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La resurrezione - un fatto certo! Prof.

Josh McDowell
Osservazioni sulla resurrezione Nel tentativo di confutare le ragioni del cristianesimo, ho fatto ben nove osservazioni sulla resurrezione, che prima non avevo mai preso in considerazione. 1. La testimonianza storica, letteraria e giuridica a sostegno della resurrezione di Ges Cristo di immenso valore.

1. La resurrezione un fatto storico!


Prima della mia ricerca non sapevo che vi fosse una cos ampia documentazione storica, letteraria e giuridica che attestasse la validit della resurrezione. Ecco le osservazioni di alcuni studiosi: Un professore di storia romana Il Prof. Thomas Arnold, autore dellopera in tre volumi Storia di Roma e docente di storia moderna allUniversit di Oxford, scrisse: "Per molti anni ho studiato la storia di altre epoche ed ho esaminato e valutato i documenti che la trattano: per non conosco ancora alcun fatto nella storia dellumanit che sia testimoniato da prove migliori e pi complete che possano soddisfare pienamente il ricercatore pi imparziale." Un critico testuale Uno studioso inglese, Brooke Foss Wescott, disse: "Se vengono presi in considerazione tutti i documenti, non azzardato dire che non c nessun altro avvenimento storico meglio e pi variamente documentato della resurrezione di Cristo. Solo il preconcetto che lavvenimento dabba essere per forza falso pu aver suggerito lidea che le prove a suo favore fossero deboli." Un professore di storia antica Paul L. Maier, professore di storia antica allUniversit di Western Michigan, concluse che: "Se tutti i documenti venissero esaminati con cura ed onest, secondo i normali criteri della ricerca storica, sarebbe legittimo concludere che la tomba nella quale Ges fu sepolto era realmente vuota la mattina della prima Pasqua. Non stato ancora scoperto un frammento di testimonianza nelle fonti storiche o archeologiche in grado di contraddire questa affermazione".

Un Primo Presidente della Corte Suprema inglese Lord Caldecote, magistrato supremo del sistema giudiziario inglese, ha scritto: "La mia fede fin dal principio si fondata su ci che secondo me era rivelato nella Bibbia. Quando, in particolare, giunsi al Nuovo Testamento, ai vangeli e agli altri scritti degli uomini che erano stati amici di Ges Cristo, mi parvero documenti di assoluta autenticit, perch dimostravano la fondatezza dei fatti che esponevano...Quando ho affrontato il tema centrale del crestianesimo, cio la resurrezione di Ges Cristo, ed ho cercato di esaminarne la fondatezza, sono giunto alla conclusione che si trattava di una realt al di sopra di ogni dubbio." Un`autorit in campo giuridico Un uomo che aveva una notevole capacit nellesaminare la validit delle prove era Simon Greenleaf, noto professore di Dritto allUniversit di Harvard e autore della famosa opera in tre volumi "A treatise on the Law of Evidence" (Un trattato sui principi di accertamento delle prove), ancora oggi considerata tra le pi importanti nel campo della letteratura giuridica. Anche Greenleaf esamin il valore delle testimonianze storiche sulla resurezzione di Ges Cristo applicandovi i principi che aveva formulato nella sua opera sullaccertamento delle prove. Greenleaf asser che secondo le norme di validit delle prove usate nei tribunali, vi sono pi pove riguardanti levento storico della resurrezione di Ges Cristo, di quante ve ne siano su qualsiasi altro avvenimento della storia. Un procuratore generale John Singleton Copley, un inglese meglio conociuto come Lord Lyndhurst, considerato un dei pi grandi esperti giuridici della storia inglese. Egli fu procuratore generale del governo britannico, tre volte Gran Cancelliere dInghilterra e infine Sovrintendente allUniversit di Cambridge. Nella sua vita ricopr le pi alte cariche mai conferite ad un giudice in Gran Bretagna. Quando mor, insieme ad altri documtenti personali, furono ritravati i suoi commenti sulla resurrezione, analizzata alla luce delle prove giuridiche e accompagnati da una nota esplicativa sulle ragioni per le quali era divenuto cristiano: "So molto bene cosa sia una prova, e vi dico che finora non ci sono mai state prove sufficienti per mettere in discussione il fatto della resurrezione." Lord Darling, Primo Presidente della Corte Suprema dInghilterra, disse una volta: "Nessuna intelligente giuria al mondo potrebbe pronunciarsi contro la veridicit della resurrezione." Un avvocato razionalista Frank Morrison, un avvocato cresciuto in un ambiente rigidamente razionalista, era dellopinione che la resurrezione fosse solo unaggiunta alla storia di Cristo messa per renderla una "favola a lieto fine" che invece rovinava limmacolata storia di Cristo. Cos si sent in dovere di scrivere un libro in cui presentare la sua "verit" su Ges e

smantellare una volta per tutte la mitica storia della resurrezione. Dopo aver studiatio i fatti, per giunse alla conclusione opposta. Il gran numero di prove lo indussero a concludere che Ges era effettivamente risorto dai morti. Morrison, come era proposto, scrisse il suo libro, ma non esattamente quello che aveva progettato. Esso intitolato "Who moved the stone?" (Chi spost la pietra?) . Il primo capitolo ha un titolo eloquente: Il libro che non voleva essere scritto. Un genio letterario Lo studioso C.S.Lewis, Prof. di Letteratura Medioevale e Rinascimentale allUniversit di Cambrige, scrivendo della propria conversione al cristianesimo, rivel che era partito dal presupposto che i cristiani fossero nellerrore e che pertanto non avrebbe mai abbracciato il cristianesimo. Egli scrisse: "Allinizio del 1926 il pi acceso ateo che abbia mai conosciuto era seduto accanto a me, vicino al camino, nella mia stanza. Diceva che le prove della storicit dei vangeli erano davvero sorprendenti, anzi le loro narrazioni sembravano proprio autentiche. "Peccato!" disse, "tutta quella storiella sul Dio morente sembra che sia realmente accaduta!" "Per comprendere il valore della sua affermazione, avreste dovuto conoscerlo. Se lui, il pi cinico dei cinici, il pi "duro" dei duri non era poi cos sicuro delle sue affermazioni, allora a chi avrei potuto rivolgermi? Non cera dunque altra via di scampo?" Dopo aver valutato attentamente le prove a favore del cristianesimo, Lewis concluse che le altre religioni non avevano conferme storiche solide e dettagliate come il cristianesimo. La sua conoscenza della storia lo spinse ad ammettere che il Vangelo era un documento attendibile e non un mito. Finalmente, nonostante la sua forte opposizione al cristianesimo, il Prof. Lewis dovette compiere una scelta razionale:"Dovete immaginarvi solo, notte dopo notte, mentre sentivo lirrefrenabile, continuo avvicinarsi di Colui che ho tanto cercato di non incontrare. Ci che avevo tanto temuto, alla fine mi era capitato. Nel 1929 mi arresi, ed ammettendo che Dio era Dio, mi inginocchiai e pregai. Forse quella notte ero il convertito pi depresso e riluttante di tutta lInghilterra." Una delle principali ragioni per cui ho scritto questo libro quella di presentare le prove storiche che queste persone, ed innumerevoli altre come loro, hanno scoperto quando si sono trovate di fronte allaffermazione biblica: il terzo giorno la toma era vuota!

2. Ges Cristo stesso predisse che sarebbe risorto il terzo giorno.

2. Lannuncio

2.Lannuncio profetico della resurrezione


Cristo aveva preannunziato, come scritto nei quattro vangeli, che il terzo giorno sarebbe risorto. Mentre era in cammino verso Gerusalemme, Ges prese da parte i

discepoli e disse loro: "Perch io, il Messia, dovr soffrire molto, sar disprezzato dagli anziani, dai capi sacerdoti e dai dottori della legge. Poi sar ucciso, ma dopo tre giorni resusciter!" (Luca 9:22). Nel Vangelo di Marco 8:31 leggiamo: "Poi cominci a raccontar loro le molte cose che avrebbe dovuto subire: sarebbe stato respinto dagli anziani, dai capi sacerdoti e dai dottori della legge, e sarebbe stato ucciso per resuscitare tre giorni dopo". E nel Vangelo di Giovanni 2:19-21 troviamo: "Distruggete questo tempio, ed io lo far risorgere in tre giorni". I Farisei erano irritati perch pensavano fosse impossibile far risorgere un tempio la cui costruzione aveva richiesto quarantasei anni. Ma Ges stava parlando del tempio del proprio corpo". La morte e resurrezione di Cristo furono anche profetizzate centinaia di anni prima, ai tempi dellAntico Testamento: "Ma piacque allEterno di fiaccarlo coi patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per la colpa, egli vedr una progenie, prolungher i suoi giorni, e lopera dellEterno prosperer nelle sue mani. Egli vedr il frutto del tormento dellanima sua, e ne sar saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, render giusti i molti, e si caricher egli stesso delle loro iniquita" (Isaia 53:10-11). 3. La resurrezione di Ges Cristo convalida tutto il resto del cristianesimo.

3. La resurrezione la base del cristianesimo


Il fatto storico della resurrezione il fondamento del cristianesimo. In altri termini la resurrezione di Ges Cristo e il cristianesimo o resistono assieme o cadono assieme: se la prima non avvenuta, anche il secondo falso.

La resurrezione il punto cruciale Lapostolo Paolo sottoline questo punto quando scrisse: "Se non esistesse la resurrezione dei morti, neppure Cristo sarebbe resuscitato! E se Cristo non fosse resuscitato, tutto ci che predichiamo sarebbe inutile e la vostra fede in Dio sarebbe campata (1 Corinzi 15:13-14). in aria"

J. N. D. Anderson, Prof. die Diritto Orientale e preside della facolt di giurisprudenza (Institute of Advanced Legal Studies) di Londra, concluse la sua ricerca sulla resurrezione osservando: "Mi sembra impossibile evitare la considerazione che chiunque legge le pagine del Nuovo Testamento anche per la prima volta, rimane colpito dal fatto che il cristianesimo una fede radicata in alcuni particolari eventi storici, che sarebbe falsa se tali eventi non fossero mai avvenuti". Inoltre, il Nuovo Testamento insegna che la resurrezione stata la pi chiara dimostrazione del fatto che Ges era veramente il Figlio di Dio.

La resurrezione era un evento cos cruciale che Ges fu pronto a rischiare la Sua vita perch credeva che essa sarebbe poi avvenuta. Persino il Dott. David Friedrick Strauss, uno scettico che in ripetute occasioni aveva criticato qualsiasi accenno al soprannaturale riportato nei vangeli, fu costretto a riconoscere che la resurrezione "la prova della genuinit non solo della vita di Ges, ma di tutto il cristianesimo". La resurrezione fu ed un evento "vitale"! Un induista sorpreso Tutto ci che Cristo ha insegnato, e tutto ci per cui visse e mor, strettamente connesso alla Sua resurrezione. I seguaci di altre religioni hanno particolari difficolt a comprendere limportanza di questo avvenimento, dal momento che quasi tutte le altre religioni sono legate a specifiche affermazioni teologiche o ideologiche e non a un fatto storico n allidentit del loro fondatore o ad un evento identificabile geograficamente e cronologicamente nel tempo e nello spazio. Il rapporto che esiste tra la fede cristiana e la storia assolutamente inconcepibile per molti induisti. Leslie Newbigin scrisse dello stupore di un colto e devoto insegnante induista della missione Ramakrishna di fronte alle parole di un cristiano, il quale afferma va che la propria fede dipendeva dalla "verit storica dei documenti del Nuovo Testamento che raccontano la vita di Ges". Linduista, non comprendendo il cristianesimo, credeva "che fosse impossibile che importanti fatti religiosi potessero dipendere dalle situazioni della storia. Per lui, se le cose insegnante da Cristo fossero vere, allora lo sarebbero sempre e ovunque, anche se Cristo non fosse mai vissuto".

4. La fede cristiana non un salto nel buio, ma una fede basata su fatti e ragionamenti logici.

4. Una fede intelligente


La mia quarta osservazione sul cristianesimo serv ad aprirmi gli occhi su molte cose. Pi volte avevo pensato che i seguaci di Cristo avessero una fede cieca ed ignorante. H. L. Mencken ben espresse ci che pensavo della fede cristiana, quando disse: "La fede pu essere definita "un credo illogico in qualcosa di improbabile". Ma pi approfondivo lo studio della storica e biblica fede cristiana, pi mi rendevo conto che quando nella Bibbia una persona veniva chiamata ad esercitare la fede, si trattava di una fede intelligente. Ges disse: "...conoscerete la verit e la verit vi render liberi" (Giovanni 8:32). Un dottore della legge chiese a Ges: "Signore, qual il comandamento pi importante tra tutte le leggi di Mos?" Ges rispose: "Ama il Signore, il tuo Dio, con

tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" (Matteo 22:36-37). A nessuno chiesto di "suicidarsi intellettualmente" per credere in Cristo come Salvatore e Signore, anzi un credente deve essere sempre pronto a rispondere intelligentemente in sua difesa, ad ogni obiezione, spiegando le ragioni della propria fede. Il Dott. George Eldon Ladd osserva che: "La fede non un salto nel buio, non significa essere creduloni, accettare tutto contro ogni evidenza ed ogni logica. Significa piuttosto credere a determinati fatti storici, coerentemente documentati sulla base di testimonianze concrete".

5. Pur non essendo corretto, molti hanno escluso la possibilit della resurrezione a causa dei loro pregiudizi contro i miracoli.

5. Possibilit di miracoli
Quando si esamina levento della resurrezione bisogna evitare di giudicarlo storicamente impossibile a priori, dando credito al preconcetto che qualsiasi cosa di soprannaturale o di miracoloso sia impossibile. Quando si studia la storia, spesso viene a galla un atteggiamento paradossale che io chiamo "effetto Hume". Il filosofo Hume sosteneva che la fede pu essere giustificata dalla probabilit e che la probabilit si basa sulluniformit, o costanza, della natura. In altre parole, facciamo bene a prestar fede soltanto alle esperienze che sono normali secondo la vita ordinaria delluomo. Tutto ci che inconsueto e atipico, come pu esserlo un miracolo, deve essere dunque respinto. Per esempio, cosa pi probabile: che i testimoni della resurrezione di Cristo fossero in errore o che Ges sia veramente risorto? Secondo "latteggiamento scientifico moderno" di Hume la risposta scontata, poich secondo la sua definizione i miracoli non possono aver luogo. Una spiegazione naturalistica Un altro modo di interpretare i fatti della storia secondo falsi preconcetti nellidea secondo la quale viviamo in un universo chiuso nel quale nessun elemento soprannaturale pu intervenire ad infrangere lordinariet. In altre parole, qualsiasi tipo di evento (passato, presente e futuro) deve avere una spiegazione naturale. Ci sopprime radicalmente la possibilit di uninterferenza del soprannaturale, indipendentemente dalla concretezza della sua evidenza.

Conclusioni di un filosofo Una volta fui invitato a tenere una lezione di filosofia in una classe il cui professore era anche capo del dipartimento. Dopo che ebbi presentato le testimonianze storiche e letterarie sulla divinit di Cristo, il professore cominci ad interrompermi con domande ed accuse riguardo la resurrezione. Dopo circa dieci minuti, uno studente intervenne ponendo al professore una domanda molto perspicace. "Cosa pensa che sia avvenuto la prima Pasqua?" Il professore mi guard, poi volse lo sguardo verso lo studente. "Non so cosa successe", rispose con cautela, "ma certo non fu una resurrezione!" "La sua conclusione il risultato di un attento studio dei documenti?", chiese lo studente. "No, il risultato del mio ragionamento filosofico!" fu la risposta. In unaltra universit, alcuni studenti presero il mio primo libro, "La parola alla difesa", e lo diedero al preside del dipartimento di storia. Dopo alcuni mesi, uno degli studenti chiese al preside quale fosse lopinione che se ne era fatto. "Contiene gli argomenti storicamente pi rilevanti che abbia mai letto a proposito del cristianesimo", rispose il professore, che poi precis: "ma non arriver alle stesse conclusioni del signor McDowell". "Perch?", chiese perplesso lo studente. "Perch ho gi una mia filosofia a riguardo", fu la risposta del professore. I documenti storici non erano contestati, ma la conclusione fu raggiunta ugualmente a prescindere dalla loro testimonianza. I limiti di Hume Il Dott. Lawrence Burkholder, teologo di Harvard, ammette che il suo approccio alla storia era stato grandemente influenzato dallargomentazione di Hume, secondo il quale ogni oggetto, per essere vero, deve rispondere alluniformit della natura. Dopo essersi reso conto che ogni evento storico , sotto certi aspetti, unico ed irripetibile, confess: "Sto cominciando a capire i limiti di Hume". Burkholder nota che largomentazione di Hume contro i miracoli "limita la possibilit di accettare ci che invece successivamente ho scoperto essere la realt. Egli mi chiede di non credere ad alcuna cosa a meno che non corrisponda a qualche esperienza gi prodottasi in passato. Eppure, mi trovo sempre pi nella condizione di non poter predire il futuro, di diventare sempre pi modesto nel dire ci che possibile e ci che non lo , ci che potrebbe accadere e ci che non accadr. Questa stessa modestia mi trattiene anche dallaffermare categoricamente cosa potrebbe essere successo nel passato". Egli aggiunge: "... Penso di avere almeno il diritto di poter lasciare aperta la possibilit che sia successo un qualcosa chiamato resurrezione".

Il professore Clark Pinnock, parlando dellattendibilit della metodoligia di Hume e del bisogno di dare una spiegazione naturalistica ad ogni evento storico, sottolinea che "lassenza di miracoli nel passato sarebbe uniforme solo se sapessimo che tutte le informazioni che ci sono pervenute a riguardo sono false, ma non cos. Nessuno ha una conoscenza infallibile delle "leggi naturali" in modo da poter escludere la possibilit di eventi straordinari. La scienza ci pu dire ci che successo, ma non ci pu dire ci che succeder; essa osserva gli eventi, ma non li produce. Lo storico non pu comandare alla storia, ma aperto ad accogliere ci che le testimonianze gli riportano. Appellarsi a Hume un segno tangibile di mancanza di fede nella storia". Wolfhart Pannenberg, dellUniversit di Monaco, aggiunge: "La questione... se qualcosa sia successo o meno in un determinato periodo, migliaia di anni fa, pu essere stabilita solo sulla base di argomenti storici...". La necessit della ricerca storica John Warwick Montgomery, scrivendo a proposito di coloro che ancora sostengono la teoria del sistema chiuso secondo cui Dio non pu intervenire dallesterno, ma che tutti gli eventi devono avere una spiegazione rigorosamente naturalistica, annota: "Dopo Einstein nessuno ha il diritto di escludere la possibilit di eventi sulla base di quella che in precedenza era nota come "legge naturale". Lunico modo per poter stabilire se un evento pu accadere di accertarsi se veramente accaduto. Il problema dei miracoli, quindi, deve essere risolto nellambito della ricerca storica, e non per opera della speculazione filosofica". Ma lepoca newtoniana ormai tramontata da un pezzo: tempo che impariamo a dare il giusto peso allimprevedibile ed allinatteso, che pure esistono nelluniverso anche se non sempre ce ne accorgiamo. Un illustre critico del Nuovo Testamento, il Dott. Vincent Taylor, mette in guardia contro i pericoli di un eccessivo dogmatismo. In merito ai limiti della cultura scientifica sulla valutazione degli eventi miracolosi, afferma: "Negli ultimi cinquantanni siamo stati pi volte turbati da scoperte che un tempo erano considerate impossibili. Abbiamo scoperto la scissione dellatomo, abbiamo sentito gli scienziati affermare che luniverso "pi simile ad un grande pensiero che ad una grande macchina". Questi cambiamenti di vedute non dimostrano lesistenza di miracoli, ma implicano che, poste le opportune condizioni, i miracoli sono tuttaltro che impossibili, e non c alcuna filosofia o dogma che possa negarli o renderli impossibili". Lo storico francese Ernest Renan, che neg la resurrezione di Cristo, ammise di aver cominciato la propria ricerca sulla vita di Cristo partendo dal presupposto "che i miracoli non esistono, perci la resurrezione non mai avvenuta". Un simile atteggiamento non sarebbe accettato in nessun tribunale. Le conclusioni di Renan sulla resurrezione di Ges Cristo non erano basate su una ricostruzione storica attendibile, ma su una semplice riflessione filosofica.

Questo modo di fare ricorda il proverbio americano: "Ormai ho deciso, non confondetemi con i fatti".

6. I seguaci di Cristo non erano creduloni ignoranti, ma conoscevano la differenza tra i fatti e le favole.

6. Fatti e non favole


Unaltra cosa che mi fece aprire gli occhi fu losservazione che i seguaci di Cristo conoscevano bene la differenza tra fatti e favole, tra realt e fantasia. Per anni avevo sentito dire che al tempo di Ges la gente era pronta a credere a qualsiasi mito. Il critico Rudolph Bultman ha avanzato lipotesi che i contemporanei di Cristo fossero creduloni e semplicioni. Unattenta ricerca rivela, invece, che si molto esagerato sulla presunta ingenuit degli uomini del primo secolo. Lapostolo Pietro scrisse: "Infatti quando vi abbiamo parlato della potenza del nostro Signore Ges Cristo e del suo ritorno noi non siamo andati dietro a favole inventate. Vi abbiamo parlato, invece, di fatti di cui siamo testimoni, perch io stesso, con questi occhi, ho visto lo splendore e la gloria di Cristo" (2 Pietro 1:16). Inoltre, lapostolo Paolo ammon i suoi lettori a non credere o prestare attenzione a favole e miti. Anche se nel I secolo d. C. la gente non aveva una vasta conoscenza delluniverso e delle leggi della natura come quella a disposizione delluomo moderno, sapeva che un cieco normalmente non pu recuperare la vista; ed per questo che tutti rimasero meravigliati quando Ges ne guar uno: "Da che mondo mondo nessuno ha mai dato la vista ad un uomo cieco fin dalla nascita!" (Giovanni 9:32). Si sapeva anche che i morti rimangono tali. Il discorso di Paolo allAreopgo, il tribunale di Atene, indica che la resurrezione era difficile da accettare per le persone del mondo antico, cos come lo per noi oggi. Anche Tommaso voleva prove concrete. Per credere, chiese di vedere i fori dei chiodi nelle mani del Maestro e di mettere il proprio dito nella ferita del Suo costato. Ges gli concesse questa opportunit: "Metti pure il dito nelle mie mani e la tua mano nel mio fianco. Non essere pi incredulo, ma credi!" (Giovanni 20:27). Fu allora che Tommaso lo riconobbe come proprio Signore e Dio!

7. Il metodo scientifico non pu essere usato per fare ricerche sulla resurrezione, perch gli

eventi storici non possono essere riprodotti.

7. Inadeguatezza del metodo scientifico


Molte persone sostengono che nulla possa essere preso per vero se non pu essere accertato scientificamente. Forse per questo, quando parlo degli aspetti storici della resurrezione nelle universit, mi rivolgono sempre la stessa domanda: "Pu provarlo scientificamente?" In tutta franchezza rispondo: "No!". Il metodo scientifico non applicabile quando si svolgono ricerche sugli eventi riguardanti la morte, la sepoltura e la resurrezione di Ges Cristo. La scienza non capace di indagare tali fatti. Ripetizioni e osservazioni La prova scientifica si basa sulla dimostrazione che un esperimento pu essere ripetuto pi volte con gli stessi risultati. La conoscenza scientifica viene definita come "conoscenza basata sullosservazione e sullanalisi dei fatti". In una enciclopedia, il metodo scientifico generalmente descritto come "linsieme delle tecniche di osservazione controllata impiegate nella ricerca della conoscenza". La scienza limitata Il merito principale della scienza risiede nella sua capacit di raccogliere dati dalle continue osservazioni effettuate durante la verifica delle ipotesi. Perci il metodo scientifico moderno applicabile solo ad eventi o fatti ripetibili. Essendo la resurrezione di Ges Cristo un fatto unico nella storia, si trova al di fuori del campo dellanalisi scientifica proprio come, daltra parte, lo la vita di Napoleone o di qualsiasi altro personaggio della storia. Limpossibilit di ripetere tali eventi rende inapplicabile il metodo scientifico. Nel libro "Pi che un falegname" ho gi esaminato la differenza tra il metodo scientifico e quello giuridico nella determinazione della verit.

8. Quando si esamina la resurrezione di Cristo, devono essere usati gli stessi criteri che vengono applicati per qualsiasi altro evento storico.

8. Il criterio storico
La resurrezione di Cristo deve essere esaminata con lo stesso criterio con cui viene vagliato qualsiasi altro evento del passato. La fede della chiesa primitiva poggiava sullesperienza pratica. Per esempio, i seguaci di Cristo dissero che Egli si era mostrato vivo a loro con "molte prove convincenti" (Atti 1:3). Luca ha usato la parola

greca "tekmerion", che significa "prova dimostrabile". Era chiaro che la mia ricerca dovesse tener conto dei criteri di indagine storica, se avevo intenzione di scoprire ci che realmente avvenuto nel corso di quella prima Pasqua. La necessit di prove sufficienti Viviamo in un mondo che per credere chiede prove inconfutabili. Lo scopo di questo libro proprio quello di offrire le prove relative alla resurrezione. Wolfhart Pannenberg, docente di teologia sistematica allUniversit di Monaco in Germania, si interessato soprattutto di questioni relative al rapporto tra fede e storia. Questo illustre studioso osserva: "Se la resurrezione di Ges sia avvenuta o meno in fin dei conti un problema storico, dunque deve essere affrontato a questo livello". Le prove devono essere esaminate con una metodologia storica onesta e leale; la ricerca non deve essere compromessa da nozioni o conclusioni preconcette. C lassoluta esigenza che le prove possano parlare da sole. A proposito della necessit di essere obiettivi nella ricerca storica, lo storico Ronald Sider scrive: "Cosa fa il critico storico quando i documenti in suo possesso dimostrano in modo irrefutabile la realt di un evento che contraddice le sue aspettative e la visione naturalistica che egli ha della realt? Immagino che debba seguire le indicazioni delle fonti che ha criticamente analizzato. Non certo un atteggiamento molto scientifico cominciare dalla presupposizione filosofica che i miracoli non possano avvenire. Se non evitiamo tali pregiudizi limitativi, linterpretazione storica diventa un semplice esercizio di propaganda. "Abbiamo il diritto di esigere prove convincenti prima di prendere per autentico un evento qualsiasi che non abbiamo sperimentato personalemnte, ma non possiamo giudicare la realt in base alla nostra limitata esperienza. E vorrei dire, a questo punto, che abbiamo delle prove ben fondate che confermano la resurrezione di Ges di Nazaret". Un approccio adeguato Lo storico Ethelbert Stauffer offre ulteriori consigli sul modo in cui bisogna affrontare la storia: "Cosa facciamo noi (come storici) quando scopriamo cose che ci sorprendono e contraddicono tutte le nostre attese, le nostre convinzioni e perfino il nostro modo di intendere quel determinato periodo storico? Dobbiamo convenire con un grande storico, che trovandosi in tali circostanze, afferm: " certamente possibile!" E perch no? Per il critico storico null impussibile". Un altro stroico, Philip Schaff, aggiunge: "Lo scopo dello storico non quello di costruire una storia basata su nozioni preconcette n di modellarla a proprio

piacimento, ma di presentarla attraverso i migliori documenti disponibili e fare in modo che questi parlino da s". Se si vuole giudicare la storicit di Cristo, Egli deve essere considerato in maniera imparziale come si fa con qualsiasi altro personaggio della storia. "Il Dott. F. F. Bruce dellUniversit di Manchester in Inghilterra attesta che "la storicit di Cristo tanto chiara per lo storico onesto come lo quella di Giulio Cesare. Non sono gli storici a diffondere le teorie che Cristo sia una figura mitologica". Un atteggiamento critico In ultima analisi la prova della storicit della resurrezione consiste nel verificare se essa sostenuta da documenti validi. A questo punto implicito che bisogna procedere con cautela ed esaminare attentamente i dati relativi alla resurrezione di Cristo. Un critico storico vorr in primo luogo esaminare le testimonianze e trovare la conferma della morte per crocifissione, poi studier con cura il procedimento della sepoltura e le affermazioni attestanti che Egli era vivo il terzo giorno e che la tomba fu trovata vuota. Poi avr il buon senso di prendere in considerazione ogni possibile spiegazione suggeritagli dal materiale trovato; far una attenta lettura di altri documenti che convalidino quelli gi esaminati ed infine trarr le conclusioni pi appropriate. Non un procedimento serio, oltre che interessante? proprio ci che ho intenzione di fare nelle prossime pagine.

9.Esistono numerosi documenti che provano che il Nuovo Testamento (la fonte primaria di informazioni sulla resurrezione) pu resistere alla pi rigorosa analisi condotta secondo tutte le norme stabilite per laccertamento delle prove. Inoltre, grazie ai ritrovamenti dellarcheologia moderna stato possibile dimostrare che le sue affermazioni pi contestate dai critici corrispondono al vero.

9. Documento storico attendibile


Il Nuovo Testamento costituisce la fonte storica primaria di informazione sulla resurrezione. Ecco perch molti critici, durante il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, hanno cercato di mettere in dubbio lattendibilit di questa documentazione. Secondo i principi di ammissibilit delle prove, per stabilire lautenticit di un documento antico bisogna dimostrare che il documento: - in condizioni tali da non generare alcun sospetto circa la sua autenticit; - si trovava in un posto dove, se fosse autentico, una persona logicamente si aspetterebbe di trovarlo; - stato ritrovato da almeno venti anni.

Il Dott. John Warwick Montgomery, avvocato e preside della scuola di Diritto "Simon Greenleaf", a proposito dellapplicazione del principio del documento antico ai testi del Nuovo Testamento, commenta: "Applicato ai vangeli e rafforzato da una seria critica testuale, questo principo non farebbe altro che stabilire la loro validit in qualsiasi tribunale". Datazione del Nuovo Testamento F. C. Bauer, insieme ad altri critici, sostenne che il Nuovo Testamento fu scritto molti anni dopo i fatti, cio nellultima parte del secondo secolo d.C. Egli dunque concluse che esso deriva da miti e leggende di vario tipo che si erano sviluppati durante il lungo intervallo di tempo intercorso tra la vita di Ges ed il periodo in cui questi resoconti furono messi per iscritto. Tuttavia, verso la fine del diciannovesimo secolo, furono trovate copie molto antiche di varie parti del Nuovo Testamento. Queste scoperte archeologiche confermarono lesattezza dei manoscritti del Nuovo Testamento. Questi ritrovamenti hanno fatto accrescere la fiducia degli studiuosi nella Bibbia. Infatti William Albright, uno degli archeologi pi brillanti, scrisse: "Possiamo tranquillamente affermare che non esiste pi alcun fondamento per avanzare lipotesi che un libro qualsiasi del Nuovo Testamento sia stato scritto dopo l80 d.C., cio due entere generazioni prima della datazione del 130 - 150 d.C. proposta dai pi radicali critici del nostro tempo". Contemporaneamente alla scoperta dei papiri, sono venuti alla luce molti altri manoscritti. Il Dott. John A.T. Robinson, professore al Trinity College di Cambridge, stato per anni uno dei pi illustri critici inglesi. In un primo tempo, egli accett la teoria degli studiosi tedeschi secondo i quali il Nuovo Testamento fu scritto parecchi anni dopo Cristo, cio verso la fine del primo secolo. Poi, quasi per gioco, decise di studiare con maggiore accuratezza la questione. I risultati della sua ricerca furono sorprendenti e lo spinsero a denunciare la "pigrizia", la "tirannia delle ipotesi non verificate", e la "quasi voluta cecit" degli autori precedenti. Egli concluse che il Nuovo Testamento opera degli stessi apostoli e di contemporanei che avevano lavorato con loro, e che tutti i libri che lo compongono incluso quello di Giovanni, dovevano essere stati scritti prima del 64 c.C. Infine, Robinson sfida i suoi colleghi a cercare di dimostrare che aveva torto, poich egli convinto che si gli studiosi riaprono la questione ed esaminano i documenti, i risultati li spingeranno a riscrivere molti libri sullintroduzione al Nuovo Testamento e sulla teologia. Autorit del manoscritto Nel 1973, quando terminai la mia recerca sul lattendibilit della Bibbia e pubblicai "La parola alla difesa", avevo catalogato ben 14.000 antichi manoscritti solo del Nuovo Testamento. Pi tardi ho revisionato il libro perch nel frattempo avevo compiuto ulteriori ricerche ed avevo nuovo materiale a disposizione. Ora posso enumerare ben 24.633 manoscritti del solo Nuovo Testamento.

Limportanza della quantit dei manoscritti neotestamentari ancor pi rilevante se si considera che nel corso della storia, il secondo libro ad avere il maggior numero di manoscritti lIliade di Omero, di cui sono attualmente esistenti 643 manoscritti. Il gran numero di manoscritti testimonia lautenticit del Nuovo Testamento e spinse Sir Frederick Kenyon, una delle principali autorit sullattendibilit di documenti antichi, a dire: "Lintervallo tra la data delle composizioni originali e quella dei manoscritti pi antichi oggi esistenti cos breve da essere di fatto trascurabile, per cui lultimo motivo base per dubitare che le Scritture sono giunte a noi sostanzialmente come sono state scritte, ormai rimosso. Sia lautenticit che la generale integrit dei libri del Nuovo Testamento sono definitivamente stabilite". F. F. Bruce fa la seguente osservazione: "Le prove a sostegno dellautenticit degli scritti del Nuovo Testamento sono molto pi numerose di quello offerte per molti scritti degli autori classici, la cui autenticit nessuno si sognerebbe di mettere in discussione". Inoltre afferma: "Se il Nuovo Testamento fosse una collezione di scritti laici, la loro autenticit sarebbe riconosciuta da tutti senza ombra di dubbio". Tuttavia, alcuni critici del Nuovo Testamento insistono nel ritenere che fu la chiesa a creare il "detti" e gli "eventi" della vita di Ges con una serie di miti e tradizioni che si vennero accumulando nei primi decenni dopo la morte di Cristo. Altri asseriscono che i fatti che riguardano la vita di Ges furono messi per iscritto dopo un intervallo di tempo cos lungo da permettere la loro modificazione e deformazione. Cos contro le prove, affermano che non possediamo dei resoconti affidabili delle parole e della vita di Cristo. Cosa possiamo dire a riguardo? Ci sono molte ragioni per credere il contrario, in quanto oggi abbiamo a disposizione delle copie attendibili delle parole originali e degli eventi reali della vita di Ges Cristo. Un breve periodo I manoscritti scoperti e le susseguenti ricerche storiche mostrano che lintervallo di tempo tra gli eventi della vita di Cristo e la loro registrazione scritta non era sufficiente a corromperne laccuratezza. Il Dott. Paul L. Maier, professore di storia antica allUniversit di Western Michigan, scrive: "Le tesi formulate secondo cui il cristianesimo abbia inventato il mito della Pasqua dopo un lungo periodo di tempo o che i documenti che lo riguardano siano stati redatti molti anni dopo quellevento, sono assolutamente infondate." Analizzando le conclusioni dei critici, Albright scrisse: "Fra gli studiosi moderni, solo quelli che mancano di metodo e di prospettiva storica, possono costruire una tale rete di speculazioni come quella che i critici hanno usato contro il Vangelo". Aggiunse anche che il periodo "troppo breve per permettere qualsiasi apprezzabile alterazione del contenuto essenziale dei detti di Ges e persino del modo in cui furono

pronunciati". Riguardeo laffidabilit dei manoscritti, Millar Burrows dellUniversit di Yale afferma: "Un altro risultato che si ottiene confrontando il greco del testo del Nuovo Testamento, che gi avevamo, con il einguaggio dei papiri, che sono molto pi antichi, una maggiore certezza nel fatto che il testo del Nuovo Testamento ci stato trasmesso con fedelt". Egli continua: "I testi sono stati trasmessi con la massima attenzione, tanto che non esiste alcun dubbio sugli insegnamenti che essi contengono". Il ricercatore Howard Vos dichiara che "Sulla base della documentazione letteraria, lunica conclusione logica a cui si giunge che lattendibilit del Nuovo Testamento infinitamente superiore a quella di qualsiasi altro documento antico". Testimoni oculari Una seconda ragione a favore della attendibilit dei racconti della resurrezione di Cristo nel Nuovo Testamento, che alcuni furono scritti da testimoni oculari e gli altri sulla base dei loro resconti. Lo storico Louis Gottschalk, scrivendo a proposito della possibilit di accertare laccuratezza di una fonte, dice: "La capacit di dire la verit dipende in parte dalla vicinanza del testimone allevento. "Vicinanza" qui usata sia in senso geografico che cronologico". Gli scrittori del Nuovo Testamento affermarono: "...non siamo andati dietro a favole inventate. Vi abbiamo parlato, invece, di fatti di cui siamo stati testimoni, perch io stesso, con questi occhi, ho visto lo splendore e la gloria di Cristo" (2 Pietro 1:16). Essi asserirono che: "Durante i quaranta giorni dopo la crocifissione, Ges apparve vivo agli apostoli diverse volte, dando loro molte prove della sua resurrezione. In queste occasioni, parl loro delle cose che riguardavano il regno di Dio" (Atti 1:3) Il medico Luca scrisse: "...molti hanno raccontato i fatti accaduti fra di noi, usando come fonte di materiale le informazioni fornite dai primi discepoli e dagli altri testimoni oculari. Tuttavia, caro Tefilo, avendo ricontrollato tutto scrupolosamente risalendo fino alle origini, mi parso bene scriverti, perch tu sia sicuro che tutto ci che ti hanno insegnato verit" (Luca 1:1-4). Fattori psicologici Sebbene i testimoni oculari occupino un posto privilegiato in tribunale, la loro testimonianza diretta viene sempre pi valutata alla luce dei fattori psicologici che possono influire sullindividuo: cio durata del tempo di osservazione, distanza dal soggetto in discussione, capacit visiva, tensione, paura, ecc. Elizabeth S. Loftus, professoressa di psicologia allUniversit di Washington, scrive che "coloro

che sono testimoni di eventi paurosi non ricordano i dettagli cos chiaramente come quando partecipano ad avvenimenti oridinari. La tensione o la paura scombussolano la percezione e quindi la memoria. La tensione pu anche influire sulla capacit di una persona di ricordare qualcosa osservato o appreso durante un periodo di relativa tranquillit". I resoconti dei testimoni oculari della resurrezione di Ges Cristo sono rafforzati dalle conclusioni della professoressa Loftus. Infatti non ci troviamo di fronte a resoconti di fuggevoli visioni avute da uno sconosciuto in uno stato di agitazione o di paura poich i discepoli conoscevano bene Ges e Lo amavano. Sebbene abbiano avuto paura nei primi tempi (Ges dovette dir loro di non aver timore), dovuti alle ripetute apparizioni (Egli si present a loro durante un periodo di quaranta giorni), i loro ricordi di quei particolari avvenimenti divennero sempre pi sicuri e stabili. Anche se lalto numero di testimoni oculari non garanzia di attendibilit assoluta, sarebbe molto difficile affermare che tutti fecero lo stesso errore di identificazione. Le testimonianze di costoro, tutti concordi nel dire di aver visto Ges vivo dopo la Sua resurrezione, sarebbero molto convincenti in un tribunale, specialmente se si considera il gran numero di testimoni. Testimonianza indiretta Il libro "Handbook of the Law of Evidence (Manuale di Diritto processuale)" di Mc Cormick, un eccellente trattato sullanalisi delle prove, osserva che "il sistema giuridico insiste sulla necessit di usare soltano le fonti di informazione pi attendibili; ci chiaramente evidenziato dalla norma che richiedce che il testimone di un fatto che pu essere percepito dai sensi, non solo deve aver avuto lopportunit di osservare ma deve aver effettivamente osservato il fatto". Limportanza di questa norma sta nel fatto che una testimonianza fondata sul "sentito dire" ha poco peso in un tribunale. Un testimone deve deporre su quelle cose di cui ha conoscenza diretta, non su quelle che gli sono giunte indirettamente da altre fonti. In merito allimportanza di testimoniare delle cose di cui si ha una conoscenza personale, il dott. Montgomery fa notare che da un punto di vista giuridico i documenti del Nuovo Testamento possono essere considerati "fotni primarie". Egli scrive che il materiale documentario contenuto nel Nuovo Testamento "deriva direttamente dalla fonte originaria, come viene ribadito dagli stessi autori, i quali affermano: "Noi abbiamo udito la Parola della vita che esisteva fin dal principio. Labbiamo vista con i nostri occhi, labbiamo contemplata e le nostre mani lhanno toccata! E la vita stata manifestata e noi labbiamo vista; perci vi annuanciamo la vita eterna, che era con il Padre, e che stata manifestata a noi. Ci che abbiamo visto e udito lo proclamiamo anche a voi, affinch anche voi siate uniti a noi, come noi lo siamo al Padre e a suo Figlio, Ges Cristo" (1 Giovanni 1:1-3). Conoscenza diretta Secondo Matteo, autore del Vangelo che porta il suo nome, le prime persone ad essere informate della resurrezione di Ges furono Maria Maddalena e "laltra Maria". Queste donne furono avvertite da un angelo seduto sulla pietra tombale. Se le due donne avessero riferito

in un tribunale le parole dellangelo per provare che Cristo era risorto, la loro testimonianza non sarebbe stata accolta, perch lavevano "sentito dire". Questo un problema comunque risolto perch pi tardi Ges comparve direttamente alle donne. In questo modo esse acquistarono una conscenza diretta del fatto che Cristo era risorto dai morti ed a questo punto avevano tutte le carte in regola per poter efficacemente testimoniare in un tribunale. Non avevano assistito direttamente allevento, ma ne avevano constato il risultato (cio il Ges che avevano visto morto, ora era vivo), il che era sufficiente a giustificare la loro conclusione che la resurrezione era di fatto avvenuta. Matteo racconta che Ges apparve anche agli undici discepoli. Se non fosse apparso personalmente anche ai discepoli, essi non avrebbero potuto essere testimoni diretti della Sua resurrezione: avrebbero testimoniato solo per "sentito dire". Avendo visto Cristo con i loro stessi occhi, la loro testimonianza legittima e valida a tutti gli effetti. Luca descrive lapparizione di Ges a due uomini che andavano verso il villaggio di Emmaus; essi sono la dimostrazione di quanto rapidamente il "sentito dire" possa cadere in discredito. Questi uomini non avevano creduto alle notizie riportate dalle donne; sapevano che la tomba era stata trovata vuota, ma non credevano che Cristo fosse tornato in vita perch "il corpo di Ges non cera pi". E non credettero finch Ges non si rivel direttamente anche a loro. Il libro di Luca, come quelli di Matteo e di Marco si conclude con lapparizione di Cristo a tutti i discepoli. Ges era chiaramente consapevole dei sospetti che avrebbe potuto produrre una testimonianza indiretta. Spesso siamo riluttanti a credere a ci che qualcun altro ha sperimentato; ancor meno siamo pronti a credere a quello che qualcuno ha udito da un terzo. Il pi grande esempio di questa riluttanza ci viene offerto da Tommaso. Nonostante le prove e la testimonianza di uomini che Tommaso conosceva molto bene, la storia della resurrezione di Cristo era per lui ancora incredibile. Voleva vedere di persona ed esigeva una conoscenza diretta prima di poter accettare quello che gli veniva detto. Resoconti scritti Le memorie scritte da testimoni oculari sono attendibili? Le norme sullammissibilit delle prove dicono che i resoconti scritti dai testimoni sono accettabili se si pu dimostrare che "sono stati composti o approvati dal testimone quando il fatto era ancora fresco nella sua memoria e riflette correttamente quanto ricorda" (Federal Rules of Evidence, Rule 803). Alcuni potrebbero mettere in dubbio che Matteo e Giovanni ricordassero ancora bene gli eventi quando li scrissero. Non sappiamo esattamente quanto tempo dopo quei grandi eventi i discepoli scrissero i Vangeli, ma in ogni caso possiamo affermare con assoluta certezza che laver visto di nuovo vivo il proprio Maestro, che tre giorni prima avevano visto morire, deve

essere stato certamente un evento indimenticabile. La presenza di altri testimoni oculari Una terza ragione a favore dellattendibilit storica del Nuovo Testamento che i resoconti della resurrezione erano gi in circolazione durante la vita di coloro che furono presenti quando essa avvenne. Laccuratezza di questi resoconti poteva essere quindi confermata o contraddetta. Quando coloro che scrissero il Nuovo Testamento parlarono della resurrezione, si appellarono a fatti che tutti conoscevano.

Presenza di testimoni oculari ostili Un altro motivo per cui non vi fu spazio per miti, leggende o inesattezze nei resoconti che trattavano della vita e degli insegnamenti di Ges, che essi cominciarono a circolare durante la vita di persone fortemente ostili al nuovo movimento cristiano. Uno dei principali metodi per determinare la veradicit di un testimone luso del controinterrogatorio; esso viene condotto dalla parte avversa allo scopo di mettere in evidenza laffidabilit o meno del testimone e per rivelare i suoi possibili preconcetti e pregiudizi. In un suo scritto, il Giudice Ruffin amplia il principio del controinterrogatorio: "Tutti i processi partono dal presupposto che una certa fiducia spetta alla testimonianza umana, e che questa fiducia cresce e diventa pi solida nella misura in cui il testimone viene sottoposto ad un attento ed approfondito controinterrogatorio". In merito al valore della presenza di testimoni ostili, quando si applica il principio del controinterrogatorio alla proclamazione della resurrezione, il professore di Diritto John Montgomery scrive: "...questo principio sottolinea la credibilit delle testimonianze relative alla resurrezione di Cristo, perch i testimoni la predicarono anche nelle sinagoghe, cio proprio di fronte allopposizione che di certo avrebbe fatto a pezzi la testimonianza dei discepoli se i fatti lo avessero permesso". F. F. Bruce, professore di critica ed esegesi biblica allUniversit di Manchester, a proposito del valore degli scritti del Nuovo Testamento, dice: "Se vi fosse stata anche una minima tendenza a deviare dai fatti realmente accaduti, la presenza di testimoni ostili avrebbe operato da potente correttivo". Coloro che avevano ammazzato Cristo certamente erano pronti a controbattere qualsiasi seguace che avesse voluto aggiungere qualche nuovo miracolo o "gonfiare" lo spessore di qualche evento. Questi nemici senzaltro avrebbero corretto qualsiasi distorsione che si fosse verificata nella testimonianza di ci che Ges "fece ed insegn" (Atti 1:1).

Il teologo Stan Gundry chiede: " mai possibile che questi nemici avrebbero permesso la circolazione di false affermazioni su fatti che anche loro conoscevano bene? Il cristanesimo sarebbe stato coperto di ridicolo se, per diffondersi avesse fatto ricorso a storie non vere". Gli apostoli, che certamente desideravano onorare il Signore, non sarebbero stati fedeli se avessero attribuito a Lui cose che in realt non aveva fatto. Inoltre, cerano centinaia di persone dentro e fuori la chiesa che essendo a conoscenza dei fatti avrebbero esercitato funzioni di verifica e di controllo. Conferma dellarcheologia Louis Gottschalk dice che "conformit o accordo con altri fatti storici o scientifici conosciuti spesso la prova decisiva dellevidenza, tanto che sia da parte di uno o da pi testimoni". William Ramsay, uno dei pi grandi archeologi di tutti i tempi, fu influenzato dalle teorie tedesche della met del diciannovesimo secolo. Egli era fermamente convinto che il libro degli Atti fosse stato scritto intorno alla met del secondo secolo d.C. e che quindi fosse inattendibile. Pi tardi condusse studi topografici sullAsia Minore che lo obbligarono a riconsiderare gli scritti di Luca. In conseguenza della grande quantit di documenti scoperti nelle sue ricerche, fu costretto a cambiare radicalmente idea circa la data e la credibilit storica degli Atti. Quanto alle capacit di Luca come storico, Ramsay concluse, dopo circa trenta anni di studio, che "Luca uno storico di primordine; le sue affermazioni sono attendibili .... questautore dovrebbe essere considerato tra i pi grandi storici". Per la precisione dei pi piccoli dettagli, Ramsay alla fine riconobbe che gli Atti non possono essere un documento del secondo secolo d.C., ma piuttosto della met del primo secolo. Ed aggiunge: "Per quanto riguarda la sua attendibilit, la storia presentata da Luca insuperata". Per un certo periodo Luca fu considerato dai modernisti "impreciso", perch riferendosi ai governanti di Filippi li defin "pretori". Secondo gli studiosi, erano due uomini, i "duoviri", a governare la citt. Invece, come al solito, Luca aveva ragione. Recenti scoperte hanno dimostrato che i magistrati di una colonia romana erano chiamati a Filippi "pretori"... Anche il fatto che Luca abbia scelto la parola "proconsole" come titolo per Gallio si mostrato corretto, come assicurato dalliscrizione frammentaria di Delfi che afferma: "Come Gallio, mio amico, proconsole dellAcaia...". Liscrizione di Delfi (52 d.C.) stabilisce il periodo dellattivit di Paolo a Corinto, che dur circa un anno, o forse un anno e mezzo. Ci lo deduciamo dal fatto, riportato in altre fonti, che Gallio si insedi il 1. luglio e che il suo proconsolato dur soltanto un anno, quello stesso anno in cui Paolo oper a Corinto. Luca d a Publio, il titolo di "proto", primo uomo dellisola di Malta. Sono state riportate alla luce anche iscrizioni che gli attribuiscono questo titolo. Unaltra prova dellattendibilit di Luca ci viene data dalluso che egli fa del termine "magistrati" (politarchi) per designare le autorit civili di Tessalonica.

Poich la parola "politarco" non reperibile nella letteratura greca classica, i critici diedero per scontato che Luca fosse in errore. In seguito, per, sono state trovate circa diciannove iscrizioni che fanno uso di questo titolo; inoltre interessante notare che ben cinque di esse si riferiscono ai governanti di Tessalonica. Inizialmente molti archeologi dubitarono dellaffermazione di Luca secondo cui Listra e Derba si trovavano nella Licaonia a differenza di Iconio. La loro convinzione si fondava su scritti romani come quelli di Cicerone, che indicavano che Iconio si trovava in Licaonia: per molti archeologi questa era la prova dellinattendibilit del libro degli Atti. William Ramsey, per, trov un monumento che mostrava che Iconio era una citt della Frigia ed altre successive scoperte lo hanno confermato. Tra gli altri riferimenti storici di Luca, c quello di "Lisania, il Tetrarca di Abilene" allinizio della missione di Giovanni Battista, nel 27 d.C. Lunico Lisania conosciuto dagli storici antichi era quello che venne ucciso nel 36 a.C.; anche questa convinzione venne usata per screditare Luca. Pi tardi, per, fu trovata uniscrizione nei pressi di Damasco datata tra il 14 e 29 d.C. che parla di un "Lisania il Tetrarca". Non c da meravigliarsi che E. M. Blaiklock, professore di Lettere Classiche allUniversit di Auckland, concluda: "Luca uno storico eccellente che merita di essere collocato accanto ai massimi scrittori greci". Un ritratto accurato F. F. Bruce nota: "Dove Luca stato sospettato di imprecisione, i reperti epigrafici hanno invece dimostrato la sua accuratezza; pertanto legittimo affermare che larcheologia ha confermato quanto riportato nel Nuovo Testamento". E ancora: "Un uomo, la cui precisione dimostrabile su cose che possiamo controllare, probabilmente preciso anche nelle cose che non siamo ancora in grado di verificare. Essere accurati usanza abituale, e noi sappiamo, da belle (o brutte) esperienze, che alcuni sono precisi, mentre altri non lo sono affatto; Luca pu essere senzaltro considerato come uno degli appartenenti alla prima categoria". Si pu dunque concludere che il Nuovo Testamento offre un preciso ritratto di Ges Cristo che non pu essere disfatto facendo ricorso a preconcetti, a manipolazioni storiche, o a raggiri letterari.