Sei sulla pagina 1di 19

III.

Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

B. Verit come situazione


Ci che nel capitolo precedente, nella linea di sviluppo dallimmagine allespressione e al significato, e alla parola spirituale e al dialogo, si era dimostrato come lintima vitalit del rapporto della verit, devessere ora confrontato con maggior chiarezza con quanto stato detto sulla libert e sullintimit della verit. Lintimit si era affermata in opposizione a una situazione pubblica e appartenenza comune; faceva della verit un possesso dellessere singolo, fornito di interiorit; sottolineava limportanza dellessere-per-s di ciascun essere, dellunicit di quel centro dellessere, da dentro il quale si manifesta la verit. Luniversalit della verit trova in questo suo carattere, via via mio o tuo o suo, un contrappeso ineliminabile. Mediante questo carattere volta per volta di singolarit, tutto ci che si detto dellespressione e della parola assume una imprevista dimensione di profondit; ogni singola espressione, ogni parola detta e ricevuta, anche se esteriormente somiglia a milioni di altre parole, riceve il peso dellinconvertibilit, dellunicit. In tal modo la verit e la sua applicazione attinge laspetto della situazione. Ora, a questo punto, potrebbe insorgere la preoccupazione che, cos, la verit verrebbe a tal punto personalizzata da minacciare una comune intelligenza della verit, una sua validit sovrapersonale, una sua totalit e in tal modo anche, alla fine, il suo carattere razionale. Sar allora utile, prima di intraprendere la descrizione della verit come situazione ogni volta personale, chiarire il rapporto tra validit universale e individuale della verit. 1. Lidea mobile 25 Ogni libert dello spirito, anzi ogni intimit in un esistente in genere, parte essenziale della sua natura. Non esiste nessuna libert in s perch sarebbe la pura indeterminatezza, il nulla ma solo la libert di un essere determinata secondo essenza ed esistenza. Per qualsiasi essere del mondo vale il fatto che ha anzitutto una natura e che solo questa natura possiede la propriet della libert. Ora natura significa fondamentalmente un tutto ordinato e dinamico con un senso e uno scopo conformemente a unidea collocata alla sua radice e che regola il suo particolare movimento e che perci anche lo trascende. Questa idea ogni volta incarnata e realizzata nella natura, come ha dimostrato il mobile legame che vige tra espressione ed espresso. Il fatto che lessenza da sempre rappresentata nel fenomeno e che quindi non pu creare se stessa in assoluto arbitrio, in una creazione assoluta da una perfetta libert, dallindifferenza di tutte le possibilit, ma che invece si ritrova relegata da sempre nel fenomeno che esprime naturalmente la sua essenza: tutto ci indica che ogni libert pu muoversi unicamente allinterno di un quadro fissato dallidea e dal piano della relativa natura. Libert nel mondo significa sempre realizzazione di unidea conforme a natura; ed significativamente applicata solo quando concorre a realizzare, al servizio e in obbedienza rispetto allidea, il piano dellessere proprio o altrui. Ci vale senzaltro anche l dove consentito alla libert la possibilit di collaborare non solo allo sviluppo, ma anche allelaborazione dellidea stessa. Anche questa collaborazione per il senso e lo scopo definitivamente valido di un essere non una funzione irrazionale e arbitraria, ma 108

10

15

20

30

35

40

45

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

un elemento della libert creata offerto allattiva partecipazione per la realizzazione del senso di Dio nel mondo. Ora, essendo il piano del mondo, e degli esseri che vi compaiono, fissato da leggi generali e da comuni nature, generi e specie, allinterno dei cui quadri si muovono i liberi e spontanei svolgimenti degli esseri, la verit riconoscibile come bene universale e sovrapersonale. Esplorare queste nature e strutture compito della scienza della natura , dove da notare che anche luomo ha natura , non solo in quanto membro della natura subspirituale, ma anche in quanto spirito, e non meno di lui anche langelo. Poich soprattutto questo lato naturale dellesistenza contiene ci che comune, per struttura e per legge, agli esseri di un genere o di una specie, lastrazione dai particolari ha qui tutto il suo diritto di verificarsi e pu, senza danno della verit (abstractio non mentitur), prescindere dal caso singolo (e quindi anche dalloggetto conoscitivo casuale). La razionalit della conoscenza qui di qualit universale e sovrapersonale. Ma ora si dimostrer che i passaggi da questa specie di scienza di natura alla scienza degli esseri singoli, che si muovono e si realizzano allinterno dei quadri naturali astratti, non sono spezzati, ma fluenti e sfumati. Lo si pu gi ricavare senzaltro dalla descrizione, pi sopra presentata, dei gradi di intimit, dove si visto che gi gli esseri nei gradi pi bassi, e in misura maggiore quelli nei gradi via via superiori, posseggono una intimit non pienamente riducibile a una universalit. Sarebbe cos del tutto possibile raccontare (anche se forse non ne vale la pena) la storia di una certa particolare molecola, pianta, animale; questa storia potrebbe contenere una briciola di verit che non potrebbe essere derivata apriori da nessuna legge astratta e generale. Questo sar per senzaltro il caso l dove nel regno dello spirito umano la libert crea effetti che non si possono calcolare a partire da nessuna naturale premessa, dove la singolarit di una persona in libero movimento con altre persone genera situazioni il cui significato essenziale si esprime precisamente nella loro singolarit e irripetibilit. Solo che in tal modo non detto che la verit, in questa forma condizionata dalla libert e determinata dalla personalit e dalla situazione, debba diventare meno razionale , meno riconoscibile, che nella sua forma naturale e astratta. La formula dell individuum est ineffabile significa unicamente che il singolo non mai traducibile senza residuo nelluniversale, ma non significa affatto che non sia a suo modo conoscibile. Quando lessere e, in tal modo, anche la sua verit si va sfumando dalla natura alla libert, dalluniversalit alla singolarit, muta anche il metodo della conoscenza, il medium adeguato di presa della verit. Se dal lato dellastratto e universale pu bastare un atteggiamento conoscitivo impersonale e realistico, la ratio adeguata a percepire il singolare-personale deve soddisfare le premesse e le condizioni del personale. Ma per il fatto che un oggetto postula condizioni alla propria conoscenza, ed quindi accessibile solo per colui che le adempie, non significa evidentemente che sia in se stesso meno conoscibile e meno razionale di altri oggetti. La sua razionalit possiede egualmente validit universale, solo che la conoscenza di questa validit vincolata a certe esigenze che non chiunque in grado di adempiere. Cos, teoreticamente parlando, ogni occhio potrebbe godersi la vista che si ha dalla cima di un monte difficile da scalare; solo che ai pi si oppongono impedimenti pratici per arrivare a quella cima. 109

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

Una validit in tal modo costituita definibile come universalit concreta, in opposizione alluniversalit astratta delle leggi e delle strutture, quando almeno il singolare in quanto tale ha validit universale. Non vi contrasta il fatto che la forma concreta irripetibile della verit sia accessibile o assegnata via via soltanto a pochi o a uno solo, anzi non vi contrasta neppure il fatto che questa irripetibilit incomunicabile significhi addirittura una difesa verso una pubblicit anonima. Perfino unaccentuazione estrema di questa irripetibilit nel concetto di situazione che solo una persona pu comprendere, colui che ci si trovato non significa affatto estenuazione o eliminazione del contenuto significativo e quindi della razionalit di un evento. Non bisogna neppure dimenticare che ogni situazione per quanto concreta cade sotto il concetto universale di situazione e che quindi lo schematismo della natura si mantiene anche nel campo delle personali espressioni della libert, e la libert non diventa mai assenza di natura. Si detto che il passaggio dalle strutture generali allessere individuale e quindi il passaggio dalla scienza di natura alla scienza storica sfumato. Ci ha bisogno ancora di una spiegazione. Lidea di un essere, idea che domina la sua rappresentazione nellesistenza, ha come tale parte, essa stessa, ai regni della natura come della storia , al tempo stesso immobile e mobile, come idea generale definitivamente normativa sullesistenza (, ) e a un tempo, come forma realmente esprimentesi nellesistenza stessa (, ), effettivamente orientativa verso sempre nuovi plastici adattamenti. Ambedue i lati del piano significativo di un essere si compenetrano intimamente, ambedue costituiscono insieme il suo contenuto di verit e di ragione. La conoscenza di questidea dovr quindi essere, allo stesso modo, definitivo-normativa e storico-consecutiva. Un educatore pu aver diligentemente appreso la struttura essenziale del suo discepolo, ma ci non lo esime dalla necessit di seguire la sua evoluzione, di fase in fase, con eguale diligenza e di comportarsi, di volta in volta, in modo corrispondente alla situazione sempre nuova. Mai lidea di un essere a tal punto gi espressa da non contenere ancora possibilit nuove a perdita docchio, perch lidea stessa non mai qualcosa di concluso e di incapace di sempre nuove modulazioni. Lidea di un essere di questo mondo pur sempre lidea di uno sviluppo, di una strada, che implica numerosi accidenti, destini e peripezie. Come idea normativa e direttiva predisegna certamente questa strada in panorama, come idea immanente invece essa descrive le fasi consecutive della strada e muta cos di situazione in situazione. Cos, per esempio, la totalit di una pianta come piano strutturale qualcosa di fisso e di chiaro, tuttavia pur sempre qualcosa di potenzialmente aperto verso possibilit infinite di realizzazione. A seconda del clima, dellatmosfera, dei casi e degli influssi, favorevoli o meno, la stessa totalit si attualizzer in maniera completamente diversa. La stessa cosa vale in misura assai maggiore per lessere umano libero. La sua idea fissata con ancora meno stabilit, perch dipende dalla sua propria libert e dalla libert del suo ambiente umano. Lessenza dialogica libert e della verit si insinua qui con funzione mediatrice. Che cosa uno possa o debba essere decide non un destino astratto, ma pur sempre la comunit concreta, la cui vitalit si esprime nella situazione di domanda e risposta. Tutti i progetti vitali stanno vitalmente addentellali luno nellaltro; parti essenziali dellidea di un determinato uomo si trovano nellidea di altri uomini; in incontri imprevedibili 110

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

si trovano uniti insieme inaspettati completamenti, da situazioni inadempiute scaturiscono nuove possibilit, apparenti inconciliabilit si coordinano in unit durevole, mentre collegamenti in apparenza indissolubili si rivelano col tempo ingannevoli. Questi intrecci sono innumerevoli a perdita docchio, ma la loro confusione e la loro ricchezza non dice nulla contro la loro radicale conoscibilit. Forse si vedono solo pochi frammenti del piano complessivo, forse sar bene guardarsi a lungo dal farne una valutazione, perch nel groviglio di tutto il disegno non si pu vedere la traccia dei singoli fili: ma tutto ci non una riserva contro la razionalit della vita nella storia. Teoreticamente un controllo superiore possibile (che ci promesso nellonniveggenza del Giudizio Universale). Le strade e gli incontri delle situazioni singolari sono fondamentalmente una materia per lintelligenza valutativa, che coglie relazioni e tessuti significativi, quanto lo sono gli oggetti astratti della scienza della natura. Qui non neppure necessario che il pensiero storico si muova verso lastrazione e che debba ad ogni costo imporre o sottoporre ai corsi della storia delle leggi universali, una tipologia o morfologia o periodicit; basta che la situazione singolare venga pesata con il peso della sua singolarit o che la grande personalit venga conosciuta nella luce della sua incomparabilit, affinch ci si possa approssimare al senso del movimento che si verificato. Dal momento dunque che le idee del mondo si muovono e vengono mosse da fuori nel modo pi diverso, la loro conoscenza devessere unintelligenza altrettanto mobile, plastica e malleabile, la quale sappia camminare con loggetto che cammina, per poter poi alla fine leggere dalla variet delle mutazioni la vera legge dellunit. Quelle determinanti dellessere che non seguono il mutamento sono cos generali e cos vuote che la loro conoscenza non garantisce unintuizione abbastanza piena della realt. Lesistente stesso vivo e perci solo un pensiero vivo pu afferrare la sua verit. Chi vuole comprendere londa che passa non deve soltanto guardare da fermo in cima alla sponda, deve nuotando rifare il movimento dellacqua. Che cosa sia la vita nessuno lo sa una volta per tutte, ognuno se lo deve far dire vivamente sempre di nuovo. A rifiutare una simile esperienza come superflua, ci si sarebbe intimamente allontanati dalla vita e tolti dallevoluzione, e avremmo cos perduto ogni sua conoscibilit. Ci tanto vero che perfino leterna Provvidenza, il cui piano sovratemporale e immobile trascende ogni tempo e quindi anche anticipa ogni suo tratto futuro, non tuttavia umanamente concepibile che come una provvidenza che segue di volta in volta il tempo e che di situazione in situazione, unitamente alle libert che pure decidono del destino, fissa e progetta il senso del mondo con una sempre nuova invenzione creatrice. Giacch di momento in momento avanza il mondo, attraverso limmensa moltitudine delle decisioni cadenti nel tempo, avanza verso aspetti sempre nuovi delle possibilit (possibilia) divinamente antivedute, cos che, come il sole sembra girare intorno alla terra, anche la Provvidenza divina sembra girare col mondo girante. 2. Prospettiva Lindividualizzazione dellessere, e quindi anche della verit, si pu considerare in due maniere diverse: a partire sia dallessenza [Sosein], sia dallesistenza [Dasein], sempre presupposto che questi due poli dellessere 111

45

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

non si dividano meccanicamente (perch non sono divisibili), bens unicamente si distinguano allinterno di una stabile totalit. La prima maniera della singolarizzazione, e la pi facile a comprendersi, viene da una determinazione progressiva di un soggetto con caratteristiche di essenza, le quali per s appartengono o almeno potrebbero appartenere anche ad altri soggetti, ma in questa particolare mistura costituiscono la singolarit di un essere e la sua situazione. Questo accumulo tutto particolare genera ci che si chiama costellazione, in un senso forte e fatale del termine. Lessere, come la verit, entrano cos in uno stato determinato, che per s viene causato da forze universali, il cui effetto fa emergere la unicit. Se ci si rappresenta il soggetto come qualcosa che sta nel mezzo di questa costellazione, si vede che in tal modo la verit si fatta, per esso, prospettica. Questo soggetto possiede al centro della sua costellazione un determinato angolo visuale da cui considerare il mondo delle cose e dei valori. Certi luoghi gli sono vicini, altri pi lontani, e questi ordini di grandezze sono in larga misura condizionati dal carattere prospettico del suo sguardo. La verit appare, se cos considerata, come un paese vasto a perdita docchio, dove ci si pu fermare a soggiornare su punti quasi illimitati. Lo stesso monte, lo stesso fiume pu essere considerato da uninfinit di luoghi e pu quindi anche offrirsi allo sguardo di chi contempla secondo sfumature e profili infiniti. Nasce cos un gran numero di immagini e di visioni del mondo personalmente colorite, ognuna delle quali trasmette una determinata angolazione prospettica, nel migliore dei casi una veduta dinsieme condizionata dal punto di vista particolare, sul paese della verit, ma che in nessun modo possono offrire una supervisione, a volo duccello per cos dire, su tutta la situazione. bene che sia cos, giacch la supervisione presupporrebbe leliminazione delle angolazioni, e questa a sua volta leliminazione dellintimit della verit. L dove la concezione spazio-temporale suggerisce lidea di una possibile visione dallalto, proprio l essa viene meno come immagine del carattere prospettico della verit. Giacch non possibile a nessuno sbarazzarsi definitivamente della propria prospettiva. Ogni conoscente deve rassegnarsi a riconoscere la limitatezza del proprio campo di vista nello stesso istante in cui si sente tentato di criticare langustia delle prospettive altrui. Tuttavia non ha bisogno di rassegnarsi alla relativit del proprio campo, perch ci sono abbastanza mezzi e metodi a sua disposizione per integrare ed arricchire le sue prospettive mediante quelle altrui. Pu farsi illuminare mediante discorsi e controdiscorsi sui punti di vista altrui. Li pu confrontare pensando e valutando con i propri e renderli suoi propri (qui viene meno unaltra volta limmagine topografica), scoprire relazioni sempre pi ricche allinterno dellinfinito campo della verit ed appropriarsi di un punto di vista sempre pi ampio. Precisamente poich tutti i singoli punti di vista hanno parte a una unica verit, possibile confrontarli tra loro, coordinarli, ordinarli verso una unit mai veramente raggiungibile. Il metodo decisivo della comparazione dei punti di vista resta sempre in questo contesto (come notato pi sopra pp. 131 s.1), il metodo della totalit sempre pi grande.

Nella traduzione italiana del libro. Qui p. 75.

112

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

La discussione tra le concezioni del mondo si pu svolgere positivamente con linserimento dei particolari in una totalit pi vasta. Sar raro il rifiuto di una qualche prospettiva per totale mancanza di un contenuto di verit. Sar invece spesso possibile portarla sopra un piano superiore in una visuale pi ampia. Tutti i sistemi di pensiero che si distruggono polemicamente a vicenda impressionano penosamente e destano il sospetto dellangustia di mente, mentre quelli che vincono langustia di angolazioni limitate con lapertura positiva verso angolazioni pi ampie agiscono in modo liberatorio e costruttivo. Solo che ci sar da osservare al riguardo che questa strada della sintesi non potr mai prescindere dalla propria angolazione, n le sar lecito immaginare che le prospettive altrui sia possibile considerarle con gli occhi altrui. La prospettivit della verit ha non soltanto carattere transitorio, che mediante informazione intensiva ossia mediante una specie di attraversamento fondamentale del paese della verit (come quello intrapreso da Hegel nella sua Fenomenologia dello spirito) pu essere a poco a poco superato e sintetizzato in un punto di vista totale. Ci porterebbe, in una maniera pi sottile di quanto faccia il pensiero astratto e scientifico della natura, a una liquidazione del positivo presente nella prospettivit: lintimit e personalit della verit che si diluirebbe unaltra volta in una specie di universalit immobile. Si dovrebbe allora presupporre che il punto di vista del pensatore possa alla fine coincidere con il punto di vista assoluto e che quindi il singolo pensatore sia segretamente identico con il Weltgeist che percorre tutti i punti di vista. Ci si troverebbe allora nellimmediato pericolo di scadere, o di essere gi scaduti, con imperdonabile distrazione dalla propria situazione personale e in tal modo dalla propria verit. Rimane per il pensatore di questo mondo (fino a tanto che prescindiamo dalla rivelazione cristiana) unicamente la strada che afferra la verit progressivamente e, da una parte, prende sul serio la situazione personale in cui egli si trova e, dallaltra, dialoga senza fine con tutte le prospettive che lo circondano. Deve sforzarsi di soddisfare, quanto possibile, alle due contraddittorie esigenze di Nietzsche a questo riguardo: quella cio di guardare le cose in modo sempre pi personale, decisionale, responsabile, e tuttavia cercare di riguardarle unaltra volta mediante le prospettive di persone diverse. Questo movimento fondamentalmente aperto e interminabile: corrisponde unaltra volta alla duplicit dellessenza dellunit, come unit della persona e come unit della specie. Il massimo raggiungibile in questa direzione sembra sia la maniera come conoscono gli angeli, secondo Tommaso dAquino: a suo vedere gli angeli dovrebbero essere in grado di conoscere, mediante concetti unitari universali che in noi sono vuoti e astratti, anche ci che di volta in volta singolo e concreto e cade sotto il concetto, di conoscerlo nel suo profilo particolare. Questo modo di conoscere corrisponderebbe al modo spirituale dessere degli angeli, il quale sarebbe come tale, a un tempo, personale e universale come il nostro. Realizzerebbe conseguentemente il concetto delluniversalit concreta, che non mai per noi un ideale del tutto raggiungibile. Ma la individualizzazione dellessere e della verit a partire dal concetto di costellazione (delle note di essenza), e dalla prospettiva, resta chiuso nella rete dellunilateralit. Suscita la continua impressione che la verit sia in s un che di universale e di obiettivo in maniera impersonale, e che la soggettivit nasca unicamente mediante limitazione delle prospettive dei 113

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

punti di vista. Questa falsa impressione viene dissipata quando si considera laltro aspetto dellindividualizzazione: la singolarizzazione dellessere mediante lesistenza, mediante cui solo si attua la personalit dellessere. 3. Personalit 5 Qui attingiamo lautentico mistero dellessere. Giacch se noi parliamo ora di esserci [Dasein], si tratta di un concetto ausiliario per designare un contropolo riguardo allessenza [Sosein]. Ma questo concetto indica non soltanto il nudo ci [Da] dellesistenza [Existenz], bens altrettanto bene anche tutta la pienezza, lindescrivibile spessore, peso e vitalit dellessere, che per Tommaso di Aquino si raccoglie nella parola esse : tutto ci che lessere manifesta ogni volta come pi ricco di quanto un qualunque predicato di essenza in grado di esprimere. In questaspetto lessenza appare quasi come ci che viene via via in luce, si afferra e si descrive dellesistente, mentre il ci [Da] contiene in s, al di l di ogni presa conoscitiva, la pienezza sempre pi grande e quindi il sempre-di-pi dellessenza. Lesistenza sorpassa dunque lessenza in due direzioni: sia nella bronzea realt di fatto da nessun pensiero dominata, che gli conferisce lapparenza di ununit e singolarit indissolubile e mediante cui essa si distanzia dal nulla, sia nella pienezza della quale non si potr neanche venire a capo e che irride ad ogni dominio del pensiero mediante ordine e controllo. Questi due lati dellesser(ci) compiono insieme il carattere personale dellessere, il quale a partire dallessenza si rivelato come prospettivit, mentre lesistente appare ormai, in tutto e per tutto, come ci che di volta in volta singolare. La sorgente del suo essere, che sembra alimentarlo con questa forza e questa ricchezza oltre ogni comprensibilit, sgorga ora precisamente dal centro della personalit. Lessere-per-s non appare pi come una propriet tra altre, che sia comune ad esseri innumerevoli, ma come questo indescrivibile, che distanzia il singolo spirito da tutti gli altri e ne fa una preziosit impareggiabile, da nessunaltra cosa pesabile e sostituibile. Lesistente assume cos uno spazio interiore, che ha come tale un valore infinito, la cui qualit radicale di essere incomparabile, non mutuabile, e di contrapporsi a ogni allineamento in qualche universale, a ogni subordinazione a qualche categoria. Come individui i singoli esseri possono apparire come i casi di una specie o di un genere; come persone, come spazi spirituali esistenti-per-s, hanno in s ogni volta lunit dellessere e non possono essere pi sussunti sotto unaltra unit. Il nucleo stesso dellessere diviene qui soggettivo e quindi anche la verit. Non pi possibile in questo aspetto porre una sfera, sovraordinata alle persone, di validit generali e impersonali, una specie di mondo delle idee che abbraccia in s la verit valida delle persone. Il mondo appare come un cosmo di libere monadi, la cui verit coincide con la singolarit, ogni volta, dellessere. Non essendoci verit al di fuori di questo essere, la verit segue, di questessere, via via i movimenti e le mutazioni, e dona ad esse espressione: veritas creata est mutabilis (S.Th. 1 q 16 a 8; De Ver. q 1 a 6). Questo aspetto personale dellessere e della verit naturalmente solo uno accanto allaltro. Resta, in proposito, sempre vero che tutti gli uomini posseggono lidentica natura umana e che dunque anche la verit, che in questa natura, pu essere solo una. Ma, come esattamente lidentica natura 114

10

15

20

25

30

35

40

45

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

umana non esiste realmente in altra forma che attraverso esseri personali in tutto e per tutto individualizzati, cos esattamente anche lunica identica verit esiste realmente solo nella forma di verit ogni volta personale e uniche. E come non pregiudica affatto linfinito valore di una persona il fatto che accanto ad essa esistono innumerevoli altre persone di eguale valore, altrettanto vero che mediante la moltitudine delle persone non viene svalutato il valore delle singole verit personali. Di quanto nobile un uomo singolo, di tanto nobile anche la sua verit. Ogni conoscenza di una verit in una persona una conoscenza che non pu essere scambiata con altre, ogni comunicazione di verit personale un dono che non pu essere compensato da nientaltro. Verit personale significa qui, allincontrario di verit non assimilate, solo casualmente apprese, anonime, irresponsabili, quella verit che, acquisita in decisione personale, viene portata e trasmessa in responsabilit personale. A questa verit aderisce il sangue e il cuore spirituale di una persona, per essa ha sopportato fatica e dolore, e questo frutto di dolore spirituale come di parto non meno prezioso del frutto del grembo. Se una simile verit viene donata, viene donata fondamentalmente la propria persona. In un simile scambio di verit personali si nutrono a vicenda gli spiriti come della propria sostanza. Appartiene a questa verit il fenomeno della maturazione umana che cresce via via mediante decisione, e postula cos, anche dallaltra persona che la riceve, di nuovo decisione. Qui salta la chiave per qualsiasi sintesi da angoli e prospettive diverse che manchi di evento e di decisione. Ci che in tal caso va perduto per il singolo spirito quanto ad estensione poich uno spirito pu essere pienamente decisionale solo in poche situazioni lo riguadagna oltre misura mediante lintensit di cui ha parte nel rapporto con la verit personale. Come una persona che vive in un ordinato matrimonio monogamico arriva a sapere dellamore pi di colui che corre dietro a ogni piacere sensuale, cos chi si comporta con decisione a riguardo della verit, per lui pensata ed assegnata, avr unesperienza maggiore della verit di colui che si perde indeciso nelle latitudini illimitate dello scibile. E se mille altri, davanti o accanto a lui, fanno scoperte apparentemente eguali, per lui stesso esse sono singolari irripetibili e non perdono per questo nulla quanto a valore. Sono per lui altrettanto eccitanti e mozzafiato come quando il genio scopre per la prima volta una nuova energia di natura, un nuovo pianeta, una nuova rivoluzionaria formula scientifica. In questa singolarit dellessere personale e della personale verit emerge con forza elementare il carattere di mistero di entrambi. Nessuno che affondi col pensiero nellabisso dellesistenza arriva a scandagliarne il fondo: lessere che di volta in volta reale nella sua incomunicabilit e pienezza imperscrutabile fa saltare ogni tentativo di dominio speculativo e lo vince gi in partenza. Si possono pensare relazioni, allacciare fili e scioglierli, assicurarsi intuizioni nelle strutture delle cose esistenti. Ma, non appena il conoscitore si accosta al centro ardente del mistero dellessere, non appena guarda nellocchio insondabile dellesistenza, gli viene meno il fiato e il cuore gli batte fino a sconvolgerlo. Egli sa che con il mistero dellessere nessuna sfida o gigantomachia assumibile. Ma neppure una tragica inquietudine, una posa preoccupata esistenziale-filosofica pu essere latteggiamento giusto, bens solo quellumilt che si dedica con fede e amore e fiducia al dono dellesistenza, ben sapendo che lessere sar sempre 115

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

infinitamente di pi di quanto un intelletto potrebbe attendersi e un cuore desiderare; non un caos irrazionale, ma tanta di quella luce, di quellordine e di quella verit che lo spirito folle delluomo non ne potr mai dominare la ricchezza. Lesistenza un dono e si pu ricevere solo con gratitudine, e leterno Aldil di ogni conoscenza, che si annuncia in ogni profondit dellessere e della verit, esige, labbiamo gi detto, la fede come propriet immanente di ogni sapere. Questa intima dimensione di ogni essere si schiude unicamente solo l dove lessere diventato coscienza, persona. Quando si verifica questa irruzione nella profondit, ogni esistente viene elevato nello stato di mistero (Novalis): lessere della propria coscienza e infine ogni esistente che con la sua intimit ha parte allarcana universale profondit dellessere. Chi si fatto per una volta davvero cosciente di questa profondit, non la pu misconoscere del tutto mai pi, neppure sulla superficie della realt quotidiana. Egli percepir e rivivr laltra parte della verit, la sua universale validit e anonimia, che corrisponde allimpersonalit delle nature, generi e specie, come non pi opposte alla profondit personale. Al contrario questanonimia della verit quotidiana gli apparir come avvolta da un mantello che circonda il sempre troppo nudo, troppo prezioso mistero dellessere, come il rifugio del miracolo dellessere nel grigiore dellabituale, come labito feriale della verit, sotto il quale non riesce mai a celarsi del tutto labito nobile della verit personale. E questa nobilt viene nascosta al singolo uomo non in ultimo affinch egli non vi si perda, non vi soccomba sotto un estetico incanto, ma affinch sacrifichi il valore del personale al bene dellinsieme in una segreta ma fondamentale rinuncia alla singolarit. Giacch una comunione con altri non sarebbe possibile senza una certa verit media, egualitaria e temperata. Questa qualit media naturalmente data non solo per il fatto che tutti i soggetti partecipano di una comune umana natura e si intendono in essa. Ma sempre anche il prodotto di una rinuncia comune di tutte le persone allesclusivit della verit via via personale, per amore di una verit appunto media, come una comunit la esige. Il grande mistero dellesistenza viene coperto dai singoli nella pubblicit e nellanonimia, in cui luomo, a tutta prima e per lo pi, si trattiene. Questanonimia pu venir valutata, dal punto di vista della verit personale, come inautenticit , come modus di deficienza , perfino forse come non verit e bugia, e lo forse, tutto ci; ma , pi a fondo e in essenza, il velo di cui ogni mistero ha bisogno per rimanere tale. Il fatto che la verit personale cos preziosa, cos arcana, non lo si pu in ultima analisi esprimere altrimenti che con il suo contrario di verit superficiale quotidiana della strada. Del fatto che una verit personale, per quanto essenzialmente accessibile a tutti, possiede la propriet ineliminabile di essere rara, gli uomini ne diventano coscienti quando la trovano sotto il mucchio della merce impersonale di massa. Solo uscendo dallambito profano ed entrando nel tempio della verit, il singolo sperimenta che cosa il sacro. 4. Situazione Risulta ora da tutto ci quella che si pu chiamare derivazione e formazione della verit mediante la situazione e che una sua propriet fondamentale. La situazione si caratterizza di nuovo da due lati: da quanto si sopra detto circa la prospettiva e da quanto si pure detto sulla personali116

45

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

t. La prospettiva era, come si visto, una specie di taglio condizionato dal punto di vista e ricavato dalla totalit della verit, dove certe verit sono pi vicine ed altre pi lontane, e si costituiscono certe determinate relazioni tra di esse, evocate da questo preciso punto di vista e da nessunaltro, e il campo viene cos racchiuso dentro un determinato orizzonte, o pi stretto o pi ampio. Nasce in tal modo la visione prospettica, quando cio il campo si spiega e si considera dal punto di vista di chi guarda. La si pu comprendere, questa prospettiva, a partire da certe costellazioni della verit, le quali nella loro particolare composizione, mistura e colorazione offrono una sintesi irripetibile, che somiglia ad esempio a un certo preciso istante fatale sotto linflusso di un particolare intreccio astrale nelloroscopo. Dentro simili costellazioni di verit luomo inserito nella sua corsa nel tempo, solo in esse la verit gli si rende nota e deve confrontarsi con essa. Egli non coglie mai la verit nel suo puro essere-in-s assoluto, ma sempre in questo assortimento, simpatia, profilo di volta in volta precisato, che lo costringe ad esaminarlo secondo il suo contenuto di verit, a misurare le distanze, a scrutare lapparenza condizionata dalla prospettiva e al possibile a riequilibrarla, a confrontare ci che gli appare ora con ci che gli gi apparso, ci che ora nascosto con ci che ora possibile che appaia ma non ancora apparso, e via dicendo, e a porre tutto quanto in reciproco rapporto. Ma ancora una volta la visione prospettica offre a tutta prima una descrizione esteriore della situazione; la rivela di pi ancora nel senso di un assortimento e di una specificazione quantitativamente condizionata della verit. Lautentico senso qualitativo della situazione e quindi tutta la sua imponenza viene in luce soltanto se la si spiega mediante il mistero dellesser(ci) che si basa sulla descrizione della personalit. Lesistenza (come existentia e come esse) si pu descrivere solo legata al controconcetto dellessenza (come essentia e come quidditas). Questo dualismo altamente misterioso allinterno dellunico essere conferisce allessere stesso, e non anzitutto a una determinata combinazione di esistenti, una profondit prospettica a perdita docchio. Con questi due poli o aspetti dellessere le cose stanno in un tal modo che noi crediamo, vero, di comprenderli nel loro significato e contenuto quando le consideriamo singolarmente, ma che proprio la loro indissolubile relazione reciproca fa dellessere un mistero sempre nuovo. Dal lato dellessenza lessere lascia che lo descriviamo e sfaccettiamo sempre pi in varie propriet e che definiamo la singola essenza con precisione sempre maggiore in una specie di accerchiamento; ma, proprio lungo questa via, si viene a vedere alla fine che ogni tentativo di comprensione definitiva naufraga di continuo contro il blocco inesplicabile e inanalizzabile della sua reale fatticit, della sua esistenza. Tutte le propriet essenziali insieme non ci danno mai lesistenza, e questa non si lascia mai annoverare come una propriet tra le altre nel computo delle propriet essenziali. Al contrario lesistenza il presupposto del fatto che lanalisi di essenza pu in genere iniziare, la quale analisi sempre (anche quando ci si escogita un essere solo possibile, non realmente esistente) il filo su cui vengono da sempre infilate quelle propriet. Lesistenza da sempre ci (e questa ora la controparte della questione) a partire da cui si pu enunciare lessenza, ci che si pu distinguere nelle sue propriet essenziali ed analizzare nel suo contenuto e nella sua ricchezza. Risultano cos, infatti, tra essenza ed esistenza due relazioni fondamentali, luna 117

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

allaltra irriducibili, le quali nella loro arcana biunit sono e restano leterno mistero di ogni ontologia del mondo della creazione. Lesistenza appare (come existentia) quale quellaspetto nellesistente che si trova essenzialmente al di fuori della serie delle propriet di essenza, ci che accade ad esse (esse accidens), oppure, quando lessenza solo pensata e possibile, ora o in genere non accade; ma poi appare allo stesso modo (come esse) quale quellaspetto a cui si deve ricondurre in ultima analisi ogni realt essenziale come alla sua propria sorgente, a tal punto che lessenza altro non , di volta in volta, che una sezione dalla pienezza dellessere esistente. Ma, viceversa, un essere esistente non realizza mai, nellattimo in cui esiste, tutta la ricchezza delle sue possibilit, ma emerge di volta in volta solo una piccola parte di esse. Ci che esattamente in una qualche sezione della sua vita soltanto una parte sfuggente del suo intero essere e il suo rapporto a questultimo somiglia a una microscopica sezione rispetto alla pienezza intera di un organismo. Lessenza di un essere dunque ben lontana dallessere via via realizzata, qualcosa come unidea sovratemporale () che si mantiene come un piano unitario durante il corso intero di unesistenza, ma anche qualcosa come una plastica potenza (), che in questa esistenza progressivamente si sviluppa e si esprime. In questa distinzione, sempre nuova e prospetticamente inesauribile, tra essenza ed essere (distinctio realis inter essentiam et esse, o inter existentiam et essentiam), si rende visibile un movimento intimo allessere, che si svolge tra ambedue i suoi poli. Questo movimento non si pu descrivere, come non si pu descrivere il rapporto dei poli stessi. Se lessenza viene concepita come il polo noto e riposante per cos dire, allora lesistenza appare come qualcosa che non si rende mai intima a questessenza, che ad essa unicamente sempre accade , che la tocca per cos dire sempre solo in un punto, e di striscio per cos dire, come una tangente un cerchio (il paragone viene da H. Conrad-Martius). Ma allo stesso modo anche lessenza attualmente esistente pu essere concepita nel suo insieme come la punta, emergente nella realt, di una essenza sussistente solo come possibilit e come idea, la quale nella sua realizzazione viene assegnata a questo punto infinitesimale, che in apparenza non sembra aver alcun rapporto con la totalit dellessenza. Infine lesistenza mondana pu essere considerata la forma dellessere come uscita per cos dire dalla pienezza dellessere (existentia in senso letterale), il cui essere esteriore si rende manifesto nel contorno dellessenza che delimita questa pienezza (quidditas come limitatio dellesse), la quale tuttavia nello sforzo di aver parte alla pienezza e di mantenersi perci nellessere, viene a ricevere, dallesterna totalit dellessere, la misura dellessere via via attuale. Comunque si voglia considerare il movimento dellessere creato, chiaro fin qui che la misteriosa non-identit tra essenza ed esistenza viene intimamente a contatto con il fenomeno del tempo, anzi si identifica addirittura col tempo, in quanto questultimo un dato di fatto ontologicamente fondante. Ora ci non vuol dire affatto che essere e tempo siano la stessa cosa; il tempo resta, anche in questo senso, una propriet particolare, anche se fondamentale dellessere creato. Ma in tal modo si dice che il fenomeno del tempo appartiene al cuore dellontologia creata e che lanalisi filosofica del tempo lautentico accesso a una intelligenza viva e concreta della distinzione reale. Ma non ci si deve mai dimenticare al riguardo fin dal 118

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

principio e con chiarezza che le varie strutture dellessere, rivelatesi nella descrizione del rapporto tra essenza ed esistenza, non si fondano tutte sulla pura non-identit derivante dalla loro condizione di creatura, e che hanno in tal modo per loro presupposto qualcosa di puramente negativo. Tutta lintima ricchezza dellessere, che viene in luce in occasione di questa analisi, rinvia piuttosto molto chiaramente al fatto che qui stato possibile vedere in profondit nellessenza dellessere e che dunque il tempo, il quale in questa forma concreta quale noi la conosciamo include certamente in s un che di mondano e di creato, contiene tuttavia aspetti essenziali, che offrono anche positivamente un riflesso, una somiglianza ed imitazione dellessere eterno. Il divaricarsi nellessere mondano tra esistenza ed essenza riflette anche come tale dei misteri dellinterna vitalit dello stesso eterno essere, anzi, noi raggiungiamo, forse proprio attraverso questa finestra, che si apre nella nonidentit, sguardi profondi nella ricchezza immensa della divina identit. Cos si sopra gi dimostrato (p. 105 s.1) che la distinzione reale tra essenza ed essere il vero e proprio punto, in cui brilla nel pi elementare dei modi il sempre-pi e il sempre-pi-riccamente, che sono propriet tipiche dellessere. Ci perch, alla fine di quellindagine sullessenza, lesistenza ancora intatta e verginale resta come la soglia insuperabile per il nostro pensiero, e alla fine di quellindagine della realt fattuale-concreta emerge il mistero dellessenza delle cose, che sta, eternamente imperscrutabile, dietro a ogni fenomeno. Avvertiti in questo modo, ci si guarder dal considerare il tempo e le sue relative propriet come qualcosa di unicamente negativo, come qualcosa che lo divide dalleternit. Bisogner invece in tutti i suoi aspetti aver riguardo per ambedue i suoi lati, i quali contengono, in una fusione irrisolvibile, del positivo e negativo, del somigliante e dissomigliante, contengono qualcosa che proprio sia delleternit che del nulla. il riguardo che ora noi avremo nella nostra spiegazione. La verit come svelamento dellessere, come apertura ed offerta accessibilit assume, per il movimento or ora descritto, anzitutto il carattere del presente, della presenza. Essa si distingue da una validit e manipolabilit generica e indifferente mediante linsistenza con cui si annuncia e si presenta, con cui rivolge per cos dire la sua punta verso di noi, con laccentuazione acuta del ci nellessere. Ma il peso intero di questo presente si rende chiaro solo quando si considera la sua interna mobilit come avvenire e passato. La presenza si d come ci che esattamente arriva di volta in volta. come laprirsi di una porta, lentrare di una persona, laccadere a noi di un avvenimento, larrivo di una notizia, linizio di una storia, lo zampillare di una sorgente, il brillare di una luce. Questa propriet ogni volta della presenza, secondo cui essa appunto av-viene, la sua immanente dimensione davvenire. Il futuro non uno stato dellessere o del tempo che sta accanto al presente, da esso divisibile, ma una direzione del presente e dellesistenza stessa. In forza di questa immanente dimensione davvenire, lesistenza essenzialmente inconclusa, o di pi: essenzialmente principio, promessa, speranza, sorgivit; ha la forma dessere di ci che via via inizia, dellincoativo, oppure, che dice la stessa cosa, la direzione verso lessere, verso pi essere di quanto di volta in volta; ha cos carattere
1

Nella traduzione italiana del libro. Qui p. 55s.

119

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

comparativo. Questo carattere non si trova dunque fuori dellesistenza, in una lontananza irraggiungibile al di l del raggiunto, ma si trova non altrove che nellessere: questo stesso essere porta in s la direzione, la promessa, lannuncio, anzi lanticipazione del suo ogni-volta-di-pi. Questa eccedenza qualcosa che si aspetta pi tardi solo nel senso che anche gi, ma ogni volta superiore al potere percettivo, interna allofferto dono dellesistenza attualmente presente. Se potessimo afferrare ed esaurire fino in fondo tutto questo dono dellesistenza, non ci sarebbe pi futuro, o per meglio dire: tutto il futuro sarebbe diventato presente nel presente. Questo per essenzialmente impossibile, e non soltanto perch noi, in quanto esseri finiti, siamo incapaci di apprendere in una sola volta la pienezza dellessere che a noi si offre, ma altrettanto perch questa pienezza stessa infinita e quindi ogni volta pi ricca di se stessa. Il carattere del futuro, dellinizio continuo, dello zampillare e della direzione verso il pi quindi uno degli aspetti pi positivi e pi insuperabili dellessere in genere, il quale aspetto conferisce pure alleterno essere e al soggiorno allinterno delleterno essere la sua pienezza e vitalit. Sempre la realt donata sar pi grande della capacit di ricezione e sempre una parte delladempimento consister nel riconoscere questa eccedenza del presente, oltre ogni presente questa ricchezza carica di futuro, genitrice di futuro, delleterno essere. Ma questo accrescimento immanente allessere stesso assume tutta la sua urgenza unicamente quando si completa con il differimento sempre possibile, sempre reale della presa che si ha a suo riguardo. Logni-voltaadesso del suo presenziarsi nel venire incontro ha la forma acuta del ognivolta-soltanto-adesso . Ci che non viene afferrato differito e non torna pi indietro in questa forma. Per quanta ricchezza ci sia nel grembo del futuro, per quanto la perdita delladesso possa essere compensata da un pi di adesso: ci che si lasciato passare una volta non viene pi offerto. Il sole che splende proprio in questo momento tramonta per non sorgere mai pi; proprio quellacqua che ora scaturisce dalla sorgente scorre via e non torna pi. Lattimo dellessere transitorio, lo a tal punto da essere irreparabile. Solo questa transitoriet conferisce allattimo tutta la sua insostituibile preziosit: il suo valore grande al punto da non poter essere letteralmente pi compensato da nulla. E non solo qualcosa di irripetibile, ma lirripetibilit stessa, la parcellazione qualitativa dellessere fino a ogni minima scheggia della sua estensione. Da questa relazione del presente al passato, anzi da questa intima minaccia del presente, che ha in se stesso il suo passare, ogni attimo dellesistenza mondana riceve il suo peso precisamente infinito ed eterno. Esige lo sforzo costante del non differimento, la costante decisione verso lessere pi pieno, in ultima analisi eterno. come un giudizio immanente allessere che richiama alla memoria tutta la seriet della realt creata. Limmensa prodigale ricchezza, che lesistenza come eterno futuro svolge davanti allesistente e mediante cui lo ricopre, non una ricchezza in cui egli possa immergersi e nuotare incurante; egli deve cercare di aprirsi ad essa con tutti i suoi pori, non per esaurirla nella sua prodiga pienezza, ma per riconoscerla realmente nella sua superricchezza. Se egli non comprendesse pi la dimensione del sempre-pi, gli sfuggirebbe il vero senso del presente e la sua esistenza sarebbe qualcosa di nullitario, di abbandonato al passato. Egli non vivrebbe pi incontro al principio, ma sarebbe come rigirato verso la fine, camminerebbe invece che verso 120

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

laperto, verso il chiuso, il concluso, il finito, il suo stesso presente avrebbe intimamente assunto la forma del passato. La vita che gli resta da vivere sarebbe allora da sempre qualcosa di differito, a cui mancherebbe la sola cosa che la rende degna di essere vissuta: la sua futurit. Questa intima minaccia del presente mediante il passato ora indubbiamente laspetto che dona allattuale tempo del mondo il suo carattere distintivo. Per questo carattere, e non per il futuro, il tempo presente si distingue dal tempo a noi promesso e prospettato nella futura vita eterna. La vita eterna una vita, il cui presente contiene in s un eterno futuro, ma nessun passato; mentre leterna dannazione sarebbe una vita, tutto il presente della quale sarebbe rivolto al passato e sarebbe cos la pura non speranza. La vita eterna sarebbe il perfetto adempimento delleterno accrescimento che contenuto nellessere stesso; sarebbe il comparativo della vita che diventato stato perenne. Invece la condanna eterna sarebbe il perfetto svuotamento dellesistenza da questa pienezza sempre pi grande, la stessa inutilit e insensatezza, fattasi stato perenne. Noi viviamo la nostra vita terrena in una forma di tempo, che include in s sia la promessa che la minaccia, una forma in cui si mescolano ineliminabilmente speranza e paura. Ma in nostro potere di volgerci al presente in un modo che diventi sempre pi un inizio di eterno futuro, anzi una sua presenza stessa. Vivendo in direzione di questo eterno futuro, noi possiamo volgere le spalle al passato e levargli ogni potere sul nostro presente. Resta in questo presente solo come un continuo ammonimento a dedicarci con pi seriet a ci che ha da venire, pi di quanto abbiamo fatto finora, a non sottrarci alla decisione, a non rendere definitivo nessun possesso. Non compete allora pi, a questo passato, un potere autonomo, ostile al futuro nellessere, come un contrappeso. Si doveva dimostrare con tutto ci che il presente una forma dellessere altamente mossa e carica di significato, e ci che vale per lessere, vale altrettanto per la verit. La verit in questo suo abbigliamento temporale ora ci che possiamo chiamare situazione. Nella situazione la verit si acuisce in una presenza accentuata: la si coglie qui e ora o mai! Questo presente non ha bisogno di essere inteso cronologicamente; una propriet inerente alla verit, che si pu mantenere anche per un tratto di tempo, per un periodo , senza che lurgenza dellofferta di verit e lappello alla decisione si allenti o si perda. Fino a quando la verit ha il carattere di una determinata situazione, la coscienza non emerge a dire che c tempo abbastanza e che si pu protrarre la decisione fino alla fine di questa situazione. Ma piuttosto la propriet dellurgenza resta inerente in ogni singolo punto cronologico di tempo della situazione. Ambedue le dimensioni, quella dellofferta che arriva e quella della possibilit di accettarla o di sottrarvisi, sono immanenti alla situazione. Si lascia ogni volta a noi a quale di queste alternative vogliamo rivolgerci. Non occorre qui ridire che il carattere di situazione non nuoce affatto al carattere di universale validit e sovratemporalit della verit. La verit universale e sovratemporale nello stesso senso che ogni singolo uomo, ogni singolo esistente , come individuo, anche una specie. Allo stesso modo che la specie si trova in ogni individuo identica il che non impedisce il suo variare e modularsi allinfinito attraverso gli esseri singoli cos lunica ed identica verit si ritrova in tutte le varianti delle situazioni. 121

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

Ma come, daltra parte, non c nessuna natura umana che non sia ogni volta perfettamente individualizzata, cos non c verit fuorch nella forma concreta della situazione singola. Una considerazione della verit che prescinda da questa concretezza non pu non perdersi in astrazioni. Si pu meglio prescindere dalle singole costellazioni, condizionate dalla prospettiva, perch, misurate allessenza della verit, esse hanno sempre un carattere casuale. Invece non si pu prescindere senza grande perdita dalla condizione situazionale della verit. Qui si tratta di una costitutivit fondamentale apriorica della verit in quanto tale, perch aderente allessere creato del mondo, la quale dona alla verit tutta la sua dignit, preziosit e urgenza, in una parola, il suo valore . In base a questa propriet essa esige come risposta, nelluomo, di pi che non un atteggiamento solo teoreticospeculativo: esige unadesione dellintero spirito, un confronto ad ogni passo del tempo, una libera decisione. A questo punto sorge la questione fino a che punto una verit gi nota pu essere lasciata a se stessa e fino a che punto domanda uno sforzo nuovo: la questione del rapporto tra cercare e trovare. Lidea che mai una conoscenza conclusa, mai una verit pensata in ogni suo rapporto o esaurita in tutta la sua profondit, mai unessenza stata considerata e definita in ogni suo aspetto potrebbe sedurre il conoscente a voler occuparsi di continuo e di nuovo dello stesso oggetto. Potrebbe sentire che uninfedelt voltare per cos dire le spalle a questoggetto per volgersi a cose nuove e vergini. Ma scrupoli come questo bloccherebbero il corso della vita, anzi lo renderebbero impossibile, rivolgerebbero lesistenza invece che verso il futuro sempre pi verso il passato e offuscherebbero il sentimento per la situazione che cambia. Sullo sfondo della preoccupazione della fedelt alle cose ci sarebbe alla fine lidea che qualcosa potrebbe essere forse, con la necessaria pazienza, totalmente capita. Proprio la seriet della situazione sempre nuova e mutevole quanto ci costringe a lasciare molte cose, nella nostra vita, inadempiute o mezzo finite per rivolgerci a ci che arde di volta in volta. Proprio questa seriet quanto ci dona una certa noncuranza ed allegria frammezzo a tutta la ricchezza delle possibilit che dobbiamo almeno in apparenza rimandare. Colui che fa ci che la situazione di volta in volta esige sa che non rimanda in realt niente, anche se migliaia di altre possibilit sono costrette a naufragare a causa dellunica cosa scelta. Il principio, da noi pi sopra trovato considerando la personalit, si impone anche qui: ci che la situazione con la sua strettoia e urgenza ci ruba in estensione, ce lo ripaga cento volte di pi in intensit: in questa direzione sta per noi la strada e il principio della vita eterna. Perci lecito lasciar perdere in questa vita umana certe cose inessenziali, che sono state trovate, per amore di cose essenziali che, sia pure gi trovate, devono tanto pi essere cercate. A questo riguardo succede proprio allincontrario di quanto si inclini a pensare: non come se si fosse trovata la verit centrale una volta per tutte, e la ricerca si spostasse cos progressivamente verso la periferia per aggiungere al tesoro delle cose trovate attingendo alle cercate. Piuttosto, una volta capita la verit della situazione, si lascer perdere il periferico gi trovato e ci si dedicher sempre pi, in progressione, a un nucleo centrale come a ci che si deve eternamente cercare. In questo nucleo o centro vivente la verit gi trovata mantiene pur sempre il suo vivente carattere come futuro e come comparativo. Sullinessenziale si pu passar via, ma sulles122

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

senziale bisogna ritornare in eterno. Questa la fedelt che questessenziale merita e che noi dobbiamo mantenere. labitudine di tutto ci che profondo nellesistenza: quella di diventare a suo riguardo sempre pi profondi e pi aperti, sempre meno sbrigativi, sempre pi impellenti, sempre pi giovani per cos dire. Ci non vuol dire che si conosciuto sempre di meno o che la conoscenza non pu fare nessun progresso. Ma, proprio perch il mistero e la copiosa ricchezza, leterno futuro e la promessa sempre crescente sono una propriet immanente della verit, un esistente che mostra questi aspetti pi conosciuto di un altro di cui si crede di aver esaurito il contenuto. Il vero progresso da fare nella conoscenza della verit non un corso lineare a un solo senso, non semplice ascendere di grado in grado. Ogni passo in avanti piuttosto, al tempo stesso, una prova nuova della ricchezza sempre pi grande dellesistente, la quale apre prospettive sempre nuove a perdita docchio e, ben lungi dallo scoraggiare il conoscente, lo attira proprio cos verso sempre nuove e appassionanti avventure della conoscenza. Il dominio dellimmensit di ogni reale verit appartiene allora allatto totale della conoscenza, la quale altro trovare non vuole che, a un tempo, di riprendere la ricerca. Si scioglie cos il dramma impostato da Lessing tra il definitivo trovare e leterno cercare; si scioglie in una necessaria unit tra le due facce della conoscenza in un unico e identico atto di presa della verit. Solo che, come gi notato, laspetto dellinfinit dipende molto meno dallinsaziabile, faustiana tensione del soggetto che non dallampiezza e pienezza sempre traboccante delle stesse cose esistenti. Il fatto che la verit ci viene incontro nel modus della situazione, e che qui essa possiede quellurgenza che domanda decisione, non si fonda in ultima analisi nella sua essenza sociale e dialogica. Si pu dimostrare che la verit come espressione e parola strutturata nella sua ultima essenza polarmente ed ha il suo luogo parte nellintraspazio del singolo soggetto, parte nello spazio comune intersoggettivo in quanto parlata e risposta. A partire da questo secondo aspetto senzaltro comprensibile che la scoperta della verit non pu essere limpresa di un singolo e che questo singolo piuttosto spinto da sempre ad appropriarsela nel confronto con altri, in una situazione di incontro con soggetti altrui. La costellazione che individualizza via via la verit diventa qui un insieme di varie costellazioni e di prospettive, ognuna delle quali possiede a suo modo la sua evidenza e la sua urgenza. Il singolo, che sta intrecciato come partner in questa situazione avr da applicare tutta la sua fatica allo scopo di offrire ogni volta il giusto apporto alla verit ritrovabile nel dialogo complessivo. Dovr al riguardo rendersi attento per una doppia funzione, apparentemente contraria: da una parte quella di manovrare il suo particolare punto di vista in modo cos mobile e relativo da non impedire la scoperta e la costruzione della verit dinsieme della situazione. Gli viene dunque richiesta unaltra volta la fondamentale rinuncia alla prospettiva personale e, in forza di questo sacrificio, di aiutare non solo a trovare, ma soprattutto a formare la verit universalmente valida. Dallaltra, egli ha da caricarsi, proprio nellincontro, di una pi alta, personale responsabilit rispetto alla verit; la decisione da prendere nella situazione egli la deve considerare non solo come privata, bens anche come sociale, le cui conseguenze si estendono nel bene come nel male a pi soggetti. Il momento personale in questo movimento si trova quindi non nellevinzione della propria prospettiva, ma nel servizio responsabile, in cui gettare tutta la forza 123

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

della personalit, della verit sovrapersonale. Chi vuol servire la verit nella verit si sforzer ad essere pi di aiuto allaltro, nella scoperta della di lui personale verit, che non di imporgli la verit sua propria come la sola beatificante, per quanto personalmente e duramente conquistata. Eviter di voler ridurre il tu a una specie di filiale o di deposito della propria verit, ma vorr curarsi con ogni attenzione a che questo tu trovi la libert ad arrivare alla verit conforme a lui stesso e alla sua situazione. Tutta la verit sta in ultima analisi al servizio dellamore, e lamore bene in grado di vedere e di far valere la verit altrui, solo che essa sia davvero verit. Il servizio pi caro dellamore sar quello di realizzare quella maieutica socratica che aiuta ognuno lungo la strada della sua verit, producendo cos il massimo di raggiungibile verit. Lintimo carattere della verit far esso stesso s che questa molteplicit non arrechi detrimento allunit della verit. La verit appunto una come lumanit una, ed ogni essere creato si ritrova insieme nellunit della creaturalit. possibile che cada di qui una luce sullessenza dellerrore. Lerrore pu essere verit cercata, ma non trovata, ancora velata. Un errore simile non turba lordine dellunica verit ed ha il suo posto in essa come momento transitorio e superabile, come qualcosa che non elimina lintimo movimento della verit, cio il comune amore. Diversamente stanno le cose con lerrore che va contro la verit consapevole e riconosciuta, con la menzogna. La verit a tal punto unica, a tal punto comune possesso di tutti coloro che si ritrovano nellamore, che la menzogna, mettendosi in questo modo fuori della verit, deve necessariamente diventare unesclusa dalla stessa unit dellessere. Allinterno del regno della verit ogni verit congiunta con ogni altra; vie infinitamente intrecciate portano da ognuna ad ognuna, e chi ne afferma realmente una ha inclusivamente affermato tutte le altre, come appunto chi ama realmente, ossia disinteressatamente, un uomo, ama potenzialmente ogni uomo. Di contro a tanto non pu esistere nessun regno della menzogna; giacch ogni vera menzogna come distruzione dellunit perfettamente in s isolata, e se delle menzogne sembrano fare una certa unione tra loro, non che un gioco ingannatore oppure un prestito di certi aspetti della verit. Un sistema della menzogna impossibile allo stesso modo che una comunit dellodio, dato che una comunit presuppone comunque lamore. La totalit di tutte le situazioni concrete della verit ci che si chiama storia. Essa viene causata dallesterna continua mutazione delle costellazioni e delle prospettive individuali, quelle che portano con s la mobilit del divenire, ma causata altrettanto dallinteriore mutazione qualitativa della situazione, che sempre un ogni-volta-adesso. In quanto la storia sia storia del singolo soggetto come delle comunit piccole o grandi, e infine la storia del mondo e dellumanit, si incrociano in essa diversi modi di essere del tempo, della situazione e della presenza. In un punto il suo flusso pu essere rapido, in un altro punto moderato; per una generazione il concetto del presente pu abbracciare una pluralit di presenti, passati e futuri individuali. Cos, per il singolo che vive allinterno della storia complessiva, la decisione di volta in volta si diriger non soltanto secondo ci che esige il suo presente privato, ma altrettanto secondo ci che la sua comunit, cultura, epoca gli rappresentano, domandando il suo impegno. Sempre tuttavia la verit complessiva, in cui vive luomo, sar storicamente 124

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

10

15

20

25

30

35

40

45

50

concretizzata in questo modo. Egli non pu togliersi mediante qualche astrazione dalla colorazione o modulazione storica della verit, allo scopo di riportarsi cos sul piano di una presunta eterna verit, pur sempre assente dal carattere decisionale del piano storico, in un regno di valori e di rapporti sovratemporali. La verit complessiva dellumanit appare ogni volta concretamente individualizzata nella massa ed ampiezza di tutte le razze e culture umane, nella moltitudine delle parole e forme espressive da esse trovate, allo stesso modo che la verit della singola vita umana reperibile non altrimenti che nel suo corso complessivo dalla giovinezza alla maturit e alla vecchiaia. Ancora una volta non viene in tal modo autorizzato nessun relativismo storico, giacch ci che in questo modo si sviluppa e si concretizza non un caos confuso, sradicato dallunit dellessere umano, ma alla pari lunica e identica verit, come luomo come bambino, uomo e anziano la stessa identica realt. Ma vero pure che, come questa realt umana singola non pu essere realmente capita al di fuori della sua realizzazione nel tempo, e come colui che la voglia comprendere deve in qualche modo ripercorrere lintero corso della sua vita, cos colui che voglia comprendere la verit della storia deve perseguire dal di dentro il suo decorso, per poter internamente intravvedere la trascendente melodia del tutto. Dovr s poter applicare apriori certe linee quadre del divenire storico alla storia concreta, nel senso che le leggi si riflettono, dalla situazione in genere, dal decorso in genere, ed anche dai rapporti tra durata e mutamento in genere, e cos via, in ogni singola situazione. Ma soltanto il quadro non fornisce ancora nessuna immagine, e la conoscenza dellimmagine compete in ultima analisi allo spirito che d forma. Perci colui che si sforza di afferrare la verit nella sua concretezza storica eviter di applicare allogni-volta-adesso di unepoca criteri sovratemporali al punto che lindividuazione della verit in essa epoca appaia ormai soltanto come un aspetto casuale e giustapposto. Sar sempre consapevole che lidentit dellunica verit compare allinterno della realt nella forma di una serie di formazioni analoghe, le quali non possono essere misurate e giudicate, n mediante una sola di esse, n dallalto di una guardia immaginaria metastorica. Questo il vero nucleo di verit della frase di Ranke secondo cui ogni epoca immediatamente riferita a Dio, come pure questa la verit centrale della considerazione morfologica della storia di Spengler, anche se a questultimo sfuggita lintuizione integrativa nellunit reale della verit che in tal modo si rappresenta. Tuttavia questunit si fonda in questo ha ragione anche Spengler non soltanto in una norma schematica applicabile senza distinzione a ogni cultura, ma si fonda non meno nel carattere dellogni-volta-adesso della situazione, carattere fondamentale per la verit della storia, proprio di ogni tempo in eguale maniera. E ci che vale cos in genere per la storia, vale in particolare anche per la storia dello spirito e, non ultimo, per la storia degli sforzi umani a riguardo della stessa verit: per la storia della filosofia. Certamente la verit, apparsa ai grandi pensatori di tutti i tempi, sempre la stessa nella sua essenza, e certamente questunit ci consente di comparare tra loro i sistemi di Platone ed Aristotele con quelli di Tommaso, Kant e Hegel, e di trarre, nel confronto astraendo, le nostre conclusioni. Tuttavia anchessi hanno pensato allinterno di una situazione personale, politica e storicomondiale, e la verit, ad essi apparsa, era concretizzata in unepoca. Questo punto di vista mette un limite allastrazione, allo scopo di incitare colui che 125

III. Verit come mistero

B. Verit come situazione B.TL I 200-233 (it 179-203)

la ripensa, tutta questa verit, ad aver riguardo nel suo giudizio anche per lirripetibile delle varie situazioni storiche. Ci facendo sperimenter non un impoverimento, ma un arricchimento della sua conoscenza in proposito: perch egli potr cos inserire nel suo tentativo di visione universale anche la concretezza della verit.

126