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Deleuze: Leibniz: 15/04/1980

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DELEUZE / LEIBNIZ Cours Vincennes - 15/04/1980


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Saremo occupati per un po di tempo da una serie (di lezioni) su Leibniz. Il mio scopo molto semplice: per quelli che non lo conoscono per nulla, provare a progredire, farvi amare questautore e darvi una certa voglia di leggerlo. Per cominciare Leibniz, c uno strumento di lavoro ineguagliabile. Fu il compito di una vita, una vita molto modesta, ma molto profonda. E una signora, signora Prenant, che gi da molto tempo ha fatto una raccolta di pezzi scelti di Leibniz. Dabitudine i pezzi scelti sono molto dubbiosi, ma in questo caso si tratta di un capolavoro. E un capolavoro per una ragione molto semplice: perch anche se Leibniz ha dei procedimenti di scrittura che di sicuro sono molto correnti alla sua epoca (inizio XVIII sec.) lui li spinge fino a un punto straordinario. Certo, come tutti i filosofi fa dei grossi libri, ma al limite, potremmo dire che questi grossi libri non sono lessenziale della sua opera perch lessenziale della sua opera nella corrispondenza e nei piccoli scritti memoriali. I grandi testi di Leibniz, sono molto spesso dei testi di quattro o cinque pagine, dieci pagine, o appunto delle lettere. Scrive un po in tutte le lingue e in un certo modo, il primo grande filosofo tedesco. Rappresenta larrivo in Europa della filosofia tedesca. Linfluenza di Leibniz sar immediata sui filosofi romantici del XIX sec. Tedesco, non solo, essa si far sentire particolarmente in Nietzsche. Leibniz uno dei filosofi pi adatti per dare una risposta adeguata a questa domanda: che cos la filosofia? Chi un filosofo? Di cosa si occupa? Se si pensa che le definizioni come la ricerca del vero, o della saggezza, non siano adeguate, c unattivit filosofica? Vorrei dire molto velocemente come io vedo il rapporto del filosofo con la sua attivit. Si possono confrontare le attivit solo in funzione di ci che esse creano e del loro modo di creazione. Bisogna domandarci cosa crea un falegname? Cosa crea un musicista? Cosa crea un filosofo? Un filosofo, per me qualcuno che crea dei concetti. Ci implica diverse cose: che il concetto sia qualcosa che deve essere creato, che il concetto sia il termine di una creazione. Non vedo nessuna possibilit di definire la scienza se non s' indica qualcosa che creato dalla e nella scienza. Ora, pu darsi che ci che creato dalla e nella scienza, io non sappia bene cosa sia, ma non saranno dei concetti propriamente parlando. Il concetto di creazione stato molto pi legato allarte piuttosto che alla scienza o alla filosofia. Che cosa crea un pittore? Crea linee e colori. Ci implica che le linee e i colori non sono gi dati, sono i termini di una creazione. Ci che gi dato, al limite, potremmo sempre nominarlo un flusso. Sono i flussi che sono gi dati e la creazione consiste nel ritagliare, organizzare, connettere dei flussi, in modo tale che si delinei o si compia una creazione intorno a certe singolarit estratte dai flussi. Un concetto non per niente qualcosa di gi dato. Inoltre un concetto non la stessa cosa che il pensiero: possiamo facilmente pensare senza concetto, e anche tutti quelli che non fanno della filosofia, io credo che essi pensino, che pensino a tutti gli effetti, ma che non pensano per concetti - se voi accettate il fatto che il concetto sia il termine di una attivit o duna creazione autentica. Io direi che il concetto, un sistema di singolarit prelevate da un flusso di pensiero. Un filosofo, qualcuno che fabbrica concetti. E qualcosa dintellettuale? A mio avviso, no. Poich un concetto in quanto sistema di singolarit prelevate da un flusso di pensiero

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immaginate il flusso di pensiero universale come una specie di monologo interiore, il monologo interiore di tutti quelli che pensano. La filosofia scaturisce con latto che consiste a creare dei concetti. Per me, c tanta creazione nella fabbricazione di un concetto che nella creazione di un grande pittore o di un grande musicista. Possiamo concepire anche un flusso acustico continuo (forse non che un idea, ma poco importa se questa idea fondata) che attraversa il mondo e che comprenda anche il silenzio. Un musicista qualcuno che preleva da questo flusso qualche cosa: delle note? No? Che cosa chiameremo il nuovo suono di un musicista? Sentite bene che non si tratta semplicemente del sistema di note. E la stessa cosa per la filosofia, solo che non si tratta di creare dei suoni ma dei concetti. Non questione di definire la filosofia con una ricerca qualunque della verit, e per una ragione molto semplice: ovvero che la verit sempre subordinata al sistema di concetti di cui disponiamo. Qual limportanza dei filosofi per i non-filosofi? E che i non-filosofi possono benissimo non saperlo, o mostrare di disinteressarsene, che lo vogliano o no essi pensano attraverso dei concetti che hanno dei nomi propri. Riconosco il nome di Kant non alla sua vita, ma ad un certo tipo di concetti che sono firmati da Kant. Allora, essere discepolo di un filosofo qualcosa che possiamo facilmente concepire. Se voi siete nella situazione di dire che tal filosofo ha segnato dei concetti per cui voi sentite il bisogno, in quel caso siete kantiani, leibniziani etc. E una cosa che non stupisce il fatto che due grandi filosofi non siano daccordo luno con laltro nella misura in cui ognuno crea un sistema di concetti che gli serve da riferimento. Dunque non abbiamo solo questo da giudicare. Possiamo benissimo non essere discepoli che localmente, su questo o quel punto la filosofia, se ne distacca (a se dtache). Voi potreste essere discepoli di un filosofo nella misura in cui voi ritenete avere una necessit personale per questo tipo di concetti. I concetti sono delle firme spirituali. Ma ci non vuol dire che siano nella testa, perch i concetti sono anche dei modi di vita e non per scelta o per riflessione, il filosofo non riflette di pi rispetto al pittore o al musicista -; le attivit si definiscono per un' attivit creatrice e non per una dimensione riflessiva. Quindi, cosa vuol dire: aver bisogno di questo o quel concetto? In un certo modo, mi dico io, i concetti sono delle cose talmente vive, veramente delle cose a quattro zampe, si muovono, ecco! Sono come un colore, come un suono. I concetti, sono talmente vivi, da non essere senza rapporto con ci che a prima vista sembrerebbe qualcosa di molto lontano dal concetto, a ben vedere il grido. In un certo modo, il filosofo, non qualcuno che canta, qualcuno che grida. Ogni volta che voi avete bisogno di gridare, penso che non siate lontani da una specie di chiamata della filosofia. Che cosa vuol dire che il concetto sarebbe una specie di grido o una specie di forma del grido? E questo, aver bisogno di un concetto: aver qualcosa da gridare! Bisogner trovare il concetto di questo grido, qui Possiamo gridare mille cose. Immaginate qualcuno che grida: Comunque bisogna che tutto questo abbia una ragione. E un grido molto semplice. Nella mia definizione: il concetto la forma del grido, immaginiamo subito una serie di filosofi che direbbero si, si! Sono i filosofi della passione, i filosofi del pathos, distinti dai filosofi del logos. Per esempio, Kierkegaard, fond tutta la sua filosofia su dei gridi fondamentali. Ma Leibniz della grande tradizione razionalista. Immaginate Leibniz: c qualcosa che ci lascia sbigottiti. E il filosofo dellordine; di pi, dellordine e della polizia, in tutti i sensi della parola polizia. Nel primo senso della parola polizia soprattutto, ovvero lorganizzazione ordinata della citt. Non pensa se non in termini d' ordine. In questo senso estremamente reazionario, lamico dellordine. Ma stranamente, con questo gusto per lordine e per fondare quest ordine, si abbandona ad una folle (dmente) creazione di concetti mai vista in filosofia. Dei concetti scompigliati, i pi esuberanti, i pi disordinati, per giustificare ci che . Bisogna che ogni cosa abbia una ragione. In effetti, ci sono due tipi di filosofi, se voi accettate questa definizione della filosofia come lattivit che consiste nel creare concetti, ma

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ci sono come due poli: ci sono quelli che attuano una creazione di concetti molto sobria; creano dei concetti di tale singolarit ben distinta dalle altre, e infine, io sogno una specie di quantificazione dei filosofi nella quale si classificherebbero in base al numero di concetti che hanno firmato o inventato. Se io mi dico: Descartes, questo il tipo di una creazione di concetti molto sobria. La storia del cogito, storicamente, possiamo sempre trovare tutta una tradizione, dei precursori, ma ci non toglie che ci sia qualcosa firmato Descartes nel concetto cogito, a ben veder (una proposizione pu esprimere un concetto) la proposizione: io penso, quindi sono, veramente un nuovo concetto. E la scoperta della soggettivit, della soggettivit pensante. E firmata Descartes. Certo, si potr sempre cercare in S. Agostino, verificare se non fosse gi preparato c sicuramente una storia dei concetti, ma firmato Descartes. Descartes, non abbiamo fatto troppo alla svelta? Possiamo assegnargli cinque o sei concetti. E qualcosa di grande aver inventato cinque o sei concetti, ma una creazione sobria. E poi ci sono i filosofi esasperati. Per essi, ogni concetto copre un insieme di singolarit, e poi hanno sempre bisogno di altre, sempre di altri concetti. Assistiamo ad una folle creazione di concetti. Lesempio tipico Leibniz; non la smette mai di creare qualcosa di nuovo. E questo che vorrei spiegare. E il primo filosofo a riflettere sulla potenza della lingua tedesca in rapporto al concetto, in cosa il tedesco una lingua eminentemente concettuale, e non per caso che essa possa essere anche una grande lingua del grido. Attivit multiple si occupa di tutto -, gran matematico, grandissimo fisico, valente giurista, molte attivit politiche, sempre al servizio dellordine. Non smette mai, molto ambiguo. C una visita di Leibniz a Spinoza (quest' ultimo, lanti-Leibniz): Leibniz fa leggere dei manoscritti, ci si immagina Spinoza esasperato domandarsi che cosa vuole questo tipo. A riguardo, quando Spinoza attaccato Leibniz dice di non esser mai andato a fargli visita, dice che stato da lui solo per sorvegliarlo Abominevole. Leibniz abominevole. Date: 1646-1716. Una lunga vita, a cavallo di molte cose. C infine una specie d' umore diabolico. Direi che il suo sistema piuttosto piramidale. Il grande sistema di Leibniz ha diversi livelli. Nessuno di questi livelli falso, questi livelli simbolizzano gli uni con gli altri e Leibniz il primo grande filosofo a concepire lattivit e il pensiero come una vasta simbolizzazione. Quindi tutti questi livelli simbolizzano, ma sono tutti pi o meno vicini a ci che potremmo chiamare provvisoriamente lassoluto. Ora, fa anche parte della sua opera. Seguendo il corrispondente di Leibniz o il pubblico al quale si rivolge, presenta tutto il suo sistema a tale livello. Immaginate che il suo sistema sia fatto di livelli pi o meno contratti o pi o meno distesi; per spiegare qualcosa a qualcuno, si installa a tale livello del suo sistema. Supponiamo che il qualcuno in questione sia sospettato da Leibniz di avere unintelligenza mediocre: molto bene, rapito (ravi), si installa ad un livello fra i pi bassi del suo sistema; se si rivolge a qualcuno di pi intelligente, salta a un altro livello. Come questi livelli facciano parte implicitamente degli stessi testi di Leibniz, ci crea non pochi problemi per i commenti. E complicato perch, a mio avviso, non si pu mai basarsi su un testo di Leibniz se non si dapprima sentito il livello del sistema al quale il testo in questione corrisponde. Per esempio, ci sono dei testi in cui Leibniz spiega ci che secondo lui lunione dellanima e del corpo; bene, a questo o a quel corrispondente. Ad un corrispondente spiegher che non c nessun problema riguardo lunione di anima e corpo poich il vero problema, il problema del rapporto delle anime tra loro. Le due cose non sono affatto contraddittorie, sono due livelli del sistema. Cosicch se non si valuta il livello di un testo di Leibniz, allora avremmo limpressione che non la smetta mai di contraddirsi, ma in effetti non si contraddice per nulla. Leibniz un filosofo molto difficile. Vorrei dare dei titoli ad ogni parte di ci che ho da proporvi. Il grande 1) vorrei chiamarlo uno strano pensiero (Drle de pense). Quindi, sono autorizzato dallautore stesso. Leibniz sognava molto, ha un lato fantascientifico assolutamente formidabile, immagina senza sosta delle istituzioni. In questo piccolo testo

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Drle de pense, immaginava unistituzione molto inquietante che era la seguente: avremmo bisogno di unaccademia dei giochi. In quell epoca, come anche in Pascal, o in altri matematici, in Leibniz stesso, venne allestita la grande teoria dei giochi e delle probabilit. Leibniz uno dei grandi fondatori della teoria dei giochi. E un appassionato dei problemi matematici di gioco, lui stesso doveva essere un buon giocatore. Immagina questaccademia dei giochi che presenta come dover essere allo stesso tempo perch allo stesso tempo? Perch il punto di vista in cui ci installiamo per vedere questa istituzione, o per parteciparne essa sarebbe allo stesso tempo una sezione dellaccademia delle scienze, un giardino zoologico e botanico, una esposizione universale, un casin dove si gioca, e unimpresa di controllo poliziesco. Non niente male. Chiama tutto ci un drle de pense. Supponete che io vi racconti una storia. Questa storia consiste nel prendere uno dei punti centrali della filosofia di Leibniz, e che io ve la racconti come se fosse la descrizione dun altro mondo, e anche qui numerer le proposizioni principali che formano un drle de pensee. a)Il flusso di pensiero, da sempre, trascina con se un principio dal carattere molto particolare perch uno dei pochi principi di cui possiamo esser sicuri, e allo stesso tempo non vediamo come potrebbe esserci utile. E qualcosa di certo, ma vuoto. Questo celebre principio il principio didentit. Il principio didentit ha un enunciato classico: A A. Ci sicuro. Se io dico il blu blu, o Dio Dio, non dico con questo che Dio esiste, in un certo senso mi trovo nella certezza. Soltanto, ecco: penso qualcosa quando dico A A, oppure non penso? Proviamo comunque a dire cos che comporta questo principio didentit. Si presenta sotto la forma di una proposizione reciproca. A A, ci vuol dire: soggetto A, verbo essere, A attributo o predicato, c una reciprocit del soggetto e del predicato. Il blu blu, il triangolo triangolo, sono proposizioni vuote e certe. Tutto qua? Una proposizione identica una proposizione tale che lattributo o il predicato la stessa cosa del soggetto e pu scambiarsi con esso. C un secondo caso, giusto un pochino pi complesso, in cui il principio didentit pu determinare delle proposizioni che non sono semplicemente delle proposizioni reciproche. Non c pi soltanto reciprocit del predicato col soggetto e del soggetto con il predicato. Supponete che io dica: Il triangolo ha tre lati, non la stessa cosa che dire il triangolo ha tre angoli. Il triangolo ha tre angoli una proposizione identica perch reciproca. Il triangolo ha tre lati un po diverso, non c reciprocit. Non c identit del soggetto e del predicato. In effetti, tre lati, non la stessa cosa che tre angoli. Tuttavia c una necessit detta logica. E una necessit logica nel senso che voi non potete concepire tre angoli che compongono una figura senza che questa figura abbia tre lati. Non c reciprocit ma inclusione. Tre lati sono inclusi in triangolo. Inerenza o inclusione. Allo stesso modo, se io dico che la materia materia, materia materia, una proposizione identica sotto la forma di una proposizione reciproca; il soggetto identico al predicato. Se io dico che la materia estesa , ancora una proposizione identica perch io non posso pensare il concetto di materia senza introdurci gi da subito lestensione. Lestensione nella materia. Non affatto una proposizione reciproca visto che io posso benissimo pensare unestensione senza niente che la riempia, cio senza materia. Non quindi una proposizione reciproca, ma una proposizione dinclusione; quando io dico la materia estesa, questa una proposizione identica per inclusione. Direi quindi che le proposizioni identiche sono di due tipi: sono proposizioni reciproche quelle in cui il soggetto e il predicato sono lo stesso e proposizioni dinerenza o dinclusione quelle in cui il predicato contenuto nel concetto del soggetto. Se io dico questa foglia ha un dritto e un rovescio no lasciamo perdere, sopprimo il mio esempio A A, una forma vuota. Se io cerco un enunciato pi interessante del principio di identit, direi alla maniera di Leibniz che il principio didentit si enunci cos: ogni proposizione analitica vera. Cosa vuol dire analitica? In base agli esempi che abbiamo fatto, una proposizione analitica

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una proposizione tale che il predicato o lattributo uguale al soggetto, esempio: il triangolo triangolo, proposizione reciproca, sia proposizione dinclusione il triangolo ha tre lati, il predicato contenuto nel soggetto in modo che quando voi abbiate concepito il soggetto il predicato era gi contenuto in lui. Vi basta quindi unanalisi per trovare il predicato nel soggetto. Fino a questo punto, Leibniz come pensatore originale non ancora venuto in luce. b) Leibniz viene si mette in evidenza. Si mette in evidenza sotto la forma di questo grido molto strano. Gli dar un enunciato pi complesso di quello di prima. Tutto ci che si dice non della filosofia, della pre-filosofia, il terreno sul quale scaturir una filosofia molto prodigiosa. Leibniz arriva e dice: molto bene. Il principio didentit ci da un modello certo. Perch un modello certo? Nel suo stesso enunciato, una proposizione analitica vera se voi attribuite ad un soggetto qualcosa che non fa che uno con il soggetto stesso, o che si confonde, o che gi contenuto nel soggetto. Voi non rischiate di sbagliarvi. Quindi ogni proposizione analitica vera. Il colpo di genio pre-filosofico di Leibniz, sta nel dire: analizziamo la reciproca! Qui comincia qualcosa di assolutamente nuovo e pertanto molto semplice bisognava pensarci. E cosa vuol dire bisognava pensarci, ci vuol dire che bisognava averne bisogno, che risolvesse qualcosa di molto urgente per lui. Che cos' la reciproca del principio didentit nel suo enunciato complesso ogni enunciato analitico vero? La reciproca pone molti problemi in pi. Leibniz arriva e dice: ogni proposizione vera analitica. Se vero che il principio didentit ci da un modello di verit, perch ci imbattiamo sulla difficolt seguente, ovvero: vero ma non ci fa pensare niente. Forziamo il principio didentit a farci pensare qualcosa; lo invertiamo, lo rigiriamo. Voi mi direte che invertire A A, da A A. S e no. Fa A A nella formulazione formale che impedisce il rovesciamento del principio. Ma nella formulazione filosofica, che riviene esattamente allo stesso tuttavia, ogni proposizione analitica una proposizione vera, se voi rigirate il principio, ogni proposizione vera necessariamente analitica, che cosa vuol dire? Ogni volta che voi formulate una proposizione vera, bisogna (ed qui che c il grido), che voi lo vogliate o no, che sia analitica, cio che essa sia riducibile a una proposizione dattribuzione o di predicazione, e che non soltanto essa sia riducibile a un giudizio di predicazione o dattribuzione (il cielo blu), ma che essa sia analitica, cio che il predicato sia o reciproco con il soggetto o contenuto nel concetto del soggetto? E qualcosa d' evidente? Si lancia in una strana cosa, e non una questione di gusto per cui dice tutto ci, ne ha bisogno. Ma si immette in una cosa impossibile: avr bisogno in effetti di concetti completamente storpi per riuscire a compiere il compito che si dato. Se ogni proposizione analitica vera, bisogna che ogni proposizione vera sia analitica. Non per niente semplice da concepire che ogni giudizio sia riducibile a un giudizio dattribuzione. Non sar facile da dimostrare. Si lancia in un' analisi combinatoria, come lo dice lui stesso che fantastica. Perch non facile da concepire, non evidente? La scatola di fiammiferi sulla tavola, dir che un giudizio di cosa? sulla tavola, una determinazione spaziale. Potrei dire che la scatola di fiammiferi qui. Qui che cos? Direi che un giudizio di localizzazione. Ancora, ridico delle cose molto semplici, ma esse sono sempre state dei problemi fondamentali per la logica. Giusto per suggerire che in apparenza tutti i giudizi non hanno per forma la predicazione o lattribuzione. Quando io dico: il cielo blu, io ho un soggetto, cielo, e un attributo, blu. Quando io dico: il cielo la in alto, o io sono qui, qui, localizzazione nello spazio, assimilabile a un predicato? Posso formalmente ridurre il giudizio io sono qui ad un giudizio del tipo io sono biondo? non sicuro che la localizzazione nello spazio sia una qualit. E 2+2=4 un giudizio che chiamiamo normalmente di relazione. O se io dico Piero pi piccolo di Paolo, una relazione fra due termini, Piero e Paolo. Senza dubbio oriento questa relazione su Piero: se io dico Piero pi piccolo di Paolo, io posso dire che Paolo pi grande di Piero. Dov il soggetto, dov il predicato? Ecco esattamente il problema che ha turbato la filosofia fin dal suo inizio. Da

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quando si ha la logica, ci si domandati in quale misura il giudizio dattribuzione poteva essere considerato come la forma universale di ogni giudizio possibile, oppure soltanto un caso di giudizio tra gli altri. Posso trattare pi piccolo di Paolo come un attributo di Piero? Non sicuro. Non c niente di evidente. Forse bisogna distinguere dei tipi di giudizi molto diversi gli uni dagli altri, a ben vedere: giudizio di relazione, giudizio di localizzazione spaziotemporale, giudizio dattribuzione, e daltri ancora: giudizio desistenza. Se io dico: Dio esiste, posso tradurlo formalmente con Dio esistente, essendo esistente un attributo? Posso dire che Dio esiste un giudizio della stessa forma che Dio onnipotente? senza dubbio no, poich non posso dire Dio onnipotente se non aggiungendo si, se esiste. Dio esiste? Lesistenza un attributo? Non certo. Vedete quindi che enunciando lidea che ogni proposizione vera debba essere in un modo o nellaltro una proposizione analitica, cio identica, Leibniz si gi dato un compito molto difficile; si impegna a dimostrare in quale modo ogni proposizione possa essere riducibile al giudizio di attribuzione, le proposizioni che enunciano delle relazioni, le proposizioni che enunciano delle esistenze, le proposizioni che enunciano delle localizzazioni, e che, al limite, esistere, essere in relazione con, possano essere tradotti come lequivalente dellattributo del soggetto. Deve venir in luce nel vostro cervello lidea di un compito infinito. Supponiamo che Leibniz ce la faccia; che mondo ne viene fuori? Quale strano mondo? Che cos questo mondo in cui io posso dire ogni proposizione vera analitica? Vi ricordate bene che ANALITICA, una proposizione in cui il predicato identico al soggetto o incluso nel soggetto. Ne verr fuori uno strano mondo. Che cos la reciproca del principio didentit? Il principio didentit, quindi ogni proposizione vera analitica, non linverso ogni proposizione analitica vera. Leibniz dice che c bisogno di un altro principio, la reciproca: ogni proposizione vera necessariamente analitica. Gli dar un nome molto bello: principio di ragione sufficiente. Perch ragione sufficiente? Perch pensa di essere pienamente nel suo grido? BISOGNA CHE TUTTO ABBIA UNA RAGIONE. Il principio di ragione sufficiente pu essere enunciato in questo modo: ogni cosa accada ad un soggetto, che siano delle determinazioni di spazio e di tempo, di relazione, evento, ogni cosa accada ad un soggetto, bisogna per forza che ci che gli accade, ovvero ci che si dice di lui con verit, bisogna che tutto ci che si dice di un soggetto sia contenuto nella nozione del soggetto. Bisogna per forza che ogni cosa che accade ad un soggetto sia gi contenuta nella nozione del soggetto. La nozione di nozione sar essenziale. Bisogna che blu sia contenuto nella nozione di cielo. Perch il principio di ragione sufficiente? Perch se cos fosse, ogni cosa avrebbe una ragione; la ragione, precisamente la nozione stessa in quanto contiene tutto ci che accade al soggetto in questione. Allora tutto ha una ragione. Ragione = la nozione del soggetto in quanto questa nozione contiene tutto ci che si dice con verit di questo soggetto. Ecco il principio di ragione sufficiente che quindi proprio la reciproca del principio didentit. Piuttosto che cercare delle giustificazioni astratte, mi domando quale strano mondo nascer da tutto questo? Un mondo dai colori molto strani, riprendendo la mia metafora con la pittura. Un quadro firmato Leibniz. Ogni proposizione vera deve essere analitica o, ancora una volta, ogni cosa che voi dite con verit di un soggetto deve essere contenuta nella nozione del soggetto. Sentite che comincia gi a divenire folle, c del lavoro per tutta la vita. Cosa vuol dire, la nozione? Questo, firmato Leibniz. Come c una concezione hegeliana del concetto, c una concezione leibniziana del concetto. c) ancora una volta il mio problema, quale mondo sorger e in questo piccolo c) vorrei cominciare a dimostrare che, a partire da qui, Leibniz creer dei concetti veramente allucinanti. E veramente un mondo allucinatorio. Se voi volete pensare ai rapporti della filosofia con la follia, per esempio, esistono delle pagine poco convincenti di Freud sul

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rapporto intimo della metafisica con il delirio. Possiamo cogliere la positivit di questi rapporti soltanto con una teoria del concetto, e la direzione in cui vorrei andare, sarebbe il rapporto del concetto con il grido. Vorrei farvi sentire questa presenza di una specie di follia concettuale nelluniverso di Leibniz cos come lo vedremo nascere. E una dolce violenza, lasciatevi andare. Non si tratta di discutere. Capiate la sciocchezza delle obiezioni. Faccio una parentesi per complicare. Voi sapete che c un filosofo posteriore a Leibniz che ha detto che la verit, quella dei giudizi sintetici? Si oppone a Leibniz. Daccordo! Cosa ci interessa? E Kant. Non si tratta di dire che non sono daccordo luno con laltro. Quando dico questo, accredito a Kant un nuovo concetto che il giudizio sintetico. Bisognava inventarlo questo concetto, e fu Kant ad inventarlo. Dire che i filosofi si contraddicono, una frase da sciocchi, come se diceste che Velasquez non era daccordo con Giotto, vero non neanche vero, un non senso. Ogni proposizione vera deve essere analitica, cio tale che essa attribuisce qualcosa a un soggetto e che lattributo deve essere contenuto nella nozione del soggetto. Facciamo un esempio. Non mi domando se vero, mi domando cosa vuol dire. Facciamo un esempio di proposizione vera. Una proposizione vera potrebbe essere una proposizione elementare concernente un evento che ha avuto luogo. Prendiamo gli esempi di Leibniz stesso: CESARE HA ATTRAVERSATO IL RUBICONE. E una proposizione. Essa vera o noi abbiamo delle forti ragioni per supporre che essa sia vera. Altra proposizione: ADAMO HA PECCATO. Ecco una proposizione altamente vera. Che cosa ne dite? Vedete che ognuna di queste proposizioni scelte da Leibniz come esempi fondamentali, sono delle proposizioni di eventi (vnementielles), non si da un compito facile. Ci dice questo: poich questa proposizione vera, bisogna, che voi lo vogliate o no che il predicato attraversare il Rubicone, se la proposizione vera, che questo predicato sia contenuto nella nozione di Cesare. Non in Cesare stesso, nella nozione di Cesare. La nozione del soggetto contiene tutto ci che accade ad un soggetto, cio tutto ci che si dice di un soggetto con verit. In Adamo ha peccato, peccato in quel momento appartiene alla nozione di Adamo. Attraversare il Rubicone appartiene alla nozione di Cesare. Direi che qui Leibniz mette in gioco uno dei suoi primi grandi concetti, il concetto d' inerenza. Tutto ci che si dice con verit di qualcosa inerente alla nozione di questo qualcosa. E il primo aspetto o lo sviluppo della ragione sufficiente. d) quando diciamo ci, non possiamo pi fermarci. Quando si cominciato nel dominio del concetto, non ci possiamo pi fermare. Nel dominio dei gridi, c un grido famoso di Aristotele. Il grande Aristotele che, daltronde, ha esercitato su Leibniz una forte influenza, esprime in un momento de La metafisica una formula molto bella: bisogna proprio fermarsi (anankstenai). E un gran grido. E il filosofo davanti labisso della concatenazione dei concetti. Leibniz se ne frega, non si ferma. Perch? Se voi riprendete la proposizione c), tutto ci che voi attribuite a un soggetto deve essere contenuto nella nozione di questo soggetto. Ma ci che voi attribuite con verit a un soggetto qualunque nel mondo, che sia cesare, sufficiente che voi gli attribuiate una sola cosa con verit per rendervi conto con spavento che, da quel momento, voi siete forzati di mettere nella nozione del soggetto, non solo la cosa che voi gli attribuite con verit, ma la totalit del mondo. Perch? In virt di un principio ben conosciuto che non in nessun caso quello della ragione sufficiente. E il semplice principio di causalit. Perch in fin dei conti il principio di causalit va allinfinito, questa la sua caratteristica. Ed un infinito molto particolare poich va verso lindefinito. Il principio di causalit dice che ogni cosa ha una causa, ci che diverso dal dire che ogni cosa ha una ragione. Ma la causa, una cosa, ed a sua volta una causa, ecc., ecc. Posso fare la stessa cosa, ogni causa ha un effetto e questo effetto a sua volta causa di effetti. Ci si presenta quindi una serie indefinita di cause e di effetti.

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Che differenza c fra la ragione sufficiente e la causa? Si capisce bene. La causa non mai sufficiente. Bisogna dire che il principio di causalit pone una causa necessaria, ma non sufficiente. Bisogna distinguere la causa necessaria e la ragione sufficiente. Ci che le distingue in tutta evidenza, che la causa, sempre altra cosa. La causa di A, B, la causa di B, C, ecc. serie indefinita di cause. La ragione sufficiente non per niente altra cosa dalla cosa. La ragione sufficiente di una cosa, la nozione della cosa. Quindi la ragione sufficiente esprime il rapporto della cosa con la sua propria nozione tanto vero che la causa esprime il rapporto della cosa con un altra cosa. E chiaro. e) Se voi dite che tal evento compreso nella nozione di Cesare, attraversare il Rubicone compreso nella nozione di Cesare. Non potete fermarvi, in che senso? E che, di causa in causa e di effetto in effetto, in questo momento che la totalit del mondo deve essere compresa nella nozione di tal soggetto. Ci diventa curioso, ecco che il mondo accade allinterno di ogni soggetto, o di ogni nozione di soggetto. In effetti, attraversare il Rubicone ha una causa, questa causa ha essa stessa pi cause, di causa in causa, in causa di causa, e in causa di causa di causa. Tutta la serie del mondo passa da qui, almeno la serie antecedente. Inoltre, attraversare il Rubicone, ci ha degli effetti. Per restare a dei grossi effetti: instaurazione di un impero romano. Limpero romano a sua volta ha degli effetti, noi dipendiamo direttamente dallimpero romano. Di causa in causa e di effetto in effetto, voi non potete dire che tal evento compreso nella nozione di tale soggetto senza dire che, in questo modo, il mondo intero compreso nella nozione di tale soggetto. C proprio un carattere super-storico (trans-historique) della filosofia. Cosa vuol dire essere leibniziano nel 1980? E ce ne sono, in ogni caso possibile che ce ne siano. Se voi avete detto, conformemente al principio di ragione sufficiente, che ci che accade a un soggetto qualunque, e che lo riguarda personalmente quindi ci che voi gli attribuite con verit, avere gli occhi blu, attraversare il Rubicone, etc. appartiene alla nozione del soggetto, cio compreso in questa nozione del soggetto, voi non potete arrestarvi, siete obbligati a dire che questo soggetto contiene il mondo intero. Questo non pi il concetto dinerenza o dinclusione, il concetto d' espressione che, in Leibniz, un concetto fantastico. Leibniz si esprime in questa forma: la nozione del soggetto esprime la totalit del mondo. Il suo proprio attraversare il Rubicone si estende infinitamente allindietro e in avanti per il doppio gioco delle cause e degli effetti. Ma allora, venuto il tempo per quanto ci riguarda, poco importa ci che ci accade e limportanza di ci che ci accade. Bisogna dire che ogni nozione di soggetto che contiene o esprime la totalit del mondo. Il che significa che ognuno di voi, io, esprime o contiene la totalit del mondo. Tutto come Cesare. N pi n meno. Diventa pi complicato, perch? Grande pericolo: se ogni nozione individuale, se ogni nozione di soggetto esprime la totalit del mondo, ci vuol dire che c un solo soggetto, un soggetto universale, e che voi, io, Cesare, non saremmo che delle apparenze di questo soggetto universale. Sarebbe una possibilit per poter dire questo: ci sarebbe un solo soggetto che esprime il mondo. Perch Leibniz non pu dirlo? Non ha scelta. Sarebbe come negarsi. Tutto ci che ha fatto precedentemente con il principio di ragione sufficiente, dove lo portava? Era a mio avviso la prima grande riconciliazione del concetto e dellindividuo. Leibniz stava costruendo un concetto del concetto tale che il concetto e lindividuo divenivano alla fine adeguati luno allaltro. Perch? Che il concetto vada fino allindividuale, perch e qualcosa di nuovo? Nessuno aveva mai osato. Il concetto, che cose? Si definisce con lordine della generalit. Abbiamo un concetto quando si ha una rappresentazione che si applica a pi cose. Ma che il concetto e lindividuo si identifichino, questo non si era mai fatto. Nessuna voce aveva mai riecheggiato nel dominio del pensiero per dire che il concetto e lindividualit sono la stessa cosa.

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Si era sempre distinto un ordine del concetto che rinviava alla generalit e un ordine dellindividuo che rinviava alla singolarit. Ancor di pi, si era sempre considerato come ovvio che lindividuo non era come tale comprensivo nel concetto. Si e sempre ritenuto che il nome proprio non fosse un concetto. In effetti, cane e un concetto, Medor non lo e. Ce, si, una caninit di tutti i cani, come dicono certi logici in uno splendido linguaggio, ma non ce una medorit di tutti i Medor. Leibniz e il primo a dire che i concetti sono dei nomi propri, vale a dire che i concetti sono delle nozioni individuali. Ce un concetto dellindividuo come tale. Quindi, capite bene che Leibniz non pu ripiegarsi sulla proposizione poich ogni proposizione vera e analitica; il mondo quindi e contenuto in un solo ed unico soggetto che sarebbe un soggetto universale. Non pu poich il suo principio di ragion sufficiente implicava che ci che era contenuto in un soggetto dunque ci che era vero, ci che era attribuibile ad un soggetto era contenuto nel soggetto a titolo di soggetto individuale. Quindi non pu darsi una specie di spirito universale. Bisogna che resti fisso alla singolarit, allindividuo come tale. E in effetti, questa sar una delle grandi originalit di Leibniz, la sua formula perpetua: la sostanza (nessuna differenza fra sostanza e soggetto per lui), la sostanza e individuale. E la sostanza Cesare, e la sostanza voi, la sostanza me, etc. Domanda urgente nella mia piccola d) poich egli si e sbarrato la strada per invocare uno spirito universale. Esiste anche un piccolissimo testo di Leibniz, intitolato Considerazioni sullo spirito universale, in cui mostra in cosa ce uno spirito universale, Dio, ma che ci non impedisce alle sostanze di essere individuali. Poich ogni sostanza esprime il mondo, o piuttosto ogni nozione sostanziale, ogni nozione di un soggetto, poich ciascuna esprime il mondo, voi esprimete il mondo, da sempre. Ci diciamo, in effetti, ed e in questione la vita perch lobiezione viene spontanea, gli diciamo: ma allora, la libert? Se tutto ci che accade a Cesare e incluso nella nozione individuale di Cesare, se il mondo intero e compreso nella nozione universale di Cesare, Cesare, attraversando il Rubicone, non fa che svolgere parola curiosa, evolvere, che appare spesso in Leibniz o esplicare (e la stessa cosa), cio alla lettera dispiegare, come voi dispiegate un tappeto. E la stessa cosa: esplicare, dispiegare, svolgere. Quindi attraversare il Rubicone come evento non fa che svolgere qualcosa che era compreso da sempre nella nozione di Cesare. Come vedete e un vero problema. Cesare attraversa il Rubicone in tale anno, ma che attraversi il rubicone in tale anno, era compreso da sempre nella sua nozione individuale. Quindi, dove questa nozione individuale? Essa e eterna. Ce una verit eterna degli eventi datati. Ma allora, e la libert? Gli cade il mondo addosso. La libert e qualcosa di pericoloso nel regime cristiano. Allora Leibniz far un piccolo opuscolo, Della libert, in cui spiega cose la libert. Sar qualcosa di molto strano per lui la libert. Ma lasciamo da parte questo argomento per il momento. Ma cose che distingue un soggetto da unaltro? Questa questione non possiamo lasciarla da parte per il momento, altrimenti spezziamo il nostro discorso. Che cosa distingue voi da Cesare poich lui come voi esprimete la totalit del mondo, presente, passato e futuro? E curioso questo concetto d' espressione. E qui che lancia una nozione molto ricca. f) Ci che distingue una sostanza individuale da unaltra, non e difficile. In un certo modo bisogna che sia irriducibile. Bisogna che ognuno, ogni soggetto, per ogni nozione individuale, ogni nozione di soggetto comprenda la totalit del mondo, esprima questo mondo totale, ma da un certo punto di vista. E qui comincia una filosofia prospettivista. E non e poco. Voi mi direte: che cosa ce di pi banale dellespressione un punto di vista? Se la filosofia significa creare dei concetti, cosa vuol dire creare dei concetti? In generale, sono delle formule banali. I grandi filosofi hanno ognuno delle formule banali alle quali strizzano locchio. Strizzare locchio per un filosofo e, al limite, prendere una formula banale e divertirsi, voi non sapete cosa ci metter dentro. Fare una teoria del punto di vista,

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cosa implica? Poteva esser fatta in qualsiasi momento? E un caso che sia Leibniz a fare la prima grande teoria proprio in quel momento? Nel momento in cui lo stesso Leibniz crea un capitolo di geometria particolarmente fecondo, la geometria detta proiettiva. E un caso che sia accaduto in seno ad unepoca in cui si sono elaborate, in architettura come in pittura, ogni sorta di tecnica di prospettiva? Teniamo giusto di conto di questi due domini che simbolizzeremo cos: larchitettura-pittura e la prospettiva nella pittura da una parte, e dallaltra la geometria proiettiva. Capite dove vuole arrivare Leibniz. Dir che ogni nozione individuale esprime la totalit del mondo, si, ma da un certo punto di vista. Cosa vuol dire? Come non ce niente banalmente, pre-filosoficamente, anche qui non pu pi fermarsi. Lo costringe a mostrare che ci che costituisce la nozione individuale in quanto individuale, e un punto di vista. E dunque che il punto di vista e pi profondo di ci che su di lui si posa. Bisogna proprio che ci sia, al fondo di ogni nozione individuale, un punto di vista che definisce la nozione individuale. Se volete, il soggetto e secondo in rapporto al punto di vista. Ebbene, dire ci, non e affatto un gioco, non e qualcosa di trascurabile. Fonda una filosofia che trover accoglienza in un altro filosofo che tende cos la mano a Leibniz al di l dei secoli, ovvero Nietzsche. Nietzsche dir: la mia filosofia, e il prospettivismo. Il prospettivismo, voi capite che diventa banale o idiota se ci consiste nel dire che tutto e relativo al soggetto, o che tutto e relativo. Tutti lo dicono; fa parte di quelle proposizioni che non fanno male a nessuno poich essa e priva di senso. Ma aiuta la conversazione. Fin quando prendo la formula come significante tutto dipende dal soggetto, ci non vuol dire niente, ho provocato, come si dice... (Fine banda sonora) ...Ci che fa me=me, e un punto di vista sul mondo. Leibniz non potr fermarsi, dovr andare verso una teoria del punto di vista tale per cui il soggetto sia costituito dal punto di vista e non il punto di vista costituito dal soggetto. Quando, nel pieno del XIX secolo, Henry James rinnov le tecniche del romanzo con un prospettivismo, con la mobilizzazione di punti di vista, anche in James, non sono i punti di vista che si esplicano dal soggetto, e linverso, sono i soggetti che si esplicano dai punti di vista. Un' analisi dei punti di vista come ragione sufficiente dei soggetti, ecco la ragione sufficiente del soggetto. La nozione individuale, e il punto di vista sotto il quale lindividuo esprime il mondo. Tutto ci e bello e anche poetico. James ha delle tecniche sufficienti per far s che non ci sia un soggetto; diventa questo o quel soggetto colui che e determinato ad essere in quel punto di vista. E il punto di vista che esplica il soggetto e non linverso. Leibniz: ogni sostanza individuale e come un mondo intero e come uno specchio di Dio o se si vuole di tutto luniverso che ognuna esprime della sua maniera: pi o meno come una stessa citt e diversamente rappresentata secondo le diverse situazioni di colui che la osserva. Cos luniverso e in qualche modo moltiplicato tante volte quante sono le sostanze, e la gloria di Dio aumenta allo stesso modo per quante rappresentazioni diverse del suo [????]. Parla come un cardinale. Si pu anche dire che ogni sostanza porta in qualche modo il carattere della saggezza infinita e di tutta la potenza di Dio, e limita tanto quanto essa e suscettibile. In questo e) dir che il nuovo concetto di punto di vista pi profondo che di quello di individuo e di sostanza individuale. E il punto di vista che definir lessenza. Lessenza individuale. Dobbiamo credere che, ad ogni nozione individuale corrisponde un punto di vista. Ma ci si complica perch questo punto di vista varrebbe dalla nascita alla morte dellindividuo. Ci che ci definirebbe, e un certo punto di vista sul mondo. Dicevo prima che Nietzsche ritrov questa idea. Non gli piaceva ma ci che gli prese... La teoria del punto di vista, e unidea del rinascimento. Il Cardinale di Cuses, grande

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filosofo del rinascimento, invoc il ritratto mutante in base al punto di vista. Al tempo del fascismo italiano, era possibile vedere un ritratto molto strano un po dappertutto: frontalmente rappresentava Mussolini, sulla destra rappresentava suo genero, e se ci si metteva sulla sinistra, rappresentava il re. Lanalisi dei punti di vista, in matematica ed anche qui e Leibniz che fa fare a questo capitolo della matematica un progresso considerevole sotto il nome di analysis situs (ed) e evidente che e legato alla geometria proiettiva. Ce una specie d' essenzialit, doggettivit del soggetto, e loggettivit, e il punto di vista. Concretamente, che ognuno esprima il mondo dal suo punto di vista, cosa vuol dire? Leibniz non si tira indietro davanti ai concetti anche i pi strani. Non posso neanche pi dire dal suo proprio punto di vista. Se io dicessi dal suo proprio punto di vista, farei dipendere il punto di vista del soggetto preliminare, oppure linverso. Ma che cose che determina questo punto di vista? Leibniz: capite bene, ognuno di noi esprime la totalit del mondo, soltanto che la esprime oscuramente e confusamente. Oscuramente e confusamente, cosa vogliono dire nel vocabolario di Leibniz? Vogliono dire che la totalit del mondo e s in lui, ma sotto forma di piccola percezione. Le piccole percezioni. E un caso che Leibniz sia uno degli inventori del calcolo differenziale? Sono delle percezioni infinitamente piccole, in altri termini delle percezioni incoscienti. Io esprimo tutto il mondo, ma oscuramente e confusamente, come un clamore. Pi tardi, vedremo perch tutto questo e legato al calcolo differenziale, ma sentite che le piccole percezioni o linconscio, sono come dei differenziali della coscienza, delle percezioni senza coscienza. Per la percezione cosciente, Leibniz si serve di unaltra parola: lappercezione (aperception). Lappercezione, (apercevoir) scorgere-accorgersiintravedere, e la percezione cosciente, e la piccola percezione, la differenziale della coscienza che non e data nella coscienza. Tutti gli individui esprimono la totalit del mondo oscuramente e confusamente. Allora, cosa distingue un punto di vista da un altro punto di vista? In compenso, ce una piccola porzione del mondo che io esprimo chiaramente e distintamente, e ogni soggetto, ogni individuo ha la sua piccola porzione, in che senso? Nel senso molto preciso che questa porzione del mondo che io esprimo chiaramente e distintamente, la esprimono anche tutti gli altri soggetti, ma confusamente e oscuramente. Ci che definisce il mio punto di vista, e come una specie di proiettore che, nel rumore del mondo oscuro e confuso, salvaguarda una zona limitata despressione chiara e distinta. Anche stupidi che voi possiate essere, o insignificanti che possiamo essere, noi abbiamo il nostro piccolo affare (truc), anche il pi piccolo parassita ha il suo piccolo mondo: non esprime molte cose chiaramente e distintamente, ma ha la sua piccola porzione. I personaggi di Beckett, sono degli individui: tutto e confuso, dei rumori, non si capisce nulla, sono dei brandelli; ce il grande rumore del mondo. Pietosi che siano nel loro bidone della spazzatura, hanno una piccola zona tutto loro. Ci che il grande Molloy chiama le mie propriet. Non si muove pi, ha il suo piccolo gancio e, nel raggio di un metro, con il suo gancio, padroneggia delle cose, le sue propriet. E la zona chiara e distinta che egli esprime. Siamo tutti in questa situazione. Ma la nostra zona e pi o meno grande, e ancora non e certo, ma non e mai la stessa. Ci che fa il punto di vista, che cos? E la proporzione della regione del mondo espressa chiaramente e distintamente da un individuo in rapporto alla totalit del mondo espressa oscuramente e confusamente. E questo, il punto di vista. Ce una metafora cara a Leibniz: voi siete vicini al mare e ascoltate le onde. Voi ascoltate il mare e sentite il rumore di unonda, e ho un' appercezione: distinguo unonda. E Leibniz dice: voi non sentireste londa se non aveste avuto prima una piccola percezione inconscia del rumore di ogni goccia dacqua che scivola luna in rapporto allaltra, e che fanno loggetto delle piccole percezioni. Ce il rumore di tutte le gocce

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dacqua, e voi avete la vostra piccola zona di chiarezza, cogliete chiaramente e distintamente una risultante parziale di questo infinito di gocce, di questo infinito del rumore, e ne fate il vostro piccolo mondo, la vostra propriet. Ogni nozione individuale ha il suo piccolo punto di vista, ci vuol dire che da questo punto di vista, essa preleva sullinsieme del mondo che egli esprime una porzione determinata despressione chiara e distinta. Dati due individui, voi avete due possibilit: o le loro zone non comunicano assolutamente, e non simbolizzano luna con laltra non ci sono soltanto delle comunicazioni dirette, possiamo pensare che ci siano anche delle analogie e in questo caso non abbiamo niente da dirci; oppure sono come due cerchi che si intersecano: ce una piccola zona comune; in questo caso si pu fare qualcosa insieme. Leibniz pu quindi dire con forza che non ci sono due sostanze individuali identiche, non ci sono due sostanze individuali che abbiano lo stesso punto di vista o che abbiamo esattamente la stessa zona chiara e distinta despressione. E infine, colpo di genio di Leibniz: che cosa definir la zona despressione chiara e distinta che io ho? Io esprimo la totalit del mondo ma non ne esprimo chiaramente e distintamente che una porzione ridotta, una porzione finita. Quello che io esprimo chiaramente e distintamente, ci dice Leibniz, e ci che ha attinenza col mio corpo (qui a trait mon corps). E la prima volta che interviene questa nozione di corpo. Vedremo cosa vuol dire questo corpo, ma ci che io esprimo chiaramente e distintamente ci che affetta il mio corpo. Quindi, si capisce che io non esprimo chiaramente e distintamente il passaggio del Rubicone questo, questo concerneva il corpo di Cesare. Ce qualcosa che concerne il mio corpo e che io sono il solo ad esprimere chiaramente e distintamente, sul fondo di questo rumore che ricopre tutto luniverso. g) In questa storia della citt, ce una difficolt. Ci sono diversi punti di vista molto bene. Questi punti di vista preesistono al soggetto che ci si posa sopra, molto bene. A questo momento, il segreto del punto di vista e matematico; e geometrico e non psicologico. In ogni caso almeno psichico-geometrico. Leibniz e un uomo di nozione, non e un uomo di psicologia. Ma tutto mi spinge a pensare che la citt esiste fuori dai punti di vista. Ma nella mia storia di mondo espresso, nella maniera in cui siamo partiti, il mondo non ha nessuna esistenza al di fuori del punto di vista che lo esprime il mondo non esiste in se. Il mondo, e unicamente lespresso comune di tutte le sostanze individuali, ma lespresso non esiste al di fuori di ci che lo esprime. Il mondo non esiste in se, il mondo, esso e unicamente lespresso. Il mondo intero e contenuto in ogni nozione individuale, ma non esiste se non in questinclusione. Non ha esistenza al di fuori. E in questo senso che Leibniz sar sovente, e non a torto, dalla parte degli idealisti: non ce un mondo in se, il mondo non esiste se non nelle sostanze individuali che lesprimono. E lespresso comune di tutte le sostanze individuali. E lespresso di ogni sostanza individuale, ma lespresso non esiste fuori delle sostanze che lo esprimono. E un vero problema! Che cosa distingue queste sostanze? Il fatto e che esse esprimono tutte lo stesso mondo, ma non esprimono la stessa porzione chiara e distinta. E come un gioco di scacchi. Il mondo non esiste. E la complicazione del concetto d' espressione che ci pone di fronte a quest ultima difficolt. Inoltre bisogna che tutte le nozioni individuali esprimano lo stesso mondo. Allora strano strano, perch in virt del principio didentit che ci permette di determinare ci che contraddittorio, ovvero ci che impossibile -, sarebbe A che non A. E contraddittorio. Esempio: il cerchio quadrato, un cerchio che non un cerchio. Quindi, a partire dal principio didentit, io posso avere un criterio della contraddizione. Secondo Leibniz, io posso dimostrare che 2 + 2 non pu fare 5, io posso dimostrare che un cerchio non pu essere quadrato. Tanto che, al livello della ragione sufficiente, molto pi complicato. Perch? Perch Adamo non peccatore,

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Cesare che non attraversa il Rubicone, non sono come il cerchio quadrato. Adamo non peccatore, non contraddittorio. Sentite come prover a salvare la libert, una volta immessosi in una situazione difficile per salvarla. Non per niente impossibile: Cesare avrebbe potuto non attraversare il Rubicone, tanto vero che un cerchio non pu essere quadrato qui non c libert. Allora, siamo di nuovo bloccati, ancora Leibniz ha bisogno di un nuovo concetto e, fra tutti i suoi folli concetti, sar senza dubbio il pi folle. Adamo avrebbe potuto non peccare, quindi in altri termini, le verit rette dal principio di ragione sufficiente non sono dello stesso tipo delle verit rette dal principio didentit, perch? Perch le verit rette dal principio didentit sono tali che il loro contraddittorio impossibile, tanto che le verit rette dal principio di ragione sufficiente hanno un contraddittorio possibile: Adamo non peccatore possibile. Ci anche tutto quello che distingue, secondo Leibniz, le verit dette dessenza e le verit dette desistenza. Le verit desistenza, sono tali per cui il loro contraddittorio possibile. Come far Leibniz ad eliminare questultima difficolt: come pu mantenere allo stesso tempo tutto ci che Adamo ha di fatto contenuto da sempre nella sua nozione individuale (e potr essendo Adamo non peccatore possibile)? Sembra bloccato, delizioso perch sotto questo aspetto i filosofi, sono un poco come dei gatti, quando sono bloccati che si disimpegnano, oppure come un pesce: il concetto divenuto pesce. Ci racconter la cosa seguente: che Adamo non peccatore, perfettamente possibile, come Cesare che non ha attraversato il Rubicone; tutto ci possibile ma non si prodotto perch, anche se possibile in se, incompossibile. Ed ecco che crea il concetto molto strano di incompossibilit. Al livello delle esistenze, non basta che una cosa sia possibile per esistere, ma abbiamo bisogno di sapere con cosa essa compossibile. Adamo non peccatore, nel momento in cui possibile in se stesso, incompossibile con il mondo che esiste. Adamo avrebbe potuto non peccare, si, ma a condizione di avere un altro mondo. Vedete che l inclusione del mondo nella nozione individuale, e il fatto che un altra cosa fosse possibile, concilia in un sol colpo, con la nozione di compossibilit, Adamo non peccatore fa parte di un altro mondo. Adamo non peccatore sarebbe stato possibile, ma questo mondo non stato scelto. E incompossibile con il mondo esistente. Esso non compossibile se non con altri mondi possibili che non sono passati all esistenza. Perch proprio questo mondo che passato allesistenza? Leibniz spiega quella che , secondo lui, la creazione dei mondi fatta da Dio, e capiamo bene in che modo essa sia una teoria dei giochi: Dio, nel suo intelletto, concepisce un infinit di mondi possibili, solo che questi mondi possibili non sono conpossibili gli uni con gli altri, e ci risulta chiaro dal fatto che Dio a scegliere il migliore. Sceglie il migliore dei mondi possibili. E notiamo che il migliore dei mondi possibili implica Adamo peccatore. Perch? Sar orribile. Ci che interessante logicamente, la creazione di un concetto proprio di compossibilit per designare una sfera logica pi ristretta di quella della possibilit logica. Per esistere, non basta che qualcosa sia possibile, c bisogno anche che questa cosa sia conpossibile con le altre che costituiscono il mondo reale. In una formula celebre de La monadologia, Leibniz dice che le nozioni individuali sono senza porte e senza finestre. Questo corregger la metafora della citt. Senza porte n finestre, ci vuol dire che non ci sono aperture. Perch? Perch non c lesteriore. Il mondo che le nozioni individuali esprimono interiore, incluso nelle nozioni individuali. Le nozioni individuali sono senza porte e senza finestre, tutto incluso in ognuna, e tuttavia c un mondo comune a tutte le nozioni individuali: il fatto che ogni nozione individuale include, a ben vedere la totalit del mondo, lo include sotto una forma in cui ci che essa esprime conpossibile con ci che le altre esprimono. Che meraviglia. E un mondo in cui non c nessuna comunicazione diretta tra i soggetti. Tra

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Cesare e voi, tra voi e me, non c nessuna comunicazione diretta, e come diremmo oggi, ogni nozione individuale programmata in tal modo che ci che essa esprime forma un mondo comune con ci che esprime laltra. E uno degli ultimi concetti di Leibniz: larmonia prestabilita. Prestabilita, assolutamente unarmonia programmata. E lidea dellautoma spirituale, e allo stesso tempo la grande era degli automi, questa fine del XVII secolo. Ogni nozione individuale come un automa spirituale, ovvero ci che essa esprime interiore a essa, essa senza porte n finestre; essa programmata in tal modo che ci che essa esprime sia in compossibilit con ci che un altra esprime. Ci che ho fatto oggi stata unicamente una descrizione del mondo di Leibniz, anzi solo una parte di questo mondo. Quindi, abbiamo illustrato successivamente le nozioni seguenti: ragione sufficiente, inerenza e inclusione, espressione o punto di vista, incompossibilit.

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