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Tecniche di monitoraggio e valutazione dellimpatto sullambiente e sulla salute da Rischio chimico PARTE I

Prof. Margherita Ferrante


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INTRODUZIONE/1
Risk management
La gestione del rischio (risk management) un processo decisionale che comprende tre elementi: stima del rischio controllo dellemissione e dellesposizione controllo dei rischi (IPCS 2004). La stima del rischio dunque deve evolvere in gestione del rischio che si configura come una valutazione pi ampia e, tenendo conto non solo dei dati scientifici, ma anche di considerazioni di ordine sociale, economico e politico, consente di prendere decisioni per proteggere la comunit da rischi.

INTRODUZIONE/2
Il coinvolgimento del pubblico soggetto al risk management dovrebbe essere parte integrante della stima e gestione dei rischi non solo perch la comunit ha il diritto di sapere, ma anche perch ha le conoscenze locali riguardo alle fonti di esposizione, ai modelli di comportamento e agli interessi. La natura e la portata del rischio deve quindi essere comunicata in modo comprensibile da tutte le parti attive nel risk management. La comunicazione del rischio circa la stima dei rischi un processo essenziale che dovrebbe essere inserito prima e durante la stima e la gestione dei rischi.
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INTRODUZIONE/3
La gestione del rischio comprende dunque linsieme dei provvedimenti che contribuiscano ad evitare il verificarsi di pericoli/minacce o, se inevitabili, ridurre la loro potenziale capacit di ledere (Aven e Renn 2009).

Lapproccio al rischio si basa su pi componenti principali: l'incertezza rispetto ad un evento (tra cui la probabilit) le sue conseguenze la gravit delle conseguenze

Come gestire il rischio:


Fra gli strumenti da utilizzare per la gestione del rischio, la Commissione Europea (1998) descrive il principio di precauzione da utilizzare nel caso di incertezza scientifica o nel caso di necessit di agire per la gestione di rischi potenzialmente gravi, per i quali non si possono attendere i risultati e i tempi della ricerca scientifica. Quando esiste una forte incertezza circa i rischi e i benefici la decisione deve tendere pi verso lestremit della cautela per lambiente e la salute pubblica. Oggi le agenzie governative sono poste nella condizione di dover attendere la chiara dimostrazione del danno, prima di poter intervenire, per noi trasformare lapproccio reattivo in uno precauzionale pienamente in linea con lidea fondamentale della pratica di Sanit Pubblica (Kriebel e Tickner, 2003).
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Alcuni punti cardine ed elementi positivi per la Sanit Pubblica: evitare di creare nuovi problemi durante la soluzione di quelli esistenti; stimolare lo sviluppo di nuove tecnologie; avere capacit di spostare le domande che spesso vengono rivolte dai politici; riuscire a spostare lattenzione dei politici che generalmente si focalizzano sulla quantificazione di un potenziale pericolo piuttosto che sulla prevenzione.

Essi, infatti, ci pongono domande del tipo:


qual il rischio posto da questa attivit? E significativo? Qual il rischio accettabile?

A loro dobbiamo rispondere:


lattivit proposta necessaria? Quanta contaminazione possiamo evitare , pur raggiungendo gli stessi obiettivi previsti? Esistono alternative che escludono del tutto il pericolo?
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Lo scopo della gestione del rischio quello di garantire che siano adottate misure adeguate per proteggere le persone, l'ambiente e i beni dalle conseguenze dannose delle attivit umane o degli eventi naturali. I provvedimenti per la riduzione del rischio sono giustificati in base al bilancio in termini di maggiore sicurezza tra costi intrapresi e benefici ottenuti. Il concetto di risk management ha riconosciuto l'importanza di un approccio "orientato alleffetto" (es. le norme standard di qualit ambientale e gli effetti standard) oltre ad un approccio "orientato alla sorgente" (es. le norme di emissione basate sulle migliori tecniche disponibili che non comportino eccessivi costi o BATNEEC - Best Available Technology Not Entailing Excessive Cost).
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LA POLITICA DI RISK MANAGEMENT


La politica di risk management definisce i criteri per valutare i rischi derivanti dai pericoli tecnologici basati sulle seguenti nozioni: pu essere identificato un livello massimo accettabile di rischio che non deve essere superato a prescindere dal vantaggio economico o sociale che potrebbe derivare dallattivit tecnologica in esame. pu essere identificato un livello di rischio trascurabile per il quale non appare sensato cercare di ridurlo ulteriormente. tra questi due livelli il rischio dovrebbe essere ridotto al livello pi basso ragionevolmente possibile (as low as reasonably practicable ALARP o ALARA as low as reasonably achievable). I criteri del rischio derivanti da tale politica sono definiti esplicitamente nelle Premesse per la gestione dei rischi, che fa parte del Piano Nazionale Ambientale dei Paesi Bassi (Health Council of the Netherlands). Laccettabilit del rischio dipende strettamente dalla sua percezione, o meglio, dalla percezione di un pericolo. Bench spesso confusi, rischio e pericolo (vedi glossario) non sono per sinonimi; mentre questultimo legato ad una stima personale del possibile danno, e quindi alla paura di subirlo, il primo invece la stima del pericolo stesso, ossia la determinazione delleffettiva possibilit di accadimento di conseguenze negative non volute di un qualunque evento. Da qui la distinzione tra rischio percepito e rischio oggettivo. Il livello di rischio accettabile il costo (sanitario, economico o altro) che si disposti a sostenere a fronte di alcuni eventi indesiderati, e questo funzione: del danno probabile; dei vantaggi direttamente conseguibili; e convenzionalmente si pratica con soglie di accettabilit.

RISK ASSESSMENT
La necessit di gestire il rischio ha portato alla creazione di un processo per la identificazione, stima e gestione dei rischi (Rackwitz, 2007). Qualunque modalit di gestione dei rischi deve partire dalla rilevazione e misurazione del peso di tutti i potenziali rischi (risk assessment). Sulla base di una classificazione rigorosa occorre rappresentare graficamente i rischi su un diagramma probabilit/impatto. Tutti gli interventi di prevenzione/protezione o elusione, potenzialmente in grado di ridurre la probabilit e/o limpatto dei rischi, devono essere vagliati sulla base di opportune strategie di gestione dei rischi, al livello di rischio tollerabile formalmente definito e nel rispetto di una scala costi/benefici, dando priorit, ovviamente, a quegli interventi che, a parit di costo, sono forieri di maggiori benefici.

BENEFICIO=SALUTE
Bisogna tenere presente che ci sono elementi quantificabili, come i benefici per il produttore, i benefici per la societ, i costi connessi alla cessazione o modifica, la perdita di ore di lavoro per danni, i costi di ospedalizzazione, ed elementi non quantificabili, come il valore della vita umana e la qualit della vita. Spesso si contrappongono i benefici sociali ai costi privati. Per es. indubbiamente vero che la prevenzione primaria e secondaria possono essere pi onerose del trattamento (diagnosi precoce, allungamento vita, prolungamento periodo uso farmaci, tecnologie ecc...). Le prime risulterebbero pi vantaggiose, per, se nei costi degli interventi venissero inclusi tutti i costi ambientali e sanitari dellinquinamento. Le attivit di governance della salute pubblica e il risk management non sono a loro volta esenti da rischi in quanto i programmi di intervento introdotti possono non riuscire a realizzare i miglioramenti previsti in fase di pianificazione di risk management o addirittura arrecare danni alla popolazione (Suckling et Al., 2003; Faculty of Public Health Medicine - 1997). l'incertezza intorno alla definizione di ci che il rischio che conferisce la possibilit di modificare, definire e ridefinire in modo particolare e del tutto differente le attivit di risk management. La mancanza di inequivocabili definizioni conferisce ai concetti di rischio e di governance la caratteristica di avere ampie possibilit di effettuare cambiamenti organizzativi. Le ambiguit sul termine rendono, infatti, attuabili e praticabili varie interpretazioni e concedono liceit atte a ridefinire i confini che delimitano le azioni organizzative e gli obiettivi di nuove strategie.

CORPORATE GOVERNANCE
Trasparenza e responsabilit sono le caratteristiche che per prime vengono richieste nella corporate governance, ma sono importanti anche caratteristiche come divulgazione, capacit, economia, efficacia ed efficienza. La gestione del rischio non pi una questione privata tra esperti, ma sempre pi visibile e documentata alla popolazione (Bhimani 2009).

Se una volta il concetto di rischio implicava la prevedibilit completa degli effetti (e quindi una idea positiva di progresso), oggi accettato che:

nessuna decisione totalmente priva di rischi, maggiore conoscenza e ricerca non comportano necessariamente una maggiore sicurezza e minor rischio.

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SINDROME NIMBY
comune ad esempio la sindrome NIMBY (Not In My Back Yard) non nel mio cortile, la popolazione non condivide la stima oggettiva degli impatti e del rischio che propongono i tecnici e tende a porre maggiori resistenze ad accettare un rischio privato anzich pubblico, a parit di probabilit di accadimento. assunto ormai che la percezione del rischio non ha una relazione diretta con gli effetti fisici dellevento negativo che lo genera, ma quando gli eventi sono molto frequenti rischio oggettivo e rischio percepito coincidono, man mano che gli eventi divengono meno frequenti ne consegue una errata percezione in eccesso, mentre quando gli eventi divengono estremamente rari la percezione in difetto (Starr 1969).

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La salute passa anche dallambiente... in corso nel mondo scientifico una totale rivisitazione dei modelli tradizionali basata sulla necessit di riaffermare una concezione della salute allargata e inserita nel contesto ambientale e socio-economico
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Un approccio olistico che consiste nella capacit di inserire i danni alla salute nel contesto delle alterazioni dellambiente prodotte dalluomo e delle (conseguenti) trasformazioni (epi)genomiche che avvengono nelle prime fasi dello sviluppo del feto e del bambino; di effettuare v alutazioni eco-tossicologiche e tossico-genomiche ispirate alla biologia molecolare e allepi-genomica sistemica, insieme alle valutazioni di rischio ed impatto basate su criteri e metodi propri dellepidemiologia tradizionale, che tendono a confrontare popolazioni pi o meno direttamente esposte a fonti di inquinamento, ma che non possono essere di aiuto nella comprensione e stima degli effetti di una trasformazione chimico-fisica e biologico-sanitaria, riguardante non solo lintera popolazione, ma la specie umana e la stessa geno/bio-sfera.

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Limiti dei metodi di indagine tradizionali per lanalisi del rischio/1


Belpomme et al. (2007) hanno recentemente pubblicato un articolo nel quale si sottolinea come i metodi di indagine tradizionali non sono pi sufficienti a valutare il danno trans-generazionale dei cancerogeni ambientali. Basti anche pensare ai danni da deregolatori endocrini che vengono immessi nellambiente bioaccumulandosi e biomagnificandosi e rendendo pertanto difficile la determinazione del danno diretto e puntuale sulluomo. In questo contesto diventa sempre pi limitata e limitante lanalisi del rischio di situazioni puntuali, dato che sempre pi chiaro che lavvelenamento dei bambini rischia di diventare un fatto sistematico e progressivo: basti pensare che vari studi recenti, condotti in Europa e negli USA, hanno rilevato la presenza di centinaia di molecole chimiche di sintesi, molte delle quali estremamente tossiche (mercurio e metalli pesanti in genere, ritardanti di fiamma, pesticidi, PCBs, diossine e altri endocrine disruptors) in placenta, nel sangue cordonale di centinaia di neonati (scelti a caso), nel latte materno.

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Limiti dei metodi di indagine tradizionali per lanalisi del rischio/2


Questi limiti dellapproccio tradizionale, gi evidenziati da Tomatis (2006), e riproposti nellultimo lavoro di Battaglia et Al. (2009) derivano sostanzialmente dalla complessit della situazione attuale caratterizzata da un diffuso livello di inquinamento e dalla convergenza di agenti ad effetti multipli con meccanismi dazione multipli. Secondo gli autori succitati non esiste uno studio interruttore in grado di fornire un si o un no conclusivo ma si configura piuttosto come un processo continuo i cui risultati spostano le lancette dellevidenza a destra o a sinistra a seconda che i risultati siano positivi o negativi soprattutto se si ha a che fare con relazioni complesse quali sono quelle multi causali tra fattori ambientali ed effetti sulla salute Emerge la consapevolezza intelligente di chi sa di non sapere. Lepoca attuale dellepidemiologia si sta per chiudere. Gli autori citando altri autorevoli studiosi esplicitano lesigenza di un rinnovamento dellepidemiologia in particolare auspicando un superamento della prospettiva basata unicamente sui fattori di rischio.
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Questa breve premessa ci consente di affermare che la gestione del rischio un processo complesso e articolato che va affrontato sulla base di un attento studio del rischio secondo una azione programmata, congiunta e condivisa, che pu essere condotta secondo i seguenti 7 livelli: stabilire gli obiettivi; identificare le esposizioni a rischio; valutare gli aspetti misurabili delle esposizioni; scegliere il miglior metodo o i migliori metodi per la gestione dei rischi; evitare la perdita di prevenzione, di riduzione, di mantenimento e di trasferimento; implementare il programma di gestione del rischio rivedere il programma continuamente.
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Tenendo presente che monitoraggio, previsione e cultura organizzativa sono alla base e sono i principali aspetti del processo di risk management, dopo avere stabilito quali siano gli obiettivi da perseguire, necessario avviare un processo mirato di identificazione e stima del rischio o dei rischi in oggetto.

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Per una corretta stima del rischio...


Nel campo della relazione tra ambiente e salute si potrebbe procedere nel seguente modo: a)Censire e rilevare i dati salienti sui siti a rischio ambientale. b)Scegliere adeguati indicatori di pressione e di stato per ottenere un quadro sintetico dello stato ambientale e sanitario del sito considerato e quantificare lesposizione della popolazione agli inquinanti. c)Cercare di fare una previsione delle situazioni per capire quando sia necessario passare dallanalisi di rischio di primo livello alla stima approfondita con un disegno dello studio e con risorse ad hoc. d)Valutare lesposizione agli inquinanti ambientali, la loro tossicit e leffetto dose-risposta, misurando lincertezza nella caratterizzazione del rischio. e)Progettare i possibili interventi di prevenzione e di comunicazione per una pi oggettiva percezione della popolazione. f)Verifica dellefficacia della comunicazione del rischio e degli interventi di prevenzione.
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Per una corretta stima del rischio... Censire e rilevare i dati salienti sui siti a rischio ambientale.
1. La fase a un momento della stima del rischio che richiede un censimento condiviso dei siti che, per le loro caratteristiche di pericolosit potenziale o di elevata percezione del rischio, vanno monitorati tanto dal punto di vista ambientale che sanitario.

Per sito a rischio ambientale/sanitario s'intende un territorio abitato da una popolazione che si ritiene possa, al di l delle emergenze, essere esposta in modo permanente e rilevante ad uno o pi fattori di rischio ambientali
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Per la realizzazione del censimento necessario ad avviare un concreto ed efficace processo di gestione del rischio richiesta una integrazione ai vari livelli tra ricercatori, rappresentanti dei cittadini, degli insediamenti produttivi, dei Dipartimenti di Prevenzione e delle Istituzioni. Per ognuno di questi siti si ritiene debbano essere disponibili e possibilmente trasferibili su mappa (georeferenziati) i seguenti dati: dati territoriali: mappe aggiornate del sito sullo stesso supporto informatico, complete di confini amministrativi, rilievi, corpi idrici, manufatti, destinazione d'uso del territorio etc.; dati meteorologici; dati idro-geologici; dati sulla popolazione (nel rispetto della privacy): via, numero civico, sesso ed et dei residenti, residenze turistiche, siti sensibili (scuole, ospedali e comunit), dati socio-economici e sulla mobilit della popolazione; dati qualitativi e quantitativi sugli insediamenti produttivi e di stoccaggio di materiali non inerti nel sito considerato (sostanze prodotte e possibili inquinanti liberati nell'ambiente, descrizione dei cicli produttivi); dati ambientali (modellistica delle emissioni, strategie di campionamento, calendari e programmi di monitoraggio ambientale, concentrazioni degli inquinanti pericolosi nelle matrici interessate).
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Si ritiene inoltre necessario che le Aziende Sanitarie provvedano a far confluire i flussi informativi sanitari in loro possesso (mortalit, ricoveri, prescrizioni farmaceutiche ed ambulatoriali, malformazioni, ecc...) in un sistema integrato (datawarehouse) utilizzabile in modo semplice e diretto (nel rispetto della riservatezza) per le verifiche degli eventuali effetti sanitari 'avversi' sui residenti nel sito considerato a potenziale rischio (Blengio et Al. 2009).

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Scegliere adeguati indicatori di pressione e di stato per ottenere un quadro sintetico dello stato ambientale e sanitario del sito considerato e quantificare lesposizione della popolazione agli inquinanti.

2. La fase b consiste nellindividuazione di indicatori sintetici


condivisi quali: indicatori ambientali: nazionali (Linee guida del Ministero dell'Ambiente); internazionali ed europei (secondo quanto indicato dal WHO e dal VI programma quadro della C.E.); regionali (secondo quanto indicato dai Piani Territoriali Regionali); sito-specifici adatti per descrivere trends temporali; indicatori degli effetti sanitari legati ai: rischi ambientali sito-specifici; indicatori degli effetti sanitari legati a sottopopolazioni pi sensibili ai fattori di rischio ambientali rispetto alla popolazione generale; indicatori e markers di dose e di esposizione per le patologie acute e croniche ambiente correlate.

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Cercare di fare una previsione delle situazioni per capire quando sia necessario passare dallanalisi di rischio di primo livello alla stima approfondita con un disegno dello studio e con risorse ad hoc.

3. La fase c viene messa in atto quando le risorse


ordinarie non sono sufficienti per un'adeguata stima del rischio in caso di superamenti rilevanti e ripetuti delle soglie di concentrazione normative o raccomandate, in caso di peggioramento significativo degli indicatori ambientali e/o sanitari, in caso di una accentuata percezione del rischio nella popolazione residente, in caso di richiesta motivata e circostanziata da parte delle Amministrazioni Territoriali Locali (Linee guida del Ministero dell'Ambiente).

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Valutare lesposizione agli inquinanti ambientali, la loro tossicit e leffetto dose-risposta, misurando lincertezza nella caratterizzazione del rischio.

4. La fase d consiste nellapplicazione di strumenti di stima del


rischio al fine di individuare eventuali impatti ambientali e sanitari relativi alla presenza di specifici pericoli in determinate aree geografiche. In tale fase di preminente importanza lanalisi di rischio sanitario nei siti contaminati.
Lambiente rappresenta uno dei determinanti fondamentali dello stato di salute e benessere degli individui. Proprio a causa della stretta relazione con luomo, lambiente, se inquinato, pu diventare veicolo di agenti nocivi. Le ripercussioni sanitarie dellinquinamento sono determinate dal contatto (esposizione) tra luomo e i fattori di pericolo e dal conseguente aumento del rischio per la salute che si traduce in un aumento della morbosit e della mortalit. Le modalit con cui si realizza linterazione ambiente uomo sono molteplici e, spesso, di complicata identificazione. 27

In questa fase gli sforzi dei vari enti preposti alla sorveglianza sanitaria e ambientale vanno integrati in modo da: operare una stima dell'esposizione ambientale sito-specifica, multi-sorgente, multiroute e che tenga conto della possibile interazione di diversi inquinanti nellinsorgenza di una determinata patologia allo scopo di definire gli inquinanti da monitorare, i modelli per la descrizione del loro destino ambientale e le strategie di campionamento, che tengano conto non solo del comportamento degli inquinanti nell'ambiente ma anche delle attivit della popolazione che hanno effetto sull'esposizione; operare una stima delle esposizioni umane che consenta il calcolo delle dosi che vengono assunte attraverso le matrici ambientali utilizzando modelli adeguati e calcoli statistico-matematici; assicurare la massima integrazione nella produzione dei documenti valutativi ufficiali con valenza sanitaria e ambientale; assicurare tracciabilit e rintracciabilit di tutti i percorsi, con i quali si realizza l'integrazione Ambientale-Sanitaria, per ogni sito a rischio; consentire una stima della tossicit e uno studio della stima dose-risposta; consentire un continuo scambio dei dati tossicologici ed epidemiologici, dedotti dalla produzione scientifica pi autorevole, tra le Istituzioni Sanitarie ed Ambientali, con incontri periodici ( per la costruzione di curve dose-risposta e per la definizione di soglie condivise di concentrazione e/o di dose per la sicurezza della popolazione generale e delle sottopopolazioni pi vulnerabili) e scambio in rete; stimare con particolare attenzione l'incertezza nella caratterizzazione del rischio; effettuare una comunicazione del rischio congiunta da parte delle Istituzioni Ambientali e Sanitarie per garantirne lefficacia e migliorare la percezione da parte della popolazione.
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Pertanto bisogna tenere conto della percezione del rischio preesistente e delle basi culturali della popolazione per le quali alcuni rischi sono pi accettati di altri, differenziare per i diversi target della popolazione, affidare il messaggio ad esperti della comunicazione, essere trasparenti nel comunicare il metodo seguito e nel quantificare l'incertezza delle conseguenti valutazioni, coinvolgere in modo interattivo, fin dall'inizio del percorso valutativo, i diversi gruppi di opinione ed i mezzi di comunicazione di massa, essere autorevoli nelle valutazioni per indiscussa professionalit degli specialisti il cui aggiornamento va curato da precisi percorsi formativi, dare certezza che i dati sanitari ed ambientali provengono da strutture accreditate sotto il profilo dell'assicurazione della qualit, rispettare i principi etici preventivamente condivisi dalle Istituzioni coinvolte nella comunicazione congiunta del rischio sanitario ambiente correlato, dare insieme alle informazioni sul rischio suggerimenti sui comportamenti individuali per la sua riduzione e sui possibili provvedimenti da attuare per proteggere la popolazione esposta.

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Progettare i possibili interventi di prevenzione e di comunicazione per una pi oggettiva percezione della popolazione.

5. La fase e consiste nella progettazione di interventi di


prevenzione che, partendo dalle competenze in materia di gestione del rischio dei competenti organi decisori politicoamministrativi, sfruttino limpegno degli Organi Tecnici ambientali e di prevenzione sanitaria per raggiungere il pi ampio consenso circa i possibili interventi tecnici suggeribili. Gli interventi di prevenzione tendenti alla diminuzione del rischio o del danno sanitario interessano la popolazione (comportamenti), i decisori pubblici (diverso utilizzo del territorio, delle strutture e dei servizi pubblici), la protezione ambientale, le imprese. Naturalmente importante che nella progettazione di tali interventi siano consultate tutte le istituzioni coinvolte, anche indirettamente, ed i gruppi d'opinione che rappresentano la volont della popolazione interessata.
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Verifica dellefficacia della comunicazione del rischio e degli interventi di prevenzione.

6. Nella fase f gli interventi di prevenzione, sopra indicati, dovrebbero essere sottoposti a verifiche dell'efficacia attraverso opportuni indicatori preventivamente individuati. Nei casi sfavorevoli la verifica dell'efficacia potr permettere correzioni in itinere condivise dalle Istituzioni coinvolte. Liter menzionato cos come tutte le nuove scelte tecnologiche, produttive, sociali, ambientali, ecc avendo sempre risvolti di carattere sanitario-ambientale, vanno fatti sulla base di valutazioni preventive utilizzando appropriati strumenti di stima e gestione del rischio.
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STRUMENTI DI STIMA E GESTIONE DEL RISCHIO


Strumenti di indagine preliminari al percorso di gestione del rischio

Il tema ambiente e salute umana si presenta come un laboratorio di sperimentazione di forme innovative di indagine volte a identificare e misurare i diversi livelli di interazione tra Uomo e Ambiente. Un modello di riferimento che pu essere adottato nel percorso conoscitivo che porta alla gestione del rischio quello DPSIR (Determinanti, Pressioni, Stato, Impatto, Risposta). Si tratta di un modello di sintesi concettuale che aiuta la comprensione della complessit delle interazioni fra le attivit umane e gli ecosistemi.

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DPSIR
Secondo la definizione fornita dellAgenzia Europea per l'Ambiente (EPA), il modello DPSIR rappresenta uno schema causale per definire le interazioni fra la societ e l'ambiente e viene preso come riferimento per la stesura dei report ambientali da utilizzare a tutti i livelli di scala (locale, nazionale, globale). Attraverso questo modello concettuale viene fornito il quadro delle criticit ambientali di un territorio e ne vengono indicati possibili cause ed effetti. In particolare vengono messi insieme gli elementi e le relazioni che caratterizzano un fenomeno ambientale relazionandolo con le politiche intraprese verso di esso. Lo schema impiegato tiene conto di quei fattori legati alle attivit umane, poco controllabili e difficilmente quantificabili, (trend economici, culturali, settori produttivi) e che incidono indirettamente ma in modo rilevante, nel determinare le condizioni ambientali. Lo studio sulle varie componenti viene effettuato attraverso l'uso degli indicatori ambientali qualiquantitativi specifici distinti in: indicatori dei Determinanti, indicatori di Pressione, Indicatori di Stato, indicatori di Impatto e indicatori di Risposta.

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DPSIR
1. I Determinanti sono le attivit economiche e sociali che generano fattori di pressione. A ciascuna attivit pu essere associato un certo numero di interazioni dirette con l'ambiente naturale; ad esempio la domanda di mobilit un determinate che genera traffico (pressione).

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DPSIR
2. Le Pressioni sono le conseguenze delle attivit umane che generano pressioni sullambiente: sono pressioni le emissioni di inquinanti in atmosfera (es. il traffico).

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DPSIR

3. Lo Stato rappresenta la stima, attraverso attivit di monitoraggio e controllo, della qualit delle matrici ambientali usate direttamente dalluomo. Le pressioni tendono a modificarle negativamente (es. presenza di inquinanti nell aria, nelle acque, negli alimenti).

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DPSIR
4. Gli Impatti, generalmente negativi, sono la conseguenza
diretta delluso di risorse contaminate; si possono avere impatti sulle risorse ambientali (perdita di biodiversit, alterazione dellecosistema, ecc.) o sulla salute umana (morbosit, mortalit, ecc.) legati al modificarsi dello stato di una matrice (es. aria, acqua ecc). Ad esempio, la presenza in concentrazioni elevate di un contaminante atmosferico in una determinata area geografica pu causare un aumento di malattie respiratorie in quel territorio. Limpatto sanitario dellinquinamento potr essere valutato o attraverso la misura degli eventi sanitari e quindi con opportuni studi epidemiologici o attraverso la stima degli impatti e quindi con lapplicazione dellanalisi del rischio.
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DPSIR
5. Le Risposte, sono le azioni (leggi, regolamenti, interventi di
sanit pubblica, interventi di bonifica) che vengono intrapresi in modo da regolare e/o limitare i determinanti, ridurre le pressioni, migliorare lo stato delle matrici e mitigare gli impatti. Possono essere azioni a breve termine (ad esempio targhe alterne come intervento di emergenza per contrastare un episodio acuto), oppure a medio/lungo termine (obiettivi di qualit ambientale).

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Quindi il modello DPSIR come illustrato anche graficamente in Fig. 1, rappresenta la pi accreditata "griglia di lettura" dell'origine dei problemi ambientali e del loro legame con le forze determinanti dell'economia. Come detto, tale modello in grado di descrivere attraverso informazioni sintetiche e sensibili anche le complesse relazioni tra le attivit antropiche, le relative pressioni sullambiente e le loro conseguenze sulla salute pubblica e pu essere, pertanto, impiegato come strumento di base nelle strategie di gestione del rischio e di prevenzione primaria. Lintroduzione della stima degli effetti sulla salute umana ha comportato, recentemente, laffinamento del modello con una migliore definizione di Impatto suddiviso in Esposizione ed Effetto (DPSEEA - Driving forces, Pressure, Status, Exposure, Effect, Action) e la costruzione di indicatori ambientesalute. A livello europeo di deve alla Regione Europea dellOMS liniziativa di aver avviato, con la collaborazione degli Stati Membri, attivit finalizzate alla costruzione di un sistema informativo sanitario ambientale paneuropeo ambiente e salute e lo sviluppo di un primo core set di indicatori (Progetto ECOEHIS Environment and Health Information System).

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Figura. 1: Schema del modello DPSIR

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Strumenti di valutazione del rischio


Lapplicazione di strumenti di valutazione del rischio al fine di individuare eventuali impatti ambientali e sanitari relativi alla presenza di specifici pericoli in determinate aree geografiche, rappresenta un passo fondamentale nel quadro generale di gestione del rischio e, tenendo conto dei risvolti di carattere sanitario-ambientale, dovrebbe essere fatto sulla base di considerazioni preventive. Le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), di Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) e lAnalisi del Rischio (AdR), rappresentano lespressione pi significativa della prevenzione primaria e vengono eseguite preliminarmente a qualsiasi intervento sul territorio. Quindi lapplicazione di questi processi prevede uno spostamento dellattenzione ancora pi a monte cio passando dal concetto di controllo dellambiente a quello di prevenzione degli eventi perturbativi attraverso la valutazione dei rischi e dei benefici legati allintroduzione di un intervento (VIA), allapplicazione di un programma (VAS), allattuazione di politiche ambientali.
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VIA
La VIA uno strumento di politica ambientale viene introdotta in Europa con la direttiva del Consiglio della Comunit Europea n. 85/337 del 1985 concernente la valutazione dellimpatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati modificata ed integrata dalla direttiva CEE 97/11, attualmente recepita dallo Stato italiano con il D.Lgs 152/2006 "Norme in materia ambientale" successivamente sostituito nella Parte Seconda dal D.Lgs. 4/2008 recante "Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del D.Lgs. 152/2006". La procedura di VIA viene strutturata sul principio dellazione preventiva, in base al quale la migliore politica ambientale consiste nel prevedere gli effetti negativi legati alla realizzazione dei progetti anzich combatterne successivamente gli effetti. La VIA nasce, quindi, come strumento per individuare, descrivere e stimare gli effetti diretti ed indiretti di un progetto su alcune componenti ambientali quali la fauna, la flora, il suolo, le acque, laria, il clima, il paesaggio e il patrimonio culturale e sullinterazione fra questi fattori. Obiettivo del processo di VIA contribuire con un migliore ambiente alla qualit della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacit di riproduzione dellecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita.

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VAS
La VAS a differenza della VIA uno strumento di valutazione delle scelte di programmazione e pianificazione; stata introdotta dalla Direttiva 2001/42/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio concernente la stima degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente, ed obbligatoria per gli Stati Membri dal 21 luglio 2004. Lattuale norma di recepimento da parte dello Stato italiano il D.Lgs 152/2006 "Norme in materia ambientale" successivamente sostituito nella Parte Seconda dal D.Lgs. 4/2008 recante "Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del D.Lgs. 152/2006". Negli anni 80 si individua la necessit di introdurre un strumento specifico per lo studio dei rischi sanitari e in particolare di predire, stimare e valutare gli impatti dello sviluppo sui determinanti ambientali di salute umana. Nel solco tracciato dalla VAS si inserisce quindi la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS).

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VIS
Attraverso la VIS vengono fornite informazioni che consentano a chi deve pianificare un intervento di adottare tutte quelle misure che tendano ad incrementare gli effetti positivi di un progetto o programma e nello stesso tempo di ridurre o eliminare gli impatti negativi associati. La VIS , quindi, un importante strumento in grado di fornire, attraverso opportuni indicatori di salute, informazioni specifiche, a supporto delle decisioni politiche che sono alla base dello sviluppo economico di unarea e il suo costante impiego potr contribuire alla formazione di una maggiore coscienza collettiva riguardo limportanza di considerare la salute a tutti i livelli decisionali politici.

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VIS
Gli aspetti fondamentali di questa procedura sono: il principio di precauzione; il modello sociale della salute e del benessere; i determinanti di salute biologici (et, origine etnica etc.), personali o familiari e gli stili di vita (reddito, occupazione, esercizio fisico ecc.), lambiente fisico (aria, alloggi, trasporti ecc.), lambiente sociale (cultura, reti sociali, partecipazione ecc.), i servizi pubblici (accesso e qualit); lequit e la giustizia sociale (la VIS basata su un sistema esplicito di valori focalizzato sulleguaglianza e sulla giustizia sociale); lapproccio partecipativo multidisciplinare (modello egualitario e non elitario) ; lutilizzo di prove qualitative oltre che quantitative (incluso opinioni, esperienze e aspettative di coloro che sarebbero interessati direttamente dalle politiche pubbliche). La VIS pu essere usata in vari modi: in modo prospettico, retrospettivo, insieme alla . realizzazione di unopera. Nella grande maggioranza dei casi quando si parla di VIS si intende la prospettica.
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L'evoluzione del panorama normativo ambientale, avvenuto a seguito dell'entrata in vigore del gi citato D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 Norme in materia ambientale e s.m.i., ha determinato, come detto, una profonda trasformazione in materia di siti contaminati con particolare riferimento all'approccio con cui vengono affrontate le procedure di valutazione del rischio e di bonifica. Lapproccio, rigidamente tabellare, si trasformato in un metodo basato sulla stima del rischio sanitario associato allo stato di contaminazione del sito stesso. In particolare, cambiato in modo sostanziale il ruolo che lanalisi del rischio riveste allinterno del procedimento di bonifica e sono stati introdotti principi essenziali come la conservativit, la sitospecificit, il calcolo in funzione della destinazione duso del sito e degli strumenti di programmazione territoriale.
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Con il D. Lgs. 152/06, lanalisi del rischio deve essere condotta sistematicamente su tutti i siti in cui siano presenti sostanze contaminanti in concentrazione superiore ai limiti tabellari (CSC) al fine di calcolare le concentrazioni soglia di rischio (CSR), le quali costituiranno gli obiettivi di bonifica o messa in sicurezza del sito. Il punto di partenza per la sua applicazione resta lo sviluppo del Modello Concettuale del Sito (MCS), basato sullindividuazione e parametrizzazione di tre elementi principali: la sorgente di contaminazione, i percorsi di migrazione degli inquinanti attraverso le matrici ambientali, ed i bersagli o recettori della contaminazione nel sito o nel suo intorno.

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Analisi del rischio (AdR)


Lambiente rappresenta uno dei determinanti fondamentali dello stato di salute e benessere degli individui. Proprio a causa della stretta relazione con luomo, lambiente, se inquinato, pu diventare veicolo di agenti nocivi. Le ripercussioni sanitarie dellinquinamento sono determinate dal contatto (esposizione) tra luomo e i fattori di pericolo e dal conseguente aumento del rischio per la salute che si traduce in un aumento della morbosit e della mortalit. Le modalit con cui si realizza linterazione ambiente uomo sono molteplici e, spesso, di complicata identificazione. Il modello generale (Figura. 2) individua luomo come principale responsabile dei cambiamenti ambientali. Le attivit umane quando esercitano pressioni sullambiente, attraverso limmissione di contaminanti, vengono considerate sorgenti primarie di contaminazione. Dalle sorgenti primarie gli inquinanti possono giungere nei diversi comparti ambientali (aria, acqua, suolo) causandone una contaminazione la cui entit dipende dalla quantit di contaminanti riversati nonch dalla capacit di dispersione e accumulo degli stessi nella matrice considerata. I siti contaminati rappresentano la sorgente secondaria da cui i contaminanti possono raggiungere tutti gli organismi esposti (bersagli), e quindi anche luomo.
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Figura 2. Modello generale dellinterazione contaminanti-uomo.

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VAS, VIA, VIS e AdR costituiscono, quindi un corpo unico di stima di tutti i possibili effetti sulla salute umana e degli ecosistemi, di opere/infrastrutture e/o politiche di gestione del territorio potenziali portatori di impatto ambientale. In sintesi, importante riuscire a formulare politiche efficaci ed efficienti in materia di tutela della collettivit dai rischi ambientali, per il monitoraggio e la valutazione delle strategie e dei progetti a vari livelli e, contemporaneamente, favorire e mantenere condizioni di dialogo permanente, tanto a livello centrale che sul territorio, tra le strutture preposte alla tutela ambientale e sanitaria e tra queste e i cittadini. Ci al fine di mantenere una costante attenzione alle problematiche descritte, strettamente integrate fra loro, ed assicurare interventi e risposte per quanto possibile rapidi, omogenei, condivisi e credibili.
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Lentit dellesposizione (dose) e la tossicit delle sostanze presenti nel comparto ambientale determinano un rischio per la salute umana in termini di effetti acuti (per esposizioni brevi a concentrazioni elevate) o cronici (per esposizioni di lunga durata a basse concentrazioni). Le conseguenze sanitarie non si verificano solo in seguito ad una esposizione diretta alle sorgenti secondarie (aria, acqua, suolo), ma anche indiretta per assunzione di alimenti contaminati e comprendono sia patologie infettive che intossicazioni. Le prime sono causate dallingestione di microrganismi patogeni in dosi superiori alla carica infettante, le seconde dallingresso di sostanze tossiche attraverso la via dermica, respiratoria o alimentare in concentrazioni superiori alla dose minima capace di creare danni.

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Limpatto sanitario dellinquinamento pu essere valutato attraverso la misura degli eventi sanitari o attraverso la loro stima. La misura dellimpatto viene eseguita solitamente mediante gli studi epidemiologici. un calcolo reale che viene effettuato a posteriori rispetto allevento sanitario e risponde alle domande: quanti individui si sono ammalati a causa dellinquinamento di una determinata area? Quanti individui sono morti? A quanto ammontano i costi sanitari e sociali?
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La stima dellimpatto, invece, prevede lapplicazione dellAnalisi del rischio. un calcolo probabilistico effettuato prima che gli eventi sanitari si manifestino e permettere di rispondere alle domande: quanti individui potrebbero ammalarsi in conseguenza dellinquinamento di una determinata area? Quanti individui potrebbero morire? Quale spesa sanitaria e sociale si prevede?
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LAdR relativa ad un sito potenzialmente contaminato viene eseguita in accordo con quanto previsto dallAllegato 1, Titolo V, Parte Quarta del D. Lgs. 152/06. LAdR per la valutazione dei siti contaminati in uso da alcune decine di anni ed ha ricevuto un forte impulso dapprima in USA e poi in Europa con lemergere del problema del risanamento di numerose aree contaminate. Ad oggi, lAdR una delle procedure pi avanzate per la stima del grado di contaminazione chimica di unarea e per la definizione delle priorit e modalit di intervento nel sito stesso. LAdR assoluta rivolta alla stima di rischi cronici o a lungo termine associati alla contaminazione presente nelle diverse matrici ambientali dovuta a una o pi sorgenti identificabili e delimitabili ed determinata in funzione delle caratteristiche della sorgente secondaria dellinquinamento, dei meccanismi di trasporto e dei bersagli della contaminazione. Questi ultimi, possono essere adulti o bambini e, a seconda della localizzazione e della distanza dalla sorgente, in-site o off-site. Le tipologie duso del suolo compreso nellarea del sito potenzialmente contaminato, invece, possono essere residenziali, ricreativi, industriali o commerciali (solo adulti).
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LAdR viene di norma effettuata in accordo con quanto previsto dalla procedura RBCA (Risk-Based Corrective Action) proposta dallASTM (American Society for Testing and Materials) nel 1995 e aggiornata negli anni successivi.La procedura RBCA fa riferimento ad un approccio basato su tre livelli di stima. Il passaggio a livelli successivi prevede una caratterizzazione pi accurata del sito e labbandono di alcune ipotesi conservative. importante sottolineare che il grado di protezione della salute delluomo e dellambiente non varia nei diversi livelli di analisi ma allaumentare del livello di analisi aumenta il numero di dati e indagini richieste, nonch la quantit di risorse e lefficacia economica degli interventi correttivi, mentre si riduce la conservativit delle assunzioni.
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LAdR condotta a LIVELLO 1 fa riferimento a condizioni sito-generiche e rappresenta quindi una stima di screening. Applicando tale livello di analisi si derivano i livelli di screening delle concentrazioni nelle matrici ambientali. Il LIVELLO 2 di analisi fa riferimento a condizioni sitospecifiche ed quindi una stima di maggior dettaglio. Applicando tale livello si derivano i valori di concentrazione nelle matrici ambientali (Concentrazione Soglia di rischio o CSR) che possono essere considerati quali obiettivi di bonifica. Necessita di una quantit maggiore di dati rispetto allanalisi di primo livello, e vengono considerati pi scenari e parametri di esposizione sito-specifici.
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Il LIVELLO 3 di analisi permette una stima sito-specifica di maggior dettaglio. Utilizza modelli numerici e analisi probabilistiche che consentono di poter considerare leterogeneit del sistema. La sua applicazione richiede per una fase di Site Assessment pi approfondita con una maggiore quantit di dati. Come per il livello precedente possibile derivare gli obiettivi di bonifica sito-specifici. Il livello 2, essendo intermedio tra i tre proposti dalla procedura RBCA, rappresenta, in genere, un buon compromesso ed per questo maggiormente utilizzato nellanalisi del rischio e a cui fanno riferimento anche le linee guidaAPAT.

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LAdR assoluta pu avere un duplice obiettivo finale: stimare quantitativamente il rischio per la salute umana connesso ad uno specifico sito, in termini di valutazione delle possibili conseguenze legate alla sua situazione di inquinamento, ovvero definire gli obiettivi di risanamento vincolati alle condizioni specifiche del singolo sito (CSR). I due risultati derivano dallapplicazione della procedura secondo due modalit: DIRETTA O FORWARD MODE e INVERSA O BACKWARD MODE.

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Il Forward Mode, permette il calcolo del rischio associato al recettore esposto derivante da una sorgente di contaminazione di concentrazione nota. Il rischio (R) (vedi glossario) la concomitanza della probabilit di accadimento di un evento dannoso e dellentit del danno provocato dallevento stesso, ed espresso dalla seguente relazione: R=ExT dove E rappresenta lassunzione cronica giornaliera del contaminante e T la tossicit dello stesso.
Il fattore E dato dal prodotto tra la concentrazione, calcolata in corrispondenza del punto di esposizione, e la portata effettiva di esposizione (ad esempio, la quantit daria inalata al giorno per unit di peso corporeo, se si sta considerando lesposizione aerea). La procedura per la determinazione del rischio prevede in prima istanza la caratterizzazione del sito e la definizione del modello concettuale con lidentificazione di tutti i possibili scenari di esposizione. Si considera, poi, la tossicit delle sostanze in termini di relazione dose-risposta ed infine si 59 calcola il rischio.

La Caratterizzazione del sito consiste nella raccolta ed analisi preliminare dei dati rilevanti sul sito e nellidentificazione delle sostanze chimiche presenti pericolose e/o rilevanti per la stima del rischio sanitario. importante, in questa fase, definire con estrema precisione il modello concettuale (Figura. 3) basato sullindividuazione e parametrizzazione della sorgente di contaminazione, dei percorsi di migrazione degli inquinanti attraverso le matrici ambientali (falda, catena alimentare, ecc.) e dei bersagli o recettori della contaminazione nel sito o nel suo intorno. In particolare si tiene conto delle caratteristiche fisiche, geografiche, idrogeologiche del sito, delle attivit umane, delluso delle risorse, delle sostanze trattate e delle possibili modalit di rilascio, delle possibili vie di diffusione, delle matrici-bersaglio degli inquinanti, della popolazione esposta e delle tipologie di esposizione.
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Figura 3. Schema generale del modello concettuale

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Si selezionano, quindi gli inquinanti da ricercare, e si stabilisce accuratamente il piano di campionamento al fine ottenere un set di dati significativi e rappresentativi della contaminazione dellarea interessata. Lapplicazione di un livello 2 di analisi del rischio richiede lindividuazione di un unico valore di concentrazione rappresentativa in corrispondenza ad ogni sorgente secondaria di contaminazione (suolo superficiale, suolo profondo, falda, ecc.). Tale valore, definito Concentrazione Rappresentativa alla Sorgente (CRS), rappresenta un input primario per lanalisi del rischio e va determinato sulla base di criteri legati ad assunzioni che variano pi o meno sensibilmente a seconda del grado di approssimazione richiesto, del numero e tipo di rilevamenti disponibili, della loro rappresentativit. Nella determinazione della CRS occorre dapprima suddividere il data-set in funzione di ogni sorgente secondaria di contaminazione (suolo superficiale, suolo profondo, acqua profonda, ecc.) ed effettuare la validazione dei dati. necessario considerare che tutte le valutazioni devono essere improntate al principio del Caso peggiore (Worst case) o della Massima Ragionevole Esposizione (Reasonable Maximum Exposure-RME), in modo da essere sufficientemente cautelative da un punto di vista igienico sanitario.
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Seguendo il principio di cautela, pertanto, i valori analitici inferiori al limite di rilevabilit dello strumento sono posti pari al corrispondente limite di rilevabilit. Quindi, per data-set dati <10, non essendo possibile alcuna stima statistica attendibile e in accordo con il principio di massima conservativit, si pone la CRS uguale alla concentrazione massima riscontrata. Per data-set dati >10, invece, si procede con lidentificazione ed eliminazione degli outliers, lindividuazione della distribuzione di probabilit (normale, logonormale, ecc.) che approssimi meglio linsieme dei dati disponibili e lindividuazione del criterio di calcolo pi appropriato. A questo punto si determina il valore del limite superiore dellintervallo di confidenza (UCL) che rappresenta il valore che con un maggior grado di attendibilit permette di stimare la concentrazione rappresentativa alla sorgente: CRS = UCL. Una volta determinata la concentrazione del contaminante si determina lIntake ossia la stima quantitativa dellesposizione espressa in termini di massa di contaminante in contatto con lorganismo per unit di peso corporeo e per giorno (mg/Kg-giorno). Ci implica il passaggio del contaminante attraverso la barriera corporea; tale passaggio pu avvenire attraverso diversi percorsi di esposizione: per contatto dermico, per inalazione di aria contaminata o per ingestione di alimenti contaminati. Lesposizione E [mg (kg d)-1] e data dal prodotto tra la concentrazione rappresentativa in sorgente, calcolata in corrispondenza del punto di esposizione Cpoe e la portata effettiva di esposizione EM definita come la quantit giornaliera di matrice contaminata alla quale il recettore risulta esposto, per unita di peso corporeo: E = Cpoe x EM
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Lequazione generica per il calcolo della portata effettiva di esposizione EM [mg/kg/giorno] e la seguente:

Dove: CR tasso di contatto con il mezzo contaminato e dipende dalla modalit di esposizione (contatto dermico, ingestione, inalazione); EF = frequenza di esposizione (giorno/anno); ED = durata di esposizione (anni) BW = peso corporeo (Kg) AT indica il tempo medio di esposizione di un individuo ad una data sostanza.

Per le sostanze cancerogene lesposizione calcolata sulla durata media della vita (AT = 70 anni), mentre per quelle non cancerogene mediata sulleffettivo periodo di esposizione (AT = ED). Ne consegue che il rischio per sostanze cancerogene relativo non al periodo di tempo della diretta esposizione, bens a tutto larco della vita.

Il calcolo del rischio per la salute umana associata a sostanze chimiche inquinanti si differenzia a seconda della tipologia degli effetti (cancerogeni e/o tossici) che le sostanze possono avere sulluomo. Nel caso di effetti tossici non cancerogeni, il rischio definito Indice di pericolo (HQ) ed esprime di quanto lesposizione alla sostanza supera la dose tollerabile o di riferimento (RfD), ossia, lesposizione media giornaliera che non produce effetti avversi o apprezzabili sullorganismo umano durante il corso della vita. Per le sostanze cancerogene, a differenza di quelle semplicemente tossiche, si ritiene che non esista un valore di soglia (concentrazione) al di sotto del quale non vi siano effetti. Si ritiene, cio, che non esista un livello di esposizione alla sostanza che non ponga una probabilit anche se minima, di generare una risposta cancerogena. In pratica non esiste una dose senza rischi. Tale concetto, peraltro, affermato anche dall Organizzazione Mondiale della Sanit (OMS). Il valore di tossicit viene fornito sulla base della correlazione lineare dose-risposta mediante l SF (Cancer Slope Factor) ossia il coefficiente angolare del tratto rettilineo della relazione dose-risposta definito come il coefficiente di correlazione tra leffetto incrementale di comparsa di nuovi casi di tumore ed esposizione (dose). Nel caso di effetti cancerogeni, pertanto, il rischio rappresenta la probabilit di casi incrementali di tumore nel corso della vita, causati dallesposizione alla sostanza rispetto alle condizioni di vita usuali.

Riguardo agli effetti cancerogeni sulla salute umana, nellambito della procedura di analisi assoluta di rischio, e necessario definire un criterio di tollerabilit del rischio, ossia un valore soglia di rischio al di sotto del quale si ritiene tollerabile la probabilit incrementale di effetti cancerogeni sulluomo. Tale valore di rischio tollerabile, nel caso di applicazione del metodo forward, viene utilizzato, a valle di tutta la procedura, come termine da porre a confronto con il valore di rischio calcolato (R); mentre, nel caso di applicazione del metodo backward, viene utilizzato, a monte di tutta la procedura, per derivare da esso i corrispondenti valori degli obiettivi di bonifica sito specifici o Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR). In generale, porre il rischio per la per la salute umana pari a 10-6 significa che il rischio incrementale di contrarre il tumore per 1 individuo su 1.000.000. Se il rischio per la salute umana uguale o inferiore alla soglia di 10-6 lo stesso viene considerato accettabile. Inoltre stato posto a 10-5 il valore di rischio cancerogeno incrementale tollerabile per la sommatoria di pi sostanze (rischio cumulativo). Per il rischio derivante da sostanze non cancerogene il valore di riferimento 1.