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LA POLITICA DELLEVERSIONE

GIANLUIGI PELLEGRINO

Ormai chiaro che nemmeno la legge Severino centra pi niente. N lo stanco ritornello di una incostituzionalit che semplicemente non esiste. Il Pdl infatti brandisce argomenti pronti ad essere usati anche contro la solenne interdizione dai pubblici uffici che da qui a breve sar definitiva. Siamo cos al plastico e persino ostentato abuso di potere politico contro la sanzione di un grave illecito comune, doverosamente punito dal controllo giurisdizionale che la Costituzione garantisce in nome del popolo italiano. La maschera quindi definitivamente gettata. Non c pi nemmeno largomento di facciata che allegava una pretesa reazione al Pd che starebbe tradendo un patto di solidariet e di salvacondotto che peraltro sarebbe gravissimo, e nullo di diritto, se fosse mai stato stipulato. C invece la dichiarata volont sovversiva di un intero partito ridotto a mero esecutore degli ordini di un condannato che disperato perch nonostante i mille espedienti utilizzati per sfuggirvi (censurati pi volte dalla Corte costituziona-le), ha infine dovuto fare i conti con il lento, ma per fortuna inesorabile principio della legge uguale per tutti. Per quanto incredibile possa essere, proprio contro questo che annunciano dimissioni di massa i parlamentari del Pdl ridotti alla mera obbedienza al capo, dal combinato disposto di un partito padronale e del porcellum, che ne la pi cristallina proiezione e ne reca infatti le impronte digitali, perch riduce persino dal punto di vista istituzionale senatori e deputati a soldatini di latta nelle mani di chi li ha nominati. Siamo cos alla prova provata di un eversione conclamata come lha definita ieri Ezio Mauro. Uneversione non pi sottesa o malcelata ma eletta a programma politico annunciato, declamato in pubblica piazza e perseguito con disperata ma geometrica potenza. Del resto la straordinaria gravit di quanto accade nella necessaria reazione che il Capo dello Stato, supremo garante dellordine costituzionale, ha dovuto mettere nero su bianco, consegnando suo malgrado anche al resoconto documentale della storia repubblicana, la fotografia di una sedizione senza precedenti che si riteneva impossibile dover registrare in una democrazia occidentale nel terzo millennio. la riaffermazione di principi basali di uno Stato di diritto che il Presidente della Repubblica ha dovuto ufficialmente sottolineare, essendosi superato ogni possibile limite e avendo lo stesso Capo dello Stato fatto esercizio del massimo possibile di pazienza costituzionale a partire dalla gi inquietante occupazione manu militari del tribunale di Milano, che i

parlamentari del Pdl inscenarono allalba di questa nuova e definitiva escalation eversiva. Tutto questo riesce persino a mettere in secondo piano la pur straordinaria gravit dei fatti per cui Berlusconi stato condannato, per altro verso trascurati dai troppi che solo adesso appaiono scoprire quello che sin dallinizio era ben chiaro. Non cera purtroppo spazio per alcun serio progetto di larghe intese con chi persegue come unico e irricevibile punto di programma il salvacondotto di un condannato. Senza dire poi che a sancire un definitivo giudizio politico bastava quanto affermato dalla stessa difesa del Cavaliere davanti ai giudici dove infine si riconosceva lenorme e straprovato sistema di frode fiscale orchestrato dalla sue aziende, cercandosi soltanto di sostenere come non raggiunta la prova sulle sue personali responsabilit penali. Bastava fermarsi qui, alle sue stesse parole e domandarsi se potesse avere un ruolo politico e istituzionale di qualche minima spendibilit il proprietario di imprese che si riconosce abbiano scippato allerario e quindi a tutti noi, centinaia di milioni di euro a diretto beneficio del padrone. Ma ora che lo Stato di diritto, comprovata anche la sua responsabilit penale, sta imponendo la dovuta interdizione alle cariche pubbliche, una logica proprietaria bulimica e ipertrofica impone di piegare definitivamente anche quel che resta delle istituzioni rappresentative. Dopo aver comprato con ogni mezzo donne, giudici, testimoni e forse anche senatori per ribaltare governi in carica, non si accetta che non proprio tutto alla fine si possa acquistare. Si materializza cos non solo il finale di fiamme del Caimano di Moretti, ma anche la ballata sublime e angosciante che al cavaliere dedic il grande Benigni: Io compro tutto dallA alla Z ma quanto costa questo c.... di pianeta. Lo compro io. Lo voglio adesso. Poi compro Dio, sarebbe a dir compro me stesso.