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LL11LRA LNCICLICA

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%#$&'(#)($$%#*()(: con quest`espressio-
ne, la tradizione della Chiesa ha indica-
to il grande dono portato da Gesu, il quale, nel
Vangelo di Gioanni, cosi si presenta: Io sono
enuto nel mondo come luce, perch chiun-
que crede in me non rimanga nelle tenebre
,Cr 12,46,. Anche san Paolo si esprime in questi
termini: L Dio, che disse: Riulga la luce dalle
tenebre`, riulge nei nostri cuori ,2 Cor 4,6,. Nel
mondo pagano, aamato di luce, si era silup-
pato il culto al dio Sole, ot ivrictv., inocato nel
suo sorgere. Anche se il sole rinascea ogni gior-
no, si capia bene che era incapace di irradiare
la sua luce sull`intera esistenza dell`uomo. Il sole,
inatti, non illumina tutto il reale, il suo raggio e
incapace di arriare Fno all`ombra della morte,
la doe l`occhio umano si chiude alla sua luce.
Per la sua ede nel sole - aerma san Giustino
Martire - non si e mai isto nessuno pronto a
morire .
1
Consapeoli dell`orizzonte grande che
la ede apria loro, i cristiani chiamarono Cristo
il ero sole, i cui raggi donano la ita .
2
A Mar-
ta, che piange per la morte del ratello Lazzaro,
Gesu dice: Non ti ho detto che, se credi, edrai
la gloria di Dio ,Cr 11,40,. Chi crede, ede,
1
Diatogv. cvv 1r,bove vaaeo, 121, 2: PC 6, 58.
2
'$(+(,-(#%$(..%,)/0,1, Protreticv., IX: PC 8, 195.
4
ede con una luce che illumina tutto il percorso
della strada, perch iene a noi da Cristo risorto,
stella mattutina che non tramonta.
|va tvce ittv.oria.
2. Lppure, parlando di questa luce della ede,
possiamo sentire l`obiezione di tanti nostri con-
temporanei. Nell`epoca moderna si e pensato
che una tale luce potesse bastare per le societa
antiche, ma non serisse per i nuoi tempi, per
l`uomo dientato adulto, Fero della sua ragione,
desideroso di esplorare in modo nuoo il uturo.
In questo senso, la ede apparia come una luce
illusoria, che impedia all`uomo di coltiare l`au-
dacia del sapere. Il gioane Nietzsche initaa la
sorella Llisabeth a rischiare, percorrendo nuoe
ie., nell`incertezza del procedere autonomo .
L aggiungea: A questo punto si separano le ie
dell`umanita: se uoi raggiungere la pace dell`a-
nima e la elicita, abbi pur ede, ma se uoi es-
sere un discepolo della erita, allora indaga .
3

Il credere si opporrebbe al cercare. A partire da
qui, Nietzsche siluppera la sua critica al cristia-
nesimo per aer sminuito la portata dell`esisten-
za umana, togliendo alla ita noita e aentura.
La ede sarebbe allora come un`illusione di luce
che impedisce il nostro cammino di uomini liberi
erso il domani.
3
rief av ti.abetb ^iet.cbe ,11 giugno 1865,, in: !er/e iv
arei avaev, Mnchen 1954, 953s.
5
3. In questo processo, la ede ha Fnito per
essere associata al buio. Si e pensato di poterla
conserare, di troare per essa uno spazio perch
coniesse con la luce della ragione. Lo spazio
per la ede si apria li doe la ragione non potea
illuminare, li doe l`uomo non potea piu aere
certezze. La ede e stata intesa allora come un
salto nel uoto che compiamo per mancanza di
luce, spinti da un sentimento cieco, o come una
luce soggettia, capace orse di riscaldare il cuo-
re, di portare una consolazione priata, ma che
non puo proporsi agli altri come luce oggettia e
comune per rischiarare il cammino. Poco a poco,
pero, si e isto che la luce della ragione autonoma
non riesce a illuminare abbastanza il uturo, alla
Fne, esso resta nella sua oscurita e lascia l`uomo
nella paura dell`ignoto. L cosi l`uomo ha rinun-
ciato alla ricerca di una luce grande, di una erita
grande, per accontentarsi delle piccole luci che
illuminano il bree istante, ma sono incapaci di
aprire la strada. Quando manca la luce, tutto di-
enta conuso, e impossibile distinguere il bene
dal male, la strada che porta alla meta da quella
che ci a camminare in cerchi ripetitii, senza di-
rezione.
|va tvce aa ri.corire
4. L urgente percio recuperare il carattere di
luce proprio della ede, perch quando la sua
Famma si spegne anche tutte le altre luci Fnisco-
no per perdere il loro igore. La luce della ede
possiede, inatti, un carattere singolare, essendo
6
capace di illuminare tvtta l`esistenza dell`uomo.
Perch una luce sia cosi potente, non puo proce-
dere da noi stessi, dee enire da una onte piu
originaria, dee enire, in deFnitia, da Dio. La
ede nasce nell`incontro con il Dio iente, che
ci chiama e ci sela il suo amore, un amore che
ci precede e su cui possiamo poggiare per esse-
re saldi e costruire la ita. 1rasormati da questo
amore riceiamo occhi nuoi, sperimentiamo che
in esso c`e una grande promessa di pienezza e si
apre a noi lo sguardo del uturo. La ede, che rice-
iamo da Dio come dono soprannaturale, appare
come luce per la strada, luce che orienta il nostro
cammino nel tempo. Da una parte, essa procede
dal passato, e la luce di una memoria ondante,
quella della ita di Gesu, doe si e maniestato il
suo amore pienamente aFdabile, capace di in-
cere la morte. Allo stesso tempo, pero, poich
Cristo e risorto e ci attira oltre la morte, la ede
e luce che iene dal uturo, che schiude daanti a
noi orizzonti grandi, e ci porta al di la del nostro
io` isolato erso l`ampiezza della comunione.
Comprendiamo allora che la ede non abita nel
buio, che essa e una luce per le nostre tenebre.
Dante, nella Diina Commedia, dopo aer con-
essato la sua ede daanti a san Pietro, la descri-
e come una ailla, , che si dilata in Famma poi
iace , e come stella in cielo in me scintilla`.
4

Proprio di questa luce della ede orrei parlare,
perch cresca per illuminare il presente Fno a di-
4
Paradiso XXIV, 145-14.

entare stella che mostra gli orizzonti del nostro


cammino, in un tempo in cui l`uomo e particolar-
mente bisognoso di luce.
5. Il Signore, prima della sua passione, assicura-
a a Pietro: lo pregato per te, perch la tua ede
non enga meno ,c 22,32,. Poi gli ha chiesto di
conermare i ratelli` in quella stessa ede. Con-
sapeole del compito aFdato al Successore di
Pietro, Benedetto XVI ha oluto indire quest`.v
vo aetta feae, un tempo di grazia che ci sta aiutando
a sentire la grande gioia di credere, a raiare la
percezione dell`ampiezza di orizzonti che la ede
dischiude, per conessarla nella sua unita e inte-
grita, edeli alla memoria del Signore, sostenuti
dalla sua presenza e dall`azione dello Spirito San-
to. La coninzione di una ede che a grande e
piena la ita, centrata su Cristo e sulla orza della
sua grazia, animaa la missione dei primi cristiani.
Negli Atti dei martiri leggiamo questo dialogo tra
il preetto romano Rustico e il cristiano Gerace:
Doe sono i tuoi genitori , chiedea il giudice
al martire, e questi rispose: Nostro ero padre e
Cristo, e nostra madre la ede in Lui .
5
Per quei
cristiani la ede, in quanto incontro con il Dio
iente maniestato in Cristo, era una madre`,
perch li acea enire alla luce, generaa in essi
la ita diina, una nuoa esperienza, una isione
luminosa dell`esistenza per cui si era pronti a dare
testimonianza pubblica Fno alla Fne.
5
.cta avctorvv, Iunii, I, 21.
8
6. L`.vvo aetta feae ha auto inizio nel 50 an-
niersario dell`apertura del Concilio Vaticano II.
Questa coincidenza ci consente di edere che
il Vaticano II e stato un Concilio sulla ede,
6
in
quanto ci ha initato a rimettere al centro del-
la nostra ita ecclesiale e personale il primato di
Dio in Cristo. La Chiesa, inatti, non presuppone
mai la ede come un atto scontato, ma sa che
questo dono di Dio dee essere nutrito e raor-
zato, perch continui a guidare il suo cammino.
Il Concilio Vaticano II ha atto brillare la ede
all`interno dell`esperienza umana, percorrendo
cosi le ie dell`uomo contemporaneo. In questo
modo e apparso come la ede arricchisce l`esi-
stenza umana in tutte le sue dimensioni.
. Queste considerazioni sulla ede - in conti-
nuita con tutto quello che il Magistero della Chie-
sa ha pronunciato circa questa irtu teologale

-,
intendono aggiungersi a quanto Benedetto XVI
ha scritto nelle Lettere encicliche sulla carita e
6
Se

il Concilio non tratta espressamente della ede, ne
parla ad ogni pagina, ne riconosce il carattere itale e sopran-
naturale, la suppone integra e orte, e costruisce su di essa le
sue dottrine. Basterebbe ricordare le aermazioni conciliari |.|
per rendersi conto dell`essenziale importanza che il Concilio,
coerente con la tradizione dottrinale della Chiesa, attribuisce alla
ede, alla era ede, quella che ha per sorgente Cristo e per cana-
le il magistero della Chiesa` ,2%1$1#30, |aieva geverate |8 marzo
196|: v.egvavevti V |196|, 05,.

Cr ad es. '1,'"# ('&+"# 3%-"# 0, Cost dogm. sulla ede


cattolica Dei itiv., cap. III: D 3008-3020, '1,'"#('&+"#3%-"#
00, Cost dogm. sulla diina Rielazione Dei 1erbvv, 5, Catecbi.vo
aetta Cbie.a Cattotica, 153-165.
9
sulla speranza. Lgli aea gia quasi completato
una prima stesura di Lettera enciclica sulla ede.
Gliene sono proondamente grato e, nella ra-
ternita di Cristo, assumo il suo prezioso laoro,
aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi.
Il Successore di Pietro, ieri, oggi e domani, e in-
atti sempre chiamato a conermare i ratelli`
in quell`incommensurabile tesoro della ede che
Dio dona come luce sulla strada di ogni uomo.
Nella ede, dono di Dio, irtu soprannatu-
rale da Lui inusa, riconosciamo che un grande
Amore ci e stato oerto, che una Parola buona
ci e stata riolta e che, accogliendo questa Paro-
la, che e Gesu Cristo, Parola incarnata, lo Spirito
Santo ci trasorma, illumina il cammino del u-
turo, e a crescere in noi le ali della speranza per
percorrerlo con gioia. lede, speranza e carita co-
stituiscono, in un mirabile intreccio, il dinamismo
dell`esistenza cristiana erso la comunione piena
con Dio. Com`e questa ia che la ede schiude
daanti a noi Da doe iene la sua luce potente
che consente di illuminare il cammino di una ita
riuscita e econda, piena di rutto
11
CAPI1OLO PRIMO
%440%+1#'/()&-1#%$$5%+1/(#
,cr 1 Cr 4,16,
.bravo, vo.tro aare vetta feae
8. La ede ci apre il cammino e accompagna
i nostri passi nella storia. L per questo che, se
ogliamo capire che cosa e la ede, dobbiamo
raccontare il suo percorso, la ia degli uomini
credenti, testimoniata in primo luogo nell`Anti-
co 1estamento. Un posto singolare appartiene
ad Abramo, nostro padre nella ede. Nella sua
ita accade un atto sconolgente: Dio gli riolge
la Parola, si riela come un Dio che parla e che
lo chiama per nome. La ede e legata all`ascolto.
Abramo non ede Dio, ma sente la sua oce. In
questo modo la ede assume un carattere perso-
nale. Dio risulta cosi non il Dio di un luogo, e
neanche il Dio legato a un tempo sacro speciFco,
ma il Dio di una persona, il Dio appunto di Abra-
mo, Isacco e Giacobbe, capace di entrare in con-
tatto con l`uomo e di stabilire con lui un`alleanza.
La ede e la risposta a una Parola che interpella
personalmente, a un 1u che ci chiama per nome.
9. Cio che questa Parola dice ad Abramo consi-
ste in una chiamata e in una promessa. L prima di
tutto chiamata ad uscire dalla propria terra, inito
ad aprirsi a una ita nuoa, inizio di un esodo
che lo incammina erso un uturo inatteso. La
isione che la ede dara ad Abramo sara sempre
12
congiunta a questo passo in aanti da compiere:
la ede ede` nella misura in cui cammina, in
cui entra nello spazio aperto dalla Parola di Dio.
Questa Parola contiene inoltre una promessa: la
tua discendenza sara numerosa, sarai padre di
un grande popolo ,cr Cev 13,16, 15,5, 22,1,. L
ero che, in quanto risposta a una Parola che pre-
cede, la ede di Abramo sara sempre un atto di
memoria. 1uttaia questa memoria non Fssa nel
passato ma, essendo memoria di una promessa,
dienta capace di aprire al uturo, di illuminare
i passi lungo la ia. Si ede cosi come la ede,
in quanto memoria del uturo, vevoria fvtvri, sia
strettamente legata alla speranza.
10. Quello che iene chiesto ad Abramo e di
aFdarsi a questa Parola. La ede capisce che la
parola, una realta apparentemente eFmera e
passeggera, quando e pronunciata dal Dio edele
dienta quanto di piu sicuro e di piu incrollabile
possa esistere, cio che rende possibile la continui-
ta del nostro cammino nel tempo. La ede acco-
glie questa Parola come roccia sicura sulla quale
si puo costruire con solide ondamenta. Per que-
sto nella Bibbia la ede e indicata con la paro-
la ebraica `evvvab, deriata dal erbo `avav, che
nella sua radice signiFca sostenere`. Il termine
`evvvab puo signiFcare sia la edelta di Dio, sia la
ede dell`uomo. L`uomo edele ricee la sua or-
za dall`aFdarsi nelle mani del Dio edele. Gio-
cando sui due signiFcati della parola - presenti
anche nei termini corrispondenti in greco ,i.t.,
13
e latino ,faeti., -, san Cirillo di Gerusalemme
esaltera la dignita del cristiano, che ricee il nome
stesso di Dio: ambedue sono chiamati edeli`.
8

Sant`Agostino lo spieghera cosi: L`uomo ede-
le e colui che crede a Dio che promette, il Dio
edele e colui che concede cio che ha promesso
all`uomo .
9
11. Un ultimo aspetto della storia di Abramo
e importante per capire la sua ede. La Parola di
Dio, anche se porta con s noita e sorpresa, non
risulta per nulla estranea all`esperienza del Patriar-
ca. Nella oce che si riolge ad Abramo, egli rico-
nosce un appello proondo, inscritto da sempre
nel cuore del suo essere. Dio associa la sua pro-
messa a quel luogo` in cui l`esistenza dell`uomo
si mostra da sempre promettente: la paternita,
il generarsi di una nuoa ita - Sara, tua mo-
glie, ti partorira un Fglio e lo chiamerai Isacco
,Cev 1,19,. Quel Dio che chiede ad Abramo di
aFdarsi totalmente a Lui si riela come la onte
da cui proiene ogni ita. In questo modo la ede
si collega con la Paternita di Dio, dalla quale sca-
turisce la creazione: il Dio che chiama Abramo
e il Dio creatore, Colui che chiama all`esisten-
za le cose che non esistono ,Rv 4,1,, Colui
che ci ha scelti prima della creazione del mon-
do. predestinandoci a essere suoi Fgli adottii
,f 1,4-5,. Per Abramo la ede in Dio illumina le
piu proonde radici del suo essere, gli permette
8
Cr Catecbe.i. V, 1: PC 33, 505A.
9
v P.at. 32, II, s. I, 9: P 36, 284.
14
di riconoscere la sorgente di bonta che e all`ori-
gine di tutte le cose, e di conermare che la sua
ita non procede dal nulla o dal caso, ma da una
chiamata e un amore personali. Il Dio misterioso
che lo ha chiamato non e un Dio estraneo, ma
Colui che e origine di tutto e che sostiene tutto.
La grande proa della ede di Abramo, il sacriF-
cio del Fglio Isacco, mostrera Fno a che punto
questo amore originario e capace di garantire la
ita anche al di la della morte. La Parola che e
stata capace di suscitare un Fglio nel suo corpo
come morto` e nel seno morto` di Sara sterile
,cr Rv 4,19,, sara anche capace di garantire la
promessa di un uturo al di la di ogni minaccia o
pericolo ,cr b 11,19, Rv 4, 21,.
a feae ai .raete
12. La storia del popolo d`Israele, nel libro
dell`Lsodo, prosegue sulla scia della ede di Abra-
mo. La ede nasce di nuoo da un dono origi-
nario: Israele si apre all`azione di Dio che uole
liberarlo dalla sua miseria. La ede e chiamata a
un lungo cammino per poter adorare il Signore
sul Sinai ed ereditare una terra promessa. L`amo-
re diino possiede i tratti del padre che porta suo
Fglio lungo il cammino ,cr Dt 1,31,. La cones-
sione di ede di Israele si siluppa come racconto
dei beneFci di Dio, del suo agire per liberare e
guidare il popolo ,cr Dt 26,5-11,, racconto che
il popolo trasmette di generazione in generazio-
ne. La luce di Dio brilla per Israele attraerso la
memoria dei atti operati dal Signore, ricordati e
15
conessati nel culto, trasmessi dai genitori ai Fgli.
Impariamo cosi che la luce portata dalla ede e
legata al racconto concreto della ita, al ricordo
grato dei beneFci di Dio e al compiersi progres-
sio delle sue promesse. L`architettura gotica l`ha
espresso molto bene: nelle grandi Cattedrali la
luce arria dal cielo attraerso le etrate doe si
raFgura la storia sacra. La luce di Dio ci iene
attraerso il racconto della sua rielazione, e cosi
e capace di illuminare il nostro cammino nel tem-
po, ricordando i beneFci diini, mostrando come
si compiono le sue promesse.
13. La storia di Israele ci mostra ancora la ten-
tazione dell`incredulita in cui il popolo piu olte
e caduto. L`opposto della ede appare qui come
idolatria. Mentre Mose parla con Dio sul Sinai, il
popolo non sopporta il mistero del olto diino
nascosto, non sopporta il tempo dell`attesa. La
ede per sua natura chiede di rinunciare al pos-
sesso immediato che la isione sembra orire,
e un inito ad aprirsi erso la onte della luce,
rispettando il mistero proprio di un Volto che
intende rielarsi in modo personale e a tempo
opportuno. Martin Buber citaa questa deFnizio-
ne dell`idolatria oerta dal rabbino di Kock: i e
idolatria quando un olto si riolge rierente a
un olto che non e un olto .
10
Inece della ede
in Dio si preerisce adorare l`idolo, il cui olto si
puo Fssare, la cui origine e nota perch atto da
10
+"# 4&4(/, Die rabtvvgev aer Cba..iaiv, Zrich 1949,
93.
16
noi. Daanti all`idolo non si rischia la possibilita
di una chiamata che accia uscire dalle proprie
sicurezze, perch gli idoli hanno bocca e non
parlano ,at 115,5,. Capiamo allora che l`idolo
e un pretesto per porre se stessi al centro del-
la realta, nell`adorazione dell`opera delle proprie
mani. L`uomo, perso l`orientamento ondamen-
tale che da unita alla sua esistenza, si disperde
nella molteplicita dei suoi desideri, negandosi ad
attendere il tempo della promessa, si disintegra
nei mille istanti della sua storia. Per questo l`i-
dolatria e sempre politeismo, moimento senza
meta da un signore all`altro. L`idolatria non ore
un cammino, ma una molteplicita di sentieri, che
non conducono a una meta certa e conFgurano
piuttosto un labirinto. Chi non uole aFdarsi a
Dio dee ascoltare le oci dei tanti idoli che gli
gridano: AFdati a me!`. La ede in quanto le-
gata alla conersione, e l`opposto dell`idolatria,
e separazione dagli idoli per tornare al Dio i-
ente, mediante un incontro personale. Credere
signiFca aFdarsi a un amore misericordioso che
sempre accoglie e perdona, che sostiene e orienta
l`esistenza, che si mostra potente nella sua capa-
cita di raddrizzare le storture della nostra storia.
La ede consiste nella disponibilita a lasciarsi tra-
sormare sempre di nuoo dalla chiamata di Dio.
Lcco il paradosso: nel continuo olgersi erso il
Signore, l`uomo troa una strada stabile che lo
libera dal moimento dispersio cui lo sottomet-
tono gli idoli.
1
14. Nella ede di Israele emerge anche la Fgura
di Mose, il mediatore. Il popolo non puo ede-
re il olto di Dio, e Mose a parlare con \l\l
sulla montagna e a rierire a tutti il olere del
Signore. Con questa presenza del mediatore,
Israele ha imparato a camminare unito. L`atto
di ede del singolo si inserisce in una comunita,
nel noi` comune del popolo che, nella ede, e
come un solo uomo, il mio Fglio primogenito`,
come Dio chiamera l`intero Israele ,cr . 4,22,.
La mediazione non dienta qui un ostacolo, ma
un`apertura: nell`incontro con gli altri lo sguardo
si apre erso una erita piu grande di noi stessi.
J. J. Rousseau si lamentaa di non poter ede-
re Dio personalmente: Quanti uomini tra Dio
e me! ,
11
L cosi semplice e naturale che Dio
sia andato da Mose per parlare a Jean-Jacques
Rousseau .
12
A partire da una concezione indi-
idualista e limitata della conoscenza non si puo
capire il senso della mediazione, questa capacita
di partecipare alla isione dell`altro, sapere con-
diiso che e il sapere proprio dell`amore. La ede
e un dono gratuito di Dio che chiede l`umilta e il
coraggio di Fdarsi e aFdarsi, per edere il lumi-
noso cammino dell`incontro tra Dio e gli uomini,
la storia della salezza.
a ievea aetta feae cri.tiava
15. Abramo |.| esulto nella speranza di e-
dere il mio giorno, lo ide e u pieno di gioia
11
vite, Paris 1966, 38.
12
ettre a Cbri.tobe ae eavvovt, Lausanne 1993, 110.
18
,Cr 8,56,. Secondo queste parole di Gesu, la ede
di Abramo era orientata erso di Lui, era, in un
certo senso, isione anticipata del suo mistero.
Cosi lo intende sant`Agostino, quando aerma
che i Patriarchi si salarono per la ede, non ede
in Cristo gia enuto, ma ede in Cristo che sta-
a per enire, ede tesa erso l`eento uturo di
Gesu.
13
La ede cristiana e centrata in Cristo, e
conessione che Gesu e il Signore e che Dio lo ha
risuscitato dai morti ,cr Rv 10,9,. 1utte le linee
dell`Antico 1estamento si raccolgono in Cristo,
Lgli dienta il si` deFnitio a tutte le promes-
se, ondamento del nostro Amen` Fnale a Dio
,cr 2 Cor 1,20,. La storia di Gesu e la manie-
stazione piena dell`aFdabilita di Dio. Se Israele
ricordaa i grandi atti di amore di Dio, che or-
maano il centro della sua conessione e apriano
lo sguardo della sua ede, adesso la ita di Gesu
appare come il luogo dell`interento deFnitio di
Dio, la suprema maniestazione del suo amore
per noi. Quella che Dio ci riolge in Gesu non e
una parola in piu tra tante altre, ma la sua Paro-
la eterna ,cr b 1,1-2,. Non c`e nessuna garan-
zia piu grande che Dio possa dare per rassicu-
rarci del suo amore, come ci ricorda san Paolo
,cr Rv 8,31-39,. La ede cristiana e dunque
ede nell`Amore pieno, nel suo potere eFcace,
nella sua capacita di trasormare il mondo e di
illuminare il tempo. Abbiamo conosciuto e cre-
duto all`amore che Dio ha per noi ,1 Cr 4,16,.
13
Cr v ob. ravg., 45, 9: P 35, 122-123.
19
La ede coglie nell`amore di Dio maniestato in
Gesu il ondamento su cui poggia la realta e la
sua destinazione ultima.
16. La proa massima dell`aFdabilita dell`amo-
re di Cristo si troa nella sua morte per l`uomo.
Se dare la ita per gli amici e la massima pro-
a di amore ,cr Cr 15,13,, Gesu ha oerto la
sua per tutti, anche per coloro che erano nemici,
per trasormare il cuore. Lcco perch gli ean-
gelisti hanno situato nell`ora della Croce il mo-
mento culminante dello sguardo di ede, perch
in quell`ora risplende l`altezza e l`ampiezza dell`a-
more diino. San Gioanni collochera qui la sua
testimonianza solenne quando, insieme alla Ma-
dre di Gesu, contemplo Colui che hanno traFtto
,cr Cr 19,3,: Chi ha isto ne da testimonianza
e la sua testimonianza e era, egli sa che dice il
ero, perch anche oi crediate ,Cr 19,35,. l.
M. Dostoeskij, nella sua opera `aiota, a dire al
protagonista, il principe Myskin, alla ista del di-
pinto di Cristo morto nel sepolcro, opera di lans
lolbein il Gioane: Quel quadro potrebbe an-
che ar perdere la ede a qualcuno .
14
Il dipinto
rappresenta inatti, in modo molto crudo, gli e-
etti distruttii della morte sul corpo di Cristo.
L tuttaia, e proprio nella contemplazione della
morte di Gesu che la ede si raorza e ricee una
luce solgorante, quando essa si riela come ede
nel suo amore incrollabile per noi, che e capa-
14
Parte II, IV.
20
ce di entrare nella morte per salarci. In questo
amore, che non si e sottratto alla morte per ma-
niestare quanto mi ama, e possibile credere, la
sua totalita ince ogni sospetto e ci permette di
aFdarci pienamente a Cristo.
1. Ora, la morte di Cristo sela l`aFdabilita
totale dell`amore di Dio alla luce della sua Risur-
rezione. In quanto risorto, Cristo e testimone a-
Fdabile, degno di ede ,cr . 1,5, b 2,1,, ap-
poggio solido per la nostra ede. Se Cristo non e
risorto, ana e la ostra ede , aerma san Paolo
,1 Cor 15,1,. Se l`amore del Padre non aesse
atto risorgere Gesu dai morti, se non aesse po-
tuto ridare ita al suo corpo, allora non sarebbe
un amore pienamente aFdabile, capace di illumi-
nare anche le tenebre della morte. Quando san
Paolo parla della sua nuoa ita in Cristo, si rie-
risce alla ede del liglio di Dio, che mi ha ama-
to e ha consegnato se stesso per me ,Cat 2,20,.
Questa ede del liglio di Dio` e certamente la
ede dell`Apostolo delle genti in Gesu, ma sup-
pone anche l`aFdabilita di Gesu, che si onda,
si, nel suo amore Fno alla morte, ma anche nel
suo essere liglio di Dio. Proprio perch Gesu e
il liglio, perch e radicato in modo assoluto nel
Padre, ha potuto incere la morte e ar risplende-
re in pienezza la ita. La nostra cultura ha perso
la percezione di questa presenza concreta di Dio,
della sua azione nel mondo. Pensiamo che Dio
si troi solo al di la, in un altro liello di realta,
separato dai nostri rapporti concreti. Ma se osse
21
cosi, se Dio osse incapace di agire nel mondo, il
suo amore non sarebbe eramente potente, era-
mente reale, e non sarebbe quindi neanche ero
amore, capace di compiere quella elicita che
promette. Credere o non credere in Lui sareb-
be allora del tutto indierente. I cristiani, inece,
conessano l`amore concreto e potente di Dio,
che opera eramente nella storia e ne determina
il destino Fnale, amore che si e atto incontrabile,
che si e rielato in pienezza nella Passione, Morte
e Risurrezione di Cristo.
18. La pienezza cui Gesu porta la ede ha un
altro aspetto decisio. Nella ede, Cristo non e
soltanto Colui in cui crediamo, la maniestazio-
ne massima dell`amore di Dio, ma anche Colui al
quale ci uniamo per poter credere. La ede, non
solo guarda a Gesu, ma guarda dal punto di ista
di Gesu, con i suoi occhi: e una partecipazione al
suo modo di edere. In tanti ambiti della ita ci
aFdiamo ad altre persone che conoscono le cose
meglio di noi. Abbiamo Fducia nell`architetto che
costruisce la nostra casa, nel armacista che ci o-
re il medicamento per la guarigione, nell`ao-
cato che ci diende in tribunale. Abbiamo anche
bisogno di qualcuno che sia aFdabile ed esper-
to nelle cose di Dio. Gesu, suo liglio, si presen-
ta come Colui che ci spiega Dio ,cr Cr 1,18,.
La ita di Cristo - il suo modo di conoscere
il Padre, di iere totalmente nella relazione con
Lui - apre uno spazio nuoo all`esperienza
umana e noi i possiamo entrare. San Gioanni
22
ha espresso l`importanza del rapporto personale
con Gesu per la nostra ede attraerso ari usi
del erbo creaere. Insieme al credere che` e ero
cio che Gesu ci dice ,cr Cr 14,10, 20,31,, Gio-
anni usa anche le locuzioni credere a` Gesu e
credere in` Gesu. Crediamo a` Gesu, quando
accettiamo la sua Parola, la sua testimonianza,
perch egli e eritiero ,cr Cr 6,30,. Crediamo
in` Gesu, quando lo accogliamo personalmente
nella nostra ita e ci aFdiamo a Lui, aderendo
a Lui nell`amore e seguendolo lungo la strada
,cr Cr 2,11, 6,4, 12,44,.
Per permetterci di conoscerlo, accoglierlo
e seguirlo, il liglio di Dio ha assunto la nostra
carne, e cosi la sua isione del Padre e aenuta
anche in modo umano, attraerso un cammino e
un percorso nel tempo. La ede cristiana e ede
nell`Incarnazione del Verbo e nella sua Risurre-
zione nella carne, e ede in un Dio che si e atto
cosi icino da entrare nella nostra storia. La ede
nel liglio di Dio atto uomo in Gesu di Nazaret
non ci separa dalla realta, ma ci permette di co-
gliere il suo signiFcato piu proondo, di scoprire
quanto Dio ama questo mondo e lo orienta in-
cessantemente erso di S, e questo porta il cri-
stiano a impegnarsi, a iere in modo ancora piu
intenso il cammino sulla terra.
a .atrea veaiavte ta feae
19. A partire da questa partecipazione al modo
di edere di Gesu, l`Apostolo Paolo, nei suoi
scritti, ci ha lasciato una descrizione dell`esistenza
23
credente. Colui che crede, nell`accettare il dono
della ede, e trasormato in una creatura nuoa,
ricee un nuoo essere, un essere Fliale, dien-
ta Fglio nel liglio. Abba, Padre` e la parola piu
caratteristica dell`esperienza di Gesu, che dienta
centro dell`esperienza cristiana ,cr Rv 8,15,. La
ita nella ede, in quanto esistenza Fliale, e rico-
noscere il dono originario e radicale che sta alla
base dell`esistenza dell`uomo, e puo riassumer-
si nella rase di san Paolo ai Corinzi: Che cosa
possiedi che tu non l`abbia riceuto ,1 Cor 4,,.
Proprio qui si colloca il cuore della polemica di
san Paolo con i arisei, la discussione sulla sal-
ezza mediante la ede o mediante le opere della
legge. Cio che san Paolo riFuta e l`atteggiamento
di chi uole giustiFcare se stesso daanti a Dio
tramite il proprio operare. Costui, anche quan-
do obbedisce ai comandamenti, anche quando
compie opere buone, mette al centro se stesso,
e non riconosce che l`origine della bonta e Dio.
Chi opera cosi, chi uole essere onte della pro-
pria giustizia, la ede presto esaurirsi e scopre di
non potersi neppure mantenere nella edelta alla
legge. Si rinchiude, isolandosi dal Signore e da-
gli altri, e per questo la sua ita si rende ana, le
sue opere sterili, come albero lontano dall`acqua.
Sant`Agostino cosi si esprime nel suo linguaggio
conciso ed eFcace: .b eo qvi fecit te voti aefcere
vec aa te , Da colui che ha atto te, non allonta-
narti neppure per andare erso di te .
15
Quando
15
De covtivevtia, 4, 11: P 40, 356.
24
l`uomo pensa che allontanandosi da Dio troera
se stesso, la sua esistenza allisce ,cr c 15,11-
24,. L`inizio della salezza e l`apertura a qualcosa
che precede, a un dono originario che aerma la
ita e custodisce nell`esistenza. Solo nell`aprirci a
quest`origine e nel riconoscerla e possibile essere
trasormati, lasciando che la salezza operi in noi
e renda la ita econda, piena di rutti buoni. La
salezza attraerso la ede consiste nel riconosce-
re il primato del dono di Dio, come riassume san
Paolo: Per grazia inatti siete stati salati me-
diante la ede, e cio non iene da oi, ma e dono
di Dio ,f 2,8,.
20. La nuoa logica della ede e centrata su Cri-
sto. La ede in Cristo ci sala perch e in Lui che
la ita si apre radicalmente a un Amore che ci
precede e ci trasorma dall`interno, che agisce in
noi e con noi. Cio appare con chiarezza nell`e-
segesi che l`Apostolo delle genti a di un testo
del Deuteronomio, esegesi che si inserisce nella
dinamica piu proonda dell`Antico 1estamento.
Mose dice al popolo che il comando di Dio non e
troppo alto n troppo lontano dall`uomo. Non si
dee dire: Chi salira in cielo per prendercelo
o Chi attraersera per noi il mare per prenderce-
lo ,cr Dt 30,11-14,. Questa icinanza della Pa-
rola di Dio iene interpretata da san Paolo come
rierita alla presenza di Cristo nel cristiano: Non
dire nel tuo cuore: Chi salira al cielo - per arne
cioe discendere Cristo -, oppure: Chi scende-
ra nell`abisso - per are cioe risalire Cristo dai
25
morti ,Rv 10,6-,. Cristo e disceso sulla terra
ed e risuscitato dai morti, con la sua Incarnazio-
ne e Risurrezione, il liglio di Dio ha abbracciato
l`intero cammino dell`uomo e dimora nei nostri
cuori attraerso lo Spirito Santo. La ede sa che
Dio si e atto molto icino a noi, che Cristo ci e
stato dato come grande dono che ci trasorma
interiormente, che abita in noi, e cosi ci dona la
luce che illumina l`origine e la Fne della ita, l`in-
tero arco del cammino umano.
21. Possiamo cosi capire la noita alla quale la
ede ci porta. Il credente e trasormato dall`Amo-
re, a cui si e aperto nella ede, e nel suo aprirsi a
questo Amore che gli e oerto, la sua esistenza
si dilata oltre s. San Paolo puo aermare: Non
io piu io, ma Cristo ie in me ,Cat 2,20,, ed
esortare: Che il Cristo abiti per la ede nei ostri
cuori ,f 3,1,. Nella ede, l`io` del credente si
espande per essere abitato da un Altro, per iere
in un Altro, e cosi la sua ita si allarga nell`A-
more. Qui si situa l`azione propria dello Spirito
Santo. Il cristiano puo aere gli occhi di Gesu, i
suoi sentimenti, la sua disposizione Fliale, perch
iene reso partecipe del suo Amore, che e lo Spi-
rito. L in questo Amore che si ricee in qualche
modo la isione propria di Gesu. luori da questa
conormazione nell`Amore, uori della presen-
za dello Spirito che lo inonde nei nostri cuori
,cr Rv 5,5,, e impossibile conessare Gesu come
Signore ,cr 1 Cor 12,3,.
26
a forva eccte.iate aetta feae
22. In questo modo l`esistenza credente dien-
ta esistenza ecclesiale. Quando san Paolo parla ai
cristiani di Roma di quell`unico corpo che tutti i
credenti sono in Cristo, li esorta a non antarsi,
ognuno dee alutarsi inece secondo la misura
di ede che Dio gli ha dato ,Rv 12,3,. Il cre-
dente impara a edere se stesso a partire dalla
ede che proessa: la Fgura di Cristo e lo spec-
chio in cui scopre la propria immagine realizza-
ta. L come Cristo abbraccia in s tutti i credenti,
che ormano il suo corpo, il cristiano comprende
se stesso in questo corpo, in relazione originaria
a Cristo e ai ratelli nella ede. L`immagine del
corpo non uole ridurre il credente a semplice
parte di un tutto anonimo, a mero elemento di
un grande ingranaggio, ma sottolinea piuttosto
l`unione itale di Cristo con i credenti e di tutti i
credenti tra loro ,cr Rv 12,4-5,. I cristiani sono
uno` ,cr Cat 3,28,, senza perdere la loro indii-
dualita, e nel serizio agli altri ognuno guadagna
Fno in ondo il proprio essere. Si capisce allo-
ra perch uori da questo corpo, da questa unita
della Chiesa in Cristo, da questa Chiesa che -
secondo le parole di Romano Guardini - e la
portatrice storica dello sguardo plenario di Cristo
sul mondo ,
16
la ede perde la sua misura`, non
troa piu il suo equilibrio, lo spazio necessario
16
1ov !e.ev /atboti.cber !ettav.cbavvvg ,1923,, in: |v
ter.cbeiavvg ae. Cbri.tticbev. Ce.avvette tvaiev 121, Mainz
1963, 24.
2
per sorreggersi. La ede ha una orma necessa-
riamente ecclesiale, si conessa dall`interno del
corpo di Cristo, come comunione concreta dei
credenti. L da questo luogo ecclesiale che essa
apre il singolo cristiano erso tutti gli uomini. La
parola di Cristo, una olta ascoltata e per il suo
stesso dinamismo, si trasorma nel cristiano in ri-
sposta, e dienta essa stessa parola pronunciata,
conessione di ede. San Paolo aerma: Con il
cuore inatti si crede |.|, e con la bocca si a la
proessione di ede. ,Rv 10,10,. La ede non e
un atto priato, una concezione indiidualistica,
un`opinione soggettia, ma nasce da un ascolto
ed e destinata a pronunciarsi e a dientare an-
nuncio. Inatti, come crederanno in colui del
quale non hanno sentito parlare Come ne sen-
tiranno parlare senza qualcuno che lo annunci
,Rv 10,14,. La ede si a allora operante nel cri-
stiano a partire dal dono riceuto, dall`Amore che
attira erso Cristo ,cr Cat 5,6, e rende partecipi
del cammino della Chiesa, pellegrina nella storia
erso il compimento. Per chi e stato trasormato
in questo modo, si apre un nuoo modo di ede-
re, la ede dienta luce per i suoi occhi.
29
CAPI1OLO SLCONDO
.(#,1,#'/()(/(-(6##
,1,#'1+2/(,)(/(-(##
,cr . ,9,
eae e rerita
23. Se non crederete, non comprenderete ,cr
. ,9,. La ersione greca della Bibbia ebraica, la
traduzione dei Settanta realizzata in Alessandria
d`Lgitto, traducea cosi le parole del proeta Isa-
ia al re Acaz. In questo modo la questione della
conoscenza della erita enia messa al centro
della ede. Nel testo ebraico, tuttaia, leggiamo
diersamente. In esso il proeta dice al re: Se
non crederete, non resterete saldi`. C`e qui un
gioco di parole con due orme del erbo `avav:
crederete` ,ta`avivv,, e resterete saldi` ,te`ave
vv,. Impaurito dalla potenza dei suoi nemici, il
re cerca la sicurezza che gli puo dare un`alleanza
con il grande impero di Assiria. Il proeta, allora,
lo inita ad aFdarsi soltanto alla era roccia che
non acilla, il Dio di Israele. Poich Dio e aF-
dabile, e ragioneole aere ede in Lui, costruire
la propria sicurezza sulla sua Parola. L questo il
Dio che Isaia piu aanti chiamera, per due olte,
il Dio-Amen` ,cr . 65,16,, ondamento incrol-
labile di edelta all`alleanza. Si potrebbe pensare
che la ersione greca della Bibbia, nel tradurre
essere saldo` con comprendere`, abbia opera-
to un cambiamento proondo del testo, passan-
do dalla nozione biblica di aFdamento a Dio a
30
quella greca della comprensione. 1uttaia, questa
traduzione, che accettaa certamente il dialogo
con la cultura ellenistica, non e estranea alla di-
namica proonda del testo ebraico. La saldezza
che Isaia promette al re passa, inatti, per la com-
prensione dell`agire di Dio e dell`unita che Lgli
da alla ita dell`uomo e alla storia del popolo. Il
proeta esorta a comprendere le ie del Signore,
troando nella edelta di Dio il piano di saggezza
che goerna i secoli. Sant`Agostino ha espresso
la sintesi del comprendere` e dell`essere saldo`
nelle sue Conessioni, quando parla della erita,
cui ci si puo aFdare per poter restare in piedi:
Saro saldo e mi consolidero in te, |.| nella tua
erita .
1
Dal contesto sappiamo che sant`Ago-
stino uole mostrare il modo in cui questa erita
aFdabile di Dio e, come emerge nella Bibbia, la
sua presenza edele lungo la storia, la sua capacita
di tenere insieme i tempi, raccogliendo la disper-
sione dei giorni dell`uomo.
18
24. Il testo di Isaia, letto in questa luce, porta a
una conclusione: l`uomo ha bisogno di conoscen-
za, ha bisogno di erita, perch senza di essa non
si sostiene, non a aanti. La ede, senza erita,
non sala, non rende sicuri i nostri passi. Resta
una bella Faba, la proiezione dei nostri desideri
di elicita, qualcosa che ci accontenta solo nella
misura in cui ogliamo illuderci. Oppure si riduce
a un bel sentimento, che consola e riscalda, ma
1
XI, 30, 40: P 32, 825.
18
Cr ibia., 825-826.
31
resta soggetto al mutarsi del nostro animo, alla
ariabilita dei tempi, incapace di sorreggere un
cammino costante nella ita. Se la ede osse cosi,
il re Acaz arebbe ragione a non giocare la sua
ita e la sicurezza del suo regno su di un`emozio-
ne. Ma proprio per il suo nesso intrinseco con la
erita, la ede e capace di orire una luce nuoa,
superiore ai calcoli del re, perch essa ede piu
lontano, perch comprende l`agire di Dio, che e
edele alla sua alleanza e alle sue promesse.
25. Richiamare la connessione della ede con
la erita e oggi piu che mai necessario, proprio
per la crisi di erita in cui iiamo. Nella cultu-
ra contemporanea si tende spesso ad accettare
come erita solo quella della tecnologia: e ero
cio che l`uomo riesce a costruire e misurare con
la sua scienza, ero perch unziona, e cosi ren-
de piu comoda e ageole la ita. Questa sembra
oggi l`unica erita certa, l`unica condiisibile con
altri, l`unica su cui si puo discutere e impegnarsi
insieme. Dall`altra parte i sarebbero poi le erita
del singolo, che consistono nell`essere autentici
daanti a quello che ognuno sente nel suo inter-
no, alide solo per l`indiiduo e che non possono
essere proposte agli altri con la pretesa di serire
il bene comune. La erita grande, la erita che
spiega l`insieme della ita personale e sociale, e
guardata con sospetto. Non e stata orse questa
- ci si domanda - la erita pretesa dai grandi
totalitarismi del secolo scorso, una erita che im-
ponea la propria concezione globale per schiac-
32
ciare la storia concreta del singolo Rimane allora
solo un relatiismo in cui la domanda sulla erita
di tutto, che e in ondo anche la domanda su Dio,
non interessa piu. L logico, in questa prospettia,
che si oglia togliere la connessione della religio-
ne con la erita, perch questo nesso sarebbe alla
radice del anatismo, che uole sopraare chi non
condiide la propria credenza. Possiamo parlare,
a questo riguardo, di un grande oblio nel nostro
mondo contemporaneo. La domanda sulla erita
e, inatti, una questione di memoria, di memoria
proonda, perch si riolge a qualcosa che ci pre-
cede e, in questo modo, puo riuscire a unirci oltre
il nostro io` piccolo e limitato. L una domanda
sull`origine di tutto, alla cui luce si puo edere la
meta e cosi anche il senso della strada comune.
Covo.ceva aetta rerita e avore
26. In questa situazione, puo la ede cristiana
orire un serizio al bene comune circa il modo
giusto di intendere la erita Per rispondere e
necessario rinettere sul tipo di conoscenza pro-
prio della ede. Puo aiutarci un`espressione di san
Paolo, quando aerma: Con il cuore si crede
,Rv 10,10,. Il cuore, nella Bibbia, e il centro
dell`uomo, doe s`intrecciano tutte le sue dimen-
sioni: il corpo e lo spirito, l`interiorita della per-
sona e la sua apertura al mondo e agli altri, l`in-
telletto, il olere, l`aettiita. Lbbene, se il cuore
e capace di tenere insieme queste dimensioni, e
perch esso e il luogo doe ci apriamo alla e-
rita e all`amore e lasciamo che ci tocchino e ci
33
trasormino nel proondo. La ede trasorma la
persona intera, appunto in quanto essa si apre
all`amore. L in questo intreccio della ede con l`a-
more che si comprende la orma di conoscenza
propria della ede, la sua orza di coninzione, la
sua capacita di illuminare i nostri passi. La ede
conosce in quanto e legata all`amore, in quanto
l`amore stesso porta una luce. La comprensione
della ede e quella che nasce quando riceiamo il
grande amore di Dio che ci trasorma interior-
mente e ci dona occhi nuoi per edere la realta.
2. L noto il modo in cui il Flosoo Ludwig
\ittgenstein ha spiegato la connessione tra la
ede e la certezza. Credere sarebbe simile, secon-
do lui, all`esperienza dell`innamoramento, conce-
pita come qualcosa di soggettio, improponibile
come erita alida per tutti.
19
All`uomo moderno
sembra, inatti, che la questione dell`amore non
abbia a che are con il ero. L`amore risulta oggi
un`esperienza legata al mondo dei sentimenti in-
costanti e non piu alla erita.
Daero questa e una descrizione adeguata
dell`amore In realta, l`amore non si puo ridurre
a un sentimento che a e iene. Lsso tocca, si,
la nostra aettiita, ma per aprirla alla persona
amata e iniziare cosi un cammino, che e un uscire
dalla chiusura nel proprio io e andare erso l`al-
tra persona, per ediFcare un rapporto duraturo,
l`amore mira all`unione con la persona amata. Si
19
Cr 1ervi.cbte ever/vvgev , Cvttvre ava 1atve, G.l.
on \right ,a cura di,, Oxord 1991, 32-33, 61-64.
34
riela allora in che senso l`amore ha bisogno di
erita. Solo in quanto e ondato sulla erita l`a-
more puo perdurare nel tempo, superare l`istante
eFmero e rimanere saldo per sostenere un cam-
mino comune. Se l`amore non ha rapporto con la
erita, e soggetto al mutare dei sentimenti e non
supera la proa del tempo. L`amore ero inece
uniFca tutti gli elementi della nostra persona e
dienta una luce nuoa erso una ita grande e
piena. Senza erita l`amore non puo orire un
incolo solido, non riesce a portare l`io` al di
la del suo isolamento, n a liberarlo dall`istante
ugace per ediFcare la ita e portare rutto.
Se l`amore ha bisogno della erita, anche la
erita ha bisogno dell`amore. Amore e erita non
si possono separare. Senza amore, la erita di-
enta redda, impersonale, oppressia per la ita
concreta della persona. La erita che cerchiamo,
quella che ore signiFcato ai nostri passi, ci illu-
mina quando siamo toccati dall`amore. Chi ama
capisce che l`amore e esperienza di erita, che
esso stesso apre i nostri occhi per edere tutta la
realta in modo nuoo, in unione con la persona
amata. In questo senso, san Gregorio Magno ha
scritto che avor i.e votitia e.t , l`amore stesso
e una conoscenza, porta con s una logica nuo-
a.
20
Si tratta di un modo relazionale di guarda-
re il mondo, che dienta conoscenza condiisa,
isione nella isione dell`altro e isione comune
su tutte le cose. Guglielmo di Saint 1hierry, nel
20
ovitiae iv ravgetia, II, 2, 4: P 6, 120.
35
Medioeo, segue questa tradizione quando com-
menta un ersetto del Cantico dei Cantici in cui
l`amato dice all`amata: I tuoi occhi sono occhi di
colomba ,cr Ct 1,15,.
21
Questi due occhi, spiega
Guglielmo, sono la ragione credente e l`amore,
che dientano un solo occhio per giungere a con-
templare Dio, quando l`intelletto si a intelletto
di un amore illuminato .
22
28. Questa scoperta dell`amore come onte di
conoscenza, che appartiene all`esperienza origi-
naria di ogni uomo, troa espressione autoreo-
le nella concezione biblica della ede. Gustando
l`amore con cui Dio lo ha scelto e lo ha generato
come popolo, Israele arria a comprendere l`uni-
ta del disegno diino, dall`origine al compimento.
La conoscenza della ede, per il atto di nascere
dall`amore di Dio che stabilisce l`Alleanza, e co-
noscenza che illumina un cammino nella storia.
L per questo, inoltre, che, nella Bibbia, erita e
edelta anno insieme: il Dio ero e il Dio edele,
Colui che mantiene le sue promesse e permette,
nel tempo, di comprendere il suo disegno. Attra-
erso l`esperienza dei proeti, nel dolore dell`esi-
lio e nella speranza di un ritorno deFnitio alla
citta santa, Israele ha intuito che questa erita di
Dio si estendea oltre la propria storia, per ab-
bracciare la storia intera del mondo, a cominciare
dalla creazione. La conoscenza della ede illumi-
21
Cr o.itio .ver Cavtica Cavticorvv, XVIII, 88: CC,
Covtivvatio Meaiaerati. 8, 6.
22
bia.6 XIX, 90: CC, Covtivvatio Meaiaerati. 8, 69.
36
na non solo il percorso particolare di un popolo,
ma il corso intero del mondo creato, dalla sua
origine alla sua consumazione.
a feae cove a.cotto e ri.iove
29. Proprio perch la conoscenza della ede e
legata all`alleanza di un Dio edele, che intreccia
un rapporto di amore con l`uomo e gli riolge
la Parola, essa e presentata dalla Bibbia come un
ascolto, e associata al senso dell`udito. San Paolo
usera una ormula dientata classica: fae. e av
aitv, la ede iene dall`ascolto ,Rv 10,1,. La
conoscenza associata alla parola e sempre cono-
scenza personale, che riconosce la oce, si apre
ad essa in liberta e la segue in obbedienza. Percio
san Paolo ha parlato dell`obbedienza della ede`
,cr Rv 1,5, 16,26,.
23
La ede e, inoltre, conoscen-
za legata al trascorrere del tempo, di cui la parola
ha bisogno per pronunciarsi: e conoscenza che
s`impara solo in un cammino di sequela. L`ascol-
23
A Dio che riela e douta l`obbedienza della ede`
,Rv 16,26, cr Rv 1,5, 2 Cor 10,5-6,, con la quale l`uomo gli si
abbandona tutt`intero e liberamente prestandogli il pieno osse-
quio dell`intelletto e della olonta e assentendo olontariamente
alla Rielazione che egli a. Perch si possa prestare questa ede,
sono necessari la grazia di Dio che preiene e soccorre e gli aiuti
interiori dello Spirito Santo, il quale muoa il cuore e lo riolga
a Dio, apra gli occhi dello spirito e dia a tutti dolcezza nel con-
sentire e nel credere alla erita. AFnch poi l`intelligenza della
Rielazione dienti sempre piu proonda, lo stesso Spirito San-
to pereziona continuamente la ede per mezzo dei suoi doni
,'1,'"#('&+"#3%-"#00, Cost. dogm. sulla diina Rielazione Dei
1erbvv, 5,.
3
to aiuta a raFgurare bene il nesso tra conoscenza
e amore.
Per quanto concerne la conoscenza della
erita, l`ascolto e stato a olte contrapposto alla
isione, che sarebbe propria della cultura greca.
La luce, se da una parte ore la contemplazione
del tutto, cui l`uomo ha sempre aspirato, dall`altra
non sembra lasciar spazio alla liberta, perch di-
scende dal cielo e arria direttamente all`occhio,
senza chiedere che l`occhio risponda. Lssa, inol-
tre, sembrerebbe initare a una contemplazione
statica, separata dal tempo concreto in cui l`uo-
mo gode e sore. Secondo questa concezione,
l`approccio biblico alla conoscenza si opporreb-
be a quello greco, che, nella ricerca di una com-
prensione completa del reale, ha collegato la co-
noscenza alla isione.
L inece chiaro che questa pretesa opposi-
zione non corrisponde al dato biblico. L`Antico
1estamento ha combinato ambedue i tipi di co-
noscenza, perch all`ascolto della Parola di Dio si
unisce il desiderio di edere il suo olto. In que-
sto modo si e potuto siluppare un dialogo con
la cultura ellenistica, dialogo che appartiene al
cuore della Scrittura. L`udito attesta la chiamata
personale e l`obbedienza, e anche il atto che la
erita si riela nel tempo, la ista ore la isione
piena dell`intero percorso e permette di situarsi
nel grande progetto di Dio, senza tale isione di-
sporremmo solo di rammenti isolati di un tutto
sconosciuto.
38
30. La connessione tra il edere e l`ascoltare,
come organi di conoscenza della ede, appare
con la massima chiarezza nel Vangelo di Gio-
anni. Per il quarto Vangelo, credere e ascoltare
e, allo stesso tempo, edere. L`ascolto della ede
aiene secondo la orma di conoscenza propria
dell`amore: e un ascolto personale, che distingue
la oce e riconosce quella del Buon Pastore ,cr
Cr 10,3-5,, un ascolto che richiede la sequela,
come accade con i primi discepoli che, senten-
dolo parlare cosi, seguirono Gesu ,Cr 1,3,.
D`altra parte, la ede e collegata anche alla isio-
ne. A olte, la isione dei segni di Gesu precede la
ede, come con i giudei che, dopo la risurrezione
di Lazzaro, alla ista di cio che egli aea com-
piuto, credettero in lui ,Cr 11,45,. Altre olte,
e la ede che porta a una isione piu proonda:
Se crederai, edrai la gloria di Dio ,Cr 11,40,.
Alla Fne, credere e edere s`intrecciano: Chi
crede in me |.| crede in colui che mi ha manda-
to, chi ede me, ede colui che mi ha mandato
,Cr 12,44-45,. Grazie a quest`unione con l`ascol-
to, il edere dienta sequela di Cristo, e la ede
appare come un cammino dello sguardo, in cui
gli occhi si abituano a edere in proondita. L
cosi, il mattino di Pasqua, si passa da Gioanni
che, ancora nel buio, daanti al sepolcro uoto,
ide e credette` ,Cr 20,8,, a Maria Maddalena
che, ormai, ede Gesu ,cr Cr 20,14, e uole
trattenerlo, ma e initata a contemplarlo nel suo
cammino erso il Padre, Fno alla piena cones-
sione della stessa Maddalena daanti ai discepoli:
lo isto il Signore! ,Cr 20,18,.
39
Come si arria a questa sintesi tra l`udire e il
edere Dienta possibile a partire dalla persona
concreta di Gesu, che si ede e si ascolta. Lgli
e la Parola atta carne, di cui abbiamo contem-
plato la gloria ,cr Cr 1,14,. La luce della ede e
quella di un Volto in cui si ede il Padre. Inatti,
la erita che la ede coglie e, nel quarto Vangelo,
la maniestazione del Padre nel liglio, nella sua
carne e nelle sue opere terrene, erita che si puo
deFnire come la ita luminosa` di Gesu.
24
Cio
signiFca che la conoscenza della ede non ci ini-
ta a guardare una erita puramente interiore. La
erita che la ede ci dischiude e una erita centra-
ta sull`incontro con Cristo, sulla contemplazione
della sua ita, sulla percezione della sua presenza.
In questo senso, san 1ommaso d`Aquino parla
dell`ocvtata fae. degli Apostoli - ede che ede!
- daanti alla isione corporea del Risorto.
25

lanno isto Gesu risorto con i loro occhi e han-
no creduto, hanno, cioe, potuto penetrare nella
proondita di quello che edeano per conessare
il liglio di Dio, seduto alla destra del Padre.
31. Soltanto cosi, attraerso l`Incarnazione,
attraerso la condiisione della nostra umanita,
potea giungere a pienezza la conoscenza pro-
pria dell`amore. La luce dell`amore, inatti, nasce
quando siamo toccati nel cuore, riceendo cosi
24
Cr 7"# .'7$0(/, Meaitatiovev vber aev ]obavvei.cbev e
griff aer !abrbeit, in: e.ivvvvg avf aa. ^eve 1e.tavevt. egeti.cbe
.vf.ate vva 1ortrage 2, lreiburg, Basel, \ien 1959, 22.
25
Cr . 1b. III, q. 55, a. 2, ad 1.
40
in noi la presenza interiore dell`amato, che ci per-
mette di riconoscere il suo mistero. Capiamo allo-
ra perch, insieme all`ascoltare e al edere, la ede
e, per san Gioanni, un toccare, come aerma
nella sua prima Lettera: Quello che noi abbiamo
udito, quello che abbiamo eduto |.| e che le
nostre mani toccarono del Verbo della ita.
,1 Cr 1,1,. Con la sua Incarnazione, con la sua
enuta tra noi, Gesu ci ha toccato e, attraerso i
Sacramenti, anche oggi ci tocca, in questo modo,
trasormando il nostro cuore, ci ha permesso e ci
permette di riconoscerlo e di conessarlo come
liglio di Dio. Con la ede, noi possiamo toccarlo,
e riceere la potenza della sua grazia. Sant`Ago-
stino, commentando il passo dell`emorroissa che
tocca Gesu per essere guarita ,cr c 8,45-46,,
aerma: 1occare con il cuore, questo e crede-
re .
26
La olla si stringe attorno a Lui, ma non lo
raggiunge con il tocco personale della ede, che
riconosce il suo mistero, il suo essere liglio che
maniesta il Padre. Solo quando siamo conFgura-
ti a Gesu, riceiamo occhi adeguati per ederlo.
t aiatogo tra feae e ragiove
32. La ede cristiana, in quanto annuncia la e-
rita dell`amore totale di Dio e apre alla potenza
di questo amore, arria al centro piu proondo
dell`esperienza di ogni uomo, che iene alla luce
grazie all`amore ed e chiamato ad amare per ri-
26
ervo 229,L, 2: P 2, 56: 1avgere avtev corae, boc e.t
creaere`.
41
manere nella luce. Mossi dal desiderio di illumi-
nare tutta la realta a partire dall`amore di Dio ma-
niestato in Gesu, cercando di amare con quello
stesso amore, i primi cristiani troarono nel
mondo greco, nella sua ame di erita, un artver
idoneo per il dialogo. L`incontro del messaggio
eangelico con il pensiero FlosoFco del mondo
antico costitui un passaggio decisio aFnch il
Vangelo arriasse a tutti i popoli, e aori una e-
conda interazione tra ede e ragione, che si e an-
data siluppando nel corso dei secoli, Fno ai no-
stri giorni. Il beato Gioanni Paolo II, nella sua
Lettera enciclica iae. et ratio, ha mostrato come
ede e ragione si raorzino a icenda.
2
Quando
troiamo la luce piena dell`amore di Gesu, sco-
priamo che in ogni nostro amore era presente un
barlume di quella luce e capiamo qual era il suo
traguardo ultimo. L, nello stesso tempo, il atto
che il nostro amore porti con s una luce, ci aiuta
a edere il cammino dell`amore erso la pienezza
di donazione totale del liglio di Dio per noi. In
questo moimento circolare, la luce della ede il-
lumina tutti i nostri rapporti umani, che possono
essere issuti in unione con l`amore e la tenerez-
za di Cristo.
33. Nella ita di sant`Agostino, troiamo un
esempio signiFcatio di questo cammino in cui la
ricerca della ragione, con il suo desiderio di erita
e di chiarezza, e stata integrata nell`orizzonte del-
2
Cr Lett. enc. iae. et ratio ,14 settembre 1998,, 3:
.. ,1999,, 61-62.
42
la ede, da cui ha riceuto nuoa comprensione.
Da una parte, egli accoglie la FlosoFa greca della
luce con la sua insistenza sulla isione. Il suo in-
contro con il neoplatonismo gli ha atto conosce-
re il paradigma della luce, che discende dall`alto
per illuminare le cose, ed e cosi un simbolo di
Dio. In questo modo sant`Agostino ha capito la
trascendenza diina e ha scoperto che tutte le
cose hanno in s una trasparenza, che poteano
cioe rinettere la bonta di Dio, il Bene. Si e cosi
liberato dal manicheismo in cui prima iea e
che lo inclinaa a pensare che il male e il bene lot-
tassero continuamente tra loro, conondendosi e
mescolandosi, senza contorni chiari. Capire che
Dio e luce gli ha dato un orientamento nuoo
nell`esistenza, la capacita di riconoscere il male di
cui era colpeole e di olgersi erso il bene.
D`altra parte, pero, nell`esperienza concreta
di sant`Agostino, che egli stesso racconta nelle
sue Covfe..iovi, il momento decisio nel suo cam-
mino di ede non e stato quello di una isione
di Dio, oltre questo mondo, ma piuttosto quello
dell`ascolto, quando nel giardino senti una oce
che gli dicea: Prendi e leggi`, egli prese il olu-
me con le Lettere di san Paolo soermandosi sul
capitolo tredicesimo di quella ai Romani.
28
Appa-
ria cosi il Dio personale della Bibbia, capace di
parlare all`uomo, di scendere a iere con lui e di
accompagnare il suo cammino nella storia, mani-
estandosi nel tempo dell`ascolto e della risposta.
28
Cr Covfe..iove., VIII, 12, 29: P 32, 62.
43
L tuttaia, questo incontro con il Dio della
Parola non ha portato sant`Agostino a riFutare
la luce e la isione. Lgli ha integrato ambedue
le prospettie, guidato sempre dalla rielazione
dell`amore di Dio in Gesu. L cosi ha elaborato
una FlosoFa della luce che accoglie in s la reci-
procita propria della parola e apre uno spazio alla
liberta dello sguardo erso la luce. Come alla pa-
rola corrisponde una risposta libera, cosi la luce
troa come risposta un`immagine che la rinette.
Sant`Agostino puo rierirsi allora, associando
ascolto e isione, alla parola che risplende all`in-
terno dell`uomo .
29
In questo modo la luce di-
enta, per cosi dire, la luce di una parola, perch
e la luce di un Volto personale, una luce che, illu-
minandoci, ci chiama e uole rinettersi nel nostro
olto per risplendere dal di dentro di noi. D`al-
tronde, il desiderio della isione del tutto, e non
solo dei rammenti della storia, rimane presente
e si compira alla Fne, quando l`uomo, come dice
il Santo di Ippona, edra e amera.
30
L questo, non
perch sara capace di possedere tutta la luce, che
sempre sara inesauribile, ma perch entrera, tutto
intero, nella luce.
34. La luce dell`amore, propria della ede, puo
illuminare gli interrogatii del nostro tempo sulla
erita. La erita oggi e ridotta spesso ad autentici-
ta soggettia del singolo, alida solo per la ita in-
29
De 1rivitate, XV, 11, 20: P 42, 101: rerbvv qvoa ivtv.
tvcet`.
30
Cr De ciritate Dei, XXII, 30, 5: P 41, 804.
44
diiduale. Una erita comune ci a paura, perch
la identiFchiamo con l`imposizione intransigente
dei totalitarismi. Se pero la erita e la erita dell`a-
more, se e la erita che si schiude nell`incontro
personale con l`Altro e con gli altri, allora resta
liberata dalla chiusura nel singolo e puo are par-
te del bene comune. Lssendo la erita di un amo-
re, non e erita che s`imponga con la iolenza,
non e erita che schiaccia il singolo. Nascendo
dall`amore puo arriare al cuore, al centro perso-
nale di ogni uomo. Risulta chiaro cosi che la ede
non e intransigente, ma cresce nella conienza
che rispetta l`altro. Il credente non e arrogante, al
contrario, la erita lo a umile, sapendo che, piu
che possederla noi, e essa che ci abbraccia e ci
possiede. Lungi dall`irrigidirci, la sicurezza della
ede ci mette in cammino, e rende possibile la
testimonianza e il dialogo con tutti.
D`altra parte, la luce della ede, in quanto
unita alla erita dell`amore, non e aliena al mondo
materiale, perch l`amore si ie sempre in corpo
e anima, la luce della ede e luce incarnata, che
procede dalla ita luminosa di Gesu. Lssa illumi-
na anche la materia, conFda nel suo ordine, co-
nosce che in essa si apre un cammino di armonia
e di comprensione sempre piu ampio. Lo sguar-
do della scienza ricee cosi un beneFcio dalla
ede: questa inita lo scienziato a rimanere aperto
alla realta, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La
ede riseglia il senso critico, in quanto impedisce
alla ricerca di essere soddisatta nelle sue ormule
e la aiuta a capire che la natura e sempre piu gran-
45
de. Initando alla meraiglia daanti al mistero
del creato, la ede allarga gli orizzonti della ragio-
ne per illuminare meglio il mondo che si schiude
agli studi della scienza.
a feae e ta ricerca ai Dio
35. La luce della ede in Gesu illumina anche
il cammino di tutti coloro che cercano Dio, e
ore il contributo proprio del cristianesimo nel
dialogo con i seguaci delle dierse religioni. La
Lettera agli Lbrei ci parla della testimonianza dei
giusti che, prima dell`Alleanza con Abramo, gia
cercaano Dio con ede. Di Lnoc si dice che u
dichiarato persona gradita a Dio ,b 11,5,, cosa
impossibile senza la ede, perch chi si aicina a
Dio, dee credere che egli esiste e che ricompensa
coloro che lo cercano ,b 11,6,. Possiamo cosi
capire che il cammino dell`uomo religioso passa
per la conessione di un Dio che si prende cura
di lui e che non e impossibile troare. Quale altra
ricompensa potrebbe orire Dio a coloro che lo
cercano, se non lasciarsi incontrare Prima anco-
ra, troiamo la Fgura di Abele, di cui pure si loda
la ede a causa della quale Dio ha gradito i suoi
doni, l`oerta dei primogeniti dei suoi greggi ,cr
b 11,4,. L`uomo religioso cerca di riconoscere i
segni di Dio nelle esperienze quotidiane della sua
ita, nel ciclo delle stagioni, nella econdita della
terra e in tutto il moimento del cosmo. Dio e
luminoso, e puo essere troato anche da coloro
che lo cercano con cuore sincero.
46
Immagine di questa ricerca sono i Magi,
guidati dalla stella Fno a Betlemme ,cr Mt 2,1-
12,. Per loro la luce di Dio si e mostrata come
cammino, come stella che guida lungo una strada
di scoperte. La stella parla cosi della pazienza di
Dio con i nostri occhi, che deono abituarsi al
suo splendore. L`uomo religioso e in cammino
e dee essere pronto a lasciarsi guidare, a uscire
da s per troare il Dio che sorprende sempre.
Questo rispetto di Dio per gli occhi dell`uomo ci
mostra che, quando l`uomo si aicina a Lui, la
luce umana non si dissole nell`immensita lumi-
nosa di Dio, come se osse una stella inghiottita
dall`alba, ma dienta piu brillante quanto e piu
prossima al uoco originario, come lo specchio
che rinette lo splendore. La conessione cristia-
na di Gesu, unico salatore, aerma che tutta
la luce di Dio si e concentrata in Lui, nella sua
ita luminosa`, in cui si sela l`origine e la con-
sumazione della storia.
31
Non c`e nessuna espe-
rienza umana, nessun itinerario dell`uomo erso
Dio, che non possa essere accolto, illuminato e
puriFcato da questa luce. Quanto piu il cristiano
s`immerge nel cerchio aperto dalla luce di Cristo,
tanto piu e capace di capire e di accompagnare la
strada di ogni uomo erso Dio.
Poich la ede si conFgura come ia, essa ri-
guarda anche la ita degli uomini che, pur non
credendo, desiderano credere e non cessano di
31
Cr '1,8/(8%901,(# 2(/# $%# )1--/0,%# )($$%# *()(,
Dich. Dovivv. e.v. ,6 agosto 2000,, 15: .. 92 ,2000,, 56.
4
cercare. Nella misura in cui si aprono all`amore
con cuore sincero e si mettono in cammino con
quella luce che riescono a cogliere, gia iono,
senza saperlo, nella strada erso la ede. Lssi cer-
cano di agire come se Dio esistesse, a olte per-
ch riconoscono la sua importanza per troare
orientamenti saldi nella ita comune, oppure per-
ch sperimentano il desiderio di luce in mezzo al
buio, ma anche perch, nel percepire quanto e
grande e bella la ita, intuiscono che la presenza
di Dio la renderebbe ancora piu grande. Racconta
sant`Ireneo di Lione che Abramo, prima di ascol-
tare la oce di Dio, gia lo cercaa nell`ardente
desiderio del suo cuore , e percorrea tutto il
mondo, domandandosi doe osse Dio , Fnch
Dio ebbe pieta di colui che, solo, lo cercaa nel
silenzio .
32
Chi si mette in cammino per praticare
il bene si aicina gia a Dio, e gia sorretto dal suo
aiuto, perch e proprio della dinamica della luce
diina illuminare i nostri occhi quando cammi-
niamo erso la pienezza dell`amore.
eae e teotogia
36. Poich la ede e una luce, ci inita a inoltrarci
in essa, a esplorare sempre di piu l`orizzonte che
illumina, per conoscere meglio cio che amiamo.
Da questo desiderio nasce la teologia cristiana. L
chiaro allora che la teologia e impossibile senza la
ede e che essa appartiene al moimento stesso
32
Devov.tratio ao.toticae raeaicatiovi., 24: C 406, 11.
48
della ede, che cerca l`intelligenza piu proonda
dell`autorielazione di Dio, culminata nel Miste-
ro di Cristo. La prima conseguenza e che nella
teologia non si da solo uno sorzo della ragio-
ne per scrutare e conoscere, come nelle scienze
sperimentali. Dio non si puo ridurre ad oggetto.
Lgli e Soggetto che si a conoscere e si maniesta
nel rapporto da persona a persona. La ede retta
orienta la ragione ad aprirsi alla luce che iene da
Dio, aFnch essa, guidata dall`amore per la eri-
ta, possa conoscere Dio in modo piu proondo. I
grandi dottori e teologi medieali hanno indicato
che la teologia, come scienza della ede, e una
partecipazione alla conoscenza che Dio ha di se
stesso. La teologia, allora, non e soltanto parola
su Dio, ma prima di tutto accoglienza e ricerca di
un`intelligenza piu proonda di quella parola che
Dio ci riolge, parola che Dio pronuncia su se
stesso, perch e un dialogo eterno di comunione,
e ammette l`uomo all`interno di questo dialogo.
33

la parte allora della teologia l`umilta che si lascia
toccare` da Dio, riconosce i suoi limiti di ronte
al Mistero e si spinge ad esplorare, con la discipli-
na propria della ragione, le insondabili ricchezze
di questo Mistero.
La teologia poi condiide la orma ecclesiale
della ede, la sua luce e la luce del soggetto creden-
te che e la Chiesa. Cio implica, da una parte, che
la teologia sia al serizio della ede dei cristiani, si
33
Cr 41,%3(,-&/%, reritoqvivv, rot.: Opera Omnia, V,
Quaracchi 1891, p. 201, v evt., roev, q. 1, resp.: Opera Om-
nia, I, Quaracchi 1891, p. , -1++%.1#)5%:&0,1, . 1b. I, q. 1.
49
metta umilmente a custodire e ad approondire il
credere di tutti, soprattutto dei piu semplici. Inol-
tre, la teologia, poich ie della ede, non con-
sideri il Magistero del Papa e dei Vescoi in co-
munione con lui come qualcosa di estrinseco, un
limite alla sua liberta, ma, al contrario, come uno
dei suoi momenti interni, costitutii, in quanto il
Magistero assicura il contatto con la onte origi-
naria, e ore dunque la certezza di attingere alla
Parola di Cristo nella sua integrita.
51
CAPI1OLO 1LRZO
30#-/%.+(--1##
:&($$1#'7(#71#/0'(3&-1#
,cr 1 Cor 15,3,
a Cbie.a, vaare aetta vo.tra feae
3. Chi si e aperto all`amore di Dio, ha ascol-
tato la sua oce e ha riceuto la sua luce, non
puo tenere questo dono per s. Poich la ede e
ascolto e isione, essa si trasmette anche come
parola e come luce. Parlando ai Corinzi, l`Apo-
stolo Paolo ha usato proprio queste due imma-
gini. Da un lato, egli dice: Animati tuttaia da
quello stesso spirito di ede di cui sta scritto: o
creavto, ercio bo artato, anche noi crediamo e per-
cio parliamo ,2 Cor 4,13,. La parola riceuta si
a risposta, conessione e, in questo modo, risuo-
na per gli altri, initandoli a credere. Dall`altro,
san Paolo si rierisce anche alla luce: Rinettendo
come in uno specchio la gloria del Signore, enia-
mo trasormati in quella medesima immagine
,2 Cor 3,18,. L una luce che si rispecchia di olto
in olto, come Mose portaa in s il rinesso della
gloria di Dio dopo aer parlato con Lui: |Dio|
riulse nei nostri cuori, per ar risplendere la co-
noscenza della gloria di Dio sul olto di Cristo
,2 Cor 4,6,. La luce di Gesu brilla, come in uno
specchio, sul olto dei cristiani e cosi si dionde,
cosi arria Fno a noi, perch anche noi possiamo
partecipare a questa isione e rinettere ad altri la
sua luce, come nella liturgia di Pasqua la luce del
52
cero accende tante altre candele. La ede si tra-
smette, per cosi dire, nella orma del contatto, da
persona a persona, come una Famma si accende
da un`altra Famma. I cristiani, nella loro poerta,
piantano un seme cosi econdo che dienta un
grande albero ed e capace di riempire il mondo
di rutti.
38. La trasmissione della ede, che brilla per
tutti gli uomini di tutti i luoghi, passa anche at-
traerso l`asse del tempo, di generazione in gene-
razione. Poich la ede nasce da un incontro che
accade nella storia e illumina il nostro cammino
nel tempo, essa si dee trasmettere lungo i secoli.
L attraerso una catena ininterrotta di testimo-
nianze che arria a noi il olto di Gesu. Come e
possibile questo Come essere sicuri di attinge-
re al ero Gesu`, attraerso i secoli Se l`uomo
osse un indiiduo isolato, se olessimo partire
soltanto dall`io` indiiduale, che uole troare
in s la sicurezza della sua conoscenza, questa
certezza sarebbe impossibile. Non posso edere
da me stesso quello che e accaduto in un`epoca
cosi distante da me. Non e questo, tuttaia, l`uni-
co modo in cui l`uomo conosce. La persona ie
sempre in relazione. Viene da altri, appartiene ad
altri, la sua ita si a piu grande nell`incontro con
altri. L anche la propria conoscenza, la stessa co-
scienza di s, e di tipo relazionale, ed e legata ad
altri che ci hanno preceduto: in primo luogo i no-
stri genitori, che ci hanno dato la ita e il nome. Il
linguaggio stesso, le parole con cui interpretiamo
53
la nostra ita e la nostra realta, ci arria attraerso
altri, preserato nella memoria ia di altri. La
conoscenza di noi stessi e possibile solo quando
partecipiamo a una memoria piu grande. Aie-
ne cosi anche nella ede, che porta a pienezza il
modo umano di comprendere. Il passato della
ede, quell`atto di amore di Gesu che ha generato
nel mondo una nuoa ita, ci arria nella memo-
ria di altri, dei testimoni, conserato io in quel
soggetto unico di memoria che e la Chiesa. La
Chiesa e una Madre che ci insegna a parlare il
linguaggio della ede. San Gioanni ha insistito
su quest`aspetto nel suo Vangelo, unendo assie-
me ede e memoria, e associando ambedue all`a-
zione dello Spirito Santo che, come dice Gesu,
i ricordera tutto ,Cr 14,26,. L`Amore che e lo
Spirito, e che dimora nella Chiesa, mantiene uniti
tra di loro tutti i tempi e ci rende contemporanei
di Gesu, dientando cosi la guida del nostro cam-
minare nella ede.
39. L impossibile credere da soli. La ede non
e solo un`opzione indiiduale che aiene nell`in-
teriorita del credente, non e rapporto isolato tra
l`io` del edele e il 1u` diino, tra il soggetto
autonomo e Dio. Lssa si apre, per sua natura, al
noi`, aiene sempre all`interno della comu-
nione della Chiesa. La orma dialogata del Creao,
usata nella liturgia battesimale, ce lo ricorda. Il
credere si esprime come risposta a un inito, ad
una parola che dee essere ascoltata e non proce-
de da me, e per questo si inserisce all`interno di
54
un dialogo, non puo essere una mera conessione
che nasce dal singolo. L possibile rispondere in
prima persona, credo`, solo perch si appartie-
ne a una comunione grande, solo perch si dice
anche crediamo`. Questa apertura al noi` ec-
clesiale aiene secondo l`apertura propria dell`a-
more di Dio, che non e solo rapporto tra Padre
e liglio, tra io` e tu`, ma nello Spirito e anche
un noi`, una comunione di persone. Lcco per-
ch chi crede non e mai solo, e perch la ede
tende a diondersi, ad initare altri alla sua gioia.
Chi ricee la ede scopre che gli spazi del suo
io` si allargano, e si generano in lui nuoe re-
lazioni che arricchiscono la ita. 1ertulliano l`ha
espresso con eFcacia parlando del catecumeno,
che dopo il laacro della nuoa nascita` e accol-
to nella casa della Madre per stendere le mani e
pregare, insieme ai ratelli, il Padre nostro, come
accolto in una nuoa amiglia.
34
acravevti e ta tra.vi..iove aetta feae
40. La Chiesa, come ogni amiglia, trasmette ai
suoi Fgli il contenuto della sua memoria. Come
arlo, in modo che niente si perda e che, al contra-
rio, tutto si approondisca sempre piu nell`eredita
della ede L attraerso la 1radizione Apostoli-
ca conserata nella Chiesa con l`assistenza dello
Spirito Santo, che noi abbiamo un contatto io
con la memoria ondante. L quanto e stato tra-
34
Cr De ati.vo, 20, 5: CC 1, 295.
55
smesso dagli Apostoli - come aerma il Con-
cilio Vaticano II - racchiude tutto quello che
sere per iere la ita santa e per accrescere la
ede del Popolo di Dio, e cosi nella sua dottrina,
nella sua ita e nel suo culto la Chiesa perpetua e
trasmette a tutte le generazioni tutto cio che essa
e, tutto cio che essa crede .
35
La ede, inatti, ha bisogno di un ambito
in cui si possa testimoniare e comunicare, e che
questo sia corrispondente e proporzionato a cio
che si comunica. Per trasmettere un contenuto
meramente dottrinale, un`idea, orse basterebbe
un libro, o la ripetizione di un messaggio orale.
Ma cio che si comunica nella Chiesa, cio che si
trasmette nella sua 1radizione iente, e la luce
nuoa che nasce dall`incontro con il Dio io,
una luce che tocca la persona nel suo centro, nel
cuore, coinolgendo la sua mente, il suo olere e
la sua aettiita, aprendola a relazioni ie nella
comunione con Dio e con gli altri. Per trasmettere
tale pienezza esiste un mezzo speciale, che mette
in gioco tutta la persona, corpo e spirito, interio-
rita e relazioni. Questo mezzo sono i Sacramenti,
celebrati nella liturgia della Chiesa. In essi si co-
munica una memoria incarnata, legata ai luoghi e
ai tempi della ita, associata a tutti i sensi, in essi
la persona e coinolta, in quanto membro di un
soggetto io, in un tessuto di relazioni comuni-
tarie. Per questo, se e ero che i Sacramenti sono
35
Cost. dogm. sulla diina Rielazione Dei 1erbvv, 8.#
56
i Sacramenti della ede,
36
si dee anche dire che
la ede ha una struttura sacramentale. Il riseglio
della ede passa per il riseglio di un nuoo senso
sacramentale della ita dell`uomo e dell`esistenza
cristiana, mostrando come il isibile e il materiale
si aprono erso il mistero dell`eterno.
41. La trasmissione della ede aiene in primo
luogo attraerso il Battesimo. Potrebbe sembrare
che il Battesimo sia solo un modo per simboliz-
zare la conessione di ede, un atto pedagogico
per chi ha bisogno di immagini e gesti, ma da cui,
in ondo, si potrebbe prescindere. Una parola di
san Paolo, a proposito del Battesimo, ci ricorda
che non e cosi. Lgli aerma che per mezzo del
battesimo siamo |.| sepolti insieme a Cristo
nella morte, perch come Cristo u risuscitato dai
morti per mezzo della gloria del Padre, cosi an-
che noi possiamo camminare in una ita nuoa
,Rv 6,4,. Nel Battesimo dientiamo nuoa cre-
atura e Fgli adottii di Dio. L`Apostolo aerma
poi che il cristiano e stato aFdato a una orma
di insegnamento` ,t,o. aiaacbe.,, cui obbedisce di
cuore ,cr Rv 6,1,. Nel Battesimo l`uomo rice-
e anche una dottrina da proessare e una orma
concreta di ita che richiede il coinolgimento di
tutta la sua persona e lo incammina erso il bene.
Viene traserito in un ambito nuoo, aFdato a
un nuoo ambiente, a un nuoo modo di agire
36
Cr '1,'"#('&+"#3%-"#00, Cost. sulla sacra Liturgia a
cro.avctvv Covcitivv, 59.
5
comune, nella Chiesa. Il Battesimo ci ricorda cosi
che la ede non e opera dell`indiiduo isolato, non
e un atto che l`uomo possa compiere contando
solo sulle proprie orze, ma dee essere riceuta,
entrando nella comunione ecclesiale che trasmet-
te il dono di Dio: nessuno battezza se stesso, cosi
come nessuno nasce da solo all`esistenza. Siamo
stati battezzati.
42. Quali sono gli elementi battesimali che ci
introducono in questa nuoa orma di insegna-
mento` Sul catecumeno s`inoca in primo luogo
il nome della 1rinita: Padre, liglio e Spirito Santo.
Si ore cosi Fn dall`inizio una sintesi del cammi-
no della ede. Il Dio che ha chiamato Abramo e
ha oluto chiamarsi suo Dio, il Dio che ha riela-
to il suo nome a Mose, il Dio che nel consegnarci
suo liglio ci ha rielato pienamente il mistero del
suo Nome, dona al battezzato una nuoa identi-
ta Fliale. Appare in questo modo il senso dell`a-
zione che si compie nel Battesimo, l`immersione
nell`acqua: l`acqua e, allo stesso tempo, simbolo
di morte, che ci inita a passare per la conersio-
ne dell`io`, in ista della sua apertura a un Io`
piu grande, ma e anche simbolo di ita, del grem-
bo in cui rinasciamo seguendo Cristo nella sua
nuoa esistenza. In questo modo, attraerso l`im-
mersione nell`acqua, il Battesimo ci parla della
struttura incarnata della ede. L`azione di Cristo
ci tocca nella nostra realta personale, trasorman-
doci radicalmente, rendendoci Fgli adottii di
Dio, partecipi della natura diina, modiFca cosi
58
tutti i nostri rapporti, la nostra situazione con-
creta nel mondo e nel cosmo, aprendoli alla sua
stessa ita di comunione. Questo dinamismo di
trasormazione proprio del Battesimo ci aiuta a
cogliere l`importanza del catecumenato, che oggi,
anche nelle societa di antiche radici cristiane, nel-
le quali un numero crescente di adulti si aicina
al sacramento battesimale, rieste un`importan-
za singolare per la nuoa eangelizzazione. L la
strada di preparazione al Battesimo, alla trasor-
mazione dell`intera esistenza in Cristo.
Per comprendere la connessione tra Batte-
simo e ede, ci puo essere di aiuto ricordare un
testo del proeta Isaia, che e stato associato al
Battesimo nell`antica letteratura cristiana: lor-
tezze rocciose saranno il suo riugio |.| la sua
acqua sara assicurata ,. 33,16,.
3
Il battezzato,
riscattato dall`acqua della morte, potea ergersi
in piedi sulla roccia orte`, perch aea troato
la saldezza cui aFdarsi. Cosi, l`acqua di morte
si e trasormata in acqua di ita. Il testo greco
la descriea come acqua i.t., acqua edele`.
L`acqua del Battesimo e edele perch ad essa ci
si puo aFdare, perch la sua corrente immette
nella dinamica di amore di Gesu, onte di sicu-
rezza per il nostro cammino nella ita.
43. La struttura del Battesimo, la sua conF-
gurazione come rinascita, in cui riceiamo un
nuoo nome e una nuoa ita, ci aiuta a capire il
3
Cr i.tvta arvabae, 11, 5: C 12, 162.
59
senso e l`importanza del Battesimo dei bambini.
Il bambino non e capace di un atto libero che
accolga la ede, non puo conessarla ancora da
solo, e proprio per questo essa e conessata dai
suoi genitori e dai padrini in suo nome. La ede
e issuta all`interno della comunita della Chiesa,
e inserita in un noi` comune. Cosi, il bambino
puo essere sostenuto da altri, dai suoi genitori e
padrini, e puo essere accolto nella loro ede, che
e la ede della Chiesa, simbolizzata dalla luce che
il padre attinge dal cero nella liturgia battesimale.
Questa struttura del Battesimo eidenzia l`im-
portanza della sinergia tra la Chiesa e la amiglia
nella trasmissione della ede. I genitori sono chia-
mati, secondo una parola di sant`Agostino, non
solo a generare i Fgli alla ita, ma a portarli a Dio
aFnch, attraerso il Battesimo, siano rigenerati
come Fgli di Dio, riceano il dono della ede.
38

Cosi, insieme alla ita, iene dato loro l`orienta-
mento ondamentale dell`esistenza e la sicurez-
za di un uturo buono, orientamento che erra
ulteriormente corroborato nel Sacramento della
Conermazione con il sigillo dello Spirito Santo.
44. La natura sacramentale della ede troa la
sua espressione massima nell`Lucaristia. Lssa e
nutrimento prezioso della ede, incontro con Cri-
sto presente in modo reale con l`atto supremo
di amore, il dono di Se stesso che genera ita.
38
Cr De vvtii. et covcvi.cevtia, I, 4, 5: P 44, 413: abevt
qvie ivtevtiovev geveravai regeveravao., vt qvi e ei. .aecvti ftii va.
cvvtvr iv Dei ftio. reva.cavtvr`.
60
Nell`Lucaristia troiamo l`incrocio dei due assi
su cui la ede percorre il suo cammino. Da una
parte, l`asse della storia: l`Lucaristia e atto di me-
moria, attualizzazione del mistero, in cui il passa-
to, come eento di morte e risurrezione, mostra
la sua capacita di aprire al uturo, di anticipare la
pienezza Fnale. La liturgia ce lo ricorda con il suo
boaie, l`oggi` dei misteri della salezza. D`altra
parte, si troa qui anche l`asse che conduce dal
mondo isibile erso l`inisibile. Nell`Lucaristia
impariamo a edere la proondita del reale. Il
pane e il ino si trasormano nel corpo e sangue
di Cristo, che si a presente nel suo cammino pa-
squale erso il Padre: questo moimento ci intro-
duce, corpo e anima, nel moimento di tutto il
creato erso la sua pienezza in Dio.
45. Nella celebrazione dei Sacramenti, la Chie-
sa trasmette la sua memoria, in particolare, con la
proessione di ede. In essa, non si tratta tanto di
prestare l`assenso a un insieme di erita astratte.
Al contrario, nella conessione di ede tutta la ita
entra in un cammino erso la comunione piena
con il Dio iente. Possiamo dire che nel Creao il
credente iene initato a entrare nel mistero che
proessa e a lasciarsi trasormare da cio che pro-
essa. Per capire il senso di questa aermazione,
pensiamo anzitutto al contenuto del Creao. Lsso
ha una struttura trinitaria: il Padre e il liglio si
uniscono nello Spirito di amore. Il credente a-
erma cosi che il centro dell`essere, il segreto piu
proondo di tutte le cose, e la comunione dii-
61
na. Inoltre, il Creao contiene anche una cones-
sione cristologica: si ripercorrono i misteri della
ita di Gesu, Fno alla sua Morte, Risurrezione
e Ascensione al Cielo, nell`attesa della sua enu-
ta Fnale nella gloria. Si dice, dunque, che questo
Dio comunione, scambio di amore tra Padre e
liglio nello Spirito, e capace di abbracciare la sto-
ria dell`uomo, di introdurlo nel suo dinamismo
di comunione, che ha nel Padre la sua origine e
la sua meta Fnale. Colui che conessa la ede, si
ede coinolto nella erita che conessa. Non
puo pronunciare con erita le parole del Creao,
senza essere per cio stesso trasormato, senza
immettersi nella storia di amore che lo abbraccia,
che dilata il suo essere rendendolo parte di una
comunione grande, del soggetto ultimo che pro-
nuncia il Creao e che e la Chiesa. 1utte le erita
che si credono dicono il mistero della nuoa ita
della ede come cammino di comunione con il
Dio iente.
eae, regbiera e Decatogo
46. Altri due elementi sono essenziali nella tra-
smissione edele della memoria della Chiesa. In
primo luogo, la preghiera del Signore, il Padre
nostro. In essa il cristiano impara a condiidere la
stessa esperienza spirituale di Cristo e incomin-
cia a edere con gli occhi di Cristo. A partire da
Colui che e Luce da Luce, dal liglio Unigenito
del Padre, conosciamo Dio anche noi e possiamo
accendere in altri il desiderio di aicinarsi a Lui.
62
L altrettanto importante, inoltre, la connes-
sione tra la ede e il Decalogo. La ede, abbiamo
detto, appare come un cammino, una strada da
percorrere, aperta dall`incontro con il Dio ien-
te. Per questo, alla luce della ede, dell`aFdamen-
to totale al Dio che sala, il Decalogo acquista la
sua erita piu proonda, contenuta nelle parole
che introducono i dieci comandamenti: Io sono
il tuo Dio che ti ho atto uscire dal paese d`L-
gitto ,. 20,2,. Il Decalogo non e un insieme
di precetti negatii, ma di indicazioni concrete
per uscire dal deserto dell` io` autoreerenziale,
chiuso in se stesso, ed entrare in dialogo con Dio,
lasciandosi abbracciare dalla sua misericordia per
portare la sua misericordia. La ede conessa cosi
l`amore di Dio, origine e sostegno di tutto, si la-
scia muoere da questo amore per camminare
erso la pienezza della comunione con Dio. Il
Decalogo appare come il cammino della grati-
tudine, della risposta di amore, possibile perch,
nella ede, ci siamo aperti all`esperienza dell`amo-
re trasormante di Dio per noi. L questo cammi-
no ricee una nuoa luce da quanto Gesu insegna
nel Discorso della Montagna ,cr Mt 5-,.
lo toccato cosi i quattro elementi che rias-
sumono il tesoro di memoria che la Chiesa tra-
smette: la Conessione di ede, la celebrazione dei
Sacramenti, il cammino del Decalogo, la preghie-
ra. La catechesi della Chiesa si e strutturata tradi-
zionalmente attorno ad essi, incluso il Catecbi.vo
aetta Cbie.a Cattotica, strumento ondamentale per
quell`atto unitario con cui la Chiesa comunica il
63
contenuto intero della ede, tutto cio che essa e,
tutto cio che essa crede .
39
`vvita e t`ivtegrita aetta feae
4. L`unita della Chiesa, nel tempo e nello spa-
zio, e collegata all`unita della ede: Un solo cor-
po e un solo spirito |.| una sola ede ,f 4, 4-5,.
Oggi puo sembrare realizzabile un`unione degli
uomini in un impegno comune, nel olersi bene,
nel condiidere una stessa sorte, in una meta
comune. Ma ci risulta molto diFcile concepire
un`unita nella stessa erita. Ci sembra che un`u-
nione del genere si opponga alla liberta del pen-
siero e all`autonomia del soggetto. L`esperienza
dell`amore ci dice inece che proprio nell`amore
e possibile aere una isione comune, che in esso
impariamo a edere la realta con gli occhi dell`al-
tro, e che cio non ci impoerisce, ma arricchisce
il nostro sguardo. L`amore ero, a misura dell`a-
more diino, esige la erita e nello sguardo comu-
ne della erita, che e Gesu Cristo, dienta saldo
e proondo. Questa e anche la gioia della ede,
l`unita di isione in un solo corpo e in un solo
spirito. In questo senso san Leone Magno potea
aermare: Se la ede non e una, non e ede .
40
Qual e il segreto di questa unita La ede e
una`, in primo luogo, per l`unita del Dio co-
nosciuto e conessato. 1utti gli articoli di ede si
rieriscono a Lui, sono ie per conoscere il suo
39
'1,'"# ('&+# 3%-"# 00, Cost. dogm. sulla diina Riela-
zione Dei 1erbvv, 8.
40
v vatiritate Dovivi .ervo 4, 6: C 22, 110.
64
essere e il suo agire, e per questo possiedono
un`unita superiore a qualsiasi altra che possiamo
costruire con il nostro pensiero, possiedono l`u-
nita che ci arricchisce, perch si comunica a noi e
ci rende uno`.
La ede e una, inoltre, perch si riolge
all`unico Signore, alla ita di Gesu, alla sua sto-
ria concreta che condiide con noi. Sant`Ireneo
di Lione l`ha chiarito in opposizione agli eretici
gnostici. Costoro sosteneano l`esistenza di due
tipi di ede, una ede rozza, la ede dei semplici,
imperetta, che si mantenea al liello della carne
di Cristo e della contemplazione dei suoi miste-
ri, e un altro tipo di ede piu proondo e per-
etto, la ede era riserata a una piccola cerchia
di iniziati che si eleaa con l`intelletto al di la
della carne di Gesu erso i misteri della diinita
ignota. Daanti a questa pretesa, che continua ad
aere il suo ascino e i suoi seguaci anche ai no-
stri giorni, sant`Ireneo ribadisce che la ede e una
sola, perch passa sempre per il punto concreto
dell`Incarnazione, senza superare mai la carne
e la storia di Cristo, dal momento che Dio si e
oluto rielare pienamente in essa. L per questo
che non c`e dierenza nella ede tra colui che
e in grado di parlarne piu a lungo` e colui che
ne parla poco`, tra colui che e superiore e chi e
meno capace: n il primo puo ampliare la ede,
n il secondo diminuirla.
41
InFne, la ede e una perch e condiisa da
tutta la Chiesa, che e un solo corpo e un solo
41
Cr 0/(,(1, .arer.v. baere.e., I, 10, 2: C 264, 160.
65
Spirito. Nella comunione dell`unico soggetto
che e la Chiesa, riceiamo uno sguardo comune.
Conessando la stessa ede poggiamo sulla stes-
sa roccia, siamo trasormati dallo stesso Spirito
d`amore, irradiamo un`unica luce e abbiamo un
unico sguardo per penetrare la realta.
48. Dato che la ede e una sola, dee essere
conessata in tutta la sua purezza e integrita. Pro-
prio perch tutti gli articoli di ede sono collegati
in unita, negare uno di essi, anche di quelli che
sembrerebbero meno importanti, equiale a dan-
neggiare il tutto. Ogni epoca puo troare pun-
ti della ede piu acili o diFcili da accettare: per
questo e importante igilare perch si trasmetta
tutto il deposito della ede ,cr 1 1v 6,20,, perch
si insista opportunamente su tutti gli aspetti della
conessione di ede. Inatti, in quanto l`unita del-
la ede e l`unita della Chiesa, togliere qualcosa alla
ede e togliere qualcosa alla erita della comunio-
ne. I Padri hanno descritto la ede come un cor-
po, il corpo della erita, con dierse membra, in
analogia con il corpo di Cristo e con il suo pro-
lungamento nella Chiesa.
42
L`integrita della ede
e stata legata anche all`immagine della Chiesa
ergine, alla sua edelta nell`amore sponsale per
Cristo: danneggiare la ede signiFca danneggiare
la comunione con il Signore.
43
L`unita della ede
42
Cr ibia., II, 2, 1: C 294, 264.
43
Cr %81.-0,1, De .avcta rirgivitate, 48, 48: P 40,424-
425: erratvr et iv fae ivriotata qvaeaav ca.tita. rirgivati., qva ccte
.ia vvi riro rirgo ca.ta cootatvr`.
66
e dunque quella di un organismo iente, come
ha ben rileato il beato John lenry Newman
quando enumeraa, tra le note caratteristiche per
distinguere la continuita della dottrina nel tempo,
il suo potere di assimilare in s tutto cio che troa,
nei diersi ambiti in cui si a presente, nelle dierse
culture che incontra,
44
tutto puriFcando e portan-
do alla sua migliore espressione. La ede si mostra
cosi uniersale, cattolica, perch la sua luce cresce
per illuminare tutto il cosmo e tutta la storia.
49. Come serizio all`unita della ede e alla sua
trasmissione integra, il Signore ha dato alla Chiesa
il dono della successione apostolica. Per suo tra-
mite, risulta garantita la continuita della memoria
della Chiesa ed e possibile attingere con certezza
alla onte pura da cui la ede sorge. La garanzia
della connessione con l`origine e data dunque da
persone ie, e cio corrisponde alla ede ia che
la Chiesa trasmette. Lssa poggia sulla edelta dei
testimoni che sono stati scelti dal Signore per tale
compito. Per questo il Magistero parla sempre in
obbedienza alla Parola originaria su cui si basa
la ede ed e aFdabile perch si aFda alla Parola
che ascolta, custodisce ed espone.
45
Nel discorso
di addio agli anziani di Leso, a Mileto, raccolto
da san Luca negli Atti degli Apostoli, san Paolo
44
Cr .v ..a, ov tbe Deretovevt of Cbri.tiav Doctrive,
Uniorm Ldition: Longmans, Green and Company, London,
1868-1881, 185-189.
45
Cr '1,'"#('&+"#3%-"#00, Cost. dogm. sulla diina Ri-
elazione Dei 1erbvv, 10.
6
testimonia di aer compiuto l`incarico aFdatogli
dal Signore di annunciare tutta la olonta di Dio
,.t 20,2,. L grazie al Magistero della Chiesa che
ci puo arriare integra questa olonta, e con essa la
gioia di poterla compiere in pienezza.
69
CAPI1OLO QUAR1O
)01#2/(2%/%#2(/#$1/1#&,%#'0--;#
,cr b 11,16,
a feae e it beve covvve
50. Nel presentare la storia dei Patriarchi e dei
giusti dell`Antico 1estamento, la Lettera agli Lbrei
pone in rilieo un aspetto essenziale della loro
ede. Lssa non si conFgura solo come un cam-
mino, ma anche come l`ediFcazione, la prepara-
zione di un luogo nel quale l`uomo possa abitare
insieme con gli altri. Il primo costruttore e Noe
che, nell`arca, riesce a salare la sua amiglia ,cr
b 11,,. Appare poi Abramo, di cui si dice che,
per ede, abitaa in tende, aspettando la citta dalle
salde ondamenta ,cr b 11,9-10,. Sorge, dun-
que, in rapporto alla ede, una nuoa aFdabilita,
una nuoa solidita, che solo Dio puo donare. Se
l`uomo di ede poggia sul Dio-Amen, sul Dio e-
dele ,cr . 65,16,, e cosi dienta egli stesso saldo,
possiamo aggiungere che la saldezza della ede si
rierisce anche alla citta che Dio sta preparando
per l`uomo. La ede riela quanto possono essere
saldi i incoli tra gli uomini, quando Dio si rende
presente in mezzo ad essi. Non eoca soltanto
una solidita interiore, una coninzione stabile del
credente, la ede illumina anche i rapporti tra gli
uomini, perch nasce dall`amore e segue la dina-
mica dell`amore di Dio. Il Dio aFdabile dona
agli uomini una citta aFdabile.
0
51. Proprio grazie alla sua connessione con
l`amore ,cr Cat 5,6,, la luce della ede si pone
al serizio concreto della giustizia, del diritto e
della pace. La ede nasce dall`incontro con l`a-
more originario di Dio in cui appare il senso e
la bonta della nostra ita, questa iene illuminata
nella misura in cui entra nel dinamismo aperto da
quest`amore, in quanto dienta cioe cammino e
pratica erso la pienezza dell`amore. La luce della
ede e in grado di alorizzare la ricchezza delle
relazioni umane, la loro capacita di mantenersi, di
essere aFdabili, di arricchire la ita comune. La
ede non allontana dal mondo e non risulta estra-
nea all`impegno concreto dei nostri contempo-
ranei. Senza un amore aFdabile nulla potrebbe
tenere eramente uniti gli uomini. L`unita tra loro
sarebbe concepibile solo come ondata sull`utili-
ta, sulla composizione degli interessi, sulla paura,
ma non sulla bonta di iere insieme, non sulla
gioia che la semplice presenza dell`altro puo su-
scitare. La ede a comprendere l`architettura dei
rapporti umani, perch ne coglie il ondamento
ultimo e il destino deFnitio in Dio, nel suo amo-
re, e cosi illumina l`arte dell`ediFcazione, dien-
tando un serizio al bene comune. Si, la ede e
un bene per tutti, e un bene comune, la sua luce
non illumina solo l`interno della Chiesa, n sere
unicamente a costruire una citta eterna nell`aldila,
essa ci aiuta a ediFcare le nostre societa, in modo
che camminino erso un uturo di speranza. La
Lettera agli Lbrei ore un esempio al riguardo
quando, tra gli uomini di ede, nomina Samuele
1
e Daide, ai quali la ede permise di esercitare
la giustizia ,b 11,33,. L`espressione si rieri-
sce qui alla loro giustizia nel goernare, a quella
saggezza che porta la pace al popolo ,cr 1 av
12,3-5, 2 av 8,15,. Le mani della ede si alzano
erso il cielo, ma lo anno mentre ediFcano, nella
carita, una citta costruita su rapporti in cui l`amo-
re di Dio e il ondamento.
a feae e ta favigtia
52. Nel cammino di Abramo erso la citta u-
tura, la Lettera agli Lbrei accenna alla benedizio-
ne che si trasmette dai genitori ai Fgli ,cr b 11,
20-21,. Il primo ambito in cui la ede illumina la
citta degli uomini si troa nella amiglia. Penso
anzitutto all`unione stabile dell`uomo e della don-
na nel matrimonio. Lssa nasce dal loro amore,
segno e presenza dell`amore di Dio, dal ricono-
scimento e dall`accettazione della bonta della di-
erenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi
in una sola carne ,cr Cev 2,24, e sono capaci
di generare una nuoa ita, maniestazione della
bonta del Creatore, della sua saggezza e del suo
disegno di amore. londati su quest`amore, uomo
e donna possono promettersi l`amore mutuo con
un gesto che coinolge tutta la ita e che ricorda
tanti tratti della ede. Promettere un amore che
sia per sempre e possibile quando si scopre un
disegno piu grande dei propri progetti, che ci
sostiene e ci permette di donare l`intero uturo
alla persona amata. La ede poi aiuta a cogliere in
tutta la sua proondita e ricchezza la generazio-
2
ne dei Fgli, perch a riconoscere in essa l`amore
creatore che ci dona e ci aFda il mistero di una
nuoa persona. L cosi che Sara, per la sua ede,
e dientata madre, contando sulla edelta di Dio
alla sua promessa ,cr b 11,11,.
53. In amiglia, la ede accompagna tutte le eta
della ita, a cominciare dall`inanzia: i bambini
imparano a Fdarsi dell`amore dei loro genitori.
Per questo e importante che i genitori coltiino
pratiche comuni di ede nella amiglia, che ac-
compagnino la maturazione della ede dei Fgli.
Soprattutto i gioani, che attraersano un`eta
della ita cosi complessa, ricca e importante per
la ede, deono sentire la icinanza e l`attenzio-
ne della amiglia e della comunita ecclesiale nel
loro cammino di crescita nella ede. 1utti abbia-
mo isto come, nelle Giornate Mondiali della
Gioentu, i gioani mostrino la gioia della ede,
l`impegno di iere una ede sempre piu salda e
generosa. I gioani hanno il desiderio di una ita
grande. L`incontro con Cristo, il lasciarsi aer-
rare e guidare dal suo amore allarga l`orizzonte
dell`esistenza, le dona una speranza solida che
non delude. La ede non e un riugio per gente
senza coraggio, ma la dilatazione della ita. Lssa
a scoprire una grande chiamata, la ocazione
all`amore, e assicura che quest`amore e aFdabile,
che ale la pena di consegnarsi ad esso, perch il
suo ondamento si troa nella edelta di Dio, piu
orte di ogni nostra ragilita.
3
|va tvce er ta rita iv .ocieta
54. Assimilata e approondita in amiglia, la
ede dienta luce per illuminare tutti i rapporti
sociali. Come esperienza della paternita di Dio e
della misericordia di Dio, si dilata poi in cammi-
no raterno. Nella modernita` si e cercato di co-
struire la raternita uniersale tra gli uomini, on-
dandosi sulla loro uguaglianza. A poco a poco,
pero, abbiamo compreso che questa raternita,
priata del rierimento a un Padre comune quale
suo ondamento ultimo, non riesce a sussistere.
Occorre dunque tornare alla era radice della ra-
ternita. La storia di ede, Fn dal suo inizio, e sta-
ta una storia di raternita, anche se non pria di
connitti. Dio chiama Abramo ad uscire dalla sua
terra e gli promette di are di lui un`unica gran-
de nazione, un grande popolo, sul quale riposa
la Benedizione diina ,cr Cev 12,1-3,. Nel pro-
cedere della storia della salezza, l`uomo scopre
che Dio uol ar partecipare tutti, come ratelli,
all`unica benedizione, che troa la sua pienezza in
Gesu, aFnch tutti dientino uno. L`amore ine-
sauribile del Padre ci iene comunicato, in Gesu,
anche attraerso la presenza del ratello. La ede
ci insegna a edere che in ogni uomo c`e una be-
nedizione per me, che la luce del olto di Dio
mi illumina attraerso il olto del ratello. Quanti
beneFci ha portato lo sguardo della ede cristiana
alla citta degli uomini per la loro ita comune!
Grazie alla ede abbiamo capito la dignita unica
della singola persona, che non era cosi eidente
nel mondo antico. Nel secondo secolo, il paga-
4
no Celso rimproeraa ai cristiani quello che a
lui parea un`illusione e un inganno: pensare che
Dio aesse creato il mondo per l`uomo, ponen-
dolo al ertice di tutto il cosmo. Si chiedea al-
lora: Perch pretendere che |l`erba| cresca per
gli uomini, e non meglio per i piu selatici degli
animali senza ragione ,
46
Se guardiamo la ter-
ra dall`alto del cielo, che dierenza orirebbero
le nostre attiita e quelle delle ormiche e delle
api .
4
Al centro della ede biblica, c`e l`amore di
Dio, la sua cura concreta per ogni persona, il suo
disegno di salezza che abbraccia tutta l`umani-
ta e l`intera creazione e che raggiunge il ertice
nell`Incarnazione, Morte e Risurrezione di Gesu
Cristo. Quando questa realta iene oscurata, ie-
ne a mancare il criterio per distinguere cio che
rende preziosa e unica la ita dell`uomo. Lgli per-
de il suo posto nell`unierso, si smarrisce nella
natura, rinunciando alla propria responsabilita
morale, oppure pretende di essere arbitro asso-
luto, attribuendosi un potere di manipolazione
senza limiti.
55. La ede, inoltre, nel rielarci l`amore di Dio
Creatore, ci a rispettare maggiormente la natu-
ra, acendoci riconoscere in essa una grammatica
da Lui scritta e una dimora a noi aFdata perch
sia coltiata e custodita, ci aiuta a troare modelli
di siluppo che non si basino solo sull`utilita e
sul proFtto, ma che considerino il creato come
46
1/08(,(, Covtra Cet.vv, IV, 5: C 136, 32.
4
bia., 85: C 136, 394.
5
dono, di cui tutti siamo debitori, ci insegna a in-
diiduare orme giuste di goerno, riconoscendo
che l`autorita iene da Dio per essere al serizio
del bene comune. La ede aerma anche la pos-
sibilita del perdono, che necessita molte olte di
tempo, di atica, di pazienza e di impegno, per-
dono possibile se si scopre che il bene e sempre
piu originario e piu orte del male, che la parola
con cui Dio aerma la nostra ita e piu proonda
di tutte le nostre negazioni. Anche da un punto
di ista semplicemente antropologico, d`altron-
de, l`unita e superiore al connitto, dobbiamo ar-
ci carico anche del connitto, ma il ierlo dee
portarci a risolerlo, a superarlo, trasormandolo
in un anello di una catena, in uno siluppo erso
l`unita.
Quando la ede iene meno, c`e il rischio che
anche i ondamenti del iere engano meno,
come ammonia il poeta 1. S. Lliot: Aete orse
bisogno che i si dica che perFno quei modesti
successi , che i permettono di essere Feri di una
societa educata , diFcilmente sopraieranno
alla ede a cui deono il loro signiFcato .
48
Se
togliamo la ede in Dio dalle nostre citta, si aFe-
olira la Fducia tra di noi, ci terremmo uniti sol-
tanto per paura, e la stabilita sarebbe minacciata.
La Lettera agli Lbrei aerma: Dio non si er-
gogna di essere chiamato loro Dio. la preparato
inatti per loro una citta ,b 11,16,. L`espressio-
48
Choruses rom 1be Roc/` in: 1be Cottectea Poev. ava
Pta,. 1909-1950, New \ork 1980, 106.
6
ne non ergognarsi` e associata a un riconosci-
mento pubblico. Si uol dire che Dio conessa
pubblicamente, con il suo agire concreto, la sua
presenza tra noi, il suo desiderio di rendere saldi
i rapporti tra gli uomini. Saremo orse noi a er-
gognarci di chiamare Dio il nostro Dio Saremo
noi a non conessarlo come tale nella nostra ita
pubblica, a non proporre la grandezza della ita
comune che Lgli rende possibile La ede illumi-
na il iere sociale, essa possiede una luce creati-
a per ogni momento nuoo della storia, perch
colloca tutti gli eenti in rapporto con l`origine e
il destino di tutto nel Padre che ci ama.
|va fora cov.otavte vetta .offereva
56. San Paolo scriendo ai cristiani di Corinto
delle sue tribolazioni e delle sue soerenze mette
in relazione la sua ede con la predicazione del
Vangelo. Dice, inatti che in lui si compie il passo
della Scrittura: lo creduto, percio ho parlato
,2 Cor 4,13,. L`Apostolo si rierisce ad un`espres-
sione del Salmo 116, in cui il Salmista esclama:
lo creduto anche quando diceo: sono trop-
po inelice ,. 10,. Parlare della ede spesso
comporta parlare anche di proe dolorose, ma
appunto in esse san Paolo ede l`annuncio piu
conincente del Vangelo, perch e nella debolez-
za e nella soerenza che emerge e si scopre la
potenza di Dio che supera la nostra debolezza e
la nostra soerenza. L`Apostolo stesso si troa
in una situazione di morte, che dientera ita per
i cristiani ,cr 2 Cor 4,-12,. Nell`ora della pro-

a, la ede ci illumina, e proprio nella soeren-


za e nella debolezza si rende chiaro come noi
|.| non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesu
Signore ,2 Cor 4,5,. Il capitolo 11 della Lette-
ra agli Lbrei si conclude con il rierimento a co-
loro che hanno soerto per la ede ,cr b 11,
35-38,, tra i quali un posto particolare lo occupa
Mose, che ha preso su di s l`oltraggio del Cristo
,cr . 26,. Il cristiano sa che la soerenza non
puo essere eliminata, ma puo riceere un senso,
puo dientare atto di amore, aFdamento alle
mani di Dio che non ci abbandona e, in questo
modo, essere una tappa di crescita della ede e
dell`amore. Contemplando l`unione di Cristo con
il Padre, anche nel momento della soerenza piu
grande sulla croce ,cr Mc 15,34,, il cristiano im-
para a partecipare allo sguardo stesso di Gesu.
PerFno la morte risulta illuminata e puo essere
issuta come l`ultima chiamata della ede, l`ul-
timo Lsci dalla tua terra` ,Cev 12,1,, l`ultimo
Vieni!` pronunciato dal Padre, cui ci consegnia-
mo con la Fducia che Lgli ci rendera saldi anche
nel passo deFnitio.
5. La luce della ede non ci a dimenticare le
soerenze del mondo. Per quanti uomini e don-
ne di ede i soerenti sono stati mediatori di luce!
Cosi per san lrancesco d`Assisi il lebbroso, o per
la Beata Madre 1eresa di Calcutta i suoi poeri.
lanno capito il mistero che c`e in loro. Aici-
nandosi ad essi non hanno certo cancellato tut-
te le loro soerenze, n hanno potuto spiegare
8
ogni male. La ede non e luce che dissipa tutte le
nostre tenebre, ma lampada che guida nella not-
te i nostri passi, e questo basta per il cammino.
All`uomo che sore, Dio non dona un ragiona-
mento che spieghi tutto, ma ore la sua risposta
nella orma di una presenza che accompagna, di
una storia di bene che si unisce ad ogni storia di
soerenza per aprire in essa un arco di luce. In
Cristo, Dio stesso ha oluto condiidere con noi
questa strada e orirci il suo sguardo per edere
in essa la luce. Cristo e colui che, aendo soppor-
tato il dolore, da origine alla ede e la porta a
compimento ,b 12,2,.
La soerenza ci ricorda che il serizio della
ede al bene comune e sempre serizio di spe-
ranza, che guarda in aanti, sapendo che solo da
Dio, dal uturo che iene da Gesu risorto, puo
troare ondamenta solide e durature la nostra
societa. In questo senso, la ede e congiunta alla
speranza perch, anche se la nostra dimora quag-
giu si a distruggendo, c`e una dimora eterna che
Dio ha ormai inaugurato in Cristo, nel suo corpo
,cr 2 Cor 4,16-5,5,. Il dinamismo di ede, spe-
ranza e carita ,cr 1 1. 1,3, 1 Cor 13,13, ci a cosi
abbracciare le preoccupazioni di tutti gli uomini,
nel nostro cammino erso quella citta, il cui ar-
chitetto e costruttore e Dio stesso ,b 11,10,,
perch la speranza non delude ,Rv 5,5,.
Nell`unita con la ede e la carita, la speranza ci
proietta erso un uturo certo, che si colloca in una
prospettia diersa rispetto alle proposte illusorie
degli idoli del mondo, ma che dona nuoo slancio
9
e nuoa orza al iere quotidiano. Non acciamo-
ci rubare la speranza, non permettiamo che sia a-
niFcata con soluzioni e proposte immediate che
ci bloccano nel cammino, che rammentano` il
tempo, trasormandolo in spazio. Il tempo e sem-
pre superiore allo spazio. Lo spazio cristallizza i
processi, il tempo proietta inece erso il uturo e
spinge a camminare con speranza.
4(%-%#'1$(0#'7(#7%#'/()&-1 ,c 1,45,
58. Nella parabola del seminatore, san Luca ri-
porta queste parole con cui Gesu spiega il signi-
Fcato del terreno buono`: Sono coloro che,
dopo aer ascoltato la Parola con cuore integro
e buono, la custodiscono e producono rutto con
perseeranza ,c 8,15,. Nel contesto del Vangelo
di Luca, la menzione del cuore integro e buono, in
rierimento alla Parola ascoltata e custodita, costi-
tuisce un ritratto implicito della ede della Vergine
Maria. Lo stesso eangelista ci parla della memoria
di Maria, di come conseraa nel cuore tutto cio
che ascoltaa e edea, in modo che la Parola por-
tasse rutto nella sua ita. La Madre del Signore e
icona peretta della ede, come dira santa Llisabet-
ta: Beata colei che ha creduto ,c 1,45,.
In Maria, liglia di Sion, si compie la lunga
storia di ede dell`Antico 1estamento, con il rac-
conto di tante donne edeli, a cominciare da Sara,
donne che, accanto ai Patriarchi, erano il luogo in
cui la promessa di Dio si compia, e la ita nuo-
a sbocciaa. Nella pienezza dei tempi, la Parola
di Dio si e riolta a Maria, ed ella l`ha accolta
80
con tutto il suo essere, nel suo cuore, perch in
lei prendesse carne e nascesse come luce per gli
uomini. San Giustino Martire, nel suo Diatogo cov
1rifove, ha una bella espressione in cui dice che
Maria, nell`accettare il messaggio dell`Angelo, ha
concepito ede e gioia`.
49
Nella Madre di Gesu,
inatti, la ede si e mostrata piena di rutto, e
quando la nostra ita spirituale da rutto, ci riem-
piamo di gioia, che e il segno piu chiaro della
grandezza della ede. Nella sua ita, Maria ha
compiuto il pellegrinaggio della ede, alla sequela
di suo liglio.
50
Cosi, in Maria, il cammino di ede
dell`Antico 1estamento e assunto nella sequela
di Gesu e si lascia trasormare da Lui, entrando
nello sguardo proprio del liglio di Dio incarnato.
59. Possiamo dire che nella Beata Vergine Ma-
ria si aera cio su cui ho in precedenza insistito,
ale a dire che il credente e coinolto totalmente
nella sua conessione di ede. Maria e strettamen-
te associata, per il suo legame con Gesu, a cio che
crediamo. Nel concepimento erginale di Maria
abbiamo un segno chiaro della Fliazione diina
di Cristo. L`origine eterna di Cristo e nel Padre,
Lgli e il liglio in senso totale e unico, e per que-
sto nasce nel tempo senza interento di uomo.
Lssendo liglio, Gesu puo portare al mondo un
nuoo inizio e una nuoa luce, la pienezza del-
49
Cr Diatogv. cvv 1r,bove vaaeo, 100, 5: PC 6, 10.
50
Cr '1,'"#('&+"#3%-"#00, Cost. dogm. sulla Chiesa v
vev gevtivv, 58.
81
l`amore edele di Dio che si consegna agli uomi-
ni. D`altra parte, la era maternita di Maria ha as-
sicurato per il liglio di Dio una era storia uma-
na, una era carne nella quale morira sulla croce e
risorgera dai morti. Maria lo accompagnera Fno
alla croce ,cr Cr 19,25,, da doe la sua maternita
si estendera ad ogni discepolo del suo liglio ,cr
Cr 19,26-2,. Sara presente anche nel cenacolo,
dopo la Risurrezione e l`Ascensione di Gesu, per
implorare con gli Apostoli il dono dello Spirito
Santo ,cr .t 1,14,. Il moimento di amore tra
il Padre e il liglio nello Spirito ha percorso la
nostra storia, Cristo ci attira a S per poterci sal-
are ,cr Cr 12,32,. Al centro della ede si tro-
a la conessione di Gesu, liglio di Dio, nato da
donna, che ci introduce, per il dono dello Spirito
Santo, nella Fgliolanza adottia ,cr Cat 4,4-6,.
60. A Maria, madre della Chiesa e madre della
nostra ede, ci riolgiamo in preghiera.
Aiuta, o Madre, la nostra ede!
Apri il nostro ascolto alla Parola, perch ri-
conosciamo la oce di Dio e la sua chiamata.
Seglia in noi il desiderio di seguire i suoi
passi, uscendo dalla nostra terra e accogliendo la
sua promessa.
Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore,
perch possiamo toccarlo con la ede.
Aiutaci ad aFdarci pienamente a Lui, a cre-
dere nel suo amore, soprattutto nei momenti di
tribolazione e di croce, quando la nostra ede e
chiamata a maturare.
82
Semina nella nostra ede la gioia del Risorto.
Ricordaci che chi crede non e mai solo.
Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesu,
aFnch Lgli sia luce sul nostro cammino. L che
questa luce della ede cresca sempre in noi, Fn-
ch arrii quel giorno senza tramonto, che e lo
stesso Cristo, il liglio tuo, nostro Signore!
Dato a Roma, presso San Pietro, il 29 giu-
gno, solennita dei Santi Apostoli Pietro e Paolo,
dell`anno 2013, primo di PontiFcato.
INDICL
$%#$&'(#)($$%#*()( |1| . . . . . . . . . 3
Una luce illusoria |2-3| . . . . . . . . . 4
Una luce da riscoprire |4-| . . . . . . . 5
'%20-1$1#2/0+1#
%440%+1#'/()&-1#%$$5%+1/(#
,cr 1 Cr 4,16,
Abramo, nostro padre nella ede |8-11| . . . 11
La ede di Israele |12-14| . . . . . . . . 14
La pienezza della ede cristiana |15-18| . . . 1
La salezza mediante la ede |19-21| . . . . 22
La orma ecclesiale della ede |22| . . . . . 26
'%20-1$1#.('1,)1#
.(#,1,#'/()(/(-(6#,1,#'1+2/(,)(/(-(#
,cr . ,9,
lede e erita |23-25| . . . . . . . . . . 29
Conoscenza della erita e amore |26-28| . . 32
La ede come ascolto e isione |29-31| . . . 36
Il dialogo tra ede e ragione |32-34| . . . . 40
La ede e la ricerca di Dio |35| . . . . . . 45
lede e teologia |36|. . . . . . . . . . . 4
'%20-1$1#-(/91#
30#-/%.+(--1#:&($$1#'7(#71#/0'(3&-1#
,cr 1 Cor 15,3,
La Chiesa, madre della nostra ede |3-39| . 51
I Sacramenti e la trasmissione della ede |40-45| 54
83
lede, preghiera e Decalogo |46| . . . . . . 61
L`unita e l`integrita della ede |4-49| . . . . 63
'%20-1$1#:&%/-1#
)01#2/(2%/%#2(/#$1/1#&,%#'0--A#
,cr b 11,16,
La ede e il bene comune |50-51| . . . . . 69
La ede e la amiglia |52-53| . . . . . . . 1
Una luce per la ita in societa |54-55| . . . 3
Una orza consolante nella soerenza |56-5| 6
4(%-%# '1$(0# '7(# 7%# '/()&-1 ,cr c 1,45,
|58-60| . . . . . . . . . . . . . . 9
1IPOGRAlIA VA1ICANA