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R. Boldracchi Febbraio 2006 Le ricadute geopolitiche, i rischi di un processo di balcanizzazione e lemergere dellIran come unica potenza regionale a tre anni dalla caduta del regime di Saddam in Iraq. Le dinamiche proprie del contesto geopolitico in cui viene a trovarsi lIraq a tre anni dallinizio della seconda guerra del Golfo rendono impossibile lidentificazione di soluzioni - per un dopo guerra di stabilit e sviluppo socio-economico - che non tengano conto della rilevanza regionale del conflitto, e delle complesse strutture etnico - religiose esistenti nel Paese e negli Stati confinanti. I recentissimi scontri tra sciiti e sunniti susseguitisi allattentato terroristico alla moschea doro sciita di Samarra sono paradigmatici del concreto rischio di una possibile conflittualit intrastato a carattere religioso. Esiste tuttavia la possibilit che tutte le azioni terroristiche perpetrate ai danni della comunit sciita abbiano solo la valenza tattica di voler ritardare il processo di democratizzazione attualmente in corso in un Paese ancora affetto da una preoccupante instabilit cui n il Governo n le truppe internazionali parrebbero essere in grado di porre rimedio. Non parrebbe inoltre da scartare aprioristicamente il rischio dellinsorgere di unaltrettanto pericolosa conflittualit allinterno della comunit sciita della regione. In questo articolo si cerca di inserire la situazione irachena nel contesto geopolitico proprio degli Stati confinanti, di identificare alcuni possibili scenari per un futuro di breve-medio termine e di trarre alcune conclusioni sul ruolo delle forze alleate anglo-americane in primis e di un loro futuro o futuribile disimpegno. Unattenzione particolare rivolta alla crescita del ruolo dellIran come potenza egemone regionale ed al suo ruolo prossimo-venturo. Tra mille articoli e libri dedicati allargomento, counque utiule riportare is pensieri del Presidente Iracheno Talabani. Ho avuto la fortuna di sentirlo a Chatahm House e ne sono rimasto altamente impressionato. Sar lieto di fornire, a chi lo dovesse chiedere copia del suo intervento. LIraq: una complessa realt etnico-religiosa funestata da oltre 40 anni di dittatura. Nato come Stato indipendente alla fine della prima guerra mondiale ed al conseguente disfacimento dellimpero ottomano, lIraq un paese arabo dove coesistono una componente Curda, una componente Sunnita ed una componente Sciita maggioritaria nel paese, oltre ad altre minoranze etico-religiose (turcomanni, caldei, etc.). Questo etereogeneo mix ha dato origine, nel corso degli anni, ad uno stato autoritario dominato, per oltre 40 anni, da Saddam e dal partito Baat che - utilizzando il culto

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della personalit, il potere militare e le divisioni etniche - svilupp una visione strettamente anti-imperialista ed anti Israeliana, lanciandosi in continue guerre con i suoi vicini (Iran e Kuwait) per mantenere uno stretto controllo sul Paese pe sulle sue ingenti risorse petrolifere. Dalla seconda met degli anni 80 lIraq assunse negli anni successivi alla tragica guerra con lIran degli Ayatollah il ruolo di protettore dei palestinesi e dei loro diritti nei confronti di Israele. Questa sua attitudine implic una sempre maggiore popolarit tra le popolazioni arabe dove linflusso islamico si faceva maggiormente sentire. Simultanemente, si dovette tuttavia registrare una progressiva e parallela diminuzione di questa popolarit presso i governanti degli Stati confinanti che, nellIraq di Saddam, vedevano una concreta e permanente minaccia. Dopo la lunghissima guerra con lIran di Komeini degli anni 80 e la pesante sconfitta nella prima guerra del Golfo di inizio anni 90, il regime Baathista di Saddam termin, a seguito della seconda guerra del Golfo del Marzo 2003, con la cattura di Saddam e linstaurarsi di una nuova repubblica federale a seguito dellapprovazione referendaria di una nuova costituzione nellautunno 2005. Un discorso a parte deve essere fatto per le risorse petrolifere del paese viste le importanti implicazioni geo-politiche. LIraq ha un importante ruolo da giocare nei futuri assetti energetici, sia a livello produzione sia a livello di controllo delle rotte della Via del petrolio.1 Le risorse petrolifere dellIraq sono concentrate nel nord, a predominanza Curda, attorno a Kirkuk, e nelle zone sud orientali - a dominanza Scita. LIraq pu contare sul 10.7% delle risorse mondiali con un controvalore di 3400 miliardi di USD. E pero altrettanto vero che, attualmente, lIraq solamente capace di raggiungere lo 0.8% del suo output potenziale. Per potere raggiungere una produzione di circa 5 milioni di barili giornalieri occorrerebbero investimenti altissimi (tra i 40 ed i 50 miliardi di dollari).

R. Boldracchi; Dalla Via della Seta alla Via del Petrolio: un nuovo Great Game con implicazioni geo strategiche per Asia Centrale, Turchia ed Iraq. www.scenarinternazionali.org ; Settembre 2004

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Lattuale situazione in Iraq: cosa andato storto rispetto alla strategia di intervento anglo-americana? La caduta di Saddam (attualmente sotto processo in Iraq) e le straordinarie elezioni politiche che si sono tenute nel paese a seguito dellreferendum approvativo di una costituzione federalista sono tutti aspetti estremamente positivi che la comunit internazionale non pu non salutare con favore. Resta tuttavia il fatto che lamministrazione Bush aveva indicato, a inizio conflitto, quattro indicatori di successo su cui basare lintervento del 2003: (1) eliminazione delle armi di distruzione di massa in Iraq, (2) cambio di regime, (3) democratizzazione del paese, (4) accresciuta stabilit per il Paese ed il Medio Oriente. Di questi indicatori, il primo non era rilevante, vista lassenza di queste armi di distruzione di massa. Il secondo, stato pienamente raggiunto. Il terzo in corso dopera e, come ha sottolineato il Presidente Jalal Talabani in una conferenza a Londra dellOttobre 20052: In the new Iraq, we have made our choice. We are engaged in a monumental project; we are building and defending the foundations of our democratic future. Those foundations will rest on the values of dialogue, compromise and equality. () With the help of our allies, we are transforming the
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Jalal TALABANI, Building a democratic, peaceful and secure Iraq, Speech at Chatham house Royal Institute of International Affairs, London; 6 ottobre 2005

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country from a land of tyranny and mass graves to a land of federal democracy, a land where the state is at peace with its people and its neighbours. Il raggiungimento del quarto indicatore ancora tutto da verificare e, attualmente (25 Febbraio 2006) il Paese affetto da una notevole instabilit interna e con il Medio Oriente dalla Palestina allIran, dalla Siria alla Arabia Saudita - in una fase di marcata turbolenza. Sulla base di questa valutazione, dunque doverosa unanalisi degli accadimenti degli ultimi tre anni, e la domandacruciale che ci si dovrebbe porre : cosa andato storto?, cosa non ha funzionato nellattuazione dei piani anglo-americani che mai avrebbero previsto di ritrovarsi, dopo tre anni e migliaia di perdite tra le truppe alleate e decine di migliaia di morti tra i civili iracheni, ad ipotizzare labbandono del Paese sulla spinta delle loro opinioni pubbliche e, soprattutto, senza avere raggiunto la totalit degli obiettivi definiti allinizio del conflitto? Da un US-topia a un possibile Turm-Oil passando per un Made in Iraq. In un interessante paper del Royal Institute of International Affairs di Londra del Dicembre 20023, Marcel identificava tre possibili scenari in relazione ai possibili sviluppi della guerra in Iraq. Con unapprezzabile ironia (e preveggenza?), i tre scenari venivano definiti: US-topia - Made in Iraq - Turm-OIL Nello scenario US-topia le forze alleate vincevano, in fretta e bene, sia la guerra che la pace. Il territorio iracheno era salvaguardato, le armi di distruzione di massa (allora si pensavano che esistessero relamente, ma questa unaltra storia!) erano smantellate nella loro totalit, si introduceva la democrazia ed il pluralismo. Tutto questo con pochissime vittime civili e linstaurazione di una repubblica federale che ben teneva conto di tutte le realt etnico-religiose del paese. I Paesi Arabi della regione reagivano moderatamente, e lesempio iracheno verso la democrazia veniva seguito, in tempi brevi, da altri Paesi Arabi della regione. Come stiamo purtroppo vivendo in questi giorni, questa ipotesi si effettivamente rivelata come una mera utopia anche se lIraq ora divenuto una repubblica federale a seguito di un processo embrionale di democratizzazione. Nello scenario Made in Iraq, Marcel prevedeva un colpo di stato contro Saddam prima dellinizio del conflitto, a conflitto iniziato o, pi probabilmente, durante lassedio finale a Bagdad. Questo scenario avrebbe portato ad un risultato ibrido, con le forze alleate in controllo della maggioranza del Paese ma senza avere il controllo della capitale, gestita da forze appartenenti, in un modo o nellaltro allentourage di Saddam, e rimaste a difesa della capitale con i fedelissimi della Guardia Presidenziale e i membri del suo clan, gli Abu Nasir. A guerra finita, e con labbandono delle truppe anglo-americane, quello che viene definito come Shadow state in un secondo
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V. Marcel - The Future of Oil in Iraq: Scenarios and Implications - Royal Institute of International Affairs Briefing Paper N5 - December 2002

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documento del Royal Instutute for International Affairs4 avrebbe definitivamente preso le redini del potere. Lesito non avrebbe permesso linstaurarsi di un nuovo sistema democratico. In breve, si sarebbe ritornati ad uno status quo ante, senza Saddam ma con il suo enturage a dettare nuovamente la danza. Questo scenario desta degli interrogativi inquietanti soprattutto in ragione del mistero che tuttora circonda la caduta di Bagdad - senza una vera resistenza da parte della famosa Guardia Presidenziale di Saddam e i dettagli sulla cattura di Saddam. Quello cui stiamo assistendo, tuttavia, la mancanza di un pieno controllo del famoso triangolo sunnita che si sviluppa attorno a Bagdad, un controllo assai modesto sulle regioni sciite del sud del paese ed un sostanziale controllo della regione Curda. C anche la tendenza a registrare una probabile alleanza tra i terroristi qaedisti guidati dal giordano Al Zarkawi e buona parte della ex-Guardia Presideniale di Saddam. Resta il fatto che una resa senza apparenti combattimenti della capitale non pu non fare pensare allattuazione, in toto o in parte, dello scenario made in Iraq con un certo accordo tra i contendenti al momento della caduta di Bagdad. Gli storici del prosimmo decennio potranno, forse, chiarire questo mistero. Nello scenario Turm-OIL infine, la guerra si sarebbe protratta lungamente, con molte vittime da ambo i lati. Saddam sarebbe uscito di scena ed il nuovo rgime, supportato dagli alleati anglo-americani, non sarebbe tuttavia riuscito ad ottenere il necessario supporto istituzionale e politico. La coalizione politica tra Sunniti, Sciti e Curdi non avrebbe resistito alle tensioni interne e lautorit centrale si sarebbe sfaldata. Gli Stati vicini sarebbero intervenuti a difesa dei loro fratelli e si sarebbero scatenati conflitti intra-etnici tra fazioni Curde, Sciite e Sunnite rinforzate da truppe inviate da Paesi Arabi e non Arabi della regione. Gli integralisti whabbiti-salafiti collegati ad Al Qaeda avrebbero utilizzato sistematicamente gli attentatori kamikaze nei confronti delle truppe alleate considerate doccupazione. Si sarebbero scatenati moti di piazza che avrebbero potuto sfociare in conflitti veri e propri in tutta la zona del Maschrek arabo con la destabilizzazione della Giordania, un coinvolgimento diretto della Siria nel conflitto ed una escalation imprevedibile nel conflitto arabo - palestinese. Questo scenario da incubo porterebbe alla trasformazione dellIraq in un failing state simile alla Somalia del dopo Siad Barre e popolata dai vari signori della guerra che tuttora si affrontano in lotte di clan. Con una notevole preveggenza, Marcel anticipava, in questo scenario, molti dei tragici fatti che hanno caratterizzato il post- saddam in Iraq: una guerra che si trascina con alte perdite da ambo i lati, notevoli tensioni interne con una conflittualit (pi o meno latente) tra gruppi sunniti e sciti, considerevoli dubbi sulla tenuta dellautorit centrale, utilizzo sistematico da parte del terrorismo a matrice wahabita - salafita di attentatori kamikaze. Il tutto in un contesto geo-politico dove lIran parrebbe assumere chiaramente un ruolo di potenza regionale. Finora, a completare il quadro Turm-Oil, manca il coinvolgimento nelle violenze del Curdistan federale e quello, diretto, degli Stati confinanti.
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RIIA - Iraq: the regional fallout - Briefing paper N2, February 2003

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La situazione geopolitica nella regione: lIran come sola sola potenza regionale ed i rischi di destabilizzazione per gli stati arabi e non arabi moderati LIraq confina con Stati caratterizzati da profonde differenze etnico-politiche. Abbiamo: (1) uno Stato Arabo e laico come la Siria, (2) uno stato musulmano Non Arabo e laico come la Turchia, (3) uno stato musulmano non Arabo e teocratico come lIran, (4) le monarchie arabe degli Haschemiti in Giordania, dei Sauditi in Arabia e gli Emirati Arabi Uniti. Pur non confinando direttamente con lIraq, Israele, ANP e Libano hanno un loro ruolo importante in questa regione che al Governo Statunitense piace definere come Great Middle East. A ovest dellIraq abbiamo la Siria, uno stato arabo laico con al potere un partito dalle origini comuni a quelle al potere nellIraq antecedente alla caduta di Saddam ( il partito Baat), che ha messo a punto un sistema altamente militarizzato, dittatoriale e che vede nella protezione dei diritti dei palestinesi il suo principale asse strategico di politica estera. Allinterno della Siria troviamo, analogamente allIraq (seppure su scala minore) divisioni etnico - religiose: Curdi e Arabi a dominanza Sunnita ed Arabi Sciiti. Da molti anni, la Siria ha assunto un ruolo tutelare nei confronti del Libano. I recenti accadimenti in Siria e Libano hanno dato il via, a partire dallassassinio politico del premier libanese Rafiq Hariri ed alla relativa inchiesta del consiglio di Sicurezza dellONU, un apparente ritiro Siriano dagli affari politici Libanesi anche se truppe Siriane stazionano tuttora in prossimita della valle della Bekaa. Il futuro dellattuale regime di Bashar Assad ancora da decifrare, e levolversi della situazione israelo-palestinese (con la vittoria elettorale di Hamas e lincertezze Israeliane del post-Sharon) avr sicuramente un ruolo importante sugli sviluppi della situazione in Siria anche, e soprattutto, in relazione alle relazioni con gli USA. Attualmente, la Siria non ha altra alternativa che quella di cercare di non inimicarsi pi del dovuto gli USA visto che si trova circondata da Stati pro-USA e, quindi, potenzialmente suoi avversari: Turchia, Giordania, Israele ed un Iraq pro americano. Infine, occorre sottolinerae il problema Curdo5. La popolazione siriana di origine curda vive nella provincia di Jazirah, la regione pi ricca della Siria che, inter alia, controlla le risorse idriche pi importanti di tutta la regione (con i fiumi Tigri, Eufrate e Khabour). E inoltre la principale regione agricola e la pi ricca in petrolio: la secessione di questa provincia in un quadro di Grande Curdistan conseguente alla creazione dello stato federale curdo in Iraq, segnerebbe la fine della Siria. Qualunque sar lesito del processo di ristrutturazione dellIraq, la Siria destinata ad essere il maggiore perdente nella regione con seri i rischi per una sua destabilizzazione che avrebbe effetti devastanti creando le premesse per un Failing State, paradiso dei terroristi alqadeisti. A Nord dellIraq troviamo uno Stato Musulmano Non arabo laico, la Turchia. Il paese aspira ad acquisire il ruolo di potenza regionale anche grazie al suo
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Robert LOWE, Chatham House, The Syrian Kurds: A people discovered; MEP, BP, 06/01; January, 2006; WWW.chathamhouse.org

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importassimo ruolo nel trasporto del petrolio del medio oriente e dellAsia Centrale (R. Boldracchi, op.cit.) e per il suo ruolo nella NATO. E un grande Paese che ha sviluppato una democrazia parlamentare (ancorch imperfetta) e che ha recentemente ricevuto lo status di Paese candidato a divenire membro della UE (Dicembre 2005). La Turchia attualmente governata da una leadership politica del tutto inedita portata al Governo dal voto Musulmano che gli ha permesso di godere di una considerevole maggioranza parlamentare. In questo contesto, il nuovo partito al Governo Giustizia e Sviluppo (AK) - ben deciso a portare avanti la candidatura Turca alla UE e deve garantire un equilibrio, difficile, tra le tradizionali lites secolari e la sua base elettorale a carattere marcatamente islamico. I recenti assalti ad ambasciate e consolati europei per vedicare linsulto delle vignette sataniche mostrano quanto ancora sia forte in Turchia la voce dellIslam pi conservatore . Il peggiorare della situazione in Iraq ha creato non poche difficolt al nuovo Governo, anche in relazione alla sua partecipazione alla NATO. I Turchi vedono con crescente preoccupazione la creazione di uno stato (per ora solo federale) curdo nel Nord dellIraq che, sfruttando i giacimenti petroliferi della zona, potrebbe sviluppare le necessarie risorse economico - finanziarie per agire da catalizzatore verso i Curdi esistenti in Turchia in numero assai maggiore che in Siria, e creare i presupposti per un grande Kurdistan6. A est dellIraq troviamo uno Stato musulmano, non Arabo, e teocratico a maggioranza Sciita: lIran. Il paese aveva iniziato, con il grande Ayatollah Rafjansani, un processo di democratizzazione con diversi livello di supporto da parte delle lites teocratiche che la governano. Recentemente, tuttavia, il conflitto politico tra i riformisti ed i conservatori stato risolto in favore dei secondi a seguito della vittoria dellultraconservatore Ahmadinejad, e nonostante le giovani generazioni avessero dato limpressione di essere ben decise a spingere per un cambio in senso democratico. Le durissime prese di posizione del neo-presidente nei confronti di Israele, e la sua volont di andare allo scontro, per ora solo diplomatico, con ONU, IAEA, UE sulla questione delle ispezioni nucleari, hanno obbligato le diplomazie occidentali a perendere le minacce iraniane estremamente sul serio. E soprattutto il contenzioso nucleare a rendere evidente il fatto che, nel dopo Saddam, lIran di Ahmadinejad emerge come la sola grande potenza regionale. In effetti, la spettacolare ascesa dellIran manifesta unitamente alla incapacit di prevenire le barbarie del carcere di Abu Ghraib che, parafrasando la Storia Patria del nostro risorgimento, sono costati alle truppe alleate ben pi di una battaglia perduta - il maggiore errore geostrategico commesso da Bush e dai suoi alleati nellattaccare ed eliminare il regime Iracheno di Saddam. Come ha ben sottolineato Heath sulla rivista inglese The Spectator: (...) because by removing one of the main bulwarks to iranian expansionism without replacung it with a viable alternative, the West has unleashed hostile regional superpower it is unable or unwilling to contain 7. Secondo Heath, il sud dellIraq un quasi-protectorate iraniano con polizia locale e milizie locali
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I Curdi e la regione vagamente definita come Kurdistan vennero divisi tra vari Stati (Iran, Iraq, Siria, Turchia) a seguito di un acordo tra Turchia, francia e Gran Bretagna negli anni 20. 7 Allister Heath ; A monster of our own making ; The Spectator, 11 Febbraio 2006

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controllate da Theran, e le truppe inglesi disposte attorno a Bassora are now merely garrisoned there. Da un punto di vista internazionale, lIran continua a finanziare, da diversi anni, vari gruppi terroristici e pu quindi ulteriormente aumentare linstabilit nella regione. Secondo Heath [op.cit.] (...) lIran da sempre uno dei maggiori sponsors del terrorismo internazionale; i suoi alleati comprendono i militanti sciiti di Hezbollah in libano, il gruppo terrorstico palestinese Hamas (recente vincitore delle prime elezioni palestinesi), vari gruppi in Asia Centrale ed Afghanistan.(...) Un Iran potenza nucleare solleva lo spettro terrorizzante di terroristi-suicidi armati di bombe nucleari nella prossima decade. E anche importante segnalare perch strettamente legata ai futuri sviluppi Iraniani - una esistente conflittualit, per ora solo a livello di dispute religiose, presso le gerarchie religiose sciite di Qom (Iran), dove si confrontano il clero Iraniano ed i loro rivali Iracheni. Si considerano Iracheni quei rappresentanti del clero Sciita giunti in Iran dopo avere frequentato i centri religiosi delle cit sacre alla religione Sciita, ma posizionate in Iraq. Sono le citt di Najaf e Kerbala, dove trovo la morte Hossein, il figlio di Al 8. Attualmente, la situazione del sud Iraq, a maggioranza Sciita, non ancora esplosa perch il capo spirituale il grande Ayatollah Al Sistani, della corrente sciita irachena ha finora mantenuto, dal suo rientro in Iraq alla caduta di Saddam, un certo distacco dallIran rifiutando di incontrarsi con i leader religiosi iraniani. In contrapposizione ad Al Sistani uomo forte dellIraq post Saddam lIran avrebbe trovato un alleato sciita nel figlio di un rappresentatnte della Sciia fatto assassinare da Saddam, lantiAmericano Muqtada al-Sadr e nelle sue milizie del Mahadi. In questo contesto interessante notare come il capo spirituale degli Sciiti del Libano, layatollah libanese Fadallah (nato a Najaf, in Iraq) si stia scagliando contro le gerarchie scite Iraniane accusandole di voler marginalizzare la componente araba degli Sciti in Iraq, riducendo limportanza di Najaf come citt simbolo degli Sciti9. Parrebbe dunque chiaro come la grande incognita consista non solo e non tanto nel capire se ci sono reali presupposti per linsorgere di una guerra civile in Iraq tra Sciiti e Sunniti ma, piuttosto, nel capire come evolver, e che ruolo si vorra ritagliare il presidente Ahmadinejad, il conflitto in corso tra le componenti Sciite Irachene di Al Sistani e quelle Iraniane (impegnate a denigrare i dogmi islamici radicali provenienti dalle roccaforti scite del medio Oriente), e tra queste e le componenti filo-Arabe del mondo sciita facenti capo agli Hezbullah legati a Fadallah in Libano ed agli Sciiti di Al-Sadr in Iraq. Infine, da un punto di vista geo-strategico, evidente che i ricchi giacimenti petroliferi presenti nella zona sciita che si sviluppano attorno allasse Bassora/Nassyria potrebbero ulteriormente stimolare gli interessi Iraniani e spingerli ad un ruolo ancora pi attivo in Iraq fino, forse, a spingere per una secessione del sud sciita dal neo-Iraq.
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Alla morte del profeta Maometto, le comunit Maomettane stanziate nellattuale Arabia Saudita, decisero di nominare come capo spirituale della comunit un personaggio molto vicino a maometto, Abu Bakr. Una parte della comunit si ribell decidendo invece che a guidare la comunit avrebbe docuto essere Al, il cugino del profeta. Questa minoranza si separ dando vita alla Sciia in contrapposizione ai Sunniti. Da allora i due gruppi sone ostili tra loro. 9 E. Kheir Fadallah - Iran: la cassure - Arabies, Mars 2003

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Ad Ovest dellIraq troviamo il Regno Arabo (Haschemita) di Giordania. Il regno di Abdallah presenta un mix etnico costituito da Giordani (essenzialmente impegnati nel settore pubblico, forze armate e servizi di sicurezza), da cittadini Palestinesi (che costiuiscono la gran parte della business community) e da migliaia di rifugiati palestinesi. Il Regno Hashemita - probabilmente la nazione araba medio-orientale pi aperta verso loccidente e pi incline alla modernizzazione delleconomia ed alla riforma in senso democratico dello Stato - impegnata in un difficilissimo gioco di equilibrio tra le due comunit del Paese perseguendo una difficile coesione sociale ed unancor pi difficile coesione economica. Recentemente, Heath [op.cit.] il Re Abdallah II ha espresso le sue preoccupazioni a riguardo della possibilit, per lIran, di creare una rete di alleanza con Siria, Libano ed una Palestina guidata da Hamas. Sarebbe molto destabilizzante per la Regione. A Sud-Ovest dellIraq troviamo Il Regno Arabo (Saudita) dellArabia Saudita. Il regno dei Saud si basa da sempre sullalleanza con la corrente religiosa del Wahhabbismo10. La componente Wahhabbita ha acquisito sempre maggiore importanza dopo gli accadimenti del 1991 e la corrente ultra-ortodossa dei Salafiti crea sempre maggiori problemi alla coesione sociale del Regno Saudita. Tra llites del Regno Saudita si st diffondendo lipotesi che lAmministrazione Bush - che ha sviluppato un sentimento di avversione verso lattuale regime accusandolo di assistere, direttamente o indirettamente attraverso il suo network di ONG, Al Qaeda potrebbe essere tentata di spingere per una divisione dellArabia tra la parte ricca in idrocarburi delle province orientali a maggioranza Sciita, e le regioni di Hejaz (con la Mecca e Medina) precedentemente governata dagli Hashemiti, attualmente al potere in Giordania. Lipotesi fantasiosa, ma visto che proviene dallinterno dellArabia Saudita, non da scartarsi a priori. In ogni caso, la casa regnante parrebbe assai preoccupata da un Iran dotato di armi nucleari e potrebbe arrivare a chiedere al Pakistan lacquisto di un deterrente nucleare pur coscienti che una tale iniziativa andrebbe ad infuriare la Casa Bianca. Last but not least, lultimo attentato (fallito, fortunatamente) alla pi grande raffineria del paese (e del mondo) dimostra come Al Qaeda continui a portare avanti la sua campagna per la cacciata dei crociati dal scaro suolo suadita nonostante i colpi infertigli nel dopo marzo 2003. Infine, abbiamo le monarchie pi o meno illuminate degli Emirati del Golfo. Queste monarchie (Kuwait, Emirati Arabi uniti, oman, Quatar e Bahrain) guardano con trepidazione al crescere dellinfluenza iraniana nella regione. Sono tutti paesi con una importante popolazione Sciita che potrebbe venire manipolata da Theran. Molto importante per questi Stati sarebbe la perdita del controllo sullo stretto di Hormuz, la pi importante via dacqua del globo dove circolano, giornalmente, 16 milioni di barili di greggio, un quinto della domanda mondiale, oltre a considervoli quantit di
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E la corrente ortodossa dei Sunniti che prevede una stretta osservanza del Corano limitandosi alla venerazione di Allah e di Maometto e, non prevedendo nessun rappresentante di Dio in terra, si trova in fiera contrapposizione con gli Sciti che, al contrario, venerano anche il genero del profeta, Ali, e prevedono un Rappresentante di Dio in terra (gli Ayatollah Iraniani).

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gas allo stato liquido. LIran potrebbe minacciare la chisura dello stretto con danni incalcolabili per gli emirati del golfo e, indirettamente, per le economie occidentali. Iraq: scenari inquietanti di una balcanizzazione del paese Chi ha vissuto e seguito i drammatici eventi che, per tutti gli anni novanta, caratterizzarono lEx Yugoslavia con tutti i suoi scontri a carattere etnico - religioso non puo fare a meno di cercare dei paragoni con lattuale, incerto contesto iracheno del dopo Saddam. Il mai del tutto riposto sogno di un grande Curdistan stato rinvigorito dallapprovazione della costituzione federalista irachena che ha sancito uno stato (seppur federale) Curdo. Il primo Stato a poterne fare le spese potrebbe essere una Siria assai indebolita dalla caduta di Saddam e dal caso Hariri. Questo stato di cose potrebbe trovare similitudini con i sogni della grande Albania che minacciava lesistenza stessa della Repubblica di Macedonia. I recenti scontri e attentati tra i gruppi Sunniti (anche se essenzialmente dirette dal giordano Al Zarkawi) e quelli Sciiti potrebbero far riandare la memoria agli scontri tra Bosniaci musulmani e Croati e Serbi. LIran potrebbe spingersi a cercare di provocare la secessione della componente sciita dellIraq per creare una nazione Sciita dai confini con lAfghanistan al Mediterraneo di Siria e Libano, passando per lANP di Hamas, minacciando lo stretto di Hormuz e stringendo in una morsa Israele che, se realmente preoccupato, potrebbe decider di attuare un intervento preventivo contro Theran. La storia recente dei Balcani ci ha insegnato che, prima di raggiungere un pacifico modus vivendi tra gruppi etnico-religiosi in un Paese di colpo liberato dai ceppi di una dittatura, occorrono molti anni. La sola soluzione accettabile politicamente quella di un paese con una struttura federale (in essere, grazie alla recente costituzione) e soprattutto, garantito nella sua integrit territoriale dai paesi confinanti (sul modello degli Accordi di Dayton del 1995). Inevitabile sar pero la permanenza, per un lunghissimo periodo di contingenti militari che, magari sotto legida delle Nazioni Unite valga a prevenire linsorgere di qualsivoglia conflitto interno e/o esterno allIraq. E assai importante, in questo contesto di instabilit politica e di ripetuti attacchi terroristici, riportare le parole del presidente Iracheno Jalal Talabani [op. Cit.]: (...) so, the majority of Iraqis have seized the historic opportunity to choose their leaders and have a say about their future. And despite all the problems, the vast majority of Iraqis remain optimistic about their future. () However, our new democracy is under attack by minorities, the enemies of Iraqi people, who cannot bear the thought of democracy taking root in Iraq. We are trying to build a democracy and an ally to the free and democratic world in the hearth of the Middle East. But the suicidal criminals of Al Qaeda and the defeated Baathists of Saddam, who are killing innocent

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Iraqis, are trying to stop us. We want a democratic and federal Iraq: we are all equal and our rights are protected by Law. They want an Iraq that is unstable and at war with its neighbours and the world. () To those to say that Iraq is occupied: I say no. The multi-national forces are backed by the United Nations. A withdrawal of the multi-national forces in the near future could lead to a victory of the terrorists in Iraq and create a grave threat to the region and the civilised world. () We will never surrender to the terrorists who despise democracy and distort religion. We are all on one side: Zarqawi and his messengers of hate and destruction are on the other side. Come detto, nessuna soluzione sar per possibile senza una volont comune dei paesi confinanti con lIraq, la Turchia e lIran di Ahmadinejad in primis. La comunit internazionale deve agire avendo presente la necessit di operare a scala regionale e di cercare di gettare le basi per raggiungere una accordo che, sulla falsariga degli Accordi di Dayton del 1995, possano garantire da un lato, linviolabilit territoriale dellIraq, e, dallaltro, contribuire ad una stabilizzazione della Regione. Purtroppo, in questo contesto esiste la variabile incontrollabile delle strategie dei gruppi fondamentaisti islamici facenti capo ad Al Qaeda. Come illustrato in un precedente articolo11, lideologo del gruppo, liman Al Zawahiri, oltre alla soluzione della questione plaestinese, punta alla lotta contro i regimi che hanno tradito lIslam, eufemismo che accomuna i paesi, Arabi e non Arabi, moderati. I recenti accadimenti che hanno caratterizzato - sotto il pretesto delle ormai tristemente famose vignette - i paesi islamici dalla Libia, alla Turchia, dal Libano allIraq, dallEgitto, alla Nigeria ed allIndonesia, potrebbero essere una prova generale per ulteriori sommosse che andrebbero ad interessare lintera Umma in unottica destabilizzatrice. Occorre tenere presente che, a differenza degli ultimi dieci anni, il fondamentalismo islamico ha in effetti messo radici dallo stretto di Gibilterra, allisola filippina di Mindanao. In questa situazione di continui cambiamenti, con un esercito iracheno tuttora incapace di controllare il territorio e con il ruolo crescente di un Iran potenzialmente interessato ad un disgregamento dellancora embrionale stato federalista iracheno, loccidente non pu permettersi di abbandonare lIraq al suo destino se non vuole, inter alia, perdere il controllo vitale sulle rotte del petrolio. Il contigente Italiano di Nassyria, analogamente a quello brittanico schierato nella regione di Bassora, si trover, nei prossimi mesi, a dover fronteggiare una situazione potenzialmente esplosiva nel sud sciita del Paese, ma un suo ritiro troppo anticipato sarebbe da valutare con molta attenzione.

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R. Boldracchi ; Lirrisolta questione palestinese e lintegralismo islamico : cause ed effetti della maldie de lIslam; www.scenarinternaizonali.org