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inizio

pi difficle raggiungere la semplicit che tuffarsi a perdifiato nella complessit. Abbiamo scelto di partire dalle cose semplici, minime, senza per semplificarle. Ogni numero di Bote sar dedicato a una tecnica artistica, riscoperta del suo primo utilizzo alla sua recente evoluzione. Non vogliamo basarci su concetti astratti che se non hai i mezzi giusti non puoi capire, preferiamo iniziare a mettere in luce quali sono questi mezzi per cui larte contemporanea sembra essere solo per unlite di intenditori e tutti gli altri possono solo apprezzare le pennellate degli Impressionisti. La strada pi semplice ci sembra proprio quella di partire dallartigianato, dal fare artistico, quindi le tecniche artistiche. Troppo spesso gli artisti si nascondono dietro allincomprensione degli spettatori attoniti per cui importante iniziare a osservare con pi attenzione le basi del lavoro, la tecnica, che gi in s racchiude unesigenza estetica e concettuale. Il collage. Impossibile esaurire il discorso in poche pagine, vogliamo darvi il La, lasciandovi poi liberi di comporre le vostre riflessioni. La contemporaneit trova il Nuovo nellassemblamento del Vecchio, con collage e montage. Guardare il mondo con occhi diversi si pu, ma le immagini sono gi pronte, immerse in una memoria collettiva sempre pi iconografica, quindi vanno tagliate o copiate e incollate. Questo accade non solo nelle arti visive: qual il comando che usate di pi sulla vostra tastiera? CTRL+C e CTRL +V? Oppure +C e +V per i pi alla moda? Con questi frammenti io ho puntellato le mie rovine scriveva T.S. Eliot ne La Terra Desolata (1922). Sono i frammenti che compongono un collage e che cercano, con disperazione, di ricostruire lidentit delluomo nel primo dopoguerra, quando il mondo si sgretolava e nella storia passata si cercavano ritagli di riferimento da innestare sul presente. Un neoclassicismo moderno, che oggi si protende sempre pi verso il futuro con immagini che come flash si imprimono

Giulia Brivio
le une sulle altre, generando collage mass mediatici rischiosamente virtuali. Quando il senso dellaccostamento di immagini-concetti si perde, perch confuso dalla velocit dei nostri giorni, la comunicazione si fa complessa e le parole devono spiegare quello che lopera non riesce a dire: la semplicit sembra impossibile. Vi lasciamo entrare in questo secondo numero di Bote, con lo spirito di esploratori di mondi lontani, con la libert di appassionarsi o di cambiare pagina con rapidit. Anche il teatro entrato nella nostra piccola scatola, tra collage tipografici e piccoli sassi surrealisti. Buona visione.

Collage urbani: affissioni pubblicitarie a Berlino, foto di Giulia Brivio.

bote

tutta larte stata contemporanea

Cristina Casero / ...prelevando la realt


testimoni oculisti

Sergio Dangelo Vibieke Tandberg


camera con vista

Federica Borgina / Mark Cavendish


aspettando godot

Federica Borgina e Maria Luisa Abate / Ma bisogna che il discorso si faccia!


locanda dei forestieri

Alan Fletcher
appunti di viaggio

Valentina Rapino / Giuseppe Chiari - AR.RI.VI. (Milano) Kevin McManus / Dal contenuto alla scatola - Biennale di Venezia L. Francesconi, L. Presicce, V. Suma / Brown vs Bote - Brown Project Space (Milano)
prendi cura di te stesso

La tua porzione di stelle Scrobbling: Mark Cavendish Viaggio al centro dellarte: Da Rembrandt a Gauguin a Picasso, lincanto della pittura

Bote - numero 02, anno 01, estate 2009 Direttrici editoriali Federica Borgina e Giulia Brivio Collaboratori Maria Luisa Abate, Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, Brown (Luca Francesconi, Luigi Presicce, Valentina Suma), Cristina Casero, Kevin McManus, Valentina Rapino Interventi speciali Mark Cavendish, Sergio Dangelo, Vibeke Tandberg Progetto e redazione grafica Giacomo Brivio - www.giacomobrivio.com Grazie a AR.RI.VI. (Milano), Gianpiero Bocca, Sergio Dangelo, Luca Dassi, MAR.CA (Lissone - MI), Galleria Gi Marconi (Milano), Galleria Milano (Milano), Tony Merola, Roberto Peccolo, Luca Scarabelli, Francesco Tedeschi, Diego Torri e Silvia Editrice Stampa Tipografia Valtorta, Giussano (MI) Contatti Associazione Culturale Bote via Matteotti 43, 20035 Lissone (MI) www.boiteonline.org - boite@boiteonline.org

tutta larte stata contemporanea

...prelevando la realt
Pablo Picasso ad intuire per primo le notevoli potenzialit espressive offerte dallinserimento della viva materia nel dipinto e, con il collage, giunge ad evocare unimmagine attraverso la tattile fisicit della materia, invece di suggerire la presenza corporea della realt soltanto con forme disegnate, elaborazioni di natura mentale, secondo quanto secoli di tradizione pittorica avevano insegnato. In questo modo, Picasso crea un solco, per molti versi invalicabile, tra il passato e il futuro; il suo atteggiamento nasce da una istanza che si pone come uno spartiacque decisivo nella storia dellarte, che apre una prospettiva fertile di grandi conseguenze, intorno alla quale si sviluppata buona parte delle ricerche del secolo scorso. Non si tratta, infatti, di un atteggiamento che pu essere letto soltanto come una scelta espressiva, ma va letto come il primo concreto tentativo di coniugare larte con la vita - utopica tensione di tutte le avanguardie dinizio secolo - o almeno con frammenti di essa, che ne suggeriscono la presenza. A tale posizione sottesa una concezione che gi sancisce il definitivo superamento di una visione dellarte legata alla trasposizione iconografica del dato reale: essa non un puro codice rappresentativo, ma cerca ora il confronto diretto con la realt, ponendosi sul piano di una serrata dialettica, esibita nellopera stessa, che non trova pi il suo banco di verifica in un universo ideale di forme, ma si offre come un frame di realt, come un brano di vita strappato al flusso ininterrotto delle cose, grazie allintervento dellautore. Latto artistico non si limita pi a tradurre il reale - o anche lideale - in un linguaggio figurativo, ma fa diventare la realt, essa stessa, un elemento del lessico dellarte. Il frammento di vita che va a interagire con la materia pittorica, costituisce un punctum che travalica la sua stessa contingenza, un attimo dalla durata infinita che porta con s una valenza capace di superarne il significato letterale, meramente iconografico. Il terreno ormai fertile e nulla impedisce scelte

Cristina Casero

Jeff Koons, New Hoover Quik-Broom & New Hoover Celebrity IV, 1980

Man Ray, Rayograph, 1922

pi radicali: lavvento del dato reale nellopera ben presto si traduce nelloggetto che direttamente si fa protagonista, esso stesso, in alcuni casi diventando un oggetto daffezione o a funzionamento simbolico, caricandosi cio di significati altri, di cui si fa portatore, per metafora. Significati che gli vengono impartiti dallautore, con la semplice scelta o con la manipolazione, e che gli vengono attribuiti anche dal fruitore in un rapporto che si fa sempre pi immediato, diretto e al contempo complesso. Senza alcun alibi illusionistico, la partita non si gioca pi altrove. Inizia cos un cammino - che sarebbe impossibile qui ripercorrere tappa per tappa - che ci conduce, attraverso il lungo secolo breve, fino ai nostri giorni. In particolar modo nella seconda met del Novecento, diventa sempre pi fitto questo rapporto, sino ad arrivare a negare quasi completamente la natura altra dellopera darte, che si colloca sempre pi in stretto contatto con lo spazio e il tempo della vita. Di quanto sia significativa lidea del prelievo della realt risulta ben chiaro anche dalluso da parte di molti artisti della fotografia, il cui valore indicale, ossia il suo poter essere intesa come una traccia, unimpronta di qualche cosa che inevitabilmente deve esserci stato davanti allobiettivo, viene ad accreditarsi anche criticamente con sempre maggior convinzione. Muta a tal punto la concezione dellarte che si ridisegna - di conseguenza - anche il ruolo dellartista.
Cristina Casero (1968), storica darte e docente di Storia della fotografia allUniversit degli Studi di Parma. La sua Bote custodisce una clessidra.
Robert Rauschenberg, Bed, 1955

Non pi necessariamente colui che fa, come etimologicamente si dovrebbe intendere, ma colui che osserva, sottolinea, mette in evidenza, sceglie. Al punto che, legittimamente, Nicolas Bourriaud nota come negli ultimi ventanni del Novecento, nellepoca postmoderna, si possa parlare di arte come di postproduction: gli artisti invece di creare delle forme, utilizzano degli oggetti gi conformati, con una propria identit, anche sul piano culturale. Potremmo dunque immaginare il percorso dellarte del Novecento come un continuo imporsi della realt nellespressione artistica, nella quale essa entra dapprima con piccoli frammenti - grazie al collage - per arrivare poi ad affermarsi, con tutta la sua forza e il suo vissuto, fino ad incarnarsi del tutto con lopera.

testimoni oculisti

Sergio Dangelo, Frammenti del giorno trascorso, ovvero la pelle di leopardo turchese, 1964, smalto, cartone, tempera, brillantine, oggetti su tavola, cm 40x57 - fotografia di johnny ricci

testimoni oculisti

Il racconto, la musica e il segno


ovvero Tutto era gi stato detto
Estratto dalla conversazione di Ginevra Quadrio Curzio con Sergio Dangelo , 05/04/2004
Ginevra Quadrio Curzio: Accanto alla pittura c un filone della sua produzione che costituisce una sorta di diario neppure troppo segreto: quello dei collage. Quando ha incominciato a lavorare con questa tecnica? Sergio Dangelo: Ho cominciato giovanissimo, avevo diciassette anni. GQC: Anche il collage una tecnica surrealista. SD: Ovviamente. C un documento molto importante che lo prova e che io ho ritagliato e conservato. Si tratta dellarticolo del Larousse alla voce collage, che annota come tutti gli artisti che sono stati surrealisti hanno fatto uso del collage almeno di passaggio. E io non posso non fare collage. Ma il mio di passaggio praticamente quotidiano. In questo senso i miei collage costituiscono davvero una sorta di diario. In compenso sono pi segreti di quanto si potrebbe pensare, nel senso che sono stati mostrati pochissimo. In particolare quelli esposti alla presente mostra possono considerarsi inediti. GQC: In che cosa risiede per lei la specificit di questa tecnica? SD: Prima di tutto nel fatto che mi permette di soddisfare il bisogno irresistibile di cambiarla che provo ogni volta che vedo unimmagine di qualsiasi tipo, che si tratti di una pubblicit o di un quadro classico, antico. Non mi basta mai quello che mi dato. Sono un po come un giardiniere che ha delle piante sulle quali, per mezzo di innesti o potature particolari, lavora per creare generi nuovi. Fin da ragazzo, quando vedevo una semplice cartolina raffigurante un paesaggio montano, sentivo il bisogno di aggiungerci una nave sul campanile della chiesa. Poi progressivamente ho imparato ad affinare la tecnica, che da semplice diventata un po pi complicata. In gran parte di tratta di collage ironico-erotici. E in questo si distinguono anche da quelli dei primi surrealisti, che sono in tonalit sempre piuttosto cupa, drammatici. Con lerotismo ironico dei miei collage io oggi mi trovo in una posizione davvero privilegiata, data la mole delle pubblicazioni sia culturali sia pornografiche. Al mio scopo mi servo di immagini di qualsiasi tipo e qualsiasi epoca, stampate su qualsiasi tipo di carta. Non ho predilezioni n preclusioni.
The morning walk, 1981, collage, cm 9,5x14

Catalogo della mostra Sergio Dangelo. Le altre facce della medaglia. 19 maggio - 3 luglio 2004, Fondazione Mudima, Milano

GQC: Proprio lironia un elemento del suo lavoro che nei collage emerge chiaramente. Negli stessi anni in cui lei firmava il drammatico manifesto nucleare collaborava anche alla messa in scena di Ubu re al Piccolo Teatro di Milano. Come si spiega questa contemporaneit di umori opposti? SD: Questo il classico tout se tient. Limportante non avere mai uno stile determinato e riuscire a non essere mai troppo facilmente catalogabili. Certo, laspetto dellironia, cos evidente nei collage, nella pittura lo decisamente meno, qualche volta anzi la mia pittura ha la pretesa di essere drammatica. Il mio desiderio, in realt, sarebbe quello di fare quadri in grado di procurare gioia e fastidio insieme, che contengano ironia e drammaticit, gentilezza e aggressione. molto difficile fare un quadro che contenga insieme la poeticit di Lei muggisce, noi giochiamo di Paul Klee, il giallo dellUomo con il gelato di Picasso, ed eventualmente anche latmosfera e i colori del deserto lunare di un Tanguy. A questo tipo di immagine pu darsi che si arriver non so quando, raccogliendo tutti gli elementi dei nostri singoli e
Il Dialogo Interrotto, 2000, collage, cm 18x12,5

limitati puzzle GQC: Da quello che lei dice sembra che emerga comunque una sorta di suo riferimento utopico a unopera darte totale che comprenda gli aspetti di tutte le opere storicamente realizzate SD: S. Per quanto mi riguarda, pu sembrare incredibile, per quando dipingo o faccio collage non penso rigorosamente a niente, tanto meno a quello che sar il risultato finale. Solo a posteriori, con locchio dello straniero, posso vedere come un certo colore o una certa luce, una linea o una forma riprendendo o ricordino quadri gi esistenti, miei o di altri. Sta poi agli altri giudicare in che cosa sono io autonomo e in che cosa no.

Andr Bambino in Gita Premio, 1982, collage, cm 14,5x10,5

testimoni oculisti

LE ARCHITETTURE DI SERGIO DANGELO


Estratto dallintervista di Federico Sardella, registrata nello studio di Milano , 16/02/2004
Gli oggetti di Sergio Dangelo, battezzati handmades da Marcel Duchamp nel 1960, sono delicate creature che, anzich essere sculture, paiono semplicemente come lespressione di un insaziabile desiderio di fare. Sono aggeggi curiosi, colorati, inquieti e felici. Federico Sardella: I suoi hand-mades sono realizzati accostando i materiali pi disparati. Come nascono questi oggetti? Sergio Dangelo: Gli hand-mades esistono, sono disegnati e messi insieme; sono un ingombro in pi. Vengono alla luce grazie al caso e dal fatto che io abbia in studio parecchi contenitori ospitanti plastiche, ferri, cocci, pezzetti di lane, qualche legno... (non si sa dove mettere quello che la gente butta via, siamo invasi dalla spazzatura). Il mio produrre oggetti, prendendo una piccola parte delle cianfrusaglie che andrebbero a intasare le discariche, unoperazione, oltre che poetica, socialmente valida! (ride). Esattamente come pu accadere in pittura, uno di questi frammenti cattura la mia attenzione, mi chiama, e io comincio a stabilire un rapporto fra il materiale e, ad esempio, una pallina da pingpong, una forcina o una molletta da bucato di plastica colorata... se ne producono di bellissime oggi, turchesi, gialle, azzurre, paiono piccole perle di luce andate a toccare degli oggetti duso. Mettendo assieme, come un bambino potrebbe fare, queste cianfrusaglie, ottengo, semplicemente, delle forme. Le dir, inoltre, che mi fa molto piacere che abbia chiamato gli hand-mades oggetti e non sculture. La scultura richiede, in genere, il tutto tondo e limpiego di materiali nobili, mentre loggettistica, nel mio caso, vuole lo stesso approccio che si ha con un quadro che, essendo bidimensionale, prevede sempre, spesso per lo meno, un fronte e un retro. FS: Guardando questi suoi delicati oggetti, capaci di scatenare un tipo di fantasia non corrente, li posso cogliere ora come sottili ramoscelli carichi di gemme, ora come possenti cattedrali. Sono esili e allo stesso tempo infinitamente potenti. Sembrano rispettare regole compositive rigidissime e invece ci che vede si trova dov per caso. Dico bene? SD: Al caso, purtroppo, le persone credono poco. Viviamo in unepoca esageratamente spinta verso il razionalismo e siamo tutti assediati da tutti i guai che questo comporta. Condire la propria esistenza con un pizzico di irrazionale e con un po di dedizione al sogno - fermo restando che per quanto alle arringhe di un tribunale, alle operazioni chirurgiche, agli orari dei treni, bisogna tentare di essere il pi razionale possibile - ci farebbe stare forse meglio. Bisognerebbe che luomo si decidesse a usare molto di pi la sua irrazionalit.
1987 Les marteaux - bisquits menacent la boule vacherie prs du puit gant du dsert rose, hand-made, cm 51(h)x36x36

Catalogo della mostra Sergio Dangelo. La Ora e altrove. Dipinti, hand-mades e quaderni. Novembre 2004, Galleria Peccolo, Livorno.

1983 Lettera a El Lisitskiy (dipinto Nuovo Proun), oggetti e tecnica mista su tela, cm 100x144

I miei oggetti sono architetture fantastiche e inutili. Aggiungo elementi siano a che, a mio parere insindacabile, loggetto risulta completo. Se per caso cede da una parte mi limito ad aggiungere un puntello, se risulta troppo orizzontale gli metto una base che lo sollevi di quanto occorre. Lequilibrio lo determina loggetto stesso. FS: Lei si descrive come un letterato che fa arte. Il suo agire, con un pennello su una tela, con una penna su un foglio di carta, con un saldatore, non privilegia una situazione a unaltra. Tutto si trova sulla stessa retta tutto poesia? SD: Ci sono professioni che obbligano lindividuo ad essere molto attento a ci che produce o fa, un chirurgo non pu certo permettersi di fare unoperazione, anche la pi semplice, in forma dadaista. [] Ve ne sono altre in cui tutto si equilibra. Andr Breton lo ha affrontato con chiarezza, e pi volte, nei confronti delloperare di Max Ernst. Il Surrealista, riferendosi a Ernst, non ha mai usato

il termine pittore, scultore o artista: lo ha sempre definito poeta. [] Io non ho mai capito la differenza fra limpiego di un senso, o degli altri quattro, o di tutti insieme. Credo, come stanno confermando gli esiti delle ultime ricerche scientifiche, che sia possibile ascoltare i colori, annusare le note musicali, assaporare le nuvole Io sono uno scrittore che dipinge, come Magritte era un filosofo che dipingeva, come Picasso stato un grande caricaturista che riuscito a dare alla caricatura il dominio di grande arte. [] Comunque la mia pittura e i miei oggetti non appartengono alla categoria delle necessit primarie. Larte (possiamo ancora usare questa parola?) viene dopo il cibo e mi parla sempre del farla o del proporla a simposio avvenuto. I grandi maestri che ho avuto la fortuna di incontrare usavano raramente il termine quadro, o scultura (e men che meno opera darte), dicevano: le cose che faccio o le mie invenzioni.

Adolphe Hoffmaster, Lincantatrice, 1967, collage

Sergio Dangelo nato a Milano il 19 Aprile 1932. Ha studiato a Parigi, Bruxelles e Ginevra. A 16 anni, a Zandvliet, ha fatto atto di surrealismo assoluto. Ha esposto per la prima volta nel 1951 (galleria San Fedele, Milano). Con Enrico Baj e Joe Cesare Colombo stato lanimatore del Man (movimento arte nucleare). Dal 1953 ha partecipato alle attivit del terzo convoglio surrealista. La sua biografia (in cinque lingue) allinea 170 pubblicazioni conosciute. Ha allestito 509 personali e partecipato a 1570 collettive nel mondo. stato invitato alla Biennale di San Paolo (4 edizioni), Biennale di Parigi (3 edizioni), Quadriennale di Roma (1 edizione), Biennale di Venezia (6 edizioni con sala personale nel 1966), Triennale di Milano (5 edizioni; con Ettore Sottsass, sala di ingresso, 1960). Ha collaborato alle riviste Phantomas, Temps-Meles, Les levres nues, Documento Sud, Imago, Human Design, Daily Bl, Amenophis, Bokubi, Clandestino, Phases, Plus, Egolalia, Barriera, Il Gesto, Opus, Boa. Ha illustrato Madame Bovary con 11 segnali sintetici (Edizioni Iles Celebes, Ginevra 2007). 57 sue opere sono in 43 Musei dei cinque continenti. Il carteggio Dangelo - Theodore Koenig (1953 1983) depositato alla Bibliotheque Royale de Bruxelles. Il carteggio Dangelo - dOrgeix depositato alla Bibliotheque Nationale de France a Parigi. Attualmente estatico, dipinge, scrive, costruisce oggetti e vive.

Sergio Dangelo, surrealista, nato una volta in un luogo. Dipinge, scrive, costruisce oggetti e vive. La sua Bote custodisce un sasso e un cerchio.

Vibeke Tandberg, Untitled, 2008, stampa digitale b/n lightjet, cm 173,5x113

testimoni oculisti

uno, nessuno e centomila

Giulia Brivio
Bas Jan Ader, artista romantico scomparso misteriosamente nellOceano Atlantico, voleva riportare lemotivit e la soggettivit nellarte degli anni 70. Nella fotografia Im too sad to tell you (1970-71) si ritraeva piangendo, ora Tandebrg, che da lui si sente molto influenzata, si disegna sorridente nel tentativo di introdurre tracce di umanit nella tecnica computerizzata. Estende il concetto di esperienza, dilatandolo sulle immagini del proprio corpo, senza dover per forza implicare una situazione sensoriale tattile. Un collage come un organismo cibernetico, in cui il corpo non sia innesto di parti robotiche, ma sia ricostruito dalla tecnologia vissuta in prima persona. Il nostro spirito consiste di frammenti, o meglio, di elementi distinti, pi o meno in rapporto tra loro, i quali si possono disgregare e ricomporre in un nuovo aggregamento, cos che ne risulti una nuova personalit[...] Con gli elementi del nostro io noi possiamo perci comporre, costruire in noi stessi altre individualit, altri esseri con propria coscienza. Lanalisi pirandelliana pu riflettersi a pi di un secolo di distanza nellagire dellartista norvegese, che ha vestito i panni di spose e madri esemplari, messo in scena vite future sognate da piccola, incollando parti di viso di altre persone sul suo, come Mary Shelley per Frankestein. Ora assume le pose di una ragazza educata e timida, poi annoiata, scatenata, tramite un montage digitale realizzato con un comune software di

Vibeke Tandberg , And then and then and then, 2008, pennarello nero su stampa digitale b/n lightjet, cm 82,5x55

foto editing, che la cancella e deforma in mosse scure alla Francis Bacon. Dallinquadratura di una ritratto ufficiale con la luce di uno spot che piove dallalto mille personalit entrano in scena.

Identit fittizia costruita con fantasia infantile sulla struttura del reale. La fotografia come referente della realt e il collage digitale come racconto incredibile di una verit in cui Vibeke Tandberg si identifica. Il disegno incollato sullimmagine fotografica non la Gioconda baffuta di Marcel Duchamp, ma sono gli occhi e la bocca che i bambini scarabocchiano sui palloncini o sui pupazzi di neve.

Vibieke Tandberg (Oslo, 1967), artista. La sua Bote custodisce il suo libro preferito, Il maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov. Giulia Brivio (1981), laureata in Scienze e tecnologie delle arti e dello spettacolo allUniversit Cattolica di Brescia. Lavora a Viafarini organization for contemporary art e a DOCVA - Documentation Center for Visual Arts, Milano. La Bote di Giulia custodisce una Bote con allinterno una tazza da t.

Fredin, M. A., En moderne Frankenstein, Dagbladet, Oslo 10/01/2000 (pp. 48-49)

camera con vista

MARK CAVENDISH
Dalla nostra camera con vista abbiamo guardato lontano, fino allIsola di Man: conversazione con Mark Cavendish. Nato nel 1985, autodidatta. Mi piace incollare ogni cosa. Una volta ho incollato le mie mani ad un muro. Quando ho dovuto riprendermi le mani e cos disfare il lavoro, ho deciso di continuare ad usarle per incollare. Mi piace attaccare cose fra loro e mi piace la carta stampata. Federica Borgina: C una componente ludica che accompagna la ricerca di questo giovane artista, che sembra nascondere una pluralit di riflessioni. Cosa nascondono i tuoi collage? Mark Cavendish: I collage sono dei perfetti nascondigli di frammenti di vita. Sono microcosmi, storie, spazi e tempi differenti che interagiscono. Per realizzarli passo molte ore nei magazzini delle biblioteche e sfoglio tutti i libri che trovo, scelgo e poi strappo. Alcuni strappi sono fatti di nascosto. Raccolgo tantissime immagini e ne scelgo alcune. Il processo di raccolta e scelta a volte molto veloce altre lento, sedimentato: laccostamento delle stesse sembra essere totalmente casuale, ma dato da una paziente cernita. Davanti a tutte le immagini ritrovo un senso che le lega, che per mi dimentico subito; unesigenza espressiva, unurgenza che, appena appagata, lascia il posto a un altro bisogno. Sono un ottimo velocista in questo. Lopera a volte una coincidenza, nasce cos in un attimo, una sorta di big bang, ma non saprei dire come giungo allappagamento: non sono proprio un esperto del mio fare, una buona percentuale di quel che faccio mi per fortuna sconosciuto, quindi lopera sempre una sorpresa. Non voglio scoprire e svelare troppo, possibile per questo che qualche mio lavoro sia anche privo di significato. FB: Lartista il viandante protagonista della serie The last wanderes will retreat in the catacombe (1965), opera del 2008?

Federica Borgina

The last wanderes will retreat in the catacombe (1965), 2008, collage, cm 30x21

MC: Forse si. E simile allebreo errante: le sue mani rimbalzano fra libri, pagine, strappi e anche quando il frammento incollato su foglio, lo sguardo continua a vagare fra il suo cromatismo quasi anonimo, fra le ombre del grigio, i toni alti e bassi delle nuvole, del fumo o dei rami degli alberi; come lo sguardo vaga per il cielo. dal cielo che ritornano le farfalle (To get the butterflys back, 2009). FB: Il paesaggio, il cielo, le stelle, luniverso ricorrono frequentemente nei tuoi lavori, perch? MC: Limmagine delle stelle una delle cose pi astratte che si possa fare e pensare, sono tanti punti che sembrano messi l a caso, ma in realt hanno un disegno cosmico, un equilibrio infinito. E lassoluto, linfinitamente grande. Mi piace stare con il naso allins! Larte induce ad uno sguardo orizzontale, antropologico, il cielo offre

uno sguardo pi ampio e mi piace lidea degli occhi fissi nel vuoto dello spazio. Si fa fatica a pensare lo spazio; nei lavori lo ritrovo a frammenti. FB: Il collage comparso per la prima volta nelle pratiche dAvanguardia ed stato eletto ad alfabeto linguistico provocatorio con cui raccontare il mondo. Molto pi di una tecnica. Se sono le piume a fare il piumaggio, non la colla a fare il collage disse Max Ernst. Per te la colla invece fondamentale. Come ti rapporti con la storia dellarte, con i maestri del passato? Inserisci spesso anche immagini di altre opere a te contemporanee. MC: La mia formazione non accademica, ma ho dedicato molta attenzione alla storia dellarte e al contemporaneo. Un punto di riferimento molto importante per me sono i Dadaisti, Hannah Hch ad esempio, ma senza lo slancio provocatorio o politico. La colla per me materia, come le immagini che incollo, la forza di gravit che fa il collage. importante anche il New Dada, Robert Rauschenberg sopratutto. Con i suoi lavori condivido lidea di accostamento... non faccio fotomontaggi! Mi piacciono anche i collage hippy di Dash Snow, ma anche John Stezaker, Martin Erik Andersen, Stefan Hablutzel, Gyan Panchal, Matthew Smith, Dirk Stewen, Carol Bove, Budd. Difficilmente ritaglio le cose, di solito strappo le pagine e metto in evidenza questa ferita; la slabbratura dellimmagine denuncia una pratica febbrile, il frammento una parzialit. Lazione di ricerca dellimmagine, anche se privata e a volte rischiosa una parte importante del lavoro. FB: Rauschenberg ha avuto anche tangenze con la Pop Art, la tua opera molto distante da quel tipo di arte. Non una contraddizione? MC: Le contraddizioni sono utilissime allarte. La contraddizione un interstizio positivo, uno stimolo. Aveva ragione Duchamp: bene contraddirsi spesso per non conformarsi ai propri gusti!
Mark Cavendish (1985), artista. La sua Bote custodisce un nipple. Federica Borgina (1986), studentessa di storia dellarte allUniversit Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La sua Bote custodisce una Bote con allinterno una piccola barca realizzata piegando un foglio del Corriere della Sera.
To get the butterflys back, 2009, collage, cm 17x24,5

FB: Oltre allinteresse fisico per lazione dellincollare e dellaccostamento, cosa vuoi comunicare con i tuoi lavori? MC: Il mio lavoro una riflessione sulla solitudine ancestrale e su ci che accomuna le stelle, gli uomini e le farfalle. FB: Abbiamo parlato di alcuni aspetti della tua ricerca, ora focalizziamo lattenzione sui lavori che ci hai presentato. MC: Non c molto da dire. Me li hanno prestati.

aspettando godot

estragone: e che facciamo, ora che siamo contenti? | vladimiro: aspettiamo godot.

Ma bisogna che il discorso si faccia!


di Beckett/Isidori
Nel primo numero di Bote vi abbiamo consigliato lultimo spettacolo della compagnia Marcido Marcidorjs Mimosa Famosa, il gruppo torinese fondato nel 1985 da Marco Isidori, regista e interprete, da Maria Luisa Abate, attrice, e Daniela Dal Cin, scenografa e costumista. Bote e Maria Luisa Abate hanno scambiato parole e idee che ci sembrano utili da conservare nelle nostre scatole e rileggere di tanto in tanto. Federica Borgina: Bote nata ispirandosi alle Bote duchampiane, nelle quali lartista francese ha inserito le note per comprendere Le Grande Verre e altre riflessioni teoriche complementari alle sue opere. Leggendo le note della Bote Verte (1934) la comprensione si complica, si aggroviglia in giochi di parole, ironiche affermazioni e appare impossibile capire nel profondo il senso. Qual lo scopo della critica nella comprensione della cultura, del teatro? Maria Luisa Abate: La critica morta! Il difetto della critica attuale la pretesa di spiegare lopera, soprattutto perch se unopera deve essere spiegata vuol dire che non funziona! Il critico dovrebbe cercare di comprendere perch nasce unopera, quale motivazione ha indotto lartista a realizzarla in rapporto al contesto storico e sociale; poi bisognerebbe tornare alle stroncature di una volta, quando si riconoscevano i capolavori! FB: La scatola una metafora della cultura, aprendola si sceglie di dedicarle del tempo. Il libro, un museo, un teatro sono scatole e nascondono cronache e Storia. Quale tangenza c nel teatro sperimentale fra Storia e contemporaneit? MLA: II teatro unarte mobile, ogni sera diverso, cronaca. Mi piace citare Montale La storia non magistra di nulla che ci riguardi, ma nello stesso tempo la necessit di espressione di unartista lo porta a inserirsi nella Storia. Se andiamo indietro nel tempo scopriamo limperfezione delluomo cantata dalla cultura: solo quando luomo accetter la sua condizione imperfetta

Federica Borgina

potr essere migliore. Credo che lunica via di scampo sia lArte, nel senso nietzschiano del termine, provando a essere decenti, non solo nei giorni festivi, come diceva Leo De Berardinis, ma portando la vita quotidiana in una dimensione poetica. Queste parole che dico a te sono le stesse che dico ai critici di cui abbiamo parlato prima e ai ragazzini delle scuole medie in cui vado a leggere Shakespeare. I discorsi intorno allarte possono essere compresi con quellintelligenza emotiva che istintiva in ogni persona. Non serve conoscere lo scibile umano, lemozione non difficile; lattore, e i Marcidos in particolare, propongono un tentativo di resistenza in nome della cultura. Lumanit, o per lo meno quella parte di essa che non pensa solo al pranzo e alla cena, dovrebbe sforzarsi di creare un piccolo capolavoro quotidiano. Questo sforzo potrebbe migliorare la nostra condizione, condurre a un pensiero pi ampio e forse risolvere qualche problema anche nel pranzo e nella cena di qualcuno. FB: Ma bisogna che il discorso si faccia! tratto da LInnominabile di Beckett. Qual il rapporto fra il vostro spettacolo e il testo originale? MLA: Marco Isidori nasce come poeta e traduce la parola in teatro rivisitandola attraverso il suono. Un po come ascoltare Glen Gould che suona le Variazioni Goldberg di Bach. Per i Marcidos

fondamentale staccare il teatro dalla cronaca. Un testo, che sia Omero, Eschilo o Beckett, ha in s tutto quel che occorre per parlare del disagio delluomo. In Italia siamo rimasti al tempo della Commedia dellarte quando si andava a teatro perch non si poteva comprare il giornale; forse stata colpa di Goldoni, maledetto (ride). FB: Mi spaventa lattuale abitudine di confondere cronaca e storia, lopera con il giudizio della critica. Non crede bisognerebbe ritornare allorigine, dimenticando quel che sta intorno, che riduce la prima di uno spettacolo o la vernice di una mostra a un evento mondano? MLA: Mi fa molto piacere quel che dici, confermi la fiducia che ho nei confronti dei giovani! Un caro amico e uomo di teatro, Antonio Attisani rispondendo a Marco Isidori, il quale gli ha chiesto quale sar la sorte del teatro, ha detto che la nostra civilt sta andando incontro allazzeramento totale e quando lo raggiunger, luomo sentir il bisogno di riappropriarsi del suo pensiero e lo cercher nel teatro. Credo abbia ragione. Lattore porta se stesso e quindi non c distinzione fra arte e vita. Quando vado nelle scuole a leggere Dante in musica, cos come il testo induce a fare, e incontro fra quei ragazzi un solo sguardo fisso, come a chiedersi Ma questa che vuole da me?!, io ho raggiunto il mio scopo. Lattore un killer: quel ragazzo diventa un inquieto e trover nella cultura il suo unico appiglio di salvezza! Non si tratta di portare Dante nella quotidianit, ma i ragazzi verso Dante.

Maria Luisa Abate, attrice, vive e lavora a Torino. La sua Bote custodisce Marco Isidori, Daniela Dal Cin e Paolo Ricco cos da poterli guardare di tanto in tanto.

locanda dei forestieri

Wit makes connections no-one thought of in quite the same way before. Wit exposes a likeness in things that are different, and a difference in things that are alike. Wit makes sense out of nonsense.
(Alan Fletcher, graphic designer)

Alan Fletcher, The Monkey (Chinese horoscope animals), 1993, collage, G&B Arts/Pentagram

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GIUSEPPE CHIARI

AR.RI.VI - Archivio Ricerca Visiva, Milano


Fotografie, spartiti, statements, fogli sciolti su un tavolo: memoria del passato, musica da guardare, liberi pensieri che si affollano nella mente. La mostra allestita presso AR.RI.VI getta uno sguardo allopera passata e recente di Giuseppe Chiari, rendendo omaggio alla sua personalit poliedrica ma senza lintento di offrire al visitatore unesposizione retrospettiva di stampo museale. Nellallestimento sobrio e libero da rigidi schematismi si riflette infatti non solo la poetica di Chiari ma anche lo spirito di AR.RI.VI, indirizzato verso una ricerca visiva che se da un lato approfondisce dal punto di vista storico-artistico la stagione 70-80, dallaltro si propone come fucina di nuove idee, progetti dartista e spazio aperto alle pi svariate contaminazioni. Accanto a opere recenti dellartista come Quit Classic Music, una delle frasi inviate via fax nel corso della performance Riproduzione istantanea (2001) e restituita al mittente per via di un refuso grammaticale (Quit Classic Music anzich Quit Classical Music) mai corretto dallautore in mostra anche alcune scritture su pentagramma, create a partire dagli anni 60, dopo il contatto con le esperienze della Poesia Visiva e lo sperimentalismo musicale di John Cage. Lo spartito per Chiari un medium autosignificante, capace di trasmettere una sonorit e una forma propria, al di l della sua semplice forma leggibile e grafia linguistica. Allo stesso modo i suoi enunciati o statements (Larte facile o Tutta la musica uguale), cos etichettati dalla critica, sono il pretesto per attirare lattenzione sul fruitore, destabilizzandolo e mettendo alla prova la sua capacit critica di analizzare eventi che possono essere anche del tutto esenti da logica. La volont, ereditata dalle esperienze visuali dei primi anni 60, di decontestualizzare il linguaggio della comunicazione convenzionale sempre stata tra i principi ispiratori dello sperimentalismo compulsivo di Chiari, unartista capace di contaminare svariati linguaggi. Dalla musica alla scrittura, dalla performance al video, Chiari ha
Giuseppe Chiari, Intervista, 1975, foto E. Cattaneo, courtesy G. Denti

Valentina Rapino
lasciato corpo, parole, note e immagini libere di ricomporsi allinfinito in molteplici combinazioni, abbandonandole al libero flusso dellesistente. Larte reclama di essere arricchita, di riemergere sotto una luce diversa, di essere svincolata da tutto ci che sistema.

Valentina Rapino (1984) laureata in Storia dellArte allUniversit Cattolica di Milano. La sua Bote custodisce bolle di sapone

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Dal contenuto alla scatola.


Venetia caput mundi, si soleva dire quando la Biennale era loccasione in cui i nodi sembravano venire al pettine, garantendo ai protagonisti un posto nella storia dellarte. Se la sensazione fosse legittima o meno difficile dirlo oggi; di sicuro, sfogliando i manuali dedicati allarte del ventesimo secolo, limpressione che la storia, salvo qualche importante eccezione, labbiano veramente fatta i vincitori, su tutti proprio quelli della Biennale, e che essa abbia segnato a lungo le vicende culturali e mercantili dellarte, fosse anche su spinta dei poteri forti. E resta il fatto che fino a tutti gli anni Settanta, quale che fosse il ruolo ricoperto dai curatori, il senso della Biennale era costituito dallarte che vi era presentata: che fosse il Realismo Magico nel 1924, il grado zero della pittura nel 1957, o la Pop Art nel 1964, era la scelta degli artisti a determinare i significati della rassegna lagunare. lecito domandarsi fino a che punto il destino della Biennale di Venezia sia ad essa proprio, e quanto invece riguardi tutte le grandi manifestazioni periodiche dello stesso tipo. Un indizio della piega ormai assunta dai fatti limpressionante proliferare di biennali e triennali in tutto il mondo, quasi a dar vigore alle pi moderne teorie del glocal. Al di l della qualit delle scelte e del grado di incidenza su di esse da parte della politica, la sensazione che queste grandi esposizioni tendano a somigliarsi sempre di pi, non tanto per univocit di intenti, ma piuttosto perch larte procede ormai con dinamiche proprie, traendo dalle rassegne internazionali unoccasione di pubblicit piuttosto che uno stimolo culturale. In un simile contesto inevitabile che lautorit della Biennale di Venezia, pur nel permanere di un fascino e di un prestigio indiscussi, perda buona parte del suo senso. Gi il post-moderno, per il quale scegliamo, fra le troppe accezioni disponibili, quella proposta - tra gli altri - da Danto, ha portato con s la caduta di molte categorie con le quali, al di l delle vicissitudini storiche, si era soliti leggere larte, su tutte quelle di gusto e di

Vicende e significati della Biennale di Venezia

Kevin McManus

storia. Non esistendo pi una vicenda lineare, una storia appunto, catastrofi come le Biennali di un tempo non hanno pi un binario da deviare, un punto di insistenza sul quale esercitare la propria influenza. Un presente che si dichiara fatto, piuttosto, di storie autonome ha gi in s, come carattere essenziale, la possibilit della provocazione, del cambio di rotta, della rivolta come dellaffermazione dello status quo. Tutti fenomeni che avvengono microscopicamente, nellambito di singole prese di posizione e talvolta di singole operazioni, ma che non determinano pi una qualsivoglia tendenza generale, un gusto. Si delineano pertanto due fenomeni, tra di loro strettamente collegati: da un lato la Biennale di Venezia non pi la Biennale per antonomasia, e deve conquistarsi continuamente una

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preminenza prima data per scontata. Dallaltro, nella compresenza di forme, linguaggi e gusti che caratterizza il contemporaneo, essa entra a pieno diritto in quella che Nicolas Bourriaud definisce post-produzione: se lartista rinuncia ad identificarsi con una produzione che reca la sua firma, per diventare un DJ, ossia un centro di riconfigurazione di elementi preesistenti, la sua posizione sempre pi vicina a quella del criticocuratore. Questultimo pertanto il vero nuovo protagonista, ed il suo operato a determinare lesito dellevento; dagli oggetti darte esposti, la facolt di spostare gli equilibri passa al grande contenitore che la mostra stessa. nelloperazione di montaggio che va ricercata loperazione originale, lindividuazione, nello sterminato orizzonte del presente, di tematiche, significati e fili rossi sempre pi sottili. Sotto questo aspetto, la post-produzione unarma a doppio taglio: se - come confidiamo accadr nella mostra principale di questanno - la si comprende nelle sue dinamiche e la si mette a tema, evidenziando la circolarit fra lavoro artistico e suo inserimento critico nella cultura quotidiana, la Biennale pu ancora svolgere il proprio storico ruolo di cartina da tornasole. Se invece - come temiamo possa avvenire nel padiglione italiano - la si interpreta come trionfo della marginalit dellarte rispetto alla vita, avvallando cos il conservatorismo anti-intellettuale che anima le nostre istituzioni, la Biennale sar, nel migliore dei casi, una curiosit di gigantesche proporzioni.

Kevin McManus (1981) storico dellarte, collabora con la cattedra di storia dellarte contemporanea dellUniversit Cattolica di Milano. La sua Bote custodisce una piccola baia con un faro a strisce bianche e rosse.

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Brown vs Bote

Brown Project Space, Milano

Luca Francesconi, Luigi Presicce, Valentina Suma


tipo allinterno dellopera darte, poi trasformatosi in un progetto espositivo vero e proprio. HEAD OF WANTASTIQUET stato invece un progetto musicale solista di Paul La Brecque, con il supporto di Hundebiss Record. Brown resta unesperienza libera dal mercato e dalle sue regole, come spazio di progetto, si auto-finanzia producendo multipli dartista. Dopo unopera a 4 mani dei due fondatori, Francesco Arena ha ridefinito il concetto di multiplo, dividendo in 8 parti unenorme scultura. www.brownmagazine.it

Brown nasce in un momento particolare per il sistema dellarte, dove le gallerie non possono pi essere solo spazi commerciali e il concetto di mostra diventato qualcosa di molto aleatorio. I ruoli risultano obsoleti e non si pu parlare di artista, critico, gallerista o collezionista, che non possa rivestire la totalit degli altri ruoli. In passato, gli artisti erano critici e collezionisti, esponevano e vendevano opere di altri e innescavano il dibattito culturale. Brown, affiancato da un impianto teorico come il magazine on line, nasce per stimolare questo dibattito. A differenza di altri spazi o magazine, Brown vede nella ricerca dei propri fondatori, la linea guida delle sue proposte. Spiritualit, metafisica, arte popolare e alchimia, sono i luoghi su cui si muove Brown come brand curatoriale. La curatela, nata come estensione del pensiero critico, si sta sempre pi delineando come disciplina artistica al pari di altro. Brown intende servirsi di questa disciplina per pensare lopera come uno strumento filosofico che dialoga con lo spazio attraverso la sua ricollocazione concettuale. A un anno dalla sua apertura, Brown presenta un format chiamato Telepatic pavillion: lartista A. Wolff stato invitato a rivestire il ruolo di curatore e collocare allinterno dello spazio, il pensiero critico di un gruppo di curatori. Con Studio visit, Brown diventato lo studio di un artista, con progetti risolti e irrisolti, da discutere con il pubblico. A servirsene stato Jacopo Miliani, gi protagonista con Richard Clements della doppia personale dapertura dello spazio, alla quale hanno seguito Davide Savorani e Thimoty Hull, anche loro alle primissime esperienze espositive. Come luogo di discussione, Brown ha ospitato New Italian Epic, un progetto ideato da Andrea Bruciati per luscita del libro Soft Cell. Marco Tagliafierro ha coordinato Lets forget about today until tomorrow, un dibattito con Francesco Barocco, Loredana Di Lillo, Giulio Frigo e Alessandro Piangiamore, su simbologia e arche-

Davide Savorani, Gallisterna, 2008, performance a Brown Project Space, Milano.

Brown Luca Francesconi (1979), Luigi Presicce (1976) e Valentina Suma (1982). La Bote di Luca custodisce un colpo di karate, quella di Valentina custodisce unaltra bote.

prendi cura di te stesso


fino al 21 giugno Tacita Dean, Fondazione Nicola Trussardi a Palazzo Dugnani, Milano www.fondazionetrussardi.com dal 19 giugno al 30 agosto inaugurazione 18 giugno, ore 18.00 SerrONE. Biennale Giovani Monza 09 Serrone della Villa Reale, Monza www.serrone.info 25 giugno La Performance, Gianfranco Maraniello incontra Alessandro Bergonzoni (in occasione della mostra di Glenn Brown) Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino www.fondsrr.org fino al 27 giugno Gehard Demetz, Love at first touch, ex-chiesa di San Francesco, Como (mostra in collaborazione con lUnione Italiana Cechi) dal 1 luglio al 6 settembre Sguardi sul Giappone, FORMA Centro Internazionale di Fotografia, Milano www.formafoto.it dal 9 al 19 luglio Umbria Jazz, concerti ed eventi per la strade di Perugia www.umbriajazz.com 30 Agosto Concerto degli Oasis, I-Day Milano Urban Festival, Arena Concerti Fiera di Milano Rho http://www.myspace.com/oasis fino al 20 settembre Fabio Mauri, Fabio Mauri, etc., Galleria Michela Rizzo Palazzo Palumbo Fossati, Venezia www.galleriamichelarizzo.net fino al 4 ottobre Hans Op de Beeck, In silenziosa conversazione con Correggio, Uccelliera di Villa Borghese, Roma www.galleriaborghese.it fino al 22 novembre Fare Mondi, 53. Esposizione Internazionale dArte, la Biennale di Venezia www.labiennale.org

GIUGNO

LA TUA PORZIONE DI STELLE


FILM - Verifica incerta di Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi, 1964 - Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi, 2007 LIBRI - T.S. Eliot, The Waste Land ( 1922), Faber & Faber, London 1963 - Fernando Pessoa, Il Libro dellInquietudine di Bernardo Soares, Feltrinelli Editore, Milano 1986 - Jan Verwoert, Bas Jan Ader. In Search of the Miraculous, Afterall Books, University of the Arts, London 2006 - G. Baruchello, A.V. Borsari, E. Fantin, F. Vaccari, M. Vaglieri, Nel segno di Giotto. 5 percorsi artistici, APM, Bologna 2008 - Meri Gorni, A mio padre, Campanotto Edizioni, Pasian di Prato (UD) 2009 MUSICA - F#a#8, Godspeed You Black Emperor!, 1998 - Corpi darco, Francesco Del Prete, 2009 SCROBBLING: Mark Cavendish Gli artisti Vija Celmins, Wade Guyton, Hanna Hch, Michael Mejer, Jonathan Monk, Damien Roach, il fotografo Alfred Stieglitz, lastronomo Pio Emanuelli, gli studi di Gregory Leland Ulmer, le maglie rosa. VIAGGIO AL CENTRO DELLARTE: Rimini. Visita con Artemeta la mostra Da Rembrandt a Gauguin a Picasso, lincanto della pittura, a Castel Sismondi di Rimini. Sessantacinque capolavori provenienti dal museo di Fine Arts di Boston saranno esposti nelle sale del castello riminese in un evento unico e irripetibile. Artemeta studia ed elabora itinerari turistici inconsueti in occasione di mostre darte, con pernottamenti in alberghi scelti secondo caratteristiche di particolare fascino o design e fornisce indirizzi utili e dilettevoli. www.artemeta.it

AGOSTO

LUGLIO

Fabio Mauri, Etc, 2009, incisione sul muro