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FONTI PER LA STORIA DELLA CHIESA ANTICA

GIUSEPPE FLAVIO Le antichit giudaiche, XX, 197.

Venuto a conoscenza della morte di Festo, Cesare invi Albino come procuratore della Giudea. Il re poi allontan Giuseppe dal sommo sacerdozio e gli diede come successore nell'ufficio il figlio di Anano, il quale si chiamava anch'egli Anano. Il pi giovane Anano che, come abbiamo detto, fu designato al sommo sacerdozio, era una persona di indole franca e oltremodo ardita. Seguiva la scuola dei Sadducei, che, in verit, quando sedevano in giudizio erano pi insensibili degli altri Giudei, come gi accennato. Con il carattere che aveva, Anano pens di avere un'occasione favorevole alla morte di Festo Mentre Albino era ancora in viaggio: cos convoc i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Ges, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l'accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegn perch fossero lapidati. Ma le persone pi equanimi della citt, considerate le pi strette osservanti della Legge si sentirono offese da questo fatto. Perci inviarono segretamente (legati) dal re Agrippa supplicandolo di scrivere una lettera ad Anano che il suo primo passo non era corretto, e ordinandogli di desistere da ogni ulteriore azione. Alcuni di loro andarono ad incontrare Albino che era in cammino da Alessandria informandolo che Anano non aveva alcuna autorit di convocare il Sinedrio senza il suo assenso. Convinto da queste parole, Albino invi una lettera sdegnata ad Anano minacciandolo che ne avrebbe portato la pena dovuta. E il re Agrippa, a motivo della sua azione depose Anano dal sommo pontificato che aveva da tre mesi, sostituendolo con Ges, figlio di Damneo.

SVETONIO (forse 69-126)

Vita di Claudio, 25

Poich i Giudei si sollevavano continuamente su istigazione di un certo Cresto (impulsore Chiesto), li scacci da Roma.

TACITO (forse 55-120)

Annales, XIII, 32
La nobildonna Pomponia Grecina, moglie di quell'Aulo Plauzio che ... aveva ricevuto l'ovazione per la campagna contro i Britanni, accusata di praticare culti stranieri (superstitionis externae) venne lasciata al giudizio del marito. Ed egli, nel rispetto dell'antico istituto, tenne un processo, alla presenza dei familiari, in cui erano in gioco la vita e l'onore della moglie, e la dichiar innocente. Pomponia ebbe vita lunga in una continua tristezza. Dopo la morte di Giulia, figlia di Druso, uccisa per le trame di Messalina, per quarant anni non si vest se non a lutto, non manifest stato d'animo se non carico di mestizia. Tale gesto non le cre problemi negli anni dell'imperatore Claudio e in seguito fu per lei titolo di gloria.

TACITO Annales, XV, 44

Nessuno sforzo umano, nessuna elargizione dell'imperatore o cerimonie propiziatorie agli dei riuscivano ad allontanare linfamante accusa che l'incendio fosse stato ordinato. Quindi, per far cessare la diceria, Nerone spacci per colpevoli e sottomise a pene di crudelt particolarmente ricercata coloro che, odiati per le loro nefandezze, il popolo chiamava Cristiani. Origine di questo nome era Cristo condannato al supplizio sotto l'imperatore Tiberio, dal procuratore Ponzio Pilato; momentaneamente repressa, quella rovinosa superstizione (exitiabilis superstitio), tornava di nuovo a manifestarsi, non solo in Giudea, luogo d'origine di quella sciagura, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ci che vi di turpe e di vergognoso. Perci dapprima vennero arrestati coloro che confessavano, in seguito, su loro denuncia, fu condannata una grande moltitudine di persone non tanto per il reato di incendio, quanto per odio nei confronti del genere umano. (haud proinde in crimine

incendii quam odio humani generis)1. Quanti andavano a morire subivano oltraggi: coperti di pelli di animali selvatici morivano dilaniati dai cani, o venivano crocefissi o dati alle fiamme ed arsi vivi come torce, per servire da illuminazione notturna al calar della sera. Per tale spettacolo Nerone aveva offerto i suoi giardini e dava giochi circensi mescolato tra la plebe in abito da auriga o mostrandosi ritto su un cocchio. Perci, bench si trattasse di colpevoli, che meritavano pene cos estreme, sorgeva nei loro confronti un senso di piet, perch vittime non per il bene comune, ma per la crudelt di uno solo uomo.

SVETONIO Vita di Nerone, 16

Pens di dare una nuova forma agli edifici di Roma e volle che davanti agli isolati e alle case vi fossero dei portici sormontati da terrazzi da dove si potevano combattere gli incendi; li fece costruire a sue spese. Aveva anche deciso di prolungare le mura della citt fino a Ostia e di fare arrivare le acque del mare fino ai vecchi quartieri di Roma per mezzo di un canale che partiva appunto da Ostia. Sotto il suo principato furono emesse condanne rigorose e misure repressive e non minori regolamenti: si impose dei limiti al lusso, si ridussero i banchetti pubblici a distribuzioni di viveri, fu vietato di vendere nelle osterie cibi cotti, ad eccezione dei legumi ed erbe commestibili, mentre in precedenza si serviva ogni genere di pietanza, furono inviati al supplizio i Cristiani, genere di uomini dediti a una nuova e malefica superstizione (genus hominum superstitionis novae ac maleficae), furono proibiti i divertimenti ai guidatori di quadrighe, che un'antica usanza autorizzava a vagabondare qua e l, ingannando e derubando i cittadini per gioco; si relegarono tutti in una volta i pantomimi e le loro fazioni.

CLEMENTE ROMANO Lettera ai Corinzi V scritta attorno al 96

Ma lasciando gli esempi antichi, veniamo agli atleti vicinissimi a noi e prendiamo gli esempi validi della nostra epoca. Per invidia e per gelosia le pi grandi e giuste colonne furono perseguitate e lottarono sino alla morte. Prendiamo davanti agli occhi i buoni apostoli. Pietro per l'ingiusta invidia non una o due, ma molte fatiche sopport, e cos col martirio raggiunse il posto della gloria. Per invidia e discordia Paolo mostr il premio della pazienza. Per sette volte portando catene, esiliato, lapidato, fattosi araldo nell'oriente e nell'occidente, ebbe la nobile fama della fede. Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, giunto al confine dell'occidente e resa testimonianza davanti alle autorit, lasci il mondo e raggiunse il luogo santo, divenendo il pi grande modello di pazienza

EUSEBIO DI CESAREA

Storia Ecclesiastica, II, 25. 1-8


(Nerone) primo fra gli imperatori si mostr apertamente nemico della fede in Dio ... Cos dunque egli, riconosciuto primo dei nemici di Dio, si volse con tutto se stesso ad uccidere gli Apostoli. Si dice infatti che, al tempo di Nerone, proprio a Roma Paolo venne decapitato e Pietro crocifisso. Il nome di Pietro e Paolo, giunto fino ai nostri giorni sulle loro tombe, che trovano a Roma, attesta la veridicit di questa storia, e cos pure un uomo ecclesiastico, di nome Gaio, che visse al tempo di Zefirino, vescovo di Roma. Egli, disputando nei suoi scritti con Proclo, capo della setta dei Frigi, dice queste cose sui luoghi che custodiscono le sacre spoglie dei suddetti Apostoli: Io sono in grado di mostrare i trofei degli Apostoli: andando infatti al vaticano o lungo la via Ostiense, vi troverai i trofei di quelli che hanno fondato questa Chiesa

SVETONIO

Vita d Domiziano, XII


Oltre al resto riscosse icon rigore tutto particolare il fisco giudaico. Ad essi venivano sogget ti coloro che o, pur non professandola vivevano la vita dei giudei ( improfessi Iudaicam uiuerent

Un manoscritto importante legge non furono condannati (convicti sunt), ma furono accusati di due colpe (coniuncti sunt). Cos lodium humanis generis sarebbe un vero capo daccusa. 2

uitam = proseliti), o quanti dissimulandone l'origine, si erano sottratti ai tributi imposti a questa nazione

Vita d Domiziano, XV
Infine fece uccidere allimprovviso (repente), in seguito ad un lievissimo sospetto (ex tenuissima suspicione) e quasi nell'esercizio stesso del consolato, suo cugino Flavio Clemente, di disprezzatissima inertia (contemptissima inertia), di cui, pubblicamente, aveva destinato i figli, ancora piccoli, ad essere suoi successori e a perdere i loro nomi precedenti, per chiamarsi uno Vespasiano e l'altro Domiziano. Fu soprattutto questo fatto ad affrettare la sua morte.

DIONE CASSIO (ca 163 post 229)

Storia romana 67,13-14,


Nello stesso anno Domiziano mise a morte con molti anche il console Flavio Clemente, sebbene fosse suo cugino e avesse sposato Flavia Domitilla, sua parente. Tutti e due furono condannati per il crimine di ateismo. Con questo capo daccusa furono condannati molti altri che avevano seguito i costumi giudaici: molti uccisi, altri puniti con la confisca dei beni simpatizzavano per il giudaismo, ed alcuni morirono, mentre altri furono comunque privati dei beni; Quanto a Domitilla, ci si content di relegarla nellisola di Mandataria (Pantelleria). Glabrione che era stato console con Traiano, accusato tra le altre cose, dello stesso crimine, fu ammazzato Domitilla fu solo esiliata a Pantelleria.

PLINIO IL GIOVANE (61-112/113)

Lettera allimperatore Traiano Epist. X, 96, 1-9

E' per me un dovere, o signore, deferire a te tutte le questioni in merito alle quali sono incerto. Chi, infatti, pu meglio dirigere la mia titubanza o istruire la mia incompetenza? Non ho mai preso parte ad istruttorie a carico dei Cristiani; pertanto, non so che cosa e fino a qual punto si sia soliti punire o inquisire. Ho anche assai dubitato se si debba tener conto di qualche differenza di anni; se anche i fanciulli della pi tenera et vadano trattati diversamente dagli uomini nel pieno del vigore; se si conceda grazia in seguito al pentimento, o se a colui che sia stato comunque cristiano non giovi affatto l'aver cessato di esserlo; se vada punito il nome (nomen) di per se stesso, pur se esente da colpe, oppure le colpe (flagitia) connesse al nome. Nel frattempo, con coloro che mi venivano denunciati come Cristiani, ho seguito questa procedura: chiedevo loro se fossero Cristiani. Se confessavano, li interrogavo una seconda e una terza volta, minacciandoli di pena capitale; quelli che perseveravano li ho mandati a morte. Infatti non dubitavo che qualunque cosa confessassero, dovesse essere punita la loro pertinacia e la loro cocciuta ostinazione. Ve ne furono altri affetti dalla medesima follia, i quali, poich erano cittadini romani, ordinai che fossero rimandati a Roma. Ben presto, poich si accrebbero le imputazioni, come avviene di solito per il fatto stesso di trattare tali questioni, mi capitarono innanzi diversi casi. Venne messo in circolazione un libello anonimo che conteneva molti nomi. Coloro che negavano di essere cristiani, o di esserlo stati, ritenni di doverli rimettere in libert, quando,su mio comando, invocavano gli dei e veneravano con incenso e vino la tua immagine, che a questo scopo avevo fatto portare assieme ai simulacri delle divinit, e quando imprecavano contro Cristo, cosa che si dice sia impossibile ad ottenersi da coloro che siano veramente Cristiani. Altri, denunciati da un delatore, dissero di essere cristiani, ma subito dopo lo negarono; lo erano stati, ma avevano cessato di esserlo, chi da tre anni, chi da molti anni prima, alcuni persino da vent'anni. Anche tutti costoro venerarono la tua immagine e i simulacri degli dei, e imprecarono contro Cristo Affermavano inoltre che tutta la loro colpa o errore consisteva nell'esser soliti riunirsi prima dell'alba e intonare a cori alterni un inno a Cristo come se fosse un dio, e obbligarsi con giuramento a non commettere qualche delitto, n furti, n frodi, n adulteri, a non mancare alla parola data e a non rifiutare la restituzione di un deposito, qualora ne fossero richiesti. Fatto ci, avevano la consuetudine di separarsi e riunirsi poi nuovamente per prendere un cibo, ad ogni modo comune e innocente; cosa che cessarono di fare dopo il mio editto nel quale, secondo le tue disposizioni, avevo proibito l'esistenza di tali associazioni. 3

Per questo, ancor pi ritenni necessario l'interrogare due ancelle, che erano dette ministre, per scoprire la verit, ricorrendo pure alla tortura. Non ho trovato null'altro al di fuori di una superstizione balorda e smodata (pravam = malvagia, perversa et immodicam). Perci, sospesa l'istruttoria, mi sono affrettato a richiedere il tuo parere. Mi parve infatti cosa degna di consultazione, soprattutto per il numero di coloro che sono in pericolo2; molte persone di ogni et, ceto sociale e di entrambi i sessi, sono esposti, e ancora lo saranno, a questo pericolo. N soltanto la citt, ma anche i borghi e le campagne sono pervase dal contagio di questa superstizione; che mi sembra possa esser ancora fermata e riportata nella norma. Segue la risposta dell'imperatore Traiano: (Epist. X, 97) Mio caro Plinio, nell'istruttoria dei processi di coloro che ti sono stati denunciati come cristiani, hai fatto ci che dovevi fare. Non pu essere stabilita infatti una regola generale che abbia, per cos dire, un carattere stabile. Non li si deve ricercare; qualora vengano denunciati e riconosciuti colpevoli, li si deve punire, ma in modo tale che chi avr negato di essere cristiano e lo avr dimostrato con i fatti, cio rivolgendo suppliche ai nostri dei, quantunque abbia suscitato sospetti in passato, ottenga il perdono per il suo pentimento. Quanto ai libelli anonimi messi in circolazione, non devono essere presi in considerazione in alcun processo; infatti prassi di pessimo esempio, indegna dei nostri tempi.

ADRIANO a Minucio Fundano (in carica dal 122-123)


citato da GIUSTINO Apologia I e ripreso da EUSEBIO Hstoria Ecclesiastica IV, 9. A Minucio Fundano. Ho ricevuto la lettera scrittami dal vir clarissimus Serenio Graniano, tuo predecessore. Non mi pare giusto lasciare la questione in sospeso, perch gli uomini non si agitino e non si fornisca ai calunniatori la possibilit di fare del male. Se dunque gli abitanti della provincia, possono sostenere apertamente questa istanza contro i cristiani in modo da risponderne davanti al tribunale, ricorrano a questa sola procedura, e non ad opinioni e ad acclamazioni di popolo. Se qualcuno volesse sporgere una denunzia molto pi opportuno che tu la esamini. Se qualcuno li accusa e dimostra che hanno fatto qualcosa contro le leggi, giudica secondo la gravit del reato; ma, per Ercole, se qualcuno sporge denuncia per calunniare, stabiliscine la gravit e abbi cura di punirlo.

L' EDITTO DI GALLIENO riportato in EUSEBIO Historia Ecclesiastica VIII, 13.

L'imperatore Cesare Publio Licinio Gallieno, Pio, Felice, Augusto a Dioniso, Pinna, Demetrio e agli altri Vescovi. Ho dato ordine che il beneficio della mia generosit si espanda su tutto il mondo. Per la qual cosa i luoghi di culto sono da riaprirsi e voi pure potete usufruire delle disposizioni del mio rescritto, in modo che nessuno vi molesti. Ci che a voi permesso di fare lecitamente, gi da lungo tempo era stato da me concesso. Aurelio Giurino, Procuratore supremo, vigiler sull'ordinanza da me data.

Lettera degli imperatori Costantino e Licinio al governatore della Bitinia Tradizionalmente chiamata EDITTO DI MILANO - 3133
Considerando che la libert religiosa non deve essere negata, ma che deve essere permesso a ciascuno secondo la propria volont e discrezione, di vivere la propria religione con libert. abbiamo da tempo ordinato che anche i cristiani potessero conservare la propria fede e il proprio culto. (...) Essendo felicemente convenuti a Milano, noi Costantino e Licinio augusti, e trattando tutto ci che riguarda il bene e l'utilit dello Stato, tra l'altro ... decidemmo di regolare quanto riguardava il rispetto e la venerazione della divinit,, dando a ci precedenza su ogni altra cosa, e cos di dare ai cristiani e a tutti gli altri uomini piena liberta di seguire la religione che

Periculum significa anche processo. Questa espressione si pu tradurre anche con citati in processo. 3 Il testo riportato da Lattanzio ne La morte dei persecutori 48 e da Eusebio. 4

volevano, cosicch che ogni divinit o potenza celeste potessero benvolerci, noi e tutti coloro che sotto il nostro comando vivono. Alloro avendo deciso per il bene e rettamente, promulgammo la nostra volont: a a nessun uomo fosse negata la facolt di aderire e perseguire l'osservanza ed il culto cristiano; ad ognuno fosse data la liberta di volgere il proprio animo al culto che preferiva, cosicch la Divinit suprema, alla cui devozione ci dedichiamo liberamente, possa continuare ad accordarci benevolenza e favore. (...) E crediamo che sia giusto ribadire che, tra le cose affidate alla tua responsabilit, l'indulgenza che abbiamo accordato ai Cristiani in materia religiosa ampia e senza condizioni; (6) e che tu capisca che allo stesso modo l'esercizio aperto e tranquillo della propria religione accordato a tutti gli altri, alla stessa maniera dei Cristiani. Infatti opportuno per la stabilit dello stato e per la tranquillit dei nostri tempi che a ogni individuo sia concesso di scegliere e praticare la religione secondo la propria volont (...) Ordiniamo, inoltre, per quanto riguarda i Cristiani, che i luoghi ove erano soliti radunarsi in passato (...) acquistati dal fisco o da chiunque altro, siano restituiti ai Cristiani, senza compenso di denaro (...)Desideriamo che anche chi fosse entrato in possesso per donazione, di questi ambienti, debba restituirli immediatamente: riservando sempre il diritto a costoro, che hanno acquistato per un prezzo o ricevuto gratuitamente, di fare domanda al giudice del distretto per ottenere un bene equivalente dalla nostra benevolenza. E dato che sembra che, oltre ai luoghi dedicati ai riti religiosi, i Cristiani possedessero altri luoghi che non appartenevano a singole persone ma alla loro comunit, ovvero alle loro chiese, tutte queste cose vogliamo che siano comprese nella legge espressa qui sopra, e desideriamo che siano restituite alla comunit e alle chiese senza esitazione n controversia: sempre restando ferma la possibilit, da parte di quelli che restituiscono senza domandare prezzo, di chiedere un'indennit affidandosi alla nostra benevolenza. Nel mettere in pratica tutto ci in favore dei Cristiani, dovrai usare la massima diligenza, affinch i nostri ordini siano eseguiti senza indugio, e soddisfatto il nostro obiettivo di assicurare la tranquillit pubblica. E cos possa il favore divino, di cui abbiamo gi goduto negli affari della pi grave importanza, continuare ad accordarci il successo, per il bene della cosa pubblica. E affinch questo editto sia noto a tutti, desideriamo che facendo uso della tua autorit tu faccia s che sia pubblicato ovunque

LE ACCUSE DEI PAGANI


MARCO AURELIO (imperatore dal 161-180 d.C.) A se stesso (XI, 3),

Oh, come bella lanima che si tiene pronta, quando ormai deve sciogliersi dal corpo, a estinguersi, o dissolversi o sopravvivere! Ma tale disposizione deve derivare da un suo personale giudizio, e non da un semplice spirito di opposizione (psil parataxis), come accade nei cristiani; sia invece ragionata e dignitosa, in modo che anche altri possano esserne persuasi, senza teatralit.

CELSO Il discorso vero (175-178 circa) da ORIGINE Contro Celso (248 ca).

C' una nuova razza di uomini, nati ieri, senza patria n tradizioni, coalizzata contro tutte le istituzioni religiose e civili, perseguitata dalla giustizia, universalmente accusata di infamia, ma fiera dell'esacrazione comune: sono i cristiani (...). Ecco alcune delle loro massime: Lontano da noi chiunque possiede cultura, sapienza o giudizio; queste sono cattive raccomandazioni ai nostri occhi: ma chiunque ignorante, limitato, incolto, semplice di spirito, venga a noi arditamente!. Riconoscendo che tali uomini sono degni dei loro di, essi mostrano che non vogliono n sanno guadagnare che gli sciocchi e le anime dei vili e imbecilli, degli schiavi, delle povere donne e dei bambini (...). Non c' bisogno di un lungo discorso per rifiutare l'idea di un Dio sceso sulla terra per giustificare gli uomini. Perch Dio sarebbe sceso quaggi? Forse per capire ci che avviene tra gli uomini? Ma non sa gi tutto? Oppure, conoscendo tutte le cose, la sua potenza divina limitata al punto da non poter modificare niente senza mandare appositamente un suo inviato nel mondo? (...). Sarebbe per la nostra salvezza che Dio ha voluto rivelarsi a noi, al fine di salvare quelli che, avendolo riconosciuto, saranno considerati virtuosi e punire coloro che l'avranno rigettato e 5

che manifesteranno per questo la loro malizia? Macch! Si deve pensare che dopo tanti secoli, Dio si sia infine preoccupato di giustificare gli uomini d cui prima egli non aveva avuto cura? (...) Dio buono, bello, beato; il sommo bene e la perfetta bellezza. Discendendo nel mondo, egli subir necessariamente un cambiamento: la sua bont si cambier in cattiveria, la sua perfezione in un'infinit di difetti (...). Un tale cambiamento non potrebbe convenire a un Dio. Se i cristiani si rifiutano di compiere sacrifici abituali e di rendere omaggio a coloro che vi presiedono, allora essi devono rinunciare a farsi affrancare, a sposarsi, ad avere figli, a svolgere le funzioni della vita. Non resta loro che andare lontano da qui, senza lasciare il minimo germoglio perch la terra sia purificata da questa specie. Ma se essi vogliono sposarsi, avere dei figli, mangiare i frutti della terra, partecipare alle gioie della vita come ai mali, bisogna che rendano a coloro che sono incaricati di amministrare tutto, gli onori loro dovuti (...). Se tutti agissero come voi, l'imperatore resterebbe solo e abbandonato. Allora l'universo diventerebbe preda dei barbari pi incivili e feroci. Non ci sarebbe nemmeno pi traccia della vostra bella religione n della gloria della vera sapienza tra gli uomini (...). Sostenete l'imperatore con tutte le vostre forze, partecipate con lui alla difesa del diritto; combattete per lui se le circostanze lo esigono: aiutatelo nel comando degli eserciti. Per questo cessate di sottrarvi ai doveri civili e al servizio militare; assumete la vostra parte di funzioni pubbliche, se occorre, per il bene delle leggi e la causa della piet.

LUCIANO (ca. 120-c. 180) La morte di Peregrino XI-XIII, (170 ca) racconta la vita di un

filosofo che sfrutta la credulit dei cristiani. Questi poveretti sono prima d'ogni cosa convinti di essere immortali e di vivere eternamente Disprezzano pertanto la morte che molti di loro affrontano volontariamente. Il loro primo legislatore li ha convinti che sono tutti fratelli. Dopoch abbandonarono gli dei greci, avendo trasgredito tutto in una volta, ed adorano quel medesimo sofista che era stato crocifisso e vivono secondo le sue leggi. Disprezzano dunque ogni bene indiscriminatamente e lo considerano comune, seguendo tali usanze senza alcuna precisa prova. Se dunque viene presso di loro qualche uomo ciarlatano e imbroglione, capace di sfruttare le circostanze, pu subito diventare assai ricco, facendosi beffe di quegli uomini sciocchi

MINUCIO FELICE (tra II e III sec.) Octavius

Le affermazioni di Cecilio sono tratte anche da unorazione contro i cristiani che Minucio Felice sostiene essere stata pronunciata da Marco Cornelio Frontone (100-166 d.C. circa) scritta tra il 162-166.

VIII, 4 - IX, 6-7 Essi con unaccozzaglia di gente ignorante, reclutata tra la feccia del pop olo e
di donne credule, facili ad essere sedotte per la debolezza del loro sesso, mettono insieme una banda di empi congiurati. Costoro in riunioni notturne con sacri digiuni, con banchetti inumani, non con riti religiosi, ma con misfatti, stringono fra di loro patti di alleanza; specie di gente subdola che rifugge la luce, muta in pubblico e chiacchierona nei luoghi solitari; disprezzano i templi come le tombe, maledicono gli dei, irridono ai sacrifici; questa misera gente (se lecito dirlo), commisera i sacerdoti, disprezza gli onori e la porpora, essi che sono quasi nudi! Quale stupefacente stoltezza e incredibile audacia! Disprezzano i supplizi presenti, mentre ne temono di incerti e di l da venire; temono di morire dopo morti e frattanto la morte non li spaventa; perch tale timore in loro temperato da una fallace speranza di nuova vita. 9. E gi, poich il male alligna pi rigoglioso grazie alla corruzione dei costumi, gli abominevoli sacrari di questo empio raggruppamento si moltiplicano per tutto il mondo ogni giorno di pi. Si deve sterminarla e votarla allesecrazione. Si riconoscono con segni e simboli segreti e si amano vicendevolmente prima di essersi conosciuti: a volte essi praticano un culto che sfogo di lussuria e si chiamano indistintamente fra loro fratelli e sorelle, cosicch, per mezzo di quel nome sacro ci che sarebbe semplice commercio carnale diventa incesto. Cos la loro vana e folle superstizione si vanta di tali delitti. Se vi fosse un fondo di verit, la pubblica opinione che perspicace non riporterebbe sul loro conto dei delitti talmente vergognosi e abominevoli da non potersi ricordare senza chiedere licenza. Sento dire che venerano la testa consacrata dellanimale pi vile, un asino, spinti da non so quale credenza: religione ben degna e fatta apposta per simili costumi! Altri raccontano che essi venerano e adorano i genitali del loro capo e sacerdote, quasi adorassero la natura di chi li ha generati: 6

non so se ci sia vero, ma certamente la segretezza delle cerimonie notturne autorizza il sospetto Si va dicendo che oggetto del loro culto sia un uomo punito per delitti di pena capitale, e cos pure un funereo legno di croce, e vengono loro attribuiti degli altari ben degni di gente infame e criminale, perch adorino ci che si meritano. Il racconto che si fa delliniziazione dei nuovi adepti cos terribile quanto noto. Un bambino cosparso di farina, per ingannare gli incauti, viene posto innanzi a colui che devessere introdotto ai riti sacri. Questo bambino viene ucciso dal neofita con ferite inferte alla cieca e senza consapevolezza, visto che in superficie c' la farina. O sacrilegio! Leccano con avidit il sangue, a gara se ne spartiscono le membra, e su questa vittima stringono un patto, con tale complicit nel delitto si impegnano ad un mutuo silenzio. Questi riti sacri sono pi terribili di qualsiasi sacrilegio Il loro banchetto, ben conosciuto: tutti ne parlano, e ne testimonianza unorazione del nostro retore di Cirta. Si riuniscono a banchetto in un giorno solenne con tutti i figli, le sorelle, le madri, persone di ogni sesso e di ogni et. L, dopo un lauto pasto, quando leccitazione del banchetto al colmo e cresce lardore dellebbrezza di empia lussuria, eccitano un cane, legato a un candelabro, lanciandogli un boccone, perch si lanci e faccia un balzo al di l del limite consentitogli dalla fune. Cos, rovesciato e spento il lume che era testimone, perduto nelloscurit ogni pudore, a caso si avvinghiano nella stretta di una criminosa libidine; se non tutti incestuosi nel fatto, certamente tutti nellintenzione ugualmente colpevoli, giacch tutti invocano ci pu accadere a ciascuno di compiere. 12 Ecco per voi minacce, supplizi, torture e anche le croci non da adorare, ma da subire, e anche le fiamme che voi preconizzati (alluniverso) e che temete (per i vostri corpi). Dove quel dio che pu venire in aiuto di chi risuscita, ma non di quelli che vivono? Non forse vero che i Romani senza il vostro dio comandano, regnano, godono del mondo intero e dominano anche voi? Voi invece nel frattempo vivete nellattesa e vi astenete da onesti piaceri: non frequentate gli spettacoli, non intervenite alle cerimonie, siete assenti dai banchetti pubblici, aborrite i giochi in onore agli di, le carni da cui stata tolta la parte destinata agli dei e le bevande versate sugli altari. Cos temete quegli di di cui negate lesistenza! Non adornate il vostro capo di fiori, non onorate il corpo con profumi: conservate gli unguenti per i funerali, negate le corone perfino ai sepolcri; pallidi, tremanti, degni di misericordia, ma di quella dei nostri di. Cos miseri, non risorgete e nel frattempo non vivete!

APOLOGIE
LETTERA A DIOGNETO (tra fine II e inizio III), V-VI
I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini n per territorio, n per lingua, n per consuetudini di vita. Infatti non abitano citt particolari, n usano di un qualche strano linguaggio, n conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novit, n essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano. Abitano in citt sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attivit di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera patria per loro, mentre ogni patria per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo. Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi. Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia. 7

Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con l'onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. I giudei fanno loro guerra, come a gente straniera, e i pagani li perseguitano. Ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia. In una parola i cristiani sono nel mondo quello che l'anima nel corpo. L'anima si trova in tutte le membra del corpo e anche i cristiani sono sparsi nelle citt del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile racchiusa in un corpo visibile, anche i cristiani si vedono abitare nel mondo, ma il loro vero culto a Dio rimane invisibile. La carne, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all'anima, perch questa le impedisce di godere dei piaceri sensuali; cos anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto ingiuria alcuna, solo perch questi si oppongono al male. Sebbene ne sia odiata, l'anima ama la carne e le sue membra, cos anche i cristiani amano coloro che li odiano. L'anima rinchiusa nel corpo, ma essa a sua volta sorregge il corpo. Anche i cristiani sono trattenuti nel mondo come in una prigione, ma sono essi che sorreggono il mondo. L'anima immortale abita in una tenda mortale, cos anche i cristiani sono come dei pellegrini in viaggio tra cose corruttibili, ma aspettano l'incorruttibilit celeste. L'anima, maltrattata nei cibi e nelle bevande, diventa migliore. Cos anche i cristiani, esposti ai supplizi, crescono di numero ogni giorno. Dio li ha messi in un posto cos nobile, che non loro lecito abbandonare.

ARISTIDE di Atene Apologia (tra 120-140), 2-6-8; 15 16,


I cristiani traggono la loro origine dal Signore Ges Cristo. Essi professano che questi il Figlio del Dio Altissimo, disceso dal cielo per opera dello Spirito Santo per la salvezza degli uomini; generato da una santa vergine, senza fecondazione e senza corruzione, si incarn e si manifest agli uomini per richiamarli dallerrore del politeismo. E la gloria della sua venuta o imperatore, puoi conoscerla, se leggi per caso quella che essi chiamano santa Scrittura del vangelo. Egli ebbe dodici discepoli e realizzando la sua mirabile economia pat la morte di croce di sua volont; dopo tre giorni risuscit e sal al cielo. Quelli dopo la sua ascensione al cielo, partirono per le province del mondo e insegnarono la sua grandezza; cos uno di loro ha percorso le nostre regioni, annunciando la dottrina di verit. Per cui quelli che ancora oggi sono al servizio della giustizia da loro annunciata sono chiamati cristiani. E sono questi che, pi di tutti i popoli della terra, hanno trovato la verit: infatti riconoscono Dio fattore e creatore di tutto per mezzo del Figlio Unigenito e dello Spirito Santo e non adorano altro dio fuori di questo. Essi hanno i comandamenti del Signore scolpiti nel cuore e li custodiscono aspettando la risurrezione dei morte e la vita del tempo futuro. Non commettono adulterio, n fornicazione; non recano falsa testimonianza; non s'impossessano dei depositi che hanno ricevuto; non bramano ci che ad essi non spetta; onorano il padre e la madre, amano il prossimo, giudicano rettamente. Non adorano idoli d forma umana; tutto ci che non vogliono che gli altri facciano a loro, essi non lo fanno a nessuno. Non mangiano carni offerte agli idoli,- perch sono contaminate. Le loro figlie sono pure e vergini e fuggono la prostituzione; gli uomini si astengono da ogni unione illegittima e da ogni impurit; egualmente le loro donne sono caste, nella speranza della grande ricompensa nell' altro mondo Soccorrono coloro che li offendono, rendendoseli amici; fanno del bene ai nemici. Non adorano dei stranieri; sono dolci, buoni, pudichi, sinceri, si amano fra loro; non disprezzano la vedova; salvano l'orfano; colui che possiede da, senza mormorare, a colui che non possiede. Allorch vedono dei forestieri, li fanno entrare in casa e ne gioiscono, riconoscendo in essi dei veri fratelli, poich cos chiamano non quelli che !o sono secondo la carne, ma coloro che lo sono secondo l'anima. Quando un povero muore, se lo sanno, contribuiscono secondo i loro mezzi ai suoi funerali; se vengono a sapere che alcuni sono perseguitati o messi in prigione o condannati per il nome di Cristo, mettono in comune le loro elemosine e ad essi inviano ci di cui hanno bisogno, e se lo possono, li liberano; se v' uno schiavo o un povero da soccorrere, digiunano due o tre giorni, e il nutrimento che avevano preparato per s glielo inviano, stimando che anche lui debba godere, essendo stato come loro chiamato alla gioia. 8

Osservano esattamente i comandamenti di Dio, vivendo santamente e giustamente, cos come il Signore Iddio ha loro prescritto; gli rendono grazie ogni mattina e ogni sera, per ogni nutrimento o bevanda e ogni altro bene... Queste sono, o imperatore, le loro leggi. I beni che devono ricevere da Dio, glieli domandano, e cos attraversano questo mondo fino alla fine dei tempi: poich Dio ha assoggettato tutto ad essi. Sono dunque riconoscenti verso di lui, perch per loro stato fatto l'universo intero e la creazione. Di certo questa gente ha trovato la verit.

GIUSTINO (+ 165) Apologia prima (153 ca) I. All'imperatore Tito Elio Adriano Antonino Pio Cesare Augusto e al figlio Verissimo filosofo, ed
a Lucio, figlio del Cesare filosofo e, per adozione, del Pio, amante del sapere, al Sacro Senato ed a tutto il popolo romano

II.- 1. La ragione suggerisce che quelli che sono davvero pii e filosofi onorino e amino solo il
vero, evitando di seguire le opinioni degli antichi qualora siano false. Infatti la retta ragione suggerisce non solo di non seguire chi agisce o pensa in modo ingiusto, ma bisogna che in ogni modo e al di sopra della propria vita, colui che ama la verit, anche se minacciato di morte, scelga sia di dire sia di fare il giusto. Voi dunque godete in ogni luogo la fama di essere pii e filosofi e custodi della giustizia e amanti della sapienza: se poi davvero anche lo siete, sar dimostrato. Eccoci infatti dinanzi a voi non per adularvi attraverso questi scritti n per parlarvi in modo accattivante, ma per chiedervi di pronunciare il giudizio secondo il criterio di un attento e preciso esame, senza attenervi a pregiudizi n al desiderio di piacere a gente superstiziosa: ritorcereste la condanna contro di voi stessi, con un comportamento irragionevole e seguendo una cattiva fama ormai inveterata. Noi infatti siamo persuasi che non possiamo subire alcun male da alcuno, a meno che si provi che siamo operatori di malvagit o che si riconosca che siamo malvagi: voi potete s ucciderci, ma non nuocerci.

III.- 1. Ma affinch nessuno pensi che queste siano parole senza senso e temerarie, riteniamo
giusto che siano prese in esame le accuse mosse ai cristiani, e che, qualora esse si dimostrino rispondenti al vero, siano puniti come conviene punire i convinti colpevoli; se invece non si pu provare nulla, la vera ragione non consente di trattare ingiustamente, a causa di una cattiva fama, uomini innocenti: o meglio, trattare ingiustamente voi stessi, che ritenete giusto intervenire (penalmente) secondo un impulso irrazionale anzich secondo un giudizio di discrezione.

IV. Non si emette un giudizio buono o cattivo in base all'appellativo di un nome, senza tenere
in considerazione che le azioni sono subordinate al nome;di fatto, per quanto attiene al nostro nome che viene posto sotto accusa, noi siamo ottimi. Ma se, da una parte, non riteniamo giusto chiedere di essere assolti a causa del nome, qualora fossimo accusati come malvagi, d'altra parte, se non siamo colpevoli di niente, n del nome n a causa di come viviamo, vostro dovere lottare per non essere debitori di pene nei confronti della giustizia per il fatto di punire ingiustamente coloro che sono senza colpa. Presso di voi, infatti non punite nessuno di coloro che sono imputati, prima che siano dimostrati colpevoli; nel caso nostro usate il nome come elemento di accusa, mentre proprio per il nome, dovreste piuttosto punire i nostri accusatori. Infatti siamo accusati di essere cristiani: ma non giusto odiare ci che buono. 6. Viceversa: se uno degli accusati nega, a parole, affermando di non esserlo, voi lo lasciate andare libero, come se non aveste nulla di cui accusarlo come colpevole; se invece uno ammette di esserlo, voi lo punite per la sua ammissione. Bisogna invece esaminare la vita, sia di colui che confessa sia di colui che nega, affinch appaia chiaro, attraverso le opere, come ciascuno sia.

VI. - Di qui ci anche derivata l'accusa di atei. Certo ammettiamo di essere tali rispetto a
questi supposti di, ma non certo rispetto a Dio verissimo, padre di giustizia e di sapienza e di ogni virt, e immune da malvagit. Lui veneriamo e adoriamo, e il Figlio che da Lui venuto e che ci ha insegnato queste dottrine, con l'esercito degli altri angeli buoni che Lo seguono e Lo imitano e lo Spirito Profetico: li onoriamo con ragione e verit trasmettendo con generosit quanto abbiamo imparato a chiunque voglia apprenderlo. 9

XIII. - 1. Dunque, quale persona ragionevole non ammetter che noi non siamo atei, dal
momento che veneriamo il creatore di questo universo e diciamo che Egli non ha bisogno di sangue e di libagioni e di profumi, come ci stato insegnato, e Lo lodiamo, per quanto possono le nostre forze, con espressioni di preghiera e rendimento di grazie per tutto ci che ne riceviamo, poich sappiamo che il solo onore degno di Lui non consumare nel fuoco ci che da Lui ci viene per il nostro sostentamento, ma distribuirlo fra noi stessi e a quanti ne hanno bisogno?

XIV.- Noi che prima godevamo della dissolutezza, ora amiamo solo la continenza; noi che
usavamo arti magiche, ora ci siamo consacrati al Dio buono ed ingenerato; noi che ambivamo, pi degli altri, a conseguire ricchezze e beni, ora mettiamo in comune anche ci che abbiamo e lo spartiamo con i bisognosi. Noi che ci odiavamo l'un l'altro e ci uccidevamo e non spartivamo il focolare con coloro che non erano della nostra stirpe o avevano diversi costumi ora, dopo la manifestazione di Cristo, viviamo in comunit e preghiamo per i nemici e ci sforziamo di persuadere quanti ingiustamente ci odiano affinch, vivendo secondo i buoni comandamenti di Cristo, abbiano la bella speranza di ottenere, insieme con noi, la stessa ricompensa da parte di Dio, signore di tutte le cose.

XVII. - 1. Noi cerchiamo di pagare, prima di tutti gli altri, dovunque, tasse e tributi ai vostri
incaricati, come Egli ci ha insegnato. Pertanto solo Dio s, noi adoriamo, ma, per tutto il resto di buon grado serviamo a voi riconoscendovi imperatori e capi di uomini, mentre facciamo voti che si trovi in voi saggezza di pensiero, insieme al potere imperiale.

XXIV. - In primo luogo accade che, pur sostenendo idee simili a quelle dei Greci, noi soli siamo odiati a causa del nome di Cristo, e, pur non facendo nulla di male, siamo uccisi come colpevoli, mentre altri, chi qua chi l, venerano alberi e fiumi e topi e gatti e coccodrilli e molti altri animali privi di ragione: anzi, non sono venerati da tutti sempre gli stessi, ma gli uni in un luogo gli altri in un altro, cosicch appaiono irreligiosi, gli uni rispetto agli altri, per il fatto che non venerano gli stessi elementi. L'unica colpa che ci potete imputare che non veneriamo gli stessi di che venerate voi, e che non portiamo libagioni ai morti, n grasso di vittime, n corone sulle tombe, n facciamo sacrifici. XXVII. - A noi, per non commettere alcuna ingiustizia o empiet, stato insegnato che
proprio dei malvagi esporre i neonati: prima di tutto, perch vediamo che sono tutti avviati alla prostituzione, e non solo le fanciulle, ma anche i e voi ne traete guadagni e tributi ed imposte, mentre bisognerebbe estirparli dalla vostra terra.

Apologia seconda (ca 153)


XII. Infatti io stesso, che mi ritenevo soddisfatto delle dottrine di Platone, sentendo che i cristiani erano accusati ma vedendoli impavidi dinanzi alla morte ed a tutti i tormenti ritenuti terribili, mi convincevo che era impossibile che essi vivessero nel vizio e nella concupiscenza. Infatti quale uomo libidinoso o intemperante o che reputi un bene il cibarsi di carne umana potrebbe abbracciare la morte, per essere privato di questi suoi beni, e non cercherebbe invece di vivere sempre la vita di quaggi e di sfuggire ai magistrati, anzich autodenunciarsi per essere ucciso? 5. Che cosa ci impedisce di confessare pubblicamente che anche queste azioni sono oneste, e di dimostrare che sono una filosofia divina, sostenendo che noi celebriamo i misteri di Cronos, se uccidiamo uomini e ci saziamo di sangue (come si dice), esattamente come avviene per l'idolo da voi onorato, che aspergete del sangue non solo di animali, ma anche di uomini, voi che, attraverso la persona pi insigne e pi nobile, fate l'aspersione del sangue di uomini immolati? Perch non imitiamo Zeus e gli altri di nello stuprare fanciulli e nel congiungerci impunemente con donne, adducendo a giustificazione gli scritti di Epicuro e dei poeti? 6. Poich, al contrario, ci sforziamo di persuadere a fuggire simili dottrine e quanti le praticano, insieme con i loro imitatori - come anche adesso abbiamo tentato di fare con questi discorsi -, in tutti i modi ci si fa guerra. Ma noi non ce ne curiamo, poich sappiamo che Dio giusto osservatore di tutto. 7. Oh, se ci fosse anche adesso qualcuno che salisse su un alto palco e gridasse con voce di tragda: "Vergognatevi, vergognatevi di addossare ad innocenti ci che voi fate impunemente, 10

e di attribuire le azioni vostre e dei vostri di a costoro, che non ne sono nemmeno minimamente partecipi. Pentitevi, rinsavite". XIII. ... Io confesso di vantarmi e di combattere decisamente per essere trovato cristiano, non perch le dottrine di Platone siano diverse da quelle di Cristo, ma perch non sono del tutto simili, cos come quelle degli altri, Stoici e poeti e scrittori. Ciascuno infatti, percependo in parte ci che congenito al Logos divino sparso nel tutto, formul teorie corrette; essi per, contraddicendosi su argomenti di maggior importanza, dimostrano di aver posseduto una scienza non sicura ed una conoscenza non inconfutabile. Dunque ci che di buono stato espresso da chiunque, appartiene a noi cristiani. Infatti noi adoriamo ed amiamo, dopo Dio, il Logos che da Dio non generato ed ineffabile, poich Egli per noi si fatto uomo affinch, divenuto partecipe delle nostre infermit, le potesse anche guarire. Tutti gli scrittori, attraverso il seme innato del Logos, poterono oscuramente vedere la realt. Ma una cosa un seme ed un'imitazione concessa per quanto possibile, un'altra la cosa in s, di cui, per sua grazia, si hanno la partecipazione e l'imitazione.

ATENAGORA di ATENE (+ post 180) Supplica per i cristiani 2,1-2; 3, 1


Se qualcuno pu convincerci che abbiamo commesso ingiustizia, piccola o grande che sia, non ci rifiutiamo dallessere puniti, ma anche se il castigo durissimo e spietato, riteniamo di dovervi sottostare. Ma se laccusa limitata al nome (fino al giorno doggi per cio che si chiacchiera riguardo a noi la volgare e confusa voce della gente e nessun cristiano stato trovato autore dingiustizia) ora compito vostro, imperatori grandissimi, umanissimi e amantissimi del sapere, eliminare con una legge loltraggio contro di noi affinch come tutto limpero partecipa dei vostri benefici sia presso il singolo che presso le citt, anche noi possiamo dirvi grazie, rendendo gloria per il fatto che i calunniatori lhanno fatta finita. Infatti non si addice alla vostra giustizia il fatto che mentre coloro che sono accusati di delitto non sono puniti prima che ci sia stato provato, per noi, invece, il nome ha oi potere delle prove in giudizio, poich i giudici non indagano se limputato ha commesso qualche ingiustizia, ma contro il nome compiono oltraggi come contro un misfatto Ma nessun nome in s e per s ritenuto cattivo o buono, ma a causa delle azioni o cattive o buone che ne dipendono ritenuto cattivo o buono. Ci attribuiscono tre delitti: ateismo, cene tiestee4 e unioni edipodi. Se queste accuse sono vere, non abbiate riguardo per nessuno, ma citate in giudizio i delitti, estirpateci dalle radici con le nostre mogli e con i figli ammesso che qualcuno tra gli uomini viva secondo la legge delle bestie, bench neppure le bestie assaltano quelli della propria famiglia, ma si accoppiano secondo la legge di natura e nel solo tempo della riproduzione e non in modo sfrenato

14 Riguardo al fatto che noi non cinchiniamo e non consideriamo di quelli stessi che sono
nelle citt, un discorso loro del tutto sciocco. Ma nemmeno quelli che ci accusano di ateismo perch non crediamo in quegli stessi di in cui essi credono, concordano fra di loro riguardo agli di. Gli Ateniesi collocano fra gli dei Cleo e Metanira , i Lacedmoni Menelao e gli fanno sacrifici e feste, quei dIlio, che non ne vogliono udire neppure il nome, celebrano Ettore e non mi basterebbe il giorno se facessi il catalogo di tanta moltitudine! Se dunque fra di loro non saccordano sui propri dei, perch ci accusano se non la pensiamo come loro? Pertanto, se noi siamo empi, perch non onoriamo le divinit come loro, sono empie anche tutte le citt e tutte le nazioni, perch non venerano tutte gli stessi dei.

TEOFILO D'ANTIOCHIA ( 120-185) Libri Ad Autolico I, 16


Io onorer il re, non adorandolo ma pregando per lui. Io adorer il Dio che veramente esiste ed vero Dio, ben sapendo che il re da lui ordinato. E allora mi potresti domandare: e perch dunque non adori il re? Perch egli non istituito per essere adorato, ma per essere

Tieste un personaggio mitologico di cui si diceva che avesse violentato delle donne e mangiato carne umana 11

onorato con legittimo onore. Egli non Dio ma un uomo che Dio ha posto non perch sia adorato ma perch giudichi rettamente Il re stesso. Poi, non vuole che i suoi dipendenti vengano chiamati re, poich il nome gli appartiene, n giusto che un altro sia chiamato cos: allo stesso modo bisogna solo adorare Dio. Sei dunque o uomo in pieno errore. Onora il re standogli soggetto e pregando per lui, perch cos operando esegui la volont di Dio

III, 15
Or vedi se coloro che danno tali insegnamenti possono vivere senza disciplina e mescolarsi con impuri congiungimenti o, cosa fra tutti pi feroce, toccare carni umane. Giacch ci e vietato perfino di guardare gli spettacoli dei gladiatori, perch non diventiamo soci e complici di delitti. N ci dato di guardare gli atri spettacoli affinch non si contaminino i nostri occhi e le nostre orecchie non siano partecipi dei canti che ivi s' innalzano ; quando alcuno parla di banchetti di carne umana, presso di loro invece sono divorati i figli di Tieste e di Teseo, se parla di adulteri, presso di essi avvengono non solo fra gli uomini ma anche fra i loro dei che essi decantano bellamente e mettono in scena per avere onori e premi. II pensiero di commettere alcuno di tali delitti, vada lungi dai Cristiani, presso i quali regna una saggia padronanza di s, si esercita la continenza, custodita l'unit del matrimonio, mantenuta la castit, l'ingiustizia esclusa, il peccato combattuto, si pratica la giustizia, si osserva la legge, la piet apprezzata coi fatti. Dio riconosciuto, la verit considerata norma suprema. La grazia li custodisce, la pace li protegge, la parola sacra li guida, la sapienza li ammaestra, la vita (eterna) li dirige, Dio il loro re.

TERTULLIANO (155- 213) Apologeticum, II

(scritto nel 197)

Diversa procedura nei confronti dei cristiani accusati di crimini In verit, se certo che noi siamo dei grandi criminali, perch proprio da voi veniamo trattati diversamente dai nostri pari, vale a dire dagli altri colpevoli, mentre, trattandosi della stessa colpevolezza, ci dovrebbe essere uno stesso trattamento? Quando gli altri sono accusati dei crimini di cui siamo accusati noi, essi possono provare la propria innocenza sia da s sia per mezzo di una bocca mercenaria; loro concessa la facolt di rispondere, di replicare, dal momento che non affatto lecito condannare un accusato senza che egli sia stato ascoltato e difeso. Invece ai soli Cristiani non si permette di dire nulla per poterli giustificare, per difendere la verit, per impedire che il giudice sia ingiusto; ma si aspetta solo ci che necessario all'odio pubblico: la confessione del nome, e non l'inchiesta sul delitto; Al contrario se voi fate un'inchiesta su qualche criminale, per emanare la sentenza non vi accontentate che egli abbia confessato il suo nome di omicida o di sacrilego o incestuoso o di nemico pubblico (ostilit verso lo Stato) tanto per citare le imputazioni che fate nei nostri confronti-. Voi lo interrogate anche sulle circostanze, le modalit, il numero, il luogo, il tempo, i testimoni, i complici. Quando si tratta di noi, nulla di simile, eppure bisognerebbe ugualmente strapparci quello che con falsit si blatera: di quanti infanticidi uno avesse gi assaggiato, quanti incesti compiuti col favore delle tenebre, quali i cuochi, quali i cani erano presenti. Quale gloria per quel governatore, che riuscisse a scovare uno che avesse gi mangiato carni di cento bambini! Invece noi constatiamo che stato proibito anche il ricercarci. Plinio il Giovane, quando era al governo della provincia, dopo aver condannato alcuni Cristiani e indotti altri ad apostatare, turbato tuttavia dal loro gran numero, consult l'imperatore d'allora, Traiano, circa il modo di comportarsi in seguito, affermando che -a parte l'ostinato rifiuto a sacrificare- non aveva scoperto nient'altro riguardo ai loro riti, se non delle riunioni all'alba per cantare in onore di Cristo, come di un dio, e per rinsaldare la loro disciplina, che vietava l'omicidio, l'adulterio, la frode, la slealt e gli altri delitti. Allora Traiano rispose che persone di tale specie non si dovevano ricercare; ma, se denunciate, si dovevano punire. O sentenza apertamente contraddittoria! Dice che non vanno ricercati, come se fossero innocenti, e comanda che siano puniti, come se fossero colpevoli. Risparmia ed infierisce, fa finta di non sapere e sa. Per qual motivo esponi te stesso alla censura? Se li condanni, perch allora non li fai ricercare? Se non li ricerchi, perch allora non li assolvi? Per la ricerca dei briganti si assegna a tutte le province un distaccamento militare; contro i rei di lesa maest e i nemici pubblici ogni uomo soldato: la ricerca si estende fino ai complici e ai testimoni. [...] Dunque voi condannate un accusato che nessuno volle si ricercasse, i! quale, mi pare non ha 12

meritato la pena perch colpevole, ma perch non dovendo essere ricercato, si fatto prendere Sennonch nemmeno in ci agite verso di noi secondo le forme dei processi contro i criminali: quando gli altri negano, adoperate la tortura per farli confessare, invece con i soli cristiani la usate per costringerli a negare. Eppure se l'essere cristiano fosse un delitto noi certo negheremmo e voi con la tortura ci indurreste a confessare. E non per questo riterreste di non dover inquisire sui delitti, per il fatto di esser certi che essi sono ammessi con la confessione del nome: voi che oggi, pur sapendo che cosa sia un omicidio, tuttavia estorcete all'omicida confesso le circostanze del suo delitto. Quello che pi strano, mentre presumete la realt dei nostri delitti dalla confessione del nome, con la tortura ci costringete a ritrarre la confessione, in modo che, negando il nome, noi neghiamo contemporaneamente anche i delitti, la cui realt voi dalla confessione del nome avevate presunto. [] Orbene, poich in tutto voi ci trattate diversamente dagli altri criminali, adoperandovi a un unico intento, cio a farci perdere il nome cristiano - ne veniamo in verit esclusi, se facciamo quello fanno coloro che non sono cristiani - potete comprendere che non un delitto in causa, ma un nome, che si persegue con un'azione di odio, che ha un solo scopo, che gli uomini si rifiutino di conoscere quello che con certezza sanno di non conoscere. Perci sul nostro conto credono cose che non sono provate; e non vogliono che s'indaghi, affinch non venga provato ci che preferiscono credere, affinch sia condannato quel nome, cos odioso a quella opera di odio, non provando i delitti ma presumendoli con una semplice confessione. Perci veniamo sottoposti alla tortura se confessiamo; veniamo puniti, se persistiamo, assolti se neghiamo, perch la guerra condotta contro un nome. Infine, perch, leggendo sulla tavoletta, dichiarate quell'uomo 'cristiano'? Perch non lo dichiarate anche 'omicida', se un cristiano omicida? Perch non anche 'incestuoso' o qualunque altra cosa credete che noi siamo? Per noi solo vi vergognate e vi rifiutate di sentenziare pronunciando i nomi propri dei delitti? Se 'cristiano' non il nome di nessun delitto, ben sciocco che vi sia un delitto di solo nome.

Apologeticum, V
I persecutori Per dire una parola sull'origine di tali leggi, esisteva un vecchio decreto, che nessun dio fosse consacrato da un imperatore, se non avesse ottenuto l'approvazione del senato Anche questo utile alla nostra causa: tra di voi l'accoglimento di una divinit viene fatto dipendere dall'arbitrio degli uomini. Se un dio non avr incontrato il gradimento dell'uomo, non sar dio: sar ormai l'uomo, che dovr mostrarsi propizio al dio. Dunque Tiberio, al tempo del quale il Cristianesimo entr nel mondo, fece rapporto sui fatti che gli erano stati annunziati dalla SiriaPalestina, che avevano rivelato la verit sulla divinit di Cristo, e li sottomise al parere del senato, votando egli per primo favorevolmente. Il senato, poich quei fatti non aveva esso approvati, li respinse. Cesare rest del suo parere, minacciando di morte gli accusatori dei Cristiani. Consultate le vostre memorie: vi troverete che Nerone per la prima volta infier con la spada imperiale contro questa setta, che proprio allora sorgeva in Roma. Anche di un tale iniziatore della nostra condanna ci gloriamo. Chi infatti conosce costui, pu comprendere che ci che Nerone ha condannato non pu essere che un gran bene. Aveva tentato di farlo anche Domiziano, un mezzo Nerone quanto a crudelt. Ma restandogli qualcosa dell'uomo rinunci presto al suo progetto e richiam gli esiliati. Tali sempre furono i nostri persecutori, ingiusti, empi, turpi: voi stessi siete soliti condannarli, e riabilitare i loro condannati. Ma tra tanti principi da allora ad oggi, intenditori di cose umane e divine, indicatene uno che abbia mosso guerra ai Cristiani. Noi, al contrario, indichiamo un protettore, se si considera la lettera di Marco Aurelio, imperatore particolarmente saggio, nella quale attesta come quella famosa sete di Germania fu dissipata in seguito a una pioggia impetrata dalle preghiere di soldati cristiani. Se egli non ha rimosso con un atto pubblico il provvedimento di persecuzione, in altra forma tuttavia lo annull pubblicamente, aggiungendo per gli accusatori un castigo anche pi severo. Che leggi sono dunque queste, che contro di noi applicano soltanto principi empi, ingiusti, turpi, truci, stolti, pazzi, leggi che Traiano in parte frustr, vietando di ricercare i Cristiani, leggi che nessun Vespasiano, pur debellatore dei Giudei, nessun Adriano, pur indagatore di 13

tutte le curiosit, nessun Pio, nessun Vero applic? In verit dei pessimi soggetti avrebbero dovuto essere giudicati degni di sterminio dai migliori principi, loro avversari naturali, piuttosto che dai loro compagni.

Apologeticum 42-43
Ci si accusa di essere inutili agli affari. Ma come si pu dire questo di uomini che vivono con voi, che mangiano come voi, che indossano gli stessi abiti, che seguono io stesso genere di vita e hanno le identiche necessit di vita? Noi ci ricordiamo di rendere grazie a Dio, Signore e creatore, e non rifiutiamo nessun frutto della sua opera. Certo, noi usiamo le cose con moderazione, non in forma smodata o cattiva. Coabitiamo con voi e frequentiamo i! foro, il mercato, i bagni, i negozi, i laboratori, le stalle, partecipando a tutte le attivit. Navighiamo anche insieme a voi, militiamo nellesercito, coltiviamo la terra, esercitiamo il commercio, scambiamo le merci e mettiamo in vendita, per vostro uso, il frutto del nostro lavoro. Io non capisco proprio come possiamo sembrare inutili e improduttivi per i vostri affari , quando viviamo con voi e di voi S, c' della gente che ha motivo di lamentarsi dei cristiani, perch non pu commerciare con loro: sono i protettori di prostitute, i ruffiani e i loro complici; poi vengono i sicari, gli avvelenatori, i fattucchieri, gli auruspici, gli indovini, i fattucchieri, gli astrologi. Non procurar guadagno a costoro grande guadagno ... E poi,- nelle prigioni non trovate mai un cristiano, a meno che non vi sia per motivi religiosi. Noi abbiamo appreso da Dio a vivere nell'onest.

ATTI DEI MARTIRI


SAN GIUSTINO E COMPAGNI

Al tempo degli uomini iniqui difensori dell'idolatria, furono emanati nella citt e nella regione empi editti contro i pii cristiani, con lo scopo di costringerli a sacrificare agli idoli vani. Arrestati dunque, i predetti martiri furono condotti dinanzi a Rustico, prefetto di Roma. Appena furono condotti al tribunale, il prefetto Rustico intim a Giustino: "Prima di tutto, credi agli dei e obbedisce agli imperatori!". Rispose Giustino: "Irreprensibile e immune da condanna per me obbedire ai comandi del nostro salvatore Ges Cristo". Chiese Rustico: "quali concezioni filosofiche segui?". Rispose Giustino: "Mi sono dedicato allo studio di tutti i sistemi filosofici, ma ho aderito con la mia anima soltanto alle veritiere dottrine dei cristiani, anche se non piacciono a coloro che vivono nell'errore". Chiese ancora Rustico:"A te dunque piacciono quelle dottrine, sciagurato?". Rispose Giustino: "S, poich le seguo secondo il vero dogma". "Qual questo dogma?", domand Rustico. Giustino rispose: "Quello che ci insegna a credere nel Dio dei cristiani, che consideriamo Dio unico, creatore ed ordinatore di tutto l'universo, visibile e invisibile, e ne! Figlio di Dio, nostro Signore Ges Cristo, del quale anche i profeti avevano predetto che sarebbe venuto ad annunciare la salvezza al genere umano e a insegnare la vera dottrina. "E io, misero mortale, penso di dire ben poco rispetto alla sua divinit infinita, perch riconosco che necessaria la virt profetica per parlarne e ripeto che i profeti hanno parlato di Colui che ho chiamato Figlio di Dio. Sappi infatti che i profeti predissero la sua venuta tra gli uomini". Chiese ancora il prefetto Rustico: "Dove vi riunite?". Rispose Giustino: "Dove ciascuno pu e preferisce; tu credi che tutti noi ci riuniamo in uno stesso luogo, ma non cos, perch il Dio dei cristiani, che invisibile, non si pu circoscrivere in alcun luogo, ma riempi i! cielo e la terra ed e venerato e glorificato ovunque dai suoi fedeli". Riprese Rustico: "Insomma dove vi riunite , ovverosia, dove raduni i tuoi discepoli?". Giustino disse: "Abito preso un certo Martino, sopra il bagno di Timiotino, dall'inizio di questo secondo periodo della mia permanenza in Roma. Non conos co altri luoghi di riunioni, allinfuori di quello, dove, se qualcuno voleva venire a trovarmi, lo facevo partecipe delle divine parole della verit".Chiese infine Rustico: "Insomma, sei dunque cristiano?". Rispose Giustino: "S, sono cristiano". interrogatori di altri cristiani Il prefetto prosegu l'interrogatorio chiedendo: "E stato Giustino a farvi diventare cristiani?". Jerace rispose: "Sono cristiano da lungo tempo e cristiano rimarr". Peone, alzatosi in piedi, dichiar: "Anch'io sono cristiano". Rustico gli chiese: "Chi stato il tuo maestro?". Peone 14

rispose: "Dai genitori abbiamo ricevuto questa nobile confessione". Evelpisto aggiunse. "Ascoltavo volentieri i discorsi di Giustino, ma ho appreso anch'io dai miei genitori le parole della verit di Cristo". Rivolto a Jerace, Rustico chiese: "Dove vivono i tuoi genitori?". Egli rispose: "II nostro vero padre Cristo e la madre la fede in lui; quanto a i miei genitori terreni, sono morti e io sono giunto qui, cacciato dalla citt di Iconio, nella Frigia". Rivoltosi nuovamente a Giustino, il prefetto disse: "Ascolta, tu che passi per un uomo saggio e credi di conoscere la verit: se ti far frustrare e decapitare, sei ancora convinto che salirai al cielo?". Giustino rispose: "Spero di salire alla casa del Padre, se soffrir tutti questi patimenti; so pure che la grazia divina attende tutti coloro che vivono rettamente, fino alla conflagrazione di tutto l'universo". Rispose Rustico: "Questo dunque supponi, che salirai al cielo, destinato a conseguirvi eccellenti premi". Giustino ribatt: "Non lo suppongo, ma lo so con certezza e ne sono convinto". Disse il prefetto: "Veniamo infine alla questione importante e urgente da trattare: venite tutti insieme a sacrificare concordemente agli dei". Giustino rispose: "Nessuno, che abbia senno e rettitudine, pu passare dalla piet all'empiet". Rustico intim: "Se non ubbidite, sarete inesorabilmente puniti". Rispose ancora Giustino: "Desideriamo vivamente soffrire per il nostro Signore Ges Cristo, perch dal martirio scaturir a noi la speranza di salvezza davanti al tremendo tribunale universale del Nostro Signore e Salvatore". Similmente dissero gli altri testimoni di Cristo: "Fa' quel che desideri; noi infatti siamo cristiani e non sacrifichiamo agli idoli". Il prefetto Rustico pronunci quindi la sentenza : "Coloro che si sono rifiutati di sacrificare agli dei e di sottomettersi all'editto dell'imperatore, siano flagellati e condotti al supplizio della pena capitale, secondo le vigenti leggi". I santi testimoni, glorificando il Signore, salirono al luogo consueto, ove furono decapitati e consumarono cos il martirio nella confessione del nostro Salvatore. Alcuni dei fedeli portarono via di nascosto le loro salme e le deposero in un luogo adatto, con l'aiuto del nostro Signore Ges Cristo, al quale la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

MARTIRIO DI SAN POLICARPO


Il capo della polizia e il padre di costui, Niceta, gli vennero incontro. Lo fecero salire sul cocchio e sedendogli vicino cercavano di persuaderlo dicendo: "Che male c' a dire: Cesare Signore, offrire incenso con tutto ci che segue e salvarsi?". Dapprima non rispose loro, poich quelli insistevano disse: "Non voglio fare quello che mi consigliate". Essi, avendo perduto la speranza di persuaderlo, gli rivolsero parole crudeli e lo spinsero in fretta, tanto che nello scendere da! cocchio si sbucci lo stinco. Ma lui senza voltarsi, come se nulla fosse successo, allegro si incammin verso lo stadio. Vi era un tumulto tale che nessuno poteva farsi ascoltare. [] A Policarpo che entrava nello stadio scese una voce dal cielo: "Sii forte, Policarpo, e mostrati valoroso". Nessuno vide chi aveva parlato, quelli dei nostri che erano presenti udirono la voce. Infine, mentre veniva tradotto, si elev un grande clamore per la notizia che Policarpo era stato arrestato. Portato davanti al proconsole, questi gli chiese se fosse Policarpo. Egli annu e (il proconsole) cerc di persuaderlo a rinnegare dicendo: "Pensa alla tua et" e le altre cose di conseguenza come si usa: "Giura per la fortuna di Cesare, cambia pensiero e di': Abbasso gli atei!". Policarpo, invece, con volto severo guard per lo stadio tutta la folla dei crudeli pagani, tese verso di essa la mano, sospir e guardando il cielo disse: "Abbasso gli atei!". Il capo della polizia insistendo disse: "Giura e io ti libero. Maledici il Cristo". Policarpo rispose: "Da ottantasei anni lo servo, e non mi ha fatto alcun male. Come potrei bestemmiare il mio re che mi ha salvato?" Insistendo ancora gli disse: "Giura per la fortuna di Cesare!". Policarpo rispose: "Se ti illudi che io giuri per la fortuna di Cesare, come tu dici, e simuli di non sapere chi io sono, sentilo chiaramente. Io sono cristiano. Se poi desideri conoscere la dottrina del cristianesimo, concedimi una giornata e ascoltami". Rispose il proconsole: "Convinci il popolo". Policarpo di rimando: "Te solo ritengo adatto ad ascoltarmi. Ci stato insegnato di dare alle autorit e ai magistrati stabiliti da Dio il rispetto come si conviene, ma senza che ci danneggi. Non ritengo gli altri capaci di ascoltare la mia difesa".

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Il proconsole disse: "Ho le belve e ad esse ti getter se non cambi parere...". L'altro rispose: "Chiamale, impossibile per noi il cambiamento dal meglio al peggio; bene invece passare dal male alla giustizia". Di nuovo l'altro gli disse: "Ti far consumare dal fuoco, poich disprezzi le belve, se non cambi parere...!". Policarpo rispose: "Tu minacci il fuoco che brucia per un'ora e dopo poco si spegne e ignori invece i! fuoco del giudizio futuro e della pena eterna, riservato agli empi. Ma perch indugi? Fa' quello che vuoi!". Nel dire queste ed altre cose era pieno di coraggio e di allegrezza e il suo volto splendeva di gioia. Egli non solo non si lasci abbattere dalle minacce rivoltegli, ma lo stesso proconsole ne rimase sconcertato e mand in mezzo allo stadio il suo araldo a gridare tre volte: "Policarpo ha confessato di essere cristiano". Dopo questo proclama dell'araldo, tutta la moltitudine dei pagani e dei giudei abitanti a Smirne con furore incontenibile e a gran voce grid: "Questo il maestro d'Asia, il padre dei cristiani, il distruttore dei nostri dei che insegna a molti a non fare sacrifici e a non adorare". Gridavano queste cose chiedendo all'asiarca Filippo che lanciasse un leone contro Policarpo. Egli, invece, rispose che non gli era lecito, poich il combattimento contro le fiere era terminato. Allora concordemente si misero a gridare che Policarpo fosse arso vivo. Doveva compiersi la visione del guanciale, che gli era apparso quando in preghiera l'aveva visto in fiamme, e volto ai fedeli che erano con lui profeticamente disse: "Devo essere bruciato vivo". Questo fu pi presto fatto che detto; subito la folla si mise a raccogliere legna e frasche dalle officine e dalle terme. Soprattutto i giudei con pi zelo, come loro costume, si diedero da fare in questo. Quando il rogo fu pronto, deposte le vesti e sciolta la cintura incominci a slegarsi i calzari cosa che precedentemente non faceva perch ogni fedele si affrettava a chi prima riuscisse a toccargli il corpo. Per la santit di vita era venerato prima del martirio. 3. Subito furono apprestati gli attrezzi necessari per il rogo. Mentre stavano per inchiodarlo egli disse: "Lasciatemi cos. Chi mi da la forza di sopportare il fuoco mi conceder anche, senza la vostra difesa dei chiodi, di rimanere fermo sulla pira". La preghiera di Policarpo Non lo inchiodarono ma lo legarono. Con le mani dietro la schiena e legato come un capro scelto da un grande gregge per il sacrificio, gradita offerta preparata a Dio, guardando verso il cielo disse: "Signore, Dio onnipotente Padre di Ges Cristo tuo amato e benedetto Figlio, per il cui mezzo abbiamo ricevuto la tua scienza, o Dio degli angeli e delle potenze di ogni creazione e di ogni genia dei giusti che vivono alla tua presenza. Io ti benedico perch mi hai reso degno di questo giorno e di questa ora di prendere parte nel numero dei martiri al calice del tuo Cristo per la risurrezione alla vita eterna dell'anima e del corpo nella incorruttibilit dello Spirito Santo. In mezzo a loro possa io essere accolto a! tuo cospetto in sacrificio pingue e gradito come prima l'avevi preparato, manifestato e realizzato, Dio senza menzogna e veritiero. Per questo e per tutte le altre cose ti lodo, ti benedico e ti glorifico per mezzo dell'eterno e celeste gran sacerdote Ges Cristo tuo amato Figlio, per il quale sia gloria a te con lui e lo Spirito Santo ora e nei secoli futuri. Amen". Appena ebbe alzato il suo Amen e terminato la preghiera, gli uomini della pira appiccarono il fuoco. La fiamma divamp grande. Vedemmo un prodigio e a noi fu concesso di vederlo. Siamo sopravvissuti per narrare agli altri questi avvenimenti. Il fuoco, facendo una specie di voluta, come vela di nave gonfiata dal vento, gir intorno al corpo del martire. Egli stava in mezzo, non come carne che brucia ma come pane che cuoce, o come oro e argento che brilla nella fornace. E noi ricevemmo un profumo come di incenso che si alzava, o di altri aromi preziosi. Alla fine gli empi, vedendo che il corpo di lui non veniva consumato dal fuoco, ordinarono al confector di avvicinarsi e di finirlo con un pugnale. E fatto questo, zampill molto sangue che spense il fuoco. Tutta la folla rimase meravigliata della grande differenza tra gli infedeli e gli eletti. Tra questi fu il meraviglioso martire Policarpo, vescovo della Chiesa cattolica di Smirne, divenuto ai nostri giorni un maestro apostolico e profetico. Ogni parola che usc dalla sua bocca si compiuta e si compir. Ma l'invidioso, maligno e perverso, il tentatore della razza dei giusti si adoper perch il corpo di lui non fosse preso da noi, bench molti desiderassero di farlo, per possedere la sua santa carne. Sugger a Niceta, il padre di Erode, fratello di Alce, di andare dal governatore perch non consegnasse le spoglie. Lasciando da parte il crocifsso - egli disse incominceranno a venerare lui. Avevano detto questo per le istigazioni e le insistenze dei giudei, che ci sorvegliavano se noi volessimo prenderlo dal rogo. Erano ignari che non potremo mai abbandonare Cristo che ha sofferto da innocente per i peccatori, per la salvezza di quelli 16

che sono salvi in tutto il mondo, e adorare un altro. Noi veneriamo lui che Figlio di Dio, e degnamente onoriamo i martiri come discepoli e imitatori del Signore per l'amore immenso al loro re e maestro. Potessimo anche noi divenire loro compagni e condiscepoli!... Il centurione, avendo visto la contesa dei giudei, poste nel mezzo le spoglie le fece bruciare, come era d'uso. Cos noi pi tardi, raccogliendo le sue ossa, pi preziose delle gemme di gran costo e pi stimate dell'oro, le ponemmo in un luogo pi conveniente. Appena possibile, ivi riunendoci nella serenit e nella gioia, i! Signore ci conceder di celebrare i! giorno natalizio de! martire, per il ricordo di quelli che hanno combattuto prima e ad esercizio e coraggio di quelli che combatteranno. Questi i fatti intorno al beato Policarpo che con quelli di Filadelfia fu il dodicesimo a subire il martirio a Smirne. Egli solo ricordato pi di tutti e di lui si parla dovunque, anche tra i pagani. Non soltanto fu un maestro insigne, ma un martire celebre, e tutti desiderano imitare il suo martirio-avvenuto secondo il vangelo di Cristo. Con la sua pazienza ha trionfato sul governatore ingiusto, ha conseguito la corona dell'immortalit ed esulta con gli apostoli e tutti i giusti. Egli glorifica Dio Padre onnipotente e benedice il Signore nostro Ges Cristo, salvatore delle nostre anime, guida dei nostri corpi e pastore della Chiesa cattolica nel mondo. Il servo di Dio Massimo sub il martirio nella provincia d'Asia due giorni prima degli idi di Maggio, durante l'impero di Decio e i! proconsolato di Ottimo, regnando nostro Signore Ges Cristo, a! quale tributata gloria nei secoli dei secoli. Amen.

MARTIRIO DEI SANTI SCILLITANI (Numidia - Africa settentrionale 17 luglio 180)


Quando erano consoli Presente, per la seconda volta, e Claudiano, sedici giorni prima delle calende di agosto (il 17 di luglio), furono convocati alla presenza dell'autorit giudiziaria Sperato, Nartzalo, Cittino, Donata, Seconda e Vestia. Il proconsole Saturnino disse loro: Potete meritare l'indulgenza del nostro sovrano, se ritornate a pensieri di rettitudine. Sperato rispose: Non abbiamo fatto niente di male, non abbiamo commesso nessuna iniquit, n detto mai male di alcuno, anzi abbiamo sempre reso bene per male; per la qual cosa obbediamo al nostro imperatore. Disse ancora il proconsole Saturnino: Anche noi siamo religiosi e semplice la nostra religione. Giuriamo per il genio del nostro sovrano e rivolgiamo agli dei suppliche per la sua salvezza, cosa che anche voi dovete fare.Rispose Sperato: Se mi porgerai ascolto con calma, ti spiegher il mistero della semplicit. Ribatt Saturnino: Non ti ascolter in questa iniziazione in cui offendi i nostri riti; ma giurate piuttosto per il genio del nostro sovrano. Rispose Sperato: Io non conosco il potere de! secolo, ma sono soggetto a quel Dio che nessun uomo ha mai visto n pu vedere con i suoi occhi. Non ho mai commesso un furto, ma ogni volta che concludo un affare pago sempre il tributo, perch obbedisco al mio sovrano e imperatore dei re di tutti i secoli . Disse ancora il proconsole Saturnino: Non aderite a questa follia. Disse Cittino: Non abbiamo da temere nessuno se non il nostro Signore che nei cieli. Aggiunse Donata: Onore a Cesare come sovrano, ma timore soltanto a Dio. Chiese quindi il proconsole Saturnino: Che cosa c' nella vostra cassetta? . Rispose Sperato: Libri e le lettere di san Paolo, uomo giusto. Disse il proconsole: Avete una proroga di trenta giorni per riflettere. Sperato ripete: Sono cristiano , e tutti furono d'accordo con lui. Il proconsole Saturnino lesse il decreto dell'atto: "Si decreta che siano decapitati Sperato, Nartzalo, Cittino, Donata, Vestia, Seconda e tutti gli altri che hanno dichiarato di vivere secondo la religione cristiana, poich, pur essendo stata data loro facolt di ritornare alle tradizioni romane, l'hanno ostinatamente rifiutato". Sperato disse: Rendiamo grazie a Dio. Nartzalo aggiunse: Oggi saremo martiri in cielo. Siano rese grazie al Signore! . Il proconsole Saturnino fece proclamare la sentenza dal banditore: Sperato, Nartzalo, Cittino, Veturio, Felice, Aquilino, Letanzio, Gennara, Generosa, Vestia, Donata, Seconda sono stati condannati alla pena capitale , Dissero tutti: Siano rese grazie a Dio! e subito furono decollati per il nome di Cristo".

ATTI DEI MARTIRI DI ABITENE sotto Diocleziano (scritti fra IV e V secolo)


Ai tempi di Diocleziano e Massimiano, il diavolo dichiar guerra ai cristiani in questo modo: si dovevano ricercare i sacri e santi Testamenti del Signore e le divine Scritture perch fossero 17

bruciati; si dovevano abbattere le basiliche del Signore; si doveva proibire di celebrare i sacri riti e le santissime riunioni del Signore. Ma l'esercito del Signore Dio non accett tanto tremendo editto, ebbe orrore dei sacrileghi ordini: subito afferr le armi della fede, scese in combattimento: la lotta non era contro gli uomini, ma piuttosto contro il diavolo. E ci furono alcuni che caddero dal cardine della fede e consegnarono ai pagani le Scritture del Signore e i divini Testamenti perch fiamme sacrileghe li bruciassero; furono, per, moltissimi quelli che morirono da forti, per custodire quei libri, versando per essi con gioia il proprio sangue. E cos, risuonando la tromba di guerra nella citt di Abitene, nella casa di Ottavio Felice, l i gloriosi martiri levarono le insegne del Signore; e l, dai magistrati di quella colonia e dai soldati di stanza in quel luogo, proprio mentre celebravano, come di consueto, la Pasqua domenicale, ecco che vengono catturati. (elenco dei martiri) Il presbitero Saturnino, interrogato se fosse lui il promotore e se fosse stato proprio lui a radunare tutti in assemblea, rispose: Anch'io fui presente all'assemblea. Il proconsole, rivolto verso il presbitero, gli chiese: Perch agivi contro l'editto imperiale, Saturnino?. E Saturnino gli replic: Non si pu smettere di celebrare la Pasqua domenicale: cos ordina la nostra legge. E allora il proconsole: Sarebbe stato per tuo dovere non disprezzare il divieto imperiale, ma osservarlo, e non prendere iniziative contro l'editto degli Imperatori. Fatto poi venire avanti Emerito, il proconsole gli chiese: Nella tua casa si sono tenute le assemblee contro l'editto degli Imperatori?. E Emerito, inondato di Spirito Santo, gli rispose: Nella mia casa abbiamo celebrato la Pasqua domenicale. Quello replic: Perch davi il permesso di entrare da te?. Rispose: Poich sono miei fratelli e non potevo proibirglielo. Replic: Ma proibirglielo sarebbe stato tuo dovere. Ma lui: Non potevo, perch senza la Pasqua domenicale non possiamo essere. E il proconsole: Ma prima veniva l'editto degli Imperatori e dei Cesari. E di contro, il piissimo martire: Prima viene Dio che pi grande, poi gli Imperatori. Ti prego, Cristo. Ti rendo lode, Cristo Signore. Dammi la forza di patire. Mentre cos pregava, intervenne il proconsole: Hai qualche libro delle Scritture nella tua casa?. Gli rispose: Le ho, ma nel mio cuore. E il proconsole: Ma nella tua casa le hai, o no?. Il martire Emerito rispose: Nel mio cuore le ho. Ti prego, Cristo. A te la lode. Liberami, Cristo: patisco per il tuo nome. Per poco patisco; con gioia patisco, Cristo Signore. Che io non sia confuso. O martire, che, ricordando la parola dell'Apostolo, la legge del Signore la tenne scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivo, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne del suo cuore! O martire degno della legge sacra e suo diligentissimo custode, che avendo in orrore il crimine dei traditori, per impedire la distruzione delle Scritture del Signore, le ripose nel segreto del suo petto! Preso atto di ci, il proconsole disse: Basta! e, mettendo agli atti la sua confessione insieme alla confessione degli altri, disse: Secondo i vostri meriti e in conseguenza della vostra confessione, pagherete tutti la pena che vi meritate. l'avversario diceva a Felice: Non ti chiedo se tu sei cristiano, ma se hai partecipato all'assemblea o se hai qualche libro delle Scritture. O stolta e ridicola richiesta del giudice! Gli ha detto: Non dire se sei cristiano, e poi ha aggiunto: Dimmi invece se hai partecipato all'assemblea. Come se un cristiano possa essere senza la Pasqua domenicale, o la Pasqua domenicale si possa celebrare senza che ci sia un cristiano! Non lo sai, Satana, che la Pasqua domenicale a fare il cristiano e che il cristiano a fare la Pasqua domenicale, sicch l'uno non pu sussistere senza l'altra, e viceversa? Quando senti dire "cristiano", sappi che vi un'assemblea che celebra il Signore; e quando senti dire "assemblea", sappi che l c' il cristiano.

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