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NOESIS BERGAMO

INCONTRI DI FILOSOFIA

UMBERTO CURI AMORE-CONOSCENZA E CONOSCENZA-DOLORE

2010 - 2011
IL GIOCO DELLA VITA TRA RAGIONE E PASSIONE

UMBERTO CURI AMORE-CONOSCENZA E CONOSCENZA-DOLORE Umberto Curi1 Universit di Padova Conferenza tenuta marted 23 novembre 2011

1.1

RELAZIONE

Meglio non essere nati la risposta che il saggio Sileno 2 avrebbe dato al re Mida che gli chiedeva quale fosse la cosa pi interessante per luomo. E una domanda ricorrente anche tra di noi. Sileno considerato rappresentante simbolico della sapienza antica. Se chi si pone il problema gi nato, allora c da augurarsi di morire al pi presto. Il Curi ha scritto un libro, intitolato appunto Meglio non essere nati, che indaga il rapporto amore-conoscenza attraverso un percorso di analisi e riflessioni condotto attraverso citazioni di testi diversi, non necessariamente filosofici. Comincia con un testo figurativo molto noto, uno dei dipinti rinascimentali pi famosi, considerato manifesto dellumanesimo. Disponiamo di notizie sul quadro, ma conserva un alone di indecifrabilit e di mistero. Il dipinto, che si trova agli Uffizi di Firenze, presenta aspetti non noti e/o controversi. Anche il titolo controverso, non sicuro, ed ora noto con un titolo convenzionale. Lopera nota, il Curi la descriver progressivamente senza nominarla. Il quadro ha sviluppo prevalentemente orizzontale e presenta tre gruppi di figure. A sinistra vi un primo gruppo di quattro personaggi, Mercurio (identificabile per i calzari ed il Caduceo, e le tre Grazie, disposte in cerchio, occupate in un gioco di dare e restituire (?). Al centro vi una figura femminile, Venere rappresentata in una iconografia analoga a quella della Nascita di Venere del Botticelli, molto stilizzata. A destra c un gruppo di tre figure, Flora 3 , Clori4 , molto avvenente, ed il vento (Zefiro o Borea), nellatto di impadronirsi della bella Clori con evidente interesse erotico. Si tratta della Primavera del Botticelli, considerato uno dei grandi capolavori di tutti i tempi. Sopra la testa di Venere c unaltra figura, elemento enigmatico del quadro, che rompe la simmetria compositiva. E un putto alato con arco e faretra, che pare in procinto di scagliare il dardo verso coloro che osservano il quadro. Secondo una secolare convenzione figurativa la rappresentazione dellamore, ricorrente nelle opere rinascimentali e barocche. Di strano c solo la collocazione, fuori simmetria e nella posizione di colpire tutti. La convenzione che vede Eros come un putto alato risale allarte greco-romana. Qui, per, c un elemento innovativo: per la prima volta il putto rappresentato con gli occhi bendati. Non pu colpire intenzionalmente, ma tutti possono essere colpiti indipendentemente da et, condizione sociale, stato civile, ecc. In seguito la figura di Eros bendato (o cieco) diventer ricorrente. Nella tradizione culturale
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Vedi note biografiche. Sileno, figura mitologica. Si veda al capitolo dei riferimenti. 3 Flora: divinit latina ed italica, dedicata alla fioritura dei cereali e delle piante in genere 4 Clori: personaggio della mitologia Greca, sposa di Zefiro, dea dei fiori, venne successivamente identificata con la divinit latina Flora. Ovidio ne aveva suggerito lidentificazione. Nel quadro sono rappresentate entrambe, affiancate.

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a cura di Danilo Cambiaghi

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occidentale, a partire dalla Grecia classica, c coincidenza di concetti tra vedere e conoscere. A proposito della conoscenza si usano terminologia, metafore e lessico propri del vedere. Si tratta di una coincidenza che, nata alle origini della nostra cultura, si verifica ancora oggi: parliamo di ragionamento evidente (cio che si vede bene). Parliamo di prospettiva, punto di vista, discorso

brillante, relatore oscuro: tutte metafore di origine ottica che assumono significato nei campi della conoscenza, comprensione, comunicazione. In Platone loggetto pi alto di conoscenza sono le idee. Ma il termine Idea (Eidos5 in Platone) deriva dal verbo vedere, e significa essenzialmente forma. Sempre in Platone, nel mito della caverna, si passa dalle tenebre alla solare contemplazione come metafora dellacquisizione di un superiore livello di comprensione. Dipingere Eros bendato significa affermare che lamore cieco, cio che lamore incompatibile con la conoscenza. Un innamorato viene definito fuori di testa, si dice che accecato dallamore, in quanto non riconosce limiti e difetti della persona amata. La benda del Botticelli implica un concetto filosofico: lincompatibilit tra amore e conoscenza, ed in questa ottica
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Si veda al capitolo dei riferimenti

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influenzer la cultura seguente. Chi vuole conoscere, il saggio o aspirante tale, deve liberarsi dalle passioni (amore in primis, ma, per estensione, anche dolore, ira, e tutte le altre passioni). Il saggio libero da passioni. Il Curi ora si domanda se tale concetto sia universalmente riconosciuto, e passa a coonsiderare opinioni opposte. Goethe da giovane scrive non si impara a conoscere se non ci che si ama e quanto pi profonda e completa ha da essere la conoscenza, tanto pi forte, energico e vivo deve essere lamore, anzi la passione. Solo lamore ci consente di conoscere a fondo una persona. Gi secoli prima Leonardo scriveva ogni grande amore figlio di una grande conoscenza, e Max Scheler parla di reciproca incrementazione tra amore e conoscenza. Quindi nel pensiero occidentale c anche la convinzione che amore e conoscenza si rafforzino reciprocamente. Nel Simposio e nel Fedone si trovano descrizioni complete e suggestive dellamore, e c una dimostrazione della indissolubilit tra amore e conoscenza. L'amore visto come molla per conoscere, la filosofia amore per la conoscenza. Questa posizione ha molti supporti filosofici, tra cui Kierkegaard e lHegel giovanile. A questo punto per il Curi propone di lasciare i testi filosofici per passare ad altri, che definisce pi ricchi, complessi, pregnanti. Si riferisce ai grandi miti d'more, che sono racconti d'more (mythos=racconto). Il legame amore conoscenza vi svolto in modo non logico sistematico ma attraverso straordinarie narrazioni che contengono fondamentali verit filosofiche. In un libro del Curi stesso si esaminano sette di tali miti, e precisamente: Nella classicit: Il mito fondativo dellamore, nel Simposio di Platone Narciso ed Eco Orfeo ed Euridice Nella transizione dal mondo classico a quello medievale: Amore e Psiche Nellet moderna, miti grandiosi ed inquietanti: Giulietta e Romeo Tristano e Isotta (riformulato pi volta a partire dal 1200, fino a Wagner Per non parlare della figura inquietante del Don Giovanni. Il tema, che riemerge continuamente, il rapporto indissolubile tra amore e conoscenza, intrecciato ad altri rilevantissimi elementi filosofici. ECO E NARCISO: viene dalle remote lontananze della cultura orale, poi a partire dal quarto secolo a.C. appare in forma scritta, fino a trovare lespressione pi alta nelle Metamorfosi di Ovidio. Le Metamorfosi sono uno straordinario capolavoro che propone novanta miti in un grande repertorio della cultura greco-latina. Sono miti filosoficamente ricchi, ed in pi sono vivi ed appassionanti. Quello di Eco e Narciso dischiude prospettive vertiginose. La ninfa Liriope, che era stata violentata, essendo prossima al parto, chiede a Tiresia di predirle il futuro del bambino. Tiresia preveggente in quanto cieco, la mancanza della vista sensibile condizione per la vista intellegibile. Tiresia, esprimendosi con lusuale ambivalenza degli oracoli, predice che il bimbo vedr una lunga vecchiaia se non vedr s stesso. Secondo Eraclito il vate non dice, non disdice, d solo segni che vanno interpretati con ci rendendo laltro corresponsabile del responso. Ritroviamo Narciso sedicenne, bellissimo, col suo aspetto fa innamorare tutti ed a tutti si rifiuta, si d alla caccia per prepararsi alla guerra. Una volta che sosta presso una fonte per bere vede la propria immagine riflessa, sa ne innamora, tende le braccia per afferrarla, ed allimprovviso capisce

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(iste ego sum, sensi nec me mea fallit imago 6 ). In questo modo il suo amore diventa disperatamente votato allinsoddisfazione. Pian piano muore, e si trasforma nel fiore omonimo. Parallelamente si sviluppa la storia della bella ninfa Eco. Questa era stata incaricata da Giove di distrarre Giunone con copiose chiacchiere perch questa non notasse le sue distrazioni erotiche. Quando Giunone se ne rende conto la punisce con una sorta di contrappasso, rendendola incapace di parlare autonomamente. Potr solo ripetere la fine delle frasi degli interlocutori. Eco aveva incontrato Narciso, se ne era innamorata, ma non aveva potuto parlargli. Anzi, sembrando che gli facesse il verso per scherno, se lo era inimicato. Anche Eco muore a causa del suo amore impossibile, e si trasforma in una roccia che rimanda la voce. Sembra una storiellina, ma una storia che parla di noi, dei nostri rapporti con i nostri compagni. Dice che impossibile lamore che vede nellaltro solo una proiezione di noi stessi. Chi ama nellaltro solo la sua immagine riflessa impotente a riferirsi allaltro nella sua alterit. La metafora rovesciata in Eco, che non ha una propria identit, e pu solo ripetere laltro. Lincontro tra pura identit e pura alterit porta ad esito tragico. La valenza del mito va oltre la vicenda damore: se vogliamo veramente comunicare con laltro dobbiamo entrare in contatto con lui nella sua radicale alterit. Se accetto laltro solo in quanto mi somiglia genero un rapporto sterile. ORFEO ED EURIDICE: anche questo mito antichissimo, ma stato pi volte riproposto anche in epoca moderna, a partire dal 600, coi melodrammi di Monteverdi e Gluck, poi Rilke, ed infine anche trasposizioni cinematografiche. Ci sono quasi tremila anni di riproposizioni. La vicenda nota. Euridice muore per il morso di un serpente calpestato mentre tentava di sfuggire ad uno stupratore, e giovanissima va agli inferi. Orfeo, inventore dell musica e della cetra, prima cerca di consolarsi con larte, ma larte non allevia i dolori profondi. Allora tenta limpossibile, andare negli Inferi per richiederne il ritorno. Versi cupi e bellissimi descrivono la sua discesa allAde. Incontra Proserpina, ed ottiene che Euridice possa tornare con lui alla vita (impresa attribuita solo al Cristo). Proserpina pone una condizione: non dovr voltarsi a guardarla prima di essere uscito nella luce. I due percorrono il sentiero (arduus, obscurus, caligine densus opaca). Orfeo si volta prematuramente, Euridice esala le ultime parole e ripiomba per sempre nellAde. Orfeo esce disperato, comincia una vita disperata, e tra laltro inventa la pederastia, il che gli vale lodio delle donne. Unorda di Baccanti invasate lo uccider facendolo a pezzi e spargendone ovunque le membra. La storia stata pi volte rivisitata. festa dove lallegria era dovuta. Gluck la fa finire bene perch doveva essere recitata ad una

La domanda di fondo : perch Orfeo si volta? Perch dopo aver compiuto limpossibile fallisce per una sciocchezza? Sono state proposte pi interpretazioni, pi o meno plausibili. Maurice Blanchot 7 suggerisce che Orfeo fosse guidato dal desiderio inconscio di cogliere Euridice nel momento della morte. La vera dimensione del dramma notturna. Il Curi ha una sua interpretazione che non rivela al pubblico 8 . Nei miti tutti finiscono male. Isotta arriva a dire che il supremo piacere [lust] morire. Sembra che lOccidente non sia riuscito a pensare lamore felice. La risposta sta nel Simposio di Platone, nel mito narrato da Aristofane, quello che narra che un tempo gli esseri umani erano doppi, con due
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quello sono io, ma na sono accorto, e limmagine non mi inganna. Maurice Blanchot (1907-2003), scrittore e filosofo francese. Vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Maurice_Blanchot 8 Si veda il capitolo dei riferimenti

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teste, quattro braccia, due sessi, e cos via. Mossi da arroganza assalirono gli dei che, per punirli, divisero in due ciascuno di quegli esseri doppi, e mischiarono le met spargendole per il mondo. Da allora ogni met alla ricerca del proprio complementare, quando crede di averlo trovato se ne innamora, ma poi generalmente sopravviene la delusione perch, per le leggi del caso, praticamente impossibile che due met originariamente unite si ritrovino, ed ogni met roprende la ricerca. In questo modo si spiegano sia gli innamoramenti che le infedelt e, se loriginale aveva due sessi uguali, anche i casi di omosessualit sia maschile che femminile. Non passione, nostalgia di completezza, spinta allintegrazione. Il discorso di presta ad una analisi filosofica a molti livelli. La ricerca statisticamente disperata, e le storie damore generalmente finiscono male: non torneremo mai ad essere completi.

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1.2

DIBATTITO

Intervento 1 Tutti i miti greci finiscono male, ma anche iniziano male. Non c un mito che non riporti insidie drammatiche. Non c lamore bello di tutti i giorni. Intervento 2 Amore e conoscenza questa sera sono stati presentati sia come complementari che come antagonisti. Quale delle due? Risposta 2 Chiariamo degli aspetti ancora oscuri. Se guardiamo Platone, Agostino, Tommaso, Hegel, Kierkegaard troviamo forte dipendenza reciproca tra amore e conoscenza. Non vero che ci sia incompatibilit, o almeno questa la posizione dominante nella cultura alta, opposta a quella del Botticelli, condivisa nel parlar comune, che parla di cecit dellamore. Intervento 3 Forse dovremmo ipotizzare due tipi di amore. Se lamore non sensuale non acceca. Tra amore spirituale ed amore sensuale c lo stesso rapporto di decadimento che c tra conoscenza e ideologia. Risposta 3 Interessante, ci sono studi al merito. Niklas Luhmann9 distingue tra amorepassione ed amore coniugale. Se per pensiamo a Platone vediamo che la distinzione non c, e che la passione regge tutto. C la generazione del corpo e delle idee (o leggi), ma non vi contrapposizione, solo gradualit. Una ulteriore distinzione viene dal Cristianesimo. Papa Ratzinger parla di Caritas in Fide. Nel Cristianesimo si formula una diversa accezione di amore, evolvendo da Cupidus (Eros) a caritas (agape). Caritas il tipo di amore di cui ci parla il Cristo. Dio amore in quanto agape, non eros. Anche qui non facile sfuggire allesito tragico. Lagape una relazione triangolare, scende da Dio, lega la coppia, e da questa viene reindirizzato a Dio (amatevi in Dio). Se questo reindirizzamento non avviene il circolo non si chiude e lamore torna ad essere infelice. Si apre cos un mondo tutto diverso da quello che gravita attorno ad Eros. Intervento 4 Lintervenuto non vede la contrapposizione tra amore cieco ed amore per la conoscenza. Lamore cieco, in quanto sorge al di fuori dalla mia volont, ma motore di ricerca. Non posso possederlo come non posso possedere la verit, ma mi spinge a cercare ed a credere (nel mio amore o nella mia verit. Risposta 4 Qui il discorso si complica e si amplia. Sono stati proposti concetti condivisibili, ma servirebbe ulteriore approfondimento. Il Curi dichiara di sperare che da questa conversazione ci resti la consapevolezza dello spessore e della complessit di una cosa apparentemente normale come l'amre. Spesso si considera frivolo l'amre che riguarda gli altri, ma quando ci riguarda facciamo esperienza di coinvolgimento totale, di orizzonti che si aprono, di capacit di opere non normali. Lamore che ci fa scendere allinferno per recuperare la nostra donna ci fa dare il meglio di noi stessi. Il Curi si occupa anche di lettura filosofica di opere cinematografiche, che sono una forma moderna di mito. Non c' nsuna storia in nessun film che non si possa trovare gi nei miti dellantichit. Le storie sono quasi tutte infelici. Zeus (non un nome proprio, significa Dio) vuole verificare come vengano trattati gli stranieri nel mondo greco (di allora). La morale imponeva laccoglienza senza nulla chiedere. Un personaggio dellOdissea accoglie i naufraghi, li
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Niklas Luhman (1927-1998), sociologo tedesco. Si veda http://www.filosofico.net/luhmann.htm

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aiuta e ristora e, solo dopo, chiede loro se per caso non siano predoni venuti a derubarlo. Zeus si traveste da poveraccio, si fa accompagnare da Mercurio, ed insieme vanno a bussare chiedendo accoglienza. Per i Greci la cattiva accoglienza, simboleggiata da Polifemo, era sinonimo di bestialit. Per una intera giornata Zeus e Mercurio bussano alle porte di belle case e ne vengono scacciati. A sera sono invece accolti da una coppia di vecchietti poverissimi (Filemone e Bauci) che condividono con loro le miserrime risorse, arrivando a sacrificare unoca che costituiva il loro unico bene. A questo punto Zeus si rivela nella sua potenza, annega tutti quelli che lo avevano respinto, e poi propone ai due di soddisfare un loro desiderio. Essi chiedono la grazia di morire assieme, per evitare la pena di sopravvivere allamato, e vengono subito accontentati da Zeus che li fa morire e li trasforma in due alberi intrecciati tra di loro 10 .

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Veramente avevano chiesto di morire insieme , non di morire subito. Ma per i Greci una morte prematura era spesso sinonimo di premio, e qui si torna alla frase iniziale della conversazione: meglio non essere nati.

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1.3 1.3.1

RIFERIMENTI UMBERTO CURI


http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=237

Le note che seguono sono prese dal sito:

VITA Umberto Curi, nato a Verona il 4 settembre 1941, professore ordinario di Storia della filosofia moderna e contemporanea e professore incaricato di Filosofia della scienza presso la Facolt di lettere e filosofia dell'Universit di Padova. E' membro del Comitato direttivo della Biennale internazionale di Venezia e dell'International Society of Art and Science; fa parte del Comitato di iniziativa delle Giornate delle genti e delle regioni d'Europa, e del Comitato per i rapporti tra Veneto e Slovenia. Ha tenuto seminari e conferenze presso le Universit di Barcellona, Boston , Buenos Aires, Lima, Rio de Janeiro e corsi di lezioni presso la Scuola di specializzazione in Psicologia dell'Universit Statale di Milano e presso la Scuola di perfezionamento in Metodologia delle scienze dell'Universit di Padova. E' membro del Comitato scientifico delle Venice Conferences on philosophy and cosmology. Giornalista pubblicista, collabora con numerosi quotidiani e periodici nazionali. OPERE Fra le numerose pubblicazioni dedicate prevalentemente ad argomenti di carattere storico-scientifico ed epistemologico, si segnalano: Il problema dell'unit del sapere nel comportamentismo, Cedam, Padova, 1967; Analisi operazionale e operazionismo, Cedam, Padova, 1977; La ricerca in America, Marsilio, Venezia, 1978; Katastroph. Sulle forme del mutamento scientifico, Marsilio, Venezia, 1982; La linea divisa, De Donato, Bari 1983, 1988; Pensare la guerra, Dedalo, Bari, 1985; Dimensioni del tempo, Franco Angeli, Milano, 1987; L'opera di Einstein, Corbo, Ferrara, 1988; La cosmologia oggi tra scienza e filosofia, Corbo, Ferrara, 1988; The antropic principle, Cambridge, 1991; Metamorfosi del tragico tra classico e moderno, Bari, 1991. Sul sistema politico italiano, Curi ha pubblicato alcuni volumi particolarmente originali: La politica sommersa, Franco Angeli, Milano, 1989; Lo scudo di Achille, Franco Angeli, Milano, 1990; La repubblica che non c', Franco Angeli, Milano,1992. PENSIERO Umberto Curi ha sviluppato la sua ricerca lungo tre direttrici principali. In primo luogo ha analizzato gli aspetti fondamentali dell'epistemologia contemporanea e i rapporti tra filosofia e scienza nel pensiero del '900; in secondo luogo ha delineato una ricostruzione storica del rapporto tra modelli di razionalit e pratiche scientifiche nel pensiero filosofico-scientifico da Platone ad Einstein; in tempi pi recenti, l'interesse dell'Autore si concentrato su alcune tematiche fondamentali del pensiero classico quali il rapporto amore-conoscenza, la relazione tra politica e guerra e il nesso conoscenza-dolore.

1.3.2

SILENO
Sileno figlio di Pan, il dio silvestre, e di una ninfa. Dall'aspetto di un anziano corpulento, calvo e peloso, spesso raffigurato con attributi animaleschi, gli venivano attribuiti doni di saggezza, tra cui il disprezzo dei beni terreni, e facolt divinatorie . Re Mida lo cattur proprio per costringerlo, secondo alcune versioni con successo, a rivelargli i suoi poteri. Si narra anche che Sileno fosse l'educatore di Dioniso giovinetto; dopo aver svolto il suo ruolo nell'accompagnare il giovane dio durante il cammino della crescita, si sarebbe poi abbandonato completamente al vizio del bere. Si credeva partecipasse ai banchetti sacri a Dioniso presentandosi a cavallo di un'asina e lo si vede spesso far parte del tiaso dionisiaco. Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Sileno

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1.3.3

EIDOS - IDEA

Eidos una parola greca che significa "forma", "aspetto" dalla quale deriva anche il greco " ed????" (eidolon) poi, in italiano idolo col valore anche di "simulacro", "figura". Il termine divenne significativo nella filosofia greca quando Platone la us per fare riferimento alle sue idee o forme ideali nella sua teoria delle idee. L'eidos la natura interna della cosa: il relativo nucleo interno ed invisibile; l'eidos ci che causa ad una cosa quel che , cosa , e senza la quale perde significato. Platone pensava che le essenze fossero etere dei modelli a noi o idee. Queste idee esistono separatamente dal mondo ragionevole ed hanno caratteristiche molto differenti; queste idee sono eterne, sono specie, queste idee non possono essere toccate. Le cose del mondo ragionevole, sono le loro imitazioni o copie. Il senso del pensiero di questo filosofo era idealistico, perch le cose del mondo dipendono dai modelli. http://it.wikipedia.org/wiki/Eidos

1.3.4

NIKLAS LUHMANN

http://it.wikipedia.org/wiki/Niklas_Luhmann La creazione intellettuale di Luhmann consiste nell'aver applicato alla societ la teoria generale dei sistemi, che bisogna distinguere dalla teoria dei sistemi sociali di Talcott Parsons, la teoria dell'evoluzione biologica. Luhmann parte dalla premessa, che gli elementi primari ed unici di un qualsiasi sistema sociale non siano gli agenti principali, ovvero gli uomini, ma gli effetti della comunicazione, ovvero comunicazioni che producono altra comunicazione. Senza comunicazione non esiste nessuna forma di sistema sociale, anzi la chiusura operativa del sistema sociale operata proprio sul concetto di comunicazione. Tutto ci che c' nel sistema sociale solo ed esclusivamente comunicazione. Un sistema sociale (sistema chiuso) in grado di costituirsi, ricostituirsi, ma soprattutto di autogestirsi (autoreferenzialit ed autopoiesi). Questo possibile solo mediante una perenne comunicazione. Luhmann precisa che l'uomo non pu essere considerato un sistema di questo tipo, perch in realt rappresenta un altro tipo di sistema pi complesso; il sistema psicologico (coscienza), che a differenza del primo in grado di pensare. I sistemi sociali invece non pensano, ma agiscono, sotto forma di: interazione; organizzazione; societ. Secondo Luhmann l'osservazione sociologica contiene un elemento problematico. Essa compie ci che viene descritto in quanto la stessa osservazione parte dell'oggetto che intende descrivere. In quanto parte della societ, l'osservazione deve contenere una componente autologica (deve descrivere anche se stessa nella forma dell'autosservazione).

1.3.5

CURI ORFEO ED EURIDICE

http://www.emsf.rai.it/tv_tematica/trasmissioni.asp?d=308 Credo che sia anzitutto necessario ricordare che la figura di Orfeo collegata a tre distinti, anche se non indipendenti, filoni di fonti e di documenti a noi pervenuti in forma spesso frammentaria, e tuttavia tale da consentirci di ricostruire un'immagine di questa personalit, cos al confine tra la leggenda e la storia, qual' appunto la figura di Orfeo. Orfeo compare anzitutto come iniziatore ed eponimo dei riti che appunto da lui prendono il nome, e della setta, la setta orfica, di cui abbiamo testimonianze abbastanza certe a partire dal V secolo avanti Cristo. In secondo luogo a Orfeo viene fatto convenzionalmente risalire quel complesso frammentario di produzioni poetiche, dal contenuto spesso oracolare ed enigmatico, che va appunto sotto il nome di poesia orfica, in qualche modo in maniera analoga a come l'Iliade e l'Odissea sono riferiti ad Omero. La poesia orfica collegata a sua volta, secondo tradizioni e testimonianze pressoch concordi, ai riti eleusini e quindi un ulteriore sostegno alla tradizione di un Orfeo collegato con riti di natura misterica ed iniziatica. Infine Orfeo compare come protagonista di due grandi miti dell'antichit: il mito di Orfeo e di Euridice, e poi un altro mito in cui Orfeo presente come comprimario anzich come protagonista, cio quello degli Argonauti: il viaggio di Giasone alla ricerca del vello d'oro, questa sorta di impresa di avventura impossibile ai confini del mondo conosciuto. 2

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Queste tre fonti diverse che ci restituiscono la figura di Orfeo, alle quali appunto consegnata l'immagine di questa figura mitica, in qualche misura possono essere anche utilizzate per ricostruire un'immagine di questo personaggio, valorizzando alcuni aspetti comuni a questi tre distinti filoni di fonti. Infatti evidente che in tutti e tre la figura di Orfeo collegata per cos dire con una ricerca e con situazioni che si collocano al limite; sia nelle versioni mitologiche che prevedono appunto la discesa agli inferi del protagonista o il suo viaggio ai confini del mondo conosciuto, sia nelle testimonianze relative alle sette e ai riti orfici, sia nella poesia che da lui prende il nome, Orfeo collegato con questa esperienza del limite, e pi specificamente con una esperienza dell'aldil, di ci che si colloca al di l della frontiera del conosciuto, quasi a testimoniare o a confermare questo carattere di figura di confine, che anche figura di confine, appunto, tra leggenda e storia. Vi poi un secondo aspetto che emerge in qualche misura concordemente da questi tre distinti filoni di testimonianze: quello che vede in Orfeo la figura di un'artista: un poeta, un musico, colui che appunto coltiva le Muse. Figura di artista che decisiva anche per comprendere l'andamento e soprattutto l'epilogo della vicenda che lo vede protagonista per quanto riguarda il mito di Orfeo e di Euridice; anzi significativo ricordare che questo dato un dato ricorrente in tutte le diverse e tra di loro anche talora disparate tradizioni relative alla figura di Orfeo: Orfeo il musico, Orfeo il poeta. In questa veste Orfeo ricordato gi nelle antichissime testimonianze che abbiamo sulla sua figura, o almeno gi nelle citazioni pi antiche che richiamano il mito. 3 Come si vede, insomma, il mito di Orfeo e Euridice in qualche modo coestensivo alla storia della cultura occidentale: ne abbiamo tracce che ricollegano questo mito agli albori della cultura greca arcaica, e ne ritroviamo testimonianze anche nella cultura contemporanea, sempre in connessione con alcune tematiche particolarmente significative dal punto di vista filosofico: il problema del limite, il problema del rapporto fra amore e morte, l'inesorabilit del destino, una interrogazione di stampo escatologico su quale sia la sorte riservata nell'aldil, nell'oltre tomba. Una molteplicit, dunque, di questioni che sono particolarmente significative dal punto di vista speculativo. D'altra parte la rilevanza strettamente filosofica del mito di Orfeo e di Euridice in qualche modo implicita gi nelle prime versioni pi complete e dettagliate del mito, che risalgono rispettivamente a Virgilio, nel IV libro delle "Georgiche", e a Ovidio, nel X libro delle "Metamorfosi". L'antefatto, per cos dire, noto: Orfeo riuscito ad ammansire le divinit infernali col suo canto, riuscito ad ottenere quindi che esse consentano il ritorno di Euridice alla condizione posta da Plutone e Proserpina che egli non si volti a guardare la sposa prima di essere uscito dall'Ade. I due intraprendono il cammino di ritorno - un cammino ripido, oscuro, difficile, aspro -, e proprio quando sono in prossimit della conclusione di questo viaggio accade l'irreparabile. Sentiamo qual' la descrizione che ne fa Virgilio: "Quando" - egli dice -"un improvvisa follia" -e, appunto, il termine latino 'subita dementia' - "Quando un'improvvisa follia colse l'incauto amante, perdonabile invero se i Mani sapessero perdonare: si ferm, e proprio sulla soglia della luce..." sottolineatura, questa, che accresce ulteriormente il pathos della narrazione: proprio nel momento in cui la vicenda sembra avviarsi ad uno scioglimento del nodo - per usare le categorie aristoteliche della "Poetica", ad una "lysis",ad uno scioglimento, della "desis", del nodo, dell'intreccio in senso lieto, in senso positivo -, proprio quindi quando ci si attende di essere in prossimit di una conclusione positiva di questa vicenda, proprio quindi sulla soglia della luce "...ahi immemore, vinto nell'animo, si volse a guardare la sua diletta Euridice". La trasgressione del patto stipulato con Plutone e Proserpina dunque un fatto compiuto, e la prima immediata reazione della stessa sposa che rivolgendosi a Orfeo - immemore, appunto - esclama: "Chi ha perduto me, sventurata, e te Orfeo? Quale grande follia?" - e qui il termine virgiliano 'furor'. Sono questi gli interrogativi - si badi bene, opportuno sottolinearlo - con i quali Euridice chiede ragione di ci che ella stessa ha definito essere un 'furor', cio una follia, chiede che vengano spiegati i motivi di quello che Virgilio ha definito una 'subita dementia', e cio appunto una espressione di irrazionalit, una improvvisa follia di fronte a questa richiesta di motivi queste ragioni - come dire? - la vicenda senza dare una risposta si conclude. 4 Perch Orfeo si volta? Per quale ragione, pur avendo avuto una concessione cos straordinaria ed essendo ormai sul punto di vedere coronato da successo uno sforzo che lo ha condotto ai limiti dell'umano, per quale ragione egli si volta? Che cosa lo induce a un gesto che pu apparire appunto solo un gesto di 'furor', di 'subita dementia', di insania? Le interpretazioni per lo pi hanno cercato di concentrarsi su questo aspetto, tentando di individuare le ragioni di ci che non ragionevole, di ci che non riconducibile a razionalit: se vero che il comportamento di Orfeo , come la stessa Euridice afferma, una espressione di 'furor', non si pu chiedere ragione di ci che per definizione alla ragione si sottrae. Pu essere allora - anche sulla scorta del resoconto ovidiano - pi utile spostare l'attenzione dalla analisi delle ragioni irragionevoli del comportamento di Orfeo ad un altro aspetto, che invece gli studiosi e gli interpreti hanno per lo pi trascurato e che pu essere invece particolarmente significativo per comprendere anche la valenza filosofica di questo mito, e cio spostare l'attenzione all'analisi della natura del patto, e cio all'analisi delle condizioni poste da Plutone e Proserpina per il rilascio di Euridice. Apparentemente la condizione posta - che Orfeo non si volti a guardare Euridice prima di averla ricondotta alla luce - sembra essere tale da potere essere agevolmente soddisfatta. Anzi. Se vero che ogni patto, ogni forma di negoziato per lo pi prevede una qualche equivalenza delle condizioni, una qualche simmetria tra ci che gli attori di questo patto devono concedersi scambievolmente, qui si potrebbe perfino osservare

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Appunti dalle conferenze


a cura di Danilo Cambiaghi

NOESIS BERGAMO
INCONTRI DI FILOSOFIA

UMBERTO CURI AMORE-CONOSCENZA E CONOSCENZA-DOLORE

2010 - 2011
IL GIOCO DELLA VITA TRA RAGIONE E PASSIONE

che esiste una dissimetria, uno squilibrio tutto a favore di Orfeo: egli pu ottenere ci che nessuno essere vivente mai riuscito ad ottenere, e cio il ritorno alla luce di chi gi era stato assunto nel regno delle tenebre, e pu ottenere qualche cosa di cos incalcolabilmente grande e importante soltanto a condizione di sospendere temporaneamente lo sguardo, di non guardare per una fase, un periodo assai limitato qual' quello dell'itinerario di ritorno. Quindi la condizione posta sembra essere una condizione molto facile da soddisfare, anzi talmente facile da sembrare fin troppo squilibrata in favore di Orfeo. Ma forse proprio questo il punto, questa apparente ovviet sulla quale occorre esercitare invece il rigore della problematizzazione filosofica. 5 Vi sono delle leggi che governano e organizzano l'Ade di cui Plutone e Proserpina sono i custodi, ma non sono tali da poter violare queste leggi; essi stessi in una qualche misura sono soggetti alle leggi di cui sono semplicemente garanti e custodi. Se Orfeo avesse potuto davvero ricondurre fuori dagli inferi Euridice queste leggi sarebbero state violate, proprio da quell'Orfeo che aveva ottenuto la possibilit di recuperare l'amata proprio sottolineando il rispetto per la legge, la sua soggezione alla legge. Euridice che ritorna dal mondo delle ombre nel mondo della luce, Euridice che ritorna alla vita infrange un 'ksmos', compromette una organizzazione legale alla quale non solo Euridice e Orfeo, ma le stesse divinit sono sottomesse. Se questo, come io ritengo, vero, allora evidente che la condizione posta ad Orfeo doveva essere tale da non potere essere rispettata; l'unico modo per evitare che venissero violate le leggi che governano l'Ade e alle quali appunto dei e uomini sono in pari misura sottomessi, era imporre una condizione che non poteva essere rispettata, che non poteva che essere violata. E che cosa si chiede in effetti ad Orfeo? E' davvero cos elementare la parte del patto che egli deve rispettare? E' davvero cos semplice il rispetto di questa condizione? Si chiede a Orfeo di non guardare Euridice, si chiede ad Orfeo amante di non guardare l'amata, si chiede in altri termini a Orfeo - visto che, come sappiamo, per tutto il mondo antico esiste una sostanziale equivalenza o identit tra il vedere e il conoscere, per i quali tra l'altro nel mondo greco si usano anche gli stessi verbi, per cui la 'theora' al tempo stesso la visione, la contemplazione ed anche la contemplazione in senso intellettuale - si chiede insomma a Orfeo di amare senza conoscere. Questa indicazione, questo comando, questa richiesta sono impossibili: non possibile scindere l'amore dalla conoscenza. Orfeo amante pu essere tale solo a condizioni di conoscere e quindi di guardare Euridice. La richiesta impossibile, non ammesso, non concesso a Orfeo di rispettare questa condizione. Solo cos, dunque, formulando una richiesta che non poteva che essere trasgredita ,le divinit infernali, custodi di leggi che esse stesse non possono modificare, hanno la possibilit di tutelare l'immodificabilit di quelle stesse leggi. La scissione di amore e conoscenza - richiesta implicita nel patto - non possibile; occorrerebbe che si realizzasse una contraddizione, occorrerebbe che Orfeo, amante, non amasse, allo scopo di poter portare fuori Euridice. Ma appunto questo il paradosso che segna anche l'esito tragico di questo epilogo. La condizione di amante non un dato acquisito una volta per tutte, una condizione che va - come dire - confermata processualmente nel proprio modo di essere e di comportarsi, e solo un paradosso avrebbe potuto consentire a Orfeo di riportare alla luce Euridice; quell'Orfeo che spinto dall'amore va fino agli inferi per recuperare la sposa perduta, avrebbe dovuto per poterla portare alla luce non amarla pi, avrebbe dovuto poter scindere amore e conoscenza. Tratto dall'intervista: "Amore e conoscenza: il mito di Orfeo e Euridice" - Napoli, Vivarium, 25 giugno 1993

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