo sulle confusioni e sulle bugie americane, c' sempre l'elegante volume di Robert H. Ferrell "The Formation of the Alliance, 1948-1949". Uno storico di corte, come ora vengono chiamati gli apologeti dell'impero, Ferrell fa del suo meglio per salvare Truman, ricordandoci di tutti i maniaci intorno a lui che al tempo della Corea volevano una guerra atomica e tra questi il primo segretario della Difesa, il paranoico James Forrestal che, mentre leggeva l'"Aiace" di Sofocle in ospedale, all'improvviso si butt dalla finestra, una forma di dimissioni che purtroppo non ha preso piede come avrebbe dovuto. A un certo punto, Ferrell nota che Truman prese davvero in considerazione le sofferenze a cui le donne e i bambini avrebbero dovuto sottoporsi se avessimo usato la bomba in Corea. Per quanto riguarda la decisione originale di usare due atomiche sul Giappone, i pi sono oggi d'accordo che una sola dimostrazione sarebbe stata sufficiente

a provocare la resa, creando allo stesso tempo un affascinante lago-cratere al posto di quella che un tempo era la vetta del monte Fujiyama. Ma Truman all'epoca era un po' confuso, come lo eravamo noi tredici milioni sotto le armi che applaudimmo rumorosamente al modo improvviso con cui aveva messo fine alla prima guerra esplicitamente razziale, in cui i giapponesi avevano iniziato a castrare i marines, vivi o morti, mentre i marines, attenti alla bont del marchio, infilavano bottiglie di Coca-Cola nel corpo di militari giapponesi vivi e poi le rompevano (e con questo do il benvenuto ad alcuni ricordi pre-luna park che sono ancora vividi per i sopravvissuti anziani). Ma la storia secondo cui il tenente R. M. Nixon aveva cercato di persuadere i marines a usare la Pepsi non stata mai verificata. L'atmosfera di intimidazione che inizi con il giuramento di fedelt del 1947 persiste ancora, anche se due generazioni di americani sono nati senza alcuna specifica conoscenza di come fosse il clima prima del grande gelo e del drammatico cambiamento della nostra forma di governo. Non ancora apparsa nessuna storia completa di quello che davvero successo a noi e al mondo nel periodo 1945-1997. Ci sono solo degli sguardi interessanti su questo o quel dettaglio, ci sono anche, davvero, troppi sciocchi agiografi del coraggioso piccolo Truman e del superstatista George Marshall, che ammise davanti ad Acheson che non aveva la pi pallida idea a che cosa servisse il piano che portava il suo nome. Ma a parte tutti i morti americani e stranieri, dalla Corea al Vietnam, dal Guatemala al Golfo, il danno maggiore quello della distruzione delle istituzioni della nostra vecchia repubblica. Non solo il Congresso si arreso all'esecutivo cedendogli il primo dei suoi grandi poteri, ma sembra intenzionato a vendersi anche il secondo, quello del portafoglio, visto che il Congresso sta procurando al Pentagono pi soldi di quanti quel buco nero abbia mai chiesto, costringendo l'esecutivo a passare molte ore roventi davanti all'ampia toletta su cui i libri contabili vengono truccati per sempre con inchiostro rosso acceso. Come accade per la nostra Corte Suprema, che usa la tavoletta ouija, sarebbe bello se facessero delle sedute spiritiche con i fondatori morti da molto tempo, i cui intenti originari li rendono cos perplessi, e leggessero davvero quello che hanno scritto: la Costituzione e i Dieci Emendamenti. Ma qualcuno ha mai parlato chiaro durante il mezzo secolo che ci ha portato cinquemila miliardi di debito e ha ridotto il reddito familiare medio del 7 per cento quando ..? No, mi spiace. Troppo noioso. O come scrive Edward S. Herman: Paul Krugman ammette, in "Age of Diminished Expectations", che il peggioramento della distribuzione del reddito stato 'il dato centrale nella vita economica in America negli anni Ottanta', ma come tema di discussione 'ha fondamentalmente esaurito la pazienza del pubblico americano' - la sua esigua riserva di attenzione, ma non i capi della Federal Reserve, si spezzata sotto questo peso - e 'nessun cambiamento di politica oggi in discussione sembra poter ridurre il gap in modo significativo'. Fu il critico letterario e sociale del New Yorker Edmund Wilson che per primo lanci l'allarme. Nel 1963 pubblic "The Cold War and the Income Tax": ammetteva di non aver stupidamente presentato i moduli delle tasse dal 1946 al 1955. Come ho gi

detto, uno dei grandi eventi del nostro primo anno nel luna park fu la pubblicazione nel 1946 del suo romanzo "Memorie della contea di Ecate". Il reddito di Wilson - mai alto raddoppi; allora il sistema legale, sempre all'erta sull'indecenza sessuale, mise al bando il libro tramite un'ordinanza di tribunale. Ormai rovinato, con una complicata e costosa vita coniugale da gestire, Wilson racconta di essere stato tormentato dagli agenti delle tasse; ricostruisce anche la storia dell'imposta sul reddito federale che risale, per come la conosciamo, al 1913. Nota anche che, nel 1960, pagavamo pi tributi di quanto non accadesse durante la seconda guerra mondiale. Visto che il protocollo 68 del Consiglio di Sicurezza Nazionale sarebbe rimasto segreto per altri dodici anni, non aveva modo di sapere che il popolo americano doveva sostenere quelle punitive imposte sul reddito per costruire forze convenzionali e nucleari che ci 'proteggessero' da un paese del secondo mondo il quale, finora, non costituiva un pericolo per nessuno se non per i deboli territori che erano intorno ai suoi confini. Nella mia recensione della polemica di Wilson (Book Week, 3 novembre 1963) scrissi: Nei servizi pubblici, siamo indietro rispetto a qualsiasi nazione industrializzata dell'Occidente, preferendo che i soldi pubblici non vadano al popolo, ma alle grandi imprese. Il risultato una societ unica in cui abbiamo la libera impresa per i poveri e il socialismo per i ricchi. Si dovrebbe notare - ma lo si fa di rado - che la pressione non fin con il New Deal del 1933-40. In effetti si ripresent, con effetti peggiori che mai, nel 1939 e nel 1940. Poi quando F.D.R. ebbe investito una ventina di miliardi di dollari sulla difesa (1941), la Depressione fin e Lord Keynes divent un eroe. Questa iniezione relativamente limitata di denaro pubblico nel sistema ridusse la disoccupazione all'8 per cento e, in modo non illogico, lasci un messaggio chiaro nella testa dei capi postbellici del paese: se vuoi evitare la crisi, investi soldi sulla guerra. Nessuno disse loro che lo stesso denaro, investito nelle infrastrutture del paese, ci avrebbe risparmiato debiti, dolore e sangue. Quello che ora ci sembra, da parte di Wilson, un modo abbastanza folle e fuori dal mondo di comportarsi riguardo alle tasse, nel contesto della sua vita era abbastanza ragionevole. Nel 1939 vennero presentati solo quattro milioni di moduli delle tasse: meno del 10 per cento della forza lavoro. Secondo Richard Polenberg: Nell'estate del 1943, quasi tutti gli americani ormai pagavano le tasse sul loro salario settimanale e la maggior parte di loro erano puntuali nei pagamenti [... E cos] vennero erette le fondamenta della moderna struttura delle tasse. Poi qualche ignoto genio pens alle ritenute d'acconto e tutti ci rimasero incastrati. Wilson non sapeva niente di questo, ma aveva individuato il nesso causale tra la tassa sul reddito e la guerra fredda. "La verit che il popolo degli Stati Uniti al momento dominato e guidato da due tipi di paura diffusa per via ufficiale: la paura dell'Unione Sovietica e la paura dell'imposta sul reddito. Questi due terrori sono stati regolati cosi da essere l'uno complementare all'altro e quindi da tenere i cittadini della nostra libera societ sotto il peso di una doppia pressione da cui si ritrovano incapaci di fuggire: come quell'uomo

nella vecchia storia western che, costretto in una stretta gola da un bufalo, si ritrova di fronte a un grizzly. Se non accettiamo le tasse il bufalo russo ci caricher, e se cerchiamo di sfidare le tasse l'orso federale ci far a pezzi". Al tempo in cui la NATO originale venne creata, solo l'Augusto "manqu" Charles de Gaulle cap quello che volevamo fare: tolse la Francia fuori dalla nostra versione di Cosa Nostra e costru una sua bomba atomica. Ma il suo paese era comunque molto legato all'impero. Attraverso la CIA e altre forze segrete, veniva esercitato un controllo politico all'interno dell'impero, non solo creando molti problemi al primo ministro laburista inglese Harold Wilson, ma anche impedendo che l'Italia avesse un governo coeso, non permettendo che si realizzasse il 'compromesso storico' tra democristiani e comunisti. I sovietici, sempre reattivi, intervennero subito su Cecoslovacchia, Ungheria, Germania Est, loro Stati clienti, e a Berlino venne eretto un muro per provocazione. Ma dal 1950 al 1990, l'Europa venne pericolosamente divisa e armata fino ai denti, e visto che i produttori americani di armi non erano mai stati cos ricchi, nel loro mondo tutto andava benissimo. A Jalta Roosevelt voleva distruggere gli imperi coloniali europei, in particolare quello francese. Dell'Indocina disse: La Francia l'ha munta per cent'anni. Per il momento propose un'amministrazione fiduciaria ONU. Poi mor. A differenza di lui, Truman non era un filatelico; se lo fosse stato avrebbe forse saputo dove erano i vari paesi nel mondo e chi ci viveva. Ma come ogni buon americano, il presidente sapeva di odiare il comunismo. Odiava anche il socialismo, che forse era la stessa cosa e forse no; nessuno lo sapeva con sicurezza. Eppure gi dalle elezioni americane del 1848 il socialismo - importato da quei buffi emigrati tedeschi sempre con il naso nei libri - era uno spettro sinistro che si pensava avrebbe distrutto una gretta societ capitalista portando sindacati, cure mediche e altre opere del diavolo a cui si resiste con ogni mezzo anche centocinquant'anni dopo. Nel 1946, quando Ho Chi Minh chiese agli Stati Uniti di prendere l'Indocina sotto la sua ala, Truman disse: Nemmeno per idea. Sei una specie di Fu Manchu (17) comunista: il peggio. Nell'agosto 1945 Truman disse a De Gaulle che i francesi potevano tornare in Indocina; non eravamo pi degli antimperialisti alla F.D.R. Come Ho aveva la sua repubblica a nord, i francesi al sud misero al potere Bao Dai. Il primo febbraio 1950 il dipartimento di Stato riferiva: La scelta che si offre agli Stati Uniti quella di sostenere i francesi in Indocina o trovarsi di fronte all'estensione del comunismo nel resto dell'area continentale del Sudest asiatico e, forse, anche pi a ovest. Quindi senza i pastori e neanche una cometa al napalm, la teoria del domino venne alla luce in un'umile mangiatoia del dipartimento di Stato. L'8 maggio 1950 Acheson esort ad aiutare militarmente ed economicamente i francesi in Vietnam, questo perch i nostri capi ignoranti e i loro finanzieri lungimiranti non hanno mai capito che il gioco, nella situazione migliore, sono gli scacchi e mai il domino. Ma nulla rimane mai uguale. Durante gli ultimi giorni della luna calante, venne messa

insieme un'unione economica fortuita dell'Europa occidentale; poi, mentre l'Unione Sovietica di colpo lasciava andare il suo impero, le due Germanie che avevamo con tanta fatica tenute divise si sono riunite. Washington all'improvviso era alla deriva e nel cielo la luna dell'impero fece una pausa. N Reagan n Bush sapevano molto di storia e geografia, ma comunque era sempre la Casa Bianca a dare gli ordini, anche se veniva sempre meno tenuta in considerazione perch tutti sanno che l'Ovale ha uno scoperto in banca di cinquemila miliardi e non pu pi fare regali ai bravi clienti o finanziare una guerra senza porgere il cappello ai tedeschi e ai giapponesi, come stato obbligato a fare quando si trattato di finanziare il variet della C.N.N. nel Golfo Persico. Gradualmente diventa evidente perfino ai pi distratti abitanti del luna park che non c' pi alcun bisogno della NATO, perch non c' pi un nemico. Si potrebbe dire che non c' mai stato uno, nemmeno quando la struttura ha iniziato le sue attivit, ma negli anni siamo riusciti a creare un'Unione Sovietica abbastanza pericolosa, una versione da casa degli specchi di noi stessi. Anche se gli Stati Uniti, in sostegno a Israele, potrebbero ancora dichiarare guerra a un miliardo di musulmani, gli europei ne rimarranno fuori; si ricordano di quando nel 1529 i turchi assediarono Vienna non come cortesi operai immigrati, ma come conquistatori del mondo. Mai pi. Nella scia del summit della NATO di Madrid, tempo che gli Stati Uniti se ne vadano con grazia dall'Europa. Certo gli europei pensano che sia tempo che noi ce ne andiamo, come le loro sprezzanti osservazioni a Denver hanno rivelato, in particolare quando sono stati avvertiti di non allontanarsi pi di un isolato o due dal loro hotel per non essere derubati, picchiati o uccisi. E allora perch insistiamo a volere un impero? "Cherchez la monnaie", come dicono gli arguti francesi; gi dal 1941, quando Roosevelt ci ha tirato fuori dalla Depressione pompando soldi federali nel riarmo, la guerra o la sua minaccia sono stati i principali motori della nostra societ. Ora finita. Davvero? Perch - ah, che colpo di genio - invece di restringere il nostro impero fantasma, non lo espandiamo inserendo tutti nella NATO? Anche se non c' nessuna ragione di avere un nemico particolare, chiss, se viene sufficientemente spronata, la Russia potrebbe di nuovo essere convinta a fare la parte del Grande Satana nella nostra polverosa casa degli orrori. Con una NATO che si allarga, i nostri armaioli - anche se non i nostri operai - sono pronti alla pacchia. Cos come stanno le cose, le nostre vendite di armi sono cresciute del 23 per cento lo scorso anno, per 11,3 miliardi di ordini; nel frattempo le restrizioni sulle vendite all'America Latina sono state rimosse. Il Cile, sempre minacciato dal Per, presto forse comprer ventiquattro caccia F-16 prodotti negli Stati Uniti. Ma una NATO estesa il massimo: al momento di iscriversi i fortunati nuovi membri del club sono obbligati a comprare costose armi da ditte come la Lockheed Martin, di recente fusa con la Northrop Grumman. Visto che i nuovi membri hanno economie precarie - e i vecchi non sono esattamente in un boom economico - il contribuente americano, una gallina fiacca che deposita solo poche uova d'oro, dovr prendere sempre pi soldi in prestito per pagare il conto, che l'Ufficio Bilancio del Congresso dice sar di centoventicinque miliardi di dollari nei prossimi quindici anni, con gli USA che ne pagheranno diciannove. Eltsin correttamente pensa che questa sia una mossa ostile contro la Russia,

per non dire un costoso ritorno alla guerra fredda, mentre il nostro personale oracolo di Delfi, l'anziano mandarino con l'aspetto di Giano, George Kennan, ha detto che una tale espansione potrebbe infiammare tendenze nazionalistiche, antioccidentali e militaristiche nell'opinione dei russi. Mentre un tempo ci dicevano che era meglio 'morti che rossi', ora ci diranno che meglio essere in rovina che... che cosa? Schiavi del Sovrano Ordine di Malta? Nel frattempo i gruppi di pensiero conservatori (con i loro salari pagati direttamente o indirettamente dalle corporation interessate) stanno producendo miglia e miglia di frasi fatte sulla necessit di rendere sicuro il Mondo Libero contro i nemici; e la Lockheed Martin provvede ad avere sul proprio libro paga dei senatori, avendo speso (ufficialmente) 2,3 milioni di dollari per i candidati alle presidenziali e al Congresso nelle elezioni del 1996. Per chi interessato a sapere quanto sar rovinosa l'iscrizione alla NATO per i nuovi membri, c' un rapporto speciale: "NATO Expansion: Time to Reconsider", del British American Security Information Council e del Centre for European Security and Disarmament. In questi volumi, pubblicati entrambi il 25 novembre 1996, gli autori vedono la nuova militarizzazione della regione tra Berlino e Mosca come una follia da un punto di vista geopolitico e un disastro da quello economico. L'Ungheria quest'anno mira a un aumento del 22 per cento delle spese militari, e cechi e polacchi vogliono raddoppiare le loro spese di difesa. Il mondo di nuovo a rischio mentre i nostri governanti "bipartisan" continuano lealmente a servire quelli che li hanno davvero eletti: la Lockheed Martin-Northrop Grumman, la Boeing, la McDonnell Douglas, la General Electric, Mickey Mouse e cos via. Nel frattempo, mentre scrivo, gli Stati Uniti costruiscono segretamente una nuova generazione di armi nucleari come i missili Trident W-88. Costo: quattro miliardi di dollari l'anno. Viene un momento in cui gli imperi cessano di esercitare la loro energia e diventano simbolici, o esistenziali, come dicevamo negli anni Quaranta. L'attuale litigio sulla NATO dimostra quanto un impero simbolico diventi un dilemma, se gli manca l'intelligenza, ancor pi delle risorse, per imporre la propria egemonia agli Stati clienti. Alla fine, l'entropia ci divora tutti. Il luna park cade a pezzi; la fiera si trasforma in un parcheggio. Mi svegliai ed era un sogno. Di nuovo il "Viaggio del pellegrino". Ma non del tutto. E' un truismo che i generali siano sempre pronti a combattere l'ultima guerra. La retorica anacronistica usata in luglio a Madrid, se mai verr messa in atto, ci porter certamente alla prossima - ultima? - grande guerra, anche solo perch, secondo le parole di Francis Bacon, Quando un grande stato e un impero vacillano e hanno sussulti si pu star sicuri che ci sar una guerra (18). Fortunatamente, in assenza di soldi e di consenso probabilmente non succeder granch. Nel frattempo c' un nuovo mondo migliore pronto a nascere; l'"optimum" della struttura economica nel mondo ora la citt-Stato. Grazie alla tecnologia, tutti

sanno o possono sapere qualcosa su chiunque altro nel pianeta; il messaggio che risuona su Internet l'irrilevanza, per non parlare della pericolosit, del tradizionale Statonazione. Malgrado le confusioni di valuta, il Sudest asiatico fa da battistrada, mentre i signori della guerra di Pechino non solo tollerano vigorose citt industriali semiautonome come Shanghai, ma praticano anche un paradigma di sviluppo a Hong Kong. Non ci piace il modo in cui viene governata Singapore (ma non sono certo affari nostri), eppure, parlando in termini relativi, un successo commerciale maggiore degli Stati Uniti, che potrebbero prosperare, una volta che l'impero mettesse da parte le proprie miserie, se fossero divisi in unit pi piccole sul modello dei cantoni svizzeri: regioni cattoliche a lingua spagnola, regioni asiatiche confuciane, altre miste e consensualmente unificate, con, qua e l, citt-Stato come New York-Boston o la Silicon Valley. Nel prossimo secolo, a meno che non succedano incidenti, il mercato comune europeo si evolver non tanto in un'unione di antichi stati macchiati di sangue, ma piuttosto in un mosaico di regioni omogenee e citt-Stato come Milano, diciamo, ognuna liberamente legata all'altra per affari, con un punto centrale di informazioni a Bruxelles che funzioni da stanza di compensazione, orchestri la finanza, il commercio e la gestione dei cartelli. I baschi, i bretoni, i valloni e gli scozzesi che vogliono liberarsi degli onerosi Stati-nazione dovrebbero essere lasciati andare per la loro strada, perch possano cercare e anche - perch no - ottenere la loro felicit, che la meta, o almeno noi americani abbiamo sempre finto di crederci, di ogni impresa umana. Su questa nota americana prevedibilmente sentenziosa, o voi, che questo mese muovete le sorti del mondo, torniamo al mondo selvaggio (19), rievocando il giuramento di Ippocrate, a cui i medici sono vincolati: Prima fra tutte le cose non procurare il male. Ippocrate scrisse anche, o voi, le cui sorti sono mosse da altri: La vita breve, ma l'arte lunga, l'occasione fuggente, la prova pericolosa, il giudizio difficile.

NELLA TANA DEL POLPO

In "Murder as Policy" (24 aprile), Allan Nairn annota, accuratamente, che: il vero ruolo [ ... ] di tutti gli ambasciatori USA [in Guatemala] dal 1954 [ stato quello di] funzionare da copertura e in molti casi anche di facilitare il sostegno americano a un esercito assassino. Il resoconto di Nairn sulle attivit criminose di un certo Thomas Stroock, un recente vicer, solo un'ennesima storia dell'orrore in una lunga sequenza che fu mio... privilegio? veder iniziare non nel 1954, ma anche prima, nel 1946, quando a vent'anni, dopo aver pubblicato il mio primo romanzo, andai a sud del confine, finendo ad Antigua, Guatemala, dove comprai per duemila dollari un convento in rovina (per onest devo dire che era stato distrutto da un terremoto e non dai militari guatemaltechi o dall'ambasciata USA). Il Guatemala cominciava a prosperare. Il vecchio dittatore, Ubico, un cliente dell'America, era stato rimosso; un professore di filosofia chiamato Arvalo aveva vinto le libere elezioni. Era un democratico socialista o un socialdemocratico (o quel che era), aveva introdotto persone giovani al governo, aveva domato l'esercito e si era comportato con tatto con il pi rilevante datore di lavoro del paese, la compagnia americana United Fruit. Probabilmente la persona pi interessante in citt (e fuori) era Mario Monteforte Toledo; sotto i trenta, era un intellettuale magro ed energico che scriveva poesie. Aveva una moglie nella capitale e una ragazza indiana ad Antigua e quando veniva a trovarla, lui e io ci incontravamo e parlavamo, parlavamo. Mario era il presidente del Congresso guatemalteco e veniva visto da tutti come futuro presidente della repubblica. In politica era vagamente socialista; io, ovviamente, riflettendo le scelte politiche della mia famiglia, ero decisamente conservatore. Facevamo splendidi litigi. Scena: il patio della mia casa, sovrastato dall'alto muro dell'adiacente chiesa di El Carmen. Sotto una pianta di schino, vicino a una brutta fontana squadrata che sembrava un abbeveratoio per cavalli, ci mettevamo a sedere e bevevamo birra. Lui mi raccontava i pettegolezzi, poi, dopo una protesta rituale contro i ricchi e gli indifferenti, Mario cominciava a parlare di politica: Noi non dureremo molto. Noi... chi?. Il nostro governo. A un certo punto dovremo procurarci dei fondi. L'unico posto dove si possono trovare un po' di soldi "el pulpo". "El pulpo" significa 'il polpo', anche noto come United Fruit Comparty, le cui entrate annuali erano il doppio di quelle dello Stato guatemalteco. Poco tempo prima i lavoratori erano entrati in sciopero: egoisticamente volevano essere pagati un dollaro e mezzo al giorno per il loro interessantissimo lavoro. Cosa vi impedisce di tassarli?. Ero ingenuo. Questo succedeva molto tempo fa e gli

Stati Uniti erano appena diventati il leader del Fortunato Mondo Libero. Il tuo governo, cosa se no? Hanno tenuto in carica Ubico per tutti questi anni. Ora si preparano a rimpiazzarci. Ero sbalordito. Sapevo vagamente dei nostri numerosi interventi in passato nell'America Centrale. Ma era acqua passata. Perch ce ne dovevamo occupare ora? Controllavamo la maggior parte del mondo. Perch dovremmo interessarci di quello che succede in un piccolo paese come questo?. Mario mi lanci uno sguardo compassionevole - compassione per la mia stupidit. Gli uomini di affari, come i proprietari della United Fruit. A loro interessa. Pagavano i nostri politici e pagano ancora i tuoi. Vedi, uno dei tuoi grossi senatori nel consiglio d'amministrazione del "pulpo". Sapevo qualcosa sui senatori. Quale? Mario era vago. Ha due cognomi, penso sia di Boston. Henry Cabot Lodge? Non ci credo. Lodge era un amico di famiglia; da ragazzo avevo discusso di poesia con lui: era il figlio di un poeta. Anni dopo, come ambasciatore di Kennedy in Vietnam, avrebbe orchestrato l'assassinio dei fratelli Diem. Mentre bevevamo birra e la luce calava, Mario descrisse la trappola in cui si trovava un piccolo paese come il Guatemala. Non posso dire che lo presi molto sul serio; con tutto il mondo, a parte la satanica Unione Sovietica, sotto il nostro controllo, non era certo nel nostro interesse nazionale rovesciare un vicino democratico, non importa quanto il suo governo irritasse il consiglio di amministrazione della United Fruit. Ma a quei tempi io non sapevo fino a che punto il mondo degli affari controllasse il governo della nostra repubblica che stava rapidamente tramontando. Ora, ovviamente, tutti sanno fino a che punto l'impero che ne derivato, con la sua economia militarizzata, controlli gli affari. Il risultato finale lo stesso per il resto del mondo, solo che i territori di caccia sono pi ampi di prima e ci comportiamo ma le non solo con i deboli vicini, ma in ogni continente. Mario mi aveva dato l'idea per un romanzo. Un dittatore (come Ubico) torna dall'esilio negli Stati Uniti come candidato del Polpo per riprendere il potere. Volevo raccontare la storia attraverso gli occhi di un giovane veterano di guerra americano (come me) che si unisce al generale perch amico di suo figlio. Pi rimuginavo sulla storia, pi complicazioni venivano alla luce. "Dark Green, Bright Red". I Green, padre e figlio, erano la compagnia, figure davvero cupe che infestavano le giungle verdi. "Bright Red" non era solo il sangue, ma anche la possibilit che i comunisti prendessero il potere. Nessun romanzo su - o da - l'America Latina mai stato un successo nel mercato anglosassone. Nel 1950 il mio editore aveva ragione. Quattro anni dopo che il libro era stato pubblicato, il senatore Lodge denunci come comunista Arbenz, il successore di Arvalo, eletto dal popolo, perch nel giugno 1952 l'ex presidente aveva ordinato l'esproprio di alcuni dei terreni inutilizzati della United Fruit e li aveva distribuiti a centomila famiglie guatemalteche. Arvalo aveva pagato alla propria compagnia quello che considerava il giusto, ovvero il valore catastale dei terreni. L'impero americano entr in azione e, attraverso la CIA, mise insieme un esercito e

bombard Citt del Guatemala. L'ambasciatore USA John Peurifoy si comport proprio come Mister Green nel romanzo. Arbenz si dimise, l'altro voleva che il capo dell'esercito guatemalteco diventasse presidente e gli dette una lista di 'comunisti' da uccidere. Ma questi rifiut: Sarebbe meglio, disse, che ci fosse lei sulla poltrona presidenziale e che sul palazzo sventolasse la bandiera a stelle e strisce. Peurifoy trov un altro uomo dell'esercito che rappresentasse gli interessi della compagnia e dell'impero. Da allora, A Guatemala stato un mattatoio, di un rosso davvero acceso contro il pi cupo verde dell'imperialismo. In seguito si scopr che Arbenz non aveva alcun legame con i comunisti, ma la 'disinformazione' era stata cos completa che pochi americani capirono fino a che punto erano arrivate le menzogne di un governo che poneva se stesso oltre la legge, ma, quel che peggio, anche oltre la ragione. Tra parentesi, la disinformazione continua ancora oggi. Sul New York Times (un giornale che stava 'recuperando' negli ultimi anni) del 9 aprile, un certo Clifford Krauss dice leggiadramente che gli indios del Guatemala sono stati regolarmente fatti a pezzi per quattrocento anni, quindi che c' di nuovo? Racconta una storia tendenziosa del paese - in puro stile Langley, 1955 circa - ma omette il cruciale periodo 1931-1944 della dittatura di Jorge Ubico. Devo dire che per me sconcertante leggere nel 1995 che circondandosi di consiglieri del partito comunista, accettando armi dalla Cecoslovacchia e costruendo un porto che competesse con le strutture della United Fruit, Arbenz sfid gli Stati Uniti al culmine della guerra fredda. Dio, e pensare che una tale calamit si aggirava nelle notti centroamericane! La CIA del presidente Eisenhower organizz una forza di invasione guatemalteca [sic] e bombard Citt del Guatemala nel 1954. "Dark Green, Bright Red" appena stato ripubblicato in Inghilterra. Recensendolo sull'Evening Standard, il giornalista Patrick Skene Catling scrive: Vorrei aver letto questa profetica opera di fiction prima della mia prima visita in Guatemala nel 1954. Gore Vidal mi avrebbe aiutato a capire come mai John Peurifoy [...] mi aveva portato sul tetto dell'ambasciata a vedere [...] i raid aerei senza preoccuparsi: perch lui e la CIA sapevano esattamente dove sarebbero cadute le bombe. Una nota finale, di stupore, immagino. Andavo a scuola con Nathaniel Davis che era il nostro ambasciatore in Cile, al tempo del golpe contro Allende. Un paio d'anni dopo Davis era incaricato in Svizzera e pranzammo all'ambasciata di Berna. Io dissi che ero disgustato per il ruolo del nostro paese nella questione cilena. Lui 'spieg' il "suo" posto nella storia. Poi chiese: Sei di quelli che pensano che gli Stati Uniti non dovrebbero mai intervenire negli affari di altri paesi?. Dissi che, a meno che in Messico non preparassero un'invasione contro di noi, non saremmo dovuti intervenire. Davis, un uomo riflessivo, riflett, poi disse: Sarebbe bello se in diplomazia o in qualcosa d'altro potessimo partire da una base di innocenza. A questo suppongo si possa dare una sola risposta: Vai! Va' sempre pi gi, commetti altri delitti per cancellare quelli gi commessi e ripeti con Macbeth: Sono avanzato a tal punto nel sangue / che, se non dovessi andare a guado pi oltre / il tornare mi sarebbe pesante quanto il procedere.

CON ESTREMO PREGIUDIZIO

L'articolo 1, sezione 9 della Costituzione chiede che le agenzie governative sottopongano regolarmente il loro bilancio al Congresso per una revisione. N la CIA (Central Intelligence Agency, n la DIA (Defense Intelligence Agency) lo fanno. Talvolta, in una notte senza luna, mandano qualcuno in cima alla Collina per disinformare il Congresso e questo quanto. Dopo tutto spiegare quello che davvero fanno con i soldi che prendono sarebbe provocare una crepa nella 'sicurezza nazionale', che poi la dizione generale che protegge cos tanti di loro dall'essere incriminati. Anche se la maggior parte degli americani oggi pensa che la CIA sia stata creata a Valley Forge dal generale Washington (20), questo impenetrabile servizio spionistico stato inventato meno di mezzo secolo fa e da allora siamo stati sistematicamente disinformati sul resto del mondo per ragioni di politica interna (vi ricordate di aver sentito parlare dello straordinario incremento economico della Russia nel 1980?). Intelligence un concetto vuoto, a meno che non sia direttamente collegato all'azione. In una guerra, la conoscenza dei movimenti delle truppe nemiche fondamentale. In pace, la raccolta di informazioni segrete insensata, quando non minacciosa. Da quando i nostri governanti hanno immaginato di averne bisogno, hanno fatto del loro meglio per far s che non siamo mai in pace; di qui la necessit di individuare nemici, per lo pi immaginari, come il Pentagono ha recentemente rivelato raccontando selvaggi scenari di guerre future. Visto che l'estremo crimine del comunismo contro l'umanit stato quello di chiudere bottega, ora non abbiamo nessuna guerra universale da portare avanti, a parte quella contro la droga (pi di venti miliardi l'anno scorso sono stati sprecati in questa crociata). Visto che per queste 'guerre' i soldi non bastano pi, non c' pi una spiegazione razionale per cos tanti servizi segreti, a meno che i Federali non escano allo scoperto e dichiarino guerra al popolo americano: la soluzione finale. Dopo tutto, in un piano di previsione che si trova sul suo taccuino, Ollie North (21) suggeriva che, nei momenti di crisi, tutti gli americani di pelle scura dovrebbero essere imprigionati. Io suggerisco che il dipartimento di Stato torni al suo monotono anche se utile impegno di fornirci informazioni su altri paesi in modo che possiamo sapere cosa vorrebbero comprare da noi. L'isterico tentativo di scovare le armi nucleari inutile. Dopo tutto noi, o i nostri beneamati alleati, abbiamo armato tutto il mondo fino ai denti. Non abbiamo n i soldi n i cervelli per tenere sotto controllo tutti i paesi della terra, il che significa, ahim, che se un malvagio dittatore del Madagascar vuole bombardare Washington con l'atomica o con le armi biologiche non ci possiamo fare molto. Certo la CIA, come ora strutturata, sarebbe l'ultima a conoscere le sue intenzioni, anche se forse sarebbe la prima a trarre vantaggio dal suo sordido piano. Io scioglierei tutti i servizi che hanno a che vedere con l'esercito e terrei l'F.B.I. a guinzaglio stretto:

niente pi trucchi sporchi contro quelli a cui non piace il modo in cui siamo governati e niente pi dossier su quelli di noi che potrebbero trovare una via per uscire dal disastro in cui siamo, incarnato al meglio dallo scomparso J. Edgar Hoover (22) ed eternato da quella fortezza babilonese di Pennsylvania Avenue (23) che ancora porta il suo famigerato nome.

L'UNIONE DELLO STATO

Nel corso degli anni ho scritto molto sullo stato dell'Unione. Ora, per cambiare un po', voglio parlare dell'"Unione" dello Stato. Ho sempre cercato di dire cose cos ovvie che nessun altro le aveva notate. Per esempio una volta ho suggerito che sarebbe il caso di mettere fuori legge la maggior parte delle armi da fuoco e di legalizzare la maggior parte delle droghe. Questo metterebbe fine all'eterna Guerra al Crimine che, ci dicono, devasta le nostre citt di alabastro e non fa neanche troppo bene alle onde ambrate di marijuana (24). Capisco ovviamente che gli interessi delle corporation sono ormai troppo grandi perch riusciamo a fare una qualsiasi cosa intelligente da questo, o da ogni altro, punto di vista. La National Rifle Association (25) non far marcia indietro, finch ci sar un solo membro del Congresso ancora da pagare o un bambino da armare. La quantit di violenza e delitti che c' da noi unica nel primo mondo. Pu essere un modo di distinguersi negativo, ma tutto nostro e dobbiamo tenercelo caro: almeno siamo il numero uno in qualcos'altro, oltre ai debiti. Oggi ci sono oltre un milione di persone in prigione (26) e un altro paio di milioni in libert vigilata o sulla parola; perch allora non mettiamo sotto chiave met della popolazione e costringiamo l'altra met a sorvegliarla? Questo risolverebbe il problema del crimine e costringerebbe Amnesty International a cominciare a protestare anche qui a casa nostra. Dopo tutto, il 58 per cento dei detenuti nelle prigioni federali lo sono per reati connessi alla droga. La maggior parte di loro non sono pericolose per la collettivit e anche se il nostro governo, per eccesso di gentilezza, pensa che lo siano per se stessi, dovrebbero comunque avere la possibilit di ricercare la loro costituzionale, anche se insalubre, felicit in libert. Certamente non si meritano di essere imprigionate da un sistema carcerario che una commissione scandinava ha recentemente definito come barbaro, per un paese che dovrebbe essere del primo mondo. Sfortunatamente i governanti di "ogni" sistema non possono mantenere il loro potere senza la costante creazione di proibizioni che danno allo Stato il diritto di imprigionare o altrimenti intimidire - chiunque violi qualcuna delle leggi dello Stato, spesso nuove di zecca. Senza il comunismo, che un tempo era monolitico e incombente - il nostro Stato non ha pi un mago di Oz che spaventi tutti continuamente. Quindi lo Stato guarda verso l'interno, al vero nemico che diventa (e chi altri, se no?) il popolo degli Stati Uniti. In nome della correttezza, della salute, o perfino di Dio, stiamo mettendo in croce un bel po' di persone. Anche se il nostro Stato non in grado di intimidire paesi che non siano piccoli e deboli, possiamo certamente gettare una buona parte degli americani in prigione perch violano una lista sempre maggiore di proibizioni. Le cose andranno meglio con un cambiamento del Congresso o del presidente? No, andranno sempre peggio, finch applicheremo la nuova speranza bianca dello Stato allo Stato stesso: Tre strike e sei fuori. E come si fa a 'fare tre strike allo Stato? Ho un'idea.

Kevin Phillips ha recentemente lanciato un attacco - su Time - a Washington, una bella citt costruita, anche se non su una collina, su quella che, nel 1800, era un'affascinante palude. Ha citato il monito di Jefferson per cui quando tutte le funzioni del governo fossero passate a Washington (la citt, non il generale), allora essa, secondo le sue parole, sarebbe diventata venale e opprimente come il governo da cui ci siamo separati. (Tra parentesi, parla dell'Inghilterra, non dello studio Disney che da poco e con risultati disastrosi stato messo sottosopra a Bull Run) (27). Phillips ammette tacitamente che il popolo non rappresentato in alcun modo a Washington, a differenza delle banche e delle assicurazioni. Di conseguenza i governativi e la loro ombra, i media, sono allo stesso modo disprezzati da una vasta maggioranza. Sfortunatamente, il popolo non ha alternativa. Questo ci che rende la situazione cos instabile e potenzialmente pericolosa. Pensate a quello che sarebbe accaduto se Ross Perot (28) avesse avuto il fascino untuoso di Charlton Heston. Ovviamente, quando un popolo arriva a detestare il sistema politico in cui intrappolato, quello stesso non sopravvive a lungo. Mi sono sempre ingannato su quanto i politici e i media possano essere ottusi. Ogni politico importante, nell'ultimo quarto di secolo, si sgolato contro i lobbisti, contro gli "insider", contro la classe dominante venale e oppressiva, contro lo Stato o, per essere precisi, contro i rappresentanti dei nostri attuali governanti, che fanno il giro del globo come Puck (29) con tutta l'anonima velocit di fax carichi dei soldi delle campagne elettorali. Difficile, si direbbe, convivere con una contraddizione cos totale. Per esempio, sia Carter che Reagan hanno fatto la loro campagna contro Washington ed entrambi hanno vinto; nessuno dei due ha capito perch la gente li ha votati. Nessuno dei due ha fatto il minimo tentativo, per quanto cosmetico, di piegare la tirannica capitale di Jefferson. I due nuovi incaricati dimenticarono i loro discorsi e continuarono a fare affari secondo le istruzioni delle enormi forze economiche che dominano la terra. Uno come Clinton pu portare dei cambiamenti? Non vedo come. Ci piacerebbe avere un sistema sanitario come possiede ogni nazione civile ma non potremo mai avere un sistema razionale finch le compagnie di assicurazione possono trarne dei benefici. Il popolo pu anche volere cure a prezzi sostenibili, ma certo non le avr negli Stati Uniti d'America per come ora sono strutturati. Phillips ha tirato fuori un mio vecchio concetto: "devolution", la parola che sul vocabolario designa la divisione dell'Unione in unit pi piccole e maneggevoli. Lui vorrebbe che buona parte del governo venisse trasferita da Washington, penso con qualche svantaggio per gli ottocentomila avvocati che potranno per dedurre come legittime spese di viaggio quelle del faticoso trasferimento settimanale dall'accogliente Montgomery County ai grandi cieli di Denver. Vorrebbe spostare poi alcuni dipartimenti in altri Stati, e che la capitale, a rotazione, passasse da questa a quella citt. Vorrebbe un emendamento alla Costituzione che istituisca un meccanismo per tenere dei referendum in tutta la nazione per permettere ai cittadini di prendere il posto del Congresso e del presidente in determinati tipi di decisioni di interesse nazionale. Per esempio, le dichiarazioni di guerra? E' possibile che Phillips sia cos radicale? Insieme

con questo esempio di alta chirurgia, propone anche alcuni utili cerotti. Ma niente di pi. Comunque sono contento che quello che sto proponendo da cos tanto tempo ora divenga un argomento comune. Quindi andiamo un po' avanti. Nel 1992 accesi la C.N.N. e sentii Jerry Brown - nel New Hampshire - che faceva esattamente lo stesso discorso che io avevo fatto per il Club Nazionale della Stampa [si veda il mio "E' tempo di una convention del popolo"] sulla necessit di restituire il potere alla sua sola fonte legittima: "We the People" (30). Visto che io e Jerry non ci parlavamo da quando nel 1982 avevo corso contro di lui nelle primarie per il Senato della California, rimasi piacevolmente sorpreso e lo lodai pubblicamente per la sua saggezza, e lo benedissi per il plagio, non importa quanto fosse in ritardo. Mi chiam in Italia; s, in effetti era il mio discorso. A differenza di Loe Biden (31), lui un uomo onesto. Avevo altro da dire? E sarei andato nel New Hampshire? Dissi s alla prima domanda, ma che no, avrei fatto a meno di quel paese delle meraviglie invernali, attualmente noto come Dole Land (32). Comunque grazie alla C.N.N. e al fax, potevo seguire gli sviluppi e mandargli i miei pensieri immediatamente, e quindi un buon numero di miei suggerimenti entrarono nella campagna per le primarie. L'idea principale era la riconversione dalla guerra alla pace; trovare una fabbrica per la difesa che sta per chiudere e dire che dovrebbe essere tenuta aperta, ma riconvertita a una produzione da tempo di pace, usando la stessa forza lavoro e tecnologia. Brown lo fece nel Connecticut; disse agli operai destinati a un immediato licenziamento, che producevano i sottomarini Seawolf, che se lui fosse diventato presidente avrebbero smesso di produrre sottomarini e avrebbero fabbricato treni ad alta velocit. Alle cinque di mattina ebbi una chiamata da Pat Caddell, uno che lavora in politica, che mi diceva: Abbiamo vinto! Abbiamo vinto il Connecticut. Poi loro - non noi - hanno perso New York. Nel frattempo Perot ha preso il mio "We the People" come curioso espediente per la sua eccentrica insegna. Mi sembrava strano, mentre guardavo la C.N.N. in Italia, sentire almeno tre candidati che usavano le mie parole. Jerry mirava alla Pennsylvania dopo New York e, quando la macchina fu in moto, dissi: perch non proporre qualcosa di davvero utile come lanciare una nuova idea che potrebbe impiegare alcuni anni a sfondare, ma che poi quando funzioner potrebbe salvarci tutti? Ecco la sostanza di quel che gli ho scritto. Ho iniziato con l'eterno problema di quello che facciamo delle tasse sul reddito. Visto che il popolo in generale non ottiene granch dal denaro che d al governo - la Social Security non finanziata dalle tasse federali perch non eliminare queste ultime? Come? Eliminiamo Washington, lasciamo che gli Stati e le municipalit tengano per s le entrate che riescono a produrre. So che decine, se non centinaia di migliaia, di avvocati-lobbisti e guru mediatici prezzolati avranno un milione di obiezioni. Ma continuiamo a sviluppare il concetto. Perch non dividere il paese in alcune sezioni ragionevolmente omogenee, pi o meno sull'esempio del sistema cantonale svizzero? Ogni regione tasserebbe i suoi cittadini e poi fornirebbe i servizi che questi vogliono, in specie per quel che riguarda istruzione e

sanit. Washington diventerebbe quindi una capitale cerimoniale con certe funzioni. Avremmo sempre bisogno di un qualche modesto sistema di difesa, di una valuta comune e di una Corte Suprema che definisca le controversie tra le regioni e mantenga in vigore i Dieci Emendamenti, senz'altro una novit per la Corte attuale. Come pagare per quel che resta di Washington? Ogni regione far il suo proprio trattato con il governo centrale e invier quello che pensa debba essere speso per imbiancare la Casa Bianca e per la nostra difesa comune che, per mancanza di fondi, smetter di essere quello che ora: un'arma di offesa contro chiunque sulla terra. Il risultato sar che verranno meno i fondi da sprecare o in progettini pre-elettorali o in quelle pretese imperiali che ci hanno lasciato con un debito di 4700 miliardi di dollari. La Washington sprecona, venale e tirannica diventer niente pi che un parco federale a tema amministrato da Michael Eisner (33). Le regioni saranno corrotte, venali eccetera? Ovvio - siamo americani! - ma lo saranno su scala infinitesimale e, per andare pi precisamente al punto, in una comunit pi piccola tutti sanno chi crea problemi e possono controllarsi l'un l'altro meglio di quanto potrebbe mai fare il governo federale, se anche lo avesse davvero mai voluto. In tutto il mondo oggi sono all'opera forze centrifughe. Sono impegnate in una guerra sanguinosa nell'ex Jugoslavia e in parti della ex Unione Sovietica, e in modo pacifico nella vecchia Cecoslovacchia. Visto che la Storia non nient'altro che la storia delle migrazioni delle trib, ora dobbiamo notare che esse sono di nuovo in gran movimento e, grazie alla moderna tecnologia, possiamo letteralmente vedere bengalesi e indiani che superano a vicenda i loro confini. Da un punto di vista razziale la composizione dell'Europa cambiata pi negli ultimi cinquant'anni che nei precedenti cinquecento, ed irrilevante se questo sia un bene o un male. Cos . Ora, qui a casa nostra, la gente si agita per le invasioni dal mondo ispanico, da Haiti, da parte dei "boat people" asiatici. Ma, piaccia o meno, ci stiamo trasformando da un paese protestante governato da maschi a una comunit mista e in questo momento di mutazione ci sar necessariamente conflitto. Le frammentazioni che vediamo ovunque sono il risultato di un "disgusto" per lo Stato-nazione come l'abbiamo conosciuto sin dalle sanguinose costruzioni di Bismarck e Lincoln. La gente vuole sbarazzarsi di capitali lontane e di governanti remoti, e cos sia. Se il nostro sud deve essere spagnolo e cattolico, va bene! Ma anche, allo stesso tempo, come vediamo in Europa, mentre questa forza centrifuga all'opera - una vera e propria fuga dal centro - ce n' anche una centripeta, che porta al riunirsi di piccole collettivit per avere miglioramenti nel commercio, migliori difese, una migliore cultura: e quindi torniamo, anche se per caso, ai nostri originali articoli della Confederazione, un gruppo di Stati confederati in modo leggero e non gli Stati "Uniti", che si sono rivelati ingombranti e infine tirannici, proprio come Jefferson aveva ammonito. Dopo tutto per creare da cos tanti soggetti una Unit bisogna usare la forza, e questa una brutta cosa, come abbiamo sperimentato nella Guerra Civile. Quindi scegliamo un'organizzazione diversa per adeguarci alle nuove realt. Non voglio spingermi a dire che un giorno vedremo qualcosa di simile alla

democrazia, nella nostra sezione di Nord America; tradizionalmente siamo sempre stati una repubblica interamente governata dal denaro, ma almeno, all'interno delle regioni, ci sar pi diversit rispetto ad ora e, ci che anche meglio, la gente almeno avr la sensazione di non essere pi vittima di un governo lontano ma di essere - loro, e i soldi delle loro tasse - finalmente a casa.

MICKEY MOUSE, STORICO

Il 3 giugno 1996, The Nation ha dimostrato in un pieghevole allegato come la maggior parte dei media USA sia di propriet di un manipolo di corporation. Alcuni attraenti polpi decoravano le pagine solitamente sobrie di questo giornale. Il pi impressionante tra questi cefalopodi era quello di propriet della Disney-A.B.C., che aveva la precedenza sui pi piccoli calamari Time Warner, General Electric-N.B.C. e Westinghouse Corporation, da cui si diramavano innumerevoli tentacoli a rappresentare la televisione (network e via cavo), le fabbriche d'armi (i motori per aerei e le turbine nucleari General Electric) e, ovviamente, la G.N.A. e altre compagnie di assicurazioni ostili alla riforma della sanit. Mentre esaminavo questa bestia, mi sentivo un po' come Rip van Winkle (34). Quando mi sono addormentato, stavo pensando allo Sherman Antitrust Act (35). Che gli era successo? Come pu un polpo qualsiasi controllare una fetta cos larga dell'opinione pubblica senza che qualcuno faccia obiezioni... qualcuno chi? Ecco il problema. La maggior parte dei membri del Congresso non rappresenta n gli Stati n il popolo, ma solo le corporation - e le piovre. Mi ero semplicemente sognato John Sherman o ero stato divorato dal drago della sinergia? Un po' temevo, mentre sospiravo su questa ennesima dimostrazione di quanto siamo strettamente censurati dai pochi, che, proprio ora, sarei stato preso nei tentacoli dei grandi molluschi Disney-A.B.C. e General Electric-N.B.C., come anche della Hearst Corporation. Tutte insieme possiedono l'impresa via cavo Arts & Entertainment, che ha sfornato una cosa chiamata History Channel. Cominci tutto nel freddo, come Arthur Schlesinger notoriamente disse nell'incipit del suo romantico romanzo storico "I mille giorni di John Fitzgerald Kennedy alla Casa Bianca". Solo che il mio freddo era Londra, dove, per Channel Four, ho scritto e prestato la voce a tre programmi di mezz'ora sulla presidenza americana, sottolineando gli aspetti imperiali fin dall'inizio latenti nella carica che infine hanno prodotto le nostre inquiete vanterie sul fatto che siamo l'ultima grande potenza globale del... be', del globo. I programmi avevano avuto un buon successo in Gran Bretagna e History Channel compr i diritti per gli Stati Uniti. La mia opinione sulla presidenza imperiale in novanta minuti doveva essere trasmessa poco prima delle convention politiche del 1996. Ma allora, dalla minuscola punta del tentacolo di History Channel, la sinergia cominci a risalire lungo il braccio della propriet, attraverso la N.B.C. fino al suo padrone di lunga data, la General Electric, poi sempre pi su fino, presumibilmente, al mollusco supremo, Mickey Mouse in persona, Signore di Anaheim (36). "Grande Mickey, questo programma attacca la General Electric per nome. Spara a zero sull'imperialismo americano, che peraltro non esiste. Parla male di tutto quel che riteniamo sacro". Oh, essere stato una mosca sul muro del castello quando arrivata la notizia! La soluzione facile, come

avrebbe detto il presidente-eroe di Anabelm, R. M. Nixon, sarebbe stata far fuori il programma. "Prendiamo degli esperti come facciamo per quegli osceni film storici e gli diciamo di prendersi cura di questo comunista". Quindi successe che, senza che io lo sapessi, venne riunita una commissione della General Electric: comprendeva due giornalisti peso piuma che venivano dritti dall'et giurassica della televisione (Roger Mudd e Sander Vanocur) e due professori che certamente mi sarebbero stati ostili (uno di loro era il mio vecchio amico Arthur Schlesinger, sul cui cliente, J.F.K., ero stato poco carino; l'altro era un tipo chiamato Richard Slotkin). Non venni invitato a difendermi, n nessun altro venne chiamato a farlo; come disse un portavoce di History Channel, Vidal ha delle opinioni cos decise che dovevamo chiamare dei veri esperti. Il recente monito di The Nation sul pericolo di permettere ai pochi delle corporation di fare e controllare l'opinione di massa prendeva corpo a mie spese. "Dissolvenza": Roger Mudd torvo. Indossa non il cappuccio nero del 'giudice impiccatore' del West ma il simbolo del suo orrendo potere: "le orecchie da Mickey Mouse". Racconta la mia carriera con disgusto. Stranamente dice che avevo ambizioni sociali alla Casa Bianca di Kennedy e ["non sequitur"] si present al Congresso, ma perse. A dire il vero l'ho fatto, ma prima che Kennedy si presentasse alla Casa Bianca, e peraltro nel nord dello Stato di New York presi ventimila voti pi di J.F.K. che era capolista. Durante la mia campagna elettorale, Bobby Kennedy venne a trovarmi a Saugerties Landing; il giorno, adeguato, era Halloween. Perch, ringhi, non parli mai della lista?. Perch voglio vincere io, dissi, imitando il suo orribile accento. Questo dette il via alla faida. Mudd dice che sono aspro, che ho la lingua tagliente, che non vivo negli Stati Uniti (eccetto quando ci vivo), e lo spettatore viene avvertito per prima cosa che si tratta solo del mio sguardo bilioso sulla storia americana e sui nostri presidenti, che, dice, descrivo variamente come incompetenti e avidi guerrafondai. Questo - a parte la questione del 'guerrafondai' - calunniosamente falso. Allora le orecchie di Mickey Mouse tremano di virtuosa indignazione e lui ci rassicura sul fatto che, alla fine del programma, dei veri storici rimetteranno le cose a posto. E quindi, infangato, ma non domo, entro io in dissolvenza. Comincio una specie di parodia della sala televisiva della Casa Bianca. Dico alcune parole mediamente biliose sull'attuale situazione politica: "Colui che riesce a produrre abbastanza denaro da comprare del tempo in televisione ha tutti i numeri per essere eletto presidente dalla met dell'elettorato che si prende il disturbo di votare. Visto che le stesse corporation pagano per il nostro sistema bipartitico a partito unico, di politica vera e propria, in queste elezioni, ce n' poca o niente. Per facciamo un sacco di sesso. Inoltre, chi in segreto odia pi i neri conquister una pluralit dei cuori bianco-giglio. La parola 'liberal' stata completamente demonizzata, mentre 'conservatore', che poi la condizione della maggior parte degli americani con scarsi redditi, viene sciupata da gruppi di pressione di origine divina i cui simboli sono il

feto e la bandiera. Come risultato i candidati oggi vanno verso un luogo insensato chiamato 'il centro', e chi riuscir ad avere il centro del centro, n punto morto, vince un contratto di quattro anni per questo studio". Poi traccio la storia dei nostri presidenti espansionisti dall'acquisto della Louisiana da parte di Jefferson alla guerra del Golfo mesopotamica di Bush, prodotta dalla C.N.N. di Ted Turner, una specie di guerra televisiva fatta in casa. Finisco il programma davanti al Vietnam Memorial. Dico: Abbiamo fatto una lunga strada dalla Dichiarazione di Indipendenza di Jefferson a 'i cieli sopra Baghdad si sono illuminati'. Quindi Mudd, sempre pi orripilato da quello che ha visto e sentito, presenta un giornalista televisivo chiamato Vanocur, che a sua volta introduce i professori Schlesinger e Slotkin. Ovviamente, dice, Vidal non ama l'America. La risposta di Arthur moderata: be', diciamo che deluso da quel che successo. All'inizio della prima arringa di Mudd, devo dire che mi chiedevo cosa mai avesse causato tanto disagio. Era ovvio che nessuno dei due lettori di gobbi avesse un particolare interesse (o ancor meno qualche competenza) per la storia americana; ma mi ero scordato di questa tirata: "I nostri presidenti, ora prigionieri della Security, sono stati per un'intera generazione figure bidimensionali su uno schermo. In un certo senso, sono stati prigionieri dell'impero che hanno creato. In pratica sono uomini assoldati per fare le pubblicit a uno Stato che somiglia sempre di pi a un conglomerato come la General Electric. In effetti, uno dei nostri presidenti recenti pi popolari ha passato quasi vent'anni facendo pubblicit proprio per la General Electric, che uno dei nostri pi importanti fabbricanti di armi. Poi Mister Reagan venuto a lavorare qui [alla Casa Bianca] e c' stato lo stesso Arrivano i russi di sempre sullo stesso teleprompter e con gli stessi truccatori". La commissione della General Electric non fece menzione del loro venditore Reagan, ma trov insopportabile il mio suggerimento sul fatto che fossimo stati sorpassati economicamente dall'Asia. Dicevo: "Mentre il Giappone assume il potere del mondo, "facendo temporaneamente le veci della Cina" (37), l'America diventa il Fardello dell'Uomo Giallo e quindi chiudiamo un ciclo. L'Europa all'inizio era il selvaggio oriente dell'Asia. Poi le Americhe sono diventate il selvaggio oriente dell'Europa. Ora il sole che tramonta a occidente si alza un'altra volta a oriente". Questo ha davvero irritato Mudd, che non ha potuto resistere alla tentazione di affermare che gli standard di vita in Giappone sono pi bassi dei nostri, un 'fattoide' che, come per magia, cancella il nostro grosso debito nei loro confronti. Ci ricorda anche che di recente abbiamo sentito molte cattive notizie sull'economia degli altri paesi; ma del resto le sentiamo sempre, per paura che gli americani si possano mai accorgere che

vengono imbrogliati da un governo che non d niente ai cittadini in cambio delle tasse e invece d alle compagnie come la General Electric miliardi per armi spesso inutili e per coprire maggiorazioni di costi. Con aria di approvazione Mudd ci dice che gli 'industriosi emigranti' corrono verso le nostre spiagge. Be', quelli che abbiamo contribuito a impoverire a sud del Rio Grande effettivamente arrivano in cerca di lavoro, in particolare da quei paesi le cui societ abbiamo distrutto in nome, spesso, dell'America delle corporation (la United Fruit in Guatemala e la I.T.T. in Cile), oppure vengono dal sud dell'Asia dove le nostre interferenze hanno costretto a spostarsi milioni di persone, alcune delle quali poco saggiamente sono sbarcate sulle nostre spiagge, attirate dai nostri generosi salari minimi, dalla cura della salute offerta a tutti e dal magnifico sistema di istruzione pubblica. Lo squittio di Mudd diventa molto basso quando ci dice che il budget della difesa stato ridotto a una mera frazione di quel che era un tempo e deve essere incrementato se vogliamo mantenere la pace nel mondo tramite la guerra. Eppure oggi superiamo il budget militare dell'Europa occidentale e del Giappone messi insieme. Anche se ci sono stati vasti tagli del personale quando le basi militari sono state trasferite alla lobby dei grandi proprietari, la possibilit di spesa di cui beneficiano i datori di lavoro di Mudd ancora di quasi trecento miliardi l'anno. I due storici proteggevano meno apertamente la General Electric e le scelte di spesa dei militari. Schlesinger non ci trova molto da dire quanto a distorsione storica. D'altra parte quale movente avrei mai avuto per trascurare quelli che Jefferson amava chiamare 'i fatti veri'? Non sono n un opinionista politico n un agiografo e conosco la storia del paese quanto la maggior parte delle persone che hanno dedicato una generazione al suo studio. Schlesinger dice che cito erroneamente dalla Dichiarazione di Indipendenza di Jefferson, una cosa che deve suonare come molto grave per lo spettatore medio. Altrettanto grave pare a me il fatto che Arthur non si accorga che traggo il testo, e correttamente, dal preambolo originale, non da quello rivisto e pubblicato dal Congresso. Jefferson preferiva la sua prima versione (e anch'io), versione di cui oggi sopravvive solo un frammento, ma di cui, fortunatamente, ricostru nel corso della sua vita l'originale: Tutti gli uomini sono creati eguali e indipendenti. Il Congresso tagli e indipendenti. Continua: Dall'essere creati eguali derivano diritti intrinseci e inalienabili. Il Congresso (forse gi prevedendo il reverendo Pat Robertson e tutti gli altri serpenti del nostro Eden?) lo cambi in: Sono dotati dal loro Creatore di alcuni inalienabili diritti. L'introduzione di un Creatore non ha fatto alcun bene alla nostra indipendenza. In precedenza osservo che un consigliere del presidente Truman annunci: 'Quello che va bene per la General Motors va bene anche per l'America'. Il consigliere era ovviamente il presidente della General Motors. Arthur nota correttamente che Charles Wilson non fu un membro del gabinetto Truman, ma del gabinetto Eisenhower; non di meno fu un significativo "consigliere" di Truman. Sfortunatamente il suo celebre parere venne tagliato dalla parte finale del mio programma. Eccolo. Nel 1944 Wilson dette la

sua ricetta per una permanente militarizzazione dell'economia: Invece di puntare al disarmo e alla non preparazione come salvaguardia contro la guerra - una dottrina ormai del tutto screditata - cerchiamo di fare il contrario: piena preparazione secondo un piano che non si arresta mai. Questo sarebbe diventato il cuore del National Security Act del 1947 e della nuova nazione nelle cui squallide segrete continuiamo a vagare sferragliando. Ormai un pochino troppo tardi per trasformare Lincoln in un abolizionista, ma la commissione General Electric credeva di aver trovato un modo facile di fare punti dichiarando piamente quanto egli odiasse di cuore la schiavit. Ma, come ho gi segnalato, Non la amava, ma pensava che il governo federale non avesse il diritto di liberare le propriet di altri, nello specifico, tre milioni di afroamericani al Sud. Va detto - di nuovo - che i dipartimenti di Storia Americana ora sono strapieni di propagandisti che rivedono l'immagine del presidente, in modo da farlo apparire un po' diverso dall'uomo che disse che, se per conservare l'Unione avesse dovuto liberare tutti gli schiavi, lo avrebbe fatto, ma che se, per il bene dell'Unione, ne avesse dovuti liberare solo alcuni o nessuno, avrebbe fatto anche quello. Ma per la General Electric, sposa pudica di Mickey Mouse, l'immagine non pu rimanere mezza vera e mezza Disney. A un certo punto Slotkin mi accusa di dilettarmi nel senno di poi. Ma questa, caro professore, la storia, e lei e io e perfino Arthur siamo storici, no? E' vero che ho rifiutato l'elezione alla Societ degli Storici Americani, ma lo sono comunque non meno di quelli che vengono pagati per tenere nascosti alla gente i due fatti essenziali della nostra condizione: il sistema classista americano (una cosa simile non esiste, ci dicono seccamente) e la natura dell'impero USA (non c' neanche questo). A quanto pare, perfettamente naturale per una democrazia amante della libert, drogata di elezioni, avere basi e spie e ora reparti antiterroristi e antidroga dell'F.B.I. in ogni paese sulla terra. Quando Vanocur tenta di liberare Theodore Roosevelt dall'accusa di imperialismo, Schlesinger mugugna che il grande guerrafondaio credeva in una vigorosa politica estera. Poi Arthur fa una gaffe: T. R. era in realt interessato solo al nostro dominio sull'emisfero occidentale. Be', certo, mezzo globo meglio di niente. Ma, d'altra parte, come aveva detto il presidente in questione, Gli obiettivi ottenuti con la pace non valgono neanche la met di quelli raggiunti con una guerra gloriosa. Schlesinger annota che se Jefferson e John Quincy Adams dovessero tornare fra noi, si stupirebbero del fatto che non abbiamo annesso il Canada, Cuba e altri territori occidentali. Per la commissione della General Electric una tale continenza prova che non esiste affatto un impero americano. Be', la verit che, dopo due invasioni fallite, il Canada ci sfuggito di mano; anche cos abbiamo una base navale su suolo canadese (ad Argentia) e il paese recita la sua debita parte (anche se in modo irritabile) nel nostro impero, dal punto di vista sia economico sia militare. Cuba, a onor del vero, durante gli anni di Batista stato il nostro bordello; ora, perch ha cercato di rendersi indipendente da noi, sottoposta a embargo, mentre noi manteniamo sull'isola, come sempre, la base militare di Guantnamo. Verso la fine della loro 'discussione' uno dei moschettieri di Mickey Mouse deride

l'idea che il mondo dei grandi affari sia in qualche modo responsabile per un impero USA che non esiste. La commissione General Electric, come un sol uomo, passa a ignorare questa sezione chiave del mio testo: "Il successore di T. R., Woodrow Wilson, invase il Messico e Haiti per portare a quella povera gente libert e democrazia e anche un buon governo. Ma, se facciamo a meno di tutta la retorica presidenziale, la bandiera segu le banche. Il presidente era semplicemente il primo agitatore per i grandi interessi finanziari. Molti anni dopo, il comandante generale dei marines, il generale Smedley Butler, svel il gioco, per cos dire, non solo di Wilson ma di tutto il racket imperiale". Mi hanno fatto vedere delle belle immagini di cinegiornale su Butler, sui marines a Haiti, su Taiwan, sulle strade di Shanghai. Facevo un'imitazione della sua voce mentre pronunciavo le sue esatte parole: Ho passato la maggior parte della mia vita a fare il gorilla d'alta classe per il mondo degli affari, per Wall Street e per i banchieri. In breve facevo parte di un racket, ero un gangster del capitalismo. Nel 1914 ho reso il Messico un posto sicuro per gli interessi del petrolio americano. Ho fatto di Haiti e di Cuba dei posti decenti perch i ragazzi della National City Bank ci portassero i loro soldi. In anni seguenti Butler apr anche bottega in Nicaragua, nella Repubblica Dominicana e in Cina dove, nel 1927, i marines protessero gli interessi della Standard Oil. "Vidal nei panni di Butler": Al Capone al massimo del suo successo aveva tre distretti, io agivo su tre continenti. Non c' bisogno di dire che il generale Butler una non-presenza costante nella nostra storia imperiale. Slotkin ha cominciato a parafrasare esattamente quello che avevo detto: gli imperi moderni non sono come quelli di un tempo, quando si innalzava la propria bandiera sul palazzo di una nazione straniera. Dal 1950 in poi, ho dimostrato come la dominazione sugli altri paesi sia esercitata attraverso l'economia (il Piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale) e attraverso la presenza militare, possibilmente gestita in tono minore (come la NATO nell'Europa occidentale) e politicamente attraverso polizie segrete come CIA, F.B.I., DIA, DEA eccetera. In questo momento l'impero ordina alle nazioni vassalle di non fare affari con gli 'stati canaglia' (secondo le risoluzioni dell'Helms-Burton Bill). Anche se l'Unione Sovietica fuori gioco da cinque anni, abbiamo ancora basi in Belgio, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Turchia. In Gran Bretagna abbiamo sette basi aeree e tre navali. Nel 1948 il segretario della Difesa Forrestal install due gruppi di B-29 nella campagna inglese: sarebbe stata una buona idea, disse, abituare gli inglesi a una presenza militare americana permanente. Per creare e amministrare un

impero moderno si deve prima scoprire - o inventare - un nemico comune e poi mettere tutte le potenziali vittime di questo orco sotto il proprio dominio, usando i servizi segreti per controllare la politica, come la CIA ha fatto, per esempio, con il Partito Laburista di Harold Wilson. Oggi, inoltre, siamo presenti militarmente nelle Bermude, in Egitto, Islanda, Giappone, Corea, Panama, Filippine, Arabia Saudita, Kuwait eccetera, e ovviamente in tutti gli Stati Uniti e sui nostri territori; abbiamo anche due basi in Australia, una delle quali la misteriosa unit CIA di Alice Springs. Se tutto questo non un impero, allora non so cosa lo sia. Eppure non dobbiamo usare questa parola, per ragioni che la commissione della General Electric non ha mai esposto con chiarezza. A un certo punto Vanocur pretendeva che avessi detto che il popolo americano era bramoso di conquiste, quando avevo affermato esattamente il contrario. Il nostro popolo tende all'isolazionismo e ci vuole sempre un bel po' di manipolazione delle corporation, come anche di trucchi imperiali del presidente, per farci entrare in una guerra straniera. Rattristato, Schlesinger ha confermato che era cos. Slotkin pensava che avessi detto che i presidenti alla fine dell'Ottocento erano creature del mondo degli affari, quando invece ho affermato che quest'ultimo stava scatenando la sua furia e che i presidenti, tra Lincoln e Theodore Roosevelt, furono poco lungimiranti e lasciarono fare. Con grande severit stata allora posta la domanda sul perch fossi tanto malvagio: le orecchie da topo erano ormai rizzate. Schlesinger ha segnalato che nel 1940 ero stato il capolista della sezione di America First (38) di Exeter e che, a quanto pareva, ancora oggi ero un isolazionista. Vanocur ha detto che gli isolazionisti sono di destra; Schlesinger invece ha ribattuto che molti di essi come Norman Thomas (e anch'io) erano di sinistra. Con la sua manciata di fango, per cos dire, in mano, Vanocur ha detto che l'isolazionismo ha sfumature di antisemitismo, ma non ha funzionato. Schlesinger ha annotato, con una certa meraviglia, che c' chi non sembra capire come il nostro futuro sia inestricabilmente legato alle scelte politiche di tutti gli altri continenti. Questo avrebbe potuto essere un buon punto per iniziare un dibattito illuminante. Se fossi stato invitato, avrei detto che, a meno che la nazione non sia veramente in pericolo (o che abbia bisogno di grana: non sono angelico), non c' mai nessuna ragione perch ci impegniamo in guerre straniere. Dal tempo di George Washington gli isolazionisti hanno sempre avuto le carte migliori: ma visto che il denaro delle corporation per sempre dalla parte delle avventure all'estero, i soldi ci hanno tenuto in moto, almeno fino a poco tempo fa. Io ho detto che Stalin effettu un disarmo drastico. Arthur correttamente puntualizza che noi abbiamo fatto lo stesso: le pressioni da parte delle masse isolazioniste hanno costretto il governo a lasciare andare milioni di arruolati, me incluso. Ma due giorni dopo l'annuncio della resa del Giappone, Truman disse (17 agosto 1945) che avrebbe chiesto al Congresso di approvare un programma di addestramento militare universale: in tempo di pace! Fece la richiesta e ottenne quel che voleva. Noi ci siamo riarmati

mentre loro si disarmavano. Tutto qui. Tra il maggio e il settembre 1946, il presidente cominci a riarmare il nostro settore della Germania mentre incoraggiava i francesi alla ricolonizzazione dell'Indocina e organizzava anche intrusioni militari in Cina e nella Corea del Sud. Il grande problema di vivere in un paese in cui l'informazione e l'istruzione sono cos strettamente controllate che ben poche notizie sulla nostra vera situazione passano ai consumatori. Invece ci assicurano che siamo cos odiati da chi invidia la nostra ricchezza e bont, che questi commettono atti terroristici contro di noi semplicemente per dispetto. Il danno che i nostri imperialisti della Casa Bianca e delle corporation hanno arrecato in ogni parte del mondo non argomento di discussione, come abbiamo visto in agosto, quando la mia ricostruzione realistica apparsa su un network imperiale e una commissione di quattro persone stata messa in piedi per riattaccare gli orecchi da topo sulla testa dell'aquila. Vanocur poi finge di non capire perch io dica cose tremende su quella Disneyland che gli paga il suo piccolo salario. Ma pensavo di essere stato chiaro. Sono un patriota della vecchia Repubblica che lentamente stata sradicata durante gli anni dell'espansionismo e che praticamente sparita nel 1950, quando ha preso il suo posto lo Stato di Sicurezza Nazionale. Ora voglio che ci convertiamo da un'economia di guerra a una di pace, ma visto che i conglomerati, stile General Electric, che ci governano non lo vorranno mai fare, qualcosa si dovr pur concedere, no? Quando l'egregio Vanocur si chiedeva perch io avessi fatto questo programma, Arthur disse: Per divertirsi e per divertire il pubblico. Deludente, ma degno del Dottor Faustus di Harvard. Non mi ero divertito molto parlando delle disastrose attivit imperiali del mio paese. Volevo solo raccontare una storia mai raccontata prima sui nostri schermi e che mai lo sar finch quelli come la General Electric e la Disney hanno il permesso di essere proprietari dei media e manipolare l'opinione. Che fare? Distruggere i conglomerati. Questo un inizio. E poi, be', perch non avere il servizio completo? - che ne dite di una stampa libera, di un governo rappresentativo e... Insomma, s, ci siamo capiti.

UNA LETTERA DA CONSEGNARE

"Scrivo questa nota una decina di giorni prima dell'insediamento del perdente delle presidenziali del 2000. Abbiamo perso la repubblica e anche l'ultimo impero. Ora ci ritroviamo in una situazione da Giappone del diciassettesimo secolo: un Mikado senza potere comandato da un vicepresidente shogun e dal suo consiglio di guerra del Pentagono. Sognano, come gli shogun di un tempo, di lanciarsi alla conquista della Cina? Penso che lo sapremo presto. Sayonara". 11 gennaio 2001 Congratulazioni, Mister Presidente Eletto (39). Come tutti anch'io sono ansioso di sentire la sua orazione inaugurale. Come ormai sapr di certo i suoi discorsi non ci bastavano mai durante le elezioni, in cui ha vinto il migliore, come accade sempre in quella che Spiro Agnew (40) notoriamente defin: La pi grande nazione nel paese. A proposito del suo primo intervento come presidente, spero che non le dispiaccia se le do alcuni suggerimenti, proprio come facevo negli anni Sessanta quando tenevo i miei regolari interventi sullo Stato dell'Unione nel programma televisivo del compianto David Susskind. In primo luogo evidente che questo nuovo inizio sia una buona occasione per ammettere che almeno negli ultimi cinquanta anni abbiamo intrapreso quella che lo storico Charles A. Beard ha con molta esattezza definito una guerra perpetua per avere una pace perpetua. La mia impressione, Mister Presidente Eletto, che la maggior parte degli americani vogliono che la nostra economia sia convertita dalla guerra alla pace. Naturalmente, vogliamo continuare a camminare a testa alta. Non vogliamo nemmeno che i soldi delle nostre tasse vengano sprecati in iniziative legate alla salute perch quello sarebbe comunismo, una cosa che noi tutti aborriamo. Ma vorremmo anche che un po' dei nostri dollari fossero investiti nell'istruzione. Ricorda quello che ha detto nell'ultimo faccia a faccia con il suo avversario, che ormai bruciato? L'istruzione la chiave per il nuovo millennio. (Esaminando i miei appunti, mi rendo conto che tutti e quattro voi candidati lo avete detto). In ogni caso tempo che abbandoniamo il nostro ruolo generalmente poco apprezzato di poliziotti del mondo, per cui al momento distruggiamo la Colombia, luogo d'origine della satanica droga, mentre teniamo Cuba, l'Iraq e, fino a poco tempo fa, la Serbia 'in correzione ', come i poliziotti definiscono gli arresti domiciliari. Questa interferenza compulsiva negli affari di altri Stati costosa e insensata. Meglio che ripariamo il nostro paese con dei miglioramenti interni, come Henry Clay (41) usava dire. Ma per eseguire questo suo primo compito importante, lei dovr piegare i signori della guerra del Pentagono, i loro amici cospiratori nel Congresso e le stanze dei bottoni dell'America

delle corporation. Da quando l'Unione Sovietica con cos poca sportivit si dissolta per dedicarsi a forme di protocapitalismo e alla contabilit a partita doppia, i nostri signori della guerra hanno cercato ansiosamente nuovi nemici per giustificare un bilancio militare sempre crescente. Ovviamente c' da combattere il Terrorismo, c' anche la guerra alla Droga (che non deve essere mai vinta). Anche cos, quando il tentativo fallisce, la prossima distruzione della Colombia, che un tempo era una nazione liberale e democratica, promette un bel po' di divertimento per i signori della guerra e per i media, anche se non per chi abita in quello Stato un tempo felice. Negli ultimi tempi un nuovo pericolo chiaro e attuale stato svelato: gli Stati canaglia (o 'Stati preoccupanti'). Al momento la Corea del Nord, l'Iraq e l'Iran sono stati inclusi nella categoria e il miliardo di musulmani che abitano il mondo vengono demonizzati come fanatici pazzi, dediti a distruggere tutto quel che c' di buono sulla terra, ovvero noi. Visto che teniamo letteralmente i nostri nemici nel mirino, il Pentagono ne deduce che, presto o tardi, i malvagi si impadroniranno delle nostre citt, presumibilmente sbarcando dalle astronavi. Quindi per proteggerci deve essere messo in opera uno scudo stellare intitolato alla memoria di Ronald Reagan, dal costo iniziale di sessanta miliardi, anche se, ancora lo scorso luglio, i test del sistema, non importa quanto fossero stati falsificati dal Pentagono, hanno continuato a fallire. Il fatto che, secondo i sondaggi, una maggioranza dei suoi elettori crede che un simile scudo esista gi, le rende possibile dire che sta lavorando a migliorarlo e poi non fare niente. Dopo tutto, dal 1949 al 1999 gli Stati Uniti hanno speso 7100 miliardi di dollari per la 'difesa nazionale'. Come risultato il debito nazionale di 5600 miliardi, dei quali 3600 sono di debito con il popolo e due con i Social Security - Medicare Trust Funds, il tutto a causa delle spese dei militari e della necessit di onorare i debiti che cos si sono innescati. Mister Presidente Eletto, visto che le cifre del Tesoro sono tradizionalmente truccate, sarebbe carino se lei facesse in modo che le vere entrate e uscite di denaro federale venissero riportate onestamente. L'anno scorso il governo ci ha detto falsamente che le sue entrate erano appena superiori a 1800 miliardi di dollari, mentre aveva speso un po'di meno di quella somma; da qui il celebre surplus fantasma, quando ovviamente, invece, si trattava del nostro solito deficit casalingo di novanta miliardi. Anno dopo anno le entrate ufficiali del governo vengono gonfiate considerando come tali gli introiti della Social Security e di Medicare: ma queste non sono entrate dello Stato. Quest'anno la sicurezza sociale ha un attivo di centocinquanta miliardi, non c' da stupirsi che l'America delle imprese e i parlamentari suoi dipendenti siano impazienti di privatizzare questo fondo in attivo che finora stato messo in pericolo solo da loro. Anche se le spese militari lo scorso anno sono state pi basse del solito, la met del budget ancora stata impiegata per pagare gli impegni bellici a venire, come anche per abbattere una strana fabbrica di aspirine in Sudan (42). Le uscite di cassa per la spesa militare sono state pari a trecentoquarantaquattro miliardi mentre l'interesse sul debito nazionale causato dai militari stato di duecentottantadue miliardi: mi spiace annoiarla con queste statistiche, ma sono il nodo centrale del nostro - com'era quella parola infelice che us Jimmy Carter? - "malaise" (in francese vuol dire 'bancarotta'). Le fumose

promesse dell'amministrazione Clinton di un aumento dell'attivo di bilancio di milleottocento miliardi di dollari nel successivo decennio erano ovviamente un'invenzione, sfacciata anche se rassicurante, basata su una stima surreale delle future entrate federali, per non parlare degli esborsi che, se si ripeteranno spese pazze come quelle del Congresso nello scorso settembre, ci faranno annegare nell'inchiostro rosso. Signore, se lei vuole essere di una qualche utilit alla nazione e al globo che essa tiene in ostaggio, dovr domare i militari americani e disciplinare i comandanti fuori controllo. Lo scorso settembre, il coordinatore dei capi di Stato Maggiore, il generale H. H. Shelton, ha dichiarato che c'era bisogno di pi dollari e non di meno. In particolare i marines vogliono un extra di un miliardo e mezzo l'anno, l'Esercito vuole oltre trenta miliardi, la Marina ne vuole venti, l'Aviazione trenta, e tutto ci senza che ci sia un nemico (spendiamo ventidue volte di pi di tutti i nostri potenziali nemici - Cuba, Iran, Iraq, Libia, Corea del Nord e Siria - messi insieme). Lei non deve avallare questi rovinosi incrementi. Nell'agosto del 1961, andai a trovare il presidente Kennedy a Hyannis Port. Il Muro di Berlino era in costruzione e lui stava per inaugurare un poderoso riarmo, anche se era riluttante a farlo, o almeno cos diceva, mentre tirava da un sigaro che un amico aveva liberato dalla Cuba di Castro. Va detto che Jack odiava i liberal assai pi dei conservatori. Nessuno mai abbastanza liberal per il New York Post, diceva. Be', il 'Post' ora dovrebbe essere felice. Berlino ci coster almeno tre miliardi e mezzo di dollari. Quindi, sommato al riarmo, avremo un deficit di sette miliardi per quell'anno. Un bel finanziamento di rilancio. Aggrott le sopracciglia: Dio quanto odio il modo con cui buttano via i soldi al Pentagono. Non sono loro, dissi, sei tu. Sei tu che governi. Con tono energico, mi raccont i fatti della vita e li ripeto ora come un consiglio da parte del trentacinquesimo al - che numero , Mister Presidente? Il quarantatreesimo? L'unico modo per un presidente di controllare il Pentagono sarebbe passare tutti i quattro anni del suo primo mandato a non fare nient'altro che investigare su quel delirio, il che significa che non potrebbe davvero fare altro.... Ad esempio essere rieletto?. Fece una smorfia. Qualcosa del genere. Quindi ora propongo, Mister Presidente Eletto, mentre ancora in tempo, che lei azzeri i legami tra l'America delle imprese e i militari e razionalizzi al meglio le varie politiche di approvvigionamento, in particolare per quel che riguarda lo scudo stellare intitolato a Ronald Reagan. Dovrebbe fare anche s che certi segreti del Pentagono trapelassero. Nel 1995 avevamo ancora i missili puntati su duemilacinquecento bersagli stranieri; oggi, per celebrare la pace nel mondo, sono invece puntati su di tremila obiettivi, tra questi 2260 sulla Russia, il resto sulla Cina e sugli Stati canaglia. Anche se il presidente Clinton ha parlato con eloquenza del bisogno di ridurre il pericoloso numero di bersagli sotto mira, il Pentagono agisce come vuole, rendendo il mondo malsicuro per tutti. Ma, d'altra parte, USA Today ha di recente riportato che l'esercito gode di una

popolarit pi alta (il 64 per cento) rispetto a qualsiasi altro gruppo nel paese; il Congresso e i potentati economici hanno la pi bassa. Ovviamente i militari spendono duecento milioni l'anno in pubblicit. A Jack Kennedy piaceva molto il thriller di Fletcher Knebel "Sette giorni a maggio", da cui in seguito venne tratto un film. Racconta la storia di un fanatico, personaggio ispirato all'ammiraglio Arthur Radford, che progetta un colpo di stato militare per impadronirsi della Casa Bianca. Jack trovava il libro avvincente. Solo, ridacchiava torvo, che molto pi probabile che questo presidente un giorno metta su un suo esercito e invada il loro maledetto palazzo. No, non sono d'accordo con Oliver Stone che siano stati i generali a ucciderlo. Per, da qualche parte l fuori, c' un cane da guardia che non abbaia nella notte. Eppure proprio lui che dovrebbe difendere la casa dai ladri, in questo caso il complesso militare-industriale contro cui il presidente Eisenhower ci ha cos generosamente messi in guardia. Anche se sui media appaiono molte storie sui costi eccessivi delle industrie della difesa e inizia lentamente a farsi strada quello che potrebbe diventare un vero e proprio dibattito sullo scudo stellare che Reagan ha pensato per noi, dopo aver visto "Il sipario strappato" di Alfred Hitchcock - un film che non vale in nessun caso quanto "Sette giorni a maggio" - non si discute ancora sul ruolo dei militari nella vita della nazione e sulla loro continua minaccia ai danni di tutti noi, grazie alla "hybris" di ufficiali anziani cresciuti con l'abitudine di dispensare grandi quantit di denaro pubblico per comprare missili che non riescono a colpire i bersagli e bombardieri che non volano quando piove. Il Congresso, che dovrebbe mantenere la disciplina, non lo fa perch troppi tra i suoi membri sono finanziati da quelle stesse compagnie che assorbono i soldi delle nostre tasse, n d'aiuto il fatto che gli ufficiali anziani, dopo aver affidato gli appalti alle industrie della difesa, cos spesso lavorino come commessi viaggiatori proprio per le stesse compagnie. Tra tutti i presidenti recenti, ci si aspettava che Clinton si comportasse nel modo pi sensato sulle questioni economiche. Ha capito come funziona l'economia, ma siccome aveva usato varie scappatoie per non andare in Vietnam, entrato in carica con un certo imbarazzo verso i militari. Quando tent di mantenere la promessa fatta agli elettori gay che la vita privata di ogni militare diventasse solo una questione personale, i signori della guerra ulularono che il morale sarebbe andato in pezzi. Clinton fece marcia indietro; quando sal a bordo della portaerei "Theodore Roosevelt" per ricevere il saluto, i marinai fecero gli stupidi mettendosi in testa a mo' di parrucche gli spazzoloni, imitando i gay e ridendo sguaiatamente all'indirizzo del presidente, che rimase l a guardare. Questi insulti sfacciati alle autorit civili hanno reso i militari sempre pi trucidi e insolenti; ora di rimetterli al loro posto. La scorsa estate, i signori della guerra del Pentagono si sono presentati dal segretario della Difesa con il loro Memorandum degli Obiettivi. Di solito si tratta di una graziosa lista di doni che vorrebbero vedere sotto l'albero di Natale. A settembre quel catalogo sembrava un brutale ultimatum. Come ha detto un ufficiale dissenziente: Invece di un bilancio basato su un tetto stabilito, i capi chiedono di avere un budget basato su una

strategia militare, Anche se tutte le loro strategie di coordinamento, quando sono state messe in pratica nell'ultimo cinquantennio, di solito sono risultate disastrose, in questo contesto esse consistono semplicemente nell'estorcere al governo trenta miliardi di dollari l'anno, oltre al 51 per cento del bilancio che gi viene assegnato alla guerra. Mister Presidente Eletto, mi permetto di consigliarle di spostare il suo ufficio dall'ala ovest della Casa Bianca al Pentagono, dall'altra parte del fiume. Anche se ogni giorno che trascorrer l dentro potr essere le sue Idi di marzo, avr almeno la soddisfazione di sapere che ha cercato di fare qualcosa per noi, per il popolo che fino a oggi non ha avuto chi lo rappresentasse. Cinquant'anni fa Harry Truman sostitu la vecchia repubblica con uno Stato di Sicurezza Nazionale il cui unico scopo alimentare perpetue guerre: calde, fredde e tiepide. La data esatta di questa sostituzione il 27 febbraio 1947, il luogo la stanza del Gabinetto alla Casa Bianca; i protagonisti Truman, il sottosegretario di Stato Dean Acheson, un manipolo di leader del Congresso. Il senatore repubblicano Arthur Vandenberg disse a Truman che avrebbe potuto militarizzare l'economia solo se prima avesse terrorizzato a morte il popolo americano sul fatto che i russi stavano arrivando; lui esegu alla lettera e la guerra perpetua ebbe inizio. Il governo rappresentativo del popolo, eletto dal popolo e per il popolo ormai un ricordo sbiadito. Solo l'America delle corporation rappresentata dai Congressi e dai presidenti che tiene sul proprio libro paga, per una situazione di cui nessuno interamente responsabile visto che i proprietari del governo hanno anche i media. Ora, con la rivolta della guardia pretoriana del Pentagono, entriamo in una fase nuova e pericolosa. Non facciamo altro che stigmatizzare altre nazioni come 'Stati canaglia', ma siamo diventati il pi vasto esemplare della categoria. Non onoriamo i trattati. Disdegniamo i tribunali internazionali. Attacchiamo unilateralmente in qualsiasi luogo ci venga in mente. Diamo ordini alle Nazioni Unite, ma non paghiamo la nostra parte. Ci lamentiamo del terrorismo, eppure il nostro impero oggi il terrorista pi spietato. Bombardiamo, invadiamo e sovvertiamo altri stati. Anche se "Noi il Popolo degli Stati Uniti" siamo la sola fonte di autorit legittima in questo paese, non siamo pi rappresentati nel Congresso, che stato dirottato dall'America delle corporation e dai suoi scagnozzi: l'ingranaggio militare imperiale. Noi, l'irrappresentato Popolo degli Stati Uniti, siamo vittime di questo governo militarizzato proprio come lo sono i panamensi, gli iracheni e i somali. Abbiamo lasciato che si impadronissero delle nostre istituzioni, in nome di un impero americano globalizzato che completamente estraneo alle idee che chiunque dei fondatori aveva in mente. Sospetto che ormai sia troppo tardi per ripristinare la repubblica che abbiamo perso mezzo secolo fa. Tuttavia, Mister Presidente Eletto, c' una residua possibilit che lei possa fare qualche differenza, se ora inizia a tenere a freno i signori della guerra. Riduca le spese militari, il che la render popolare perch potr legittimamente ridurre le nostre tasse, invece di fare quello per cui stato finanziato: liberare l'America delle corporation dall'esigua pressione fiscale a cui sottoposta. Nel 1950 le tasse sui profitti delle corporation costituivano il 25 per cento degli introiti federali; nel 1999 solo il 10,1 per cento. Infine,

come vero che lei non stato eletto da "Noi il Popolo", ma da somme incalcolabili di denaro provenienti dalle impunite corporation, il giorno del giudizio vicino. Usi il suo primo mandato per fare a pezzi il Pentagono e si scordi di poterne avere un secondo. Dopo tutto, se ha successo dall'altra parte del Potomac, lei sar il Nostro eroe, l'eroe del Popolo. Se dovesse fallire o, peggio, non fare nulla, forse sar l'ultimo presidente, e per allora la storia avr cessato di tenere conto degli Stati Uniti e la nostra orgogliosa retorica sar ridotta a un'eco sempre pi flebile. Mediti anche su una strana osservazione fatta dal suo astuto anche se sfortunato predecessore Clinton. Quando Gingrich e il suo Contratto su (molto pi che con) l'America presero il controllo del Congresso, Clinton disse: Il presidente non irrilevante. Era la stupefacente ammissione che in realt avrebbe anche potuto diventarlo; be', signore, sia rilevante. Preservi, protegga e difenda quel che resta delle nostre antiche libert, per non parlare del nostro patrimonio pesantemente ipotecato (43).

PANORAMI DEMOCRATICI

Il vicepresidente di Richard Nixon e tangentiere di molti, Spiro Agnew, una volta ebbe il colpo di genio di dire: Gli Stati Uniti, malgrado tutti i loro difetti, sono ancora la pi grande nazione del paese. Oggi, mentre viviamo gli strascichi del furto delle elezioni per il quarantatreesimo presidente compiuto dalla Corte Suprema, Spiro star camminando a testa alta tra i suoi compagni d'aldil. Non ce l'abbiamo fatta nemmeno questa volta? Come non ce la facemmo nel 1888, quando la maggioranza relativa del voto popolare di Grover Cleveland venne cancellata dalle complicazioni dell'Electoral College (44) e come anche pi notoriamente accadde nel 1876 quando il democratico Samuel Tilden ebbe duecentosessantaquattromila voti pi del repubblicano Rutherford B. Hayes, il cui partito allora contest i suffragi in Oregon, South Carolina, Louisiana, e, s, nella trasandata Florida. Una commissione elettorale scelta dal Congresso assegn l'elezione al perdente, Hayes, per un solo voto, risultato di un imbroglio che coinvolse un giudice corrotto della Corte Suprema, nominato dal santificato Lincoln. Si pens di fare la rivoluzione, ma poi Tilden si ritir a vita privata e ai piaceri di quella che i newyorkesi di una volta ricordavano con nostalgia come una delle pi grandi collezioni pornografiche, nella zona di Gramercy Park a Manhattan. Fino al 12 dicembre ci siamo goduti un gran numero di elezioni sommessamente corrotte, ma tenute sempre a decente distanza dagli occhi del pubblico. Ma l'attuale Corte Suprema, in vena di sconsideratezze, tira fuori tutti gli assi dalla manica, tra cui la propria totale devozione a quelli che l'estrema destra definisce eufemisticamente i 'valori familiari'. Il giudice Antonin Scalia (il cui nome e volto sembrano quelli del cattivo di un'opera di Puccini) ha fermamente promosso questi valori, non ritirandosi dal caso Bush-Gore, anche se suo figlio lavora per lo stesso studio legale che rappresentava Bush di fronte alla corte. Nel frattempo la moglie del giudice Clarence Thomas lavora per una "think tank" di estrema destra, la Heritage Foundation, e nel momento stesso in cui il marito assisteva al solenne dibattimento, lei passava in rassegna i candidati per i vari incarichi nell'amministrazione Bush. Altrove, George W. Bush, figlio di un presidente repubblicano fallito, affidava i suoi voti in pericolo in Florida al governatore dello Stato, suo fratello Jeb. Dall'altro lato dei valori familiari, il clan Gore ha, ogni tanto, controllato almeno una mezza dozzina di assemblee legislative nel sud. I suoi membri sono anche noti per la loro abilit forense, per l'umorismo, per la cultura: tutte qualit che il vicepresidente ha modestamente occultato per timore di spaventare la gente. La politica americana essenzialmente un affare di famiglia, come accade nella maggior parte delle oligarchie. Quando il padre della Costituzione, James Madison, si sent chiedere come diavolo si potesse fare qualcosa con un Congresso di cinquecento persone che rappresentavano cento milioni, lui scelse la linea che la legge di ferro

dell'oligarchia riesce sempre a ottenere: sono sempre pochi quelli che mandano avanti lo show; e lo tengono, se ci riescono, in famiglia. Infine, questi fondatori, cui ci piace sempre riferirci, avevano una tale paura e disprezzo della democrazia che hanno inventato l'Electoral College in modo che la voce del popolo potesse venir messa da parte, proprio come ha fatto la Corte Suprema con gli elettori della Florida il 12 dicembre scorso. Per loro non avremmo dovuto essere n una democrazia, soggetta a una tirannia maggioritaria, n una dittatura, soggetta a una follia cesarea. Un altro asso nella manica sta nella devozione della Corte Suprema verso l'un per cento della popolazione che possiede il paese. Il giudice Sandra Day O'Connor non riusciva in nessun modo a capire perch qualcuno potesse trovare disorientante "butterfly" (45) di Palm Beach. Il sottotesto era, come spesso succede in questi casi, di natura razzista. Le vecchie macchine Votomatic hanno invalidato pi voti nei distretti neri che in quelli bianchi. Questo rendeva cruciali le diecimila schede di Miami-Dade che erano risultate non presentare nemmeno un suffragio valido per la gara presidenziale. Da qui la velocit con cui la campagna di Bush, lealmente sostenuta e favoreggiata da una maggioranza cinque contro quattro della Corte Suprema, ha inventato una serie di ritardi per impedire che le schede venissero mai contate, perch, se cos fosse accaduto, Gore avrebbe vinto le elezioni. In effetti ha vinto le elezioni, almeno finch la Corte Suprema, grazie a una serie sempre pi sfacciata di pause e dilazioni, con un occhio all'orologio che ticchettava, non ha ritardato il tutto finch, in pratica, agli occhi di tutti e cinque, se non dei quattro, non c'era pi tempo per contare; che era poi l'obiettivo di un esercizio che ha fatto s che i camion pieni di un milione di schede andassero da una citt polverosa della Florida all'altra, perch non venissero mai esaminate. Durante questa lentissima farsa c' stato un momento della verit che ha calamitato l'attenzione e che rimarr con noi molto dopo che George W. Bush si sar unito nel dimenticatoio alla sempre pi lunga sfilza di presidenti del crepuscolo. Il mercoled prima del gioved in cui abbiamo ringraziato per essere la nazione che Agnew un tempo salut come la pi grande, la commissione di controllo della Dade County stava di nuovo contando le schede, per ordine della Corte Suprema della Florida, quando una folla organizzata si precipit nel palazzo della contea intimidendo chi svolgeva il lavoro e rifiutando di fornire il proprio nome. E Miami Herald, un giornale rispettabile, dopo aver esaminato vari trend di voto eccetera, ha concluso che Gore aveva ottenuto la Florida per ventitremila voti. L'Herald vuole esaminare quelle schede che hanno molto viaggiato sotto la legge 'allegra' della Florida: penso che le schede e i pezzetti di carta perforati dalle macchine mancheranno all'appello. Il Giorno del Ringraziamento pass, le schede girarono su e gi per le strade della Florida, Gore venne accusato di cercare di rubare un'elezione che aveva vinto. La popolazione nera ora sapeva che, ancora una volta, non era stata presa in considerazione. Ci sono state delle rivolte; secondo la legge della Florida, chiunque abbia la fedina penale sporca per un grave reato perde tutti i suoi diritti civili. Migliaia di neri vennero cos

accusati e fu negato loro il voto; eppure la maggior parte di quelli che erano stati rubricati in tal modo non erano certo criminali, erano colpevoli soltanto di reati minori. In ogni caso i calcolati ritardi hanno convinto due dei quattro giudici dissenzienti che non c'era pi tempo per contare. Il giudice John Paul Stevens, un conservatore il cui principale interesse sembra essere conservare le nostre libert costituzionali e non i privilegi dell'America delle corporation, dissentendo not: Una cosa certa, comunque. Anche se non riusciremo mai ad avere completa certezza sull'identit del vincitore delle elezioni di quest'anno, quella dello sconfitto perfettamente chiara. E' la fiducia della nazione nel giudice come guardiano imparziale dell'autorit della legge. Cosa porteranno i prossimi quattro anni? Se abbiamo fortuna, un blocco totale. Le due camere sono divise esattamente a met. L'avventurismo del presidente sar al minimo. Se abbiamo sfortuna (e avventure) sar il cancelliere Cheney a governare. Ex segretario della Difesa, ha detto che il Pentagono riceve troppo poco denaro, anche se lo scorso anno ha avuto il 51 per cento del bilancio discrezionale (46). C' da aspettarsi una piccola guerra o due perch i militari possano continuare a ottenere i loro finanziamenti; ci sar anche un alleggerimento fiscale per i pi ricchi. Ma che il quadro sia buono o cattivo, vedremo molto poco l'affascinante e scimmiesco George W. Bush. Saranno i militari - Cheney, Powell et al. - a dirigere l'orchestra, e l'intera nazione sar continuamente in stato di allarme, perch James Baker ci ha gi avvertito, il Terrorismo ovunque in marcia. Non si sta mai troppo in guardia. Benvenuti ad Asuncin! Peccato non avere le banane.

TRE BUGIE PER GOVERNARE

In fondo, la campagna presidenziale del 2000 (prima dei brogli) ha apparentemente una questione di Carattere. Specificamente il carattere di due cittadini maschi, finora di nessun particolare interesse per la Comunit. Ma, d'altra parte, la personalit l'unica cosa di cui i nostri media sono in grado di trattare, visto che il sistema politico americano, malgrado i sempre pi esosi costi elettorali, provvede a che niente di esplicitamente politico possa essere affrontato. Va detto che un candidato, coraggiosamente, anche se per breve tempo, ha suggerito che visto che l'un per cento della popolazione possiede la maggior parte del paese, e anche un bel pezzo del globo, forse allora questo gruppo non dovrebbe pagare meno tasse di quel poco che gi paga. Ha rovinato tutto: per un momento la bandiera rossa sventolata nella prima luce della C.N.N., ma con gli ultimi bagliori del crepuscolo, era gi ammainata e nessuna questione reale stata pi toccata. Cos' una questione reale? Al momento gli Stati Uniti spendono ventidue volte quello che spendono i nostri potenziali nemici (i sette stati canaglia che destano preoccupazione) tutti insieme. Un tempo la politica vera prevedeva che si spiegasse dove andavano a finire i soldi della gente e perch. Visto che l'esercito americano al momento incamera ogni anno pi della met del bilancio federale, sarebbe stato senz'altro questo l'argomento pi importante di cui parlare. Ma non quest'anno, e cos, secondo le aspettative, ogni candidato ha dichiarato di voler spendere anche di pi per la Grande Macchina da Guerra, mentre questa pigramente va in giro per il mondo a caccia di nemici, lasciandoci con nient'altro di cui parlare se non il Carattere. Il carattere "morale". Ovvero, come il dottor Elaine May una volta disse cos bene: Quanto mi piacciono di pi i problemi morali di quelli veri. Anche se un candidato apparve immediatamente come una specie di scemo e per di pi dislessico (difesa: be', non colpa sua, quindi perch te la prendi con lui?), in un presidente, ci hanno ammonito severamente, ci sono cose peggiori. Tipo? Tipo "mentire". Quando questa treccia d'aglio venne sollevata, un brivido attravers noi contadini nei nostri villaggi transilvani, e ascoltammo, oltre le brughiere stregate, il suono di grandi ali membranose (47). I non-morti erano in volo. Un candidato venne considerato un bugiardo perch aveva esagerato. A dire il vero non aveva mai detto che lui da solo aveva inventato Internet, ma aveva fatto credere di avere avuto a che fare con il suo primo concepimento molto pi di quanto fosse vero. Peggio: aveva detto che la medicina di sua suocera costa di pi di quella del suo cane, che identica, quando lui non aveva una suocera - o non aveva un cane, non mi ricordo pi. Ormai la repubblica vacillava. Che azione riprovevole! Potevamo affidare a una persona cos falsa la possibilit di tenere in mano le frecce della guerra e l'olivo della pace? (48) In fondo i due o tre miliardi di dollari che le elezioni sono costate al generoso un per

cento attraverso i suoi ufficiali pagatori delle corporation sono, secondo ogni stima, tra i pi decisamente irrilevanti in una storia politica che sembra determinata a mettere in ridicolo Darwin e a esaltare il punto di vista creazionista, in versione manichea. Il sermone di oggi da Montaigne: In verit il mentire un maledetto vizio. Siamo uomini e legati gli uni agli altri solo per mezzo della parola. Se conoscessimo l'orrore e la portata di tale vizio, lo puniremmo col fuoco pi giustamente di altri delitti [...]. E dopo che si dato alla lingua quel falso andare, incredibile come sia impossibile tirarla indietro (49). Ma il nostro argomento non sono le persone, quelle figure di contorno che compaiono ogni quattro anni, ma i due paladini, a uno dei quali verr ora affidata la terribile e repentina spada nucleare, rendendolo quindi la pi grande e migliore nazione che si sia mai gagliardamente incarnata. Siamo uno stato basato sulla verit, ci hanno ricordato costantemente i manager repubblicani dell'impeachment al presidente Clinton che mentiva sul sesso, non sapendo che i suoi elettori facevano perversamente quadrato intorno a lui. Compiaciuti, senza dubbio, per la metafisica del suo 'che cos' <>?'. Dopo tutto, cos' la verit, come una volta distrattamente si chiese un burocrate romano. Eppure... 'Eppure' la parola pi bella della nostra lingua, quando viene usata in modo logicamente non pregnante. L'impero globale americano si basa su un gran numero di bugie presidenziali mozzafiato che i nostri storici di corte di rado osano mettere in discussione. Sembra che Hitler e i suoi avessero ragione quando si trattava della credulit umana: pi grossa la menzogna e pi facilmente sar accettata. Sul prezzo della medicina di un cane forse inesistente non si riuscir a passarla liscia, ma la deliberata provocazione al Giappone del presidente Franklin Delano Roosevelt, per costringere il paese a un attacco che ci avrebbe fatti entrare nella seconda guerra mondiale, semplicemente non ammissibile. La prima legge del giornalismo contemporaneo, quello che non dovrebbe essere vero non lo , rapidamente ribadita da chi scrive la fiction che a scuola passa per 'storia'. Meno male che ho vissuto abbastanza per concedermi le quattro pi belle parole: Ve l'avevo detto. In "Burr" (1973) ho, per cos dire, ri-illuminato l'immagine di quella figura demonizzata, Aaron Burr. "En passant" ho debitamente segnalato che il suo principale demonizzatore, l'ammirevole in tutto, a parte una netta tendenza all'ipocrisia, Thomas Jefferson, aveva vissuto "more uxorio" con una giovane schiava, Sally Hemings, da cui aveva avuto un gran numero di figli, che si tenne come schiavi. Dumas Malone, il principale biografo del presidente al tempo, denunci il mio ritratto di Jefferson come 'sovversivo', perch, come diceva lui, nessun gentleman avrebbe mai avuto una relazione con una schiava e visto che il signor Jefferson era il pi grande gentleman del suo tempo non avrebbe potuto... Su falsi sillogismi di questo genere sono basati i miti nazionali. Recenti analisi dimostrano che molti dei discendenti della Hemings contengono l'aureo D.N.A. dello stesso Jefferson. I lealisti dicono che il padre dei figli di Sally era un suo nipote idiota. E come? Visto che vivevano proprio come marito e moglie a Ponticello, l'idea che il nipote, banjo in mano, salisse la collina per andare a letto con la compagna

di suo zio davvero troppo. E questo basti per una grossa bugia a cui, insistono gli storici di corte e altri propagandisti, gli americani debbono credere. Perch cos tanto importante? Visto che la relazione tra bianchi e neri ancora l'argomento pi controverso per gli americani, Jefferson deve essere puro come il marmo e va spossessato della sua stessa grande formulazione e del suo invito ai popoli di tutto il mondo: la ricerca della felicit. Questo era ieri. Oggi ogni analisi dei tre potenti miti che gli americani e i loro alleati in altri paesi sono obbligati ad accettare basta a far scattare l'allarme. Nell'"Et dell'oro" (che copre il periodo 1940-1950 visto dagli occhi dei nostri governanti e da Washington), parlo di tre casi di balle presidenziali. Uno: Franklin Delano Roosevelt (la cui politica interna, il New Deal, io ammiro) provoc deliberatamente i giapponesi ad attaccarci a Pearl Harbor. Perch? Gi nel 1940, ci voleva fare entrare in guerra contro Hitler, ma l'80 per cento del popolo americano, dopo le delusioni del 1917, non voleva un altro conflitto europeo. Non pot far nulla per piegare un elettorato isolazionista. Fortunatamente per lui (e forse per il mondo), il Giappone aveva un accordo militare con la Germania e l'Italia. Da alcuni anni il Sol Levante si dedicava alla missione imperialistica di conquistare la Cina. Segretamente F.D.R. inaugur una serie di provocazioni per spingere i giapponesi in quello che alla fine fu l'attacco alla nostra flotta a Pearl Harbor, rendendo quindi impossibile evitare il nostro immediato e caloroso ingresso nella seconda guerra mondiale. C' un'ampia letteratura su questo argomento, gi a partire dal 1941 con "President Roosevelt and the Coming of War" di Charles A. Beard, fino ad arrivare all'attuale "Day of Deceit" di Robert B. Stinnett, di cui ora si discute negli USA. Stinnett d un resoconto dettagliatissimo dei passi verso la guerra intrapresi da F.D.R., incluso, il 26 novembre 1941, l'ultimatum ai giapponesi che intimava loro l'ordine di lasciare la Cina e allo stesso tempo insisteva che rinunciasse al patto con i poteri dell'Asse: questo non lasciava al Giappone molte alternative a parte la guerra, il che era lo scopo dell'esercizio. Il secondo grande mito che Harry Truman, il successore di F.D.R., butt le sue due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki perch temeva che un milione di vite americane sarebbero andate perdute nell'invasione (questa la bugia che disse al tempo). L'ammiraglio Nimitz, che era a combattere nel Pacifico, e il generale Eisenhower, che era a rimuginare da qualche altra parte, dissentivano: i giapponesi avevano gi perso la guerra, dicevano. Non servivano n le bombe nucleari n l'invasione: inoltre i giapponesi stavano cercando di arrendersi da quando nel maggio 1945 Tokyo era stata devastata dai B-29 americani. Il terzo grande mito era quello per cui sono stati i sovietici a cominciare la guerra fredda perch, guidati dal folle Stalin, aspirante conquistatore del mondo, hanno diviso la Germania, costringendoci a creare la Repubblica Federale Tedesca e, poi, quando lui ci ha malvagiamente negato l'accesso alla nostra sezione di Berlino (ancora sotto il dominio delle quattro potenze come era stato stabilito a Jalta), lo abbiamo sfidato con un ponte aereo. Lui fece marcia indietro, e gli venne impedito di invadere la Francia, di

attraversare l'Atlantico e cos via. Questi sono tre grandi miti che molti studiosi di quel periodo riconoscono come tali, ma che gli storici di corte, particolarmente quelli i cui salari sono pagati dalle universit con borse federali per la ricerca e lo sviluppo, o minimizzano o francamente negano. David Hume ci dice che i Molti sono tenuti in scacco dai Pochi tramite l'opinione. Negli Stati Uniti il New York Times il mezzo con cui i Pochi manifestano l'opinione di alcuni dei Molti, quindi quando il giornale stabilisce una linea, altri in altri paesi si accodano. Nell'"Et dell'oro" ho rivelato, con tatto, credo, com'era la vita a Washington durante il decennio dalla caduta della Francia, a Pearl Harbor, fino alla guerra fredda e alla Corea. Non necessario conoscere la storia per seguire la trama. Eppure un recensore americano si irritato perch non sapevo quanto gli americani fossero instupiditi (parole sue), e come oso scrivere di persone di cui non hanno mai sentito parlare, come Harry Hopkins? Ma io sono un narratore di una certa esperienza e ogni personaggio viene spiegato nel contesto, spero senza troppe complicazioni. Sfortunatamente la nuova saggezza popolare dice che si deve scrivere solo di quello che i lettori gi conoscono, il che, almeno in questo caso, sarebbero storie non vere. E New York Times ha preso un giornalista inglese, che un tempo lavorava per The New Republic, un giornale di estrema destra a me sfavorevole (fa propaganda per la fazione israeliana del Likud, proprio come il Washington Times sostiene la linea del suo proprietario, il coreano dottor Sun Moon). Il neoassunto giornalista non sa nulla del periodo di cui scrivo. Cita una tirata di Herbert Hoover che crede io abbia inventato, quando, come sempre accade per le figure storiche di cui parlo, registro solo quello che si dice abbiano detto. Hoover, a torto o ragione, vedeva F.D.R. nella stessa schiera totalitaria di Hitler, Mussolini e Stalin: Non si pu estendere il dominio del governo sulla quotidiana vita lavorativa di un popolo, senza nello stesso tempo farne il dominatore dei suoi pensieri e della sua anima. Il nostro migliore storico moderno, William Appleman Williams, in "Some Presidents: Wilson to Nixon" (1972), notava come fosse intuizione di Hoover che, nel primo terzo del ventesimo secolo, il virus del totalitarismo fosse ovunque nel mondo e che Hitler nel suo modo demoniaco, Stalin con la sua burocrazia mortale e F.D.R. nella sua maniera relativamente migliorista rispondessero a uno "Zeigeist" comune. Per una penna prezzolata di destra questa potrebbe essere un'analisi profonda, ma il recensore non la capisce. Ignora anche lo straordinario inciso di Hoover: Quello di cui questo paese ha bisogno un grande poema. La cosa che inficia di pi l'attendibilit della mia storia (e degli storici su cui mi sono basato), dichiara il recensore senza prove, ... Ma meglio che citi da una lettera dello storico Kai Bird che, con mio stupore, il New York Times ha pubblicato (di solito cancellano tutto quello che troppo critico verso di loro o verso i loro Opinion maker). "Per due volte il recensore liquida come sciocca l'affermazione di Vidal secondo cui l'uso che Harry Truman ha fatto della bomba su Hiroshima non era necessario perch il

Giappone cercava gi da vari mesi di arrendersi. Questa affermazione ed altre non sono n sciocche n un prodotto delle stravaganti idee politiche dell'autore. Vidal invece ha abilmente attinto a una letteratura ricca e scientificamente valida pubblicata negli ultimi dieci anni per ricordare ai suoi lettori che molto di ci che gli storici di corte ortodossi hanno scritto sulla guerra fredda era semplicemente sbagliato. Per quel che riguarda Hiroshima forse Vidal aveva in mente l'annotazione di Truman nel suo diario alla data del 18 luglio 1945 che parlava di un telegramma dall'imperatore giapponese che chiede la pace". E anche - siamo al 3 agosto 1945 - questo passo dal diario di Walter Brown: "Brown registra un incontro con il segretario di Stato James F. Byrnes, l'ammiraglio W. D. Leahy e Truman, e tutti e tre erano d'accordo: I giapponesi cercano la pace. [...] Ma Truman voleva buttare la bomba e l'ha fatto. Perch? Per spaventare Stalin, un nemico adatto agli USA che stavano per metamorfosare da una sciatta repubblica a uno Stato di Sicurezza Nazionale in guerra perpetua, secondo le parole di Charles A. Beard, per la pace perpetua". Temo che il recensore del Times Literary Supplement dell'"Et dell'oro" abbia semplicemente ripreso le inesattezze dell'articolo sul New York Times; il vostro collaboratore evidentemente un americano neoconservatore a cui piacciono i drastici rovesciamenti di categorie. La destra intransigente americana non ha nessun interesse per il popolo, e ha invece una venerazione per quell'un per cento che paga i loro giornali e le loro "tkink tank". Parla del mio atteggiamento sinistrorso che esprime disprezzo verso tutto, per esempio prendendosi sprezzantemente gioco dei 'ranghi pi bassi [... del]l'indistinto popolo americano'. Questo il trucco pi vecchio del cattivo recensore. Un romanziere scrive: 'Odio l'America', url la spia comunista, e questo per il commentatore disonesto diventa: A un certo punto l'autore confessa persino di odiare l'America. Ma non conosco nessun sinistrorso (definizione, prego) che si faccia beffe del popolo, e nessun populista lo farebbe. Piuttosto, mi concentro su quello che stato fatto al popolo dall'un per cento attraverso il dominio sulle ricchezze nazionali e la sua Opinione fatta in casa. Il vostro recensore fraintende persino la mia netta conclusione che un'era finita (per fortuna, dal mio punto di vista) quando la tradizionale classe dei domestici americani smise di esistere, grazie ai tredici milioni di noi che erano sotto le armi e al pieno impiego delle donne nel corso della seconda guerra mondiale. Che alcuni dei miei notabili pi sciocchi si lamentino di questo stato di cose fa parte della commedia sociale del romanzo, anche se certo non del livello di comicit involontaria di un opinionista di destra che finge una passione non contraccambiata per il "demos". Il mito finale che sia stato Stalin a iniziare la guerra fredda dividendo la Germania in due parti, per buttarci fuori dal nostro settore di Berlino. Citer la maggiore autorit, a tutt'oggi, su ci che Truman aveva in mente dopo Potsdam, quando incontr Stalin che a

sua volta, dopo Jalta, aveva pensato di poter vivere in un certo ragionevole equilibrio con gli USA. La parola quindi a Carolyn Eisenberg. Da "Drawing the Line: The American Decision to Divide Germany, 1944-1949" (1996): "Con l'inizio del blocco di Berlino, il presidente Truman si invent una storia elementare in cui i russi facevano di tutto per scardinare gli accordi di guerra in preda a una sfrenata brama di impadronirsi della ex capitale tedesca. Il presidente non spiegava che gli Stati Uniti avevano [unilateralmente - l'avverbio mio] abbandonato Jalta e Potsdam, ci che port alla formazione di uno Stato tedesco occidentale contro i timori di molti europei, e che i sovietici avevano lanciato il blocco per impedire la divisione". Questa grande bugia resiste ancora oggi. Per favore niente lettere sugli orrori dei gulag, sul modo crudele con cui Stalin ha trattato gli Stati satelliti eccetera. Quello di cui parliamo sono le gravi distorsioni della verit da parte nostra e perch, a meno che non vengano raddrizzate, siamo per sempre condannati a vagare in una perpetua nebbia di ignoranza. "Good morning, Vietnam!" L'atteggiamento verso la verit da parte dell'amministrazione Truman venne espresso al meglio dal suo segretario di Stato, Dean Acheson, nel libro di memorie "Present a the Creation: My Years in the State Department" (1969). Fu proprio lui ad annunciare l'impero globale il 27 febbraio 1947. Luogo: la stanza del consiglio di Gabinetto alla Casa Bianca. Presenti: Truman, il segretario di Stato Marshall, il sottosegretario Acheson, una mezza dozzina di leader del Congresso. Gli inglesi erano di nuovo senza soldi. Non potevano onorare gli accordi per cui dovevano tenere la Grecia in libert vigilata. Potevamo ignorarlo? Anche se Stalin aveva detto ai comunisti greci che il loro paese era nella sfera di interesse americana e che quindi non dovevano attendersi nessun aiuto da lui, Truman voleva un riarmo. Dovevamo mostrare i muscoli, ma Marshall non riusc a convincere i leader del Congresso. Acheson, magnifico avvocato delle corporation e uomo di notevole spirito, apr una breccia. Fu appassionato. Il mondo libero era sull'orlo dell'abisso. S, era l'Armageddon. Se i russi avessero occupato la Grecia e la Turchia, tre continenti sarebbero stati a rischio. Us poi la sempreverde metafora domestica della mela marcia nel barile. E poi, non eravamo gli eredi dell'impero romano? E l'Unione Sovietica non era la nostra Cartagine? Non erano iniziate le nostre Guerre Puniche? Non potevamo rischiare di perdere. L'America non ha scelta. Dobbiamo agire per proteggere la nostra sicurezza... per proteggere la stessa libert. Allora si accordarono sul fatto che se Truman si rivolgeva in questi termini agli americani e li terrorizzava, il Congresso avrebbe finanziato quello che si sarebbe rivelato come un cinquantennio di guerra fredda, che fino ad oggi ci costata 7100 miliardi di dollari. Riandando al passato, Acheson scrisse allegramente: Se, come abbiamo fatto, affermavamo le nostre convinzioni in maniera pi chiara della stessa verit, non eravamo molto diversi da tutti gli altri educatori e non avremmo potuto fare altrimenti. Dopo tutto, come aveva affermato, era opinione del dipartimento di Stato che un americano medio non dedicasse pi di dieci minuti al giorno alla politica estera; ora un

lasso di tempo anche minore, visto che la pubblicit televisiva rende qualsiasi cosa pi chiara della stessa verit. Oggi non siamo in bilico, siamo caduti. Meno male che, in queste elezioni, non ci siamo occupati della nostra grande passione, l'Armageddon. Invece ci siamo afflitti con le piccole panzane sul vero costo delle medicine di una suocera in confronto a quelle di un cane viziato, quando, se il candidato fosse stato fedele alle sue radici, avrebbe trovato in una stradina di Cartagine, Tennessee, due prese di economico zolfo con cui sverminare in un secondo cane e suocera (50).

LE INTENZIONI DEI GIAPPONESI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Signore, ho un debito verso Clive James per il modo conciso con cui ha riassunto quello che penso corrisponda al 90 per cento dell'Opinione Comunemente Invalsa sull'inizio e la fine della guerra nippo-americano del 1941-1945 (lettera del 24 novembre). Se non fosse per delle occasionali risonanze da tragedia giacobita, si potrebbe pensare che il dottor Barry Humphrie (51) abbia lavorato per tutto questo tempo nel suo laboratorio con i pipistrelli che penzolano dal soffitto, mettendo insieme i pezzi di un altro mostro australiano: un tenente colonnello in pensione con una potente visione del mondo alimentata dalla stampa scandalistica del regno di Oz. James parte senza preamboli: Vidal ha una visione ammonitoria secondo cui la classe dirigente dell'impero americano pensa che Washington sia il centro del mondo. Sfortunatamente, sembra che Vidal condivida questa idea. E proprio cos, per loro come per me. Washington stato l'incontrastato centro del pianeta per la maggior parte del ventesimo secolo, cosa che tendo a deplorare. In un libro recente, "L'et dell'oro", mi concentro sul decennio 1940-1950, quando il Nuovo Mondo ha varato l'ordine globale. Inizio con l'arrivo nella capitale di oltre tremila inglesi tra agenti, propagandisti e spie. S, io c'ero. Stando nel cuore di una famiglia isolazionista che 'riceveva' (come si diceva un tempo) tutti, ho visto di persona il brillante John Foster in azione. Lavorava come attach dell'ambasciata inglese di Lord Lothian e incantava i washingtoniani, mentre lavorava segretamente con Ben Cohen, consulente legale della Casa Bianca, per stendere l'accordo di affitto a prestito che si rivel il primo colpo che il presidente Roosevelt fu in grado di sferrare a favore dell'Inghilterra. Chi abitava in quell'altro grande centro del mondo, Canberra, senz'altro ha una storia differente da raccontare. Sostengo il punto di vista niente affatto originale che Franklin Roosevelt abbia provocato i giapponesi ad attaccarci per ragioni a cui arrivo subito. James, armato fino ai denti dell'Opinione Comunemente Invalsa (da qui in poi OCI), ci racconta che il Giappone fu costretto alla guerra dal proprio esercito che era in grado di ricattare il governo dal 1922 e non smise di farlo fino alla resa nel 1945, determinata, quest'ultima, secondo l'OCI, dalla coraggiosa decisione di Harry Truman di lanciare un paio di bombe atomiche. Niente di questo si adatta a quello che sappiamo da tempo sull'intricato sistema giapponese di governo, per non parlare del nostro. C'era in effetti un partito militare iperaggressivo che era impegnato a cercare di conquistare la pi ampia parte possibile della Cina in direzione del Sudest asiatico, dove si trovava il petrolio. Ma c'era anche un partito della pace, guidato dal principe Konoye che, proprio nell'agosto 1941, faceva di tutto per incontrare F.D.R., che continuava a rimandare un meeting faccia a faccia per appianare le divergenze. Se quest'ultimo fosse stato interessato alla pace nel Pacifico, avrebbe incontrato Konoye, con altrettanta segretezza

di quella che dedicava a Churchill, per parlare di una questione di cui tra poco dir. James nota correttamente che deciframmo il codice diplomatico giapponese, Porpora, ma sembra non sapere che, gi all'inizio di ottobre del 1940, lo stesso valeva anche per molti dei codici militari e, specificamente, per parti del Kaigun Ango: i ventinove distinti codici navali che ci avevano dato una buona cognizione di dove si dirigesse la flotta giapponese per un intero anno prima di Pearl Harbor. L'OCI d a James la certezza che, se F.D.R. voleva una guerra, non avrebbe inviato il 6 dicembre un cablo all'imperatore, il cui unico messaggio pare essere la pia speranza che i giapponesi non avrebbero tentato di rimpiazzare gli sconfitti francesi in Indocina, ma James sembra ignorare il contesto di quella comunicazione. Eccolo qui. Sabato 15 novembre 1941, il generale Marshall, capo di Stato Maggiore dell'esercito USA, convoc vari direttori di giornali di Washington. Dopo aver ottenuto da loro un giuramento di segretezza, disse che avevamo scoperto i codici navali giapponesi e che la guerra con il Giappone sarebbe iniziata nei primi dieci giorni di dicembre. Il 26 novembre, Cordell Hull, il segretario di Stato di F.D.R., consegn ai due inviati speciali del Giappone a Washington una proposta in dieci punti, come Hull disse al segretario della Guerra Stimson, per far esplodere tutta la questione. Sull'ultimatum stesso, in seguito Hull scrisse: Nessuno pensava sul serio che lo avrebbero accettato. Qual era la richiesta? Il totale ritiro giapponese dalla Cina e dall'Indocina, che il Giappone sostenesse il governo della Cina nazionalista e che abbandonasse l'intesa tripartita con l'Asse. F.D.R. aveva fatto un passo, ora aspettava che i giapponesi facessero l'altro. Lo fecero. L'OCI vuole che siamo stati presi di sorpresa, ma questo certamente non valeva per il presidente. A quanto pare, per, i comandanti non preavvertiti di Pearl Harbor lo furono davvero e in un solo colpo morirono tremila uomini. L'OCI se l' sempre cavata male con i moventi. Visto che F.D.R. non ci avrebbe mai e poi mai esposto al pericolo, perch i giapponesi avrebbero dovuto mai attaccare una ricca nazione delle dimensioni di un continente distante quarantamila miglia? Meno male che l'OCI pu sempre ricorrere a una visione demoniaca della storia: i giapponesi, come razza, hanno un'attrazione verso il suicidio. Umani per modo di dire, erano in realt esseri bestiali i cui occhi a mandorla impedivano loro di utilizzare adeguatamente l'aviazione moderna o i dispositivi di puntamento. Quando anch'io ero un giovane soldato nel Pacifico, insieme a tutti gli altri, sono stato immerso in queste sciocchezze razziste. Ma, se questa lettura diabolica del carattere giapponese dovesse per caso essere falsa, ci sarebbe da chiedersi perch mai i militari, con un conflitto difficile da vincere in Cina, che metteva a dura prova in ogni senso la loro energia e le loro risorse, avrebbero dovuto provocare una guerra con gli Stati Uniti a cos grande distanza? L'OCI ha provato per sessant'anni a dare una risposta, ma non c' riuscita. Oggi nessuno contesta sul serio che F.D.R. volesse che gli USA entrassero in guerra contro Hitler; ma fra il 60 e l'80 per cento del popolo americano era tenacemente contrario a ogni conflitto europeo. Nel novembre 1940 F.D.R. era stato eletto a un terzo mandato con la promessa che nessuno dei figli d'America avrebbe mai dovuto combattere in una guerra straniera a meno che non verremo attaccati. In privato pi di

una volta aveva detto che i giapponesi dovevano sferrare il primo colpo o, come si era espresso con l'ammiraglio James O. Richardson (8 ottobre 1940), mentre la guerra continuava e l'area delle operazioni si espandeva, presto o tardi avrebbero fatto uno sbaglio e noi saremmo entrati in guerra: da qui la serie di provocazioni di F.D.R. che culminarono non in uno 'sbaglio' dei giapponesi, ma nell'ultimatum del 26 novembre, che non lasci loro altra alternativa se non la guerra, preferibilmente con un attacco ' di sorpresa' del tipo che aveva funzionato cos bene contro la Russia nel 1904 a Port Arthur. F.D.R. sapeva che avrebbero attaccato Pearl Harbor, dove era all'ancora la maggior parte della flotta del Pacifico? O pensava che avrebbero colpito un obiettivo un po' meno importante come Manila? La questione, di nuovo, al vaglio. L'OCI di James corretta quando afferma che l'accordo tripartito italiano-tedescogiapponese era di natura difensiva: gli uni non erano obbligati a partecipare alle guerre offensive degli altri. Perch Hitler abbia dichiarato guerra agli Stati Uniti ancora un rompicapo, secondo uno storico del calibro del dottor Henry Kissinger, peraltro non male, quando non sia costretto a guardarsi allo specchio (si veda il suo "Diplomazia"). Gi in guerra almeno nel Pacifico, come faceva F.D.R. ad essere cos sicuro che sarebbe riuscito a portare la guerra in Europa? Be', il presidente probabilmente il pi intricato statista del nostro tempo, come Nixon disse una volta con ammirazione di Eisenhower: Era un uomo molto pi subdolo e tortuoso di quanto la maggior parte delle persone sospettassero, e uso queste parole nel loro significato migliore. Una volta che gli USA entrarono di tutto cuore in guerra l'8 dicembre 1941, il nostro scaltro mariuolo, con i poteri di guerra, era in grado di aiutare gli inglesi e i sovietici, come gi faceva con la 'affitti e prestiti' e con altre risoluzioni virtuose, anche se non precisamente legali. Quindi il problema di F.D.R. con la sua promessa elettorale smise di esistere quando i giapponesi risposero cos aspramente alle sue provocazioni e ai suoi ultimatum. Come al solito, ebbe quel che voleva. Opinione Comunemente Invalsa: senza le due atomiche di Truman, il famoso partito della guerra avrebbe ordinato a un milione di giapponesi di buttarsi gi dalle scogliere sugli americani invasori, se l'imperatore, turbato dal disastro, non avesse eccetera. Passiamo ora dalla comoda OCI all'autorit in materia, ovvero ai ricordi dell'ambasciatore Joseph C. Grew: "Turbulent Era: A Diplomatic Record of Forty Years, 1904-1945". Come ambasciatore USA in Giappone, Grew si impegn a far incontrare F.D.R. e il principe Konoye, non sospettando che mentre quest'ultimo voleva effettivamente la pace, per l'altro le cose stessero diversamente. Nell'autunno 1941 Grew era completamente esasperato dalla linea insistentemente tenuta da Washington, secondo cui il governo giapponese era completamente dominato dal partito militare della guerra: "Noi a Tokyo eravamo pi vicini alla scena di quanto lo fosse l'amministrazione di Washington e credevamo, sulla base delle migliori informazioni possibili - i nostri dispacci riferivano di conseguenza - che il governo giapponese a quel tempo fosse nella posizione di controllare le forze armate del paese. Spiegammo in vari telegrammi al

nostro governo che l'attacco della Germania alla Russia sovietica aveva dato agli elementi che in Giappone controllavano le politiche nazionali ulteriori e convincenti prove che non ci si potesse fidare delle promesse di Hitler. [...] Nessuno, penso, contester il fatto che il governo giapponese avesse molto pi potere sulle sue forze armate nell'estate del 194 1 che non nel dicembre 1938". Il problema dell'OCI, anche quando viene servita da uno scrittore sensibile come Clive James, che la prova contraria non deve essere ammessa. L'OCI si attacca ancora al mito per cui il Giappone avrebbe combattuto fino alla fine, se Truman non avesse buttato le sue atomiche; ma gli inviati giapponesi stavano facendo aperture diplomatiche da un anno in vari luoghi: Svezia, Svizzera, Portogallo, Vaticano ecc. Messaggio: la guerra finita, se l'imperatore viene mantenuto in carica. Infine, l'elemento pi importante nello scacchiere giapponese, come notavo nel mio articolo (10 novembre), l'imperatore stesso, il 18 luglio 1945 scrisse a Truman una lettera in cui cercava la pace (parole di Truman). Il 3 agosto 1945, il diario di un ufficiale registra che Truman, Byrnes e Leahy discutevano un telegramma dell'imperatore che chiedeva la pace. Truman, ispirato (cos credono alcuni) dal segretario di Stato Byrnes, voleva intimidire i sovietici con la nostra super-arma. Quindi provoc i due enormi scoppi, malgrado l'opinione contraria dei suoi comandanti militari in capo. Cos Eisenhower: Provavo una sensazione spiacevole e quindi espressi [al segretario di Guerra Henry L. Stimson] i miei gravi timori. [...] Pensavo che il nostro paese dovesse evitare di sconvolgere l'opinione pubblica mondiale usando un'arma il cui impiego era, pensavo, non pi necessario come misura per salvare vite americane. F.D.R., come molti della sua generazione, riteneva irresistibile l'espressione 'resa incondizionata', che era stato l'adamantino messaggio del generale Grant ai Confederati e che lui applic alle forze dell'Asse. Truman eredit la sua politica, poi, una volta che aveva buttato le bombe, abbandon subito la resa incondizionata e lasci l'imperatore al suo posto. A Clive di Canberra raccomando la pi recente (se non addirittura l'ultima) parola sull'argomento, "The Decision To Use the Bomb and the Architecture of an American Myth" di Gar Alperovitz. Sul motivo per cui c' stata Pearl Harbor e per capirne il come, ora disponibile anche "Day of Deceit" di R. B. Stinnett, che presto sar argomento di strenua discussione su un'altra testata. Di nuovo, come faceva F.D.R. a sapere che Hitler ci avrebbe dichiarato guerra dopo Pearl Harbor? L'OCI di James non gli fornisce alcun motivo sensato. Quindi ricorre nel demoniaco parlando della 'megalomania', che avrebbe portato Hitler a entrare in conflitto su tutti i fronti. Ma non torna. Il Fhrer era certamente soggetto a momenti di ispirazione, ma di solito era molto cauto per quanto riguardava le sue azioni contro i 'bastardi' americani. Nella dichiarazione di guerra dell'11 dicembre davanti al Reichstag, dette una ragione apparentemente razionale, anche se strana. Il 4 dicembre, su richiesta del presidente, il generale Marshall aveva presentato a F.D.R. un piano di guerra in cui proponeva che, visto che Hitler era il principale nemico degli Stati Uniti e del mondo, gli USA creassero una forza di cinque milioni di uomini e la mandassero a invadere la

Germania entro il primo luglio 1943. Il piano - si spera che fosse di natura esclusivamente ipotetica - trapel arrivando sulla prima pagina del Chicago Tribune, grande altoparlante dell'isolazionismo. Il titolo: I PIANI DI GUERRA DI F.D.R.. Tre giorni dopo, Pearl Harbor cancell la notizia, ma il dittatore l'aveva saputo e cit il fatto come prova dei piani predatori di F.D.R. contro l'Asse, commentando (pi addolorato che arrabbiato?): Senza che ci sia stato alcun tentativo ufficiale di smentita da parte del governo americano, stato pubblicato il piano del presidente Roosevelt per cui Germania e Italia verranno attaccate da una forza militare in Europa al massimo nel 1943. (Questo viene da "A World to Gain" di Thomas Toughill, un divertente investigatore dilettante). Infine, per un'analisi del mito persistente sulla necessit delle bombe atomiche, Mister Alperovitz di una sagacia rincuorante. Signore, quando Kenneth Tynan venne a New York per fare il critico teatrale, era diventato marxista solo da poco. Certamente Brecht c'entrava qualcosa e penso che forse avesse letto qualche pagina di Marx. Certo lo citava spesso, di solito a un certo punto nelle nostre notti al Mirabelle, il luogo di ritrovo degli operai di Mayfair. I soldi non dovrebbero partorire soldi, insisteva Ken. Al suo arrivo a New York, cominci a predicare. Lo vidi con un vecchio redattore della Partisan Review, un ex stalinista, trozkista, reichiano. Risolutamente Ken gli disse quello che il denaro non doveva mai fare. Quando questi era ormai senza fiato, lo stanco e vecchio guerriero disse: Mister Tynan, le sue domande sono cos vecchie che ormai ho scordato tutte le risposte. Lo stimabile Clive James (lettera dell'8 dicembre) in una sorta di distorsione temporale simile a Ken. Trent'anni di nuove informazioni sulla guerra nippo-americana gli sono passati accanto senza sfiorarlo. Pensa che la vera flotta [giapponese] non mand alcun messaggio durante il viaggio verso Pearl Harbor, che ci stato confutato da tempo. No, quello che stato confutato proprio il mito che avessero tenuto un completo silenzio radio. Nel 1993 e nel 1995 (grazie alla Freedom of Information Act), sono venute alla luce ogni genere di trascrizioni, e anche i rapporti del servizio di spionaggio come questo del 6 dicembre 1941 in cui un decrittatore di codici americano riport: Il comandante in capo (giapponese) della flotta ha inviato vari messaggi alle portaerei, alla quarta flotta e ai comandanti. L'idea era che tutti si dirigessero alle Hawaii e agissero di concerto. Anche se c' qualche indizio che James sia al corrente degli ultimi libri su Hirohito (che noi del mestiere chiamiamo 'pornografia del crisantemo'), non ha alcun interesse per le rivelazioni politiche. Io invece s. D'altra parte, ho trascorso cinque anni a fare ricerche per "L'et dell'oro", cercando di scoprire quello che era davvero successo a Pearl Harbor e perch le bombe atomiche fossero state buttate dopo che il Giappone era pronto ad arrendersi e perch... non mi ripeter, ma, "en passant", devo segnalare nella prosa tornita di Clive di Canberra la purezza di certo stile giornalistico della met del secolo, che continua a riecheggiarvi come un ossessivo tamtam. Gli ingredienti? Una Grande Indignazione Morale, non importa quanto affettata, insieme ad accuse "ad hominem" che sibilano da destra. Ho parlato del leader del partito giapponese della pace,

il principe Konoye. Ero interessato alle sue proposte, mentre il nostro giornalista d'epoca lo presenta come un antisemita che ha falsificato la sua lettera di suicidio. E' possibile che mi sia fatto un'opinione errata della sua dedizione alla pace? Come altri principi giapponesi era per caso un adultero? Se s, era questa la ragione per cui F.D.R. rifiut di incontrarlo a Juneau, un paradiso naturale in Alaska, che in estate il territorio di riproduzione delle pi grosse zanzare del Nord America? Il senso dell'umorismo abbandonava di rado F.D.R. In ogni caso, per una ragione qualunque, dopo avere suggerito un luogo assurdo, fece marcia indietro: la pace nel Pacifico non era tra i suoi sogni. Veniamo poi a Charles Lindbergh, il mio altro eroe discutibile, che James tira in ballo in modo da poterci raccontare, con virtuosa indignazione, che il suo isolazionismo era "de facto" uno strumento della politica dell'Asse. Certo James il latinista intende senz'altro "ad hoc", in una frase palesemente priva di senso quasi quanto tutto quel risuonare di you, you, you. Ammette che in guerra [Lindbergh] ha prestato lealmente servizio e ha perfino abbattuto un apparecchio giapponese, ma non ci si pu fare a meno di chiedere quanti aerei americani abbia fatto precipitare con le sue parole; l'oltraggio morale ora mette la quarta: passami il sacchetto per vomitare, Alice, o comunque si chiami quella splendida ragazza. In realt Lindbergh venne mandato da F.D.R. a dare un'occhiata alla forza area tedesca e alla loro produzione di aeroplani e lui si spavent abbastanza da chiedere con forza un aumento della produzione dell'aviazione militare, in particolare di B-17. Era, ovviamente, un isolazionista e in questo rispecchiava la maggioranza degli americani prima di Pearl Harbor. Poi, ahim, sentiamo che neanche l'ambasciatore Joseph Grew si comportato da eroe. Il mio mondo non prevedeva eroi. Anche se Grew era molto ammirato per la sua abilit e probit da chi aveva rapporti di lavoro con lui, il grande moralista di Canberra ci dice che era peggio che antisemita: era uno snob. Forse, questo suo terribile difetto di carattere ha incoraggiato il partito della guerra di Tokyo ad attaccare gli Stati Uniti? Ma Mister James - di nuovo ahim - non porta mai a conclusione le sue seducenti allusioni. In effetti il problema del diplomatico era che lui tentava di mantenere la pace tra Giappone e USA, mentre il suo presidente aveva altri programmi che prevedevano la manipolazione dei giapponesi per costringerli a sferrare il primo colpo, in modo che potessimo entrare in guerra. Ma poi James tralascia sempre la grande domanda senza risposta: a meno che non fossero stati provocati da noi, "perch hanno attaccato?" Ciarla per un po' del desiderio di una espansione senza opposizioni. Verso dove? Chicago? Infine, una domanda retorica rivolta a me stesso. Se nel 1945 mi avessero detto che avevamo un'arma cos devastante che [...] la guerra poteva finire in una settimana, che cosa avrei detto? Be', nessuno di noi stato interpellato, ma per lo pi eravamo a favore dell'uso della bomba. D'altra parte, se ci avessero detto che il conflitto poteva essere concluso nel maggio 1945, mi sarei dato da fare per ottenere l'impeachment di un presidente che aveva rovinato cos tante vite e distrutto cos tante citt nel suo gioco di potere con l'Unione Sovietica e ci ha regalato, inevitabilmente, cinquant'anni di guerra fredda non

necessaria. Sono anche stupito che un testimone cos onnisciente, anche se non bene informato, come Clive James non abbia ancora capito cos' successo a lui e a tutti noi, per la maggior parte delle nostre vite.

NOTE

1 - In Italia il saggio di Nafeez Mosaddeq Ahmed stato pubblicato con il titolo "Guerra alla libert. Il ruolo dell'amministrazione Bush nell'attacco dell'11 settembre" (Fazi Editore, 2002). 2 - Il "burnus" un ampio mantello, per lo pi bianco, indossato soprattutto da arabi e berberi. 3 - Vidal fa riferimento a una celebre frase di Clinton del 1998, durante l'impeachment per l'affare Lewinsky. In risposta alla domanda se quello che c'era stato fra lui e la Lewinsky fosse o no sesso, Clinton rispose: It depends on wbat your definition of 'is' is ('Dipende da cos' la sua definizione di <>'). 4 - Celebre universit di Baltimora, nel Maryland, fra le pi antiche e prestigiose degli Stati Uniti. 5 - Citazione da "Somewhere over the Rainbow" (dal musical "Il mago di Oz"): vi viene descritto un paese oltre l'arcobaleno, un paese da favola, dove volano gli uccellini azzurri. 6 - 'Mi sono perso il ballo del sabato, ho sentito dire che la sala era piena...'. 7 - Matthew Brady (1823-1896) fu uno dei primi fotoreporter di guerra. Il suo staff riprese molte immagini, fra le altre, della battaglia di Antietam (17 settembre 1862). 8 - Le Flying Tigers era uno squadrone di piloti volontari che, al comando del colonnello Claire L. Chennault, ottenne, con poche forze, una serie di straordinari successi in Cina e Birmania contro i giapponesi (1941-1942). L'omonimo film di David Miller (1942) ha come protagonista John Wayne.

9 - Allen Dulles (1893-1969) fu a capo della CIA dal 1953 al 1961, quando lasci la direzione a seguito del fallito tentativo di invasione di Cuba (Baia dei Porci). 10 - Acronimo russo per 'Commissariato del Popolo per gli Affari Interni', che, creato nel 1934, ebbe fino al 1941 anche compiti d'Intelligence. Fu fra i precursori, per metodi e obiettivi, del K.G.B. 11 - E' La Silly Putty una gomma manipolabile, inventata nel 1943 da James Wright e in seguito, dopo una serie di infruttuosi tentativi di uso in ambito militare, convertita all'industria dei giocattoli da Peter Hodgson che nel 1949 lanci sul mercato il prodotto con successo sensazionale. 12 - 'Mi sono perso il ballo del sabato, ho sentito dire che la sala era piena, senza di te non l'avrei sopportato, non mi faccio quasi pi vedere in giro'. 13 - Il numero di Vanity Fair del dicembre 1999 contiene, oltre a questo testo, le fotografie di tutti i leader. [N.d.A.] 14 - John Bunyan, "Il viaggio del pellegrino", trad. it. di Adrian Schmidt Perrone, Torino, Gribaudi, 1985. Il libro fra le pi paradigmatiche espressioni del puritanesimo religioso. 15 - Nella canzone di Miller, chi parla prega la sua amata di non sedersi mai con nessun altro sotto l'albero di mele, dove si erano giurati amore eterno. Il costante incubo americano che un rivale - qui, il 'folletto maligno' del comunismo - rovini i progetti egemonici del paese. 16 - Milton Berle (1908-2002), comico, uno dei pionieri della televisione americana. Il suo "Milton Berle Show" fra le trasmissioni pi famose e viste della storia. 17 - Fu Manchu: il perfido ed esotico protagonista dei romanzi dell'inglese Sax Rohmer (1883-1959). 18 - Francis Bacon, "Saggio LXVII, Sulla vicissitudine delle cose". 19 - John Bunyan, "Il viaggio del pellegrino", cit. 20 - Questo luogo sacro dell'indipendenza americana si trova in Pennsylvania. George Washington e i suoi undicimila uomini, dopo le sconfitte di Brandywine e Germantown, vi passarono il durissimo inverno 1777-1778. 21 - Il tenente colonnello Oliver North, fra i maggiori responsabili dello scandalo

Iran-Contras (fu incastrato tra l'altro proprio dai suoi taccuini), un simbolo della destra pi conservatrice e militarista. 22 - J. Edgar Hoover (1895 -1972) stato direttore dell'F.B.I. dal 1924 fino alla morte. 23 - La sede dell'F.B.I. si trova in questa strada di Washington dal 1974. 24 - Questa frase ricalca una popolare canzone dichiaratamente patriottica, "America, the Beautiful" (scritta da Katharine Lee Bates nel 1893) e in particolare i versi Thine alabaster cities gleam ('Le tue citt d'alabastro scintillano') e For amber waves of grain ('Per le onde ambrate di grano'). 25 - Fondata nel 1871, la N.R.A. l'associazione nazionale americana (modellata sulla pi antica consorella inglese) dei possessori di armi da fuoco. Il suo motto The right of the People to keep and bear arms, shall not be infringed ('Il diritto del popolo di tenere e portare armi non potr essere violato'), ovvero il Secondo dei Dieci Emendamenti (1789). 26 - Nel 2000 Usa Today afferma in prima pagina che 6,6 milioni di adulti (il 3 per cento della popolazione adulta) sono in prigione o in 'correzione'. Nessun'altra societ ha mai fatto una cosa cos tremenda al suo popolo. [N.d.A.] 27 - Bull Run una cittadina della Virginia in cui si sono tenute due battaglie fondamentali della Guerra Civile, nel 1861 e nel 1862. Dal 1940 sede di un parco tematico dedicato alla Guerra Civile (Manassas National Battlefield Park), con ricostruzioni fedeli dello svolgimento dei due scontri, e da alcuni anni sede di uno studio Disney, gravemente danneggiato nel corso delle riprese di una scena di guerra di un film prodotto dalla Buena Vista. 28 - Ross Perot (1930), miliardario filantropo, si candidato come indipendente alle elezioni del 1992 (quando prese il 19,4 per cento dei voti, il miglior risultato presidenziale del terzo candidato in tutto il ventesimo secolo) e del 1996. Fortemente contrario all'immigrazione illegale, protezionista in economia, critico del corrotto potere centrale, Perot raccolse molti voti di protesta soprattutto fra i proletari bianchi. 29 - Metter una cintura attorno alla terra in quaranta minuti, si vanta Puck davanti a Oberon nel "Sogno di una notte di mezza estate", atto 2, scena 1 (traduzione di Gabriele Baldini, in William Shakespeare, "Opere complete", vol. 1: "Commedie", Milano, Rizzoli, 1963, p. 661). 30 - 'Noi il Popolo': l'incipit della Costituzione degli Stati Uniti d'America.

31 - Nel 1987, si scopr che Joe Biden, pi volte senatore democratico, che in quel momento correva per le presidenziali, copiava i suoi discorsi da quelli di un politico inglese, Neil Kinnock. In seguito ci si accorse che aveva anche riesumato e 'incorporato' in essi alcuni vecchi passaggi di Bob Kennedy, e che aveva indebitamente 'gonfiato' il proprio curriculum accademico. Venne per questo escluso dalla competizione elettorale. Attualmente presidente della commissione Esteri del Senato americano. 32 - Doppio senso sul nome di Bob Dole, celebre politico iperconservatore repubblicano, candidato contro Clinton alla presidenza nel 1996 e in seguito, dopo la sconfitta, testimonial di Pepsi Cola e Viagra. "Dole" in inglese significava in antico 'pena', ma in ambito moderno il termine con cui si indica il sussidio di disoccupazione o l'elargizione della carit. 33 - L'amministratore delegato della Walt Disney. 34 - Rip Van Winkle, protagonista dell'omonimo racconto (1819-1820) di Washington Irving (in realt una versione americanizzata di una fiaba popolare tedesca), un marito vessato che dorme per vent'anni e si ritrova vecchio: la moglie morta, la figlia felicemente sposata e gli Stati Uniti una nazione indipendente. 35 - La legge Sherman, la prima e pi importante normativa antitrust della storia americana, risale al 1890. 36 - Sede californiana di un parco Disneyland. 37 - Corsivo aggiunto nel 2000. [N.d.A.] 38. Influente gruppo di pressione isolazionista statunitense (1940-1941) che combatteva contro l'invio di aiuti agli alleati. Quest'eventualit veniva vista come il primo passo verso un coinvolgimento militare diretto. 39 - Questo testo stato scritto per Vanity Fair prima del 7 novembre 2000, data delle elezioni presidenziali. [N.d.A.] 40 - Vedi il saggio seguente, "Panorami democratici". 41 - Moderatamente antischiavista, Henry Clay (1777-1852) fu l'autore del precario compromesso del Missouri (1820-1821) tra Stati del Sud e Stati del Nord. Per questo, fu chiamato il Grande Pacificatore. 42 - Il 20 agosto 1998, gli Stati Uniti, in seguito ai sanguinosi attentati del 7 agosto alle loro ambasciate africane di Dar-es-Salaam e Nairobi (entrambi attribuiti ad Al Qaeda),

bombardarono la fabbrica farmaceutica di Al Shifa, a Khartoum, sostenendo che si trattava in realt di uno stabilimento per la produzione di armi chimiche. La struttura, invece, produceva in effetti medicinali, in particolare contro la malaria, che venivano esportati in tutta l'Africa e anche in Medio Oriente, secondo un contratto sancito dalle Nazioni Unite, che avevano pi volte ispezionato la fabbrica. 43 - Lo stesso, ma con aggiunto questo messaggio alle truppe: e quindi il signor Presidente, eletto dalla Corte Suprema (5 a 4), ora, in aggiunta a un vicepresidente che un ex segretario della Difesa, ha nominato alla Difesa un altro ex segretario della Difesa, e come segretario di Stato un generale; cos fummo venduti al nemico. [N.d.A.] 44. E' il nome del complicato sistema statunitense per l'elezione del presidente e del vicepresidente. Basato su due stadi di votazione (il primo da parte del popolo, il secondo da parte degli 'elettori' scelti alle primarie), l'Electoral College prevede che il vincente del voto popolare possa perdere nel voto degli elettori. Cos successo, per la terza volta nella storia, alle presidenziali del 2000: Gore aveva vinto sopravanzando Bush, nel voto popolare, di oltre cinquecentomila voti. Molti negli Stati Uniti, soprattutto a seguito dell'esito delle ultime elezioni, vorrebbero rimpiazzare questo sistema - che Alexander Hamilton giudicava, se non perfetto, quanto meno eccellente e, pur con alcune modifiche, rimasto sostanzialmente sempre uguale dalla fondazione degli Stati Uniti con il voto popolare diretto. 45 - La 'butterfly ballot' che stata al centro delle pi roventi polemiche nelle ultime elezioni presidenziali USA, un sistema di votazione automatizzato risultato difettoso, in cui le preferenze per un candidato sono spesso passate, per errore (o, secondo alcuni, per premeditazione) a un altro. 46 - Le voci di spesa della 'finanziaria' USA, presentata ogni gennaio al Congresso dal presidente per l'approvazione, sono divise in due grandi categorie: il bilancio obbligatorio ("mandatory budget"), che contiene le spese che il governo deve effettuare in forza di leggi preesistenti, e il bilancio discrezionale ("discretionary budget"), che l'amministrazione libera di ripartire fra le varie aree. 47 - Leathern wings, lett. 'ali simili a cuoio': Titania cos descrive le ali dei pipistrelli, in "Sogno di una notte di mezza estate", atto 2, scena 2. 48 - Il simbolo ufficiale degli Stati Uniti raffigura un'aquila ad ali spiegate, con un ramo d'olivo in una zampa e tredici frecce nell'altra. Le penne della coda sono anch'esse tredici: il numero quello delle ex colonie che costituirono l'Unione originaria nel 1776. 49 - Confer Michel de Montaigne, Saggi, Libro 1, Capitolo 9: "Dei Bugiardi", ed. a cura di Fausta Garavini, Milano, Adelphi, 1996, p. 44.

50 - Bisogna ricordare che J.Q. Adams si lamentava delle 'storie' di Thomas Jefferson. Un esempio?.Jefferson dichiarava di avere imparato lo spagnolo in diciannove giorni a bordo di un transatlantico. [N.d.A.] 51 - Attore comico australiano, celebre per i suoi travestimenti.