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Nascita di una citt, di una societ e di una cultura

Roma non nasce sul palatino ma nel punto in cui oggi lisola Tiberina, dove vi era una possibilit di attraversare il fiume. Essa nasce non tanto come centro agricolo ma come centro di traffico e commercio. Nel punto pi favorevole viene costruito il ponte Sublicium vicino al quale nasceranno i mercati del bestiame e quello della verdura, ma il ponte congiungeva anche Roma con lEtruria e per questo era in legno per poter essere disfatto velocemente. Sulla sponda del fiume la via per il ponte incontrava quella del sale, la via Salaria. Roma si trovava proprio nel , mezzo dei traffici commerciali tra Etruria e campagna e di questo se ne serv per aumentare le proprie risorse. Ma inevitabilmente Roma fu anche influenzata da queste due culture dal punto di vista artistico e culturale. Il contatto con la Grecia per Roma fu precoce infatti a Pratica di Mare a sud di Roma vi sono 13 altari che testimoniano gi dal VI secolo la presenza della cultura greca era radicata nella cultura romana con la venerazione dei Penati, di Vesta e dei Dioscuri. La cultura romana ebbe per i suoi maggiori rapporti con quella etrusca anche se non ne fu la sua diretta continuatrice. Nasce poi lellenismo latino che era una koin dialektos, un linguaggio artistico comune, venato di dialetti in cui larte greca faceva scuola. Ancora per tutto il IV e III secolo larte romana non si distinguevano da quelle dellEtruria e della Campagna. La prima volta che troviamo il nome di Roma sopra un manufatto artistico sar sopra la Cista Ficoroni. La storia figurata sulla parete della cista era una variante italica della storia degli Argonauti trattata con lo stile della pittura greca del V e IV secolo e il gruppo in bronzo sul manico deriva le sue forme dalla scultura dei maestri greci del IV secolo. La cista non quindi una testimonianza dellarte romana del periodo ma piuttosto una testimonianza dellarte che si produceva a Roma in quel periodo. Roma si restringe materialmente e culturalmente nel V secolo, dopo la cacciata dei re Etruschi e linterruzione dei commerci tra Etruria e Magna Grecia. In questo periodo rischia di tornare ad essere una citt povera e sottomessa alle altre potenze, ma inizia ad allacciare rapporti con le altre potenze e ad incanalare le proprie forze nel commercio marittimo e infatti quando nel V secolo si ha la prima monetazione lo stemma di Roma sar una prua. Il V secolo fu quindi per Roma un secolo per la riorganizzazione interna ma anche per i primi contatti a lungo raggio con Cartagine infatti inizi proprio alla fine di questo secolo. Poi Roma intraprese una politica espansionistica che vide Veio come sua prima conquista anche se per tutto il IV secolo lorizzonte di Roma resta limitato allItalia centrale. Il primo grande contatto con gente perfettamente ellenizzata Roma lo ebbe quando intraprese la guerra con Pirro nel 280 a.C, ma anche se poi i contatti continuarono con le molte guerre questi non determinarono ancora mutamenti sostanziali nella cultura romana, infatti il sarcofago di Scipione Barbato del 260 a.C. mostra la diretta derivazione da esemplari di Sicilia. Il ritratto di Giunio Bruto non facile da collocare stilisticamente, certamente non appartiene allarte greca e non dellarte romana ma piuttosto sembra appartenere allarte medio-italica che si differenzia dallarte greca importata in Sicilia e Magna Grecia, sia dallarte etrusca e che ha contatti e riceve suggerimenti da luna e dallaltra, ma si nutre di quella austerit propria dei contadini delle montagne. Essa riceve il contatto con leleganza dellarte romana di et ellenistica, accogliendone le iconografie e le composizioni ma non il linguaggio formale.. La cultura medio-italica forma il presupposto necessario dellarte romana, in seno a questa cultura infatti che possiamo riconoscere un accento diverso, un accento romano. A questa cultura appartengono frammenti di architettura e di scultura in pietra calcarea appartenenti ad un sepolcro sullEsquilino databile tra la fine del II e gli inizi del I secolo, LOrfeo e gli animali che riveste di rustica pesantezza uniconografia ellenistica di movenze eleganti. Anche la moneta coniata dagli associati nella guerra del 91-88 contro Roma nella quale appare per la prima volta il nome Italia, appartiene alla cultura medio-italica. Vi poi tutta unaera laziale in cui la produzione ancora in terracotta ad essa appartengono busti e statue documentate nei santuari laziali, ne un esempio la stipe votiva di Ariccia in cui vi sono le statue di Kore-Persephone e di Demetra e un busto di 1

questa dea. Questo busto deriva ancora da modelli siciliani nei quali ancora visibile un riflesso dellespressione della Demetra di Cnido. Queste plastiche sono da collocare nella met del II secolo. Non bisogna per dimenticare che a Roma nello stesso tempo vi erano artisti di educazione ellenistica o greci, che eseguirono opere come un ritratto di Pompeo. Una conseguenza decisiva per il diretto contatto in Roma con larte ellenistica aveva avuto la presa di Siracusa nel 212. E quindi dalla fine del III secolo che a Roma sincomincia a scoprire che larte qualcosa di pi che una tecnica, ma c anche da dire che secoli dopo i romani non avevano fatto grandi progressi in materia, infatti il generale Mummio a Corinto nel 146 metteva allasta un quadro e che lo fece ritirare dalla vendita solo dopo che erano stati offerti molti soldi per acquistarlo. Le guerre contro Filippo di Macedonia e contro Antioco III portarono a Roma una grande quantit di opere darte, queste vittorie a detta di Plinio e Livio segnarono la fine a Roma dei simulacri di legno e di terracotta nei templi, rimpiazzati da opere darte importanti. La grande mescolanza di opere di et e di stile diversi non poteva creare che un gusto assai eclettico, rivolto al raro e al singolare e che non era aperto realmente al valore della forma artistica. Lultimo secolo della repubblica fu unet terribile, nella quale la lotta politica era combattuta senza esclusione di colpi. Fu in quellambiente che si form una civilt artistica a Roma. Se le conoscenze e il contatto delle opere darte greca erano esistiti anche in antico, adesso era la possibilit di possederle. Ogni ricco romano volle gareggiare con quello che era stato il lusso delle sorti dei sovrani ellenistici. Una situazione originale romana di fronte al problema artistico non ci fu mai, tanto meno in questi secoli, tra il II e il I secolo a.C. , che vede la crisi finale del mondo ellenico e il sorgere dellimperialismo Romano. Nascono a Roma le imitazioni e i pasticci che erano costituiti da diverse parti copiate da diverse opere, oppure erano la copia di una divinit ma con il volto ad imitare il ritratto di chi la commissionava. Nella prima met del I secolo lo scultore Pasiteles, nativo della Magna Grecia, era attivo a Roma e fece scuola nel campo della statuaria, ma nessuna sua opera stata identificata ma si sono conservate alcune opere della sua scuola come il giovane Efebo, nel pieno gusto retrospettivo classicista e LElettra che accoglie Oreste in stile accademico. Un altro scultore greco fu Arkesialo, ma anche di lui sappiamo poco e non ci rimane niente.

Tradizione Plebea e tradizione patrizia, il rilievo onorario e il ritratto.


Rilievo onorario Il II secolo a.C. sar decisivo per quello che poi nei secoli sar Roma, con la guerra vittoriosa contro Filippo V di Macedonia i romani mettevano piede in Grecia e lanno seguente emisero la dichiarazione di libert che fu unabile mossa politica di penetrazione. Durante questo tempo, tutto quel mondo che si muoveva intorno allarte esprime una intensa attivit al servizio della nuova ricchezza. Leclettismo la prima caratteristica che distingue lerte romana da quella medio-italica che aveva sopperito fino ad allora alle necessit artistiche di Roma Il pi antico dei monumenti pubblici adorni di sculture che possediamo per larte romana lAra di Domizio Enobarbo. I rilievi provenivano da un palazzo vicino ai ruderi del tempio di Nettuno dove alcuni membri della famiglia degli Enobarbi effettuarono dei lavori di ampliamento, alcuni archeologi allora accostarono le n notizie creando lara di Domizio Enobarbo, alla morte del proprietario del palazzo la sua collezione si divise in diversi musei e i rilievi vennero separati. Una parte dei rilievi fin al museo di Monaco e hanno come soggetto un corteo di divinit marine realizzate nel gusto tardo-ellenico, altri rilievi invece finirono al Louvre e hanno come soggetto la presentazione di animali per il sacrificio, un altare davanti al quale sta Marte, soldati in corazza e scudi ovali, e 4 cittadini in toga che stanno effettuando unoperazione di registrazione. Questultimo rilievo diverso dagli altri e pu essere inteso come il primo di stile romano. I rilievi con le figure marine stato eseguito da Skopas minore operante tra la fine del II e linizio del I secolo a.C. E da notare la commistione eclettica di due stili, lellenismo per il soggetto mitologico e quello romano per il soggetto civico. La maggiore grandezza degli animali per il 2

sacrificio dovuta al fatto che si voleva esaltare la vittima per dare importanza allatto religioso compiuto, che sanciva il trattato politico, non quindi una raffigurazione realistica tipica dellellenismo ma di una raffigurazione simbolica. In alti casi invece lanimale offerto molto piccolo come nellara dei 4 magistrati delle strade (vicomagistri), per indicare e caratterizzare lazione che si compie, esso ancora un simbolo e nientaltro, ma con il ridurre le sue dimensioni si acquista spazio per rendere evidenti i magistrati che sono i protagonisti del monumento. Di questo deliberato abbandono delle regole del naturalismo ellenistico a profitto della evidenza della figura del committente abbiamo numerosi esempi in monumenti funerari romani appartenenti a piccoli magistrati, servi affrancati. Monumenti che vanno dalla tarda repubblica allet Flavia e che continuano larte medio-italica, con quel tanto di ellenismo che essa aveva assorbito e con in pi qualche elemento appreso dallarte ufficiale. E naturale che le testimonianze di questa corrente artistica plebea si siano conservate soprattutto nei municipi, ma questi documenti ci palesano molti dati importanti per la storia dellarte romana: 1) le eleganze e raffinatezze del neoatticismo di et augustea rimasero un fenomeno culturale di lite, rimanendo limitate alla capitale o alle opere provenienti da essa 2) nella corrente artistica plebea troviamo gi nel I secolo consuetudini iconografiche e regole formali come il valore simbolico delle proporzioni non naturalistiche, la frequente presentazione frontale delle figure pi importanti( ara di Anghera), la composizione delle figure sopra un piano uniforme che evita scorci e illusioni prospettiche. Queste cose devono essere tenute presenti, perch noi riconosciamo qui il germe fondamentale di taluni aspetti artistici che prevarranno quando lapporto ellenistico si sar esaurito e quando le classi plebee formeranno la nuova ossatura dellimpero nel III secolo. Un monumento sepolcrale di San Guglielmo al Goleto un esempio dello stile artistico che deriva dai precedenti medio-italici, il monumento della fine dellet repubblicana mostra una donna la cui austerit lavvicina alla scultura romanica del XII secolo. Un altro rilievo da Amiternum descrive gli episodi di un funerale rinuncia a ogni composizione prospettica e lallineamento delle figure su piccole strisce di base mostrano bene lintento sopratutto rappresentativo, espositivo di questa scultura. Questarte deve soprattutto adattarsi ad esprimere il desiderio di affermazione individuale che pervade tutta la cultura antica. E facile comprendere quanto questo desiderio di affermazione fosse smanioso in individui che diventati liberi potevano aspirare a rivestire talune magistrature minori. Tratto caratteristico di questarte laderenza alla vita reale, quotidiana, che si manifesta in molti modi: per esempio nel preferire sulle pareti dei monumenti sepolcrali la presentazione degli utensili del mestiere invece che raffigurazioni mitologiche. Queste raffigurazioni non differiscono da analoghi rilievi votivi o da quelli servivano come insegne di botteghe e officine. Per la sua aderenza con la vita quotidiana e per il fatto di rivolgersi soprattutto a soggetti simili, questarte stata chiamata arte popolare. E pi opportuno per chiamarlo arte plebea intendendolo solo come classificazione e non come opposizione polemica verso larte ufficiale Anche la pittura partecipa a questa corrente darte e Pompei conserva molti documenti del genere. Sono scene illustrate con la preoccupazione di rendere ben evidenti gli avvenimenti e per raggiungere questo fine si distorce la prospettiva come nella scena dellanfiteatro dove si svolge una rissa tra Pompeiani e nocerini, avvenuta nel 59 d.C. Plebei arricchiti con le forniture agli eserciti durante le guerre civili, come il fornaio Marcus Virgilius Eurysaces, eleveranno per se stessi sontuosi sepolcri. Il fregio, nella tomba del fornaio, che rappresenta le varie fasi di una panificazione su scala industriale, appartiene ancora a questa corrente darte e non cede alle grazie dei repertori ellenistici. lesistenza di questa corrente darte genuina, legata sia alla mentalit civile e la rito religioso dei romani che ai precedenti dellarte medio-italica, ha per anche una conseguenza immediata. Dalla fusione di essa con il naturalismo

ellenistico nella sua forma oggettiva, nasce uno stile narrativo, storico, che la prima vera manifestazione del costituirsi di uno stile romano. Appartengono a questo stile alcuni rilievi del I secolo d.C., come il fregio del tempio di Apollo Sosiano con i preparativi di un corteo trionfale, e il fregio della cancelleria di una grande base di altare con processione per un sacrificio. Il fregio del tempio di Apollo si riferisce al trionfo celebrato da C.Sosiano nel 34 a.C. Il fregio della cancelleria rappresenta una processione in cui si vedono animali per il sacrificio, assistenti, sacerdoti, musicanti con lunghe trombe dritte e i 4 magistrati delle strade dietro ai quali stanno assistenti che reggono ciascuno una statuetta dei Lari, sembra inserirsi nello stile Giulio-Claudio fra il 30 e il 50 d.C. Ritratto Il ritratto storico non un invenzione romana, tuttavia, il rilievo storico, assume nellarte romana un importanza eccezionale e uno sviluppo che appare fondamentale nella caratterizzazione di questa civilt artistica. Laltro tipo di produzione artistica che caratterizza in modo particolare larte romana, il ritratto. Entrambi vengono concepiti come manifestazione di un forte legame terreno oggettivo dalle quali esula ogni costruzione metafisica. Se il rilievo storico ha le sue radici concettuali nellarte plebea di derivazione medio italica, il ritratto romano stato invece creato in un ambiente patrizio; anzi, la pi tipica creazione della mentalit e del costume del patriziato romano. Daltra parte si pu esser certi che i creatori del tipico ritratto romano di et repubblicana furono artisti di educazione greca posti al servizio di un ideologia tipicamente romana e patrizia. Nessun ritratto fisiognomico, realistico, si trova nellarte etrusca e italica prima della met del IV secolo, cio prima che il ritratto fisiognomico si affermi in Grecia. I tratti delle figure che prima di tale epoca si trovano distese sui sarcofagi o dipinte nelle tombe sono del tutto generici non ritratti individuali, ma niente altro che tipi di condizioni umane. A quella produzione medio italica appartiene la testa del Bruto e la testa in bronzo proveniente dagli Abruzzi. Il tipico ritratto romano repubblicano nasce nella sfera privata e precisamente in quella del culto familiare, piuttosto che in quella funeraria. Il culto del defunto assume in Roma un aspetto tutto particolare nelle famiglie patrizie. Limmagine una maschera di cera che raffigura con notevole fedelt la fisionomia e il colorito del defunto. In occasione di pubblici sacrifici espongono queste immagini e le onorano con ogni cura; e quando muore qualche illustre parente le portano in processione nei funerali, applicandole a persone che sembrano somiglianti al defunto. Il ritratto assume nella vita romana un importanza del tutto particolare ma un importanza del tutto politica e di casta ben prima e piuttosto che artistica. E evidente che questa importanza del ritratto come espressione dellaristocrazia senatoriale dovette venire esaltata in un periodo di ripresa del patriziato e delle sue prerogative, quale fu il periodo della reazione aristocratica dellet di Silla. Nellet Silliana nasce il tipico ritratto repubblicano romano come una particolare variante del realismo ellenistico. Il particolare stile ritrattistico che sorge a Roma in questo tempo si distingue per un minuzioso realismo. Si pone attenzione piuttosto allanalisi che alleffetto dinsieme. Ma, soprattutto, in contrasto voluto con la mondana e intellettuale eleganza del cittadino ellenistico, qui si intende celebrare lausterit e la forza di volont di una stirpe di contadini e politici pieni di fierezza sul passato della propria stirpe. Nello stesso tempo noi troviamo in Roma anche il riflesso del ritratto ellenistico patetico o quello naturalistico. Il togato Barberini riassume in se il particolare ambiente nel quale nasce il ritratto romano. Un uomo in toga che porta due busti, il busto ritratto era sconosciuto allarte greca invece nellambiente etrusco e romano una testa isolata rappresenta gi lintera personalit. I due busti della statua non appartengono allo stile peculiare del ritratto patrizio di et Sillana, ma alloggettivo razionalismo di tradizione ellenistica e medio italica. Il ritratto di tipo oggettivo ha la sua matrice nellellenismo medio italico e se ne trovano umili precedenti nelle generiche teste votive provenienti dai santuari del Lazio. Da questo ambiente, escono pezzi di qualit, come una testa virile a Tarquinia, una dolce testa femminile di Berlino o del busto femminile del Museo Gregoriano. 4

Il ritratto romano del primo secolo a.C. non pu dunque comprendersi sotto una sola etichetta o definizione. La base di una comune ricerca di realismo ha un fondamento piuttosto ideologico che artistico e prende aspetti assai diversi, che possono riportarsi ad almeno quattro correnti formali, che hanno provenienza diversa, ma che in Roma si incontrano e si mescolano. Accanto alle correnti del ritratto semplice oggettivo di ascendenza medio italica e al ritratto della tendenza patrizia che nasce attorno allet sillana, abbiamo ritratti schiettamente ellenistici ricchi di modellato e di un plasticismo un po barocco(monete di Flaminio) e ritratti che derivano ancora dalla tradizione medio italica ma hanno anche assorbito il pi recente insegnamento ellenistico. Essi conservano taluni espedienti formali che, anche nellesecuzione in pietra o in marmo, ricordano il modello della creta. Uno degli esempi pi tipici di questa commistione di elementi ellenistici e romani la statua del Generale di Tivoli. La statua ci mostra una figura nuda, panneggiata alleroica, come venivano raffigurati gli eroi della leggenda greca, ma con un panneggio pi abbondante e collocato con maggior riguardo al pudore personale. La corazza posta da un lato, come un attributo e serve da puntello alla statua. Il volto cos plastico deriva il suo ricco modellato e le labbra leggermente aperte dalla ritrattistica ellenistica, ma quel tanto di patetico che viene da essa attenuato dalla eccessiva ricerca di dettaglio che un elemento della ritrattistica sillana. Con let augustea la prevalenza del gusto neoattico negli ambienti della societ pi elevata attenua molto la corrente del plasticismo ellenistico e introduce da Alessandria alcune raffinatezze che porteranno al ritratto di Ottavia e al fresco, delicato busto di giovinetta della collezione Torlonia. La tipologia del ritratto patrizio austero e sdegnoso non viene pi accettata da una societ che tiene a mostrarsi pi duttile, e partecipe alle eleganze ellenistiche. Ma il tipo del ritratto patrizio continua in ritardo nelle stele funebri dei liberti e dei piccoli commercianti e da Roma si estende alla provincia italica, diviene in provincia, lo stile caratteristico del ritratto romano. Sono monumenti funerari di piccola gente che si raffigura come usavano una volta i gran signori. Ma c un altro tipo di ritratto che, almeno per la sua iconografia esterna e per il suo originario significato, deve essere ricordato: quello che veniva detto Imago clipeata, cio immagine sullo scudo. Lorigine di questo tipo di ritratto greca, come attestano esplicitamente le fonti letterarie antiche. In Roma stando a una notizia di Plinio le prime immagini clipeate sarebbero state poste nel tempio di Bellona da un Appio Claudio attorno all80. pitture pompeiane di et Flavia ci mostrano come clipei metallici con teste a rilievo venissero appesi negli intercolumni. Nelle fonti letterarie vi sono vari accenni che fanno supporre che accanto alla maschera in cera ricavata dal calco del vero volto del defunto, la forma pi antica del ritratto fosse quella dellimmagine dipinta sopra una tavoletta di legno, va inoltre notato che Plinio perla dellarte del ritratto allinizio del suo libro dedicato alla pittura. Poich limago, limmagine degli antenati, fissata nella maschera ricavata dal calco, non era di per s un fatto artistico, n conteneva in s una concezione plastica, stato solo attraverso il contatto con una tradizione di altissima forma plastica, come quella del ritratto ellenistico, che la civilt romana ha trovato, ad un certo momento, una sua propria espressione nellarte del ritratto. Il ritratto strettamente legato allespressione artistica ufficiale, di parata e di propaganda. Ormai il ritratto del secondo triumvirato si stabilito anche nei monumenti sepolcrali della piccola borghesia come nella stele di via Statilia mentre nella stele funeraria di Eurysaces e sua moglie ci mostra una coppia gi partecipe dal nuovo stile augusteo e della raffinatezza ed eleganza che distingue la generazione della fine del I secolo a.C. Da questo momento in avanti ogni periodo artistico, ogni variazione nelle preferenze stilistiche e nel gusto della societ romana, avr il suo riflesso nellarte del ritratto. Nellet di Tito e di Traiano possiamo trovare dei ritratti nel quale non rimasto nulla della sobria stilistica che aveva caratterizzato il ritratto romano alla sua origine. Dovremmo collocare alla stessa epoca anche il fiorire del ritratto dipinto. Di tale produzione pochi sono gli esempi che si sono conservati quando non si trattava di affreschi come quello di un modesto magistrato di Pompei insieme alla moglie,

coloro che non avevano i mezzi per esternare se stessi in un grande monumento si riunivano in associazioni che garantivano laccoglimento delle ceneri in un ambiente decoroso, i cosi detti colombari. Tutte queste forme di esaltazione di un individuo sopra gli altri ci danno la possibilit di gettare uno sguardo sopra un particolarissimo aspetto della societ romana, profondamente permeata da questo attaccamento alla realt della vita, alla volont di durare nel ricordo degli uomini attraverso limmagine individuale e mediante la costruzione si sepolcri grandiosi. I sepolcri erano posti lungo le strade, perch i passanti potessero vederli, leggere le iscrizioni e attraverso queste comunicare ancora.

I problemi dello spazio


Pittura Il grande archivio della pittura di et romana sta nelle citt campane. Poich Roma non sub distruzione e la vita vi continu, i resti di un arte cos labile come la pittura non sono molti; da quelli comunque si pu arguire che la pittura in Roma dovette essere di qualit superiore a quella delle citt sotto le ceneri del Vesuvio. Perdute sono tutte le preziose tavole dipinte dei grandi pittori Greci del IV e III secolo. Di questi abbiamo qualche copia e qualche imitazione nelle pitture murali decorative; ma Plinio ci dice che le pitture murali con le quali si decoravano le case mostravano piuttosto il lusso e la ricchezza dei proprietari che non il gusto artistico. Un esempio caratteristico di queste copie dagli originali greci e di queste tradizioni in latino sono due repliche di una stessa composizione : il Teseo Liberatore, una da Ercolano e laltra da Pompei. La prima una copia fedele di una pittura Greca che ripete nella figura di Teseo un canone statuario di Lisippo. La pittura solida e ricca di chiaroscuro con lievi tocchi di pennellate incrociate, la concezione del tutto aderente al senso del mito. Nella composizione circola tutto lincantesimo del fatto mitico. Nella replica pompeiana ogni qualit poetica scomparsa e la scena potrebbe essere lillustrazione di un fatto di cronaca. La figura delleroe di un anatomia grossolana e volgare. Il pittore di Ercolano ha influenzato il decoratore pompeiano; ma in questa perdita di ogni aurea mitica, in questo tradurre tutto in linguaggio familiare e quotidiano egli mostra di appartenere ad una cultura diversa. La pittura di Ercolano appartiene alla cultura ellenistico-romana, quella di Pompei a quella romano-camapana. Queste due pitture possono servire a introdurre la necessaria distinzione fra pittura di et romana di diretta tradizione ellenistica e pittura romana. Vi a Roma genuina pittura ellenistica, che continua la propria tradizione per opera di pittori greci; vi la pittura romana, che continua la tradizione medio italica, e vi poi un estinguersi dellapparato ellenistico diretto. Fino al III secolo a.C. abbiamo in Roma testimonianze letterarie sullesistenza delle pitture trionfali che venivano portate nel corteo trionfale e rappresentavano episodi della guerra che era stata vinta o i luoghi e le citt conquistate. Naturalmente di queste pitture non rimane nulla, ma non possono non avere influenzato le composizioni dei rilievi storici. Se questa ipotesi giusta la pittura trionfale aveva carattere paesaggistico. Il terreno sul quale sorge la pittura trionfale espressione della societ romana attraverso mezzi espressivi mutuati dalla cultura medio italica influenzata dallarte ellenistica. Il pi antico documento di pittura in Roma un frammento che proviene da una tomba dellEsquilino e rappresenta una scena storica descritta su un unico fondo chiaro in quattro zone sovrapposte. Lo stile della pittura vicino ad alcune pitture tombali di Paestum(pittura campana), ma la particolarit di rappresentare pi grande le figure dei protagonisti romana. Questa pittura un incunabolo della pittura romana e della pittura trionfale di soggetto storico, possibile che il frammento appartenesse ad una copia fedele di una pittura degli inizi del III secolo. Questo frammento ci dice che la pi antica pittura romana non ha ancora le ricerche chiaroscurali e spaziali della pittura ellenistica. Ma qualche cosa della grazia ellenistica e delle sue fluidit 6

pittoriche raggiunta nella decorazione della ceramica di fabbrica laziale come mostra, una piccola scodella. Lartigianato ellenistico era un fatto di moda e di commercio, mentre la pittura parietale continuava una sua tradizione. Abbastanza presto anche sulle pareti delle case di Roma si ebbero riflessi della pittura ellenistica. Uno dei pi notevoli esempi costituito dalla serie di paesaggi con episodi dellOdissea che provengono dalle pareti di una casa sullEsquilino. Il Wickhoff attribuiva la pittura di paesaggio alla creativit romana, oggi tutti sono daccordo nel considerare le pitture dellEsquilino copie di originali, con probabilit alessandrini, dattorno al 150 a.C., eseguite tra il 50 e il 40 a.C. in Roma da un pittore che forse non doveva essere greco. Un documento importante per la cronologia dei vari stili della decorazione parietale, rappresentato dalle pitture di una casa sul Palatino, detta casa dei Glifi, ci sonserva il pi antico esempio di quella decorazione parietale che viene detta di secondo stile, con finte colonne dipinte sulla parete con accenno prospettico. Ancora alla fine del I secolo, quando la decorazione parietale sar piena di motivi ellenistici, troviamo a Roma un esempio notevole di pittura storica anche se permeata di motivi formali e di personificazioni di gusto ellenistico. E questo il fregio di un sepolcro dellEsquilino appartenente alla famiglia degli Statili. Vi erano rappresentati fatti della leggendaria storia primitiva di Roma: la costruzione delle mura di Lavinium, Battaglie, solenni riunioni di personaggi, il ritrovamento dei due gemelli. La decorazione del sepolcro si vale di spunti presi da qualche pittura che decorava un tempio o un edificio pubblico, dato che non si tratta di una pittura sepolcrale. Non vi si scorge nessun particolare interesse per la suggestione di uno spazio pittorico e paesaggistico, tutto linteresse preso dalla narrazione. La casa della Farnesina ci d il migliore esempio del gusto delle classi superiori alla fine della repubblica. Una parete era decorata con un sistema di finte architetture (secondo stile avanzato), nei finti quadretti su fondo bianco vi erano inseriti nella decorazione vere e proprie imitazioni di pitture di stile severo. Il gusto non solo per il classico, ma anche per un periodo pi antico, che si estender pi spesso a una imitazione dellarcaico, tipico della raffinata lite augustea. Pi interessanti sono le pitture di altri due ambienti della stessa casa. Una mostra un alto zoccolo a fondo nero, sul quale erano accennate lievi vedute di paesaggio. Sopra lo zoccolo si fingeva un leggero ramo frondoso, a ghirlanda; e in alto un fregio a piccole figure. Laltro complesso di pitture ci conduce di fronte a una personalit pittorica del tutto originale. Anche se il genere di pitture doveva essere diffuso, in questo caso non siamo dinnanzi a una copia. Paesaggi e marine sono schizzati a chiaroscuro con una freschezza e rapidit che mostrano limmediato rapporto fra invenzione ed esecuzione. Una bella decorazione pittorica che esce dagli schemi pi consueti e che ha dato luogo a discussioni sulla sua collocazione cronologica , quella di un grande ambiente sul Palatino noto come Aula Isiaca. Le pareti erano decorate da paesaggi con scene connesse con le leggende isiache ed elementi del culto di Iside si trovano sul fregio che chiude in alto le pareti. La superiorit della capitale sulle piccole citt di provincia della regione vesuviana documentata anche dalla grande sala dipinta a giardino nella villa delle galline bianche. Il giardino della villa di Livia una pittura che non ha altri riscontri. Dietro sottili recinzioni si leva un folto bosco di varie essenze vegetali, e uccelli giuocano tra i rami o solcano il cielo azzurro, nel quale variazioni di colore introducono un effetto atmosferico. Dubitiamo fortemente che questo sia frutto di una concezione romana; ma non abbiamo elementi sufficienti per indicarne lorigine. Rientrano nello svolgimento della decorazione parietale le pitture di una casa signorile sul Palatino, la casa di Livia. Una parete di questa casa pu essere presa a paradigma per quella decorazione che Viene classificata coma ultima fase del secondo stile e che va dallinizio dellet augustea alla fine del I secolo d.C.. oltre ad avere come caratteristica le finte architetture che aprono sfondi nella

parete questa fase stabilisce la sua sintassi decorativa ponendo una grande apertura al centro e due aperture minori ai lati. Gli elementi che la compongono sono ormai riconosciuti come ellenistici. Ma la distruzione delle decorazioni parietali nelle citt ellenistiche totale e non possiamo capire quali elementi i pittori introdussero in Roma ne da dove provenissero, certo che questi elementi decorativi furono svolti poi dalla cultura romana. Aument la tendenza allillusione prospettica, allo sfondamento delle pareti con finte architetture creando il quarto stile o stile fantastico dopo il 60 d.C. Contemporaneo anche lo sviluppo del terzo stile che prevalentemente ornamentale. Purtroppo dopo il 79 viene a mancarci per la pittura laiuto dellampia documentazione delle citt attorno al Vesuvio. Inaridito lapporto ellenistico, ha terminato anche la ricerca illusionistica e prospettica della pittura. Questa la conferma che il gusto prospettico era del tutto ellenistico e non romano, e scompare delle decorazioni parietali con linaridirsi dellapporto ellenistico. Nellanno 64 Nerone confisc a suo uso personale una vasta zona tra i colli del Celio e dellEsquilino e vi costru la Domus Aurea. nel vestibolo sorgeva la statua colossale di Nerone, in aspetto Helios-Sole. La statua era opera dello scultore greco Zenodoros artista che si ispirava a modelli classici e uno specialista in colossi. Dopo il suicidio di Nerone nel 68 larea fu restituita a godimento pubblico ; vi sorgeva lanfiteatro Flavio e le terme di Tito; ma una parte rimase inglobata nelle nuove costruzioni e ancora sussiste. Nella decorazione pittorica della Domus Aurea vi sono almeno due diverse mani, due tendenze decorative. Una di queste copre i lunghi corridoi e le loro alte volte a botte con un sistema decorativo che si ricollega con quelli tradizionalmente in uso, solo pi lineare. Laltro tipo do decorazione che troviamo innova profondamente il sistema decorativo, specialmente nelle volte dei soffitti, mentre nelle pareti, a composizione architettonica con inserimento di figure ai vari ripiani, si ha un primo esempio di quarto stile. Le pitture del soffitto della sala absidata hanno al centro il soggetto di Achille a Sciro. Questa composizione indipendente dai celebri modelli della pittura greca si distacca dalle norme che sono valevoli per la pittura greca classica. A ostia nella casa delle Volte dipinte abbiamo un esempio contemporaneo di quello che poteva essere una usuale decorazione di una casa pi modesta. Anche nella pittura esistono due correnti, come nella scultura; una connessa con la tradizione medio-italica, che produce, con intento commemorativo e onorario, scene legate agli avvenimenti storici locali e che pu dirsi pi propriamente romana. Laltra, che ha funzione sopratutto ornamentale, che si vale delleredit della grande pittura greca, ma la riduce a mera ornamentazione, e che sviluppa, su elementi ellenistici, nuovi sistemi di decorazione parietale. Negli anni 60 d.C. vi una crisi di trasformazione in questi sistemi decorativi, lapporto ellenistico finisce, e si costituisce da allora una vera e propria pittura romana. Fra le decorazioni della Domus Aurea si fanno notare pitture di paesaggio dalle forme disfatte, rapidamente schizzate. Si inizia qui la pittura a macchia, che pone a diretto contatto le luci. Questa pittura nasce senza dubbio dal ricco impasto chiaroscurale della pittura ellenistica su tavola, ripreso anche nella pittura murale pompeiana. La pittura a macchia inizia la distruzione del naturalismo e sostituisce ad esso un impulso tutto intellettualisticio, accrescendo lintellettualismo gi accentuato dei paesaggi fantastici pompeiani e finendo per perdere ogni contatto con la realt oggettiva della natura. Nel secondo secolo le pitture pi documentate in Roma sono, di carattere narrativo, quasi popolare, prive di sfondi prospettici, come era stata lantica pittura medio italica, ottimi esempi si trovano nel sepolcro della Via Portuense. Architettura Il primo impiego dellarco in una grande costruzione utilitaria in Roma quello dei magazzini, detti Porticus Aemilia, costruiti presso il Tevere nella prima met del secondo secolo a.C. con circa duecento camere coperte con volta a botte posante su pilastri e lEmporium costruito nel 174. 8

Sono queste costruzioni utilitarie le pi precoci testimonianze di edifici di ampia mole a Roma. Dallarco si svilupp la volta a botte( III-II secolo). In et tardo repubblicana si sviluppa la volta a crociera e in et neroniana e flavia si sviluppa luso della cupola emisferica. Durante la conquista romana della Macedonia, diretti esempi di modesta architettura ellenistica erano giunti a Roma. Macedonio incaric larchitetto Ermodoros di Salamina di costruire il modesto tempio di Giove Statore che fu a Roma il primo tempio in Marmo; in seguito per si continu a costruire in tifo. Il primo grande impulso autonomo larchitettura romana lo conosce tra il 120 e il 180 a.C in et Sillana. Prevale allora la pietra calcarea per i rivestimenti e le colonne. E una pietra quasi bianca che si adatta per imitare il marmo. Lultima et repubblicana e let augustea non svilupparono per le premesse tecniche e artistiche poste da quella eccezionale generazione di architetti dellet di Silla. Let augustea che produce una vera e propria arte di corte rappresenta una parentesi nello sviluppo autonomo dellarte romana. Le premesse poste nellet Sillana ebbero una ripresa solo alla fine dellet di Claudio e poi uno sviluppo in quella di Nerone. Larchitettura Sillana us ancora, accanto alla pietra calcarea il tufo e il peperino. Alla fine della repubblica erano in largo uso rivestimenti di mattono e a partire dal I secolo d.C. grandi fabbriche di mattoni e tegole vengono istituite su scala industriale da artigiani. Lesempio pi grandioso dellarchitettura di questo tempo il monumentale complesso del tempio della Fortuna a Palestrina. Un argomento stato portato a favore di una datazione agli estremi decenni del II secolo, Attilio De Grassi ha pubblicato una serie numerosa di iscrizioni su basi votive e su elementi architettonici del santuario. Queste dediche recano nomi di famiglie, che non compaiono pi nelle iscrizioni, dedicatorie o funerarie, della colonia sillana: esse attesterebbero quindi la feroce rappresaglia ordinata da Silla, cio il massacro di tutti i maschi adulti delle antiche famiglie e perci la consistenza del santuario in et pre-sillana. Una datazione delle epigrafi possibile, perch molte delle dediche sono poste da associazioni di artigiani rette da liberti, e i nomi di questi sono accompagnati dal cognome: particolarit questa che si trova a partire dal 112-111 a.C. e che non compare pi dopo il 71 a.C. Le caratteristiche pi notevoli del santuario sono molte: la prima limpianto scenografico, sette livelli su terrazze, abilmente calcolato, le rampe porticate sono chiuse sul lato verso la valle, in modo che il colpo docchio si palesava improvviso a chi usciva in cima alla rampa e si trovava in pieno entro il complesso architettonico. Unaltra caratteristica che tutte le strutture dei porticati o delle esedre che si elevano dalla quarta terrazza sono in concrezione e a volta, ma la loro fronte era rivestita di forme tradizionali ellenistiche a trabeazioni diritte. La terza il congiungimento del luogo di culto con un area a forma di cavea teatrale. Un tipo di edificio che and formandosi in et repubblicana fu la Basilica: una costruzione a pianta rettangolare con o senza portico esterno su uno dei lati lunghi, interiormente divisa in tre navate e spesso munita di un abside semicircolare sul lato pi breve di fondo. Questi edifici servivano per lamministrazione della giustizia. Sullorigine sembra logico ladattamento alle particolari esigenze romane di un tipo di edificio pubblico esistente nelle citt della Magna Grecia. Una moneta del 65 a.C. mostra linterno a due piani, con lornamento degli scudi in bronzo dorato della Basilica Fulvia poi rinominata Emilia perch ricostruita da questa famiglia. La mancanza di un accettabile nomenclature latina indica come tra Silla e Augusto larchitettura Romana non avesse trovato una sua sistemazione teorica e nemmeno precettistica; era rimasta mera tecnica pratica nonostante il suo originale sviluppo di tipi architettonici. A questo tempo risale la tipologia delle grandi costruzioni sepolcrali, il tipo pi grandioso quello a pianta rotonda con copertura a volta. Al di sopra di queste si elevava il tumulo di terra come nei tumuli etruschi. Uno degli esempi pi noti il sepolcro di Cecilia Metella sulla via Appia in forma di una grande struttura cilindrica su basamento quadrato, il tutto rivestito in travertino.

Innovazioni architettoniche non si incontrano sino al tempo di Claudio (41-54 d.C.) quando viene in uso il costruire a grandi blocchi solo rozzamente squadrati, talvolta anche con protuberanze irregolari come si vede nella porta Maggiore. Una svolta decisiva nellarchitettura romana avviene solo al tempo di Nerone. Qualche accenno si ha nella Domus Transitoria e Domus Aurea, lo sviluppo proseguiva nel palazzo dei Flavi sul Palatino e nei mercati di Traiano. Con Adriano si avranno ulteriori innovazioni ardite nelle quali trovarono pieno svolgimento le ricerche iniziate al tempo di Nerone. Si pu affermare che larchitetto della Domus Aurea, Severus, col suo collaboratore Celer, furono i primi a costruire un edificio secondo nuovi principi e a sfruttare quelle tecniche che erano state sperimentate solo in senso strutturale. In Grecia larchitettura aveva mantenuto un carattere del tutto unitario assumendo come norma, per ogni tipo di edificio, le articolazioni del tempio periptero. In Roma invece mentre il tempio si uniformava a quello Greco,. Si creano tipi di edifici strettamente corrispondenti allo scopo utilitario ai quali dovevano servire, ma si seguit a usare gli elementi Greci come ornamento esteriore. Un'altra fondamentale differenza tra larchitettura Greca e romana si pu cogliere osservando come la tecnica dei muri costruiti a blocchi quadrati, che rimase sempre in uso in Grecia, dava alle pareti una consistenza strutturale massiccia. Invece la parete romana, di mattoni o di piccoli elementi tenuti insieme dalla malta, pi che avere un senso di struttura portante viene intesa come un elemento inerte per racchiudere uno spazio, un guscio che separa un ambiente dallaltro. Let neroniana segna una svolta importante nellarte romana: possiamo riconoscere linsorgere di una nuova concezione spaziale, che nella pittura produce le decorazioni parietali fantastiche, ma anche inizia quel disfacimento della forma e della sostanza pittorica che condurr poi nuovamente allabolizione della prospettiva spaziale, anche se con significato diverso di quello della sua assenza alle origini. Nellarchitettura invece lo spazio interno si svilupper in forme grandiose e durature.

Dal neoatticismo al neoellenismo


Si determina nellarte romana ufficiale un carattere retrospettivo, accademico; un gusto per il travestimento letterario e retorico di unopera nuova sotto spoglie e modi classici. Questo fondo retrospettivo, erudito e sempre ricco di allusioni politiche, che caratterizzer larte romana imperiale, si costituisce stabilmente nellet di augusto, e precocemente in essa. Possiamo rendercene conto esaminando un monumento tipico come lAra Pacis Augustae. Il senato decret che venisse eretta unara nel Campo Marzio, decretata nellanno 13, lara fu inaugurata nellanno 9 a.C. Il monumento non una grande opera darte, ma una testimonianza estremamente tipica del suo tempo. Esso si componeva del vero e proprio altare e di un recinto decorato da rilievi figurati e ornamentali. Fra lara e il recinto non corre un agiato rapporto di proporzioni; i due elementi sono giustapposti freddamente senza vera connessione. Lara occupa quasi tutto lo spazio dentro il recinto. Essa aveva uno zoccolo ornato di rilievi e un fregio di piccole figure, di soggetto rituale, intagliate nel marmo con vivacit, una per una, con la nettezza di contorni di unopera toreutica. Il monumento consiste soprattutto nella decorazione del recinto, nel quale, sullasse principale, si aprivano nei lati brevi due porte. Questo recinto , allinterno, decorato in alto da ghirlande sorrette da teschi di bue e da patere, recipienti rotondi in metallo usati nelle offerte per versare un liquido sullaltare. In basso vi la riproduzione, nel marmo, di una staccionata di tavole. NellAra Pacis le due aperture del recinto sono fiancheggiate da composizioni simboliche rievocative. Lingresso era fiancheggiato da due scene delle origini di Roma: il lupercale. Di l, il sacrificio del pio padre Enea agli dei Penati, ledicola dei quali posta in alto entro un passaggio con alberi e rocce, di gusto ellenico. Laltra apertura aveva ai lati la personificazione della Terra ( Tellus), feconda di nutrimenti per lumanit, accompagnata da figure simboleggianti le acque e le aure: dunque, terra, acqua, e cielo; il mondo nel quale noi viviamo, splendido ricco e pacifico. Dallaltro lato della stessa porta stava la personificazione di Roma, seduta armata sopra un cumulo di armi, dominatrice e guardiana di quel mondo. Roma e la terra, i due elementi che definiscono la 10

situazione del cittadino romano sotto la guida e la pace di Augusto. I due lati lunghi del recinto sono occupati da due file processionali di figure, prese dalla realt, ma congelate in gesti convenzionali. la processione che dovette svolgersi quando lAra fu dedicata. Tra le composizioni dei lati stretti e quelle dei lati lunghi non corre nessun rapporto. Le figure sono inserite in una cornice architettonica che taglia le composizioni e non ha alcun rapporto di riferimento con lo spazio nel quale stanno le figure. Una tale mancanza di logica strutturale e di organicit tra le parti avrebbe fatto orrore al gusto dei Greci. Ma nellambiente italico-romano questi accorgimenti non erano una novit. Pitture etrusche del VI a.C. secolo mostrano gi il fregio di figure collocate senza alcun rapporto organico sopra un fregio vegetale, oppure sopra elementi vegetali che ricordano la trasformazione della staccionata allinterno del recinto dellAra Pacis. NellAra Pacis la concezione generale dellara entro il recinto, lunione di soggetti mitici con soggetti storici e lindifferenza per la logica strutturale delle varie parti, rappresentano elementi locali, romani, connessi alla tradizione italica. Ma gli artisti che la realizzarono e la eseguirono furono artisti greci. Un minuto studio del sistema decorativo del fregio vegetale dellAra Pacis ha fatto riconoscere che il motivo tipicamente pergameno; ma che a pergamo stessa non si trova pi nel tempo nel quale lAra Pacis fu eseguita, bens assai prima, in pieno II secolo. Tale constatazione indica nellartista una netta impostazione retrospettiva, classicista. Questo senso ellenistico dellatmosfera si ritrova anche in opere di toreutica. Esso si accompagna a una esecuzione di raffinata e minuziosa precisione, a un virtuosismo della tecnica che fa di queste sculture ornamentali dellet augustea qualcosa di raffinato, di prezioso, di perfetto. Il grande Cameo di Francia presenta una composizione disposta su tre registri: in basso, Barbari prigionieri, al centro una scena riferibile a un episodio della corte imperiale, in alto personaggi divinizzati, uno dei quali cavalca pegaso. Le interpretazioni pi abituali propongono di interpretare i due personaggi seduti come Tiberio e Livia, il guerriero come Germanico. Lesecuzione di questa gemma assai meno raffinata di quella della Gemma Augustea, con la glorificazione di Augusto seduto accanto alla personificazione di Roma e coronato da Oikoumene, personificazione del potere universale. Le due personalit di Augusto sono espresse in due ritratti che ci restano di lui. Quello del museo Capitolino, che deve essere del tempo prima di Azio, un ritratto estroso di tipo tutto ellenistico, ci mostra Ottaviano circa venticinquenne, con il volto gi lusingato dallartista, tutto teso e tagliente in una volont di affermazione de se stesso. Laltro, quello di via labicana, dove Augusto, gi avanti con gli anni nella realt mostra nellatto sacrificale che sta compiendo, un volto mite e pacato, che appare nella sua seriet e semplicit pieno di saggezza, di esperienza e di comprensione per il turbine della vita, che non arriva pi a toccarlo. Qui si realizzato qualche cosa che non esisteva prima, un nuovo contenuto estetico, espressione di un mondo nuovo che ha trovato una nuova forma. Se la calligrafia dei capelli mostra chiaramente lorigine neoattica e il modello classico, il volto, ben lontano dal pathos sempre un po teatrale dei ritratti ellenistici, mostra un realismo semplice e oggettivo, una sensibilit epidermica, alla quale possiamo trovare dei riscontri nelle terrecotte provenienti dai depositi dei santuari del Lazio e dell Etruria meridionale. Sembra che uno dei punti del programma politico di Augusto, quello della rivalutazione della tradizione italica, abbia trovato il suo riflesso nellignoto scultore. Per questa sua finezza di esecuzione let augustea stata celebrata come il momento pi alto dellarte di et romana. Larte augustea si regge sopra una finzione: quella di essere la continuit della tradizione dei regni ellenistici e della repubblica consolare romana. Essa come timorosa di esprimere un sentimento qualsiasi e si rifugia nel conformismo della correttezza e del virtuosismo tecnico. Il neoatticismo era sorto ad Atene e quando essa cessa il suo ruolo di centro politico attivo non offr pi grandi commissioni. La sua produzione artistica si restringe alloggetto piacevole, al decorativo,

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e alla produzione commerciale. Nasce cos la produzione neoattica, di carattere retrospettivo, neoclassico e nostalgico. Ma quando il neoatticismo viene trasportato a Roma, quel contenuto nostalgico che lo teneva vivo svanisce. Rimane il solo impegno formale, che rapidamente diviene fredda esercitazione e ripetizione artigiana. Esempi del Neoatticismo augusteo, applicato a una forma di artigianato che aveva i suoi precedenti tecnici in Italia centrale, sono i vasi delle numerose fabbriche di Arezzo. Nelle opere di artigianato in materie3 preziose, destinate ad un pubblico di rango elevato che non amava n innovazioni, larte augustea, spesso prodotta da artisti greci, raggiunge la sua produzione pi alta e tipica. Il totale abbandono, nellarte ufficiale, di quegli elementi di vivace esaltazione espressiva di forma rapida e sommaria ogni volta improvvisata, che erano stati linsegnamento che la cultura artistica italico-romana aveva preso dal contatto con lellenismo genuino, porta persino nella scultura ritrattistica ufficiale ad annullare la vivacit e il verismo della ritrattistica repubblicana e contribuisce a rendere quasi inestricabile il problema dellidentificazione dei vari personaggi della casa giulio-claudia. Il regno di Claudio rappresenta la fine dello stile di corte augusteo. Lispirazione neoattica rimane prossima, ma le superfici tornano ad animarsi di una plasticit pi ricca, di un elemento coloristico. Questa vibrazione delle superfici plastiche, che riprende sensibilit ed esperienze proprie allellenismo orientale si avverte gi nellara pietatis augustae votata dal senato nel 22, ma votata da Claudio nel 43 d.C.. Anchessa constava di un ara racchiusa da un recinto adorno di rilievi con scene di sacrificio. Allet di Claudio appartiene anche uno dei pi singolari monumenti: la Basilica Sotterranea .E un ambiente a tre navate con abside ed stato interpretato come sede di riunioni segrete di una setta. Essa ci conserva il migliore esempio di quella decorazione in stucco bianco. Abbiamo gi trovato questa tecnica alessandrina in uso nella casa della Farnesina. Ma adesso tutta la decorazione diventata pi leggera, tutte le figurazioni sono concepite in funzione prevalentemente ornamentale. Anche i sepolcri venivano ora decorati con rilievi in stucco isopirati alla mitologia greca, piuttosto che con pitture commemorative e le glorie dalla famiglia, come un secolo prima. I caratteri dellarte del tempo di Claudio non mutano sensibilmente sotto Nerone per quanto riguarda la scultura. Una elaborazione nuova del neo-ellenismo anche in scultura la si trova soltanto a partire soltanto dal tempo di Domiziano. Gi per il primo degli imperatori Flavii, Vespasiano, abbiamo, nella serie dei suoi ritratti, una ripresa di modi pre-augustei, oltre allesempio pi evidente di una netta distinzione tra ritratto privato e funerario e ritratto ufficiale e onorario. Il ritratto di Vespasiano corrisponde con piena evidenza alla descrizione del suo fisico che abbiamo degli storici. Invece nel ritratto del museo nazionale romano, ci viene presentato il princes dallaspetto distinto, intellettuale e vagamente ricordante qualche sovrano ellenistico. Nelle lastra a soggetto celebrativo rinvenute a Roma sotto il palazzo della Cancelleria abbiamo un estremo riflesso del classicismo augusteo, nella decorazione nellarco in onore di Tito. Assistiamo allaffermarsi di una concezione artistica nuova. In una delle lastre della cancelleria le figure si trovano ancora allineate tutte sulla medesima fila e si dispongono contro una parete di fondo del tutto neutra; nellaltra si osservato che le figure si dispongono sopra una linea leggermente curva, in modo che le figure iniziali sporgono un poco pi delle altre. Ma nella rappresentazione del trionfo di Tito, il corteo si avvicina allo spettatore fino a sfiorarlo e poi ripiega e scompare sotto un arco. Le figure di variatissimo rilievo, si dispongono sopra una linea che forma un arco convesso verso lo spettatore, mentre il fondo diviene concavo per simulare la libert atmosferica. Un interessante gruppo di sculture, tipico per larte non ufficiale del tempo di Domiziano, proviene da un sepolcro della famiglia degli Aterii, che fu scoperto alla met del secolo scorso sulla via Casina.

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Nelle raffigurazioni si ha uninsistenza nella rappresentazione di elementi simbolici del rituale religioso e funerario, trattate con la minuziosit di dettagli e la indifferenza verso i reali rapporti di grandezza tra le varie parti e figure, che propria dellarte della corrente plebea. Ma, al tempo stesso, fanno parte del monumento ritratti di ottima qualit, busti non pi limitati alla testa e da una piccola parte del corpo, ma vere e proprie mezze figure senza braccia. Il senso dellatmosfera che qui circola attorno alle cose rappresentate una manifestazione diversa, ma appartenete alla stessa tendenza a rendere lo spazio, che abbiamo osservato nei rilievi del trionfo di Tito. Al fondo di questa tendenza sta la ricerca di un sempre pi pieno naturalismo nel dettaglio particolare, che non si accompagna per a una indifferenza per leffetto dinsieme, giacch nella composizione generale il naturalismo non viene cercato. Il naturalismo ellenistico, serve come linguaggio artistico, ma il contenuto fondato sopra modi di concepire propri della tradizione italico-romana. Un passo ancora pi avanzato nel rendimento dellatmosfera in un altro frammento con tralci di edera. Il fondo sovente abbassato attorno alle foglie per conferire ad esse maggior leggerezza; elementi di secondo piano sono solamente graffitti sul fondo.

Creazioni di unarte imperiale: Traiano e Adriano


In questo tempo possiamo riconoscere il costituirsi di una tradizione artistica nuova, che veramente espressione dellimpero romano ed inconfondibile con ogni manifestazione artistica precedente. Leredit ellenistica un nutrimento assimilato e trasformato in nuova cultura. Ci risulta anche dal nuovo tipo di decorazione che si trova nei sepolcri signorili, lo troviamo in alcune tombe della via Latina, dove le volte a crociera si adornano elegantemente di stucchi e pitture liberamente inventati su spunti ellenistici. Larte di questo tempo pu finalmente pienamente romana perch compiuta espressione di un mondo nuovo e strutturalmente diverso da quello ellenistico. A questo contenuto seppe dare forma al tempo di Traiano, uno dei pi grandi artisti dellantichit. A questo artista noi abbiamo dato il nome di Maestro delle imprese di Traiano. Abbiamo la colonna eretta nel foro Traiano tra il 110 e il 113 d.C. , fasciata dalla spirale di un rilievo continuo della lunghezza di 200 metri; abbiamo parte di un fregio, alto circa 2 metri, con figure alte al naturale ad alto rilievo, del quale alcune lastre sono state inserite nel fornice centrale e nellattico dellarco di Costantino in cui ogni traccia di neo atticismo ormai scomparsa.; vi sono riprese consapevoli di modi del fregio di Telefo dellara di Pergamo, e di iconografie relative ad Alessandro Magno ma ravvivate da un impeto e da una grandiosit fino ad allora sconosciuti e che esprimono adeguatamente ci che si voleva esaltare: lidea della potenza inarrestabile dellimpero romano. Abbiamo infine larco di Traiano a Benevento, nel passaggio del fornice si trova un grande rilievo celebrante un tipico provvedimento Traianeo, la institutio alimentaria. Questa consisteva in prestiti dello stato a piccoli proprietari agricoli; gli interessi incassati venivano destinati a sussidi per listruzione dei figli degli stessi agricoltori, nel rilievo appaiono dinnanzi a Traiano figure di personificazioni simboliche, i coloni con i loro bambini, stilisticamente il legame con i rilievi della colonna evidente. questa una composizione del tutto nuova, nella sua tematica. In essa per la prima volta compaiono, in un monumento ufficiale le classi subalterne. Tutte queste opere di scultura presentano un linguaggio artistico che ci portano a ritenerle opera di varie maestranze, dietro alle quali stava una stessa grande originale personalit artistica. E possibile che la grande personalit artistica che dobbiamo arrivare a supporre possa identificarsi con quel Apollodoro. Tutte le opere architettoniche connesse col foro Traiano presentano una decorazione di sculture eccezionalmente ricca, tanto che le sculture architettoniche appaiono quasi semplicemente sostegni o cornici delle sculture. Tagliando il colle Quirinale si era ottenuta una piazza grandiosa(foro di Traiano), alla quale si accedeva, attraverso un arco sormontato da una quadriga di elefanti. La nuova sistemazione urbanistica conteneva una grande basilica detta Ulpia, un tempio, e due edifici per biblioteche in mezzo ai quali sorgeva la colonna istoriata .

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Lungo il dirupo, prodotto dal taglio fu eretto un complesso contenente una serie di botteghe disposte a terrazze. In alto, questo complesso mercantile terminava con una grande sala coperta a volta. Gli edifici del foro erano ricoperti di marmi, di stucchi, di sculture e pitture. Le strutture dei mercati erano in mattoni a vista. Per limpianto del foro con il tempio e la basilica si richiamata lesistenza a Damasco di un grande cortile porticato entro il quale potevano trovar collocazione edifici, per la grande aula dei mercati va richiamato il mercato di Ferentino e quello di Tivoli, degli inizi del I secolo a.C. Questi mercati gi presentano un grande ambiente a pianta rettangolare coperto con volta a botte e fiancheggiato da stanze laterali. Fra gli eccessivi spessori dei muri di quelle costruzioni repubblicane e le misure strettamente funzionali delle pareti in concreto rivestite di mattoni,che caratterizzano strutturalmente i mercati traianei, mostra il progresso della tecnica raggiunta dai costruttori di questo tempo. Il confronto fra quelle aule isolate e la disposizione complessa e armoniosa degli edifici mercantilisu sei livelli principali lungo il declivio del colle, mette in risalto la genialit delle soluzioni adottate . La Colonna Traiana un invenzione del tutto nuova, colonne come supporto di statue onorarie erano state erette sino dallet ellenistica; colonne adorne di fasce parallele di rilievi erano state dedicate a divinit anche nelle province. Ma senza precedenti lidea di avvolgere una colossale colonna onoraria, sormontata dalla statua dellimperatore con un nastro figurato che si avvolge attorno al fusto. Linvenzione della colonna avvolta da un rilievo continuo dunque del tutto originali ma i precedenti delle sue figurazioni sono da ricercare nelle pitture trionfali. Il fusto della colonna, alto 27m, formato da 17 rocchi di marmo greco sovrapposti. Nel salire verso lalto la striscia figurata cresce in altezza per contrastare leffetto ottico della distanza. Le figure sono poste in evidenza da un solco di contorno che, creando un ombra, pone in risalto il disegno; talora alcune parti delle figure finiscono per affondare nel piano di fondo e sono espresse in incavo anzich in rilievo. Nei 200m di rilievo sono narrate le due guerre daciche (101-102/ 105-107). Dobbiamo riconoscere nel fregio della Colonna Traiana la pi alta e la pi originale espressione del rilievo storico romano. Dal punto di vista della tematica si tratta di un opera darte al servizio della propaganda imperiale e di carattere celebrativo. Ma la libert dellartista si afferma pienamente nel modo di rappresentare e comporre largomento nei suoi episodi, le raffigurazioni della resistenza dacica sono fra gli episodi pi validamente espressi. Cos anche la narrazione della fine di Decebalo acquista il valore di una glorificazione del fiero e sfortunato combattente per lindipendenza del suo popolo. Dobbiamo riconoscere la grandezza del maestro delle imprese di Traiano anche per la ricchissima invenzione di schemi iconografici nuovi. Dopo i grandi maestri dellantichit classica ed ellenistica, qui per la prima volta uno scultore inventa un linguaggio nuovo che, non rappresenta una svolta, una rottura, ma un punto di arrivo nello svolgimento di una cultura artistica che procede nel pieno possesso di tutti i mezzi espressivi che prima di allora erano stati elaborati nel corso dellasua tradizione. Lo stile creato dal maestro fu interrotto nei suoi sviluppi da Adriano, del quale le fonti letterarie conservano ricordo di precoci urti con Apollodoro. Della nobile stanchezza e vecchiaia di Traiano ci resta un sensibile documento nel ritratto clipeato in bronzo de museo di Ankara che contrasta sia con il ritratto del decennale, che ci mostra limperatore nel pieno della sua energia, sia con il monumentale ritratto postumo dellet di Traiano trovato ad Ostia nel quale i ritratti fisiognomici sono purificate ed esaltati a dignit eroica. Si potrebbe immaginare che esso derivasse dal ritratto che fu recato nel trionfo postumo fattogli celebrare da Adriano. Conservano ancora lo stile traianeo le due transenne trovate nel Foro Romano , figurate internamente con gli animali sacrificali ed esternamente con scene relative a provvidenze emanate da Traiano. 14

Della grande attivit edilizia di Adriano il Tempio di Venere a Roma rappresenta il documento pi grandioso. Iniziato verso il 121 non era ancora finito alla morte di Adriano nel 138. la costruzione ha una pianta singolare: sostanzialmente sono due templi le cui celle si volgono il doso, congiungendosi con le curve tangenziali delle rispettive absidi. La copertura di queste era a volta cassetto nata. Le pareti dei lati lunghi erano fiancheggiate da un colonnato di marmo, mentre il pronao era di colonne monolitiche di granito grigio. Monete di Antonino Pio ce ne conservano unimmagine. La scultura di et adrianea offre un particolare problema di inquadramento critico. Essa era stata definita da Toynbee un capitolo, lultimo, dellarte greca classica. Una tale definizione potrebbe essere sostenibile soltanto in base alla considerazione che per lultima volta nellAntichit fu adesso creato un nuovo tipo di statua atletica secondo i canoni della scultura classica con il tipo statuario di Antinoo. Ma laspirazione alle forme classiche talmente permeata di elementi formali coloristici e di elementi di contenuto nostalgico, da potersi definire di tipo, pi che classico, romantico. Lelemento coloristico, che si manifesta nel ricercato contrasto tra levigatezza delle carni e il forte chiaroscuro dei capelli sar una eredit che la scultura adrianea lascer a quella antonina. Ad Atene in questo periodo, il classicismo aveva acquisito una maggiore vivacit, come dimostrano sarcofagi attici il pi importante dei quali quello destinato a due bambini. Adriano era appassionato per la pura bellezza dellarte greca ma tale preferenza aveva anche precise implicazioni politiche. Il filoellenismo di Adriano appare come qualche cosa di pi complesso che non una semplice curiosit intellettuale. Gli otto rilievi a cornice rotonda acquistano un esplicito significato, la loro forma e la loro tipologia sono del tutto insolite. Essi raffigurano scene di caccia e sacrifici a divinit inerenti alla cacciagione abbattuta. La caccia non aveva fino ad allora avuto rilevanza presso i romani. La sua celebrazione come nobile affermazione di valore, in tutto degna del principe, aveva una lunga tradizione presso i popoli orientali. Anche nel tempo del raffinato classicismo adrianeo la corrente plebea conserva i suoi principi fondamentali, che pongono levidenza tematica e la commemorazione individuale al di sopra del naturalismo e dei suoi corretti rapporti di proporzione. Il rilievo con una coppia di anziani coniugi, che portano ancora capelli secondo la moda di Traiano, posti sullo sfondo di una gara di corse nel circo, rappresentano in una prospettiva descrittiva e convenzionale, mentre le figure dei coniugi hanno proporzioni secondo la presunta maggiore importanza del marito e nei loro corpi stessi la testa torna ad assumere un antico ruolo di preminenza. Il mausoleo di Adriano sulla sponda destra del Tevere era un sepolcro circolare a tumulo con ampia camera sepolcrale, il modello era quello delle grandi necropoli etrusche ma qui il tutto era ingigantito. La sua villa presso Tivoli era un immenso complesso di edifici diversissimi tra loro. I nuclei archiettettonici pi insoliti sono il cos detto Teatro Marittimo, la Piazza dOro e il Canopo. Il primo era una piccola e graziosa villa isolata da un canale circolare con un ponte girevole al di la del quale circondata da un portico colonnato coperto a volta. Il nome di piazza doro era un grande piazzale porticato, un peristilio, che sorge dietro al complesso residenziale. Il Canopo era costituito da una stretta valle fra due alture. La sempre pi frequente adozione della sepoltura in luogo della incinerazione port alla crescente diffusione dei sarcofagi in marmo adorni di rilievi. La voga dei sarcofagi sembra determinata dai pi stretti contatti con le citt dellAsia Minore ellenizzante. Il pi antico dei sarcofagi di questo periodo proviene da Roma, quello con liscrizione sepolcrale di C. Bellicus Natalis Tebanius, che era stato console nell87. E ora conservato nel Camposanto di Pisa. I sarcofagi erano decorati soltanto sopra tre lati, perch quello posteriore lasciato liscio veniva accostato alle pareti del sepolcro, che continua ad avere, fondamentalmente, la pianta a camera,secondo lantica usanza italica. Invece nei sarcofagi importati dalla Grecia e dalAsia minore, tutti e quattro i lati sono decorati, presupponendo il tipo della tomba a tempietto.

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