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Sete di Parola

a cura di www.qumran2.net

"La Chiesa si nutre del pane della vita sia alla mensa della Parola di Dio che a quella del Corpo di Cristo." (CEI, Il rinnovamento della catechesi, n. 28)

29/9/2013 5/10/2013 XXVI Domenica Tempo Ordinario Anno C

Vangelo del giorno, commento e preghiera

Domenica 29 settembre 2013


+ Dal Vangelo secondo Luca 16,19-31
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
In quel tempo, Ges disse ai farisei: Cera un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero mor e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Mor anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alz gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi piet di me e manda Lazzaro a intingere nellacqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perch soffro terribilmente in questa fiamma. Ma Abramo rispose: Figlio, ricrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di pi, tra noi e voi stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, n di l possono giungere fino a noi. E quello replic: Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perch ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perch non vengano anchessi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mos e i Profeti; ascoltino loro. E lui replic: No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andr da loro, si convertiranno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mos e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti.

SPUNTI DI RIFLESSIONE
Le ultime parole del Vangelo gettano un velo di tristezza sulla vicenda terrena di Ges, tristezza mista a delusione: Ges risorto dai morti; nonostante questo i credenti non sono persuasi che alla fine la vita sar stata pi forte della morte, il bene pi forte del male, l'amore pi forte dell'odio: non ne siamo ancora persuasi,...forse perch non siamo ancora alla fine. Del resto, anche gli 2

(fr. Massimo Rossi)

Apostoli stentavano a credere alla verit della risurrezione: il Vangelo di Matteo si conclude proprio con il dubbio degli Undici. Come si dice sempre, la persuasione circa la fede non cos difficile, quanto alla dottrina (cristiana), anzi, oso dire che non costa poi granch. Le difficolt cominciano quando dalle idee (astratte) si passa ai fatti. Allora s, che cominciano i dubbi: fatichiamo

non poco a mantenere le nostre convinzioni, i buoni propositi, non siamo pi cos certi della strada che abbiamo scelto, della vita che conduciamo, delle relazioni che intratteniamo. Abbiamo di continuo bisogno che qualcuno ci confermi che siamo nel giusto, che ci incoraggi a resistere, ci rassicuri che non stiamo sprecando tempo e denaro, che non tutto perduto... Soprattutto abbiamo bisogno di conferma che valso la pena aver creduto in Cristo, aver vissuto secondo il Vangelo, che il nostro sudore e le nostre lacrime sono sudore e lacrime benedetti; e porteranno frutto...un giorno, quando Dio vorr. Della scelta cristiana che abbiamo fatto, ancorch tra molti dubbi e qualche tradimento, l'attenzione al prossimo costituisce l'aspetto pi significativo e determinante. Un cristiano che non si accorge del prossimo non un vero cristiano. Non accorgersi degli altri un peccato! Il Vangelo odierno ci ricorda che l'indifferenza non un atteggiamento neutrale, n buono, n cattivo. Non rendersi conto, non vedere chi sta peggio costituisce una mancanza grave, sulla quale Dio non transige. Per affrontare il problema non mi riferisco al problema dei poveri, che avremo sempre con noi, lo dichiara Ges stesso (cfr. Mt 26,11); mi riferisco al problema di non vedere, di non badare ai poveri che ci circondano - (per affrontare il problema) non necessario un miracolo! Basta aprire gli occhi, o inforcare gli occhiali giusti... Il fatto del miracolo proprio in tema con la pagina di Luca che abbiamo appena ascoltato: il ricco epulone chiede ad Abramo un segno dal Cielo che 3

scuota una volta per tutte i fratelli ancora in vita dall'inerzia e dal menefreghismo. In poche battute Abramo dichiara che la carit non ha bisogno di miracoli, dunque non ci sar nessun miracolo; perch la carit non ha nulla di eccezionale! La carit rientra negli atteggiamenti ordinari del credente. Non c' nessun merito nel compiere atti di carit. La carit un po' come respirare: si respira perch si respira; si respira per vivere. Respiro perch in fin dei conti mi conviene... Se non respirassi starei male e in breve morirei. Ecco, analogamente al respiro la carit una modalit della vita cristiana: amo perch amo, amo per vivere. Se manco di amore la vita cristiana soffre e in breve muore. Motivi di vanto non ne ho. Cos come non mi vanto di respirare, cos pure non mi vanto di amare; non mi sento migliore degli altri. Mi sento semplicemente me stesso tra gli altri. E poi, sentite, se una persona vive rinchiusa nel proprio egoismo, come viveva il ricco protagonista del Vangelo - curioso, non se ne conosce il nome; tipico dei ricchi agli occhi di Dio... che paradosso! La storia umana la fanno i grandi, i ricchi, ai quali la civilt rende omaggio intitolando strade e piazze... ma la storia della salvezza ignora i loro nomi: viceversa Dio conosce bene i nomi dei disgraziati - se, dicevamo, una persona vive rinchiusa nel suo egoismo, neanche un miracolo servirebbe a spalancargli gli occhi. Sarebbe una battaglia persa, tempo perso... E a Dio non piace perdere un'altra battaglia, a Dio non piace perdere altro tempo. Quello che poteva fare e dire, Dio l'ha gi fatto e

detto. Ora tocca a noi muovere, tocca a noi rispondere...

PER LA PREGHIERA

Comunit FMA Eremo San Biagio)

Aiutaci, o Signore, a percorrere tutti i sentieri della vita nel sole della Tua Presenza perch, sorretti dalla preghiera dalla vita sacramentale e da un rapporto positivo con ogni creatura, giungiamo a bussare alla porta della Tua e nostra Casa. Proprio perch arriveremo insieme a tanti fratelli e sorelle da Te pacificati, noi lo sappiamo: Tu ci spalancherai la porta della pace e della gioia senza fine.

San Girolamo

Luned 30 settembre 2013


+ Dal Vangelo secondo Luca
Chi il pi piccolo fra tutti voi, questi grande.
In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse pi grande. Allora Ges, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: Chi accoglier questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti il pi piccolo fra tutti voi, questi grande. Giovanni prese la parola dicendo: Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perch non ti segue insieme con noi. Ma Ges gli rispose: Non lo impedite, perch chi non contro di voi, per voi.

9,46-50

SPUNTI DI RIFLESSIONE
Sono infantili i discepoli. Ma non nel senso evangelico del termine, non sono bambini in maniera positiva! Sono infantili perch Ges sta per confidare loro di essere disposto a morire per annunciare il vero volto del padre: ha indurito il volto per salire a Gerusalemme. E davanti a tanta determinazione, in un momento drammatico cosa fanno i suoi migliori amici? Discutono su chi fra di loro sia il pi importante, come se Ges non avesse detto nulla... Non ottiene conforto, il Signore, e nemmeno incoraggiamento, solo l'incomprensione totale dei suoi. E si

(Paolo Curtaz)

fa da parte, il Maestro, cogliendo l'occasione per ribadire quale sia la logica del Regno, in cui pi si in alto e pi si diventa servi. Sono infantili i discepoli: vogliono dare la patente di predicatore solo a chi garba loro, cercando di preservare l'esclusiva dell'annuncio. E il Signore li ammonisce e li invita a guardare le tante cose positive che lo Spirito suscita nel cuore di chi cerca Dio e ne parla con coscienza e consapevolezza. A noi, ora, discepoli del risorto: e se provassimo a essere meno infantili e pi evangelici, oggi?
(Anselm Grun)

PER LA PREGHIERA

Il Dio buono e misericordioso ti benedica, ti avvolga della sua presenza d'Amore e di guarigione. Ti sia vicino quando esci e quando entri, ti sia vicino quando lavori. Faccia riuscire il tuo lavoro. Ti sia vicino in ogni incontro e ti apra gli occhi per il mistero che risplende in te in ogni volto umano. Ti custodisca in tutti i tuoi passi. Ti sorregga quando sei debole. Ti consoli quando ti senti solo. Ti rialzi quando sei caduto. Ti ricolmi del suo Amore, della sua bont e dolcezza e ti doni libert interiore. Te lo conceda il buon Dio, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.

Santa Teresa di Ges Bambino

Marted 1 ottobre 2013


+ Dal Vangelo secondo Luca 9, 51-56
Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme.
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Ges prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mand messaggeri davanti a s. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli lingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perch era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ci, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?. Si volt e li rimprover. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

SPUNTI DI RIFLESSIONE
Ges sta per iniziare il suo ultimo viaggio verso Gerusalemme. La meta ultima che l'attende per il monte calvario dove consumer il suo sacrificio. Passando di villeggio in villaggio egli continua la sua missione di annunciare il Regno di Dio e di invitare tutti alla conversione. Lo precedono i suoi discepoli, inviati appositamente per preparare gli abitanti alla sua venuta. C' un rifiuto e segue l'ira e l'indignazione degli Apostoli. I pi zelanti invocano un immediato castigo dal cielo: Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?. Ges li rimprovera. falso il loro zelo. La vendetta non ci appartiene. Lo stesso Dio si autodefinisce Lento all'ira e grande nell'amore. La stessa persona di Ges incarna il perdono e la misericordia. Quando in noi esplode l'ira, ancora quel maledetto

(Monaci Benedettini Silvestrini)

orgoglio che interviene minaccioso. A pensare che se il nostro Dio non fosse il Dio della misericordia e del perdono, tutti saremmo periti miseramente dopo il primo peccato. Gli Apostoli erano testimoni oculari degli atteggiamenti che Ges praticava nei confronti dei peccatori: avevano assistito alla conversione di Zaccheo, di Levi il pubblicano. Avevano visto il loro maestro lasciarsi toccare non solo dai lebbrosi, ma perfino da una prostituta. Alcuni si scandalizzavano di ci, ma i pi ne restavano edificati. Dovranno per verificarsi alcuni eventi decisivi perch tutto possa apparire chiaro: la croce, la risurrezione e la pentecoste. Occorre lo Spirito Santo per comprendere al meglio che il Signore e il mio Dio, il Dio della mia misericordia, come canta il Salmista.
(Santa Teresa del Bambino

PER LA PREGHIERA
Ges)

Io so bene, o Vergine piena di grazia, che a Nazareth tu sei vissuta poveramente, senza chiedere nulla di pi. N estasi, n miracoli, n altri fatti straordinari abbellirono la tua vita, o Regina degli eletti. Il numero degli umili, dei piccoli, assai grande sulla terra: essi possono alzare gli occhi verso di te senza alcun timore. Tu sei la madre incomparabile che cammina con loro per la strada comune, per guidarli al cielo. O Madre diletta, in questo duro esilio io voglio vivere sempre con te e seguirti ogni giorno. Mi tuffo rapita nella tua contemplazione e scopro gli abissi di amore del tuo cuore. Tutti i miei timori svaniscono sotto il tuo sguardo materno che mi insegna a piangere e a gioire.

Santi Angeli Custodi

Mercoled 2 ottobre 2013


+ Dal Vangelo secondo Matteo 18,1-5.10
I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che nei cieli.
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Ges dicendo: Chi dunque pi grande nel regno dei cieli?. Allora chiam a s un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: In verit io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perci chiunque si far piccolo come questo bambino, costui il pi grande nel regno dei cieli. E chi accoglier un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perch io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che nei cieli.

SPUNTI DI RIFLESSIONE
interessante il fatto che, nella festa degli Angeli custodi, la liturgia proponga questo brano che parla dei bambini. E sta scritto che guai a chi li scandalizza, perch i loro Angeli contemplano Dio in cielo. Non certo a caso, nelle grandi stagioni dell'arte pittorica, gli Angeli quasi sempre sono stati rappresentati come angioletti bambini. C' dunque un nesso spirituale tra la semplicit degli Angeli che sono puri spiriti e i bambini che sono ancora (ma non sempre purtroppo e non dovunque) innocenti e dunque puri, nel senso pi vero del termine. Ecco perch piaciuto a Ges aver tratti di affettuosa simpatia per i bambini. Ecco perch arrivato

(Eremo San Biagio)

a dire che, se vogliamo entrare nel Regno di Dio, bisogna che ci impegniamo a diventare come loro. No, non si tratta di esaltare l'infantilismo e quel rimanere eterni bamboccioni; piccoli nei pensieri nei desideri, nella volont. Al contrario, quel che Ges ammira nel bambino e propone a noi la semplicit: quel vivere fuori dalle complicazioni, dal calcolo, dall'astuzia come molla per arrivare ad avere potere e roba e denaro, dentro ansia e affanno. Il bambino, al contrario, vive la gioia nella semplicit del gioco e del soddisfare solo ai bisogni essenziali: mangiare, dormire, aver coccole.

PER LA PREGHIERA
Padre, tu conosci il mio cuore impuro: fa' che io possa vivere in atteggiamento di offerta un'esistenza priva di maschere. Tu scruti i miei passi e scopri gli ostacoli che mi si parano dinanzi: orienta i miei sforzi e purifica i miei istinti.

(Jos Fernandez Paniagua)

Gioved 3 ottobre 2013


+ Dal Vangelo secondo Luca
La vostra pace scender su di lui.

10,1-12

In quel tempo, il Signore design altri settantadue e li invi a due a due davanti a s in ogni citt e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: La messe abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perch mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, n sacca, n sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa!. Se vi sar un figlio della pace, la vostra pace scender su di lui, altrimenti ritorner su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perch chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa allaltra. Quando entrerete in una citt e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sar offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: vicino a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una citt e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: Anche la polvere della vostra citt, che si attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate per che il regno di Dio vicino. Io vi dico che, in quel giorno, Sdoma sar trattata meno duramente di quella citt.

SPUNTI DI RIFLESSIONE
Contesto. Il cap.10 di cui il nostro brano linizio, presenta un carattere di rivelazione. In 9,51 si dice che Ges prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme. Questo cammino, espressione del suo essere filiale, caratterizzato da una duplice azione: unito strettamente allessere tolto di Ges (v.51), la sua venuta mediante linvio dei suoi discepoli (v.52): c un legame nel duplice movimento: essere tolto dal mondo per andare verso il Padre, ed essere inviato agli uomini. Difatti accade che linviato qualche volta non venga accolto (9,52 e quindi deve apprendere come essere consegnato, senza per questo lasciarsi modificare dal rifiuto degli uomini (9,54-55). Tre brevi scene fanno comprendere al lettore il significato di seguire Ges che va a Gerusalemme per essere tolto dal mondo. Nella prima viene presentato un uomo che desidera seguire Ges dovunque egli vada; Ges lo invita ad 9

(a cura dei Carmelitani)

abbandonare tutto ci che gli procura benessere e sicurezza. Coloro che vogliono seguirlo devono condividere il suo destino di nomade. Nella seconda Ges che prende liniziativa e chiama un uomo a cui appena morto il padre. Luomo chiede una dilazione della chiamata per ottemperare al suo dovere di seppellire il genitore. Lurgenza di annunciare il regno supera questo dovere: la preoccupazione di seppellire i morti inutile perch Ges v oltre le porte della morte e lo compie anche per coloro che lo seguono. Nella terza scena, infine, viene presentato un uomo che si offre spontaneamente a seguire Ges ma pone una condizione: salutare prima i suoi genitori. Entrare nel regno non ammette ritardi. Dopo questa triplice rinuncia lespressione di Lc 9,62, Nessuno che mette mano allaratro e poi si volge indietro adatto per il regno di Dio, introduce il tema del cap.10. La dinamica del racconto: Il brano

che oggetto della nostra meditazione inizia con delle espressioni alquanto dense. La prima, Dopo questi fatti, rimanda alla preghiera di Ges e alla sua decisione ferma di andare a Gerusalemme. La seconda riguarda il verbo designare: design altri settantadue e li invi... (10,1), dove si precisa che li invi davanti al suo volto, lo stesso volto risoluto con cui sincammina verso Gerusalemme. Le raccomandazioni che Ges rivolge loro prima dellinvio sono un invito a essere consapevoli della realt a cui sono mandati: messe abbondante in contrasto con il numero esiguo degli operai. Il Signore della messe arriva con tutta la sua forza ma la gioia di tale arrivo ostacolata dal numero ridotto di operai. Di qui linvito categorico alla preghiera: Pregate il Signore della messe, perch mandi operai nella sua messe (v.2). Liniziativa di inviare in missione di competenza del Padre ma Ges trasmette lordine: Andate! e poi indica le modalit da seguire (vv.411). Si inizia con lequipaggiamento: n borsa, n sacco, n sandali. Elementi questi che connotano la fragilit di chi inviato e la sua dipendenza dallaiuto che riceve dal

Signore e dagli abitanti della citt. Le prescrizioni positive sono sintetizzate prima nellaccesso alla casa (vv.5-7) e poi nel successo in citt (vv.8-11). In ambo i casi non escluso il rifiuto. La casa il primo luogo dove i missionari intrattengono i primi scambi, le prime relazioni, valorizzando i gesti umani del mangiare e del bere e del riposarsi come mediazioni semplici e ordinarie per comunicare il vangelo. La pace il dono che precede la loro missione, vale a dire, pienezza di vita, e di relazioni; la gioia vera e reale il segno che contraddistingue larrivo del Regno. Non bisogna cercare le comodit, indispensabile essere accolti. La citt diventa, invece, il campo pi esteso della missione: in esso si svolge la vita, lattivit politica, le possibilit della conversione, dellaccoglienza o del rifiuto. A questultimo aspetto legato il gesto di togliere via la polvere (vv10-11), come se i discepoli abbandonando la citt che li ha rifiutati dicano agli abitanti di non essersi impossessati di nulla o potrebbe esprimere la cessazione delle relazioni. Infine, Ges ricorda la colpevolezza di quella citt che si sar chiusa alla proclamazione del vangelo (v.12).
( Luigi Rottini)

PER LA PREGHIERA

Coprimi con le tue piaghe, Signore. Nascondi la mia nudit con la veste della tua santa umanit perch non traspaia la mia umiliante povert. Il manto della tua misericordia celi, agli occhi dei miei fratelli, o Signore, le ferite che mi sono procurato durante la mia assenza dalla tua casa. Cibami dei tuoi baci e delle tue carezze, perch non muoia di tristezza e di veleni di cui mi sono nutrito, 10

stupidamente, nel campo in cui pascolavo i porci. Allarga la soglia della tua casa perch possa, con i bagagli dei miei stracci raccolti durante il cammino del mio ritorno, oltrepassare ed entrare nell'intimit del tuo amore e del tuo cuore.

San Francesco dAssisi

Venerd 4 ottobre 2013


+ Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30
Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
In quel tempo Ges disse: Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perch hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. S, o Padre, perch cos hai deciso nella tua benevolenza. Tutto stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorr rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi dar ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti dolce e il mio peso leggero.

SPUNTI DI RIFLESSIONE
I genitori accolgono in casa un figlio. Sia esso naturale, adottivo o in affidamento ed hanno principalmente due importanti compiti da svolgere nei suoi confronti, insegnare e inviare. Non solo i genitori, anche tutti coloro che per periodi abbastanza lunghi incrociano la loro vita con quella di bambini e ragazzi, professori, allenatori, parenti di ogni ordine e 11

(don Luigi Trapelli)

grado, sacerdoti. Insegnare richiamare l'attenzione del bambino, mostrargli come funziona il mondo, a partire dalle cose pi elementari quando piccolo, sino ad arrivare alla gestione dello studio, dei rapporti con gli altri, mostrando le lusinghe del mondo esterno, insegnandogli a destreggiarsi tra ostacoli e problemi. Inviare lasciarlo libero di librarsi in

volo fuori casa, di crearsi una famiglia, trovare un lavoro, frequentare gli amici, educare un figlio. Non lasciarlo al suo destino, molto di pi. E' aiutarlo a scegliere, consigliarlo sul suo futuro. Ma inviarlo qualcosa di pi, chiedergli la possibilit di portare nel mondo gli ideali ed i principi che gli sono stati trasmessi, educare altri a fare bene, annunciare che un mondo buono possibile. Quante aspettative ha un genitore quando gli nasce un figlio, quando lo accoglie in adozione o in affidamento. Vede in lui l'erede, colui in grado di rivoluzionare il mondo portando i nostri ideali nel mondo. Con il crescere del bambino alcune aspettative si rafforzano, altre diventano speranze e pian piano si prender coscienza della realt, amando ogni giorno di pi quel ragazzo che sta crescendo, cambiando, maturando. Che orgoglio quando piccolino risponde al telefono le prime volte facendoci da "baby segretario", che gioia quando

camminando per la strada mano nella mano le persone ti sorridono per la dolcezza di quel quadretto, che sensazione quando prende i tuoi modi di fare e di dire e qualcuno, magari anche scherzando, ti dice "sembra te". E che dire, quando ormai grande, riconoscono in lui i valori che tanto faticosamente hai cercato di trasmettergli. Per un padre, per una madre non esiste gioia pi grande di vedere il proprio figlio aver preso le tue sembianze, pur con la sua individualit che diventa un valore aggiunto. Ecco, Dio fa cos con noi. Ci accoglie, ci educa, ci insegna, ci dona valori e principi e, quando ritiene che siamo pronti, ci manda nel mondo a rappresentarlo, ad annunciarlo, a rispondere al telefono al posto Suo, a far conoscere quegli ideali di amore e fraternit che ci ha trasmesso. Non vorremmo mai deludere i nostri genitori perch tanti sacrifici hanno fatto per noi, non deludiamo il Signore che ci ha dato tutto ci che abbiamo nella vita.

PER LA PREGHIERA

(Preghiera per i catechisti, Tonino Lasconi)

O catechista, mio catechista, non farmi diventare antipatico Ges. Mio catechista, da quello che sento dire, Ges dovrebbe essere stato grandissimo, fortissimo, ganzissimo, ma quando me ne parli tu, mi annoio, non riesco ad interessarmi, non rimango affascinato. Anzi, mio catechista, a essere sincero, quando mi parli di Ges mi viene da pensare a una persona lontana, 12

noiosa, che non gli sta bene niente di quello che piace a me.. O catechista, mio catechista, ti prego: fa' di tutto per farmi conoscere Ges. Se vero che ha cambiato la storia, che dopo di lui niente pi come prima, Ges deve essere stato, davvero, grandissimo, fortissimo, ganzissimo. Mio catechista, io non so cosa devi fare per riuscire in quello che ti chiedo. Ma so che ci devi riuscire. Perch se Ges grande, unico, come sento dire, io non posso annoiarmi a sentire parlare di lui. O catechista, mio catechista, ti prego: fammi innamorare di Ges.

Sabato 5 ottobre
+ Dal Vangelo secondo Luca

2013

10,17-24

Rallegratevi perch i vostri nomi sono scritti nei cieli.


In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: Signore, anche i demni si sottomettono a noi nel tuo nome. Egli disse loro: Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potr danneggiarvi. Non rallegratevi per perch i demni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perch i vostri nomi sono scritti nei cieli. In quella stessa ora Ges esult di gioia nello Spirito Santo e disse: Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. S, o Padre, perch cos hai deciso nella tua benevolenza. Tutto stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi il Figlio se non il Padre, n chi il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorr rivelarlo. E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: Beati gli occhi che vedono ci che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ci che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ci che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono.

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SPUNTI DI RIFLESSIONE
Ges l'uomo dalla perfettissima verit. Mai si lascia ingannare, fuorviare, trascinare dall'effimero, da ci che solo apparente, passeggero, transeunte, da tutto ci che non pienezza di carit divina ed eterna, da ogni altra cosa dalla quale non traspare il fine ultimo di tutto che la comunione nello Spirito Santo con la volont del Padre suo. Sempre Ges corregge anche le pi piccole imperfezioni di linguaggio o di errore quando vede che la verit eterna compromessa dalla parola dell'uomo. Se noi avessimo questa stessa attenzione di Ges Signore, aiuteremmo il mondo a vedere se stesso nella pi pura volont di Dio e nella sua celeste ed eterna verit. Gli Apostoli era partiti per la missione. Questa stata svolta "con successo", anche i demni si sottomettano nel nome di Ges. Nulla stato per loro impossibile. La facilit con cui hanno svolto ogni cosa li porta ad una vera esaltazione spirituale. Sono euforici, pieni di gioia. Loro posso fare qualcosa. Possono operare come il loro Maestro. Basta comandare nel suo nome e tutto obbedisce a loro come obbedisce a Ges. Questo il convincimento che si radicato nel cuore. Ges non distrugge questa loro scienza di s stessi. Anzi conferma quanto essi hanno detto. Veramente il loro potere era reale. Non stano esagerando nel loro resoconto. Tuttavia questo solo via, mezzo, possiamo dire, lavoro. Non il fine della loro vita. Il fine uno solo: avere i propri nomi scritti nei cieli. L'unico motivo per cui uno deve gioire questo: sapere che sta 14

(Movimento Apostolico)

camminando verso la salvezza eterna. Questa verit Ges l'aveva detta con infinita chiarezza: "Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrer nel regno dei cieli, ma colui che fa la volont del Padre mio che nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?". Ma allora io dichiarer loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquit!" (Mt 7,21-23). Anche i discepoli di Ges devono osservare i comandamenti, la Parola, la Legge, il Vangelo, altrimenti anche per loro il regno dei cieli sar chiuso per l'eternit. I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: Signore, anche i demni si sottomettono a noi nel tuo nome. Egli disse loro: Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potr danneggiarvi. Non rallegratevi per perch i demni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perch i vostri nomi sono scritti nei cieli. In quella stessa ora Ges esult di gioia nello Spirito Santo e disse: Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. S, o Padre, perch cos hai deciso nella tua benevolenza. Tutto stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi il Figlio se non il Padre, n chi il Padre se non il

Figlio e colui al quale il Figlio vorr rivelarlo. E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: Beati gli occhi che vedono ci che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ci che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ci che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono. Anche loro devono possedere una fede perfettissima e un'obbedienza santa in ogni Parola che esce dalla nocca di Ges. Essi ancora questa fede pura e questa obbedisca casta,

vergine, non le possiedono. Il pensiero degli uomini sul Messia del Signore inquina mente e cuore. Occorre loro una grande maturazione, uno sviluppo, un progresso non indifferente. Sar Ges a far s che essi vi pervengano. Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, dateci questa fede pura.

PER LA PREGHIERA

(Antonella Fontana)

Maria, madre celeste, ci piace immaginarti come noi! Ragazza esuberante ed entusiasta che crede all'annuncio pi incredibile della storia. Come noi giovani, a cui tutti rimproverano il troppo entusiasmo! Ma cosa sarebbe stato della storia, Maria, senza il tuo "eccomi"? Certo sarai apparsa sprovveduta ai tuoi, ben strana per i tuoi vicini, sicuramente controcorrente, ma con il tuo "s", Maria, hai dato la caparra per la nostra salvezza! Investi ancora su di noi, Madre celeste! Ci affidiamo a te. Facci condividere l'ascolto, la fiducia, l'attesa, l'amore e il totale abbandono che Tu, ragazza di mondo come noi, hai saputo donare a Dio; al tuoal nostro Ges! Amen..

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