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Omelia 20 giugno (Incontro con gli ex-gruppi e ex-capi scout).

Uno di voi ha risposto al mio invito, dicendo: Vengo come ex-scout ma non
come ex giovane. Nessuno vuole diventare ex-giovane, ma purtroppo tutti lo
diventano e diventano anche vecchi. E’ il mio caso.

L’Italia è riconosciuta come un paese museo, un paese di musei; ce ne sono più


di 4000. Per non andare a finire come oggetto di museo, il miei superiori mi
rimandano in Canada, per cominciare una vita nuova, in un ambiente nuovo che,
spero, mi darà un nuovo dinamismo.

Dopo la mia ordinazione sacerdotale nel 1953, non mi hanno lasciato a Roma
per lavorare presso i giovani, ma per essere archivista e storico. E’ stato questo poi il
mio lavoro principale e che mi è molto piaciuto, soprattutto alla congregazione delle
cause dei santi in Vaticano dove il papa Giovanni Paolo secondo voleva tanti santi e
ci ha fatto lavorare molto per scrivere la biografia dei futuri beati e santi e dimostrare
l’eroicità della loro vita cristiana. Ho tuttavia trovato un po’ di tempo per lavorare
con molti giovani ma, dopo l’uscita di questi dai gruppi o dagli scouts, non ho
mantenuto delle relazioni con quasi nessuno per mancanza di tempo. Vedo però che
non sono stato dimenticato come non ho dimenticato nessuno. Vi ringrazio.

Diverse circostanze, volute dalla Provvidenza, mi hanno invitato a lavorare con


i giovani. I primi, negli anni 50, sono stati i ragazzi del collegino di Santa Zita, che
erano chierichetti qui in casa. Uno è qui questa sera e farà la prima preghiera dei
fedeli. Poi è arrivato il “68”, i giovani non volevano più frequentare la parrocchia San
Filippo Neri dove andavo confessare la domenica, e cosi mi sono arrivati qui in
casetta e a Villa Nazareth il gruppo missionario per il Laos, i Laser, i Raggi,
numerosi qui oggi, e 30 altri gruppi o squadre di calcio. Due di questi ex giovani
faranno una intenzione di preghiera.

Poi, all’inizio degli anni “70” il gruppo scout Asci Roma 65 ha aperto un
branco di lupetti dalle suore di Lourdes. Guido Sampaolo è stato nominato Akela; suo
padre, Angelo, qui tra noi, mi ha pregato di diventare assistente ecclesiastico del
branco. Cosi per 40 anni sono sempre andato in parrocchia tre o quattro volte a
settimana per le riunioni dei lupetti, degli scout e della Comunità capi. Se sono stato
di esempio in qualche cosa è stato in questa fedeltà agli impegni presi, fedeltà che
esiste meno oggi, abituati come siamo allo zapping in tutti i campi.

Non ho dei talenti particolari come animatore o predicatore. Ma ho lavorato


fisicamente per riparare le tende come l’apostolo Paolo, occuparmi del materiale dei
campi, sono stato vicino ai ragazzi e ai capi nelle loro attività e soprattutto ho fatto
dei momenti di catechesi e di preghiera in ogni riunione. Ho cercato non di insegnare
Dio ma di raccontarlo, di testimoniarlo con lo stupore di un esploratore.
Spero che ne è rimasto qualche cosa in ciascuno e ciascuna. Anche se ho
costatato che parecchi sposi si sono separati. So che questi passi sono stati fatti nella
sofferenza e ho pregato per voi. Questo modo di fare è così comune oggi che è
difficile non essere contagiati. Già Cicerone, uomo politico e oratore prima di Gesù,
parlava del “Malum temporis e non hominis”, del male del tempo e non delle
persone, quasi a diminuire la responsabilità personale.

Alcuni anni fa, nel canto ben conosciuto “Non si va in cielo” l’ultima strofa
diceva: “se tu vai in cielo prima di me, fai un buchino e poi tirami su”. Certo arriverò
in cielo prima di voi e là sono conosciuto da molti santi per i quali ho lavorato. Se ad
alcuno, san Pietro o il Signore dirà: “non ti conosco” potrete rispondere : “chiamate
Padre Ivo, mi conosce lui e dirà una buona parola in mio favore”.

Finisco col pensiero suggerito dal Vangelo di oggi e che piaceva tanto al papa
Giovanni Paolo secondo: “Non avere paura”, dice Gesù agli apostoli in mezzo alla
tempesta. Ci sono tempeste e difficoltà nella vita, ma il Signore ci vuole bene, è
misericordioso, ci salva, rimaniamo aggrappati a Lui, nella fede, nella carità, nel
servizio del prossimo al quale tutti i capi scouts si sono impegnati al momento della
partenza. Non avere paura, il Signore è con noi nella canoa e ci accompagna per
arrivare santi all’altra riva!
Padre Ivo Beaudoin o.m.i.

Indirizzo di P. Ivo nel Canada

R.P. Yvon Beaudoin o.m.i.


Maison Deschâtelets
175, rue Main
Ottawa, ON
K1S 1C3
CANADA

Tel.: 001 613 237 0580