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Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 30 aprile - 3 luglio 2013, n.

16612 Presidente Salm Relatore Dogliotti Svolgimento del processo Con atto di citazione, notificato in data 5-1-1996, P.E. conveniva in giudizio davanti il Tribunale di Lecce la Banca Tamborrino Sangiovanni, di cui era correntista, nonch fideiussore per una societ, pure correntista, per sentir condannare la banca alla corresponsione dell'importo di un assegno, tratto sul suo conto corrente per L. 16.000.000 - (che la banca stessa non aveva pagato, avendo unilateralmente effettuato una compensazione del saldo attivo del predetto conto corrente con il credito da essa vantato nei confronti della societ garantita), nonch al risarcimento dei danni relativi. Costituitosi il contraddittorio, il Credito Emiliano S.p.A., successore, chiedeva il rigetto della domanda. Il Tribunale di Lecce, con sentenza in data 15-4-2003, dichiarava illegittimo il rifiuto di pagamento dell'assegno da parte della banca, e la condannava alla corresponsione dell'importo dell'assegno stesso, escludendo peraltro ogni risarcimento. Proponeva appello il P. . Costituitosi il contraddittorio, il Credito Emiliano s.p.a. ne chiedeva il rigetto, e in via di appello incidentale, chiedeva la riforma della sentenza di primo grado, l dove esso era rimasto soccombente. La Corte d'Appello di Lecce, con sentenza 18-2-/19-10-2005, rigettava l'appello principale e dichiarava inammissibile per tardivit quello incidentale. Ricorre per cassazione il P.. Resiste, con controricorso, il Credito Emiliano S.p.A.. Motivi della decisione Con il primo motivo, il ricorrente lamenta violazione dell'art. 112 c.p.c. nonch vizio di motivazione, in quanto la Corte d'Appello, pur avendo dichiarato inammissibile per tardivit l'appello incidentale, aveva "tradito" la sua stessa pronuncia, sostenendo il comportamento pienamente legittimo della banca e traendone indebite conseguenze circa l'esclusione del risarcimento del danno. Con il secondo, violazione dell'art. 1253, 1243 e 1936 c.c. nonch vizio di motivazione, sostenendo la mancanza, al momento della compensazione, di una valida costituzione in mora. Con il terzo, violazione dell'art. 189 c.p.c. in relazione agli artt. 278, 183 e 184 c.p.c. nonch vizio di motivazione, in quanto il tribunale, che si era riservato di decidere ai sensi dell'art. 278 c.p.c., non avrebbe potuto emettere sentenza definitiva. Il primo motivo appare fondato. Come precisa correttamente il ricorrente, la Corte, dopo aver dichiarato tardivo l'appello incidentale, ove, chiedendosi la revoca della condanna della banca alla corresponsione dell'importo dell'assegno, si intendeva affermare la legittimit del comportamento della banca stessa, ha in sostanza riesaminato tale profilo, ci che non poteva fare, perch ormai la questione era coperta da giudicato, e ne ha tratto ulteriori conseguenze: ritenendo legittimo il comportamento della banca, in ordine all'avvenuta compensazione, ha affermato l'insussistenza del danno morale. Al contrario, il giudice d'appello avrebbe dovuto limitarsi a valutare la sussistenza di tale danno, sotto il profilo della sua effettiva consistenza e del nesso di causalit con il comportamento della banca, e non gi pervenire ad escluderlo per difetto del presupposto. Va precisato che la Corte afferma l'insussistenza del danno morale non configurandosi nel comportamento della banca il reato di appropriazione indebita, nonch del danno patrimoniale, per mancanza del nesso di causalit tra il comportamento della banca stessa e le perdite economiche ovvero il mancato guadagno del Tasca. Su tali affermazioni non vi in sostanza contestazione da parte del ricorrente. Rimane tuttavia una posta rilevante di danno, quello non patrimoniale, attinente alla personalit e alla dignit della persona, indipendentemente dall'esistenza di reato. Come si detto, la Corte di merito non esamina tale profilo di danno, limitandosi ad insistere sulla legittimit del comportamento della banca, ci che essa, come si detto, non poteva fare. All'accoglimento del primo motivo consegue l'assorbimento

del secondo. Quanto al terzo motivo, esso va dichiarato inammissibile. E infatti sulla carenza di interesse, come affermata dal giudice d'appello (per il quale nessun pregiudizio era derivato all'odierno ricorrente dalla sentenza definitiva in primo grado, indipendentemente dalla legittimit di essa, posto che la richiesta prova testimoniale, dedotta dal P. , e implicitamente disattesa dal Tribunale, nulla avrebbe aggiunto riguardo al danno e al relativo nesso causale) non vi alcuna argomentazione o contestazione da parte dell'odierno ricorrente. Va pertanto accolto, nei termini di cui in motivazione, il ricorso, cassata la sentenza impugnata, con rinvio alla Corte d'Appello di Lecce, in diversa composizione, che dovr attenersi a quanto sopra indicato, e in particolare valutare, sulla base dell'illegittimo comportamento della banca, l'eventuale sussistenza del danno, determinandone l'ammontare. La Corte d'Appello si pronuncer altres sulle spese del presente giudizio. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata nei termini di cui in motivazione, e rinvia, anche per le spese, alla Corte d'Appello di Lecce, in diversa composizione.