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CINDIA, LA SFIDA DEL SECOLO

IL SOGNO
DEL TURKESTAN ORIENTALE di Federico DE RENZI
Fra autonomia, indipendenza e califfato, chi sono e che cosa
vogliono i leader uiguri del Xinjiang, accusati da Pechino
di terrorismo. La forza della diaspora, il sostegno turco
e le ambiguità americane. Le tecniche coloniali cinesi.

1. D OPO GLI ATTENTATI DELL’11 SETTEMBRE


2001, molti governi che avevano a che fare con gruppi di opposizione islamica
hanno colto l’occasione della «guerra al terrorismo» per chiudere i conti con i loro
avversari. È il caso soprattutto della Cina. Pechino ha cercato da subito il placet de-
gli Stati Uniti nella sua lotta contro i «secessionisti» uiguri del Xinjiang, peraltro sen-
za troppo successo. Il fatto poi che il governo di Pechino sia stato, insieme alla
Russia, membro fondatore prima dello «Shanghai Five» e poi dell’Organizzazione
della cooperazione di Shanghai (Osc), conferma e rafforza i leader cinesi nella de-
terminazione ad applicare, da ormai quasi un decennio, le politiche repressive
previste dalla campagna del «Colpisci duro, massima pressione» (yanda).
Teorizzata già nel 1983 e annunciata ufficialmente nell’aprile del 1996 dai due
colonnelli Qiao Liang e Wang Xiangsui, autori del celebre testo di strategia Guerra
senza limiti, tale campagna si svolse tra l’ottobre dello stesso anno ed il gennaio
1999 per porre fine al clima di rivolta che aveva investito la provincia tra il 1990 (ri-
volte di Baren e Aqsu) ed il 1997 (insurrezione di Yining/Gulja). Il fine dichiarato
di questa campagna è stato sin dall’inizio combattere la corruzione e le attività ille-
gali. Ma nel caso specifico del Xinjiang ha finito col corrispondere alla lotta al «se-
paratismo» (leggi: nazionalismo uiguro) e alle attività religiose non autorizzate dal
governo.
Già mesi prima degli avvenimenti dell’11 settembre 2001 le operazioni militari
nella regione vennero intensificate, portando all’arresto arbitrario di centinaia di
semplici cittadini e all’esecuzione di 480 persone nel solo mese di aprile del 2001.
In questa sua guerra Pechino si serve dei bingtuan, i famigerati corpi di produzio-
ne e costruzione (Xinjiang shengchan jianshe bingtuan). Inizialmente costituiti da
reparti congedati dell’esercito nazionalista e inquadrati con truppe comuniste, an- 187
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cora oggi hanno il compito di presidiare le aree incluse a cavallo del Tian Shan, le
steppe della Zungaria e le città lungo la direttrice Ürümqi-Pechino. A queste mi-
nacce per la sicurezza nazionale, il governo ha risposto erigendo un «grande muro
d’acciaio» contro tutti i gruppi di ispirazione islamica, attivi sia nello stesso Xinjiang
che negli Stati confinanti, specie dopo il crollo dell’Unione Sovietica.
L’aspetto transnazionale dell’irredentismo del Turkestan Orientale è dovuto
infatti tanto alla presenza di comunità uigure, kazake e kirghise oltre confine (Ka-
zakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Afghanistan) quanto alla comune appartenenza
culturale e linguistica dei popoli turcofoni dell’intera Asia centrale. In particolare,
dopo il crollo dell’Urss molti uiguri ritenevano che fosse giunto il momento di
creare un proprio Stato sovrano, un «Uiguristan», così come esistevano un Kazaki-
stan, un Kirghizistan o un Uzbekistan.
La strategia del governo di Pechino per gestire i confini etnici e limitare i movi-
menti panuigurici nella Regione autonoma del Xinjiang consiste nell’alimentare il
conflitto culturale esistente tra gli uiguri delle città delle oasi ed i kazaki, presenti so-
prattutto nel distretto autonomo di Ili-Kazakh, e gli altri nomadi (kirghisi e mongo-
li). Dagli anni Ottanta la presenza dei kazaki nel governo locale supera di gran lun-
ga quella degli uiguri, facendone, dopo questi ultimi, il più potente gruppo etnico
dell’intera Regione autonoma. Di conseguenza gli uiguri hanno generalmente scar-
sa fiducia verso i loro rappresentanti, mentre tutte le altre minoranze tendono ad
avere un grande rispetto politico per i kazaki. In questa definizione rientrano alcuni
gruppi accusati di voler minare l’integrità dello Stato cinese e la pacifica convivenza
fra le diverse nazionalità (in cinese minzu, in uiguro millät). Con finalità talvolta
molto diverse, essi mirano a porre fine alla dominazione cinese, sviluppata attraver-
so una massiccia immigrazione di genti han provenienti dalla Cina interna.
Questo processo è cominciato nel 1759, in seguito alle guerre che portarono
alla scomparsa del regime dei khōja nel Turkestan Orientale (1678-1759), per ave-
re poi uno stallo tra l’emirato indipendente di Ya‘qûb Beg in Kasgharia (1864-1877)
ed il 1884, quando la regione venne ribattezzata Xinjiang («Nuovo Territorio»). Tut-
tavia, solo con l’annessione della regione alla Repubblica Popolare si è determina-
to un flusso migratorio costante. Dopo l’annessione della Repubblica Islamica del
Turkestan Orientale (1944-49) da parte della Repubblica Popolare Cinese (1° otto-
bre 1949), la variazione demografica nel Xinjiang è in costante mutamento in favo-
re degli han. Nel periodo 1949-85 gli immigrati han inviati in Xinjiang erano per lo
più soldati dei bingtuan.
Dal 1985 ad oggi, gli han sono diventati la seconda etnia del Xinjiang, sop-
piantando i kazaki. Negli anni gli insediamenti dei bingtuan, destinati a costruire
impianti per l’irrigazione del terreno, hanno costituito la testa di ponte per la nuo-
va immigrazione. Oggi, dopo decenni di vita isolata, gli han immigrati in Xinjiang
hanno sviluppato una propria identità, distinta da quella degli altri han, visti come
minaccia al lavoro svolto in più di cinquant’anni. Il nuovo flusso migratorio (1985-
2001) ha visto passare gli han dal 6,1% del 1953 al 37,6% del 1990, contro un calo
188 generale delle minoranze. Ad esempio gli uiguri, considerati la minoranza più rap-
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presentativa, sono passati nello stesso lasso di tempo dal 74,7% al 47,5% della po-
polazione totale di quasi 16 milioni. Ad Ürümqi, la capitale provinciale, nel solo
biennio 1998-2001 gli han sono passati dal 75% al 95% della popolazione. Questa
situazione fa sì che uiguri, kazaki e altre popolazioni si sentano come «stranieri nel-
la propria terra».
L’immissione di forza lavoro dalle regioni interne della Cina è dunque il prin-
cipale strumento usato da Pechino per l’assimilazione delle minoranze o, nei ter-
mini della propaganda governativa, per creare una «madrepatria» senza distinzioni
etniche e sociali. Ma nonostante gli sforzi di Pechino per acculturare le minoranze
islamiche della regione, gli stessi uiguri che vivono e lavorano nelle grandi città,
nonostante parlino cinese e desiderino essere equiparati ai loro colleghi cinesi, ri-
tengono inconcepibile il matrimonio con una donna han.
In questo processo di assimilazione Pechino ha un prezioso alleato; gli hui o
dungani (han musulmani), popolazione di origine mista turco-persiana e cinese
del Gansu, che da secoli funge da tramite culturale tra il governo centrale e le po-
polazioni turco-islamiche. Questa doppia identità rende gli hui invisi sia agli han
che alle popolazioni turche del Xinjiang. Gli uiguri in particolare non hanno di-
menticato l’invasione della prima repubblica turco-islamica del Turkestan Orienta-
le (1933-36) da parte delle truppe hui del signore della guerra del Gansu, Ma
Zhongying.
Oggi gli hui, nonostante siano i principali sostenitori di un «islam di Stato», so-
no vittime insieme alle altre minoranze islamiche della campagna per «l’apertura
dell’Occidente» (xibu da kaifa), come dimostrano le recenti sommosse nella città
di Xi’an, nella Mongolia interna e nel Guangdong. La discriminazione economica e
sociale prodotta dall’immigrazione han colpisce gli interessi della popolazione lo-
cale. Le poste in gioco e le partite aperte nel Xinjiang vanno dallo sfruttamento in-
controllato delle immense risorse naturali (gas, petrolio e acqua) del Bacino del
Tarim, al degrado ambientale provocato dagli esperimenti nucleari nella regione di
Lop Nor, all’assimilazione culturale condotta non solo attraverso la già citata immi-
grazione e la segregazione culturale, ma anche per mezzo della rilettura sinocentri-
ca della storia e della riproposizione in chiave folcloristica della vita degli abitanti
originari della regione, che gli abitanti del Turkestan Orientale, soprattutto gli ui-
guri, chiamano da millenni «la nostra terra, il nostro territorio».
Certo, gli uiguri di oggi non sono affatto gli stessi che fondarono il grande im-
pero uiguro tra l’VIII e il IX secolo. I vari regni turco-mongoli che si alternarono
nella regione tra il XIV e il XVII secolo videro negli uiguri dei fratelli da convertire
all’islam (erano stati infatti tra i più prolifici produttori di testi manichei, nestoriani
e buddhisti fino al XIV secolo, e ancora alla metà del XV erano in larga parte
buddhisti). Con la conversione all’islam, il termine «uiguro» scomparve, per essere
sostituito tra il XVI e il XVIII secolo da definizioni quali sart (in persiano sârt vuol
dire «mercante», «carovaniere») o taranchi (termine turco chagataico indicante i
contadini delle oasi del Bacino del Tarim, trasferiti nella Valle dell’Ili sotto il regno
dell’imperatore Qianlong). Il termine venne riutilizzato solo a partire dal 1933, 189
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quando il governatore nazionalista Sheng Shicai (1933-44), su consiglio del diplo-


matico sovietico Garegin Apresov, volle così designare gli abitanti del Bacino del
Tarim, basandosi sulle stesse formule storico-linguistiche adottate da Lenin per de-
finire i popoli dell’Asia centrale negli anni Venti.
Tuttavia il termine apparve per la prima volta su un documento ufficiale du-
rante una riunione dei rappresentanti degli uiguri a Tashkent nel 1921. Fino ad al-
lora e per molto tempo ancora dopo quella data, la popolazione della regione
(esclusi i nomadi kazaki e kirghisi e le altre minoranze) si autoidentificava in base
alla città o all’oasi di provenienza, ad esempio Khotanliq (di Khotan), Turpanliq
(di Turfan), Kashkaliq (di Kashgar), o in base alla categoria culturale: Turkî se si ri-
feriva all’appartenenza linguistica, Taranchi o Sart-kalmuk a quella sociale.

2. I veri fattori unificanti per le genti turche che abitano il Xinjiang, a prescin-
dere dalla appartenenza etnica o culturale (siano uiguri delle città o nomadi kazaki
o kirghisi), sembrano essere l’islam e la lingua uigura (o più correttamente turkî,
ossia turca).
Coloro che si battono per uno Stato indipendente nel Turkestan Orientale si
dividono in diversi gruppi e movimenti. Tra le varie versioni dell’indipendentismo
turkestano se ne possono distinguere almeno quattro, talvolta presenti nello stesso
movimento: panturchismo, panislamismo, autonomismo e assimilazionismo.
Il panturchismo ed il panislamismo sono tornati fare proseliti in tutto il Turke-
stan in seguito al crollo dell’Unione Sovietica. La ricomparsa dell’ideologia pantur-
ca si deve alla volontà politica della Turchia di sostituirsi all’Unione Sovietica nel
ruolo di potenza egemone in Asia centrale. Questa aspirazione, ancora oggi viva
nei pensieri e nelle azioni di alcuni politici turchi, tra i quali lo stesso ministro degli
Esteri Abdullah Gül, si è ridotta negli ultimi anni a progetti più pragmatici, che van-
no dalla creazione di scuole e università negli Stati «fratelli» della regione alle joint-
venture con le compagnie petrolifere di Stato cinesi. Anche il panislamismo si è
diffuso negli ultimi anni grazie alla propaganda di intellettuali turchi, facilitati in
questo dalla diffusione della confraternita mistica della Naqshbandiya in tutta l’A-
sia centrale.
Autonomismo e assimilazionismo costituiscono invece una risposta locale al-
l’aggressione politica, economica e culturale messa in atto dal governo di Pechino.
L’autonomismo è visione più diffusa tra la cosiddetta «maggioranza silenziosa», os-
sia coloro che non hanno i mezzi economici o culturali per potersi contrapporre al
dominio sociale e culturale esercitato dagli han. Vicini a questa corrente sono gli
oppositori più o meno passivi, soprattutto giovani universitari, che con atti provo-
catori verso le autorità cercano di coinvolgere proprio la «maggioranza silenziosa»
in proteste su larga scala. La tendenza è inoltre diffusa tra numerosi movimenti che
operano in Europa. Vi è poi una piccola percentuale di uiguri favorevole alla pro-
spettiva dell’assimilazione in una provincia dominata dagli han. Sono soprattutto
uomini tra i trenta e i quarant’anni, educati in cinese, che parlano il cinese nella vi-
190 ta di tutti i giorni.
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Un’ulteriore distinzione va fatta tra i gruppi che conducono una lotta armata
(un’esigua minoranza) e quelli che si battono invece per una soluzione pacifica.
Sebbene il fine delle organizzazioni uigure sia il più delle volte la separazione del
Turkestan Orientale dalla Cina, negli ultimi quindici anni, ossia dall’insurrezione di
Baren (5 aprile 1990) all’attentato di Osh in Kirghizistan (8 maggio 2003), solo di ra-
do gli attivisti uiguri sono ricorsi alla violenza per affermare questo principio. Da in-
dagini condotte dal Dipartimento di Stato americano e dal Centro di studi interna-
zionali di Shanghai oggi sappiamo che vi sono diversi gruppi armati che operano
sia nel Xinjiang che negli Stati confinanti, soprattutto in Kazakistan e in Kirghizistan.
Il 21 gennaio 2002 l’Ufficio informazioni del Consiglio di Stato della Repubbli-
ca Popolare Cinese pubblicò un articolo sul terrorismo in Turkestan Orientale, in
cui si dichiarava che «la gran parte delle esplosioni, degli assassini e degli altri atti
terroristici avvenuti in Xinjiang negli ultimi anni sono correlati a queste organizza-
zioni». Venivano menzionati i due movimenti terroristici considerati tra i più rap-
presentativi della lotta armata contro il governo di Pechino: lo East Turkestan Isla-
mic Movement e la Eastern Turkestan Liberation Organization.
Lo East Turkestan Islamic Movement (Etim; in turco Shärqiy Türkistan Islam
Herekiti), noto anche come Eastern Turkestan Islamic Party (Etip; Shärqiy Türki-
stan Islam Partiyesi), costituisce sicuramente il più noto esempio di movimento in-
dipendentista transnazionale. Il 26 agosto 2002 il Dipartimento di Stato Usa, la Cina
e le Nazioni Unite annunciarono che questo gruppo doveva essere incluso nella li-
sta delle organizzazioni terroristiche internazionali. La resistenza organizzata dal-
l’Etim cominciò in seguito all’insurrezione di Baren, anche se il gruppo che sembra
aver guidato la rivolta venne identificato come Shärqiy Türkistan Islam Partiyesi. La
repressione attuata dal governo in seguito a questa rivolta e a quelle che seguirono
per tutti gli anni Novanta costrinse numerosi attivisti uiguri della zona di Kashgar a
rifugiarsi in Pakistan, dove da tempo avevano contatti di carattere commerciale.
Qui, negli anni tra il 1990 ed il 1996, un certo Hasan Makhsum, noto anche come
Ashan Sumut, costituì l’Etim. Nell’ottobre del 1993 Makhsum venne arrestato dalle
autorità cinesi con l’accusa di attività terroristiche e messo ai lavori forzati, dove ri-
mase per tre anni. Riuscito a fuggire in Afghanistan nel 1998, organizzò 15 cellule
terroristiche per un totale di 150 militanti. Sembra inoltre che la dirigenza dell’Etim
abbia avuto stretti contatti con al-Qå‘ida e che abbia inviato agenti ed armi nel
Xinjiang all’inizio del 1998. Pare che lo stesso Makhsum si sia incontrato con Osa-
ma bin Laden all’inizio del 1999. Tra il 1999 e il 2001, bin Laden e i taliban forniro-
no circa 300 mila dollari all’Etim per finanziare le operazioni terroristiche del grup-
po. Secondo rapporti del Dipartimento di Stato, in cambio del denaro, bin Laden
avrebbe richiesto che l’Etim operasse non solo nel Xinjiang, ma anche in Afghani-
stan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. Almeno in un’occasione Makhsum si
sarebbe rifugiato in Afghanistan, usando un passaporto fornitogli dai taliban. Nel-
l’ottobre 2003, Hasan Makhsum sarebbe stato ucciso da militari pachistani durante
un’incursione contro un insediamento di al-Qå‘ida nella zona tribale tra Pakistan e
Afghanistan. 191
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Il governo di Pechino ritiene che l’Etim sia una parte fondamentale dell’orga-
nizzazione diretta da bin Laden, contribuendo alle sue attività con un fantomatico
«Battaglione cinese». Stando ai rapporti del Dipartimento di Stato, non risultano tut-
tavia attività terroristiche attribuibili a questo gruppo prima del 2002. Quando il 26
agosto 2002 il vicesegretario di Stato Richard Armitage, allora in visita a Pechino,
dichiarò che l’Etim costituiva il gruppo terroristico più pericoloso tra quelli attivi in
Asia centrale, la notizia giunse inaspettata persino al Pacific Asia Command del mi-
nistero della Difesa degli Stati Uniti, che nel suo Special Report del settembre 2001
non solo non menziona l’Etim, ma sostiene che «non c’è un singolo gruppo identi-
ficabile ma c’è un’opposizione violenta coordinata e forse guidata da gruppi di
esuli e da organizzazioni interne al Xinjiang» e che non vi è alcuna prova che l’Etim
avesse pianificato un attacco contro l’ambasciata americana a Bishkek. Tuttavia
Washington ha accusato l’Etim di essere responsabile di oltre duecento atti di ter-
rorismo in Cina; nel giugno 2002 sono stati identificati come appartenenti all’Etim
almeno due dei sei detenuti uiguri di Guantanamo.
Il movimento conta al suo interno otto fazioni, operanti sia negli Stati vicini
che in Turchia e in Europa. Secondo alcuni analisti, tra gli obiettivi dell’Etim, una
volta liberato il Turkestan Orientale dal dominio cinese, vi sarebbe la creazione di
uno Stato islamico allargato a parte del Kazakistan, del Kirghizistan e persino del
Pakistan.
Lo United Revolutionary Front of Eastern Turkistan (Urfet), attivo tra il 1990 e
il 2001, è anch’esso considerato responsabile di numerosi attentati terroristici in Ci-
na, compiuti tra il 1990 e il 1997. Guidato dall’ottuagenario Yusupbek Mukhlisi,
noto anche come Modan Mukhlisi, il gruppo dichiarava più di 30 unità operanti
nella regione.
La Organization for the Liberation of Uyghurstan o Uyghur Liberation Organi-
zation (Ulo; Uyghur Azatliq Täshkilati) è stata guidata da Ashir Vakhidi (o Hashir
Wahidi) e opera sopratutto in Kazakistan. Stando ad alcune dichiarazioni dello
stesso Vakhidi, risalenti al 1996, l’organizzazione conterebbe un milione di sosteni-
tori in Xinjiang e 12 mila affiliati negli Stati confinanti. Nel marzo 1998 Vakhidi fu
vittima di un attacco congiunto da parte delle forze speciali kazake e kirghise, mo-
rendo pochi mesi dopo. Nel 2001 l’organizzazione si fuse con l’Urfet per dare vita
allo Uyghurstan People’s Party (Uyghurstan Khälk Partiyesi). Dalla sua base ad Al-
maty, in Kazakistan, il gruppo si propone di divenire un partito transnazionale,
che rappresenti tutti gli abitanti dell’Asia centrale ex sovietica.
Il gruppo noto come Lupi di Lop Nor (Lop Nor Bozkurtlari), pur non posse-
dendo un leader riconosciuto, sembra abbia rivendicato la responsabilità di alcuni
attentati dinamitardi su treni e autobus compiuti a Pechino tra il 27 febbraio e il 7
marzo 1997, in concomitanza delle celebrazioni per i funerali di Deng Xiaoping. In
seguito le stesse autorità cinesi rivelarono che l’attacco era stato pianificato da esuli
uiguri in Kazakistan. Benché non ci siano stati incidenti o minacce contro gli im-
192 pianti nucleari cinesi a Lop Nor, alcuni osservatori cinesi fanno notare che la città
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di Lop Nor, base dei Lupi, costituisce comunque uno dei più grandi poligoni nu-
cleari della Cina.
La Eastern Turkestan Liberation Organization (Etlo; Shärqiy Türkistan Azatliq
Täshkilati) è guidata dall’ex giornalista e sceneggiatore televisivo Mehmet Emin
Hazret, fuggito in Turchia quando aveva circa quarant’anni. Almeno fino al 2003
questa organizzazione era basata ad Istanbul. In un’intervista telefonica rilasciata al
servizio in uiguro di Radio Free Asia, il 24 gennaio 2003, Hazret ammise che si sa-
rebbe potuta rendere necessaria la creazione di un’ala militare dell’organizzazione,
per colpire gli interessi cinesi. Egli tuttavia negò ogni precedente attività terroristica
ed ogni legame con l’Etim, sostenendo che lo Etlo «non è stato e non sarà mai
coinvolto in attività terroristiche dentro o fuori la Cina» ma che «la brutalità del go-
verno cinese potrebbe costringere qualche singolo a ricorrere alla violenza».
La Home of East Turkestan Youth, nota anche come «Õamås del Xinjiang», è
un gruppo radicale che ha le sue basi in Afghanistan (corridoio del Wakhan). For-
mato da circa duemila membri, non si sa chi ne sia la guida.
Il Free Turkestan Movement, guidato dal noto fondamentalista islamico uiguro
Abdulkasim, sembra essere tra i gruppi minori che, insieme all’Etim, hanno guida-
to l’insurrezione di Baren nel 1990, procurandosi le armi, secondo le autorità cine-
si, tramite i mujåhidøn afghani.
Esistono poi altre organizzazioni spesso note solo attraverso il loro nome. Al-
cune di dichiarata ispirazione islamica, quali lo East Turkestan Islamic Party of Al-
lah (Shärqiy Türkistan Islam Allah Partiyesi), ritenuto il gruppo ispiratore degli in-
cidenti di Yining/Gulja del febbraio 1997, lo East Turkestan Islamic Party (Shärqiy
Türkistan Islam Partiyesi), la Shock Brigade of the Islamic Reformist Party, gli Isla-
mic Holy Warriors (Islam Müjähitläri), lo East Turkestan Opposition Party (Shärqiy
Türkistan Mühaläfät Partiyesi). Altre, come lo Eastern Turkestan International Mo-
vement o lo stesso Etlo, decisamente laiche e panturchiste.
Tra il 1997 ed il 2001, poi, si sono infiltrate nel Xinjiang alcune organizzazioni
terroristiche straniere. Una delle principali è la Tabløghi Jamaat, organizzazione
missionaria pakistana che sembra essere responsabile dell’addestramento di nu-
merosi uiguri in Pakistan ed in Afghanistan.
Lo Hizb-u ’t-Tahrør (Partito della rinascita islamica) negli ultimi otto anni si è
diffuso in tutta l’Asia centrale reclutando numerosi esuli uiguri, soprattutto in Ta-
gikistan (Valle di Fergana). Da qui progetta, con l’aiuto di alcuni separatisti uiguri,
di costituire un califfato esteso dal Marocco alla Cina.
La Jamaat-i-Islamø (Comunità islamica) è il più grande partito politico islamico
del Pakistan ed è guidato da Qazi Hussain Ahmad. Secondo alcuni rapporti del
2001, diverse centinaia di uiguri sarebbero stati addestrati al combattimento dalla
Jammat nella regione tra l’Afghanistan e il Kashmir pakistano (Hunza e Gilgit).
L’Islamic Movement of Uzbekistan (Imu), legato allo Hizb-u ’t-Tahrør e ad al-
Qå‘ida, fino al marzo 2002, data del suo presunto scioglimento, sembra abbia ad-
destrato diverse centinaia di uiguri nei campi intorno a Mazar-i Sharif. In seguito
alla sconfitta dei taliban in Afghanistan e alla morte di Juma Namangani, leader sto- 193
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rico del movimento, numerosi membri dell’Imu si sarebbero uniti a dei non ben
precisati «separatisti uiguri», per dar vita ad un nuovo movimento.
La stessa al-Qå‘ida ha reclutato diverse centinaia di «uiguri» (molti dei quali in
realtà erano tagiki del Xinjiang). L’organizzazione è accusata, come abbiamo visto,
di aver fornito supporti logistici, armi e finanziamenti a molti dei gruppi sopracci-
tati, tramite i taliban e i gruppi tribali della regione di Hunza e Gilgit.

3. I movimenti, i gruppi e le associazioni che si battono invece per una solu-


zione politica di quella che essi considerano l’occupazione cinese del Turkestan
Orientale costituiscono il cosiddetto Movimento di liberazione uiguro. Sebbene la
lotta contro i cinesi abbia radici antiche, è solo dal 1949, ossia dalla «pacifica» entra-
ta dell’esercito di Pechino nel Turkestan Orientale, che cominciarono a organizzar-
si delle formazioni politiche d’opposizione.
Da allora migliaia di abitanti del Turkestan Orientale, soprattutto uiguri, kazaki
e kirghisi, si rifugiarono inizialmente nei paesi confinanti, dove già vivevano consi-
stenti comunità dello stesso ceppo. Quelli che erano stati i dirigenti della Repub-
blica Islamica del Turkestan Orientale, come İsa Yusuf Alptekin (Isa Yusup Alip-
tekin) e Mehmet Emin Buãra (Muhämmäd Imin Bughra), quando non vennero ar-
restati (come il nazionalista Masud Sabri), furono costretti a prendere la via dell’esi-
lio, che, dopo molte disavventure, li portò in paesi come il Pakistan, l’Arabia Sau-
dita, l’Egitto, la Turchia e la Germania, dando così inizio alla diaspora uigura.
İsa Yusuf Alptekin (1901-1995), nato a Yängihissar, dopo essersi formato in
scuole cinesi, interruppe gli studi quando si recò ad Andijan per studiare il russo.
Una volta tornato lavorò come esattore delle tasse ed iniziò a studiare il turco in
una scuola cinese. Questa sua conoscenza gli permise di entrare in contatto con la
comunità islamica locale, di cui presto divenne uno dei membri di spicco. Nel
1932 ebbe l’incarico di rappresentare il popolo del Xinjiang; il suo scopo era di ot-
tenere dal governo centrale l’approvazione di una petizione in cui si chiedeva la
piena autonomia e l’interruzione dell’interferenza sovietica nella regione. Nel 1939
venne messo a capo di una missione governativa diretta in India, Afghanistan e al-
tri paesi musulmani. Fu proprio in India che si incontrò con Buãra, il quale lo aiutò
a stabilire lì una sede dell’Associazione provinciale del Xinjiang; infatti nei primi
anni Quaranta vi erano nell’India britannica millecinquecento rifugiati uiguri e tre-
mila kazaki. A partire dal 1943, Isa e Mehmet cominciarono la loro collaborazione
a Qongjing. Il loro intento era, da un lato, convincere i cinesi a cambiare la loro
politica verso le minoranze e, dall’altro, creare una coscienza politica nel proprio
popolo. Nella capitale di guerra entrambi lavoravano al giornale delle truppe na-
zionaliste Tian-Shan Hua-pao (Giornale del Tienshan). Dal gennaio del 1944 fe-
cero uscire il mensile Altay.
I due continuarono a pubblicare articoli sulla rivista e, nel 1946, ne fondarono
una sede ad Ürümqi, dove cominciarono la pubblicazione del Tian-Shan Hua-pao,
della rivista sorella Tian-Shan Yue-kan e dell’Altay, pubblicato in cinese e in turkî
194 (turco comune dell’Asia centrale). Dopo l’annessione della Repubblica indipen-
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IL TURKESTAN ORIENTALE RUSSIA

K A Z A K I S T A N
MONGOLIA
XINJIANG
Altay
C I N A

Z U N G A R I A

Karamay
Almaty
Gulja (Yining) Ürümqi
Turpan
Bishkek
T I A N S H A N
KIRGHIZISTAN
Bacino
Aqsu del Tarim
G a n s u
Lop Nor
TA G I K I S TA N Kashi X i n j i a n g
C I AN
N A
N SH
Khotan A LT U C i n g h a i
K U
N L U
N S H A N
PA K I S TA N Giacimenti di petrolio

T i b e t Area usata
per esperimenti nucleari
INDIA
Il Turkestan orientale

dente Alptekin giunse in Turchia nel 1955 dall’India, nel 1961 creò ad Istanbul la
Associazione degli emigrati del Turkestan Orientale (Doãu Türkistan’ın Göçmenle-
ri Kurumu), primo nucleo della futura Eastern Turkestan Foundation (Doãu Türki-
stan Vakfı). Morto il 17 dicembre 1995 all’età di 94 anni, İsa Yusuf Alptekin è consi-
derato in Turchia un eroe nazionale. Il suo libro più celebre, Doãu Türkistan da-
vası (La questione del Turkestan Orientale) è ancora oggi un bestseller. A lui sono
state dedicate vie e parchi in tutte le più importanti città della Turchia.
Mehmet Emin Buãra (Khotan 1901-Istanbul 1965) era figlio dell’emiro locale.
Una volta laureatosi all’Università islamica di Karashahr nel 1921, vi divenne pro-
fessore di Civiltà islamica prima ed in seguito, negli anni 1924-31, preside della
stessa facoltà. Con la nascita della Repubblica Islamica del Turkestan Orientale, nel
1933, egli ne divenne primo ministro e comandante in capo delle Forze armate,
fuggendo in India all’avanzata dei volontari dell’Altay. Qui venne arrestato, nel
1936, in quanto agitatore politico comunista. Quando una delegazione cinese visitò
l’Afghanistan, nel 1939, Mehmet ne incontrò il capo, İsa Yusuf Alptekin. Una volta
tornato a Qongjing, Alptekin convinse il Kuomintang ad acconsentire al ritorno di
Buãra, in quanto alleato potenziale del partito. Con l’aiuto del rappresentante del
ministero degli Esteri cinese in India, Mehmet riuscì a partire per Qongjing, dove 195
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IL SOGNO DEL TURKESTAN ORIENTALE

giunse nell’aprile del 1943. Nella capitale egli entrò a far parte della Associazione
dei popoli del Xinjiang, che si batteva per il riconoscimento, da parte del governo,
di uno statuto speciale per la provincia, così come la dichiarazione sulle nazionalità
di Sun Yatsen prevedeva per la Mongolia interna e per il Tibet. Grazie ai suoi con-
tatti con lo Xinjiang, Mehmet venne nominato al Comitato per l’assemblea naziona-
le cinese nel 1943, continuando tuttavia ad esprimere opinioni forti sull’autonomia
del Xinjiang. A partire dall’anno seguente cominciò ad esprimere le sue idee sulle
pubblicazioni filogovernative della casa editrice Altay (Altay Nejuniyat Öyü), fon-
data dall’amico e collaboratore Alptekin. Buãra e Alptekin lasciarono Ürümqi con
un gruppo di cento persone alla fine di settembre del 1949, dopo che il governo
della Repubblica aveva passato le consegne all’esercito cinese; per la fine di otto-
bre raggiunsero la città di Kagarlik, seguiti da un altro migliaio di profughi. Dopo
un difficile attraversamento dello Himalaya, l’11 dicembre raggiunsero il confine in-
diano. Entrati in India come rifugiati, alcuni scelsero di andare a Taiwan, mentre i
più nazionalisti, tra cui Alptekin e Buãra, scelsero la Turchia.
Nel marzo del 1952, in accordo con l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle
Nazioni Unite, la Turchia concesse l’asilo politico a circa duemila rifugiati turkesta-
ni orientali provenienti da India e Pakistan. L’anno seguente furono ugualmente
accolti duecento kazaki del Turkestan Orientale provenienti dal Kashmir e sette-
cento uiguri provenienti dal Pakistan. Vennero insediati in quartieri appositamente
costruiti ad Istanbul (Zeytinburnu e Küçük Çekmece).
La Eastern Turkestan Foundation (Doãu Türkistan Vakfı) venne creata ufficial-
mente nel 1986, e da allora è diretta dal generale d’artiglieria a riposo Mehmet Rıza
Beikin (vedi intervista in appendice). La fondazione da lui presieduta costituisce
oggi la più importante organizzazione indipendentista del Turkestan Orientale nel-
l’area della Turchia e del Vicino Oriente, tanto che costituisce il principale referen-
te anche per le varie fondazioni con sedi nei paesi arabi, come la Fondazione per
il Turkestan Orientale del Regno d’Arabia Saudita. La fondazione, oltre a tenere
corsi e conferenze sulla storia e la cultura del Turkestan Orientale, offre borse di
studio per gli studenti provenienti dal Xinjiang, in collaborazione con l’Università
statale di Istanbul Beyazıt. La fondazione pubblica anche un trimestrale, la Voce del
Turkestan Orientale (Shärqiy Türkistan Avazi/Doãu Türkistan’nın Sesi). Questa
rivista, dichiaratamente a favore della tesi nazionalista turca, veniva inizialmente
pubblicata in turco di Turchia e in uiguro, ora è disponibile anche in arabo e in in-
glese. La fondazione ha anche curato stampa e diffusione del libro di propaganda
anticinese Doãu Türkistan’nın Tarihi (Shärqiy Türkistan Tarikhi, Storia del Turke-
stan Orientale).
Il personaggio più importante della diaspora uigura oggi è Erkin Alptekin, fi-
glio di İsa Yusuf Alptekin. Nato a Lanzhou, nella Provincia del Gansu, il 4 luglio
1939, quando le truppe comuniste presero possesso del Xinjiang, Erkin Alptekin
fuggì col padre in India, dove frequentò la scuola dei padri irlandesi a Srinagar.
Nel 1955, anno della creazione della Provincia autonoma del Xinjiang-Uyghur (in
196 cinese Xinjiang-Weiweur Zizhiqu), giunse con il padre ad Istanbul, dove lavorò al-
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CINDIA, LA SFIDA DEL SECOLO

la Gümüşmotör insieme al futuro primo ministro Necmettin Erbakan, legato an-


ch’egli alla confraternita della Naqshbandiya. Nel 1970 si recò a Monaco di Baviera
per lavorare a Radio Liberty, l’equivalente per la Cina di Radio Free Europe. Dive-
nuto responsabile della programmazione in uiguro, aiutò numerosi universitari e
militanti uiguri ad ottenere asilo politico, facendoli passare per rifugiati uzbeki. In
quei primi anni scrisse anche il suo libro più noto: I turchi uiguri (Uygur Türkleri).
Nel 1979, in seguito alla normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Repubblica
Popolare Cinese, il servizio in uiguro venne chiuso. Nel 1983, insieme ad altri esuli
provenienti dalla Turchia, Alptekin fondò la East Turkestan Union of Europe, al fi-
ne di dare voce alla piccola ma influente comunità uigura presente in Germania
già dagli anni Cinquanta. La East Turkestan Union of Europe venne da allora pre-
sieduta da Asgar Can, fratello del celebre Enver Can.
Il 6 dicembre 1992 Erkin Alptekin, insieme a Mehmet Rıza Bekin, organizzò ad
Istanbul il primo Congresso nazionale uiguro. Alptekin è stato inoltre tra i fondato-
ri e presidente della Unrepresented Nations and Peoples Organization (Unpo), no-
ta anche come le «Nazioni Unite» dei popoli senza Stato. Oggi l’Unpo è una tra le
organizzazioni più accreditate internazionalmente nel sostegno alla causa del
Turkestan Orientale. Si è sempre pronunciata per una soluzione politica dei con-
trasti tra Repubblica Popolare Cinese e uiguri.
Lo East Turkestan (Uyghuristan) National Congress (Etnc) – Shärqiy Türkistan
(Uyghurstan) Milliy Qurultiyi – fondato a Monaco di Baviera il 16 ottobre 1999, è il
risultato dell’unione di diciotto organizzazioni della diaspora uigura, tra le quali la
East Turkestan Union of Europe di Asgar Can. L’Etnc ha svolto un ruolo fonda-
mentale nella diffusione di notizie sull’oppressione degli uiguri in Turkestan
Orientale. Ha organizzato fra l’altro una conferenza presso la sede del Parlamento
europeo, con la collaborazione del Partito radicale transnazionale. Alla conferen-
za, tenutasi il 17-18 ottobre 2001, oltre allo stesso Can parteciparono diversi rap-
presentanti di associazioni e partiti transnazionali, tra cui lo stesso Erkin Alptekin,
causando una protesta formale da parte di Pechino. Tra i molti punti della risolu-
zione conclusiva vennero fortemente condannati gli attentati terroristici dell’11 set-
tembre; fu ricordato che la lotta per la libertà che il popolo uiguro combatteva da
più di cinquant’anni non aveva nulla a che fare con il terrorismo internazionale;
venne condannato il «terrorismo di Stato» perpetrato da Pechino in Turkestan
Orientale e infine si auspicò la creazione di un programma di aiuto per lo sviluppo
delle comunità uigure di alcuni Stati dell’Asia centrale (Kazakistan, Kirghizstan e
Uzbekistan), la cui amministrazione sarebbe stata affidata allo Etnc.
Un’altra importante organizzazione degli ultimi anni è il World Uyghur Youth
Congress, nato a Monaco di Baviera in seguito ad una conferenza che tra il 9 e il
12 novembre del 1996 ha visto la partecipazione di 51 rappresentanti dei giovani
esuli uiguri, provenienti da 19 paesi. Al termine della conferenza venne eletto pre-
sidente del Congresso un certo Dolkun Isa (Dolqun Isa), attivista uiguro fuggito
dal Xinjiang nel dicembre del 1996 e accolto in Germania come rifugiato il feb-
braio seguente. Egli dichiarò che il gruppo respingeva la violenza come mezzo di 197
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IL SOGNO DEL TURKESTAN ORIENTALE

lotta politica. Arrestato dalla polizia svizzera il 6 aprile 2005 in quanto privo di do-
cumenti validi, Dolkun Isa è oggi ritenuto dalle autorità cinesi uno dei più perico-
losi terroristi uiguri.
Il 16 aprile 2004 a Monaco di Baviera, lo Etnc ed il World Uyghur Congress si
sono fusi nello World Uyghur Congress (Dunya Uyghur Qurultayi), di cui Erkin
Alptekin è stato nominato presidente ed Enver Can vicepresidente. Obiettivo di-
chiarato di questa nuova importante organizzazione è denunciare le violazioni dei
diritti umani perpetrate contro gli uiguri dal governo di Pechino e dai regimi re-
pressivi del Kazakistan e del Kirghizistan. Tra le battaglie sostenute da questa orga-
nizzazione vi è quella contro il cosiddetto «genocidio culturale» messo in atto da
Pechino in seguito alla rivoluzione culturale (1969-77) e applicato in questi ultimi
quindici anni con metodo scientifico, investendo non solo la libertà religiosa, ma
anche il diritto fondamentale di parlare la propria lingua.
L’11 settembre 2004 Erkin Alptekin si recò a Washington per dichiarare che le
cause degli uiguri e dei tibetani potevano entrambe trovare una soluzione pacifica.
Il 14 settembre, sulla Capitol Hill di Washington venne proclamata la nascita del
governo del Turkestan Orientale in esilio, con Ahmet Egamberdi presidente.
Un’altra organizzazione che da anni denuncia le politiche repressive cinesi è
lo Eastern Turkestan Information Center (Etic). Diretto da Abduljelil Karakash (Ab-
duljälil Qaraqash) sin dalla sua fondazione nel 1999, con i suoi siti Internet e la sua
stazione radio inneggianti all’indipendenza del Turkestan Orientale, è la più strut-
turata tra le organizzazioni che hanno sede in Europa (Monaco di Baviera). Ha
rappresentanze in tutti i paesi del mondo, dagli Stati Uniti all’Australia e all’Arabia
Saudita. La sua associazione è stata accusata dal governo cinese di ricevere finan-
ziamenti da al-Qå‘ida.
Negli Stati Uniti sono presenti diverse associazioni e gruppi di sostegno alla
causa uigura. La Uighur American Association (Uaa) venne fondata il 23 maggio
1998 a Washington in seguito al primo Congresso uiguro americano. La crescente
immigrazione di uiguri negli Stati Uniti è alla base dei congressi tenutisi fino ad og-
gi. Il 26 maggio 2002 venne nominato presidente Alim Seitoff, giornalista giunto
negli Stati Uniti dal Kazakistan nel 2000, dal 2004 direttore generale.
Lo Eastern Turkestan National Freedom Center (Etnfc), con sede a Washing-
ton, è diretto da Anwar Yusuf Turani, nato in un campo di lavoro ad Artush, nel
1962. Dopo aver trascorso alcuni anni in Turchia (fu ospite dell’Associazione degli
emigrati del Turkestan Orientale tra il 1983 ed il 1986), al suo ritorno in Xinjiang fu
accusato di attività controrivoluzionarie. Dopo essere tornato in Turchia, nel 1988
giunse negli Stati Uniti, dove ottenne lo status di rifugiato politico. Nel 1995 fondò
l’Etnfc, un’organizzazione che si propone di «istruire il pubblico americano sulla
storia, la cultura e l’attuale situazione politica del popolo uiguro nel Turkestan
Orientale». Il 4 giugno 1999 Turani si incontrò con l’allora presidente degli Stati
Uniti Bill Clinton, in occasione del decimo anniversario del massacro di piazza Tia-
nanmen.
198
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CINDIA, LA SFIDA DEL SECOLO

Quella è terra turca


Mehmet Rıza BEKIN, leader dei turkestani orientali, a cura di
Conversazione con
Federico DE RENZI

L’ INTERVISTA È STATA REALIZZATA NEL-


l’ufficio del generale d’artiglieria a riposo Mehmet Rıza Bekin, presidente della Ea-
stern Turkestan Foundation (Doãu Türkistan Vakfı), con sede ad Istanbul, all’in-
terno del complesso della moschea di Damat İbrahim Paşa, nei pressi dell’Univer-
sità Statale di Beyazıt. Il generale, già presidente onorario dello East Turkestan
National Congress, dall’aprile 2004 parte del World Uyghur Congress insieme al
World Uyghur Youth Congress, da decenni si batte per il riconoscimento del
Turkestan Orientale. È inoltre nipote di colui che fu il primo presidente della Re-
pubblica Turco-Islamica del Turkestan Orientale del 1933-34: l’ultimo emiro di
Khotan, Mehmet Emin Buãra (Muhämmäd Imin Bughra). Mehmet Rıza Bekin,
nato a Khotan nel 1925, nel 1934 si rifugiò con la famiglia a Kabul, per sfuggire
alle armate dei Dungani di Ma Zhongying. Il signore della guerra del Gansu tra
il giugno del 1931 ed il giugno del 1933 conquistò quasi tutto lo Xinjiang, co-
stringendone i leader a fuggire all’estero. Date le ottime relazioni diplomatiche al-
lora esistenti tra la Turchia e l’Afghanistan, Mehmet Rıza Bekin, grazie all’inte-
ressamento del console Memduh Şevket Esendal, amico dello zio, venne inviato in
Turchia nel 1938. Dopo aver frequentato con profitto il Liceo militare di Maltepe,
l’Accademia militare e la Scuola d’artiglieria, una volta diplomatosi nel 1948, tra
il 1950 ed il 1953 ha servito come ufficiale d’artiglieria in Corea, ricevendo la
medaglia del Ghazi. Tra il 1959 ed il 1973 ha svolto corsi di perfezionamento in
Germania e negli Stati Uniti. Tra il 1959 ed il 1961 è stato addetto militare presso
l’ambasciata della Repubblica di Turchia a Teheran. Brigadiere generale dal
1973, lo stesso anno venne assegnato alla Cento Military Planning Headquarters
Operation Presidency. Durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan è stato con-
sulente generale del Centro d’addestramento delle Nazioni Unite per lo smina-
mento ad Islamabad (1979-1982). Dal 1986, anno della creazione della fonda-
zione, è presidente del Doãu Türkistan Vakfı.

LIMES Qual è lo scopo principale della vostra organizzazione? 199


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IL SOGNO DEL TURKESTAN ORIENTALE

BEKIN L’obiettivo della Eastern Turkestan Foundation (Doãu Türkistan Vakfı) è far sì
che si riconosca che esiste il Turkestan Orientale e non lo Xinjiang. Il Turkestan
Orientale è una terra storica, con più di duemila anni di storia. È un’antica terra tur-
ca, centro della civiltà in Alta Asia. Una terra che sfortunatamente venne occupata
dagli imperatori cinesi nel 1759, e da allora è ancora occupata dai cinesi. La popo-
lazione del Turkestan Orientale non è cinese. Non c’è nessuna relazione, nessun
legame con la Cina. È un paese totalmente differente. Per lungo tempo la gente del
Turkestan Orientale ha vissuto in buoni rapporti di vicinato con la Cina, ma dopo
l’occupazione i rapporti sono peggiorati. La popolazione del Turkestan Orientale è
di origini turche. Sono turchi (uiguri, kazaki, kirghizi, uzbeki eccetera), tutti popoli
dello stesso ceppo.
Noi riconosciamo la nostra terra come la terra madre turca. Di conseguenza cer-
chiamo di far riconoscere il nostro paese, la nostra nazione. Noi siamo un diverso
paese, una diversa nazione rispetto alla Cina. Il primo scopo di questa fondazione
è far sì che si riconosca – nel mondo islamico, in Europa, in tutto il mondo – il no-
stro paese, la nostra gente. Per istruire la gente abbiamo quindi creato delle borse
di studio. Ogni anno quasi venti studenti vengono invitati dal Turkestan Orientale
in Turchia. Vengono ospitati dalle università, dove usufruiscono delle borse di stu-
dio offerte dallo Stato. Pubblichiamo inoltre un quadrimestrale, la Voce del Turke-
stan Orientale (Shärqiy Türkistan Avazi/Doãu Türkistan’nın Sesi). Questo trime-
strale era inizialmente pubblicato in turco e in uiguro, ora anche in arabo e in in-
glese Mano a mano abbiamo cominciato a pubblicare libri e a organizzare attività
sociali, con conferenze in altri paesi sulla situazione che vive la popolazione del
Turkestan Orientale e sulle sue origini.
LIMES Quanti rifugiati del Turkestan Orientale vivono oggi in Turchia?
BEKIN Non possiamo dare nessuna cifra perché la Turchia è per noi una seconda
patria. A più riprese sono venuti qui in Turchia diversi profughi, in seguito all’oc-
cupazione comunista del 1949. In Turchia vivono oggi circa 5 mila turkestani. Ma
spesso dopo essere giunti in Turchia sono andati in Arabia Saudita, in Europa o
negli Stati Uniti. Molti miei amici vivono in Europa. Non conosciamo l’esatta entità
della presenza uigura al di fuori del Turkestan Orientale. Quando lo scorso settem-
bre il corrispondente del Financial Times venne a trovarmi, mi chiese quanti uigu-
ri vivevano in Turchia. Gli risposi che in Turchia vivevano settantacinque milioni
di uiguri, perché per noi la Turchia è una seconda patria.
Noi cerchiamo di dare aiuto ai rifugiati attraverso questa fondazione. Ad esempio,
gli studenti che vengono qui con una borsa di studio non devono pagare niente. E,
una volta accolti, come prima cosa ricevono il permesso di soggiorno.
LIMES Gli uiguri che sono giunti e giungono in Turchia dal Kazakistan, dal Kirghizi-
stan e dagli altri Stati dell’area, una volta qui riescono a mantenere delle relazioni,
anche politiche, con i loro fratelli rimasti in patria?
BEKIN Gli uiguri provenienti dal Kazakistan, dal Kirghizistan, dall’Uzbekistan e dagli
200 altri Stati vicini vivono una situazione molto difficile nei loro paesi, a causa dei lo-
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CINDIA, LA SFIDA DEL SECOLO

cali regimi repressivi, tanto più che questi regimi hanno ottime relazioni con la Ci-
na. Nei loro paesi vivono in un continuo stato di ansia. È quindi naturale che cer-
chino di venire in Turchia, dove non sono visti come rifugiati, ma solo come nuovi
venuti (göçmenler), dove sanno di ottenere facilmente un permesso di soggiorno e
sono liberi di lavorare. Una volta qui noi li aiutiamo a mantenere i contatti attraver-
so le nostre pubblicazioni. È ovvio che non possono avere contatti diretti, data la
situazione politica nei loro paesi.
LIMES Secondo lei quanto pesano le differenze sociali tra i tre gruppi sociali della
diaspora uigura, ossia intellettuali, mercanti e gente comune?
BEKIN Gli uiguri provenienti dal Kazakistan e dal Kirghizistan sono le persone con il
più alto livello culturale tra i cittadini dei loro paesi, a differenza di coloro che pro-
vengono dal Turkestan Orientale. Nonostante queste differenze tra i vari livelli cul-
turali, una volta giunti in Turchia non notano una gran differenza con la gente che
abita qui, neanche se si tratta degli abitanti dei villaggi dell’Anatolia. Infatti, nono-
stante il Turkestan Orientale sia molto lontano dalla Turchia, ogni abitante di que-
sto paese impara a conoscere, sin dalla scuola, la storia del Turkestan Orientale, i
suoi antichi testi, come il Divân-i Lügat-i Türk di Mahmud di Kashgar, il Qutadghu
Bilig o i testi mistici di Ahmed Yesevi. Grazie anche alle trasmissioni televisive e ra-
diofoniche, ogni turco conosce le tradizioni e la vita degli abitanti del Turkestan
Orientale, come la cucina o l’abbigliamento.
LIMES Che cosa pensa dunque delle politiche di colonizzazione del Turkestan
Orientale, in particolare di regioni come il bacino del Tarim o di città come Ürümqi
o Altay, messe in atto dal governo cinese?
BEKIN Quando lo scorso settembre venne a trovarmi il corrispondente del Finan-
cial Times, Christian Tyler, mi disse che non vi era nemmeno un portiere uiguro.
In tutta la città non incontrò che pochissimi uiguri. Da quello che so, più
dell’90% della popolazione di Ürümqi oggi è cinese. In Cina molti disperati pro-
venienti dalle regioni interne, persino ex galeotti, vengono incoraggiati, anche
attraverso sovvenzioni statali, a recarsi in Turkestan Orientale, divenendo così la
maggioranza della popolazione cittadina. Il vero pericolo è costituito dalla assi-
milazione che il governo mette in atto attraverso gli immigrati, sostenendo i ma-
trimoni misti, così da poter realizzare il processo di assimilazione senza troppi
sforzi. L’immigrazione dalla Cina interna ha poi portato la diffusione di malattie
come la Sars e l’Aids. La nostra terra ha oggi purtroppo il più alto tasso di conta-
gio da Hiv di tutta la Cina.
LIMES Che cosa pensa quindi del fatto che nelle città come Ürümqi o Khotan la
popolazione tra i sei ed i quattordici anni conosca e parli solamente il cinese
han?
BEKIN È una situazione drammatica. Del resto, oltre ai matrimoni misti, il governo
non solo impedisce che nelle scuole superiori si parlino le lingue native, come l’ui-
guro, ma per accedere alle università e dunque per entrare nel mondo del lavoro è
necessario conoscere il cinese. A chiunque non conosca la lingua ufficiale del pae-
se è preclusa ogni possibilità di avere un futuro. 201
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IL SOGNO DEL TURKESTAN ORIENTALE

LIMES Date queste premesse, cosa crede che accadrà nei prossimi anni in Turkestan
Orientale?
BEKIN Noi crediamo che il regime comunista non durerà ancora a lungo, dato che i
cinesi democratici che vivono e operano al di fuori della Cina (mi riferisco alle co-
munità cinesi degli Usa e a Taiwan) stanno dimostrando come gli stessi cinesi sia-
no contrari al regime comunista, che è repressivo prima di tutto verso gli stessi ci-
nesi. L’unica speranza è che si verifichi una svolta democratica dal basso, portata
avanti dal popolo cinese.
LIMES L’opposizione democratica cinese e le altre voci di dissenso interne ed ester-
ne alla Cina, come gli esuli tibetani o i rifugiati della Mongolia Interna, come vedo-
no la creazione, nell’aprile dello scorso anno, del World Uyghur Congress?
BEKIN Tutti coloro che si oppongono al regime di Pechino hanno sempre sostenuto
le 17 associazioni e gruppi che si battono per l’indipendenza del Turkestan Orien-
tale, ora riunite nel World Uyghur Congress.
LIMES Quanto gli attentati dell’11 settembre 2001 hanno fatto sì che si aggravasse la
situazione dei diritti umani in Turkestan Orientale? Ci riferiamo in particolare alla
campagna del «colpisci duro, massima pressione», tuttora in atto in Turkestan
Orientale. Quali crede saranno le conseguenze per le popolazioni non ancora in-
vestite dal processo di assimilazione?
BEKIN Ogni giorno migliaia di persone vengono arrestate in ogni parte del Turke-
stan Orientale solo perché manifestano la loro identità culturale con gesti come
l’andare in moschea o il ritrovarsi nelle piazze per celebrare le tradizioni popolari
del Turkestan, con antiche canzoni e danze (mäshräplär). Alla fine del 2001 una
studiosa americana di mia conoscenza venne a trovarmi e descrivendomi la situa-
zione che aveva trovato in città come Gulja, Turfan o Khotan si mise a piangere.
Nella regione di Lop Nor le operazioni militari nel quadro della campagna del «col-
pisci duro, massima pressione» e gli esperimenti nucleari hanno letteralmente deci-
mato la popolazione. Temo che se non avverrà il cambiamento politico sperato, la
popolazione del Turkestan Orientale, uiguri, kazaki e tutte le altre minoranze, spa-
rirà in quanto popolo distinto entro pochi anni.

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