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I Sarto dal Quattrocento allOttocento I Sarto sono approdati a Riese solo nella seconda met del Settecento: per

la precisione, si sistemarono a Riese nel 1763, provenendo dalla limitrofa comunit di Castello di Godego, situata in provincia e diocesi di Treviso. Questo ramo, direttamente collegato in quanto ad appartenenza a Giuseppe Sarto, il papa Pio X, si estinto nel 1930, con la morte di Maria Sarto, lultima delle sue sorelle nubili. Le ricerche condotte da Francesco Franceschetti[1], da Angelo Marchesan[2] e da Antonio Gheno[3] portano tutte alla conclusione che i Sarto fossero originari di Villa Estense (Padova): per tale affermazione citano una probante ma non sempre esatta documentazione, che fanno risalire alla fine del Quattrocento. Un ramo della famiglia, le cui vicende intermedie sono in parte note, si trapiant da questo luogo a San Giorgio in Brenta, paesello nelle vicinanze di Cittadella, in provincia di Padova ed in diocesi di Vicenza. In questo luogo nacque Anzolo Sarto (1721?-1784), che spos il 22 maggio 1761 a Castello di Godego Antonia Liviero, vedova di Zamaria Fratin. Non pi giovani (avevano entrambi unet di circa quarantanni), dal loro matrimonio nacque Giuseppe Sarto (1762-1841), lunico loro figlio di cui si abbia notizia e del quale si trovi conferma nei documenti esistenti a Castello di Godego e a Riese[4]. Un anno dopo, nel 1763[5], la famiglia si trasfer definitivamente a Riese. In questa comunit Giuseppe Sarto, possidente, fu cursore comunale e spos Paola Giacomello (1765-1837). In 25 anni dal loro matrimonio nacquero, fra il 1784 ed il 1809, in tutto 11 figli, 6 femmine e 5 maschi. Solo sei di essi sopravvissero. Il quartogenito era Giovanni Battista (o Giambattista o Gio:Batta) Sarto (1792-1852), padre del futuro papa[6]. Giuseppe Sarto e Paola Giacomello abitarono nella casa della suocera di lui, Angela Girardi, proprietaria di quella che poi fu la casa natale di papa Pio X. La famiglia non era povera, perch aveva diverse propriet: due case e sei ettari di terreno[7]. La divisione del patrimonio immobiliare familiare fra i sei figli sopravvissuti, non sempre facile da seguirsi nei documenti, port Giovanni Battista ad essere proprietario di una casa (quella nella quale nacque il futuro papa Pio X, proveniente dallasse ereditario della nonna materna del papa) e di due campi. Giovanni Battista Sarto aveva quasi 41 anni quando spos, il 13 febbraio 1833, Margherita Sanson (1813-1894): la sposa era soltanto ventenne, e le loro nozze furono benedette dal cappellano don Pier Paolo Pellizzari (S. Vito dAsolo, 1807 Vall, 1875).

Lo sposo era, come suo padre, possidente e cursore comunale, mentre la giovanissima moglie, nata a Vedelago, poco lontano da Riese, era figlia illetterata, cio analfabeta, di un oste, Melchiore Sanson (1786-1870) ed era, come la madre, Maria Antonini, una cucitrice. Linfanzia e ladolescenza di Giuseppe Sarto Fra il 1834 ed il 1852, nei 19 anni del loro matrimonio, da Giovanni Battista Sarto e da Margherita Sanson nacquero 11 figli, dei quali il futuro papa era il secondogenito. In quasi tutte le biografie ne vengono citati solo dieci, nel seguente ordine, seguendo lovvio criterio della data di nascita: Giuseppe (31 gennaio 1834 6 febbraio 1834), Giuseppe Melchiore (2 giugno 1835 20 agosto 1914, il futuro papa), Angelo (26 marzo 1837 9 gennaio 1916), Teresa (26 gennaio 1839 27 maggio 1920), Rosa (12 febbraio 1841 11 febbraio 1913), Antonia (26 gennaio 1843 2 marzo 1917), Pierluigi (o Pier Luigi, 26 gennaio 1845 6 febbraio 1845), Maria (26 aprile 1846 30 marzo 1930), Lucia (29 maggio 1848 19 giugno 1924), Anna (4 aprile 1850 29 marzo 1926), Pietro Gaetano (30 aprile 1852 30 ottobre 1852)7. Giuseppe Melchiore Sarto nacque il 2 giugno 1835 ed il giorno successivo, 3 giugno 1835, gli venne amministrato il battesimo dal cappellano don Pier Paolo Pellizzari, che poco pi di due anni prima aveva unito in matrimonio i suoi genitori. Giuseppe Sarto nacque nel Veneto austriaco, assegnato alla sfera dinfluenza dellimpero austroungarico, secondo le decisioni del Congresso di Vienna (1815). Era molto bravo a scuola: a volte sostituiva il maestro, Francesco Gecherle. Era molto sveglio e dimostrava gi da allora un carattere vivace, impulsivo e rigoroso e, oltre a saper leggere e scrivere, impar pure a rispondere alla santa messa, a frequentare il coro, in una parola, ad andar per chiesa. Non mancava mai alla dottrina cristiana, al catechismo ed alle altre istruzioni[8]. Ogni giorno si recava a pregare al santuario mariano delle Cendrole, la pieve matrice di tutte le comunit parrocchiali dei dintorni e fin dallinfanzia si sent chiamato al sacerdozio. Il parroco don Tito Fusarini (Mestre, 1812- Venezia, 1877), parroco di Riese fra il 1842 ed il 1853, oltre che allo studio della dottrina cristiana, lo avvi, forse nel 1844, allo studio del latino, materia nella quale fu seguito dal cappellano don Luigi Orazio, morto a Santandr (Treviso) nel 1884. Ricevette il sacramento della cresima (che in quei tempi precedeva lamministrazione del sacramento delleucaristia) ad Asolo, a 10 anni, il 1 settembre 1845 dal vescovo Giovanni Battista Sartori Canova, e fu ammesso alla prima comunione ad 11 anni il 6 aprile 1846[9]. Il 22 agosto 1846 sostenne da privatista lesame di chiusura del ciclo primario degli studi presso la scuola elementare maggiore di Treviso e poi inizi a frequentare il ginnasio a Castelfranco. Si recava giornalmente nel capoluogo castellano, distante da Riese 7 chilometri, a piedi (a volte con gli zoccoli sulle spalle, per non consumarli) o con passaggi su carri. Ogni semestre sosteneva lesame presso il seminario di Treviso, risultando sempre primo col massimo dei voti. Frequent la scuola di Castelfranco dallautunno 1846 allestate 1850. Per il pranzo si recava presso la famiglia di Giovanni Battista Finazzi, esattore delle imposte del distretto: qui talvolta si fermava anche per dormire e per dare lezioni private ai bambini.

Alla fine del quarto corso ginnasiale risult primo ancora una volta: coron infatti i suoi studi nel 1850 presso il seminario di Treviso (unico istituto della diocesi che potesse attestare il valore legale degli studi mediante esame) a pieni voti, risultando eminente in tutte le materie, primo fra i 43 alunni concorrenti privati provenienti dai vari luoghi della provincia. Sar sempre e senza alcuna eccezione il primo della classe. La sua famiglia, povera come lo erano tante altre in quei tempi, ma non certo fra le pi povere di Riese, era una famiglia unita, patriarcale: una delle numerosissime famiglie di cattolici di Riese che costituivano la comunit parrocchiale di S. Matteo e che vivevano intensamente il loro credo. Questa era una delle parrocchie pi omogenee dal punto di vista della fede cristiana, intessuta di osservanze e devozioni che germinano tra famiglie, vantava il primato di avere una percentuale molto bassa di inconfessi (cio coloro che non si accostavano ai sacramenti neppure per la Pasqua: poco pi dell1%), e si segnalava per la grande piet religiosa: A Riese la rete delle confraternite densissima[10]. Il padre, il cursore comunale Giovanni Battista Sarto, per non era contento che il figlio seguisse la vocazione sacerdotale e proseguisse gli studi[11]. Nel seminario di Padova (13 novembre 1850-14 agosto 1858) Per potere permettere a Giuseppe Sarto il proseguimento degli studi intervenne il cardinale e poeta riesino Jacopo Monico (1778-1851), figlio di Adamo Monico, fabbro, e di Angela Cavallin: in un primo tempo professore del seminario di Treviso, fu poi parroco di S. Vito dAsolo (eletto nel 1818 allunanimit dei capi famiglia); nominato da Pio VII vescovo di Ceneda il 16 marzo 1823, divenne infine patriarca di Venezia nel 1827 (dove entr l8 settembre) e qui rimase fino al 1851, anno della sua morte[13]. Il 28 agosto 1850 pervenne alla famiglia Sarto la comunicazione che il giovane Giuseppe poteva entrare nel Seminario di Padova ed occupare il posto gratuito previsto dal collegio Tornacense Campion[14]. Il 19 settembre 1850, a 15 anni, vest labito clericale ed il 13 novembre 1850 entr definitivamente nel seminario patavino, riformato da S. Gregorio Barbarigo (1625-1697), vescovo di Padova dal 1664 alla morte. Il giovane seminarista rimase sempre in comunicazione epistolare con i suoi educatori ecclesiastici a Riese, in particolare con don Pietro Jacuzzi (Artegna, 1819- Treviso, 1902). Dopo il primo anno di scuola seminariale fu giudicato primo con tutte eminenze": la stessa situazione scolastica si present sempre, con rigorosa puntualit dal 1850 al 1858, durante tutto il curriculum degli studi ginnasiali, liceali e teologici. Si segnal subito, oltre che per capacit intellettuali, anche per la forte personalit: a 19 anni fu ritenuto dai superiori in grado di fungere da prefetto primo" di camerata per i chierici fra il 1854 ed il 1858. In questa veste doveva stendere dei giudizi sintetici sui suoi compagni di vocazione, evidenziando i tratti essenziali dellindole di ciascuno: gli storici hanno individuato in essi una singolare capacit di comprendere lanimo umano[15].

Nel seminario patavino cur soprattutto il latino e la musica sacra. Il suo interesse per questultima fu veramente notevole: si ciment nella composizione di 15 pezzi musicali per la Settimana Santa, fu scelto come maestro di musica dei chierici e fu eletto direttore della Cappella Musicale del seminario[16]. Nelle discipline dellordinamento degli studi risult sempre fra i primi, in particolare fu eccellente studente di latino e di matematica, un po meno in filosofia: in latino non poteva non esserlo, con le sue notevoli capacit, in una scuola illuminata dal genio umanistico di Egidio Forcellini (Campo, Alano di Piave, Belluno, 1688-1768), lautore del Lexicon totius latinitatis, uscito postumo nel 1771. Sei anni prima di ricevere il sacramento dellordine, la vita del giovane Sarto improvvisamente divent pi difficile per la morte del padre Giovanni Battista, morto il 4 maggio 1852. E quellanno fu anche ulteriormente funesto per la morte del fratello ultimogenito, Pietro Gaetano, nato 4 giorni prima della morte del suo ormai sessantenne padre, e morto solo sei mesi dopo questa data, il 30 ottobre 1852. Tra il 1855 ed il 1858 fu ammesso ai vari gradi degli ordini ecclesiastici, nel seminario di Treviso dal vescovo Farina: dapprima agli ordini minori (ostiariato e lettorato, 22 dicembre 1855 esorcistato e accolitato, 6 giugno 1857), poi agli ordini maggiori (suddiaconato, 19 settembre 1857 diaconato, 27 febbraio 1858). Ricevette il sacramento dellordine sacro il 18 settembre 1858, nel duomo di Castelfranco Veneto dalle mani del vescovo di Treviso, Giovanni Antonio Farina (Gambellara, 1803-Vicenza, 1888), il fondatore delle suore dorotee, che dopo quasi un triennio fu trasferito a Vicenza nel 1861. Aveva poco pi di 23 anni, uno in meno dellet richiesta: per diventare sacerdote aveva dovuto richiedere alla Santa Sede la dispensa. Il giorno dopo, 19 settembre, cant la sua prima messa a Riese. Del seminario patavino conserv sempre ottimo ricordo: a Venezia, nel dicembre 1894, ormai cardinale e patriarca, si espresse qualificando lottennio di Tombolo come gli anni pi belli della mia vita", proprio come Galileo Galilei ritenne il periodo trascorso a Padova (1592-1610) li 18 anni migliori di tutta la mia et"[17]. Cappellano di Tombolo (novembre 1858-maggio 1867) Come cappellano fu destinato a Tombolo, una parrocchia in provincia di Padova posta ai confini della diocesi di Treviso, a pochi chilometri dalla citt turrita di Cittadella, la prima comunit della diocesi di Padova. La chiesa parrocchiale, dedicata a S. Andrea apostolo, richiamava fedeli che vivevano in un territorio economicamente e politicamente controllato dal conte Giovanni Cittadella. Gli abitanti di Tombolo erano nella stragrande maggioranza sensali e mercanti di bestiame. Nonostante il relativo benessere comportato dalliniziativa privata e da un mercato unico o quasi nel suo genere, anche la povert doveva avere la sua incidenza, se a Tombolo il neo sacerdote e neo cappellano inizi a donare alla gente pi povera il frumento che gli spettava per la funzione sacerdotale svolta: cerano persone, del tutto bisognose di sostentamento, che sentiva (come testimoniano gli storici) come suoi diretti fratelli, quasi facenti parte di ununica famiglia, con tutti i crucci economici e giuridici che ci comportava.

Il suo parroco era don Antonio Costantini (Cortina dAmpezzo, 1821-Tombolo, 1873) che pi volte sostituiva per le sue precarie condizioni di salute. Era un parroco che lo seguiva con locchio critico del pastore che sentiva la responsabilit di indirizzare alle future responsabilit i sacerdoti a lui affidati: con lui il neosacerdote discuteva e si consultava, acquisendo esperienza pastorale. A Tombolo inizi a scrivere prediche, discorsi sacri e istruzioni catechistiche (tutto il materiale omiletico da lui composto in vari periodi fu raccolto in seguito in cinque volumi, ora conservati nella Biblioteca del seminario di Treviso). In particolare, sotto la guida maieutica di don Costantini, acquis una certa fama oratoria: con una punta dironia veniva denominato cappellanus de cappellanis" perch, reso celebre nella diocesi di Treviso, era richiesto nelle varie parrocchie, e perfino giunse a recitare nella cattedrale un panegirico sul Beato Enrico da Bolzano, un patrono secondario della citt di Treviso. Nella sua prima comunit si dedicava spesso ad opere di carit, trascurandosi nelle vesti e rinunciando anche a necessit vitali. Aveva una sua concezione provvidenziale, fatalistica ed immobilistica della povert e della ricchezza: nel celebre discorso funebre pronunciato a Cittadella (Padova) in occasione dellanniversario delle esequie della contessa Elisabetta Viani (24 novembre 1863), enunci la sua teoria sul rapporto tra povert e ricchezza, secondo la quale per i poveri non era concepibile un riscatto sociale se non nella misura in cui dovevano permettere ai ricchi di entrare nel Regno dei Cieli. La sua quotidianit era caratterizzata da unattivit frenetica: dormiva poco, era impegnato ed onnipresente, sostituiva il parroco durante gli attacchi della malattia. Era detto moto perpetuo" per la sua incessante attivit in parrocchia e fuori. Sempre a contatto diretto colla popolazione di giorno, alla sera dava lezioni di canto corale e si rendeva disponibile per insegnare a leggere e a scrivere agli analfabeti, molto numerosi a quel tempo. Studiava, alla fine della sua giornata, le opere di San Tommaso, la Sacra Scrittura, il diritto canonico (che a quel tempo era solo un miscuglio di norme giuridiche accumulatosi nei secoli). Si coricava e dormiva per quattro ore. Dei suoi magri guadagni non investiva alcunch: i testimoni ai processi canonici assicurano coralmente lesercizio costante della carit materiale da parte del loro cappellano: era sicuro che la Provvidenza lo avrebbe sempre sorretto e guidato, e donava quello che aveva, giungendo a contrarre debiti (che riguardavano pure la sua famiglia di Riese), per onorare i quali cominci a conoscere la via dei Monti di Piet di Cittadella e di Castelfranco Veneto (Treviso), dove impegnava il suo orologio dargento. Era ritenuto da tutti un santo ed una perla di prete. Per tutte queste caratteristiche umane, il Costantini profetizz: Presto lo vedremo parroco di una delle pi importanti parrocchie della diocesi, poi lo vedremo con le calze rossee poichiss!".

Secondo lo storico mons. Angelo Marchesan, che scrisse una delle pi esaurienti biografie del Sarto (che fu anche corretta in bozze di propria mano dal papa o dal suo segretario), non dimentic mai il periodo di Tombolo, cos importante per la sua formazione umana e sacerdotale: Tombolo fu il vero tirocinio della carriera ecclesiastica di don Giuseppe Sarto, e il Costantini ne fu il vero maestro, ricco di dottrina e desperienza"[15]. Nel 1867 fu invitato dal suo vescovo, mons. Federico Maria Zinelli (Venezia, 1805-Treviso, 1879), a partecipare ad un concorso per assumere la responsabilit pastorale di una delle cinque parrocchie allora vacanti. Il 21 maggio 1867 fu nominato parroco di Salzano, in provincia di Venezia ma in diocesi di Treviso, la pi importante tra le parrocchie messe a concorso. Quando part da Tombolo venne rimpianto da tutti i tombolani. Parroco di Salzano (maggio 1867-novembre 1875) Fece il suo ingresso senza alcun festeggiamento esteriore nella parrocchia di S. Bartolomeo di Salzano la sera del 13 luglio 1867, di sabato. La sua venuta non era gradita da parte della popolazione e dei maggiorenti del luogo, a capo dei quali si segnalarono i pubblici amministratori ed i fabbricieri, abituati a parroci di grande esperienza e di fama. Le parole di scarso apprezzamento ed i mugugni non si sprecarono: troppo giovane (32 anni) per una comunit cos importante, poche referenze, troppo poco noto. Un prete insomma che no se ghe dara un scho" (un sacerdote di poco valore), ma ben presto tutti si ricredettero. Salzano era una comunit ecclesiale di 2282 abitanti, per la maggior parte agricoltori, quasi tutti mezzadri della famiglia di Mois Vita Jacur (1797-1877), israelita, che aveva ampi possedimenti. Come tutti gli storici sono concordi di sottolineare, limpegno maggiore del nuovo e giovane parroco fu quello della catechesi degli adulti e dei fanciulli. Istitu un catechismo a dialogo con don Giuseppe Menegazzi (Noale, 1840-Treviso, 1917), suo successore alla guida della parrocchia dal 1876 al 1885. Frutto concreto di questa metodologia sono due quaderni manoscritti, valorizzati da mons. Francesco Tonolo nel 1954 e da mons. Giuseppe Badini nel 1974, che contengono 577 domande e risposte[16]. Questa prassi catechistica richiamava a Salzano i fedeli delle parrocchie limitrofe, che disertavano le proprie chiese con conseguenti lagnanze dei parroci presso il vescovo, che si limitava a suggerire: fate anche voi altrettanto!". Accanto alla catechesi ordinaria curava la Confraternita della Dottrina Cristiana, eretta nel 1723. Altro aspetto per cui universalmente nota lazione pastorale di don Giuseppe Sarto a Salzano quello dellammissione alleucaristia dei fanciulli in giovanissima et, proprio appena erano capaci di distinguere la differenza fra il pane-cibo quotidiano ed il pane-cibo spirituale: anticip tale ammissione allet di 8-9 anni, mentre era in uso pressoch generalizzato un avvicinamento alla mensa eucaristica intorno ai 12-14 anni.

Liturgia e musica sacra erano per il giovane parroco di Salzano momenti di grande intensit e indissolubilmente legati tra loro: restaur lorgano settecentesco del Moscatelli, ampliato dal Callido e dai Fratelli Bazzani (9 novembre 1867), e nellinverno 1868 istitu una scuola serale di canto. La notoriet acquisita dal giovane sacerdote in ambito musicale era apprezzabilmente alta, certamente di livello ultradiocesano: fu invitato a partecipare nel 1874 al 1 Congresso dei cattolici italiani, tenuto a Venezia nel 1874 (12-16 giugno), ma non vi prese parte [17]. Lattivit pastorale sul versante mariano si realizz soprattutto nei confronti della Madonna del Carmine, onorata sotto il nome locale di Madonna della Roata, istitu la pia pratica del mese di maggio (1869) che prima non esisteva, ed onor la Madonna Immacolata Vergine commissionando una pala daltare nelloratorio posto in localit Castelliviero. Contribu ad aumentare il culto di S. Antonio di Padova, di S. Luigi e di S. Valentino con la pala commissionata nel 1870 al pittore veneziano Pietro Nordio. Sul fronte pi strettamente amministrativo, certamente non lieve fu la gestione del passaggio dal regime legato alla dominazione austriaca a quello dellItalia appena uscita dalla Terza Guerra dIndipendenza, che trasfer al Veneto la legislazione giacobina ed anticlericale piemontese. Si trov subito a rivendicare alla sua nuova parrocchia il lascito del suo predecessore, don Antonio Bosa (Pagnano, 1804-Salzano, 1867), che riusc a trasformare nella Pia Opera Bosa, con un pensiero particolare dedicato alle giovani maritande di onorato costume, ai giovani ed al lavoro dei giovani. Come molti parroci veneti dellOttocento, si trov investito della responsabilit di dirigere le scuole del comune: fu infatti eletto direttore nel 1868 e sopraintendente nel 1869; tra laltro durante la sua cura parrocchiale fu aperta la sezione femminile della scuola comunale, perch in precedenza, durante il governo austriaco, per le donne non era prevista alcuna istruzione. Il suo pensiero mirava anche allalfabetizzazione degli adulti, per la cui istruzione si adoper durante le ore serali. Sul fronte degli anziani e della sanit pubblica, potenzi il locale ospedale civile (uno dei pochi della provincia di Venezia, chiuso per ragioni finanziarie nel 1883) e la annessa casa di ricovero per anziani, fondati da don Antonio Bosa nel 1855 in seguito al lascito di don Vittorio Allegri (Loreggia, Padova, 1791-Padova, 1835), parroco di Salzano dal 28 aprile 1791 al 24 ottobre 1825 [18], dotandoli pure di adeguata normativa (statuto e regolamento interno). Cur in modo particolare lunione del paese, frazionato dal punto di vista civile ed amministrativo fin dai tempi della plurisecolare dominazione della Serenissima Repubblica veneta, che permanevano ancora vive. Come a Tombolo, anche a Salzano dedicava poco tempo al riposo notturno. Studi in modo particolare i Padri della Chiesa, si esercit nelloratoria ecclesiastica e continu a scrivere prediche. Molto utile per ricostruire tutte le sue iniziative un Registro di una cassa privata, che teneva parallelamente a quella ufficiale, nella quale annotava ogni minima spesa sostenuta. In esso sono annotate tra laltro le misere entrate, quasi tutte imputabili alla borsa fatta girare in chiesa e alle cosiddette crche", cio alle questue in generi di natura, quali frumento, granoturco, uva, legna, galletti, bozzoli da seta (galette), uova, vino), e le spese, il cui capitolo pi rilevante e pesante va cercato nella estinzione di un gravosissimo debito acceso dal predecessore don Antonio Bosa, che aveva voluto intorno al 1843 ricostruire quasi radicalmente la chiesa in stile neoclassico, debito che gli riusc di onorare usque ad ultimum quadrantem" il 12 dicembre 1873, pagando le ultime 1000

lire allimpresario miranese Giuseppe Dal Maschio (1829-1889), figlio di quel Marco Dal Maschio (1793-1870) che tanto si era adoperato presso il Sarto per recuperare quanto gli era dovuto. Sul fronte del lavoro femminile don Giuseppe Sarto si impegn anche affinch fosse industrializzata unattivit locale legata al baco da seta, presente forse dal 1600: il 26 settembre 1872 fu infatti inaugurato da Mois Vita Jacur un setificio che dava lavoro a circa 200 ragazze del luogo. Il parroco contribu anche alla fabbricazione dellopificio assumendo limpresa della fornitura della ghiaia necessaria nella speranza di poter in qualche modo, colle semi gratuite prestazioni dei Parrocchiani, provvedere agli urgenti bisogni della Povera Chiesa [19]. Dal punto di vista religioso port in auge le 40 ore di adorazione del Santissimo nella Settimana Santa e riorganizz la Confraternita del Santissimo nel 1875, proprio nellanno in cui fu promosso canonico del capitolo di Treviso. Un altro obiettivo che aveva intenzione di realizzare nello stesso anno fu quello dellassociazione delle Figlie di Maria, ma fu realizzato dai suoi successori. Esercit la carit e si affid alla Provvidenza: continu a perfezionare, in questo ambito, anche a Salzano il comportamento quotidiano che aveva gi ampiamente collaudato a Tombolo, perch donava biancheria personale, i cibi che le sorelle cucinavano, la legna, il grano, le scarpe. Pi volte impegn al Monte di Piet di Venezia il suo anello parrocchiale, donato ai parroci di Salzano da don Vittorio Allegri nel suo testamento del 10 marzo 1828. Aveva un carattere generoso e impulsivo, che riusciva tuttavia a controllare. Nel 1869 sub un processo dal quale usc assolto, mentre furono condannati alcuni parrocchiani che erano accorsi in suo aiuto. Alcuni personaggi, che erano entrati in diverbio col parroco di Salzano nel pomeriggio della domenica 27 giugno, denunciarono allautorit di essere stati aggrediti, con lintenzione di coinvolgerlo nellincrescioso fatto: uscitone a testa alta, conserv tuttavia gratitudine per quelli che avevano preso le sue difese ed erano stati condannati dopo il processo avvenuto il 23 ed il 24 dicembre 1869, con pene confermate in appello il 25 gennaio 1870 [20]. Altri episodi, che dai testimoni sono stati pi volte citati nei processi canonici di glorificazione di Giuseppe Sarto, riguardano il colera che nel 1873 aggred (come gi nel 1836, nel 1847 e nel 1855) il comune e la parrocchia di Salzano. Il parroco si impegn in prima persona, con sprezzo della sua vita. Tracce significative della sua partecipazione al dramma che aveva coinvolto i suoi parrocchiani si ritrovano nei registri parrocchiali dei morti. Il momento pi alto del coinvolgimento emerge dalla lettura degli atti di morte di due giovani sposi, Vittorio Gambaro e Bottacin Giuditta, rispettivamente di 21 e 20 anni. Il Gambaro mor di colera, ed il suo decesso fu registrato negli atti parrocchiali. Poche ore dopo per mor anche la giovanissima moglie. Cos il parroco consegn ai posteri laccaduto, con un messaggio di fede e di speranza: Povera sposa. assistendo indefessa al letto del marito Gambaro Vittorio contrasse il morbo che in sole 5 ore la f raggiungere lo sposo. E cos quei che lamore f uniti in vita et in morte non sunt divisi. Sit perpetua animabus benedictis requies". Il superimpegno gli comport un notevole stress, tanto che si temette per la sua salute, ma riusc a superare anche questa prova. Lasci Salzano ufficialmente il 16 settembre 1875, anche se gli ultimi atti di passaggio delle consegne furono firmati il 26 novembre 1875, come risulta dai registri parrocchiali. Canonico a Treviso (novembre 1875-novembre 1884)

Aveva quasi quaranta anni e mezzo quando sedette a Treviso sul suo stallo canonicale nella prima domenica di Avvento, il 28 novembre 1875. Chiamato dal vescovo Zinelli, svolse una attivit fra cattedrale, la curia ed il seminario, ma non manc di impegnarsi anche sul fronte del Movimento Cattolico trevigiano, che stava muovendo i primi passi e che dal 1892 in poi avrebbe dato grande impulso alle Casse Rurali cattoliche, e in campo giornalistico con i periodici LEco del Sile (1878-82) e Il Sile (1883-1885), sfociati poi dopo qualche tempo ne La Vita del Popolo, fondato nel 1892. Fu principalmente cancelliere vescovile, direttore spirituale del seminario e canonico residenziale: il Marchesan ha infatti evidenziato anche la presenza come consigliere nel Tribunale Ecclesiastico e come esaminatore prosinodale. Durante il periodo trevigiano ebbe modo quindi di addentrarsi sempre pi e meglio nei meandri del diritto canonico e di conoscere bene i problemi dellambiente seminariale. Come oratore continu ad essere ricercato, come catechista fece tesoro delle esperienze di Tombolo e di Salzano (port con s i due quaderni scritti a Salzano) e in ambito liturgico continu a tenersi aggiornato, specialmente in tema di musica sacra (nel 1882 partecip ad Arezzo al centenario del monaco aretino). Circondato, nonostante let relativamente giovane, dalla stima dei suoi confratelli, come riconoscimento del suo valore fu eletto primicerio del capitolo il 12 giugno 1879 e, alla morte del vescovo Zinelli, a 44 anni divenne Vicario Capitolare: resse quindi le 210 parrocchie e i circa 350.000 fedeli della diocesi fra il 27 novembre 1879 ed il 26 giugno 1880. Durante i quasi nove anni di servizio alla Chiesa di Treviso serv tre vescovi: Federico Maria Zinelli fra il 1875 ed i l 1879, Giuseppe Callegari dal 1880 al 1883, e Giuseppe Apollonio fra il 1883 ed il 1884. Nel settembre 1884 gli giunse la notizia di essere stato nominato vescovo di Mantova, e il successivo 16 novembre 1884 fu consacrato vescovo a Roma, nella chiesa di S. Apollinare, dal cardinale mantovano Lucido Maria Parocchi (Mantova, 1833-Roma, 1901), vicario di Leone XIII per la citt di Roma. Vescovo di Mantova (novembre 1884-giugno 1893) Cinque mesi pi tardi, il 18 aprile 1885, fece il suo ingresso nella diocesi di Mantova: una diocesi difficile", che Gianpaolo Romanato ha definito una diocesi alla deriva"[21]. Alla guida di questa diocesi avevano gi fallito due vescovi intransigenti: mons. Pietro Rota (S. Prospero, Reggio Emilia, 1805-Roma,1890) fra il 1871 ed il 1879, e mons. Giovanni Maria Berengo (Venezia, 1820-Udine, 1896) fra il 1879 ed il 1884. Il primo rinunci allepiscopato mantovano ed il secondo fu promosso alla sede di Udine. Lambiente cittadino era caratterizzato da diffusa miscredenza, settarismo, anticlericalismo rabbioso fomentati dalla attiva presenza della massoneria. Inoltre gli ambienti colti erano pervasi da idee ispirate a scientismo, razionalismo e positivismo.

Il capofila del positivismo italiano, Roberto Ardig (1828-1920), professore del seminario mantovano e canonico, aveva gettato la tonaca alle ortiche nel 1871. il caso pi celebre ed emblematico, ma gi nellanno precedente 10 sacerdoti avevano smesso labito clericale. Subito si impegn per ricostruire il seminario, rimasto chiuso qualche anno fra il 1870 ed il 1880, ma gi nel 1886 la cura Sarto registrava i primi frutti. Altro obiettivo focalizzato immediatamente era la ricostruzione delle comunit parrocchiali locali dal punto di vista ecclesiale secondo linee pastorali gi realizzate e ampiamente collaudate nel Veneto, incentrate su unattiva vita sacramentale e sullinsegnamento della dottrina cristiana. Questa ricostruzione dal punto di vista religioso doveva avere dei riflessi anche in una contemporanea ricostruzione dal punto di vista civile della societ mantovana, travagliata dal movimento di ispirazione anarchico-socialista La boje, nel tentativo di rifondare una Societas Christiana attraverso la rivitalizzazione delle attivit che pi o meno apertamente presentavano ispirazioni evangeliche. Il 18 agosto 1885 il nuovo vescovo indisse la Visita Pastorale della diocesi (una seconda fu iniziata il 25 maggio 1889). Vari sono i campi in cui la sua azione religiosa e riformista si fece sentire. Nel campo della catechesi e della dottrina cristiana, gi il 12 ottobre 1885 prescrisse che in ogni parrocchia fosse istituita la Scuola della Dottrina Cristiana, e che in tutte le domeniche e le feste di precetto si dovesse spiegare il catechismo al popolo ed ai fanciulli. A volte teneva la catechesi al posto di un parroco che ne fosse per qualche ragione impedito o in parrocchie sprovviste di sacerdote, e vigilava attentamente per rendersi conto personalmente se e come veniva impartito linsegnamento catechistico nelle parrocchie. Altro campo che ha registrato il suo attivo intervento riformistico fu quello della musica sacra, perch tale musica, a Mantova come nel Veneto, era di stile teatrale e melodrammatico. Il 15 ottobre 1887 licenzi tutti i cantori del duomo ed istitu la scuola dei cantori seminaristi. Verso la fine del mandato episcopale a Mantova incontr il giovanissimo Lorenzo Perosi (1872-1956), che gli parl della musica della celebre abbazia di Solesmes, centro benedettino francese di rinnovamento liturgico e di sviluppo del canto gregoriano. Come vescovo, raccomand questultimo, tentando di renderlo popolare affinch fosse cantato durante le celebrazioni liturgiche. Molto si scritto a questo proposito, ma ecco il suo pensiero in merito: Largomento da raccomandare il Canto Gregoriano e specialmente il modo di cantarlo e renderlo popolare. Oh! se si potesse ottenere che tutti i fedeli, come cantano le Litanie Lauretane e il Tantum Ergo, cos cantassero le parti fisse della Messa: il Kyrie, il Gloria, il Credo, il Sanctus, lAgnus Dei. Questa sarebbe per me la pi bella delle conquiste della Musica Sacra, perch i fedeli, prendendo parte veramente alla Sacra Liturgia, conserverebbero la piet e la devozione. Lo stesso concetto veniva ribadito qualche anno pi tardi. Io me le immagino scriveva a mons. Giuseppe Callegari durante il periodo veneziano, quando ormai aveva maturato a riguardo una strategia pi profonda mille voci che cantano in una chiesa di campagna la messa degli angeli [...] e resto rapito, come mi eccitano sempre alla piet e alla devozione i canti del popolo nel Tantum Ergo, nel Te Deum e nelle Litanie e li preferisco alle musiche polifoniche che non siano ben condotte [22]. Gi a Mantova mise in guardia contro quel movimento di pensiero che sar chiamato Modernismo: il 7 febbraio 1887 punt il dito contro coloro che sebbene conoscano superficialmente la scienza della religione e meno la pratichino, pretendono erigersi a maestri e vanno dichiarando [...] dimenticata lantica follia della Croce, [che] i dogmi della fede debbono adattarsi alle esigenze della nuova

filosofia che veniva proposta dal gesuita inglese George Tyrrell (1861-1909) e dallesegeta e storico delle religioni francese Alfred Loisy (1857-1940). Essa trov in seguito in Italia seguaci di un certo rilievo: un fenomeno da indagare con maggiore imparzialit, ma fu importante perch richiam lattenzione, tra le altre, di notevoli personalit, come i sacerdoti Romolo Murri (1870-1944) ed Ernesto Buonaiuti (1881-1946), il romanziere Antonio Fogazzaro (Vicenza,1842-1911), il barnabita ligure Giovanni Semeria (Coldiroli, 1867-Sparanise, 1931), Giovanni Genocchi (Ravenna, 1860Roma, 1926), il magistrato romano Adolfo Lepri (1881-1948), Mario Augusto Martini (1885-1962) e Guido Manzelli (1888-1960). La spinta alla riforma della diocesi comport anche la convocazione di un sinodo diocesano, che in diocesi di Mantova non si teneva da circa due secoli: indetto il 16 febbraio 1887, fu celebrato dal 10 al 12 settembre 1888, e cos la diocesi mantovana si diede quella Magna Charta che aggiornava la sua vita religiosa e toglieva quanto si era venuto disordinatamente accumulando dal 700 al 1887 senza che nessun presule facesse le scelte pastorali necessarie. Diede spazio allAzione Cattolica ed ebbe una parte notevole nella costituzione dellUnione Cattolica Italiana di Studi Sociali, sorta a Padova il 29 dicembre 1889 per opera di mons. Giuseppe Callegari, del trevigiano Giuseppe Toniolo (Treviso, 1845-Pisa, 1918) e del bergamasco Stanislao Medolago Albani (Bergamo, 1851-1921). Invit i suoi parroci a farsi indefessi promotori della comunione frequente e quotidiana, con particolare riguardo allammissione alla mensa eucaristica dei fanciulli. Ebbe particolare sensibilit per i problemi dellemigrazione, che negli anni Ottanta del secolo scorso dissanguava le campagne italiane: cerc di frenare londata migratoria verso i paesi transoceanici e, dove non riusciva, faceva in modo che le parrocchie fossero vicine ai loro parrocchiani lontani. Come nel Veneto, anche a Mantova condusse una vita semplice: si circond delle sorelle nubili per accudire le faccende domestiche. Era sempre vicino ai poveri con laiuto materiale, ma accoglieva sempre tutti, senza distinzione di ceto sociale e di censo. I quasi nove anni passati a Mantova presentavano un bilancio ampiamente positivo: la diocesi era ricostruita e saldamente fondata su basi rinnovate. Lazione pastorale sartiana, a cui si guardava con crescente ammirazione, suscit consensi ed onori: sul vescovo Sarto infatti vigilava da Roma un osservatore deccezione, cio il cardinale mantovano Lucido Maria Parocchi, proprio colui che lo aveva consacrato vescovo, il vicario di Leone XIII. Questi lo defin miglior vescovo della Lombardia. Fu proposto per la porpora cardinalizia. Rifiut. Ma il Segretario di Stato Mariano Rampolla del Tindaro gli fece capire che rimanere di quellidea forse avrebbe arrecato un grave dispiacere al papa. E allora fin con laccettare. Lonore gli spett quindi per i meriti acquisiti sul campo a Mantova, e non perch promosso patriarca di Venezia, sede tradizionalmente cardinalizia. Fu eletto cardinale di Mantova, col titolo di S. Bernardo alle Terme, nel concistoro segreto del 12 giugno 1893 e tre giorni dopo, il 15 giugno, fu promosso al patriarcato di Venezia. La sede era rimasta vacante per un anno e mezzo dopo la morte del card. Domenico Agostini, patriarca dal 1877 al 1891, a causa del il rifiuto di numerosi vescovi, ma dovevano passare ancora 15 mesi prima che potesse prendervi possesso: il regio Exequatur non giungeva a causa dellopposizione di Francesco Crispi, che opponeva il diritto della nomina regia per il patriarcato di Venezia. Solo il 5 settembre 1894 il re firm il decreto ed il 24 novembre 1894 il Sarto poteva insediarsi sulla cattedra di S. Lorenzo Giustiniani. I veneziani lo accolsero con grandi feste: forse mancavano solo

gli amministratori della citt lagunare, di tendenza liberal-democratica, che tennero chiuso per loccasione il municipio.

Cardinale patriarca di Venezia (1893-1903)


Circa un anno dopo lingresso, nel 1895, a Venezia si tennero le elezioni comunali, che diedero vita alla Giunta Grimani (per la cui affermazione non fu estranea lopera del neopatriarca), destinata a governare la citt fino al dicembre 1919: era espressa da un raggruppamento di cattolici e di moderati guidati dal conte Filippo Grimani, e costitu una anticipazione di quella stagione del cattolicesimo italiano che, nel periodo giolittiano, port allattenuazione progressiva del non expedit di Pio IX e al Patto Gentiloni (1913). Dal punto di vista pastorale, il periodo veneziano si colloca a met strada fra il magistero episcopale mantovano ed il magistero universale del periodo del papato: vennero ripresi, ampliati ed approfonditi tutti i temi gi svolti a Mantova e che poi saranno portati in patrimonio a tutta la chiesa universale. Listruzione catechistica e la predicazione a Venezia erano male organizzate e con finalit non del tutto ben precisate; la sacra eloquenza era tribunizia e retorica, quasi profana. Perci il nuovo patriarca, come primo atto del periodo veneziano, non poteva non intervenire in merito: datato 17 gennaio 1895, ordinava la scuola di catechesi e la formazione dei catechisti, non solo per lattivit nei patronati, ma anche per le scuole municipali. Come a Mantova, frequentemente effettuava qualche blitz per osservare se e come le sue direttive venivano applicate, specialmente in merito allo spirito di piet, ardore di carit, scienza e seria preparazione. Per il seminario ed il clero volle unorganizzazione disciplinare e scientifica adeguata ai tempi, rinnov il collegio dei professori, riform gli studi, fond nel 1902 la facolt di diritto canonico (la cui attivit dur fino al 1932) per dare ai suoi preti una sufficiente conoscenza dei problemi giuridici. Voleva inoltre che partecipassero ogni anno con lui ad un corso di esercizi spirituali, e che intervenissero a conferenze di esegesi biblica, di storia e di archeologia cristiana. Curava rapporti umani preferenziali con i poveri, era un confessore instancabile, aperto alla conversione dei lontani, un catechista di giovani e fanciulli. Con la lettera pastorale del 1 maggio 1895 ribad autorevolmente che il canto e la musica avevano la suprema finalit di essere preghiera liturgica. Le caratteristiche principali dovevano essere informate a santit del canto, bont dellarte, universalit contro le maniere teatrali. Indic nel canto gregoriano, nella polifonia alla Palestrina e nella preghiera cantata dal popolo le vie maestre della riforma della musica sacra. Il 21 maggio indisse la visita pastorale (che dur fino al 1898) e prese ancora una volta posizione contro il Cristianesimo moderno (Modernismo). Un fatto totalmente nuovo (e tutto veneziano come progetto) fu il XIX Congresso Eucaristico, il quinto nazionale italiano [23], che vide nel metropolita dei veneti il principale promotore. Loccasione fu fornita da una profanazione avvenuta nella chiesa degli Scalzi. Il 6 aprile 1895 una mano sacrilega asport una pisside disperdendo le particole per le calli. Per fare atto di riparazione a Ges sacramentato, per il mondo che lo misconosce, il patriarca indisse subito un Congresso Eucaristico che fu celebrato due anni dopo, tra l8 e il 12 agosto 1897.

Si prodig per aumentare nei fedeli lamore per leucarestia, per far crescere nel popolo mediante la comunione frequente e quotidiana; esort i parroci ad ammettere a tale sacramento i fanciulli, senza preoccuparsi troppo dellet, purch fossero abbastanza coscienti del passo che stavano per fare. Il 1 novembre 1897 indisse il XXIX sinodo della chiesa veneziana, che fu celebrato dall8 al 10 agosto 1898, con lo scopo di renderla pi aderente alle esigenze dei nuovi tempi, dato che la preesistente normativa risaliva al 1865, anno in cui fu promulgata dal card. Giuseppe Trevisanato, patriarca dal 1862 al 1877. A riguardo del Movimento Cattolico, sulla linea di quanto affermato nei Congressi di Lodi (1890) e di Vicenza (1891), voleva che i cattolici impegnati nel sociale fossero estremamente motivati nellazione come fratelli, con disciplina, obbedienza, abnegazione nei confronti dei pastori [24]. Tenne sempre un comportamento super partes, cercando sempre di mediare le varie posizioni ed invitando sempre i sostenitori intransigenti dellOpera dei Congressi e quelli della corrente murriana, detta democratico-cristiana, a condurre limpegno politico con aderenza al messaggio della fraternit ed al magistero della Chiesa, pur essendo molto pi vicino ai primi come forma mentis e formazione sacerdotale. La questione sociale lo vide invitare le persone a guardare a Cristo-operaio e prodigarsi per trovare, in ogni occasione di contrasto, unintesa fra prestatori dopera e datori di lavoro. Pi che per le grandi idee o teorizzazioni (alla Leone XIII, per intenderci) era per gli interventi pratici, ben studiati e mirati, che potevano tenere a distanza le idee socialiste: diede cos impulso alla scuola del merletto di Burano (che dava lavoro a 400 ragazze) contribuendo allemancipazione della donna, si premur contro lusura per la costituzione delle casse operaie parrocchiali, le casse rurali ed il Banco di S. Marco, incentiv le societ di Mutuo Soccorso (assicurazione contro le malattie), incoraggi il segretariato del popolo per lassistenza agli operai ed agli emigranti. Al secondo Congresso dellUnione Cattolica degli studiosi di Scienze Sociali di Padova (26-28 agosto 1896) rivolse ai presenti un discorso esclusivamente pastorale e religioso, iniziato e terminato con un solenne Sia lodato Ges Cristo, che esprimeva la sua visione del problema, imperniata sulla certezza dellortodossia delle dottrine che saranno sviluppate coi criteri pi rigorosi della scienza cristiana, nella pi schietta adesione alla fede cattolica e nella pi perfetta dipendenza dalla Chiesa, in cui continua e si svolge la vita e la dottrina di Ges Cristo [25]. Anche da patriarca, a riguardo della carit materiale personale, era sempre il solito Giuseppe Sarto: non si limitava a dare con giusta misura, ma continuava a privarsi di tutto con prodigalit. Nonostante alcuni storici sottolineino la provincialit e la ristrettezza delle sue attivit pastorali, il presule veneziano era molto considerato anche a Roma: non era certamente uno sconosciuto, perch era ritenuto la gemma del sacro Collegio e Leone XIII espresse il desiderio di averlo a Roma come suo vicario.

Papa Pio X (4 agosto 1903-20 agosto 1914)


Morto Leone XIII il 20 luglio 1903, il card. Sarto part per Roma il 26 luglio. Ai veneziani che erano accorsi alla stazione per salutarlo assicur: o vivo o morto torner!. I papabili erano il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, Segretario di Stato di Leone XIII, e il cardinale Gotti: ma i tempi erano ormai maturi per una scelta nuova. Al Rampolla si pu applicare

una salace considerazione riportata da Ernesto Vercesi, dello stesso Leone XIII, al quale fu domandato come mai il Cardinale Consalvi non ebbe dei voti alla morte di Pio VII, dopo i grandi servizi che aveva reso alla Chiesa? Leone rispose: Consalvi aveva durato anche troppo. Erano molti anche nel Sacro Collegio che desideravano un indirizzo nuovo. Sinvocava un papa che permettesse unevoluzione che si sentiva nellaria [26]. Il card. Sarto entr in conclave nel pomeriggio del 31 luglio e, dopo che le prime votazioni avevano evidenziato una radicale contrapposizione di schieramenti, fu sottoposto a pressioni sempre crescenti; dopo aver inutilmente cercato di non farsi eleggere, nel tardo mattino del 4 agosto fu eletto papa con 50 voti su 62 teoricamente possibili (80,6%). Assunse il nome di Pio, in ricordo dei papi con questo nome che nel secolo passato hanno coraggiosamente lottato contro le sette e gli errori, cio Pio VI, Pio VII e Pio IX. Annunci il programma del suo pontificato con lenciclica E supremi apostolatus cathedra (4 ottobre 1903), nella quale contenuto anche il motto Instaurare omnia in Christo [27]. La realizzazione di tale programma ebbe subito inizio con un ritmo incalzante: dal motu proprio Tra le sollecitudini (22 novembre 1903) per la riforma della musica sacra, al motu proprio Fin dalla prima (18 dicembre 1903) per il riordinamento dellAzione Popolare Cristiana, alla costituzione Commissum nobis (20 gennaio 1904) condanna del Veto in Conclave, cio quellanacronistico diritto delle potenze europee di opporsi alla elezione a papa di un cardinale non gradito: fu usato per lultima volta dal card. Puzyna di Cracovia proprio nel conclave da cui usc eletto. Seguirono lenciclica Ad diem illum (2 febbraio 1904) per il cinquantesimo anniversario della definizione del dogma dellImmacolata Concezione, la lettera Quum arcano (11 febbraio 1904) con la quale indiceva la visita apostolica alla citt di Roma [28], seguita in breve tempo dal decreto Constat apud omnes (7 marzo 1904), in cui prendeva unanaloga iniziativa per la visita apostolica alle diocesi italiane. Cinque giorni dopo era la volta dellenciclica Iucunda sane (12 marzo 1904) per il XIII Centenario di S. Gregorio Magno e, 12 giorni dopo, quella del motu proprio Arduum sane munus (19 marzo 1904) per la compilazione del nuovo Codice di Diritto Canonico: non vedr ultimata questa immane impresa, che verr presentata alla Chiesa dal suo successore, Benedetto XV, il 25 maggio 1917, giorno di Pentecoste. Sul fronte politico italiano, il nuovo papa inizi con cautela e circospezione ad attenuare il Non expedit e ad aprirsi alle correnti politiche moderate per evitare lelezione di esponenti radicali o socialisti. Di fronte alla crisi dellOpera dei Congressi, prese la decisione del suo scioglimento; secondo un disegno strategico improntato allazione del laicato sotto un rigido controllo ecclesiastico, con la lettera La lettera circolare (1 marzo 1905) riprov la Democrazia Cristiana Autonoma e con lenciclica Il fermo proposito (11 giugno 1905) favor la riorganizzazione dellAzione Cattolica in Italia. Conscio dellimportanza del laicato cattolico nella riconquista cristiana della societ, vedeva nella sua azione un prolungamento dellazione del clero, in una visione confessionale nella quale emergeva la pragmaticit pastorale di antico parroco di Salzano. Il 1905 fu anche lanno dellenciclica Acerbo nimis (15 aprile 1905) sullinsegnamento del catechismo, uno dei primi interventi in questo ambito, per i quali sar chiamato il papa del catechismo. Ma, a fianco di questo titolo, si trova anche quello di papa delleucaristia, perch leucaristia fu il tema fondamentale del decreto Sacra Tridentina Synodus (20 dicembre 1905), riguardante la comunione frequente e quotidiana.

Sul fronte della politica internazionale era intanto scoppiata la questione francese: dopo le vicende legate alle leggi inique votate in Francia contro la Chiesa fra il 1880 ed il 1903, e le controversie che avevano seguito la visita al Quirinale del presidente francese mile Loubet (1838-1929), avvenuta nel 1904, il 9 dicembre 1905 il parlamento francese vot la legge di separazione fra Stato e Chiesa. La risposta di Pio X non si fece attendere e si concretizz in due encicliche contro il governo francese: nellenciclica Vehementer condann la separazione della Chiesa dallo Stato in Francia (11 febbraio 1906), e nella Gravissimo officii munere condann le leggi cultuali proposte dal governo francese (10 agosto 1906). Non furono questi gli unici atti legati a controversie fra Chiesa e Stato. In altri paesi, come in Ecuador e, qualche anno dopo in Portogallo, lo stato aveva emanato leggi persecutrici nei confronti della Chiesa: Pio X espresse il suo dolore con la lettera Acre nefariumque bellum (14 maggio 1905) contro le leggi votate nellEcuador e, sei anni dopo, con lenciclica Jamdudum in Lusitania, per quelle votate in Portogallo (24 maggio 1911). E a coronamento di unopera efficace ed attenta, durata almeno 30 anni, non manc un progetto di riforma dei seminari dItalia, realizzato con un provvedimento autorevole il 16 gennaio 1906. Dello stesso anno sono due interventi, uno sul clero ed uno sul sacramento delleucaristia: lenciclica Pieni lanimo sulleducazione del giovane clero (28 luglio 1906) ed il decreto Post editum sulla comunione ai malati non digiuni (7 dicembre 1906). Dopo avere ancora una volta manifestato la posizione della Santa Sede nei confronti del governo francese, con lenciclica Une fois encore (6 gennaio 1907), Pio X condann 65 proposizioni moderniste nel decreto Lamentabili sane exitu (3 luglio 1907) ed il movimento modernista con lenciclica Pascendi dominici gregis (8 settembre 1907), etichettandolo come la sintesi di tutte le eresie ed aprendo una stagione della storia della Chiesa contemporanea non ancora compresa a fondo. Il 1907 fu lanno in cui culmin in modo virulento questa lotta: per i fatti successi si rese necessario un supplemento dindagine alla soglia della beatificazione, per rispondere ad una ridda di sospetti e di veleni propalati sulloperato e sulle effettive responsabilit del papa [29 ], che intervenne con estremo vigore, sempre con un pugno di ferro dentro ad un guanto di velluto, dato che la sua formazione intransigente non gli permetteva altri modi di agire, ed i tempi in cui visse non permettevano di distinguere tra errante ed errore. I testimoni ai processi canonici concordano che, se dimostr una energia inesorabile, pienamente giustificata dalla gravit del pericolo che incombeva sulla Chiesa, con i Modernisti dimostr sempre una carit insuperabile ed una misericordia senza misura. [...] voleva che si sperimentassero tutti i mezzi umanamente possibili per ammonirli e persuaderli dei loro errori, raccomandando vivamente che non si mancasse alla carit. [...] non li abbandonava a se stessi: li seguiva con occhio paterno, tentava ogni via per richiamarli e se si fossero trovati in ristrettezze economiche provvedeva anche al loro sostentamento [29]. Nella parte dispositiva dellenciclica le misure previste erano mirate, e culminarono con limposizione di un giuramento antimodernista (1 settembre 1910), a riprova della costante sollecitudine di Pio X per lintegrit del Depositum Fidei [30]. Dallatteggiamento antagonistico di fronte alle nuove idee ed ai nuovi fermenti interni ed esterni alla Chiesa, nata la convinzione che papa Sarto sia stato un papa retrogrado e reazionario. Non sono per mancati anche interventi di originale portata riformatrice e di respiro universale: come la costituzione apostolica Sapienti consilio, che riformava la curia romana (29 giugno 1908), la lettera Quidquid consilii sullunione delle chiese orientali (8 luglio 1908), e la lettera apostolica ai

vescovi doriente sullunione delle chiese del 26 dicembre 1910, che sottolinea uno degli aspetti ecumenici pi interessanti del pontificato di Pio X. Di influenza particolarmente efficace fu lesortazione al clero Haerent animo, scritta per la celebrazione del suo giubileo sacerdotale (4 agosto 1908). Il 29 settembre 1908, con la costituzione apostolica Promulgandi pontificias, fond il periodico Acta Apostolicae Sedis, unico organo di stampa ufficiale della Santa Sede per i problemi dottrinali e disciplinari, che sostituiva il precedente Acta Sanctae Sedis, istituito da Pio IX nel 1865. Seguirono poi le encicliche Communium rerum, nel VIII Centenario di SantAnselmo dAosta (21 aprile 1909), la lettera Vinea electa riguardante la fondazione dellIstituto biblico (7 maggio 1909), Editae saepe, nel III Centenario di San Carlo Borromeo (26 maggio 1910) e Quam singulari Christus amore sulla comunione dei fanciulli (8 agosto 1910), una delle sue pi famose encicliche eucaristiche, quella per la quale ebbe a dire: questo documento mi stato ispirato da Dio stesso. In ambito sociale gli interventi di papa Sarto furono di certo non altisonanti come quello del suo predecessore Leone XIII: sono da segnalare lintervento per linaugurazione della Scuola Sociale Cattolica di Bergamo il 15 agosto 1910, e la lettera Notre charge apostolique del 25 agosto 1910, nella quale condann le teorie della rivista Sillon di Marc Sangnier (Parigi, 1873-1950), il quale prontamente si sottomise in modo pieno ed incondizionato al volere del papa. Altro fatto da sottolineare che durante il pontificato di Pio X si assistette ad una maggiore sensibilizzazione ed organizzazione delle attivit della Chiesa a favore dellemigrazione. Altri atti pontifici di Pio X furono la costituzione apostolica Divino afflatu, che riformava il breviario romano (1 novembre 1911), la costituzione apostolica Etsi nos, che prevedeva la riforma del vicariato di Roma (1 gennaio 1912), lenciclica Lacrimabili statu sulle disumane condizioni degli indios nellAmerica Latina (7 giugno 1912), lenciclica Singulari quadam sui sindacati operai in Germania (24 settembre 1912) e la lettera apostolica Universis Christifidelibus dell8 marzo 1913, per il XVI Centenario Costantiniano. Dallesame degli atti di papa Pio X pu sorprendere il fatto che papa Sarto non sia mai intervenuto a riguardo di argomenti scientifici, anche se quelli in cui visse erano anni che registravano lo scardinamanto di secolari fondamenti della fisica con la formulazione della teoria dei quanti (1900) di Max Planck (1858-1947), della teoria della relativit ristretta (1905) di Albert Einstein (18791955) e dellinterpretazione atomistica della realt fisica (1903-1913) ad opera di Joseph John Thomson (1856-1940), Ernest Rutherford (1871-1937) e Niels Bohr (1885-1962). un fatto strano, perch Giuseppe Sarto ha sempre coltivato studi scientifici, con speciale riguardo alla matematica e allastronomia: sempre riuscito bene in questo tipo di studi, ha espresso la sua versatilit scientifica nella costruzione di meridiane e, da papa, ha seguito lattivit della Specola vaticana fondata dal suo predecessore [31]. Il progressivo declino della salute e le condizioni politiche che si deterioravano sempre di pi in Europa lo portarono alla tomba. Angosciosamente il 2 agosto 1914 invi lesortazione Dum Europa a tutti i cattolici del mondo per implorare la cessazione della guerra europea appena scoppiata, che poi sfocer nella prima guerra mondiale: un accorato appello a porre fine alle ostilit e ad esperire ogni strada per la composizione del conflitto nellinteresse superiore dellumanit e della pace. un testamento di pace dei pi alti che siano stati consegnati alle future generazioni.

Mor alle 1.16 del 20 agosto 1914, gioved. Fu sepolto nelle grotte vaticane e sulla sua tomba furono scritte le parole: PIUS P.P. X DIVES ET PAUPER MITIS ET HUMILIS CORDE REIQUE CATHOLICAE VINDEX FORTIS INSTAURARE OMNIA IN CHRISTO SATAGENS PIE OBIIT DIE XX AUG. A. D. MCMXIV, che riassumono una vita ed un pontificato vissuti allombra della croce e allinsegna della povert pi rigorosamente vissuta [32].

I processi canonici (1923-1946)


La fama di Pio X come santo sempre stata sulla bocca di tutti. Gli agiografi di Pio X assicurano la fama della sua santit in vita, in morte e dopo la morte. Quasi nove anni dopo la sua morte, il 14 febbraio 1923, 28 cardinali domandarono al papa la glorificazione di Pio X ed incaricarono come postulatore della causa don Benedetto Pierami dei Benedettini Vallombrosani, abate di S. Prassede. Questi organizz i processi informativi ordinari diocesani, celebrati fra il 1923 ed il 1931, in diocesi di Treviso (1923-26), di Mantova (1924-27), di Venezia (1924-30) e di Roma (1923-1931) raccogliendo le deposizioni di 205 testimoni. Questo immane lavoro fin l8 luglio 1931. Il Pierami mor improvvisamente il 12 agosto 1934: il 18 ottobre successivo fu incaricato don Alberto Parenti della medesima congregazione religiosa, che a conclusione degli studi sui processi ordinari, il 12 febbraio 1943 pot dare alle stampe la Positio super causae introductione. Tra il 1943 ed il 1946 furono celebrati nelle quattro diocesi i processi apostolici e furono sentiti 89 testimoni. Tre anni pi tardi, nel 1949, fu data alle stampe la Positio super virtutibus. Per il 1950 Pio XII aveva in animo la celebrazione di tre grandi avvenimenti: il dogma dellassunzione in cielo della Vergine, lAnno Santo e la beatificazione di Giuseppe Sarto, ma allultimo momento furono mossi seri rilievi sul comportamento tenuto dal papa nel periodo della lotta al Modernismo, e fu quindi istruito un processo straordinario a partire dal 15 dicembre 1949, celebrato a causa delle Animadversines del promotore della fede Salvatore Natucci. Alla fine fu stampata la Nova positio super virtutibus (1950) con un Summarium addizionale di documenti. Superate tutte queste difficolt, la causa sub una notevole accelerazione: l11 febbraio 1951 furono riconosciuti i due miracoli richiesti per la beatificazione e il 4 marzo successivo fu pubblicato il decreto del Tuto, che sanciva giuridicamente la possibilit di potere procedere. Il 3 giugno 1951 avveniva la solenne cerimonia della beatificazione. Il papa Pio XII ebbe parole di particolare effetto e fu perfettamente conscio della complessit storica dellazione del papa di Riese, suo predecessore, a lui ben noto fin dal tempo in cui inizi la sua carriera diplomatica presso la Segreteria di Stato: Pio X, col suo sguardo daquila pi perspicace e pi sicuro che la veduta corta di miopi ragionatori [...], illuminato dalla chiarezza della verit eterna, guidato da una coscienza delicata, lucida, di rigida dirittura un uomo, un pontefice, un santo di tale elevatezza che difficilmente trover lo storico che sappia abbracciare tutta insieme la sua figura e in pari tempo i suoi molteplici aspetti [34].

Otto mesi pi tardi, il 17 febbraio 1952, la sua venerata salma venne posta sotto laltare della Presentazione in S. Pietro.

La glorificazione e la fortuna di S. Pio X nel mondo contemporaneo


Dopo la beatificazione, liter glorificatorio procedette speditamente: il 17 gennaio 1954 furono riconosciuti i due miracoli necessari per la canonizzazione. Il 29 maggio 1954, davanti ad 800.000 persone, Pio XII celebr la cerimonia della canonizzazione. Pio X lunico papa santificato dal XVII secolo in poi: sembrato a tutti che si attualizzasse la profezia de Il Giornale dItalia, che aveva scritto: La Storia ne far un gran Papa: la Chiesa ne far un gran Santo [35]. Inizi il decennio della fortuna di S. Pio X: il culto di S. Pio X fu subito portato in auge e numerosissime chiese in Italia e nel mondo furono costruite in onore del nuovo santo, con un riflesso positivo sulla liturgia e sullarte sacra contemporanea. Dopo appena due lustri tale fortuna cominci a declinare, perch durante la celebrazione del Concilio Vaticano II emersero questioni che riguardavano Pio X in senso piuttosto negativo, soprattutto nei rapporti col mondo moderno. Nel periodo postconciliare veniva esaltato dai cattolici tradizionalisti, che coglievano parzialmente il messaggio piano, rifacendosi quasi esclusivamente il momento antimodernista e di chiusura alle istanze del mondo moderno: molti di questi credenti divennero in seguito scismatici sulla scia di mons. Marcel Lefebvre (1905-1991) e della sua Fraternit Saint Pie X di Econe. Al contrario, veniva denigrato dai cattolici progressisti o conciliari, che lo definivano come intransigente, integralista, integrista, tradizionalista, reazionario ed accentratore. In tutta la cristianit contemporanea i fedeli sono animati da sospetto, apatia e/o indifferenza nei riguardi di Pio X, anche se non mancano autorevoli espressioni di riconoscimento dei meriti, gi esposte da Benedetto Croce, ed il suo culto ancora ampiamente diffuso: onorato come il papa delleucaristia e del catechismo, i missionari gli sono grati per limpulso impresso a favore delle Missioni, titolare di seminari, compatrono di diocesi, patrono degli emigrati trevigiani nel mondo e degli esperantisti cattolici [36], onorato in 85 parrocchie italiane, 65 tedesche, 15 belghe, 18 canadesi, 2 austriache. Fra gli storici il giudizio ancora lungi dallessere definitivo: e non pu essere altrimenti, visto che morto da soli 83 anni e che ancora, volenti o nolenti, un protagonista. Alcuni storici lo giudicano negativamente: tra essi, nel 1934, cio in epoca non sospetta (infatti gi da 9 anni era stato messo in moto liter di canonizzazione), lo Schmidlin dedica un intero capitolo negativo allattivit antimodernista del Sodalitium Pianum di mons. Umberto Benigni (1862-1934), formulando giudizi molto negativi e gravi anche contro Pio X, che avrebbe favorito questa attivit [37]. Negativo, anche se limitato al pensiero politico del papa veneto, pure il giudizio che don Luigi Sturzo dava nel 1937, secondo il quale Pio X aveva unidea quasi parrocchiale della vita politica [38]. In epoca pi vicina alla nostra, Rudolf Lill d una valutazione prevalentemente

negativa e ne mette in evidenza lantimodernismo reazionario e linterpretazione esagerata dellautorit del papa[6]. Altri danno un giudizio parzialmente positivo: Roger Aubert lo definisce riformatore e conservatore ad un tempo, ma afferma anche che Pio X, che apparve ai suoi contemporanei cos poco moderno e cos conservatore, fu in realt uno dei pi grandi papi riformatori della storia, il pi grande riformatore della vita interna della Chiesa dopo il Concilio di Trento [39]. Giacomo Martina emette un giudizio tutto sommato incerto, specialmente per il fatto che le indagini compiute per i processo di beatificazione [...] se hanno messo in maggior luce il profondo senso di responsabilit del papa e il suo ardore per la difesa della fede, [...] non hanno eliminato tutti i dubbi sullopportunit della linea seguita e non hanno persuaso ugualmente tutti gli studiosi [40]. Positiva ma con riserve la posizione di Silvio Tramontin che, se da un lato pone in risalto la dimensione religiosa del pontificato e la difesa del patrimonio culturale cristiano, dallaltro lato afferma che tale strenua difesa ha spinto il papa piuttosto a frenare e a limitare che a promuovere e favorire in diversi campi lattivit degli uomini di Chiesa [41]. Punta invece il dito sui limiti del processo che port alla canonizzazione di Pio X un avvocato della S. Congregazione per le Cause dei Santi, Carlo Snider, che ne evidenzia i limiti dal punto di vista storico e metodologico, ma che in pratica restituisce il personaggio al suo tempo e lo ricolloca negli anni in cui ebbe ad operare, contrariamente a quanto ha fatto tanta zuccherosa agiografia che, per edificare il lettore, ha reso il santo avulso dal suo tempo [42]. Sostanzialmente positiva e molto equilibrata la valutazione di Joseph Lortz e di Gianpaolo Romanato. Il primo vede lopera di papa Pio X come quella di un papa pastore di anime, cio come il logico e ineluttabile sbocco e coronamento di oltre cinquantanni di ministero di uno zelante pastore danime, che ha avuto la percezione immediata di tutto ci che non era cattolico, che ha saputo coordinare spinte contrastanti derivanti dalla tensione oggettivamente esistente tra piet e diritto [43]. Il secondo convinto che occorre sollevare molti veli per giungere al vero Pio X e riconosce limportanza feconda di unopera pastorale della quale la Chiesa ancora risente: la sua linea pastorale sopravviveva ben oltre lorizzonte parrocchiale e rivelava una fecondit di applicazioni che forse non si ancora esaurita e il suo pontificato [...] si colloca, non solo cronologicamente, allorigine della Chiesa contemporanea. Molte caratteristiche del cattolicesimo novecentesco il verticismo, la solida organizzazione giuridica, la ferrea struttura intellettuale, la valorizzazione del laicato derivano dalle riforme di Pio X, dalle sue iniziative, dalle sue intuizioni, dalla sua visione ecclesiologica [44]. Non mancano zone dombre sulle quali necessario far luce, interpretando nuovi documenti dellArchivio Vaticano, ma non si pu non mettere in evidenza il fatto che, pur essendo un papa spartiacque tra due modi di intendere la vita della Chiesa, dimostr una sua particolare sensibilit ecclesiale con grande coerenza di pensiero e di azione, effettu un grande sforzo durante tutta la sua vita ecclesiastica di aderire alla realt del proprio tempo, intervenendo ad hoc con la tempestivit riformistica che il suo tempo richiedeva e con una pastoralit pragmatica informata ad un criterio di difesa attenta del Depositum Fidei. Non sono mancati giudizi pesanti, motteggi satirici, frasi fatte dissacratorie. Tra di essi ne cito due. Il primo anonimo, ma uno delle tante, frequenti sentenze che sono sulla bocca di molti: Nato nel Veneto asburgico, non poteva se non lombardovenetizzare la Chiesa, con tutti gli atteggiamenti oppressivi ed accentratori che ci comportava. Pi ironica e soft, ma non meno negativa laccusa del caustico mons. Louis Marie Olivier Duchesne (1843-1922), che gli imput di avere trasformato, con la sua visione provinciale della Chiesa e col suo ristretto orizzonte culturale di sacerdote proveniente dal profondo Veneto, la fragile barca di S. Pietro in una gondola di S. Pietro. Col senno di poi si pu rispondere che, se fosse stato il solo patriarca di Venezia ad essere eletto in questo secolo papa, si potrebbe pensare ad uno scherzo della Provvidenza: tra tanti papi illustri e di spirto profetico dotati, potrebbe essersi concessa una pausa nel cammino della salvezza delluomo.

Ma questa fine elucubrazione cade se si tiene conto di altre situazioni analoghe: purtroppo coloro che in questo secolo XX hanno trasformato la barca di S. Pietro in una gondola di S. Pietro sono ben tre, e con i risultati che sono a tutti ben noti: oltre al Sarto, la storia registra anche Angelo Giuseppe Roncalli (1881-1963), papa Giovanni XXIII, ed Albino Luciani (1912-1978), papa Giovanni Paolo I. E tutti e tre, guarda caso, patriarchi di Venezia. A proposito del Sarto, se proprio vogliamo scendere alle critiche dei detrattori (che ne sanno di pi dello Spirito Santo), anzich stupirci dellelezione a papa di un uomo dallesperienza cos limitata e di livello regionale, ci si dovrebbe invece stupire del contrario, cio del fatto che un uomo ritenuto di cos bassa caratura e dallorizzonte mentale cos provinciale abbia saputo agire da pastore della Chiesa Cattolica con tanta (forse eccessiva) energia, forza, sicurezza e piglio riformatore. Si capisce che la Provvidenza, al fine di preparare nel XX secolo il messaggio cristiano per il terzo Millennio oltre il 2000, cio per oltrepassare le soglie della speranza, prima del grande passo ha preferito, e per ben tre volte, al tempestoso mare di Tiberiade una navigazione in ecosistemi a rischio. Come la laguna di Venezia di Sarto, Roncalli e Luciani.

[1] FRANCESCHETTI F., Gli antenati del Sommo Pontefice Pio X. Memorie storico-genealogiche, Presso il Collegio Araldico, Roma, 1903, p. 21. [2] MARCHESAN A., Papa Pio X nella sua vita e nella sua parola, Stabilimenti Benziger e Co.S.A., Einsiedeln, 1905, pp. 23-25; albero genealogico della famiglia Sarto, p. 17. [3] GHENO A., La patria di Pio X, Estratto dalla Rivista del Collegio Araldico, Anno I, N. 11 e 12, Presso il Collegio Araldico, Roma, 1903, p. 14. [4] Si veda una recente ricostruzione delle vicende dei Sarto nel volume BORTOLATO Q., La casa natale di Pio X ed il museo di S. Pio X Cenni storici e catalogo museale, Fondazione G. Sarto, 1992, pp. 9-24. [5] Lannotazione si trova in un registro canonico, uno stato danime senza titolo n data di compilazione, conservato nellArchivio Parrocchiale di Riese Pio X. [6] in atto dal 1996 da parte della cittadina di Jemielnica, nellAlta Slesia, attualmente sotto amministrazione polacca, la rivendicazione del fatto di avere dato i natali a Giovanni Battista Sarto, il padre di Giuseppe Sarto, il futuro Pio X: secondo la stampa locale, Panorama (N. 33, 18 agosto 1996) al quale ha fatto in parte eco lo Schlesisches Wochenblatt (N. 45, 8-14 novembre 1996), un polacco di nome Jan Krawiec (che significa Sarto) sarebbe emigrato in Italia quando questa terra fu annessa alla Prussia (il toponimo Jemielnica equivalente di Himmelwitz), e qui avrebbe trovato asilo politico, prima a Castello di Godego e poi a Riese, dando origine alla famiglia dalla quale sarebbe nato il papa veneto. Queste notizie mi sono state comunicate dal sig. Jrg Horn di Koblenz, che pure mi ha inviato cospicuo materiale giornalistico e mi ha segnalato lo studio nel quale la notizia pure ripresa (MALACHI MARTIN, The Keys of This Blood The Struggle for World Dominion Between Pope John Paul II, Mikhail Gorbachev, and the Capitalist West, New York 1990, p. 535). Inutile sottolineare la falsit di tutti questi riferimenti, dato che a Riese sono conservati

presso lArchivio Parrocchiale di Riese tutti gli atti relativi a Giovanni Battista Sarto (di nascita, di matrimonio e di morte, a causa di pleuritide") ed alla sua famiglia. [7] Presso lArchivio Parrocchiale di Riese conservato un Elenco delle Famiglie Povere della Parrocchia di Riese: sono elencate 132 famiglie con un totale di 538 individui su 1848 anime (29,11%); una postilla avverte che si potrebbero aggiungere i seguenti": seguono 10 famiglie e 42 individui, per un totale di 142 nuclei famigliari e 580 poveri (31,39%). Fra di essi non citato nessun Sarto, a riprova che la famiglia Sarto non era da considerare indigente e bisognosa, come una leggenda sorta attorno a Giuseppe Sarto ancor oggi tende a legittimare: se di povert dei Sarto si deve parlare, lo si pu fare solo in modo circoscritto e a partire dalla morte di Giovanni Battista Sarto in poi, quindi dal 1852, anno nel quale Margherita Sanson si trov a dover mantenere la sua famiglia con i proventi del suo lavoro di cucitrice e dei prodotti dellattivit agricola sui suoi campi. Che anche il figlio, ormai sacerdote, non nuotasse nelloro ampiamente documentato. Infatti don Giuseppe Sarto in due lettere del 1875 ringraziava il signor Antonio Monico di Riese per la dilazione di un debito di Lire Austriache 1000 (Mille) al 6% da restituire entro lanno 1868: pur contratto fin dallultimo anno di Tombolo, e precisamente nel 1867, non era ancora stato onorato. E le ataviche propriet di Riese? I due ettari di eredit paterna erano stati venduti, con atti in data 2 dicembre 1877, a Monico Antonio e a Montin Pietro. Anche la casetta, minacciata di vendita, era stata salvata allultimo momento" (SARTO G., Lettere di S. Pio X, a cura di Nello Vian, Gregoriana Editrice, Padova, 1958, p. 72. Anche fra il 1886 ed il 1888, ormai vescovo di Mantova, ebbe problemi con debiti. nel 1886 egli con i fratelli vendette, ultimo avanzo di patrimonio domestico, 34 pertiche di terreno, corrispondenti a circa 3 ettari e mezzo di terreno, che provenivano dalla divisione con uno zio" (SARTO G., Lettere di S. Pio X, a cura di Nello Vian, Gregoriana Editrice, Padova, 1958, p. 139; vedere pure le pp. 55, 57, 138-139, 167-169, 263). G. Romanato, citando una lettera scritta dal Sarto allomonimo cugino di Venezia nellaprile 1866, conclude che fino alla morte del padre, i sarto poterono godere di una situazione economica abbastanza tranquilla. Tuttavia, lo si intuisce chiaramente dalle parole del figlio, Giambattista non era stato un amministratore particolarmente oculato e prima di morire si era caricato di debiti. Dopo la scomparsa di questi, sommandosi al venir meno improvviso dei suoi guadagni, schiacciarono letteralmente la famiglia, al punto che nel 1866, quando fu scritta la lettera appena citata, cio quattordici anni dopo, la situazione non si era ancora riequilibrata, e rimarr precaria almeno per un altro decennio" (ROMANATO G., Pio X La vita di Papa Sarto, Rusconi, Milano, 1992, p.66). [8] Di questo undicesimo figlio dei coniugi Sarto-Sanson, vissuto solo per 12 giorni, nessun biografo ha mai parlato finora. Registro dei morti Libro Secondo Parrocchia di Riese dal d 1. Gennaio 1829. al 10. Febbrajo 1845, N. 11: mor di affezione spasmodica il d 8 Febbrajo 1845 alle 5. pomerid. in casa propria". [9] MARCHESAN A., Pio X nella sua vita e nella sua parola, Benziger & Co. S. A., Svizzera, 190405, p. 26. [10] Gli storici pi accreditati e vari studi agiografici riportano la data, posticipata di un anno, del 6 aprile 1847, ma il prof. Alessandro Favero (S. Zenone degli Ezzelini, Treviso, 27 luglio 1916-Riese Pio X, 25 gennaio 1990) nel 1965 ha pubblicato i risultati delle sue ricerche archivistiche (Ignis ardens, bollettino bimestrale di Riese Pio X, Anno XIII, n. 2, Marzo-Aprile 1965, pp. 13-14). Lelenco dei cresimati nella cattedrale di Asolo da mons. Sartori Canova il giorno 1 settembre 1845 contenuto nel Libro dei cresimati dal 7 Giugno 1777 al 28 Settembre 1871, dove risultano registrati 140 fanciulli di Riese; al n. 58 scritto Sarto Giuseppe di Giovanni Battista e Margherita Sanson danni 10. Padrino Francesco Trinca di Vall". Con lo stesso padrino registrato al n. 59 il fratello Angelo di 8 anni. Dellaprile del 1846 un elenco di 13 fanciulli e 17 fanciulle da ammettersi alla

Comunione nel 1846: al primo posto dei maschi riportato Sarto Giuseppe di Giovanni Battista anni 11 approvato". [11] GAMBASIN A., Parroci e contadini nel Veneto alla fine dellOttocento, Ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1973, p.192-193. [12] La sorella Lucia nella sua deposizione al processo canonico, pur affermando che il padre era un buon cristiano", sottoline che non era affatto contento che il Servo di Dio si facesse prete e qualche volta ci fu diverbio con la mamma e il babbo. [...] Ha dovuto lottare col pap che non voleva lasciarlo andare per la carriera ecclesiastica". ROMANATO G., Pio X La vita di Papa Sarto, Rusconi, Milano, 1992, p.26. [13] Per notizie biobibliografiche su Jacopo Monico di vedano i volumi MARCHESAN A., Pio X nella sua vita e nella sua parola, Benziger e Co. S. A., Einsiedeln, 1904-05, pp. 50-57, e Le visite pastorali di Jacopo Monico nella diocesi di Venezia (1829-1845), a cura di Bruno Bertoli e Silvio Tramontin, Ed. di storia e letteratura, Roma, 1976, p. CXCVII-407. [14] Il collegio Tornacense Campion era una istituzione fondata da Pietro di Cambio de Boateri che provvedeva al mantenimento di sei chierici poveri che studiassero diritto canonico presso lUniversit di Padova. Organizzatore del collegio fu specialmente Albicio dei Brancasecchi di Lucca, canonico di Tournai (Tornacensis): listituzione fu aperta a Padova presso il pozzo detto Campion (seconda denominazione), che corrisponde allattuale CUAMM (Collegio Universitario Aspiranti Medici Missionari); i cosiddetto graziandi" dovevano provenire [15] MARCHESAN A., Pio X nella sua vita e nella sua parola, Benziger e Co. S. A., Einsiedeln, 1904-05, p. 110. [16] TONOLO F., Come da parroco Pio X insegn il catechismo Il catechismo manoscritto di don Giuseppe Sarto, in Catechesi, XXIII (1954), pp. 367-376. Testi e documenti di vita spirituale e azione pastorale, a cura di BADINI G., anno XXI, Edizioni Paoline, Roma, 1975, pp. 101-225; pp. 337-345. [17] NIERO A., Esperienze e riforme liturgiche, in AA. VV., Le radici venete di San Pio X Saggi e ricerche a cura di Silvio Tramontin, Morcelliana, Brescia, 1987, p.52. [18] Vittorio Allegri fu una singolare figura di sacerdote, ancora non del tutto ben compresa dal punto di vista storico ed ecclesiale. Per qualche approccio conoscitivo, si vedano BACCHION E., Salzano Cenni storici, Ristampa anastatica a cura dellAmministrazione Comunale di Salzano, con una nota introduttiva di Silvio Tramontin e una scheda bio-bibliografica di Quirino Bortolato, Amministrazione Comunale di Salzano, Multigraf, Spinea, 1986, pp. 65-66, 75; BACCHION E., Pio X Giuseppe Sarto Arciprete di Salzano (1867-1875), Amministrazione Comunale di Salzano con il patrocinio della Fondazione Giuseppe Sarto, Multigraf, Spinea, 1996, p. 214+112; AA. VV., La Casa di Riposo Don Vittorio Allegri dalle origini ai giorni nostri, Studiostampa Tipo-offset La Commerciale, Piombino Dese, 1974, p. 158. [19] BACCHION E., Salzano Cenni storici, Ristampa anastatica a cura dellAmministrazione Comunale di Salzano, con una nota introduttiva di Silvio Tramontin e una scheda bio-bibliografica di Quirino Bortolato, Amministrazione Comunale di Salzano, Multigraf, Spinea, 1986, pp. 112-116; BACCHION E., Pio X Giuseppe Sarto Arciprete di Salzano (1867-1875), Amministrazione

Comunale di Salzano con il patrocinio della Fondazione Giuseppe Sarto, Multigraf, Spinea, 1996, pp. 93-95. [20] [BACCHION E.], Un aneddoto della vita del Parroco Sarto, in Salzano al suo pastore In commemorazione del giubileo sacerdotale di Mons. Arciprete, Salzano, 18 agosto 1946, Eugenius Bacchion junior curavit, Venezia, Stamperia Marciana, 1946. Si consulti pure BACCHION E., Pio X Giuseppe Sarto Arciprete di Salzano (1867-1875), Amministrazione Comunale di Salzano con il patrocinio della Fondazione Giuseppe Sarto, Multigraf, Spinea, 1996, pp. 72-73. [21] ROMANATO G., Pio X La vita di papa Sarto, Rusconi, Milano, 1992, pp. 145-186. [22] Entrambe le citazioni si trovano in DAL-GAL G., Il papa santo Pio X Vita ufficiale della Postulazione per la Causa di Canonizzazione, Il Messaggero di S. Antonio, Padova, 1954, pp. 56-57. [23] La celebrazione dei Congressi eucaristici italiani ebbe inizio a Napoli nel 1891 e continu a Torino nel 1894, a Milano nel 1895, ad Orvieto nel 1896 e a Venezia nel 1897, che fu lultimo dellOttocento. Fino al 1920 non ebbero pi luogo: linterruzione dovuta alla mancanza di un comitato organizzatore italiano ed alla Prima Guerra Mondiale. Quindi durante il pontificato di Pio X, che pure fu detto il papa delleucarestia, non fu curata nessuna manifestazione eucaristica di livello nazionale, mentre ebbero luogo alcuni Congressi a livello internazionale (Angoulme, 1904; Colonia, 1909; Madrid, 1911; Malta, 1913). [24] ROMANATO G., Giuseppe Sarto e il Movimento cattolico, in AA. VV., Le radici venete di San Pio X. Saggi e ricerche a cura di Silvio Tramontin, Morcelliana, Brescia, 1987, p. 125. [25] Unione Cattolica per gli Studi Sociali in Italia, Atti e documenti del secondo Congresso Cattolico Italiano degli studiosi di Scienze Sociali tenutosi in Padova nei giorni 26, 27, 28 agosto 1896, Tipografia del Seminario, Padova, 1897, p. 108. [26] VERCESI E., Tre Papi, Edizioni Athena, Milano, 1929, p. 175. [27] Il motto si trova in Efesini 1, 10, ma molte sono le traduzioni ed i significati attribuiti. Ad esempio, una di esse : Il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra. Nella sua benevolenza lo aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi (BELTRAME QUATTROCCHI P., I salmi preghiera cristiana Salterio corale, IX edizione, Benedettine, S. Agata sui due Golfi (NA), 1986, p. 409). A queste parole fa eco, in Coloss. 3, 11, un analogo concetto paolino. Vi si legge: Qui non c pi Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo tutto in tutti (La Sacra Bibbia, Edizione ufficiale della CEI, Ed. Conferenza Episcopale Italiana, UECI, 1974, pp. 1175). Il motto di Pio X Instaurare omnia in Christo sempre sempre tradotto, con una non malcelata sorta di compiacimento e di contrapposizione alla cultura del mondo, nellaccezione Restaurare in Cristo tutte le cose, ed sempre stato inteso esclusivamente in senso integrista, integralista e reazionario, di restaurazione appunto. Se rapportato ai tempi in cui fu pronunciato, va invece inteso in una significazione molto pi moderna, secondo una logica per molti aspetti anticipatrice dellultimo Concilio Vaticano II, come Rifondazione di tutto in Cristo, con un significato pi profondo ed ampio, colto con lo spirito dei tempi maturi solo dal citato Concilio, che ha invitato i cristiani ad essere veramente tali solamente se fonderanno, ogni giorno e in ogni occasione, la propria vita sulla parola di Cristo. Ora si traduce anche ricapitolare, unificare, riunire, fondare, rifondare. In Germania si traduce Alles in Christi erneuern, cio Rinnovare ogni cosa in Cristo.

[28] Nessun papa prima di Pio X aveva mai eseguito le prescrizioni del Concilio di Trento di fare una Visita Pastorale alla citt di Roma in quanto vescovo di quella citt. Si veda lampio intervento di Gianpaolo Romanato e di Silvio Tramontin in AA. VV., Quaderni della Fondazione Giuseppe Sarto, 1, gennaio 1990, pp. 19-45, in particolare p. 32. [29] [ANTONELLI F.], Sacra Rituum Congregatio Sectio Historica n. 77 Romana Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Pii Papae X Disquisitio circa quasdam obiectiones modum agendi Servi Dei respicientes in Modernismi debellatione una cum Summario Additionali ex Officio compilato, Typis Polyglottis Vaticanis, 1950, p. 303. [30] DAL-GAL G., Il papa santo Pio X Vita ufficiale della Postulazione per la Causa di Canonizzazione, Il Messaggero di S. Antonio, Padova, 1954, pp. 185-186. [31] ZAMBARBIERI A., Voce Pio X, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia. Vol II: I protagonisti, Marietti, Torino, 1982, pp. 486-95. [32] DANIELE I., San Pio X alunno del seminario vescovile di Padova (13 novembre 1850- 14 agosto 1858), Istituto per la Storia Ecclesiastica Padovana, Padova, 1987, p. 17-41; MAFFEO S. S. J., Nove papi una missione Cento anni della Specola Vaticana, Pontificia Academia Scientiarum, Citt del Vaticano, 1991, pp. 52-56. [33] Queste parole bene si adeguano a quanto scritto nel suo testamento olografo: Nato povero, vissuto povero e sicuro di morir poverissimo (ROMANATO G., Pio X La vita di papa Sarto, Rusconi, Milano, 1992, pp. 289-90) e, nonostante fosse assolutamente alieno dallaccettare onori umani, dovette accettare che la famiglia fosse nobile: La famiglia, in virt della Bolla Benedettina Urbem Romam del 1746, stata aggregata alla nobilt romana, ed in conseguenza iscritta nellEl. Nob. Ital. col titolo di nobile romano (mf.), in persona dei discendenti dai fratelli di Pio X (SPRETI V., Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. II, Forni Editore, Bologna, 1969 (Rist. anastastica delled. di Milano, 1928-35, p. 447). [34] OCCELLI P. L., Il Beato Pio X Il papa che mor povero, Ed. Paoline, 2a Ed., Bari, 1951, p. 285; V Ed., pp. 347-48. [35] Lultimo fu Pio V (Paolo Ghislieri, Bosco (Alessandria),17 gennaio 1504-Roma, 1 maggio 1572), il papa di Lepanto, vissuto nel periodo della Controriforma, beatificato 100 anni dopo la sua morte il 1 maggio 1672 e canonizzato il 22 maggio 1712, patrono della Congregazione del S. Uffizio, oggi Congregazione della Dottrina della Fede. Le parole citate si trovano ne Il Giornale dItalia del 22 agosto 1914. Il Giornale era stato fondato a Roma il 15 novembre 1901 da Sidney Sonnino e da altri esponenti della destra liberale ed anticlericale; famoso per lo spazio dato ai temi culturali nella terza pagina, ideata da Alberto Bergamini (1871-1962), suo direttore dal 1901 al 1923, e pubblicata per la prima volta il 9 dicembre 1901. [36] La sua beatificazione (3 giugno 1951) fu salutata con gioia dai partecipanti al 23 Congresso dellIKUE a Monaco di Baviera e Pio X venne proclamato patrono celeste degli esperantisti cattolici. LIKUE, cio la Internacia Katolika Unuio Esperantista, lorganizzazione mondiale degli esperantisti cattolici: fondata nel 1910, collabora dal 1951 con lUEA, Universala EsperantoAsocio, stata riconosciuta ufficialmente dalla Santa Sede, ed ha come scopi levangelizzazzione, lunit della Chiesa, lintercomprensione umana, lecumenismo, la fratellanza e la pace; lorgano

ufficiale, Espero Katolika (Speranza cattolica), stato fondato nel 1903 e porta in prima pagina una poesia dedicata a Papa Pio X dallautore, il sacerdote lituano Alessandro Dombrowski (18601938). Si consulti SARANDREA C., Discernimento dei papi da San Pio X a oggi sul carisma dei cattolici esperantisti, relazione letta al 10 Congresso della UECI (Unione Esperantisti Cattolici Italiani), tenutosi a Paderno del Grappa (Treviso) dal 6 al 10 settembre 1996. Nella medesima relazione si possono leggere fatti molto interessanti. Il 2 giugno 1906, nel corso delludienza il Pontefice espresse simpatia per il nuovo idioma (p. 2). Papa Pio X rest paternamente vicino al movimento esperantista: dal 1906 al 1914 Egli invi ogni anno la Sua benedizione ad Espero Katolika, agli esperantisti cattolici (p. 3). Il 4 aprile 1909, Frate Isidoro Cl fu ricevuto in udienza dal papa Pio X: in questa Udienza che San Pio X pronuncia la frase profetica: LEsperanto ha davanti a s un grande avvenire (pp. 3-4). In altre occasioni concesse lapostolica benedizione e lindulgenza. Altre notizie in SARANDREA C., Kvaza historio, in Espero Katolika, 12 (1983), pp. 192-203 e KORYTKOWSKI J., Internacia lingvo en Eklezio kaj mondo, IKUE-Centro, Roma, 1976, pp. 131-32 e, in versione italiana, KORYTKOWSKI J., La Chiesa e il problema della lingua ausiliare internazionale, Pontificio Ateneo Antoniano, Roma, 1976, p. 116. Vedere anche Discernimento dei papi da san Pio X a oggi sul carisma dei Cattolici Esperantisti. [37] SCHMIDLIN J., Papstgeschichte der neuesten Zeit Pius X und Benedikt XV, vol. III, Kosel und Pustet, Mnchen, 1934, pp. 1-170, con particolare riguardo alle pp. 162-169. Il Relatore Generale francescano F. Antonelli riferisce che lo Schmidlin era uno storico un po parziale: [ANTONELLI F.], Sacra Rituum Congregatio Sectio Historica n. 77 Romana Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Pii Papae X Disquisitio circa quasdam obiectiones modum agendi Servi Dei respicientes in Modernismi debellatione una cum Summario Additionali ex Officio compilato, Typis Polyglottis Vaticanis, 1950, p. XXIII. [38] STURZO L., Chiesa e Stato Studio sociologico-storico, vol. II, Bologna, 1978, p.153. [39] LILL R., Storia ecumenica della Chiesa, Queriniana, Brescia, 1981, vol. II, p. 221. [40] AUBERT R., in Storia della Chiesa, diretta da H. Jedin, vol. IX, Jaca Book, Milano, 1979, pp. 457-630; in Nuova Storia della Chiesa, vol. V/1, Marietti, Torino, 1977, pp. 21-265. [41] MARTINA G., La Chiesa nellet del totalitarismo, Morcelliana, Brescia, 19845. p. 78-79. [42] TRAMONTIN S., Un secolo di Storia della Chiesa Da Leone XIII al Concilio Vaticano II, Studium, Roma, 1980, vol. I, pp. 51-104. [43] SNIDER C., Lepiscopato del Cardinale Andrea C. Ferrari I tempi di Pio X, vol. II, Neri Pozza, 1982, pp. 131-208. [44] LORTZ J., Storia della Chiesa considerata in prospettiva di storia delle idee, vol. II, Ed. Paoline, Alba (Cuneo), 1973, pp. 490-91. [45] ROMANATO G., Giuseppe Sarto e il Movimento cattolico, in AA. VV., Le radici venete di San Pio X. Saggi e ricerche a cura di Silvio Tramontin, Morcelliana, Brescia, 1987, p. 142-44. ROMANATO G., Pio X La vita di papa Sarto, Rusconi, Milano, 1992, pp. 6-8. Del Romanato altres da ricordare il prezioso coordinamento di 40 autori che ha portato alla pubblicazione di AA. VV., Pio X Un papa e il suo tempo, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo, 1987, p. 326.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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SNIDER C., Lepiscopato del Cardinale Andrea C. Ferrari I tempi di Pio X, Neri Pozza, Vicenza, 1982. TONOLO F., Come da parroco Pio X insegn il catechismo Il catechismo manoscritto di don Giuseppe Sarto, in Catechesi, XXIII (1954), pp. 367-376. TRAMONTIN S., Un secolo di Storia della Chiesa Da Leone XIII al Concilio Vaticano II, 2 voll., Studium, Roma, 1980. VERCESI E., Tre Papi, Edizioni Athena, Milano, 1929. VIAN N., Avemaria per un vecchio prete Intermezzi aneddotici lungo la vita di san Pio X, Marton Editore, Treviso, 1977. ZAMBARBIERI A., Voce Pio X, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia. Vol II: I protagonisti, Marietti, Torino, 1982, pp. 486-95. ZOVATTO P., Ricerche su S. Pio X, Universit di Trieste, Facolt di Magistero, III Serie, n. 20, Del Bianco, Udine, 1989. o0o-

Papa Pio X Giuramento Antimodernista Motu proprio Sacrorum Antistitum


Io (mio nome) fermamente accetto e credo in tutte e in ciascuna delle verit definite, affermate e dichiarate dal magistero infallibile della Chiesa, soprattutto quei principi dottrinali che contraddicono direttamente gli errori del tempo presente. Primo: credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, pu essere conosciuto con certezza e pu anche essere dimostrato con i lumi della ragione naturale nelle opere da lui compiute (cf Rm 1,20), cio nelle creature visibili, come causa dai suoi effetti. Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cio gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dellorigine soprannaturale della religione cristiana, e li ritengo perfettamente adatti a tutti gli uomini di tutti i tempi, compreso quello in cui viviamo. Terzo: con la stessa fede incrollabile credo che la Chiesa, custode e maestra del verbo rivelato, stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso vero e storico mentre viveva fra noi, e che stata edificata su Pietro, capo della gerarchia ecclesiastica, e sui suoi successori attraverso i secoli. Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della fede trasmessa a noi dagli apostoli tramite i padri ortodossi, sempre con lo stesso senso e uguale contenuto, e respingo del tutto la fantasiosa eresia dellevoluzione dei dogmi da un significato allaltro, diverso da quello che prima la Chiesa professava; condanno similmente ogni errore che pretende sostituire il deposito divino, affidato da Cristo alla Chiesa perch lo custodisse fedelmente, con una ipotesi filosofica o una creazione della coscienza che si andata lentamente formando mediante sforzi umani e continua a perfezionarsi con un progresso indefinito. Quinto: sono assolutamente convinto e sinceramente dichiaro che la fede non un cieco sentimento religioso che emerge dalloscurit del subcosciente per impulso del cuore e inclinazione della volont moralmente educata, ma un vero assenso dellintelletto a una verit ricevuta dal di fuori con

la predicazione, per il quale, fiduciosi nella sua autorit supremamente verace, noi crediamo tutto quello che il Dio personale, creatore e signore nostro, ha detto, attestato e rivelato. Mi sottometto anche con il dovuto rispetto e di tutto cuore aderisco a tutte le condanne, dichiarazioni e prescrizioni dellenciclica Pascendi e del decreto Lamentabili, particolarmente circa la cosiddetta storia dei dogmi. Riprovo altres lerrore di chi sostiene che la fede proposta dalla Chiesa pu essere contraria alla storia, e che i dogmi cattolici, nel senso che oggi viene loro attribuito, sono inconciliabili con le reali origini della religione cristiana. Disapprovo pure e respingo lopinione di chi pensa che luomo cristiano pi istruito si riveste della doppia personalit del credente e dello storico, come se allo storico fosse lecito difendere tesi che contraddicono alla fede del credente o fissare delle premesse dalle quali si conclude che i dogmi sono falsi o dubbi, purch non siano positivamente negati. Condanno parimenti quel sistema di giudicare e di interpretare la sacra Scrittura che, disdegnando la tradizione della Chiesa, lanalogia della fede e le norme della Sede apostolica, ricorre al metodo dei razionalisti e con non minore disinvoltura che audacia applica la critica testuale come regola unica e suprema. Rifiuto inoltre la sentenza di chi ritiene che linsegnamento di discipline storico-teologiche o chi ne tratta per iscritto deve inizialmente prescindere da ogni idea preconcetta sia sullorigine soprannaturale della tradizione cattolica sia dellaiuto promesso da Dio per la perenne salvaguardia delle singole verit rivelate, e poi interpretare i testi patristici solo su basi scientifiche, estromettendo ogni autorit religiosa e con la stessa autonomia critica ammessa per lesame di qualsiasi altro documento profano. Mi dichiaro infine del tutto estraneo ad ogni errore dei modernisti, secondo cui nella sacra tradizione non c niente di divino o peggio ancora lo ammettono ma in senso panteistico, riducendolo ad un evento puro e semplice analogo a quelli ricorrenti nella storia, per cui gli uomini con il proprio impegno, labilit e lingegno prolungano nelle et posteriori la scuola inaugurata da Cristo e dagli apostoli. Mantengo pertanto e fino allultimo respiro manterr la fede dei padri nel carisma certo della verit, che stato, e sempre sar nella successione dellepiscopato agli apostoli (1), non perch si assuma quel che sembra migliore e pi consono alla cultura propria e particolare di ogni epoca, ma perch la verit assoluta e immutabile predicata in principio dagli apostoli non sia mai creduta in modo diverso n in altro modo intesa (2). Mi impegno ad osservare tutto questo fedelmente, integralmente e sinceramente e di custodirlo inviolabilmente senza mai discostarmene n nellinsegnamento n in nessun genere di discorsi o di scritti. Cos prometto, cos giuro, cos mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio.

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