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LETTERA APERTA

OMOFOBIA E OMOSESSUALITÀ

Patrizia Stella

Rispondo alle molte provocazioni o domande di chiarimenti ricevute a seguito della mia
precedente lettera su: “Preghiere contro l’omofobia”.
Nei paesi occidentali, in nome della libertà di pensiero, si può esprimere un parere su tutto
e su tutti: autorità politiche o religiose, istituzioni, associazioni, ecc. meno che sugli omosessuali,
dei quali si può parlare solo per lodarli, ammirarli, assecondarli nei loro desideri, augurare loro tutte
le legalizzazioni che vogliono, altrimenti si è tacciati di… OMOFOBIA, cioè di atteggiamento ostile
e discriminatorio verso una categoria che vanta e pretende soltanto diritti. Infatti chi si permette di
non essere a favore degli omosessuali e del loro ostentato orgoglio, anzi addirittura chi è disposto
a recuperare un omosessuale alla eterosessualità, è dichiarato “omofobo”, che suona come una
specie di “maniaco psichico” che ha delle “fobìe” per l’appunto, che vanno sradicate, e in certe
Nazioni, anche severamente punite!
Riescono tuttavia a camuffare abilmente questo loro stile dittatoriale e prepotente facendo
leva su un aspetto del sentimento che ha la capacità di commuovere e convincere molta gente:
“La sofferenza da essi subita a causa della discriminazione, e la loro dignità di persone”.
• In realtà non è la società che discrimina queste persone, tanto meno la Chiesa che ha
sempre usato misericordia verso tutti a iniziare dai suoi stessi figli, ma sono essi stessi che
si discriminano perché si collocano fuori dell’ordine naturale voluto da Dio, e la natura è
madre, ma anche matrigna per chi le usa violenza. L’inclinazione all’omosessualità,
soprattutto quella dovuta a carenze educative o a situazioni ambientali e familiari difficili,
può costituire una vera sofferenza, specialmente per coloro che, riconoscendo questo
disordine, lottano per non lasciarsi andare, sofferenza che può diventare meritoria davanti a
Dio e che non toglie la pace interiore, mentre vediamo che il libertinaggio sessuale oggi
dilagante produce solo nevrosi e tristezza perché manca la gioia di una vita casta e fedele.
• Per quanto riguarda poi, la dignità della persona, questa resta sempre, proprio
perchè la persona è fatta a immagine e somiglianza di Dio. Ben altra cosa invece è il
valore morale delle sue azioni. Infatti il comportamento personale di ognuno di noi ha la
forza di confermare o degradare questa nostra dignità, ed è per questo che in certe
situazioni bisogna essere forti, coraggiosi e nello stesso tempo umili per farsi aiutare ad
uscire da particolari situazioni di sofferenza che nessuna legge umana potrà mai lenire.
Ben diverso è “l’orgoglio omosessuale” che ostenta sfacciatamente un gravissimo disordine
morale come se fosse un vanto e un diritto da legalizzare e diffondere, e che spesso è incentivato
da certe lobby che vogliono demolire i valori della famiglia naturale, della persona e della civiltà
cristiana andando anche oltre il modello omosessuale, a tal punto che molti si vantano di avere
rapporti di tutti i tipi, anche di gruppo: omo-etero-trans-bis-plus ecc.
Come se non bastasse, questo orgoglio che puzza sempre più di zolfo, è aperto anche alla
cosiddetta “identità di genere” o “gender”, cioè alla facoltà di scegliere sesso e partner dentro una
vasta gamma di possibilità, non escludendo per il futuro anche eventuali rapporti con bambini
(pedofilia) e con le bestie (bestialità), tutti peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio e che,
sull’esempio di Sodoma e Gomorra, potrebbero avere terribili conseguenze su tutta l’umanità.
Da questa premessa si capisce che diventa impossibile per lo Stato legiferare nel campo
del cosiddetto “diritto di famiglia” perché, una volta sganciata la famiglia dalla legge naturale,
visibile anche dalla evidente ed esclusiva complementarietà del corpo maschile e femminile
nell’atto sessuale, legge che Dio stesso ha posto come faro luminoso per qualsiasi uomo di buona
volontà, ciascuno si potrebbe inventare la propria “famiglia” o “matrimonio” anche dentro una
gamma di aberrazioni senza limite! L’insipienza umana senza l’aiuto di Dio non tocca più il fondo!
In realtà questo “orgoglio” così spudoratamente urlato, non è altro che l’espressione di una
sconfitta che vuol mascherare una lacerazione della coscienza molto simile a una disperazione
intima e profonda che nessuna legislazione umana potrà mai alleviare, perché ciò che veramente
manca a queste persone è la pace interiore. Questa pace, frutto del rispetto verso i valori morali,
la può dare solo Dio attraverso la conversione del cuore, il riconoscimento umile della propria
debolezza e lo sforzo per superarla senza volerla chiamare eroismo o persecuzione.
patrizia.stella@alice.it