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alessandro apreda

che poi
al destino non puoi mica dare sempre del tu

edizioni antro atomico docmanhattan.blogspot.com

A Paola. Senza cui non ci sarebbe stato e non ci sarebbe pi nulla

Non lo so... se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza... ma io credo, pu darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento FORREST GUMP I stay, I pray, I see you in heaven one day MOONLIGHT SHADOW

[1] Raijin Rendez-vous

I.

Perch, vede, il fatto che io cero. Quando lui arrivato, quando tutto questo successo, io cero. E cero pure quando finito. Nessuno aveva allinizio la bench minima idea del perch avesse scelto proprio la nostra citt e proprio quel posto. Voglio dire: Cosenza? Con tutti i posti del mondo? Ma... Come dice? Ah, vero, le chiedo scusa, che maleducato. Mi chiamo Biagio Antonacci, come il cantante. Solo che io faccio il giornalista, scrivo... voglio dire, scrivevo per un quotidiano locale. Un giorno il capo 36 anni, laurea in economia e commercio, uomo di unintelligenza viva ma sfruttata poco e male, se posso dirlo. Pace allanima sua mi chiama dal suo gabbiotto e mi fa: Antonacci, ce lhai sempre il pass auto per il centro storico, s? Ora, io stavo finendo di scrivere un pezzo sullo scandalo Scimmiuzzi e non avevo granch voglia di arrivare fino al centro storico. Sa, era estate, e destate a Cosenza faceva un caldo terrificante. Cos risposi senza sollevare la testa dal monitor: S, ce lho. Quello che mi manca unauto con il climatizzatore. Devo andarci proprio io? Il mio capo fece s con la testa tenendo gli occhi

chiusi. Sorridendo. Dai, su! Non puoi mandarci qualcun altro? Minetti! Minetti cha il pass e la Honda nuova, provai a insistere, sbuffando. Il mio capo fece di nuovo s con la testa, senza aprire gli occhi, mentre da dietro il monitor di Minetti Giorgio, 28 anni, diplomato, raccomandato dallo zio onorevole sorgeva al rallentatore un dito medio. E insomma presi la giacca, il registratore digitale e la moleskine e andai, senza nemmeno chiedere di cosa si trattasse. solo un tipo strano che si arrampicato sulla Prefettura, mi raggiunse la voce del capo quando avevo gi attaccato la prima rampa di scale. Chiedi in giro che vuole e, se proprio si butta, assicurati di scattare almeno qualche foto con il cellulare. Prima e dopo Arrivai a Piazza Prefettura zuppo di sudore. Sulla camicia mi si andavano disegnando le macchie di Rorschach, la cravatta penzolava senza troppa voglia dal nodo allentato, la giacca stretta in mano era un cencio di lino inservibile. Cerano almeno quaranta gradi e laria era cos ferma che tutte le persone presenti, allombra del palazzo della Prefettura e con il naso allins per guardare la scena, sembravano immobili. Poi mi avvicinai e vidi che erano davvero immobili. Che succede?, chiesi a un poliziotto, ma quello non scoll gli occhi dal tetto e si limit a fare un cenno con il volto in quella direzione, sollevando

leggermente il mento. La scena era in effetti surreale: sulle tegole arancioni del tetto della Prefettura di Cosenza cera un vecchio a piedi nudi, con una casacca di tipo orientale e il capo scoperto. Immobile anche lui. A gambe divaricate. Le mani giunte come un monaco tibetano, aveva dei grandi tamburi legati alla schiena, a formare una sorta di raggiera tuttintorno alla sua figura. Ma quello non era il primo pazzo che si arrampicava sulla Prefettura dopo aver perso la moglie o il lavoro, e di certo non sarebbe stato lultimo. O almeno cos pensavo. E invece sarebbe stato decisamente lultimo. Cos, domandai ancora al poliziotto, un musicista di strada? Un altro agente di commercio colpito dalla crisi? Sempre senza voltarsi, lagente si limit a un Guarda E proprio in quel momento il vecchio sfil da dietro la schiena un bastone e colp con forza uno dei tamburi. Nello stesso istante, un fulmine squarci il cielo bollente dagosto alle sue spalle, incendiando un grosso olmo nelladiacente villa comunale. Il fulmine non fu accompagnato da alcun tuono, e tra i presenti si lev un oooooh che era di timore ma anche e soprattutto dammirazione. Una signora dallaria distinta con il cagnolino tascabile sottobraccio azzard perfino un abbozzo di applauso. Ci fu allora un po di trambusto alle mie spalle, si udirono delle sirene, una gazzella della polizia

inchiod a pochi metri da noi e ne scese il Vice questore aggiunto Saverio Sturati. Alto, con i capelli grigi ordinatissimi sotto il cappello dordinanza, una figura militare daltri tempi. Salut i presenti con un cenno della mano, si fece largo fino al poliziotto al mio fianco e rivers sul povero agente e sui due colleghi presenti sul posto una lavata di testa di proporzioni epiche. Si pu sapere cosa diavolo stiamo aspettando?, url loro, secco. Un pazzo maneggia fuochi dartificio sul palazzo che rappresenta il Governo in citt e noi lo lasciamo fare indisturbato? Vogliamo portagli anche un caff, Verzi? Eh? EH?!? Sarebbe Terzi, signore, Gianantonio Terzi, rispose quello con una vocina Terzi, Verzi... Cosa minchia vuole che mi importi? Mi dia qua! e gli sfil di mano con fare teatrale il megafono. Con passo sicuro e aria marziale, il Vice questore aggiunto Sturati si port a ridosso della facciata del vecchio edificio color sabbia, punt il pugno sinistro sul fianco, alz il megafono verso lalto e ci url dentro: Non so chi diavolo tu sia, amico, e sinceramente non me ne frega un accidenti. Ma non siamo a Carnevale n a Capodanno, e questa comunque non Rio. Perci scendi immediatamente. O se preferisci buttati di sotto, quel che ti pare. Basta che non ci costringi a venirti a prendere lass, intesi? Ma il vecchio niente, immobile. Mi hai sentito, pezzente? Lo capisci litaliano?> Nulla.

Sei mica un extracomunitario? tes-vous un marocain? Zero. Sei muto? Che problema hai? Neanche un battito di ciglia. Adesso mi hai proprio rotto i coglioni, tuon infine il Vice questore aggiunto. Verzi! Chiama la centrale e fai mandare i mezzi con le scale. Lo faccio scendere io, questo stronzo! E guardi, ne sono sicuro, fu proprio nel sentire questultima parola che il vecchio si volt a guardare in direzione del Vice questore. Solo che gli occhi del vecchio bruciavano. No, non nel senso che lo fissavano con rabbia. Bruciavano proprio: si vedevano fin da laggi, doveravamo ammassati io e tutti gli altri, quelle fiamme. E il vecchio non si limit a guardarlo con quegli assurdi occhi infuocati: diede un altro colpo secco a quel tamburo, bam!, e un fulmine si abbatt su Saverio Sturati, incenerendolo sul posto. A quel punto ci fu un fuggi-fuggi generale, tra urla, spinte e borsettate, mentre dei nuvoloni neri ricoprivano il cielo a una velocit da cartone animato. Altri colpi di tamburo, altri fulmini, questa volta accompagnati da dei tuoni pazzeschi. Bam! Una vecchia Ritmo beige parcheggiata davanti alla statua del filosofo Bernardino Telesio esplose e gli alberi accanto al vecchio teatro Rendano presero fuoco. Quindi la statua del filosofo fin in pezzi, ponendo fine a oltre duecento anni di onorato servizio e sopportazione stoica dei numeri da circo messi in piedi dagli studenti dellomonimo,

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attiguo liceo classico; il 21 sbarrato PrefetturaCampagnano, fortunatamente privo di passeggeri, venne sventrato; tutte le finestre del liceo andarono in frantumi. Veniva gi una pioggia fitta e gelida come non se nerano mai viste. Io mi ero nascosto sotto la pensilina dellAtac, e mentre pregavo che quella storia della gabbia di Faraday studiata a scuola in fisica non fosse una minchiata, il vecchio spalanc le braccia e url: Allora io aprii la moleskine e appuntai in fretta, mentre la pioggia sbavava tutto linchiostro: vecchio pazzo giapponese scaglia fulmini. Ed parecchio incazzato.

!!!

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II.

Arriv altra polizia, la zona fu transennata e si cerc di recuperare i resti del povero Vice questore Sturati, ma la pioggia, che continuava a venire gi in modo pazzesco, aveva lavato via tutta la cenere, e da consegnare alla sua vedova era rimasto solo il cappello dordinanza mezzo bruciato. I cecchini delle squadre speciali erano stati piazzati sul tetto del Teatro, dallaltro lato della piazza, ma la pioggia incessante e le folate di vento rendevano impossibile prendere la mira. Il prefetto aveva disposto che si cercasse subito un interprete madrelingua giapponese, solo che il problema, vede, che Cosenza era una citt piuttosto piccola. Vita di provincia, meno di centomila abitanti, giusto qualche emigrante italotedesco destate. Dove lo trovavi ora, su due piedi, un interprete madrelingua? Passarono cos almeno un paio dore, durante le quali ricordo che provai e riprovai ad accendermi una sigaretta, ma il pacchetto si era talmente inzuppato che non ce nera verso, finch trovarono miracolosamente questa ragazza di Osaka che studiava alla facolt di Lingue dellUniversit della Calabria per uno di quei programmi di scambio,

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quelle robe l in cui si buttano dentro gli universitari che non channo voglia di fare un cazzo, ha presente? Lunica giapponese ufficialmente residente in citt. Beh, la infilarono in una gazzella e la portarono l. Ma appena arriv sul posto e vide il vecchio, la giovane Akiko Yamashita da Osaka apr lo sportello e corse via, urlando come uninvasata. Non fecero a tempo a riprenderla, cos ci si dovette accontentare di Gianluca Bidelli, appassionato di Giochi di Ruolo, master del locale circolo Dragons Brutium Dungeon e padrone di una conoscenza piuttosto basilare del giapponese maturata da autodidatta giocando ai videogiochi giapponesi e chattando su Facebook con una ragazza di Sapporo. Dopo avergli piazzato in mano il megafono, e avergli taciuto a tradimento la sorte toccata al Vice questore Sturati, il prefetto ordin al giovane Bidelli di chiedere al giapponese pazzo chi fosse, che cosa volesse, e soprattutto cosa diavolo se stesse facendo sul tetto del suo ufficio. Gianluca Bidelli chiese, e lo sciagurato rispose. Potrei avere dellacqua, per piacere? Grazie mille. Dovero rimasto? Ah, s: Bidelli, giusto. Ci fu questo scambio di battute tra i due, in giapponese stretto, poi il giovane appassionato di Giochi di Ruolo ripass il megafono, sorridendo soddisfatto. Emb? Allora, chiese con impazienza il prefetto. Allora come le dicevo, gli rispose il ragazzo. Lho riconosciuto subito, anche prima di parlargli. Quello Raijin, il dio giapponese dei fulmini e delle

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tempeste Il prefetto dovette impiegare qualche minuto per assimilare il concetto, perch rimase l fermo, con lespressione assente e un lieve tremito nervoso dellocchio sinistro, fissato da tutti. Il... che cosa?, chiese poi dopo aver realizzato. E cosa minchia ci fa un dio giapponese a Cosenza? Dice che c stato un errore: c finito per sbaglio. Ma visto che si trova qui, qui che avverr lincontro Incontro? Quale incontro? Incontro con chi? Ma vuoi parlare, benedetto ragazzo?!? E che ne so io, scusi? Mica me lha detto! E allora chiediglielo!!!, grid il prefetto, ormai paonazzo in volto. Fossi matto. Ha detto che chiunque oser disturbarlo, dora in avanti, subir la sua ira. Non so cosa sia questincontro di cui parla, ma io me ne vado da mia zia ad Avellino. Arrivederci Linterprete se ne and, il prefetto rimase di nuovo senza parole, e il vecchio pazzo/dio giapponese con il fuoco negli occhi riprese a fissare linfinito. Giusto al di l della valle del Crati.

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III.

Poi, per qualche giorno, non si mosse una foglia. Cio, a parte un intero stormo di Agusta-Bell AB212 dellesercito levatosi in volo dalla base di Sigonella, che venne incenerito dal vecchio con una spaventosa serie di saette. Ogni colpo di tamburo un fulmine, ogni fulmine unesplosione, ogni esplosione una palla di fuoco e una pioggia di rottami. Bam! Bam! Bam! Il ministro della difesa Santini, arrivato da Roma in elicottero, aveva dato alla cittadinanza residente nella fascia rossa ventiquattro ore per abbandonare le proprie abitazioni, dopo di che tutte le vie di accesso erano state chiuse. Luscita dellA3 alla rotatoria dellex Clinica la Madonnina, la statale da Rende, la vecchia strada che taglia la Villa Comunale, Viale Parco, la sopraelevata, la via degli zingari vicino al fiume. Tutte. Pi di quattrocento uomini della Folgore, del 1 Reggimento Bersaglieri Brigata Garibaldi, della Polizia e sei vigili urbani della Municipale stringevano dassedio Piazza Prefettura su tutti i lati, tenendo docchio la situazione e aspettando dallalto ordini sul da farsi. Lui, il vecchio, era sempre l: immobile, tutto il giorno e tutta la notte. Sul lato pi riparato della

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piazza, sotto i portici della libreria nazionale, si era allestita nel frattempo una mini tendopoli per noi giornalisti. Erano arrivati colleghi letteralmente da ogni parte del mondo, e il pi spaventato di tutti era ovviamente un giapponese, il corrispondente dellAsahi Shinbun da Roma, Hiro Muratori. Se ne stava l accucciato dietro le colonne del teatro, tremava e... no, spaventato non probabilmente il termine pi adatto. Quelluomo era letteralmente terrorizzato. Sudava paura. E andava biascicando in continuazione di unantica profezia tramandata sulle Alpi giapponesi da chiss quanto tempo. Allora ricordo che io e Jeanne Scapicchi, cronista francese di Le Monde ma originaria di Caltanissetta, cercammo di saperne di pi e iniziammo a tempestarlo di domande, ma quello teneva gli occhi sbarrati dietro gli occhiali in tartaruga, si asciugava i sudori freddi dalla fronte con un fazzoletto su cui erano ricamati i personaggi di Yattaman e non parlava. Solo alla fine del terzo giorno, mentre accettavo un po di caff fatto con il solubile offertomi dalla troupe della CNN, Muratori mi disse, nel suo italiano influenzato dalla forte impostazione sillabica giapponese e da una conversione pressoch automatica di tutte le L in R: Biagio, gurande inconturo orumai purossimo. Purofezia moruto chiara. Quaruto giorno arriveranno anche artri S, lo so, gli risposi, impegnato comero a bere quella brodaglia amarissima e fingere al contempo che non fosse una ciofeca, per una questione di buona educazione. Il vecchio ha parlato di questo

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incontro allinterprete, il primo giorno. Solo che... ehi, aspetta un momento! Quali altri? Di quali altri parla la vostra profezia? Ma Muratori era ormai solo il guscio vuoto della sua paura, e non apr pi bocca. A ogni modo, non abbiamo dovuto attendere troppo per scoprirlo: allalba del giorno seguente, un boato pazzesco fece esplodere le finestre superstiti degli edifici affacciati sulla piazza. Uscii dalla mia monoposto cerata a igloo comprata da Decathlon per una vacanza a Corf con un ronzio incredibile ancora a spasso nelle orecchie, ma dovetti coprirmi subito gli occhi, perch fuori tutto era illuminato a giorno da un bagliore al calor bianco. Solo dopo qualche istante, gli occhi ridotti a due fessure, riuscii a scorgere una sagoma nera al centro di quella luce. Quella sagoma e s, lo so che sembra incredibile, ma dopo che hai visto un dio delle tempeste giapponese dal vivo ti abitui in fretta un po a tutto, mi creda - era un uomo. Un uomo che stava calando letteralmente dal cielo. Era altissimo, possente e indossava una corazza metallica tutta intarsiata e dei calzari di pelliccia. Con una mascella talmente squadrata da annichilire quel tizio di Beautiful. In un inquietante silenzio io, Jeanne la cronista francese, i ragazzi della troupe della CNN con il loro caff terrificante, i colleghi svizzeri, inglesi, tedeschi, australiani, e perfino Hiro Muratori, guardammo questa figura nobile e maestosa, con i suoi lunghi capelli biondi, poggiarsi con la grazia di un falco su un lampione. Io sono Thor!!!, grid allimprovviso, con

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il tuono nella voce. Il lampione fu avviluppato dalle scariche elettriche, il suo faretto esplose in una pioggia di scintille, tre quarti delle macchine fotografiche dei reporter pure, e tutti tremarono per la forza di quellurlo. a alors!!, mi sussurr Jeanne allorecchio. Questo s che un dio delle tempeste! Minchia! Ora, chi fosse Thor lo sapevamo un po tutti, senza bisogno di un interprete. Voglio dire: io ne avevo letto le storie a fumetti sugli albi Corno e guardato i cartoni in TV da ragazzino, e come me molti altri colleghi. Thor il dio del Tuono, figlio di Odino, fratellastro di Loki, il ponte dellarcobaleno, il martello di uru, eccetera eccetera. Solo che non ti aspetti di incontrarlo davvero un giorno, cos. Beh, soprattutto non a Cosenza. Ma va anche detto che quello non era il Thor dei fumetti. Non era un super-eroe: era un essere bellissimo ma in grado di farti perdere i capelli dalla paura con uno sguardo. Anche senza. Ma comunque era vero, era l, anche lui immobile dopo il suo trionfale ingresso in scena in stile film di Michael Bay, ed emanava abbastanza scariche elettriche da dare energia a una piccola citt per mesi. Questo, e la sua corazza era molto meno ridicola di quella che si vede negli albi Marvel, me lo lasci dire. Quello... quello ... prese a dirmi un giornalista norvegese. Lo so. Lo so chi , gli risposi. Grazie lo stesso. Idiota.

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Poi cercai Jeanne, ma nessuno sapeva che fine avesse fatto. Allora ho avuto paura che le fosse successo qualcosa, sa, con tutte quelle piccole esplosioni provocate dalle scariche elettriche. Presi a setacciare la tendopoli dei giornalisti, le colonne l accanto, finch non trovai spalancato il portone della biblioteca nazionale e provai a cercarla l. Jeanne? Ma che ci fai qui dentro? Come sei riuscita ad entrare e, uh, cosa stai facendo?, le chiesi, dopo averla trovata in un salone polveroso del primo piano, con le finestre sventrate dalle esplosioni, i vetri sparsi dappertutto a terra, in mezzo a libri e cartacce. Jeanne era di spalle, di fronte a una grossa pila di libri e registri. Lei si gir, e si stava spazzolando con forza i capelli castani con un grosso pettine, fissandosi assorta in uno specchietto pieghevole. Ah, niente. Prova a starci te con i capelli in ordine con tutta quellelettricit nellaria. Ma non sono qui per questo. Vieni E mi trascin su al secondo piano, stringendomi delicatamente la mano con quelle dita lunghe e bellissime e io chiss che mi pensai, ma in realt eravamo diretti solo al reparto Storia e Civilt. Frug tra vecchi libri, buttando a terra tutti quelli che non le servivano per fare prima, e mentre io mi chinavo goffamente a raccoglierli, in una grande nuvola di polvere, me ne mostr uno tutta soddisfatta: Eccolo! Questo dovrebbe fare al caso nostro Le chiesi a cosa le servisse un libro di mitologia,

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visto che conoscevamo gi lidentit dei due tizi l fuori, e lei mi accarezz il volto in un modo incredibilmente francese, estremamente dolce, cos dannatamente sensuale che dovetti far ricorso a tutto il mio autocontrollo per restare concentrato su quello che Jeanne diceva. E quello che Jeanne diceva era: Sveglia, Antonacci. Il nostro giapponesino l, Muratori, citando la profezia dei nonni ha parlato di altri. Plurale. E di altro dio delle tempeste, fino a quel momento, ne era arrivato in effetti soltanto uno. Dopo altri due giorni di stallo Thor fermo come una nobile statua di marmo su quel lampione, il vecchio di fronte a gambe divaricate sul tetto come un cavallerizzo il ministro Santini ordin, di concerto con il generale GianMaria Bastoni Zanti un raid. Alcuni soldati vennero a svegliarci nella tendopoli allalba, chiedendoci di portarci allinterno della libreria nazionale. Chiedendoci per modo di dire, visto che io fui praticamente trascinato via di peso prima ancora che riuscissi a uscire dal sacco a pelo, ma vabb. Qualcuno prov a opporsi, qualcuno no, ma non ci fu comunque tempo per mettersi al riparo, perch i bersaglieri della Brigata Garibaldi irruppero nella piazza dalla discesa grande, dal lato del Teatro, gi dai tetti del vicino liceo classico Bernardino Telesio. Avanzarono e aprirono il fuoco quasi subito sulle due figure appollaiate l in alto con tutte le armi a loro disposizione. Sventagliate di mitra ed esplosioni dei colpi di bazooka avvolgevano

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le due divinit in un inferno di fuoco e fumo, mentre tutti noi ci coprivamo le orecchie e ci buttavamo per terra. Solo che quei due rimasero l impassibili, come se niente fosse. Quando tutto quellenorme volume di fuoco si plac, quando gli ultimi bossoli rimbalzarono sui sampietrini della piazza, quelli erano assolutamente illesi. Loro e quello che indossavano. Niente. Come avessero bevuto un bicchiere dacqua fresca. Fu a quel punto che Thor sorrise. Quellessere nobile, alto, biondo e maestoso, allung gli angoli delle labbra in un sorriso. E lo vedevi benissimo, perch i denti brillavano di un bianco abbagliante. Sorrise, e poi scoppi proprio a ridere, di gusto. Occhi, telecamere e reflex digitali superstiti dei presenti lo scrutavano un pelo preoccupati, quando la risata si interruppe e Thor tuon: Mittel unteran gaier?!? Non ne sono sicuro, disse il giornalista norvegese. Ma credo abbia chiesto se hanno finito Il ministro Santini ordin la ritirata e gli uomini della Brigata Garibaldi ripiegarono alla bene e meglio. Mentre una reporter della stampa cercava di strappargli una dichiarazione a caldo sullinsuccesso dellattacco, il ministro si aggiust gli occhiali, ravvi i capelli radi sulla fronte, sorrise e prese a picchiare la fronte contro un muro per la frustrazione. Passarono le ore, e niente. Pass un giorno, e niente. Ne passarono due. Poi lintero Teatro alle nostre spalle esplose. Ma fu unesplosione parecchio strana, vede.

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Perch non volarono detriti n calcinacci o polvere. Niente di niente. Nessuno si fece un graffio, anche se eravamo a due passi dalla scena. Fu una sorta di implosione, come se la struttura del vecchio teatro fosse crollata improvvisamente su se stessa in modo ordinato. Ha presente quelle scene che si vedono in tv dei palazzi fatti crollare con lesplosivo? Quelle robe cinesi? Solo che a tirar gi il Teatro di tradizione Alfonso Rendano non erano state delle cariche di tritolo piazzate con cognizione di causa ma un uomo precipitato dallalto. La struttura di stile neoclassico che aveva superato due secoli di onorato servizio resistendo stoicamente ai bombardamenti alleati del 43, venne distrutta da una figura infuocata piombata al suolo come un meteorite. Da sotto le macerie emerse poco dopo un ometto piuttosto basso, una figura tarchiata che indossava un elmo di metallo grezzo e una specie di tunica bianca. In una mano impugnava una lunga lancia dalla punta scintillante, nellaltra uno scudo dorato senza incisioni. Venne fuori, aprendosi la strada tra tonnellate di colonne abbattute ricoperte di scritte a pennarello dagli studenti e blocchi di cemento, spostandoli con lancia e scudo come fossero gli imballaggi di polistirolo di un televisore LCD. Avanz quindi lentamente verso il centro della piazza, scrollandosi di dosso la polvere con un movimento di spalle, e a ogni passo lasfalto sotto i suoi piedi tremava, come scosso da un violento terremoto. Quellessere aveva una lunga barba scura, ma accoppiata in qualche modo a dei baffi biondi. Non fosse stato per gli abiti e le armi da

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guerriero, ti dava proprio lidea di quel genere di giostrai dellEst che gestiscono gli autoscontri e i calcinculo alle fiere di paese. Il vecchio in cima alla prefettura sorrise. Thor pure. Ed ecco lultimo invitato alla festa, disse Jeanne con aria compiaciuta, reggendosi a me per non cadere. Come avevo previsto, si tratta di Perun, il dio del tuono dei popoli slavi. Mi devi quaranta sacchi, Rosenberg! Il collega norvegese, indispettito, pag subito la scommessa. E fu proprio a quel punto, vede, che le cose si fecero parecchio confuse.

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IV.

Perch, si chiedeva il ministro Santini parlando fitto con Bastoni Zanti, mentre i suoi uomini cercavano di allontanare microfoni e telecamere ma ci chiedevamo in buona sostanza anche tutti noi altri, giornalisti e soldati - cosa si incontreranno mai a fare in un posto tre incazzosissimi dei della tempesta come quelli? Lidea della rimpatriata tra vecchi amici con partitella era decisamente da scartare. E che il vecchio Raijin, quel dio giapponese pazzo fosse finito proprio l per caso, avesse dato il via a quellenorme circo per sua stessa ammissione nel posto sbagliato, non contava ormai pi nulla: il centro storico di Cosenza era destinato, che lo volessimo o meno, a fare da sfondo a una battaglia dalle conseguenze inimmaginabili. Anche se io, sa, una qualche idea sui danni, a giudicare dal casino che quei tre avevano piantato al loro arrivo, pur nellassenza totale di punti di riferimento storici al riguardo me la stavo gi facendo. Fatto sta che ci aspettavamo tutti che le cose potessero precipitare da un momento allaltro. E invece per due giorni non successe nulla. Ma niente. Proprio zero.

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Perun si era unito agli altri due nella loro ferrea immobilit contemplativa: fermo al centro della piazza, fissava intensamente il vecchio Raijin sul tetto, il quale fissava intensamente a sua volta Thor sul suo lampione, che fissava intensamente il primo, chiudendo il triangolo. La mattina del terzo giorno mi svegliai per di colpo, perch qualcuno stava armeggiando dallesterno con la lampo della mia tenda. Pensai fossero di nuovo i bersaglieri, ma invece era Jeanne. Le chiesi che cera ma lei mi mise un dito sulle labbra per zittirmi, poi mi trascin fuori cos comero, scalzo, a petto nudo e in boxer. E con, ecco, unerezione mattutina di un certo livello. Mi sono alzata presto per scattare delle foto a Thor. Per quanto sia difficile crederlo, con la luce dellalba addosso quel gran manzo sembra ancora pi figo, mi sussurr allorecchio, fingendo di non far caso alle mie condizioni. Fuori non cera nessuno dei nostri: tutti i colleghi dormivano ancora. Ma sono sicura che qualcosa stia per accadere. Tipo, beh, ora Come fai a dirlo?, le chiesi, con la bocca ancora impastata nel cemento e gli occhi appiccicati. Guarda l, brutto mfiant E io guardai, e Thor stava di nuovo sorridendo. Sorrideva, con quel bagliore dei denti che avrebbe abbagliato un automobilista e costretto in un angolo, in preda alla vergogna, tutti i testimonial di qualsiasi marca di chewing-gum mai apparsi in televisione. E in qualche modo ebbi anchio la netta sensazione che s, ceravamo.

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Era arrivata davvero la fine. Dobbiamo andare subito via di qui, dissi a Jeanne, netto, senza scollare gli occhi dal dio norvegese. Sei pazzo, Antonacci? Proprio ora che ho loccasione per lo scoop della vita? Cosa pensi che mmmmmhhhh?!?. Ma non riusc a finire la frase perch la stavo baciando con passione. Ti voglio, Jeanne, e soprattutto ti voglio viva, aggiunsi dopo un po, prendendo a tirarla via di l. E lei un po non se laspettava, un po forse s, ma fatto sta che mi guard per due interminabili secondi con quegli occhi suoi dolcissimi che avrebbero fatto venire gi il mondo, e proprio quando il nostro di mondo stava per venire gi per davvero disse solo: Ok Il tempo di raggiungere di corsa la fine del colonnato, e inizi a montare un enorme bagliore alle nostre spalle. Sembrava quella scena del film Akira in cui tutta Neo-Tokyo va in pezzi, e limmagine non era particolarmente rassicurante. Guarda!, grid Jeanne, ma non cera tempo per fermarsi. Mi ritrovai davanti Muratori, che era appena uscito dalla sua tenda; lo afferrai per un braccio, cercando di trascinare via anche lui, ma quello non si muoveva, fissava la scena dietro di noi ipnotizzato. Allora provai a far leva sul senso di responsabilit tipico dei giapponesi, a tradimento, e gli urlai in un orecchio: Hiro, la tua famiglia! La mossa funzion, e tutti e tre ci precipitammo verso la discesa di Corso Telesio a rotta di collo. Se fossimo riusciti a raggiungere in tempo langolo,

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a svoltare nel Corso, a mettere abbastanza metri e vecchi palazzi di inizio Ottocento in pietra tra noi e quella piazza, a raggiungere la mia vecchia Seat senza laria condizionata parcheggiata da qualche parte allaltezza della piazzetta Toscano, a mettere in moto e a schizzare via a folle velocit verso la periferia est della citt, forse, ma solo forse avremmo avuto qualche probabilit di farcela. Dietro di noi, intanto, iniziavano a risuonare le raffiche dei mitra e i colpi di bazooka e le urla dei soldati, mentre il bagliore cresceva ancora dintensit. Correvo ormai alla cieca, con una mano stretta sul polso di Jeanne e laltra davanti agli occhi, per ripararli da quella luce accecante. Muratori urlava delle robe in giapponese come un maestro di kendo. Raggiunto langolo, il cielo fu scosso da un tuono pazzesco, e preso alla sprovvista appoggiai male un piede sui sampietrini, scivolai e finii gambe allaria prendendo una botta pazzesca sullosso sacro. Hiro e Jeanne mi aiutarono a tirarmi su afferrandomi per le braccia, e mentre mi rialzavo, un istante prima di rimetterci a correre, un istante prima che tutto finisse, mentre i tuoni rendevano impossibile parlarsi, sentire, anche solo pensare, non fui in grado di resistere alla tentazione e lo feci. Mi voltai. Il bagliore si era esteso a coprire tutta la zona. Tutta la piazza, tutto quanto restava degli edifici l attorno, tutte le macerie del Teatro di tradizione Alfonso Rendano, tutto il campo bruciato che era stato la villa comunale, tutte le pareti rivestite a piastrelle color marroncino del liceo Telesio sulla collina, tutti i soldati e le loro armi e i giornalisti

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terrorizzati brillavano. Al centro, il cuore pulsante di quella supernova erano tre figure ora vicine, tre sagome scure immerse nella luce. Il vecchio orientale con i tamburi, la stazza imponente del norvegese, il dio slavo basso e tarchiato con lancia e scudo. Solo che non stavano combattendo. Si davano delle gran pacche sulle spalle, e ridevano. Mentre i tuoni facevano tremare tutto e tutto veniva gi. E allora, vede, ho avuto come limpressione che quella non fosse una battaglia tra dei, uno scontro fra esponenti omologhi di tre diverse e antiche mitologie. Ma pi che altro, effettivamente, una rimpatriata tra vecchi amici con partitella. No, non sono pi tornato a Cosenza. Neanche dopo, negli anni della ricostruzione, quando le piogge hanno finalmente abbandonato la citt e il comune ha rimesso in piedi tutto quanto grazie ai soldi della comunit europea, con la piazza ora dedicata al ministro Santini e al generale Bastoni Zanti. Vivo a Parigi con Jeanne, in un trilocale del sesto arrondissement. Non ci siamo ancora sposati ma abbiamo tre bambini, e ci danno delle belle soddisfazioni. Soprattutto il piccolo Vito. un nome molto calabrese, Vito: sa? Qualche volta, quando viene gi un bellacquazzone e le strade di St-Germain-des-Prs sono rischiarate dai lampi, guardando la pioggia dalla finestra del nostro quarto piano pensiamo che potrebbe succedere ancora. Che l, o da qualche altra parte, potrebbe avvenire un nuovo incontro. Ma in genere solo pioggia.

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[2] Italia: la Storia Futura

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I.

Luca si guard attorno piuttosto perplesso. Cazzo di posto per un appuntamento. Il senso di vuoto era davvero spiazzante. Quanti campi di calcetto ci sarebbero venuti puliti-puliti l dentro? Otto? Dieci? E poi tutte quelle colonne annerite, le scritte con lo spray dappertutto. Porci. Maiali. Dovete morire. Giovanna una zoccola. Anche se questultima, si disse Luca grattandosi il mento, non doveva avere molto a che fare con le scritte precedenti. Oh, beh. Che poi era proprio strano, pens, perch lunica Giovanna che aveva conosciuto in vita sua era decisamente anche lei una grandissima zoccola. Hai visto la vita, alle volte. Ma dove diavolo era Marta? Una volta la ricerca, una volta le foto per la ricerca... erano mesi che lo costringeva sempre a raggiungerla in quei posti di merda, dove non cera MAI unanima viva attorno. Che poi raggiungerla: s, ma dov che era finita? Non si era detto alle 7? Luca Murazzi port gli occhi sullora proiettata sul polso dal suo iLive, per la quindicesima volta negli ultimi trenta secondi. Tutto quello spazio vuoto gli metteva addosso unansia incredibile. Ma non possono tirarci su qualcosa? Un multilivello?

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Con i problemi di parcheggio che abbiamo in questa citt di merd... Ehil! Marta era sbucata allimprovviso da dietro una colonna, urlando a non pi di sedici, diciassette centimetri dal suo padiglione auricolare sinistro. Cogliendolo TOTALMENTE alla sprovvista. Luca era riuscito in qualche modo a non gridare, ma lo sforzo di autocontrollo gli era costato carissimo: il sangue gli scorreva sottopelle misto ad aghi di ghiaccio, e un ragno enorme gli stava mangiando lo stomaco. Ma che diavolo di modi sono? Doveri finita? Sono almeno dieci minuti che S, s, lo so, lo so, laveva interrotto lei, tirandolo per una mano. Dai, vieni. Ch non ho ancora finito con le foto Mezzora dopo, Marta stava ancora scattando con il suo iLive altre istantanee arricchite del posto. Dettagli delle colonne. Di quelle scritte oscene. I segni delle fiamme un po ovunque. Luca continuava a sentirsi dannatamente fuori posto l, e sperava che la sua ragazza finisse presto questa storia della ricerca per il dottorato. Ch lui di girare in mezzo a quelle rovine devastate, fine settimana dopo fine settimana, ne aveva piene le tasche. Aveva saltato pure lanticipo, latteso derby Lodigiani-Lazio, per andarsene a prendere freddo in quel circolo per fantasmi. E la Lodigiani si giocava quel sabato sera un posto in Eurasia League, porca di quella vacca puttana. Cos che mi volevi chiedere?, gli domand Marta, arrotolando lo schermo delliLive allinterno

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del dispositivo. Perch vai in giro ancora con un personal life assistant del paleozoico?, le rispose Luca abbracciandola da dietro. Di quand quel modello? Del 2030? 35? Ah, ah. Spiritoso. Quando vuoi fai sempre a tempo a regalarmelo, un 3.0. Dai, seriamente: cos che volevi sapere? Luca si allontan di qualche passo, le mani sprofondate nelle tasche, il ciuffo di capelli castani liscissimi che gli penzolava su un lato della testa per il resto rasata, per fissare la curva interminabile di colonne sfigurate. Ma no, niente. Mi chiedevo perch questo posto sia stato ridotto cos. Che cosera, poi? Un mercato? Un cinema sensoriale allaperto? Marta rise forte, poi si copr gli occhi con una mano e scosse lentamente il capo da un lato allaltro. Ma davvero non lo sai?, gli chiese fissandolo con occhi da maestrina, ma continuando a mostrare i denti bianchissimi nel suo sorriso al pro-fluoro. Luca si limit a stringersi nelle spalle. Cazzo ne so. Studio medicina, casomai te lo fossi scordato. E al liceo abbiamo fatto fino alla terza guerra del golfo. Poi alla professoressa venuto un ictus e ciao. Mai coperto Qui cera... diciamo il nucleo di unimmensa istituzione, prese a spiegare lei, guardandosi attorno. Unistituzione spirituale che raccoglieva milioni... boh, miliardi di persone in tutto il mondo. Era chiamata religione cattolica. Possibile tu non ne abbia mai sentito parlare?

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Luca ripet meccanicamente lo stesso gesto di prima, invitandola a continuare. Questo posto ne rappresentava il simbolo, il fulcro, praticamente tutto. I romani lhanno chiamata piazza San Pietro per centinaia di anni Fino...? Fino allinverno del 2013. Quando successe quello che successe, e la religione cattolica mor

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II.

Mor? Come sarebbe a dire? Come muore unistituzione? Vieni, vieni che ti faccio vedere, gli rispose Marta, tirando su la ciocca che le pendeva sulla fronte per ravviarsi i capelli nerissimi ricchi di riflessi Raven4. Solo andiamo via di qui, che col buio questo posto effettivamente spettrale Lo prese per mano e si allontanarono a piccoli passi dalla doppia fila di colonne, da quello spiazzo vuoto e senza senso. Luca si gir per un attimo a guardare da sopra la spalla quellenorme cupola annerita. Sventrata da un incendio? Da unesplosione? Guarda, gli disse Marta non appena furono tornati in mezzo alle luci della citt viva. Srotol lo schermo del suo iLive 2.0, tracci delle linee con le dita sottili sul display in tessuto flexylon e apparve una vecchia sequenza video di almeno cinquantanni prima. Quella stessa cupola era divorata dalle fiamme. Una folla inferocita lanciava sassi nella piazza, contro le colonne, sulle facciate degli edifici circostanti. Qua e l, in mezzo alla fitta sassaiola, il bagliore di una bottiglia incendiaria. Poi unaltra,

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e unaltra ancora. Su un lato un gruppo di uomini, con degli assurdi, minuscoli copricapo color porpora e degli altrettanto inquietanti abiti lunghi cercava di mettersi in salvo da unuscita laterale, protetto da guardie con vestiti colorati, lunghe lance e armi automatiche che sparavano ad altezza duomo. Ma il gruppo veniva raggiunto dalla folla e... VISIONE NON ADATTA A UN PUBBLICO FACILMENTE IMPRESSIONABILE. CONTINUARE? LUTILIZZO REGOLARE DI SelfSecure PUO AIUTARE A MIGLIORARE LA PROPRIA... Luca si sporse verso il display per saltare il messaggio infospot e far proseguire la riproduzione del filmato, ma Marta lo ferm bloccandogli delicatamente il polso, e riavvolse lo schermo delliLive. Non necessario vedere il resto. E di sicuro non voglio rovinarmi lappetito, precis sorridendo mentre metteva via il suo personal life assistant. Qualche minuto pi tardi, la monorotaia proseguiva la sua corsa silenziosa verso gli alveari della periferia nord. La testa poggiata sulla spalla di Luca, Marta fissava svogliatamente lolonotiziario, con le ultime decisioni del governo eurasiatico per fermare i suicidi di massa nelle fabbriche intensive nel sud di Italia, Spagna e NeoGrecia. Luca stava ancora pensando a quella storia di Piazza San Pietro. Ok, ma perch successo? Per avere per centinaia di anni il possesso di tutti quei beni, in centro, immagino che questa istituzione fosse

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potente. Molto potente. Perch si scatenata quella rivolta?, le chiese. Marta si tir su a sedere e si stiracchi le braccia trattenendo uno sbadiglio. Beh, quando successero quei fatti che hai visto, la Chiesa veniva gi da un periodo di forte crisi. Pochi mesi prima si era scoperto che i suoi vertici erano coinvolti anchessi in brutte storie di pedofilia. Malcontento e insofferenza andavano gonfiandosi sempre pi. Il Presidente, che fino a quel momento aveva difeso le gerarchie cristiane, stava cavalcando la campagna dodio, varando una serie di leggi fortemente restrittive dei loro privilegi e delle loro libert Ho capito, ma immagino ci sia stato un qualche evento scatenante, per passare dal malcontento al lancio delle molotov Esatto. Proprio mentre il capo della religione cristiana era costretto a difendersi dalle accuse sui primitivi mezzi di comunicazione dellepoca, salt fuori, con un tempismo incredibile, questa storia della ricerca inglese Quale ricerca?, chiese Luca mentre laiutava ad alzarsi. Le porte della monorotaia si erano aperte davanti allingresso dellAlveare Sogno di Una Notte di Mezza Estate con Fanta 31, il blocco abitativo del nido assegnato a Marta. Luca viveva l con lei ormai da quasi un anno, e una volta era addirittura riuscito a pagare un mese dellaffitto. Un professore inglese e la sua equipe avevano fatto delle clamorose scoperte su quelli che erano gli elementi fondanti della religione cristiana. Elementi

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di cui la Chiesa sarebbe stata a conoscenza da secoli, ma avrebbe nascosto per non perdere tutto. La storia ne parla come della Crisi Milton. Dai, almeno questo nome lavrai sentito qualche volta... Ma lo sguardo perso nel vuoto del suo ragazzo, mentre lascensore li sparava verso il novantaseiesimo piano del blocco F dellAlveare, chiariva che no, non ne aveva mai sentito parlare, perci Marta prosegu: Milton e i suoi avevano concluso le loro ricerche gi da qualche tempo, ma annusando puzza di bruciato qui a Roma scelsero con cura quando far esplodere la bomba. Il risultato, beh, fu semplicemente devastante E che aveva scoperto Milton? Vedi, rispose Marta, entrando per prima nel suo nido e sfilandosi le ballerine dai piedi, il Cristianesimo si basava sulla storia di un essere divino incarnatosi in questuomo, Ges. Il figlio di un carpentiere di quella che oggi la Zona Radioattiva Mediorientale. Condannato a morte, ucciso su una croce di legno per redimere i peccati di tutti gli uomini, e poi risorto per guidarci dallalto. O qualcosa del genere Fammi indovinare, la interruppe Luca mentre si toglieva i vestiti per entrare nella doccia a vapori. Si scoperto che in realt questo Ges non mai morto su quella croce, non cos? No, gli rispose Marta, togliendosi il poncho cromomimetico per seguirlo sotto la doccia. Si scoperto che non mai esistito.

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III.

Marta dormiva gi da un po. I capelli aperti a ventaglio sul cuscino come un piccolo stagno nero. Luca aveva sentito da qualche parte che gli uomini trovano incredibilmente sexy le proprie compagne quando indossano una loro camicia per dormire. Cazzate. Marta non era mai stata pi sexy di cos, ora, con addosso solo la sua maglia della Lodigiani. Quella dellanno prima, della trionfale cavalcata verso lo scudetto. Sorrise per un attimo, ripensando a quella vittoria in trasferta contro la Fiat-Mitsubishi Torino, a quella clamorosa rimonta, sotto di due gol a inizio secondo tempo e quattro a due al fischio finale. Poi si ricord di essersi perso lanticipo con la Lazio per raggiungere Marta, e torn ad affacciarglisi nella mente quella storia del Cristianesimo. Gli sembrava tutto cos assurdo. Fece per prendere il vecchio iLive di Marta, allungandosi verso il comodino di lei, poi ebbe timore di svegliarla e lasci perdere. Si alz lentamente, cerco tentoni nelloscurit artificiale perfetta del nido lo zaino, ne sfil liLive 3.0 e alla flebile luce dello stand-by del suo personal life assistant si fece strada fino al bagno. Seduto sulla tazza, Luca tracci con le dita le

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parole Crisi e Milton sul display e sfil dal dispositivo i tre sensori iFeel. Applic il primo nel condotto uditivo dellorecchio destro, gli altri due nelle sacche congiuntivali e chiuse gli occhi. La stanza era piena fino allinverosimile. Dietro un lungo tavolo, alla testa di un piccolo drappello, cera un uomo alto, con la pelle bianchissima, radi capelli biondi tirati allindietro, gli occhi azzurri spiritati. Buonasera, disse luomo in un italiano senza inflessioni, con voce bassa e calda, da speaker radiofonico. Mi chiamo Albert Milton. Sono qui per dimostrarvi perch quello in cui molti di voi credono una gigantesca bufala Detto questo, torn a sedersi, versandosi con fare teatrale dellacqua in un bicchiere mentre la sala esplodeva. I tre uomini accomodati alla sua destra e le due donne alla sua sinistra, il resto del suo team di ricerca, avevano unaria sicura, serena, nonostante il caos in cui le parole di Milton avevano precipitato in un battito di ciglia la conferenza stampa. Dalla sua poltroncina in prima fila, Luca si volt a guardare i giornalisti che lo circondavano. Sapeva coscientemente di non correre alcun pericolo, eppure essere avvolto da quelle urla gli metteva addosso un senso di disagio particolarmente vivo. Lei un pagliaccio, Milton!, gridava un tizio con unoscena giacca grigia sulla destra, trattenuto a stento da un paio di sottoposti. Possiamo sapere dove abbiamo sbagliato, maestro? Vuole illuminarci?, chiedeva con le

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braccia incrociate al petto e lespressione fastidiosa da ragazzino sarcastico un altro, la pancia contenuta a stento da una maglietta viola su cui era cucito, vai a capire il perch, un piccolo coccodrillo verde. Ma erano solo le prime due frasi di senso compiuto che Luca era riuscito a distinguere in quella cacofonia di schiamazzi. Poi Milton si alz, tese i palmi delle mani davanti a s e invit tutti alla calma. Gentile monsignore, esimio direttore, disse ai due che avevano parlato. Calmi, vi prego. Non c motivo di scaldarsi. Se siamo qui, oggi, solo per mostrare al mondo il risultato del nostro lavoro. Qualcuno lo trover interessante, molti lo considereranno blasfemo. Lo so io, lo sanno i miei assistenti, e tese la mano verso le due giovani donne accanto a lui. Bona la bionda, pens Luca. Ma prima di ogni altra cosa, vi prego di guardare queste slide alle mie spalle. Luca si aspettava che partisse unolovisione, poi si ricord dove si trovava, e inarc di disgusto un sopracciglio nel vedere delle immagini proiettate sulla parete alle spalle di Milton da una qualche fonte di luce primitiva. Immagino voi tutti sappiate cosa sono questi testi, chiese Milton sorridendo, mentre quella luce gli disegnava parte dellimmagine sulla giacca. Luca strizz gli occhi per mettere a fuoco quelle scritte minuscole piene di numerini, ma decise di lasciar perdere non appena iniziarono a fioccare dal pubblico le prime, sdegnate risposte.

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S, esatto. Sono pagine dei vangeli, prosegu il professore, pronto ad affondare il colpo. Ora chiedo a voi tutti, signori: quanti dei quattro evangelisti hanno conosciuto Ges? Quanti tra gli apostoli di cui ci parlano gli Atti del nuovo testamento lo hanno mai incontrato? Solo qualche mormorio sommesso dalla platea. Proprio cos. Come sapete, nessuno. Nessuno di loro ha mai incontrato personalmente Ges. Anni dopo la sua morte, queste persone hanno raccolto le testimonianze esistenti presso le loro comunit. Testimonianze nate da quello che il figlio di Dio ha fatto sulla Terra, abbiamo sempre pensato. Oppure..., e Milton si ferm, indicando con un cenno a uno dei suoi, un riccetto con grossi occhiali da vista e una camicia che Luca non avrebbe mai indossato neppure sotto tortura, di far partire limmagine successiva. Oppure questo Sulla parete erano proiettati ora dei... boh? Luca non avrebbe saputo definirli. Rotoli? Rotoli di pelle vecchia? Qualunque cosa fossero, erano coperti da scritte incomprensibili. Oppure un uomo in punto di morte, un uomo molto potente, Michele di Arimatea, confessa di aver inventato tutto. Di aver costruito a tavolino la vita di questuomo per le ragioni che vedremo, e di averne iniziato a parlare presso tutte le comunit della Giudea. Di aver mandato i suoi uomini nei piccoli villaggi come nelle piazze di Gerusalemme. Di aver pagato Paolo e altri personaggi che voi oggi considerate padri fondatori della Chiesa perch

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lo aiutassero. A diffondere il verbo, coltivare la leggenda. Poi la leggenda diventata culto, e il culto si dato una forma con i vangeli, i quattro che conosciamo e tutti gli altri scartati dallortodossia cristiana nel ricomporre il puzzle delle sue origini. Poi il culto diventato istituzione Lei pazzo! Pazzo!, riprese a gridare luomo con la giacca grigia di prima. Aveva al collo uno strano collare di cartoncino bianco, come alcuni degli uomini braccati nella piazza nel video che Luca aveva visto quel pomeriggio. Cap che doveva essere coinvolto con listituzione, e questo ne spiegava la rabbia, che ormai gli aveva deformato i tratti del viso, tramutandolo in un grasso mascherone rosso. Il resto dei presenti era precipitato invece in un silenzio imbarazzante. Non volava una mosca. Anche lomino con il coccodrillo aveva perso lespressione sarcastica di prima, e fissava interessato le foto di quei vecchi rotoli. Qualcuno parlava con tono concitato dentro dei barbari mezzi di comunicazione personale a forma di mattoncino, coprendosi laltro orecchio con una mano. No, signori, vi assicuro che non sono pazzo, prosegu imperturbabile il professore inglese. Lei pi di ogni altro, monsignore, dovrebbe saperlo, disse seguendo con lo sguardo luomo con la giacca grigia e il collare che si era alzato per lasciare la sala, scortato dalla sua coda di secondi. Alla ricerca di nuovi documenti sulle origini del Cristianesimo, con il mio team abbiamo cercato per anni i diari di Michele di Arimatea, citati da altre fonti dellepoca. Abbiamo scoperto che una copia in copto era

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custodita dal Vaticano, ma non ci mai stato concesso di accedere ad essa. Pausa scenica. Beh, poco male. Perch quelli che vedete alle mie spalle sono i diari originali E luomo con la giacca grigia e il collare si ferm, proprio davanti a Luca. Aveva gli occhi sbarrati e la fronte imperlata dal sudore. Mi sa che mo so cazzi, disse Luca al giornalista seduto accanto a lui, che non poteva sentirlo.

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IV.

Luca si accomod meglio sulla poltroncina, convinto che il bello stesse per arrivare. Solo dopo qualche istante not la bionda procace che gli sedeva davanti. Com che non laveva vista prima? Aveva questo vestito rosso fuoco, una specie di tuta che la fasciava dal collo ai piedi, ma con una scollatura sul davanti aperta su un paio di bocce enormi. Proprio come piacevano a lui. Anche quei capelli biondi vaporosi erano esattamente come... ah. Certo. La scena tuttintorno a lui si era bloccata. La bionda si gir verso Luca, si lecc le labbra e gli strizz locchio. Poi attacc, con tono ipnotico: Per ascoltare la simulazione dei pensieri del monsignore, scarica il pacchetto aggiuntivo Storiopatia per il tuo iLive sui... Infospot del cazzo. Luca chiuse gli occhi, scroll con forza il capo e fece sparire la bionda. La scena torn a vivergli attorno. Milton aveva ripreso a parlare, sempre rivolto alluomo con la giacca grigia e il collare bianco. Proprio cos, monsignore: gli originali. Stavamo seguendo una pista per trovare degli altri frammenti di quel periodo, quando abbiamo avuto questo

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ENORME colpo di fortuna e ci siamo imbattuti proprio nei diari di Michele di Arimatea. Le assicuro, non potevamo credere ai nostri occhi: anni ad aspettare inutilmente dal Vaticano il permesso per consultare quelle copie, e poi da una grotta saltano fuori gli originali. Custoditi perfettamente, con tutta la storia. Tenetevele pure quelle copie, monsignore: ho idea che non ci serviranno pi Luca allung il collo per guardare il volto delluomo con la giacca e il collare, e gli parve in procinto di esplodere. Ciarlatano!, url unultima volta a Milton, prima di lasciare la sala con buona parte del codazzo. Due dei suoi per rimasero, tornarono a sedersi in prima fila e presero a registrare quel che Milton diceva con delle volgari scatolette color metallo. Ci furono dei secondi grondanti silenzio, mentre il professore inglese si versava altra acqua da un contenitore di vetro inquietantemente privo di marca. Come fa a esser sicuro dellautenticit di questi diari?, chiese quindi luomo con il coccodrillo sulla maglia. Milton fin di bere con calma. Poi sorrise e allarg lentamente le braccia. Abbiamo eseguito tutti i test possibili per esser certi della datazione dei diari. Quanto al loro contenuto, come detto, sono molte le fonti dellepoca che li citano, sebbene voi non ne abbiate mai sentito parlare. Poi aggiunse solo un Naturalmente, e torn a sedersi, soddisfatto come un gatto che ha appena scovato unintera colonia di topolini.

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E perch questo Michele avrebbe dovuto farlo? Perch inventarsi questa... questa storia?, domand un altro giornalista dal fondo. Come dicevo allinizio, riprese Milton senza perdere quel mezzo sorriso da rassicurante predatore, sappiamo anche quello. lo stesso Michele a spiegare nei diari le sue ragioni. A capo di un movimento che, usando unespressione moderna, potremmo definire un movimento di resistenza nei confronti delloccupazione romana, Michele era stato un seguace di Giuda il Galileo. Poi per, a quanto ci dice, aveva avuto dei dissidi con gli zeloti, non si riconosceva pi nei loro metodi di lotta. Aveva capito che lunico modo per cacciare veramente i romani era cambiare la mentalit dei giudei. Far entrare nella loro mente questa idea del dover rispondere solo a Dio e non pi a Cesare. Gli serviva solo una figura che incarnasse il nuovo corso, un catalizzatore. E se n inventato uno. Il resto la storia che conoscete: il sentimento antiromano si lega a filo doppio al primo cristianesimo, anche se le cose non vanno come Michele sperava e la prima guerra giudaica porta solo la distruzione del tempio di Gerusalemme. Beh, almeno il nostro amico di Arimatea morto di vecchiaia, anni dopo, e non stato costretto a suicidarsi come i suoi ex amici zeloti a Masada I giornalisti si guardavano lun laltro, tutti pronti a chiedere qualcosa ma nessuno veramente intenzionato a farlo. Luca incroci le braccia sullo schienale della poltroncina davanti a lui, ci accomod sopra il mento e pens che doveva esser

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stata una bella botta. Credi che una cosa sia vera per tutta la vita, poi arriva un tizio con i capelli radi e gli occhi spirati e ti dice che no, falsa. Tu vorresti rispondergli oh, cazzo dici, ma pi ci pensi e pi ti convinci che tutto quadra, e non riesci a dirgli pi un bel niente. Luomo con il coccodrillo si era lasciato andare sullo schienale della sua poltrona. Fissava un qualche punto indefinito sulla parete alle spalle del gruppo di Milton, ora completamente bianca. Lespressione da ragazzino sarcastico di poco prima laveva abbandonato, come un cane clonato mollato su uniperstrada padana. Chiaramente capisco bene, signori, riprese Milton per spezzare quel silenzio inquietante, che tutto ci sia difficile da... Luca non riusc a sentire il resto perch qualcuno laveva afferrato da dietro per le spalle e lo stava scuotendo con forza. Si gir, e si trov di fronte Marta con addosso solo la maglia della Lodigiani, in piedi seminuda in mezzo agli altri giornalisti. Luca! Luca! Staccati!, gli urlava, continuando a scuoterlo come un pupazzo RealBaBee. Luca si port le mani ai due sensori infilati nelle sacche congiuntivali, li sfil, e si ritrov nel bagno di Marta, seduto a cavalcioni sulla tazza del cesso. Tremavi tutto, sbattendo le palpebre. Sembravi un neurotossico. per questo che odio questi dannati iLive 3.0!, gli disse lei, meravigliosamente sexy in quella sua aria un po preoccupata, parecchio incazzata.

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Si rimisero a letto, ma lui non aveva ancora voglia di dormire. Caspita che storia, tes, non puoi capire!, le disse accarezzandole i capelli nerissimi, mentre lei si rannicchiava su un lato per riprendere sonno. Certo che quel Milton ha preso a calci in culo le convinzioni di milioni di persone come se niente fosse. Arriva e sbam! Tutti zitti. Te lho detto, gli rispose lei, aggiustandosi il cuscino. La crisi Milton un evento fondamentale della storia recente. E quelluomo, comunque, oltre a essere uno stronzo sapeva il fatto suo Ma te, tes, com che conosci tutte queste cose su quellistituzione, su quel Cristianesimo? Ma scusa, perch credi ti abbia trascinato in quegli edifici decrepiti e bruciati in giro per la citt? Di cosa credi mi stia occupando per il mio dottorato? Vuoi dirmi che non era una ricerca sul vandalismo?, le chiese il suo ragazzo cascando dal peroDole.

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V.

Marcus si guard ancora una volta indietro. Continuava a ripetersi che le sue erano solo stupide paranoie: nessuno lo stava seguendo, a nessuno importava un bel niente di lui. Eppure non riusciva a fare a meno di sentirsi nervoso. Affrett il passo in mezzo alle vetrine di Via Tuscolana, per quel che gli veniva possibile. Una bella donna dai capelli lunghi e neri e dai tratti vagamente orientali, appoggiata con le spalle a una vetrina di abiti da uomo, gli sorrise. Sconto del 30% solo per questa settimana per tutti i possessori di carte Slave, TransAmerican Express, EurasianCard, attacc la donna con un tono completamente neutro appena Marcus fu a meno di due metri. Marcus non la degn di uno sguardo e le pass in mezzo. Dannati infospot, pens, aggiustandosi il bavero del lungo giaccone scuro che indossava. Si ferm un attimo a prendere fiato, non resistette alla tentazione di guardarsi unaltra volta alle spalle, poi imbocc con passo incerto la traversa che saliva verso il mercato del pesce sintetico. Era proprio in momenti come quello che Marcus sentiva tutto il peso dei suoi settantatre anni e di una vita vissuta

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immerso fino al collo nelle menzogne. Era arrivato a Roma pi di cinquantanni prima, ma ancora non riusciva a sentirsi romano o italiano. Tantomeno eurasiatico. Pens alla nave di profughi con cui era sbarcato a Napoli nel 2014, dopo la fuga da Pittsburgh per la Grande Esplosione. Con lui cerano tanti altri americani colpiti in misura diversa da quello che era successo in Pennsylvania. Orfani, donne sole, storpi, gente comune senza pi niente, neanche un po di dignit. Furono tutti chiusi a lungo in quarantena, poi smistati verso le zone bruciate del sud o la Grecia. Lui no. A differenza degli altri americani, Marcus era stato trattato bene. Per via della sua condizione, del suo lavoro. Svolt langolo e si trov davanti un vecchio mendicante buttato in terra su un cartone. Aveva subto lamputazione di una gamba, e quel vecchio pantalone pieno di macchie era annodato poco sopra il ginocchio come un fazzoletto. Il vecchio, il cui capo era ricoperto da una lanuggine rada e unticcia, reggeva in mano un cartello sporco come tutto il resto. Sopra cera scritto: Aiutatemi. Ho combattuto le Guerre del Sud contro i rivoltosi negli anni 20. Ho combattuto anche per voi. Il vecchio tese una mano verso Marcus, che si strinse nel bavero e pass oltre, nauseato da quella vista e da quellodore. Attravers la grande piazza del mercato del pesce sintetico, a quellora popolata solo da qualche ratto, e pass davanti alla solita Chiesa bruciata. Quante volte aveva fatto quella strada? Quante volte si era trovato davanti ai resti antichi, coperti di

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rovi, di quelledificio incenerito? Eppure quella vista era capace ogni volta di turbarlo. Perch lui cera. Quando era scoppiata la fase pi feroce e crudele della Crisi Milton. Aveva assistito alla feroce caccia alluomo, alle devastazioni. Vi aveva preso parte. Il Presidente, allora, aveva disposto che nessuno potesse pi parlare della Chiesa, del Cristianesimo, di tutto quello che era successo. Per aveva voluto che gli edifici bruciati e distrutti restassero l, cos comerano, con le pareti nere e i portoni sfondati, senza pi arredi o vetrate. Cos la gente smise di parlarne, ma per molti anni continu a serbare il ricordo di quello che era successo. Il ricordo e il terrore. Ma ora non aveva pi importanza. La Crisi Milton era solo una data sui libri di storia, e nessuno ricordava pi niente, a nessuno importava pi. Pi o meno. Era arrivato. Si volt unultima volta, poi suon il campanello. Il portoncino metallico si apr, e Marcus discese lentamente la scala a chiocciola verso linterrato, le ginocchia incerte, deformate dal conto presentato da anni e radiazioni. Non riusc a trattenere la delusione quando scopr che erano ancora meno dellultima volta. Mi dispiace tanto, gli disse Jenna venendogli incontro. Non hai nulla di cui dispiacerti, piccola mia, le rispose Marcus, sfilandosi il giaccone e accarezzandole i lunghi capelli rossi. Jenna lo aiut a indossare labito talare, poi

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Marcus pot finalmente abbracciare i suoi fedeli. Quando ebbe finito di salutarli uno per uno, li invit ad accomodarsi sulle panche. Pens a come i primi tempi molti fossero costretti ad assistere in piedi alla funzione, perch non cera modo di portare laggi abbastanza sedie per tutti senza dare troppo nellocchio. Oggi aveva di fronte al massimo una ventina di persone. La morte se nera portati via un po, agli altri aveva pensato la loro natura umana. La speranza li aveva abbandonati, ma come fargliene una colpa? Non erano come lui. In lui la fede non aveva mai macillato. Mai. Anche quando il Signore lo aveva chiamato a prove molto difficili, aveva sempre saputo quello che era giusto fare. Costretto a fingersi laico di fronte a quelle bestie prive di ragione; ad assecondare la loro furia distruttiva; quello che era successo al povero padre Matteo. La cosa giusta. Aveva fatto sempre e solo la cosa giusta. Una volta terminata la funzione, il neurofarmacista Manetti gli si avvicin. Manetti era uno dei pochi fedeli su cui Marcus aveva sempre potuto contare. Un uomo retto, dal grande cuore. Ma dopo tanti anni anche in lui era riuscito a scavarsi la strada il dubbio. Padre?, gli chiese avvicinandosi. Dimmi, Giovanni, gli rispose padre Marcus fissandolo negli occhi. Quando verr il momento? Marcus emise un leggero sospiro, come chi alle prese con un bambino petulante che continua a farti sempre e solo la stessa domanda.

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So che sono molti anni che noi tutti aspettiamo, Giovanni, gli disse, con il tono pi rassicurante che riusc a trovare. Me ne rendo conto. Ma ormai siamo vicini. I tempi sono maturi per la Parusia. Poggi una mano sulla spalla del neurofarmacista, la scosse con dolcezza, e gli sorrise: Il mondo affoga nella sua sozzura e nel suo veleno, Giovanni, oggi pi che mai: la seconda venuta in gloria del Signore vicina.

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VI.

Il tizio sfregiato strinse ancora un altro po la presa per soffocarlo. Non lo capisci, vero?, lo provoc. Non lo capisci proprio? Questa storia non finir mai. Tuo padre morto, la ragazza morta, e ora anche tu... Luca zitt Lan Di con una ginocchiata nelle palle. Si liber dalla morsa del cinese, riprese fiato e lo scaravent a terra con una spazzata. Aveva aspettato quel momento per tanto tempo, e ora finalmente stava per finire il quinto e ultimo capitolo di Shen... Luca? Ma che ci fai ancora con ste robe da drogato, alla tua et? squitt una bionda con le extension e gli occhi scolpiti dalleye liner subito dietro Lan Di. Quella bionda era Silvia Miriam. Luca tir un sospiro di quelli profondi, si sfil i sensori iFeel dalle sacche congiuntivali e mise via liLive 3.0. Silvia lo fissava con la sua aria provocatrice, saltellando da un piede dappoggio allaltro per far dondolare le bocce in RealTouch che si era fatta qualche mese prima. Silvia Miriam B. Gutti, ex compagna di classe di Marta al liceo, nonch la pi grande zoccola di tutta Roma Nord. Universit La Sapienza TimVodafone, Roma, una

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giornata di merda. Luca stava fissando dal basso di una panchina uno dei suoi nemici pi temibili e spietati. E dimmi un po, attacc quella con la sua voce fastidiosa, arricciandosi le ciocche bionde artificiali attorno alle sue unghie finte da sei centimetri, Che ci fai da queste parti? Hai accompagnato Marta? Luca fece un minimo cenno con la testa, senza sorridere. Aveva un altro appuntamento con il suo relatore per la tesi, eh? Luca fece un altro cenno con la testa, senza sorridere. Quel Mirko Sgabuzzini davvero un figo totale. Dicono ci provi con tutte le studentesse. Lo sai, no? Luca smise di fare cenni. Ma, ehi, tutte le studentesse se lo farebbero senza pensarci su mezza volta. Lo sai, no? Tutte. Io, per dirti, non mi accontenterei mica di un paio di botte. Marta fortunata a trascorrere tutto questo tempo con lui. Da sola, dico Luca smise di fare cenni e prov a incenerirla con il pensiero. Silvia Miriam lesse lostilit del fidanzato di quella che in un tempo pi o meno remoto era stata la sua compagna di banca al liceo e migliore amica. Gli poggi gli artigli smaltati di viola sulle spalle e avvicin la bocca al suo orecchio, come per rivelargli un segreto. Invece gli lecc il lobo e fece per andarsene. Qualche giorno, cocco. Tu e io, gli disse da sopra una spalla, strizzandogli locchio mentre si

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allontanava. Grandi numeri Luca resto l, a schiumare dalla rabbia. Quella stronza. Quella zoccola. Quella tiracazzi. Quella campionessa mondiale delle tiracazzi. Ma la verit che quella bastarda aveva colto nel segno: Luca quello Sgabuzzini l non laveva mai potuto vedere. Con quellaria da persona che ne sa, perennemente con la puzza sotto il naso. Che poi bello un cazzo, con tutta quella forfora e il naso rifatto e... Calmati. Luca prov a far sbollire lincazzatura, contando le macchine bianche in transito in fondo al viale dellUniversit. Oh, quandera ragazzino funzionava sempre. Calmati, dai. Apr liLive per sentire le ultime novit del calciomercato, ma sul fronte Lodigiani sembrava non si muovesse una foglia. La punta argentina di cui continuava a blaterare il loro presidente, iniziava a sospettare, non lavrebbero vista neanche questanno. Poi ripens alle ultime parole di quella stronza, si dimentic delle macchine bianche e si ritrov con unerezione possente nei pantaloni. Il che lo fece incazzare ancora di pi. Ch lui lo sapeva benissimo che Silvia Miriam B. Gutti era solo una maledetta stronza. La regina delle stronze, la portavoce planetaria delle stronze. Lo stava provocando. Smettila di pensarci. Lo stava solo provocando. Smettila. Solo provocando. talmente sfatta di PornoJunk da esser diventata

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la pi frigida dellUnione Euroasiatica meridionale, lo sanno tutti. Lo stava solo... quella stronza. Quella maledettissima stronza. Si alz, e prese a scalciare le pigne sparse sui lati del viale cos forte che una centr il finestrino di un professore che stava parcheggiando. Luomo alla guida si affacci per dirgli qualcosa, ma poi vide la tigre idrofoba che si aggirava a passo lento e nervoso attorno alla panchina e pens che forse era meglio lasciar correre.
Luca guard lora proiettata sul polso dalliLive. Due ore. Cosa avranno da dirsi per due ore?, si chiese una vocina sepolta da qualche parte dentro di lui. Quanto ci vuole per controllare quattro robe scritte su quegli edifici decrepiti? Se lo domandava, ed accelerava senza volerlo il ritmo della sua ronda. Avanti e indietro, avanti e indietro. Fu allincirca alla duecentesima circumnavigazione della panchina che Marta si decise finalmente a sbucare dal portoncino dello stabile, quel palazzetto basso della facolt che Luca stava piantonando. La vide uscire tutta felice, correre ad abbracciarlo con quellaria da gatta, e le sue preoccupazioni svanirono allistante. Gli bastava guardarla sorridere per buttarsi tutto alle spalle. Aveva gi dimenticato tutto: la zoccola Silvia Miriam, quel viscido porco ma segretamente ricchione di Sgabuzzini, il centravanti argentino. La carogna gli era scesa in un lampo. A fargliela rimontare sulle spalle, per, Marta impieg meno di cinque secondi. Amore!, gli disse tutta raggiante, Non hai proprio

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idea! Mi hanno offerto di terminare la ricerca per la tesi nella Zona Radioattiva Mediorientale! Partiamo per le rovine di Gerusalemme! Sabato prossimo! A Luca fu necessario qualche secondo per realizzare. Par... parTIAMO? Beh, s, gli rispose Marta. Il professor Sgabuzzini si offerto di accompagnarmi!

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VII.

Luca sudava freddo. Quella stronza continuava a fissare lo schermo, poi alzava gli occhi verso di lui, gli rivolgeva giusto un accenno di sorriso, e tornava a guardare quel monitor di merda. Sempre uguale, da cinque minuti buoni. Allora?, la incalz Luca, che non stava pi nella pelle. Allora..., inizi a rispondere quella con tono svogliato, ...allora ti posso dare al massimo 6.500 crediteuro Luca dovette reggersi al bancone per non svenire. Sei... mila... crediteuro? Seimila e cinquecento, precis la commessa, tornando a fissarlo con quellaria da ti sto prendendo per il culo, povero stronzo. Ma... ma cazzo, mi scusi, si rende conto? Seimila e cinquecento crediteuro? Cos, uno scherzo?, prov a insistere Luca, ma lo sapeva benissimo che la tipa non stava scherzando affatto. Senza abbandonare quel mezzo sorriso cos fastidioso, la commessa afferr tra pollice e indice i capelli color nero HawaiianDreamin che le cadevano lisci sul petto, per portarseli dietro una spalla. Tutta una mossa abbastanza telefonata, si

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rese conto Luca, per fargli vedere le unghie decorate con lo smalto fluo vivente, lultima moda delle commesse buzzicone gi in centro. Sono spiacente, ma queste sono le nostre tariffe: non le decido io. Io qui faccio solo la commessa. Se li vuole, i 6.500 crediteuro sono suoi, la chiuse l la ragazza, portandosi la mano aperta sul collo per rafforzare lesposizione da coatta dei mille disegni formati dai microorganismi in movimento perpetuo sulle sue unghie color cobalto. A Luca veniva da piangere. 6.500 crediteuro per il suo iLive, un iLive di ultima generazione, uscito solo da sette mesi e due giorni, acquistato solo sette mesi e due giorni prima a 18.500 crediteuro, porca puttana. Stando a quello che gli aveva detto la commessa, lultimo aggiornamento di colore aveva fatto crollare la domanda dellusato per i modelli come il suo. Il grigio di Payne era ora molto pi alla moda del grigio canna di fucile, e nessuno glielaveva detto! Chiese tempo alla tizia e si allontan per un attimo, solo con i propri pensieri e la sua sofferenza interiore. 6.500 crediteuro. Cerano centinaia di livelli completati delle sue esperienze di similvita preferite. Tutto Shenmue V sbloccato con i sedici personaggi selezionabili, incluso Fukuhara Masayuki. Decine e decine di moduli aggiuntivi pay-to-play. Cazzo, aveva pure sbloccato leffetto real shock per le partite della Lodigiani e di tutto il campionato di Eurasia League, porco due.

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A venderlo a un privato ne avrebbe tirato fuori, ne era sicuro, minimo-minimo 10.000 crediteuro. Anche 11, ti. Puliti. Ma la vendita ai privati dei propri personal life assistant era vietata da almeno sei mesi. Cera chi sosteneva che il governo centrale eurasiatico avesse imposto quel divieto per evitare il ripetersi di fattacci come quelli avvenuti in Svezia, tutta quella gente strippata con un PLA di seconda mano per un non corretto ripristino del sistema dopo lacquisto. Ma secondo Luca era tutta una puttanata. Alle aziende giravano i coglioni per quel mercato dellusato da cui non guadagnavano nulla, e avevano fatto pressione sui loro amici a Londra. Ma in ogni caso, quali che fossero le ragioni del divieto, non poteva rischiare. Molta gente continuava a fottersene e a rivendere i propri PLA, ma ci voleva del tempo per trovare un acquirente e accertarsi che fosse sicuro, perch se invece era un agente della Dig-off in incognito rischiavi fino a due anni di carcere in Grecia o nelle regioni bruciate del Sud. E Luca non aveva tempo da perdere: quei soldi gli servivano subito. Possibilmente, anche prima. Sent la voce stridula della commessa che l in fondo, dietro al bancone, parlava al telefono con unamica dei cazzi suoi. Su tutti gli schermi esposti nel negozio cera lo stesso presentatore che leggeva i numeri dellestrazione oraria del supermegalot powerball con un sorriso innaturale. Sentendosi osservato da tutte quelle trecento versioni di varia grandezza delluomo in giacca e cravatta, Luca si sfil di tasca il suo iLive, se lo

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rigir tra le mani, prese lunica decisione che poteva prendere. E si sent morire dentro.

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VIII.

Stava facendo molto pi che tardi. Cos, per quanto gli dispiacesse, Luca non ebbe il tempo di aiutare a rialzarsi la signora ottantenne con la parrucca viola che aveva appena travolto nella sua corsa forsennata. Si rimise in qualche modo in piedi, in mezzo alle valigie trascinate al suolo cadendo, e rivolse un gesto impacciato con la mano allanziana. Lasciandola l, ancora stesa a pelle di leopardo sul pavimento dellarea partenze, al Terminal 7 dello scalo internazionale Leonardo Da Vinci con Coca-Cola di Roma Fiumicino. Le disse Scusisign manonchopropriotempodevoandare, e si rimise a correre. Erano le 10,07, limbarco per il suo volo chiudeva alle 10,10: Luca era perfettamente cosciente che a separarlo dal gate C98 cerano ancora due chilometri abbondanti di tapis-roulant e corridoi pieni di gente. Si rese conto che non ce lavrebbe mai fatta. E dire che quella mattina aveva fatto di tutto per svegliarsi in tempo. Aveva puntato dal sistema centrale dellappartamento di Marta tre diversi livelli di sveglia sul suo iLive. In ordine crescente: ruscelli di montagna, uno di quegli odiosi motivetti jazz con le trombe e infine, per andare sul sicuro, barriti di

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elefanti delle regioni del Sud. Si era ricordato di impostare le tre sveglie a meno di due minuti luna dallaltra, per evitare di riprendere sonno come al solito. Si era ricordato di settare per tutte e tre il volume al massimo e, per lultima, anche di attivare un pizzico di real shock. Hai visto mai. Lunica cosa che Luca si era dimenticato era che lui un personal life assistant da una ventina di ore non ce laveva pi. Si era svegliato alle 9 e dieci, e giusto perch quel rompicoglioni del figlio dei Gabelli Stevens, nel modulo abitativo accanto al loro, si stava sparando come al solito un po di PornoJunk tedesco a tutto volume. Al terzo urlo di piacere di una qualche finta tettona bionda della valle del Reno, Luca aveva spalancato gli occhi, cercato liLive alla cieca sul comodino, realizzato la sua nuova, misera condizione di tecnoprimitivo. Quindi aveva afferrato il vecchio orologio da polso che sua madre gli aveva regalato una cifra di anni prima e che lui teneva buttato l accanto al letto senza una precisa ragione da anni, e urlato. Urlato forte. Preso il borsone da palestra, nel quale la sera prima aveva infilato un po di magliette e jeans che non gli sarebbero serviti, visto dove stava andando, si era precipitato gi in strada. Per convincere il tassista a bruciare il limite di 270 sulla iperstrada verso laeroporto aveva dovuto promettergli tutto quanto gli restava in tasca dalla vendita del suo personal life assistant dopo lacquisto del biglietto per la Zona Radioattiva Mediorientale, ma quel diavolo era riuscito ad arrivare al Leonardo Da

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Vinci con Coca-Cola in meno di venti minuti, infrangendo ogni record di percorrenza della tratta, rischiando pi volte di andarsi a schiantare contro un autoarticolato e divertendosi per tutto il tempo come un pazzo. Dodici minuti pi tardi, Luca era l che correva, correva, correva, evitando trolley, saltando oltre carrelli, spintonando proprio l dove era necessario farlo, gridando le sue scuse al vento, senza fermarsi. Alle 10,09 imbocc lultima rampa di scale, tre gradini alla volta, il borsone appeso a una spalla, il chip passaporto stretto tra indice e pollice della mano destra, la lingua di fuori, la milza ormai un ricordo lontano e dolorante. Ma mentre superava con le poche energie che gli erano rimaste gli ultimi scalini, sudato come un maratoneta allultimo chilometro, non si era trovato davanti come aspettava una hostess scoglionata che aspettava solo lui per chiudere limbarco. Il gate C98 era ancora gremito di persone e sul cartellone luminoso lampeggiava una scritta che annunciava un ritardo di due ore e venti minuti del volo per Gerusalemme. Luca lesse lannuncio, si guard intorno al rallentatore, sollev lindice della sinistra, come se dovesse chiedere qualcosa a qualcuno, e stramazz in ginocchio sfinito. Furono le due ore e venti pi lunghe della sua vita. Accasciato con le spalle a una colonna, non aveva alcuna idea di come far passare il tempo senza un PLA. Rimase l a braccia conserte, a guardare altri tecnoprimitivi come lui con laria scocciata, che sbuffavano e guardavano lorologio

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ogni minuto. Si costrinse a non fissare una pattuglia di ragazzini, tutti abbondantemente sotto i dieci anni, che avevano organizzato al volo una partita di elettrosoccer su intranet contro altri cinque disperati, tutti con un iLive color grigio di Payne di ultimissima generazione, tutti con lo sguardo perso verso linfinito e oltre. I maledetti piccoli bastardi. Luca si sent nudo. E stupido. E inutile. Ma pi che altro nudo. Gli ultimi trenta minuti prima dellimbarco li trascorse aggirandosi come una belva feroce nellarea che circondava il gate, cinta sui lati da una selva di piante sintetiche Flo-Rage tutte verdi, rosse e fucsia come i colori ufficiali della compagnia di bandiera Alitime. Con una mano reggeva il polso dellaltra dietro la schiena, mentre copriva ad ampie falcate nervose il perimetro, tenendosi al largo dagli altri passeggeri e ripetendo tra s e s Dai, cazzo, dai, dai, muoviamoci, i soliti ritardi di merda, fanculo, dai, dai. Ma alla fine doveva aver ripetuto un po troppo ad alta voce quella parte del fanculo, perch avvert una presenza alla sua destra, si gir, e vide un uomo con la barba e laria dimessa che lo fissava, dietro due folte sopracciglie. Ecco, ora ci mancava pure il rimbrotto delladdetto aeroportuale, fece appena a tempo a pensare, prima che luomo gli rivolgesse la parola. Devi avere coraggio, gli disse luomo, che oltre alla barba aveva anche i capelli lunghi. E due occhi azzurri come Luca non ne aveva mai visti. Solo che quelluomo non stava parlando del volo. E non era un addetto aeroportuale.

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Devi avere coraggio, gli disse sorridendo con quei suoi occhi innaturali. Io ho vinto il mondo.

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IX.

Io ho vinto il mondo, disse loro. E allinizio Marcus non cap. Chi era quelluomo con la tuta da meccanico? Come aveva trovato la loro chiesa? Comera entrato? Poi Marcus sent Jenna singhiozzare alla sua destra. Si gir e vide la ragazza piangere con gli occhi sbarrati. Per poi buttarsi a terra, con la fronte poggiata sul pavimento. E lo stesso stavano facendo gli altri due fedeli. Tutti tranne lui. Solo allora Marcus cap di non aver capito nulla. Si gett in ginocchio, chin la testa e si sent il pi vile, il pi meschino degli uomini. Signore, io non sono degno... cerc di dire, solo che aveva la voce rotta dal pianto, mentre le lacrime gli rigavano il viso. Ma Lui gli poggi una mano su una spalla e invit Marcus ad alzarsi. Poi con un gesto estese linvito a Jenna e agli altri fedeli, sorridendo. Ed era un sorriso bellissimo, accompagnato da due occhi di un azzurro ultraterreno. Padre Marcus. Da quanto tempo non ti facevi chiamare cos?, disse Lui. Marcus non riusc a rispondere. Piangeva a dirotto, di felicit e vergogna. Marcus, sono qui per voi, aggiunse. E i loro

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cuori si illuminarono. Un giorno dissi a chi mi seguiva che sarebbe giunta lora in cui si sarebbero dispersi, ciascuno per conto suo, lasciandomi solo. successo. Ma io non ero solo, in questi anni in cui il mondo ha dimenticato il mio nome. Perch il Padre sempre con me Si ferm un attimo, guard tutti loro negli occhi, poi riprese: E lo siete stati anche voi. Voi avete creduto. Quando nessuno lo faceva pi, voi avete creduto in me Jenna si strinse al braccio di Marcus. Tremava come una foglia, ma lo sguardo le brillava dallemozione. Signore... Io non... Noi non siamo che..., farfugli Marcus. In quel momento cera solo una cosa, tra le mille che si accapigliavano nella sua testa, tra le mille che avrebbe potuto chiedere, che desiderava davvero sapere. Cos prese fiato, si fece coraggio e la chiese: Perch, Signore? Perch proprio noi? Luomo dagli occhi ultraterreni, con barba e capelli lunghi, avvolto in una vecchia tuta da meccanico, non rispose. Li guard, e sorrise.

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X.

Non... non puoi essere tu. Eppure, in qualche modo, Luca seppe che doveva essere Lui. Erano quegli occhi, era laspetto, ma soprattutto era il modo in cui lo guardava. Era luomo del quale aveva visto decine di diverse rappresentazioni quando aveva assistito sulliLife alle registrazioni della conferenza di Milton. Era luomo per cui la religione, listituzione chiamata Cristianesimo era nata e aveva dominato a lungo il mondo. E ora era l, al gate del suo volo Alitime in ritardo per la Zona Radioattiva Mediorientale. E gli stava parlando. Io... no, scusa... non ci credo. Non possibile, e Luca si rese conto di aver parlato ancora una volta troppo forte. Ma poi vide che le persone che erano attorno a loro non si erano girate. Nessuno stava ascoltando la loro conversazione, e questo gli fece correre un brivido lungo la schiena. Non devi credere a tutto quello che ti hanno detto, Luca, disse Lui, e quella voce erano dodicimila usignoli RealSound che cantavano direttamente nel suo cervello. Lespressione di quelluomo gli metteva dentro...

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Luca non avrebbe saputo dirlo di preciso. Serenit? Gioia? Solo che... Non pu essere. Non possibile. Ho visto quello che successo. So di Pietro di Arimatea. Non puoi essere Lui, perch Lui non mai esistito, disse alla fine, e nellistante stesso in cui lo fece sent quanto male gli aveva fatto pronunciare quelle parole. Chi credi che abbia creato quei diari, Luca?, rispose Lui. Senza sapere davvero il perch, Luca inizi a piangere. Chi credi li abbia fatti avere alla Chiesa che ha fatto tanto male in mio nome? Luca si sent travolgere da una forza che non aveva mai avvertito prima. Credi davvero che Milton li abbia trovati per caso in quella grotta? Dopo migliaia di anni? Qualcosa esplose nel petto di Luca, e la vista gli offusc. Luomo si avvicin a lui e gli poggi una mano su una spalla. Al ragazzo romano tutto il mondo circostante, il gate, i passeggeri in attesa, gli aerei allineati oltre la vetrata, sembr sparire. Sono stato io, Luca. Ho fatto tutto questo affinch voi dimenticaste per un po il mio nome Luca si asciug le lacrime con il dorso della mano. Ma perch?, chiese. Luomo dai capelli lunghi e dagli occhi di un azzurro impossibile non rispose. Sorrise. Ed era un sorriso bellissimo. Anche se Luca si sent gelare il sangue dalla paura.

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XI.

Stava cercando di tenere quanto pi possibile il suo braccio destro lontano dal bracciolo centrale. O, pi che altro, dallarto completamente ustionato che cera poggiato sopra. Il braccio apparteneva a un vecchio tutto ricoperto di ustioni. Entrambe le braccia, le mani, met faccia, una tempia. Erano alla seconda ora di volo, e tuttattorno gli altri passeggeri avevano collegato i propri iLive al pannello sopra al tavolino reclinabile per guardarsi la solita selezione di film in quadriD proposta dallAlitime. Luca continuava invece a fissare luomo di traverso. Era riuscito a guardarlo bene in volto solo poco prima, quando unhostess svogliata aveva passato loro dei panini con una pinza di plastica. Ora stava provando a inquadrarlo con la coda dellocchio. Cercando di non farsi notare. Non riuscendoci. Ti stai chiedendo dov che mi sono ridotto cos, vero?, lo sorprese luomo, che guardava dritto davanti a s, oltre le teste dei passeggeri delle file precedenti. No, io mi scusi ma, prov a difendersi Luca, diventando paonazzo in volto un attimo prima di capitolare: S. In effetti, s

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Il vecchio chiuse gli occhi e sorrise, anche se il labbro mezzo bruciato e met faccia sfigurata trasformarono quel sorriso in una smorfia terrificante. Mi porto dietro questa faccia da mostro da un bel po di tempo. successo quando avevo pi o meno la tua et, disse, con un forte accento delle regioni ghetto. Calabrie, o forse Apulicata. Le Guerre del Sud. Ero sulle barricate, quando ci fu la grande rivolta per la centrale. Ne hai mai sentito parlare? E almeno di quello Luca, pur nella sua ignoranza endemica di qualsiasi cosa avesse pi anni di lui, aveva sentito parlare s. In giro per la citt si vedevano spesso vecchi reduci delle Guerre del Sud. Quasi sempre in ginocchio su un marciapiede, con un piattino per lelemosina in una mano e un cartello pieno di errori nellaltra. Lei ha combattuto? Ha partecipato agli scontri?, chiese Luca. No, non ho partecipato, gli rispose il vecchio, dietro il suo ghigno. Sono stato io a farli scoppiare. Ho iniziato tutto io Luca sgran gli occhi. Il morso di panino al niente che stava masticando gli cadde di bocca. E ora magari ti aspetterai che questo vecchio malridotto inizi a raccontarti tutta la storia per filo e per segno. La battaglia e tutto il resto, per tutto il tempo del volo, la tagli l luomo ustionato, sfilando di tasca un vecchio iLife 2.0. Ma non ne ho decisamente voglia. Mi guardo un po di cartoni, ok?.

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XII.

Il vecchio reduce dormiva sprofondato sulla sua poltroncina, i sensori iFeel ancora infilati nelle sacche congiuntivali. Era scosso da un lieve tremito, ma Luca non capiva se il vecchio fosse malato o se si trattasse solo di un effetto collaterale delle stimolazioni sensoriali in quadriD. Quel che era certo che Luca moriva dalla curiosit. Voleva sapere chi diavolo fosse quel tizio e, soprattutto, cosa diavolo avesse combinato. Cos ingoi lorgoglio e chiese alla hostess se cera a bordo un vecchio PLA che potesse usare per collegarsi. La verde sentinella dellAlitime lo squadr dallalto in basso, come il peggiore dei pezzenti, e si allontan senza dire una parola. Torn poco dopo, brandendo un preistorico modello 1.1. Uno di quelli che neanche pi al Sud. Vergognandosi come un ladro, Luca prese il PLA, ringrazi lalgida hostess stronza con un cenno del capo e, appena questa venne ingoiata nuovamente dal corridoio, entr in azione. Scatt due foto al vecchio che dormiva e lanci una ricerca per tratti somatici alle voci #Guerre del Sud #Capi della rivolta. Appena agganciati i sensori, not con raccapriccio la qualit veramente pessima del segnale video

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di quel maledetto rottame. Si trovava su un tetto, ma provando a guardarsi attorno vide tutto scuro, sgranato, le immagini piene di disturbi. Solo dopo qualche istante realizz che lintera scena doveva esser stata ripresa con una telecamera stereoscopica preistorica. Se ne doveva fare una ragione. Sotto di lui, gi in strada, cerano dei poliziotti, ed erano tanti. Centocinquanta? Duecento? Stavano affrontando quella che aveva tutta laria di essere una fronda di rivoltosi. Cinquanta, sessanta al massimo, quasi tutti ragazzi. I poliziotti impugnavano degli scudi trasparenti e picchiavano duro con... dei bastoni di gomma? Uno scontro da cavernicoli, pens Luca. Poi per si accorse che non si trattava affatto di uno scontro. Ch quelli non reagivano. Stavano l a prenderle. La polizia avanzava, calando manganellate come se non ci fosse un domani, e loro se le beccavano senza alzare un dito. Sulla schiena, sulla testa, in piena faccia. Il vecchio ustionato era l in mezzo, al centro del suo gruppo di masochisti. Solo che non era n vecchio n ustionato. Aveva non pi di venticinque anni, una fitta barba nera, il corpo asciutto, gli occhi di una tigre. Non reagite!, gridava ai suoi, proteggendosi la testa con le mani. Che nessuno muova un muscolo!. Ma ai poliziotti sai che gli fregava, e gi manganellate. La scena si interruppe improvvisamente e Luca si ritrov in una piazza. Una grande piazza, chiusa sui lati da alte palazzine. Deserta, bruciata dal

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sole, i palazzi grandi edifici bianchi dalle facciate scorticate. Sud, pens Luca, un po disgustato. Era una scena immediatamente successiva alla precedente, solo che questa si vedeva per fortuna molto meglio, perch ripresa con una telecamera pi decente. Sulla piazza si agitava un denso fumo nero, come di qualcosa dato alle fiamme, e quel qualcosa era un vecchio furgone che ancora bruciava, addossato a una statua equestre annerita al centro della piazza. Solo per un istante, Luca pens che quello era meglio viverlo con un personal life assistant vecchio modello: con il suo avrebbe respirato davvero quel fumo, ed era una di quelle cose che non riusciva a sopportare. I ragazzi arrivarono di corsa da una via daccesso della piazza. Di corsa si fa per dire: erano tutti ridotti malissimo. Cera chi sputava sangue, chi arrancava tenendosi lo stomaco, chi grondava sangue da un sopracciglio spaccato, ritrovandosi con met faccia verniciata di rosso. Si fermarono tutti attorno allo scheletro del furgone in fiamme, sotto la statua. Il giovane vecchio mont sul plinto delluomo a cavallo di gesso e da l salto sul tetto del furgone, fregandosene delle fiamme che ancora ne avvolgevano il cofano. I poliziotti spuntarono sulla piazza marciando compatti, picchiando a tempo i manganelli sugli scudi, seguiti da tre camionette ridicole a carburante fossile. Un uomo in borghese con una maglietta arancione guidava gli agenti. Il giovane vecchio era immobile sul furgone, quando qualcuno dei suoi gli pass un megafono. Sotto di lui, in quello stesso

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istante, la sua banda di tizi malmenati armeggiavano con degli zainetti. Luca non riusciva a vedere cosa ci fosse dentro perch era troppo lontano, e avvicinarsi poteva voler dire perdersi qualcosa. Meglio restare dovera. Il giovane vecchio sollev il megafono e url: Se fossi in voi mi fermerei esattamente l dove siete Dopo qualche passo, luomo in borghese si rese conto che qualcosa non andava. Disse ai suoi di fermarsi per sicurezza a una cinquantina di metri da quel furgone. Quelli assunsero uno schieramento a testuggine, con gli scudi sollevati, mentre le camionette arretrarono a presidiare la via daccesso. Il giovane vecchio url ancora nel megafono: Duecento contro cinquanta. Disarmati. Ma questo non bastato a fermarvi. Si ferm a prender fiato per qualche secondo, poi riprese. Il suo tono era inquietantemente tranquillo per uno che ha rimediato un sacco di legnate e sta per portarne a casa delle altre. Vi sentite forti, vero Magri? Avessimo voluto, vi avremmo fatto tutti a pezzi, figli di puttana. solo che non abbiamo voluto Il tizio in maglietta, questo Magri, a quel punto era visibilmente innervosito dalla piega presa dagli eventi. Si star chiedendo, pens Luca sedendosi su un marciapiede, da dove diavolo tirano fuori quella spavalderia questi tizi, ridotti da schifo come sono ridotti. O forse solo infastidito e vuole tornarsene subito a casa. Vallo a sapere.

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Tu e quale esercito, pezzente?, grid, feroce e sprezzante, usando anche lui un megafono. Ma laltro, il giovane vecchio, in tutta risposta sput un grumo di sangue, si pul la bocca con la manica della sua felpa verdina e rise. Da sopra il furgone parzialmente ancora in fiamme, gli rise in faccia. Luomo in borghese, Magri, ordin qualcosa ai suoi tutto incazzato, e quelli delle prime file misero gi gli scudi per metter mano ai lacrimogeni. Iniziarono a sparare ad altezza duomo verso il centro della piazza: dozzine di colpi volarono in aria, riempiendo tutto lo spiazzo di fumo bianco. Ma i rivoltosi negli zainetti avevano delle maschere antigas, e il tempo che gli uomini di Magri aprissero il fuoco le avevano gi indossate. Uno di loro venne colpito in pieno petto da un lacrimogeno e barcoll, gli altri restarono immobili. Con le braccia incrociate al petto. In segno di sfida. Il giovane vecchio afferr un colpo al volo, lo tenne in mano per un po, venendo avvolto completamente dal fumo, poi lo butt via. Io e QUESTO esercito, disse nel megafono. Alz un braccio e sul fondo della piazza, da vicoli che si aprivano a sinistra e a destra della via dalla quale erano arrivati, alle spalle dei poliziotti la scena si mosse. Linquadratura trem, mentre oltre duecento persone ragazzi, ma anche qualche adulto avanzavano marciando come avevano fatto gli agenti, tagliandoli fuori dalle loro camionette, dalla loro via di fuga. Cos come i poliziotti, anche questi rivoltosi avevano degli scudi al braccio, ma erano di ogni tipo,

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forma e materiale. Erano tutti armati di bastoni e mazze di ferro, ma al sole brillava anche la canna di qualche fucile. Luca si alz in piedi, attentissimo.

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XIII.

Magri si gir a guardare quanto succedeva alle sue spalle con gesti nervosi, mentre i suoi presero ad agitarsi. Questo non era previsto dal piano operativo, e glielo leggevi in faccia. E anche questo, url ancora il giovane vecchio nel suo megafono. Chiuse a pugno le dita del braccio alzato e da due stradine sui lati avanzarono altri due gruppi compatti, armati allo stesso modo, ma con qualche fucile in pi. Almeno cento persone per lato. Caschi da saldatore e da motociclista in testa. I rapporti di forza stavano cambiando rapidamente. Luomo in borghese non aveva pi unaria nervosa. Aveva laria di uno che stava per cagarsi addosso. Port la mano alla pistola nella fondina e la estrasse. Ma il giovane vecchio non aveva ancora finito: urla nel megafono: E questo, disse, agitando il braccio con il pugno chiuso. Dai tetti attorno a loro, su tutto il perimetro della piazza, spuntarono centinaia e centinaia di persone. Difficile dire quante, di preciso. Forse pi di un migliaio. I tetti, sia quelli piatti a uso del Sud che quelli spioventi erano improvvisamente affollati di teste e braccia.

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Solo che quasi tutte le braccia reggevano fucili e pistole e le stavano puntando verso i duecento agenti e il loro capo, la maglietta ormai ridotta a uno straccio zuppo di sudore. Luca aveva giocato abbastanza simulatori di guerre del passato da sapere che erano armi militari. Armi da guerra. Adesso mi sa che se li mangiano, pens. Il giovane vecchio sollev di nuovo il megafono: aveva calato tutte le sue carte, ora poteva passare a riscuotere il piatto: Avete dieci secondi per buttare a terra scudi, manganelli e armi. E cinquanta per spogliarvi Magri gett via il suo megafono e url comunque cos forte da farsi sentire da tutti, rosso il volto: Ma cosa diavolo credi di fare?!? Cosa ti sei messo in testa? Vi faccio bruciare vivi, maledetti cani!!! Il giovane vecchio salt gi dal furgone, e con laria pi serena di questo mondo gli rispose: No, non credo. Gli bast alzare di nuovo il braccio, e la faccia delluomo in borghese venne illuminata per intero dal rosso dei puntatori laser. Non credo proprio. Perch se dici solo unaltra parola ti faccio esplodere il cervello, vigliacco figlio di puttana Meno di due minuti dopo, gli agenti erano tutti nudi. Molti si coprivano gli attributi con le mani, uno no, perch si stava pisciando sotto dalla paura. I rivoltosi hanno formato un cordone per lasciarli passare. Nessuno tocchi loro un capello o se la vedr con me, disse il giovane vecchio ai suoi, e non

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ebbe bisogno di ripeterlo. I poliziotti nudi sfilavano a testa bassa. Qualcuno piangeva. Il giovane vecchio li guardava passare, fiero come un leone. Dite al vostro capo che qui la loro fottuta centrale non la costruiranno mai. Finch avremo fiato. Finch saremo vivi. La terra nostra. Mai. MAI disse a Magri mentre si avvicinava, a testa bassa come gli altri. Ma quando luomo che prima era in borghese e ora si trascinava nudo come un verme fu davanti a lui, il giovane vecchio lo ferm, piazzandogli un manganello, uno dei manganelli gettati a terra dai poliziotti, davanti al petto. Tu aspetta un attimo, gli disse. Uno dei poliziotti fece per fermarsi, ma gli altri lo spintonarono e proseguirono sotto lo sguardo dei rivoltosi immobili. Rimasto da solo, Magri pianse. Si mise in ginocchio e inizi a supplicare il giovane vecchio. Questi gli sollev il mento con la punta del manganello. Prima, quando mi hai sputato addosso, mentre i tuoi mi pestavano: ricordi? Ricordi quello che hai detto? Che ci avresti fatto bruciare vivi? Quanto ti senti forte ora, figlio di puttana? Quanto? Ma quello tremava cos forte da non riuscire a rispondere. Biascicava solo una specie di ti prego, ti prego incomprensibile, baciando i piedi del giovane vecchio, lacrime che si mescolavano a muco. Uno schifo incredibile, pens Luca, che si era avvicinato tanto da trovarsi a non pi di un paio di metri dalla scena. Potrei crocifiggerti allingresso della citt, gli disse il giovane vecchio, gli occhi che gli bruciavano di furia controllata e potenza. O anche solo pestarti

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con questo manganello fino a quando non ti rester in corpo una sola goccia di sangue e lo afferr per i capelli, tirandogli indietro la testa. Ma c che io non sono come te o come il tuo padrone. Lo lasci andare, butt via il manganello e si allontan, mentre Magri si rimetteva in piedi e correva verso gli altri, inciampando nei detriti, rotolando, rimettendosi in qualche modo in piedi. Il giovane vecchio era andato a raccogliere uno scudo della polizia. Se lo port al petto e inizi a colpirlo col pugno, a ritmo, gridando. Ua. Ua. Uh! Uh! Ua! Presto lo seguirono tutti gli altri. Mentre i poliziotti si disperdevano sullo sfondo, chi a passo veloce, chi correndo, lurlo e il rombo degli scudi si alz da tutti i lati e sui tetti. E fece tremare lintera piazza. Minchia che tipo con i controcoglioni, pens Luca, sfilandosi i sensori. Il vecchio si era svegliato e sorseggiava tranquillo un RealSweetSymphony alla fragola da un angolo delle sue labbra distorte dalle ustioni. Sei andato a vedere, eh?, chiese a Luca, sempre fissando sorridente un punto imprecisato in fondo al corridoio davanti a s. S, rispose Luca, non provando nemmeno a negarlo. Per... scusi, se glielo chiedo, ma alla fine non ho capito come se l fatte quelle ferite. Cio, avete vinto. Cosa accaduto dopo? Beh, attacc il vecchio, in pace col mondo, accaduto che quel figlio di puttana ha mantenuto la sua promessa. Ci hanno bruciati vivi.

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XIV.

Sette ore dopo esser atterrato allaeroporto Atarot Telefonica di Gerusalemme, Luca mise finalmente piede nella vecchia capitale della Zona Radioattiva Mediorientale. Coperto, il piede come tutto il resto del suo corpo, dalla gomma pesante di una tuta bianca antiradiazioni. Durante il volo, Luca e gli altri passeggeri del suo volo erano stati istruiti sulle rigorose procedure da seguire allarrivo secondo il protocollo Martin. Il che voleva dire, per lappunto, sette ore di domande, controlli e indicazioni sulla profilassi cui era obbligatorio attenersi per non restare uccisi o generare un giorno figli con tre teste. Il giovane soldato israeliano che laveva seguito durante la procedura - un ragazzino magro e pallidissimo, ma alto uno sproposito - aveva consigliato a Luca di non indossare altro che le mutande sotto la tuta, perch fuori facevano facile i quarantacinque, quarantasei gradi allombra, e l dentro si sarebbe cotto a puntino. Ma a Luca quella tuta gi usata da qualcun altro faceva un po schifo, le rassicurazioni sul processo di sterilizzazione non lavevano rassicurato abbastanza, e perci si era ostinato a tenersi anche jeans, calzini e polo in piquet color lilla. E ora stava sudando come un grizzly alle isole Haway-to-go.

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Il vapore gli aveva appannato tutto il visore del casco, le gocce di sudore gli colavano negli occhi, e insomma non vedeva in pratica un benedetto accidente. Nellaria immobile e rovente della spianata allesterno dellaeroporto, sotto un sole feroce, riusciva a intravedere solo qualche tuta bianca come la sua che entrava o usciva in lontananza. Sagome quasi liquide. Fantasmi. Da quando non era pi la capitale della Zona Radioattiva Mediorientale, Gerusalemme era diventata una citt fantasma, la popolazione ridotta a meno di un decimo di un secolo prima. Cosa fosse successo, chiaramente, Luca non se lo ricordava mica. Gli pareva si fossero scannati quasi sessantanni prima per... boh? Non avrebbe saputo dirlo. Luca stava pensando ad altro. Cerc in effetti fortissimamente di non pensare a quello a cui stava pensando, per la dodicesima volta nelle ultime dodici ore. Non cera una sola auto in movimento, ma sotto una pensilina erano appostati dei taxi, degli enormi van bianchi con le portiere verde acido. Si trascin verso la fiancata colorata del primo, ma arrivato a coprire met della distanza sent un cigolio del casco. Ebbe come limpressione di sentire laria caldissima del deserto infilarglisi sul collo da una fessura nella protezione, allaltezza della mascella. Ma era davvero solo unimpressione? Nel dubbio fu assalito da una paranoia feroce e corse, pi che altro caracoll fino al taxi, il borsone a tracolla avvolto da una plastica rigida scomodissima, sudando anche lanima. Non si tolse il casco neppure quando lo fece lautista, una volta terminata la procedura di

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decontaminazione allinterno del veicolo. Dove ti porto?, gli chiese il tassinaro, in un inglese discreto, infinitamente migliore del suo. Luca non rispose. Apr il palmo della mano, nel quale aveva accartocciato lindirizzo dellalbergo. Era lalbergo nel quale alloggiavano Marta e quellaltro, lo stronzo di merda. Il costosissimo Peninsula Major, che potevano permettersi solo stimati uomini daffari coinvolti nel business della decontaminazione o degli aiuti internazionali, e grandissimi figli di puttana che si facevano gli splendidi con le loro studentesse grazie ai soldi dellUniversit. Quel pensiero gli si affacci unaltra volta da qualche parte nella testa, trascinato da una coppia di tori da combattimento. Lo respinse a fatica. Tredici. La conta era arrivata pi o meno a ventisei quando il taxi si lasci finalmente alle spalle il deserto per entrare in citt. Fuori dagli spessi finestrini a tenuta stagna scorrevano vie polverose, negozi abbandonati a non finire. In giro cera pochissima gente, ma non tutti indossavano tute e caschi protettivi. Cerano dei bambini scalzi e a petto nudo accanto a una bancarella con della frutta contaminata sopra che nessuno avrebbe mai comprato. Altri giocavano in un vicolo con un pallone, fregandosene della temperatura assurda. Perch questa gente non usa il casco? Pensavo che il protocollo Martin fosse obbligatorio per tutti, chiese al tassista, nel suo inglese di merda. Non per i residenti, gli rispose quello, continuando a fissare la strada, un grosso gagliardetto con il rosso e il nero dellHapoel Tel Aviv Amazon che ondeggiava

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dallo specchietto retrovisore a ogni curva. Ma..., prov a ribattere Luca, non riuscendo a trovare le parole. Il tassista si gir a guardarlo, gli regal un sorriso amarissimo, prima di passarsi lo stecchino da un lato allaltro della bocca con la lingua. Non hanno i soldi, concluse. Moriranno comunque tutti prima che diventi per loro un problema A quota trentadue noncidevopensare, il taxi inchiod davanti a un elegante palazzo in stile liberty circondato da palme, il cui ingresso era presidiato da uscieri in tuta antiradiazioni scura, con caschi abbinati dorati. Luca apr il palmo dellaltro guanto, nel quale erano accartocciati dei contanti. Li lasci cadere in mano al tassista, fece un cenno di saluto con il casco, usc. I due uscieri inclinarono la testa per squadrarlo, nel loro completo nero e dorato. Allanima della tamarrata, pens lui nel fissarli di rimando. Ignor chiunque gli venne incontro, varc due porte di sicurezza e punt dritto verso il banco della reception, tirandosi dietro il borsone ancora avvolto nella plastica protettiva, quando venne placcato da alcuni energumeni elegantissimi. Signore! Signore! Le sto dicendo che non pu proseguire oltre con la tuta! Larea decontaminata, perci devo chiederle di tornare indietro e seguire la profilassi del... e Lei sta mettendo a repentaglio la sicurezza di... gli urlava uno di quelli in inglese, con la faccia a due centimetri dal casco. Ma Luca non lo stava ascoltando. Gli si era chiusa la vena: al

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quarantesimo tentativo quel pensiero aveva vinto. Si sentiva impazzire e voleva vedere molto prima di subito Marta. Venti minuti di decontaminazione, cambio dabiti e spiegazioni imbarazzate pi tardi, un cameriere gentile ma dallaria severissima gli spieg in perfetto italiano che la signorina Marta Selvaggi e il Professor Sgabuzzini si trovavano in quel momento a pranzo nel ristorante dellalbergo, il rinomato, esclusivo Phoenix, quattro stelle Michelin e... Dove?, chiese Luca, con un tono che non ammetteva esitazioni. Il cameriere allung il dito indice verso una scalinata in marmo che scendeva alla loro destra verso il piano inferiore. Luca cerc di rendersi presentabile, si tir indietro il ciuffo di capelli castani che gli si era appiccicato sulla fronte e scese quella rampa di scale. Tre gradini alla volta. Il locale, una sala enorme dal soffitto basso, aveva luci soffuse e unatmosfera intima che gi non gli piaceva per nulla. Segaligni camerieri elegantissimi si aggiravano come spettri nelle loro uniformi beige, in mezzo a tavoli illuminati da piccole candele profumate. Non si vedeva una cippa. Scartati un paio di camerieri, Luca gir a vuoto per un minuto buono, poi finalmente li vide. Stavano parlando a un tavolo dangolo. Vicini. Troppo vicini. Il caposala si accost da dietro e chiese a Luca qualcosa che lui non sent. Lo stronzo stava versando da bere a Marta, e sorrideva.

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Il grandissimo pezzo di merda. Calmati. Staranno parlando di lavoro, si disse. Ma quello stronzo continuava a sorridere e ora, non si vedeva bene, dannazione, le aveva forse preso la mano? Stava cazzo facendo cosa? Il caposala tocc Luca con grande garbo e delicatezza sulla spalla, per invitarlo a voltarsi. Devo controllarmi, si ripet il ragazzo romano tre volte, mentre si avvicinava lentamente a quel tavolo, con il caposala incollato alle spalle come unombra. Devo controllarmi, devo controllarmi, devo... MA VAFFANCULO, LEVATI UN PO! E spinton via il caposala e si tuff in avanti verso il professore, travolgendo nella sua furia piatti, bicchieri, qualsiasi cosa.

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XV.

Quel sorriso. Padre Marcus non era riuscito pi a chiudere gli occhi senza esser abbagliato da quel sorriso. Aveva atteso per anni un segno, finch non era avvenuto quanto non aveva mai neanche solo osato sognare. Non sapeva perch avesse scelto proprio lui, e di certo non si sentiva degno del compito che gli era stato affidato, ma era sicuro che non ci fosse tempo da perdere. Quel pomeriggio aveva riunito Jenna e alcuni altri tra i fedeli pi giovani della sua chiesa sotterranea. Dobbiamo muoverci, disse loro. E dobbiamo farlo subito. giunto il momento di riattivare i contatti con gli altri. Ci serve il loro aiuto, precis dopo qualche istante di silenzio, anche se nessuno aveva obiettato nulla. Marcus non aveva mai visto i suoi fedeli cos determinati. A Gianrico affid un messaggio per la comunit della Chiesa del Sacro Cuore, nascosta sotto via Tiburteen. A Manlio e Paolo lincarico di raggiungere due nuclei fuori citt, nellAgro Pontino e sulla costa. Era un compito difficile, perch spostandosi fuori

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dal centro, in zone poco conosciute, si rischiava di finire dritti in una trappola della polizia. O peggio, molto peggio. Ma Paolo e Manlio erano due ragazzi svegli, e poi comunque non era quello lelemento fondamentale del piano. Perch era vero, avevano bisogno dei fedeli delle altre criptocomunit, ma di alcuni avevano bisogno molto pi che di altri. E a parlare con il nucleo pi importante di tutti, nelle catacombe del centro, Marcus ci sarebbe andato di persona. L, tra quei fratelli nascosti, avrebbe trovato quello che gli serviva. Parlare con quelluomo non sarebbe stato facile, lo sapeva. Costa era un uomo diffidente e inavvicinabile quanto influente, ma una volta ascoltato quello che era successo, anche quel paranoico non avrebbe potuto voltar loro le spalle. Se anche non avesse voluto credere a lui, si ripet Marcus, Padre Costa avrebbe creduto almeno a Jenna. Non poteva non fidarsi di sua figlia.

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XVI.

Da una ventina di minuti, Marta fissava la strada dalla finestra della sua stanza. Sotto, un gruppo di soldati in corazza integrale marciava compatto, sollevando la polvere. Ragazzini vestiti di stracci li indicavano, ridendo. Fissava la strada e non apriva bocca, arrotolandosi una ciocca dei suoi capelli nerissimi attorno allindice. Luca sapeva che quello, ancor pi del silenzio, era un bruttissimo segno. Appena saliti in camera, dopo che era successo tutto quello che era successo, lui aveva pure provato a spiegare le sue ragioni, ma lei laveva incenerito con lo sguardo. Restarono cos, immobili, aggrappati ciascuno alla propria incazzatura per un altro po, poi Marta si gir, e cera la furia nei suoi occhi. Tu non ti rendi conto, gli disse. Non ti rendi proprio conto. Avrai fatto, quanto?, trecentomila crediteuro di danni? E per cosa, poi? Le tue assurde paranoie. Le solite gelosie Veramente..., stava per dire Luca, ma si guard bene dallaprire bocca. Marta era ormai un fiume in piena. Il grande torrente dell incazzatura. Per una volta, Luca. Una volta che sto facendo qualcosa dimportante per il mio futuro e ti chiedo

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di avere fiducia di me. Una volta. Una. Ma tu no, dovevi venire a fare la sceneggiata da pupee siciliani. Ringrazia che il professore sia stato cos gentile da voler saldare i danni con la sua carta. E non denunciarti per aggressione La carta sua un cazzo e Son tutti bravi con i soldi degli altri, pens Luca, ma si morse nuovamente la lingua. Forse ma forse, lasciandola parlare, riusciva a venirne fuori. Stavamo parlando della ricerca, tutto qui. Mi stava versando da bere, ok, e quindi? Un po di galanteria mica vuol dire volersi infilare nelle mie mutande, scemo. Abbiamo trovato dei reperti importanti, testimonianze risalenti a prima della guerra di sessantanni fa. Il professore certo che lUniversit finanzier una seconda missione per... Marta, io lho visto, la interruppe lui allimprovviso. Lhai visto? Ma di chi stai parlando? Luca aveva sentito dun tratto lenorme, fortissimo bisogno di raccontarle quello che gli era successo. In un istante aveva dimenticato la brutta faccia dello stronzo, resa ancora pi brutta dal paio di centre di un certo livello che era riuscito a piazzargli sul grugno, tah, dirette, prima che lo tirassero via. Doveva parlarle di quellincontro, prima del volo, di quelle parole. Di quel sorriso. E cos lo fece, sperando che la sua ragazza non lo prendesse per pazzo. La sua ragazza lo prese per pazzo. che stai attaccato tutto il santo giorno a quel dannato coso, ecco cos!, sbott lei, nuovamente in carogna. Ti sei talmente cotto il cervello che

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basta un infospot malfunzionante per farti uscire di melone. Sei andato, Luca, lo capisci? Devi finirla di stare attaccato al tuo iLive per tutto il santo giorno. Te lavevo detto, no? Te lavevo detto che avresti strippato! Ma... Ma cosa? Ma io un PLA non ce lho pi. Ho venduto liLive per pagarmi il biglietto per venire qui. E lincontro avvenuto dopo Un po pi tardi, erano seduti tutti e due su una poltrona a pensarci. Luca, appollaiato sul bracciolo, prov a prender la mano di Marta nella sua, lei lo allontan, lui ci riprov, lei lo allontan di nuovo, e allora lui ci riprov ancora unaltra volta, questa volta Marta lasci la mano l. Sai a cosa mi stai chiedendo di credere, vero?, gli disse poi. Io non lo so, Ma. Io non credo in niente, lo sai. Ma era l, e ho parlato con lui, te lo giuro. Era reale, anche se nessun altro tranne me sembrava vederlo Se anche fosse. Se, e dico se, fosse vero, perch proprio te su tredici miliardi di esseri umani? La domanda era pertinente, ma Luca una risposta non laveva. E allora, per spezzare la tensione che quellargomento aveva fatto montare nella stanza, tir fuori per lennesima volta quella battuta sulle sue dimensioni artistiche. Marta gli tir un cuscino, lui la baci e prov ad attirarla a s. Forse ma forse. XVII.

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La donna impugnava un coltellaccio affilato. Il locale era sporco, dava unidea di vecchio, moribondo. Il poster della Lodigiani mostrava una formazione vecchia di almeno quattro stagioni. Il sangue rappreso incrostava il bancone, quanto restava di un manzo appeso a frollare spuntava dalla cella frigorifera, mentre la testa di quello stesso animale li fissava da un ripiano con occhi spenti. Cosa le servo?, chiese la macellaia. Era una donna sulla cinquantina completamente sformata, i capelli raccolti in una crocchia sotto una retina, pancia e braccia colossali che tendevano il camice macchiato di sangue al punto da farlo esplodere. Marcus sper che il posto fosse quello giusto, perch altrimenti quello che stava per dire li avrebbe messi nei guai. LAgnello. LAgnello di Dio, disse, e quella non cambi espressione. La macellaia pos il coltellaccio sul bancone e fece segno a Marcus e Jenna di seguirla. Entrarono direttamente nella cella frigorifera, che la donna si chiuse alle spalle. Jenna ebbe come un sussulto, ma la donna sollev i palmi per tranquillizarla: non sarebbero rimasti chiusi dentro. Sul fondo della cella, spostate due carcasse appese ai ganci del soffitto, cera una botola. Avevano spostato il

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punto daccesso, not Marcus, ora che il vecchio studio di aracnopuntura terapeutica non cera pi, ma la botola era rimasta praticamente identica. La macellaia la spalanc con un calcio e premette un interruttore per illuminare la scala di metallo che scendeva nel buio sottostante. Ci sono altri punti daccesso?, le chiese Marcus, ma lei sollev le spalle. Prima che la donna richiudesse sopra le loro teste la botola, fu Jenna a rivolgerle unultima domanda: Come sa che non siamo della polizia? La macellaia scoppi a ridere. So chi siete, mi ricordo di voi. E la polizia qui non pi un problema da molto tempo. dei gruppi di epurazione, di quei fottuti maniaci che abbiamo paura, non di loro, e con un altro calcio richiuse la botola, lasciandoli nelloscurit smorzata solo dal neon che attraversava le sbarre della scala. Scesero per una decina di metri e si ritrovarono in un piccolo antro buio, dal soffitto a pochi centimetri dalle loro teste. Una porta automatica in metallo ossidato sbarrava lunica via daccesso alla struttura principale, e i led rossi di due telecamere di sicurezza li stavano scrutando. Siamo noi, Costa, disse Marcus, e la porta si apr. La grande sala sotterranea era rimasta come la ricordavano, eppure camminare di nuovo in mezzo a quel lusso a cui non erano pi abituati, tra statue e dipinti originali scampati alla distruzione della Crisi Milton, diede loro un leggero senso di vertigine. Quando, sei anni prima, Padre Costa lo aveva

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cacciato dalla sua chiesa, Marcus si era portato dietro Jenna e un gruppo consistente dei criptofedeli di quella chiesa, promettendo a se stesso che non avrebbe mai pi rivolto la parola a quelluomo. Costa aveva fatto lo stesso. Uno accusava laltro di voler portare lontano dal messaggio originale di Cristo loro comunit, di voler creare solo una struttura di potere sotterranea per controllare la citt; laltro di scoparsi sua figlia. Avevano ragione entrambi. Non cerano che poche decine di fedeli a quella messa, ma fortunatamente Marcus intravide tutti quelli che contavano davvero. Jagger, Blasi, e soprattutto il Generale. Il posto sembrava spettrale nella sua austera magnificenza, illuminato a giorno da archi di luce in ogni angolo, la volta istoriata con riproduzioni in Paint4Life di affreschi ormai perduti. Padre Costa venne loro incontro, i capelli pi radi e bianchi di un tempo, lo sguardo sempre severo. Venne loro incontro tenendo le braccia incrociate al petto. Certe ferite necessitano di molto tempo per rimarginarsi. Altre non lo fanno mai. Ignor la mano tesagli da Marcus e abbracci forte sua figlia, che non vedeva da tanto, troppo tempo. Ma dopo che Marcus gli disse quello che era successo, Costa abbracci anche lui. Marcus fu sorpreso dal gesto e per un istante non seppe che dire, ma poi cap. Dovevano mettere da parte le loro divergenze, perch non contavano pi nulla. Loro non contavano pi nulla. Avevano atteso tutto questo per anni, pianificando

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ogni cosa, ogni singolo passo. Si erano preparati a lungo per quel momento, aspettando solo che arrivasse loro un segno. E il segno era finalmente arrivato. Dovevano farlo subito. Nulla contava pi nulla.

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XVIII.

Luca aveva gi indossato la tuta sterile. Il casco sotto al braccio, era pronto ad uscire. A un paio di metri di distanza, accanto alla sua pila di bagagli, Marta si stava scusando ancora con il professore. Per la partenza anticipata, locchio nero e tutto il resto. Luca con lo stronzo si era dovuto gi scusare due volte, ingoiando bile e orgoglio, e ora ne faceva volentieri a meno. Qualche minuto e si sarebbero infilati finalmente in un taxi e avrebbero lasciato quel posto inquietante e... Signor Murazzi? Un cameriere dellalbergo si era materializzato alle sue spalle. S?, chiese Luca, mentre chiedeva a se stesso cosa diavolo volesse ora questo tipo. Il conto delle bottigliette dacqua laveva gi saldato, mortacci loro. Signor Murazzi, se vuole farmi la cortesia di seguirmi: c una chiamata per lei. Il cameriere condusse Luca in una lussuosa saletta riunioni dietro il banco monolitico della reception. Sul video era in attesa una ragazza. A giudicare dal logo sulla camicetta, dai capelli neri liscissimi HawaiianDreamin e dallaria scoglionata, doveva

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essere per forza una centralinista della Vodafone Force. Che due coglioni. Pure qui. Non ho pi da giorni un iLive: sta perdendo il suo tempo, aveva messo subito le mani avanti Luca, prima di rendersi conto che cera qualcosa che non andava. Aspetti un momento. Come diavolo avete fatto a trovarmi senza PLA? La centralinista conserv imperturbabile la sua aria depressa. Vede, proprio per quello che la chiamavamo, Signor Murazzi Uh? Durante uno dei nostri cicli di controllo qualit, in Vofafone Force ci siamo accorti di un malfunzionamento in alcuni modelli di Personal Life Assistant. In particolare tutti quelli di penultima generazione alfa45679000 fino al numero di serie 7569milaseicentov... Le ho gi detto che non ho pi un iLive, no? La ringrazio per la gentilezza ma non me importa nulla, sinceramente Non ha capito, Signor Murazzi. Abbiamo provato a contattarla, ma visto che il suo dispositivo ci risultava spento, abbiamo sfruttato la clausola dello sfruttamento totale dei dati personali per accedere al suo passaporto elettronico, scoprire la sua ubicazione e verificare in quale albergo alloggiasse. Il fatto , vede, che su quei modelli laccesso a fonti storiche ha sbloccato inavvertitamente la versione full dellapplicazione sperimentale iVision. Quello che voglio dire che questo potrebbe aver proiettato secondo i nostri esperti alcune suggestioni nel

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suo subconscio. Lasciato delle tracce oniriche, se vogliamo metterla cos. Mi sta ascoltando? Luca la stava ascoltando eccome. Un attimo solo, aveva chiesto alla ragazza dai capelli nero hawaiano sullo schermo. Mi sta forse dicendo che sto facendo dei sogni ad occhi aperti per colpa di un errore del software? Le chiedo scusa? Voglio solo sapere se questo problema pu farmi immaginare le cose, porca puttana, vedere delle persone anche quando sono perfettamente sveglio Potrebbe essere. Guardi, a me hanno dato da leggerle queste tre righe per sollevare Vodafone Force da qualsiasi responsabilit e io lho fatto. A me sa cosa diavolo frega. Le auguro una buona giornata, gli rispose la centralinista. E mise gi a tradimento. Luca, che si sentiva un vero coglione, non sapeva come spiegare il tutto a Marta, ma non cera bisogno di farlo: quando si gir, Marta era dietro di lui. Hai per caso sentito quello che...? S, gli disse lei. Te lavevo detto, no, che mi sembrava una stronzata?.

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XIX.

Sei giorni dopo, Luca si stava facendo la barba nellappartamento di Marta nellAlveare Sogno di Una Notte di Mezza Estate con Fanta 31. Lei era corsa allUniversit per le lezioni, e il fatto che lo stronzo fosse rimasto a Gerusalemme lo tranquillizzava. Un po di culo, e il bastardo si sarebbe beccato una dose letale di radiazioni. Luca stava canticchiando davanti allo specchio un vecchio pezzo degli Antrist: Spartacus Buffy LOL, ma mentre si dava unaggiustata alla basetta si accorse di avere la pelle doca. Eppure faceva un caldo assurdo in quel bagno, tanto che lo specchio si stava velocemente appannando. Luca schiocc le dita vicino al rubinetto per fermare lacqua calda, poi afferr lasciugamano e lo pass sullo specchio. Per poco non mor di paura quando si accorse che non era solo nel riflesso. Dietro di lui cera Lui. Con la sua barba, i capelli lunghi, gli occhi di un colore impossibile. Non aveva pi addosso quella tuta da meccanico, ma come un sacco, una veste larga colorata dazzurro. Ora capisci che quel tuo giocattolo non centra nulla, vero Luca?, gli disse.

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Luca sent una morsa serrargli la gola e si sent impazzire. Lui se ne accorse. Se non credi sia vero, prova a toccarmi. Non saresti il primo, sai? Anche a te io dico: guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato, aggiunse sorridendo, con quel suo sorriso che avrebbe potuto livellare le montagne. Tremando, Luca allung timoroso le dita fino a toccare una mano di Ges. La sent vera, reale, calda. La parte centrale del dorso era ruvida, cos abbass lo sguardo e vide la piaga lasciata dal chiodo. Mi avevano detto che..., farfugli. Non devi credere a tutto quello che ti hanno detto, Luca, gli ripet Lui come quellaltra volta. E non essere pi incredulo ma credente. Perch mi hai veduto, hai creduto: beati coloro che non videro e tuttavia credettero.

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XX.

Dieci minuti prima, altrove. Si trovavano al centro esatto della citt. Marcus si strinse nel cappotto: cera un freddo che ti entrava nelle ossa laggi, anche se la sala e il cunicolo daccesso erano pieni. Non era strettamente necessario che venissero tutti, tanto non sarebbe cambiato comunque nulla, ma in tanti avevano voluto esserci. Jagger, il neurofarmacista Manetti, Finzi. Jenna era al suo fianco, Padre Costa un po pi avanti. In mezzo, gli uomini del Generale spingevano il loro carrello. Senza il loro aiuto non sarebbero mai potuti arrivare fin l. Quella zona era inaccessibile per un raggio di un chilometro e non si poteva sorvolare. Ma gli uomini del Generale avevano trovato molto tempo prima unaltra strada. Venti metri sotto terra, percorrendo le vecchie gallerie delle catacombe scavate dai primi cristiani. Tutto aveva perfettamente un senso. Il cerchio stava per chiudersi. Ora si trovavano in una sala pi ampia, quella che doveva esser stata una delle prime criptochiese della storia, duemila anni prima. Venti metri sopra le loro teste cera la sede italiana dellUnione Eurasiatica. Il carrello si fece largo tra i fedeli, e uno

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degli uomini del Generale, un uomo grasso che tutti chiamavano semplicemente il Calvo, apr la cassa di metallo che lui e gli altri avevano trascinato fin l. Dentro cerano una cinquantina di pacchetti avvolti in una carta dorata, grandi quanto saponette. Solo che quelle non erano saponette. Costa si avvicin a Marcus e Jenna e li prese per mano. Poi, con un cenno del capo, invit tutti gli altri a fare altrettanto. Quando i fedeli furono legati lun laltro in una grande, tortuosa catena, Marcus si inginocchi sul freddo e sconnesso pavimento di quella sala strappata alla roccia, presto seguito da tutti. Fratelli miei, disse loro, sollevando il capo. Compagni fedeli, amici. Le nostre preghiere sono state ascoltate. Il signore tornato e ha scelto proprio noi, i pi umili tra i suoi servitori, per annunciarne la venuta in gloria, la sua attesa parusia Si ferm per trovare le parole giuste, e vide che molti dei fratelli in ginocchio piangevano. Jenna gli strinse pi forte la mano. Non facile, ma dobbiamo avere forza, prosegu. Ci siamo preparati a lungo per questo momento. Presto di noi non rimarr nulla, ma la nostra carne solo carne, e non ha alcun valore. Il nostro sacrificio riporter il mondo sulla retta via. Estirperemo il male che ha divorato il cuore degli uomini in questa citt un tempo santa, mostrando loro la luce. Ricondurremo tutte queste anime perdute tra le braccia del Signore, strappandole alloscena esistenza da pagani che si sono imposti. Oggi ventotto milioni di anime perdute bruceranno

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per rinascere a nuova vita con noi. E allora io vi dico: gioite, fratelli, perch il Regno dei Cieli ci aspetta.

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XXI.

Casa di Luca. Perch proprio io? Che diavolo centro?, chiese Luca, sentendosi nuovamente a un passo dalla follia. Solo dopo un po si accorse che stava piangendo. Si port le mani al volto, incapace di trattenere le lacrime e il tremore che gli scuoteva il corpo. Lui allora si avvicin, e la sua veste azzurra emise un leggero fruscio. Allarg quel sorriso inumano e allung la mano a sfiorare con le dita il viso di Luca. La sua mano emetteva come una lieve luminosit. Perch tu ora sai, Luca, gli rispose con quella voce. Perch tu ora sai e sarai testimone di quanto sta per accadere Luca sollev la testa di scatto. Cosa... Cosa sta per accadere?, domand, in preda al terrore, ma Lui non gli rispose. Che... che stai dicendo?, prov a insistere, senza avere risposta. La luce di quella figura divina aument, avvolgendone i contorni. Poi quei contorni presero leggermente a dilatarsi lungo il bordo. Alcuni tratti si deformarono, altri cambiarono rapidamente colore. Limmagine inizi a sfarfallare, come oggetto visto attraverso una palla di vetro. Come un quadro fissato

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con gli occhi pieni di lacrime. Come un infospot difettoso. Chi... sei?, chiese ancora Luca, singhiozzando. Non... non sei reale Ti importa davvero?, gli rispose Lui, sollevando una mano, e un istante dopo non era pi l. La stanza inizi a tremare, sempre pi forte. Una statuina di cristallo poggiata sopra un mobile fin a terra, esplodendo in mille frammenti, mentre si sentiva salire il rumore come di unonda. Luca corse verso la finestra e si affacci, ma tutto ci che vide fu solo un grande bagliore, poi tutto divenne bian

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[3] Self Control

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I.

No, allinizio latmosfera non era stata decisamente delle pi accoglienti. Strizzata nel suo abitino di una taglia pi piccolo comprato ai saldi dellOviesse, Carmela continuava a chiedersi come diavolo ci fosse finita in quella fottuta topaia. Si sentiva come chi torna da un lungo viaggio e in aeroporto non trova nessuno ad aspettarlo. Cos, per sentito dire, ch lei lunghi viaggi non ne aveva mai fatti da nessuna parte. Carmela Dellanno a quella sera, la sera pi importante della sua vita, ci pensava praticamente sempre. Le bastava chiudere gli occhi per ricordare la lunga scalinata, i fiori, le luci abbaglianti, il segaligno presentatore siciliano che la riempie di complimenti per la sua bellezza. Anche perch allora Carmela bella lo era per davvero. Sogno erotico dellintera popolazione maschile del suo paese, alta e dai capelli neri lunghi e lisci, con un fisico da paura, occhi verdi e labbra piene e sensuali, faceva girare la testa a tutti i maschi che incontrava. Ma anche a parecchie donne. Con Prendimi e Portami Via Con Te Forever, Ti Prego, si era classificata seconda tra le giovani

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proposte il primo premio era andato a un neomelodico romano, mezzo calvo e dalla voce bassa ma dal cognome famoso e aveva cullato a ragione sogni di gloria. Ma ventanni pi tardi, Carmela Dellanno riusciva a stento a rimediare qualche serata in locali senza troppe pretese, giusto di tanto in tanto, grazie a qualcuno dei pochi amici che le erano rimasti. Quando le andava bene, portava a casa cinquanta euro e un panino. Gli altri giorni sbarcava invece il lunario facendo le pulizie in un centro commerciale e maledicendo il destino per linfame mano di carte che le aveva servito. La sua carriera, dopo la kermesse nella citt dei fiori, rollava in pista di decollo. Bella, tosta e con una voce in grado di far sbiancare perfino Tina Turner, Carmela era pronta a mangiarsi il mondo. Aveva gi in mano il contratto con una major discografica di primissimo piano, e al singolo Prendimi e Portami Via Con Te Forever, Ti Prego avrebbe presto fatto seguito lalbum Sar la tua schiava solo se mi aprirai il cuore. Aveva persino studiato a lungo con il visagista di grido Noah Macellazzi e con il suo manager Nick al secolo Niccol Contini un nuovo look. Messi via quei capelli lisci da santarellina, avrebbe sfoggiato un taglio vaporoso e un atteggiamento aggressivo pi in linea con le mode del momento. Avrebbe inoltre assunto il nome darte di Cammi: a Carmela il suo nome di battesimo andava pi che bene, ma Nick diceva che ricordava troppo le sue origini siciliane. E pur con tutta la buona volont di questo mondo, diceva, una popstar siciliana negli anni della musica elettronica

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non se la sarebbero inculata di pezza. Gi, Nick. Non era tanto il fatto che le mettesse sempre le mani addosso, anche perch lui un po le piaceva. A mandare Carmela in bestia erano le modifiche che imponeva ai suoi testi. Aveva accettato di cambiare look, aveva accettato di cambiare nome, ma le canzoni, cazzo, quelle non gliele doveva toccare. Un giorno Nick le aveva chiesto di sostituire unintera strofa di Io e Te, Amore, Baciati Dal Sole e Sferzati Dal Vento, al fine di includere un po pi di pepe, qualche allusione sessuale pi esplicita. Dovemo da dare al personaggio Cammi un taglio pi trasgressivo, a Carm, porco due, laveva tagliata corta l Nick, con il suo spesso accento trasteverino quando aveva incontrato le resistenze della sua assistita, convinto di riuscire a convincerla comunque, come le altre volte. Ma quella volta l Carmela non aveva mollato. Gli aveva detto che si sarebbe trovata un altro manager. Paonazzo in volto e con le vene del collo gonfie, Nick le aveva gridato dietro che era finita. Che lavrebbe fatta precipitare nuovamente nellanonimato molisano dal quale era venuta fuori. E quello stronzo, come Carmela avrebbe avuto modo di capire nei mesi successivi, non bluffava. Senza pi un manager e con il contratto ridotto in coriandoli dalla casa discografica, aveva iniziato a cantare nei locali. E siccome i suoi tre brani non erano in grado di coprire una serata, aveva preso a interpretare anche canzoni in inglese, pezzi in voga in quei fluorescenti anni 80: Samantha Fox, i Culture

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Club, perfino qualcosa di Madonna. Non guadagnava molto, ma allepoca bastava ancora per tirare a campare. Poi gli anni Ottanta erano finiti e, mentre la bellezza di Carmela un po alla volta sbiadiva, lei trovava sempre meno spazio in pub e night. Andarono forte le boy band, quindi le girl band e il girl power, poi ci fu un revival anni 70, infine televisioni e palcoscenici avevano iniziato a brulicare di bionde lolite senza tette. Ma di una molisana che aveva incendiato il palco dellAriston e cantava Karma Kameleon molto meglio di Boy George non sembrava fregargliene pi niente a nessuno. Col passare degli anni le cose erano andate progressivamente sempre peggio. Per tirarla su dalla depressione nella quale era precipitata negli ultimi tempi, da quelle serate in cui si ammazzava solo di Nutella e pianti davanti al televisore, suo cugino Luigi le aveva buttato l lidea di fare una serata in questo locale molto fuori mano, una baracca sperduta lungo la statale 224. Luigi il Mambo lo aveva conosciuto molti anni prima, quando, da gay timido e impacciato qual era, aveva accolto con gioia lidea di un posto riservato dove poter conoscere altri ragazzi. Passando di l parecchio tempo dopo la sua chiusura, era rimasto sorpreso nello scoprire riaperto il Mambo. Certo, ora era soltanto un bar qualsiasi, ma alle sue panche non era raro per Luigi incontrare alcune vecchie amicizie, persone che aveva conosciuto in quella baracca di mattoni quando non erano gli alcolici a essere serviti sul bancone. Per la maggior parte camionisti come lui, tanto che certe sere, con il

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parcheggio pieno di rimorchi e furgoni, il Mambo si tramutava nel luogo perfetto per una rimpatriata. Il proprietario era un brutto rospo, ma non che si pu sempre avere tutto dalla vita, senti. Tra chilometri su chilometri da percorrere e strade sbagliate, Carmela aveva impiegato un numero di ore spropositato per raggiungere il Mambo, tanto che, pi o meno a met del percorso, aveva iniziato a chiedersi se con i soldi che le davano sarebbe riuscita a coprire almeno la benzina bevuta dalla sua vecchia Panda. Poi aveva risolto che, pur di tornare a cantare, non le fregava niente di doverlo fare praticamente gratis. A ogni modo, proprio mentre il dubbio di essersi persa nel fiume nero della 224 iniziava a prendere peso, vide linsegna variopinta del locale, con una palmetta mossa dal vento, illuminata nel buio della notte da due misere lampadine. Fuori erano allineati diversi veicoli, tra cui, lo riconobbe subito, lIveco All Blacks di Luigi, con il nome da battaglia Squalo Tigre a neon rossi e la sua personalissima trinit di immaginette sul parabrezza: Ges, Padre Pio e Marco Van Basten. Si era fatta coraggio, aveva scaricato la cassa con microfono, amplificatore e riproduttore delle basi, e aveva varcato la porta del Mambo. Allinterno cerano solo uomini, come si aspettava. In un angolo, gi completamente ubriachi, Luigi e altri suoi amici ridevano e si davano di gomito come matti. Linterno di quel locale era di uno spartano allucinante. Sembrava il saloon di un film western.

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Oppure, per quanto poteva saperne Carmela, un ex negozio di esche da pesca riadattato giusto il minimo. Pareti rivestite di assi di legno, qualche mensola sbilenca su cui erano state abbandonate due o tre bottiglie vuote, un paio di piatti appesi di quelli che si usano nei ristoranti sul mare, un quadretto rettangolare di legno su cui era raffigurato il salto di un merlin tutto storto. Che bel posto di merda, si lasci sfuggire Carmela a voce bassa, ma non abbastanza da esser certa che il proprietario, un uomo grassoccio con una somiglianza pazzesca con il Lino Banfi di inizio carriera, non lavesse sentita mentre le veniva incontro. Lei deve essere Carmela prego, fece lui, gelido, prendendole i ferri del mestiere. Ueil, cug!, grid Luigi dal fondo, sollevando il boccale di birra per salutarla, prima di riprendere a ridere sguaiatissimo. Carmela sorrise al cugino, sistem attrezzatura, prese e alimentazione. Accett la birra offerta dal clone di Lino Banfi, ne bevve un sorso, abbass la testa e accese la base. Dopo un agghiacciante effetto larsen che fece accapponare la pelle e stringere i denti a tutti, Cammi si aggrapp al microfono, cacci indietro le lacrime e attacc la sua migliore interpretazione di Nothings Gonna Stop Me Now.

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II.

Enrico si aggiust il riporto sulla fronte, lisciandolo tra indice e medio, e rimase l a fissare quella tizia che cantava per un po, prima di rimettersi a sciacquare i bicchieri. In fondo non era stata poi unidea cattiva. In fondo, cio, che gli costava, una volta tanto? In fondo... Oh, al diavolo. La verit che ad Enrico non gliene importava comunque un cazzo. Prima. Linsegna del Mambo la riconosci subito. E non per quellaudace abbinamento cromatico da bandiera giamaicana verde mela su giallo canarino, con qualche tocco di nero che ne incornicia il logo, una scritta stile anni 60 scolorita dalle intemperie e da un destino avverso. No. E neanche per la palma in plastica e metallo che parte dal medesimo palo che regge il cartello, una triste piantina sintetica piegata dal peso degli anni e che alla prima folata di vento da queste parti praticamente un giorno s e laltro pure minaccia di collassare sulla testa di qualcuno. Nemmeno. Linsegna del Mambo la riconosci subito semplicemente perch lunica

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insegna dellunico bar che trovi per quasi TRENTA chilometri. La statale 224 taglia paesi di una certa importanza, costeggia centri urbani e arriva a lambire localit balneari di caratura internazionale. Poi si prende una pausa dalla vita mondana e si limita a seguire il mare in santa pace, per chilometri e chilometri, in una terra dimenticata da Dio. O quanto meno dai torvi dei delledilizia vacanziera per tutte le tasche. Una terra di nessuno tutta spiagge impraticabili, dove non trovi sabbia ma distese di rocce appuntite, ciottoli di quelli che fanno male ai piedi e tappeti di alghe e rifiuti mollati l dal mare. Tutta collinette macchiate di arbusti rachitici, spazi vuoti e silenzio, interrotti solo da qualche casupola abusiva dallaria marziana. Un posto dove, da sempre, il massimo della vita imbattersi per caso in qualcuno di passaggio: in estate naturalisti e naturisti in cerca di una spiaggia isolata che si sono persi, a primavera coppie illecite che si sono perse, tutto il resto dellanno camionisti, finiti fuori percorso pure loro. Nel cuore di questo deserto in miniatura, tagliato in due dalla stretta lingua di asfalto della statale 224, si erge da quasi ventanni il Mambo. Ma chiamarlo bar come abbiamo fatto poco fa in effetti alquanto riduttivo. Perch il Mambo, nei quattro lustri trascorsi da quando fu tirata su alla bene e meglio la sua prima incarnazione, stato tante cose. Nato come una baracca per i gelati, in lamiera e paglia, con qualche asse di legno piazzata nei punti strategici giusto per permettere a quella improbabile struttura di prendere per il culo

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Newton e i suoi studi, si era evoluto un giorno in un vero e proprio ristorantino. Allepoca unaragosta altrettanto squallida campeggiava sul palo ora occupato dalla palma, e il locale non aveva nome. Specialit di mare si limitava a promettere un cartello di legno verniciato di blu affisso accanto allentrata del tugurio, due-mattoni-due chiusi da un bel tetto deternit grigio e agghindati su un fianco con nasse e reti da pesca. Il proprietario di allora ebbe appena il tempo per pentirsi amaramente della sua scelta, quando si rese conto che 1) la pescheria pi vicina da cui acquistare la materia prima per le sue specialit di mare era a quasi ventisei chilometri di distanza, e lui aveva solo una vecchia Citroen 2 cavalli con il motore in fin di vita, e che 2) le specialit di mare non sono esattamente la prima scelta in fatto di alimentazione per camionisti fuori percorso, coppie clandestine smarrite e finanche turisti che non hanno proprio idea di dove cazzo siano finiti per cercare un po di natura incontaminata o un posto dove prendere il sole senza le mutande. Morto di infarto prima che potesse pagare come meritava per i sui suoi errori, quelluomo lasci il locale in eredit al figlio, che, decisamente pi sveglio del suo vecchio, non impieg molto a capire che disfarsene, a qualunque costo, fosse lunico modo per provare a cavare qualche soldo da quellinno allabusivismo edilizio. Il locale cambi cos nel corso di pochi anni tanto rapidamente nome e forma, tipo di esercizio e gestore che impossibile ricostruire oggi correttamente le tappe di questa metamorfosi. Di una cosa, per,

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possiamo dirci certi: nel suo passaggio da negozio di esche per la pesca a centro per escursioni in mare aperto, con la breve ma significativa parentesi da locale per giovani single omosessuali, tre costanti accompagnarono il Mambo nel corso di quegli anni bui: lassoluta, fisiologica, insanabile assenza di clienti, quella insegna dai colori giamaicani e il nome che campeggiava sulla stessa. A sceglierlo era stato il figlio del primo proprietario perch, a suo dire e, considerata la velocit con la quale si liberato delleredit paterna, come dargli torto , un nome dal sapore sudamericano avrebbe reso pi appetibile quel cesso di posto per i potenziali acquirenti. Ed era stato sempre lui a far dipingere da un suo vecchio compagno dellITIS linsegna, fornendogli personalmente i secchi di vernice necessari allo scopo ma lasciando che fosse la sua creativit da artista tradotto: la sua mente ottenebrata da anni di abuso di derivati dalla cannabis a elaborare tinte e scritta. I successivi titolari di quel fortino eretto a presidio del nulla a cambiare linsegna ci avevano pure pensato: ch quel nome con un posto per gli appuntamenti per single omosessuali poteva pure andare bene, ok, ma con un negozio di esche per la pesca non centrava davvero un fico secco. Ma il pressoch immediato fallimento delle rispettive imprese e lurgenza di rifilare il bidone a qualcun altro li avevano costretti a metter da parte ambizioni, nomi suggestivi e idee geniali per loghi ad effetto. Lultimo e attuale proprietario del posto, Enrico Saltamerenda, il Mambo lo ha acquistato

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pochi mesi fa, barattandolo con un Fiorino blu ammaccato su una fiancata. Chi glielo ha venduto ha riso a lungo alle spalle di Enrico, di quella gioia che ti prende dopo aver scaricato appena in tempo nelle mani di un altro la patata bollente, la sola, linculata. Ma ad Enrico, anche se lo avesse saputo, sarebbe importato davvero poco delle risate di scherno di quel tizio. Perch Enrico aveva appena vinto SEI MILIONI DI EURO al SuperEnalotto, e del suo vecchio Fiorino blu ammaccato su una fiancata non poteva fregargliene di meno.

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III.

E che cosa diavolo ci fa uno che ha vinto sei milioni al SuperEnalotto in una bicocca in mezzo al nulla? A portare Enrico a trascorrere i suoi giorni e le sue notti: lui al Mambo ci dormiva pure, da quando si era portato nel retro del locale una branda, un vecchio sacco a pelo da campeggio di Snoopy e un armadio di finto noce che aveva visto tempi migliori a meno di quattro metri dalla polverosa statale 224 erano stati, in concorso di colpa, la sorte, la sua passione per il mare e il suo profondo, irriducibile disprezzo per gli altri esseri umani. A 46 anni suonati, Enrico Saltamerenda conduceva una vita da miserabile, scandita da rate da pagare e umiliazioni. Soprattutto umiliazioni. Madre natura laveva dotato, come unico elemento di spicco in un quadro generale per il resto totalmente anonimo, di unincredibile somiglianza fisica con il Lino Banfi prima maniera. Occhietti spiritati, riporto laterale a coprire una calvizie ormai inarrestabile, naso schiacciato, un fisico basso e tracagnotto. Una somiglianza che si estendeva in qualche modo perfino al timbro vocale, nonostante lui in Puglia giurasse di non averci mai messo piede. Ma a trasformare

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Enrico nel bersaglio preferito dei suoi colleghi, nella grande agenzia di assicurazioni dove lavorava, aveva contribuito senzaltro il carattere schivo e taciturno. Per dire, Enrico non sopportava le chiacchiere dei vicini di scrivania di prima mattina. Proprio non riusciva a capire come non si stufassero di parlare sempre, ogni santissimo giorno, delle solite tre stronzate in croce: il calcio, i programmi televisivi per massaie della sera precedente e la politica, di quella spiegata ai bambini delle elementari. Ma laggravante peggiore era la sua riluttanza a prostrarsi davanti a una delle divinit sacre di ogni impiegato: la pausa caff con pettegolezzo incorporato sulle colleghe bone. Tutto questo, e il fatto che i suoi colleghi erano dei grandissimi figli di puttana. Dei figli di puttana comandati a bacchetta da una stronza senza cuore di cinquantanni che si conciava come Marilyn Monroe, neo finto a matita e capello platinato inclusi. Cos quella sera, mentre realizzava davanti alla TV che quel pezzo di carta bianca e arancione che stringeva in mano gli dava diritto a prendere tutti a calci in culo, da neo-milionario Enrico aveva iniziato a cullare, sprofondato sulla poltrona del suo tinello tre metri per quattro, fantozziani sogni di rivalsa e vendetta. Il giorno dopo, per, non era andato a buttare per terra nessuno schedario e a fracassare alcun monitor. Non aveva preso a calci in culo nessuno e anzi, a dirla tutta, in ufficio non cera nemmeno andato. Si era limitato a prendere la cornetta e chiamare linterno del suo capo. Pronto? Signora Pagliante? Sono io, Enrico,

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aveva attaccato, con il tono calmo e sottomesso di chi sta per chiedere un giorno di ferie pur sapendo gi in anticipo che gli verr negato. Saltamerenda?, aveva risposto lei, con laria altera, sbrigativa e un po infastidita di chi non vuole rotture di palle di prima mattina, soprattutto mentre sta leggendo loroscopo di Paolo Fox su Internet. Da dove chiama? Perch non in ufficio stamattina? Martini la sta cercando da almeno mezzora per la pratica di Oggi non vengo, signora Pagliante, aveva tagliato corto Enrico. E nemmeno domani. Anzi, volevo dirle che io in quellufficio non ci metto pi piede. Questo, e che tuo marito ti mette le corna, vecchia puttana. E aveva messo gi. Enrico il signor Pagliante laveva visto solo una volta di sfuggita, a una cena aziendale al ristorante cinese Primavera di Pechino: non era assolutamente un uomo in grado di tradire la moglie. Mai. In nessun caso. Enrico era sicuro che quel povero Cristo dovesse chiederle pure il permesso per tirare lo sciacquone del bagno. Ma infilare a tradimento un dubbio nella mente geometrica e popolata solo da certezze incrollabili della Pagliante era una concessione minima e dovuta ai sogni di vendetta che gli avevano scaldato il petto la sera prima. Che lindifeso signor Pagliante avrebbe patito ingiustamente per questo dei supplizi indicibili nei due mesi a seguire, dopo tutto, era uneventualit che in quel momento non sfiorava nemmeno la mente di Enrico. Ch lui in quel momento l pensava solo a Marcella. E a Marcella, suo lontano ma mai dimenticato

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amore, aveva telefonato alcune ore dopo. Aveva composto il numero della vecchia casa di lei, incrociato le dita e, quando lei aveva risposto, era rimasto per alcuni interminabili secondi in silenzio, indeciso se aprire o meno bocca. E, nel caso, assolutamente incapace di trovare qualcosa di indicato da dire. Ma mentre Enrico chiamava a raccolta il suo coraggio, Marcella aveva frainteso. Dopo che i due Pronto? della donna erano rimasti orfani di risposta, le prime dolci parole uscite da quella che Enrico ricordava come una bocca candida erano infatti state: BRUTTO PEZZO DI MERDA, credi di mettermi paura? Tanto ti becco prima o poi, stronzo Lo so che sei Medda: ho gi parlato con tua madre, maledetto vigliacco, e se vengo su fino al quarto piano ti faccio andare via quei brufoli a calci nel Marcella? Marcella sono io, Enrico, era riuscito finalmente a dire il Nostro, il cuore una palla da tennis impazzita. Adesso era lei a esser rimasta senza parole. Enrico la sentiva sospirare piano allaltro capo del telefono. Sorpresa? Incazzata? Sconvolta? E Enrico? (pausa). Enrico (altra pausa, ma un po pi lunga). Come stai? Le solite cose Ma come le solite cose, scusa? Non ci sentiamo da tre anni, mi chiami cos allimprovviso e mi dici le solite cose? Marcella io Lo so, sembra strano che ti chiami ora cos, dopo tutto questo tempo, ma Ci sono

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queste faccende importanti delle quali ti vorrei parlare. Non che possiamo vederci? Lei aveva indugiato a lungo prima di accettare dincontrarlo, la sera dopo, in un ristorante esclusivo su una collina a pochi chilometri dal centro, un celebre locale popolato da vip, riservatissimo, con vista mozzafiato e prezzi mozzastipendi. Aveva chiesto due volte ad Enrico se fosse sicuro che li avrebbero fatti entrare e di potersi permettere una cena in quel posto, ma alla fine aveva accettato. Enrico sicuro lo era eccome. Quella mattina aveva prelevato tutti i soldi del suo conto corrente alla Popolare e provveduto a convincere il capo cameriere che un tavolo per due libero, a ben guardare, in effetti cera ancora. S, nellangolo. E s, vicino al separ con le rose intrecciate, grazie. Con Marcella mora, riccia, trentasei anni, bassina ma con una quarta dirompente, due occhi grandi e nerissimi e anche lei nel ramo delle assicurazioni Enrico aveva avuto una storia lunga e intensa, lunica relazione importante nella sua vita. Di pi: lunica e basta. Poi, in una fredda mattina dautunno che veniva gi a dirotto, lei se nera uscita di punto in bianco con questa storia, dicendogli che s lo amava, che a lui ci teneva e tutto il resto. Ma anche che la vita di compromessi che le poteva offrire non era esattamente il suo sogno. Che certe scelte, per quanto dure, andavano prese prima che fosse troppo tardi. Che sapeva di farlo soffrire con questa decisione, e che lavrebbe presa per una stronza, ma era anche certa che lui avrebbe capito. E lui aveva capito. Si era incazzato come una

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bestia, ma aveva capito. Hai ragione, fu tutto quello che si era sentito di risponderle mentre si prendeva tutta quellacqua sulla testa e cera un freddo becco e si sentiva morire dentro. Sei proprio una stronza. Solo giorni dopo, era riuscito a confessare a se stesso che Marcella meritava davvero di meglio di un piccoletto pelato e triste che ce laveva con il mondo anche se non aveva ancora capito bene il perch. Quella sera, per il loro appuntamento da La Grande Cucina di Fif, lei indossava un tubino nero che a Enrico sembrava lo stesso di un tristissimo veglione di capodanno a casa di Maria Laura, la sorella di Marcella, una tizia acidissima con il viso rovinato dallacne senile e inquietanti manie di grandezza. Lui invece si era infilato in uno dei suoi tre completi da ufficio, che erano praticamente tutti uguali e tutti dello stesso colore, quello che esprimeva meglio lo stato danimo medio di Enrico. Grigio antracite. Aveva comprato per un paio di scarpe nuove da duecento euro, un orologio da sub pazzesco con cassa in argento e si era concesso perfino il lusso di farsi tagliare i capelli da Manuel Coiffeur, il parrucchiere omosessuale pi caro dItalia. Neo-milionario o meno, quarantotto euro per un taglio di capelli gli erano sembrati una vera ladrata, anche perch sulla sua testa da tagliare non che ci fosse rimasto molto. Ma, doveva ammetterlo, quel taglio rasato alla Bruce Willis gli dava unaria molto virile. E per sembrare pi virile quella sera, quarantotto euro a quella checca di Manuel glieli

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aveva dati volentieri. E vaffanculo. Seduto davanti a Marcella gli occhi che facevano la spola tra il collo, impreziosito da una collana di perle coltivate, la scollatura mostruosa appena sotto e il volto troppo truccato di lei e dopo aver ordinato una bottiglia di champagne oscenamente cara, Enrico aveva preso a tracciare grandi 8 con il manico della forchetta sulla tovaglia-foulard che copriva il tavolo, alla ricerca delle parole adatte per farle capire che lui ora aveva un pozzo di soldi e vita di compromessi un cazzo, cara la mia Marcella che porti ancora il tubino nero che avevi al veglione di quella butterata di tua sorella cinque anni fa. Con suo grande stupore, per, era stata lei a rompere il ghiaccio. Allora, mi spieghi in che cavolo di giro ti sei cacciato? Mi chiami dopo tutto questo tempo e mi porti in un locale cos Ti rendi conto che quello seduto dietro di me lavvocato Anselmi di Amori Perduti nel Tempo, la mia soap preferita? Frenata a stento leccitazione per il trovarsi l, quasi spalla a spalla con lavvocato Gustavo Anselmi, e dopo aver dato sfoggio per qualche minuto della sua conoscenza ancora enciclopedica di Amori Perduti nel Tempo, Marcella si era ricordata che Enrico quella soap non aveva MAI potuto digerirla, cos aveva chiuso la parentesi ed era tornata al punto. Porti al polso un orologio da duemila? Tremila euro? Scarpe di vitello anzich quelle ridicole polacchine consumate e sporche di sempre. Ti sei perfino tagliato i capelli in maniera decente Se non fossi venuto a prendermi con il Fiorino avrei

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quasi creduto che hai rapinato una banca, ti sei messo a vendere la droga o che so io. Perch non cos, vero? No, le aveva risposto lui, con il pi candido e infantile dei sorrisi. Ho solo giocato una schedina. Una schedina che ho trovato l sul bancone, gi compilata, dal tabaccaio vicino al forno. E ho vinto sei milioni di euro con un 5+1 Marcella non aveva spruzzato il Krug Clos du Mesnil dal prezzo vergognoso che stava bevendo, come fanno nelle situazioni del genere nei film americani. N spalancato gli occhi. O gridato. Niente. Una volta finito di bere come se nulla fosse, aveva posato il flute e, iniziando a giocherellare con le sue perle coltivate, squadrato il signor Saltamerenda con occhio freddo e inquisitore. Mi stai prendendo per il culo? No. No, ho vinto davvero 6 milioni. Ho vinto 6 milioni che toccavano a qualche povero Cristo pi sfigato di me, che ha compilato la schedina ma lha lasciata l. Vai a sapere il perch. Pensa che io al SuperEnalotto non cavevo mai nemmeno giocato 6 mi-li-o-ni?, gli chiese scandendo ogni singola sillaba e stringendo gli occhi, con un effetto da cartone animato. Pi o meno. Non so di preciso come funzioni il discorso delle tasse. Ieri, intanto, ho mandato al diavolo la Pagliante e mi sono licenziato. Poi, beh, poi ho chiamato te. Io, ecco, pensavo che magari, ora che i soldi non sono pi un problema noi due si possa essere di nuovo felici Ed Enrico, chiamate a raccolta le forze, le aveva

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aperto il cuore. Le aveva detto che laveva sempre amata. Le aveva raccontato come ogni sera, spenta la TV dopo lultimo telegiornale, aveva indirizzato sguardi carichi di malinconia alla sua foto, ancora appesa vicino al telefono allingresso del bilocale. Le aveva svelato i sogni da adolescente che, dal loro addio, erano tornati a intervalli regolari a far capolino in un cuore che adolescente non lo era pi da almeno trentanni. Ora che, finalmente, tutti quei pensieri venivano rivolti direttamente alla Marcella in carne, ossa e perle coltivate, anzich al suo simulacro fotografico da parete, ora che pensieri e parole gli uscivano direttamente dal petto senza venir filtrati prima dalla mente, si sentiva ancor pi coraggioso di quando, la sera prima, era riuscito a chiederle di uscire. Si sentiva il Maciste di quei kolossal di Cinecitt che guardava da ragazzino, da solo, alloratorio. Un muscoloso eroe da peplum, con il corpo abbronzato e cosparso dolio per culturisti. E non si era mica fermato l. Aveva lasciato che i suoi sogni galoppassero pi veloci della ragione, arrivando a proporle l, su due piedi, nellintimit di un tavolino infilato a forza accanto al separe con le rose intrecciate nella sala dellesclusiva La Grande Cucina di Fif a un passo dallavvocato Gustavo Anselmi, di sposarla, di comprare una villa bellissima e di fare con lei, se solo il cielo avesse voluto, una nidiata di piccoli Saltamerenda. Altro che Maciste di Cinecitt. Ora era un supereroe hollywoodiano invulnerabile! Uno di quelli con i controcoglioni dacciaio inox diciotto-dieci! Solo che poi si era accorto che lei non aveva sentito

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una SOLA PAROLA di quello che le aveva detto. Marcella era infatti troppo impegnata a costruire castelli in aria sugli ulteriori soldi che avrebbero potuto fare investendo quel denaro nel modo giusto, ch potevano sempre chiedere a suo cugino Arturo che lavorava alla Cassa di Risparmio. Sul fatto che il Fiorino dovesse cedere allistante il campo a un paio di Mercedes. E magari pure a un SUV, ti. Sugli interventi che lei avrebbe potuto/dovuto affrontare finalmente per far tornare toniche le sue tettone strepitose. E sui piccoli ritocchini estetici ai quali anche LUI si sarebbe dovuto sottoporre, chiaro. E ville in riviera, tende nuove, divani di pelle lunghissimi, viaggi interminabili, cani giapponesi e tante colf ucraine. Un esercito di colf ucraine. Hai sentito quello che ti ho detto?, le aveva chiesto a bruciapelo, sapendo gi che tipo di risposta aspettarsi. Scusa ma ero cos eccitata per quello che e non Enrico? Ma dove stai andando? Il supereroe con gli attributi inossidabili era di nuovo Calimero il pulcino nero. E di detersivo che sbianca nei paraggi neanche lombra. Tentando di aggiustarsi meccanicamente sulla fronte il riportino che non cera pi, Enrico si era alzato e diretto verso il capo-cameriere. Gli aveva mollato in mano quattro biglietti da cento euro e chiesto di chiamare un taxi per la signorina. Quindi aveva messo in moto il Fiorino, che gli aveva borbottato sommessamente la sua solidariet a gasolio, ed era andato via. Quella stessa sera, piangendo lacrime amare

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su una panchina del parco divisa a met con un barbone intento in qualche modo a dormire seduto, Enrico aveva capito che i soldi, come gli ripeteva sempre quella povera donna di sua madre, che il cielo lavesse in gloria, non fanno davvero la felicit. E che cazzo ne vuoi capire tu, mamma le rispondeva di solito lui che di soldi non ne abbiamo mai visti in questa famiglia? In quel momento di sconforto, Enrico voleva solo andare via. Lontano, da qualche parte, ovunque. Purch laggi nessuno lo conoscesse. Meglio, dove non ci fosse nessuno e basta. Solo. Il milionario dallanimo pi povero dItalia voleva infilarsi in un buco nero, dileguarsi, sparire dalla faccia della Terra. Fu cos che il destino, o qualche lacrima troppo carica, aveva dirottato il suo sguardo su uno dei giornali che spuntavano dallinterno del cappotto del barbone. Una pagina stropicciata e unta sulla quale si leggeva uninserzione vecchia di almeno diverse settimane, a giudicare dal colorito giallognolo della carta. VENDESI ATTIVIT BENE AVVIATA A POCHI PASSI DAL MARE, IN LOCALIT PIETRAMARA. PREZZO DAVVERO RIDICOLO Sar stato il nome di quel posto peraltro utilizzato impropriamente dallinserzionista, perch al luogo dove sorge il Mambo nessuno si era mai sognato di dare un nome, e localit Pietramara iniziava almeno quattro chilometri pi a nord cos simile al suo stato danimo in quel momento, sar stata la forza della disperazione, Enrico aveva preso

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il suo vecchio cellulare e composto immediatamente il numero. Tre giorni dopo, era lultimo proprietario del Mambo. Nelle settimane che seguirono Enrico cambi parte dellarredamento, riconvert il locale in un bar e fece riempire il bancone di bottiglie di superalcolici. Clienti neanche per sbaglio, ma lui era contento cos: poteva starsene l a guardare il mare in pace con se stesso. Un giorno, magari tra un po di tempo, avrebbe potuto godersi i suoi milioni. Ora voleva solo vivere tranquilo. Poi, dopo un paio di mesi, era successo. Cos, allimprovviso. Una sera erano entrati due camionisti che, s, si erano persi. Enrico aveva offerto loro da bere, ascoltando poi per un paio dore i loro racconti sui nuovi modelli di baracchini, un paio di surreali leggende metropolitanautostradali sui metodi sicuri per fottere gli autovelox, e pure le oscure confessioni di uomini che ormai non era pi let, erano i chilometri, come Indiana Jones. Qualche sera dopo Enrico se li era visti tornare, accompagnati da alcuni colleghi tutti tatuati. E l per l aveva avuto pure paura. Minchia, aveva pensato. Vuoi vedere che si sono accorti che le Peroni che gli ho venduto erano scadute? E invece cera che la forma pi antica ed efficace di marketing, il passaparola, stava sortendo brutalmente i suoi effetti. La presenza di motrici, rimorchi e furgoni nel parcheggio inizi quindi a destare lattenzione di qualche altro naufrago della 224 e cos, senza

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volerlo, il Mambo divenne, per la prima volta nella sua storia fatta di pirotecnici fallimenti e spettacolari buchi nellacqua, un locale popolato da qualcosa di diverso dalle frustrazioni dei suoi tanti proprietari. Intendiamoci: il numero di avventori non superava mai in un giorno le quindici/venti unit complessive, ma cerano delle sere in cui potevi trovare sulle sue panche di legno addossate alla vetrata o sugli sgabelli accanto al bancone anche quelle dieci, dodici persone. Enrico, la cui misantropia in fondo non gli permetteva di godersi il primo, vero successo personale della sua vita, iniziava a sospettare che si fosse sparsa la voce che quel posto fosse lideale per derelitti in fuga da qualcosa o da qualcuno, sfigati sui cui grigi orizzonti si fossero addensate le nubi della tristezza. Sia quel che sia, il Mambo cambi pelle nellarco di un niente: da locale fantasma a vero e proprio bar di frontiera. Certo, nessuno si era preso la briga di trascinare via quanto restava delle sue vite precedenti, e brandelli di reti e un vecchio contenitore Iper-Fish di pastura per pesca da traino erano rimasti l su un fianco, ma ai suoi clienti cosa vuoi che importasse. Lalcol costava poco, il cellulare non prendeva un cazzo, non cera nessun telefono pronto a squillare e nessuna moglie incarognita allaltro capo che ti cercava. E se, durante la lunga cavalcata del deserto sulla statale 224, sentivi proprio il bisogno di berti una birra senza che nessuno ti rompesse i coglioni, non potevi trovare posto migliore. Anche perch di altri bar, dicevamo, in quella zona proprio non ce nerano o ce ne sarebbero mai stati.

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Insomma, le cose avevano preso una piega talmente strana, che Enrico aveva perfino acconsentito cos, sia pure con lentusiasmo sotto il minimo sindacale, a far venire quella sera a cantare la cugina di uno dei suoi clienti pi affezionati, un autotrasportatore barese di nome Luigi, Squalo Tigre sul baracchino.

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IV.

Anche se nessuno la stava davvero ascoltando, anche se Luigi e i suoi amici erano tutti presi a inscenare, sotto leffetto dellalcol, una versione al rallentatore del gioco dello schiaffo del soldato, Carmela si era fatta coraggio e aveva deciso di proseguire con il suo spettacolo. Ormai sono qui, si disse, e continuo a cantare. You Came di Kim Wilde. Stay With Me di Patsy Kensit e gli Eighth Wonder. Ma sulle note di Wow di Kate Bush, lo sconforto aveva preso di nuovo il sopravvento. Lu, ma che sta roba che sta a cant tu cugina? Perch non le famo cant a canzone nostra? Il suggerimento era stato urlato da uno degli amici di Luigi, Gianmarco (nome in codice sul CB: Tuono), un romano con folte sopracciglia scure, la coda di cavallo e una felpa dei San Francisco 49ers. Urlato talmente forte che Carmela per un attimo, ma solo per un attimo, aveva sentito venirle meno la voce. Mhh?. Il sorriso stampigliato sul volto di Luigi era da antologia. Il mondo sarebbe potuto finire in quel preciso istante, e a Squalo Tigre non sarebbe importato un fico secco. Famole cant i Village! YMCA!!, continuava

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quello. S, dai. YMCA!, lo incalzava un altro membro del suo gruppo, Luca, aka Freccia del Meridione, prima che anche gli altri iniziassero a percuotere a tempo il tavolo al quale erano seduti, gridando in coro la loro richiesta. UAI-EM-SI-EI!, UAI-EM-SI-EI!, UAI-EM... Su una spalla di Cammi, langioletto buono le chiedeva di accontentarli. Sullaltra, il diavoletto cattivo di fare altrettanto, cos almeno quelli lavrebbero piantata con quel casino Risoluta a far di necessit virt, la cantante sollev il microfono dallasta e regal ai presenti una sua interpretazione piuttosto scolastica, da veglione di capodanno, del brano dei Village People. La base non ce laveva, ma ad accompagnare la sua voce pensava lormai incontenibile banda di camionisti. Luigi in testa, avevano fatto partire in qualche modo un trenino tra gli angusti spazi del Mambo, intonando a cappella le trombe e tutto il resto. Al proprietario del locale quel casino dava sinceramente fastidio. A fine serata, cascasse una pannocchia, avrebbe detto a Luigi che il piacere glielaveva fatto, la cugina laveva fatta cantare, ma quellesperimento avrebbe dovuto restare tale. Dar da bere a quattro camionisti era un conto, trasformare il posto in una balera tutto un altro paio di maniche. Cammi, accompagnata da uno struggente, stonatissimo coro - tutti erano ormai abbracciati come a un concerto - intonava Gloria di Tozzi, ed Enrico la fissava di traverso, sciacquando nel lavello

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boccali e bicchieri. Total Eclipse of the Heart di Bonnie Tyler. Heaven is a Place on Earth di Belinda Carlisle. Poi, a grande richiesta, Cammi decise di regalare ai presenti la sua personale interpretazione del tema di Flashdance. Sognando di essere la Alex del film, con il canto al posto della danza e il carrello delle pulizie del supermercato al posto della saldatrice, Carmela chiuse gli occhi e si lasci trasportare dal momento. Chi se ne fregava se erano solo poche persone? E a chi importava se erano tutti sbronzi da fare schifo? Era un pubblico. No, era il SUO pubblico. Stavano ascoltando lei E la sensazione, lentusiasmo pre-adolescenziale che lalcol aveva saputo cavare da quella manciata di cristiani, le diedero una grinta che non provava da tempo. La grinta delle serate migliori, quando la musica prendeva il sopravvento e tutto il resto, il posto, le persone, i quattro soldi che le davano, la sua vita di merda, sbiadivano sullo sfondo. Era di nuovo l, su quel palco, con il presentatore altissimo e il pubblico che pendevano dalle sue labbra. Si sentiva di nuovo sexy, si sentiva di nuovo se stessa, la giovane promessa molisana, il volto nuovo per la musica leggera italiana. Dopo una dolcissima With or Without you, a sentire la quale Gianfranco, alias ToroBianconero29, aveva estratto dal taschino della camicia un accendino e preso ad agitarlo pericolosamente sulla testa di chi gli stava accanto, la signorina Dellanno sfoder il suo pezzo migliore, il colpo segreto del suo repertorio: Self Control,

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nella versione della compianta Laura Branigan. Strizz locchio con fare lascivo, pass il palmo della mano sotto il mento del ragazzo di colore, quindi impost la base e promise con aria solenne: E ora una canzone speciale. Una canzone che amo molto, e che dedico a tutti voi per questa bella serata Ma non appena inizi a cantare, lidillio si ruppe, fraccassandosi al suolo esattamente come si fracass al suolo in quellistante un boccale di birra. Tutti si erano girati verso il bancone. A Carmela, per lo spavento, erano morte in gola le note del brano. Enrico Saltamerenda, il proprietario, era immobile dietro il bancone. Lo sguardo sbarrato, le mani stese lungo i fianchi, non curante della schiuma che dai guanti colava gi per i pantaloni e della pozza di acqua saponata che si andava allargando tra i cocci di vetro ai suoi piedi. Quella canzone. Quella stramaledettissima canzone.

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V.

1985, un bungalow alle porte di un paesino sulla costa siciliana, a pochi chilometri da Taormina. Lui l in Sicilia non ci voleva venire. Mille volte meglio la montagna, le salutari passeggiate ad alta quota, le cene a base di cinghiale e capriolo, niente casino, niente sabbia nel costume, niente ragazzini che ti schizzano tuffandosi a bomba. Ma nulla aveva potuto contro lentusiasmo di suo cugino Michele, stesso anno di nascita, tuttaltra pasta. Enrico, vuoi forse rimanere vergine per tutta la vita?, gli aveva chiesto a tradimento un pomeriggio di due mesi prima, troncando di netto la discussione sulla meta delle loro vacanze estive. No io Scusa, ma che cavolo centra?, gli aveva risposto lui, piuttosto indignato. Centra, centra. Se andiamo in montagna ci facciamo due maroni grossi quanto una casa, e il massimo che possiamo cuccare qualche nonnina che vende il taleggio. Se invece ti lasci portare in una bella localit di mare, rimorchiamo un numero consistente di pollastrelle. Fidati: con tuo cugino Michele sei in una botte di ferro!. Benzinaio dalla battuta sempre pronta, Michele era solito riempire la testa del povero Enrico con

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dettagliate cronache delle sue avventure erotiche. Aveva agganciato questa, gli avevano dato il numero di questaltra, si era fatto presentare queste due gemelle... Enrico non aveva mai nutrito dubbi sulla veridicit di tali racconti. Era infatti assolutamente certo che si trattasse di cazzate inventate su due piedi o, nella migliore delle ipotesi, di certosini lavori di ricamo operati attorno a incontri banalissimi. Michele era fatto cos. Tendeva ad ingigantire qualsiasi cosa, si impegnava con caparbiet per far sembrare ogni singolo, normalissimo avvenimento della sua vita un fatto figo e indimenticabile, il capitolo principale di un romanzo di Ian Fleming, la scena clou di un film con James Dean. O Lando Buzzanca. I dieci giorni di vacanza gi trascorsi in Sicilia, ovviamente, erano stati scanditi da atteggiamenti perfettamente in linea con il carattere dei due consanguinei. Enrico restava a letto fino a tardi, faceva due passi solo quando ormai il pomeriggio si tingeva dei colori del tramonto, per comprare qualche rivista allemporio del paese, passava decine e decine di minuti in fila alle cabine del telefono per poter chiamare la madre, poi tornava a rinchiudersi nel bungalow, trascorrendo le sue serate in compagnia di squallidi programmi televisivi. Prima delle 23 dormiva gi della grossa. Michele, invece, si alzava piuttosto presto. Andava a correre sulla battigia con indosso un completino da jogging aderente che la sua pompa di benzina regalava con i punti fedelt. A suo dire era lideale per mostrare il fisico a fanciulle e mamme con prole.

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Ottima preda, aveva spiegato al cugino uno dei primi giorni, con il tono di uno che ne sa. Enrico non aveva avuto il coraggio di rivelargli quello che pensava. Che quel completino corto e stretto di colore rosso e blu lo faceva sembrare il cugino deforme dellUomoRagno, e che il suo fisico, biancastro e asciutto ma con maniglioni dellamore piuttosto pronunciati, un principio di scoliosi e gambette magre e storte, non doveva farlo apparire esattamente questo modello di bellezza agli occhi di ragazze e signore. Terminata la corsa, Michele si sfilava dalla fronte la fascia Elleesse gialla, faceva una doccia, si cospargeva di deodorante dozzinale che consumava al ritmo di una bomboletta al giorno, ingelatinava i capelli neri e andava in spiaggia. Tornava per pranzo, dormiva fino alle dieci di sera e poi usciva, dopo aver tentato di trascinarsi dietro ogni volta il reticente cugino. Rientrava a notte inoltrata. Enrico si svegliava di soprassalto, destato puntualmente dalla sgommata con la quale Michele inchiodava la sua Duna rossa nello spiazzo davanti al bungalow. Poi, in una sorta di perversa pantomima, Michele aspettava in macchina fino a quando Enrico non si affacciava sulla porta. A quel punto spalancava lo sportello della Duna, con lautoradio che sparava a palla una delle sue cassette zingare, e sulle note di pezzi come I get around dei Beach Boys avanzava trionfante. Le braccia spalancate al cielo come un pontefice che benedice la folla, un attore che riceve lOscar alla carriera o lalieno Klaatu di Ultimatum alla Terra. I Ray Ban a goccia ancora sul naso,

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nonostante lora e il buio pesto che avvolgeva la zona, non raggiunta dalle illuminazioni comunali. Un sorriso da predatore ostentato su quelle labbra sottili. La pantomima andava avanti: Michele, fossero le due, le tre o le quattro del mattino, invitava Enrico a raggiungerlo per un altro giro tra i locali. Vestiti, dai. Ci andiamo a spaccare la testa da qualche parte a ritmo di musica e poi compriamo dei cornetti caldi alla Nutella. zzo fai ancora l, vatti a mettere qualcosa, nonnetto! Coraggio, ch lestate sta finendo. Non ti piace la Nutella? Li compriamo alla crema La notte ancora giovane, nonnetto! Enrico lo sapeva benissimo: Michele si sparava quelle pose da nottambulo solo perch sicuro che lui non avrebbe accettato. Cos come sapeva che chiedergli linevitabile resoconto della serata fosse lunico modo per accelerare il suo ritorno tra le lenzuola. Perci, anche lui ormai calato nel ruolo che quella triste estate gli aveva affibbiato, recitava le battute del suo copione. Allora, come andata? Fatto conquiste? zzo, cugino. Che botta di serata: non puoi proprio immaginare Tutte le notti uguale. Per nove notti di fila, Enrico aveva dovuto sorbirsi le fantasie del cugino, facendo finta di credere a ogni singola parola. Ma quella sera, beh, quella sera era diversa. L per l, quando qualche ora prima Michele gli aveva parlato di queste due americane che aveva agganciato in un bar sulla spiaggia, aveva pensato

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alla solita puttanata in arrivo. Ora mi racconta che se le fatte tutte e due. Che se l fatte tutte e due e che quelle a fine serata gli hanno pure detto di volergli presentare delle altre amiche per regalare loro un assaggio della sua mascolinit. E cos avresti rimorchiato due americane, eh? Ma se non conosci una sola parola dinglese! Mi hai chiesto perfino cosa significasse quella scritta sulla maglietta gialla che avevo ieri zzo ne so io che in inglese horse significa cavallo? Che lingua del cazzo questi britannici, senti. E orso come fa, cavall? Non cambiare discorso. Come hai fatto a parlarci?, laveva incalzato Enrico. Una delle due, Patty, ha origini italiane. La nonna era di Avellino. O di Caserta, mo non ricordo. Comunque, le ha insegnato un po ditaliano. Ma giusto un po, ed anche per questo che mi servi tu, poliglotta di famiglia Oh, grazie tante! Ti porti dietro linterprete Dai, ora non farmi loffeso. Sono due belle ragazze, sono simpatiche e ti faccio perfino scegliere quale ti piace di pi. Coraggio, c perfino il rischio che mi diventi uomo una buona volta. E poi, non eravamo venuti qui per questo? Vuoi continuare a guardare La Corrida come un nonnetto? Sono sul serio carine? Cos, non ti fidi? Ti ho mai raccontato balle? Con tuo cugino Michele sono in una botte di ferro, ok , ho capito Era in una botte di ferro. Come Attilio Regolo,

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prima di rotolare gi per la collina. Limmagine di due cozze inguardabili dellOklahoma, obese, con i denti storti e la pelle grassa e sudaticcia, trasformate dal famelico appetito del John Holmes della senza piombo in deliziosi bocconcini, si era fatta silenziosamente largo nella mente di Enrico. Poi, con uno sforzo notevole, aveva deciso di mettere da parte listinto e fidarsi. Tempo pochi giorni e sarebbero tornati in citt e, effettivamente, lui non aveva neppure rivolto la parola a un singolo essere femminile, tolta lanziana proprietaria dellemporio. Quella vecchia rincoglionita che un giorno laveva guardato con disprezzo quando le aveva chiesto una copia di Mister No: era convinta fosse un giornaletto porno solo perch sulla copertina cera unindigena in bikini, la vecchia stronza. Dopo tutto che aveva da perdere? Se si fossero rivelate davvero due frutti di mare, avrebbe fatto finto di niente e atteso semplicemente la fine della serata. Cos, alcune ore dopo, Enrico contemplava la propria immagine nello specchio ovale, di quelli orientabili e con la luce dietro, del bagno. Michele era stato categorico: niente magliettine da ragazzino, niente polo attillate da tennista in pensione (e niente camicie bianche da pensionato con la passione per il tennis). Doveva indossare una delle sue di camicie. Ma a Enrico quella tovaglia hawaiana a fiori gialli e blu, tenuta insieme da soli tre bottoni, tutto sembrava tranne che una camicia. Gli lasciava scoperto il petto, e tra il torace villoso in bella vista e

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la catena doro che penzolava sullo sterno, lo faceva sembrare un narcotrafficante di Miami. Solo che i narcotrafficanti non hanno la panza, guidano le Ferrari e hanno pi capelli di me Sotto la camicia indossava un paio di pantaloni bianchi e ai piedi portava dei mocassini beige. Il sudore gli colava lungo la schiena: faceva un caldo boia nel bungalow, ma lui continuava a fissarsi nello specchio. Doveva decidersi a farlo. Aveva cercato a lungo, e invano, di sistemare i capelli in testa in modo da coprire le stempiature e la chierica. Si era stirato i capelli col phon, li aveva bagnati e ingelatinati, li aveva asciugati di nuovo, era tornato a impiastricciarli con la gommina. Alla fine, stremato, aveva deciso di passare al piano B. Presa di corsa la valigia dallarmadio, aveva frugato al suo interno. Laveva tirato fuori guardandolo con sospetto ma, una volta indossato, si era guardato allo specchio e tutte le sue riserve erano venute meno. Aveva di nuovo i capelli. Si sentiva una tigre, un giovane pieno di energie pronto a rimorchiare tutte le donne del mondo. Quella Betty e la sua amica americana avrebbero avuto qualcosa da raccontare alle amiche per anni a venire e zzarola, mi sembri Little Tony! Appoggiato alla porta dingresso del bungalow, Michele lo guardava compiaciuto. Enrico si era sfilato il parrucchino e lo aveva nascosto dietro la schiena, arrossendo come un bambino beccato con le mani nella marmellata.

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Ma dai, andiamo, era un complimento. Rimettiti quel topo morto, su, che andiamo a insegnare a quelle due un po di magia di famiglia! Trenta minuti pi tardi, ai piedi dellaltissima insegna di uno stabilimento balneare, luogo prefissato per lincontro, Enrico scrutava lorizzonte da sotto la sua montagna di capelli artificiali. Michele sembrava un Tony Manero senza fisico: giacca e pantaloni bianchi (stretti e attilatissimi sul pacco), camicia nera con colletti a vela sparati. Almeno due etti di quella gommina profumata imbrattati sui capelli, tutti tirati allindietro ma con un rigoglioso boccolo lasciato a penzolare sulla fronte. Betty e Dyan si erano fatte aspettare solo una decina di minuti. Enrico, nel vederle arrivare a piedi, aveva sentito dimprovviso quasi limpulso di afferrare il cugino e baciarlo. Una volta tanto non gli aveva raccontato una delle sue cazzate: le due erano davvero carine. Betty era magra e alta, i capelli castani sulle spalle, occhi neri grandi e dal taglio vagamente orientale, un portamento elegante, da modella. Indossava un vestitino di ciniglia chiaro e leggero, con dei fiori ricamati su un fianco. Ai piedi portava dei sandali, di quelli con i lacci legati attorno alle caviglie, e grossi bracciali le coprivano i polsi. Dyan era un po pi bassa e rotonda, e incarnava perfettamente limmagine che Enrico si era fatto delle ragazze americane: bionda, occhi chiari, mascella pronunciata e naso delicato, forme abbondanti ma armoniose. Quella sera indossava un top nero, una gonna colorata e scarpe con i tacchi. Unampia

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fascia nera le reggeva i capelli lunghi e ondulati. La bionda o la mora? Mh? Dai, muoviti cugino che sono quasi qui: prendi la bionda o la mora? Enrico si era stretto nelle spalle: lo stesso Michele gli aveva tirato una pacca sulla spalla cos forte da fargli saltare via una scapola, poi, col suo sorriso da predatore allamatriciana e le braccia spalancate, si era fatto incontro alle due ragazze. Ciaoooo belle! Ci-ao!, avevano risposto le due yankee in coro. Lui mio cugino Enrico. Tranquille, lui spik inglsh! Le ragazze avevano riso divertite e avevano continuato a farlo per buona parte della serata. Per la cena, ovviamente a base di pesce, era stato scelto un ristorantino sulla spiaggia, con lunghe tovaglie sui tavoli e unatmosfera eccezionale, frutto delle luci blu soffuse, delle note strimpellate con la chitarra da una sorta di hippy spagnolo ingaggiato dal locale, e di un delizioso vino bianco di Sicilia. La ripartizione delle prede, vista lincertezza mostrata per una seconda volta da Enrico appena le ragazze erano andate in bagno per rifarsi il trucco, Michele aveva riproposto immediatamente la questione al cugino era stata affidata a criteri di mera praticit. Michele avrebbe cercato di far colpo su Betty, lunica delle due che, causa barriere linguistiche, poteva intortare con le sue storie di vita vissuta; Enrico si sarebbe giocato le sue carte con Dyan.

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Non che al futuro proprietario del Mambo la cosa dispiacesse. Anzi. Oltre a essere una bella ragazza, aveva scoperto con gioia, Dyan era anche molto colta e ricca di interessi. Come lui aveva letto molti libri di Asimov e lopera omnia di Tolkien sin da ragazzina. Come lui amava i film noir in bianco e nero ma aveva visto almeno due volte E.T. e lEsorcista. Come lui amava la montagna, e si trovava sullisola perch trascinata dallamica. La loro discussione era proseguita quindi dopo che i due cugini avevano cercato in tutti i modi di non far trasparire sui loro volti, con la freddezza di bari consumati, lo sgomento per il conto agghiacciante sul sedile posteriore della Duna di Michele, lanciata a velocit smodata verso il nightclub Disco Inferno, un locale esclusivo e costosissimo scavato nella roccia e frequentato dai VIP. Dyan adorava la voce bassa e timida di Enrico e, mentre questi gli raccontava dei suoi studi e del suo lavoro, della sua collezione di tappi di bottiglia e abbiate piet di lui perfino del suo pappagallo di nome Peppino, lei sorrideva felice, pendendo dalle sue labbra. Arrivati al locale, Michele aveva finto di parlare al buttafuori, vendendoselo come un suo vecchio amico, per appianare eventuali problemi con la selezione allingresso. Ma Enrico era convinto che, con due tipe cos, li avrebbero fatti entrare anche vestiti da tonni e ricoperti di penne e melassa. Una volta scesa la sottile passerella di roccia e avvolti dalle luci rosse e verdi del night, Michele aveva abilmente dirottato Betty verso il bancone, dietro al quale un barman faceva volare per aria lo

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shaker, dopo aver piantato una gomitata nel fianco del cugino e avergli sussurrato, con nonchalance, in un orecchio: Buttati: la tua serata. Non mi fare il cazzone Enrico e Dyan si erano seduti su un divanetto e avevano continuato, tra i sorrisi, a raccontarsi le proprie vite. Dyan e Betty venivano dalla Grande Mela e, sin da bambine, avevano sognato di fare un viaggio in Europa. LItalia era la seconda tappa di una lunga vacanza che, iniziata a Barcellona la settimana precedente, le avrebbe condotte a Parigi e infine a Londra. Allora le aveva chiesto lui con il suo inglese scolastico cosa ne pensi dellItalia? Lei gli aveva risposto che di spiagge cos belle non ne aveva mai viste. E che un sole cos nel Queens lo potevano solo sognare. E poi il caldo, la cucina, le canzoni E degli italiani? Dyan, dopo averci pensato su un paio di secondi, gli aveva detto ridendo che fino a poche ore prima era convinta che tutti i maschi italiani fossero dei pappagalli. Ma anche che ora, dopo aver conosciuto lui, doveva riconsiderare tutto il discorso. Per poco a Enrico non si erano arrossate pure le sopracciglia. Come on, Enrico. Dance with me, gli aveva detto, prendendolo per una mano e trascinandolo in pista per ballare. Lei, lui e Madonna con Into the Groove. Di Michele non cera traccia, ma in quel momento ad Enrico non gliene fregava assolutamente niente. Dyan era bella, Dio quanto era bella. E, sebbene non

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riuscisse ancora a spiegarsi come fosse possibile, sembrava interessata a lui. Le piaccio. Oporcaputtana: le piaccio! E poi le luci erano calate, la musica si era fatta pi lenta e lei lo aveva abbracciato. Felice come lo era stato solo il giorno in cui la sua squadra del cuore aveva conquistato lo scudetto e felice quel giorno, mentre buttava gi dal balcone i piatti e correva come un pazzo per tutto il suo appartamento/loculo, lo era stato davvero tanto laveva stretta, annusando il profumo sul suo collo e lodore di shampoo alla mela verde dei suoi capelli. Coraggio, giovane. Ora. Ora! Laveva stretta pi forte, sentendola inarcare la schiena per adagiarsi meglio tra le sue braccia. Laveva vista piegare il capo e sorridergli e allora, vinta ogni paura, aveva avvicinato le labbra alle sue. Il tutto mentre lei, chiudendo gli occhi, allungava la mano verso la sua folta capigliatura e Noooooo, santo cielo, noooooooooo!!! e Dyan era rimasta con la mano tra i capelli di Enrico. Anche se questi non si trovavano pi sulla testa del loro legittimo proprietario. Il parrucchino, impigliatosi in un anello della newyorkese, era stato trascinato via dalla testa di Enrico Saltamerenda. Dyan, il feticcio nero stretto in una mano, lo fissava con uno sguardo interrogativo. Lui aveva messo in moto tutti i propri neuroni per trovare una via duscita da quella situazione di merda. You take myself, you take my self control, gridava Raf nelle casse del Disco Inferno. Pensacacchiopensa! Pensa!!!

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I havent got the will to try and fight E aveva pensato. La cosa sbagliata. Si era portato la mano sulla testa e, percuotendosi la pelata, imitato il rumore del tubo vuoto. Quando lo faceva Banfi, nei film che Enrico andava a vedere con i compagni di scuola, ridevano tutti. Ma in quel momento non rideva proprio nessuno. Un attimo eterno di silenzio, poi negli occhi di Dyan si potevano leggere solo delusione e disgusto. Youre so fuckin old, Enrico!. Ed era andata via, in cerca dellamica. Sulla pista lo stavano guardando tutti. Enrico non poteva vederlo, visto che i suoi occhi erano ormai incollati al pavimento da diversi secondi, ma tutti lo stavano fissando. Sguardi carichi di derisione. You take myself, you take my self control In silenzio e a capo basso aveva guadagnato luscita. Michele e Betty limonavano felici avvinghiati su un divanetto. Gli aveva dato del vecchio. Per tutta la serata si erano divertiti, avevano riso tanto e lei stava per baciarlo. Ma alla fine gli aveva dato del vecchio. Del fottuto vecchio. La mattina dopo, senza neppure aspettare il rientro del cugino, finito chiss dove con lamericana magra, Enrico era saltato su un pullman per lo Stretto. In compagnia di due vecchine vestite di nero che parlavano un dialetto incomprensibile e di tre ragazzi muniti di chitarra e maldestramente impegnati a rollarsi una canna, si era lasciato alle spalle la crudele vacanza siciliana con alcuni giorni

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danticipo. Negli anni seguenti il ricordo dellumiliazione subita quella sera, una ferita profonda che solo la sua prima vera relazione, la storia con Marcella, avrebbe sanato almeno in parte, tornava a far capolino nella mente di Enrico ogni volta che ascoltava le note di quella canzone. Quella cazzo di canzone. Scattava qualcosa nella sua testa e tornava a quella triste serata e al magone che laveva accompagnato, il giorno dopo, per tutto il viaggio di ritorno. Doveva ancora avere da qualche parte, a casa sua, tra le copie del National Geographic, un vecchio numero della Settimana Enigmistica comprato in unedicola al porto di Messina, mentre attendeva il traghetto per la Calabria. La foto di copertina, limmagine in bianco e nero di un cantante italiano, un autore bruno e magro il cui brano in inglese aveva scalato rapidamente le classifiche, deturpata rabbiosamente con una biro.

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[4] Pochissimi i conigli

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Pochissimi i conigli

Quale perversione mentale pu spingere un uomo adulto a disegnare cazzi negli ascensori? Marco non saprebbe rispondere a questa domanda. Ma si votato comunque con grande dedizione a questa attivit per quasi trentanni. Per ventinove anni e undici mesi della sua vita ha inciso con le chiavi, scarabocchiato a penna, abbozzato a pennarello cazzi stilizzati di tutte le dimensioni nellascensore del suo palazzo (ma non solo). Poi ha conosciuto Claudia, la studentessa del secondo piano. E ha deciso che non era una cosa bella. Allora si messo in testa di convertire quei cazzi, tutti quei trentanni di cazzi, in teste di coniglio. Saldo attuale: cazzi 86, conigli 32.

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[5] Libero (Pensiero)

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Quando usc dalla porta, la luce del sole si era fatta rossa e stava morendo lentamente dietro le fila di case sullaltro lato della via. Un cane attravers la strada dimenando la coda. Lui si chin, gli fece una carezza e pens. Mi resta ancora una sola cosa da fare. Poco meno di un mese prima la sua vita era cambiata. Una vita votata per gli ultimi trentanove dei suoi quarantuno anni al Sacro Impero e al suo esercito. Alla persona del Divino e a ogni suo desiderio. Tutto prima che... Pi tardi, in un altro settore di Beijing2. Il vagone trasporto scorazzava lentamente sopra il fitto reticolo delle strade, strapieno di pendolari, e dal finestrino non si vedeva altro a perdita docchio che lagglomerato di vetri e cemento. I blocchi abitativi addossati luno allaltro, con milioni e milioni di persone racchiuse in loculi che il regime aveva insegnato loro a chiamare nidi. Le costruzioni blocco si estendevano per tutta Beijing2, come un grottesco formicaio umano in cui poveri esseri conducevano la loro vita da amebe. Poi, allimprovviso, le costruzioni si aprivano, la loro geometrica e triste teoria che accompagnava lo sguardo per miglia e miglia si squarciava.

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La casa del Divino svettava solitaria in mezzo al nulla. Nessuna costruzione nel raggio di un miglio per lato, e al centro quel colosso in nero marmo e metallo, con lenorme drago rosso sulla facciata. La gente sul vagone guardava in gi verso quello che a tutti gli effetti era da quasi un millennio il motore del mondo. Wu appoggi le mani sul freddo vetro del finestrino. Lindomani sarebbe stato ricevuto a palazzo. Il giorno dopo si sarebbe compiuto il suo destino e, forse, quello del mondo intero. Ammiraglio della Sacra Flotta, ufficiale di rango ma persona uguale agli altri per il volere del Divino stesso, Wu non aveva mai messo in dubbio la sua parola. Quello che il Divino chiedeva era legge, giustizia, religione. Poi... poi quella missione in Kenya, quella sacca di resistenza, quellordine. Ingiusto, inutile. Inumano. E la crisi, il tarlo del dubbio, del rimorso. Un perch? che un sacrilego e imprevedibile rigurgito di libert di pensiero aveva tramutato in un perch no?. E paura, lacrime e coraggio, e una determinazione che gli era montata lungo la gola come un ruggito. Limperatore deve morire. Ma prima doveva vedere lei. Arrivato alla sua fermata, si fece largo tra la calca e scese le rampe daccesso incrostate di ruggine. I blocchi, in quella zona, erano tanto fatiscenti da trasudare epidemie. Le strade erano ricolme di detriti in mezzo ai quali il traffico umano scorreva lento. Lappuntamento era in una bicocca che puzzava di povert, di lacrime asciugate nello

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sporco, di sangue rappreso su volti senza speranza. Chun indossava un vitino combinato con stivali neri alla coscia e una generosa scollatura. Lo salut con un Ehi, baby! che fece girare le teste di met dei presenti. Ma solo per un secondo o due, prima che lalcol e langoscia tornassero a impadronirsi dei loro pensieri. Smettila. Ti caccerai nei guai, le disse lui con un sorriso preoccupato. Un giorno, pens, quella sua ostinazione per la lingua proibita lavrebbe fatta uccidere. Ma poi un nuovo pensiero si accavall al precedente. Forse quel giorno non sarebbe mai arrivato. Forse. Perch hai voluto incontrarmi proprio oggi, e in questo cesso di posto?, chiese lei sorseggiando il suo daiku. Speravo di non dare troppo nellocchio. Dovrei essere al Corpo, oggi. Ma dimenticavo che con te impossibile passare inosservati... Comunque non mi hai risposto ribatt lei avvicinando le labbra al suo orecchio nel modo pi sensuale che conoscesse Perch non hai potuto aspettare domani per vedermi? Wu non disse nulla. Si limit a tirarla a s e a baciarla il pi forte possibile. Cos forte da farle quasi del male, cos forte da portarsene via con s un po nellanima. Il tutto sperando che lei non si accorgesse delle sue lacrime. Wu ebbe accesso alla sala dei ricevimenti solo dopo i riti di abluzione e ringraziamento, che

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duravano circa due ore. Il Divino era seduto sul suo trono, in cime a due scaloni a trenta metri di distanza da lui. A quindici iniziava la fascia rossa, e nessuno poteva oltrepassarla. Le due giovani guardie armate sostavano ai bordi della fascia. Wu ne scrut i lineamenti inespressivi, il viso di gomma, gli occhi vuoti. Cloni. Da anni il Divino voleva per la sua sicurezza personale solo dei cloni. E per evitare qualsiasi rischio, voleva fossero a programmazione breve. Due mesi al suo servizio e poi sarebbero stati uccisi e soppiantati da altri due gemelli genetici sempre uguali. Wu alz il capo dopo linchino di rito e rivolse il suo sguardo verso limperatore. Negli ultimi novecentocinquantanni solo tre imperatori si erano succeduti su quel trono. Il Divino numero uno apr la dinastia, aprendo al contempo un carico di migliaia di chilotoni sul resto del pianeta. In un tempo in cui la difesa non era pi unesigenza vera e propria delle grandi potenze, in cui il disarmo nucleare era finalmente divenuto realt su scala mondiale, un colpo di stato port al potere in quella che era la repubblica cinese un uomo che si diceva discendente delle stirpi imperiali antiche. Il giorno della grande esplosione arriv nel febbraio del 3049 del vecchio calendario, lanno zero di l a poco. Laddove il poco rappresentato da un migliaio di testate nucleari sparse a grappolo sui centri nevralgici del mondo. Intere popolazioni e culture vennero annichilite in un istante. Il vento nucleare soffi forte per centinaia di anni su questo povero pianeta dimenticato dal cielo, bruciando

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le foreste, fondendo i vetri delle case, cancellando la vita. I sopravvissuti avevano bisogno di viveri e medicine, e chi era in grado di fornirglieli era ovviamente destinato a dominare il pianeta. Alle pecore un tozzo di pane e una cassa di analgesici. Ai dissidenti una morte quasi mai rapida e pietosa. Limpero emetteva cos il suo primo, lugubre vagito. Pare che il primo Divino sia vissuto pi di trecento anni. Merito di continui trapianti e cyberinnesti e trattamenti medici che solo lui si poteva permettere. Lui e i suoi discendenti, ovviamente. Wu fiss limperatore, in attesa che questi gli concedesse di parlare. Perch si chiese mai nessuno ha pensato di farlo? Perch in quasi mille anni nessuno ci ha provato? Perch non si uccide un dio in terra, colui che, da quando nasci, ti viene insegnato che il volere divino incarnato. Parla pure, ammiraglio. Perch hai richiesto questa udienza? La voce dellimperatore era stridente come unghie su una lavagna. I suoi occhi, di un grigio innaturale per gli appartenenti alla razza pura (innesti anche quelli?) brillavano in modo quanto mai vivo. Ma il resto del volto non tradiva la minima emozione. La lunga chioma scura scorreva sui lati del petto, gi fino a toccare la seduta del trono di avorio. Io..., attacc Wu, ma la voce gli inizio a tremare e le parole gli morirono in gola. Devo essere forte. Non devo cedere. Non posso. Non ora. Io, Divino e nel dirlo pieg meccanicamente il

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capo come gli era stato insegnato. Pur non avendo alcuna intenzione cosciente di farlo nutro delle remore sulloperazione africana di un mese fa. Cera riuscito: lo aveva detto. E il Divino non permetteva di vivere a chi contraddiceva il suo pensiero. Wu aveva rotto largine e superato il punto di non ritorno. Cosa ti turba, ammiraglio?, chiese limperatore sorridendo. Abbiamo sbagliato, Divino. stato un errore, rispose Wu, avvicinandosi con passo lento alla fascia rossa. Il sorriso dellimperatore si arrest per un breve, interminabile istante. Il divino si sollevo dal trono e scese silenziosamente il primo scalone. Vorresti dire che io ho sbagliato?. Il sorriso questa volta assunse i tratti di un ghigno sinistro. Non dovevamo farlo. Non era necessario. Wu avanz ancora, fermandosi solo pochi metri prima della fascia. I muscoli delle due guardie si tesero, rispondendo alla programmazione dallerta. Mi dispiace. Mi dispiace davvero, ammiraglio. Eri un buon soldato. Il Divino sollev la mano destra al cielo, poi serr le dita in un pugno. Le due guardie si fiondarono addosso a Wu brandendo le loro lance elettriche. Luomo si prepar allo scontro, stringendo i denti cos forte da scheggiarsi un canino... La ferita sulla gamba destra perdeva molto sangue. Non posso pensarci ora. Quella sotto

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le costole bruciava come linferno e produceva uno strano rantolo nel suo respiro. Non importa. La lancia elettrica era premuta contro il collo del Divino. LImpero stava per morire. Mille anni di storia della razza umana sarebbero finiti in quello stesso istante. Le guardie giacevano immerse nel loro sangue, ma limperatore continuava a sorridere. Anche ora, con lesile braccio spezzato che gli penzolava lungo un fianco, la morsa di Wu sulla sua testa e la lancia che gli carezzava il collo, il suo sorriso non lo abbandonava. Sono piacevolmente stupito, ammiraglio. Laddestramento della nostra Sacra Flotta continua ad essere il migliore, certo, ma non mi aspettavo tanta forza. Non uscirai mai vivo da qui comunque. Lo sai, vero? Wu non rispose nulla. Il sangue gli risaliva lungo la gola, e parlare iniziava a diventare una faccenda complicata. E poi cosa speri di ottenere? Il mondo non pronto a vivere senza la guida dellImpero. Non lo sar mai pi. Il sorriso si allarg in modo innaturale, da zigomo a zigomo, e si tramut in risata. Wu affond la lama e sent la vita abbandonare il corpo che stringeva. Lo lasci cadere al suolo, ma dopo pochi secondi fu anche lui a terra. Ormai non aveva quasi pi forze. La vista gli si iniziava ad annebbiare e poi... poi la risata riprese. Si apr una porta e limperatore entr nella sala. Si accovacci accanto a Wu e gli sollev la testa per i capelli.

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Vuoi conoscere il segreto pi grande e gelosamente custodito del mondo, ammiraglio?, gli sussurr quasi con dolcezza. Sono morto duecento anni fa. Dopo soli ventanni dal mio insediamento. Da allora non ho pi uno, ma mille corpi. Mille corpi artificiali e perfetti e una mente immortale, che non conoscer mai il tramonto e loblio. Limperatore morto, limperatore non morir mai Wu riusc solo a spalancare gli occhi, e visse nellorrore il suo ultimo istante di vita. Il Divino lasci la presa, si alz e volt le spalle ai tre cadaveri, parlando al suo computer. Archivio. Tentativo di omicidio numero 575. Registra e chiudi il file dellammiraglio Wu Ling. Individua prossimo neo nel sistema Lasettica voce del computer risuon nella sala: Uno dei sommi sacerdoti della tua divina persona, nel nucleo santuario di Neo-Roma, fa frequenti sogni di dominio. Il tasso di testosterone aumentato negli ultimi sei mesi del 12,5%. La sua compagna unesule dalle colonie delle Americhe. Probabile il contatto con testi proibiti Limperatore non ponder a lungo la sua risposta. Non ne aveva bisogno. Ordinagli un sacrificio votivo alla mia persona. Cinquemila uomini. Del suo blocco abitativo. E il suo sorriso torn ad allargarsi implacabile sul mondo intero.

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[6] Attimi

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Attimi

Ti ho cercata, senza mai trovarti. Per giorni ti ho inseguita, rincorsa, sognata. Eri l un attimo, e quello dopo non ceri gi pi. Aggrappato a una lucida follia, ho fatto di tutto per raggiungerti, ma continuavi a sfuggirmi. Mi guardavi, provocante e nervosa, ma restavi sempre a un passo. Inafferrabile, eterea, lontana. Troppo. Sempre. Eri l e... bafangule, stronza dimmerda, ti ho preso. Ciavatta uno, mosca zero.

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[7] La maschera

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La maschera

Il suo nome Johnny o Jimmy o Mickey. Avr unet compresa tra i trenta e i quarantanni. Un lavoro di quelli che ti vestono dinsoddisfazione e ti imbottiscono il cuore di rabbia. Di pensieri cattivi. Ira, accidia: peccati capitali. Scruta con attenzione lelenco di brani sulla custodia del CD che regge stretto in mano, poi solleva lo sguardo, perplesso, verso le luci al neon sul soffitto. Ha pochi capelli e troppe rughe. Non puoi sentirlo, ma il posto sar saturo di musica di merda, per annebbiarti il cervello e spingerti verso le casse. Johnny o Jimmy o Mickey avr una moglie troppo vecchia o una fidanzata troppo giovane per lui. La notte, quando a fargli compagnia nel letto sono il suo fallimento e gli acciacchi guadagnati con una vita dissoluta, penser che forse ha ancora una possibilit. Che c ancora una via duscita. Il suo sogno, nella vita, di sbancare il bingo e fuggire a Los Angeles. O trovare finalmente una donna che lo capisca. O diventare una persona importante, uno di quelli che contano. Soldi. Potere. Rispetto. Punto il binocolo verso un altro piano, il sesto. Tra i riflessi delle vetrate a specchio vedo una donna.

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Meg o Jenny o Carol alta e magra, con lunghi capelli biondi tenuti su da una fascia nera. Moda revival anni 60. Indossa una maglietta attillata di colore viola e un pantacollant altrettanto disegnato addosso. Che vogliono dire perdizione, che vogliono dire peccato. Fornicazione. Fa la spesa e riempie il suo carrello di cibi ipocalorici e con percentuali di grassi idrogenati inferiori allo 0,1%. Fibre e cereali, latte di soia e yogurt magro. Sogna di sfondare come attrice o modella. Di diventare una donna manager. Che qualcuno la noti, che i soldi spesi per il corso di portamento o per la dietologa non siano stati buttati via. Quelli per le tette finte, nemmeno. Due piani pi in basso, sulla sinistra, giusto sotto la grande insegna luminosa verde mela. Qualcuno laccompagna per mano, mentre attraversa il reparto di giocattoli. felice di trovarsi qui, e un sorriso raggiante le incornicia il faccino quando prende dallo scaffale la bambola bionda che va tanto tra le sue compagne di classe. Le famiglie benestanti spendono sempre volentieri trentanove dollari e novantanove per un pupazzo di plastica assemblato a Singapore: li aiuta a tenere buona la coscienza, il viziare i figli dei loro peccati. La piccola Mary Ann o Kitty o Vicky avr sette o otto o dieci anni. Ha una salopette e una felpa rossa, treccine castane, scarpe sportive da cento dollari cucite allaltro capo del mondo da uno schiavo della sua et. Il suo, di sogno, quello di diventare una ballerina o una cantante o una soubrette televisiva.

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Abbasso il binocolo e do unocchiata al mio orologio da polso proprio mentre il countdown raggiunge lo zero. Non sempre i sogni si avverano. Osservo il palazzo di fronte, lalta torre dello shopping mall Keaton, sputare fiamme e pezzi di vetro e ferro su entrambi i lati della sua struttura del colore dellossidiana. I piani dal quarto al nono non esistono pi. Al loro posto fiamme e fumo, e urla e sirene e paura che riempiono la prima sera della metropoli. La paura di chi ha peccato, di chi si allontanato dalla retta via. Di chi ha venduto la propria spiritualit a uno spot televisivo, la propria fede ai falsi dei del cinema, dello sport, dellimmagine e dellapparenza. Allavidit, alla cupidigia. Anche questa simonia. peccato. E solo il fuoco pu mondare le anime di questi peccatori. Solo il fuoco. Trascorro otto-virgola-cinque ore al giorno in un ufficio. Faccio lagente assicurativo. Sbrigo pratiche, registro richieste di rimborsi sinistri e approvo polizze vita. Le vite di migliaia di persone che ogni giorno mi passano davanti agli occhi, sotto forma di numeri e tabelle. Moduli. Questionari da riempire. Quanti figli ha a carico? un fumatore? Quando ha fatto lultimo check-up completo? Uomini e donne che barattano la propria aspettativa di vita con una percentuale di rimborso. Che giocano la loro esistenza alla roulette della vita. Una vita che, per, non appartiene a loro: gli stata

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affidata solo in prestito. E gli verr tolta presto. Soffre di un qualche disturbo psichico acclarato? Ha subito interventi chirurgici particolarmente significativi negli ultimi cinque anni? Inserisco dati e controllo autocertificazioni. Faccio percorrere a un piccolo mouse ottico milioni di chilometri alla settimana, esponendomi ai rischi della sindrome del tunnel carpale e della tendinite da polso. Ma non sono assicurato. Richter mi viene a chiedere il fascicolo della Emics. Richter un idiota che crede di essere furbo. Un semi-analfabeta funzionale convinto di essere mediamente colto. Compra abiti firmati e profumi costosi, ma non bastano a coprire lodore di aglio del suo fiato e la puzza di sudore che gli impregna camicia italiana e pantaloni eleganti con la piega. Guida un auto sportiva europea di colore blu metallizzato, ma nessuna donna disposta ad accettare i suoi passaggi. Ha i denti ingialliti dal fumo e dal caff, lo sguardo annacquato in pari misura dallignoranza e dalla cupidigia. Della Emics si occupa Leah, gli rispondo, senza scollare gli occhi dal monitor, senza sollevare la mano destra dal mouse. Nel frattempo penso che se le errate consuetudini posturali sul luogo di lavoro, assieme allo stress e alle reazioni allo stress, dovessero procurarmi disturbi osteomuscolari quali tendinite, tenosinoviti e, soprattutto, sindrome del tunnel carpale, non verr ricompensato in alcun modo. S, lo so, -------, certo, mi fa, sedendosi sullo

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spigolo della mia scrivania e allungando un braccio per poggiare la mano sul monitor. Solo pensavo che tu potessi passarmi lo stesso il fascicolo. Tu sei una persona comprensiva, -------, sai quanto pu essere importante per me la Emics, continua, sorridente. Io, nel frattempo, combatto con lacida offensiva che il suo sudore porta alle mie narici. che Leah ha gi tanti clienti importanti. Uno pi, uno meno Che vuoi che gli cambi? Vuoi rubargli il cliente, gli rispondo. Il furto peccato. Un peccato grave. Ma no, dai, rubare, dice allargando il sorriso da idiota. Un canino incapsulato nella sua bocca richiama, sinistramente, la mia attenzione. Non voglio rubare niente a nessuno, ci mancherebbe. Senti, a te lo posso confessare, -------: Leah un coglione. Non capisce un cazzo di niente. Inculare un fesso cos, nel nostro campo, a un certo punto diventa quasi un obbligo Sodomia, atti contro natura. Mi capisci, no?, chiede, e il suo tono da spavaldo diventato quasi supplicante. Ne parliamo domani: ora ho un sacco di lavoro da fare, scusami, gli dico, e torno a occuparmi dei miei moduli precompilati e con le clausole vessatorie scritte piccolissime, in corpo 6, in basso sul retro. Nella sua famiglia ci sono stati, che lei sappia, problemi cardiovascolari nelle ultime tre generazioni? Ha ricevuto contravvenzioni per eccesso di velocit negli ultimi sei mesi? Che rapporto ha con lalcol? No, non ti capisco, maledetto idiota. E presto ti staccher quella testa di cazzo dal collo.

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Grazie mille, -------, sei un amico, mi fa. E solleva il pollice per dirmi okay. E mi strizza locchio chiaro per dirmi okay. E i denti gialli gli brillano famelici. Ti staccher quella testa di cazzo e far a pezzi il tuo cadavere e non sorriderai pi. Allora potrai ringraziarmi. Entro nella sala relax per prendere un caff dalla macchinetta. Due donne che non conosco, parte evidentemente dellondata di neo-assunti che ha accompagnato negli ultimi mesi lespansione della societ, mi fissano da dietro i loro bicchierini di plastica. Parlano delle cicatrici che ho sul volto. Ridono di me. Sono vestite con abiti scollati e truccate in modo volgare. Hanno gioielli vistosi e acconciature ricercate. Guarda, quel ------- del secondo piano. Ma cosha in faccia?, bisbiglia una. Troppo forte perch non possa sentirla. Puttane. Anche voi morirete presto. Accanto alla macchinetta, Johns e Rubia parlano dellesplosione del Keaton di due giorni fa. E, appena mi vedono, vogliono coinvolgermi subito nel loro dialogo. Ehi, ------, ciao come va da quanto tempo non ti si vede non vieni mai qua a prendere un caff lavori sempre mamma che stakanovista fossero tutti come te a proposito tu cosa hai sentito del fatto del Keaton?, mi fa Johns tutto dun fiato. Ha il profilo

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allungato e gli occhi piccoli dello squalo. Ma non ne ha la forza o laggressivit. Caratterialmente solo una piccola iena, un mangia-carogne che campa sperando nella malasorte degli altri. Ho sentito pi di quello che hai sentito tu. Ho visto pi di quello che hai visto tu. Ho fatto pi di quel che hai fatto tu. Ho sentito che c stata unesplosione, gli dico. Cazzo che sagoma che sei! Ma come fai?, mi dice lui. Viene gi mezzo grattacielo, muoiono cinquantasette persone e tu hai sentito che c stata unesplosione? stata una bomba aggiunge Rubia hanno trovato tracce di plastico in uno degli ascensori Semtex. Lesplosivo migliore. Certo che ce ne sono pazzi fottuti in giro roba da non credere dovrebbero essere tutti come te, ------, lavoratori inappuntabili senza grilli per la testa altro che questi sciroccati magari arabi che di quelli mi fido poco che vanno girando a fare di queste gran porcate. S gi sai che ti dico dovrebbero essere tutti come te e il mondo sarebbe un posto davvero migliore ma guarda proprio un casino Non ne hai idea. Non ne hai proprio idea. Faccio lagente assicurativo. Compilo moduli e interrogo le persone sulle loro abitudini quotidiane. Sono prigioniero per unintera giornata di un sistema retto da idioti e portato avanti da idioti, schiavo incatenato a una scrivania, operaio da tastiera al soldo di danarose persone senza Dio.

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Ma solo una maschera, solo un modo per poter tirare la fine del mese. Una convenzione sociale. Poi stacco, tolgo la cravatta, sfilo la maschera e mi dedico alla mia missione. Punire il male. Portare il fuoco. Oggi siamo al Marx Bros Plaza. Io e una valigetta con mezzo chilo di plastico. Hanno aumentato la sorveglianza in tutti i posti come questo dopo lesplosione al Keaton. Hanno dato ordine alla vigilanza di fermare i tipi strani. Di tenere docchio i tipi sospetti. Di lasciare fuori la teppa. Ma nessuno ha detto loro niente degli agenti assicurativi. La maschera regge, mentre mi faccio largo nellampio ingresso dello shopping mall, mentre mi dirigo verso gli ascensori, mentre trovo spazio nel primo che apre le sue porte. Accanto a me due ragazzine, meno di trentacinque anni in due e con ampie porzioni di pelle lasciate scoperte da magliette troppo corte e jeans dalla vita troppo bassa, raccontano delle loro esperienze sessuali. Parlano in codice, convinte che non possa capirle. Ma se lavori in un ufficio di ultra-trentenni in piena crisi da seconda maturit, certe cose le impari. Capisci cosa vuol dire aumento di pressione. Capisci cosa vuol dire gli ho dato un aiuto. Vuol dire fornicazione, vuol dire peccato, vuol dire dannazione eterna. Le ragazze scendono al dodicesimo piano: reparti

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biancheria intima e giardinaggio. Ma non credo siano interessate a fertilizzanti e cesoie. Premo il tasto per far fermare lascensore. Ho una manciata di minuti prima che scatti lallarme e venga chiamato un tecnico. Me li far bastare. Apro la ventiquattrore e ne tiro fuori i panetti di Semtex. Con cura li attacco con il nastro isolante allangolo formato tra il soffitto e una delle pareti dellascensore. Imposto il timer: venticinque minuti. Sono un agente assicurativo, e sto per far venire gi un intero palazzo. La maschera regge bene. Meno ventuno minuti allesplosione. Lascensore corre rapido verso il piano terra, verso luscita, verso un posto diverso dallinferno di cemento e vetro e ferro che questedificio diventer tra un migliaio di secondi. Poi, tutto dun tratto, mi ritrovo al buio. Lascensore arresta la sua corsa. Una lucina rossa si accende in alto sul soffitto. Un blackout. Non lasciarti prendere dal panico, mi ripeto: pensa. Il timer. Devo bloccare il timer. Armeggio sul suo display, ma rammento presto che inutile: il dispositivo dinnesco di quelli che non possono essere arrestati. Una volta azionato, il timer far il suo dovere fino in fondo. Sono bloccato in un ascensore con mezzo chilo di plastico in procinto di saltare. Mi lascio prendere

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dal panico e prendo a pugni la parete fino a quando le nocche mi si riempiono di sangue. Mancano diciassette minuti allesplosione. Quando ha fatto lultimo check-up completo? Bench la depravazione abbia per lui dolce sapore, il cielo riveler la sua nefandezza E la terra sorger contro di lui. Questo il destino che Dio riserva ai malvagi. Giobbe. In genere non mi piace citare le Scritture. Non sono quel tipo di fanatico religioso. Punisco il peccato perch lunica cosa che mi spinge ad andare avanti. Lunica ragione di vita. Lunico vero motivo per non credere di aver buttato via venti anni della mia vita, spesi a pregare e a subire punizioni per i miei errori. La carne debole. Mancano undici minuti allesplosione. Sono seduto per terra, con la schiena poggiata a una parete della mia trappola di ferro. Dicono che prima di morire ti passi davanti, come in un film, tutta la vita. Che rivedi in fila, uno dopo laltro, i momenti pi belli della tua storia personale. Non so, a questo punto, se sia solo una balla o se sono io a essere sbagliato, perch non vedo assolutamente niente. Mancano dieci minuti allesplosione, e la maschera sta definitivamente venendo gi. allora che, impossibile per com impossibile, la vedo

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Sai cos tutto questo, vero -------?, mi dice. esattamente come la ricordavo. Il suo volto magro e scavato, con gli zigomi sporgenti e gli occhi infossati nelle orbite. Sapevi che saresti arrivato a questo punto, no? Il corpo esile e rigido nei movimenti, le dita nodose allungate verso di me. Ti stai chiedendo perch ti successo. Perch il blackout, perch ora, proprio quando la tua missione aveva preso corpo. Devi morire, -------, perch quello che meriti Avessi il tempo di fermarmi a riflettere per un attimo, immagino mi chiederei cosa ci faccia il fantasma di mia madre in un ascensore bloccato e imbottito di Semtex. bianca e spettrale, ma non questo a farmi correre brividi di raccapriccio lungo la spina dorsale. che lei mi ha sempre fatto questo effetto. solo uno scherzo del mio cervello, mi dico. Un ponticello chimico che si chiuso nel modo sbagliato. Un errore. Distolgo lo sguardo. Non voglio vederla. Non lei, non mia madre, non ora. Poi sento un dito gelido come la morte poggiarsi sotto il mio mento. Mi fa girare il volto verso di lei, quindi mi fissa con occhi vuoti, inespressivi. Non hai voluto ascoltarmi, non hai voluto seguire i miei consigli, non hai mantenuto la retta via. Hai ucciso, hai fatto tanto male, hai peccato. E ora pagherai quel che devi

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Sono un agente assicurativo. Ma anche luomo senza volto che la stampa ha definito un folle dinamitardo, un assassino seriale, un vigliacco. Sto per morire, e il fantasma di mia madre venuto a tirarmi le orecchie. Certe cose non cambiano mai. Mancano otto minuti allesplosione. Non capisci che tutta colpa tua?, dico a quello che credo essere il fantasma di mia madre. Delle tue fissazioni, delle tue regole per diventare una persona rispettabile, delle tre ore di preghiera al giorno, delle tue punizioni, aggiungo portandomi le dita di una mano sotto gli occhi. Dove le cicatrici mi ricordano le mie disobbedienze. Per te troppo tardi, -------, ma puoi ancora fare qualcosa per gli altri, dice il frutto di una sinapsi sbagliata del mio cervello Cosa?, le grido Chiama la polizia. Di loro di far sgombrare il palazzo. Puoi ancora salvare delle vite E poi scompare. O la sinapsi torna al suo posto: non che cambi molto. Mancano sei minuti allesplosione. Prendo il telefono dal taschino interno della mia giacca. Mancano cinque minuti e trentaquattro secondi allesplosione. Compongo il numero sul touch screen, poi lo porto alla bocca e dico: Sgomberate immediatamente il Marx Bros Plaza. C una bomba. Tra cinque minuti

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dellintera struttura non sar rimasto niente Lo dico alla segreteria telefonica di casa mia. Poggio il telefono a terra. Sorrido. La maschera scivola via.

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[8] La Lega Oreisti Anonimi

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La Lega Oreisti Anonimi

La sala, un vecchio magazzino con qualche sedia di plastica e un tavolino da bar Algida ammaccato, poco illuminata. Forse di proposito. O forse perch siete in un fottuto sottoscala decrepito che tutto quello che la parrocchia si sente di concedere per queste serate. Una delle due. Ti guardi attorno e ti senti dannatamente fuori posto. Sei arrivato che erano gi tutti seduti, ma il moderatore venuto ad abbracciarti e ti ha indicato una sedia. Vieni fratello, ti ha detto. Vieni Da allora nessuno ha ancora aperto bocca. In un angolo c un cartellone rosa shocking. Sopra c scritto a pennarello: Non sei solo. Continui a ripeterti che venire stato un errore, ma pure che forse fai ancora a tempo ad andartene, quando un omone in giacca e cravatta alla tua destra prende la parola. Si alza in piedi, paonazzo in volto, e si asciuga il sudore dalla fronte con un fazzoletto Gucci dei marocchini, senza scollare gli occhi dalle punte delle sue Hogan. Mi chiamo Marco, dice. Mi chiamo Marco, faccio il commercialista, e da due anni sono un Oreista. Poi scoppia a piangere, nascondendosi il volto tra le mani.

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Bzzz--Lamericana Nabisco lancia gli Oreo nel 1912. Due anni pi tardi, problemi di approvvigionamento a Sarajevo sono tra le cause scatenanti della Grande Guerra Bzzz---

Allora anche gli altri si alzano e cercano di sostenerlo. Chi una pacca sulla spalla, chi un buffetto sulla guancia, chi gli scompiglia i capelli con fare scherzoso. Un tipo magrolino con il ciuffo emo gli porge un pacchetto di Tempo al mentolo. Tenga, gli dice. Tenga: ch questi non fanno arrossare il naso Resti seduto, con le mani nei tasconi della felpa. Sotto il cartello rosa shocking ce n un altro, color limone. Sopra c scritto: Davvero. Poi il moderatore dellincontro, Michel, spalanca le braccia come un santone e rivolge a tutti un sorriso benevolo, invitandoli a rimettersi a sedere. Michel uno che ce lha fatta. Chi ti ha dato lindirizzo di questo posto ti ha assicurato che ne fuori da oltre nove mesi. Qualcuno azzarda addirittura che i mesi siano dieci. Senza mai una ricaduta, un solo morso, una sola pucciatina nel latte. Niente. Uno tosto. Quando tutti sono di nuovo ai loro posti, Michel vi parla della forza di volont, della determinazione, della voglia di vivere. Tutti pendono dalle sue labbra e lui sorride; ti guarda e sorride, ti sorride con quellaura da santo, ti sorride con quello sguardo vivo, ti sorride con quegli occhi che a un certo punto 182

inizi a pensare sia un po ricchione, Michel.


Bzzz--Saiwa, controllata come Nabisco dalla Kraft, importa ufficialmente gli Oreo in Italia solo a partire dal 2008, in seguito a violenti tumulti di piazza scatenati nelle maggiori citt italiane dal Nucleo Oreisti Armati Bzzz---

La dottoressa Maria Dolores Pinzi, proprietaria della Parafarmacia Pinzi: Tutto per lOmeopatia, racconta con il cuore in mano del suo matrimonio naufragato. Non poteva capirmi, ricorda fissando un qualche punto indefinito del soffitto parrocchiale. Una volta ero a casa e stavo male, accucciata in un angolo della camera da letto. E lo stomaco urlava e cercavo di cacciar via le lacrime e niente, non ci riuscivo, quando mio marito rientra con le buste dellAuchan e mi sorride e allora io ci dico me li hai presi? Dimmi che me li hai presi, ti scongiuro. Ma lui tira fuori una confezione famiglia di Ringo alla Vaniglia e mi dice: cerano solo questi. Vanno bene lo stesso, vero? Un brivido corre veloce lungo la schiena di tutti i presenti, mentre sulle loro facce si vanno dipingendo espressioni di disgusto. Sotto il cartello color limone ce n un altro ancora, verde acido. Sopra c scritto: Te lo giuro. La parafarmacista riprende il suo drammatico racconto, ma viene colta allimprovviso da violenti conati di vomito. Ce la puoi fare, Maria! Non mollare!, continua a ripeterle Michel mentre la donna viene portata via a 183

braccia da Marco il commercialista e dal tizio emo, questultimo particolarmente attento a non farsi inzaccherare la camicia nera. Tu sei pi forte della dipendenza!, le dice Michel. Tu sei pi forte! E quella, con i piedi trascinati sul linoleum come un pupazzo, fa un gesto con la mano che forse vuol dire Ok, forse vuol dire S, ciao. Una delle due. Michel non si scompone e ti passa la parola. Allora ti alzi in piedi, ti schiarisci la voce e prendi a spiegare che a te la dipendenza in s dagli Oreo non che crei tutti questi problemi, francamente. Gli altri ti fissano sbigottiti. Prosegui dicendo che, cio, c di peggio degli Oreo. Che c gente l fuori che fa uso di droghe pi pesanti, come leroina e il gelato Hagen-Dazs. Gli altri continuano a fissarti sbigottiti. Sotto il cartello verde acido ce n un quarto, azzurro. Sopra c scritto: Cio, non che ti stiamo prendendo per il culo. Dici che a te non sarebbe mai passato neanche per lingressosoggiorno del cervello di venire l, a una riunione di Oreisti Anonimi. Per di pi in una serata in cui cera la Champions. Solo che ti successa questa cosa strana e hai avuto paura. Michel allora ti interrompe, viene a poggiarti una mano sulla spalla e ti dice: Ci siamo passati tutti, fratello. Conosciamo bene la natura del male. Stai parlando della coazione a ripetere, dellossessione di mangiarne ancora uno, e poi ancora un altro.

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Del continuare a mandar gi biscottini finch non finiscono, vero? No, rispondi tu. Veramente stavo parlando del fatto che gli Oreo mi fanno cagare verde Maria, in un angolo, ha smesso di vomitare e ha preso pure lei a fissarti. Di lato, come Ratman.
Bzzz--Tra il 1912 e il 1999 sono stati venduti 420 miliardi di Oreo, il che lo rende il biscotto pi venduto del XX secolo. Dal computo sono ovviamente esclusi gli oltre 900 milioni di biscotti inviati in Africa, nel 1985, grazie alla grande iniziativa umanitaria Oreo for Africa, fortemente voluta da Michael Jackson e Lionel Richie Bzzz---

Allora spieghi che da quando sei entrato nel tunnel degli Oreo hai questo problema delle feci di colore verde. Verde intenso. E che s, hai letto su Wired che negli Oreo ci sono tante cose strane, come il colore scuro che neanche chi li produce sa da dove viene, o come dei micro tubuli superficiali invisibili a occhio nudo che servono ad assorbire il latte grazie al fenomeno della capillarit, ed probabilmente quello che provoca il tutto, solo che Ma vieni interrotto, e non ti permettono pi di parlare. Marco, Michel, il tizio magrolino, Maria e altri due Oreisti Anonimi ti sono addosso e cercano di bloccarti braccia e gambe. Tenetelo!, urla Michel, mentre tu scalci come un puledro. Questuomo allultimo stadio della dipendenza e non se ne rende neanche conto! Dobbiamo salvarlo! Tenetelo! Ahia! Cazzo, attenti!

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Commercialista, stringa pi forte lei che cha il fisico, porca miseria! Ahia! Tenetelo! Braccia e mani ti afferrano e ti tirano e ti manca il fiato e ti prende lansia visto che sei pure un po claustrofobico. Allora rifili un calcio alla nuca al tizio magrolino, che collassa al suolo privo di sensi, e con il ginocchio assesti un colpo poderoso nel fianco del commercialista, riuscendo cos a liberare il braccio destro. A quel punto prendi a mulinare il pugno, assestando cazzotti a tutti, tah, diretti. Quelli continuano a tenerti, e il pugno continua a viaggiare e bam, centri la parafarmacista dritta nel naso, costringendola a mollare la presa. Una volta che anche il sinistro libero, un attimo darti lultima spinta verso la libert.
Bzzz--100 grammi di Oreo, grazie alla saggezza dei grassi idrogenati, ti regalano 470 chilocalorie damore. Come un bello spaghetto alle vongole, ma senza il rischio di schizzarti la camicia Bzzz---

Cinque minuti dopo stai ancora correndo. Sei sicuro di aver seminato i tuoi inseguitori almeno allaltezza delle fontane di Piazza Europa, ma non te la senti di girarti a controllare. Hai perso una Vans nella fuga e il tallone sinistro ora ti fa un male cane. Sei stanco. Hai un nervoso addosso che guarda. Ma soprattutto hai di nuovo fame. Ti fermi a riprendere fiato e ti accorgi troppo tardi di averlo fatto giusto davanti alle porte automatiche di un supermercato Iperspar. Porte che si spalancano 186

leggiadre per te con un fffftt. Cerchi di non guardare allinterno, ti sforzi di non farlo, ma poi lo fai e li vedi, i biscottini Oreo nelle loro confezioni tutte blu e celeste, sullo scaffale dei biscottini subito dopo il tornello per non far passare le vecchie con i carrelli. Li guardi, e sai che dovresti smettere, anche perch quella gente nonostante tutto ti ha fatto riflettere, e va a finire che quella roba, con tutti quei micro tubuli superficiali, ti uccider veramente. E allora ci pensi, ci pensi davvero: di darci un taglio, di disintossicarti, di tornare pulito, di tornare a essere padrone della tua vita. Ci pensi. Per tipo tre secondi. Poi entri, te ne compri sei pacchi di quelli grandi, e vaffanculo.

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Alessandro Apreda nato sulla costa di Cosenza affacciata sul Pacifico, esattamente a met degli anni 70. Responsabile editoriale dellarea videogame ed entertainment di Edizioni Master (PlayGeneration, Videogame.it, FilmReview.it), stato editor di un numero ragguardevole di riviste e ha progettato e lanciato testate di culto quali Horror Mania, Thriller Mania e Digital Japan. Scrittore di fantascienza fallito a tempo perso, ha pubblicato con Fanucci un racconto - vincitore del premio Spacewave nel volume omonimo, e con GG Studio la graphic novel Ethan?, disegnata da Fabrizio Fiorentino e distribuita anche negli USA. Cura ad orari improponibili il blog pi cool degli ultimi seicentoncinquantanni, lAntro Atomico del Dr. Manhattan (docmanhattan.blogspot.com), su cui scrive di anni 80, fumetti, cose nerd, videogiochi, cazzate. Crede fermamente negli Oreo, nelle Vans slip on, nella Red Bull e nel secondo avvento della Grande Inter. Questa biografia si concludeva fino a un paio di anni fa con Quando il lavoro non lo spedisce in giro per il pianeta, a mangiare cose improbabili, vive su al sud, ma ultimamente si scocciato e viaggia pochissimo. Parlare di s in terza persona fa sempre molto calciatore fin de sicle.

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Foto di copertina: Pixmac Finito di stampare il ventordici di quaglio del nemilaerverci. Elvis ha lasciato ledificio. Ma tipo da un sacco.

edizioni antro atomico docmanhattan.blogspot.com

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