Sei sulla pagina 1di 11

LUCA BACCELLI

In a Plurality of Voices
Il genere dei d i r i t t i , fra universalismo e multiculturalismo

L'universalit dei d i r i t t i dell'uomo stata messa i n dubbio immediatamente dopo la loro proclamazione: gi nel 1791 la Dichiarazione getti della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di O l y m p e de Gouges segnala che l'uomo e i l cittadino, sogdel 1789, non sono affatto n e u t r i n asessuati. Nello e dell'egalit i l colonizzatore occidentale. stesso anno, la rivoluzione degli schiavi di H a i t i guidata da Toussaint-Louverture mostra che i l titolare della libert Le critiche all'universalismo dei d i r i t t i che ne mettono i n luce l'ipoteca maschilista e colonialista, dunque, nascono insieme e anticipano quelle focalizzate sulla connotazione classista del soggetto dei d i r i t t i , tipicamente espresse da M a r x . I n
1

questo intervento v o r r e i cercare di rileggere queste critiche alla luce di alcuni contributi nel dibattito contemporaneo relativo alla prospettiva di genere sul d i r i t t o ed al m u l t i c u l t u r a l i s m o .
2

1.

Diritti sbagliati?
dell'Ottantanove i n realt maschio,

All'idea che l'uomo della Dichiarazione

bianco e borghese si replicato che se pure i d i r i t t i fondamentali sono stati r i vendicati da soggetti particolari, socialmente, culturalmente e sessualmente con-

Ringrazio Chiara Bottici, Thomas Casadei, Lorenzo Milazzo, Danilo Zola, Valeria Giglioli per l'attenta lettura del testo e gli utilissimi suggerimenti. K. Marx, Sulla questione ebraica (1844), in K. Marx, F. Engels, Opere, Roma, Editori Riuniti, 1972 sgg., voi. III, p. 178.

In questo intervento cerco di limitare al minimo l'uso dei termini multiculturale e multiculturalismo, consapevole del fatto che secondo molti interpreti essi - fin dallo loro adozione nel notissimo Multiculturalismo. La politica del riconoscimento ([1992] Milano, Anabasi, 1993) di Charles Taylor - presuppongono una concezione statica ed distica delle culture. Come si vedr dal prosieguo del testo, cercher di insistere invece sulle intersezioni fra i sistemi culturali e sui processi di cambiamento e ridefinizione che li attraversano.
2

notati, ci non inficia i l loro valore universale . Dal pensiero femminista provengono efficaci controrepliche: si sostenuto che i l d i r i t t o come tale - con i l suo approccio generalizzante ed astraente - e i n particolare i l linguaggio dei d i r i t t i soggettivi producono effetti di stereotipizzazione. L'attribuzione dei d i 3

r i t t i ad u n soggetto universale finisce per tradursi nell'imposizione d i u n m o dello di individuo e per costringere i soggetti concreti a conformarsi a tale m o dello. La costruzione di u n soggetto apparentemente asessuato, insensibile ai contesti, alle differenze, alle relazioni sociali i n realt espressione dei rapporti di dominio ed conformata sulle caratteristiche dei gruppi dominanti. I n altri t e r m i n i , i l punto di vista maschile diviene neutro, mentre le forme del dominio maschile vengono naturalizzate e incorporate nel diritto come d i r i t t i soggettivi . La critica femminista segnala insomma che Yuniversalismo dei titolari l'idea che determinati d i r i t t i sono universali nel senso che ne sono titolari tutti i soggetti facenti parte di una determinata classe (nel caso dei d i r i t t i u m a n i , l'intera umanit ), non esente da rischi.
4 5

L'universalismo dei titolari si riconnette spesso, anche se non necessariamente, a quello che potremmo definire l'universalismo dei fondamenti: l'idea che i d i r i t t i sono universali nel senso che costituiscono u n codice etico o g i u r i d i co universalmente riconosciuto o comunque fondato i n modo tale da assumere una validit universale. Anche questo tipo di universalismo stato sottoposto a critiche radicali: le argomentazioni filosofiche i n suo favore sono state decostruite da una lunga serie di autori, che risale almeno a Blaise Pascal. E le ricerche di antropologia giuridica hanno segnalato che i l linguaggio dei d i r i t t i , i n quanto stato elaborato all'interno della cultura politico-giuridica occidentale, erede della tradizione ebraico-cristiana, del pensiero ellenico, del d i r i t t o romano e d e l l ' I l luminismo, presuppone determinate visioni dell'individuo e del suo rapporto con g l i altri individui, con le comunit sociali e con la natura, cos come rimanda a una specifica categorizzazione dell'esperienza morale e ad una determinata concezione della normativit .
6

particolare, nei due sessi la sensibilit morale si sviluppa secondo percorsi differenti e si esprime i n voci diverse. Da u n lato l'etica si articola i n principi, di applicabilit universale, che vengono appresi secondo le tipiche modalit del pensiero formale astratto ed articolati i n norme. Dall'altro lato la responsabilit verso g l i altri una disposizione morale che richiede la ricerca di soluzioni appropriate al caso particolare, focalizzate sui rapporti, attraverso una modalit di pensiero contestuale e narrativa. La voce maschile parla i n t e r m i n i di gerarchia, di successo, d i individualit, d i equit, quella femminile i n t e r m i n i di rete, di affiliazione, di inclusione, d i responsabilit. I n questa ottica, i l linguaggio dei d i r i t t i una tipica espressione della voce morale maschile . La critica femminista investe cos lo stesso concetto dei d i r i t t i soggett i v i , ha per oggetto ci che differenzia i l linguaggio dei d i r i t t i da altri codici etici o giuridici. Secondo Elizabeth Wolgast, i d i r i t t i esprimono una concezione m o rale atomistica e sono d e f i n i t i dal nesso individualismo/eguaglianza/indipendenza e da quello potere/rivendicazione: essendo uguali g l i atomi, indistinguibili g l i u n i dagli altri, anche i loro d i r i t t i devono esserlo , e i d i r i t t i esprimono il potere, da essi conferito, di far valere i l proprio d i r i t t o contro una persona o un ente. I d i r i t t i esistono per essere rivendicati - affermati, esatti, fatti valere oppure per rinunciarvi . A t o m i s m o e atteggiamento rivendicativo, rileva W o l gast, sono caratteristiche incancellabili del linguaggio dei d i r i t t i . M a proprio perch ha queste caratteristiche, i l linguaggio dei d i r i t t i non efficace nell'affrontare certe ingiustizie, soprattutto quando riguardano soggetti troppo deboli, che si trovano i n una situazione d i dipendenza o sono inseriti i n relazioni tali da rendere impossibile la rivendicazione. Wolgast si riferisce ai malati nei confronti dei medici e del personale ospedaliero ed ai bambini nei confronti dei genitori. E sostiene che i l linguaggio dei d i r i t t i si rivela assurdo o controproducente i n de7 8 9

terminate situazioni: nel caso emblematico del dibattito sull'aborto, se si utilizza lo strumentario concettuale dei d i r i t t i ci si trova nella imbarazzante alternativa fra l'attribuire d i r i t t i all'embrione o considerarlo propriet della madre. Sembra dunque che le critiche che sottolineano i l pregiudizio etnocentrico delle teorie etiche e giuridiche rights-based e quelle ispirate dal pensiero femminista trovino u n terreno comune. Entrambi g l i approcci partono da una critica alla presunta neutralit delle categorie linguistiche, psicologiche,
Agli uomini [...] l'imperativo morale si presenta [...] come ingiunzione a rispettare i diritti altrui per tutelare cos da ogni interferenza il diritto di vivere e realizzarsi C . Gilligan, Con voce di donna (1982), Milano, Feltrinelli, 1987, p. 104. Gilligan connette il linguaggio dei diritti con la nozione di indipendenza e separatezza e rileva come le donne tendano ad associare l'affermazione dei diritti con un colpevole egoismo. Gilligan auspica peraltro che la contrapposizione fra etica dei diritti ed etica della responsabilit venga superata in un rapporto di complementariet.
7 8

A queste critiche dell'universalismo dei fondamenti possono esserne ricollegate altre elaborate dal pensiero femminista. Secondo Carol Gilligan, i n

Cfr. ad es. N. Bobbio, L'et dei diritti (1990), Torino, Einaudi, 1994 , pp. 135-136.
2

C.A. MacKinnon, Toward a Feminist Theory of the State, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 1989, p. 244.
4 5

Cfr. L. Ferrajoli, Diritti fondamentali. Un dibattito teorico, a cura di E. Vitale, Roma-Bari, Laterza, 2001, p. 5.

Cfr. ad es. R. Panikkar, La notion des droits de l'homme est-elle un concept Occidental?, in Diogene, 120,1982; T. Pitch, L'antropologia dei diritti umani, in A. Giasanti, G . Maggioni (a cura di), / diritti nascosti. Approccio antropologico e prospettiva sociologica, Milano, Cortina, 1995; R. Rouland, I fondamenti antropologici dei diritti dell'uomo, in Rivista internazionale di filosofia del diritto, 4/75, 2,1998, pp. 245-302.
6

E.H. Wolgast, La grammatica della giustizia (1987), Roma, Editori Riuniti, 1991, p. 33. Ivi, p. 35.

48S

morali, giuridiche, che i n realt esprimono u n modello specifico, d i volta i n volta maschile o occidentale della realt. U n terreno comune che rimanda al valore della differenza, alle richieste di riconoscimento, tutela e valorizzazione delle [...] identit collettive contro la cultura e le istituzioni dominanti .
10

rali - per quanto non tutte - che reclamano d i r i t t i di gruppo sono pi patriarcali delle culture circostanti. Peraltro non di m o l t o aiuto limitare la difesa dei d i r i t t i collettivi ai gruppi liberali: se si rigorosi si rischia di escludere t u t t i i possibili candidati, altrimenti si rischia di rimanere ciechi di fronte alle modalit i n f o r m a l i e private di discriminazione.

2.

Is universalism good for women?

Tuttavia questa ipotetica alleanza incontra ostacoli difficili da superare. Un'altra voce influente della teoria femminista ha criticato quella sorta di tendenza irenica che spinge la cultura progressista a considerare i n t e r m i n i analogamente positivi il femminismo e u n impegno multiculturalista per i d i r i t t i di gruppo delle minoranze culturali .
11

Susan M o l l e r O k i n prende i n considerazione soprattutto la versione liberale del multiculturalismo proposta da W i l l K y m l i c k a , secondo i l quale l'identit dei gruppi va difesa nella misura i n cui tutela gli individui che dei gruppi sono m e m b r i . Nelle argomentazioni i n favore dei d i r i t t i di gruppo, sostiene O k i n , i gruppi sono trattati come monolitici e si trascurano le differenze interne, a cominciare da quella fra i generi. I l punto che l'identit d i gruppo ha a che fare i n maniera del t u t t o speciale con i l ruolo della donna nella famiglia e nella societ. E dato che la cura e la difesa delle dimensioni familiari e personali dell'esistenza occupa molte pi energie delle donne e delle ragazze di quanto non avvenga per g l i u o m i n i ed i ragazzi, la difesa delle "pratiche c u l t u r a l i " pu avere u n impatto di gran lunga maggiore sulle vite delle donne e delle ragazze che su quelle d i u o m i n i e ragazzi. Inoltre uno degli scopi principali della maggior parte delle culture i l controllo delle donne da parte degli uomini .
12 13

Non affatto chiaro, dunque, che i diritti delle minoranze siano parte della soluzione, da un punto di vista femminista. Essi possono addirittura aggravare i l problema. Nel caso di una minoranza culturale pi patriarcale entro una cultura maggioritaria meno patriarcale, non si pu argomentare in base al rispetto di s o alla libert che le donne di quella cultura hanno un chiaro interesse alla sua conservazione. Anzi, la loro condizione potrebbe migliorare molto se la loro cultura di nascita dovesse estinguersi, lasciando integrare i suoi membri nella cultura circostante meno sessista, o, ancor meglio, venisse incoraggiata a cambiare in modo da rafforzare l'uguaglianza delle donne - almeno fino al grado della cultura maggioritaria .
14

Dunque, nonostante le critiche cui stato sottoposto, l'approccio i n d i vidualista ed universalista tipico del liberalismo sembra i l pi adeguato alla t u tela delle donne. I n quanto individui, soggetti d i d i r i t t i universali, le donne possono fare fronte alle forme di discriminazione e di oppressione, particolarmente grav i proprio nei gruppi culturali che richiedono riconoscimento e tutela. I n altri termini, sembra che, rispetto al linguaggio dei d i r i t t i , le donne si trovino di fronte ad u n dilemma: o prendere sul serio le critiche di matrice femminista e ridimensionarne drasticamente l'ambito d i applicazione, o accettarlo con t u t t i i l i m i t i e i rischi che esso comporta, i n quanto strumento irrinunciabile di tutela. Ritengo, tuttavia, che questo dilemma n o n sia necessariamente senza via d'uscita. forse possibile individuare uno spazio teorico i n cui reimpostare questa discussione, nel quale alcune istanze favorevoli alla difesa del pluralismo culturale possano incontrarsi con istanze femministe. Ritengo, altres, che questo sia possibile a patto d i non indebolire, o edulcorare, le caratteristiche del linguaggio dei d i r i t t i , fino a smarrirne la specificit.

A questo O k i n aggiunge un'ulteriore considerazione: tutte le culture sono condizionate da u n retaggio patriarcale, ma alcune (soprattutto quelle occidentali liberali) hanno preso congedo da esso. I n tali culture le donne godono di u n ambito pi vasto di libert e la mentalit secondo la quale esse sono inferiori agli u o m i n i generalmente sconfitta. D i fatto molte delle comunit c u l t u -

A. Facchi, I diritti nell'Europa multiculturale, Roma-Bari, Laterza, 2001, p. 132; cfr. W. Kymlicka, Liberal Complacencies, in S.M. Okin with Respondents, Is Multiculturalism Bad for Women?, ed. by J. Cohen, M. Howard, M . C . Nussbaum, Princeton, Princeton University Press, 1999, pp. 31-34; A. Phillips, Multiculturalism, Universalism, and the Claims of Democracy, in M . Molyneux, S. Razavi (eds.), Gender fustice, Development. and Rights, Oxford, Oxford University Press, 2002, pp. 115-138.
10

3.

Diritti e conflitti

S.M. Okin, op. cit.; trad. it., Multiculturalismo e femminismo. Il multiculturalismo danneggia le donne?, in SWIE Sito Web Italiano per la Filosofia, http://lgxserver.uniba.it/lei/ fifpol/okin.htm.
11 12

La critica di Wolgast ai diritti sbagliati andrebbe i n qualche modo rovesciata. Wolgast coglie efficacemente i l nesso teorico fra d i r i t t i e rivendicazione. Si riferisce esplicitamente alla tesi d i Joel Feinberg, secondo i l quale l'uso caratteristico dei d i r i t t i i n quanto d i r i t t i soggettivi, i n quanto linguaggio distinto da altri codici deontici come quelli della virt o del dovere, the activity of claiming: "Ivi.

Cfr. W. Kymlicka, La cittadinanza multiculturale (1995), Bologna, Il Mulino, 1999. S.M. Okin, op. cit.

13

486

487

Avere d i r i t t i , naturalmente, rende possibile la rivendicazione; ma l'atto di rivendicare che conferisce ai d i r i t t i i l loro specifico significato morale. Se i d i r i t t i esprimono qualcosa di tipicamente umano, sostiene Feinberg, perch ci rendono capaci di "alzarci i n piedi da u o m i n i " , di guardare g l i a l t r i negli occhi e di sentirci fondamentalmente eguali a ciascun altro . Insomma, la dignit umana consiste nella capacit to asser claims. Come abbiamo visto, Wolgast mette i n stretta correlazione questo approccio rivendicativo con l'idea che i d i r i t t i siano una propriet del soggetto e con u n modello atomistico di societ . M a un'altra notissima teorica femminista propone a sua volta una concezione dei d i r i t t i come espressione di rivendicazioni.
15 16

La critica dell'universalismo di Catharine M a c K i n n o n radicale. I d i r i t t i umani e i d i r i t t i naturali - sostiene MacKinnon - n o n hanno tutelato le donne perch esse per m i l l e n n i , prima di diritto e poi di fatto, sono state escluse dall'ambito dell'umanit. A l l ' i n i z i o della modernit, la concettualizzazione giusnaturalistica dei d i r i t t i u m a n i come qualcosa che ogni individuo umano, per natura, possiede, ha ignorato o considerato naturale la condizione subordinata ed emarginata delle donne. Nelle opere dei p r i m i teorici liberali, i d i r i t t i r i spondevano a situazioni di dominio e di oppressione, ma n o n a quelle che r i guardano le donne come tali. I fondamenti - i n teoria universali - dei d i r i t t i naturali, furono cos elaborati in t e r m i n i che non comprendevano esplicitamente le donne e d i fatto precludevano loro l'accesso a tali diritti . I l catalogo dei d i r i t t i u m a n i stato poi definito nel contesto storico del secondo dopoguerra, segnato dall'esperienza del nazismo e della Shoah: altri o r r o r i come g l i abusi sessuali e r i p r o d u t t i v i o i c r i m i n i a sfondo sessuale n o n erano, per cos dire, all'ordine del giorno i n quella fase. M a allora, piuttosto che appellarsi alle nozion i universalistiche di umanit o di naturalit, si deve riconoscere che le pi elevate astrazioni giuridiche [...] nascono dalla vita sociale, e che i l d i r i t t o forgiato dalla logica sociale del dominio e dalla lotta contro di esso, plasmato dall'interazione tra cambiamento e resistenza al cambiamento . Queste considerazioni d i M a c K i n n o n richiamano una tesi formulata da Norberto Bobbio: i d i r i t t i naturali sono d i r i t t i storici e cio sono nati i n certe circostanze, contrassegnate da lotte per la difesa di nuove libert contro vecchi poteri, gradualmente, non t u t t i i n una volta e n o n una volta per sempre .
17 18 19 20

La proposta di M a c K i n n o n allora interpretare le garanzie internazionali esistenti i n materia di eguaglianza tra i sessi come fondate sul m o v i m e n to internazionale delle donne contro la diseguaglianza tra i sessi, abusi sessuali e r i p r o d u t t i v i compresi . evidente che q u i M a c K i n n o n n o n rifiuta affatto, ma anzi enfatizza, i l rapporto fra d i r i t t i e rivendicazione. A differenza di Wolgast, lo ricollega al rapporto fra diritto e pratiche sociali; i n questo modo possibile rendersi conto che una nozione affermativa e rivendicativa dei d i r i t t i n o n si collega necessariamente con visioni universalistiche o atomistiche ispirate all'egoismo atomistico o all'individualismo possessivo (l'idea che i d i r i t t i sono qualcosa che l ' i n d i v i d u o ha, sono una sua propriet). Inoltre, M a c K i n n o n afferma che l'efficacia dei d i r i t t i sul piano della protezione sociale degli individui non dipende, ma anzi ostacolata, dalla rigidit fondamentalista degli argoment i che l i sostengono. N e l m o v i m e n t o delle donne M a c K i n n o n vede la capacit d i concretizzare l'eguaglianza e di renderla immanente ai rapporti sociali. I n questo modo si ottiene una superiore efficacia sociale e si evita che l'affermazione dei d i r i t t i d i genere si riduca all'emulazione dei modelli maschili. M e n t r e t u t t i possono concordare sui cataloghi dei d i r i t t i u m a n i nelle dichiarazioni internazionali i n virt della loro astrattezza, la concretizzazione sociale dei d i r i t t i pi impegnativa ma anche pi efficace.
21

L'impostazione d i M a c K i n n o n sembra ridefinire, se n o n superare, l'opposizione rigida fra u n universo n o r m a t i v o maschile, che farebbe r i f e r i mento a equit e d i r i t t i , e u n universo f e m m i n i l e , che rimanderebbe alle relaz i o n i , alle pratiche ed alla dimensione della cura. I l suo approccio femminista suggerisce piuttosto una diversa declinazione del linguaggio dei d i r i t t i , nella quale l'elemento rivendicativo n o n sembra i n s maschile. Una declinazione che n o n rimanda a soggetti atomistici ma ai concreti a t t o r i delle pratiche sociali. I d i r i t t i andrebbero intesi, dunque, pi che come qualit o propriet degli i n d i v i d u i , come l'espressione dei claims, v i s t i n o n tanto come pretese i n d i v i duali ma come processi collettivi. Si potrebbe aggiungere che questa idea d i u n ' o r i g i n e e d i una connotazione conflittuale dei d i r i t t i soggettivi ha radici storiche profonde. Nella p r i m a modernit, accanto alla concezione giusnaturalistica dei d i r i t t i naturali ed a quella tradizionalistica dei d i r i t t i come p r i v i l e gi i m m e m o r i a l i degli appartenenti ad una determinata comunit, possibile ritrovare le tracce d i una differente concezione, che connette d i r i t t i soggettivi e conflitto. I n A d a m Ferguson, ad esempio i d i r i t t i esprimono u n gnit e di ostilit al d o m i n i o .
22

15

J. Feinberg, The Nature and Value of Rights (1970), in J. Feinberg, Rights, fustice, and the Bonds

sentimento

of Liberty. Essays in Social Philosophy, Princeton, Princeton University Press, 1980, p. 151. " E.H. Wolgast, op. cit., pp. 33-36. C.A. MacKinnon, Crimini di guerra, crimini di pace (1^93), in S. Shute, S. Hurley (a cura di), / diritti umani (1993), Milano, Garzanti, 1994, p. 111.
17 18

ed u n atteggiamento generalmente umano d i affermazione della propria d i -

21

C.A. MacKinnon, Crimini di guerra, crimini di pace, cit., pp. 115-116.

Ivi, p. 98. N. Bobbio, op. cit., p. V i l i . Ivi, pp. XIII-XV.

22

19

20

Di qui si pu risalire ad un autore ben poco femminista: Niccol Machiavelli con la sua teoria del conflitto sociale in Discorsi 1.4; sul tema mi permetto di rimandare al mio II particolarismo dei diritti, Roma, Carocci, 1999, pp. 169-179.

488

489

4.

Il pluralismo normativo: problema e valore

Per discutere l'ipotesi che una concezione dei d i r i t t i come espressione di pratiche sociali e di rivendicazioni sia adeguata alla tutela delle donne dalle differenti forme d i dominio e d i violenza opportuno riprendere la nozione di pluralismo n o r m a t i v o . Dalla fine del X I X secolo le teorie antiformalistiche ed istituzionalistiche del d i r i t t o hanno insistito sull'impossibilit di identificare i l diritto con gli ordinamenti statali positivi e dunque sull'esistenza d i una pluralit di o r d i namenti giuridici. N o n si tratta qui di discutere queste tesi i n dettaglio: anche se per qualificare come giuridico u n ordinamento si utilizzano criteri pi restritt i v i di quelli adottati dalla tradizione pluralistica, si deve ammettere che esistono differenti sistemi e insiemi di norme - pi o meno riconosciute da questo o da quell'altro ordinamento giuridico - che regolano la vita delle singole persone. E u n approccio ispirato al pluralismo normativo rivela una significativa validit euristica nell'epoca della globalizzazione.
23

tutte le culture e i n t u t t e le epoche si attribuirebbe grande valore e che costituirebbero i l sostrato assiologico dei d i r i t t i umani. A l t r i autori si impegnano negli arduyjercorsi della fondazione filosofica, nell'ipotesi che i l contenuto n o r m a t i vo dei d i r i t t i fondamentali sia riconducibile a determinate strutture logiche o linguistiche . evidente che questi tentativi di fondazione prestano i l fianco alle critiche femministe che contestano, f i n sul piano epistemologico, la neutralit dei valori e l'astrattezza del pensiero razionale. A l t r i tentano di definire u n catalogo m i n i m o , una sorta di ridotto nucleo duro dei d i r i t t i umani, sostenendo che esso ha validit universale, e tuttavia finendo per accentuarne le connotazion i culturali: a ben vedere questo nucleo duro coincide con i l catalogo delle libert civili della pi tipica tradizione liberale ottocentesca, e cos si espone alle accuse, rivolte a tale tradizione, d i essere cieca d i fronte alla violenza ed all'oppressione sulle donne. A l t r i ancora sostengono che sia possibile identificare g l i equivalenti omeomorfi dei d i r i t t i i n altre culture: principi superiori che possano essere espressi d i volta i n volta nel linguaggio dei d i r i t t i o i n codici alternativi, da quello indiano del Dharma a quello islamico della Sharia, a quello confuciano e cos via. M a ci si pu chiedere se sia pi agevole concordare su una nozione n o n meramente formale di giustizia o di bene comune piuttosto che sull'interpretazione dei d i r i t t i u m a n i . E, di nuovo, ci si pu chiedere se i n questa ricerca di equivalenti n o n ci si allontani ancora d i pi dal contesto, dalla specificit dei soggetti, delle istanze, delle sofferenze e dei bisogni; se n o n si faccia u n passo ulteriore verso quella neutralizzazione del soggetto e quella tendenza all'astrazione che i l pensiero femminista ha sottoposto a critica radicale.
25 26

Nelle societ m u l t i c u l t u r a l i g l i individui sono intensamente investiti dal pluralismo normativo. Essi appartengono a pi gruppi e sono interessati da norme e codici n o r m a t i v i differenti, provenienti da una pluralit d i fonti, g i u r i diche e n o n . Tali norme possono confliggere fra loro, tanto da scaricare s u l l ' i n d i viduo l'onere della scelta e/o della conciliazione. Tutto questo vale i n modo particolare per g l i i n d i v i d u i e le comunit migranti, che devono misurarsi non solo con l'ordinamento giuridico del paese di origine e con quello del paese di i m m i grazione, ma anche con le norme religiose e con i codici n o r m a t i v i tradizionali vigenti nelle loro comunit d i origine, a loro volta spesso riformulate ed i n t e grate i n relazione a quelle della societ di immigrazione . Ci esclude confini netti e una gerarchia ben definita; i n particolare, v i sono prescrizioni e norme tradizionali o consuetudinarie avvertite come pi vincolanti delle stesse norme giuridiche positive. E evidente che, mutatis mutandis, considerazioni analoghe valgono per lo scenario globale. La globalizzazione economica, la rivoluzione informatica, le stesse strategie geopolitiche imperiali mettono a contatto fra loro i differenti sistemi giuridici e pi i n generale le differenti tradizion i normative. Si assiste a processi egemonici di espansionismo culturale e a tendenze all'omologazione rispetto alle quali si profilano reazioni identitarie pi o meno violente. I n ogni caso, le culture n o n possono essere intese come entit compatte n come monadi isolate.
24

Dunque: is universalism bad for women? Sembrerebbe proprio di s. E sembrerebbe che ci si debba rivolgere a quegli autori ed a quelle autrici che hanno preso sul serio i l confronto interculturale, che hanno considerato l ' u n i versalizzazione dei d i r i t t i n o n come u n punto di partenza ma come u n problema, i n direzione d i u n universalismo d i percorso . La via indicata quella del dialogo, alla ricerca di u n riconoscimento reciproco ispirato al principio ermeneutico della fusione di orizzonti . Tuttavia queste proposte sono formulate i n modo da esporsi al rischio d i smarrire la specificit del linguaggio dei d i r i t t i . Ci che si finisce per perdere proprio i l claiming, ci che permette di esprimere l'indignazione, d i rivendicare la dignit, e d i tradurre tali sentimenti i n principi
27 28

D i fronte al pluralismo normativo sono state elaborate differenti strategie teoriche per salvare l'universalismo dei d i r i t t i . A l c u n i autori si pongono alle ricerca di universali morali antropologici: ricercano beni o principi cui i n
Per una bibliografia sul tema rimando a N. Rouland, Antropologia giuridica (1988), Milano, Giuffr, 1992, pp. 92-117; A. Facchi, op. cit, pp. 37-41 e nn.
23 24

25

Esemplare , ovviamente, il caso di Jrgen Habermas; per un tentativo di critica delle sue argomentazioni rimando ancora a L. Baccelli, op. cit., pp. 125-136. Cfr. R. Paniklcar, op. cit. Cfr. T. Pitch, op. cit.

26

27

Cfr. A. Facchi, op. cit., pp. 43-44.

Cfr. ad es. C. Taylor, Condition of an Unforced Consensus on Human Rights, in J.R. Bauer, D A . Bell (eds.), The Last Asian Challenge for Human Rights, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp.124-144; B. Pastore, Per un'ermeneutica dei diritti umani,Torino, Giappichelli, 2003.
28

490

491

f
n o r m a t i v i e tecniche giuridiche. Suggerimenti i n questa direzione, d'altra parte, provengono sia dalla prospettiva femminista che da quella multiculturalista; si afferma l'idea che per universalizzare i d i r i t t i i n senso transculturale e non sessista si debba far leva sui contenuti che esprimono ed abbandonare la forma i n cui tale contenuto espresso. forse possibile indicare u n percorso differente. N e l farlo si pu trovare spunto i n u n passaggio della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, nella quale Olympe da Gouges riprende i quattro d i r i t t i fondamentali dell'Ottantanove, con una significativa enfatizzazione. L'articolo I I recita: Lo scopo di ogni associazione politica la conservazione dei d i r i t t i naturali e imprescrittibili della Donna e dell'Uomo: questi d i r i t t i sono la libert, la propriet, la sicurezza e soprattutto la resistenza all'oppressione .
29

5.

Surtout la rsistance l'oppression

N o n c' dubbio che le analisi di O k i n siano i n gran parte fondate: le donne possono essere v i t t i m e del multiculturalismo, tanto pi i n quanto a loro affidato i l ruolo (sono relegate nel ruolo) di custodi delle tradizioni di gruppo, tanto pi i n quanto si occupano della cura nell'ambito personale e familiare e tanto pi i n quanto hanno la responsabilit della riproduzione biologica e culturale della comunit. Tuttavia anche le donne, e forse i n maniera particolarmente significativa, hanno bisogno di quel rapporto dialettico, di identificazione con e di presa di distanza dalla propria comunit, per cos dire di essere-con ed essere-contro, che alla base dello sviluppo morale individuale. E ne hanno bisogno a maggior ragione i n quanto soggetti subordinati, i r r e t i t i nelle relazioni personali e f a m i liari. Da u n lato, le donne subiscono l'emarginazione, l'oppressione, la violenza culturale e fisica sia come donne, sia come appartenenti ad una cultura m i n o r i taria o discriminata, sia come donne i n quella determinata cultura. Dall'altro lato, sembra che le possibili vie di liberazione ed emancipazione siano precluse alle donne: affermare i propri d i r i t t i universali - di fatto, contro i l gruppo di appartenenza - rischia di lasciarle i n una condizione di isolamento di fronte alla cultura dominante. N e l dibattito su questi t e m i alcuni autori si riferiscono al diritto di exit come ad una sorta di pietra filosofale teorica. Ora, non c' dubbio che si deve garantire agli individui, e i n particolare alle donne, la possibilit di uscire dalla propria comunit. M a i l problema : verso dove? Per moltissime donne l'abbandono della propria comunit significa la perdita di ogni mezzo d i sostentamento, o nella migliore delle ipotesi l'emarginazione. E d'altra parte chiedere i l rispetto dei d i r i t t i culturali del proprio gruppo rischia di ricacciarle i n una condizione di subordinazione ancora pi grave.

L'alternativa sembra scoraggiante. Tuttavia, ci si pu chiedere se debba essere formulata i n t e r m i n i cos rigidi, o se - mimando una tipica mossa del pensiero femminista - non si possa provare a mutare i l punto di vista. E di grande utilit, sia da u n punto d i vista normativo che da u n punto di vista analitico, assumere la prospettiva dell'individuo, e i n particolare della v i t t i m a delle situaz i o n i di illibert, di oppressione, di subordinazione, di violenza. Da u n punto di vista normativo, opportuno riprendere, almeno per questo aspetto, l'approccio al multiculturalismo proposto da W i l l Kymlicka: la tutela dei gruppi e delle culture legittima non (tanto) per u n valore che gruppi e culture hanno i n s, ma i n funzione della tutela degli individui, per i quali l'appartenenza comunitaria e le ascendenze culturali costituiscono fondamentali risorse morali. Da u n punto di vista analitico, occorre tenere conto, i n p r i m o luogo, che l'individuo i n questione n o n neutro, ma connotato i n t e r m i n i di genere, i n secondo luogo, che u n individuo multiculturale. Ci significa che l'individuo appartiene ad una pluralit di gruppi: la sua identit frammentata e fa riferimento a differenti codici n o r m a t i v i - giuridici, morali, religiosi, culturali - che a loro volta si trovano i n u n processo di continua rielaborazione e riadattamento. Ci particolarmente evidente per la condizione dell'individuo - i n particolare dell'individuo donna - migrante, o di quello che appartiene ad u n gruppo discriminato, ma nell'epoca della globalizzazione tende a divenire una condizione generalizzata. Infine, la prospettiva dell'individuo permette di superare concezioni statiche delle culture come essenze i m m u t a b i l i , come compatti m o n o l i t i . Rispetto alla posizione dell'individuo sessuato e multiculturale, una concezione dei d i r i t t i non neutra n astrattamente universalistica pu rappresentare u n potente catalizzatore emancipativo, uno strumento efficace per le pratiche di liberazione. Ci a condizione - i l punto che vorrei enfatizzare - che non vada perso l'elemento rivendicativo dei d i r i t t i , i l nesso con i processi sociali conflittuali. Ritengo, cio, che i l claiming n o n costituisca un'ipoteca maschile sul linguaggio dei d i r i t t i da cui opportuno liberarsi. Metterne a fuoco le caratteristiche, al contrario, d i aiuto per perseguire alcuni degli obiettivi indicati dalla critica femminista. Una concezione rivendicativa dei d i r i t t i consente d i evitarne l ' i n f l a zione. I n questo senso esistono diritti sbagliati, ci sono a m b i t i i n cui l'applicazione del linguaggio dei d i r i t t i conduce ad esiti assurdi o si rivela controproducente. I n tali ambiti altri codici deontici, come quelli dei doveri, della cura, della responsabilit, sembrano m o l t o pi adeguati . I n altri t e r m i n i , una critica del
30

linguaggio dei d i r i t t i che ne indichi i l i m i t i d i applicazione la condizione per

30

O. de Gouges, Dclaration des Droits de la lemme et de la Citoyenne (1791), http:// perso.club-internet.fr/la_pie/forgenot/olympe.htm.


29

Ritengo, tuttavia, che Wolgast tenda a ridurre eccessivamente l'ambito di applicazione del linguaggio dei diritti: si pensi al tema dei diritti del malato. Questo punto stato espresso limpidamente da Letizia Gianformaggio nel seminario di Jura Gentium tenuto a Firenze il 1 aprile 2004.

492

493

restituire uno strumentario concettuale affidabile e valorizzarne le potenzialit. Una concezione rivendicativa dei d i r i t t i , dunque, n o n rappresenta una panacea normativa universale. Tuttavia, i n quanto offre u n linguaggio per i soggetti i m pegnati nei processi di emancipazione e liberazione, permette di orientarsi nella ricerca di forme di tutela delle donne nelle societ m u l t i c u l t u r a l i ; al tempo stesso, di difendere i legami culturali degli individui e di difendere g l i i n d i v i d u i dai legami c u l t u r a l i .
31

I n p r i m o luogo, perch permette di superare i l problema del fondamento: se si considerano i d i r i t t i come espressione d i pratiche sociali, non v i alcun bisogno di ricercare universali antropologici soggiacenti o categorie f i l o sofiche fondative. Si pu riconoscere che i differenti d i r i t t i emergono i n particolari situazioni storiche come risposta di determinati soggetti a specifiche situazioni di violenza, di oppressione, di dominio. I l linguaggio dei d i r i t t i permette d i articolare queste rivendicazioni i n modo efficace e di declinarle i n t e r m i n i g i u r i dici, individuando tecniche d i azione e d i protezione. Si n o t i che u n congedo dalla ricerca del fondamento non significa indebolire l'indisponibilit e l'inderogabilit dei d i r i t t i fondamentali. A l contrario, nella storia del pensiero giuridico e politico moderno, i n molte situazioni i d i r i t t i sono stati accuratamente fondati come propriet o facolt dei soggetti titolari precisamente per legittimarne la rinuncia o la neutralizzazione: basti pensare alla logica del giusnaturalismo hobbesiano . Se viceversa i d i r i t t i vengono concepiti come l'espressione d i pratiche sociali, diviene m o l t o pi difficile legittimarne l'alienazione e i l trasferimento. D'altra parte, la consapevolezza della loro funzione - l'espressione dell'opposizione a situazioni di oppressione, la tutela degli i n d i v i d u i e dei gruppi dalle varie forme di d o m i n i o - permette di modulare i l linguaggio dei d i r i t t i i n riferimento alle situazioni nelle quali i l dominio si esercita, che si trasformano storicamente e contestualmente. I n questo modo si segue u n suggerimento della critica f e m minista: si evita d i ipostatizzare e d i stereotipizzare i l soggetto dei d i r i t t i , permettendo di modificarne i contorni a partire dalle concrete situazioni di sofferenza e dagli specifici bisogni.
32

parti nel processo sono viste come qualcosa di perturbante. Per contro, la valorizzazione del sentimento di dignit, dell'insofferenza per la sottomissione, della capacit di sollevarsi e reagire ai soprusi che i l linguaggio dei d i r i t t i esprime si reaTizzata nella storia dell'Occidente. M a probabile che proprio i n quanto linguaggio delle rivendicazioni, piuttosto che come nucleo duro di principi sovrastorici, universali e neutri, i d i r i t t i possano venire ridefiniti, reinterpretati ed articolati i n modo da superare una visione dei d i r i t t i delle donne rigidamente impostata sugli standard occidentali, che rischia di peggiorarne la condizione. I n questa prospettiva i d i r i t t i politici assumono u n particolare rilievo. Rispetto alla visione tradizionale, che l i riduce i n sostanza all'elettorato attivo e passivo, acquista grande importanza la garanzia della capacit di intraprendere azioni rivendicative, d i mobilitarsi, di attivare processi comunicativi e pratiche sociali. Nella dialettica fra individuo-donna e gruppo sociale di vitale importanza che le possibilit, per quanto parziali e limitate, di partecipazione politica siano valorizzate e si sviluppino, fino a forzare, da u n lato, i l i m i t i imposti all'attivit delle donne nei gruppi a struttura patriarcale, dall'altro i l i m i t i posti all'attivit politica degli i m m i g r a t i e dei gruppi m i n o r i t a r i (considerazioni analoghe possono valere nella politica globale). Ed altrettanto vitale che siano le stesse interessate, direttamente o attraverso loro rappresentanti, a interpretare e dare contenuto ai propri diritti . D'altra parte, u n ruolo chiave va attribuito ai d i r i t t i ed ai servizi sociali. Per impegnarsi nel processo rivendicativo sono necessarie una serie di precondizioni; perch una donna possa essere effettivo soggetto di d i r i t t i occorre che goda di u n certo standard di reddito, che abbia accesso ai servizi fondamentali, a cominciare dalla salute e dall'istruzione, per s e per i suoi f i g l i e le sue figlie. N o n c' dubbio che, ad esempio, una donna cui negata la possibilit del lavoro extradomestico finisca per dipendere pesantemente dalle relazioni e dai vincoli familiari e comunitari, per trovarsi i n condizione di subordinazione dal padre, dal marito o dal capo della comunit.
33 34

I n secondo luogo, tale prospettiva - che non impone aprioristicamente il soggetto dei d i r i t t i - non solo good for women: risulta meno esposta a l l'accusa d i etnocentrismo e favorisce i l confronto interculturale. L'attivit del claiming sembra esprimere u n atteggiamento tipico della modernit occidentale: le ricostruzioni di sistemi n o r m a t i v i non occidentali e/o tradizionali i n sistono, i n maniera f i n troppo generalizzata, sulla diffusa presenza di u n approccio conciliativo, sulla ricerca di procedure che evitino contrapposizioni considerate patologiche. La stessa idea dell'azione giuridica e della contrapposizione fra

Una nozione rivendicativa dei d i r i t t i rimanda ad una concezione impura del diritto che ne sottolinea i l carattere d i pratica sociale ed i nessi con i processi comunicativi e deliberativi, con i conflitti che attraversano la societ. Anche da questo punto di vista, opportuno che i l rigido monismo della tradizione normativistica - che ha egemonizzato a lungo-il giuspositivismo del N o vecento - ceda i l passo alle visioni ispirate al pluralismo normativo. Una tale nozione n o n pu pi identificare i l d i r i t t o con la legge statuita e si apre alla discussione sul bilanciamento fra i principi, sul diritto duttile e leggero. Ci non significa, tuttavia, delegittimare i d i r i t t i fondamentali o considerarli come

33

31

Cfr. A. Facchi, op. cit., p. 151. Rimando ancora a L. Baccelli, op. cit., pp. 44-53 e pi in generale pp. 15-72.

Credo sia di grande utilit la ricostruzione del processo di jurisgenesis attivato dal movimento per i diritti civili degli afroamericani, proposta da Frank I. Michelman in Law's Republic, in The Yale Law Journal, 97, 8,1988, pp. 1513-1515,1523-1524,1528-32.
34

32

A. Facchi, op. cit., p. 146.

principi derogabili. Riconoscere che certi principi sono suscettibili di differenti interpretazioni non significa che sul piano etico non si consideri u n dovere i r r i nunciabile affermarli e difenderli, n che sul piano politico la loro rivendicazione non costituisca u n obiettivo prioritario. N significa che, sul piano giuridico, tali principi n o n siano fondamentali, non costituiscano quel perimetro che definisce i l campo del confronto, del bilanciamento, del compromesso fra differenti v a l o r i . M a i l pluralismo normativo richiede saggezza, prudenza e sagacia: si pensi ad esempio, nell'ambito del diritto penale, all'esigenza d i individuare aggravanti, attenuanti e scriminanti. Pi i n generale, si pensi al rilievo del p l u ralismo normativo i n sede di redazione ed interpretazione delle norme. Si tratta insomma di declinare l'indisponibilit dei d i r i t t i fondamentali con l'apertura culturale, assumendo come termine di riferimento i l punto di vista d e l l ' i n d i v i duo coinvolto, della v i t t i m a della violenza, della sopraffazione, dell'emarginazione, dei condizionamenti culturali.
35

6.

Ahora sabemos que tenemos derechos

I n conclusione, v o r r e i proporre i l riferimento a due vicende che permettono di esemplificare come una concezione rivendicativa dei d i r i t t i possa offrire una chiave interpretativa del rapporto fra istanze femministe e pluralismo giuridico. U n p r i m o caso esemplare quello delle mutilazioni genitali f e m m i n i l i . Si tratta di un'evidente, gravissima violazione di d i r i t t i u m a n i fondamentali, che compromette la possibilit di una vita affettiva e sessuale libera e gratificante e perpetra una millenaria oppressione sulle m e n t i e sui corpi delle donne. I n un'ottica universalistica questa violazione rimanderebbe immediatamente ad una grave sanzione penale nei confronti di chi opera le mutilazioni, dei genitori e forse della stessa comunit che esercita pressioni di vario tipo. Sul piano della politica globale, c' chi utilizza i l ricorso massiccio alle m u t i l a z i o n i genitali f e m m i n i l i come argomento i n favore degli interventi m i l i t a r i cosiddetti umanitari. M a nelle comunit dell'Africa e dell'Asia dove le mutilazioni genitali f e m m i n i l i sono diffuse, queste pratiche vengono avvertite come u n obbligo. N o n come una violazione del corpo della bambina, ma al contrario come u n r i t o di passaggio, necessario perch diventi un'adulta responsabile, se n o n una donna i n senso pieno. E la pressione dei codici n o r m a t i v i tradizionali, nella gran parte dei casi, continua ad esercitarsi nelle comunit di i m m i g r a t i i n Europa e i n Nordamerica. I n questa situazione, la pur pienamente fondata - sul piano giuridico come sul piano morale - condanna penale non sufficiente e pu produrre effetti perversi .
36

Nelle comunit tradizionali i tentativi, gi attuati dalle potenze coloniali e poi dai governi indipendenti, di vietare le m u t i l a z i o n i attraverso la repressione penale, si sono rivelati i n f r u t t u o s i ; a maggior ragione sarebbe illusorio seguire la via del diritto penale sovranazionale (per non dire dell'azione m i litare, pur i n presenza di violazioni ripetute, sistematiche e gravissime di d i r i t t i umani); non sembra esservi alternativa ad una pressione dell'opinione pubblica internazionale che eviti forme d i imperialismo culturale, assuma i l punto di v i sta delle vittime e si saldi con i m o v i m e n t i autoctoni, i n particolare delle donne, per l'abbandono di queste pratiche, sostituite i n certi casi con rituali incruenti. N e i paesi di immigrazione, una politica di mera repressione penale, oltre a rivelarsi impotente ( frequente i l ricorso a viaggi nel paese di origine per operare le mutilazioni) rischia di risolversi i n u n danno per la v i t t i m a , ad esempio nel caso di condanna dei genitori ad una pena detentiva; e i n molte situazioni i giudici hanno tenuto conto dell'esistenza di u n pluralismo normativo d i fatto, concedendo attenuanti ai genitori ed evitando di togliere loro l'affidamento della bambina, che si sarebbe risolto i n conseguenze devastanti; molte analisi indicano l'importanza del lavoro d i educazione e formazione e soprattutto degli interv e n t i per garantire l'integrazione delle comunit nella societ di immigrazione e soddisfacenti condizioni d i lavoro, di reddito e di istruzione alle donne ed alle bambine. Oggi, i n particolare i n Italia, si propongono politiche opposte: da u n lato strategie incentrate sull'inasprimento delle pene; dall'altro lato strategie che combinano la mediazione culturale e la sensibilizzazione con pratiche di riduzione del danno , come forme di sostegno alla mobilitazione delle i m m i grate.
37

opportuno spendere qualche parola i n pi riguardo ad una vicenda forse meno discussa nel nostro paese, relativa al rapporto fra i l riconoscimento dei d i r i t t i indigeni e la tutela dei d i r i t t i delle donne i n Messico . Una vicenda che, i n particolare nelle comunit maya del Chiapas, ha assunto u n significato nuovo con l'insurrezione zapatista. Fin dall'inizio degli anni novanta, i l riconoscimento del pluralismo culturale ha fatto i l suo ingresso nel diritto costituzionale e nella procedura penale messicani; u n approccio multiculturalista stato utilizzato i n certi casi anche dalle lites per legittimare i l loro potere . Da parte sua, lo zapatismo, f i n dalla sua comparsa sulla scena pubblica nel 1993-94, si pone come u n movimento di lotta per i l diritto, finalizzata all'effettiva realiz38 39

37

Per una rassegna del dibattito italiano pi recente cfr. il forum sul sito Jura Gentium, http:/ /dexl.tsd.unifi.it/j uragentium/it/.
38

Ringrazio Lorenzo Milazzo per avermi fatto scoprire l'interesse del dibattito messicano sui

diritti indigeni.
35

Cfr. G. Zagrebelsky, Il diritto mite, Torino, Einaudi, 1992. A. Facchi, op. cit, pp. 78-110.

36

R A . Hernndez Castillo, National Law an Indigenous Customary Law: The Struggle for Justice of Indigenous Women in Chiapas, Mexico, in M . Molyneux, S. Razavi (eds.), op. cit., pp. 387-390.
39

zazione dei principi costituzionali . G l i zapatisti lottano per i d i r i t t i che i potenti ci negano e declinano i l linguaggio dei d i r i t t i i n forma universale, senza particolari cautele nell'uso della nozione di umanit . Tuttavia i l riconoscimento dei d i r i t t i dei popoli indios u n obiettivo primario, se non l'obiettivo principale, della loro lotta. L'espressione diritti indigeni va intesa sia i n senso oggettivo che i n senso soggettivo. G l i zapatisti chiedono i l riconoscimento dei d i r i t t i soggettivi degli indigeni di fronte all'appropriazione delle loro risorse, allo sfruttamento, all'etnocidio culturale, alla repressione militare, alla discriminazione ed al razzismo. A l l o stesso modo, considerano come condizione necessaria per la tutela dei d i r i t t i soggettivi degli indios i l riconoscimento dei loro ordinamenti n o r m a t i v i : sia sul piano socioeconomico, sia sul piano dei d i r i t t i politici (in particolare, r i guardo all'organizzazione autonoma delle comunit), sia su quello del diritto penale e della gestione dei conflitti interni, sia su quello dei d i r i t t i culturali. Oggetto centrale degli accordi di San Andrs, redatti dalla commissione Cocopa e m a i recepiti dal governo messicano, era appunto la realizzazione di una serie di riforme istituzionali che permettessero la tutela dei d i r i t t i indigeni. Questi d i r i t t i includevano il riconoscimento delle autorit tradizionali delle comunit e dei popoli indios e richiedevano d i applicare i loro sistemi n o r m a t i v i nella regolazione e nella soluzione dei conflitti interni, rispettando le garanzie i n d i v i duali, i d i r i t t i u m a n i e, i n particolare, la dignit e l'integrit delle donne .
40 41 42 43

zione considerata uno dei fattori fondamentali di forza del movimento. E d'altra parte lo sviluppo dello zapatismo, insieme alle trasformazioni sociali indotte soprattutto dalle migrazioni interne degli anni settanta ed al ruolo svolto dalla Chiesa*attolica locale, considerato la chiave del processo di ridefinizione del ruolo privato e pubblico delle donne indigene. Soprattutto nelle comunit zapatiste si sono sviluppate forme associative, attivit economiche, organizzazioni politiche d i donne, e f i n dall'insurrezione del 1994 i n vigore la Lejy revolucionaria de muyeres* .1 contenuti della legge sono emblematici della tradizionale condizione delle donne indigene: escluse dallo spazio pubblico e dai processi decisionali, recluse nell'ambito familiare, sottomesse a padri, fratelli e m a r i t i , p r i ve della libert di scegliere i l proprio compagno, esposte alla violenza f i n dentro le m u r a domestiche. La triplice forma di discriminazione - come indigene, come donne, come povere - di cui parlano le m i l i t a n t i zapatiste emerge bene dai racconti delle donne indigene. Racconti di sveglie alle due o alle tre per attingere l'acqua, macinare i l mais e preparare i l cibo, di continue rinunce i n favore dei figli e dei compagni, di assenza di ogni f o r m a d i assistenza medica e di istruzione, di miseria assoluta. Tutto questo aggravato dal mancato riconoscimento della propria dignit, dal razzismo, dalla convinzione di non avere diritti.
5

Una delle caratteristiche peculiari del movimento zapatista l'alta partecipazione delle donne, e i n particolare delle donne indigene . Tale partecipa44

Sia da parte governativa che per voce d i intellettuali liberali si sostenuto che i l riconoscimento dei d i r i t t i indigeni significherebbe la perpetuazione di questa condizione di asservimento ed oppressione delle donne. I n effetti, si cercato pi volte di giustificare pratiche come i m a t r i m o n i forzati, la violenza correttiva sulle mogli, la poligamia, l'esclusione delle donne dai processi decisionali i n nome della consuetudine e della tradizione. Emerge q u i una concezione essenzialista, astorica ed idealizzata dei costumi e degli ordinamenti

40

E Z L N , Declaracin de la Selva Lacandona (1994), 199312xx.es.htm.

http://www.ezln.org/documentos/1994/ http://www.ezln.org/documentos/

41

E Z L N , V Declaracin de la Selva Lacandona (1998), 1998/19980700.es.htm.

Tutt'altro che seguaci di Proudhon, per il quale chi dice umanit cerca di ingannarti, gli zapatisti presentano la lotta del Chiapas come un nodo della rete internazionale di resistenza por la Humanidad y contra el Neoliberalismo (EZLN, Primera Declaracin de La Realidad [1996], http://www.ezln.org/documentos/1996/19960130.es.htm).
42

tanti ruoli di comando, fino ai massimi gradi. Una donna indigena, il maggiore Ana Maria, ha guidato nel 1994 la conquista di San Cristbal de las Casas e un'altra donna indigena, la comandanta Esther, ha parlato nel 2001 al Congresso federale.
45

Reformas constitucionales propuesta de la Comision de Concordia Y Pacification (1996), http://www.ezln.org/san_andres/cocopa961129-sp.html. In altri termini, il discorso zapatista parla il linguaggio del diritto e dei diritti e integra istanze universalistiche e pluralismo giuridico. Emerge l'idea che prendere sul serio i diritti significa farsene carico, rivendicarli, affermarli, chiederne il riconoscimento attraverso un movimento collettivo, e mantenere per usare l'espressione di Adam Ferguson - la cura vigile su di essi perch il loro godimento sia effettivo. A questo si riconnette l'idea che la tutela degli individui presuppone il rispetto e la tutela dei gruppi culturali di cui essi fanno parte. La dignit individuale presuppone il riconoscimento del valore della propria lingua nativa, della propria cultura, dei propri usi e in maniera particolare - dei sistemi normativi indigeni, dei differenti diritti.
43

U n terzo dell'EZLN composto da donne, e il ruolo delle donne stato ancora pi macroscopico nel movimento di appoggio all'insurrezione. Alcune donne hanno ricoperto impor-

Questo documento prevede: Las mujeres, sin importar su raza, credo o filiacin politica tienen derecho a participar en la lucha revolucionaria en el lugar y grado que su voluntad y capacidad determinen. Las mujeres tienen derecho a trabajar y recibir un salario justo. Las mujeres tienen derecho a decidir el nmero de hijos que puedeh tener y cuidar. Las mujeres tienen derecho a participar en asuntos de la comunidad y tener cargo si son elegidas libre y democrticamente. Las mujeres y sus hijos tienen derecho a atencin primaria en su salud y alimentacin. Las mujeres tienen derecho a la educacin. Las mujeres tienen derecho a elegir su pareja y a no ser obligadas por la fuerza a contraer matrimonio. Ninguna mujer podr ser golpeada o maltratada fisicamente ni por familiares ni por extranos. Los delitos de intento de violacin sern castigados severamente. Las mujeres podrn ocupar cargos de direccin en la organizacin y tener grados militares en las fuerzas armadas revolucionarias. Las mujeres tendrn todos los derechos y obligaciones que senalan las leyes y los reglamentos revolucionarios. Nel 1996 la Ley stata integrata da una ampliacion che prevede fra l'altro l'esplicito diritto, per le donne sposate, di disporre dei metodi di pianificazione familiare sia artificiali che naturali e vieta agli uomini la bigamia.

Ada

n o r m a t i v i tradizionali, che stata utilizzata anche per legittimare i l potere dei cacicchi filogovernativi o la stessa costituzione degli squadroni paramilitari . D'altra parte, un'analoga concezione ben presente anche nelle stesse comunit indigene: alla luce di essa la rivendicazione dei d i r i t t i delle donne accusata di indebolire la coesione etnica e d i tradire la causa dell'autonomia indigena . Peraltro, forme di discriminazione sono ben presenti anche nei moderni ordinam e n t i statali. I l codice penale del Chiapas, ad esempio, attribuisce ai m a r i t i u n diritto di correzione e depenalizza eventuali lesioni preterintenzionali provocate nell'esercitarlo . D'altra parte l'idea che i l diritto nazionale pi favorevole alle donne rischia di essere astratta: l'effettiva possibilit di ricorrere alla giurisdizione statale da parte delle indigene fortemente limitata da una serie di fattori culturali, a cominciare dalla lingua. Per contro, numerose testimonianze di donne indigene parlano degli effetti - i n p r i m o luogo sul piano della percezione di s e dell'autostima - del fatto che i l m o v i m e n t o zapatista ha aperto maggiori possibilit di partecipazione, politica e n o n solo, valorizzando e sviluppando le peculiari forme di democrazia indigena. Si insiste sull'idea che hora sabemos que [...] nosotros tambien tenemos derechos.
46 47 48

donne, cosicch nessuno potr impedire la nostra partecipazione, potr negare la nostra dignit e integrit in qualsiasi lavoro, allo stesso modo degli uomini .
49

I l linguaggio dei d i r i t t i , parlato con voce di donna indigena dalla comandanta Esther, permette d i discriminare fra i costumi e le norme tradizionali quelli da conservare e sviluppare e quelli da abbandonare. Esther afferma con forza che i l riconoscimento della propria dignit come indigene u n fattore i n dispensabile per l'emancipazione delle donne, e che l'attivit politica per realizzare l'emancipazione si avviata con l'insurrezione delle comunit indigene e potr realizzarsi solo all'interno del processo d i emancipazione delle stesse comunit. Se si abbandona una concezione essenzialista e statica delle culture, del diritto e della consuetudine possibile rendere conto di u n processo di (ri)costruzione delle identit di genere nel contesto di una ridefinizione della identit comunitaria, intrapreso dalle donne indigene. Da u n lato, i n f a t t i , si avviata una riflessione critica su determinate pratiche, norme e procedure comunitarie, offensive nei confronti della dignit delle donne e di ostacolo alla loro partecipazione nei processi sociali, economici e politici, alla ricerca di u n difficile equilibrio fra appartenenza al gruppo e identit personale. N o n c' dubbio che la posizione delle donne indigene rappresenta un'esperienza particolare: esse concordano con le femministe nella difesa dei d i r i t t i delle donne, per quanto possano differenziarsi riguardo alle priorit, al linguaggio ed ai valori che sono difesi da determinati approcci femministi .
50

A l l e accuse di perpetuare la discriminazione delle donne indie la comandanta Esther - una indigena tojolobal - ha risposto nel 2001 di fronte al Congresso federale che, al contrario, i l riconoscimento dei d i r i t t i indigeni e della dignit della condizione indigena u n presupposto necessario per l'emancipazione delle donne indigene:
[...] ci dicono che la legge Cocopa causa la nostra emarginazione. la legge attuale che permette che ci emarginino e ci umilino. [...] Noi abbiamo lottato per cambiare questo e continueremo a farlo. M a abbiamo bisogno che le leggi riconoscano questa lotta, che finora non stata riconosciuta. [...] Noi oltre che donne siamo indigene e dunque non siamo riconosciute. Noi sappiamo quali degli usi e dei costumi sono buoni e quali sono cattivi. Cattivi sono quelli che consentono di pagare e di picchiare le donne, quelli per i quali esse si comprano e si vendono, si fanno sposare a forza senza che lo vogliano, quelli secondo cui le donne non possono partecipare all'assemblea e n uscire di casa. Per questo chiediamo che venga approvata la legge sui diritti e la cultura indigena, una legge molto importante per noi donne indigene di tutto il Messico. C i servir per essere riconosciute e rispettate per quello che siamo, donne e indigene. Questo vuol dire che vogliamo che sia riconosciuto il nostro modo di vestire, di parlare, di governare, di organizzare, di pregare, di curare; la nostra forma di lavoro collettivo, il nostro modo di rispettare la terra e di concepire la vita, che la natura di cui facciamo parte. In questa legge sono affermati i nostri diritti come

A l di sopra di queste tensioni, sia i l m o v i m e n t o indigeno che quello femminista chiedono i l riconoscimnto di una differenza e affermano una d i gnit. Ed entrambi considerano l'autonomia come una condizione necessaria a questi processi. La formazione di luoghi autonomi delle donne e delle donne indigene - cooperative di produzione, gruppi ecclesiali, spazi politici nel m o v i mento zapatista e nelle comunit autonome - ha costituito una condizione necessaria perch si definissero i loro d i r i t t i . chiaro che i n questo contesto si enfatizza l'importanza dei d i r i t t i politici, i l cui godimento condizione necessaria dell'esercizio dell'autonomia. E n o n c' dubbio che q u i i d i r i t t i - piuttosto che qualcosa che si possiede - sono visti come qualcosa che viene rivendicato e che viene definito e ridefinito nel processo di rivendicazione, che a sua volta ridefinisce l'identit del soggetto dei d i r i t t i . Argomentare contro i l riconoscimento dei d i r i t t i indigeni accampando i l pretesto di una difesa dei d i r i t t i delle

46

Cfr. R.A. Hernndez Castrilo, op. cit., in part. pp. 395-397. Anthropological

47

Cfr. M.T. Sierra, Human Rights, Gender, and Ethnicity: Legai Claims and Challenger in Mexico, in Polar, 2002. Cfr. R.A. Hernndez Castillo, op. cit., pp. 404-05.

^Discurso de la comandanta Esther ante el Congreso de la Union, http://www.ezln.org/ revistachiapas/Noll/chllcongreso.html.


50

48

C. Snchez, Identidad, genero y autonomia. Las mujeres indigenas en el debate, in Revista memoria, n. 174, 24 settembre 2003, http://www.rebelion.org/mujer/030924sanchez.htm.

donne rischia i n realt di negare alle donne lo spazio politico per affermare i propri d i r i t t i .
51

FRANCESCO BELVISI

La via individuata dal movimento delle donne indigene per la tutela dei loro d i r i t t i anche contro le tradizioni culturali e giuridiche delle loro comunit n o n dunque quella dell'exit, ma piuttosto quella dell'autonomia e della critica interna. A rigore, i d i r i t t i umani delle donne sono collocati i n una posizione assiologicamente sovraordinata rispetto ai costumi giuridici della comunit e i d i r i t t i dell'individuo precedono quelli di gruppo. Tuttavia si ritiene che tali d i r i t t i siano stati riconosciuti - i n p r i m o luogo dalle stesse donne che ne sono titolari - solo nel processo di affermazione dei d i r i t t i indigeni e di autonomia delle comunit indigene. E si sostiene che solo all'interno di tale processo possano aprirsi effettivi spazi politici i n cui rivendicare, definire e tutelare i d i r i t t i . I n questo senso i d i r i t t i politici sono la condizione per godere dei d i r i t t i civili e l'uscita nello spazio pubblico la condizione perch siano riconosciuti e tutelati i d i r i t t i anche nello spazio familiare, domestico, privato. Si potrebbe ipotizzare, insomma, che nell'esperienza sui generis del femminismo indigeno messicano istanze multiculturaliste ed istanze femministe, per quanto rivelino differenze e tensioni, non rimangano giustapposte, ma t r o v i n o u n percorso di ridefinizione congiunta veicolato da una concezione rivendicativa dei d i r i t t i .

Societ multiculturale, diritti delle donne e sensibilit per la cultura

1. A l c u n i anni fa, sulla prestigiosa Boston Review si svolto u n dibattito i m portante, che ha preso avvio da una domanda, per certi versi intrigante, posta da Susan M o l l e r O k i n : Is Multiculturalism
1

Bad for

Women? .
2

La questione ha

suscitato u n certo sconcerto soprattutto i n quelle persone che avevano abbracciato i l m u l t i c u l t u r a l i s m o come una concezione politica progressista e - t u t t o sommato - egualitaria, mirante a combattere per u n giusto riconoscimento e rispetto della diversit; i n particolare si trattava di rispettare g l i stili di vita di i n d i v i d u i appartenenti a minoranze - i n senso lato - culturali, presenti nelle societ occidentali spesso i n forza delle migrazioni di popolazioni provenienti dai paesi poveri e n o n occidentali. I l disorientamento era sorto presso chi n o n si era accorto del fatto che la discriminazione pu costituire u n processo loro volta discriminate dal gruppo .
3

riflessivo,

per cui all'interno dei gruppi discriminati possono vivere persone e minoranze a

Una prima versione del contributo stata presentata il 15-12-2003, nell'ambito del Corso di Dottorato di ricerca in Giustizia costituzionale e diritti fondamentali, curriculum in Teoria dei diritti fondamentali, processi sociali e istituzioni politiche, presso il Dipartimento di Diritto Pubblico dell'Universit degli Studi di Pisa. Desidero ringraziare i dottorandi per l'invito e il prof. Luca Baccelli per l'ospitalit, e tutti per i commenti critici. Susan Moller Okin, Martha Sutton Weeks Professor of Ethics in Society presso l'Universit di Stanford, morta improvvisamente il 3 marzo 2004, a soli 57 anni: v. L. Trei, Okin, Feminist Politicai Thinker, Dies, www.stanford.edu/group/poUsci/faculty/okin.html (visitato il 09-04-2004).
1

S.M. Okin, Is Multiculturalism Bad for Women?, in Boston Rview, 22,5,1997, ora in S.M. Okin with Respondents, 7s Multiculturalism Bad for Women?, ed. by J. Cohen, M. Howard, M.C. Nussbaum, Princeton, Princeton University Press, 1999, pp. 9-24, trad. it. di M.C. Pievatolo, Multiculturalismo e femminismo. Il multiculturalismo danneggia le donne?, reperibile al sito http://lgxserver.uniba.it/lei/filpol/okin.htm. Pur indicando in nota le pp. del volume del 1999, nel testo utilizzo questa traduzione apportandovi, eventualmente, qualche leggera modifica. Per una rivisitazione critica del pi ampio dibattito sorto intorno alla problematica posta da Okin, cfr. M. Minow, About Women, About Culture: About Them, About Us, in R.A. Shweder, M. Minow, H.R. Markus (eds.), Engaging Cultural Differences. The Multicultural Challenge in Liberal Democracies, New York, Russel Sage Foundation, 2002, pp. 252-267.
2 3 51

Ivi.

Uno degli autori multiculturalisti che per primi hanno cercato di affrontare il problema della doppia discriminazione, anche se in un modo non pienamente soddisfacente, J. Raz, Multi-