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* Dove siamo - l'espansione dell'indebitamento pubblico appare come una necessaria

compensazione della deflazione del debito che ha fatto crollare i consumi privati, innescando il
paradosso del risparmio;
* La gelata dell'interscambio - Il commercio estero è letteralmente ibernato sia dal crollo dei
livelli di attività indotto dalla crisi che dal credit crunch, con i prestatori che hanno praticamente
arrestato il trade finance, cioè il finanziamento degli scambi commerciali con l'estero. I due
fenomeni si sono sommati (o moltiplicati), contribuendo al crollo del commercio globale;
* Ma le borse salgono - o meglio, sono salite fino ad un paio di mesi addietro, ora ci troviamo in
un mercato sostanzialmente laterale. Perché sono salite? Scampato pericolo, derivate seconde, green
shoots (i germogli della ripresa citati per primo das Bernanke e divenuti da allora un vero e proprio
genere letterario, che Paolazzi ha tentato di importare in Italia, in un recente rapporto del Centro
Studi Confindustria;
* La realtà - Quello a cui abbiamo assistito è un rally di borsa alimentato dalla imponente
liquidità che esiste nel mercato, e che non attende altro che di riversarsi su asset "promettenti",
rinviando ad un secondo momento il reality check, o meglio la resa dei conti con la realtà. E questo
perché
* I mercati hanno scarsa o nulla visibilità degli utili prospettici - I multipli come il price-
earnings (P/E) sono estremamente cari, da qualsiasi angolo visuale li si guardi. Dopo il rally, il
mercato si è fermato in attesa di capire se, dopo il numeratore, anche il denominatore crescerà in
modo robusto.;
* Riparazioni - Il recupero delle borsa ha permesso alle banche di mettere in cantiere la
riparazione dei propri bilanci, consentendo aumenti di capitale che sono serviti a reggere le
svalutazioni di attivi tossici, oltre al rimborso degli aiuti pubblici del TARP. Le banche hanno poi
beneficiato sia dei rimborsi da AIG che della riduzione della concorrenza, che ha permesso di
applicare, nell'intermediazione, differenziali più ampi tra prezzo-denaro e prezzo-lettera;
* Enigmi - Sale la fiducia prospettica di famiglie ed imprese, ma l'internal dealing, cioè le
vendite di azioni di società quotate da parte dei loro stessi dirigenti sono ai massimi e non
accennano a diminuire. Pare esserci un'induzione all'ottimismo, che rischia di restare frustrata, se la
distruzione di occupazione non si arresterà;
* Il padre di tutti gli enigmi - Che sta facendo la Cina con le materie prime? Le sta incettando,
si direbbe. Perché? Per ricostituire le scorte, ma non solo. Grazie alla forte espansione del credito
ordinata dal governo alle banche, molti manifatturieri cinesi hanno comprato materie prime, sia
attraverso strumenti finanziari (gli ETF), sia spot, cioè fisicamente, sfruttando la base teorica
esistente tra prezzi spot e prezzi futures (il cosiddetto contango). Anche ammettendo che parte di
questi acquisti vada ad alimentare l'investimento infrastrutturale, l'impressione è che ci troviamo di
fronte ad una bolla delle materie prime, i cui prezzi non sono elevati in senso assoluto, ma lo sono
se rapportati alla condizione di debolezza estrema delle economie in giro per il mondo. E questo
rischia di soffocare nella culla quell'ectoplasma di ripresa che crediamo di intravvedere;
* Cambio di paradigma - Il mondo dovrà abituarsi alla maggiore frugalità del consumatore
americano. Per questo motivo, e considerata anche la crisi dell'immobiliare, non si vedono
all'orizzonte potenziali drivers di ripresa globale. Da questa premessa discende, quindi, lo scenario
più probabile è quello di una ripresa "muta", a forma di L. A meno di qualche miracolosa
innovazione tecnologica, un breakthrough epocale che riattivi gli investimenti.