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FORMA E TRADIZIONI DELL'INNO MAGICO NEL MONDO CLASSICO

La definizione di inno magico comporta una serie di problemi di ordine preliminare direttamente connessi con la stessa delimitazione dell'argomento. Nell'introduzione al secondo volume dei Papyri Grecae Magicae K. Preisendanz precisa i criteri che hanno guidato la sua selezione della piccola raccolta posta sotto il nome di inni alla fine del volume stesso. La scelta stata operata sulla base di una discriminante essenzialmente metrica: in pratica stato assunto tutto ci che all'interno dei papiri magici riconoscibile immediatamente come composizione in versi. L'adozione di tale criterio ha fatto s che confluissero in tale sezione, come viene riconosciuto dallo stesso Preisendanz, non solo quelle forme poetiche inequivocabilmente attribuibili al genere innico (per la cui definizione Preisendanz si limita a rimandare alla relativa voce della Pauly-Wissowa firmata da Wnsch nel 1 9 1 4 ) , ma anche c o m ponimenti di natura diversa che sono per accomunati dall'emergenza pi o meno massiccia di forme metriche che lascerebbero presumere un'originaria struttura in versi .
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Abbreviazioni ricorrenti: DTA = R. Wunsch, Defixionum Tabellae Atticae, IG III, 3, Berlin 1897. Audollent = A. Audollent, Defixionum Tabellae, quotquot innotuerunt, etc, Luteciae Parisiorum 1904. PGM = Papyri Grecae magicae. Die griecbischen Zauberpapyri, edd. K. Preisendanz - A. Henrichs, (2 ed.) Stuttgart 1973-74.
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PGM II, p. X I . Cfr. RE I X , 1 (1914) s.v. Hymnos (R. Wnsch). PGM II p. XIII.

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In realt quanto il criterio.della presenza pi o meno sporadica di forme metriche nelle prescrizioni rituali dei papiri magici possa rivelarsi un argine incontenibile per l'agnizione di un genere poetico viene implicitamente ammesso dallo stesso Preisendanz con la rinuncia ad addentrarsi in questioni riguardanti la valutazione delle strutture ritmiche che caratterizzano ampiamente i formulari magici. E poich il concentrarsi di elementi metrici nelle formule inframezzate nei papiri tale da ostacolare spesso la distinzione tra la natura di versi o di prosa ritmica, Preisendanz lascia aperta la possibilit di identificare in numerosi Zaubersprche veri e propri inni in prosa, lasciandone, per, la valutazione ad altra sede con l'ausilio anche di ulteriori strumenti esegetici rispetto a quelli offerti meramente dalla metrica. I circa sessantanni che ci separano dalla raccolta dei Papyri Graecae Magicae e la comparsa del recentissimo supplemento non hanno in realt fatto uscire dallo stato magmatico denunciato da Preisendanz la grande massa di componimenti magici che ci giunta ovviamente non solo per via papiracea, ma anche attraverso altri canali documentari come quello epigrafico e letterario. Se si sono accumulati molti contributi in direzione dell'esegesi testuale, pi desultorio stato l'interesse verso la definizione del genus in quanto tale e, conseguentemente, verso la delimitazione di un corpus di testi poetici di argomento magico.
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sovrapposizione convergono le tradizioni e gli interventi repressivi del m o n d o antico : Platone attribuisce a Museo e a Orfeo c o m ponimenti di carattere ' m a g i c o ' e nella R o m a tardo-repubblicana il senatusconsultus de Bachanalibus altro non fa che perseguire, relegandoli nell'illecito e nell'anti-sociale, i culti misterici alla stessa stregua delle pratiche magiche.
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Nell'arco di oltre un secolo, che intercorre dalle prime publicazioni, la categoria degli inni magici come genere autonomo ha conosciuto una progressiva espansione. La denominazione di inni magici sconosciuta ai primi editori del secolo scorso che li classificano tra gli inni orfici: ancora nella voce Hymnos curata da Wnsch per la RedlEnzyklop<zedie apparsa nel 1914 agli mm magici non viene riservata alcuna menzione autonoma, ma la loro trattazione, che si esaurisce in poco pi di mezza colonna, ancora inserita nell'ambito degli inni orfici. Il motivo di tale confusione risiede nell'intreccio spesso inestricabile tra magia e riti misterici che nei papiri magici si manifesta anche a livello terminologico: alla pratica magica si fa spesso riferimento con IMJOTTIQLOV e i maghi denominano se stessi [ruotai o yaiaxayvyoi . Del resto in questa
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Nell'equivoco tra magia e iniziazione misterica cadono all'inizio di questo secolo anche le edizioni e i commenti ad inni magici ad opera dei due pi grandi conoscitori dell'epoca di testi relativi alla magia del mondo classico, A. Dieterich e R. Wnsch (tra l'altro, legati da solidariet umana oltre che scientifica): ne sono un esempio la Mithrasliturgie di A. Dieterich e il commento di R. W n s c h ad uno dei pi lunghi ed importanti papiri magici, quello parigino, edito vent'ahni prima da Wessely . Tuttavia proprio in quegli anni W n s c h stava maturando interessi pi specifici versi l'innologia magica, raccolti dopo la morte di Albrecht Dieterich, nel cui ambito si iscrive la dissertazione di un suo allievo, B r u n o Kuster , relativamente alle parti poetiche del lungo papiro parigin o , che costituisce tuttora il repertorio principale di inni sia per numero sia per lunghezza. Tale dissertazione, di cui egli fece appena in tempo a servirsi per la redazione dell'articolo per la PaulyWissowa, doveva contribuire alla realizzazione di una annunciata Sammelausgabe di papiri magici con una sezione riservata alle parti metriche, gi progettate da Dieterich: la morte di Wnsch nel 1915 sul fronte orientale della I guerra mondiale tronc il progetto che fu invece raccolto e realizzato da Preisendanz .
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Il collegamento con gli inni orfici segna i momenti iniziali (e non solo quelli iniziali) di approccio agli inni magici, dominato

F. Maltomini - R. Daniel, Supplementum Magicum I, Kln 1990. Sui rapporti tra magia e riti misterici, cfr. ora H. D. Betz, Magic and

Mystery in the Greek Magical Papyn, in: Magika Hiera, Anaent Greek Magic and Religion, edd. C.A. Faraone-D. Obbink, New York-Oxford 1991, p. 244 ss. Plat., Rep. 364b-365a. R. Wnsch, Aus einem grieschischen Zauberpapyrus, Bonn 1911. C. Wessely, in: Denkschriften der Wiener Akademie, phil-hist. Kl. X X X V I , 1888, p. 44 ss. B. Kuster, De Tribus Carmmibus Papyri Parisinae Magicae, (Diss.) Knigsberg 1911. Si veda la storia dell'antefatto della raccolta di Preisendanz in PGM I, p. Vili ss. Sull'opera scientifica di R. Wnsch cfr. W. Kroll, Bursian's Jahresbericht 44, (Biographisches Jahrbuch 38) 1916-18, pp. 1-11.
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dalla preoccupazione di fondo di operare una distinzione tra inni di natura religiosa impiegati nell'ambito della magia ed inni che sono stati fin dall'origine concepiti a scopo magico. Una tale formulazione del problema entra in un gioco di circolarit con un presupposto di fond sul quale lo stesso Wnsch ha impostato la voce Hymnos, cio che l'elemento alla base dell'inno sia l'istanza magica e che la forma pi antica dell'inno sia costituita proprio dallo Zauberspruch. Al fondamento di questa convinzione si collocano le suggestioni della psicologica popolare (il riferimento d'obbligo alla monumentale ed 'epochemachend' Vlkerpsycologie di Wundt che tanto ha condizionato il clima scientifico tedesco negli anni a cavallo del secolo) e ragioni di ordine formale, il tutto sullo sfondo di quel grande dibattito dell'epoca sui complessi rapporti tra magia e religione. La memoria di M. Mauss e M. H u b e r t e il libro di Frazer, privilegiando rispettivamente la componente sociologica o quella individuale del fenomeno magico, si inseriscono lungo due percorsi cognitivi fatalmente destinati a produrre dicotomie: di questo clima culturale Saussure costituisce un esempio emblematico sul versante della linguistica.
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Comunque, indipendentemente da qualsiasi altro ordine di considerazioni, appare certo che proprio nella natura e nella struttura formale dell'inno la dialettica tra magia e religione esercita la massima pressione e si mette in tutta evidenza l'arbitrariet della categorizzazione occidentale e moderna tra il fenomeno religioso e quello magico. Questa condizione prima ancora e pi fortemente che dal mondo classico emerge dalle tradizioni innologiche orientali, dal Vicino Oriente fino alla cultura indiana. Ne fa fede, per esempio, la complessa problematica legata all'individuazione del carattere magico e di quello religioso nel corpus degli inni vedici. In quest'ultimo caso non sono n la struttura formale n la lingua n gli esseri invocati a legittimare la distinzione tra c o m p o nimenti a carattere magico e quelli di carattere religioso. N o n p o chi inni del'Atharvaveda, non solo condividono con il Rigveda gli stessi destinatari dell'invocazione, ma presentano un'elaborazione stilistica e schemi compositivi pi complessi, oltre che livelli

di lingua pi antichi dello stesso Rigveda . D'altra parte in seno alla stessa cultura greca non neppure mancato chi, come S. E i trem, ha individuato istanze magiche proprio nel corpus degli inni omerici. Anche in questo ambito, infatti, non certo su fatti di stile n sulle figure degli invocati che passa la distinzione con i componimenti magici: Hermes, Selene, Artemis, Helios, A p o l l o , a cui dedicata la maggior parte degli inni omerici, sono le entit a cui pi frequentemente si rivolgono le invocazioni inniche dei papiri magici. Se svincolata da fatti formali e di contenuto, la definizione della natura di inno magico viene, dunque, fatalmente a collidere con la definizione stessa dei rapporti tra religione e magia. La percezione di questo rapporto ha indelebilmente segnato, con lacerazioni anche drammatiche, la storia dell'Occidente medievale e m o derno ed ha conseguentemente condizionato nel pensiero europeo l'inquadramento scientifico dei due fenomeni . Avventurarsi su questa strada significherebbe porre inevitabilmente l'inno magico in antitesi a quello religioso imprigionandolo in una selva di dicotomie che si rivelerebbe ben presto inestricabile e poco produttiva. Del resto, riportandoci alle istanze linguistiche ed extralinguistiche del genere innico, anche sul piano pragmatico la distinzione tra componimenti di natura magica e quelli di carattere religioso pu diventare impercettibile. Se l'inno si colloca nel contesto di un rituale, il rituale fa parte tanto della religione come della magia. solo l'articolazione di questi due aspetti presso le singole culture che ne costituisce il primo ed imprescindibile m o m e n t o di diversificazione. Diversificazione che connessa in prima istanza alle forme della loro tradizione che possiamo ripercorrere solo a partire dalla loro codificazione scritta. noto che quasi dovunque tutti i rituali religiosi e magici c o n o s c o n o un filone di tradizione orale a cui subentra una fissazione mediante la scrittura. Quest'ultima fase sembra generalmen13

Ora ristampata nel volume M. Mauss - M. Hubert, Teoria generale della magia e altri saggi, Torino 1978.

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Cfr. J. Gonda, Vedic Literature, Wiesbaden 1975; in particolare sulla lingua, cfr. R. Lazzeroni, // vedico come lingua letteraria, in: La formazione delle lingue letterarie, Atti del convegno SIG (Siena, 16-18 aprile 1984), Pisa 1985, p. 81 ss. Si vedano le recenti riflessioni di H.S. Versnel, Some Reflections on the Relationship Magic-Religion, Numen 38, 1991, p. 177 ss. con ampi riferimenti bibliografici.
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te arrivare prima o poi per entrambi i versanti con percorsi e forme ovviamente dissimili. Se il fenomeno si verifica presso ciascuna cultura secondo procedure e coordinate specifiche, tuttavia una delle condizioni pi ricorsive nella casistica della fissazione scritta di rituali la collocazione in momenti di crisi culturale ed anche linguistica. Per esempio, non frutto di circostanze fortuite che nell'Italia antica la redazione di testi come le Tavole di Gubbio, il Liber Linteus etrusco di Zagabria, il bronzo sannitico di Agnone si calano nella fase della dissoluzione linguistico-culturale del mondo etrusco-italico in quello latino. N sar altrettanto casuale l ' o m o geneit dell'orizzonte cronologico in cui si colloca la conservazione delle formule piacolari ed incantatone nel de Agricultura di Catone. L'affidamento alla scrittura di queste formule non pu disgiungersi dal motivo di fondo sottostante l'ispirazione del trattato, che la crisi del modello tradizionale di agricoltura in Italia, storicamente documentabile nel II secolo a.C. (che da Catone viene ideologicamente interpretata anche come crisi dei valori indigeni). In un'ottica analoga da leggersi la fissazione epigrafica del rituale dei Fratres Arvales in piena et imperiale, proprio allorquando R o m a era divenuta crocevia di culti e di sette provenienti da ogni parte dell'Impero. Gli esempi nella stessa direzione p o trebbero allargarsi anche ad altri ambiti linguistico-culturali. Merita, inoltre, rilevare che la registrazione dei rituali va incontro con il tempo ad una progressiva espansione del testo che si accresce sempre pi di dettagli e di varianti nella descrizione delle cerimonie e nella citazione di formulari di preghiera. Esempi di immediata evidenza ci sono offerti ancora una volta dall'Italia antica: la redazione di rituali del mondo italico dal IV al I secolo a.C. si dispone in un ventaglio che va da testi assai brevi e c o n c i s i all'abnorme dilatazione delle sette tavole di G u b b i o . La stessa tendenza si verifica all'interno di documenti di cui sopravvivono diverse fasi redazionali. Infatti le differenze redazionali tra le pri14 15

me e ultime tavole di Gubbio in lingua u m b r a , da una parte, e tra gli Acta dei Fratres Arvales nella R o m a imperiale, dall'altra, permettono di constatare in progressione cronologica una vistosa espansione interna della testualit dei rituali .
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La fissazione mediante la scrittura rappresenta, dunque, un'operazione di salvataggio o di recupero, ma, in quanto codificazione, segna altres un inevitabile depauperamento della pluralit innumerabile di tradizioni legate alla dimensione dell'oralit, la cui ricchezza in dipendenza della variabilit delle condizioni contestuali e delle situazioni pragmatiche. Anche i rituali magici vanno incontro ad una progressiva c o dificazione attraverso la scrittura, che , per, marcata rispetto ai culti religiosi dalla differente collocazione che le pratiche magiche assumono all'interno di ciascuna societ. Nell'ambito delle culture classiche la magia stata generalmente relegata nella condizione dell'illecito. Ma ci si verifica assai pi radicalmente a R o m a che in Grecia come mostrano le proibizioni e le repressioni ufficiali verso le pratiche magiche sancite dalla legislazione risalente alle X I I tavole e la martellante citazione del crimen magiae o de veneficiis. Il motivo sostanzialmente riconducibile al rigido atteggiamento della religione pontificale verso tutto ci che usciva da tale monopolio, atteggiamento che si estrinsecava nella condanna e nella repressione indistinta e tanto delle religioni 'altre' quanto dei fenomeni magici. La cultura romana, dunque, - forse veramente per prima nel mondo occidentale - ha di fatto circoscritto il fenomeno magia, erigendovi attorno un argine che si identifica con il confine del lecito e che coincide con i limiti imposti dall'autorit precostituita a tutela della religione ufficiale .
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Come il bronzo di Agnone (Ve 147) e il bronzo di Velletri (Ve 222). La redazione delle tavole pi recenti si colloca agli inizi del I secolo a.C. : cfr. AL. Prosdocimi, L'Umbro, in: Popoli e Civilt dell'Italia antica VI Roma 1978, p. 595.
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Sull'espansione redazionale delle ultime tavole di Gubbio, cfr. A. L. Prosdocimi, L'umbro cit., p. 596. Cfr. M. Beard, Writing and Ritual. A Study of Diversity and Expansion m the Arval Acta, PBSR 53, 1985, p. 114 ss. Sulla 'criminalizzazione' della magia nel mondo classico, cfr., ora, C.R. Philipp III, Nullum Crimen sine lege: Socioreligous Sanctions on Magic, in : Magika Riera, cit., p. 260 ss. All'esistenza di leggi (relativamente blande) sulla magia nell'Atene di et classica fa riferimento Platone nelle Leggi 932-934b. Sulla magia a Roma, cfr. R. Garosi, Indagine sulla formazione del concetto di magia nella cultura romana, in: Magia. Studi di storia delle religioni in memoria di R. Garosi, Roma 1976, pp. 13 ss.
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Certo in presenza delle sanzioni comminate dalle X I I Tavole verso qui malum Carmen incantassit e verso qui fruges excantassit si rendono assai scarse le probabilit che tali carmina fossero sottoposti ad una codificazione scritta. N o n probabilmente imputabile solo ad un casuale difetto di ritrovamenti se le tabellae defixionum scritte in latino non sono anteriori alla met del II secolo a . C , mentre tale genere di documenti si attesta presso altre tradizioni linguistiche dell'Italia antica in et molto pi antica: V I V secolo in lingua greca e indigena della Sicilia, IV secolo nell'osco della Calabria, Lucania e Campania, I I I secolo in ambito etrusco. Si hanno, anzi, fondati motivi per ritenere che la stessa pratica delle tabellae sia penetrata nella cultura romana per tramite italico (probabilmente c a m p a n o ) . Tuttavia, malgrado questa condanna ufficiale delle arti magiche la letteratura latina ci offre un panorama sorprendentemente abbondante dell'utilizzazione letteraria proprio di motivi di m a g i a . Le dettagliate descrizioni di riti e le citazioni pi o meno circostanziate di carmina, di cui alcuni, a motivo delle loro caratteristiche, possono a buon diritto iscriversi nel genere innico, pone il problema, meritevole di approfondimento al di l di questa sede, circa l'esistenza, al di fuori naturalmente dei modelli greci e dei topoi letterari, di altre fonti documentarie dei rituali magici, non legate unicamente all'oralit. Anche sotto questo profilo non inopportuno richiamare l'attenzione sulla coincidenza tra l'infittirsi nella poesia latina, a partire dal I secolo a . C , dell'utilizzazione di motivi e formule ispirati a pratiche magiche e la coeva c o m parsa nell'epigrafia romana delle tabellae defixionum e degli amuleti iscritti.
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giunge con quello dell'esplosione del fenomeno delle tabellae defixionum e di altri oggetti magici iscritti. Infatti l'incremento esponenziale di questi testi nell'ultimo secolo della repubblica a R o m a e nell'et imperiale non solo di ordine quantitativo, ma anche qualitativo, giacch le tabelle come i phylakteria tendono verso la registrazione sempre pi estensiva dei formulari magici, a presentare una sempre maggiore elaborazione testuale insieme ad un progressivo arricchimento di pratiche e di formule anche mediante apporti stranieri, avvalendosi, inoltre, delle risorse semiotiche della scrittura (inversione della direzione usuale, uso di griglie, c o m posizione di disegni con sequenze alfabetiche, e c c . ) . La magia generalmente assai pi ricettiva e permeabile ad apporti esterni rispetto alla religione; anzi, essa recepisce e si avvale di ci che la religione ufficiale rifiuta o emargina: ovunque il repertorio demonologico largamente infoltito dal pantheon delle religioni 'altre'. Inoltre, la magia intrattiene un rapporto generalmente privilegiato con l ' a l t r o ' , lo 'straniero'. La storia del termine greco uayog di nota origine iranica e i nomi di maghi diffusi nella letteratura occidentale da Merlino a Zoroastro (o Sarastro del Flauto mozartiano) ne sono un eloquente esempio. Di risonanza letteraria sono i riferimenti alle arti magiche dei Tessali e dei Traci nella Grecia classica , alla divinazione assiro-babilonese nell'Italia antica (a partire dall'interdizione rivolta al vilicus catoniano di non consultare mai un ' c a l d e o ' ) o alle streghe e agli incantamenti sabellici, marsi e peligni a R o m a in et augustea , per non parlare della complessa intersezione di tradizioni orientali, egiziane, giudaiche che si fa sempre pi fitta in et greco-romana. Gli influssi
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Nell'ambito delle ricerche specifiche relative alle fonti e ai tramiti sottostanti i singoli episodi di magia di tradizione poetica, posizione di centralit occupa la questione del rapporto con la realt pragmatica dell'aedo magica e con i repertori - 'ricettari' di formule esoreistiche ed incantatone. Questo problema si ricon-

Plin., N.H. XXVIII 2, 10-17 = Tabula Vili la, 8a, Bruns. Per i particolari su questo punto si rinvia a quanto esposto negli atti del convegno Caratteri e diffusione del latino in et arcaica (Pisa 25-26 settembre 1992), in corso di stampa.
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Si veda, per la poesia, la monografia di A. M. Tupet, La mage dans la poesie latine, Paris 1976.

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Sul'uso di griglie e di disegni mediante sequenze alfabetiche sempre fondamentale resta A. Dieterich, ABC-Denkmdler, Rh. Mus. 56, 1901, p. 77 ss.; pi in generale, su questi fenomeni G. Piccaluga, La scrittura coercitiva, C8cS 85, 1983, p. 120 ss. Sull'uso magico della scrittura, cfr. G. R. Cardona, / linguaggi del sapere, Roma-Bari 1990, p. 170 ss. Cfr. A. Carnoy, Le nom des mages, Le Muson 9, 1908, p. 121 ss. Cfr. H Grgoire, Thraces et Thessaliens maitres de religion et de magie, in: Hommages J. Bidez et Fr. Cumont, Bruxelles 1949, p. 375 ss. Cat., de Agr. 5, 4. Bastino, per tutti, i ripetuti riferimenti oraziani alla Sabella anus (Sat. I 9, 29), alle Paelignae anus (Epod. XVII 60), ai Sabella carmina e alla Marsa nenia (Epod. XVII 29-30).
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stranieri vengono assimilati e strutturati in seno alla magia in un coacervo che si fa man mano inestricabile. Il pi immediato riflesso sul piano linguistico di questa apertura il massiccio ricorso nei formulari magici a espressioni di lingue 'altre': si iscrive in questa pratica la folta presenza di paQ|3aoa vftata nei testi di imprecazione o di scongiuro, conservati dalle tabellae defixionum e dai papiri , o vicende di formule come, ad esempio, il famigerato abracadabra, che inizia la sua fortuna in epoca tardo-antica e medievale, in quanto trasposizione di un'espressione di benedizione ebraica .
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Nella costituzione, di formule magiche intervengono anche curiose mescolanze di elementi raccolti da lingue o livelli di lingua diversi (con diversa collocazione funzionale) o l'incrocio con sequenze alfabetiche apparentemente prive di senso (poste generalmente sotto l'etichetta di 'Ecpoici Y p a ^ a t a ) che ne rendono inestricabile l'origine e la pertinenza : il caso forse pi noto e pi controverso quello di abrasax di frequente occorrenza in quasi tutto il repertorio magico tardo antico. L'effetto di straniamento che nell'invocazione religiosa per lo pi ottenuto con la conservazione di determinati livelli del linguaggio arcaico, nell'invocazione magica molto spesso raggiunto con il ricorso a lingue 'altre' oppure a variet funzionali-contestuali diverse della stessa lingua o a lingue 'inventate' o sconfinando talvolta anche in forme glossolaliche .
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La magia, infatti, fa leva sulla forza della parola che attribuisce a chi la conosce e la sa usare il potere sugli altri e sulle entit da annientare. La parola nella magia mezzo di conoscenza e strumento di trascinamento alla propria volont. C h e il ragionamento sia percorribile anche in senso inverso dimostrato dal fatto che tutto ci che si propone di trasmettere conoscenza ed avvincere attraverso la parola si presta ad essere identificato come magico, siano essi gli strumenti della poesia o quelli della r e t o r i c a : la prima ha portato nel Medioevo ad identificare come maghi figure di 'vati' come Virgilio e Merlino, la seconda ha attirato nella G r e cia classica la qualifica dei sofisti come yofJTec;, stregoni e incantatori . N un caso che tra le divinit pi invocate nei testi magici (papiri e tavolette di esecrazione) si collochi Hermes p r o prio in virt delle sue attitudini di i|mxojtofxjr,c; e di ^uxor/ar/c; connesse ai suoi poteri sul .yoc,. L'esigenza di attivare nel rito un formulario intenzionalmente distante dall'uso quotidiano si fa molto pi pressante in seno alle pratiche magiche che non alla Vorstellung religiosa. Ci per il m o tivo di fondo che la magia opera su entit che, in quanto caratterizzate negativamente, sono universalmente relegate nella categoria dell'invisibile e dell'indicibile. All'inconoscibilit e all'impredicabilit delle entit malefiche si riportano gli attributi atharvavedici adrsta invisibile e durnman dal nome s c o n o s c i u t o : alla
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E. Peterson, Engel- und Dmonennamen. Nomina Barbara, Rh. Mus. 1926, p. 393 ss. Cfr. A. Nelson, Abracadabra, Eranos 84, 1946 (=Eranos Rudbergianus. Opuscula pbilologica G. Rudberg dedicata),^. 326 ss.; A. A. Barb, AbraxasStudien, in: Hommages W. Deonna, (Collection Latomus XXVIII) Bruxelles 1957, p. 67 ss. E il caso, per esempio, di formule magiche alloglotte nel contesto di tabellae defixiones, come ha messo in evidenza in particolare per la defixio Ve 7 da Cuma M. Mancini, Sulla defixio osco-latina Ve 7, SSL 28, 1988, p. 201 ss. M. Siebourg, Zu den Ephesia Grammata, ARW 18, 1915, p. 594; R. Preisendanz, Ephesia Grammata, RAC 5, 1962, c. 518; R. Kotansky, Incantatwns and Prayersfor Salvation on Inscribed Greek Amulets, in: Magika Hiera, cit., p. 110 ss.
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polionimia (che ne implica la conoscenza) delle divinit nell'invocazione religiosa si oppone l'oscurit ( = n o n conoscenza dei n o mi) degli esseri da esorcizzare.

Sull'uso magico e cabalistico di lingue artificiali nel medioevo, cfr. A. Bausani, Le lingue inventate, Roma 1974, p. 78 ss.
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La glossolalia condivide a livello di significante fenomeni universali dei

formulari magici come il privilegio di sequenze vocaliche e le iterazioni: su ci, cfr. M. De Certeau, Utopies vocales: glossolalies, in: Oralit, Cultura, letteratura, discorso, Atti del convegno Internazionale (Urbino 21-25 luglio 1980), Roma 1985, p. 611 ss. A. Seppilli, Poesia e magia, Torino. Sulle valenze del termine greco gos, cfr. W. Burkert, Gos, Rh. Mus. 102, 1962, p. 36 ss. Sul valore dell'espressione atharvavedica cfr. R. Lazzeroni, Cultura vedica e cultura indoeuropea: la formula visto e non visto, SSL 15, 1975, p. 20 ss. Per tale interpretazione, cfr. S. Sani, Proposta d interpretazione di sscr. durnman, in: Studi vedici e medio-indiani, Pisa 1981, p. 139 ss. Sull'aspetto della polionimia nella preghiera, cfr. E. Campanile, Ricerche d cultura poetica indoeuropea, Pisa 1977, p. 55 ss.
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La magia non conosce antropomorfismo: al contrario, le forze che essa si prefigge di annientare hanno caratteristiche opposte di ci che umano e naturale e sono, di conseguenza, caratterizzate dalla mostruosit e dall'innaturalit. La rappresentazione di esseri senza testa o con pi teste, senza spalle o con pi spalle negli scongiuri d'Atharvdveda trova un perfetto pendant nelle raffigurazioni di esseri mostruosi con sembianze umane ed animalesche che costellano i papiri magici e le tabellae defixionum di et pi tarda . Viceversa, il potere magico ha la facolt di rendere mostruoso ci che non lo . L'invocazione nelle tabellae defixionum mediante tecnica enumeratoria della paralisi delle singole parti del corpo di un avversario di cui si auspica la sconfitta altro non che voler rendere innaturale ci che naturale. In generale la religione con il soprannaturale traspone lo stesso genere di rapporti dell'umanit: la preghiera, la lode, il sacrificio sono mezzi di persuasione, di ringraziamento, di scambio di d o n i . Il genere innico la sede privilegiata dove vengono esposti gli argomenti su cui si basano tali rapporti, che sono riassumibili nella specularit delle formule do ut des vs da ut dem; da quia dedi vs do quia dedisti . Se, dunque, la religione non si prefigge di forzare la mano al soprannaturale, la magia, invece, opera sul s o prannaturale (o, il che lo stesso, infranaturale o innaturale) per coartarlo o per avvincerlo. Cos che, mentre l'invocazione religiosa si risolve nella preghiera, l'invocazione magica, che sia maledizione, scongiuro o esercismo, una costrizione. La preghiera e il sacrificio religioso si configurano come richiesta e tentativo di propiziarsi il favore degli dei, con esposizione dei buoni motivi per l'invocante e per l'invocato, le formule incantatone, a scopo benefico o malefico, sono un comando a dei, demoni o a forze sconosciute: imperiosa carmina vengono definite da Lucano le
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formule che accompagnano un i n c a n t e s i m o . Il potere di tale c o mando dato dalla conoscenza della parola e dalla capacit di usarla, ma dato anche dalla conoscenza del nome o dei nomi di ci che si vuole esorcizzare o delle entit soprannaturali a cui si comanda di eseguire l'azione magica. Questa fondamentale differenza ha ovvie ripercussioni nell'architettura formale e negli usi linguistici dell'espressione religiosa e di quella a scopo magico e si riflette, di conseguenza, anche nelle forme pi elaborate di preghiera o di incantesimo che sono appunto gli inni. Infatti, se l'inno magico condivide almeno due degli elementi che vengono generalmente ritenuti costitutivi dell'architettura degli inni religiosi cio ['invocazione e la richiesta , diversi sono i moduli della struttura formale: a fronte del cumularsi negli uni di espressioni di preghiera e di esortazione, gli altri si caratterizzano per assoluta prevalenza di forme iussive e di richie43

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ste imperative . Inoltre la struttura dell'invocazione di tipo malefico o esoreistico subordinata ad un altro principio fondamentale che caratterizza il pensiero magico che quello di agire sulla totalit, c o n c e pita non collettivamente, bens come composizione di una pluralit di f e n o m e n i . C i comporta la necessit di far leva sull'onnipotenza delle forze invocate a tale scopo, capaci di annientare la molteplicit, in quanto agiscono sui singoli elementi che la compongon o . Ma proprio tale onnipotenza non pu essere enunciata in maniera generica: ha,bens, bisogno di essere evocata dettagliatamente attraverso l'enumerazione degli attributi che specificano singolarmente il titolo di intervento dell'invocato su ciascun fenomeno. N e l formulario magico viene, dunque, esaltata, spesso in forme parossistiche, la tecnica enumeratoria delle formule di incante45

Pi note per concentrazione di immagini sono le cosiddette Sethanorum tabellae edite da R. Wnsch, Sethiansche Verfluchungstafeln aus Rom, Leipzig 1898 (=Audollent 140-187): Ma cfr. anche Audollent 238-239; 286-287 e le tabellae edite da R. Wnsch, Deisidamoniaka, ARW 12, 1909, p. 42 ss. Cfr. H.S. Versnel, Religious Mentality in Ancent Prayer, in: Faith, Hope and Worship, Aspects of Religious Mentality in the Ancient World, Leiden 1981, p. 1 ss.
40 41

39

Cfr. J. M. Bremer, Greek Hymns, in: Faith, Hope and Worship, cit., p

196.

L u e , Phars. VI 498. Invocatio-precatio nella partizione di K. Ausfeld, De Graecorum Praecationibus Quaestiones, Jahrbb. Class. Phil. 28, 1903, p. 505 ss.; Invocationpetition in quella di J.M. Bremer, op. cit., p. 196. Le tone contraignant che caratterizza le invocazioni degli inni magici a differenza della preghiera religiosa stato gi sottolineato da H. Riesenfeld, Remarques sur les hymnes magiques, Eranos 84, 1946 (= Eranos Rudbergianus. Opuscula philologica G. Rudberg dedicata), p. 159. Cfr. S. Sani, Tecnica enumeratoria e potere magico del nome negli incantesimi dell'Atharoaveda, in: Studi Vedici e Medio-indiani, cit., p. 101 ss.
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simo con l'istituzione di uno stretto parallelismo tra titolo di invocazione e natura della richiesta. Se anche la Vorstellung religiosa parte dal presupposto della polyonymia del divino, che polimorfismo e onnipotenza, tuttavia la preghiera e con essa l'inno operano una selezione pi p.meno ristretta, a seconda delle esigenze o dei contesti, sul repertorio degli epiteti della divinit, la quale viene per lo pi invocata con quei Beinamen che si ritengono pi appropriati all'occasione e all'oggetto della richiesta, ai meriti dell'invocante oppure che le siano semplicemente pi graditi. Nell'inno magico questa enumerazione non si proietta su un'asse di selezioni, ma piuttosto lungo un'asse di combinazioni, privilegiando massicciamente la correlazione, sinonimica. In tal m o d o nei testi magici l'elencazione degli attributi arriva ad assumere non di rado proporzioni enormi. Un computo fatto negli anni Trenta da T h . Hopfner sugli epiteti delle divinit con pi alto rango di occorrenze nei papiri magici e nelle tabellae defixionum cio la triade Hekate-Selene-Artemis, esposta fin da epoca pi antica a note tendenze sincretistiche, aveva permesso di censire sul corpus allora esistente duecentosedici tipi di attributi .
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sito degli inni religiosi , quella parte, cio, in cui si ricorda alla divinit di aver compiuto in altre occasioni o di aver ricevuto dall'invocante o da altri in circostanze simili azioni analoghe a quella richiesta (in sintesi, il motivo quia dedsti e il motivo quia dedi). L ' u n i c o principio analogico e di reciprocit su cui si fonda l'atto magico riguarda non la relazione tra invocante ed invocato, bens il rapporto tra le cose. Si tratta appunto di quel principio definito 'simpatetico' o operante similia similibus, largamente n o to e talvolta sopravvalutato negli studi di magia, che consiste nel suscitare gli effetti desiderati per analogia ad altri eventi naturali, a condizioni contestuali o a circostanze create appositamente dall'officiante il rito: l'evocazione di tali rapporti implica un immediato rinvio alla dimensione pragmatica deYactio magica. R i s p o n d o n o in prima istanza a tale principio gli atti che costituiscono la pratica stessa delle defixiones cio l'azione del 'trafiggere' (defigere) o del 'legare' (xcaotelv) materialmente oggetti a cui conferita la funzione simbolica di 'rappresentare' l'oggetto del maleficio, come le cosiddette figurines d'envotement o voodoo dolls o Rachepuppen . Analoga funzione simbolica assolta dalla stessa lamina plumbea (iscritta o talvolta anche senza iscrizione, in situazioni di prescrittura) che viene ripiegata su se stessa, trapassata da chiodi, o in alcuni casi, avvolta da spire metalliche.
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L'altro elemento portante dell'architettura dell'inno religioso, che occupa solitamente una posizione centrale, definita in passato secondo la vecchia partizione di Ausfeld pars epica e che stata di recente meglio riformulata come 'argomento'* , in conseguenza di quanto detto sopra, si configura in maniera diversa nell'inno a scopo magico. La magia non ha bisogno di giustificare la propria richiesta o la propria lode sulla base di un rapporto di dono-scambio tra invocante ed invocato n di richiamare tanto i meriti dell'invocato (per esempio la grazia ricevuta o analoghe elargizioni in situazioni diverse o nei confronti di altri) quanto i meriti dell'invocante (la devozione, le offerte sacrificali, impegni futuri verso la divinit). La magia opera per comando o per costrizione che non ha bisogno di giustificazioni. Pertanto quello che nell'inno magico si configura come 'argomento' difficilmente consister di quella sezione che viene denominata 'ipomnesi' a p r o p o 7

Al medesimo principio analogico sono altres riconducibili le varie formule magiche nel momento in cui fanno riferimento al contesto, al canale, al codice e al messaggio dell'atto linguistico o alla dimensione pragmatica dell'aedo magica. Cos, per esempio, gli effetti che si intendono suscitare sulle vittime del malefico vengono invocati attraverso i richiami ora alla 'freddezza' e alla 'rigi50

Th. Hopfner, Hekate-Selene-Artemis und Verwandtes in den griechischen Zauberpapyn und auf den Fluchtafeln, in: Antike und Christentum. Kultur-und Religionsgeschtliche Studien. Pisciatli F.J. Volger zum sechsigsten Geburtstag, Mnster 1939, p. 125 ss.
47

46

Da parte di J.M. Bremer, op. cit., p. 196.

Per la definizione, cfr. H. Riesenfeld, op. cit., p. 158. Cfr. in ultimo, C.A. Faraone, Binding and Burying tbeforces of Evil. The Defensive Use of Voodoo Dolls in Ancient Greece, CI. Ant. 10, 1991, p. 165 ss., che contiene una rassegna di tali figurine in ambito greco, etrusco e romano. Per l'uso di tali formule nelle defixiones greche e latine, cfr. E. Kagarow, Griechische Fluchtafeln, Eos (Suppl.) 4, 1929, p. 31 ss.; per altri testi magici, anche di tradizione letteraria, cfr. C. A. Faraone, Clay Hardens and Wax Melts: Magical Role-Reversal in Vergil's Eighth Eclogue, CI. Ph. 84, 1989, p. 294 ss.; Idem. Hermes but no Marrow: Another Look at a Puzzling Magical Speli, ZPE 72, 1988, p. 279 ss.
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dita' del p i o m b o , supporto materiale della scrittura ( c a n a l e ) , ora alla mancanza di vitalit del cadavere o della tomba dove stata occultata la laminetta (contesto), ora alla natura di lettera, biglietto (per le divinit infere) (messaggio), ora al potere del formulario m a g i c o (codice), ora alle procedure del rito m a g i c o . Tutti questi elementi, dunque, entrano in varia misura a far parte della formula magica, che si costituisce come atto illocutorio volto a piegare la volont di un soggetto renitente, e vengono in pratica a costituire la sezione corrispondente all'argomento dell'inno religioso. Finora si parlato di forma e poco di tradizione. I papiri costituiscono la fonte principale del repertorio di inni magici stricto sensu, ma rappresentano anche la fase terminale di raccolta e di sistemazione di tradizioni nella forma della precettistica e del repertorio manualistico. Queste attestazioni rappresentano per la magia quella fase di fissazione scritta che il rituale religioso aveva conosciuto da tempo. Tali papiri altro non sono, infatti, che detta52 53 54 55

51

Cfr. DTA 105b: ite, OU[TO]S |tAu[p5]oc. il^XPc, x a l afruiiog. [oiheue, x a l t

TWV v r a d a YEY]paLi|ivcov i|>i>xg[ H a i afruiia axco] xal itr] mi oya; DTA 106b

x a l ee, outoc, LiAupog axQnarog, aie; axQt|oT;oc; e i v a t tcv vtavj&a


52

yeyga^fvov xal

Cfr., per esempio CIL I 2, 1012 = ILLRP 11444 = Audollent 139: quomodo mortuos qui istic sepultus est nec loqui nec sermonare potest, seic Rhodine apud M. Licinium Faustum mortua sit nec loqui nec semonare possit. Audollent
68b: [xal cbg] ouxog [6 v E x p g ] [T)e[X]f|c, x[Exca orcog] tXEOTO s[T]vai. 0o&a>pca

jivt[a x a l ] g y a xtX..

Cfr. DTA 102: jtioro<a>M)v JILUKOV []aLio[oi.v], xal <SoEOOEq)v(r|)<g>; DTA 103: 'Efjn[fj] x a l $EOOE(P[]V[TI] TT)V6E ju<rto[.]r|v itoKHJKt; Audollent 4344: "Chav ai, & laoi.ava, x vouiiata rama vavvwg. Sulla natura essenzialmente 'epistolare' delle tabellae defixionum, insiste ora A. Lopez Jimeno, Las cartas de maldicin, Minerva 4,1990, p. 131 ss. con ulteriore esemplificazione di espressioni proprie dello stile epistolare (come ti mando questa lettera o quando leggerai questo mio scritto). Riferimento al 'messaggio' in formule magiche conservate dai papiri, si ha, per esempio, nell'espressione toarao ak^ezai totho to i t i T x J u o v su cui cfr. C. A. Faraone, Hermes but no Marrow, cit., p. 283.
5 3

gliate descrizioni di riti magici, da applicarsi a determinate situazioni, in cui si intercala la prescritta recitazione di formule dall'andamento pi o meno ritmico e di differente lunghezza. Si tratta, in altre parole, di manuali di magia, quali, come tutti i manuali, costituiscono delle summae. La redazione di questi papiri, che sono in parte sfuggiti alla distruzione ordinata soprattutto nell'et di D i o c l e z i a n o , si colloca tra il terzo il quinto secolo d . C , nella fase cio che coincide con il lento tramonto del mondo antico, ma che costituisce, altres, uno dei momenti di massima condensazione tra le sopravvivenze del passato con culti nuovi e credenze provenienti dalle regioni pi lontane dell'Impero. In realt i papiri rappresentano il punto di arrivo di un genere altamente arcaico, ma che diventa per noi materialmente tangibile solo con la fissazione scritta di alcuni suoi filoni, la cui redazione ci viene precluso di attingere prima della fine del mondo antico. C i non significa ovviamente che rituali e formulari magici non fossero stati affidati alla scrittura gi in epoca m o l t o pi antica, condizione che, peraltro, si lascia inferire da una serie di testimonianze indirette. In realt la loro sorte stata condizionata dalle repressioni operate specialmente in seno alla cultura romana verso le pratiche magiche, repressioni che si sono indirizzate, oltre che in direzione del loro pubblico esercizio, verso le forme della loro codificazione mediante la scrittura: di ci danno testimonianza le ripetute notizie circa la distruzione di libri rituali in cui indistintamente viene compreso ci che 'altro' rispetto alla religione ufficiale (dunque, religioni 'straniere' e arti m a g i c h e ) . La storia dei testi di magia, dunque, almeno in et romana la storia delle loro pubbliche (e pubblicizzate) repressioni e, pertanto, anche la storia sotterranea della loro clandestinit.
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Cfr. Audollent 274: precor bos sancta nomina, cadant homines et equi frangan(t); ibid. 288-289: noli meas spernere voces set moveant te hec nomina supposiftaj... Cfr., per esempio, il riferimento al gallo come elemento del rito magico in Audollent 222 : bui gallo Vacat lingua vivo extorsi et defixi sic inimicorum meorum linguas adversus me ommutescant.
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54

Cfr., per esempio, l'episodio relativo all'introduzione a Roma di una religio magna ex parte externa legata all'afflusso in citt di plebi rustica in conseguenza delle devastazioni annibaliche, la cui repressione mediante senatusconsultus prescriveva la consegna nelle mani dei magistrati a quicumque libros vaticinos precationesve aut artem sacrificandi conscriptam baberet eos libros omnes litterasque (Liv. X X V 1, 8-12): per le implicazioni dell'episodio nella considerazione del fenomeno magico a Roma, cfr. R. Garosi, op. cit., p. 37 ss. Caratteristiche analoghe a questo episodio assume qualche decennio pi tardi la nota repressione del culto dei Baccanali mediante Senatusconsultus: anche in questo caso tra i provvedimenti adottati il dettato liviano non manca di segnalare la requisizione d testi rituali.

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Anche in virt di tali vicende il momento della codificazione scritta, in modo particolare dei formulari magici, ha inevitabilmente comportato cospicui interventi in direzione della sistemazione del repertorio mediante il filtraggio e la canalizzazione delle molteplici fonti di natura orale e scritta. Questo processo di costituzione di 'testi' cannici si inevitabilmente compiuto a prezzo dell'eliminazione o della gerarchizzazione delle varianti e della contaminazione di forme e tradizioni di origine eterogenea, che ha comportato sul piano della scrittura una progressiva espansione dei testi. La scrittura dei rituali magici segue, cos, una evoluzione esattamente parallela a quella dei rituali religiosi. Di tale condizione testuale sono anche indice, da una parte, il fatto che degli inni magici esistono anche all'interno di uno stesso papiro diverse varianti, che pongono consistenti problemi di ordine filologico ed ecdotico, e, dall'altro, la circostanza che, da un punto di vista formale, essi risentono nella quasi totalit dei casi di procedure compositive diverse. Qualunque valore si voglia attribuire alla vecchia (e forse troppo rigidamente meccanica) distinzione di N o r d e n tra le Stilformen dell'inno greco e dell'inno orientale, ravvisata in particolare nelle strutture della predicazione della lode alla divinit (quella sezione, cio, che corrisponde, secondo la partizione gi menzionata, a l i " a r g o m e n t o ' ) , resta il fatto che gli inni magici si rivelano assai di frequente il risultato dell'intreccio, non sempre agevolmente dipanabile, dell'uno e dell'altro procedimento stilistico. Lo stesso Norden, classificando come tratto di tipo orientale la presenza del Du-Stil insieme con l'uso intenso participi e di relativi, ne sottolinea la ricorsivit in inni magici ed orfici .
57 58

Tuttavia questo ordine di considerazioni stilistiche possono rivelarsi, nel caso dei testi magici, poco produttive o illusorie, se astratte dalla natura compositiva di questi testi e dal loro collocarsi al punto di confluenza di tradizioni che hanno lentamente guadagnato la scrittura. Il percorso di queste tradizioni in una certa misura rintracciabile appunto sul terreno accidentato e desultorio delle tabellae defixionum.

Per questa categoria di documenti l'epigrafia greca ci offre in maniera pi nitida di quella latina la possibilit di seguire la progressiva conquista della dimensione della scrittura marcata dall'incremento della l o r o elaborazione testuale. Si parte dal livello zero di scrittura (ma non di testualit), rappresentato dalle laminette anepigrafi, trafisse o no da chiodi, che lasciano il massimo spazio all'oralit dell'enunciazione nell'ambito dell'atto magico, per quanto riguarda sia il formulario sia i soggetti passivi e attivi, i motivi e la natura d e l maleficio. Ad una tale condizione di oralit sembra alludere l'accenno al liuvo^ afnos nelle Eumenidi di Eschilo, tipologicamente accostabile, come stato mostrato in base al contesto, ad una defixio di tipo giudiziario . A questo livello seguono immediatamente (in una successione che pu essere anche cronologica secondo le diverse arealit) i testi che contengono il grado minimo di informazione costituito dal nome di coloro che sono oggetto di imprecazione: tutto il resto ovviamente lasciato alla pragmatica e all'eventuale recitazione orale delle formule incantatorie. Il nome degli avversari da sconfiggere rappresenta il nucleo indispensabile del maleficio e diventa automaticamente il tema (o topic) del testo. C i discende dal presupposto fondamentale della magia di avvalersi della conoscenza di c i che intende piegare alla propria volont: conoscenza che si esplica appunto attraverso l'esplicitazione del nome. Che il nome di coloro che sono oggetto dell'atto magico detenga la priorit nell'affidamento alla scrittura rispetto ad altri elementi (per esempio, il formulario incantatorio, il nome delle entit invocate per la maledizione, le motivazioni e le circostanze in cui deve avvenire il maleficio) emerge altres dal fatto che, mentre si hanno tavolette che recano nomi di defissi, ma non questa serie di indicazioni, non esiste, invece, documentazione del contrario, cio la registrazione di questi elementi in assenza dei nomi dei defissi. L'inizio della nostra era segna la definitiva scomparsa di laminette plumbee contenenti unicamente il nome delle persone oggetto di esecrazione per lasciare definitivamente il posto a testi pi lunghi e c o m p l e s s i . La progressiva espansione nella registrazione
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59

Cfr. E. Norden, Agnostos Tbeos. Untersuchungen zur Formengeschicbte religiser Rede, Leipzig 1924, p. 144 ss.
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C. A. Faraone, Aeschylns' bymnos desmios (Eum. 316) and Attic Judicial

Curses, JHS 105, 1985, p. 150 ss.; idem, The Agonistic Context of Early Greek

Cfr. E. Norden, op. cit., pp. 171, 183.

Binding Spells, in: Magika Hiera, cit., p. 5.


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Cfr. E. G. Kagarow, Griechische Fluchtafeln, cit., pp. 44-49.

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scritta dal formulario magico si verifica gi in Atene di et classica, come rivela immediatamente la ripartizione secondo l'ampiezza delle informazioni testuali su cui impostata l'edizione delle tabellae dell'Attica curata da Wnsch ( D T A ) circa un secolo f a .
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Chiave di v.lta per la progressiva elaborazione testuale nella documentazione delle tabellae defixionum la comparsa di un'espressione di maledizione costituita da un verbo in prima persona singolare del presente indicativo con valore performativo (tipo greco xaxaoco, xaxaYQcpco, xataxtfrr]|j,L, xaTata>|.iL o latino defigo, deligo ecc.). C o m e noto, l'uso performativo la propriet di un verbo di compiere nel momento della sua enunciazione l'azione che esprime. Ci significa che nell'enunciato io maledico o esorcizzo X oppure invoco Y l'atto si identifica con l'enunciato dell'atto stesso. O c c o r r e , per, precisare che questa serie di verbi (appunto xaxaoco, defigo, ecc.) non ha valore performativo di per s, in quanto altro non designano che la modalit della praxis magica (legare, trafiggere, registrare, ecc.). Essi diventano performativi solo nel momento in cui entrano a far parte della formula usata per compiere l'atto del quale in tale forma effettuano la nominazione. Questi verbi, dunque, compiono l'atto che esprimono denominandolo nella formula richiesta per compierlo: tale condizione si realizza solo nella prima persona del presente, e presuppone, pertanto, una situazione di enunciazione e l'uso di una formula che si colloca in una dimensione di oralit .
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L'espressione performativa pu essere allargata con altri elementi: indispensabile il nome delle vittime, opzionale l'appello alla divinit mediante semplice invocazione (tipo x a t TV ' E Q ^ V ; xax xf|v 'Exxnv) o con il ricorso ad esortazioni di varia ampiezza (ad es. En|xf) uxo%E xai <&Qaecpvr| xotxExe tv elva). Opzionale
c

Le ripartizioni in DTA sono le seguenti: 1) testi contenenti solo l'onomastica dei defissi: nn. 1-39; 2) testi che, oltre all'onomastica dei defissi, contengono un verbum defigendi (per lo pi il performativo xarado): nn. 40-46; 3) testi che oltre ai suddetti elementi, presentano enumerazione delle parti del corpo, dei beni personali e l'indicazione di parenti ed amici dei defissi: nn. 47-78; 4) testi che in aggiunta a tutti o a una parte di questi elementi contengono l'invocazione alla (o alle) divinit: nn. 79-109. Per questo ordine di considerazioni sui verbi performativi, cfr. P. Torricelli, / verbi esecutivi e la tradizione orale nel vocabolario latino della religione e del diritto, SSL 18, 1978, p. 211 ss.
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anche {"argomento': in quest'ultimo rientra non solo l'esplicitazione delle motivazioni o delle circostanze in cui deve attuarsi il maleficio, ma anche la formulazione del principio di necessit p e r cui lo stesso maleficio deve compiersi. Di conseguenza, a l l ' a r g o mento' in un contesto magico appartengono le stesse formule in forza delle quali vengono evocati l'imprecazione o lo scongiuro: sono, cos, da ascriversi a tale sezione anche la tecnica enumeratoria delle singole parti che compongono la totalit di ci che si vuole annientare (per esempio, nel caso del corpo umano, le facolt motorie, espressive ed intellettuali, i principi vitali) e tutte le voces magicae ((tppaga avocata, 'Eqraia Y&u^aTct, ecc.). L'enunciato performativo agli effetti del contenuto perfettamente sovrapponibile e commutabile per il senso con quello iussivo-imperativale e con quello desiderativo (nello specifico, il tipo io maledico X in nome di Hermes ed Hekate equivale alla f o r mulazione o Hermes ed Hekate, trascinate alla malora X oppure che X possa essere trascinato alla malora da H e r m e s ed H e k a te). La differenza tra il primo e gli altri due, indicata da B e n v e n i s t e , di ordine linguistico, non fattuale. L'enunciato performativo, in quanto costituisce in s l'atto di ci che si enuncia, sui-referenziale, crea cio da solo il proprio contesto d riferimento, d implicitamente indicazione del canale comunicativo, che contemporaneamente anche il canale e la forma della stessa praxis magica (in questo caso, la variet dei verba defigendi del tipo xcrtaco, xataYQmto, xaxaxi-fhijii, xaxa6iou)|w, defigo, deligo, ecc.) e fornisce, infine, mediante le categorie del tempo e della persona le coordinate del soggtto identificandolo automaticamente con l'agente magico. L'enunciato iussivo e desiderativo, invece, non forniscono alcuna indicazione n dell'agente magico, n del contesto n del canale. Le invocazioni o demoni venite a prendervi X o possa X essere portato via dai demoni non danno alcuna informazione n sul come n sul dove n quando n per conto di chi ci deve essere fatto. Questa serie di informazioni non pu che essere demandata alla progressiva espansione della porzione testuale. E appunto in questa sede trova spazio l'allargamento delle formule incantatone, mediante i riferimenti pragmatici al contesto istituzionale e situa63

E. Benveniste, Problemi di linguistica generale, I, Milano 1971, p. 323 ss.

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zionale sottostante l'atto magico (secondo la casistica pi frequente, controversia giudiziaria, avversione politica, concorrenza commerciale, rivalit amorosa o agonistica), il richiamo metaculturale alla performance dell'atto magico e ai principi su cui si basa il suo agire per necessit (il pi frequente, come si detto, quello simpatetico che agisce per similia similibus). Il riferimento al soggetto dell'atto magico ed un ulteriore riferimento al contesto possono realizzarsi mediante la combinazione di un verbo performativo (>caia6a>, e l o g i a i , defigo, ecc.) con una formula iussiva (tipo demoni, trascinate alla malora X ) .
6 4

Le tabellae defixionum condividono in tal modo l'architettura e la struttura formale degli inni: al nucleo essenziale costituito dal binomio invocazione - richiesta si affianca un'espansione (non importa se al centro o ai lati) rappresentata da quel genere di informazioni appena elencate che funzionalmente occupano lo spazio dell'argomento negli inni a carattere religioso. Queste caratteristiche vengono condivise, sia pure in forme diverse, anrhe da quella classe di defixiones, che gi ai primi c o m pilatori di sillogi era apparsa atipica, non solo per struttura testuale, ma anche per elementi extralinguistici (tipo di supporto, contesto di rinvenimento), e che Versnel ha ultimamente ribattezzato come preghiere di giustizia , collocandole nel 'borderline' tra il genere della defixio e quello della preghiera. Questa categoria, infatti, per quanto riguarda la realizzazione testuale, si c o n n o ta per il quasi totale azzeramento del formulario propriamente esecratorio per lasciar spazio, invece, all'invocazione alla divinit a rimediare e punire il torto subito ('richiesta') e all'esposizione delle circostanze che hanno determinato il torto ('argomento'). Inoltre, a differenza del restante genus defissorio, dove sottaciuto il nome dell'invocante (=agente magico) e vengono esplicitati i n o mi degli esecrati {^soggetti passivi del maleficio), qui si verifica la situazione esattamente opposta, per cui spesso figura il nome dell'invocante ma non quello dell'esecrato. Conseguenza immediata
65 66

Cfr. DTA 89b: AOJIOTE ( ' E ) | i t j xatexe XmovK(X) [ ]ta6c a*[i:]fjs xai [ta] ax ( )T. .a cr(T)fjc; Audollent 52: Koxiv x a T a , xai Xyouc xai a x Kexiog xai xr|V yloaav mi. 'EQUTJ X^VIZ [x]avxa OU[T<O x ] c t T e x [ ] xt?
e

nv

Ka

U)

e 7

65

Cfr. A. Audollent, p. X L V .

sul piano testuale il frequente ricorso allo Er-Stil o, se si preferisce, prevalenza di situazioni di enunciato, anzich di enunciazione, con forte ridimensionamento nell'uso di verbi performativi (che appunto sono tali solo nella prima persona del presente). In concreto, alla formula base io maledico X (a motivo che questi fa...) si sostituisce Y maledice (a motivo che gli stato fatto...). In realt sono le presupposizioni pragmatiche che condizionano il capovolgimento della struttura formale nei testi appartenenti a questa speciale classe. Infatti, mentre nell'ordinaria casistica delle defixiones il maleficio si rivolge verso persone di cui noto il nome, ma di cui sono ignote le potenzialit e gli effetti dell'azione, in questo ambito sono ben noti gli effetti dell'azione (cio il danno subito), ma ne sono ignoti gli autori (il caso classico e pi generale , ovviamente, quello del furto). Statisticamente pi rara , invece, come ovvio, la circostanza in cui il danneggiato c o n o sce anche l'autore del danno. In questi casi la defixio assume le caratteristiche di una publica 'denuncia' e di una 'richiesta di risarcimento'. Pertanto, la distinzione tra le due diverse strutture testuali nell'ambito delle defixiones passa tra due diversi tipi di magia, una 'preventiva e inibitoria' e una a scopo di vendetta o di 'risarcimento danni', rispettivamente motivate da differenti presupposizioni pragmatiche. La prima, in quanto vuole piegare un'azione altrui, di solito lecita, scivola nell'illecito ed perci condannata all'occultamento sia di chi la promuove, sia del canale e del contesto in cui si effettua (lamina di piombo arrotolata, come nella segretezza della corrispondenza privata e deposizione in tombe, pozzi, ripostigli sacri). La seconda, proponendosi come rimedio o vendetta di un torto subito, cio di un'atto illecito, si configura come azione lecita e pu, pertanto, palesarsi sia nel nome dell'invocante sia nel canale e nel contesto comunicativo (uso di diverso supporto della scrittura ed esposizione in luoghi pubblici). In tal modo anche la variet di forme stilistiche della categoria (tutt'altro che omogenea) delle defixiones presenta singolari omologie con i tipi di architettura testuale del genere innico (a sua volta tutt'altro che uniforme). I due principali filoni stilistici che N o r den aveva individuato n e l l " a r g o m e n t o ' dell'invocazione religiosa, cio la concorrenza del Du-Stil e del Er-Stil , entrambi ac67

66

H S . Versnel, Beyond Cursing: The Appeal to Jastice in Judiaal Prayers


Cfr. E. Norden, op.ai., p. 163 ss.

m: Magtka hiera, cit., p. 60 ss.

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compagnati da espressioni performative nella 'richiesta , si presentano anche nei testi magici: tuttavia, in questo ambito, appaiono non tanto riconducibili a tradizioni linguistico-culturali diverse, quanto piuttosto risultano distribuite in differenti contesti situazionali e in diverse condizioni pragmatiche. N o n inopportuno richiamare un ulteriore elemento, questa volta di carattere extralinguistico, comune alla polimorfia testuale tanto degli inni proprie dcti quanto delle tabellae defixionum. Se una delle istanze pi forti che sottostanno alla produzione stessa del genere innico, sia in area greca sia in area indoiranica, quella agonistica, generalmente consistente nell'agone poetico, anche la natura delle tabellae defixionum si riporta ad un contesto agonistico, che non ovviamente quello della poesia. stato recentemente sottolineato come lo scopo di questi documenti magici (sia quelli di natura preventiva, sia quelli con intento vendicativo) non l'annientamento fisico dell'avversario . La morte di avversario non mai una vittoria: la vittoria impedirgli di raggiungere ci che questi si prefigge o rendere vano ci che ha gi raggiunto. La magia delle tabellae e dei carmina si pone come strumento, ovviamente illecito, ma non impari (se si parte dal presupposto che ne pu disporre anche l'avversario) per superare una gara nella societ (che sia lotta politica, azione giudiziaria, rivalit o rifiuto amoroso non importa), lecito se si propone di rimediare un torto subito. Tale strumento si risolve come la poesia nella forza incantatrice della parola.
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complesse in cui si coacervano elementi eterogenei . C o n d i z i o n e pi frequente quella della prosa ritmica inframmezzata da formule in cui sono talvolta riconoscibili in tutto o in parte vere e proprie forme di versificazione. L'inno magico non ha mai avuto una precisa struttura metrica, n poteva averla per la sua natura. C o m e tratto unificante era sicuramente contrassegnato da una rhytmisch gebundene Sprache, che a R o m a e in area italica coincideva in tutto con le caratteristiche del Carmen , ma che anche nel mondo greco certamente non solo non ha mai avuto un metro preciso ed univoco, ma non ha forse neppure conosciuto una netta distinzione tra forme di prosa ritmica e poesia. Anche sotto questo profilo si rivela significativo il parallelo con le tabellae defixionum, nell'ambito delle quali si pu passare dalla nuda prosa al ricorso ad una determinata forma m e t r i c a con una gamma intermedia estremamente variegata di strutture che vanno dall'inserimento di versi in un contesto prosastico alle forme di una Kunstprosa caratterizzata dall'andamento ritmico ottenuto mediante l'uso di clausole o l'articolato ricorso a figure codificate dalla retorica (anadiplosi, allitterazione, anafora, antitesi, paronomasia, ecc.).
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Le stesse definizioni antiche danno indicazioni generiche in questo senso: se lo u[tvoc, oixioc,, ricordato nelle Eumenidi di Eschilo ed identificato in una defixio orale di tipo giudiziario , non consente alcuna inferenza sulla sua reale natura compositiva se non quella di una volutamente imprecisata forma poetica, non
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Si ritorna cos per altra via alla questione iniziale, cio la legittimit della delimitazione dell'innico magico sulla base della discriminante rigidamente metrica, che poi il criterio applicato nella raccolta di Preisendanz, criterio, del resto, non privo di incoerenze e di discrasie di cui lo stesso Preisendanz si mostra consapevole. In realt anche per quanto riguarda le strutture ritmiche i papiri ci consegnano un quadro che non dissimile da quello offerto dal corpus delle tabellae defixionum. Accanto ad un numero piuttosto ristretto di componimenti che presentano una struttura metrica sostanzialmente omogenea, sia pure non di rado contrassegnato da ampie libert, si affiancano forme compositive pi

Cfr. C. A. Faraone, The Agonistic Context, cit., p. 10 ss.

Per la variet di forme metriche negli inni magici, cfr. PGM II, p. X I I . Cfr. E. Vetter, Oskische Fluchtafeln, in: Serta Hoffilleriana, Zagreb 1941, p. 147 ss.; M. Durante, Prosa ritmica, allitterazione e accento nelle lingue dell'Italia antica, Ric. Ling. 4, 1958, p. 61 ss.; A. L. Prosdocimi, Sul ritmo italico, in: Studi di linguistica e filologa, Charistena V.Pisani oblata, Galatina 1992, p. 346 ss. Per esempi di versificazione in defixiones, cfr. C. Gallavotti, Una defixio dorica e altri nuovi epigrammi cirenaici, Maia 15, 1963, p. 450 ss. (= Studi in onore di G. Perrotta, Bologna 1962, p. 40 ss.). Per le strutture ritmiche delle defixiones di area italica cfr. E. Vetter, op. cit. ; M. Durante, op. cit. ; A. L. Prosdocimi, op. cit. ; per l'area gallica e celtiberica, cfr. (con cautela) G. Olmsted, Gaulish and Celtiherian Poetic Inscription, Man. Quat. 28, 1988, p. 339 ss.; Idem, The Meter of the Gaulsh Inscription of Larzac, JIES 17, 1989, p. 155 ss. Cfr. C. A. Faraone, Aeschylus' hymnos desmios, cit.
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Paolo Poccetti
na

e, invece privo di significato ,1 fatto che n e d i stessi proprio alcuni inni di accertata f o n ? " S comeAyo^. " c a vengano qualificati
P p i m a l c l a C C e r t a t a t o r m a m

Universit d i Roma 'Tor Vergata'

LE ORIGINI D E L L ' I N N O IN PROSA T R A V E IV S E C O L O A.C. MENANDRO RETORE E PLATONE

1.

L'inno

in

Menandro

retore

La lacuna lasciataci in eredit dal disinteresse aristotelico per la poesia non drammatica in generale e per l'inno in particolare, alla quale rinviava Cerri nell'introduzione ai lavori di questo C o l loquio, in parte colmata da due trattati di et imperiale tramandati con i titoli di Atcdgeaig trv memaxcv e Flep jtiSeixxLxcv , che costituiscono, insieme con l'estratto della Crestomazia di P r o clo riportato dal codice 2 3 9 della Biblioteca di F o z i o , le sole testimonianze di rilievo dell'interesse storico e teorico degli antichi per
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Presenti nelle raccolte dei Rhetores Graeci, dall'Aldina del 1508 (pp. 594641) a quelle di C. Walz, voi. IX, Stoccarda-Tubinga 1836 (pp. 739-71) e di L. Spengel, voi. Ili, Lipsia 1856 (rist. Frankfurt 1966, pp. 331-446), sono ora disponibili nell'edizione di D. A. Russell-N. G. Wilson (edited with translation and commentary by), Menander Rhetor, Oxford 1981, con un'utile nota introduttiva che inquadra i testi nella tradizione del genere epidittico (da qui in avanti citata con la sigla RW). Proci. Chrest. ap. Phot. Bibl. cod. 239. Partendo dalla divisione della poesia in iTiynnaxiMv e \ii\a]X\,v.v, Proclo include nel primo genere epica, giambo, elegia e melos, nel secondo tragedia, commedia e dramma satiresco (319 a3-7). La poesia melica , a sua volta, divisa in composizioni che hanno per oggetto gli dei, gli uomini, dei e uomini insieme (319 b32- 320 a6): nel primo gruppo sono inclusi inno, prosodio, peana, ditirambo, nomo, adonidi, iobacco, iporchemi (esaminati dettagliatamente alle pp. 320 a9-321 a2), nel terzo gruppo parteni, dafneforici, tripodeforici, oscoforici, euctici (321 a33-322 a 31). Se le ricerche di Proclo sono riconducibili ad un interesse prevalentemente storico-letterario, risalgono invece ad un ambiente retorico le regole sull'painos agli dei schematicamente enunciate da Alessandro di Numenio nel terzo capitolo dell'estratto del Ueo 0T|TO0IKWV cpoc/fiwv, intitolato 'AJI Jtocov Sei dev ejtaivelv (Rhet. Gr. Ili, pp. 4-6 Spengel).
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-, per esempio, PGM IV 2521, 2571, 2641.