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Esperienze Guidate

SILO

ESPERIENZE GUIDATE
Traduzione di Elena Clementelli

ESPERIENZE GUIDATE ATENEO DI MADRID, SPAGNA 3 MARZO 1989

Il 2 maggio 1916, proprio qui a Madrid, e in questo stesso Ateneo, Ortega present Bergson. In quelloccasione spieg come questa societ, lAteneo, fosse unistituzione in cui le idee venivano coltivate ed erano oggetto, per cos dire, di culto. Poich concordiamo con quel punto di vista, parleremo qui, nellAteneo, non di letteratura come sembrerebbe suggerire il carattere del libr o che presentiamo, non di racconti o narrazioni (che pure costituiscono il materiale di questo lavoro) ma delle idee da cui tali racconti e narrazioni derivano. Ovviamente non stiamo dicendo che quando si affronta un tema letterario si debba prescindere dalle idee ma che in quel caso normalmente il punto di vista estetico a prevalere. Quando si presenta unopera, spesso se ne esaminano gli aspetti formali oltre che il contenuto. In altre occasioni, lautore scava nel suo vissuto avvicinandoci cos alla sua storia, alla sua sensibilit e alla sua percezione del mondo. In che senso, allora, qui parleremo di idee? Lo faremo mettendo in chiaro come questopera sia lapplicazione pratica di una teoria della coscienza in cui limmagine, in quanto fenomeno di rappresentazione, assume una speciale rilevanza. E evidente, per, che prima di entrare in tema dovremo dare numerose spiegazioni, utili soprattutto a chi non abbia letto il libro che oggi presentiamo; ma di sicuro questo non nuocer alla trasmissione della struttura di idee e della teoria cui abbiamo appena fatto riferimento. Vediamo innanzitutto quali dati introduttivi possono essere forniti su questo lavoro. Il libro stato scritto nel lontano 1980, rivisto nel 1988 e sottoposto alla vostra considerazione da pochissimi giorni; a questo punto vorrei leggervi quel che ne ha scritto il curatore: Il libro diviso in due parti. La prima, che comprende dodici racconti ed ha per titolo Narrazioni, contiene il materiale pi denso e complesso dellopera. La seconda, intitolata Giochi di immagini, consta di nove descrizioni pi semplici. Questi scritti possono essere valutati in modo diverso a seconda del punto di vista utilizzato. Ad un approccio superficiale, risulta trattarsi di una serie di brevi racconti a lieto fine. Considerata da unaltra prospettiva, lopera si rivela come un insieme di pratiche psicologiche rivestite di una forma letteraria. Tutto il libro scritto in prima persona, anche se necessario chiarire che tale prima persona non quella dellautore, come sempre succede nelle opere di narrativa, bens quella del lettore. Ogni racconto possiede, infatti, unambientazione specifica che funziona come una sorta di cornice allinterno della quale il lettore colloca una scena in cui compaiono i propri contenuti e lui stesso. Questoperazione facilitata dalla presenza, nel testo, di asterischi che, indicando delle pause nella lettura, permettono di introdurre mentalmente le immagini personali; in tal modo un osservatore passivo si trasforma in attore e coautore delle diverse storie. Questoriginale forma letteraria permette un lavoro di gruppo: mentre una persona legge ad alta voce il testo (evidenziando le pause di cui dicevamo), le altre ascoltano ed immaginano il proprio nodo letterario. Un simile procedimento, che costituisce laspetto pi caratteristico di questopera, se venisse utilizzato in testi pi convenzionali, distruggerebbe la sequenza narrativa. C anche da sottolineare che in genere il lettore di opere letterarie o lo spettatore di rappresentazioni teatrali, filmiche o televisive, pur identificandosi in modo pi o meno completo con i personaggi, sempre in grado di distinguere, sul momento o successivamente, tra lattore che appare dentro la scena e losservatore che ne resta fuori, e che altri non se non lui

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stesso. In questo libro succede il contrario: il personaggio principale losservatore che diventa agente e paziente di azioni ed emozioni. Che queste Esperienze guidate risultino o no di nostro gradimento, dovremo per lo meno riconoscere di trovarci in presenza di unoperazione letteraria innovativa; e questo, indubbiamente, non capita tutti i giorni. Cos si conclude la nota introduttiva. Bene, come si gi detto, si tratta di brevi racconti dove alcuni asterischi permettono di interrompere la sequenza narrativa dando cos al lettore la possibilit di collocare, proprio in quel punto, limmagine che gli sembri adeguata. Quindi il racconto assorbe il nuovo elemento che vi stato introdotto e lo dinamizza in modo che la sequenza narrativa possa continuare a svilupparsi. Vediamo un caso che ci serva da esempio. Prendiamo il primo racconto intitolato "Il bambino". Mi trovo in un luna-park. E sera. Dappertutto vi sono giochi meccanici pieni di luce e movimento... per non c nessuno. Poi scorgo accanto a me un ragazzino di una decina danni. Mi volge le spalle. Mi avvicino e, quando si volta a guardarmi, mi accorgo che sono io stesso quando ero bambino. Asterisco! Cio interruzione, per introdurre me stesso, come immagine, secondo il suggerimento del testo. La storia prosegue... Gli domando che cosa faccia l e mi dice qualcosa che ha a che vedere con uningiustizia che gli hanno fatto. Scoppia a piangere ed io lo consolo, promettendogli di portarlo sulle giostre. Insiste a parlarmi di quellingiustizia. Allora, per riuscire a capirlo, provo a ricordare quale fu lingiustizia da me subita a quellet. Asterisco! A questo punto, il meccanismo di lettura delle Esperienze guidate dovrebbe risultare chiaro. C poi da dire che i racconti si rifanno tutti ad un unico schema strutturale. Allinizio appare lentrata nel tema e lambientazione generale; segue un aumento della tensione, per cos dire, drammatica; in terzo luogo troviamo la rappresentazione di una situazione esistenziale problematica; in quarto luogo, lo sciogliersi del nodo e la corrispondente soluzione del problema; in quinto luogo, la diminuzione della tensione generale e, per ultimo, luscita non brusca dallesperienza, generalmente ripercorrendo alcune tappe del racconto toccate in precedenza. Dobbiamo ora aggiungere alcune considerazioni riguardo alla struttura della cornice che racchiude la situazione, cio riguardo al contesto dellesperienza. Se vogliamo che il lettore prenda contatto con se stesso, dobbiamo deformare la struttura del tempo e dello spazio, seguendo, su questo punto, linsegnamento che ci viene dai sogni. Dobbiamo dare libero corso alla dinamica delle immagini ed eliminare le razionalizzazioni che ne impediscano un fluido sviluppo. Se poi riusciremo a destabilizzare la sensazione del corpo, la posizione del corpo nello spazio, creeremo le condizioni adatte perch il lettore possa porsi delle domande che riguardano un qualsiasi momento della sua vita passata quando non, addirittura, momenti futuri intesi come possibilit di compiere determinate azioni. Vediamo un esempio che illustri quanto stiamo esponendo. Ci serviremo dellesperienza intitolata Lazione che salva. Percorriamo velocemente una grande strada. Accanto a me, guida una persona che non ho mai visto prima. Sui sedili posteriori, due donne e un uomo, anche loro sconosciuti. Lauto corre circondata da altri veicoli che procedono senza alcuna prudenza, come se i loro autisti fossero ubriachi o pazzi. Non sono sicuro se stia facendo giorno o se stia per calare la sera. Domando al mio compagno che cosa stia succedendo. Mi guarda furtivamente e risponde in una strana lingua: Rex voluntas!. Accendo la radio che gracchia emettendo forti rumori di interferenze elettriche. Riesco comunque a sentire una voce debole e metallica che ripete con monotonia: ...rex voluntas...rex voluntas...rex voluntas.... Mentre la corsa dei veicoli rallenta, scorgo ai margini della strada un gran numero di auto ribaltate e un incendio che si propaga in mezzo ad esse. Ci fermiamo e abbandoniamo tutti la macchina, correndo verso i campi fra un mare di gente che si spinge impaurita. Guardo indietro e vedo in mezzo al fumo e alle fiamme molti poveretti rimasti prigionieri in quella trappola mortale, per sono costretto a correre da quella valanga umana che mi sospinge trascinandomi via. In questo delirio tento inutilmente di raggiungere una donna che protegge il suo bambino, mentre la folla le passa sopra e molti cadono a terra. Mentre il disordine e la violenza sono ormai generali, decido di muovermi in una direzione leggermente in diagonale, che mi permetta di separarmi dalla massa. Punto verso un luogo pi in alto, che costringa quegli esseri impazziti a frenare la loro corsa. Molti, prossimi a svenire, mi si attaccano ai vestiti riducendoli a brandelli. Vedo che la densit della folla diminuisce. Allora, un uomo si stacca dalla massa e viene di corsa verso di me. Ha gli abiti stracciati ed coperto di ferite. Quando mi raggiunge, mi afferra per un braccio e, gridando come un pazzo, mi
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indica in basso. Non capisco la sua lingua ma credo che voglia il mio aiuto per salvare qualcuno. Gli dico di aspettare, perch in questo momento impossibile... So che non mi capisce. La sua disperazione mi sconvolge. Luomo cerca allora di tornare indietro ma io, con uno spintone, lo faccio cadere in avanti. Rimane a terra, gemendo amaramente. Capisco di avergli salvato la vita e anche la coscienza, perch lui aveva cercato di salvare qualcuno ma glielo avevano impedito. Salgo un poco pi su e arrivo a un campo coltivato. La terra molle e solcata dal recente passaggio di un trattore. Sento in lontananza colpi di armi da fuoco e credo di capire cosa stia succedendo. Mi allontano in fretta da quel luogo. Dopo un certo tempo mi fermo. Tutto tace. Guardo verso la citt e vedo un bagliore sinistro. Comincio a sentire che la terra oscilla sotto i miei piedi e un boato che sale dalle profondit della terra mi avverte dellimminenza di un terremoto. Poco dopo perdo lequilibrio. Resto a terra raggomitolato su un fianco ma con lo sguardo rivolto verso il cielo, in preda ad una forte nausea. Le scosse sono cessate. In cielo c una luna enorme, che sembra coperta di sangue. Fa un caldo insopportabile e respiro unaria acre. Intanto continuo a non capire se stia iniziando il giorno o stia calando la sera... Mi metto seduto e sento un rimbombo sempre pi forte. Subito dopo, oscurando il cielo, passano centinaia di aerei, simili a insetti mortiferi che si perdono verso un ignoto destino. Scorgo accanto a me un grosso cane che, guardando la luna, si mette a ululare, alla maniera di un lupo. Lo chiamo. Lanimale mi si avvicina timidamente. Mi viene accanto. Gli accarezzo a lungo il pelo irto. Noto che il suo corpo scosso da un tremore intermittente. Il cane si scosta da me e si allontana. Mi alzo in piedi e lo seguo. Percorriamo cos un tratto sassoso fino ad arrivare a un ruscello. Lanimale, assetato, si lancia in avanti e comincia a bere con avidit, ma di l a poco indietreggia e cade. Mi avvicino, lo tocco e mi accorgo che morto. Avverto un nuovo movimento sismico che minaccia di travolgermi, ma si tratta di una scossa passeggera. Mi giro e vedo nel cielo, in lontananza, quattro formazioni di nubi che avanzano con un sordo rimbombare di tuoni. La prima bianca, la seconda rossa, la terza nera e la quarta gialla. E queste nubi somigliano a quattro cavalieri armati che, montati su cavalcature di tempesta, percorrano i cieli distruggendo ogni segno di vita sulla terra. Corro nel tentativo di sfuggire alle nubi. Mi rendo conto che se la pioggia mi raggiunger rimarr contaminato. Continuo a correre ma, allimprovviso, si erge davanti a me una figura colossale. E un gigante che mi sbarra la via. Agita minaccioso una spada di fuoco. Gli grido che debbo andare avanti perch le nubi radioattive si stanno avvicinando. Risponde che un robot messo l apposta per impedire il passaggio alle persone distruttive. Aggiunge che armato di raggi e mi intima di non avvicinarmi. Vedo che il colosso separa nettamente due spazi: quello da cui provengo, sassoso e morente, da un altro pieno di vegetazione e di vita. Allora grido: Devi farmi passare perch ho fatto una buona azione!. Che cos una buona azione?, domanda il robot. E unazione che costruisce, che collabora con la vita, rispondo. E dunque, soggiunge, che hai fatto di buono?. Ho salvato un essere umano da morte sicura e, per di pi, ho salvato la sua coscienza. Subito il gigante si fa da parte e io salto su quel terreno protetto, proprio mentre cominciano a cadere le prime gocce di pioggia... Questo il racconto. In una nota appare il seguente commento: Leffetto straniante dellargomento stato ottenuto dando risalto allindefinitezza del tempo (Non sono sicuro se stia facendo giorno o se stia per calare la sera); mettendo a confronto spazi diversi (Vedo che il colosso separa nettamente due spazi: quello da cui provengo, sassoso e morente, da un altro pieno di vegetazione e di vita); tagliando la possibilit di connessione con altre persone o creando una babelica confusione di lingue (Domando al mio compagno che cosa stia succedendo. Mi guarda furtivamente e risponde in una strana lingua: Rex voluntas!). Infine, lasciando il protagonista in balia di forze incontrollabili (caldo, terremoti, strani fenomeni astronomici, acque inquinate, clima di guerra, gigante armato ecc.). Il corpo del soggetto destabilizzato pi e pi volte: spintoni, spostamenti su un terreno morbido appena arato, cadute provocate dal sisma. Lo schema di ambientazione appena descritto si ripete in molte esperienze, utilizzando per immagini diverse e ponendo in risalto il particolare nodo che si intende trattare. Per esempio, nellesperienza chiamata Il grande errore tutto ruota intorno ad una specie di malinteso, che viene affrontato utilizzando la confusione delle prospettive. In questo caso, poich si tratta di trasformare un fatto passato, un fatto della nostra vita che vorremmo si fosse svolto in altro modo, necessario indurre alterazioni temporali e spaziali che dopo aver modificato la nostra percezione
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dei fenomeni arrivino a modificare anche la prospettiva con cui guardiamo al nostro passato. Si tratta dunque di trasformare non gi i fatti accaduti bens il punto di vista su di essi, nel qual caso tali contenuti risulteranno molto pi facilmente integrabili. Vediamo una parte di questo racconto. Sono in piedi davanti a una specie di tribunale. La sala, gremita di pubblico, immersa nel silenzio. Vedo dovunque volti severi. Rompendo la tremenda tensione che si accumulata tra i presenti, il Segretario, aggiustandosi gli occhiali, prende un foglio di carta e annuncia solennemente: Questo tribunale condanna limputato alla pena di morte. Subito si leva uno schiamazzo. Chi applaude, chi disapprova. Riesco a vedere una donna che cade svenuta. Poi un funzionario riesce a imporre il silenzio. Il Segretario mi fissa torvo, mentre mi domanda: Ha qualcosa da dire?. Gli rispondo di s. Allora tutti si rimettono a sedere. Subito dopo chiedo un bicchiere dacqua e, passata una certa agitazione nella sala, qualcuno me lo porge. Lo porto alle labbra e bevo un sorso. Concludo lazione con un sonoro e prolungato gargarismo. Poi dico: Ecco fatto!. Uno del tribunale mi redarguisce aspramente: Come sarebbe a dire, ecco fatto?. Gli rispondo che cos, ecco fatto. In ogni modo, per farlo contento, gli dico che lacqua del luogo molto buona, chi lavrebbe mai detto, e due o tre cosette gentili di questo tipo... Il Segretario finisce di leggere il foglio di carta con queste parole: ... Di conseguenza, la sentenza verr eseguita oggi stesso, lasciandolo in pieno deserto senza cibo n acqua. Soprattutto senza acqua. Ho detto!. Gli rispondo con forza: Come sarebbe a dire, ho detto?. Inarcando le sopracciglia, il Segretario afferma: Quello che ho detto ho detto!. Di l a poco mi ritrovo nel deserto su un mezzo di trasporto, scortato da due pompieri. A un certo punto ci fermiamo e uno di loro mi fa: Scenda!. Io scendo. Il mezzo gir a e ritorna da dove era venuto. Lo vedo rimpicciolirsi sempre di pi, a mano a mano che si allontana tra le dune. Nel racconto ci sono poi alcuni incidenti e, finalmente, accade questo: La tempesta passata, il sole tramontato. Nel crepuscolo scorgo davanti a me un emisfero biancastro, grande come un edificio di vari piani. Pur pensando che possa trattarsi di un miraggio, mi alzo e mi dirigo da quella parte. A brevissima distanza mi accorgo che la struttura fatta di materiale chiaro, come una plastica rilucente, forse piena di aria compressa. Mi riceve un tale vestito secondo lusanza beduina. Entriamo in un tubo rivestito di tappeti. Scorre un pannello metallico e subito mi investe unaria fresca. Siamo allinterno della struttura. Vedo che tutto alla rovescia. Si direbbe che il soffitto sia un pavimento piano, dal quale pendono diversi oggetti: tavoli rotondi con le zampe allaria, acqua che cadendo in zampilli si incurva e risale e forme umane sedute in alto. Accorgendosi del mio stupore il beduino mi porge un paio di occhiali e mi dice: Se li metta!. Obbedisco e si ristabilisce la normalit. Di fronte a me vedo una grande fontana che emette getti dacqua verticali. Ci sono dei tavoli e vari oggetti, squisitamente combinati tra loro nei colori e nelle forme. Il Segretario mi si accosta camminando a quattro zampe. Dice di sentirsi orribilmente male di stomaco. Gli spiego che sta vedendo la realt alla rovescia e che deve togliersi gli occhiali. Se li toglie, si alza in piedi sospirando e dice: Effettivamente ora tutto a posto, solo che ho la vista corta. Poi aggiunge che mi stava cercando per spiegarmi che non sono la persona che doveva essere giudicata, che c stata una deplorevole confusione. Quindi, tutto a un tratto, esce da una porta laterale. Faccio alcuni passi e vengo a trovarmi con un gruppo di persone sedute in cerchio su grossi cuscini. Sono anziani di ambo i sessi, con caratteristiche razziali e indumenti diversi. Hanno tutti dei bei visi. Ogni volta che uno di loro apre la bocca, ne escono suoni che sembrano di ingranaggi lontani, di macchine gigantesche, di immensi orologi. Ma posso anche sentire il rombo di tuoni intermittenti, lo scricchiolio dei massi, il distacco dei blocchi di ghiaccio, il ritmico ruggito dei vulcani, il breve impatto della pioggia gentile, il sordo agitarsi dei cuori; il motore, il muscolo, la vita... ma tutto questo armonizzato e perfetto, come in unorchestra di magistrale talento. Il beduino mi porge degli auricolari dicendo: Se li metta. C la traduzione. Io me li metto e sento con chiarezza una voce umana. Mi rendo conto che si tratta della stessa sinfonia di uno di quei vecchi, tradotta per il mio maldestro udito. Adesso, mentre lui apre la bocca, io posso ascoltare: Siamo le ore, siamo i minuti, siamo i secondi, siamo le diverse forme del tempo. Poich con te stato commesso un errore, ti daremo lopportunit di ricominciare di nuovo la tua vita. Da dove vuoi ricominciarla? Forse dal momento della nascita... forse da un istante prima del tuo primo fallimento. Pensaci s. Asterisco! Eccetera, eccetera. A questo punto necessario fare alcune considerazioni riguardo al tipo di immagini usate nei racconti, poich si potrebbe essere indotti a credere che le descrizioni si basino soprattutto sulla
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componente visiva quando noto che buona parte della popolazione si rif abitualmente ad un tipo di rappresentazione che invece uditiva, cinestetica o cenestesica - in ogni caso mista. A questo proposito vorrei leggere alcuni paragrafi tratti da una delle mie opere pi recenti, Psicologia dellimmagine: Gli psicologi di tutti i tempi hanno elaborato lunghe liste sulle sensazioni e sulle percezioni e, al giorno doggi, con la scoperta di nuovi recettori nervosi, si parla anche di termorecettori, barorecettori, recettori dellacidit e dellalcalinit interna, ecc. Al novero delle sensazioni corrispondenti ai sensi esterni noi aggiungiamo le sensazioni che corrispondono a sensi diffusi, come le cinestetiche (movimento e posizione corporea) e le cenestesiche (vissuto generale dellintracorpo, della temperatura, del dolore, ecc., sensazioni che, seppur spiegate in termini di sensi tattili interni, non possono essere ridotte ad essi). Per il nostro livello di spiegazione sono sufficienti questi brevi cenni con i quali certo non pretendiamo di esaurire il tema dei possibili vissuti relativi ai sensi esterni e interni e alle molteplici combinazioni percettive tra gli uni e gli altri. Ci interessa, piuttosto, stabilire un parallelismo tra rappresentazioni e percezioni, classificate in modo generico come interne o esterne. Sfortunatamente la rappresentazione stata molto spesso limitata alle sole immagini visive e, allo stesso modo, la spazialit stata quasi sempre riferita alla visione, quando invece anche le percezioni e le rappresentazioni uditive indicano la localizzazione - in qualche luogo - delle sorgenti dello stimolo, e lo stesso vale per quelle tattili, gustative, olfattive e, ovviamente, per quelle che si riferiscono alla posizione del corpo e ai fenomeni dellintracorpo. Gi nel 1943 si era osservato in laboratorio che vari individui propendevano per immagini non visive ma daltro genere. Ci consent a G. Walter, nel 1967, di formulare una classificazione in tipi immaginativi a diversa predominanza. Indipendentemente dalla validit di un simile approccio, cominci a farsi strada fra gli psicologi lidea che il riconoscimento del proprio corpo nello spazio, o il ricordo di un oggetto, molte volte non aveva come base limmagine visiva. Inoltre si cominci a considerare con pi seriet il caso di soggetti perfettamente normali che descrivevano la loro cecit rispetto alla rappresentazione visiva. Non si trattava pi, a partire da queste prove, di considerare le immagini visive come il nucleo del sistema di rappresentazione, gettando le altre forme immaginative nella spazzatura della disintegrazione eidetica o nel campo della letteratura dove ad idioti ed a ritardati mentali vengono fatte dire cose simili a quelle dette da uno dei personaggi de Lurlo e il furore di Faulkner: Non potevo vederla con gli occhi ma la vedevo con le mani e potevo udire la notte che sopraggiungeva. Le mani vedevano la ciabatta, ma non potevo vederla con gli occhi. Mi accoccolai ascoltando calare le tenebre. Se andiamo avanti nel nostro studio sulle Esperienze guidate, arriveremo alla conclusione che nonostante presentino una predominanza dellaspetto visivo, esse si adattano a qualunque sistema di rappresentazione. Non mancano daltra parte esperienze in cui risulta chiaro lutilizzo di altri tipi di immagini. E questo il caso de Lanimale, del quale ora legger qualche brano. Mi trovo in un luogo completamente buio. Tastando con il piede, sento che il terreno irregolare, cosparso di vegetazione e pietre. So che da qualche parte c un precipizio. Percepisco la stretta vicinanza di quellanimale che mi ha sempre provocato uninconfondibile sensazione di ribrezzo e di terrore. Forse un animale soltanto, forse molti... quel che certo che qualcosa si sta avvicinando inesorabilmente. Un ronzio negli orecchi, a volte confuso con un vento lontano, contrasta con il silenzio totale. I miei occhi spalancati non vedono, il cuore batte convulsamente e, mentre il respiro sottile come un filo, un sapore amaro mi chiude la gola. Qualcosa si avvicina... ma cosa c dietro di me che mi fa rizzare i capelli e mi gela la schiena come un blocco di ghiaccio? Le gambe mi tremano e se quel qualcosa mi assale o mi salta alle spalle non avr alcuna difesa. Rimango immobile... aspetto soltanto. Vediamo ora un caso in cui siano presenti diversi tipi di immagini ed il passaggio da un sistema di rappresentazione ad un altro. Qui pu esserci utile una parte dellesperienza chiamata Il festival. Sono disteso su un letto, mi sembra di essere in una stanza dospedale. Sento appena il gocciolio di un rubinetto chiuso male. Provo a muovere le membra e la testa, ma non mi rispondono. A fatica riesco a tenere gli occhi aperti... Il soffitto bianco e liscio, ma ogni goccia dacqua che sento cadere scintilla sulla sua superficie come uno schizzo di luce. Una goccia, una riga. Poi, unaltra. E poi, molte linee. Quindi, ondulazioni. Il soffitto si va trasformando, seguendo il ritmo del mio cuore. Pu darsi che sia un effetto delle arterie degli occhi, prodotto dal pulsare del sangue. Il ritmo disegna il volto di una persona giovane. E pi avanti, in questa stessa esperienza,
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si va oltre la percezione visiva che viene inclusa in un sistema di rappresentazione pi complesso, nel quale appaiono altre percezioni e, pertanto, altre rappresentazioni. Concentro lattenzione su un fiore, attaccato al suo ramo da un sottile stelo di pellicola trasparente al cui interno si fa pi intenso il verde rilucente. Allungo la mano, sfiorando delicatamente con un dito lo stelo lucente e fresco, appena interrotto da piccolissimi rigonfiamenti. Cos, salendo tra foglie di smeraldo, raggiungo i petali che si aprono in una esplosione multicolore. Petali come vetrate di una solenne cattedrale, petali come rubini e come fuochi di legna destatisi in alta fiammata... E in questa danza di tonalit cromatiche sento il fiore vivere come se fosse parte di me. E il fiore, mosso dal mio contatto, lascia cadere una goccia di rugiada sonnolenta, appesa appena allultimo petalo. Lovale della goccia vibra, poi si allunga e, ormai nel vuoto, si appiattisce per poi arrotondarsi di nuovo, cadendo in un tempo senza fine. Cadendo, cadendo nello spazio senza limite... Alla fine, urtando contro il cappello di un fungo, vi rotola sopra come pesante mercurio, per scivolare fino al bordo. L, in uno spasimo di libert, si slancia verso una piccola pozza in cui solleva onde burrascose che bagnano unisola di marmo... L davanti si sta svolgendo il festival e io so che la musica mi mette in comunicazione con quella ragazza che si guarda il vestito e con il giovane che, accarezzando un gatto azzurro, si appoggia allalbero. So di aver vissuto in precedenza la stessa cosa, di aver captato la sagoma rugosa dellalbero e le differenze di volume dei corpi... Nelle farfalle di velluto che mi volano intorno riconosco la qualit delle labbra e la fragilit dei sogni felici. Eccetera. Nelle esperienze, per, le immagini non si collocano solamente nello spazio che il soggetto ha davanti o intorno, ma anche nello spazio interno al soggetto stesso. Sar qui opportuno ricordare che, in determinati sogni, il dormiente vede se stesso in scena fra altri oggetti, vale a dire che il suo sguardo esterno. Ma a volte succede anche che colui che sogna veda la scena con i propri occhi, quasi fosse in stato di veglia; il suo sguardo diventa interno. Nella rappresentazione quotidiana, quella che possiamo sperimentare ora, vediamo le cose esterne come esterne, ossia il nostro sguardo si colloca dietro un limite cenestesico-tattile che dato dalla sensazione degli occhi, del viso e della testa. Ora chiudo gli occhi e rappresento un oggetto che ho appena visto. Esperisco loggetto immaginato come se fosse fuori, quando in realt lo sto guardando dentro il mio spazio di rappresentazione e non fuori come succede quando lo percepisco. Ad ogni modo, il mio sguardo separato dalloggetto: vedo loggetto fuori di me nonostante lo rappresenti, per cos dire, dentro la mia testa. Quando, nellesperienza de Il bambino, vedo me stesso da piccolo, in realt vedo il bambino a partire dal mio vissuto attuale nel quale mi riconosco. In altre parole, vedo il bambino fuori di me, vedo il bambino con il mio attuale sguardo interno. Orbene, il-bambino-che-sono-io-prima mi parla adesso di una ingiustizia che gli fu fatta; e, per sapere di che si tratta, faccio uno sforzo per ricordare (e lo fa il mio io attuale, non il bambino che vedo) quello che mi successo quandero bambino (il-bambino-che-sono-io-prima). Al farlo, il mio sguardo va dentro di me, ai miei propri ricordi, ed il bambino che vedo sta fuori rispetto alla direzione della ricerca che porto avanti nei miei ricordi. Ma quando incontro me stesso in una scena infantile, grazie a che cosa mi riconosco veramente come io-stesso? Senza dubbio grazie ad uno sguardo esterno al me attuale, ma interno, nel caso che stiamo esaminando, al bambino del luna-park. Tutto ci pone interessanti quesiti; ma per appianare le difficolt che questo tema presenta, diciamo che si pu parlare di rappresentazioni che sembrano collocarsi fuori e di altre che sembrano collocarsi dentro, ricordando per che il fuori ed il dentro sono relativi al limite costituito dalle sensazioni cenestesico-tattili degli occhi, del viso e della testa. Una volta capito questo, possiamo prendere in esame alcuni esempi in cui compaiono collocazioni diverse degli sguardi e delle scene. Nellesperienza chiamata Lo spazzacamino, si dice: Passato un certo tempo, lo spazzacamino si alza e prende un oggetto lungo, leggermente curvo. Si ferma davanti a me e dice: Apra la bocca!. Io obbedisco. Poi sento che introduce in me una specie di lunga pinza che mi arriva fino allo stomaco. Per mi accorgo che riesco a sopportarla... Tutta un tratto, grida: Lho preso! e comincia a estrarre loggetto, poco alla volta. Allinizio mi pare di sentirmi strappare qualcosa, ma poi sento prodursi in me una sensazione piacevole, come se dalle viscere e dai polmoni si andasse staccando un qualcosa che vi aderiva in maniera maligna da molto tempo. Qui chiaro che stiamo operando con vissuti cenestesici, cio immagini dellintracorpo; ma quando ci che viene immaginato fuori (cos come ci che viene percepito fuori nella vita quotidiana) produce delle conseguenze nellintracorpo, la scena e lo sguardo si modificano grazie al meccanismo che abbiamo osservato nel racconto de "Il bambino".
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Con la differenza che quanto viene immaginato fuori non costituisce unimmagine visiva (il bambino): fuori, infatti, ora colloco una specie di sensazione cenestesica - non in quanto io senta qualcosa al mio interno e quel sentire ora si trovi fuori del mio corpo, ma in quanto ci che sento al mio interno esterno al mio sguardo (o a una nuova sensazione cenestesica che diventi ancora pi interna). Senza questo meccanismo che permette di cambiare la posizione e la prospettiva dello sguardo e della scena, numerosi fenomeni della vita quotidiana non sarebbero possibili. Come potrebbe un oggetto esterno generare ripugnanza in me per il solo fatto di guardarlo? Come potrei sentire orrore per una ferita inferta nella carne di un altro? Come potrei sentirmi solidale con il dolore umano e con la sofferenza o il piacere altrui? Esaminiamo alcuni brani dellesperienza intitolata La coppia ideale. Camminando in uno spazio aperto, destinato a esposizioni industriali, vedo capannoni e macchinari. Ci sono molti bambini ai quali sono destinati giocattoli meccanici di alta tecnologia. Mi avvicino a un gigante fatto di materiale solido. Sta in piedi. Ha una grossa testa dipinta a colori vivaci. Una scala arriva fino alla sua bocca. Sulla scala si arrampicano i piccoli fino allenorme cavit e, quando uno entra, questa si chiude dolcemente. Di l a poco il bambino viene espulso dalla parte posteriore del gigante e scivola lungo un ottovolante che termina sulla sabbia. A uno a uno entrano ed escono, accompagnati dalla musica che sgorga dal gigante: Gargantua inghiotte i bambini con molta cautela, senza fargli male, opl, opl, con molta cautela, senza fargli male!. Mi decido a salire per la scala ed entrando nellenorme bocca trovo un portiere che mi dice: I bambini scendono con lottovolante e i grandi con lascensore. Luomo continua a dare spiegazioni mentr e scendiamo lungo un tubo trasparente. A un certo punto gli dico che dovremmo gi essere a livello del suolo. Lui risponde che siamo appena nellesofago, perch il resto del corpo si trova sottoterra, a differenza del gigante infantile che tutto in superficie. Proprio cos, ci sono due Gargantua in uno, mi informa. Quello dei bambini e quello dei grandi. Siamo molti metri sotto il suolo... Abbiamo gi passato il diaframma, presto arriveremo in un luogo molto simpatico. Guardi, ora si apre la porta del nostro ascensore, ci si presenta lo stomaco... vuole scendere qui? Come vede, un ristorante moderno, dove vengono serviti piatti di ogni parte del mondo. Il tema delle immagini esterne che agiscono sulla rappresentazione interna trova migliore espressione nellesperienza de Il minatore. Sentiamo: Grido con tutte le mie forze e il terreno cede trascinandomi nel suo smottamento... Un forte strattone alla cintura coincide con il repentino arresto della caduta. Rimango appeso alla corda come un assurdo pendolo di fango. La mia corsa si fermata vicinissimo a un pavimento ricoperto da un tappeto. Vedo adesso, in quellambiente fortemente illuminato, unelegante sala in cui distinguo una specie di laboratorio ed enormi librerie. Ma la situazione di urgenza in cui mi trovo mi spinge a cercare una soluzione. Con la mano sinistra sistemo la corda tesa e con laltra apro la fibbia che la tiene fissata alla mia cintura. Cado dolcemente sul tappeto. Che maniere, amico...! Che maniere!, fa una voce flautata. Mi volto e resto di sasso. Ho davanti a me un omuncolo alto, s e no, sessanta centimetri. A parte le orecchie leggermente puntute, si direbbe molto ben proporzionato. E vestito a vivaci colori ma con un inconfondibile stile da minatore. Mi sento ridicolo e desolato quando mi offre un drink. In ogni modo, mi faccio animo e lo bevo senza battere ciglio. Lomuncolo giunge le mani e le porta alla bocca a mo di megafono. Quindi emette il gemito che ben conosco. A questo punto monta in me unenorme indignazione. Gli chiedo che cosa significhi una burla del genere e mi risponde che, grazie a essa, in futuro la mia digestione migliorer. Il tipo continua dicendo che la corda stretta alla vita e alladdome durante la caduta ha fatto un ottimo lavoro; e cos il percorso sui gomiti lungo il tunnel. Per concludere il suo strano discorso, mi chiede se per me ha qualche senso la frase: Lei si trova nelle viscere della terra. Rispondo che un modo figurato di dire le cose, ma laltro replica che in questo caso si tratta di una grande verit. E poi aggiunge: Lei si trova nelle sue stesse viscere. Quando qualcosa va male nelle viscere, la gente pensa cose fuorvianti. A loro volta, i pensieri negativi pregiudicano le viscere. Cosicch, dora in avanti, lei star attento. Se non lo far, mi metter a camminare e lei sentir un gran solletico ed ogni genere di disturbi interni... Ho colleghi che si occupano di altre parti, come i polmoni, il cuore, eccetera. Ci detto, lomuncolo prende a camminare sulle pareti e sul soffitto, mentre io avverto tensioni nella regione addominale, al fegato e ai reni. Poi, con una pompa doro mi getta addosso dellacqua, ripulendomi scrupolosamente dal fango. Sono subito asciutto. Mi sdraio su un ampio divano e comincio a rilassarmi. Lomuncolo passa ritmicamente una spazzolina sul mio addome e sulla vita, producendomi un notevole senso di distensione in quelle zone. Mi rendo conto che, con lalleviarsi dei malesseri allo stomaco, al fegato e ai reni, mutano le mie idee e i miei sentimenti. Percepisco
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una vibrazione e avverto che mi sto sollevando. Sono sul montacarichi che risale verso la superficie della terra. In questa esperienza, lomino risulta essere un vero esperto nella teoria dellimmagine cenestesica. Purtroppo non ci ha spiegato come unimmagine possa entrare in connessione con lintracorpo ed agire su di esso. Abbiamo appena visto, pur con qualche difficolt, come la percezione degli oggetti esterni serva da base allelaborazione di unimmagine, e come questa ci permetta di presentare nuovamente ci che si era precedentemente presentato ai sensi. Abbiamo anche visto come, nella rappresentazione, la collocazione e la prospettiva dello sguardo dellosservatore rispetto a una data scena possano cambiare; ci siamo anche interrogati sulla connessione fra la percezione di un oggetto sgradevole e le nostre reazioni interne. Ora stiamo discutendo delle sensazioni dellintracorpo che servono da base a rappresentazioni anchesse interne. Dunque ci troviamo pieni di domande per le quali non abbiamo risposte esaurienti, ed ho il timore che purtroppo il nostro discorso dovr rimanere incompleto. Vorrei, ad ogni modo, aggiungere alcune considerazioni. Finch si continuer a considerare limmagine come una semplice copia della percezione, finch si continuer a credere che la coscienza in generale abbia un atteggiamento passivo nei confronti del mondo e risponda ad esso per riflesso, non potremo rispondere n alle domande precedenti n ad altre, in verit fondamentali. Per noi limmagine un modo attivo di porsi, da parte della coscienza (come struttura) nelmondo. La coscienza pu agire sul corpo e sul corpo nel-mondo, grazie allintenzionalit che sempre appunta al di fuori di s, e che non risponde semplicemente ad un per s o ad un in s naturale, riflesso e meccanico. Limmagine agisce in una struttura spazio-temporale ed in una spazialit interna che chiamiamo appunto spazio di rappresentazione. Le diverse e complesse funzioni espletate dallimmagine dipendono, in generale, dalla posizione che essa assume in tale spazialit. La piena giustificazione di quanto stiamo affermando si trova nella nostra teoria della coscienza che spiegata nel lavoro Psicologia dellimmagine al quale rimandiamo. Ma se, attraverso questi divertimenti letterari come li chiama il nostro curatore, se attraverso queste narrazioni o racconti, siamo riusciti a mostrare le applicazioni pratiche di una concezione pi ampia, allora non siamo venuti meno alla promessa, fatta allinizio della nostra spiegazione, che c i saremmo occupati di questo scritto, Esperienze guidate, non dal punto di vista letterario ma da quello delle idee da cui esso deriva. Questo tutto, molte grazie.

PRECISAZIONE DEL COMMENTATORE Questo libro diviso in due parti. La prima, intitolata "Narrazioni", una raccolta di dodici racconti e costituisce il corpo pi denso e complesso. La seconda, sotto il titolo di "Giochi d'immagine", consta di nove descrizioni pi semplici (e anche pi agili) di quelle della prima parte. Questo materiale si pu considerare da punti di vista diversi. Il pi superficiale ci mostra una serie di racconti brevi a lieto fine. Questi hanno il carattere leggero delle minute che si redigono per la pratica e a mo' di "divertimento". In base a tale valutazione si tratterebbe di mere esercitazioni letterarie. Un'altra angolazione rivela l'opera come una serie di pratiche psicologiche espresse in forma letteraria. Questo aspetto risulta pi chiaro nelle note amplificatrici e nei commenti che aggiungo alla fine del volume. Conosciamo racconti di ogni tipo scritti in prima persona. Quella "prima persona" di solito non quella del lettore, ma dell'autore. In questo libro Silo pone rimedio a una cos antica scortesia, facendo s che l'ambientazione di ciascun racconto costituisca la cornice in cui il lettore possa inserire la propria persona e le proprie vicende. Come supporto, compaiono nei testi degli asterischi che segnano altrettante pause ed aiutano ad introdurre mentalmente le immagini che trasformano un lettore passivo in attore e coautore di ciascuna descrizione. La peculiarit di questa tecnica permette, d'altra parte, che una persona legga ad alta voce (marcando le suddette interruzioni) e che altre, ascoltando, immaginino il proprio "nodo" letterario. Tale cosa, che costituisce il fulcro di questi scritti, in altri pi convenzionali distruggerebbe ogni sequenza tematica. Si deve tenere presente che in ogni opera letteraria il lettore o spettatore (se si tratta di rappresentazioni teatrali, cinematografiche o televisive) si pu identificare pi o meno completamente con i personaggi, riconoscendo tuttavia al momento o successivamente delle differenze tra l'attore che appare incluso nell'opera e l'osservatore che "al di fuori" della produzione e non altri che lui stesso. In questo libro accade il contrario: il personaggio l'osservatore, l'agente e il paziente di azioni ed emozioni.
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Che queste Esperienza risultino o no di nostro gradimento, dovremo tuttavia quanto meno riconoscere di trovarci davanti a una nuova iniziativa letteraria, il che non capita di sicuro tutti i giorni. J. Valinsky

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PRIMA PARTE NARRAZIONI I. IL BAMBINO Cammino in aperta campagna. E` mattina molto presto. A mano a mano che procedo mi sento sempre pi sicuro e lieto. Arrivo a individuare una costruzione dall'aria antica. Sembrerebbe fatta di pietra. Anche il tetto a due spioventi come di pietra. Grandi colonne di marmo si stagliano sulla facciata. Giungo davanti all'edificio e vedo una porta in metallo che si direbbe piuttosto pesante. Di colpo da un lato escono due animali feroci che mi si scagliano contro. Fortunatamente vengono trattenuti da catene ben tirate, a brevissima distanza da me. Non so come raggiungere la porta senza che questi animali mi attacchino e cos gli butto un cartoccio con della roba da mangiare. Le bestie la trangugiano e si addormentano. Mi avvicino alla porta. La esamino. Non scorgo n una serratura n un altro elemento atto ad aprirla. Comunque spingo dolcemente e il battente si apre con un rumore metallico di secoli. Appare un ambiente molto lungo e tenuemente illuminato. Non riesco a vederne il fondo. A destra e a sinistra ci sono dei quadri che arrivano fino a terra. Sono grandi come persone. Ognuno di essi rappresenta una scena diversa. Nel primo alla mia sinistra si vede un uomo seduto a un tavolo, sul quale sono sparsi delle carte, dadi e altri elementi di gioco. Resto ad osservare lo strano cappello che copre il capo del giocatore. Allora cerco di accarezzare il dipinto sulla parte del cappello, ma non avverto alcuna resistenza la tatto, mentre il mio braccio entra nel quadro. Introduco una gamba e poi tutto il mio corpo all'interno del quadro. Il giocatore solleva una mano ed esclama: "Un momento, non pu entrare se non paga l'ingresso!" Mi frugo addosso, tiro fuori una pallina di vetro e gliela do. Il giocatore fa un gesto affermativo e io passo di fianco a lui. Mi trovo in un parco di divertimenti. E` sera. Dappertutto vi sono giochi meccanici pieni di luce e movimento... per non si vede un'anima. Ma poi scorgo accanto a me un ragazzino di una decina d'anni. E` di spalle. Mi avvicino e, quando si volta a guardarmi, mi accorgo che sono io stesso bambino. (*) Gli chiedo che cosa faccia l e mi dice qualcosa che ha a che vedere con un torto che gli hanno fatto. Scoppia a piangere e io lo consolo, promettendogli di portarlo verso i giochi. Lui insiste su quel torto. Allora, per riuscire a capirlo, provo a ricordare quale possa essere stato il torto da me subito a quell'et. (*) Ora ricordo e, per qualche ragione, mi rendo conto che somiglia a quello che subisco attualmente. Rimango l a pensare, ma il piccolo continua a piangere. (*) Allora gli dico: "Va bene, vado a sistemare questa faccenda del torto che a quanto pare mi stanno facendo. E perci comincer ad essere cordiale con le persone che mi creano questa situazione." (*) Vedo che il bambino ride. L'accarezzo e gli dico che ci rivedremo ancora. Mi saluta e se ne va tutto contento. Esco dal parco, passando accanto al giocatore che mi guarda di sbieco. Contemporaneamente gli tocco il cappello e il personaggio mi strizza scherzoso l'occhio. Emergo dal quadro e mi ritrovo nell'ambiente lungo. Allora, camminando a passi lenti, esco dalla porta. L fuori gli animali dormono. Passo in mezzo a loro senza sussultare. La splendida giornata mi accoglie. Ritorno attraverso i campi, cantando e fischiettando, con la sensazione di aver fatto luce su una situazione che mi trascinavo appresso da molto tempo. (*)

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II. IL NEMICO Mi trovo nel centro della citt, nell'ora di punta. Gente e veicoli si muovono in fretta. Io pure mi muovo frettolosamente. All'improvviso tutto resta come paralizzato. Io soltanto rimango in movimento. Allora mi metto ad esaminare le persone. Mi soffermo a contemplare una donna e quindi un uomo. Giro loro intorno e li studio da vicino. Poi salgo sul tetto di un'auto e da l mi guardo attorno, verificando inoltre che vi un silenzio generale. Rifletto un istante e mi rendo conto che persone, veicoli e ogni genere di oggetti sono a mia totale disposizione. Immediata mente mi metto a fare tutto quello che mi pare, in modo cos frenetico che di l a poco mi sento estenuato. Sono l che riposo quando mi vengono in mente altre attivit, cosicch mi rimetto a fare quello che mi gira senza la minima remora. Ma chi non ti vedo! Niente meno che il personaggio con cui ho diversi conti in sospeso. Credo in effetti che sia quello che pi mi ha danneggiato in tutta la mia vita... Poich le cose non possono andare avanti cos, do una toccatina al mio nemico e vedo che riacquista qualche movimento. Mi guarda con orrore e capisce al volo la situazione, ma paralizzato e indifeso, ragion per cui comincio a dirgli tutto quello che mi passa per la testa, minacciandolo di prendermi una rivincita immediata. So che sente tutto, ma non pu rispondere, cosicch comincio a ricordargli tutte le occasioni in cui mi ha fatto soffrire. (*) Mentre sono impegnato con il mio nemico, compaiono camminando varie persone. Si fermano davanti a noi e cominciano ad infierire con domande sul malcapitato. Chiede perdono e si inginocchia, mentre i nuovi arrivati continuano ad interrogarlo. Dopo un po' dichiarano che una persona tanto infame non pu continuare a vivere e lo condannano a morte. Stanno per linciarlo, mentre lui chiede clemenza. Allora lo perdono. Tutti rispettano la mia decisione. Poi il gruppo si allontana in modo ordinato e noi restiamo di nuovo soli. Approfitto della situazione per completare la mia rivincita, di fronte alla sua crescente disperazione. Cos finisco col dire tutto quello che mi sembra giusto. (*) Il cielo si oscura violentemente e comincia a piovere forte. Mentre cerco riparo dietro una vetrina, vedo che la citt riprende vita. I pedoni corrono, i veicoli procedono con cautela tra cortine d'acqua e raffiche di un vento da uragano. Continui lampi carichi di elettricit e forti tuoni avvolgono la scena, mentre continuo a guardare attraverso i vetri. Mi sento del tutto rilassato, come vuoto, mentre guardo senza pensare a nulla. In quell'istante compare il mio nemico in cerca di un riparo dal temporale. Mi si accosta e dice: "Che fortuna trovarsi insieme in una situazione come questa!" Mi guarda timidamente. Lo riconforto con una bottarella sulla schiena, mentre si stringe nelle spalle. (*) Comincio a passare in rassegna dentro di me i problemi dell'altro. Vedo le sue difficolt, i fallimenti della sua vita, le sue enormi frustrazioni, la sua fragilit. (*) Sento la solitudine di quell'essere umano che mi si rannicchia accanto tutto bagnato e tremante. Lo vedo sporco, in uno stato di patetico abbandono. (*) Allora in un impeto di solidariet gli dico che lo aiuter. Lui non pronuncia una parola. Abbassa la testa guardandosi le mani. Mi accorgo che gli occhi gli si inumidiscono. (*) La pioggia cessata. Esco in strada e aspiro profondamente l'aria pulita. Poi mi allontano subito da quel luogo.

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III. IL GRANDE ERRORE Sono in piedi davanti a una specie di tribunale. La sala, gremita di pubblico, immersa nel silenzio. Vedo dovunque dei volti severi. Rompendo la tremenda tensione che si accumulata tra i presenti, il Segretario, aggiustandosi gli occhiali, prende un foglio di carta e annuncia solennemente: "Questo Tribunale condanna l'imputato alla pena di morte." Subito si leva uno schiamazzo. Chi applaude, chi disapprova. Riesco a vedere una donna che cade svenuta. Poi un funzionario riesce ad imporre il silenzio. Il Segretario mi fissa torvo, mentre mi chiede: "Ha qualcosa da dire?" Gli rispondo di s. Allora tutti si rimettono a sedere. Subito dopo chiedo un bicchiere d'acqua e, passata una certa agitazione nella sala, qualcuno me lo porge. Lo porto alle labbra e bevo un sorso. Concludo l'azione con un sonoro e prolungato gargarismo. Poi dico: "Ecco fatto!" Uno del Tribunale mi redarguisce aspramente: "Come sarebbe a dire, ecco fatto?" Gli rispondo: proprio cos, ecco fatto. In ogni modo, per farlo contento, gli dico che l'acqua del luogo molto buona, chi l'avrebbe mai detto, e due o tre cosette gentili del genere... Il Segretario finisce di leggere con queste parole: "...di conseguenza, la sentenza verr eseguita oggi stesso, lasciandolo in pieno deserto senza cibo n acqua. Soprattutto senz'acqua. Ho detto!" Gli rispondo con forza: "Come sarebbe a dire, ho detto?" Inarcando le sopracciglia il Segretario afferma: "Quello che ho detto ho detto!" Di l a poco mi ritrovo su un mezzo di trasporto, scortato da due pompieri. Ad un certo punto ci fermiamo e uno di loro mi fa: "Scenda!" Io scendo. Il mezzo gira e ritorna da dove era venuto. Lo vedo rimpicciolirsi sempre di pi, a mano a mano che si allontana tra le dune. Il sole sta tramontando, ma sempre forte. Comincio ad avere una gran sete. Mi levo la camicia e me la metto sulla testa. Mi guardo attorno. Vedo nelle vicinanze un avvallamento accanto a delle dune. Mi dirigo da quella parte, mettendomi a sedere nell'angusto spazio d'ombra proiettato dal pendio. L'aria si agita vivacemente, sollevando una nube di sabbia che oscura il sole. Esco dall'avvallamento nel timore di venire seppellito se il fenomeno di accentuasse. I granelli di sabbia mi colpiscono la schiena nuda come raffiche di mitraglia vetrosa. In breve tempo la violenza del vento mi butta a terra. La tempesta passata, il sole tramontato. Nel crepuscolo scorgo davanti a me un emisfero biancastro, grande come un edificio di vari piani. Penso che possa trattarsi di un miraggio, tuttavia mi alzo dirigendomi da quella parte. A brevissima distanza mi accorgo che la struttura fatta di un materiale chiaro, come una plastica rilucente, forse ripiena di aria compressa. Mi riceve un tale vestito secondo l'usanza beduina. Entriamo lungo un tubo rivestito di tappeti. Scorre un pannello metallico e allo stesso tempo mi investe l'aria fresca. Siamo all'interno della struttura. Vedo che tutto alla rovescia. Si direbbe che il soffitto sia un pavimento piano, dal quale pendono diversi oggetti: tavoli rotondi con le zampe all'aria; acque che, cadendo in zampilli, si incurvano e risalgono e forme umane sedute in alto. Accorgendosi del mio stupore il beduino mi porge un paio di occhiali, dicendo: "Se li metta!" Io obbedisco e si ristabilisce la normalit. Di fronte vedo una grande fontana che emette getti d'acqua verticali. Ci sono dei tavoli e vari oggetti, squisita mente combinati tra loro nei colori e nelle forme. Mi si accosta gattoni il Segretario. Dice di sentirsi orribilmente male di stomaco. Gli spiego che sta vedendo la realt alla rovescia e che deve togliersi gli occhiali. Se li toglie, si alza in piedi sospirando e dice: "Effettivamente ora tutto a posto, solo che ho la vista corta." Poi aggiunge che mi stava cercando per spiegarmi che non sono io la persona che doveva giudicare, che c' stata una deplorevole confusione. Quindi tutto a un tratto esce da una porta laterale. Faccio alcuni passi e vengo a trovarmi con un gruppo di persone sedute in cerchio su dei grossi cuscini. Sono dei vecchi di ambo i sessi, con caratteristiche razziali e indumenti diversi. Hanno tutti dei bei visi. Ogni volta che uno di loro apre la bocca, ne escono suoni come di ingranaggi lontani, di macchine gigantesche, di immensi orologi. Ma posso anche sentire il rombo di tuoni intermittenti, lo scricchiolio dei massi, il distacco dei blocchi di ghiaccio, il ritmico ruggito dei vulcani, il breve impatto della pioggia gentile, il sordo agitarsi dei cuori; il motore, il muscolo, la vita... ma tutto questo armonizzato e perfetto, come in una magistrale orchestra. Il beduino mi porge degli auricolari dicendo: "Se li metta. C' la traduzione." Io me li metto e sento con chiarezza una voce umana. Mi rendo conto che si tratta della stessa sinfonia di uno di quei vecchi, tradotta per il torpido udito. Adesso, mentre lui apre la bocca, io posso ascoltare: "...Siamo le ore, siamo i minuti, siamo i secondi... Siamo le diverse forme del tempo. Poich con te stato commesso un errore, ti daremo l'opportunit di ricominciare di nuovo la tua vita. Da dove vuoi ricominciarla? Forse dal momento della nascita... forse da un istante prima del tuo primo fallimento. Pensaci." (*) Ho cercato di ricordare il momento in cui ho perduto il controllo della mia vita. Lo spiego al vecchio. (*) "Benissimo" mi dice. "E come farai, se ritorni indietro a quel momento, a prendere una direzione
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differente? Pensa che non ricorderai quello che viene dopo." "Ma esiste un'altra alternativa" soggiunge. "Puoi tornare al momento del pi grande errore della tua vita e, senza cambiare i fatti, puoi cambiarne i significati. In questo modo puoi rifarti una vita." Nel momento stesso in cui il vecchio tace, vedo che tutto intorno a me si inverte in luci e colori, come se si trasformasse nel negativo di una pellicola... finch tutto ritorna normale. Ma mi trovo nel momento del grande errore della mia vita." (*) Sono l, spinto a commettere l'errore. E perch sono costretto a farlo? (*) Non ci saranno altri fattori che influiscono e che io non voglio vedere? A che cosa si deve l'errore fondamentale? Cosa dovrei fare invece? Se non commetto quell'errore, cambier lo schema della mia vita, e questa sar migliore o peggiore? (*) Cerco di convincermi che le circostanze che agiscono non possono essere modificate e accetto tutto come un evento natura le: come un terremoto o un fiume che, straripando dal suo letto, distrugge il lavoro e le case degli abitanti. (*) Mi sforzo di accettare il fatto che nelle calamit non ci sono colpevoli. N la mia debolezza, n i miei eccessi, n le intenzioni altrui possono essere diversi in questo caso. (*) So che se adesso non mi riconcilio, la frustrazione continuer a trascinarsi nella mia vita futura. Allora, con tutto il mio essere, perdono e mi perdono. Ammetto che quello che successo sfugge al controllo mio e di chiunque altro. (*) La scena comincia a deformarsi, mentre si invertono i chiaroscuri come in un negativo fotografico. Nello stesso tempo sento la voce che mi dice: "Se puoi riconciliarti con il tuo pi grande errore, la tua frustrazione morir e avrai cambiato il tuo destino." Sono in piedi in mezzo al deserto. Vedo avvicinarsi un'auto. Grido: "Taxi!" Subito dopo sono comodamente seduto sul sedile posteriore. Guardo l'autista che vestito da pompiere e gli dico: "Mi porti a casa... senza fretta, cos avr il tempo di cambiarmi d'abito." Penso: "A chi non capitato qualcosa di storto? Credo di essere migliore di quanto pensassi prima e, quel che pi conta, ho davanti tutto l'avvenire per dimostrarlo."

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IV. LA NOSTALGIA Le luci colorate scintillano al ritmo della musica. Ho davanti a me la persona che stata il mio grande amore. Balliamo lentamente e ogni flash mi rivela un dettaglio del suo viso o del suo corpo. (*) Che cosa non ha funzionato tra noi? Forse il denaro. (*) Forse quelle altre relazioni. (*) Forse aspirazioni diverse. (*) Forse il destino, o qualcosa di troppo difficile da definire allora. (*) Ballo lentamente, ma adesso con la persona che stata l'altro mio grande amore. Ogni flash mi rivela un dettaglio del suo viso o del suo corpo. (*) Che cosa non ha funzionato tra noi? Forse il denaro. (*) Forse quelle altre relazioni. (*) Forse aspirazioni diverse. (*) Forse il destino, o qualcosa di troppo difficile da definire allora. (*) Io ti perdono e mi perdono, perch se il mondo balla intorno a noi e noi balliamo, che possiamo fare per le ferree promesse che erano farfalle dai colori cangianti? Riscatto il buono e il bello dello ieri con te. (*) E anche con te. (*) E con tutti coloro con i quali mi abbagliai gli occhi. (*) Ah, certo! il dolore, il sospetto, l'abbandono, l'infinita tristezza e le ferite dell'orgoglio ne sono il pretesto. Come sono piccoli vicino a uno sguardo lieve! Perch i grandi mali che ricordo sono errori di danza e non la danza stessa. Di te ringrazio il lieve sorriso. Di te il sussurro. E di tutti ringrazio la speranza di un amore eterno. Rimango in pace con il passato presente in me. Il mio cuore aperto ai ricordi dei bei momenti. (*)

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V. LA COPPIA IDEALE Camminando in uno spazio aperto, destinato ad esposizioni industriali, vedo capannoni e macchinari. Ci sono molti bambini ai quali sono destinati giocattoli meccanici di alta tecnologia. Mi avvicino a un gigante fatto di materiale solido. E` in piedi. Ha una grossa testa dipinta a vivaci colori. Una scala arriva fino alla sua bocca. Sulla scala si arrampicano i piccoli fino all'enorme cavit e quando uno entra, questa si chiude dolcemente. Di l a poco il bambino viene espulso dalla parte posteriore del gigante e scivola lungo un otto volante che termina sulla sabbia. Ad uno ad uno entrano ed escono, accompagnati dalla musica che sgorga dal gigante: "Gargantua inghiotte i bambini con molta cautela, senza fargli male, Ha, ha, ha con molta cautela, senza fargli male." Mi decido a salire per la scala ed, entrando nell'enorme bocca, trovo un portiere che mi dice: "I bambini scendono con l'otto volante e i grandi con l'ascensore." L'uomo continua a dare spiegazioni, mentre scendiamo lungo un tubo trasparente. Ad un certo punto gli dico che dovremmo gi essere a livello del suolo. Lui risponde che siamo appena lungo l'esofago, perch il resto del corpo si trova sottoterra, a differenza del gigante infantile che tutto in superficie. "Proprio cos, ci sono due Gargantua in uno" mi informa. "Quello dei bambini e quello dei grandi. Siamo molti piedi sotto il suolo... Abbiamo gi passato il diaframma, cos che presto arriveremo in un luogo molto simpatico. Guardi, ora che si apre la porta del nostro ascensore, ci si presenta lo stomaco... vuole scendere qui? Come vede, un ristorante moderno, dove vengono serviti piatti di ogni parte del mondo." Dico al portiere che mi incuriosisce il resto del corpo. Allora continuiamo a scendere. "Siamo gi nel basso ventre" annuncia il mio interlocutore aprendo la porta. Ha una decorazione molto originale. Le pareti a colori cangianti sono delle caverne delicatamente tappezzate. Il fuoco centrale, nel mezzo del salone, il generatore che fornisce energia a tutto il gigante. Le colonne, disseminate in punti diversi, consentono di giocare a nascondino... si pu comparire e scomparire dietro di esse. E` pi bello se i visitatori che partecipano sono molti. Bene. la lascio qui se cos desidera. Baster che si accosti all'ascensore perch la porta si apra e possa ritornare alla superficie. Tutto automatico... una meraviglia, non le pare?" Si chiude la porta e rimango solo in quel luogo. Ho l'impressione di trovarmi dentro il mare. Un grosso pesce passa attraverso di me e comprendo che i coralli, le alghe e le varie specie vive sono delle proiezioni tridimensionali che producono un incredibile effetto realistico. Mi siedo e resto a guardare senza fretta questo spettacolo rilassante. All'improvviso vedo che dal fuoco centrale esce una figura umana con il viso coperto. Mi si avvicina lentamente. Fermandosi a breve distanza dice: "Buongiorno, sono un'olografia. Gli uomini cercando di trovare in me la loro donna ideale e le donne procedono in modo opposto. Sono programmata per assumere l'aspetto che lei cerca, ma qual questo aspetto? Io non posso fare niente senza un piccolo sforzo da parte sua. Ma se ci prova, le sue onde encefalografiche saranno decodificate, amplificate, tra smesse e ricodificate di nuovo nel computer centrale, il quale a sua volta far le ricomposizioni che mi permetteranno di andare profilando la mia identit." Allora, che devo fare? - chiedo. Le raccomando - spiega - di procedere nel seguente ordine. Pensi a quali tratti comuni hanno avuto tutte le persone con le quali si legato affettivamente. Non faccia riferimento soltanto al corpo e alla faccia, ma anche al carattere. Per esempio: erano del tipo protettivo o, al contrario, ispiravano in lei il bisogno di dare loro protezione? (*) Erano ardite, timide, ambiziose, menzognere, sognatrici o magari crudeli? (*) E adesso qual la cosa ugualmente sgradevole o riprovevole o negativa che avevano in comune? (*) Quali erano i loro tratti positivi? (*) In che cosa sono stati simili gli inizi di tutte queste relazioni? (*) In che cosa stata simile la loro fine? (*) Cerchi di ricordare con quali persone ha avuto rapporti, senza che per le cose andassero a buon fine e perch non hanno funzionato? (*) Ora, attenzione, comincer ad assumere le forme che lei desidera. Mi dia delle indicazioni e io eseguir alla perfezione. Sono pronta, dunque pensi: come devo camminare? Come sono vestita? Che cosa faccio esattamente? Come parlo? Dove siamo e che cosa facciamo? Guarda il mio volto, cos com'. (*) Guarda nella profondit dei miei occhi, perch ormai non sono pi una proiezione, ma qualcosa di reale... Guarda in fondo agli occhi e dimmi dolcemente che cosa vedi in essi." (*) Mi alzo per toccare la figura, ma lei mi evita, scomparendo dietro una colonna. Quando ci arrivo, mi rendo conto che si dileguata. Per sento sulla spalla una mano che vi si appoggia dolcemente, mentre qualcuno dice: "Non guardare indietro. Ti deve bastare sapere che siamo stati vicinissimi, tu ed io, e che, grazie a ci, le tue ricerche si chiariranno." Nel momento in cui finisce la frase, mi volto per vedere chi mi sta accanto, ma riesco ad intravedere
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soltanto un'ombra che fugge. Contemporaneamente il fuoco centrale crepita e aumenta il suo fulgore fino ad abbagliarmi.

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Mi rendo conto che la scenografia e la proiezione hanno creato l'ambiente propizio perch sorgesse l'immagine ideale. Questa immagine che in me e che arrivata a sfiorarmi, ma che per un moto incomprensibile di impazienza mi scivolata tra le dita. So che mi stata accanto e questo mi basta. So anche che il computer centrale non ha potuto proiettare un'immagine tattile come quella che mi sono sentito sulla spalla... Raggiungo l'ascensore. La porta si apre e in quel momento sento un canto infantile: "Gargantua inghiotte i grandi, con molta cautela, senza fargli male. Ha, ha, ha, con molta cautela, senza fargli male!"

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VI. IL RISENTIMENTO E` sera. Mi trovo in un'antica citt solcata da canali che passano sotto i ponti delle strade. Appoggiato a una spalletta guardo in gi il lento movimento dell'acqua torbida. Nonostante la nebbia, riesco a scorgere su un altro ponte un gruppo di persone. A malapena posso sentire gli strumenti musicali che accompagnano delle voci tristemente stonate. Lontani rintocchi di campana arrivano fino a me, come ondata appiccicose di lamento. Il gruppo se n' andato, le campane tacciono. In una strada trasversale delle luci malsane dai colori fluorescenti illuminano appena la notte. Mi metto in cammino, addentrandomi nella nebbia. Dopo aver vagato tra viuzze e ponti, sbocco in uno spazio aperto. una piazza quadrata, all'apparenza vuota. La pavimentazione a matto nelle mi porta a un'estremit ricoperta da acque immobili. La barca, simile a una carrozza, mi sta aspettando l davanti. Ma prima di salire devo passare in mezzo a due lunghe file di donne. Sono vestite di tuniche nere e tengono in mano delle torce; dicono in coro al mio passaggio: "Oh, Morte, il cui illimitato impero raggiunge ovunque quelli che vivono. Da te lo spazio ai nostri anni concesso dipende. Il tuo perenne sonno tutte le folle annienta, perch nessuno elude il tuo impulso possente. Tu soltanto possiedi il giudizio che assolve, non v' arte che il tuo impeto freni, n supplica che il tuo disegno revochi." Salendo in carrozza vengo aiutato dal barcaiolo, che poi rimane in piedi dietro di me. Mi accomodo in uno spazioso sedile. Sento che ci solleviamo fino a restare leggermente staccati dall'acqua. Allora cominciamo a spostarci sospesi su un mare aperto e immobile, come uno specchio infinito che riflette la luna. Siamo arrivati all'isola. La luce notturna consente di vedere un lungo viale fiancheggiato da cipressi. La barca si posa sull'acqua, dondolandosi un poco. Io scendo, mentre il barcaiolo resta impassibile. Avanzo diritto tra gli alberi che sibilano al vento. So di essere osservato. Ho la sensazione che ci sia qualcosa o qualcuno nascosto pi avanti. Mi fermo. Dietro l'albero l'ombra mi chiama con gesti lenti. Vado verso di essa e, quasi al momento di raggiungerla, un alito pesante, un sospiro di morte mi si incolla al viso: Aiutami! - mormora. So che sei venuto a liberarmi da questa buia prigione. Tu solo puoi farlo... aiutami! L'ombra dice di essere la persona con la quale sono profondamente risentito. (*) Come indovinando il mio pensiero, aggiunge: "Non ha importanza che colui al quale sei legato dal risentimento pi profondo sia vivo o morto, perch il dominio dell'oscuro ricordo non rispetta frontiere." Quindi continua: "E non c' nemmeno differenza nel fatto che l'odio e il desiderio di vendetta siano annodati nel tuo cuore fin dall'infanzia o solo da un recente passato. Il nostro tempo immobile, perci stiamo sempre in agguato per sorgere deformati come timori diversi quando l'occasione si presenta. E quei timori sono la nostra vendetta per il veleno che ogni volta siamo costretti ad ingoiare." Mentre gli chiedo che cosa devo fare un raggio di luna illumina debolmente la sua testa ricoperta da un manto. Poi lo spettro si lascia vedere con chiarezza e in lui riconosco i lineamenti di colui che apr la mia pi grande ferita. (*) Gli dico cose che non avrei mai raccontato a nessuno; gli parlo con la massima franchezza di cui sono capace.(*) Mi chiede di riconsiderare il problema e di spiegargli i dettagli pi importanti senza remore, anche se le mie parole dovessero essere offensive. Insiste esortandomi a non tralasciare di evocare qualsiasi rancore io possa provare, altrimenti rimarr per sempre prigioniero. Allora procedo secondo le sue istruzioni. (*) Subito mi mostra una robusta catena che lo lega a un cipresso. Senza esitare la spezzo con un secco strattone. Allora il manto scivola a terra vuoto e rimane l disteso, mentre la sagoma svanisce nell'aria e la voce si allontana verso le alture, ripetendo parole gi conosciute: "Addio, dunque! La lucciola annuncia l'approssimarsi dell'alba e il suo indeciso bagliore incomincia ad impallidire. Addio, addio, addio! Ricordati di me!" Comprendendo che sar presto mattino, mi giro su me stesso per far ritorno alla barca, ma prima raccolgo il manto che ancora l ai miei piedi. Me lo getto sulle spalle e affretto il passo. Mentre mi avvicino alla costa varie ombre furtive mi chiedono se un giorno ritorner a liberare altri risentimenti. Ormai vicino al mare, vedo un gruppo di donne vestite di bianche tuniche; ognuna di esse tiene in alto una torcia. Giunto alla carrozza, do il manto al barcaiolo. Questi, a sua volta, lo consegna alle donne. Una di esse gli d fuoco. Il manto brucia e si consuma rapidamente, senza lasciare cenere. In quell'istante provo un gran sollievo, come se avessi sinceramente perdonato un'enorme offesa. (*) Salgo sulla barca, che ora ha l'aspetto di un moderno motoscafo sportivo. Mentre ci allontaniamo dalla costa senza avere ancora acceso il motore, sento il coro delle donne che dice: "Tu hai il potere di destare l'addormentato unendo il cuore alla testa, liberando la mente dal vuoto, allontanando dall'interno sguardo le tenebre e l'oblio. Vieni, o beata potest. Memoria vera, che indirizzi la vita verso il retto senso." Il motore si mette in moto nel momento in cui il sole sorge all'orizzonte marino. Guardo il giovane marinaio dal volto forte e aperto, mente accelera sorridente verso il mare.
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Ora ci avviciniamo a gran velocit, rimbalzando sulle onde leggere. I raggi del sole indorano le superbe cupole della citt, mentre tutt'intorno le colombe volteggiano in stormo. (*)

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VII. LA PROTETTRICE DELLA VITA Sto a galla sul dorso nelle acque di un lago. La temperatura assai piacevole. Posso guardare senza sforzo da entrambi i lati del mio corpo; l'acqua cos cristallina che posso vedere il fondo. Il cielo di un azzurro luminoso. L vicino c' una spiaggia di morbida sabbia quasi bianca. E` una baia, nella quale le acque del mare giungono senza onde. Sento il mio corpo galleggiare dolcemente e rilassarsi sempre di pi, procurandomi una straordinaria sensazione di benessere. Ad un tratto mi giro e comincio a nuotare in maniera armoniosa fino alla riva; poi esco dall'acqua camminando lenta mente. Il paesaggio tropicale. Vedo palme e alberi di cocco, mente avverto sulla pelle il contatto del sole e della brezza. Improvvisamente, alla mia destra, scorgo una grotta. L accanto scorre l'acqua trasparente di un ruscello. Mi avvicino, quando vedo all'interno della grotta una figura di donna. Ha il capo circondato da una corona di fiori. Riesco a vedere i begli occhi, ma non so definire la sua et. In ogni caso, dietro quel volto che irradia amabilit e comprensione, intuisco una grande saggezza. Rimango l a contemplarla, mentre la natura intorno tace. "Sono la protettrice della vita", mi dice. Le rispondo timidamente che non capisco bene il significato delle sue parole. In quell'istante vedo un cerbiatto che le lecca la mano. La donna mi invita ad entrare nella grotta, indicandomi poi di sedere sulla sabbia davanti a una liscia parete di roccia. Ora non posso pi vederla, ma sento che mi dice: "Respira tranquillamente e dimmi che cosa vedi." Comincio a respirare lentamente e profondamente. Ad un tratto compare sulla roccia una chiara immagine del mare. Inspiro, e le onde raggiungono la spiaggia. Espiro e si ritirano. Mi dice: "Tutto nel tuo corpo ritmo e bellezza. Tante volte hai rinnegato il tuo corpo, senza capire di quale meraviglioso strumento disponi per esprimerti nel mondo." In quell'istante appaiono sulla roccia diverse scene della mia vita in cui avverto vergogna, timore ed orrore per vari aspetti del mio corpo. Le immagini si succedono. (*) Provo un certo disagio perch so che lei sta vedendo quelle scene, ma subito mi tranquillizzo. Poi aggiunge: "Persino nella malattia e nella vecchiaia il corpo sar il cane fedele che ti accompagner fino all'ultimo momento. Non lo rinnegare quando non pu rispondere al tuo capriccio. Nel frattempo rendilo forte e sano. Curalo perch sia al tuo servizio e osserva soltanto il parere dei saggi. Io che sono passata per tutte le epoche so bene che l'idea stessa di bellezza cambia. Se non consideri il tuo corpo come l'amico pi vicino, esso intristisce e si ammala. Quindi dovrai accettarlo completamente. E` lo strumento di cui disponi per esprimerti nel mondo. "...e adesso voglio che tu veda quale parte di esso pi debole e meno sana." Qui appare l'immagine di quella parte del mio corpo. (*) Allora la donna posa la mano su quel punto ed io sento un calore vivificante. Registro ondate di energia che si espandono in quel punto e sperimento una profonda accettazione del mio corpo cos com'. (*) "Cura il tuo corpo, seguendo solo il parere dei saggi, e non mortificarlo con malesseri che esistono soltanto nella tua fantasia. E adesso va, pieno di vitalit ed in pace." Mi sento confortato e pieno di salute e, uscendo dalla grotta, bevo l'acqua cristallina del ruscello che mi tonifica tutto il corpo. Il sole e la brezza baciano il mio corpo. Cammino sulla sabbia bianca verso il lago e, quando vi giungo, vedo per un attimo la figura della protettrice della vita che si riflette amabilmente nel fondo. Entro nell'acqua e ringrazio dentro di me il meraviglioso strumento che ho ricevuto in dono dalla natura. (*)

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VIII. L'AZIONE CHE SALVA Percorriamo velocemente una grande strada. Accanto a me sta guidando una persona che non ho mai visto. Sui sedili posteriori, due donne e un uomo, del pari sconosciuti. L'auto corre circondata da altri veicoli che procedono senza alcuna prudenza, come se i loro autisti fossero ubriachi o pazzi. Non sono sicuro se sta facendo giorno o se sta per calare la sera. Domando al mio compagno che cosa sta succedendo. Mi guarda furtivamente e risponde in una strana lingua: "Rex voluntas!" Accendo la radio che gracchia emettendo forti rumori di interferenze elettriche. Riesco comunque a sentire una voce debole e metallica che ripete con monotonia: "...rex voluntas ...rex voluntas ...rex voluntas..." La corsa dei veicoli va rallentando, mentre scorgo ai margini della strada un gran numero di auto ribaltate e un incendio che si sta propagando in mezzo ad esse. Ci fermiamo e abbandoniamo tutti la macchina, correndo verso i campi fra un mare di gente che si spinge impaurita. Guardo indietro e vedo in mezzo al fumo e alle fiamme molti poveretti che sono rimasti intrappolati mortalmente, per sono costretto a correre da quella valanga umana che mi sospinge trascinandomi via. In questo delirio tento inutilmente di raggiungere una donna che cerca di proteggere il suo bambino, mentre la folla le passa sopra e molti cadono a terra. Mentre il disordine e la violenza sono ormai generali, decido di muovermi in una direzione leggermente in diagonale che mi permetta di separarmi dalla massa. Punto verso un luogo pi in alto dove la corsa di tutti quegli esseri impazziti rallenta. Molti, prossimi a svenire, mi si attaccano ai vestiti riducendoli a brandelli. Per vedo che la densit della gente va diminuendo. Sono riuscito a divincolarmi e adesso continuo a salire, quasi senza fiato. Mi fermo un istante e vedo che la moltitudine segue una direzione opposta alla mia; sicuramente pensano che, prendendo una via in discesa, potranno pi facilmente uscire da quella situazione. Mi accorgo con orrore che il cammino seguito dalla folla finisce in un precipizio. Grido con tutte le mie forze per avvertire, almeno quelli che mi sono pi vicini, dell'imminente catastrofe. Allora un uomo si stacca dalla massa e viene di corsa verso di me. Ha gli abiti stracciati ed tutto pieno di ferite. Provo peraltro una gran gioia per il fatto che potr mettersi in salvo. Quando mi raggiunge, mi afferra per un braccio e, gridando come un pazzo, mi indica in basso. Non capisco la sua lingua ma credo che voglia il mio aiuto per salvare qualcuno. Gli dico di aspettare, perch in questo momento impossibile... So che non mi capisce. La sua disperazione mi sconvolge. L'uomo cerca allora di tornare indietro ma io, con uno spintone, lo faccio cadere in avanti. Rimane l per terra, gemendo amaramente. Da parte mia, capisco di avergli salvato la vita e anche la coscienza, perch lui aveva cercato di salvare qualcuno ma glielo avevano impedito. Salgo un poco pi su e arrivo su un campo coltivato. La terra molle e solcata dal recente passaggio di un trattore. Sento in lontananza colpi d'arma da fuoco e credo di capire cosa stia succedendo. Mi allontano in fretta da quel luogo. Dopo un certo tempo mi fermo. Tutto tace. Guardo verso la citt e vedo un bagliore sinistro. Comincio ad avvertire che la terra oscilla sotto i miei piedi e un boato che sale dalle profondit della terra mi avverte dell'imminenza di un terremoto. Poco dopo perdo l'equilibrio. Resto a terra raggomitolato su un fianco ma con lo sguardo rivolto verso il cielo, in preda ad una forte nausea. Le scosse sono cessate. Vedo una luna enorme, che sembra coperta di sangue. Fa un caldo insopportabile e respiro l'aria acre dell'atmosfera. Intanto continuo a non capire se sta iniziando il giorno o se sta calando la sera... Mi rialzo a sedere e sento un rimbombo crescente. Subito dopo, oscurando il cielo, passano centinaia di aerei, come insetti mortiferi, che si perdono verso un ignoto destino. Scorgo accanto a me un grosso cane che, guardando la luna, si mette a ululare, alla maniera di un lupo. Lo chiamo. L'animale mi si avvicina timidamente. Mi viene accanto. Gli accarezzo dolcemente il pelo drizzato. Sta tremando. Il cane si scosta da me e si allontana. Mi alzo in piedi e lo seguo. percorriamo cos un tratto sassoso fino ad arrivare a un ruscello. L'animale, assetato, si lancia in avanti e comincia a bere con avidit, ma di l a poco indietreggia e cade. Mi avvicino, lo tocco e mi accorgo che morto. Avverto un nuovo movimento sismico che minaccia di travolgermi ma, fortunatamente, si tratta di una scossa passeggera. Mi giro e vedo nel cielo, in lontananza, quattro formazioni di nubi che avanzano con un sordo rimbombare di tuoni. La prima bianca, la seconda rossa, la terza nera e la quarta gialla. E queste nubi somigliano a quattro cavalieri armati che, montati su cavalcature di tempesta, vanno attraversando i cieli e di struggendo ogni segno di vita sulla terra. Corro nel tentativo di sfuggire alle nubi. Mi rendo conto che se la pioggia mi raggiunge io ne sar contaminato. Continuo a correre ma, all'improvviso, si erge davanti a me una figura colossale. E` un gigante che mi sbarra la via. Agita minaccioso una spada di fuoco. Gli grido che debbo andare avanti perch si stanno avvicinando le nubi radioattive. Lui mi risponde che un robot messo l apposta per impedire il
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passaggio alle persone distruttive. Aggiunge che armato di raggi e mi intima di non avvicinarmi. Vedo che il colosso separa nettamente due spazi: quello dal quale provengo, sassoso e letale, da un altro pieno di vegetazione e di vita. Allora grido: "Devi farmi passare perch ho fatto una buona azione"! - Che cos' una buona azione? - domanda il robot. - E` un'azione che costruisce, che collabora con la vita. - E dunque - soggiunge - che hai fatto di buono? - Ho salvato un essere umano da morte sicura e, per di pi, ho salvato la sua coscienza. Subito il gigante si fa da parte e io salto su quel terreno protetto, proprio mentre cominciano a cadere le prime gocce di pioggia. Davanti a me c' una tenuta. Vicino, la casa dei contadini. Dalle finestre esce una calda luce. Adesso comprendo che sta cominciando un nuovo giorno. Raggiungo la casa dove un uomo rude, dall'aria buona, mi invita ad entrare. Dentro c' una famiglia numerosa che si sta preparando ad affrontare le fatiche del giorno. Mi fanno sedere al tavolo dove pronta una colazione semplice e salutare. Bevo subito dell'acqua pura di sorgente. Alcuni bambini mi scorrazzano intorno. - Stavolta - dice il mio ospite - ce l'ha fatta a scappare. Ma quando dovr nuovamente varcare il confine della morte, quale coerenza potr esibire? Gli chiedo maggiori chiarimenti, perch le sue parole mi risultano oscure. Lui mi spiega: "Provi a ricordare quelle che potremmo definire le "buone azioni" (tanto per dargli un nome) realizzate in vita sua. E` chiaro che non sto parlando delle cosiddette "buone azioni" che la gente compie sperando in qualche ricompensa. Deve ricordare soltanto quelle che hanno lasciato in lei la sensazione che ci che stato fatto era proprio il meglio per gli altri... tutto qui. Le do tre minuti perch lei riveda tutta la sua vita e si renda conto di quanta povert interiore ci sia in lei, mio buon amico. E un'ultima raccomandazione: se ha figli o persone comunque a lei molto care, non confonda ci che desidera per loro con quello che meglio per loro". Detto questo, esce di casa con tutti i suoi. Rimango solo a meditare su quanto mi ha suggerito il contadino. (*) Dopo un po' l'uomo rientra e mi dice: "Vede dunque come vuoto dentro e, se non vuoto, perch confuso. Il che significa che, in ogni caso, lei vuoto. Mi consenta una raccomandazione, e l'accetti perch l'unica cosa che le servir d'ora innanzi. A cominciare da oggi, non lasci passare neanche un solo giorno senza riempire la sua vita." Ci salutiamo. Di lontano sento che mi grida: "Dica alla gente quello che ora lei gi sa!" Lascio la tenuta e mi avvio in direzione della mia citt. Questo ho appreso oggi: quando l'essere umano pensa solo ai suoi interessi e problemi personali, porta la morte nell'anima e tutto ci che tocca muore con lui.

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IX. LE FALSE SPERANZE Sono giunto nel luogo che mi hanno consigliato. Mi trovo davanti alla casa del dottore. Una piccola targa avverte: "O tu che entri, lascia ogni speranza." Suono, la porta si apre e un'infermiera mi fa passare. Indica una sedia sulla quale mi accomodo. Lei si sistema dietro un tavolo, davanti a me. Prende un foglio e, dopo averlo infilato nella macchina da scrivere, chiede: "Nome?", e io rispondo. "Et?... professione?... stato civile?... gruppo sanguigno?..." La donna continua a riempire la scheda coi dati sulle malattie della mia famiglia. Poi mi chiede la storia delle mie malattie. (*) Subito ricostruisco tutti gli incidenti da me subiti a cominciare dall'infanzia. (*) Guardandomi fisso, chiede lentamente: "Precedenti penali?" Rispondo con una certa inquietudine. Quando mi domanda "Quali sono le sue speranze?", metto da parte il mio modo rispettoso di rispondere e le chiedo spiegazioni. Impassibile, guardandomi come se fossi un insetto, mi dice: "Le speranze sono speranze! Su, cominci a raccontare e faccia presto, perch ho un appuntamento col mio fidanzato". Mi alzo dalla sedia e con una manata tolgo il foglio dalla macchina. Quindi lo strappo e ne butto i pezzetti in un cestino. Mi giro e vado verso la porta dalla quale sono entrato. Mi accorgo che non riesco ad aprirla. Chiaramente contrariato, grido all'infermiera di aprirmela. Non mi risponde. Mi volto e vedo che la stanza... vuota! A grandi passi raggiungo l'altra porta, immaginando che al di l ci sia l'ambulatorio. Mi dico che l deve esserci il dottore, al quale presenter i miei reclami. Mi dico che da l deve essere scappata quella simpaticona dell'infermiera. Apro e riesco a fermarmi appena in tempo a pochi centimetri da una parete. "Dietro la porta una parete, che graziosa idea!"... Corro verso la prima porta che ora si apre e vado a urtare di nuovo contro un muro che mi sbarra il passo. Sento una voce maschile che, attraverso un altoparlante, mi dice: "Quali sono le sue speranze?" Ricomponendomi, spiattello al dottore che siamo persone adulte e che logicamente la mia maggiore speranza quella di uscire da una situazione cos ridicola. La voce dice: "La targa all'ingresso avverte il visitatore di lasciare ogni speranza." La situazione mi appare come uno scherzo grottesco e cos mi rimetto a sedere, aspettando che si risolva in qualche modo. - Ricominciamo da capo - dice la voce - Lei ricorda di aver nutrito nell'infanzia molte speranze. Col tempo si reso conto che esse non si sarebbero mai realizzate. Quindi ha abbandonato quei bei progetti... cerchi di ricordare. (*) "Pi avanti - continua la voce - accaduto lo stesso e si dovuto rassegnare al fatto che i suoi desideri non si realizzassero... ricordi. (*) "Infine, lei in questo momento ha molte speranze. Non mi riferisco alla speranza di uscire da questa stanza, poich questo trucco di ambientazione scomparso. Sto parlando d'altro. Sto parlando di quali sono le sue speranze per il futuro. (*) "E quali di esse segretamente lei sa che non si realizzeranno mai? Vediamo, ci pensi con sincerit. (*) "Senza speranze non possiamo vivere. Per quando sappiamo che sono false non possiamo conservarle all'infinito, poich prima o poi tutto andr a sfociare in una crisi di fallimento. Se riuscisse a chiarirsi dentro di s, arrivando alle speranze che riconosce che non si realizzeranno e se, inoltre, facesse lo sforzo di lasciarle qui per sempre, il suo senso della realt ne guadagnerebbe. Cosicch, analizziamo di nuovo il problema... Cerchi le speranze pi profonde. Quelle che lei sente che non si realizzeranno mai. Attento a non sbagliare! Vi sono cose che le paiono possibili, queste non deve toccarle. Prenda solo quelle che non si realizzeranno. Su le cerchi con assoluta sincerit, anche se le sar un po' penoso. "Nell'uscire dalla stanza si proponga di lasciarle qui per sempre." (*) "E adesso completiamo l'opera. Esamini, viceversa, tutte le altre speranze importanti che considera possibili. L'aiuter. Diriga la sua vita solo attraverso quello che ritiene possibile o che, realmente, sente che si compir. Non importa che poi le cose non funzionino, perch, in definitiva, hanno dato una direzione alle sue azioni. (*) "Ecco, abbiamo finito. Ora esca da dove entrato e faccia presto, perch devo vedermi con la mia segretaria." Mi alzo, faccio qualche passo, apro la porta ed esco. Guardo la targa all'ingresso e leggo: "O tu che esci, lascia qui ogni falsa speranza."

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X. LA RIPETIZIONE E` notte. Sto camminando in un luogo debolmente illuminato. E` un vicolo stretto. Non vedo nessuno. Comunque, la nebbia diffonde una luce remota. I miei passi producono un'eco paurosa. Affretto il passo nell'intento di raggiungere il prossimo lampione. Giunto a quel punto, scorgo una sagoma umana. La figura a due o tre metri di distanza. E` una vecchia con il viso semicoperto. Improvvisamente, con voce stentata, mi chiede l'ora. Guardo l'orologio e rispondo: "Sono le tre di notte". Mi allontano rapidamente, immergendomi di nuovo nella nebbia e nel buio, con il desiderio di arrivare al prossimo lampione che scorgo in lontananza. L, di nuovo, c' la donna. Guardo l'orologio, segna le due e mezzo. Mi metto a correre verso il lampione successivo e, mentre corro, mi giro indietro a guardare. In effetti mi allontano dalla figura che rimane ferma laggi. Arrivo di corsa al lampione e l, percepisco l'ombra che mi aspetta. Guardo l'orologio, sono le due. Corro ormai senza alcun controllo, oltrepassando lampioni e vecchie, fino a che, sfinito, mi fermo a met strada. Guardo l'orologio e vedo nel vetro il viso della donna. Comprendo che arrivata la fine... Nonostante tutto, cerco di capire la situazione e mi chiedo ripetutamente: "Da che cosa sto fuggendo?... da che cosa sto fuggendo?" La voce stentata mi risponde: "Sono dietro di te e davanti a te. Ci che stato sar. Ma sei molto fortunato perch ti sei potuto fermare un momento a pensare. Se risolvi questo, potrai uscire dalla tua stessa trappola." (*) Mi sento stordito e stanco. Nonostante tutto penso che c' una via di uscita. Qualcosa mi fa ricordare varie situazioni di fallimento della mia vita. Ecco, ora rievoco i primi fallimenti della mia infanzia. (*) Poi i fallimenti della mia giovent. (*) Ed anche i fallimenti pi recenti. (*) Mi rendo conto che in futuro essi seguiteranno a ripetersi, fallimento dopo fallimento. (*) In tutte le mie sconfitte c' stato qualcosa di comune: tutte le cose che volevo fare non erano ordinate, si trattava sempre di desideri confusi che si opponevano tra di loro. (*) Persino ora scopro che molte cose che desidero ottenere in futuro sono contraddittorie. (*) Non so cosa fare della mia vita e, tuttavia, desidero confusamente molte cose. S, ho timore del futuro e non vorrei che si ripetessero i fallimenti passati. La mia vita paralizzata in questo vicolo di nebbia, tra fulgori morenti. Inaspettatamente si accende una luce ad una finestra e da l qualcuno mi grida: "Ha bisogno di qualcosa?" - S - gli rispondo - ho bisogno di uscire da qui. - Ah, no!... da soli non si pu uscire. - Allora mi spieghi cosa devo fare. - Non posso, eppoi, se continuiamo a gridare, finiremo per svegliare tutto il vicinato. Con il sonno dei vicini non si scherza! Buonanotte! La luce si spegne. Allora sorge in me il desiderio pi forte: uscire da questa situazione. Mi rendo conto che la mia vita cambier solamente se trover una via d'uscita. Il vicolo apparentemente ha un senso, per esso non nient'altro che una ripetizione, dalla nascita fino alla morte. Un falso senso, di lampione in lampione, fino a quando, in qualche momento, le mie forze finiranno per sempre. Scorgo alla mia sinistra un cartello indicatore con frecce e scritte: la freccia del vicolo si chiama "ripetizione della vita". Un'altra si chiama "annullamento della vita"; una terza: "Costruzione della vita". Rimango a riflettere per un attimo. (*) Prendo la direzione indicata dalla terza freccia. Mentre esco dal vicolo per un viale ampio e luminoso, sperimento la sensazione di essere sul punto di scoprire qualcosa di decisivo. (*)

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XI. IL VIAGGIO Continuo a salire a piedi per il sentiero di montagna. Mi fermo un istante e guardo indietro. In lontananza vedo la linea di un fiume e qualcosa che somiglia a una distesa di alberi. Pi lontano ancora, un deserto rossiccio che si perde nella foschia dell'imbrunire. Avanzo ancora, mentre il sentiero si restringe fino a cancellarsi del tutto. So che manca ancora un ultimo tratto, il pi difficile, per arrivare all'altipiano. La neve intralcia appena il mio cammino e cos seguito a salire. Sono arrivato alla parete di roccia. La studio accuratamente e scorgo nella sua struttura una fenditura per la quale potrei arrampicarmi. Comincio a salire puntando gli scarponi sulle sporgenze. Appoggio la schiena a un lato della fenditura, mentre faccio leva con un gomito e con l'altro braccio. Salgo. La fenditura si ristretta. Guardo in alto e in basso. Sono a met del cammino. Impossibile muovermi nell'uno o nell'altro senso. Cambio posizione, restando appoggiato col petto alla superficie sdrucciolevole. Punto i piedi e, molto lentamente, allungo un braccio verso l'alto. La roccia mi restituisce l'ansimare umido del mio respiro. Tasto con la mano senza sapere se riuscir a trovare una piccola fessura. Allungo piano piano l'altro braccio. Mi sento vacillare. La testa comincia ad allontanarsi lentamente dalla pietra. Poi tutto il corpo. Sto per cadere all'indietro... ma incontro una piccola rientranza e mi ci aggrappo con le dita. Stabilizzo la mia posizione e riprendo a salire, con slancio e senza difficolt, nell'assalto finale. Finalmente arrivo in cima. Mi tiro su e davanti a me si distende una prateria infinita. Avanzo di qualche passo, poi mi giro. Dalla parte dell'abisso notte; dalla parte della pianura gli ultimi raggi di sole sfumano in infinite tonalit. Sto confrontando i due spazi, quando sento un suono acuto. Guardando in alto, vedo sospeso un disco luminoso che poi, descrivendo dei cerchi intorno a me, comincia a discendere. Si posato a brevissima distanza. Come spinto da un richiamo interiore, mi avvicino senza prevenzioni. Penetro al suo interno con la sensazione di passare attraverso una cortina di aria tiepida. Intanto sento il mio corpo alleggerirsi. Sono dentro a una bolla trasparente, schiacciata alla base. Come proiettati da un grande elastico, partiamo in linea retta. Ritengo che stiamo andando in direzione di Beta Hydris o forse verso NGC 3621. Riesco a vedere, fugacemente, il crepuscolo sulla prateria. Saliamo a velocit maggiore, mentre il cielo si oscura e la terra si allontana. Sento aumentare la velocit. Le chiare stelle cambiano di colore fino a scomparire nel buio totale. Di fronte, vedo un unico punto di luce dorata che si ingrandisce. Andiamo nella sua direzione. Ora si evidenzia un grande anello che continua in un lunghissimo corridoio trasparente. Tutto a un tratto ci fermiamo. Siamo scesi in un luogo aperto. Attraverso la cortina di aria tiepida ed esco dall'oggetto. Mi trovo fra pareti trasparenti che, nell'attraversarle, producono musicali mutamenti di colore. Seguito ad andare avanti fino ad arrivare su un piano al cui centro scorgo un grande oggetto mobile, impossibile da catturare con lo sguardo perch, seguendo una direzione qualunque sulla sua superficie, questa finisce avvolta nell'interno del corpo. Mi sento venir meno e distolgo lo sguardo. Incontro una figura, all'apparenza umana. Non posso vederne il volto. Mi tende una mano nella quale vedo una sfera splendente. Mi avvicino e, con gesto di piena accettazione, prendo la sfera e me la appoggio sulla fronte. (*) Allora, in un silenzio totale, percepisco che qualcosa di nuovo incomincia a vivere in me. Ondulazioni successive e una forza crescente inondano il mio corpo, mentre nasce nel mio essere una gioia profonda. (*) So che la figura mi sta dicendo, senza parole: "Ritorna nel mondo con la fronte e le mani luminose." (*) Cos accetto il mio destino. Poi, la bolla e l'anello e le stelle e la prateria e la parete di roccia. (*) Infine il sentiero ed io, umile pellegrino che ritorna tra la sua gente. (*) Io, che ritorno luminoso alle ore, al giorno ripetitivo, al dolore dell'uomo, alle sue semplici gioie. Io, che do con le mie mani ci che posso; che ricevo l'offesa ed il saluto fraterno, canto al cuore che dall'oscuro abisso rinasce alla luce dell'anelato Senso.

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XII. IL FESTIVAL Disteso in un letto, mi sembra di essere in una stanza di ospedale. Sento appena lo sgocciolio di un rubinetto chiuso male. Provo a muovere le membra e la testa, ma non mi rispondono. A fatica riesco a tenere gli occhi aperti. Mi pare che qualcuno accanto a me abbia detto che fortunatamente sono fuori pericolo... che adesso solo questione di riposo. Inspiegabilmente quelle parole confuse mi danno un grande sollievo. Sento il corpo intorpidito e pesante, sempre pi fiacco. Il soffitto bianco e liscio, ma ogni goccia d'acqua che sento cadere scintilla sulla sua superficie come uno schizzo di luce. Una goccia, una riga. Poi, un'altra. E poi, molte linee. Quindi, ondulazioni. Il soffitto si va modificando, seguendo il ritmo del mio cuore. Pu darsi che sia un effetto delle arterie dei miei occhi, a causa del battito del sangue. Il ritmo va disegnando il volto di una persona giovane. - Ehi, tu! - mi dice - perch non vieni? - Certo - penso - perch no? L davanti si svolge il festival di musica e il suono degli strumenti inonda di luce un enorme spazio tappezzato d'erba verde e di fiori. Sono disteso sul prato e guardo lo scenario. Intorno a me c' molta gente ma mi fa piacere constatare che non c' affolla mento perch c' molto spazio. In lontananza posso vedere dei vecchi amici d'infanzia. Sento che stanno davvero a loro agio. Concentro l'attenzione su di un fiore, attaccato al suo ramo da un sottile stelo di pellicola trasparente, al cui interno si fa pi intenso il verde rilucente. Allungo la mano, sfiorando delicatamente con un dito lo stelo lucente e fresco, appena interrotto da piccolissimi rigonfiamenti. Cos, salendo tra le foglie di smeraldo, raggiungo i petali che si aprono in una esplosione multicolore. Petali come vetrate di solenne cattedra le, petali come rubini e come fuochi di legna destatisi in alta fiammata... E in questa danza di tonalit cromatiche sento che il fiore vive come se fosse parte di me. (*) E il fiore, mosso dal mio contatto, lascia cadere una goccia di rugiada sonnolenta, appesa appena all'ultimo petalo. L'ovale della goccia vibra, poi si allunga e, ormai nel vuoto, si appiattisce per poi arrotondarsi di nuovo, cadendo in un tempo senza fine. Cadendo, cadendo nello spazio senza limite... Alla fine, urtando contro il cappello di un fungo, vi rotola sopra come pesante mercurio per scivolare fino ai suoi bordi. L, in uno spasimo di libert, si slancia verso una piccola pozza in cui solleva onde burrascose che bagnano un'isola di marmo. (*) Alzo gli occhi per vedere un'ape dorata che si avvicina per succhiare il fiore. E in quella violenta spirale di vita contraggo la mia mano irrispettosa, allontanandola da quella abbagliante perfezione. La mia mano... La guardo attonito, come se la vedessi per la prima volta. Rigirandola, flettendo e allungando le dita, comprendo che tutte le strade del mondo convergono l. Sento che la mia mano e le sue profonde linee non mi appartengono e dentro di me sono contento di non possedere il mio corpo. L davanti si sta svolgendo il festival ed io so che la musica mi mette in comunicazione con quella ragazza che si guarda il vestito e con il giovane che, accarezzando un gatto azzurro, si appoggia all'albero. So di aver vissuto in precedenza la stessa cosa, di aver captato la sagoma rugosa dell'albero e le differenze di volume dei corpi. Gi un'altra volta ho notato quelle nuvole ocra dalla forma morbida, che sembrano di cartone ritagliato nel celeste limpido del cielo. Ed ho anche vissuto questa sensazione senza tempo in cui i miei occhi paiono non esistere, perch vedono ogni cosa con trasparenza, come se non fossero gli occhi del guardare di tutti i giorni, quelli che intorbidano la realt. Sento che tutto vive e che tutto sta bene; che la musica e le cose non hanno nome e che davvero nulla le pu designare. (*) Nelle farfalle di velluto che mi volano intorno riconosco la qualit delle labbra e la fragilit dei sogni felici. Il gatto azzurro mi viene vicino. Mi rendo conto di una cosa ovvia: si muove da s, senza fili, senza un controllo remoto. Lo fa da solo e la cosa mi lascia attonito. Nei suoi movimenti perfetti e dietro i begli occhi gialli so che pulsa una vita e che tutto il resto travestimento, come la corteccia dell'albero, come le farfalle, come il fiore, come la goccia di mercurio, come le nuvole ritagliate, come la mano dalle strade convergenti. Per un attimo ho la sensazione di comunicare con qualcosa di universale. (*) ...Ma una dolce voce mi interrompe prima di passare a un altro stato di coscienza. "Lei crede che le cose siano cos? - mi sussurra lo sconosciuto - Le dir che non sono n cos n in altro modo. Lei torner presto al suo mondo grigio, senza profondit, senza allegria, senza volume. E creder di aver perduto la libert. Per ora lei non mi capisce, poich non possiede la capacit di pensare come vuole. Il suo apparente stato di libert non che un prodotto della chimica. Succede a migliaia di persone, alle quali ogni volta do il mio consiglio. Buongiorno!" L'amabile signore scomparso. L'intero paesaggio comincia a girare in una spirale grigio chiaro, finch riappare il soffitto ondulato. Sento la goccia d'acqua del rubinetto. So di trovarmi in una camera, disteso. Mi accorgo che l'ottusit dei sensi va diluendosi. Provo a muovere la testa e la testa risponde. Poi, gli arti. Mi stiro e verifico che sono in perfette condizioni. Salto gi dal letto riconfortato, come se avessi riposato per degli anni. Vado verso la porta della camera. L'apro. Trovo un corridoio. Cammino a passo svelto verso l'uscita dell'edificio. La raggiungo. Vedo una grande porta aperta, attraverso la quale passa molta gente in entrambe
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le direzioni. Scendo qualche scalino e arrivo in strada.

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SECONDA PARTE GIOCHI D'IMMAGINE I. L'ANIMALE Mi trovo in un luogo completamente buio. Tastando con il piede, sento che il terreno irregolare, fra il vegetale e il pietroso. So che da qualche parte c' un precipizio. Percepisco la stretta vicinanza di quell'animale che mi ha sempre provocato un'inconfondibile sensazione di ribrezzo e di terrore. Forse un animale soltanto, forse molti... quel che certo che un qualcosa si sta avvicinando inesorabilmente. Un ronzio negli orecchi, a volte confuso con un vento lontano, rompe il definitivo silenzio. I miei occhi spalancati non vedono, il mio cuore batte convulsamente e, il mio respiro sottile come un filo e un sapore amaro mi chiude la gola. Qualcosa si avvicina... ma cosa c' dietro di me che mi fa rizzare i capelli e mi gela la schiena come un blocco di ghiaccio? Le gambe mi tremano e se quel qualcosa mi assale o mi salta alle spalle non avr alcuna difesa. Rimango immobile... aspetto soltanto. Penso tumultuosamente all'animale, a quella volta che me lo trovai vicino. Soprattutto a quel momento. Rivivo quel momento. (*) Cosa mi accadeva in quel periodo? Cosa succedeva allora nella mia vita? Cerco di ricordare le frustrazioni e i timori che mi accompagnavano quando avvenne il fatto. S, io mi trovavo a un bivio della mia vita e ci coincise con l'incidente dell'animale. Ho assolutamente bisogno di trovare la relazione. (*) Mi rendo conto che posso riflettere con pi calma. Ammetto che vi sono animali che suscitano una reazione sgradevole in quasi tutte le persone, ma so anche che non tutti perdono il controllo in loro presenza. Penso a questo. Metto a confronto l'aspetto dell'essere pericoloso con la situazione che stavo vivendo quando la cosa accadde l'incidente. (*) Ora, gi pi calmo, cerco di sentire quale parte del mio corpo proteggerei dal pericoloso animale. Quindi metto in relazione questa parte con la difficile situazione che stavo attraversando quando si verific l'incidente, tempo addietro. (*) L'animale provoca in me l'apparizione di quel momento della mia vita che non risolto. Quel momento oscuro e doloroso, che a volte non ricordo, il punto che devo chiarire. (*) Vedo lass in alto un limpido cielo notturno e di fronte il chiarore di una nuova alba. Rapidamente il giorno porta con s la vita definita. Qui, in questa dolce prateria, cammino in libert, su di un tappeto d'erba cosparso di rugiada. Un veicolo si avvicina velocemente. Si ferma accanto a me e da esso escono due individui vestiti da infermieri. Mi salutano cordialmente e spiegano che hanno catturato l'animale che mi provoca tanto spavento. Aggiungono che quando ricevono un messaggio di paura, escono a caccia e catturano l'animale che la provoca, per poi mostrarlo alla persona interessata affinch possa studiarselo ben bene. Subito dopo, mi mettono davanti l'animale, attentamente custodito. Effettivamente si tratta di un esemplare indifeso. Ne approfitto per esaminarlo molto lentamente da tutte le distanze e angolazioni. (*) Gli uomini lo accarezzano dolcemente e la bestiola risponde amichevolmente. Poi mi invitano a fare altrettanto. Provo una grande apprensione ma, dopo il primo brivido che sento sulla pelle, faccio un nuovo tentativo, poi un altro ancora, finch alla fine posso accarezzarlo. (*) Lui risponde pacifico e con movimenti estremamente pigri. Poi comincia a rimpicciolirsi, sino a scomparire. Mentre il veicolo riparte, cerco di ricordare di nuovo la situazione che attraversavo quando (molto tempo fa) la presenza dell'animale mi provoc terrore. (*) Provo un forte impulso e mi metto a correre con scioltezza, approfittando dell'aria salubre del mattino. Mi muovo ritmicamente e senza fatica, respirando profondamente. Aumento la velocit e sento muscoli e cuore lavorare come una macchina perfetta. Correndo liberamente, ricordo la mia paura, ma sento di essere pi forte e che presto la vincer per sempre. Mentre il sole illumina dall'alto, corro velocemente verso la mia citt, respirando a pieni polmoni e con i muscoli che si muovono in perfetta sincronia. Sento le parti del mio corpo in cui la paura aveva presa, forti e inattaccabili. (*)

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II. LA SLITTA Mi trovo in una grande spianata coperta di neve. Intorno a me vi sono varie persone intente a praticare sport invernali. Mi rendo conto che fa freddo, nonostante un sole fulgido, dal vapore che esce dalla mia bocca. Sento di tanto in tanto delle raffiche gelide che mi sferzano la faccia... ma un freddo che mi piace molto. Si avvicinano vari amici, tirando una slitta. Mi fanno cenno di salirci e di guidarla. Spiegano che il meccanismo perfetto ed impossibile perderne il controllo. E cos, prendendo posto, sistemo le cinture e le fibbie. Mi metto gli occhiali e accendo le turbine che fischiano come piccoli jet. Premo leggermente l'acceleratore con il piede destro e la slitta comincia a muoversi. allento la pressione del piede destro e premo il sinistro. L'apparecchio si ferma docilmente. Poi manovro il volante a destra e a sinistra senza sforzo alcuno. A questo punto, due o tre degli amici partono avanti a me sciando. "Andiamo!" gridano. E si lanciano dallo spiazzo zigzagando in discesa gi per lo stupendo pendio. Premo l'acceleratore e incomincio a muovermi con assoluta scioltezza. Incomincio la discesa dietro agli sciatori. Vedo il bel paesaggio ricoperto di neve e conifere. Pi gi, alcune casette in legno e l, in lontananza, la valle luminosa. Accelero senza timore e sorpasso uno sciatore, poi un altro e infine il terzo. Gli amici mi salutano chiassosamente. Mi dirigo verso i pini che compaiono lungo il percorso e li evito con manovre impeccabili. Allora mi dispongo a imprimere pi velocit alla slitta. Spingo a fondo l'acceleratore e sento la tremenda potenza delle turbine. Vedo passarmi accanto i pini, come ombre confuse, mentre dietro la neve si solleva in una finissima nuvola bianca. Il vento gelido mi tira la pelle del viso e debbo sforzarmi per mantenere chiuse le labbra. Scorgo un rifugio di legno che diventa sempre pi grande e ai suoi lati dei trampolini di neve per il salto gigante sugli sci. Non esito, punto su quello di sinistra. In un attimo vi sono sopra e allora tolgo il contatto dei motori, per evitare un eventuale incendio durante l'impatto. Sono stato catapultato verso l'alto, in un volo stupendo. Sento soltanto l'urlo del vento mentre incomincio a cadere per centinaia di metri... Avvicinandomi alla neve, noto che il mio angolo di caduta coincide perfettamente con l'inclinazione del pendio e cos tocco terra delicatamente. Riaccendo le turbine e seguito ad accelerare mentre mi avvicino alla valle. Ho iniziato la frenata poco a poco. Sposto gli occhiali sulla fronte e mi dirigo lentamente verso il complesso alberghiero dal quale partono varie funicolari che trasportano i turisti sui monti. Alla fine entro in uno spiazzo. Davanti e sulla destra vedo la bocca nera di un tunnel che si direbbe ferroviario. Mi dirigo lentamente verso di esso, superando pozzanghere di neve sciolta. Nel giungere all'imboccatura, mi rassicuro: non ci sono binari n tracce di veicoli. Penso per che di l potrebbero passare dei grossi camion. Potrebbe anche trattarsi del deposito degli spazzaneve. Sia come sia, entro lentamente nel tunnel. E` debolmente illuminato. Accendo il faro anteriore ed il suo forte fascio di luce mi consente di vedere una strada diritta per varie centinaia di metri. Accelero. Il rumore del jet rimbomba e gli echi si mescolano tra loro. Vedo che pi avanti il tunnel fa una curva e, invece di frenare, accelero, cosicch, arrivato alla curva, scivolo lungo la parete senza alcun problema. Ora la strada discende e pi avanti piega verso l'alto, descrivendo una spira le, come se si trattasse di una serpentina o di una fantastica molla. Accelero... sto scendendo, poi prendo la salita e mi rendo conto che sto correndo lungo il soffitto, per discendere di nuovo e tornare su una linea retta. Freno dolcemente e mi appresto a lanciarmi in una caduta simile a quella delle montagne russe. Il pendio assai ripido. Comincio la discesa ma contemporaneamente freno. La velocit diminuisce. Noto che sto percorrendo uno stretto ponte sospeso nel vuoto. Da entrambi i lati, una profonda oscurit. Freno ancora di pi e imbocco il ponte che ha l'esatta larghezza della slitta. Tuttavia mi sento sicuro. Il materiale solido. Nel guardare lontano fin dove arriva la luce del faro, la via mi appare come un filo teso, che distanze abissali separano da qualunque sostegno, da qualunque punto di appoggio, da qualunque parete. (*) Fermo il veicolo, per studiare meglio l'effetto che la situazione mi produce. Incomincio a immaginare vari tipi di pericolo, ma senza alcuno spavento: il ponte che si spezza ed io che precipito nel vuoto. Poi, un grosso ragno che, scendendo lungo il suo grosso filo di seta... arriva fino a me, come se io fossi una piccola mosca. Infine, immagino un enorme burrone e lunghi tentacoli che salgono dalle oscure profondit. (*) Bench la situazione favorisca lo spavento, mi rendo conto di avere forza interiore sufficiente per vincere la paura. Perci provo di nuovo ad immaginare qualcosa di pericoloso o ripugnante e mi abbandono a questi pensieri. (*) Ho superato il momento critico e mi sento rinfrancato dalla prova che mi sono imposto; allora rimetto in moto e accelero. Passo il ponte e arrivo nuovamente a un tunnel simile a quello dell'inizio. A velocit sostenuta, prendo una salita molto lunga. Sembra che sto arrivando al livello di partenza. Vedo in fondo la luce del giorno che va aumentando di diametro. Ora, in linea retta, esco rapidamente sullo spiazzo aperto del complesso alberghiero.
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Avanzo molto lentamente, scansando la gente che mi cammina intorno. Continuo cos, sempre molto lentamente, fino a giungere all'estremit dello spazio che collega con le piste di sci. Riabbasso gli occhiali e comincio ad accelerare per arrivare con sufficiente velocit al pendio che termina sulla vetta da cui ero partito. Accelero, accelero, accelero...

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Sto salendo su per il piano inclinato all'incredibile velocit che avevo durante la discesa. Vedo avvicinarsi il rifugio di legno e i due trampolini ai suoi lati, solo che ora mi trovo davanti una parete verticale che mi separa da essi. Devio sulla sinistra e continuo la salita passando di lato all'altezza delle rampe. I pini mi passano accanto come ombre confuse, mentre la neve resta indietro sollevando una finissima nuvola bianca... Di fronte, vedo i miei tre amici fermi che mi salutano alzando in alto le loro racchette. Giro, descrivendo un cerchio intorno a loro, riempiendoli di neve. Proseguo la salita e raggiungo la cima della montagna. Mi fermo. Tolgo il contatto delle turbine. Sollevo gli occhiali sulla fronte. Sciolgo le fibbie delle cinture ed esco dalla slitta. Stiro le gambe e poi tutto il corpo, leggermente intorpidito. Ai miei piedi vedo le conifere che discendono per lo stupendo pendio della montagna e, in lontananza, come un punto irregolare, il complesso alberghiero. Sento l'aria purissima e l'effetto del sole di montagna che abbronza la pelle del mio volto. Provo la forte sensazione di aver raggiunto un maggior controllo di me stesso. (*)

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III. LO SPAZZACAMINO Mi trovo in una stanza, seduto accanto a una persona che non conosco ma nella quale ho la massima fiducia. Ha tutte le caratteristiche del buon consigliere: bont, saggezza e forza. Per molti lo chiamano con il pittoresco nomignolo di "spazzacamino". Sono venuto a consultarlo su alcuni problemi personali e, dal canto suo, ha risposto che le mie tensioni interne sono talmente forti che la cosa pi consigliabile fare un esercizio di "pulizia". La sua discrezione tale che, essendo egli seduto accanto a me senza mai guardarmi direttamente, io posso esprimermi con maggiore libert. In questo modo stabiliamo un ottimo rapporto. Mi invita a distendermi del tutto, rilassando i muscoli. Mi aiuta, posando le sue mani sulla mia fronte e sui vari muscoli della faccia. (*) Poi mi prende la testa e la muove da sinistra a destra, avanti e indietro perch rilassi il collo e le spalle. Mi fa notare quanto sia importante che gli occhi e la mandibola rimangano morbidi. (*) Successivamente mi chiede di rilassare i muscoli del tronco. Prima quelli davanti. Poi quelli dietro. (*) Non si preoccupato delle tensioni delle braccia e delle gambe perch, a quanto assicura, quelli si distendono da soli come conseguenza del lavoro precedente. Ora mi raccomanda di sentire il corpo molle, come di gomma; "tiepido" e pesante, fino a raggiungere una sensazione soffice e gradevole. (*) Mi dice: "Andiamo dritti al punto. Studi fino all'ultimo dettaglio il problema che l'affligge. Pensi che non sono qui per giudicarla. Io sono un suo strumento e non il contrario". (*) "Pensi - continua - a quello che non direbbe a nessuno per nessun motivo al mondo. (*) "Me ne parli - dice - dettagliatamente. (*) "Se lo desidera, vada avanti a dirmi tutto quello che le farebbe bene comunicare. Lo dica senza preoccuparsi della forma e dia libero sfogo alle sue emozioni". (*) Passato un certo tempo, lo spazzacamino si alza e prende un oggetto lungo, leggermente curvo. Si ferma davanti a me e dice: "Apra la bocca!" Io obbedisco. Poi sento che mi introduce una specie di lunga pinza che mi arriva fino allo stomaco. Per mi accorgo che non mi fa male... Tutto ad un tratto, grida: "L'ho preso!" e comincia a ritirare l'oggetto, poco alla volta. All'inizio mi pare di sentirmi strappare qualcosa, ma poi sento prodursi in me una agitazione piacevole, come se dalle viscere e dai polmoni si andasse staccando un qualcosa che vi aderiva da molto tempo. (*) Va ritirando la pinza. Mi stupisco nel sentire che, insieme a questa, sta uscendo dalla mia bocca una forma dolciastra, maleodorante e viscida che si contorce... Alla fine lo spazzacamino depone quell'essere schifoso in un'ampolla trasparente, mentre io provo un immenso sollievo, come una purificazione interna del mio corpo. In piedi e a bocca aperta, osservo la ripugnante "cosa" che si va sciogliendo fino a trasformarsi in un'informe gelatina. Di l a poco gi un liquido scuro; poi si schiarisce per consumarsi e infine svanire come gas nell'atmosfera. In meno di un minuto l'ampolla tornata perfettamente limpida. "Vede, dunque - dice lo spazzacamino -; ecco perch questo procedimento si chiama "pulizia". In fondo, oggi non stato male. Una piccola dose di problema quotidiano con un po' di umiliazione; un po' di tradimento con un pizzico di senso di colpa. Risultato: un piccolo mostro che le impediva di avere dei buoni sonni, una buona digestione e altre buone cose. Se sapesse... A volte ho tirato fuori dei mostri enormi. Beh, non si preoccupi se le rimarr per un po' una sensazione sgradevole... La saluto".

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IV. LA DISCESA Siamo in una piccola barca, in mare aperto. Stiamo per levare l'ancora, ma notiamo che si incastrata. Annuncio ai miei compagni che andr a vedere che succede. Scendo per una scaletta entrando nell'acqua calma. Nell'immergermi, vedo un branco di piccoli pesci, lo scafo dell'imbarcazione e la catena dell'ancora. Nuoto verso di essa e, servendomene, scendo. Noto che posso respirare senza difficolt, cosicch continuo a discendere lungo la catena fino a toccare il fondo, ormai poco illuminato. L'ancora si incastrata in alcuni relitti di metallo. Mi avvicino, tirando con forza verso l'alto. Il piano cede. Ho sollevato un coperchio che lascia allo scoperto un certo spazio quadrato attraverso il quale mi introduco. (*) Nuoto a una maggiore profondit e, incontrando una corrente sottomarina fredda, ne seguo la direzione. Finisco col toccare una superficie liscia, a tratti ricoperta dalla vegetazione marina. Risalgo senza allontanarmene. Via via che riaffioro, percepisco un maggior chiarore. (*) Emergo in uno specchio d'acqua dentro una caverna diffusa mente illuminata. Salgo su una specie di piattaforma. Faccio alcuni passi e scopro dei gradini. Comincio a discenderli cauta mente. Il piccolo passaggio si restringe sempre pi, mentre continuo a scendere la scala, ora molto sdrucciolevole. Vedo delle fiaccole accese e disposte a intervalli regolari. Ora la discesa quasi verticale. L'ambiente umido e soffocante. (*) Un'inferriata arrugginita, a mo' di porta, impedisce il passaggio. Spingo e si apre cigolando. La scala terminata e adesso c' soltanto una rampa fangosa che percorro con cautela. L'odore appiccicoso, quasi sepolcrale. (*) Una raffica di vento minaccia di spegnere le torce. In fondo, sento il mugghiare di un mare in burrasca che si abbatte sugli scogli. Comincio a nutrire dei dubbi circa il mio ritorno. Il vento fischia con violenza, spegnendo la fiaccola pi bassa. A questo punto incomincio a salire tenendo a freno il pungolo della paura. Lentamente risalgo per la rampa fangosa. Raggiungo la porta arrugginita. E` chiusa... L'apro di nuovo e continuo a salire faticosamente per le scale quasi verticali, mentre le torce continuano a spegnersi dietro di me. Mi muovo con cautela, perch la scala di pietra sempre pi sdrucciolevole. Ho raggiunto la grotta. Arrivo sulla piattaforma e mi immergo nello specchio d'acqua proprio nell'istante in cui si spegne l'ultima luce. Discendo verso il fondo, toccando la superficie liscia ed erbosa. Tutto al buio. (*) Nell'avvertire una corrente fredda, nuoto in direzione opposta con grande difficolt. (*) Riesco ad uscire dalla corrente. Adesso salgo verticalmente, finch urto in un soffitto di pietra. Cerco in tutte le direzioni nella speranza di trovare lo spazio quadrato. (*) Ci sono arrivato. Passo attraverso l'orifizio. Adesso libero l'ancora dalla sua trappola e vi poso sopra i piedi mentre scuoto la catena per avvisare i miei compagni. Dall'alto stanno issando l'ancora, con me come passeggero. Lentamente lo spazio acquatico si va illuminando, mentre vedo un incantevole arcobaleno di esseri sottomarini. Emergo. Lascio andare la catena e, aggrappandomi alla scaletta della barca, salgo fra gli evviva e gli scherzi dei miei amici. (*)

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V. LA SALITA E` giorno. Entro in una casa. Comincio lentamente a salire alcuni gradini. Arrivo al primo piano. Continuo a salire. Sono sulla terrazza. Vedo una scala di metallo a chiocciola. Non ha ringhiere di protezione. Devo salire per arrivare al cassone dell'acqua. Lo faccio con tranquillit. Sto sul cassone. La sua base piccola. Tutta la struttura si muove con le raffiche del vento. Sono in piedi. (*) Mi avvicino al bordo. Sotto vedo la terrazza della casa. Mi sento attratta dal vuoto, ma mi ricompongo e continuo a guardare. Poi muovo lo sguardo sul paesaggio. (*) Sopra di me c' un elicottero, da cui fanno scendere una scaletta di corda. I pioli sono di legno. Afferro la scaletta e poso i piedi sull'ultimo piolo. L'apparecchio sale lentamente. Laggi in basso rimane il cassone dell'acqua sempre pi minuscolo. (*) Salgo la scaletta fino a raggiungere il portello. Cerco di aprirlo, ma sprangato. Guardo in gi. (*) Hanno fatto scorrere la porta di metallo. Un giovane pilota mi tende la mano. Entro. Saliamo rapidamente. Qualcuno annuncia che c' un guasto al motore. Di l a poco sento un rumore di ingranaggi rotti. L'elica di sostegno si inceppata. Cominciamo a perdere quota sempre pi rapidamente. Vengono distribuiti i paracadute. I due componenti l'equipaggio saltano nel vuoto. Sto sulla soglia del portello, mentre la caduta si fa vertiginosa. Mi decido e mi butto. Sto cadendo di faccia. La velocit mi impedisce di respirare. Tiro un anello e il paracadute si proietta come un lenzuolo verso l'alto. Sento un forte strattone e un contraccolpo. Ho frenato la caduta. Devo mirare al cassone dell'acqua, altrimenti cadr sui cavi dell'alta tensione o sui pini le cui cime mi aspettano come tante punte affilate. Manovro tirando le corde. Per fortuna il vento mi aiuta. (*) Casco sul cassone, rotolando fino al bordo. Il paracadute mi avvolge. Me ne libero e lo vedo cader gi disordinatamente. Sono di nuovo in piedi. Molto lentamente comincio a scendere la scala a chiocciola. Arrivo sulla terrazza, scendo poi ancora fino al primo piano. Continuo a scendere fino a giungere nella stanza... lo faccio senza fretta. Sono al pianterreno della casa. Vado verso la porta, l'apro ed esco.

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VI. LE MASCHERE Sono tutto nudo in un campo di nudisti. Mi sento attentamente osservato da persone di sesso ed et diversi. C' chi mi dice che la gente mi studia perch ha notato che ho dei problemi. Mi raccomanda di coprirmi. Allora mi metto un berretto e le scarpe. Immediatamente i nudisti si disinteressano a me. Finisco di vestirmi e vengo via dal campo... devo arrivare presto alla festa. Entro in una casa e all'ingresso un bellimbusto mi dice che per entrare nel salone devo vestirmi adeguatamente, perch si tratta di una festa in costume. Mi fa cenno da una parte e l vedo un guardaroba pieno di abiti e maschere insolite. Comincio a scegliere con cura. Davanti a un gruppo di specchi che sono disposti ad angolo, mi provo costumi e mascherine. Mi posso vedere da diversi punti. Mi provo il modello e la maschera che mi stanno peggio. (*) Adesso ho trovato il completo e la maschera migliori. Mi guardo da tutti gli angoli. Ogni dettaglio imperfetto viene subito modificato finch tutto torna alla perfezione. (*) Entro raggiante nel grande salone dove si svolge la festa. C' molta gente, tutta in maschera. Si fa silenzio e tutti plaudono alla perfezione del modello che indosso. Mi fanno salire su una pedana e mi chiedono di ballare e cantare. Cos faccio. (*) Adesso il pubblico vuole che mi tolga la maschera e che ripeta l'operazione. Mentre mi dispongo a farlo, mi accorgo di avere indosso quel brutto completo che mi ero provato per primo. Per colmo di sventura sono a viso scoperto. Mi sento ridicolo e mostruoso. Ciononostante, canto e ballo davanti al pubblico, incassando gli sberleffi e i fischi di disapprovazione. (*) Un imprudente spettatore, saltando sulla pedana, mi prende a spintoni insultandomi. Allora io, davanti al suo sbigottimento, incomincio a trasformarmi in animale. Continuo a cambiare, ma sempre conservando il mio volto; dapprima sono un cane, poi un uccello, alla fine un grosso rospo. (*) Mi si avvicina una torre di scacchi e mi dice: "Dovrebbe vergognarsi... spaventare cos i bambini!" Allora ritorno al mio stato normale, vestito con gli abiti di tutti i giorni. Vado lentamente riducendomi. Ormai ho la statura di un bimbo piccolo. Scendo dalla pedana e vedo tutte quelle persone mascherate, enormi, contemplarmi dall'alto. Continuo a rimpicciolire.(*) Una donna strilla in modo isterico e va dicendo che sono un insetto. Si appresta a schiacciarmi col piede, ma io divento microscopico. (*) Rapidamente riassumo la statura del bambino. Poi, il mio aspetto normale. Quindi continuo a crescere davanti ai presenti che si mettono a correre di qua e di l. La mia testa sta toccando il soffitto. Io guardo tutto dall'alto. (*) Riconosco la donna che voleva schiacciarmi. L'afferro con una mano e la poso sulla pedana, mentre quella strilla in modo isterico. Tornando alla mia statura normale, mi appresto ad abbandonare la festa. Arrivato all'ingresso, vedo uno specchio che deforma del tutto il mio aspetto. Allora strofino la superficie finch mi restituisce la bella immagine che ho sempre voluto avere.(*) Saluto il damerino dell'ingresso ed esco tranquillamente dalla casa.

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VII. LE NUVOLE In piena oscurit sento una voce che dice: "In quel tempo non c'era n l'esistente n il non-esistente; non c'era aria, n cielo e le tenebre erano sopra la faccia dell'abisso. Non c'erano esseri umani, n un solo animale, uccello, pesce, granchio, legno, pietra, caverna, precipizio, erba, foresta. Non c'erano galassie n atomi... non c'erano nemmeno supermercati. Allora, nascesti tu e cominci il suono e la luce e il caldo e il freddo e l'aspro e il dolce". La voce tace e mi rendo conto che sto salendo su una scala mobile all'interno di un enorme supermercato. Ho superato diversi piani e adesso vedo che il soffitto dell'edificio si apre e la scala continua a trasportarmi lenta mente e comodamente verso un cielo terso. Vedo laggi in basso, piccolissimo, l'edificio. L'atmosfera intensamente azzurra. Sento con piacere la brezza che fa svolazzare i miei abiti; allora inspiro placidamente l'aria. Tagliando un morbido strato di vapore, mi ritrovo in un mare di bianchissime nuvole. La scala si piega, distendendosi in modo da permettermi di camminarci sopra come fosse un sentiero. Andando avanti, noto che sto procedendo su un pavimento di nuvole. I miei passi sono molto armonici. Posso fare dei lunghi salti a causa della gravit che assai debole. Ne approfitto per fare delle piroette, cadendo di schiena e rimbalzando di nuovo in alto, come se un gran materasso elastico mi sospingesse ogni volta. I movimenti sono lenti e la mia libert d'azione totale. (*) Sento la voce di una vecchia amica che mi saluta. Poi, la vedo avvicinarsi in una stupenda corsa. Ci abbracciamo ancora correndo, rotoliamo e rimbalziamo pi volte facendo ogni genere di figure, ridendo e cantando. (*) Alla fine ci mettiamo a sedere e a quel punto lei tira fuori dai suoi abiti una canna da pesca ripiegata che va allungando. Prepara gli accessori, ma al posto dell'amo applica una calamita a forma di ferro di cavallo. Poi comincia a manovrare il rocchetto e la calamita prende ad attraversare il pavimento di nuvole... Dopo un po', la canna incomincia a vibrare e lei grida: "Abbiamo buona pesca!". Subito si mette a raccogliere gli attrezzi finch emerge, attaccato alla calamita, un gran vassoio. Su di esso c' ogni tipo di cibo e bevande. Il tutto accuratamente guarnito. La mia amica deposita il vassoio e ci disponiamo per il gran festino. Tutto quello che assaggio ha un sapore squisito. La cosa pi sorprendente che la roba da mangiare non diminuisce. Sta di fatto che compaiono dei piatti al posto di altri semplicemente avendone il desiderio, e cos mi appresto a scegliere quelli che ho sempre avuto voglia di mangiare e li consumo con grande godimento. (*) Infine sazi, ci stendiamo supini sul soffice materasso di nuvole, raggiungendo una stupenda sensazione di benessere. (*) Sento il mio corpo tutto morbido e tiepido, completamente rilassato, mentre pensieri piacevoli mi attraversano la mente. (*) Noto che non ho nessuna fretta, n inquietudine, n desideri, come se potessi fare assegnamento su tutto il tempo del mondo per me solo. (*) In tale stato di completezza e benessere, mi metto a pensare ai problemi che avevo nella vita di tutti i giorni e mi rendo conto che posso affrontarli senza inutili tensioni, in modo che le soluzioni mi appaiono semplici e chiare. (*) A un certo momento sento la mia amica dire: "Dobbiamo tornare". Mi alzo e, facendo qualche passo, mi accorgo di stare sulla scala mobile. Dolcemente questa si piega all'ingi penetrando il pavimento di nuvole. Percepisco un tenue vapore, mentre comincio la discesa verso terra. Mi sto avvicinando all'edificio, nella parte superiore del quale entra la scala mobile. Sto scendendo i diversi piani del supermercato. Vedo ovunque gente intenta a scegliere gli oggetti da comprare. Chiudo gli occhi e sento una voce che dice: "In quel tempo non c'era n timore, n inquietudine, n desiderio, perch il tempo non esisteva".(*)

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VIII. AVANZAMENTI E RETROCESSIONI In una stanza bene illuminata faccio qualche passo e apro un porta. Avanzo lentamente per un corridoio. Entro da un'altra porta a destra e trovo un altro corridoio. Avanzo ancora. Una porta a sinistra. Entro e avanzo. Nuova porta a sinistra. Entro e avanzo. Nuova porta a sinistra. Entro e avanzo. Retrocedo lentamente per la stessa via fino a ritornare nella stanza dell'inizio.(*) Sulla destra della stanza c' una grande portafinestra che d su un giardino. Apro i vetri. Esco. Fissato a terra c' un ordigno che tiene tirato un filo d'acciaio e lo sospende a breve distanza dal suolo. Segue delle linee capricciose. Salgo sul filo tenendomi in equilibrio. Prima faccio un passo. Poi, un altro. Vado avanti seguendo linee curve e rette. Lo faccio senza difficolt. Ora, di spalle, faccio la strada inversa fino ad arrivare al punto iniziale. (*) Scendo dal filo. Ritorno nella stanza. Vedo uno specchio fatto a mia misura. Cammino verso di esso lentamente, mentre osservo che la mia immagine viene, come logico nella mia direzione. Cos, fino a toccare il vetro. Poi, indietreggio di spalle guardando la mia immagine allontanarsi. Mi avvicino di nuovo fino a toccare il vetro, per mi accorgo che la mia immagine retrocede e finisce con lo scompari re. Adesso vedo che la mia immagine torna camminando di spalle. Si ferma prima di arrivare al vetro, gira sui tacchi e avanza verso di me. Esco in un patio a grandi mattonelle. In un punto centrale c' un divano collocato esattamente su di una mattonella nera. Tutte le altre sono bianche. Mi spiegano che quel divano ha il potere di spostarsi sempre in linea retta e in tutte le direzioni, ma senza cambiare la posizione frontale. Mi siedo su di esso e dico: " Tre mattonelle in avanti". Allora il divano va a mettersi dove ho indicato. Quattro a destra. Due indietro. Due a sinistra. Una indietro. Due a sinistra, terminando sulla matto nella nera. Ora: due indietro. Uno a destra. Uno indietro. Quattro a destra. Quattro in avanti. Cinque a sinistra, arrivando a desti nazione. In ultimo: tre a sinistra. Due indietro. Una in avanti. Due a destra. Tre indietro. Una a destra. Quattro in avanti, concludendo ancora sulla mattonella nera. Mi alzo ed esco dalla casa. Sono fermo in mezzo a una grande strada. Non passa nessun veicolo. Vedo avvicinarsi una persona a cui voglio molto bene. E` arrivata cos vicino che quasi mi tocca. (*) Adesso indietreggia sempre pi, fino a scomparire. (*) Vedo avvicinarsi una persona che mi provoca un profondo senso di sgradevolezza. E` arrivata molto vicino a me. (*) Sono seduto qui. Ricordo una scena sommamente difficile nella quale mi trovo davanti ad altre persone. Vado allontanandomi da quelle persone. (*) Ricordo una scena alla quale mi vedo partecipare con molto piacere. Vado allontanandomi dalla situazione. (*)

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IX. IL MINATORE C' gente intorno a me. Siamo tutti vestiti da minatori. Aspettiamo che salga il montacarichi. E` molto presto. Una tenue pioggerellina cade dal cielo plumbeo. Scorgo, in lontananza, la sagoma nera della fabbrica che manda bagliori con i suoi altiforni. Le ciminiere vomitano fuoco. Il fumo si leva in dense colonne. Distinguo, in mezzo al ritmo lento e distante delle macchine, una stridula sirena che annuncia il cambio di turno del personale. Vedo lentamente salire il montacarichi che, con una forte vibrazione, si ferma infine ai miei piedi. Avanziamo fino a piazzarci sulla piattaforma metallica. Si chiude una grata scorrevole e incominciamo a scendere lentamente, fra il mormorio di voci. La luce del montacarichi mi consente di vedere la parete rocciosa che passa vicinissimo a noi. A mano a mano che scendiamo, la temperatura aumenta e l'aria si fa pesante. Ci fermiamo davanti a una galleria. Esce la maggior parte degli occupanti del montacarichi. La grata si richiude. Siamo rimasti in quattro o cinque minatori. Continuiamo il cammino, sino a fermarci in un'altra galleria. I rimanenti occupanti scendono. Rimango solo e ricomincio a scendere. Infine, la piattaforma si ferma con gran fragore. Spingo la grata e avanzo introducendomi in una galleria appena illuminata. Sento il rumore del montacarichi che torna su. Davanti, su delle rotaie, c' il carrello del trasporto. Vi salgo sopra e avvio il motore, procedendo quindi lentamente lungo il tunnel. Fermo il carrello al termine delle rotaie. Scendo e comincio a scaricare gli attrezzi. Accendo la lanterna del mio casco. Sento degli echi lontani, come di trapani e martelli idraulici... ma avverto anche una flebile voce umana che chiama con toni strozzati. So bene di che si tratta! Lascio gli attrezzi e mi butto delle corde sulla spalla. Afferro una piccozza e avanzo risolutamente per il tunnel che si va restringendo. La luce elettrica rimasta l dietro. Mi oriento soltanto con il fanalino del casco. Di tanto in tanto mi fermo ad ascoltare di dove viene il lamento. Tutto rattrappito arrivo in fondo al tunnel. Davanti a me, nello scavo praticato di recente, termina la galleria. Il materiale sparso mi fa capire che la volta franata. Fra rocce e travi spezzate scorre dell'acqua. Il pavimento ridotto una fangaia in cui i miei stivali affondano. Smuovo varie pietre, aiutandomi con la piccozza. D'improvviso rimane allo scoperto una fessura orizzontale. Mentre studio la maniera di scivolarvi attraverso, percepisco nettamente i gemiti ... di certo il minatore intrappolato si trova a pochi metri di distanza. Introduco il manico della piccozza fra i massi e vi lego un capo della corda, passando l'altro intorno alla cintola. Regolo la mia legatura con una fibbia di metallo. Mi immergo nella cavit con difficolt. Strisciando sui gomiti, avanzo per una ripida discesa. Vedo, alla luce del casco, che il condotto si restringe fino a chiudersi del tutto. Il caldo umido soffocante, il respiro difficile, (*) Ai miei piedi scorre una spessa melma. A poco a poco mi ricopre le gambe e scivola appiccicosa fin sotto il petto. Mi rendo conto che il mio angusto spazio rimarr fra poco del tutto coperto di fango. Esercito una pressione verso l'alto ma la schiena urta contro la roccia viva. Provo a indietreggiare... ma non pi possibile. La voce querula molto vicina. (*) Grido con tutte le mie forze e il terreno cede trascinandomi nel suo smottamento... Un forte strattone alla cintura coincide con il repentino arresto della caduta. Rimango appeso alla corda come un assurdo pendolo di fango. La mia corsa si fermata vicinissimo a un pavimento ricoperto da un tappeto. Vedo adesso, in un ambiente fortemente illuminato, un'elegante sala nella quale distinguo una specie di laboratorio ed enormi librerie. Ma il carattere d'urgenza imposto dalla situazione mi spinge a studiare la maniera di uscirne. Con la mano sinistra sistemo la corda tesa e con l'altra apro la fibbia che la tiene fissata alla mia cintura. Dopodich cado morbidamente sul tappeto. Che maniere, amico...! - fa una voce flautata. Mi volto e resto di sasso. Ho davanti a me un omuncolo di, s e no, sessanta centimetri di altezza. A parte le orecchie leggermente puntute, si direbbe molto ben proporzionato. E` vestito a vivaci colori ma con un inconfondibile stile da minatore. Mi sento fra il ridicolo e il desolato, quando quello mi offre un drink. In ogni modo, mi rimetto in sesto bevendolo senza battere ciglio. L'omuncolo giunge le mani e le porta alla bocca a mo' di portavoce. Quindi emette il gemito che ben riconosco. A questo punto monta in me un'enorme indignazione. Gli chiedo che cosa significhi una burla del genere e mi risponde che, grazie ad essa, in futuro la mia digestione migliorer. (*) Il personaggio continua dicendo che la corda stretta alla vita e all'addome nella caduta ha fatto un ottimo lavoro; e cos il percorso sui gomiti lungo il tunnel. Per concludere il suo strano discorso, mi chiede se per me ha qualche senso la frase: "Lei si trova nelle viscere della terra".
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Rispondo che un modo figurato di dire le cose, ma l'altro replica che in questo caso si tratta di una grossa verit. E poi soggiunge: "Lei si trova nelle sue stesse viscere. Quando qualcosa va male nelle viscere, la gente pensa cose che fuorviano. A loro volta, i pensieri negativi pregiudicano le viscere. Cosicch, d'ora in avanti, lei star attento a questo fatto. Se non lo fa, mi metter a camminare e lei sentir un gran solletico e ogni genere di disturbo interno... Ho dei colleghi che si occupano di altre parti, come i polmoni, il cuore, eccetera". Ci detto, l'omuncolo prende a camminare sulle pareti e il soffitto, mentre io avverto delle tensioni nella regione addominale, al fegato e ai reni. (*) Poi, con una pompa d'oro mi getta addosso dell'acqua, ripulendomi scrupolosamente dal fango. Mi asciugo all'istante. Mi sdraio su un ampio divano e comincio a rilassarmi. L'omuncolo passa ritmicamente una spazzolina sul mio addome e la vita, producendomi un notevole senso di distensione in quelle zone. Mi rendo conto che, con l'alleviarsi dei malesseri allo stomaco, al fegato e ai reni, mutano le mie idee e i miei sentimenti. (*) Percepisco una vibrazione e avverto che mi sto sollevando. Sono sul montacarichi che risale verso la superficie della terra.

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NOTE A. A TUTTA L'OPERA Queste note e chiarificazioni si basano sugli appunti che l'autore aggiunse alla versione originale del 1980 e a quella riveduta e corretta del 1988. Tutto questo materiale mi venne fornito in un dischetto da computer. La Nota esplicativa dell'inizio, al pari delle mie opinioni personali, stata sottoposta al giudizio dell'autore e da lui approvata. Quanto allo schema su cui sono costruite le "Esperienze guidate", esso articolato nel seguente modo: 1. Ingresso e ambientazione; 2. Aumento della tensione: 3. Rappresentazione di nuclei psicologici problematici; 4. Soluzione ( o opzioni di soluzione dei nuclei-problema); 5. Diminuzione della tensione; 6. Uscita non traumatica, generalmente ripercorrendo all'inverso le tappe precedenti. Quest'ultimo elemento permette di ottenere una sorte di sintesi di tutta l'Esperienza. Si suppone che gli asterischi debbano agire da pausa per permettere a ciascuno di inserire le proprie immagini. Una lettura lenta sarebbe raccomandabile se si vuole raggiungere un'effettiva partecipazione personale.

B. ALLA PRIMA PARTE I. Il bambino Il quadro attraverso il quale si entra nel parco di divertimenti si ispira alla prima carta dei "Tarocchi". Si tratta della figura di un giocatore alla quale si sono sempre associati l'inversione della realt, la sparizione e il trucco. E` parente del prestidigitatore e apre un filone di irrazionalit che permette di entrare nella dimensione del meraviglioso propizio al ricordo infantile. II. Il nemico La "paralisi" che domina buona parte del racconto consente di ricreare situazioni in cui molte emozioni perdono peso in quanto la dinamica delle immagini viene resa pi lenta. E` cos che si pu generare un clima di riconciliazione, aggiungendo che chi "perdona" viene a trovarsi in una posizione di superiorit rispetto a chi in un altro momento aveva l'iniziativa, vale a dire, l'"offensore". III. Il grande errore La scena dei pompieri come agenti ed esecutori della giustizia si ispira al "Fahrenheit 451" di Bradbury. In questo caso l'immagine usata come contrasto con la pena di morte per sete nel deserto. La stessa idea permette di sviluppare l'assurdo del giudizio in cui l'imputato, al posto di scaricare la sua supposta colpa, "carica" la propria bocca con un sorso d'acqua. Quando il Segretario conclude: "Quel che ho detto ho detto!" altro non fa che adeguarsi alle parole di Pilato, rammentando quell'altro giudizio surreale. I Vecchi che personificano le ore sono ispirati all'"Apocalisse" di Lawrence. Il tema degli occhiali invertitori molto noto nella psicologia sperimentale ed stato citato, fra gli altri, da Merleau-Ponty in "La struttura del comportamento". V. La coppia ideale L'immagine del gigante si ispira al "Gargantua e Pantagruele" di Rabelais. Il canto ricorda le feste del paese basco e le canzoni che si intonavano in corteo "giganti e nani dalle grosse teste". L'immagine olografica ricorda le proiezioni di "La fine dell'infanzia" di Clarke. Tutta la questione della ricerca e l'allusione al "non guardare indietro" si riferiscono alla vicenda di "Orfeo ed Euridice" nell'"Inferno". VI. Il risentimento L'argomento trattato in un contesto classico, anche quando le scene della citt ricordano Venezia o magari Amsterdam. I versi recitati dal primo coro sono un adattamento dell'inno orfico a "Tanatos", che suona cos: "Ascoltami, oh Thanatos, il cui illimitato imperio raggiunge ovunque tutti gli esseri mortali! Da te il tempo alla nostra et concesso dipende, che la tua assenza prolunga e la tua presenza tronca. Il tuo sonno perenne annienta le folle vive e di esse l'anima gravita per attrazione verso il corpo che tutti possiedono, quali che siano la loro et e il loro sesso, poich a nessuno dato sfuggire al tuo possente impeto distruttore." I versi recitati dal secondo coro si basano sull'inno a "Mnemosine" che suona cos: "Tu hai il potere di destare l'assopito unendo il cuore alla testa, liberando la mente dal vuoto, rinvigorendola e stimolandola,
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dissipando le tenebre dall'interno sguardo e l'oblio." Quanto al dialogo con lo spettro, alla fine questi dice: "Addio, addio" Ricordati di me! " E` dall'Atto I, Scena V dell'"Amleto" di Shakespeare e si riferisce all'ombra del padre che rivela al principe l'identit dei suoi avvelenatori. La barca, che anche un carro funebre, ricorda la radice di carnevale (currus navalis). Questi carri neri, talora decorati con grandi ostriche o conchiglie che recano all'interno il feretro e sono spesso ricoperti di fiori, ricordano il viaggio acquatico. I giochi con fiori e acqua dei "Lupercali" romani hanno il medesimo precedente. Qui si tratta di travestimenti e trasformazioni, dove al termine del racconto il tetro Caronte, che ritorna dall'isola dei morti, si trasforma nel giovane conducente di un motoscafo sportiva. Il racconto tutto costruito su un ricchissimo e complesso gioco di immagini, dove ciascun elemento presuppone uno studio particolare; dal mare immobile, alla barca sospesa sull'acqua, al manto che brucia, ai cori, ai cipressi (che caratterizzano le isole greche e i cimiteri), ecc. VII. La protettrice della vita Si ispira alla carta 21 dei Tarocchi . Nel Tarocchino appare l'immagine pi prossima a quella di questa esperienza, non cos nella prima raccolta di Court de Gebelin o del Tarocco dei boemi o ancora dello pseudo Tarocco egizio. Sull'"Anima Mundi" (detta "il mondo" nei Tarocchi) c' un'incisione molto illustrativa nel libro di Fludd "Ut riusque Cosmi maioris", pubblicato nel 1617. Jung si riferisce pure a questo personaggio nel suo "Trasformazioni e simboli della libido". A loro volta le religioni non trascurano queste vergini delle grotte con elementi del paganesimo greco, quali la corona di fiori e il cerbiatto che le lecca la mano, che ricorda Artemide, o la sua controfigura romana, Diana. Non sarebbe difficile sostituire la corona di fiori con una di stelle o poggiare i suoi piedi su di una mezza luna per trovarsi in presenza di una vergine delle grotte gi ormai patrimonio delle nuove religioni che hanno preso il posto del paganesimo. L'ambientazione del racconto tropicale e ci contribuisce a porre in risalto la stranezza della situazione. La qualit dell'acqua che beve il protagonista richiama l'elisir dell'eterna giovinezza. Tutti questi elementi messi insieme hanno il comune scopo di esaltare la riconciliazione con il proprio corpo. VIII. L'azione che salva Lo stravolgimento generale dell'argomento si ottenuto ponendo in rilievo l'indefinitezza del tempo ("Non so bene se sta nascendo il giorno o calando la sera"); ponendo a confronto spazi ("Vedo che il colosso separa nettamente due spazi: quello dal quale provengo, sassoso e letale, da un altro pieno di vegetazione e di vita"); tagliando la possibilit di connessione con altre persone, o inducendo a una babelica confusione di lingue ("Domando al mio compagno che sta succedendo. Mi guarda di soppiatto e risponde in una strana lingua: 'Rex voluntas' "). Infine, lasciando il protagonista in balia di forze incontrollabili (caldo, terremoti, strani fenomeni astronomici, acque inquinate, clima di guerra, gigante armato, ecc.). Grazie a questi accorgimenti, il soggetto, uscendo dal tempospazio caotico, pu riflettere sugli aspetti meno catastrofici della propria vita e fare dei proponimenti di una certa solidit per il futuro. Le quattro nubi minacciose hanno il loro corrispondente nell'"Apocalisse" di Giovanni di Patmos (da 6,2 a 6,9); "E guardai ed ecco apparire un cavallo bianco; e colui che lo montava aveva un arco; e gli fu data una corona e part vincendo e per vincere. Quando apr il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che diceva: Vieni e guarda. E apparve un altro cavallo, vermiglio, e a colui che lo montava fu dato il potere di togliere dalla terra la pace e di far s che gli uomini si uccidessero l'un l'altro; e gli fu data una grande spada. Quando apr il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che diceva; Vieni e guarda. E guardai ed ecco apparire un cavallo nero; e colui che lo montava aveva una bilancia in mano... Quando apr il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva; Vieni e guarda. Guardai ed ecco apparire un cavallo giallo, e colui che lo montava aveva nome Morte, e l'Inferno lo seguiva." IX. Le false speranze L'Esperienza inizia con elementi della "Divina Commedia" di Dante. Cos, sull'architrave della famosa porta, Dante e Virgilio leggono: "Per me si va nella citt dolente, - per me si va nell'eterno dolore, - per me si va tra la perduta gente. giustizia mosse il mio alto fattore; - fecemi la divina potestate, - la somma sapienza il primo amore. - Dinanzi a me non fur cose create - se non eterne, ed io eterna duro: - lasciate ogni speranza voi che entrate." XI. Il viaggio Il veloce spostamento della bolla d'aria ricorda il viaggio cos stupendamente narrato da Stapleton in "il fabbricante di stelle" La descrizione dell'effetto Dopler, nel mutamento di colorazione delle stelle per effetto della velocit, nell'Esperienza Guidata dissimulata con questa frase: "Sento aumentare la velocit. Le chiare stelle cambiano colore fino a scomparire nel buio totale." Ecco qui una considerazione curiosa: "Come proiettati da un grande elastico, partiamo in linea retta. Ritengo che stiamo andando in direzione di Beta
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Hydri oppure, forse, verso NGC 3621". Si suppone, dal contesto, che la bolla ascenda in linea retta. Ora, dunque: perch si annotano queste direzioni cosmiche? Se nel momento della descrizione il sole sta tramontando ("Dalla parte dell'abisso notte; dalla parte della pianura gli ultimi raggi di sole sfumano in infinite tonalit"), baster sapere a che ora locale accadr il fatto. Tenendo presente che quest'opera fu scritta a met del 1980 (ci a dire, come giorno centrale, il 30 giugno), e che il luogo in cui fu scritta si trova a 69 gradi di longitudine ovest e a 33 gradi di latitudine sud, l'ora locale corrisponde alle 19.00 (ritardata di quattro ore rispetto al GMT). E in quel momento il punto di elevazione di 90 gradi (vale a dire quello che era al di sopra della bolla e verso il quale questa si dirigeva in linea retta) ci mostra un cielo che fra la costellazione australe della Croce e quella del Corvo e prossima ad Antlia pu ben definire vari oggetti celesti. Fra di essi quelli in maggior risalto sono giustamente Beta Hydri e NGC 3621. Ma l'autore non si risolve, posto che il primo si trova a 125,28' gradi di azimut W; 87,35' di altezza; 11:52.0 di ascensione retta e 43,23' di declinazione; mentre il secondo si trova a 92,08' W; 80,43'; 11:17.3 e 32,52'. Se badiamo alla precisione, la bolla filerebbe verso Beta Hydris (numero 103.192 del catalogo di Draper; grandezza 4,3; classe spettrale B9, varia bile e a 326 anni luce di distanza). Invece, NGC 3621 (galassia spirale a 16 milioni di anni luce) risulterebbe abbastanza spostata. Credo che il dubbio dell'autore si fondi sul fatto che la NGC 3621 un corpo pi bello. Perch non sceglierlo per arrivare fino ad esso? Con tutte le stranezze che presentano le "Esperienze Guidate" questa licenza astronomica non avrebbe cattiva accoglienza. Riguardo al corpo in movimento, si dice: "Continuo ad andare avanti fino ad arrivare su un piano al cui centro scorgo un grande oggetto mobile, impossibile da catturare con lo sguardo perch, seguendo una direzione qualunque sulla superficie, questa finisce avvolta nell'interno del corpo. Provo nausea e distolgo lo sguardo." E` chiaro che la descrizione ricorda alcune costruzioni topografiche della moderna Geometria e che si sono modellate in oggetti "avvolgenti". Con la messa in moto di questo tipo di corpo, l'autore produce un effetto sconcertante. Ricordiamo l'incisione su legno (stampata in quattro lamine) del nastro di Moebius de Escher, per avvicinarci all'idea centrale: quel lavoro, sebbene statico, lascia in noi la sensazione di superficie paradossale e di percezione paradossale. Hofstadter, nel suo "Eterno e gracile ricciolo", afferma: "Nel concetto di "ricciolo" strano implicito il concetto d'infinito, perch che cos'altro un "ricciolo" se non un modo di raffigurare in maniera finita un processo interminabile? E l'infinito gioca un ampio ruolo nei disegni di Escher. In essi possibile vedere copie di un tema determinato che si accoppiano le une con le altre, costituendo cos gli analoghi visuali dei canoni di Bach. "Stando a ci, l'oggetto dell'Esperienza guidata sarebbe un "ricciolo in movimento". XII. Il Festival In "Cielo e Inferno" Huxley annota: "Per la maggioranza di noi il mondo dell'esperienza quotidiana quasi sempre insipido e monotono. Tuttavia, per certuni frequentemente e, per un numero abbastanza cospicuo di quando in quando, qualcosa della lucentezza dell'esperienza visionaria si riversa sulla visione corrente, trasfigurando l'universo quotidiano." Il punto di vista di uno psicologo che analizz in profondit questa Esperienza (meditandola mentre un'altra persona la leggeva a voce alta) fu il seguente: "Vidi che potrebbe indursi uno stato di "percezione aperta" senza ricorrere a droghe o ad altri procedimenti pi o meno dissociativi (penso alle pratiche di veglia a oltranza; digiuno; diete alimentari a basso apporto calorico; respirazione forzata; reclusione in stato di immobilit e al buio; trance sperimentale o religiosa, eccetera). Questo fatto rappresenta per me un grande progresso per la sua innocuit e per le possibilit che offre al ricercatore degli stati speciali di coscienza. Ma inoltre, nella pratica professionale, non si potrebbe contare sulle "Esperienze guidate" come strumenti di terapia? E anche se mi dice che non sono concepite con tale intento, insisto che non si dovrebbe trascurare di trarne profitto. E ancora, ponendoci nel punto di vista della psicologia sociale, forse si potrebbe dare orientamento a un congruo numero di persone che ricorrono alla droga e all'alcool come panacea. Questi sono gli interrogativi che pongo. Per quanto mi riguarda, la materia mi apre un campo di studio che solo poche ore fa non avrei preso in considerazione. Deve essere perch sono rimasto fortemente impressionato da questa Esperienza".

C. ALLA SECONDA PARTE VI. Le maschere Sono molti gli elementi che ricordano "Alice nel paese delle meraviglie" e "Attraverso lo specchio" di Carrol. Ricordiamo le espansioni e le contrazioni di questo paesaggio: "Va bene, lo manger - disse Alice -. Se mi far pi grande potr raggiungere la chiave; se mi far pi piccola potr infilarmi da sotto la porta. In un modo o nell'altro entrer nel giardino, succeda quel che succeda...! Ne mangi un pezzetto e si chiese con ansia: In che senso ?, ponendo la mano sulla testa per vedere se si allungava o si accorciava." E in quest'altro frammento i trasformismi dello spazio: "Supponiamo che il cristallo sia divenuto lieve come la
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garza, in modo da poter vedere attraverso di esso. Ecco ! Ora si sta trasformando in una specie di nebbia ! Sar piuttosto facile attraversarlo... " Anche in "Il signore degli anelli" di Tolkien troviamo le modificazioni delle immagini nello specchio magico, come accade in quasi tutta la mitologia universale. Quanto alle trasformazioni dell'essere umano in animale, una linea senza soluzione di continuit connette le pi antiche tradizioni con "La Metamorfosi" di Kafka. Dunque questi temi sono ampiamente noti e tuttavia l'Esperienza risulta estremamente originale. Noi crediamo, come "Fedro" di Platone, che "gli scrittori migliori in realt servono a destare i ricordi di coloro che gi sanno". VII. Le nuvole Questo lavoro prende il nome dalla commedia che Aristofane mise in scena nel 424 a.C. In tutta l'Esperienza c' un sottofondo gaio e burlesco, in omaggio allo spirito dell'opera greca. La voce che si sente all'inizio contrae in una stessa enunciazione le "Genesi" di tre opere importanti. Cos, il cantico della creazione del Rigveda ci dice: "In quel tempo non c'era n l'esistente n il nonesistente; non c'era regno dell'aria, n del cielo, al di l di esso." Quanto a "...le tenebre erano sopra la faccia dell'abisso", la frase testuale del Primo libro di Mos (Genesi 1,2). E quello che si riferisce a "...non c'erano esseri umani, n un solo animale, uccello, pesce, granchio, legno, pietra, caverna, precipizio, erba, foresta" corrisponde al "Popol-Vuh" (libro del Consiglio degli Indios Quichs, secondo il manoscritto di Chichicastenango). Il passo secondo il quale "non c'erano galassie n atomi", riprendendo la teoria del Big Bang, ci colloca al livello del giornalismo attuale. E, infine, "non c'erano nemmeno supermercati", si tratta (secondo quanto annotato dall'autore) della dichiarazione che fece una bambina di quattro anni. L'aneddoto questo: "Dimmi, Nancy, come era tutto prima che cominciasse il mondo? Non c'era pap, n mamma - rispose la piccola - non c'erano nemmeno supermercati". IX. Il minatore L'omuncolo della miniera uno gnomo, personaggio delle profondit della terra assai diffuso in leggende e fiabe europee. Per il modo in cui trattato in questa Esperienza, risulta essere una allegoria che corrisponde alla traduzione in immagine visiva di impulsi cenestesici viscerali.

NOTE A ESPERIENZE GUIDATE A. A TUTTA L'OPERA Queste note e chiarificazioni si basano sugli appunti che l'autore aggiunse alla versione originale del 1980 e a quella riveduta e corretta del 1988. Tutto questo materiale mi venne fornito in un dischetto da computer. La Nota esplicativa dell'inizio, al pari delle mie opinioni personali, stata sottoposta al giudizio dell'autore e da lui approvata. Quanto allo schema su cui sono costruite le "Esperienze guidate", esso articolato nel seguente modo: 1. Ingresso e ambientazione; 2. Aumento della tensione: 3. Rappresentazione di nuclei psicologici problematici; 4. Soluzione ( o opzioni di soluzione dei nuclei-problema); 5. Diminuzione della tensione; 6. Uscita non traumatica, generalmente ripercorrendo all'inverso le tappe precedenti. Quest'ultimo elemento permette di ottenere una sorte di sintesi di tutta l'Esperienza. Si suppone che gli asterischi debbano agire da pausa per permettere a ciascuno di inserire le proprie immagini. Una lettura lenta sarebbe raccomandabile se si vuole raggiungere un'effettiva partecipazione personale.

B. ALLA PRIMA PARTE I. Il bambino Il quadro attraverso il quale si entra nel parco di divertimenti si ispira alla prima carta dei "Tarocchi". Si tratta della figura di un giocatore alla quale si sono sempre associati l'inversione della realt, la sparizione e il trucco. E` parente del prestidigitatore e apre un filone di irrazionalit che permette di entrare nella dimensione del meraviglioso propizio al ricordo infantile. II. Il nemico La "paralisi" che domina buona parte del racconto consente di ricreare situazioni in cui molte emozioni perdono peso in quanto la dinamica delle immagini viene resa pi lenta. E` cos che si pu generare un clima di riconciliazione, aggiungendo che chi "perdona" viene a trovarsi in una posizione di superiorit rispetto a chi in un altro momento aveva l'iniziativa, vale a dire, l'"offensore".
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III. Il grande errore La scena dei pompieri come agenti ed esecutori della giustizia si ispira al "Fahrenheit 451" di Bradbury. In questo caso l'immagine usata come contrasto con la pena di morte per sete nel deserto. La stessa idea permette di sviluppare l'assurdo del giudizio in cui l'imputato, al posto di scaricare la sua supposta colpa, "carica" la propria bocca con un sorso d'acqua. Quando il Segretario conclude: "Quel che ho detto ho detto!" altro non fa che adeguarsi alle parole di Pilato, rammentando quell'altro giudizio surreale. I Vecchi che personificano le ore sono ispirati all'"Apocalisse" di Lawrence. Il tema degli occhiali invertitori molto noto nella psicologia sperimentale ed stato citato, fra gli altri, da Merleau-Ponty in "La struttura del comportamento". V. La coppia ideale L'immagine del gigante si ispira al "Gargantua e Pantagruele" di Rabelais. Il canto ricorda le feste del paese basco e le canzoni che si intonavano in corteo "giganti e nani dalle grosse teste". L'immagine olografica ricorda le proiezioni di "La fine dell'infanzia" di Clarke. Tutta la questione della ricerca e l'allusione al "non guardare indietro" si riferiscono alla vicenda di "Orfeo ed Euridice" nell'"Inferno". VI. Il risentimento L'argomento trattato in un contesto classico, anche quando le scene della citt ricordano Venezia o magari Amsterdam. I versi recitati dal primo coro sono un adattamento dell'inno orfico a "Tanatos", che suona cos: "Ascoltami, oh Thanatos, il cui illimitato imperio raggiunge ovunque tutti gli esseri mortali! Da te il tempo alla nostra et concesso dipende, che la tua assenza prolunga e la tua presenza tronca. Il tuo sonno perenne annienta le folle vive e di esse l'anima gravita per attrazione verso il corpo che tutti possiedono, quali che siano la loro et e il loro sesso, poich a nessuno dato sfuggire al tuo possente impeto distruttore." I versi recitati dal secondo coro si basano sull'inno a "Mnemosine" che suona cos: "Tu hai il potere di destare l'assopito unendo il cuore alla testa, liberando la mente dal vuoto, rinvigorendola e stimolandola, dissipando le tenebre dall'interno sguardo e l'oblio." Quanto al dialogo con lo spettro, alla fine questi dice: "Addio, addio" Ricordati di me! " E` dall'Atto I, Scena V dell'"Amleto" di Shakespeare e si riferisce all'ombra del padre che rivela al principe l'identit dei suoi avvelenatori. La barca, che anche un carro funebre, ricorda la radice di carnevale (currus navalis). Questi carri neri, talora decorati con grandi ostriche o conchiglie che recano all'interno il feretro e sono spesso ricoperti di fiori, ricordano il viaggio acquatico. I giochi con fiori e acqua dei "Lupercali" romani hanno il medesimo precedente. Qui si tratta di travestimenti e trasformazioni, dove al termine del racconto il tetro Caronte, che ritorna dall'isola dei morti, si trasforma nel giovane conducente di un motoscafo sportiva. Il racconto tutto costruito su un ricchissimo e complesso gioco di immagini, dove ciascun elemento presuppone uno studio particolare; dal mare immobile, alla barca sospesa sull'acqua, al manto che brucia, ai cori, ai cipressi (che caratterizzano le isole greche e i cimiteri), ecc. VII. La protettrice della vita Si ispira alla carta 21 dei Tarocchi . Nel Tarocchino appare l'immagine pi prossima a quella di questa esperienza, non cos nella prima raccolta di Court de Gebelin o del Tarocco dei boemi o ancora dello pseudo Tarocco egizio. Sull'"Anima Mundi" (detta "il mondo" nei Tarocchi) c' un'incisione molto illustrativa nel libro di Fludd "Ut riusque Cosmi maioris", pubblicato nel 1617. Jung si riferisce pure a questo personaggio nel suo "Trasformazioni e simboli della libido". A loro volta le religioni non trascurano queste vergini delle grotte con elementi del paganesimo greco, quali la corona di fiori e il cerbiatto che le lecca la mano, che ricorda Artemide, o la sua controfigura romana, Diana. Non sarebbe difficile sostituire la corona di fiori con una di stelle o poggiare i suoi piedi su di una mezza luna per trovarsi in presenza di una vergine delle grotte gi ormai patrimonio delle nuove religioni che hanno preso il posto del paganesimo. L'ambientazione del racconto tropicale e ci contribuisce a porre in risalto la stranezza della situazione. La qualit dell'acqua che beve il protagonista richiama l'elisir dell'eterna giovinezza. Tutti questi elementi messi insieme hanno il comune scopo di esaltare la riconciliazione con il proprio corpo. VIII. L'azione che salva Lo stravolgimento generale dell'argomento si ottenuto ponendo in rilievo l'indefinitezza del tempo ("Non so bene se sta nascendo il giorno o calando la sera"); ponendo a confronto spazi ("Vedo che il colosso separa nettamente due spazi: quello dal quale provengo, sassoso e letale, da un altro pieno di vegetazione
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e di vita"); tagliando la possibilit di connessione con altre persone, o inducendo a una babelica confusione di lingue ("Domando al mio compagno che sta succedendo. Mi guarda di soppiatto e risponde in una strana lingua: 'Rex voluntas' "). Infine, lasciando il protagonista in balia di forze incontrollabili (caldo, terremoti, strani fenomeni astronomici, acque inquinate, clima di guerra, gigante armato, ecc.). Grazie a questi accorgimenti, il soggetto, uscendo dal tempospazio caotico, pu riflettere sugli aspetti meno catastrofici della propria vita e fare dei proponimenti di una certa solidit per il futuro. Le quattro nubi minacciose hanno il loro corrispondente nell'"Apocalisse" di Giovanni di Patmos (da 6,2 a 6,9); "E guardai ed ecco apparire un cavallo bianco; e colui che lo montava aveva un arco; e gli fu data una corona e part vincendo e per vincere. Quando apr il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che diceva: Vieni e guarda. E apparve un altro cavallo, vermiglio, e a colui che lo montava fu dato il potere di togliere dalla terra la pace e di far s che gli uomini si uccidessero l'un l'altro; e gli fu data una grande spada. Quando apr il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che diceva; Vieni e guarda. E guardai ed ecco apparire un cavallo nero; e colui che lo montava aveva una bilancia in mano... Quando apr il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva; Vieni e guarda. Guardai ed ecco apparire un cavallo giallo, e colui che lo montava aveva nome Morte, e l'Inferno lo seguiva." IX. Le false speranze L'Esperienza inizia con elementi della "Divina Commedia" di Dante. Cos, sull'architrave della famosa porta, Dante e Virgilio leggono: "Per me si va nella citt dolente, - per me si va nell'eterno dolore, - per me si va tra la perduta gente. giustizia mosse il mio alto fattore; - fecemi la divina potestate, - la somma sapienza il primo amore. - Dinanzi a me non fur cose create - se non eterne, ed io eterna duro: - lasciate ogni speranza voi che entrate." XI. Il viaggio Il veloce spostamento della bolla d'aria ricorda il viaggio cos stupendamente narrato da Stapleton in "il fabbricante di stelle" La descrizione dell'effetto Dopler, nel mutamento di colorazione delle stelle per effetto della velocit, nell'Esperienza Guidata dissimulata con questa frase: "Sento aumentare la velocit. Le chiare stelle cambiano colore fino a scomparire nel buio totale." Ecco qui una considerazione curiosa: "Come proiettati da un grande elastico, partiamo in linea retta. Ritengo che stiamo andando in direzione di Beta Hydri oppure, forse, verso NGC 3621". Si suppone, dal contesto, che la bolla ascenda in linea retta. Ora, dunque: perch si annotano queste direzioni cosmiche? Se nel momento della descrizione il sole sta tramontando ("Dalla parte dell'abisso notte; dalla parte della pianura gli ultimi raggi di sole sfumano in infinite tonalit"), baster sapere a che ora locale accadr il fatto. Tenendo presente che quest'opera fu scritta a met del 1980 (ci a dire, come giorno centrale, il 30 giugno), e che il luogo in cui fu scritta si trova a 69 gradi di longitudine ovest e a 33 gradi di latitudine sud, l'ora locale corrisponde alle 19.00 (ritardata di quattro ore rispetto al GMT). E in quel momento il punto di elevazione di 90 gradi (vale a dire quello che era al di sopra della bolla e verso il quale questa si dirigeva in linea retta) ci mostra un cielo che fra la costellazione australe della Croce e quella del Corvo e prossima ad Antlia pu ben definire vari oggetti celesti. Fra di essi quelli in maggior risalto sono giustamente Beta Hydri e NGC 3621. Ma l'autore non si risolve, posto che il primo si trova a 125,28' gradi di azimut W; 87,35' di altezza; 11:52.0 di ascensione retta e 43,23' di declinazione; mentre il secondo si trova a 92,08' W; 80,43'; 11:17.3 e 32,52'. Se badiamo alla precisione, la bolla filerebbe verso Beta Hydris (numero 103.192 del catalogo di Draper; grandezza 4,3; classe spettrale B9, varia bile e a 326 anni luce di distanza). Invece, NGC 3621 (galassia spirale a 16 milioni di anni luce) risulterebbe abbastanza spostata. Credo che il dubbio dell'autore si fondi sul fatto che la NGC 3621 un corpo pi bello. Perch non sceglierlo per arrivare fino ad esso? Con tutte le stranezze che presentano le "Esperienze Guidate" questa licenza astronomica non avrebbe cattiva accoglienza. Riguardo al corpo in movimento, si dice: "Continuo ad andare avanti fino ad arrivare su un piano al cui centro scorgo un grande oggetto mobile, impossibile da catturare con lo sguardo perch, seguendo una direzione qualunque sulla superficie, questa finisce avvolta nell'interno del corpo. Provo nausea e distolgo lo sguardo." E` chiaro che la descrizione ricorda alcune costruzioni topografiche della moderna Geometria e che si sono modellate in oggetti "avvolgenti". Con la messa in moto di questo tipo di corpo, l'autore produce un effetto sconcertante. Ricordiamo l'incisione su legno (stampata in quattro lamine) del nastro di Moebius de Escher, per avvicinarci all'idea centrale: quel lavoro, sebbene statico, lascia in noi la sensazione di superficie paradossale e di percezione paradossale. Hofstadter, nel suo "Eterno e gracile ricciolo", afferma: "Nel concetto di "ricciolo" strano implicito il concetto d'infinito, perch che cos'altro un "ricciolo" se non un modo di raffigurare in maniera finita un processo interminabile? E l'infinito gioca un ampio ruolo nei disegni di Escher. In essi possibile vedere copie di un tema determinato che si accoppiano le une con le altre, costituendo cos gli analoghi visuali dei canoni di Bach. "Stando a ci, l'oggetto dell'Esperienza guidata sarebbe un "ricciolo in movimento".

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XII. Il Festival In "Cielo e Inferno" Huxley annota: "Per la maggioranza di noi il mondo dell'esperienza quotidiana quasi sempre insipido e monotono. Tuttavia, per certuni frequentemente e, per un numero abbastanza cospicuo di quando in quando, qualcosa della lucentezza dell'esperienza visionaria si riversa sulla visione corrente, trasfigurando l'universo quotidiano." Il punto di vista di uno psicologo che analizz in profondit questa Esperienza (meditandola mentre un'altra persona la leggeva a voce alta) fu il seguente: "Vidi che potrebbe indursi uno stato di "percezione aperta" senza ricorrere a droghe o ad altri procedimenti pi o meno dissociativi (penso alle pratiche di veglia a oltranza; digiuno; diete alimentari a basso apporto calorico; respirazione forzata; reclusione in stato di immobilit e al buio; trance sperimentale o religiosa, eccetera). Questo fatto rappresenta per me un grande progresso per la sua innocuit e per le possibilit che offre al ricercatore degli stati speciali di coscienza. Ma inoltre, nella pratica professionale, non si potrebbe contare sulle "Esperienze guidate" come strumenti di terapia? E anche se mi dice che non sono concepite con tale intento, insisto che non si dovrebbe trascurare di trarne profitto. E ancora, ponendoci nel punto di vista della psicologia sociale, forse si potrebbe dare orientamento a un congruo numero di persone che ricorrono alla droga e all'alcool come panacea. Questi sono gli interrogativi che pongo. Per quanto mi riguarda, la materia mi apre un campo di studio che solo poche ore fa non avrei preso in considerazione. Deve essere perch sono rimasto fortemente impressionato da questa Esperienza".

C. ALLA SECONDA PARTE VI. Le maschere Sono molti gli elementi che ricordano "Alice nel paese delle meraviglie" e "Attraverso lo specchio" di Carrol. Ricordiamo le espansioni e le contrazioni di questo paesaggio: "Va bene, lo manger - disse Alice -. Se mi far pi grande potr raggiungere la chiave; se mi far pi piccola potr infilarmi da sotto la porta. In un modo o nell'altro entrer nel giardino, succeda quel che succeda...! Ne mangi un pezzetto e si chiese con ansia: In che senso ?, ponendo la mano sulla testa per vedere se si allungava o si accorciava." E in quest'altro frammento i trasformismi dello spazio: "Supponiamo che il cristallo sia divenuto lieve come la garza, in modo da poter vedere attraverso di esso. Ecco ! Ora si sta trasformando in una specie di nebbia ! Sar piuttosto facile attraversarlo... " Anche in "Il signore degli anelli" di Tolkien troviamo le modificazioni delle immagini nello specchio magico, come accade in quasi tutta la mitologia universale. Quanto alle trasformazioni dell'essere umano in animale, una linea senza soluzione di continuit connette le pi antiche tradizioni con "La Metamorfosi" di Kafka. Dunque questi temi sono ampiamente noti e tuttavia l'Esperienza risulta estremamente originale. Noi crediamo, come "Fedro" di Platone, che "gli scrittori migliori in realt servono a destare i ricordi di coloro che gi sanno". VII. Le nuvole Questo lavoro prende il nome dalla commedia che Aristofane mise in scena nel 424 a.C. In tutta l'Esperienza c' un sottofondo gaio e burlesco, in omaggio allo spirito dell'opera greca. La voce che si sente all'inizio contrae in una stessa enunciazione le "Genesi" di tre opere importanti. Cos, il cantico della creazione del Rigveda ci dice: "In quel tempo non c'era n l'esistente n il nonesistente; non c'era regno dell'aria, n del cielo, al di l di esso." Quanto a "...le tenebre erano sopra la faccia dell'abisso", la frase testuale del Primo libro di Mos (Genesi 1,2). E quello che si riferisce a "...non c'erano esseri umani, n un solo animale, uccello, pesce, granchio, legno, pietra, caverna, precipizio, erba, foresta" corrisponde al "Popol-Vuh" (libro del Consiglio degli Indios Quichs, secondo il manoscritto di Chichicastenango). Il passo secondo il quale "non c'erano galassie n atomi", riprendendo la teoria del Big Bang, ci colloca al livello del giornalismo attuale. E, infine, "non c'erano nemmeno supermercati", si tratta (secondo quanto annotato dall'autore) della dichiarazione che fece una bambina di quattro anni. L'aneddoto questo: "Dimmi, Nancy, come era tutto prima che cominciasse il mondo? Non c'era pap, n mamma - rispose la piccola - non c'erano nemmeno supermercati". IX. Il minatore L'omuncolo della miniera uno gnomo, personaggio delle profondit della terra assai diffuso in leggende e fiabe europee. Per il modo in cui trattato in questa Esperienza, risulta essere una allegoria che corrisponde alla traduzione in immagine visiva di impulsi cenestesici viscerali.

Il bambino

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Chiarimento sullesperienza di riconciliazione con il passato. La scena collocata nellinfanzia perch lesperienza cerca di far risaltare i primi registri di ingiustizia. Oltre a questo, essa cerca di chiarire la sensazione di ingiustizia che viene sperimentata nel presente; i due contenuti apparentemente separati vengono confrontati in modo che il praticante trovi tra di essi un rapporto che gli permetta di integrarli entrambi in uno stesso sistema di comprensione. Lintenzione dellesperienza quella di permettere una liberazione da sentimenti negativi che, per autocompassione, limitano il comportamento nel mondo delle relazioni. Raccomandazione. E importante riconoscere le situazioni della vita di tutti i giorni nelle quali siamo soggetti a determinate ingiustizie. Il praticante dovr domandarsi quali forme di ingiustizia subisce e, oltre a questo, se la maggior parte di esse (soprattutto quelle che sente importanti) si riferiscono alla stessa situazione e se sono legate ad un certo tipo di persone. Se questidea risulta chiara, non sar difficile trovare un vincolo stretto tra quelle forme di ingiustizia ed esperienze infantili. Per quanto riguarda la conciliazione con le persone che producono tali ingiustizie , diciamo che non si tratta di un compito facile; al contrario, la proposta di riconciliazione produce forti reazioni. Ciononostante, il superamento di quelle resistenze nella vita di tutti i giorni o, perlomeno, attraverso la ripetizione di questa esperienza guidata, pu aprire nuove possibilit di comportamento e modificare il nostro punto di vista sul mondo di relazione in cui viviamo. Nota : Al termine di questa esperienza, un giovane di 27 anni ha fatto la seguente osservazione: Durante quasi tutta lesperienza sono rimasto allerta, come preso da una specie di spavento, aspettando che gli animali di guardia allentrata si svegliassero ed entrassero nel parco dei divertimenti. Quando si trattato di ricordare uningiustizia subita nellinfanzia, mi sono apparsi allimprovviso due scarafaggi, che sono gli animali che mio fratello maggiore usava per spaventarmi quandero piccolo (questo fatto lavevo dimenticato fino al giorno doggi, anche se la mia paura per gli scarafaggi rimasta sempre costante). Quando ci stato suggerito di riconciliarci con lingiustizia subita, ho compreso che la mia era una storia infantile senza importanza. Allora scomparsa immediatamente la paura per gli animali posti a guardia della entrata, che erano, naturalmente, due enormi scarafaggi. Sono sicuro che questa scoperta far scomparire la mia fobia.

Il nemico
Chiarimento sullesperienza di riconciliazione con il passato. Questesperienza ha come obiettivo il raggiungimento di una riconciliazione con il passato ed in particolare con una persona alla quale siamo legati da una sequela di atti di risentimento. Lutilit di questa riconciliazione ovvia ed i benefici che essa produce non solo modificano il nostro comportamento esterno, ma permettono anche di superare dei contenuti mentali oppressivi. Raccomandazione. Determinare quali sono le resistenze e le contraddizioni che sorgono tra quello che si vorrebbe fare e dire e quello che effettivamente si fa e si dice nelle varie scene. Studiare se la riconciliazione prodotta durante lesperienza modifica la condotta quotidiana relativamente al problema considerato. Se le resistenze verso la riconciliazione non sono state superate, si suggerisce di ripetere lesperienza. Note : vediamo alcuni racconti fatti da persone di mezza et: a) - Lesperienza mi servita molto. Uno pensa sempre che se avesse lopportunit di fare ci che vuole, farebbe molte cose. Ma durante lesperienza, dovendo affrontare una situazione di
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questo tipo, mi sono reso conto che non sapevo che cosa fare. Mi trovavo in uno stato confusionale e, in tutta sincerit, speravo che qualcuno mi dicesse che cosa fare . b) - Credo che questa esperienza sia molto significativa, perch la vedo in diretto rapporto con la mia vita: i miei amici sono i miei nemici . c) - Quando il mio nemico si messo in ginocchio ho sperimentato un sentimento di riconciliazione . d) - Mi sono reso conto che il mio nemico aveva le mie stesse caratteristiche . e) - E stata unesperienza naturale, giacch le immagini proposte apparivano senza difficolt. Credo che chiunque possa riconoscere che, quando si affronta un nemico immobile, le immagini negative da cui si era presi, perdono forza ed appare un sentimento di riconciliazione .

Il grande errore
Chiarimento sullesperienza di riconciliazione con il passato. Questesperienza ha lobiettivo di far ritrovare quel momento del passato a cui una persona attribuisce un carattere totalmente negativo. Tutti, in genere, ne hanno uno. Quando ritrovo quel momento, appaiono i colpevoli della mia apparente sconfitta. E qui che si trova una delle fonti delle mie frustrazioni, dei miei risentimenti, del mio senso di colpa e, a volte, della mia autocompassione. Se riesco a mettere a fuoco in maniera diversa lapparente grande errore della mia vita, se riesco a guardarlo da un altro punto di vista, il mio processo affettivo e, in generale, il mio processo esistenziale acquistano maggiore coerenza ed unit. Questo un chiaro esempio di meditazione dinamica sul passato che propone inoltre una formula pratica di riconciliazione con se stessi. Raccomandazione. Si raccomanda di ricostruire tutti i giorni lesperienza ed in particolare la parte di essa relativa al ritorno alla situazione di grande fallimento. Esaminare poi tutti i fattori che hanno agito in quel momento e cercare di comprendere quanto cera di accidentale nelle circostanze che mi hanno spinto in quella direzione. In questa pratica appaiono per lo meno quattro tipi di resistenze: 1) - impossibilit di trovare il momento o la situazione del grande errore ; 2) - impossibilit di comprendere che proprio grazie ad esso, ho potuto ottenere altri risultati ed arrivare al momento attuale; 3) -impossibilit di considerare che, proprio grazie ai problemi che ho individuato, sono stato in grado di evitare situazioni che avrebbero potuto essere ancora pi gravi; 4) -impossibilit di considerare le situazioni relative al grande errore come fatti accidentali che sfuggivano ad ogni tipo di controllo sia mio che di quelle persone alle quali attribuisco la colpa del fallimento. Le resistenze menzionate dovrebbero essere meditate, oltre che durante lesperienza, anche nella vita di tutti i giorni, cercando di verificare se si riesce a cambiare il proprio punto di vista sulla situazione attuale, grazie alla riconciliazione con il passato. Nota . La scena dei pompieri come agenti ed esecutori della giustizia ispirata al racconto Farenheit 451 di Bradbury, mentre i vecchi, come personificazioni del tempo, ricordano Apocalisse di Lawrence. A proposito di questa esperienza, riportiamo il seguente commento fatto da una signora centro-americana: Per molto tempo ho continuato a credere che la mia vita sarebbe stata diversa se avessi avuto una relazione con X.Ora comprendo che
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sicuramente essa sarebbe stata diversa, ma anche che forse non sarebbe stata migliore. In ogni modo, ho chiaro che devo costruire la mia vita attenendomi alla situazione reale in cui vivo e non a ci che immagino sarebbe stato meglio .

La nostalgia
Chiarimento sullesperienza di riconciliazione con il passato. Questa esperienza ha la finalit di permettere una riconciliazione con i contenuti relativi a quei rapporti sentimentali che, per diverse ragioni, hanno subito un deterioramento. La ricomposizione di questo tipo di avvenimenti passati, grazie alluso di un nuovo punto di vista su di essi, diretta a migliorare la propria posizione nei confronti delle persone dellaltro sesso. Questa esperienza, se ben lavorata, contribuisce a far superare numerose frustrazioni e risentimenti e predispone, nel presente e nel futuro, ad un atteggiamento costruttivo. Questa pratica non molto utile alle persone giovani per il fatto che esse non possiedono molti ricordi del tipo che viene proposto. Raccomandazione. Osservare se, nella vita di tutti i giorni, si sono modificate le prevenzioni e le diffidenze presenti nel rapporto con persone dellaltro sesso. Ripetere di nuovo lesperienza, se non si riusciti a vincere le resistenze che sono comparse. Note . Questo stato il commento di un celebre scrittore argentino: Lesposizione della Nostalgia mi sembrata irresistibilmente pacchiana. In seguito ho capito che essa rifletteva situazioni che io stesso avevo vissuto. Ora penso che lesperienza sia stata dipinta in quei toni sfacciati, con una chiara intenzione (persino estetica) da qualcuno che conosce molto bene lanima umana. In ogni caso riconosco che il lavoro mi ha portato dei benefici.

La coppia ideale
Chiarimento sullesperienza di riconciliazione con il passato. Lesperienza propone al praticante una revisione delle sue relazioni affettive; questa revisione deve permettergli di comprendere che, sia la ricerca di persone dellaltro sesso che glincontri, le rotture e le fantasie su di esse sono legati ad un nucleo, che quello della coppia ideale; nella vita di tutti i giorni difficile avvertire la presenza di questo nucleo; tuttavia la sua azione che orienta la persona in direzioni determinate e che produce, talvolta, terribili delusioni quando la realt non coincide con esso. Raccomandazione. Riconoscere nella vita di tutti i giorni i temi affrontati durante lesperienza. Note . Il tema del gigante ispirato al Garganta e Pantagruel di Rabelais. Per quanto riguarda limmagine della coppia ideale, essa ricorda le proiezioni olografiche della Fine dellinfanzia di Clark. Questo stato il commento di un uomo ormai piuttosto maturo, che si dedica allattivit industriale: Allimprovviso mi sono sorpreso a sentire un forte strattone nel sesso, come se laumento dellintensit del fuoco si fosse prodotta nel mio corpo. Ho la sensazione che i nostri gusti, i nostri amori, le nostre fantasie siano in rapporto non solo con leducazione, ma soprattutto con il funzionamento del nostro corpo .

Il risentimento
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Esperienze Guidate

Chiarimento sullesperienza di riconciliazione con il passato. Questa esperienza diretta al raggiungimento di uno stato di riconciliazione con la persona alla quale sono legato in modo negativo. Se questo obiettivo viene conseguito, la tecnica potr servire anche per produrre riconciliazioni di minore importanza. Ogni nemico e ogni risentimento allinterno di me, limitano il mio presente e bloccano il mio futuro. I lavori di riconciliazione con il passato assumono, alla luce di questidea, un ruolo di importanza sempre maggiore nel mio sviluppo personale e nellefficacia che dimostro nella mia vita quotidiana. Raccomandazione. Verificare se le resistenze comparse nelle immagini proposte sono state superate oppure no. Considerare con particolare attenzione le sensazioni che hanno accompagnato latto di bruciare il manto. Sono soprattutto esse ad indicare se si prodotta una trasformazione dei sentimenti negativi. Nel caso in cui le resistenze non siano state vinte, lavorare di nuovo su questa esperienza.

La protettrice della vita


Chiarimento sullesperienza ubicata nel momento attuale. Questa esperienza ha lo scopo di far prendere contatto con i problemi del corpo ed anche di spingere il praticante a curarlo e a fortificarlo. E noto che la negazione, per rifiuto, di una zona del corpo ha come conseguenza la comparsa in essa di una anestesia che la rende insensibile. Unaltra conseguenza che tutto ci che riguarda quella parte finisce per essere mentalmente degradato o deformato dallimmaginazione. Raccomandazione. Studiare se esiste coincidenza tra le resistenze trovate nel corso dellesperienza e quelle osservate nella vita di tutti i giorni. Se durante lesperienza o durante una ripetizione di essa, sono state superate delle resistenze, valutare se a questo superamento ne corrisponde uno analogo nella vita quotidiana. Configurazione della Guida Interna Chiarimento sullesperienza . La padronanza di quest'esperienza d'importanza fondamentale. Senza di essa, non possibile effettuare tutto un insieme di lavori che risultano utili sia per la vita di tutti i giorni che per quei momenti eccezionali a cui sono dedicate altre esperienze di questo libro. Raccomandiamo la lettura (nelle note) del tema formativo: La guida interna.

Lazione che salva


Chiarimento sullesperienza di proponimenti per il futuro. Questa esperienza, sfruttando la descrizione di situazioni drammatiche, spinge il praticante verso lapertura e la comunicazione con altre persone. Il tema delle buone azioni viene introdotto per affermare lidea di solidariet e quella di aiuto. Basta anche una conoscenza non profonda della nostra dottrina per comprendere quanto sia utile, per la vita di un una persona, rinforzare quegli atteggiamenti che sono capaci di estirpare legoismo e la chiusura in s. Tuttavia, bisogna anche tener presente che la semplice comprensione di questa utilit non produce necessariamiente un cambiamento di atteggiamento nel senso descritto. La presente esperienza permette
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questo cambiamento solo se lindividuo desidera incamminarsi sinceramente in questa nuova direzione. Raccomandazione. Osservare tutte le resistenze che sono apparse durante lesperienza guidata e cercare di superarle, ripetendo la pratica in altre sedute. Subito dopo la riunione, utilizzare la revisione delle buone azioni come tema di meditazione sulla propria vita. E anche possibile, in alcune occasioni, effettuare questa meditazione prima di chiudere la riunione, dedicando ad essa alcuni minuti.

Le false speranze
Chiarimento sullesperienza di proponimenti per il futuro. In questesperienza si cerca di risolvere i problemi che si presentano quando si immagina il proprio futuro; questa soluzione viene cercata chiarificando i propri progetti e scartando quelle immagini che impediscono di avere un adeguato senso della realt. Raccomandazione. Osservare, nella vita di tutti i giorni, la confusione o la perdita di tempo che si producono quando ci lasciamo orientare da speranze false. Verificare se il punto di vista sui propri progetti si modifica per azione dellesperienza o di una sua ripetizione. Note dellautore (da inserire) Lesperienza inizia con elementi della Divina Commedia di Dante. Cos, sullarchitrave della famosa porta, Dante e Virgilio leggono:
Per

me si va nella citt dolente, per me si va nelleterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore: fecemi la divina potestate, la somma sapienza e il primo amore. Dinanzi a me non fur cose create se non eterne, e io eterna duro. Lasciate ogni speranza, voi che entrate.

La ripetizione
Chiarimento dellesperienza sul senso della vita. Questesperienza ha lo scopo di spingere il praticante ad esaminare qual la direzione che la linea della sua vita traccia, partendo dal passato fino a giungere al momento presente. Questo esame gli permetter di comprendere che la direzione della sua vita futura non si scoster da quella seguita fino al momento presente, a meno che egli non consideri che pu esistere un nuovo senso della vita. La meditazione su questo punto mette il praticante in condizione di effettuare un cambiamento nella direzione della sua vita, anche quando il nuovo obiettivo non gli appaia completamente chiaro. Una meditazione di questo tipo capace di produrre cambiamenti profondi e positivi nella vita puramente meccanica portata avanti fino al momento attuale.
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Esperienze Guidate

Raccomandazione. Considerare le resistenze osservate durante lesperienza come indicatori di quegli impedimenti che si oppongono ad un cambiamento della linea di con dotta seguita fino al momento attuale. Approfondire, attraverso una ripetizione individuale o collettiva dellesperienza, la sensazione di essere sul punto di scoprire qualcosa-di decisivo . Sar questo il registro interno che dovr precedere la comparsa di un nuovo senso della vita. Note . Il nome della terza strada che rompe la ripetizione ispirato al verso della Andromaca di Euripide, che dice: ... e dei cammini chiusi, un dio sempre trova luscita . Riportiamo un commento: Mi sono reso conto che le cose che desideravo erano contraddittorie: volevo avere successo, volevo fare carriera e nello stesso tempo avere un figlio. Per tutta la vita mi sono dibattuto in opposizioni di questo tipo. Vedo che se non comparir qualcosa di nuovo, il mio futuro sar sempre cos... fino alla morte . Al termine di questa riunione di esperienza un giovane, che aveva partecipato gi a varie altre, fece questo commento: E stata unesperienza che sono riuscito ad integrare molto bene. La sequenza di immagini ha coinciso con le cose che sto vivendo in questo periodo. Infatti, gi da un certo tempo, avverto la necessit di un cambiamento radicale, ma finora si trattato solo di una comprensione intellettuale. Ma come possibile realizzare questo tipo di cambiamento? Da dove vengono queste esperienze poetiche che io metto in rapporto con i miei sogni pi profondi? E possibile che si produca un cambiamento radicale solo con delle pratiche settimanali che non durano pi di mezzora? Come posso approfondire la meditazione sul senso della vita? Sono certo che a queste domande possono essere date risposte adeguate; ma gi ora, nonostante la mia incertezza, sento rinascere in me lentusiasmo .

Il viaggio
Chiarimento dellesperienza sul senso della vita. Questa esperienza diretta a produrre nel praticante quelle sensazioni che accompagnano le grandi scoperte della realt interiore, del tipo di quelle che si riferiscono ad un senso trascendente della vita. Non si tratta, dunque, di un esercizio tendente a facilitare la comprensione di un determinato timore, ma di un esperimento diretto a far riconoscere o a produrre degli importanti registri interni. Raccomandazione. Considerate se si riusciti a rappresentare in modo adeguato le immagini relative alla figura e alla sfera. Prendere in esame solo le sensazioni descritte nella scena in cui la sfera viene appoggiata sulla fronte. Le resistenze che importante vincere sono quelle che impediscono di ricreare le sensazioni menzionate. Note . Il veloce spostamento della bolla daria ricorda il viaggio cos stupendamente narrato da Stapledon ne Il costruttore di stelle. La descrizione delleffetto Doppler, con il mutamento di colorazione delle stelle dovuto alla velocit, nellesperienza guidata dissimulata da questa frase: Sento aumentare la velocit. Le stelle luminose cambiano colore, fino a scomparire nel buio totale. Un uomo maturo, muratore di professione, fece questo commento: Quando ho appoggiato la sfera sulla fronte, ho sentito una specie di scossa elettrica e poi ho visto
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Esperienze Guidate

luce era una luce diversa da quella che siamo abituati a vedere. Era una luce che aveva un senso diverso. Non so come descriverla. Ho sempre creduto che ci fosse unaltra cosa, ma ora so che questaltra cosa esiste .

Il festival
Chiarimento dellesperienza sul senso della vita. Questa esperienza ha lobiettivo di indurre nel praticante immagini, insolite, per avvicinarlo a nuovi fenomeni di percezione. La singolare maniera di vedere le cose, che viene descritta, utile in quanto presenta la possibilit di esistenza di un mondo nuovo e di un nuovo senso anche nel contatto con gli oggetti quotidiani. Le sperienze chiamate mistiche e quelle psichedeliche esercitano una cos grande attrattiva sulle nuove generazioni perch permettono una percezione non abituale della realt. Tuttavia il limite di queste esperienze si trova, per il primo caso, nella fede, e per il secondo nellazione distruttiva di un prodotto chimico artificiale. Raccomandazione. Nei giorni successivi allesperienza cercare di avere una visione nuova ed entusiasmante delle cose e delle persone con cui abbiamo un rapporto quotidiano. La raccomandazione limitata a questo; non pretendiamo di far nostra una nuova forma di percezione. E sufficiente una sola esperienza di questo tipo. Al contrario, un suo esercizio continuo non utile nella vita quotidiana, in quanto predispone ad una contemplazione inattiva che porta alla chiusura mentale. Sarebbe bello se questesperienza potesse aiutare a comprendere che, oltre la piattezza della realt abituale, esiste una dimensione della mente carica di speranza! Note . In Cielo e Inferno Huxley annota: Per la maggior parte di noi il mondo dellesperienza quotidiana quasi sempre insipido e monotono. Tuttavia, per poche persone con frequenza, e per un buon numero di altre di quando in quando, appare qualcosa che ha la lucentezza dellesperienza visionaria, come se abbandonassimo la visione corrente e trasfigurassimo luniverso quotidiano . Il punto di vista di uno psicologo che ha analizzato a fondo questa esperienza (meditandola mentre unaltra persona la leggeva a voce alta) il seguente: Ho visto che potevo effettivamente indurre in me uno stato di percezione aperta senza ricorrere a droghe o ad altri procedimenti pi o meno dissocianti (penso alle pratiche di veglia ad oltranza; digiuno; diete alimentari a basso apporto calorico; respirazione forzata; esperimenti in cui il soggetto viene chiuso in un ambiente oscuro in stato di immobilit, trance sperimentale e religioso, etc.). Questo tipo di esperienza rappresenta di per s un grande avanzamento per la sua innocuit e per le possibilit che offre al ricercatore degli stati speciali di coscienza. Ma inoltre, nella pratica professionale, non si potrebbe contare, nelle esperienze guidate come strumento di terapia? Anche se mi stato spiegato che non sono state concepite con tale intento, insisto che questa possibilit non dovrebbe essere scartata a priori. Infine, ponendoci dal punto di vista della Psicologia Sociale, forse si potrebbe dare orientamento ad un enorme numero di persone che ricorrono alla droga e allalcol come panacea. Questi sono gli interrogativi che pongo. Per quanto mi riguarda la materia mi apre un campo di studio che solo poche ore fa non avrei preso in considerazione. Forse perch sono rimasto fortemente impressionato da questa esperienza.

La morte
Chiarimento sull'esperienza da effettuare.
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Esperienze Guidate

Questa pratica indirizza il praticante verso un presentimento della trascendenza, utilizzando immagini e registri che qualunque persona, anche se scettica, pu sperimentare. Con questa pratica il non credente ha l'opportunit di rendere pi elastici i consueti meccanismi della propria mente, mobilizzando immagini e sentimenti per lui non abituali. Il credente, invece, o colui che ha avuto esperienze di tipo trascendente, pu trovare nella pratica dell'esercizio un motivo di conforto. Esperienza guidata. So che sto morendo. Con la velocit del lampo mi appaiono scene di differenti momenti della mia vita. Vedo anche paesaggi completamente nuovi ed ascolto suoni e parole che non appartengono ai miei ricordi. Riesco a comprendere che quei paesaggi e quei suoni sono i miei propri stati d'animo: le emozioni oscure mi portano dentro sale grigie o vicino a profondi precipizi, mi fanno ascoltare suoni gravi, echi di boati lontani; ma quando brilla la speranza appaiono verdi praterie che si estendono all'infinito, mentre i suoni sono inni e le parole sono amabili. (*) Ecco il mio corpo che sta l, remoto e quieto. Ma come posso vedere, ascoltare, ricordare, immaginare, se sono separato da ci che erano i miei sensi, il mio cervello, il battito del mio cuore, la mia aria nutritiva? (*) Mentre il tempo e lo spazio sono confusi, io rimango molto vicino al mio corpo. Ed ora che vedo oscuri labirinti, mi trovo dentro di esso; ora che salgo su montagne dorate sento la mia testa che giace. L'alto, il basso, il profondo, ci che accaduto e ci che credo accadr hanno nel mio corpo il loro punto medio. Tutto ci che mi tiene legato il passato, proprio come l'ombra che si attacca al corpo senza essere corpo. Forse per questo mi trovo legato ai momenti crudeli della mia vita: alle frustrazioni, ai risentimenti, alla vendetta... come se fossero oggetti che mi tolgono la luce. Quando non ci sono oggetti la luce splende in pieno e non c' ombra; ma questo possibile solo se non ci sono n frustazione, n risentimento, n vendetta ai quali i ricordi si legano. Altrimenti si rimane l a risolvere ci che non pu essere risolto. Allora la vita il mezzo che la mente usa per rompere la rete delle ombre. Ringrazio di aver conosciuto l'unica cosa importante: agire con unit. Ringrazio di aver compreso che la vita ha un senso e che non termina nell'assurdo. E ringrazio di aver compiuto le mie azioni con lo sguardo sempre fisso in quella direzione. Compatisco coloro che sono rimasti presi nella rete delle ombre, credendo che le loro piccole illusioni fossero l'unica verit. Potr qualcuno o qualcosa liberarli? Compatisco coloro che degradarono il messaggio della liberazione che gli era giunto; li compatisco perch la loro confusione sar enorme nel loro giorno; ma non sar cos per coloro che diedero un senso alla loro vita e per coloro che, senza aver mai conosciuto il messaggio, operarono con unit interna..... perch anch'essi arriveranno alla Luce. Ma ora il tempo del trionfo, il tempo della mia liberazione; allora seguo le immagini che la mia guida traduce con queste parole: Per il cammino interno puoi andare oscurato o luminoso. Fa attenzione alle due vie che si aprono davanti a te. Se lasci che il tuo essere si lanci verso regioni oscure, il tuo corpo vince la battaglia e domina. Allora spunteranno sensazioni e apparenze di spiriti, di forze, di ricordi. Per di l si discende sempre di pi. L si trovano l'Odio, la Vendetta, la Stranezza, il Possesso, la Gelosia e il Desiderio di Rimanere. Se discendi ancora di pi, ti invaderanno la Frustrazione, il Risentimento e tutti quei sogni e desideri che hanno provocato rovina e morte all'umanit. Se spingi il tuo essere in direzione luminosa, troverai resistenza e fatica ad ogni passo. Questa fatica nell'ascensione ha dei colpevoli. La tua vita pesa, i tuoi ricordi pesano, le tue azioni precedenti impediscono l'ascensione. Questa scalata difficile
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Esperienze Guidate

per l'azione del tuo corpo che tende a dominare. Nei passi dell'ascensione si trovano regioni strane dai colori puri e dai suoni non conosciuti. Non sfuggire la purificazione che agisce come il fuoco e che terrorizza con i suoi fantasmi. Rifiuta lo spavento e lo scoramento. Rifiuta il desiderio di fuggire verso regioni basse e oscure. Rifiuta l'attaccamento ai ricordi. Rimani in libert interiore, con indifferenza verso il sogno del paesaggio, con risoluzione nell'ascensione. La luce pura schiarisce le cime delle alte catene di montagne e le acque dai mille colori scendono tra melodie non riconoscibili verso altipiani e prati cristallini. (*) Non temere la pressione della luce che ti allontana dal suo centro ogni volta con pi forza, assorbita come se fosse un liquido o un vento perch certamente in essa c' la vita. (*) Quando nella grande catena di montagne trovi la citt nascosta, devi conoscerne l'entrata. Ma questo lo saprai nel momento in cui la tua vita sar trasformata. Le sue enormi mura sono scritte in figure, sono scritte in colori, sono sentite. In questa citt si custodisce ci che stato fatto e ci che c' da fare... Ma al tuo occhio interno opaco il trasparente . Cos parla la mia guida, ed io mi preparo; tutto allora diventa trasparente ed io rimango sciolto da ogni legame... Sono riconciliato, sono purificato. Vado nella citt della Luce, quella citt mai percepita dall'occhio, mai ascoltata nel suo canto dall'orecchio umano. (*) .... Sento che mi fermo e che torno al mio corpo. Il mio cuore batte, i miei polmoni funzionano. Sono di nuovo qui. Ma so che questa verit, che sono riuscito a sfiorare, presto o tardi avr un'azione su di me e convertir il senso della mia vita. Scambio di commenti sull'esperienza. I partecipanti discutono le proprie esperienze. Raccomandazione. Non si suggeriscono lavori di superamento delle resistenze, in quanto queste possono risultare legate alle credenze personali del praticante, credenze che non certo compito nostro modificare.

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