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ES/07/LLP-LdV/TOI/149026

MANUALE DEL CONSULENTE DI AGRICOLTURA BIOLOGICA


Edizione italiana a cura di BIOCERT

MANUALE DEL CONSULENTE DI AGRICOLTURA BIOLOGICA


Edizione italiana a cura di BIOCERT

Il presente manuale stato elaborato nellambito del Programma comunitario per lapprendimento permanente Progetto multilaterale di trasferimento dellinnovazione Leonardo da Vinci ECOLEARNING - ES/07/LLP-LdV/TOI/149026

La versione italiana stata curata da: BIOCERT Associazione Via Tasso 169 i 80127 Napoli Italia Tel. +39 081 7613830 Fax 081 7612734 biocert@biocert.it www.biocert.it

Edizioni Biocert Napoli, 2008

Il presente progetto finanziato con il sostegno della Commissione europea. L'autore il solo responsabile di questa pubblicazione e la Commissione declina ogni responsabilit sull'uso che potr essere fatto delle informazioni in essa contenute.

INDICE

INTRODUZIONE .. CAPITOLO 1. COMPETENZE GESTIONALI .. 1.1. Gestire la conversione dal convenzionale al biologico . 1.1.a. Normativa dellagricoltura biologica 1.1.b. Standards internazionali 1.1.c. Piano di riconversione 1.1.d. bilancio energetico dellazienda 1.2. La tracciabilit della filiera agroalimentare 1.2.a. La normativa sulla tracciabilit degli alimenti 1.2.b. Certificazione della tracciabilit nella filiera agroalimentare 1.2.c. Controllo sugli OGM 1.3. Certificazione di qualit, tipicit, sociale ed ambientale 1.3.a. Certificazione di qualit 1.3.b. Certificazione di tipicit 1.3.c. Certificazione sociale ed ambientale 1.4. Multifunzionalit 1.4.a. Agriturismo 1.4.b. Gestione del paesaggio 1.4.c. Fattorie didattiche

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CAPITOLO 2. COMPETENZE COMMERCIALI . 49 2.1. Strategie di Marketing 50 2.1.a. Canali di vendita dei prodotti biologici 2.1.b. Agricoltura biologica e marketing territoriale 2.2. Marketing e nuove tecnologie . 61 2.3. Etichettatura delle produzioni da agricoltura Biologica 64 2.3.a. legislazione internazionale sulletichettatura delle produzioni biologiche 2.3.b. etichettatura Fair-trade CAPITOLO 3. COMPETENZE PRODUTTIVE . 68 3.1. Principi dellagricoltura biologica .... 68

3.1.a. Approccio olistico 3.1.b. Principi di salute, ecologia, equit sociale, cautela 3.2. Gestione della fertilit del suolo . 70 3.2.a. Fertilit del suolo 3.2.b. Compostaggio e riciclaggio della biomassa 3.2.c. Rotazioni e consociazioni 3.2.d. Fertilizzanti autorizzati 3.3. Difesa fitosanitaria .. 80 3.3.a. Prevenzione 3.3.b. Controllo biologico 3.3.c. Controllo della flora spontanea 3.3.d. Prodotti autorizzati 3.4. Produzioni e trasformazioni agroalimentari ....101 3.4.a. Produzioni vegetali 3.4.b. Produzioni animali 3.4.c. Conservazione e trasformazione degli alimenti CONCLUSIONI 132 GLOSSARIO 133 BIBLIOGRAFIA / SITI INTERNET ... 146

INTRODUZIONE Questo manuale rappresenta ladattamento e levoluzione del lavoro realizzato nel 2006 con il progetto comunitario Leonardo da Vinci Forecologia (numero di riferimento ES/03/B/F/PP-149080). La presente versione il frutto del lavoro di un team di esperti appartenenti ad organizzazioni di diversi Paesi europei: Spagna (IFES-Instituto de Formacin y Estudios Sociales, UPA-Unin de Pequeos Agricultores y Ganaderos, Formacin 2020 S.A.), Bulgaria (AGROLINK), Italia (Associazione Biocert), Svezia (STPKC-Swedish TelePedagogic Knowledge Center), Germania (BFW - Centro di Competenza Europa), Portogallo (Escola Superior Agrria de Ponte de Lima), Romania (ARAD-Associazione rumena per lagricoltura sostenibile), Ungheria (MGRT-Associazione Ungherese per lAgricoltura biologica). Il manuale stato messo a punto nellambito del progetto comunitario per lapprendimento permanente Leonardo da Vinci Ecolearning (numero di riferimento ES/07/LLP-LdV/TOI/149026). Il manuale si propone di fornire al tecnico agricolo le conoscenze di base necessarie per operare nel settore dellagricoltura biologica. Per essere realmente utile ai tecnici che intendono prestare la loro consulenza agli operatori del settore agro-biologico questo manuale prende in considerazione tutti i principali aspetti collegati alle attivit agricole ed include preziosi suggerimenti a livello tecnico, amministrativo e commerciale. Quella del Consulente di agricoltura biologica la figura professionale che pi di ogni altra pu divenire un importante punto di riferimento per lo sviluppo rurale sostenibile dei territori europei. Essa avr il compito di guidare, con competenza, lagricoltore, lallevatore ed il trasformatore nel processo di riconversione produttiva e nel successivo mantenimento del metodo biologico. Richiedendo il biologico un approccio di tipo sistemico e complesso, il consulente dovr avere una conoscenza chiara e completa delle problematiche ambientali, agricole e commerciali. Dovr inoltre essere in grado di coadiuvare gli operatori nellespletamento dei numerosi adempimenti formali richiesti dalla normativa internazionale, comunitaria, nazionale e locale, che tra laltro in continua evoluzione (nel manuale si riportano molte fonti dalle quali possibile ricevere gli aggiornamenti normativi). Vediamo di seguito una breve descrizione dei contenuti del manuale. 1. Un primo capitolo dedicato alle problematiche gestionali tratta gli aspetti della conversione aziendale al biologico, della certificazione delle produzioni sulla base della normativa europea 5

e degli standards IFOAM, lattivit degli Enti di certificazione, la tracciabilit e la certificazione di filiera, gli strumenti di supporto alle attivit delle aziende agricole biologiche. Il consulente dovr conoscere leco-sistema in cui si inserisce lazienda agricola e le relazioni esistenti tra le diverse forme di vita. Egli dovr essere consapevole del fatto che lazienda agricola biologica deve avere un ciclo chiuso ed usare risorse locali. La sua consulenza dovr essere finalizzata proprio al contenimento delluso di inputs esterni (mezzi tecnici, energia, ecc.), avendo sempre ben presente il contesto territoriale in cui svolge la propria attivit. Grazie alla sua consulenza lagricoltore potr svolgere pi facilmente la propria attivit, adeguandola nel contempo a precisi schemi di certificazione agroalimentare. 2. Un secondo capitolo tratta le problematiche relative alla commercializzazione delle produzioni da agricoltura biologica. Il consulente di agricoltura biologica dovr essere in grado di fornire consulenze qualificate sul marketing dei prodotti biologici e dovr pertanto conoscere la tecnica di attuazione delle indagini di mercato, i canali di vendita delle produzioni agroalimentari, la selezione dei fornitori e dei compratori, le regole del mercato, il marketing territoriale e le tecniche di comunicazione. Il consulente dovr conoscere luso delle nuove tecnologie per un marketing innovativo (e-commerce, web marketing, e mail marketing). Egli avr inoltre una conoscenza approfondita della normativa comunitaria sulletichettatura delle bio-produzioni. 3. Un terzo capitolo tratta gli aspetti produttivi. Il consulente di agricoltura biologica dovr essere infatti in grado di fornire allagricoltore lassistenza tecnica necessaria ad un corretto avvio della fase di conversione ed alla successiva gestione delle attivit. Per fare questo egli dovr tener conto del dettato normativo e fornire alloperatore tutte le informazioni necessarie per la sua corretta applicazione. Sar quindi necessario analizzare con attenzione la situazione di partenza dellazienda, intervistando il suo responsabile tecnico e definendo insieme il piano di riconversione. 4. Chiude il manuale un glossario con i principali termini utilizzati in agricoltura biologica.

In definitiva quella del Consulente di agricoltura biologica una professione a 360, che richiede abilit diversificate al fine di garantire alloperatore una consulenza realmente efficace e qualificata, sia dal punto di vista tecnico che amministrativo/gestionale. Il consulente dovr essere in grado di garantire la corretta applicazione in azienda del metodo di produzione biologico, nel rispetto della complessa normativa vigente; questo potr avvenire solo grazie ad unapprofondita conoscenza delle norme che regolamentano i diversi aspetti dellattivit produttiva. Dovr inoltre essere sempre tenuto presente che lagricoltura biologica rappresenta il punto di arrivo di un percorso che, a seconda delle caratteristiche di partenza (esperienza delloperatore, tipologia aziendale, agroecosistema, ecc.), potr rivelarsi pi o meno lungo, difficoltoso o agevolmente percorribile. Il consulente non dovr mai forzare le tappe naturali che porteranno loperatore, lazienda agricola e lambiente circostante a formare un tuttuno indissolubile, in armonia sia al proprio interno che con le realt esterne.

CAPITOLO 1. COMPETENZE GESTIONALI 1.1. Gestire la conversione aziendale dal convenzionale al biologico 1.1.a. Normativa dellagricoltura biologica Per partire con il piede giusto nella lettura del presente manuale necessario precisare subito che lagricoltura biologica costituisce la principale forma di approccio olistico allo sviluppo rurale sostenibile, oltre che lapplicazione concreta del nuovo modello agricolo europeo. Il consulente non deve quindi lasciarsi prendere esclusivamente dalla pur importante conoscenza della normativa di riferimento, ma deve sforzarsi di comprendere fino in fondo la vera sostanza dellagricoltura biologica, a prescindere dalle formalit, per poterla poi trasmettere in modo efficace allagricoltore. La stessa Commissione Europea ha di recente fatto delle scelte importanti, basilari per il futuro assetto agricolo europeo, sostenendo anche economicamente lapplicazione dei principi della multifunzionalit e delleco-condizionalit nella gestione delle aziende agricole, al fine di preservare i territori, i prodotti agricoli tradizionali e le culture locali. Le riforme della PAC del 2003 e del 2004 rappresentano due tappe fondamentali sulla via del miglioramento della competitivit e dello sviluppo sostenibile dellattivit agricola nellUnione europea e tracciano il quadro di riferimento delle riforme future. Le riforme successive hanno contribuito alla competitivit dellagricoltura europea riducendo le garanzie di sostegno dei prezzi e incoraggiando l'adeguamento strutturale. Lintroduzione dei pagamenti diretti disaccoppiati incoraggia i produttori a reagire ai segnali del mercato conseguenti alla domanda dei consumatori, anzich a contare su incentivi legati alla quantit. Le norme della condizionalit, che includono gli aspetti ambientali, la sicurezza alimentare, la salute e il benessere degli animali, rafforzano la fiducia dei consumatori e la sostenibilit ambientale dellattivit agricola 1. La normativa europea sullagricoltura biologica apre nuove strade per i produttori agricoli, consentendo lo sviluppo di unagricoltura rispettosa dellambiente, in grado di ottenere alimenti sicuri e di qualit. Il primo regolamento comunitario che ha disciplinato in modo completo ed univoco, per tutti i Paesi dellUnione Europea, il metodo di produzione biologico degli alimenti stato il Reg. CEE n 2092/91.
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Decisione del Consiglio (2006/144/EC) del 20 Febbraio 2006 relativa agli Orientamenti strategici comunitari per lo sviluppo rurale (periodo di programmazione 2007-2013), nella Gazzetta Ufficiale dellUnione Europea L 55/20, 25.2.2006.

Dopo una lunga serie di aggiornamenti ed integrazioni, Il regolamento 2092/91 stato sostituito dalla normativa entrata in vigore il 1 gennaio 2009, costituita dal Reg. CE 834/20072 e dalle norme attuative contenute nel Reg. CE n 889/20083. E inoltre da evidenziare che stiamo parlando di un sistema fondato su base volontaria, il cui logo pu essere usato in aggiunta ad altri marchi, pubblici o privati, che servano ad identificare le produzioni da agricoltura biologica. In tutta lUnione Europea per etichettare come biologico un prodotto, esso deve innanzitutto essere conforme al dettato normativo, che ne stabilisce i requisiti minimi per la produzione, trasformazione ed importazione da Paesi terzi, comprese le procedure per il controllo e la certificazione, letichettatura e la commercializzazione. Questo tipo di etichettatura potr essere utilizzata solo da quei produttori i cui sistemi produttivi e le cui produzioni siano state controllate e dichiarate conformi alla normativa comunitaria. Un primo logo che contraddistingue le produzioni da agricoltura biologica stato definito a livello europeo sin dallanno 2000. La nuova normativa dispone per listituzione di un nuovo logo, che sar in seguito definito e diverr obbligatorio a partire dal 1 luglio 2010 (Reg. CE N 967/20084). Il logo pu essere applicato esclusivamente sui prodotti trasformati in cui almeno il 95% degli ingredienti provenga a sua volta da agricoltura biologica, e la cui lavorazione, confezionamento ed etichettatura siano avvenute nellUnione Europea o in un Paese con un sistema di certificazione equivalente a quello europeo.

Regolamento (CE) N. 834/2007 del Consiglio del 28 giugno 2007, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dellUnione Europea n. L 189/1 del 20.07.2007, relativo alla produzione biologica e alletichettatura dei prodotti biologici e che abroga il Regolamento (CEE) n 2092/91.
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Regolamento (CE) N. 889/2008 della Commissione del 5 settembre 2008, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dellUnione Europea n. L 250/1 del 18.09.2008, recante modalit di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici, per quanto riguarda la produzione biologica, l'etichettatura e i controlli. Regolamento (CE) N. 967/2008 del Consiglio del 29 settembre 2008, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dellUnione Europea n. L 264/1 del 3.10.2008, recante modifica del regolamento (CE) n. 834/2007 relativo alla produzione biologica e alletichettatura dei prodotti biologici.

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Immagine 1: vecchio logo europeo per le produzioni da agricoltura biologica

In base al principio europeo di sussidiariet stato inoltre stabilito che ogni nazione responsabile dellapplicazione e del monitoraggio del proprio sistema di controllo del biologico. Modalit operative, supervisione e sistema sanzionatorio sono stabiliti a livello locale. Ogni Paese responsabile dellapplicazione delle norme comunitarie sul territorio nazionale. Le produzioni biologiche importate dai Paesi terzi devono essere state prodotte, lavorate e certificate nel rispetto di standards equivalenti a quelli comunitari. La normativa europea prevede che ogni Stato membro debba provvedere allimplementazione di un sistema di controllo ed allistituzione di unAutorit che supervisioni loperato degli Enti di certificazione (i quali devono comunque operare sulla base degli standards internazionali EN 45011 o ISO 65). Gli operatori che intendono produrre, trasformare od importare prodotti da agricoltura biologica devono notificare linizio della loro attivit ad uno degli Enti di certificazione accreditati, oltre che alla competente Autorit di controllo nazionale. Lo schema di certificazione prevede che loperatore debba fornire una precisa descrizione dellunit di produzione, identificare in modo chiaro i magazzini, le aree di raccolta ed i luoghi di confezionamentolavorazione. Successivamente alla prima notifica di inizio attivit di produzione con il metodo biologico, loperatore deve comunicare annualmente allEnte di certificazione il programma di produzione aziendale.

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Tabella 1: Elenco degli Enti di certificazione accreditati in Italia Nome Associazione Suolo e Salute cod. UE ITASS Recapito via Paolo Borsellino, 12/B 61032 Fano (Pu) Tel. e fax 0721 860543 E-mail info@suoloesalute.it sito Internet www.suoloesalute.it

Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale - ICEA

ITICA

Via Nazario Sauro, 2 40121 Bologna Tel. 051/272986 Fax 051/232011 E-mail icea@icea.info

Istituto Mediterraneo di Certificazione - IMC

ITIMC

Via C. Pisacane 53 60019 Senigallia (An) Tel. 071-7928725/7930179 Fax 071-7910043 E-mail imcert@imcert.it sito Internet www.imcert.it

Bioagricert

ITBAC

Via dei Macabraccia, 8 40133 Casalecchio Di Reno (Bo) Tel. 051-562158 Fax. 051-564294 E-mail info@bioagricert.org sito Internet www.bioagricert.org Via Jacopo Barozzi 8 40126 Bologna Tel. 051-254688-6089811 Fax 051-254842 E-mail ccpb@ccpb.it sito internet www.ccpb.it

Consorzio Controllo Prodotti Biologici - CCPB

ITCPB

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CODEX S.r.l.

ITCDX

Via Duca degli Abruzzi, 41 95048 Scordia (Ct) Tel. 095-650634/716 Fax. 095-650356 E-mail codex@codexsrl.it sito internet www.codexsrl.it

Q.C. & I. International Services

ITQCI

Villa Parigini Localit Basciano 55035 Monteriggioni (Si) Tel. 0577/327234 Fax. 0577/329907 E-mail lettera@qci.it sito Internet www.qci.it Corso Delle Province 60 95127 - Catania Tel. 095/442746 - 433071 Fax 095/-505094 E-mail info.ecocert@ecocertitalia.it sito Internet www.ecocertitalia.it Via M. Grappa 37 36063 Marostica (Vi) Tel. 0424/471125 Fax: 0424/476947 E-mail info@certbios.it sito Internet www.certbios.it Via Monte San Michele 49 73100 Lecce Tel. e Fax 0832-311589 E-mail info@ecosystemsrl.com sito Internet www.ecosystemsrl.com Via Chironi 9 07100 Sassari Tel. e Fax : 079-276537 Auf dem Kreuz 58

Ecocert Italia

ITECO

BIOS

ITBSI

Eco System International Certificazioni S.r.l.

ITECS

BIOZOO - S.r.l.

ITBZO

BIOZERT - zertifizierung

IT-

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okoligisch erzeutger produkte*

BZT

D-86512 - UGSBURG Tel. +49(0)821.3467650 Fax +49(0)821.3467655 E-mail bayern@biozert.de sito Internet www.biozert.de

INAC - International Nutrition and Agricolture Certification*

ITINC

Rudolf-Herzog-Weg 32 D-37213 WITZENHAUSEN Tel. +49(0)5542.911400 Fax +49(0)5542.911401 E-mail inac@inaccertification.com sito Internet www.inaccertification.com Paradiesstrasse 13 D-78462 KONSTANZ Tel. +49(0)7531.915273 Fax +49(0)7531.915274 E-mail office@imo.ch sito Internet www.imo.ch

IMO - Institut fr marktkologie*

ITIMO

QC&I Gesellschaft fr kontrolle und zertifizierung von Qualittssicherungssystemen GMBH*

ITQCI

Gleuelerstrasse 286 D-50935-KLN Tel. +49(0) 221 943 92-09 Fax +49(0) 221 943 11 sito Internet www.qci.de

*accreditati solo per la provincial di Bolzano

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Il Sistema di certificazione prevede che loperatore descriva nel dettaglio il processo produttivo, che dovr poi essere verificato, approvato e costantemente controllato dallEnte di certificazione, anche attraverso il prelievo e lanalisi di campioni di prodotto, sia in azienda che nei luoghi di trasformazione e commercializzazione. Lobiettivo del sistema di certificazione, attraverso le verifiche iniziali ed il monitoraggio successivo, quello di fornire al consumatore una certificazione certa ed indipendente delle produzioni ottenute nel rispetto della normativa vigente sullagricoltura biologica. LAttivit degli Enti di certificazione sostenuta grazie al pagamento da parte degli operatori controllati di una quota di controllo, stabilita sulla base delle dimensioni e della tipologia produttiva dellazienda. In ogni caso la quota di controllo deve permettere di coprire tutte le spese sostenute dallEnte di certificazione per lo svolgimento delle attivit di controllo e certificazione.Loperatore che intende conseguire la certificazione delle produzioni deve seguire la seguente procedura: 1. Trasmettere la Notifica di inizio dellattivit di produzione con il metodo biologico allAutorit nazionale competente ed allEnte di certificazione scelto tra quelli in possesso del formale accreditamento. Successivamente alla trasmissione della notifica iniziale, loperatore dovr prontamente comunicare tutte le variazioni che dovessero intervenire riguardo ai dati del legale rappresentante dellazienda, alle unit di produzione, alle tipologie produttive, ai luoghi di produzione ed alla superficie coltivata, ai metodi di produzione, ai processi produttivi ed alla tipologia dei prodotti. Loperatore deve inoltre comunicare tutti i cambiamenti relativi alla superficie aziendale, quali ad es. acquisizioni e cessioni di terreno, variazioni del titolo di possesso. 2. Valutazione iniziale della documentazione, i documenti trasmessi dalloperatore saranno controllati dallEnte di certificazione per una prima verifica formale. In caso di esito negativo, perch incompleta o non conforme, il responsabile del controllo informer prontamente loperatore circa le mancanze e le non conformit, chiedendogli eventualmente di integrare la documentazione entro un determinato lasso di tempo. Superato il termine prefissato, qualora lEnte di certificazione non dovesse ricevere la documentazione integrativa, dovr ritenersi nulla la richiesta di ingresso nel sistema di controllo del biologico. 3. Prima visita ispettiva, il tecnico ispettore dellEnte di certificazione dovr verificare che le unit produttive, lorganizzazione e la gestione del processo produttivo siano conformi al dettato normativo. Il tecnico ispettore dovr consegnare alloperatore i registri aziendali, spiegando nel 15

dettaglio le modalit di inserimento delle informazioni relative a tutte le operazioni praticate, ai mezzi tecnici utilizzati ed alle produzioni commercializzate. 4. Ingresso delloperatore nel Sistema di controllo, sar deciso dalla Commissione di certificazione, in seguito alla valutazione della documentazione aziendale e della relazione dispezione trasmessa dal tecnico. 5. Attestato di conformit, riporter lesito positivo della valutazione, la tipologia produttiva aziendale, il codice assegnato alloperatore, la data di validit dellattestato. 6. Programma Annuale di Produzione, dovr essere trasmesso dalloperatore allEnte di certificazione entro il 31 gennaio di ogni anno, su apposita modulistica definita dallAutorit nazionale responsabile del controllo. Solo per il primo anno in cui viene effettuata la notifica di inizio attivit il Programma potr essere trasmesso in ogni momento, comunque non oltre 30 gg. dalla data di ricevimento della comunicazione di ingresso nel Sistema di controllo. In ogni caso ciascuna variazione significativa al programma dovr essere prontamente comunicata allEnte di certificazione. Per le aziende zootecniche e gli apicoltori sottoposti a controllo sono previste modulistiche equivalenti, che dovranno comunque essere inviate allEnte di certificazione negli stessi termini sopra riportati. 7. Programma Annuale di Lavorazione, dovr essere trasmesso dal responsabile del centro di confezionamento/lavorazione, il quale dovr riportarvi tutti i prodotti che intende processare, sia nel suo impianto che, eventualmente, in quello di terzi, in conformit con la normativa del biologico. 8. Certificato delle produzioni ed autorizzazione alla stampa delle etichette, ogni operatore ammesso nel Sistema di controllo del biologico pu richiedere allEnte di certificazione il certificato delle produzioni ottenute e lautorizzazione alla stampa delle relative etichette. Loperatore responsabile del corretto utilizzo della documentazione e dei materiali derivanti dallattivit di controllo e certificazione. Loperatore assoggettato al Sistema di controllo dovr in generale rispettare la normativa nazionale e comunitaria del biologico, compilare la documentazione richiesta dallEnte di certificazione, consentire agli ispettori di accedere ai centri aziendali ed alla documentazione di supporto (per esempio fatture, registri IVA, ecc.), consentire agli ispettori di controllare tutti i prodotti ed i materiali che si rendessero necessari, sia di origine vegetale che animale, e tutti gli ingredienti, sia di origine agricola che extra-agricola, oltre ad 16

impegnarsi a comunicare ogni sostanziale cambiamento che dovesse intervenire rispetto a quanto in precedenza dichiarato. Dal punto di vista normativo va anche evidenziato che lUnione Europea supporta le aziende biologiche con apposite Misure Agroambientali, definite prima dal Regolamento CEE n 2078/92 e poi dal Regolamento CE n 1257/1999. Nel 2003, I programmi agroambientali hanno riguardato circa la met di tutta la superficie agricola europea coltivata con il metodo biologico nellEuropa a 15 stati. Il numero delle aziende biologiche ed in conversione supportate stato di ca. 86.000, ossia ca. il 64% del totale delle aziende biologiche europee5. Il regolamento stabilisce che gli agricoltori devono impegnarsi ad adottare il metodo biologico almeno per un quinquennio ed in cambio ricevono un contributo determinato sulla base dellordinamento colturale e della superficie coltivata. 1.1.b. Standards internazionali La Federazione Internazionale dei Movimenti di Agricoltura Biologica (IFOAM) unente privato, fondato nel 1972 per promuovere lagricoltura biologica. LIFOAM associa in tutto il mondo oltre 700 organizzazioni, rappresentative delle diverse realt nazionali del biologico, degli Enti di certificazione, delle aziende di commercializzazione e dei trasformatori; pu quindi considerarsi la pi grande e rappresentativa federazione del settore. Esistendo nel mondo numerosi standards produttivi, il termine biologico viene spesso ad assumere significati diversi a seconda del Paese in cui ci si trova, risulta pertanto determinante il ruolo armonizzante svolto dalle norme IFOAM, che definiscono i principi generali, le raccomandazioni, le regole di base del settore e rappresentano lo stato dellarte mondiale del metodo di produzione agricolo biologico, riferimento fondamentale per gli Enti di certificazione ma anche per gli stessi Enti di standardizzazione ed accreditamento. Queste norme svolgono anche la funzione di evitare che luso dei molteplici standards nazionali finisca per divenire un ostacolo alla libera circolazione delle produzioni da agricoltura biologica6. LIFOAM supporta invece lo sviluppo di standards locali in linea con gli obiettivi delle norme di base IFOAM. Gli standards internazionali e quelli locali possono cos essere armonizzati proprio grazie al
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Rapporto della Commissione Europea (G2 EW JK D(2005) Agricoltura biologica nellUnione Europea Fatti ed immagini, Bruxelles, 3 Novembre 2005. Le Norme IFOAM sono disponibili sul sito: www.ifoam.org.

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processo centralizzato di trasparente.

approvazione, attuato in modo equo e

Immagine 2: logo IFOAM

Le linee guida per larmonizzazione delle produzioni agricole sono state anche dettate dalla FAO (Food and Agriculture Organization) e dal W.H.O. (World Health Organization). Queste linee guida risultano preziose per lelaborazione delle nuove normative e regolamentazioni del settore. In particolare la Commissione del Codice Alimentare, operante nellambito di un programma congiunto FAO/WHO partito nel 1991 (con la partecipazione anche dellIFOAM e di Istituzioni europee), ha elaborato le linee guida per la produzione, la trasformazione, letichettatura e la commercializzazione delle produzioni ottenute con il metodo biologico. Le disposizioni del Codice Alimentare sono perfettamente in linea con gli standards dellIFOAM e con la normativa europea del biologico. Le linee guida sulle produzioni da agricoltura biologica rappresentano il fondamento di una serie di norme e programmi operativi attivati in diversi Paesi (a cominciare dalla stessa regolamentazione comunitaria). Queste linee guida ci dicono come ottenere prodotti da agricoltura biologica, in grado di rassicurare anche i consumatori circa la loro qualit e la bont del processo produttivo. Il Codice costituisce unimportate base per larmonizzazione della normativa internazionale e per incrementare la fiducia dei consumatori. Sar anche importante per lapplicazione del principio di equivalenza nellambito del WTO. Le linee guida per il biologico contenute nel Codice Alimentare saranno regolarmente aggiornate almeno ogni quattro anni, cos come stabilito allinterno dello stesso Codice7. E opportuno ricordare che esistono anche leggi e marchi nazionali predisposti da molte nazioni europee, risalenti a volte a periodi
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Ulteriori informazioni sul Codice Alimentare sono disponibili sul sito internet www.codexalimentarius.net. Si consiglia anche di consultare il sito Internet della FAO dedicato allagricoltura biologica: www.fao.org/organicag.

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antecedenti allentrata in vigore della regolamentazione comunitaria. In qualche Paese le associazioni degli operatori dellagricoltura biologica hanno anche formulato standards privati e schemi di certificazione, ancor prima della pubblicazione delle norme nazionali e comunitarie. Spesso sono proprio questi marchi privati ad avere la maggior fiducia da parte dei consumatori (ne esistono ad es. alcuni molto conosciuti in Inghilterra, Italia, Danimarca, Austria, Ungheria, Svezia, Svizzera). In Europa tutti gli operatori (produttori, trasformatori, importatori) interessati ad utilizzare questi marchi privati aggiuntivi devono rispettare oltre alla disciplina comunitaria anche i rispettivi standards privati. Questi richiedono infatti un controllo ed una certificazione aggiuntiva. Alcuni Enti di certificazione, in possesso dellaccreditamento dei Ministeri dellagricoltura americani e giapponesi, possono offrire alle aziende agricole europee una certificazione valida per esportare i loro prodotti negli Stati Uniti ed in Giappone. Queste certificazioni sono: NOP8 - National Organic Programme (Tabella 2) per gli Stati Uniti e JAS9 - Japanese Agricultural Standard (Tabella 3), per il Giappone. Il Servizio di Accreditamento Internazionale del Biologico (IOAS) un ente non-profit indipendente registrato in Delaware Stati Uniti, che si occupa dellaccreditamento internazionale degli enti di certificazione del biologico, sulla base di uno schema di accreditamento volontario10. Lo IOAS assicura nel Mondo lapplicazione del programma di accreditamento IFOAM, che un sistema globale in grado di garantire il rispetto e la corretta applicazione da parte degli enti di certificazione delle norme del biologico, il tutto finalizzato al superamento delle barriere transnazionali e ad un reciproco riconoscimento della certificazione del biologico.

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http://www.ams.usda.gov/nop/indexIE.htm http://www.maff.go.jp/soshiki/syokuhin/hinshitu/e_label/index.htm 10 http://www.ioas.org

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Tabella 2: Il programma nazionale americano sul biologico (National Organic


Programme - NOP)
Il programma nazionale americano sul biologico (NOP) stato implementato definitivamente il 21 ottobre 2002, sotto la direzione del Servizio Marketing Agricolo, una sezione del Dipartimento di stato per lagricoltura degli Stati Uniti (USDA). Il NOP una legge federale che prevede per tutti i prodotti biologici il rispetto di standards comuni e lo stesso sistema di certificazione.
Le basi del programma nazionale per il biologico Il NOP ha sviluppato gli standards nazionali ed ha stabilito un sistema di certificazione del biologico fondato sulle indicazioni dei 15 membri del Comitato nazionale per gli standards del biologico (NOSB). Il NOSB nominato dal Segretario di stato per lagricoltura e comprende rappresentanti delle seguenti categorie: produttori agricoli; trasformatori, consumatori, ambientalisti, scienziati e Enti di certificazione. Oltre a considerare le indicazioni del NOSB, lUSDA nellelaborazione di queste norme ha tenuto anche conto dei sistemi di certificazione precedentemente adottati dagli Stati e dai privati. Le norme del NOP sono flessibili al fine di potersi adattare al gran numero di produzioni agricole esistenti in ogni regione degli Stati Uniti. Cosa stabiliscono le norme NOP? Le norme proibiscono luso nella produzione e nella trasformazione dei prodotti biologici di Organismi geneticamente modificati, delle radiazioni, dei fanghi da acque reflue. Come regola generale sono consentite tutte le sostanze naturali (non chimiche di sintesi), mentre sono vietati tutti i prodotti chimici di sintesi. Tutte le eccezioni a queste regole sono contenute in un elenco valido a livello nazionale, contenuto in unapposita sezione del regolamento. Le norme di produzione e trasformazione interessano le produzioni biologiche, la raccolta spontanea, lallevamento biologico, il condizionamento e la trasformazione dei prodotti agricoli biologici. Le produzioni biologiche sono ottenute senza luso di pesticidi chimici, fertilizzanti derivati dal petrolio o dai fanghi delle acque reflue: Gli animali allevati con il metodo di produzione biologico devono essere alimentati con mangimi biologici ed avere libero accesso a spazi aperti. Non sono consentiti antibiotici ed ormoni per lo sviluppo. Le norme di etichettatura sono basate sulla percentuale di ingredienti biologici contenuti nel prodotto. Prodotti etichettati "100% biologico" devono contenere solo ingredienti prodotti con il metodo biologico. Essi possono essere contrassegnati con il marchio del biologico USDA. Prodotti etichettati "biologico" devono contenere almeno il 95% di ingredienti biologici. Essi possono essere contrassegnati con il marchio del biologico USDA. Prodotti trasformati che contengono almeno il 70% ingredienti biologici possono riportare la frase "prodotto con ingredienti biologici" e mettere in evidenza sulletichetta fino a tre ingredienti biologici o gruppi di alimenti biologici. Per esempio nel caso di una zuppa fatta con almeno il 70% di ingredienti biologici e precisamente con i soli vegetali biologici pu essere contrassegnata come fatta con piselli, patate e carote biologiche o fatto con vegetali biologici. Tali prodotti non possono essere contrassegnati con il marchio del biologico USDA. Prodotti trasformati che contengono meno del 70% di ingredienti biologici non possono riportare in etichetta il termine biologico ma possono identificare nellelenco degli ingredienti quelli provenienti da agricoltura biologica. Le norme di certificazione stabiliscono i requisiti che devono possedere le produzioni ed i trasformati ottenuti con il metodo biologico per essere etichettati come tali dallEnte di certificazione accreditato dallUSDA. Tra la documentazione che deve fornire loperatore controllato c anche il piano di gestione dellazienda biologica. Questo piano descrive, tra laltro, tecniche e sostanze utilizzate nel processo produttivo, la descrizione delle operazioni colturali e delle procedure messe in atto per prevenire la contaminazione dei prodotti biologici con quelli convenzionali. Le norme di certificazione determinano inoltre i controlli da effettuarsi direttamente in azienda. Sono esentati dalla certificazione i produttori ed i trasformatori che sviluppano un giro daffari annuo per i prodotti biologici superiore a $ 5.000. Essi possono etichettare i loro prodotti come biologici se rispettano le norme, ma non possono utilizzare il marchio del biologico USDA. Le norme di accreditamento stabiliscono i requisiti che un ente deve possedere per diventare Ente di certificazione riconosciuto dallUSDA. Esse servono innanzitutto a stabilire se un Ente di certificazione svolge la propria attivit in modo corretto ed imparziale. Lente deve dimostrare di impiegare personale con esperienza adeguata ed abilitato a controllare e certificare gli operatori biologici, adottando tutte le misure necessarie per prevenire conflitti di interesse e garantire una rigorosa riservatezza sulle informazioni assunte nellespletamento del controllo. I prodotti agricoli importati possono essere venduti negli Stati Uniti solo se sono certificati dagli Enti di certificazione accreditati presso lUSDA. Questultimo ha provveduto ad accreditare Enti di parecchi paesi stranieri. Esiste anche la possibilit che, su richiesta di un governo straniero, lUSDA provveda a riconoscere gli Enti di certificazione di quel paese, qualora le norme di accreditamento risultassero equivalenti a quelle americane.

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Tabella 3: JAS - Japanese Agricultural Standard

Lo standard JAS per le produzioni agricole e le trasformazioni agroalimentari stato creato nel 2000 sulle basi delle linee guida sulle produzioni, trasformazioni, etichettatura e vendita degli alimenti biologici, fissate dalla Commissione del Codex Alimentarius. Il sistema di certificazione JAS stato completato dal novembre 2005 con le norme sugli allevamenti biologici, le trasformazioni dei prodotti zootecnici biologici e lalimentazione biologica degli animali. Possono applicare il marchio JAS sulle loro produzioni solo quelle aziende che sono controllate e certificate dagli Enti di certificazione iscritti nellapposito Registro giapponese o da Enti di certificazione di altri paesi che adottano standards equivalenti a quelli giapponesi. Le norme JAS per le produzioni biologiche richiedono che, a partire dal 1 aprile 2001 (termine esteso poi al 2002) tutti I prodotti etichettati come biologici siano certificati da un Ente di certificazione giapponese o straniero registrato presso il Ministero dellAgricoltura e riportino in etichetta oltre al logo JAS anche il nome dellEnte di certificazione autorizzato. Solo gli enti autorizzati possono rilasciare lautorizzazione agli operatori di riportare nelletichetta delle loro produzioni il marchio JAS. Il marchio JAS in quanto marchio di qualit stato introdotto per garantire il mercato ed i consumatori giapponesi. Il Governo giapponese riconosce il regolamento europeo equivalente al proprio. Ossia i criteri per la certificazione e gli standards di riferimento per gli operatori del biologico che vogliono esportare i propri prodotti biologici in Giappone utilizzando il marchio JAS, sono gli stessi adottati nella Comunit Europea. Le norme "JAS" per in un caso escludono un prodotto ammesso invece gi dal Reg. CEE2092/91 (allegato IIB) per il trattamento fogliare del melo: il cloruro di calcio. Le regole previste dal JAS presentano inoltre alcune limitazioni. Per esempio non includono le bevande alcoliche e i prodotti di origine animale, compresi i prodotti apistici. La normativa prevede che solo lattivit di trasformazione (etichettatura) e commercializzazione sia controllata da un Organismo di Certificazione Giapponese o estero (RFCO) riconosciuto dal MAFF. Rispettando comunque il regime di controllo Comunitario, il produttore ed il venditore finale devono accertarsi che anche gli ingredienti (dei fornitori) e le materie prime (dei subfornitori) siano certificate secondo il Reg. comunitario. Rispetto al Reg. comunitario le uniche differenze riguardanti letichettatura dei prodotti sono le seguenti: se nel prodotto finito sono presenti ingredienti biologici e in conversione, dovr essere specificato quali sono biologici e quali in conversione. LUE, invece, non permette limpiego di materie prime in conversione nella preparazione di prodotti multi ingrediente. il marchio JAS deve sempre comparire sulletichetta. Se il prodotto non presenta il marchio JAS, non potr portare diciture del tipo: biologico, produzione biologica, completamente biologico, biologico estero, quota biologica X%, o qualsiasi altro riferimento al metodo di produzione biologico (anche se scritto in lingua inglese = organic). se il prodotto finito non pu riportare in etichetta il marchio JAS, ma i suoi ingredienti s, consentito scrivere, per esempio: insalata contenente verdure biologiche, oppure ketchup che contiene pomodoro biologico. Le norme "JAS" richiedono la presenza in azienda di due figure distinte, il Responsabile del processo produttivo e il Responsabile della verifica di conformit del prodotto prima della vendita (grading). Solo nelle aziende agricole i due ruoli possono essere ricoperti da una unica persona. Il responsabile del grading decide quali partite e lotti di prodotto sono realmente conformi al metodo biologico secondo le norme JAS e quali no per qualsiasi motivo. Tale figura sarebbe utile anche ai fini della conformit al Reg. comunitario poich loperatore obbligato a comunicare allente di controllo qualsiasi dubbio sulla conformit del prodotto sospendendo la commercializzazione in attesa delle verifiche. (Fonte ICEA).

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1.1.c. Piano di riconversione produttiva La normativa comunitaria definisce tutti i requisiti che deve possedere unazienda agricola per passare al biologico, compreso il rispetto del periodo di conversione, che normalmente di due anni per le colture erbacee e di tre anni per quelle arboree. LEnte di certificazione pu anche decidere di allungare od abbreviare questo periodo, che comunque non potr mai scendere al di sotto di un anno. Dal punto di vista tecnico la conversione rappresenta quel periodo in cui lazienda, in precedenza gestita con tecniche convenzionali, pone le basi per una corretta e proficua adozione del metodo di produzione biologico. Possiamo definire come conversione burocratica quella durante la quale i prodotti non possono essere etichettati come provenienti da agricoltura biologica e come conversione agronomica quella che si pone lobiettivo di mettere a punto in azienda il metodo di produzione biologico dal punto di vista tecnico. Loperatore biologico e / o il suo tecnico consulente devono porre molta attenzione nella definizione dei tempi e delle modalit della riconversione agronomica. La normativa consente allazienda anche di convertire al biologico solo una parte della superficie, ma proibisce la coltivazione contemporanea della stessa variet e/o lallevamento della stessa specie sia con il metodo convenzionale che biologico. Lobiettivo del Piano di conversione quello di guidare gli operatori durante il periodo della riconversione produttiva. Esso deve innanzitutto fotografare la situazione aziendale iniziale, al fine di poter analizzare tutte le informazioni acquisite, utili alla definizione delle migliori soluzioni tecniche da adottare. Quando operatori e consulenti si incontrano per definire il lavoro da intraprendere importante che pensino gi allagricoltura biologica come un metodo di produzione e non come un semplice processo di sostituzione dei mezzi tecnici chimici con quelli naturali. Se questo concetto non sar realmente condiviso da subito, sar molto facile in seguito incorrere in errori e fallimenti. Va comunque sempre tenuto a mente che per convertire al biologico unazienda bisogna innanzitutto ripristinare la fertilit del suolo e ristabilire lequilibrio complessivo allinterno dellagro-ecosistema. Riportiamo di seguito i principali fattori da valutare attentamente nel piano di conversione. Storia dei singoli appezzamenti importante assumere informazioni il pi possibile esaustive circa le pratiche agricole adottate in passato e gli eventuali problemi riscontrati, riportando 22

nel dettaglio rotazioni e successioni colturali degli ultimi anni, mezzi tecnici utilizzati (fertilizzanti, erbicidi, pesticidi, etc.), lavorazioni effettuate, principali problematiche fitosanitarie ed ogni altro problema o fatto rilevante riscontrato in passato. Stato del suolo Lanalisi iniziale del suolo importante per lelaborazione di un appropriato piano di concimazione. Il bilancio umico (confronto tra la sostanza organica mineralizzata e quella apportata tramite gli interventi agronomici e di fertilizzazione) costituisce uninformazione strategica per consentire lelaborazione di un piano di coltivazione equilibrato, con interventi di fertilizzazione mirati a potenziare la fertilit del suolo, che alla base del metodo dellagricoltura biologica. Contesto socio-ambientale Loperatore deve conoscere lambiente in cui opera e leventuale presenza in zona di altre aziende biologiche. In questo modo egli potr scambiare informazioni e ricevere consigli da parte degli altri agricoltori. Potr inoltre entrare in contatto con i punti vendita e gli acquirenti interessati alle sue produzioni, i contoterzisti e gli altri soggetti che potrebbero aiutarlo nello svolgimento del lavoro. Conoscenze ed abilit delloperatore Queste informazioni risultano strategiche per la definizione dei tempi e dei metodi di introduzione delle innovazioni in azienda e delleventuale necessit di ricorrere ad aiuti esterni. Determinante risulta essere anche la spinta motivazionale delloperatore, se infatti egli non convinto delle scelte che compie queste sono destinate al fallimento. Questo vale naturalmente anche per i dipendenti e gli eventuali contoterzisti, che vanno continuamente motivati ed informati sulle tecniche adottate. Attrezzatura disponibile in azienda e disponibilit ad investire Lattuazione delle scelte agronomiche dipende naturalmente oltre che dalla convinzione delloperatore anche dalla disponibilit delle attrezzature necessarie (in azienda o in zona) e dalla disponibilit ad investire. In questo risulta determinante il ruolo dei consulenti esperti, in grado di suggerire le soluzioni alternative ed indirizzare le scelte delloperatore. Vincoli Alcuni ostacoli di natura organizzativa od ambientale possono condizionare le scelte tecniche e richiedere molta attenzione supplementare per il raggiungimento degli obiettivi. Quelli pi frequenti sono: ostacoli ambientali e politici, presenza di strade a scorrimento veloce o di altre fonti di inquinamento, mancanza di centri servizi, mancanza di contributi regionali.

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Tutte le informazioni raccolte servono a definire il piano di conversione che includer le soluzioni tecniche pi opportune per lazienda. Il Piano di conversione serve anche ad evidenziare come nellagricoltura biologica ogni intervento non sia fine a se stesso ma abbia una moltitudine di funzioni. Gli interventi saranno efficaci solo se saranno rispettati gli equilibri nel suolo e nelleco-sistema. 1.1.d. Bilancio energetico aziendale Dal punto di vista aziendale importante analizzare il suo fabbisogno e rendimento energetico, al fine di valutarne linfluenza sui cambiamenti climatici (effetto serra) e ridurre il consumo di energia non rinnovabile. In linea generale il bilancio energetico dellazienda agricola biologica consiste nel determinare quanta energia non rinnovabile viene utilizzata per ottenere un certo prodotto agricolo, quantificare lenergia contenuta nel prodotto stesso e verificarne il potere energetico. Queste analisi applicate allazienda agricola permettono di: Quantificare lenergia mobilizzata e consumata; Misurare lefficienza energetica del sistema di produzione. Queste analisi vengono generalmente svolte a livello aziendale, considerando lintero flusso energetico (inputs e outputs). Esistono numerosi collegamenti tra le pratiche agricole, leffetto serra ed il consumo di energia non rinnovabile. Ad esempio incrementando la superficie investita a prato-pascolo permanente abbiamo un risparmio energetico (riduzione della meccanizzazione minori consumi di energia fossile) e la riduzione dellemissione dei gas che provocano leffetto serra. La gestione della problematica dellimpatto delle attivit agricole sullambiente richiede una buona conoscenza dei principi agronomici fondamentali ed un approccio globale alla gestione dellagroecosistema. Un utile strumento a disposizione del Consulente di agricoltura biologica il Sistema DIALECTE: un metodo di analisi agro-ambientale sviluppato in Francia dalla Solagro11 ed ampiamente collaudato in anni di applicazione. Esso comprende tre elementi principali: un questionario (per la raccolta delle informazioni aziendali), un foglio di calcolo elettronico (per la determinazione degli indicatori agro-ambientali), un sistema di rappresentazione (numerico e grafico) dellimpatto ambientale delle attivit aziendali. Uno degli obiettivi principali del sistema di diagnosi agro-ambientale quello di offrire agli agricoltori sensibili alle problematiche ambientali un servizio di consulenza (individuale o di gruppo) in grado di supportarne le scelte
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www.solagro.org.

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gestionali. Essi hanno infatti bisogno di strumenti concreti e di facile utilizzo in grado di valutare limpatto ambientale dei metodi e delle tecniche di produzione. Il sistema DIALECTE permette sia di valutare lintroduzione in azienda di pratiche e metodi eco-sostenibili, che di valutare e monitorare gli effetti dei cambiamenti introdotti. 1.2. La tracciabilit della filiera agroalimentare Occorre innanzitutto premettere che per Filiera agroalimentare si intende linsieme definito delle organizzazioni (od operatori) con i relativi flussi materiali che concorrono alla formazione, distribuzione, commercializzazione e fornitura di un prodotto agroalimentare. Il termine di filiera individua, in questo contesto, tutte le attivit ed i flussi che hanno rilevanza critica per le caratteristiche del prodotto (Norma12 UNI 10939:2001). Per rendere efficace un Sistema di tracciabilit alla sua base deve esserci un patto di filiera, cio laccordo che un soggetto capo-filiera stringe con gli altri anelli della catena per definire le responsabilit e le specificit delle materie prime, dei semilavorati e dei flussi materiali. In tale patto devono essere definiti lorganizzazione che coordina la filiera e gestisce il sistema di rintracciabilit, il prodotto che deve essere identificato nelle e tra le organizzazioni coinvolte, le modalit e responsabilit per la gestione dei dati e della documentazione di processo. La tracciabilit di filiera comporta la raccolta dei dati dal campo alla tavola, al fine di comprendere le variabili produttive e qualitative, il comportamento del prodotto durante la sua conservazione, il controllo dei costi di produzione, le responsabilit interne (operatori) ed esterne (clienti e fornitori). Tale massa di informazioni deve essere gestita mediante veri e propri sistemi informativi di filiera con vari punti di accesso (al pubblico, allautorit sanitaria e agli organismi di certificazione, ai responsabili tecnici e al management aziendale) nellottica di una precisa volont di trasparenza, per consolidare il rapporto di fiducia con tutti gli operatori della filiera produttiva e distributiva e con il consumatore finale. Per raggiungere questi obiettivi i documenti principali da predisporre sono: a) il Disciplinare Tecnico (o Manuale) di tracciabilit della filiera, il cui principio quello di scrivere tutto ci che si fa ( e poi fare quello che si scritto!) per garantire la tracciabilit della filiera. b) il Sistema Documentale che composto da procedure operative, procedure tecniche, istruzioni di lavoro e modulistica che le singole

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Questa norma stata emanata dallUNI - Ente Nazionale Italiano di Unificazione (www.uni.it).

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aziende della filiera devono adottare per garantire il corretto funzionamento del sistema di tracciabilit. c) lo Schema di Certificazione che indica le regole tramite le quali lorganismo di controllo e gli operatori di filiera si interfacciano per garantire la conformit del prodotto alla norma di riferimento. d) il Diagramma di Flusso che rappresenta lo schema in cui si individuano le varie fasi da cui composto il processo produttivo e si evidenziano i punti critici per la perdita di tracciabilit; quindi il documento che descrive la storia di una unit di prodotto (intesa come il lotto minimo che si avvicini il pi possibile alla singola confezione di prodotto). e) il Piano dei Controlli, documento che ordina tipo e modalit delle operazioni da effettuare per la verifica delle specifiche del prodotto durante il ciclo produttivo (prelievo campioni, analisi chimiche, laboratori, ecc..). Tali verifiche vengono condotte normalmente sia dallazienda capo-filiera che da un ente terzo, nel caso di certificazione. Naturalmente per le filiere agrobiologiche fondamentale risulta lattivit svolta degli Organismi di controllo e certificazione, autorizzati dalle singole Autorit nazionali in conformit al regolamento comunitario. Questi Organismi operano infatti sulla base di manuali operativi altamente specializzati, impostati in modo tale da garantire un controllo di filiera completo in tutte le sue fasi. 1.2.a. La normative sulla tracciabilit degli alimenti Possiamo distinguere quattro principali tipologie normative che riguardano la tracciabilit nel settore agroalimentare: 1. le norme comunitarie cogenti (regolamenti), 2. le norme comunitarie di indirizzo (libro verde, libro bianco), 3. le norme volontarie elaborate dagli organismi di normazione internazionali, 4. le norme nazionali. Essendo queste ultime delle semplici attuazioni di regolamenti comunitari o espressione di particolari esigenze locali, nella presente trattazione ci soffermeremo esclusivamente sulle norme internazionali (cogenti, di indirizzo, volontarie). Dando seguito al libro verde sui principi generali della legislazione in materia alimentare, la Commissione Europea ha pubblicato il Libro bianco sulla sicurezza alimentare, individuando ben 80 azioni da attuarsi negli anni successivi per migliorare la sicurezza alimentare dai campi alla tavola. In particolare viene ribadita lesigenza di proporre un nuovo quadro giuridico che coprir l'intera catena alimentare, compresa la produzione di mangimi per gli animali, che 26

stabilir un elevato livello di protezione della salute dei consumatori e attribuir in modo chiaro la responsabilit primaria di una produzione alimentare sicura alle industrie, ai produttori e ai fornitori. Si istituiranno appropriati controlli ufficiali sia a livello nazionale che europeo. Una questione importante sar costituita dalla possibilit di rintracciare i prodotti lungo tutta la catena alimentare. Un elemento importante sar dato dalla capacit di prendere misure di salvaguardia rapide ed efficaci onde rispondere ad emergenze sanitarie che si manifestino in qualsiasi punto della catena alimentare. Dopo due anni dalla pubblicazione del Libro bianco stato approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio del 28 gennaio 2002 il Reg. CE 178/2002, che stabilisce i principi ed i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorit europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare. Il regolamento definisce tra laltro, al punto 15 dellart. 3 il concetto stesso di tracciabilit, intesa come la possibilit di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o di una sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione. Allart. 18 viene inoltre disposta in tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione la rintracciabilit degli alimenti, dei mangimi, degli animali destinati alla produzione alimentare e di qualsiasi altra sostanza destinata o atta a entrare a far parte di un alimento o di un mangime. Nello stesso articolo viene altres stabilito che gli operatori devono essere in grado di individuare i loro fornitori e le imprese alle quali hanno fornito i propri prodotti, e devono disporre di sistemi e di procedure che consentano di mettere a disposizione delle autorit competenti che le richiedano, tutte le informazioni. Viene inoltre prescritto che gli alimenti o i mangimi immessi sul mercato della Comunit debbano essere adeguatamente etichettati o identificati per agevolarne la rintracciabilit. 1.2.b. La certificazione della tracciabilit nella filiera agroalimentare La certificazione di conformit latto mediante il quale una terza parte indipendente dichiara che, con ragionevole attendibilit, un determinato prodotto o servizio conforme ad una specifica norma e soddisfa i requisiti specificati. La definizione mette in evidenza gli elementi essenziali e necessari del processo di certificazione: requisiti specificati/documentati ed un organismo di certificazione indipendente, competente ed imparziale. La Norma UNI 10939:2001 Sistema di rintracciabilit nelle filiere agroalimentariPrincipi generali 27

per la progettazione e lattuazione una norma quadro che definisce i principi e specifica i requisiti per lattuazione di un sistema di rintracciabilit di filiera in tutti i casi in cui si voglia documentare la storia di un prodotto e le specifiche responsabilit. Questa norma non intende imporre luniformit dei sistemi di rintracciabilit: la definizione dellampiezza e della profondit della filiera agroalimentare lasciata allimpresa capofiliera in funzione delle parti che intervengono nella realizzazione del prodotto. Anche le modalit interne di tracciabilit del prodotto, passando dalle materie prime ai semilavorati, sono definite nellambito della singola filiera in funzione delle proprie capacit, attitudini e sviluppo tecnologico. Per ciascun prodotto dunque la relativa filiera che stabilisce estensione e modalit della tracciabilit, prendendo a riferimento i requisiti della linea guida UNI 10939:2001 e formalizzandoli nel Disciplinare di Filiera che diventa cos il riferimento per le operazioni di controllo e certificazione. La certificazione della tracciabilit di filiera attesta che garantita e documentata la rintracciabilit del prodotto lungo tutte le fasi della sua elaborazione, secondo quanto previsto dal Disciplinare di riferimento (predisposto dallazienda seguendo la Norma UNI 10939:2001). Un particolare schema di certificazione, adottato da alcuni enti prima ancora dellemissione della norma UNI 10939, la Certificazione di Filiera Controllata. Questa attesta, in accordo con il Disciplinare Tecnico di riferimento, che garantita e documentata la rintracciabilit del prodotto lungo tutte le fasi di elaborazione, e che le caratteristiche igienico sanitarie del prodotto sono gestite lungo tutta la filiera. Di conseguenza mentre la Certificazione della tracciabilit di Filiera documenta la storia di un prodotto e le specifiche responsabilit attraverso lidentificazione e la registrazione dei flussi materiali e delle organizzazioni che concorrono alla formazione, commercializzazione e fornitura del prodotto, la Certificazione di Filiera Controllata, oltre al requisito della rintracciabilit, garantisce la progettazione, la pianificazione e lattuazione coordinata della sicurezza igienico sanitaria sullintera filiera. Principale obiettivo di questi tipi di certificazione quello di dare maggiore trasparenza alla relazione tra sistema produttivo e consumatore: in questo modo la rintracciabilit di filiera e la filiera controllata possono essere, oltre che strumento tecnico di controllo, uno strumento di rassicurazione e fiducia. Altra finalit riguarda la sicurezza: i pericoli ed i relativi punti critici di controllo sono individuati e gestiti presso ogni azienda della filiera (azienda agricola , trasporto, trasformazione, distribuzione). In caso di rischio e di danno per la salute dei consumatori, il controllo della filiera e la rintracciabilit dovrebbero consentire lidentificazione e lisolamento delle aziende a rischio, senza coinvolgere nel sospetto e 28

in provvedimenti restrittivi un intero comparto. Il settore agroalimentare quindi sempre pi stimolato dalle odierne tendenze ed esigenze dei mercati e del consumatore ad operare in un contesto di filiera sufficientemente armonico e coordinato: solo sulla base di azioni pianificate e coordinate sar infatti possibile fornire allutente le garanzie e la qualit che questi si aspetta, in tema di sicurezza alimentare. LUnione Europea ha stabilito, con il Regolamento 178/2002, lobbligatoriet a partire da gennaio 2005 delladozione di un sistema di tracciabilit per le filiere agroalimentari. La tracciabilit e la trasparenza possono inoltre divenire degli importanti strumenti di marketing, in particolare per i prodotti da agricoltura biologica che sin dal 1991 sono assoggettati ad un sistema di controllo e certificazione, regolamentato da severe norme comunitarie e nazionali. 1.2.c. Controllo degli OGM Da sempre in agricoltura luomo ha realizzato incroci tra piante volti a migliorarne le caratteristiche e ladattabilit al territorio. Con lingegneria genetica, negli ultimi decenni, si invece avviato qualcosa di diverso, che oltrepassa le frontiere naturali arrivando a rimescolare geni appartenenti a organismi totalmente diversi, che possono anche non avere alcun tipo di parentela genetica. Da questa manipolazione genetica si ottengono organismi con caratteristiche proprie: sono gli ormai noti OGM, (definiti dallart.2 della DIR. 2001/18/CE)13. Parlare oggi di OGM e di Ingegneria Genetica richiede una riflessione di carattere sociale, economico, politico e, non ultimo, etico. Non sono molti gli studi disponibili sullargomento e la gran parte riguarda ricerche riconducibili alle stesse multinazionali che producono OGM. Lutilizzo degli OGM promosso come la via da percorrere per risolvere il problema della fame nei Paesi in via di sviluppo, grazie alla maggiore produttivit delle piante transgeniche. Ma, cos come molti economisti (tra cui il premio Nobel Amartya Sen) fanno osservare, il
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DIR. 2001/18/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 12 marzo 2001 sullemissione deliberata nellambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la dir. 90/220/CeE del consiglio. Allart. 2 definisce gli OGM come un organismo, diverso dallessere umano, il cui materiale genetico stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura, con laccoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale (europa.eu.int/eur-lex/pri/it/ oj/dat/2001/l_106/l_10620010417it00010038.pdf).

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problema della fame nel mondo non un problema di produzione, ma di distribuzione e di povert. Gli studi scientifici indipendenti mostrano come, in realt, nessuno dei benefici attribuiti alle colture GM si sia verificato, mentre appaiono in tutta la loro gravit i seri danni derivanti da queste pratiche e le loro ripercussioni sulla salute umana, sulla sicurezza dellambiente, sul rispetto dei popoli e dei loro valori, e naturalmente sugli agricoltori, sempre pi dipendenti da erbicidi e pesticidi, con costi di produzione insostenibili. Il diffondersi dellingegneria genetica non pu far altro che contribuire ad aumentare linsicurezza alimentare. Essa, infatti, causa della perdita della biodiversit, sia perch si basa sullaumento di produzioni monoculturali, sia perch sempre di pi si utilizza una tecnologia chiamata "terminator"14 che disabilita geneticamente il seme rendendolo incapace di germinare (i semi sono sterili e non possono essere riutilizzati per nuovi raccolti). Sono nuove forme di dipendenza, monopoli che tendono a rafforzare sempre pi la posizione delle multinazionali; infatti, i contadini non solo sono obbligati al pagamento delle royalties riconosciute per il diritto brevettale sulle sementi, ma in pi, data la sterilit dei semi GM, si ritrovano costretti a pagarli di anno in anno, senza poterli autoriprodurre.15 La ricchezza dei poveri sottratta con violenza attraverso nuovi e astuti mezzi quali il brevetto della biodiversit e la conoscenza indigena afferma Vandana Shiva16 che continua: La conoscenza dei poveri trasformata in propriet delle grandi industrie globali, e si arriva al punto in cui i poveri devono pagare per semi e medicine che essi stessi hanno elaborato e hanno utilizzato per sopperire alle loro necessit di cibo e cure mediche.

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Agli inizi di aprile 2006 in Brasile si riunita la Convenzione per la Diversit Biologica, che ha adottato una moratoria mondiale per la sperimentazione e commercializzazione di Terminator. 15 Il diritto di brevetto sta danneggiando enormemente i piccoli agricoltori, anche quelli che non hanno mai usato semi GM: si pensi al caso di Percy Schmeiser, il coltivatore canadese che, accusato di aver violato il brevetto Monsanto utilizzando illegalmente colza OGM senza pagare le sementi, stato poi condannato dalla Corte Suprema canadese al pagamento di una multa di $ 400.000, nonostante fosse vittima di inquinamento genetico. Si tratta di una sentenza shock che tende a cancellare i diritti degli agricoltori e che, soprattutto, riconosce alle multinazionali il diritto a reclamare il pagamento delle loro royalties anche quando gli OGM arrivano casualmente nei campi dei contadini. 16 www.vshiva.net

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Per questo proteste si stanno levando contro gli OGMs, reclamando che i geni di esseri umani, animali o piante rappresentano gli elementi fondanti di un patrimonio universale non commercializzabile che non pu diventare oggetto di presunte invenzioni industriali. In sintesi i rischi ambientali pi riconosciuti sono: la trasmissione del gene nuovo dalla pianta modificata a piante della stessa specie o affini attraverso la diffusione del polline; il trasferimento del gene nuovo ai microrganismi del suolo; la perdita della biodiversit favorita dalla diffusione e utilizzo di pochi semi transgenici uguali in tutto il mondo con conseguente scomparsa di specie attualmente esistenti; laumento dellutilizzo di pesticidi legato alle nuove caratteristiche di tolleranza indotta geneticamente nelle piante; la selezione di insetti resistenti al carattere inserito nella pianta modificata geneticamente. Gli standard IFOAM (International Federation of Organic Agriculture Movements) stabiliscono lesclusione categorica degli OGM e di tutti i prodotti contenenti OGM, dallintero sistema produttivo Biologico. I rischi per lagricoltura biologica di essere contaminata dallapplicazione del transgenico, possono presentarsi in diversi momenti della produzione, sia per contaminazione da polline che per il trasporto dei semi ad opera degli insetti o del vento. Uno studio svolto dalla Soil Association17 raccoglie le esperienze degli agricoltori nord americani ed evidenzia come uno dei problemi pi grandi, causato dalluso di OGM, consista nella diffusa contaminazione del settore agrario e alimentare. Essa si verificata a tutti i livelli della catena alimentare, dalla produzione delle sementi alla produzione degli alimenti. Dove le colture GM sono state commercializzate, la contaminazione giunta ad un livello tale che diventato molto difficile reperire linee sementiere libere da OGM. Lente Statunitense per lAgricoltura Biologica, che certifica i prodotti biologici, ha dichiarato che la contaminazione GM di mais, colza e soia ormai cos estesa che, a loro avviso, per gli agricoltori nel Nord America non pi possibile produrre sementi GM-free. Persino le multinazionali hanno ammesso che la purit genetica assoluta oggi irraggiungibile. Questo dimostra come sia difficile accettare la coesistenza dei due tipi di colture e come sia ancora pi difficile tutelare i consumatori che scelgono di non consumare prodotti OGM o da essi derivati. A questo scopo il Parlamento Europeo ha prodotto una normativa specifica che va a stabilire il sistema europeo di tracciabilit e di
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www.soilassociation.org

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etichettatura degli OGMs. Il Regolamento in oggetto il N.1830/200318 che allart. 1 si prefigge lobiettivo di istituire un quadro normativo della tracciabilit dei prodotti contenenti OGM, o da essi costituiti o derivati, allo scopo di facilitare unaccurata etichettatura, il monitoraggio degli effetti sullambiente e sulla salute... in modo da assicurare ad operatori e consumatori uninformazione accurata che permetta loro di esercitare uneffettiva libert di scelta cos come si afferma nel quarto considerando del regolamento, che continua richiedendo ..requisiti simili sia per gli alimenti che per i mangimi ottenuti da OGM per evitare di interrompere la continuit delle informazioni qualora luso finale dei prodotti sia modificato. Il sistema di tracciabilit permetter di seguire, passo dopo passo, le movimentazioni dei prodotti OGM attraverso la filiera produttiva e distributiva e in pi permetter il ritiro di prodotti dal mercato, qualora si constatino imprevisti effetti nocivi per la salute delluomo o degli animali oppure per lambiente. La normativa richiede agli operatori del settore di trasmettere e conservare le informazioni inerenti i prodotti per un periodo di cinque anni dopo ciascuna transazione. Altro obbligo previsto quello di far figurare sulletichetta dei prodotti, preconfezionati e non, contenenti OGM la dicitura Questo prodotto contiene organismi geneticamente modificati o Questo prodotto contiene [nome dellorganismo] geneticamente modificato. Ci che lascia perplessi di questa legge il fatto che non preveda gli stessi obblighi per quei prodotti in cui siano contenute tracce di OGM in proporzioni non superiore all0,9%, purch tale presenza sia accidentale o tecnicamente inevitabile. La Commissione europea rimanda agli Stati Membri, conformemente al principio di sussidiariet, lobbligo di fissare e attuare le misure di gestione della coesistenza attraverso la Raccomandazione 2003/556/CE19 che fissa orientamenti per lelaborazione di apposite strategie nazionali. Questo non convince il movimento biologico, convinto della necessit della tolleranza zero, che vede nella volont della Commissione di
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REGOLAMENTO (CE) N. 1830/2003 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 22 settembre 2003 concernente la tracciabilit e l'etichettatura di organismi geneticamente modificati e la tracciabilit di alimenti e mangimi ottenuti da organismi geneticamente modificati, nonch recante modifica della direttiva 2001/18/CE (europa.eu.int/eur-lex/pri/it/ oj/dat/2003/l_268/l_26820031018it00240028.pdf). 19 RACCOMANDAZIONE (2003/556/CE) DELLA COMMISSIONE del 23 luglio 2003 recante orientamenti per lo sviluppo di strategie nazionali e migliori pratiche per garantire la coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche (europa.eu.int/eur-lex/pri/it/ oj/dat/2003/l_189/l_18920030729it00360047.pdf).

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equiparare la soglia di tolleranza di presenza di OGM nei prodotti biologici a quella prevista per il convenzionale, un modo per mettere in pratica la difficile coesistenza e per evitare che ogni coltivatore biologico contaminato possa ricorrere in tribunale e chiedere i danni causati dalla de-certificazione del prodotto a causa della contaminazione secondo il principio comunitario del chi inquina paga. Ancora pi disarmante stata la recente decisione della Commissione di non elaborare una nuova normativa europea sulla coesistenza tra le colture geneticamente modificate e lagricoltura convenzionale e biologica, che ha spinto il movimento degli agricoltori a presentare, in occasione del Summit di Vienna 2005 dedicato al biotech, dal titolo "La libert di scelta", una Dichiarazione per una Europa OGM free. Diverse le richieste presentate nel documento: garantire ai consumatori e coltivatori il diritto a cibi e agricolture libere da OGM; promuovere lo sviluppo di intere regioni OGM free; la precedenza dellagricoltura non transgenica sulla pi dubbia produzione con OGM; individuare e perseguire i responsabili delle contaminazioni, siano essi produttori o semplici consumatori di OGM. La speranza che la Commissione accolga le istanze presentate, considerando che nellEuropa dei 25, una regione su tre chiede che il suo territorio sia libero da OGM. A gennaio 2006, 172 regioni e pi di 3400 autorit locali europee si erano gi dichiarate aree libere da OGM. Lo hanno fatto attraverso lapprovazione di leggi regionali o dichiarazioni che esprimono la volont dei loro cittadini a tenere gli OGM fuori dal proprio territorio. Ma con lattuale legislazione europea, gli enti locali non possono perseguire gli obiettivi dichiarati, nonostante essi, essendo pi vicini alle preoccupazioni dei cittadini, dovrebbero avere lultima parola in merito20. E una questione di democrazia - ha detto Rudi Anschober, ministro per l'ambiente e la protezione dei consumatori dell'Alta Austria - perch il 90% dei cittadini europei non ne vuol sapere di consumare prodotti OGM. 1.3. Certificazione di qualit, tipicit, sociale ed ambientale Lattenzione da parte dei consumatori verso la qualit e la tipicit dei prodotti, la sicurezza alimentare, limpatto ambientale delle produzioni e la responsabilit sociale verso i lavoratori, ha spinto, sempre di pi, organismi privati e governativi alla produzione di disciplinari che individuano precisi standards da rispettare. Questi hanno lobiettivo di
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www.gmofree-europe.org/PDFs/ Leaflets/Leaflet_Italianouter.pdf

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fornire un marchio di garanzia- la cosiddetta certificazione che le aziende possono utilizzare per dimostrare alla collettivit il rispetto di determinati principi e regole. In questo capitolo cercheremo di dare una visione della maggior parte di quei sistemi di certificazione che, prefiggendosi di rispondere alle esigenze dei consumatori, permettono alle aziende che sostengono tali impegni, di trarne legittimi vantaggi. Infatti, una gestione trasparente degli aspetti sociali e ambientali indice di corretta gestione generale e buona salute complessiva dell'azienda, e contribuisce a ridurre il rischio finanziario legato all'investimento, permettendo alle imprese che operano in unottica di sostenibilit di garantirsi i giusti profitti, attraverso unattenta politica di marketing. 1.3.a. Certificatione di qualit La qualit dei prodotti21 e dei servizi, la loro continua rispondenza a capitolati, norme e specifiche tecniche sono oggi esigenze strategiche essenziali per la conquista ed il mantenimento di maggiori quote di mercato. La definizione di un Sistema di Gestione per la qualit22 e la sua certificazione in conformit alle Norme ISO 9001 rappresentano requisiti indispensabili e sicuri fattori di successo in uno scenario globale caratterizzato da un elevato livello di concorrenza. I Sistemi di Gestione per la qualit sono moderni strumenti che consentono alle aziende il raggiungimento di tali obiettivi, se organizzati in linea con le relative norme nazionali ed internazionali (serie ISO 9000). La conformit del Sistema di Gestione per la qualit aziendale con tali norme di conseguenza la migliore garanzia sulla capacit
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La certificazione di prodotto attesta che un prodotto o un servizio risponda ai requisiti prefissati e descritti da un documento normativo di riferimento. La certificazione di prodotto ha quindi come riferimento tanti documenti normativi quanti sono i prodotti o servizi oggetto della certificazione. La certificazione di prodotto permette di apporre sulla confezione del prodotto stesso, il marchio di conformit, che include il logo dell'Organismo di certificazione. 22 l'insieme della struttura organizzativa, delle procedure e delle risorse necessari a definire e conseguire gli obiettivi di qualit aziendale. La gestione per la qualit responsabilit di tutti i livelli direttivi e la sua attuazione coinvolge tutto il personale. I metodi e gli strumenti utilizzati, per verificare lo standard qualitativo, sono la Garanzia della Qualit e il Controllo della Qualit (tutte le attivit e le procedure tecnico - operative attuate per assicurarsi che un prodotto o un servizio rispetti gli standard qualitativi).

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dell'azienda di soddisfare i requisiti di qualit. La certificazione in conformit alle Norme ISO 9000, rilasciata da un Ente terzo indipendente riconosciuto a livello nazionale ed internazionale, pertanto diventata indispensabile alle aziende per poter guadagnare la fiducia dei committenti e del mercato. Lapplicazione di un sistema di qualit secondo la norma ISO 9001\2000 ad una azienda biologica, per quanto detto, risulta essere un passaggio di naturale evoluzione nella organizzazione aziendale, infatti lazienda biologica, in quanto tale, gi adotta una struttura organizzativa basata su una visione per processi, ed una modulistica che rispetta gi pienamente i dettami della norma di riferimento per certificare un sistema di qualit, ovvero la ISO 9001\2000. La volont di gestire a livello di eccellenza un servizio in unottica di miglioramento continuo, potrebbe manifestarsi attraverso limplementazione di un sistema di Gestione Integrato Qualit/Ambiente e Sicurezza. Un sistema integrato favorisce la massimizzazione dellefficienza del servizio offerto, garantendo che non si verifichino sovrapposizioni inutili e diseconomie. Peraltro limplementazione di un Sistema Integrato favorito dalla radice comune delle norme ISO 9000, ISO 14001 dalla quale deriva una impostazione pressoch similare. Per quanto detto, la naturale evoluzione nellorganizzazione aziendale di una azienda biologica medio-grande dar luogo ad un sistema di qualit secondo la norma ISO 9001\2000, per poi adottare Sistemi di Gestione Integrati Qualit Ambiente e non da ultimo orientarsi alla Certificazione Etica, oltre che certificare, laddove possibile, anche la tipicit dei prodotti. 1.3.b. Certificatione di tipicit Con la riforma di medio termine della Politica Agricola Comunitaria, la qualit dei prodotti agroalimentari sta assumendo un ruolo sempre pi rilevante. Il numero dei prodotti registrati, senza considerare vini ed alcolici, arrivato a 727 e continua a crescere. Per migliorare e rendere pi efficiente la procedura di registrazione sono state emanate nuove norme23 tendenti alla semplificazione e che chiariscono il ruolo degli Stati membri. I marchi di qualit (DOP, IGP, STG) sono dei marchi collettivi che permettono di identificare un prodotto tipico ottenuto da unazienda che, presentando determinate caratteristiche produttive ed ambientali, aderisce ad un preciso sistema di controllo. Per ottenere un marchio collettivo infatti necessario sottoporsi ad un rigoroso disciplinare
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Regolamento del Consiglio (CE) N. 510/2006 del 20 Marzo 2006 e Regulamento del Consiglio (CE) N. 509/2006 del 20 March 2006.

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produttivo. I prodotti sui quali si vuole applicare il marchio devono preventivamente essere stati controllati e certificati da un Organismo di controllo che ne garantisca la conformit. La Denominazione di Origine Protetta (DOP) il nome di una regione, di un luogo determinato, che serve a designare i prodotti agroalimentari, con esclusione di quelli alcolici, originari di tale area, le cui caratteristiche siano derivate dallambiente geografico, comprensivo dei fattori naturali ed umani, e la cui trasformazione ed elaborazione avvenga nellarea geografica delimitata (Reg. CEE n 2081/92).

Immagine 3: logo DOP

LIndicazione Geografica Protetta (IGP) il nome di una regione, di un luogo determinato, che serve a designare prodotti originari di tale area, di cui una determinata qualit, la reputazione o unaltra caratteristica possa essere attribuita allorigine geografica e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengano nellarea delimitata (Reg. CEE n 2081/92).

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Immagine 4: logo IGP

La Specialit Tradizionale Garantita (STG) o Attestazione di Specificit garantita (AS) il marchio collettivo che designa un prodotto agroalimentare che ha delle caratteristiche (specificit) che lo distinguono nettamente da altri prodotti o alimenti analoghi appartenenti alla stessa categoria (Reg. CEE n 2082/92). Un prodotto STG non legato ad uno specifico territorio di origine ma ad una composizione , ad un metodo di produzione tradizionale, per cui qualsiasi produttore europeo che rispetti le prescrizioni previste pu utilizzare tale marchio.

Immagine 5: logo STG

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LUnione Europea ha inoltre destinato ulteriori risorse volte a promuovere la partecipazione degli agricoltori ai sistemi di certificazione e realizzare nuove campagne di sensibilizzazione dei consumatori, coinvolgendo anche le loro associazioni. La legislazione attribuisce ai consorzi di tutela dei marchi grande potere di controllo e promozione. Inoltre le produzioni tipiche vengono sempre pi considerate un patrimonio economico e culturale da proteggere con accordi internazionali sui diritti intellettuali. I principali obiettivi delle azioni europee del settore sono: la diffusione di uno stile alimentare europeo, la valorizzazione su larga scala delle produzioni tipiche, la creazione di itinerari gastronomici, lavvio di campagne di educazione alimentare rivolte ai giovani sui legami tra cibo e territorio oltre alla corretta interpretazione delle etichette. 1.3.c. Certificazione sociale ed ambientale La certificazione sociale24 ed ambientale25 delle aziende una pratica sempre pi diffusa, essa cerca di rispondere allesigenza delle aziende di dimostrare limpegno assunto nei confronti dei clienti, degli azionisti e della collettivit. Caratteristica principale della miriade di certificazioni oggi presenti la volontariet, vale a dire le aziende liberamente decidono di rispettare dei disciplinari, stabiliti da enti governativi e non-governativi, nei quali vengono indicati gli standard da seguire nei processi produttivi o per i prodotti. Le organizzazioni di riferimento e gli ambiti in cui si implementano processi di certificazione sono tantissimi, per darne una visione complessiva di seguito proponiamo un elenco (tabella n4).
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In questo ambito, particolare importanza ha assunto liniziativa di SAI (Social Accountability International), ente che a livello mondiale definisce i requisiti la norma SA 8000 atti ad evidenziare la correttezza sociale delle aziende, www.sa-intl.org . 25 In ambito ambientale, gli standards ISO della serie 14000 sono le specifiche per la Gestione Ambientale, riconosciute a livello internazionale, sviluppate dai comitati internazionali dell'ISO (International Organization for Standardization), www.iso.ch . Simile ad esso, ma differente sotto molti aspetti, lEMAS - Eco-Management and Audit Scheme. Al sistema, definito dal Regolamento (CE) n. 761/2001, aderiscono gli Stati membri della Unione Europea e quelli dello spazio economico europeo, http://europa.eu.int/comm/environment/emas/index_en.htm .

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Molte di queste organizzazioni hanno dato luogo allAlleanza26 Internazionale di Accreditamento e Etichettatura Sociale ed Ambientale (ISEAL Alliance27). Tale Alleanza fornisce standards credibili e valutazioni di conformit sviluppando la capacit di costruire strumenti per rafforzare le attivit dei membri e per la promozione di certificazioni ambientali e sociali credibili come politica legittima nel commercio globale e nello sviluppo. I membri dellISEAL hanno sviluppato standards internazionali di riferimento nei loro rispettivi campi. Questi standards si focalizzano sul commercio equo sulla pesca ornamentale, la gestione delle foreste, lagricoltura biologica, la pesca in acque dolci e in mare aperto, la responsabilit sociale, e lagricoltura sostenibile. LISEAL, dal suo canto, ha dato luogo al Codice delle Buone Pratiche per la messa a punto di Standards Ambientali e Sociali28, fornendo cos un benchmark per assistere le organizzazioni che stabiliscono gli standards e migliorare il loro sviluppo, armonizzando i loro processi. Gli standards condividono le seguenti caratteristiche: devono essere stabiliti sulla base di un bisogno genuino; sono volontari, iniziative in settori privati che non agiscono come barriere tecniche al commercio; ciascuno si focalizza sulle migliori pratiche sociali e ambientali di produzione nei loro rispettivi campi; sono sviluppati e aggiornati attraverso un processo di consultazione ampia degli stakeholder; tengono conto delle realt ecologica, culturale, ed economica delle parti del mondo nelle quali esse operano; sono metodi standards di processo e produzione (PPM) che stabilisce come un prodotto deve essere prodotto piuttosto che le caratteristiche del prodotto stesso; incorporano sia elementi di performance che di gestione di base per migliorare le pratiche di gestione cos come la sostenibilit di lungo periodo;

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Si differenziano i membri a pieno titolo: Fairtrade Labelling Organizations, Forest Stewardship Council, International Federation of Organic Agriculture Movements, Marine Aquarium Council, Marine Stewardship Council, Rainforest Alliance, Social Accountability International; dai membri associati: Chemonics International, Global Ecolabelling Network, Institute for Agriculture and Trade Policy. 27 www.isealalliance.org . 28 Per la versione completa in inglese del Codice: http://www.isealalliance.org/documents/pdf/P005_PD4_Jan06.pdf.

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c una cultura di un continuo miglioramento per la sistemazione dellevoluzione delle migliori pratiche e il miglioramento della partecipazione degli stakeolder. I programmi di certificazione e di accreditamento dei membri dellISEAL hanno i seguenti elementi in comune: i servizi di certificazione e di accreditamento hanno lobiettivo di osservare i criteri internazionalmente accettati per le procedure operative. Questi criteri sono la Guida ISO/IEC 61 e 17011 per le organizzazioni di accreditamento e la Guida ISO/IEC 62 o 65 per le organizzazioni di certificazione; le valutazioni di certificazione sono assicurate da una terza parte indipendente che non ha interessi acquisiti nel risultato. la certificazione aperta a tutti gli applicanti che si adattano alluniverso di prodotti e allo scopo geografico del programma di certificazione; laccreditamento aperto a tutte le organizzazioni di certificazione che rispettano i criteri obiettivi e di trasparenza stabiliti dal programma di accreditamento; la certificazione e laccreditamento degli operatori sono obiettive e trasparenti; i membri dellorganizzazione hanno la gestione delle strutture che salvaguarda limparzialit, lefficacia isolando le loro decisioni di certificazione o di accreditamento dalle altre attivit; i membri dellorganizzazione facilitano il commercio attraverso il rilascio di veritieri programmi internazionali di accreditamento che sono operativi globalmente. importante rilevare, che il Codice, nella parte che riguarda le procedure per lo sviluppo degli standards, sottolinea la necessit di garantire la disponibilit degli standards finali al pi basso costo possibile e di prevedere lassistenza delle parti con legittimi vincoli finanziari per ottenere rilevanti documenti. Le procedure messe in campo, si dice, devono rendere disponibili copie di note, standards e altri materiali di riferimento al pi basso costo possibile. Nella parte che riguarda leffettivit, la rilevanza e larmonizzazione internazionale si evidenzia la necessit di tenere in conto le differenze regionali e locali nelle capacit tecnologiche, economiche, sociali ed ecologiche delle realt e, dove rilevanti, delle conoscenze tradizionali. Infine, nella parte che riguarda la partecipazione nei processi di sviluppo degli standards particolare attenzione deve essere data ai bisogni dei paesi in via di sviluppo e alle piccole e medie imprese. Questo dovrebbe essere garantito attraverso la previsione da parte degli enti che mettono a punto gli standards, nei bilanci programmatici, di fondi che garantiscano la partecipazione dei gruppi 40

svantaggiati, direttamente toccati dallimplementazione dello standard. Nel caso non fosse possibile, altri mezzi dovranno essere previsti per facilitare la partecipazione attraverso anche comunicazioni e notificazioni a distanza dei loro interessi lesi dai processi di standardizzazione. Queste previsioni allinterno del Codice evidenziano la volont massima, espressa dalle organizzazione, di sviluppare processi inclusivi che tengano conto delle diverse possibilit di accesso dei soggetti interessati, in modo da rendere davvero partecipativi i processi di standardizzazione e armonizzazione dei sistemi produttivi.
Tabella 4: Organizzazioni internazionali di riferimento per la certificazione sociale ed ambientale.
AccountAbility, istituto della responsabilit sociale e ambientale, istituto internazionale non profit che promuove lo sviluppo sostenibile attraverso la creazione di un standard assicurativo e una struttura basilare di responsabilit29. British Standard Institute un ramo del BSI Group, si occupa di standardizzare norme che vanno dalla propriet intellettuale alle tecniche specifiche per la protezione personale30. Commercio Justo Mexico A.C. ente che promuove il commercio equo per i piccoli produttori messicani, stabilendo standard di equit31. Certified Organic Association of British Columbia (COBAC) unassociazione di certificatori della provincia della Colombia Britannica in Canada. Il BC Programma di Certificazione Biologica adotta i Principi delle Agricoltura Biologica stabiliti dallIFOAM32. European Environmental Citizens Organisation for Standardization (ECOS) promuove lintegrazione di aspetti ambientali negli standard tecnici volontari pubblicati dall European Standard Organiisation CEN (Commissione Europea per la standardizzazione), CENELEC (Commissione Europea per la standardizzazione elettrotecnica) e la ETSI (Istituto per gli standard della telecomunicazione) Fairtrade Labelling Organisations International (FLO) unorganizzazione mondiale per la standardizzazione e certificazione del Commercio Equo33. Forest Stewardship Council (FSC) unorganizzazione internazionale non-profit che supporta una gestione delle foreste mondiali ambientale appropriata. Gli enti accreditati certificano i prodotti che rispettano i Criteri e gli Standard per lamministrazione delle Foreste34. Forest Stewardship Council of Canada (FSC Canada) uniniziativa nazionale responsabile dello sviluppo di standard regionali da raccomandare per ladozione del FSC35. Global Ecolabelling Network (GEN) unassociazione non-profit che implementa, promuove e sviluppa lecolabelling di prodotti e servizi36.
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Lo standard AA1000 fornisce le linee guida per la stipula di assicurazioni, il primo standard Assicurativo non proprietario, ovvero in open source che copre lintera gamma di performance di un organizzazione per lo sviluppo sostenibile, www.accountability.org.uk. 30 www.bsi-global.com 31 www.comerciojusto.com.mx 32 www.certifiedorganic.bc.ca 33 www.fairtrade.net 34 www.fscoax.org 35 www.fsccanada.org 36 www.gen.gr.jp

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Gree Seal unassociazione non-profit che cerca di promuovere un ambiente pi salutare e pulito identificando e promuovendo prodotti e servizi che causano un minor inquinamento tossico e rifiuti, conserva le risorse e gli habitat, e minimizza il riscaldamento globale e la riduzione dellozono37. Green-e un programma di certificazione delle energie rinnovabili amministrato dal non-profit Centro delle Soluzioni per le Risorse (CRS)38. International Federation of Organic Agricolture movements (IFOAM) unorganizzazione di movimenti per lagricoltura biologica il cui scopo principale la creazione di Standards di Base che insieme ai Criteri di Accreditamento per gli enti di Certificazione costituiscono appunto le norme IFOAM. Le Norme sono la base del Sistema di Garanzia del Biologico dellIFOAM39. International Organization for Standardization (ISO) una rete di istituti nazionali di standardizzazione, il pi grande sviluppatore di standards40. Marine Aquarium Council (MAC) una organizzazione non-profit che stabilisce standard e certifica per la collezione e la cura dei prodotti marini ornamentali. Gli Standards sono accompagnati dalla Guida delle Buone Pratiche41. Marine Stewardship Council (MSC) un organizzazione non-profit che ha sviluppato standards ambientali per la pesca sostenibile (msc Standards) e usa un marchio che premia le pratiche e le gestioni di una pesca ambientalmente responsabile42. Social Accountability International (SAI) unorganizzazione non-profit che si dedica allo sviluppo, allimplementazione ed alla verifica di standards volontari sulla responsabilit sociale. lente che ha sviluppato la SA800043. Sustainable Agricolture Network (SAN) una coalizione di gruppi di conservazione dellAmerica Latina che lavora con il Programma di Agricoltura Sostenibile dellAlleanza della Foresta Pluviale. La SAN usa gli stessi standards generali ma adatta gli indicatori ai rispettivi paesi44. Worldwilde Responsible Appareal Production (WRAP) una corporazione dedicata alla promozione ed alla certificazione di prodotti legali, umani ed etici. I principi standard si possono evincere dal Programma di Certificazione della Produzione Responsabile Mondiale di Abiti45.

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www.greenseal.org www.resource-solutions.org 39 www.ifoam.org 40 www.iso.ch 41 www.aquariumcouncil.org 42 www.msc.org 43 www.sa-intl.org 44 www.rainforest-alliance.org/programs/cap/index.html 45 www.wrapapparel.org

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1.4. Multifunzionalit Concretamente il principio della multifunzionalit, sancito anche dalla riforma di medio termine della Politica Agricola Comunitaria, si traduce nellavvio di attivit di turismo rurale, di valorizzazione dei paesaggi (con attivazione di sentieri, percorsi di osservazione della natura, ecc.), di fattorie didattiche. 1.4.a. Agriturismo Nellambito del turismo rurale, lagriturismo offre agli agricoltori la concreta opportunit di unire alla diversificazione delle attivit una migliore valorizzazione della produzione e del patrimonio immobiliare. Gli interessi agricoli e la tutela dellambiente sono strettamente collegati in tale attivit. Lagriturismo pu rappresentare inoltre per lagricoltore un mezzo per far fruttare gli investimenti da esso attuati per la gestione dellambiente a beneficio della collettivit. Riguardo al target di tale attivit, va considerato che il consumatore di turismo rurale attirato dalla variet dei paesaggi agricoli, dalla fauna e dalla flora, la cui conservazione costituisce a sua volta un prerequisito indispensabile per preservare il richiamo turistico delle zone rurali che sovente implica tecniche agricole pi costose o meno redditizie. In termini percentuali, l'agriturismo costituisce ancora oggi una minima parte del turismo rurale, ma pu rappresentare un'opportunit in numerose regioni, il turismo in azienda agricola una tipica attivit che permette di far crescere esponenzialmente il valore aggiunto di una azienda, attraverso la vendita diretta dei prodotti agricoli e creando ricchezza mediante la valorizzazione del patrimonio edilizio aziendale. Sar compito del gestore agrituristico individuare correttamente le condizioni di riuscita: analisi del livello e della redditivit degli investimenti, professionalit nell'accoglienza, partecipazione alle reti locali e nazionali di commercializzazione e di promozione, sviluppo di nuove attivit turistiche nell'azienda agricola o in collaborazione con altre strutture. Le aziende agricole biologiche possono rivestire un ruolo di primo piano nel settore agrituristico. A tal proposito, va segnalata lopera dellAssociazione Italiana per lAgricoltura Biologica - AIAB, la quale ha messo a punto un disciplinare per gli agriturismi bio-ecologici ed un sistema innovativo per la loro cerificazione e classificazione, che si basa essenzialmente su requisiti obbligatori (criteri minimi necessari per poter usufruire del marchio) e requisiti facoltativi (necessari per la determinazione della classe di merito espressa da un numero di margherite che va da 1 a 5).

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Immagine 6: logo degli agriturismi bio-ecologici e loro classificazione

Ogni azienda agrituristica aderente al circuito, viene controllata da ispettori qualificati, che ne verificano il grado di rispondenza ai requisiti individuati nel disciplinare AIAB (Associazione Italiana per lAgricoltura Biologica). La classe di merito (immagine 6) sottoposta ad un aggiornamento annuale ed calcolata in base alla media aritmetica dei punteggi attribuiti in ciascuna delle seguenti Aree tematiche definite dettagliatamente nel disciplinare: 9 Area Attivit Produttive (punteggi maggiori alle aziende biologiche che producono prodotti tipici o rientranti nei presidi Slow Food); 9 Area Servizi Naturalistici e Didattici (punteggi maggiori agli agriturismi che tra i servizi offerti propongano anche laboratori didattico-dimostrativi sullagricoltura biologica, percorsi naturalistico-didattici adeguatamente segnalati, musei della civilt contadina, visite in Aree protette, osservazione della fauna); 9 Area Tutela dellAmbiente e delle Risorse Naturali (punteggi maggiori alle aziende che prestino attenzione alla conservazione del paesaggio e della biodiversit sia vegetale che animale); 9 Area Strutture Ricettive (punteggi maggiori agli agriturismi ben integrati nel territorio, costruiti secondo le regole della bio-edilizia, limitando al massimo linquinamento elettromagnetico, acustico, luminoso ed il consumo di fonti energetiche non rinnovabili); 9 Area Dotazioni e Servizi Ricettivi (punteggi maggiori agli agriturismi che facilitano laccesso ai portatori di handicap e prevedano spazi comuni da adibire a biblioteca, info-point sugli usi locali, etc.); 9 Area Relazioni con il Territorio (punteggi maggiori agli agriturismi che, in rete con le altre realt del territorio, 44

promuovono attivit culturali legate al territorio, campagne informative, corsi di artigianato tipico); 9 Area Servizi Turistici (punteggi maggiori agli agriturismi che prevedono laccompagnamento degli ospiti, anche stranieri, alla scoperta del territorio, lintrattenimento dei bambini, percorsi sportivi a piedi, a cavallo, in bicicletta); 9 Area Ristorazione e Vendita Prodotti (punteggi maggiori agli agriturismi che privilegiano la ricerca, lo studio e la divulgazione della cultura alimentare locale e della cucina tipica regionale, con punti vendita aziendali); 9 Area Trasporti e Viabilit (punteggi maggiori agli agriturismi che organizzano sistemi di trasporto collettivo degli ospiti, limitando il traffico veicolare allinterno della struttura e predisponendo apposite piste ciclabili e percorsi pedonali). Unevoluzione recente del sistema messo in piedi per gli agriturismi bio-ecologici rappresentato dal BIO-SENTIERO CAMPANIA, un itinerario eco-turistico che unisce tutta la Campania del biologico, attraverso eco-villaggi, Citt del bio, aziende agrituristiche, aree demaniali certificate, siti ambientali di rilievo per la conservazione della biodiversit e delle tradizioni locali. I siti attraversati dal biosentiero sono valutati e classificati con un sistema Agro-ambientalesensoriale messo a punto dallAIAB Campania, partendo dai principi generali contenuti nella Carta dei principi per un turismo sostenibile nelle aree rurali definita nel 2001 dallAIAB nellambito delle attivit del progetto Leonardo da Vinci "Formazione Eco-turismo", nella quale viene anche precisato che la conservazione e il recupero degli elementi naturali e della diversit biologica costituiscono un prerequisito essenziale per il turismo ecologico: le attivit turistiche devono essere sostenibili dal punto di vista ambientale, economico, sociale e culturale. Ci significa che devono essere ecologicamente sostenibili nel lungo periodo, economicamente fattibili ed accettabili dal punto di vista sia etico che sociale. Tutti gli indicatori fino ad oggi utilizzati per la valutazione dei siti ecoturistici non comprendevano per lo Studio delle interazioni sensoriali tra uomo e spazio attraverso una prospettiva pluridisciplinare, artistica, tecnico-scientifica. Grazie alla collaborazione con unassociazione spagnola specializzata in questo lavoro stato possibile definire un nuovo paniere di indicatori da applicare nella valutazione dei siti da inserire nel biosentiero, in grado di agevolare lindividuazione dei valori estetici, sensoriali, originali e autentici delle diverse aree. E possibile in tal modo tenere nel debito conto le variabili che intervengono nelle reazioni affettive di fronte allambiente, acquisendo dati relativi alle 45

modalit e capacit di percezione dei diversi gruppi di persone (turisti, abitanti ed esperti) rispetto ai paesaggi visivi e sonori individuati nei siti del bio-sentiero. Concretamente questa metodologia di lavoro permette di: 1. individuare luoghi, momenti, situazioni ed elementi sensoriali capaci di generare risposte emozionali di gradevolezza; 2. individuare elementi che, per il loro valore soggettivo, devono essere conservati per le generazioni future come parte di un patrimonio estetico-sensoriale (culturale o naturale) di un sito; 3. individuare i principali suoni che si possono ascoltare/percepire in un sito (ad es. suono delle campane, eco naturale); 4. individuare il livello di gradevolezza prodotto dagli stimoli sonori, visivi, olfattivi e climatici presenti in un sito; 5. determinare il grado di molestia prodotto dagli stimoli sonori visuali, olfattivi e climatici presenti in un sito; 6. Studiare levoluzione del paesaggio sonoro durante tutto lanno (suoni ascoltabili nelle varie stagioni); 7. studiare le principali caratteristiche dello spazio sonoro presente nei vari siti (orizzonte acustico, segnali sonori, suoni di sottofondo, relazione segnale/sottofondo); 8. Caratteristiche di interazione tra spazio sonoro e spazio visuale (congruente - incongruente immaginesuono). I metodi comunemente utilizzati nella valutazione sensoriale del paesaggio sono di due tipi: la valutazione da parte del visitatore (in situ) o in laboratorio, ricorrendo allutilizzo di stimoli visuali e/o sonori ed a procedimenti nei quali si utilizzano descrizioni verbali del paesaggio. Partendo da queste metodologie si elaborano ad es. questionari con domande aperte e chiuse, che permettono una valutazione obiettiva e precisa degli aspetti sensoriali (principalmente sonori e visuali) dellintorno. Il metodo si basa sullo sviluppo di procedimenti scientifici che aiutano ad interpretare in forma sistematica e rigorosa le reazioni soggettive di fronte agli stimoli ambientali (significati, simbolismi, comportamenti in relazione allambiente). In questo modo si configurano le caratteristiche del paesaggio sensoriale (fondamentalmente visuale e sonoro) stabilendo un punteggio che permette di dare un valore globale ed assoluto ad ogni sito. In buona sostanza si tratta di selezionare quei luoghi in cui luomo, in quanto parte della natura, pu trovare le condizioni ideali per vivere in armonia, manifestando quello stato generale di benessere comunemente definito stare bene. 1.4.b. Gestione del paesaggio LAttivit delluomo ha portato ad una progressiva scomparsa degli ambienti naturali, con conseguente depauperamento della qualit 46

ambientale dei territori ed una diminuzione della biodiversit. Nelle aree rurali questa semplificazione degli ecosistemi ha portato ad un aumento dei problemi collegati alla gestione delle attivit produttive (ad es. la necessit di ricorrere alluso sempre maggiore di inputs esterni nel ciclo produttivo agricolo). Cos pure mentre in natura troviamo i predatori naturali (insetti o microrganismi) che limitano naturalmente (controllo biologico) il diffondersi degli insetti dannosi per le piante, negli agro-ecosistemi assistiamo alla distruzione degli habitat naturali dei predatori (siepi, cespugli, ecc.) che oggi sopravvivono in piccole popolazioni del tutto insufficienti a garantire il controllo biologico. Con lagricoltura biologica normalmente riusciamo invece a ricostruire un ecosistema complesso. Lapproccio sistemico, tipico del metodo biologico, consente allazienda di: aumentare le specie coltivate introducendo buone rotazioni colturali, mantenere buoni livelli produttivi nel rispetto delle norme territoriali, allevare animali garantendo una buona gestione delle risorse naturali e della terra. La combinazione di produzioni diverse consente di gestire nel migliore dei modi le risorse naturali, rispettando i processi naturali. Tornando al moderno concetto di paesaggio, esso parte dal significato geografico ma tende direttamente allecologia ed quindi molto pi complesso da interpretare. Il paesaggio viene quindi inteso come ecosistema, anzi come insieme di ecosistemi di una sezione della biosfera. Lambiente dato dallinsieme degli elementi fisici, biotici ed umani che compongono la faccia terrestre. Questo concetto di paesaggio riveste un importante ruolo ecologico ed ha modificato i tradizionali obiettivi della pianificazione territoriale. La corretta pianificazione del paesaggio rurale di vitale importanza per lintero territorio, perch proprio a causa delle sue caratteristiche esso risulta particolarmente esposto al rischio di riduzione della biodiversit. Per fare una buona pianificazione territoriale innanzitutto necessario condurre unindagine sulle sue caratteristiche fisiche, biotiche e sociali. Solo dopo la valutazione dei risultati dellindagine sar possibile effettuare gli interventi sul territorio, volti a: Preservare gli elementi naturali ancora esistenti; Ricreare ecosistemi funzionali (la creazione nellambiente rurale di siepi, frangivento alberati, strisce inerbite ed ogni altra struttura permanente vivente conosciuta con il termine infrastruttura ecologica e riveste grande importanza per la prevenzione delle malattie delle piante e dei danni collegati alle condizioni atmosferiche). Intervenire sui fattori che limitano lo sviluppo della fauna selvatica. Sviluppare la qualit ambientale del territorio. 47

1.4.c. Fattorie didattiche Negli ultimi anni molte aziende biologiche hanno proposto attivit didattiche per le scuole ed altri gruppi di utenza. Il network46 delle fattorie didattiche promuove esperienze di scambio, promozione comune, rispetto di norme comportamentali (una carta di principi viene sottoscritta da tutti i titolari delle aziende aderenti al network), sviluppo di materiali didattici (per esempio posters, opuscoli). Possiamo distinguere tre categorie principali di fattorie didattiche. aziende aperte (in cui gli agricoltori propongono visite aziendali, durante le quali spiegano i principi di salvaguardia ambientale e alimentazione naturale che sono alla base dellagricoltura biologica); aziende didattiche (nelle quali i visitatori vengono coinvolti in attivit di produzione e trasformazione agricola); aziende scuola (in cui vengono proposte settimane verdi al fine di coinvolgere i visitatori in attivit didattiche, da svolgersi sia nellazienda ospitante che in altre realt limitrofe, oltre che percorsi curriculari sulle tematiche dellagricoltura, della conservazione della natura e della cultura in generale).

Immagini 7-7bis: visita a una fattoria didattica e campagna pubblicitaria AIAB sulle Bio-fattorie

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Per esempio in Italia un network di fattorie didattiche biologiche gestito dallAIAB: http://www.aiab.it/nuovosito/biofattorie; grande successo riscuote pure liniziativa campagna amica promossa dalla Coldiretti che punta su multifunzionalit ed eco-sostenibilit delle aziende agricole.

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CAPITOLO 2. COMPETENZE COMMERCIALI Il mercato fatto dai consumatori che sono, in generale, mutevoli e reagiscono emotivamente alle informazioni che ricevono dai media, com di recente successo quando a seguito di scandali alimentari notevolmente aumentata la domanda di prodotti biologici. Dalla fine del 2002, lagricoltura biologica conta in Europa su 5.8 millioni di ettari e ca. 190.000 imprese. Circa il 4% della superficie agricola europea coltivata biologicamente, con punte del 10% ed oltre in qualche Paese, per un mercato che vale annualmente pi di 11 bilioni di euro. Il pi grande mercato dei prodotti biologici quello tedesco, con uno share maggiore del 30% del volume totale del mercato europeo (ca. 3,5 bilioni di ), seguono il Regno Unito (1.6 bio ), lItalia (1.4 bio ) e la Francia (1.2 bio ). La Danimarca invece prima per la spesa procapite di prodotti biologici che ammonta a 60 , mentre per la Svezia arriva a ca 45 , 41 per lAustria, 40 per la Germania. In molti altri paesi europei la spesa pro-capite per I prodotti biologici comunque maggiore di 20 : Belgio (29 ), Olanda (26 ), Francia (25 ), Regno Unito e Italia (24 )47. Questo trend positivo legato a diverse ragioni: perdita di fiducia nei prodotti convenzionali, alla luce di molteplici scandali alimentari; desiderio di non trovare residui di pesticidi nel piatto; desiderio di mangiare alimenti privi di organismi geneticamente modificati; richiesta di standards sempre pi elevati a garanzia del benessere animale; domanda di protezione e rispetto ambientale; desiderio di salvaguardare lambiente dalla contaminazione con organismi geneticamente modificati; fiducia nel sistema di certificazione e nelle norme dellagricoltura biologica. salvaguardia della salute degli operatori agricoli. Limportanza dellaspetto commerciale trova riscontro anche nel Piano di Azione Europeo per lAgricoltura Biologica48, dove le principali proposte operative della Commissione Europea si rivolgono proprio allo sviluppo di una guida informativa sul mercato delle bio47

Commissione Europea - Direzione Generale dellAgricoltura e dello Sviluppo rurale, Report Organic farming in the European Union Facts and Figures, Bruxell, 2005. 48 COM(2004)415 final - Bruxell, 10.06.2004.

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produzioni, con lobiettivo di aumentare nei seguenti modi la fiducia dei consumatori: fornendo loro maggiori informazioni, effettuando maggiore promozione del metodo sia tra i consumatori che tra gli operatori, incentivando luso del marchio europeo, anche a garanzia dei prodotti importati, creando pi trasparenza sui diversi standards, aumentando la reperibilit dei prodotti, realizzando indagini statistiche da usare come strumento di marketing. La prima linea di azione prevista dal Piano comunitario riguarda inoltre proprio il mercato dei prodotti biologici e prevede di: Modificare il Regolamento comunitario n 2826/2000 (promozione del mercato interno) il quale dar alla Commissione la possibilit di promuovere direttamente campagne informative/promozionali sul biologico. Avviare una campagna europea pluriennale per informare consumatori, istituzioni pubbliche, scuole ed altri attori chiave della filiera agroalimentare sui vantaggi dellagricoltura biologica, specialmente dal punto di vista ambientale, ed aumentare la conoscenza dei prodotti da agricoltura biologica e del marchio europeo. Avviare campagne informative e promozionali rivolte a categorie mirate quali quelle dei consumatori occasionali e delle mense pubbliche. Incrementare le collaborazioni della Commissione con gli Stati membri e le Organizzazioni professionali al fine di sviluppare nuove strategie per la realizzazione delle suddette campagne. 2.1. Strategie di marketing I bassi prezzi delle produzioni agricole e laumento dei costi di distribuzione, anche nel settore biologico, spingono lagricoltore a cercare nuove strade per raggiungere la redditivit delle produzioni49. Solo una piccola parte del prezzo finale pagato dal consumatore per un prodotto biologico va al produttore. La maggior parte viene distribuita nei passaggi intermedi e nella fase di commercializzazione. Risulta quindi evidente che tutte le occasioni di incontro diretto tra produttore e consumatore rappresentano un grosso vantaggio per entrambe le parti, in termini di costi, conoscenza reciproca e crescita culturale. La creazione di queste opportunit rappresenta un passaggio essenziale per lo sviluppo dellagricoltura biologica quale modello di sviluppo sostenibile. Fondamentale per lagricoltore biologico risulta essere la partecipazione alle fiere del settore, dove pu non solo esporre i propri prodotti e concludere accordi commerciali, ma anche entrare in contatto diretto con nuovi fornitori.
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Cristina Grandi (IFOAM Liaison Office presso la FAO), Alternative Markets for Organic Product, Proceedings of International roundtable Organic Agriculture and Market Linkages, organizzato dalla FAO e da IFOAM, Roma, Novembre 2005.

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Nella tabella seguente riportiamo una breve scheda delle due pi importanti fiere del biologico, il Biofach in Germania ed il SANA in Italia.
Tabella 5: BIOFACH, la fiera mondiale dellagricoltura biologica

Norimberga (GERMANIA), Febbraio


Il BioFach, la fiera mondiale del biologico che si svolge ogni anno in febbraio a Norimberga, in Germania, si caratterizza per la sua vivacit, internazionalit ed alto tasso di innovativit. Pu contare annualmente su 2100 espositori, due terzi dei quali stranieri, e pi di 37.000 visitatori provenienti da oltre 110 nazioni. Il BioFach patrocinato dallIFOAM (la Federazione Internazionale dei Movimenti di Agricoltura Biologica) che ne stabilisce i criteri di ammissione e garantisce la qualit dei prodotti esposti. Lorgazizzazione del BioFach promuove inoltre eventi sul biologico in altri quattro continenti: Giappone, Stati Uniti, Sud Africa, Cina. Lo sviluppo di nuovi mercati del biologico rappresenta una grande opportunit per molte imprese del settore. Naturalmente anche in questi paesi devono essere stabilite regole precise se si vuole ottenere uno sviluppo del biologico al pari di quello registrato in Europa. In ognuno esistono regole diverse su commercializzazione, linee guida per la produzione e tutta la normativa di riferimento va uniformata, anche a vantaggio di una maggiore trasparenza per i consumatori. Le imprese hanno bisogno di consulenza qualificata su come operare nei diversi paesi in conformit al loro disposto normativo e il Biofach rappresenta unottima occasione informativa e di scambio di opinioni ed esperienze. La fiera internazionale di Norimberga conosce il mercato ed offre anche una panoramica completa sulle innovazioni del settore a livello mondiale. LEnte fiere di Norimberga ed il Ministero Federale per lAlimentazione, lagricoltura Ministry for Food, Agriculture and Consumer Protectione la tutela dei consumatori (BMELV) sono i promotori della fiera, organizzata in collaborazione con lAssociazione tedesca per il commercio e lindustria (AUMA). Agli espositori sono offerte numerose soluzioni organizzative e la possibilit di partecipare a convegni e forum. Data la grossa affluenza in fiere le aziende interessate devono per pianificare per tempo la loro partecipazione, soprattutto quelle che intendono stabilire contatti proficui con le organizzazioni operanti sui mercati dellAsia, del Nord America e del Sud America, con le quali possibile realizzare incontri mirati.

Accordi commerciali in fiera (fonte: NrnbergMesse)

---http://www.biofach.de

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Tabella 6: SANA, la fiera italiana dellagricoltura biologica

Bologna (ITALIA), Settembre


SANA, lesposizione italiana di rilievo internazionale dei prodotti naturali (alimentazione, salute, ambiente) uno dei principali eventi del mondo del naturale: 85,000 mq di spazi espositivi 16 padiglioni espositivi 1,600 espositori, di cui 400 esteri provenienti da 45 Paesi dEuropa, U.S.A, Asia, Oceania, Africa 70,000 visitatori di cui 50.000 operatori professionali 3.500 operatori stranieri provenienti da 50 Paesi di tutto il mondo 77 convegni 900 giornalisti presenti in fiera di cui 100 stranieri. La macro-area dell'Alimentazione, radice storica del Salone, occupa 8 padiglioni dedicati ai prodotti biologici e tipici certificati. Qui sono presenti produttori di tutte le Regioni italiane e delegazioni ufficiali di molti Paesi stranieri, dalla "A" di Argentina alla "U" di Uganda passando per l'Austria, il Brasile, la Germania, la Tunisia, ecc. I sei padiglioni dedicati alla Salute comprendono tutti i prodotti, le tecniche e gli strumenti utili al raggiungimento di un benessere olistico in chiave naturale: dai prodotti erboristici e fitoterapici ai cosmetici naturali, dalle medicine non convenzionali ai centri di benessere. Vivere al naturale significa anche dedicare attenzione allambiente in cui si vive e lavora, agli abiti che si indossano e allimpatto ambientale di tutti gli oggetti e le apparecchiature di uso quotidiano. Le tecniche e i prodotti per l'edilizia sostenibile, larredamento e labbigliamento ecologici e i tessuti naturali trovano nel settore Ambiente il luogo pi adatto per esprimere un atteggiamento eco-compatibile a 360, nel pieno rispetto dellambiente e della nostra salute. Due i padiglioni dedicati all'ambiente. SANA, sempre attenta al perseguimento dello sviluppo di una cultura ecologica anche tra I pi giovani, ha creato in cooperazione con lEnte fiere di Bologna la prima fiera dedicate al gioco ed alleducazione ecocompatibile dei pi piccoli: SANALANDIA. Qui, sotto la guida di esperti educatori e la sorveglianza dei genitori, gli under 12 si sbizzarriscono fra giochi, percorsi, laboratori didattici e svariate attivit ludicoeducative mirate ad instillare nei pi piccoli il seme della loro importantissima coscienza ecologica. Letture e spettacoli incentrate sulle tematiche ecologiche si svolgono in speciali teatri naturali ed allinterno di speciali capanne di legno. Associazioni ed aziende offrono alimenti biologici di stagione e giocattoli costruiti in materiali eco-compatibili. SANA, oltre che appuntamento commerciale e immancabile momento di business, caratterizzato da una fortissima valenza culturale. Il calendario dei convegni ospita ogni anno decine di congressi, workshop e tavole rotonde che riscuotono l'interesse di migliaia di operatori del settore, italiani e stranieri, e del pubblico. Ai numerosi convegni in calendario si aggiungono le iniziative speciali di cui SANA si fa ogni anno promotore: mostre-evento che accendono i riflettori su settori emergenti e nuovi "eco-trend". La disponibilit di una vetrina completa di prodotti di qualit, la valenza culturale del Salone e lattualit dei temi trattati richiamano ogni anno la presenza di centinaia di giornalisti italiani ed esteri. Grazie a loro, i messaggi di SANA e dei suoi protagonisti vengono diffusi attraverso quotidiani, periodici, radio, televisioni e Internet. SANA ha sempre operato per far conoscere ai consumatori ed alle istituzioni I prodotti biologici di qualit e questo potuto avvenire grazie alla partecipazione di migliaia di espositori e centinaia di giornalisti ed opinion leader che hanno contribuito a sviluppare il mercato del biologico sia a livello nazionale che internazionale. Lesposizione contribuisce attivamente insieme ai produttori, alle loro associazioni ed alla grande distribuzione alla diffusione della corretta informazione sui vantaggi del biologico rispetto allambiente ed alla salute, incidendo sui comportamenti dei consumatori, che risultano sempre pi attenti alle loro scelte alimentari. Il biologico avvicina inoltre i consumatori ai luoghi di produzione, favorendo lo sviluppo rurale ed incentivando la filiera corta e la multifunzionalit dellazienda agricola. Questo lo spirito della fiera e di tutti gli operatori che vi partecipano. --http://www.sana.it

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2.1.a. Canali di vendita dei prodotti biologici Nel settore dellagricoltura biologica si discute molto sulle problematiche connesse al commercio. Inizialmente si discuteva molto se entrare o meno nella grande distribuzione, oggi le tematiche di attualit sono la filiera corta, i punti vendita aziendali, la ristorazione collettiva (in particolare mense scolastiche, ospedali, ecc.), il commercio equo e solidale. C una domanda crescente di prodotti biologici da parte del settore del catering e della ristorazione. Il numero di ristoranti, caff e bar che servono prodotti biologici in aumento. I governi nazionali inoltre incoraggiano la somministrazione di prodotti biologici nelle mense degli enti pubblici. Aumenta in particolare il numero delle scuole che usano ingredienti biologici per la preparazione dei pasti. Per esempio alla fine del 2001 molti comuni italiani, ca. 340, hanno individuato lofferta di alimenti biologici quale requisito preferenziale nelle gare di appalto per laffidamento dei servizi mensa scolastici. Alcune regioni hanno anche sostenuto economicamente le scuole che hanno intrapreso questa strada. Comunque, sia nella ristorazione collettiva pubblica che in quella privata, lintroduzione degli alimenti biologici deve essere sostenuta con campagne informative rivolte ai consumatori, in particolare ai bambini ed ai genitori. Vi sono molte leggi che incentivano i comuni, le scuole, gli enti pubblici, i gestori delle mense e della ristorazione in generale (ristoranti e self-service inclusi) ad effettuare scelte di qualit nella gestione dei servizi di catering. Alcuni dei requisiti previsti dalle norme, che prevedono anche una loro certificazione da parte di enti terzi, riguardano: Materie prime (biologiche, possibilmente con certificazione rilasciata da un ente accreditato IFOAM, provenienti dal mercato locale o dal commercio equo e solidale). Tipologia e gestione del servizio (sono preferite la cucina tradizionale, la gestione centralizzata e la vicinanza degli impianti di preparazione al luogo di somministrazione dei pasti). Stoviglie, contenitori ed imballaggi (la plastica vietata; vetro, metallo e terracotta sono preferiti; carta e cartone sono previsti in certi casi). Prodotti detergenti (biodegradabili con basso impatto ambientale e, ove possibile, in possesso della certificazione Ecolabel o biologica) Gestione dei rifiuti (raccolta differenziata e quando possibile compostaggio della frazione organica). Informazione/formazione (informazioni chiare agli utenti e, di rimando, alle loro famiglie; adeguata formazione del personale). 53

Gli Enti pubblici sono i maggiori consumatori dEuropa, spendendo circa il 16% del prodotto interno lordo (che una somma equivalente al PIL della Germania!). Possono quindi contribuire pesantemente allo sviluppo sostenibile, orientando il loro potere di acquisto verso beni e servizi che rispettano lambiente. Gli acquisti Verdi possono essere considerati un esempio concreto di come orientare il mercato. Promuovendo gli appalti Verdi gli Enti pubblici possono sostenere le industrie con incentivi reali per lo sviluppo delle tecnologie pulite. Per qualche settore limpatto pu essere veramente significativo, considerata lelevata quota di mercato che occupano gli acquisti pubblici. La Commissione Europea ha predisposto un manuale50 per aiutare gli Enti pubblici a promuovere appalti pubblici eco-compatibili e sviluppare una politica degli acquisti verdi. Esso illustra in modo pratico le possibilit e le soluzioni offerte dalla normativa comunitaria per lelaborazione di gare di appalto pubbliche che tengano conto delleco-sostenibilit degli acquisti. Il manuale51 disponibile sul sito web della Commissione dedicato al Green Public Procurement, il quale contiene ulteriori informazioni pratiche, compresi links e contatti. Lagricoltura biologica pu contribuire concretamente allo sviluppo economico locale ed alla sua diversificazione, sviluppando lidentit e la promozione del territorio e rivitalizzando sia le comunit rurali che le citt. Per esempio in Italia diversi anni fa lAIAB (Associazione Italiana per lAgricoltura Biologica) ha promosso la costituzione di un network, chiamato Citt del Bio52, aperto a tutte le pubbliche amministrazioni che intendono investire in politiche di supporto allagricoltura biologica in quanto modello di sviluppo sostenibile del territorio.

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Commission of the European Communities, Handbook on environmental public procurement, Brussels, 18.8.2004 SEC(2004) 1050. 51 http://europa.eu.int/comm/environment/gpp/ 52 www.cittadelbio.it

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Immagine 8: Logo Citt del Bio

Lintroduzione degli alimenti biologici allinterno delle mense pubbliche, a cominciare da quelle scolastiche, sta diventando uno dei primi campi di attivit del network delle Citt del Bio, contestualmente alleducazione alimentare. Il network promuove anche i Bio-distretti rurali, che non sono nuove entit amministrative ma un coordinamento di Enti che opera per la conversione sostenibile del territorio e la valorizzazione delle sue tipicit e bio-eccellenze. Essi sono degli strumenti di programmazione territoriale in grado di promuovere nuovi investimenti coinvolgendo gli stake-holders (sia pubblici che privati) in progetti di promozione dellagricoltura biologica, del turismo rurale, dellartigianato locale e delle imprese ecocompatibili. Un esempio di bio-distretto quello costituito in Italia in provincia di Salerno, denominato Bio-distretto Cilento, al quale hanno aderito molti comuni (tutti facenti parte del network delle Citt del Bio, coordinati dallAssociazione Italiana per lAgricoltura Biologica. La progettualit comune avviata dai componenti del Biodistretto ha gi portato alla valorizzazione delle pi importanti filiere produttive del territorio (maiale nero, fico bianco del Cilento, miele, fagiolo, olio) ed ha attivato finanziamenti regionali e provinciali che hanno consentito lavvio di diversi progetti, quale quello delle Biospiagge. Questultimo prevede di valorizzare la tipicit e la biodiversit del territorio attraverso la creazione di bio-sentieri in grado di condurre i turisti dalle spiagge alle aree rurali interne, attraversando aree protette, aziende agricole ed agriturismi, alla scoperta delle antiche tradizioni e dei mestieri dimenticati. Va comunque precisato che il consulente europeo dellagricoltura biologica deve conoscere tutti i canali commerciali del biologico esistenti nei vari territori, al fine di guidare al meglio lagricoltore nella giusta collocazione del proprio prodotto. Limportanza dei canali di vendita differisce notevolmente nei diversi Stati membri dellUnione Europea e, spesso, anche nelle diverse aree dei singoli Paesi. Cos mentre in Belgio, Germania, Grecia, Francia Lussemburgo, Irlanda, Italia, Olanda e Spagna, prevale nettamente la vendita diretta e quella in negozi specializzati (anche se negli ultimi anni lo share della vendita nella grande distribuzione notevolmente aumentato) in Danimarca, Finlandia, Svezia, Regno Unito, Irlanda, Ungheria e Repubblica Ceca, la gran parte delle vendite avviene nei supermercati (>60%) ed in negozi di alimentari non specializzati nel biologico. Gli esperti sono convinti che nei Paesi dove i prodotti

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biologici sono venduti principalmente attraverso i supermercati la quota di mercato e rimarr pi alta rispetto agli altri stati53. La vendita diretta in tutte le sue forme riveste per una grande importanza sia per i produttori che per i consumatori, e non va pertanto sottovalutata, bens sostenuta ed incentivata. I vantaggi per il consumatore sono i seguenti: riduzione dei prezzi, rispetto della stagionalit e della freschezza dei prodotti, conoscenza dei prodotti e del territorio di origine. Vantaggi per il produttore: aumento del profitto, rapporto diretto con il consumatore, attuazione del nuovo ruolo dellagricoltore (guardiano del territorio), vendita di prodotti e variet locali. Ci sono diverse tipologie e modalit di vendita diretta: agricoltori in citt: mercatini locali, gruppi di acquisto (ad es. campagna G.O.D.O. a cura dellAIAB), eventi promozionali; cittadini in azienda: punti vendita aziendali, agriturismi, fattorie didattiche, ecc.. La vendita diretta e gli spacci aziendali sono molto importanti nelle aree rurali, specialmente se abbinati ad attivit agrituristica ed alla ristorazione locale.

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Rapporto della Commissione Europea (G2 EW JK D(2005) Organic farming in the European Union Facts and Figures, Bruxelles, 3 Novembre 2005. 56

Immagine 9: esempio di punto vendita aziendale, presso lazienda biologica Vannulo a Capaccio (SA) - Italia

Immagine 10: esempio di agricoltori in citt: il mercatino del biologico di Pisciotta (SA) - Italia

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Per contro la Grande distribuzione pu commercializzare quantitativi di prodotto ben maggiori rispetto ai punti vendita aziendali, alle erboristerie ed ai negozi specializzati nel biologico ed ha il pregio di far avvicinare al biologico un gran numero di consumatori. Qualche supermercato svolge anche attivit promozionale del biologico, facendo degustare i prodotti e distribuendo materiale informativo. Il numero dei supermercati che vendono il biologico in aumento in tutta Europa. Va comunque sottolineato che nel mondo del biologico sono molti coloro che non vedono di buon occhio la vendita nei supermercati, che rappresentano comunque dei centri di potere che decidono, spesso a discapito dei produttori, prezzi e quantitativi di merce da vendere, oltre a reinvestire i notevoli guadagni in attivit non sempre etiche. Una soluzione migliore pu essere rappresentata dai supermercati biologici, possibilmente a loro volta certificati sia secondo le norme del biologico che di quelle del Commercio Equo e solidale. Essi stanno di recente nascendo un po in tutti i Paesi, sono caratterizzati da un offerta estremamente ampia di prodotti e da superfici espositive maggiori di 300 m. Questo canale distributivo assomma i vantaggi dei supermercati convenzionali (maggiori volumi di vendita, avvicinamento al biologico di nuova utenza) a quelli dei punti vendita specializzati nel biologico (maggiori informazioni per il consumatore, competenza nellapprovviggionamento e nella vendita degli alimenti biologici. Molti consumatori continuano comunque a preferire un altro tipo di punto vendita, pi vicino ai produttori, e la filiera corta (con indubbi maggiori vantaggi anche per le stesse aziende agricole). In considerazione del disposto normativo comunitario molti controlli vengono effettuati nei punti vendita dalle Autorit preposte ed i consumatori continuano a richiedere sempre pi controlli severi ed imparziali, in particolare su frutta e verdura. A tal riguardo si precisa che dal 2005 anche i punti vendita devono assoggettarsi ad un sistema di controllo e certificazione. Di conseguenza gli Enti di certificazione del biologico hanno implementato specifiche procedure per il controllo e la certificazione dei punti vendita, finalizzate alla verifica della loro conformit alle norme comunitarie. Queste procedure riguardano: La particolarit dellattivit di vendita delle produzioni biologiche; Linformazione che deve essere fornita dal commerciante al consumatore; Lassicurazione che deve fornire il commerciante sulleffettiva biologicit del prodotto venduto;

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La necessit di garantire i consumatori ed accrescere la loro fiducia verso i prodotti certificati. Tutto questo viene controllato dagli ispettori e certificato dagli Enti accreditati, che assicurano il rispetto da parte del punto vendita di tutti i requisiti previsti dalla legge. Prima ancora che a garantire i consumatori, la certificazione serve agli stessi commercianti per evitare errori e situazioni di concorrenza sleale. Inoltre il controllo di filiera, dal produttore al consumatore, assicura una verifica su tutti i punti critici del processo produttivo, prevenendone i conseguenti rischi. 2.1.b. Agricoltura biologica e marketing territoriale LAgricoltura biologica un potente strumento di marketing territoriale, in grado di agire in modo incisivo sullo sviluppo sostenibile del territorio e sulla sua diversificazione produttiva, contribuendone a sviluppare una precisa identit ed originalit. Nel complesso lapplicazione del modello di sviluppo biologico pu consentire di rivitalizzare le aree rurali e le citt. Lagricoltura biologica la dimostrazione concreta di come sia possibile conciliare lo sviluppo di un territorio con la tutela ambientale e la salvaguardia della salute degli operatori e dei cittadini. Per esempio in Italia esiste il network delle Citt del Bio54, che riunisce le amministrazioni locali che intendono investire in politiche di sviluppo sostenibile fondate sullagricoltura biologica che da metodo di produzione agricola diviene una proposta culturale, collegata al territorio. Si tratta quindi di passare dalla conversione aziendale alla conversione del territorio, pensando globalmente, sviluppando nuove attivit economiche, predisponendo Progetti dArea e costituendo Bio-distretti in grado di valorizzare pi settori economici (agricoltura, artigianato, turismo, ecc.). Lintroduzione degli alimenti biologici nelle mense scolastiche una delle prime attivit che devono sviluppare i comuni aderenti alla rete delle Citt del Bio, promuovendo nel contempo azioni di educazione alimentare e sensibilizzazione al consumo etico, con immediate ripercussioni positive sul mercato locale delle produzioni tipiche e biologiche, oltre che sulla salute dei cittadini. Il network promuove inoltre I Bio-Distretti rurali, che non sono nuove entit amministrative, ma strutture di coordinamento che svolgono il ruolo di individuare attivit e risorse per lo sviluppo sostenibile del territorio. Si tratta di strumenti di concertazione territoriale che prevedono la cooperazione pubblico-privato, con il coinvolgimento di tutti gli stake-holders del territorio, che operano con lobiettivo di
www.cittadelbio.it

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promuovere il modello biologico, il turismo rurale, lartigianato locale e lo sviluppo delle piccole e medie imprese, spingendo alladozione di sistemi di certificazione biologica, etica ed ambientale.
Tabella 7: Il Bio-Distretto Cilento

Il progetto di costituzione del Bio-Distretto, in seguito al successo del Forum programmatico, ha subito un forte impulso organizzativo/operativo, che ha portato i promotori a darsi i seguenti obiettivi: Far aderire tutti i Comuni del Distretto al circuito delle Citt del Bio ed allAssociazione Italiana per lAgricoltura Biologica; Spingere gli operatori agricoli del territorio ad accelerare i tempi di riconversione al biologico, al fine di aumentare le bio-produzioni del distretto; Avviare una serie di consulenze per la messa a punto dei disciplinari produttivi del Bio-distretto; Avviare una rete di promozione delle produzioni agricole dellArea attraverso convenzioni con i ristoranti e lavvio di Mercatini del Biologico, a cominciare dal Comune di Pisciotta; Dare entro un anno una forma giuridica autonoma al Bio-Distretto; Realizzare nel periodo estivo uniniziativa di forte impatto sul territorio e di grande richiamo turistico: le Bio-Spiagge. Liniziativa ha coinvolto tutti gli operatori turistici dei comuni di Ascea, Casal Velino, Pisciotta ed stata realizzata con la collaborazione dellAIAB e dellOsservatorio su Tipicit e Bio eccellenza Mediterranea della Provincia di Salerno, grazie anche al co-finanziamento della Regione Campania nellambito del programma Costiera dei Fiori. SVILUPPI FUTURI Apertura nel Bio-Distretto di Bio-presidi; Valorizzazione nei ristoranti del distretto del Paniere dei prodotti tipici e delle bio-eccellenze della provincia di Salerno, con particolare riguardo alle specificit cilentane. --http://www.biodistretto.it

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2.2. Marketing e nuove tecnologie La filiera produttiva agrobiologica rappresenta un tipico settore orientato dal consumatore, il quale richiede trasparenza e controllo in tutte le fasi del processo produttivo/distributivo. Uno slogan ricorrente : comprare locale, biologico e in fiera55. La tracciabilit e la trasparenza rappresentano delle preziose chiavi di marketing per le produzioni biologiche. LUnione Europea, a partire dalla pubblicazione del Regolamento n 178/2002, ha stabilito norme precise sulladozione dei sistemi di tracciabilit, che dal 2005 sono divenute obbligatorie anche per le aziende agricole. Il marketing delle produzioni agroalimentari tracciate caratterizzato dalla diffusione di informazioni sul processo stesso, dalla efficiente comunicazione dei dati sulla tracciabilit e da ogni altra informazione sullorigine del prodotto. Tutte queste informazioni vengono registrate in un sistema informatico sulla produzione, disponibile per i consumatori. Tutto questo fornisce un elevato valore aggiunto ai prodotti ed apre nuove prospettive di marketing. Le potenzialit sono enormi, in considerazione dellimmagine e del valore rappresentato dalla disponibilita per ogni prodotto di una completa e trasparente documentazione di riferimento. Lo strumento tecnologico utilizzato per consentire unagevole fruizione del servizio generalmente un portale di Internet navigabile attraverso un normale browser (tipo Explorer, Netscape, ecc.), che consente al consumatore di acquisire tutte le informazioni desiderate semplicemente digitando sulla tastiera un codice riportato in etichetta. Questo d allutente la sensazione di essere presente virtualmente allinterno dellazienda, potendo controllare anche in che modo stato prodotto lalimento che si ritrova sulla tavola.

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Nadia El-Hage Scialabba (Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite), Global Trends in Organic Agriculture Markets and Countries demand for FAO assistance, Atti della Tavola rotonda internazionale Organic Agriculture and Market Linkages, organizzata dalla FAO e dallIFOAM, Roma, Novembre 2005.

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Immagine 11: esempio di portale Internet sulla tracciabilit delle produzioni biologiche

Nellagricoltura pre-industriale la vendita dei prodotti agricoli era basata sul contatto diretto tra produttore e consumatore, il quale conosceva sempre la provenienza degli alimenti. La globalizzazione dei mercati ha creato invece una distanza enorme, sia fisica che mentale. Ultimamente si tentato di ridurre questa distanza attraverso la tracciabilit di filiera, che utilizzando anche di strumenti informatici consente al consumatore di conoscere tutti i passaggi intermedi e di risalire al produttore. Anche le azioni di marketing sono notevolmente cambiate nel corso degli anni. Il 20 secolo si caratterizzato per il grande successo delle produzioni di massa, con lo scopo di vendere lo stesso prodotto al pi alto numero di consumatori. Adesso il momento delle personalizzazioni, dei prodotti fatti solo per te, che anche se vengono in realt prodotti su larga scala possono subire con laiuto delle nuove tecnologie personalizzazioni basate sulle esigenze individuali. Il trend attuale per il marketing one-to-one, che ha lobiettivo di vendere di pi (anche pi prodotti) ad un singolo acquirente. Il direct marketing, la vendita diretta dei prodotti agricoli, ha avuto un forte impulso con la diffusione dellinformatica. Un metodo di vendita millenario grazie alle nuove tecniche dellinformazione, ed in particolare ad Internet ed alla diffusione del web, ha consentito di fare acquisti direttamente da casa. Luso di Internet diventato anche fondamentale nello stabilire contatti diretti tra partners commerciali (B2B = Business to Business), nel procurare contratti e nella logistica. 62

Fare web-marketing vuol dire personalizzare prodotti, servizi e prezzi. Il punto : soddisfare le richieste individuali al pi basso prezzo possibile, grazie ai grossi volumi di merce movimentata. Con lE-commerce i rapporti diretti di vendita avvengono attraverso il computer e con lausilio di particolari software che assicurano la conclusione delle transazioni. La difficolt maggiore rappresentata dalla consegna del prodotto a casa dellacquirente, che pu risultare costosa, anche in termini logistici. In linea di massima va per considerato che lutilizzo degli strumenti di marketing alternativo spesso ha portato ad una riduzione dei prezzi al consumo e ad un incremento dei guadagni dellagricoltore. Senza considerare il grande vantaggio che si offre al consumatore di conoscere con precisione lazienda di produzione. C chiaramente una una grande differenza qualitativa tra i sistemi di marketing diretto e quelli anonimi dei mercato di massa. Il contatto diretto (anche se attuato in maniera virtuale) produttore-consumatore permette di stabilire forti contatti con i territori di produzione (che magari saranno un giorno anche visitati dal consumatore) e consente di comprendere meglio cos il metodo di produzione biologico.

Immagine 12: esempio di E-commerce: www.eurorganicshop.com

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2.3. Etichettatura 2.3.a. Legislazione internazionale sulletichettatura delle produzioni biologiche possibile far riferimento al metodo di produzione biologico esclusivamente nelle etichette e nella pubblicit dei prodotti ottenuti rispettando la normativa comunitaria di riferimento e solo qualora loperatore si sia assoggettato al sistema di controllo previsto dalla stessa normativa. Dovr inoltre essere riportato in etichetta lapposito codice rilasciato alloperatore dallOrganismo di controllo, e questultimo dovr anchesso risultare facilmente individuabile, riportandone in etichetta il codice univoco di identificazione assegnatogli dalle Autorit competenti. Da quanto sopra esposto ne deriva che la legge determina in modo puntuale ed inequivocabile come deve essere etichettato un prodotto da agricoltura biologica. I consumatori possono acquistare questi prodotti etichettati come biologici con la certezza che prima della loro immissione in commercio sono stati opportunamente e scrupolosamente controllati da un Ente di certificazione in possesso di tutti i requisiti necessari per svolgere al meglio il proprio lavoro. Gli Enti di controllo e certificazione hanno proprio la funzione di verificare (e certificare) se gli operatori, nellintero processo produttivo, hanno rispettato o meno quanto disposto dalla legge vigente. Gli Enti di certificazione sono a loro volta continuamente controllati dalle Autorit statali, al fine di verificarne la correttezza del lavoro. Letichettatura e la pubblicit degli alimenti pu far riferimento al metodo di produzione biologico esclusivamente quando almeno il 95% degli ingredienti di origine agricola sono a loro volta provenienti da agricoltura biologica. Gli alimenti possono contenere quindi fino al 5% di ingredienti prodotti con il metodo convenzionale, ma solo qualora questi ingredienti non siano disponibili sul mercato comunitario del biologico (allegato VIII del regolamento comunitario n 889/2008 elenca i suddetti ingredienti). Nel periodo di conversione (due anni per le colture erbacee e tre anni per le colture arboree) pu essere utilizzata lindicazione Prodotto da agricoltura biologica in conversione, a condizione che siano passati almeno 12 mesi di periodo di conversione prima della raccolta del prodotto che si intende vendere. Il regolamento CE n 331/2000 ha istituito il logo europeo che contrassegna le produzioni da agricoltura biologica. Lutilizzo del logo facoltativo. Gli operatori lo utilizzano su base volontaria, qualora le loro produzioni rispettino i requisiti di legge. Il logo e la dicitura di 64

conformit al regime di controllo CE possono essere utilizzati solo sulle produzioni conformi al regolamento comunitario, quando vengono soddisfatte le seguenti condizioni: contengono per almeno il 95% ingredienti prodotti secondo il metodo biologico; sono stati sottoposti durante lintero processo di produzione e di preparazione al regime di controllo previsto dal regolamento; ci implica che gli operatori coinvolti nelle operazioni di produzione agricola, trasformazione, imballaggio ed tichettatura del prodotto siano sottoposti a tale regime di ispezione; sono venduti direttamente in imballaggi sigillati o sono immessi nel mercato come prodotti alimentari in imballaggi preconfezionati; riportano sulletichetta il nome e/o la ragione sociale del produttore, preparatore o venditore, nonch il numero di codice dellorganismo di controllo. Le disposizioni del regolamento comunitario prevedono altres lobbligo di soddisfare determinate condizioni a livello di pubblicit relativa ai prodotti dellagricoltura biologica. Tali disposizioni mirano a garantire che la pubblicit non comprometta le misure di trasparenza previste per letichettatura dei prodotti. Va ricordato che la direttiva 84/450/CEE del Consiglio in materia di pubblicit ingannevole, vieta qualsiasi pubblicit che induca in errore i consumatori o che leda la concorrenza. Tale direttiva prevede inoltre lobbligo per ciascuno Stato membro di dotarsi di mezzi adeguati ed efficaci per vietare la pubblicit ingannevole. In particolare la legislazione stabilisce che non possono essere riportate in etichetta diciture che possano far pensare al consumatore che il prodotto da agricoltura biologica garantisa maggiori qualit organolettiche, nutrizionali o di salubrit. In altre parole non permesso dire che il prodotto biologico pi buono o di qualit superiore rispetto a quelli convenzionali. In considerazione del fatto che il biologici prevede un controllo di processo e non di prodotto, sono anche da evitare frasi del tipo "Esente da OGM" o "Esente da pesticidi, alle quali vanno preferite frasi del tipo Le norme di agricoltura biologica vietano lutilizzo di tecniche di ingegneria genetica o "lagricoltura biologica non fa ricorso a prodotti chimici di sintesi come pesticidi e fertilizzanti. La Corte di Giustizia Europea ha stabilito in due pronunciamenti del 14.7.2005 che il termine "bio" protetto quale indicazione dellagricoltura biologica in tutte le lingue europee. Questo perch in passato si molto speculato sul termine bio, usato impropriamente soprattutto in Spagna, dove veniva utilizzato anche per contrassegnare produzioni eco-compatibili ottenute con metodi diversi da quelli stabiliti dalla normativa comunitaria di riferimento. quindi 65

importante sottolineare che, anche se esistono molteplici metodi di produzione agricola eco-compatibile (ad es. lagricoltura integrata), lunico che pu vantarsi di un riconoscimento europeo quello dellAgricoltura biologica, in quanto il solo regolamentato ed sottoposto ad un rigoroso regime di controllo e certificazione uguale in tutti gli stati membri dellUnione Europea. 2.3.b. Etichettatura dei prodotti del commercio equo e solidale Fair Trade una partnership commerciale, fondata sul dialogo, la trasparenza ed il rispetto, che garantisce lapplicazione del principio dellequit negli scambi commerciali a livello internazionale. Il successo del commercio equo e solidale si registrato soprattutto negli ultimi anni (nel 2004 si raggiunto in Europa un giro di affari di ben 660.000.000 ), con la diffusione del marchio e lingresso nel settore di molte nuove imprese commerciali. Il marchio Fair-trade garantisce che un determinato prodotto stato ottenuto rispettando i diritti dei produttori svantaggiati (in particolare di quelli dei territori in via di sviluppo) e dei lavoratori (garantendo ad es. il non utilizzo di lavoro nero o minorile).

Immagine 13: il logo Fair-trade

In Europa operano attualmente quattro organizzazioni commerciali: FLO - Fair Trade Labelling Organizations International, IFAT - International Fair Trade Association, EFTA - European Fair Trade Association, NEWS! - Network of European Worldshops. LOrganizzazione mondiale ombrello (che riunisce un gran numero di operatori) FLO, nata dallunione di due organizzazioni: FLOCert, uno dei pi grandi enti di certificazione operanti nel settore della certificazione sociale ed ambientale (che controlla e certifica circa 420 organizzazioni di produttori in 50 paesi), e FLO e.V., unassociazione multi-stakeholder che riunisce 20 organizzazioni (dette anche National Initiatives). Essa sviluppa ed aggiorna gli standards del settore ed assiste i produttori nellottenimento e nel mantenimento della certificazione, con lobiettivo di agevolarne laccesso al mercato. IFAT unassociazione che riunisce 300 organizzazioni di 60 diversi paesi; i membri sono cooperative di produttori, associazioni, 66

compagnie di import export, commercianti, network nazionali e regionali ed Organizzazioni di supporto al Fair Trade. EFTA unassociazione di 11 organizzazioni di importatori operanti in nove paesi. NEWS! un network di 15 associazioni nazionali di negozi specializzati, che rappresentano circa 2.400 punti vendita in tredici paesi. Sin dal 1996, la cooperazione tra questi quattro network internazionali ha consentito uno sviluppo considerevole del settore. Con lacronimo FINE (ottenuto dalle prime lettere di Flo, Ifat, News! and Efta) operano insieme, riunendosi regolarmente, per coordinare il loro lavoro. FINE particolarmente impegnata nellintegrazione dei diversi sistemi di controllo del Fair Trade esistenti a livello mondiale. I prodotti Fair-trade raggiungono i consumatori in molti modi, ma il pi importante rappresentato dai worldshops (i negozi del commercio equo e solidale) e dai supermercati (i prodotti Fair Trade sono disponibili in circa 57.000 supermercati nellEuropa a 25 stati).

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CAPITOLO 3. COMPETENZE PRODUTTIVE 3.1. Principi di agricoltura biologica 3.1.a. Approccio olistico alla produzione In accordo con il Codice Alimentare si pu affermare che lagricoltura Biologica un sistema olistico di gestione della produzione che persegue lequilibrio delleco-sistema, la salvaguardia della biodiversit, il rispetto dei cicli naturali e dellattivit biologica del suolo. I metodi di produzione biologica privilegiano luso di tecniche agricole alleccessivo utilizzo di inputs extra aziendali, in considerazione del fatto che caratteristiche locali richiedono sistemi locali di gestione. Per far fronte alle diverse esigenze produttive bisogna far ricorso, dove possibile, a metodi agronomici, biologici e meccanici, in antitesi allutilizzo indiscriminato di mezzi tecnici.. 3.1.b Principi di salute, ecologia, giustizia e cautela. Dopo un intenso processo partecipato, nel settembre 2005 lAssemblea generale IFOAM di Adelaide - Australia ha approvato i nuovi (aggiornati) Principi di Agricoltura Biologica56, che riportiamo nella tabella seguente (si consiglia di consultare la versione originale in lingua inglese, scaricabile dal sito ufficiale IFOAM).
Tabella 8: Principi dellagricoltura biologica, elaborati dallIFOAM
Dopo un intenso processo partecipativo, nel settembre 2005, lAssemblea generale IFOAM svoltasi ad Adelaide in Australia ha approvato la revisione dei Principi di agricoltura biologica *. Questi principi sono le radici dalle quali cresce e si sviluppa lagricoltura biologica. Principio della salute LAgricoltura Biologica deve sostenere e rafforzare la salute del suolo, delle piante, degli animali, degli esseri umani e del pianeta come un insieme unico ed indivisibile. Questo principio sottolinea che la salute degli individui e delle comunit non pu prescindere dalla salute degli ecosistemi suoli sani producono raccolti sani che favoriscono la salute degli animali e della gente. La salute la totalit e lintegrit dei sistemi viventi. Non semplicemente lassenza di malattia, ma il mantenimento del benessere fisico, mentale, sociale ed ecologico. Limmunit, la resistenza e la rigenerazione sono caratteristiche fondamentali della salute. Il ruolo dellagricoltura biologica, sia nellattivit agricola, che nella lavorazione, la distribuzione o il consumo, di sostenere e rafforzare la salute degli ecosistemi e degli organismi, dal pi piccolo abitante del suolo fino agli esseri umani. Particolarmente, lagricoltura biologica intende produrre cibi nutrienti, di alta qualit, che favoriscono il benessere e la prevenzione delle malattie. In questottica andrebbe evitato luso di fertilizzanti, pesticidi, medicine veterinarie ed additivi alimentari per animali che possano avere effetti dannosi sulla salute.

Le Norme IFOAM per le produzioni e le trasformazioni biologiche. Ed. IFOAM, Bonn, 2005 (www.ifoam.org).

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Principio dellecologia LAgricoltura Biologica deve basarsi su sistemi e cicli ecologici viventi, lavorare con essi, emularli ed aiutarli a sostenersi. Questo principio radica lagricoltura biologica allinterno dei sistemi ecologici viventi. Afferma che la produzione deve essere basata su processi ecologici e di riciclo. Il nutrimento ed il benessere sono ottenuti mediante lecologia dellambiente produttivo specifico. Per esempio, nel caso delle colture si tratta del suolo vivente; per gli animali dellagro-ecosistema; per i pesci e gli organismi marini dellambiente acquatico. I sistemi colturali, pastorali e di raccolta spontanea devono adattarsi ai cicli ed agli equilibri ecologici esistenti in natura. Questi cicli sono universali anche se si manifestano in modo diverso a seconda degli eco-sistemi locali. La gestione biologica deve essere adattata alle condizioni, allecologia, alla cultura ed alle dimensioni locali. Gli inputs esterni vanno ridotti attraverso la riutilizzazione, il riciclo e la gestione efficiente di materiali ed energia, al fine di mantenere e di migliorare la qualit dellambiente e di preservare le risorse. Lagricoltura biologica deve raggiungere lequilibrio ecologico tramite la progettazione di sistemi agricoli, la creazione di habitat ed il mantenimento della diversit genetica ed agraria. Coloro che producono, trasformano, commerciano o consumano prodotti biologici devono proteggere lambiente comune, tenendo conto del paesaggio, del clima, degli habitat, della biodiversit, dellaria e dellacqua. Principio dellequit solidale LAgricoltura Biologica deve svilupparsi su rapporti che assicurino equit e solidariet nei confronti dellambiente comune e delle necessit della vita. Lequit solidale caratterizzata dalleguaglianza, dal mutuo rispetto, dalla giustizia e dalla tutela di un mondo condiviso, sia nelle relazioni tra le persone che in quelle delle persone con gli altri esseri viventi. Questo principio stabilisce che coloro che sono impegnati nellagricoltura biologica devono gestire le relazioni umane in modo tale da assicurare equit solidale a tutti i livelli ed a tutte le parti interessate: agricoltori, lavoratori, trasformatori, distributori, commercianti e consumatori. Lagricoltura biologica deve assicurare una buona qualit di vita a tutti coloro che ne sono coinvolti e contribuire alla sovranit alimentare ed alla riduzione della povert. Essa mira alla produzione di una fornitura sufficiente di alimenti ed altri prodotti di buona qualit. Questo principio stabilisce pure che gli animali possano avere condizioni e opportunit di vita che rispettino la loro fisiologia, il loro comportamento naturale ed il loro benessere. Le risorse naturali ed ambientali usate per la produzione e il consumo dovrebbero essere gestite in un modo socialmente ed ecologicamente giusto e dovrebbero essere preservate per le generazioni future. Lequit solidale richiede che i sistemi di produzione, distribuzione e commercio siano aperti ed equi, e che tengano conto dei reali costi ambientali e sociali. Principio della cautela LAgricoltura Biologica deve essere gestita in modo precauzionale e responsabile al fine di proteggere la salute ed il benessere delle generazioni presenti e future e dellambiente. Lagricoltura biologica un sistema vivente e dinamico che risponde a esigenze e condizioni interne ed esterne. Chi pratica lagricoltura biologica pu aumentare lefficienza e la produttivit, ma senza compromettere la salute ed il benessere degli esseri viventi e dellambiente. Di conseguenza, le nuove tecnologie devono essere valutate con attenzione ed i metodi attualmente in uso sottoposti a revisione. Tenuto conto della conoscenza degli ecosistemi e dellagricoltura, necessario prestare la dovuta cautela preventiva. Questo principio afferma che la precauzione e la responsabilit sono sono concetti chiave nelle scelte di gestione, di sviluppo e di tecnologie nellagricoltura biologica. La scienza necessaria per assicurare che lagricoltura biologica sia sana, sicura e rispettosa dellambiente. Tuttavia, la conoscenza scientifica da sola non sufficiente. Lesperienza pratica, la saggezza e le conoscenze tradizionali ed indigene accumulate, soluzioni valide e collaudate nel tempo. Lagricoltura biologica deve prevenire rischi maggiori tramite ladozione di tecnologie appropriate ed il rifiuto di quelle imprevedibili, quale lingegneria genetica. Le decisioni devono riflettere i valori ed i bisogni di tutti coloro che potrebbero subirne gli effetti, attraverso dei processi trasparenti e partecipativi. ______ * Le Norme IFOAM per le produzioni e le trasformazioni biologiche, Ed. IFOAM, Bonn, 2005 (www.ifoam.org).

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3.2. Gestione della fertilit del suolo La conservazione della fertilit del suolo la prima condizione da rispettare in un sistema permanenete di gestione agricolo; con queste parole nel 1940 il famoso agronomo inglese Albert Howard57 poneva le fondamenta del metodo dellagricoltura biologica. 3.2.a. Fertilit del suolo La fertilit la capacit del suolo di mantenere nel lungo periodo la sua capacit produttiva; essa deve essere conservata e, se possibile, incrementata. Il metodo biologico non consente di utilizzare fertilizzanti chimici. Gli inputs esterni sono infatti sostituiti con specifiche tecniche colturali, che consentono di preservare ed incrementare nel lungo periodo la fertilit del suolo. Di grande importanza la tipologia e la quantit di sostanza organica presente nel suolo, perch la disponibilit di sostanza organica insieme a quella di acqua ed ossigeno (a livello radicale) determina la disponibilit di nutrienti per le piante coltivate. La fertilit e lattivit biologica del suolo devono essere preservate ed incrementate attraverso: a) Coltivazione di leguminose, piante da sovescio e piante con apparato radicale profondo, inserite in unappropriata rotazione colturale pluriennale; b) Incorporazione di letame da allevamenti biologici, tenendo presente il limite da rispettare di 170 kg N/ha/anno; c) Incorporazione di altro materiale organico proveniente da aziende biologiche, conforme al disposto normativo comunitario. 3.2.b. Compostaggio e riciclaggio delle biomasse Nelle aziende biologiche lapporto di nutrienti alle piante coltivate garantito dal riciclaggio aziendale delle biomasse (compostaggio). Le aziende chimiche intensive hanno invece abbandonato da tempo i metodi tradizionali e naturali di riciclaggio delle biomasse, con conseguente degradazione dei suoli, desertificazione ed aumento della suscettibilit delle piante alle malattie ed agli attacchi degli insetti. Il compostaggio offre la possibilit di trasformare in risorse aziendali gli scarti di produzione e fornisce grandi benefici quali lincremento
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Sir Albert Howard, An Agricultural Testament, Oxford University Press, 1940 70

della fertilit dei suoli con conseguente aumento della produttivit, aumento della biodiversit, riduzione dei rischi ecologici e salvaguardia dellambiente.58. Durante il compostaggio la sostanza organica grezza viene trasformata in particelle pi grandi di humus. I risultati dipendono dalle condizioni iniziali e dal materiale utilizzato (di origine animale e/o vegetale) e dalla microfauna presente nel cumulo. Partecipano alla decomposizione della sostanza organica diversi microbi e specie animali. In una prima fase mesofila, la temperature si innalza notevolmente, il pH aumenta ed il ruolo dei funghi e dei microrganismi risulta fondamentale. In una seconda fase termofila, vengono rapidamente trasformate le sostanze pi degradabili, la temperature raggiunge i valori massimi 60-70C, i batteri termofili prendono il posto dei funghi, ed il pH diviene alcalino e lammoniaca viene liberata dalle proteine. Quando il processo accelera e conseguentemente la temperatura diminuisce rimangono solo i materiali pi resistenti, il cumulo entra nella terza fase, raffreddandosi. In quel momento i funghi termofili rientrano in azione per decomporrere la cellulosa e le altre particelle pi grandi. Questa fase continua ancora per qualche settimana. La lunga fase finale della Maturazione, richiede alcuni mesi, durante i quali funghi, batteri e actinomiceti rivestono un ruolo chiave nella produzione di humus o acidi umici. Anche i macrorganismi ricompaiono nel cumulo e contribuiscono a formare azoto direttamente assimilabile. Al termine del processo si ottiene compost maturo, contraddistinto dal caratteristico odore di terra, prodotto dal gran numero di actinomiceti che lo abitano. Durante il processo di compostaggio il cumulo deve essere costantemente areato perch, contrariamente alla maturazione del letame, si basa su processi aerobici. 3.2.c. Rotazioni colturali, sovesci e consociazioni Con la rotazione le colture si succedono sullo stesso appezzamento di terreno, ritornando al punto di partenza dopo un certo periodo di tempo (due, tre, quattro, cinque anni). Lo scopo quello di non stancare il suolo ed impedire lo sviluppo delle infestanti e dei parassiti specializzati. La pratica della concimazione verde (sovescio) consiste nel seminare singole colture erbacee (ad es. favino) o miscugli di pi specie, senza lobiettivo di raccoglierne i prodotti ma allo scopo di
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R.V. Misra and R. N. Roy, On-farm composting methods, FAO, Rome, 2002 (www.fao.org).

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interrare le piante per incorporare nel terreno biomassa verde ed incrementare in questo modo la fertilit e la riserva nutrizionale per le colture successive. Si tratta di una pratica colturale di facile attuazione, in grado di dare ottimi risultati, fondamentale soprattutto per quelle aziende che non hanno allevamenti e pascoli in rotazione. Il sovescio fornisce grandi quantit di azoto a costi relativamente bassi. Lesempio di sovescio pi diffuso quello effettuato con il favino, ma possono essere usate anche graminacee, crocifere ed altre specie erbacee. Limportanza di questa tecnica colturale non per legata al solo aspetto fertilizzante, ma anche alla protezione del suolo, al miglioramento della sua struttura, al controllo della flora spontanea e delle malattie, alla salvaguardia delle falde freatiche. In breve possiamo dire che le colture da sovescio servono a migliorare la struttura fisica e chimica del suolo (le radici penetrano nel suolo areandolo ed aumentandone la capacit idrica), lo proteggono dallerosione, ne salvaguardano le falde freatiche, incrementano la disponibilit di principi nutritivi, stimolano lattivit biologica, permettono di controllare la diffusione delle piante spontanee e contribuiscono al bilancio umico. Consociazione la coltivazione contemporanea sullo stesso appezzamento di due o pi colture, praticata al fine di sfruttare le sinergie positive esistenti tra alcune piante e la loro capacit allelopatica. Questultima consiste nellimmissione nellambiente di sostanze in grado di intervenire sulla fisiologia di parassiti e/o piante di altre specie al fine di limitarne o esaltarne lo sviluppo. Le colture intercalari avendo spesso esigenze diverse e complementari, riescono inoltre meglio ad assorbire ed a convertire in biomassa vegetale le risorse disponibili (quali acqua, luce, elementi nutritivi). La pi efficiente utilizzazione delle risorse disponibili, rispetto alle coltivazioni specializzate, va inoltre a vantaggio della stabilit dellagroecosistema, diminuendo sprechi e perdite. Le consociazioni influiscono positivamente sullagro-ecosistema anche in altri modi: incremento della biodiversit, maggiore resistenza alle perturbazioni, protezione delle piante dai predatori specializzati, contenimento della flora spontanea, miglioramento della qualit delle produzioni e riduzione dei danni allambiente che normalmente provocano le colture arabili. Vediamo un esempio: Leguminose da granella, come i piselli, in combinazione con i cereali si completano a vicenda per soddisfare i bisogni alimentari degli animali; le leguminose forniscono proteine ed i cereali carboidrati. Essi possono essere sia raccolti

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contemporaneamente (e quindi miscelati e somministrati direttamente agli animali come mangime) sia raccolti ed usati separatamente 59. 3.2.d. Fertilizzanti autorizzati Nelle aziende biologiche viene ridotto al minimo lutilizzo di inputs extra-aziendali (eccezionalmente possono essere impiegati solo quelli autorizzati dagli Organismi di controllo) ed allo stesso tempo non consentito utilizzare prodotti chimici di sintesi. Un elenco completo dei fertilizzanti utilizzabili solo in caso di autentica necessit nelle aziende agricole biologiche stato predisposto e pi volte aggiornato dalla Commissione Europea. Nel testo del regolamento sono contenute ulteriori indicazioni. Questi prodotti non sono per sempre reperibili con facilit. Per questo il Ministero dellAgricoltura italiano richiede alle ditte produttrici / distributrici di comunicare e di depositare un campione di etichetta presso lIstituto Nazionale per la Nutrizione delle piante e, dopo aver effettuato tutte le verifiche necessarie, lIstituto provvede periodicamente ad aggiornare la lista delle imprese e dei prodotti idonei allimpiego in biologico60. Lelenco pubblicato, noto come Registro dei Fertilizzanti per lAgricoltura Biologica, contiene i fertilizzanti le cui comunicazioni hanno superato le fasi di verifica. Lelenco viene costantemente aggiornato. Il Consulente di agricoltura biologica dovr conoscere tutto questo, in particolare nelle aree mediterranee, dove le condizioni climatiche inducono una pi rapida mineralizzazione della sostanza organica e gli allevamenti purtroppo non sono diffusi in tutte le aziende, con conseguente necessit di ricorrere ai prodotti fertilizzanti autorizzati. Il consulente deve per fare il possibile per fornire allagricoltore le conoscenze necessarie per ristabilire larmonia e lequilibrio nellagroaecosistema, alla lunga lunico metodo possibile per poter applicare efficacemente, con soddisfazione, il sistema agricolo biologico.

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Julia Kinane e Michael Lyngkjr, Biosystems Dept., Ris, in Darcof eNews (Centro danese per la ricerca in agricoltura biologica), www.darcof.dk. 60 www.isnp.it/fertab_eng/index.htm

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Tabella 9: Estratto dellAllegato I del Reg. (CE) n 889/2008 (Prodotti per la


concimazione e lammendamento)
N.B. il presente estratto stato elaborato a titolo puramente indicativo, si rimanda alla normativa ufficiale per la versione completa ed aggiornata dellAllegato I.

Concimi ed ammendanti Nome


Letame

Descrizione; requisiti in materia di composizione; condizioni per luso

Letame da allevamenti estensivi, escrementi compostati e liquidi, residui fungaie


Prodotto costituito dal miscuglio di escrementi animali e da materiali vegetali (lettiera) Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Indicazione delle specie animali. Proveniente unicamente da allevamenti estensivi ai sensi dellarticolo 6 paragrafo 5 del Reg CE n 2328/91, modificato dal Reg CE n 3669/93. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Indicazione delle specie animali. Proveniente unicamente da allevamenti estensivi ai sensi dellarticolo 6 paragrafo 5 del Reg CE n 2328/91. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Indicazione delle specie animali. Escrementi liquidi di animali (liquame, urina, ecc.) Proibiti se provenienti di allevamenti industriali. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Indicazione delle specie animali. Residui di fungaie Proibiti se provenienti di allevamenti industriali. La composizione iniziale del substrato deve essere limitata ai prodotti del presente elenco.

Letame essiccato e deiezioni avicole disidratate

Deiezioni animali compostate, inclusa la pollina e il letame

Concimi di origine animale ad alto potere concimante


Deiezioni di vermi (vermicompost) e di insetti Guano I prodotti o sottoprodotti di origine animale citati di seguito: Farina di sangue Polvere di zoccoli Polvere di corna Polvere di ossa, anche degelatinata Farina di pesce Farina di carne Pennone Lana Pellami (vedere condizioni a lato) Pelli e crini Prodotti lattiero-caseari Rifiuti domestici compostati o fermentati Miscela di materiali vegetali compostata o fermentata Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo.

Pellami: Concentrazione massima in mg/kg di material secca di cromo (VI):0 (limite di determinazione)

Concimi ricavati da rifiuti domestici, piante e ammendanti


Prodotto ottenuto da miscele di materiali vegetali sottoposte a compostaggio o a fermentazione anaerobica per la produzione di bio-gas. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo.

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Torba Prodotti e sottoprodotti organici di origine vegetale per la fermentazione (ad es.: farina di panelli di semi oleosi, guscio di cacao, radichette di malto, ecc.). Alghe e prodotti a base di alghe

Impiego limitato allorticoltura (colture orticole, floricole, arboricole, vivai).

Se ottenuti direttamente mediante: - processi fisici comprendenti disidratazione, congelamento e macinazione; - estrazione con acqua o soluzione acida e/o alcalina; - fermentazione. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Legname non trattato chimicamente dopo labbattimento. Legname non trattato chimicamente dopo labbattimento. Proveniente da legname non trattato chimicamente dopo labbattimento.

Segatura e trucioli di legno Cortecce compostate Cenere di legno Argille (per es. perlite, vermiculite, ecc.) Fosfato naturale tenero

Concimi composti da minerali e ammendanti


Prodotto definito dalla Direttiva 76/116/CEE, modificata dalla Direttiva 89/284/CEE. Tenore di Cadmio inferiore o pari a 90mg/kg di P2O5 Prodotto definito dalla Direttiva 76/116/CEE, modificata dalla 89/284/CEE. Tenore di Cadmio inferiore o pari a 90mg/kg di P2O5 Impigo limitato ai terreni basici (pH>7.5) Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Prodotto ottenuto dal sale grezzo di potassio mediante un processo di estrazione fisica e che pu contenere anche Sali di magnesio. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Escluse le borlande estratte con Sali ammoniacali.

Fosfato allumino-calcico

Scorie di defosforizzazione Sale grezzo di potassio (ad es. Kainite, silvinite, ecc.) Solfato di potassio, che pu contenere sale di magnesio.

Borlande ed estratti di borlande Carbonato di calcio di origine naturale (ad es.: creta, marna, calcare macinato, litotamnio, maerl, creta fosfatica, ecc.) Magnesio e carbonato di calcio di origine naturale (ad es. Creta magnesiaca, calcare magnesiaco macinato, ecc.) Solfato di magnesio (ad es.: kieserite) Soluzione di cloruro di calcio

Unicamente di origine naturale. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Trattamento fogliare su melo, dopo che sia stata messa in evidenza una carenza di calcio. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Prodotto definito dalla Direttiva 76/116/CEE, modificata dalla Direttiva 89/284/CEE Unicamente di origine naturale. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Prodotto definito dalla Direttiva 76/116/CEE, modificata dalla Direttiva 89/284/CEE. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Oligoelementi inclusi nella Direttiva 89/530/CEE Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Unicamente salgemma. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo.

Solfato di calico (gesso)

Fanghi industriali provenienti da zuccherifici Zolfo elementare

Oligolelementi

Cloruro di sodio

Farina di roccia

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3.2.d. Lavorazioni del terreno Le principali funzioni svolte dalle lavorazioni sono le seguenti: preparare il letto di semina creando le condizioni migliori per linterramento e la germinazione dei semi, arieggiare il terreno migliorandone la penetrazione da parte delle radici e favorendo lo sviluppo della microfauna utile, incorporare nel terreno i concimi organici ed i residui colturali, massimizzare gli effetti delle concimazioni organiche, controllare la diffusione di malerbe e parassiti. I suoli coltivati con il metodo convenzionale (intensivo), utilizzando lavorazioni profonde ed intensive, perdono le loro qualit e riducono drasticamente la loro fertilit. La soluzione quella di cambiare radicalmente lapproccio alle lavorazioni. Specialmente nelle aree mediterranee, dove lerosione e la desertificazione rappresentano problemi sempre pi concreti ed attuali, la scelta di ricorrere ad attrezzi ed a metodi di lavorazione a basso impatto ambientale diviene obbligatoria se si vuole preservare la fertilit dei suoli agricoli. Le tecniche di coltivazione del terreno devono essere inoltre strettamente correlate alle rotazioni colturali ed ai piani di concimazione praticati. Le lavorazioni possono essere effettuate con tre categorie di attrezzi: Rovesciatori: tagliano il suolo in fette regolari che vengono rovesciate pi o meno completamente, portando alla luce strati di terreno che prima si trovavano ad una certa profondit. Luso dellaratro, specialmente in agricoltura biologica, andrebbe ridotto al minimo e solo quando strettamente necessario (ad es. dopo la coltivazione di piante che compattano il suolo ed incrementano la pressione delle infestanti). Laratura non dovrebbe comunque superare i 30 cm. Discissori: provocano dei tagli nel profilo colturale conferendogli zollosit e sofficit, senza interferire sulla normale stratigrafia. Rimescolatori: disgregano energicamente il terreno in zolle pi piccole, provocando il rimescolamento dello strato interessato dalla lavorazione. Gli attrezzi senza dubbio pi utilizzati in agricoltura biologica e pi presenti nelle aziende agricole sono gli estirpatori, che lavorano ad una profondit di 30 cm e gli erpici rotanti, che lavorano ad una profondit di circa 15 cm e mescolano il primo strato del terreno.

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Immagine 14: estirpatore

Immagine 15: Erpice rotante in azione

Lestirpatura un classico lavoro preparatorio ed esplica due funzioni fondamentali: riduce la zollosit e la cavernosit del terreno, operando sotto la superficie, in modo tale da rendere il profilo pi uniforme ed in grado di mantenere un favorevole rapporto tra fase liquida e fase aeriforme dello stesso; porta in superficie le radici ed i rizomi delle malerbe che saranno cos meglio esposte allazione dellaria e del sole. Questa operazione, solitamente eseguita alla fine dellinverno, conferisce al terreno uno stato di buona sofficit. In commercio esiste una vasta gamma di estirpatori, ma fondamentalmente si tratta quasi sempre di strumenti che possiedono una serie di bracci, pi o meno ricurvi, rigidi o elastici, tenuti assieme da un telaio e spesso muniti di vanghetta allestremit inferiore. Sono proprio tali bracci e le relative vanghette, che penetrano nel terreno ed esplicano lazione suddetta allorch lattrezzo viene trascinato dalla motrice. I vibrocoltivatori, invece, operano per mezzo di una barra a sezione quadrata o cilindrica, trascinata sulla superficie del terreno. La vibrazione di questa barra, provvista di dischi e lame, porta in superficie le zolle pi grossolane, rompendole, ed interrando le particelle pi fini.

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Immagine 16: Vibrocoltivatore

Unaltra operazione tipica delle aziende biologiche lerpicatura, che normalmente ha un carattere preparatorio, ma pu essere talora eseguita come intervento con la coltura in atto. Gli scopi dellerpicatura sono dunque molteplici: affinamento delle zolle per la preparazione definitiva del letto di semina; sostituzione dellaratura; distruzione delle malerbe; interramento dei residui colturali, dei concimi o di alcuni tipi di sovescio. Ne consegue che, sia in relazione alle molteplicit delle condizioni pedoclimatiche che al loro utilizzo, i tipi di erpice sono moltissimi e di varie tipologie, in modo da rispondere, di volta in volta, alle esigenze dellagricoltore. Gli erpici a dischi , per esempio, sono utili per una prima sminuzzatura delle zolle e linterramento dei residui colturali; gli erpici rompicrosta e gli erpici strigliatori sono utili per il controllo delle malerbe in orticoltura e nei seminativi, per disgregare leventuale crosta superficiale formatasi in seguito a piogge o irrigazioni battenti e, in caso di necessit, per aerare il terreno ed aumentare, di conseguenza, la mineralizzazione nel terreno. Un altro attrezzo utile e molto utilizzato, specialmente in orticoltura biologica, la vangatrice. Questultima una macchina non eccessivamente pesante e non richiede, dunque, grandi potenze per il funzionamento, in grado di smuovere il terreno a profondit costante, incorporando la sostanza organica presente in superficie e non produce suola di lavorazione. Una lavorazione altrettanto utilizzata nelle aziende biologiche la rincalzatura. Questa lavorazione consiste nelladdossare un certo quantitativo di terreno al piede delle piante coltivate, utilizzando una zappatrice o, pi frequentemente, attraverso luso di aratri assolcatori muniti di doppio versoio. 78

Gli scopi che essa si propone sono molteplici e variano a seconda della coltura. I principali sono: Lotta alle malerbe; protezione dal gelo (ad es. nelle viti appena innestate, e per le patate precoci); protezione contro linverdimento dei tuberi e contro attacchi di peronospora (nelle patate); imbianchimento dei prodotti da commerciare (finocchi, sedani, radicchi, ecc.). Unattrezzatura caratterizzante e indispensabile per ogni azienda agricola biologica, infine, il trinciatutto. Lo sminuzzamento dei residui colturali, cos come quello della biomassa prodotta da un erbaio da sovescio, facilita, infatti, le operazioni di interramento e la disgregazione della massa interrata, grazie ad una maggior superficie a contatto col terreno e con i microrganismi terricoli. Il consulente di agricoltura biologica deve anche conoscere bene i diversi tipi di lavorazione che normalmente si praticano nelle aziende biologiche, che riassumiamo di seguito. Lavorazione a due strati - un tipo di lavorazione che permette di smuovere in profondit il terreno, rivoltandone nel contempo esclusivamente la parte pi superficiale, senza stravolgerne quindi la naturale stratigrafia. Normalmente viene effettuata una prima fessurazione del terreno per mezzo di attrezzi discissori (ad es. ripuntatore) ed il rivoltamento degli strati superficiali per mezzo di unaratura leggera o di una frangizollatura. Lo stesso risultato si pu ottenere con un unico passaggio, e con un notevole risparmio di tempo, con laratro ripuntatore, un tipo di aratro provvisto di denti ripuntatori che agiscono in profondit (almeno 50 cm.). La forma e linclinazione dei denti ripuntatori, condiziona la risalita delle zolle e lo sforzo di trazione. Il dente dritto ha una maggior richiesta di potenza rispetto al dente curvo o inclinato, ma limita la risalita delle zolle e, ove presenti, dei sassi. Questo tipo di lavorazione ha il vantaggio di velocizzare le operazioni, ma ha come limite il costo e lelevata potenza richiesta per la sua esecuzione, ammortizzabile solo su grandi estensioni. Lavorazione superficiale - Si realizza con aratri polivomere quando si in presenza di residui colturali da interrare o con coltivatori o estirpatori, alla profondit di 25-30 cm, con residui colturali scarsi o trinciati molto finemente. Laratura, pur garantendo un migliore interramento dei residui, richiede un numero maggiore di passaggi, per il necessario affinamento. A parit di profondit, lintervento con attrezzi discissori pi rapido 79

e conveniente dal punto di vista del consumo energetico, ma richiede una discreta potenza della trattrice.Per il rivoltamento degli strati superficiali necessario un passaggio con frangizolle e per la rifinitura serve un erpice rotante o lutilizzo di attrezzi combinati. In presenza di abbondanti residui colturali non pienamente interrati al primo passaggio, sono da preferire attrezzi con denti disposti su pi file con ampia luce rispetto alla superficie del terreno. Ci per evitare ingolfamenti. Minima coltivazione - Il presupposto per realizzare una lavorazione che non interessi pi dei primi 10-15 cm di terreno, lassenza di compattamenti e suole di lavorazione, che ostacolerebbero lo sviluppo radicale e conseguentemente provocherebbero asfissia. In terreni sciolti si sostituisce laratro con il coltivatore a denti elastici o con il frangizolle abbinato ad erpici a palette rotanti in grado di preparare direttamente il letto di semina. In terreni pesanti necessario utilizzare macchine capaci di penetrare nel terreno, favorendone un primo sgretolamento, e successivamente impiegare un frangizolle o una zappatrice rotativa. In qualche caso si pu effettuare, anche con il solo passaggio di erpici a dischi, di peso elevato e con dischi di ampio diametro, che garantiranno linterramento dei residui colturali. In linea generale, peso dellattrezzo e dimensioni dei dischi devono aumentare in modo proporzionale alla pesantezza del terreno. Lutilizzo dellerpice a dischi particolarmente interessante dato che ha unalta capacit di lavoro, limitata richiesta di energia e non provoca suole di lavorazione. La lavorazione minima una tecnica che pu essere convenientemente utilizzata, come detto, se non si evidenziano sintomi di compattamento ed asfissia. Essa pu essere alternata, ogni tre o quattro anni, con una lavorazione a due strati o un intervento con attrezzi discissori a profondit superiori a quella abituale. Grande importanza assume infine il momento dintervento: fondamentale effettuare le lavorazioni quando il terreno in tempera, ossia quando non n troppo secco n troppo umido e si lascia lavorare col minimo dello sforzo, producendo il miglior risultato tecnico possibile. 3.3. Difesa fitosanitaria In agricoltura biologica viene attuata in tre modi: a) salvaguardia della fertilit e della salute del suolo, b) pratiche agronomiche, c) scelta del tempo di intervento. Sono inoltre importanti la conoscenza delle caratteristiche pedoclimatiche dellazienda e la presenza in campo, almeno settimanale, dellagricoltore, il quale dovr attentamente osservare lo sviluppo delle colture e landamento generale 80

dellazienda nel suo complesso ed in relazione allambiente circostante. 3.3.a. Prevenzione Il controllo delle avversit basato sulla prevenzione e sulladozione di opportune tecniche agronomiche. La prevenzione degli attacchi funginei e degli insetti deve iniziare dalla scelta della migliore rotazione colturale possibile, da praticare su suoli ricchi di sostanza organica, completata da una fertilizzazione equilibrata. Vanno poi scelte le specie e le variet autoctone che meglio si adattano allambiente pedoclimatico esistente in azienda. evidente che luso di variet locali consente di avere una maggiore adattabilit e resistenza delle piante coltivate. Naturalmente particolare attenzione andr riservata alla scelta del materiale di propagazione che dovr essere sano e di buona qualit. In caso di dubbi comunque sempre meglio disinfettare i semi immergendoli per dieci minuti in una soluzione all 1% di solfato di rame o miscelandoli con carbonato di rame. Una buona fertilit di base e la presenza di macro e micro elementi nel suolo consentir inoltre di prevenire le situazioni di stress nelle piante, circostanza che le predisporrebbe agli attacchi funginei. Le lavorazioni del terreno influiscono notevolmente sulla protezione delle piante dagli attacchi parassitari. Per esempio unaratura superficiale espone le radici delle infestanti allaria distruggendole, oltre a facilitare leliminazione di molti insetti dannosi da parte dei loro predatori naturali (ad es. gli uccelli). Le lavorazioni estive aiutano ad eliminare le popolazioni di insetti dannosi e riducono la presenza di nematodi. La rimozione dei residui di coltivazione consente poi di interrompere il cicli vitale di alcuni parassiti. In agricoltura biologica le rotazioni colturali rivestono poi grande importanza per il contenimento della flora spontanea e dei patogeni che vivono nel suolo, quali i nematodi. Lo scopo delle rotazioni anche quello di rendere il suolo pi elastico ed impedire la specializzazione dei parassiti e delle infestanti. dimostrato che la monocoltura determina un incremento dellattacco delle crittogame, il cui controllo estremamente difficoltoso. Un Agro-ecosistema con barriere naturali (siepi), boschi, canali e pascoli assicura a tutti i livelli unelevata biodiversit, che contribuisce al mantenimento della complessit e dellequilibrio allinterno dei campi coltivati. 3.3.b. Lotta biologica In natura ogni specie animale o vegetale ha degli antagonisti (predatori, parassiti, patogeni o competitori) che contribuiscono ad impedirne la proliferazione incontrollata. Le popolazioni naturali di 81

predatori (ad es. coccinelle, crisope, mantide religiosa, vespe, fitoseidi) e parassiti (per esempio Ditteri, Tachinidi, Nematodi) sono importanti per ridurre le infestazioni dei parassiti. Di norma un livello minimo di attacco viene tollerato per attrarre e sviluppare i nemici naturali. La lotta biologica consiste proprio nelluso di questi nemici naturali per contenere le popolazioni di fitofagi entro limiti accettabili e, di riflesso, nellincremento del numero di specie allinterno dellagroecosistema, che diviene maggiormente complesso e quindi pi stabile. Principali agenti utilizzati nella lotta biologica Insetti entomofagi. Sono gli agenti pi utilizzati nella lotta biologica e sono classificati in predatori e parassitoidi, agiscono in modo completamente diverso ma altrettanto efficace contro i fitofagi (insetti che si nutrono di parti delle piante). Predatori: organismi che attaccano e si nutrono di pi individui della popolazione di fitofagi. Alcuni ausiliari sono predatori per tutta la durata del loro ciclo vitale (fitoseidi, miridi, coccinellidi, antocoridi), altri solo allo stadio larvale. I predatori si dividono ulteriormente in: predatori specialisti, che vivono a spese di una sola o di un ristretto numero di specie, e predatori generalisti o polifagi che possono predare diverse specie. Le specie polifaghe sono considerate meno adatte di quelle monofaghe, perch in presenza di alternative abbondanti possono anche disdegnare il fitofago che si intende combattere. In generale i predatori presentano un vantaggio rispetto ai parassitoidi, in quanto ogni individuo si nutre di un certo numero di prede nellarco della propria vita e, diversamente dai parassitoidi, sono attivi anche nella fase iniziale quando cercano e consumano numerose prede. Tra i predatori pi diffusi ci sono crisope, sirfidi, ecc.. Parassitoidi - Sono organismi che vivono a spese dellospite causandone la morte. Si tratta quasi sempre di insetti, le cui femmine depongono un uovo allinterno (endoparassiti) o sopra (ectoparassiti) il corpo dellospite. Alla nascita la larva si alimenta dei tessuti dellinsetto parassitizzato fino allo sfarfallamento delladulto, pronto a dare inizio a una nuova generazione. I parassitoidi sono generalmente Imenotteri e Ditteri e possono parassitizzare diverse tipologie di insetti in ambienti diversi, per questo sono molto utilizzati nella lotta biologica. Parassiti (nematodi). Differiscono dai parassitoidi in quanto vivono a spese dellospite, causandogli danni pi o meno gravi, 82

ma non ne provocano la morte. Nonostante questo hanno dimostrato di essere degli ottimi agenti di lotta biologica, tanto che esistono in commercio numerosi preparati a base di nematode, utilizzati anche in orticoltura e nel giardinaggio. Quelli pi utilizzati appartengono al genere Steinernema (Neoaplectana) e Heterorhabditis. Questi si sono dimostrati efficaci nel controllo delle larve di Othiorrhinchus sulcatus e di sciarids diptera. Agiscono per contatto, riuscendo ad infettare lospite attraversandone la cuticola o penetrando da altre aperture naturali e la loro azione sugli insetti condotta in simbiosi con I batteri del genere Xenorhabdus. Quando questi batteri vengono rilasciati allinterno dellospite, ne provocano la setticemia. I nematodi sono soggetti alla disidratazione e sensibili ai raggi UV, sono pertanto utilizzati per il contenimento degli insetti terricoli. Agenti patogeni (batteri, virus, funghi) - microrganismi che sono in grado di causare nel fitofago una malattia mortale. Virus e batteri agiscono in seguito ad ingestione danneggiando solitamente gli organi intestinali dellinsetto, mentre i funghi penetrano nel fitofago dalla cuticola moltiplicandosi a spese degli organi interni. Lagente patogeno pi diffuso e conosciuto il Bacillus thuringiensis. un batterio aerobico, sporiforme, disponibile in varie forme (kurstaki, aizawai, israeliensis and tenebrionis). Queste differiscono per la specificit della loro azione: le prime due agiscono sulle larve di lepidotteri, la terza sulle larve delle zanzare, la quarta sulle larve di Leptinotarsa decemlineata. Al momento della sporulazione il microrganismo produce una tossina che interagisce con le glicoproteine della membrana delle cellule intestinali dellinsetto provocando il blocco dei muscoli dellapparato digerente e la interruzione della nutrizione. Nei formulati commerciali generalmente presente solo la tossina, che agisce esclusivamente per ingestione. Per essere efficace quindi necessario che linsetto si nutra per un certo periodo sulla superficie della pianta trattata. La selettivit di Bacillus thuringiensis molto elevata ed esplica pienamente la sua efficacia quando viene utilizzato sui primi stadi larvali. Si conoscono numerosi virus entomopatogeni, che sono caratterizzati da unelevata specificit, infettano linsetto solitamente allo stato di larva ed agiscono per ingestione. La loro azione non immediata per cui i fitofagi infettati sono in grado di nutrirsi ancora per un certo periodo, causando ulteriori danni. Il virus pi utilizzato il virus della granulosi, attivo su Cydia pomonella, ma sono disponibili altri microrganismi attivi su diverse specie di fitofagi. 83

Competitori si tratta di organismi che competono con lorganismo patogeno per la colonizzazione di una parte della pianta coltivata. Gli organismi competitori non arrecano per danni alla pianta coltivata. Gli organismi competitori sono generalmente funghi che entrano in competizione con altri funghi. In alcuni casi, ad esempio nel caso del cancro del castagno (Endothia parasitica) si tratta di ceppi ipovirulenti dello stesso fungo parassita. Vertebrati, anche se sono troppo polifagi per un uso sistematico nella lotta biologica, in diverse occasioni risultano utili per il controllo dei parassiti. Basti pensare che una rondine si ciba giornalmente di circa 7000 esemplari tra mosche, zanzare ed altri insetti. Altri vertebrati particolarmente attivi sono i ricci (si nutrono di ogni sorta di insetti), i topiragno (divorano grosse quantit di insetti, ragni, anellini, molluschi), i rospi (mangiano insetti, ragni, lumache, ecc.), le civette (si nutrono di insetti quali coleotteri, lepidotteri notturni, ortotteri) ed i pipistrelli (predano mosche, zanzare, lepidotteri notturni).

Altri metodi di lotta biologica, che meritano di essere citati, prevedono luso dei feromoni (trappole per la cattura massale, confusione sessuale) e la tecnica del Maschio sterile. Questultima conosciuta anche come lotta autocida ha dato a livello sperimentale risultati molto soddisfacenti, ma applicabile solo su larga scala e in concomitanza di condizioni ambientali molto particolari. Si tratta di impedire la riproduzione della specie infestante introducendo nellambiente un sufficiente numero di individui resi sterili. Perch la tecnica possa essere applicata con successo devono verificarsi le seguenti condizioni: la densit iniziale della popolazione da controllare deve essere relativamente bassa; la specie deve effettuare un unico accoppiamento; la popolazione deve essere coinvolta integralmente, condizione che si verifica con trattamenti su scala molto vasta o in caso di ambienti circoscritti ed isolati (es. isole). 3.3.c. Controllo della flora spontanea Nellagricoltura convenzionale con il termine infestanti ci si riferisce a diverse specie erbacee che nascono spontaneamente nei campi coltivati, ostacolando lo sviluppo della coltura principale, e con il termine diserbo" viene identificata la lotta a queste infestanti. Queste definizioni naturalmente non valgono per lagricoltura biologica, che attribuisce un ruolo fondamentale allagroecosistema ed alla conservazione al suo interno della biodiversit. Questo approccio fa s che la flora spontanea non sia considerata solo un ostacolo allo sviluppo delle piante coltivate ma rivesta un ruolo positivo nelle 84

relazioni tra le piante coltivate e lambiente in cui esse vivono (suolo, flora, fauna). Quindi In agricoltura biologica le espressioni flora spontanea e gestione della flora spontanea sostituiscono rispettivamente quelle di piante infestanti e diserbo, utilizzate nellagricoltura convenzionale. In questo modo viene posta maggiore enfasi sugli aspetti agronomici piuttosto che sugli interventi specifici di lotta alle infestanti. Il ruolo della flora spontanea Vediamo innanzitutto quali possono essere gli aspetti negativi (normalmente i soli considerati nellagricoltura convenzionale). La flora spontanea compete con le piante coltivate nellapprovviggionamento dellacqua, della luce e del nutrimento. Pu inoltre inquinare il raccolto e contribuire alla creazione di un micro-clima umido, ideale per lo sviluppo di molti patogeni, oltre a poter essere essa stessa ospite intermedio dei patogeni. Analizziamo ora gli effetti positivi dellazione svolta dalla flora spontanea. Offre ospitalit agli insetti utili e contemporaneamente rappresenta per gli insetti fitofagi un cibo alternativo alla coltura principale. Previene lerosione del suolo, ne migliora la struttura, riduce la perdita di nutrienti per lisciviazione e, nel caso delle leguminose, contribuisce a fissare nel suolo lazoto presente nellatmosfera. Va inoltre considerato che dallosservazione della flora spontanea possibile ricavare preziose informazioni sulle caratteristiche fisiche e chimiche del suolo, la sua reazione, la tessitura, la presenza di elementi, leventuale esistenza di una suola di lavorazione. Una corretta gestione della flora spontanea pu ridurre al minimo gli effetti negativi, massimizzandone allo stesso tempo quelli positivi. Questo significa imparare ad accettare la presenza di alcune infestanti nel campo coltivato ed a ci si lega strettamente il concetto di soglia di danno o di intervento ovvero la quantit di piante spontanee al di sotto della quale la coltura non riporta danni e non sono necessari interventi di controllo. La definizione della soglia variabile in funzione delle specie considerate e della singola situazione aziendale. Gli interventi possibili per una corretta gestione delle spontanee sono diversi, ma il concetto fondamentale per un valido controllo che la coltura deve essere: ben insediata, in grado di competere vigorosamente con la flora spontanea, capace di coprire rapidamente il terreno. E dimostrato infatti che una volta che la coltura ha coperto la fila, sia lemergenza dei semi che la crescita delle plantule di spontanee notevolmente ridotta. In conseguenza di ci le specie che presenteranno maggiori problemi sono quelle che hanno una 85

germinazione lenta. Per queste specie, quando possibile, meglio preferire il trapianto alla semina. Per lo stesso motivo tutti gli accorgimenti agronomici volti ad accelerare la germinazione (bagno dei semi, irrigazioni, copertura con tessuto non tessuto, ecc.) hanno un effetto positivo sul controllo delle erbe spontanee. I metodi per la gestione della vegetazione spontanea possono essere distinti in metodi indiretti e metodi diretti. Entrambi sono volti a limitare il numero di piante spontanee o a spostare lequilibrio dellagroecosistema in favore sia della coltura che di quella flora spontanea con minori caratteristiche di competitivit. Tra i metodi preventivi le rotazioni colturali hanno una grande importanza. Le monosuccessioni o le rotazioni troppo strette creano infatti, nel corso del tempo, le condizioni per proliferazioni incontrollate della flora spontanea. Al contrario rotazioni corrette e sufficientemente lunghe, pur non essendo risolutive, permettono un miglior controllo delle spontanee, che non hanno la possibilit di adattarsi e selezionarsi e i cui cicli sono disturbati da lavorazioni colturali, epoche di raccolta e competitivit della coltura principale diverse anno per anno. Un altro metodo preventivo la falsa semina. Consiste nella normale preparazione del letto di semina e in uneventuale irrigazione (in assenza di precipitazioni) a cui per non fa seguito la distribuzione del seme. Si favorisce cos la germinazione degli organi di propagazione delle infestanti prima che la coltura sia in campo. Quando la flora spontanea ha raggiunto lo stadio di cotiledoni o di prime foglie vere si interviene con una lavorazione superficiale per eliminare le plantule. Durante questa operazione necessario non rimescolare gli strati di terreno per evitare di riportare in superficie nuovi semi. Per questo motivo la seconda lavorazione pu essere sostituita da un intervento di pirodiserbo (vedi oltre). E anche importante limitare lo stock di semi presente in campo e la conseguente proliferazione di specie non desiderate evitando luso di sementi inquinate ed utilizzando per la fertilizzazione solo letame e liquame maturi. Un periodo di maturazione sufficientemente lungo consente di abbattere il potere germinativo dei semi presenti in questi fertilizzanti. Nella gestione delle infestanti ha mostrato una buona efficacia anche il metodo delle cover crops, che consiste nellimpianto di una coltura, non necessariamente destinata al raccolto, nei mesi in cui solitamente il terreno rimane nudo. Si impedisce cos la proliferazione e la disseminazione di infestanti nel periodo in cui non vi sono altre colture in atto, inoltre si pu favorevolmente utilizzare la capacit che hanno alcune piante, come ad esempio la segale, di ridurre la capacit di 86

germinazione dello stock di semi presenti nel terreno attraverso la produzione di sostanze allelopatiche. Le cover crops hanno un effetto favorevole oltre che nel controllo delle piante spontanee, anche nel riciclaggio dei nutrienti, nella riduzione dellerosione dei suoli, nellincrementare il tenore in sostanza organica e, nel caso si tratti di leguminose, aumentano il tenore in azoto del terreno. Una volta sfalciate le cover crops possono essere interrate oppure utilizzate come pacciamatura verde. Nel secondo caso si ha riduzione dellemergenza delle infestanti, minor evaporazione dal suolo, che rimane pi fresco nei mesi estivi e lento rilascio dei nutrienti. Effetti simili possono essere ottenuti facendo ricorso ad altri materiali pacciamanti, come materiali plastici (polietilene nero a bassa densit in particolare), materiali plastici biodegradabili a base di amido di mais, prodotti a base di cellulosa o di cellulosa e torba e pacciamature vegetali (paglia o cippato).

Immagine 17: differenti tipi di pacciamatura

Il polietilene il materiale pi usato, per la facilit di posa, la resistenza meccanica, la capacit di trattenere il calore, il discreto effetto precocizzante e, naturalmente, il buon controllo delle spontanee. Gli svantaggi di questo materiale sono le difficolt di 87

smaltimento a fine campagna e il divieto o la limitazione di utilizzo imposto da alcuni disciplinari. Le plastiche biodegradabili e i materiali a base di cellulosa risolvono il problema dello smaltimento, ma non sempre la loro durata sufficiente ad assicurare nel tempo un effetto sufficiente nel controllo delle piante spontanee. Inoltre, soprattutto la carta, sono soggetti a frequenti rotture. Lutilizzo di materiali vegetali presenta il vantaggio di migliorare le caratteristiche fisico-chimiche del suolo e, secondo alcuni autori, di contenere il numero di fitofagi, ma non ha effetti precocizzanti ed ha costi di realizzazione pi alti.
Tabella 10: Tipi di materiali pacciamanti disponibili sul mercato PRODOTTO COMMERCIALE MATERIALE USO
Vegetali che devono essere puliti quando raccolti quali lattuga e finocchio

VANTAGGI (+) E SVANTAGGI (-)


+ Biodegradabile + Soffoca efficacemente le piante spontanee + Raccolta pulita e asciutta - Soggetta a rottura durante lapplicazione - Si degrada troppo rapidamente sui bordi + Biodegradabile + Soffoca efficacemente le piante spontanee (>4 mesi) + Dosaggi modulabili + Facile da applicare - Costoso + Biodegradabile + Economico e leggero + Non si strappa facilmente - Applicazione difficile + Facile da applicare + Soffoca efficacemente le piante spontanee + raccolta pulita + economico - Non eco-compatibile - Deve essere rimosso dopo la coltivazione, ma loperazione difficoltosa - Costi di smaltimento elevati

Molti

Carta

TerraStar

Cellulosa

Granuli da spargere sulle piantine appena trapiantate o allo stadio vegetativo della terza foglia Comparabile con la carta; pu essere usato anche per i cetrioli. Vegetali che devono essere puliti quando raccolti quali lattuga e finocchio cos come cetrioli, zucchini e altre colture protette

Amido + Mater-Bi Plastica biodegradabile

Molti

Fogli di polietilene

Fonte: FIBL, 2005

Tra i metodi diretti per la gestione delle spontanee il posto principale occupato dalle lavorazioni del terreno. Le attrezzature utilizzate devono essere accomunate da alcune caratteristiche: 88

la regolazione delle spontanee che deve essere efficace sia sullinterfila che vicino alla fila senza danneggiare la coltura, la polivalenza, ovvero lefficacia nei confronti di piante con differenti modalit di propagazione, la capacit di unire allazione sulla pianta anche quella di rottura della crosta e di arieggiamento del terreno, lelevata capacit di lavoro oraria per contenere i tempi di intervento e i costi di gestione. Si impiegano attrezzature ad organi fissi (erpice a maglie, strigliatore e sarchiatrice), ad organi rotanti trainati (sarchiatrice a denti rotanti) oppure ad organi rotanti mossi dalla presa di potenza (spazzolatrice, fresa multipla interfilare ed erpice a denti rotanti).

Immagine 18: esempio di spazzolatrice

Per piccoli appezzamenti o in condizioni particolari non vanno dimenticati gli attrezzi manuali, di limitata importanza nelle colture estensive, ma utilizzabili in orticoltura, in piccole aziende familiari o in serra. La possibilit di combinare lazione di diverse attrezzature, di agire sulla loro regolazione e di modificare la forma degli organi lavoranti (montando diversi tipi di utensili) consente un assortimento molto vasto di soluzioni. Per identificare la pi idonea al singolo caso aziendale si dovr tener conto del tipo di coltura su cui si deve 89

intervenire, dellampiezza delle superfici da trattare, di grado e tipo di infestazione, dello stadio di sviluppo della flora avventizia e della coltura, delle caratteristiche fisiche e del contenuto di acqua del suolo, della necessit di operare sia sulla fila che nellinterfila. Un discorso a parte merita il pirodiserbo, ovvero il controllo delle piante spontanee per mezzo del calore. Lesposizione delle piante ad alte temperature determina nei tessuti vegetali uno shock termico, con conseguente disorganizzazione delle membrane cellulari, denaturazione delle proteine, inattivazione degli enzimi e, complessivamente, alterazione irreversibile della funzionalit del vegetale che muore per disseccamento nel giro di due-tre giorni. La pianta quindi, anche se esposta alla fiamma diretta, non subisce una combustione ma piuttosto una lessatura dei tessuti immediatamente evidenziabile dal mutamento di colore del vegetale e dallaspetto flaccido e traslucido che assumono le foglie. Lefficacia del pirodiserbo dipende da numerosi fattori. La presenza di villosit sulle foglie o la loro succulenza, riduce lefficacia dellintervento, cos come la presenza di cuticole o strati protettivi. Le piante rizomatose o con altri organi di riproduzione sotterranei possono essere danneggiate nelle loro parti aeree ma non in quelle ipogee, che ne garantiranno la sopravvivenza. Anche eventuali irregolarit del suolo, deviando la fiamma, modificano lefficacia del trattamento, come pure un eccesso di umidit attorno alle piante da trattare. Ma il fattore che maggiormente condiziona lefficacia del pirodiserbo certamente lo stadio di sviluppo delle piante trattate. Quanto pi tardivamente si effettua lintervento tanto minore sar la sua efficacia, per la maggior resistenza al calore dei tessuti della pianta adulta. Lo stadio migliore per interventi di pirodiserbo corrisponde generalmente alla seconda quarta foglia vera del vegetale da trattare. Su colture erbacee il pirodiserbo pu essere utilizzato in pre semina o in pre emergenza sfruttando i diversi tempi di germinazione delle spontanee e della coltura. La possibilit di interventi in post emergenza legata alla maggiore o minore sensibilit della coltura al calore e spesso necessario utilizzare schermi di protezione. Le attrezzature pi diffuse, sono a fiamma libera, alimentate a GPL, meno diffusi gli apparecchi a infrarossi, microonde, elettrici o a generazione di vapore. Si tratta comunque di una tecnica piuttosto costosa, specie se estesa allintera superficie coltivata, per cui consigliabile abbinarla ai tradizionali interventi meccanici. In generale le macchine mosse dalla presa di potenza risultano pi efficaci contro le specie perenni, ma sono controindicate in suoli male

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o poco strutturati, perch tendono a peggiorarne ulteriormente la struttura. Su terreni leggeri e poco tendenti al compattamento si ottengono buoni risultati con le strigliatrici, purch le piante da eliminare non siano troppo sviluppate: la massima efficacia di intervento si ha allo stadio di foglie cotiledonari e su specie non stolonifere (che anzi potrebbero essere avvantaggiate dallimpiego di queste macchine). Gli erpici strigliatori si sono mostrati particolarmente adatti al controllo delle infestanti nei cerali autunno-vernini. Un passaggio a fine inverno riduce significamene la presenza di infestanti, favorisce laccestimento e accelera i processi di mineralizzazione della sostanza organica, contribuendo alla nutrizione azotata delle piante. Le spazzolatrici si adattano a terreni di diversa tessitura, non formando suola di lavorazione. Le condizioni migliori di impiego si hanno su suoli asciutti ma non secchi, pena la formazione di polverosit eccessiva, e su piante ai primissimi stadi vegetativi. Lazione sradicante delle spazzole infatti piuttosto blanda ed efficace solo su piante con apparato radicale superficiale. Se la flora spontanea ha gi raggiunto stadi di sviluppo avanzato leffetto sar lesivo e devitalizzante, ma non definitivo. In presenza di specie sia annuali che perenni e su terreni duri i risultati migliori si ottengono con la sarchiatrice a denti fissi. La sarchiatrice a denti rotanti invece ideale per il controllo delle annuali, anche se, in presenza di compattamento del terreno, deve essere associata a un rompitraccia. Bisogna sottolineare che, in ogni caso, lazione di contenimento della flora spontanea pienamente efficace solo quando la scelta dellattrezzatura pi idonea accompagnata dalla accuratezza nella sua regolazione e dalla tempestivit di intervento. 3.3.d. Prodotti consentiti La regolamentazione comunitaria tratta il corretto approccio da tenere nella difesa delle piante, che consiste in primo luogo nelladozione di adeguate pratiche agronomiche: La lotta contro i parassiti, le malattie e le piante infestanti si impernia sul seguente complesso di misure: scelta di specie e variet adeguate; programma di rotazione appropriato; coltivazione meccanica; protezione dei nemici naturali dei parassiti, grazie a provvedimenti ad essi favorevoli (ad esempio siepi, posti per nidificare, diffusione di predatori); eliminazione delle malerbe mediante bruciatura. Possono essere utilizzati i prodotti di cui all'allegato II soltanto in caso di pericolo immediato che minacci le colture. Per queste ragioni, lutilizzo di molti dei prodotti elencati richiede una preventiva autorizzazione da parte degli Enti di controllo. La versione 91

iniziale dellelenco non risultata per completa di tutti i prodotti utilizzati in agricoltura biologica nei diversi paesi dellUnione Europea, per cui si sono resi necessari numerosi aggiornamenti successivi, e probabilmente altri ne necessiteranno.
Tabella 11: Estratto dellAllegato II del Reg. CEE n 889/2008 (prodotti autorizzati per la protezione delle piante) 1. PRODOTTI FITOSANITARI Condizioni generali applicabili per tutti i prodotti composti o contenenti le sostanze attive appresso indicate: Impiego in conformit ai requisiti comunitari; Soltanto in conformit delle disposizioni specifiche della normativa sui prodotti fitosanitari applicabile nello Stato membro in cui il prodotto utilizzato [ove pertinente (*)]. I Sostanze di origine vegetale o animale Descrizione, requisiti di composizione, Nome condizioni per luso
Azadiractina estratta da Azadirachta indica (albero del Neem) (*) Cera dapi Gelatina (*) Proteine idrolizzate Insetticida. Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Protezione potatura. Insetticida. Sostanze attrattive.

Solo in applicazioni autorizzate in combinazione con altri prodotti adeguati del presente allegato II, parte B. Lecitina Fungicida. Oli vegetali (per es.: olio di Insetticida, acaricida, fungicida ed inibitore della germogliazione. menta, olio di pino, olio di carvi). Piretrine estratte da Insetticida. Chrysanthemum Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. cinerariaefolium Quassia estratta da Quassia Insetticida, repellente. amara Rotenone estratto da Derris Insetticida. spp., Lonchocarpus spp. e Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Terphrosia spp. (*) In alcuni Stati membri i prodotti contrassegnati (*) non sono considerati prodotti fitosanitari e non sono soggetti alle disposizioni della legislazione in materia di prodotti fitosanitari.

II Microrganismi utilizzati nella lotta biologica contro i parassiti Nome Descrizione, requisiti di composizione, condizioni per luso

Microrganismi (batteri, virus e Solo prodotti non modificati geneticamente ai sensi della Direttiva 90/220/CEE (1). funghi), ad es. Bacillus thuringensis, Granulosis virus, ecc. (1) GU n L 117 dell8.5. 1990, pag. 15.

III Sostanze da utilizzare solo in trappole e/o distributori automatici


Condizioni generali: Le trappole e/o i distributori automatici devono impedire la penetrazione delle sostanze nellambiente ed il contatto delle stesse con le coltivazioni in atto; Le trappole devono essere raccolte dopo lutilizzazione e riposte al sicuro.

Nome
(*) Fosfato diammonio Metaldeide

Descrizione, requisiti di composizione, condizioni per luso


Sostanza attrattiva. Soltanto in trappole. Dal 31 Marzo 2006 non pu essere pi utilizzato.

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Feromoni Piretroidi (solo deltametrina o lambdacialotrina)

Sostanze attrattive; sostanze che alterano il comportamento sessuale. Solo in trappole e distributori automatici. Insetticida. Solo in trappole con sostanze specifiche attrattive. Solo contro Batrocera oleae e Ceratitis capitata wied.

Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. (*) In alcuni Stati membri i prodotti contrassegnati (*) non sono considerati prodotti fitosanitari e non sono soggetti alle disposizioni della legislazione in materia di prodotti fitosanitari.

IIIa Preparati da spargere in superficie tra le piante coltivate Nome Descrizione, requisiti di composizione, condizioni per luso
Ortofosfato di ferro (III) Molluschicida

IV. Altre sostanze di uso tradizionale in agricoltura biologica Nome Descrizione, requisiti di composizione, condizioni per luso
Rame, nella forma di idrossido di rame, ossicloruro di rame, solfato di rame (tribasico), ossido rameoso Fungicida. Dal 1 gennaio 2006 nel limite massimo di 6 kg di rame/ettaro/anno, fatte salve disposizioni specifiche pi restrittive previste dalla legislazione sui prodotti fitosanitari dello Stato membro in cui il prodotto sar utilizzato. Per le colture perenni gli Stati membri possono disporre, in deroga al disposto del paragrafo precedente, che i tenori massimi siano applicati come segue: - il quantitativo massimo utilizzato a decorrere dal 23 marzo 2002 fino al 31 dicembre 2006 non deve superare 38 kg di rame per ettaro; - a decorrere dal 1 gennaio 2007 il quantitativo massimo che pu essere utilizzato ogni anno sar calcolato detraendo i quantitativi effettivamente utilizzati nei quattro anni precedenti dal quantitativo totale massimo di, rispettivamente, 36, 34, 32 e 30 kg di rame per ettaro per gli anni 2007, 2008, 2009, 2010 e per gli anni successivi.. (*) Etilene Sale di potassio di acidi grassi (sapone molle) (*) Allume di potassio (Calinite) Zolfo calcico (polisolfuro di calce) Olio di paraffina Oli minerali Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Sverdimento delle banane. Insetticida. Prevenzione della maturazione delle banane. Fungicida, insetticida, acaricida. Solo per trattamenti invernali degli alberi da frutto, degli olivi e della vite.

Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Insetticida, acaricida. Insetticida, acaricida. Solo su alberi da frutta, viti, olivi e colture tropicali (ad esempio banani). Necessit riconosciuta dallOrganismo di controllo o dallAutorit di controllo. Permanganato di potassio Fungicida, battericida. Solo su alberi da frutta, olivi e viti. (*) Sabbia di quarzo Repellente. Zolfo Fungicida, acaricida, repellente. (*) In alcuni Stati membri i prodotti contrassegnati (*) non sono considerati prodotti fitosanitari e non sono soggetti alle disposizioni della legislazione in materia di prodotti fitosanitari.

2. PRODOTTI PER LA LOTTA CONTRO I PARASSITI NEI LOCALI DI STABULAZIONE E NEGLI IMPIANTI: Prodotti elencati nella sezione 1; Rodenticidi.

DESCRIZIONE DEI PRINCIPALI PRODOTTI BIOLOGICO PER LA DIFESA DELLE PIANTE

USATI

NEL

AZADIRACTINA estratta dallalbero di origine asiatica Azadirachta indica (Albero del Neem), usata come insetticida. Agisce per ingestione ed antagonista dellormone ecdysone, 93

impedendo la riproduzione degli insetti. Non attiva su uova ed adulti e su alcuni insetti agisce come antifeedant. LAzadiractina ha un ampio raggio dazione, agendo su Homoptera, Lepidoptera, Diptera, Coleoptera e altri, acari inclusi. Ha inoltre un effetto sicuro contro funghi e batteri. usata in orticoltura, frutticoltura, vivaismo e su piante ornamentali. Non tossica per gli animali vertebrati, mentre pu essere fitotossica se usata in alte dosi. Dosaggi e compatibilit: in gran parte dipende dalle formulazioni, approssimativamente 25-50 g/ha di Azadiractina. Pu essere utilizzata in abbinamento alle Piretrine, virus, Bt, saponi molli. OLI VEGETALI (olio di menta, olio di pino, olio di cumino), sono composti da sostanze naturali derivate da varie parti delle piante quali fiori, semi e frutti. Molti oli contengono acidi oleici e linoleici. Normalmente gli oli vegetali e quelli minerali vengono utilizzati in abbinamento a fungicidi e pesticidi, migliorandone lapplicazione e la durata. Gli oli vegetali hanno azione insetticida sugli insetti e le loro uova. Esercitano inoltre unazione repellente. Sono efficaci contro afidi, Coccidi, Diaspidi e acari. Campo di applicazione: viticoltura, frutticoltura, orticoltura. Bassa tossicit sui mammiferi. Gli oli vegetali non sono selettivi e quindi oltre ad agire sugli insetti dannosi, ad alti dosaggi, possono compromettere lesistenza anche degli insetti antagonisti (utili). Dosaggio e compatibilit: normalmente 200-300 ml/hl se adoperati come additivi e 1-3 g/hl se usati come insetticidi. Gli oli vegetali possono essere miscelati con la maggior parte dei dei prodotti utilizzati nel biologico. PIRETRINE (estratte dal Chrysanthemum cinerariaefolium), sono insetticidi naturali ricavati dalle piante del Crysanthemum, coltivate principalmente in Kenya, Tanzania e Tasmania. Vengono ottenuti dai fiori opportunamente essiccati e lavorati. Il principio attivo costituito da sei molecole conosciute come piretrine, che sono fotosensibili e rapidamente ossidate se esposte allaria ed alla luce. Per aumentarne la stabilit alcuni preparati aggiungono sostanze stabilizzanti (per esempio PPBO piperonilbutoxyd). Le piretrine agiscono come insetticidi da contatto. Attaccano il sistema nervoso degli insetti, paralizzandoli in pochi secondi. Il tempo di azione letale dipende dai dosaggi utilizzati. Alcuni insetti possono metabolizzare le piretrine rendendo inefficace la loro azione. Per questo le piretrine possono essere attivate con PPBO, che inibisce la disintossicazione dal principio attivo e rende quindi pi efficace il trattamento. Le Piretrine hanno un ampio spettro di azione e sono efficaci contro Omeotteri, Lepidotteri, Coleopteri Ditteri ed hanno anche unazione limitata verso gli acari. Campo di 94

applicazione: orticoltura, piante ornamentali, oltre che per la conservazione delle derrate alimentari. Presentano bassa tossicit verso i mammiferi, mentre sono dannose per i pesci, i rettili e gli anfibi. Le Piretrine non sono selettive e possono risultare dannose per le api ed altri insetti utili. Non sono fitotossiche. Dosaggi: normalmente 70-100 ml/hl. QUASSIA (estratta dalla Quassia amara), un insetticida naturale derivato dallalbero della Quassia amara, originario del Suriname, e dal Picrasma excelsa (Quassia giamaicana). I principi attivi sono quassina e neoquassina. La Quassia, oltre ad essere una pianta medicinale, usata come repellente per cani e gatti. Agisce sul sistema nervoso, sia per contatto che per ingestione. Presentando una persistenza limitata la sua azione piuttosto ridotta. Campo di applicazione: orticoltura, frutticoltura, viticoltura, silvicoltura, giardinaggio. Presenta bassa tossicit. ROTENONE (estratto da Derris spp., Lonchocarpus spp. e Tephrosia spp.). Il Rotenone un alcaloide, isolato per la prima volta nel 1895. estratto dalle radici di alcune piante tropicali della famiglia delle leguminose: Derris elliptica, Derris spp., Lonchocarpus utilis, Tephrosia spp. Il Rotenone soggetto a rapida decomposizione se esposto alla luce ed allaria. La sua persistenza pertanto limitata a 2-3 giorni in estate e 5-6 in primvera. Il principio attivo molto tossico se inalato, meno se ingerito. La finezza del prodotto determina il suo livello di tossicit. Il Rotenone pu essere stabilizzato con acido fosforico ed agisce per contatto ed ingestione, inibendo lattivit mitocondriale. Ha un ampio spettro dazione, agendo contro lepidotteri, ditteri, coleotteri, ecc.. Presenta anche unazione limitata contro gli afidi. Campo di applicazione: orticoltura, frutticoltura, giardinaggio, oltre che contro mosche e zanzare. anche usato in medicina veterinaria contro le mosche di Hypoderma. Il Rotenone presenta bassa tossicit sui mammiferi, mentre molto tossico sui pesci. un insetticida non selettivo ma non pericoloso per le api. Dosaggi e compatibilit: normalmente in orticoltura 100 g/ha di principio attivo. Il periodo di carenza di 10 giorni. Non compatibile con le sostanze alcaline. GRANULOSIS VIRUS (CpGV), questo virus utilizzato contro la Cydia pomonella delle mele ed anche attivo contro altri Lepidotteri. CpGV agisce per ingestione e per questo motivo deve essere adoperato al momento giusto sulle larve di Cydia. I raggi ultravioletti possono inattivare il virus, pertanto raccomandata lapplicazione allalba o al tramonto. Questo virus specifico 95

contro sei specie di Tortricidae, la pi importante delle quali Cydia pomonella. Campo di applicazione: melo, pero e noci. Tossicit: principio attivo selettivo, non tossico per gli altri insetti; non fitotossico. Dosaggio e compatibilit: non va miscelato con altre sostanze alcalino-sensibili. BACILLUS THURINGIENSIS. In agricoltura biologica il pi diffuso preparato a base di batteri. Il batterio presente naturalmente nel terreno e le sue propriet insetticide sono conosciute sin dagli anni sessanta. Ci sono molti tipi di Bt ed utilizzato in molti campi. Durante la sporulazione produce tossine (la pi importante la delta-endotoxin) che rappresentano il principio attivo del formulato. Le Pro-tossine vengono attivate nellintestino degli insetti, con conseguente effetto letale. Il formulato selettivo ed inoffensivo sui vertebrati che hanno una reazione intestinale acida. Il Bt attivo soltanto per ingestione. Per questa ragione viene spruzzato sugli insetti nocivi durante lo stadio larvale, quando sono esposti in quanto si alimentano in superficie. Una volta che la tossina viene rilasciata nellintestino, lintero apparato digerente viene paralizzato linsetto non pu pi nutrirsi. La morte interviene in poche ore o, al massimo, entro tre giorni. I diversi tipi di Bt sono specifici per determinate famiglie o specie di insetti: il Bacillus thuringiensis var kurstaki attivo contro molte specie di Lepidotteri; il Bacillus t. var tenebrionis attivo contro molte specie di Coleotteri; il Bacillus t. var israelensis attivo contro le zanzare. Campo di applicazione: orticoltura, viticoltura, frutticoltura, olivicoltura, piante ornamentali, silvicoltura. Non tossico per i vertebrati. Svolge unazione specifica e non dannoso per gli altri insetti. Non fitotossico. Dosaggi e compatibilit: molto dipende dai formulati, normalmente da 0,5 a 2 kg/ha di preparato commerciale. Non deve essere miscelato con prodotti alcalini. SALI DI POTASSIO DI ACIDI GRASSI (sapone molle). Questo prodotto, conosciuto anche come sapone molle di potassio (o sapone di Marsiglia) si ottiene miscelando oli vegetali e sostanze alcaline quali soda e idrossido di potassio. Oltre a venire normalmente usato come detersivo, questo prodotto adoperato in agricoltura come insetticida. Una sua importante peculiarit quella di essere completamente biodegradabile (viene metabolizzata dai batteri presenti nel suolo). Il sale di potassio viene utilizzato come insetticida, come additivo di altri prodotti per la difesa delle piante e contro funghi ed infestanti. Miscelato con altri insetticidi, quali rotenone e piretrine, ne aumenta il potere 96

adesivante, aumentandone di conseguenza la persistenza. Il sapone molle agisce come insetticida di contatto, danneggiando la cuticola degli insetti; viene anche usato per eliminare la melata e le secrezioni degli afidi. Viene adoperato contro gli insetti fitofagi con sottile esoscheletro, quali afidi, tripidi e aleurodidi. attivo anche contro gli acari. Campo di applicazione: melo pero, vite, piante aromatiche, verdure e piante ornamentali. Non presenta tossicit verso vertebrati ed insetti impollinatori. Dosaggi e compatibilit: in miscela con altri insetticidi ca. 300 g/hl, usato da solo ca 1000 g/hl. Non va usato con acque dure. ZOLFO CALCICO (POLISOLFURO DI CALCE) viene usato come insetticida e fungicida. Il principio attivo lo zolfo sotto diverse forme. Agisce come insetticida da contatto, data la causticit del preparato. anche efficace contro la cocciniglia. Un effetto secondario di questo insetticida lasfissia. Il Polisolfuro ha anche unazione fungicida data la presenza dello zolfo. Campo di applicazione: insetti - Diaspididae (Quadraspidiotus perniciosus, Diaspis pentagona and D. leperii). attivo anche sulle uova di acari. Crop protection: contro oidio, cancro della bolla della pesca e altre malattie. Campo di applicazione: agrumi, pesca, mela, albicocca, ciliegio, vite, olivo. La sostanza irritante se inalata e se viene in contatto diretto con gli occhi o la pelle. I polisolfuri sono anche tossici per qualche predatore di afidi. Considerata la loro alcalinit possono risultare fitotossici, provocando bruciature negli organi vegetativi. Per questo vengono utilizzati preferibilmente in inverno. Dosaggio e compatibilit: per i trattamenti invernali suggerito sulle drupacee un dosaggio di 16 17 kg/hl; per le mele e le pere di 20-22 kg/hl. Il polisolfuro di calce altamente corrosivo per gli ingranaggi dellattrezzatura irroratrice. Bisogner quindi attentamente risciacquarla dopo luso. OLI MINERALI (oli bianchi, oli di petrolio, oli di paraffina), sono derivati dalla distillazione del petrolio ad alte temperature, arricchito di idrogeno ed infine estratto con solventi. Le condizioni di estrazione influenzano notevolmente la composizione e gli effetti agronomici degli oli minerali. Essi agiscono principalmente per asfissia, soffocamento degli insetti e delle loro uova. Hanno anche unazione repellente. Agiscono per contatto diretto principalmente su piccoli insetti, come diaspidi, cocciniglie, afidi, psilla e acari. Possono agire anche contro oidio ed infestanti (in considerazione della loro fitotossicit). Campo di applicazione: frutticoltura, orticoltura, piante ornamentali, vivaismo. In modo modesto possono causare problemi ai mammiferi, mentre sono 97

dannosi per gli insetti. Dosaggi e compatibilit: 1-3 kg/hl come insetticida e 200-300 ml/hl come additivo. Tempo di carenza: 20 giorni. Incompatibile con lo zolfo, pertanto necessario distanziare gli interventi di almeno 15 giorni. SOSTANZE UTILIZZATE NELLE TRAPPOLE FEROMONI sono sostanze prodotte dagli insetti che consentono la comunicazione chimica tra individui della stessa specie. Agiscono sui comportamenti sessuali. Possono essere riprodotti artificialmente in laboratorio e quindi venir utilizzati in agricoltura per il monitoraggio, la cattura massale ed il disorientamento degli insetti, opportunamente collocati in apposite trappole. Monitoraggio: i feromoni vengono collocati nelle trappole per verificare la presenza degli insetti nel campo coltivato (in particolare per i lepidotteri). Cattura massale: lobiettivo quello attrarre e catturare il maschio di alcune specie di insetti, in apposite trappole dove vengono soppressi con mezzi fisici o chimici inseriti nella trappola stessa. Sistema efficace contro lepidotteri e ditteri, come ad es. la mosca dellolivo. Confusione: consiste nellimmettere larghe quantit di feromoni al fine di confondere il maschio di alcune specie, diminuendo cos il numero di accoppiamenti. Questo metodo, viene utilizzato con successo nel controllo della carpocapsa, della tignola e tignoletta delluva, della cidia e dellanarsia del pesco. Si ricorda che nel biologico luso dei feromoni ammesso solo nelle trappole o nei distributori automatici. FOSFATO DI AMMONIO Questo concime (= FOSFATO BIAMMONICO) utilizzato come esca nelle trappole per la cattura massale della mosca della frutta e dellolivo. Le mosche adulte vengono attratte dallodore di ammonio. METALDEIDE usato in agricoltura contro i molluschi. Agisce sul sistema nervoso, in seguito ad ingestione. Il prodotto deve essere distribuito intorno al campo da proteggere dalle lumache, oltre che nelle interfile. Campo di applicazione: orticoltura e floricoltura, sia in pieno campo che in serra. Il Metaldeide tossico per gli uomini ed i mammiferi in generale, per i pesci e gli insetti impollinatori. Non invece tossico se distribuito in forma pellettata. Si consiglia comunque di usare la massima cautela nella somministrazione, in quanto i pellets contenenti metaldeide sono attrattivi per i cani e per diverse specie di avicole. Questa sostanza va quindi applicata in trappole contenenti 98

anche un repellente per animali. innocuo invece per le piante. Dosaggio: 5-15 kg/ha. PROTEINE IDROLIZZATE sono utilizzate come attrattivi, solo in combinazione con altri insetticidi, per il controllo delle mosche dellolivo nella fase adulta, quando necessitano proprio di proteine per la loro dieta. Gli insetti vengono eliminati grazie allazione congiunta dellinsetticida e delle proteine ad azione attrattiva. In agricoltura biologica possono essere utilizzate solo in trappole con bio-pesticidi ed alcuni piretroidi. Range di azione: Bactrocera oleae, Ceratitis capitata, Ragholetis cerasi. Campo di applicazione: olivo, agrumi e ciliegio. Non presentano effetti negativi sullambiente. Eventuali danni possono essere provocati dal tipo di insetticida al quale vengono miscelate. Dosaggio: soluzione all1%. PIRETROIDI (solo deltametrina o lambdacialometrina) Si tratta di pesticidi di sintesi con struttura simile alle piretrine naturali, ma con molecole stabili alla luce e solubili in solventi organici. Per questa ragione sono molto pi persistenti delle omologhe sostanze naturali. I piretroidi agiscono per contatto e ingestione, uccidendo in pochi minuti gli insetti catturati nelle trappole. Il loro utilizzo in agricoltura biologica consentito unicamente in trappole contro la Batrocera oleae e la Ceratitis capitata. Molti insetti sono sensibili ai piretroidi, come ad es. i coleotteri, i lepidotteri, i ditteri, le locuste, le cavallette e gli acari. Campo di applicazione: frutticoltura, olivicoltura. Tossicit: relativamente bassa per i mammiferi, ma alta per i pesci e gli impollinatori. DESCRIZIONE DEI PRINCIPALI ANTICRITTOGAMICI RAME I prodotti a base di rame sono largamente utilizzati per le loro propriet fungicide e battericide, sotto forma di diversi formulati, i pi diffusi sono: solfato di rame, idrossido, ossicloruro e ossido di rame. Il principio attivo rappresentato dallo ione metallico (Cu++). I formulati in grado di liberare il rame metallico si ottengono per miscelazione del rame con diversi composti61:
Rame metallo + Carbon. di Sodio Rame metallo + Soda Rame metallo + Acetato di Calcio Rame metallo + Cloruro di Rame Rame metallo + Calce Rame metallo + Acido Solforico
61

Poltiglia Borgognona Idrossido di Rame Acetato di Rame Ossicloruro di Rame Carbonato di Rame Solfato di Rame+Calce Poltiglia Bordolese

V. Vizioli, A. Clemente, L. Peris, Prodotti per la fertilizzazione e la difesa delle colture usati in agricoltura biologica, Edizioni Soleco, Perugia, 1998.

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Il rame agisce per contatto diretto, inducendo la denaturazione di enzimi e proteine delle membrane cellulari. Inibisce inoltre la germinazione delle spore. La persistenza e lefficacia del trattamento dipendono dalla solubilit ed adesivit del prodotto utilizzato. Riguardo alladesivit i pi diffusi formulati possono essere classificati come segue: solfato > idrossido > ossicloruro > carbonato. comunque possibile aggiungere bentonite al formulato per aumentarne ladesivit. Riguardo alla solubilit, i formulati possono essere classificati come segue: ossicloruro e carbonato > idrossido > solfato. Il rame agisce contro molte malattie funginee quali ad es. Peronospora e bolla del pesco. Ha anche unazione limitata contro le batteriosi. Il Rame pu risultare fitotossico se distribuito in condizioni climatiche non idonee (freddo <10C e bagnato), su specie/variet sensibili (pesca ed altri frutti col nocciolo) e durante la fase vegetativa sbagliata (foglie e germogli). Per esempio non consigliabile applicare il rame durante linfiorescenza. Campo di applicazione: viticoltura, frutticoltura, olivo, barbabietola, orticoltura, floricoltura. Il rame non dannoso per gli animali a sangue caldo, mentre lo per i pesci ed altri animali a sangue freddo. Il rame non si degrada facilmente e tende ad accumularsi nei depositi di acqua. Per queste ragioni luso del rame in agricoltura biologica va assolutamente limitato. Dosi e compatibilit: i dosaggi dipendono naturalmente dal tipo di formulato impiegato. Il periodo di carenza di 20 giorni. Non consigliabile miscelare il rame con lo zolfo, gli oli minerali ed il Bacillus thuringiensis. Dal 2006 lapporto di rame limitato a 6 kg/ha per anno (per i dettagli si rimanda alla normativa comunitaria vigente). PERMANGANATO DI POTASSIO un sale iperossidante, con forte potere emolliente, con propriet fungicide, solubile in acqua ed usato pure come disinfettante. Si presenta in forma di cristalli di colore violetto ed ha un PH compreso tra 7.2 e 9. Il principio attivo Permanganato di Potassio (KMnO4) agisce per contatto, ossidando tutti i materiali organici. a pronto effetto ma la sua persistenza breve. usato come fungicida, battericida e molluschicida. Protegge le piante dallodio, dal fusarium, dalla peronospora, dal verticillium. dallescoriosi della vite. Campo di applicazione: orto, vigneto, frutteto. Il prodotto concentrato caustico. Non sono disponibili informazioni circa la sua selettivit. comunque altamente fitotossico e non consigliabile irrorarlo su vegetazione verde in dosi superiori a 300 g/hl. Dosi e compatibilit: nei trattamenti invernali (su frutteto e vigneto) 1-2 kg/hl; in caso di escoriosi della vite 750 g/hl al germogliamento; 100

oidio: 100-300 g/hl; fusarium: 500 g/hl (trattamento al suolo). Non pu essere miscelato con sostanze organiche (Rotenone, Bt, etc) perch corrosivo. ZOLFO, viene largamente utilizzato come fungicida a causa del suo basso impatto ambientale, basso costo e polivalenza. Lo zolfo un elemento che proviene dalle estrazioni minerarie oppure dallidrogeno solforato separato durante la purificazione dei gas naturali. Lo zolfo oltre allazione fungicida ha anche una certa efficacia come acaricida. Grazie alla sua liposolubilit in grado di penetrare allinterno delle cellule fungine provocandone la morte per disidratazione. attivo contro oidio, escoriosi, ticchiolatura ed alcuni acari quali gli eriofidi del pero e della vite. Campo di applicazione: vite, drupacee, pomacee, olivo, nocciolo, agrumi, ortaggi, patate, cereali, floricole. Non tossico per i mammiferi, mentre pu risultare tossico per certi insetti quali gli imenotteri. irritante per gli occhi, va quindi applicato con cautela. In agricoltura biologica pu essere utilizzato senza Selenium. Fitotossicit: i formulati che contengono zolfo molto fine possono risultare dannosi per le piante trattate quando la temperatura elevata. Dosi e compatibilit: i dosaggi dipendono dal tipo di formulato, in linea di massima per lo zolfo in polvere 25 (sublimato) - 40 (grezzo) g/hl; per lo zolfo bagnabile: colloidale 100-200 g/hl, micronizzato 200-500 g/hl. Lo zolfo non pu essere miscelato con oli minerali e prodotti a reazione alcalina. LECITINA Il termine lecitina designa un gruppo di fosfolipidi. Queste sostanze sono estratte prevalentemente dalla soia, ma anche dal girasole, dal ravizzone e dalle uova. La lecitina viene largamente usata anche nellindustria alimentare come emulsionante, stabilizzatore ed antiossidante. Svolge unazione fungicida ed agisce per contatto. Il suo effetto anticrittogamico legato alla sua azione inibitrice della germinazione delle spore fungine. impiegata prevalentemente come antioidico. Campo di applicazione: cetriolo, melo, piante ornamentali. Non tossico per luomo, gli insetti o le piante. Dosi e compatibilit: Dipendono dai formulati; pu essere miscelata con la maggior parte dei prodotti utilizzabili in agricoltura biologica.

3.4. Produzioni e trasformazioni agroalimentari 3.4.a. Produzioni vegetali Il requisito fonfamentale per la corretta applicazione del metodo biologico la trasformazione dellazienda agricola in una realt a ciclo chiuso. Solo riducendo drasticamente il ricorso ad inputs 101

esterni, potr essere ricreata quellarmonia con la natura che alla base della salute delle piante e della loro resistenza alle avversit ed agli attacchi parassitari. In questo modo i fabbisogni delle piante potranno essere soddisfatti con le stesse risorse disponibili nellambiente, e la fertilit del terreno, continuamente sostenuta con lapporto di nuova sostanza organica, assicurer un livello produttivo costante nel tempo. La qualit del suolo coltivato influisce notevolmente sulle piante e sulle loro produzioni. Per una germinazione rapida ed uniforme le piante hanno bisogno di terreno areato, uniforme, ben drenato. Una germinazione rapida ed uniforme costituisce un ottimo presupposto per lottenimento di raccolti sani ed abbondanti, in quanto proprio in questa delicata fase che un attacco dei parassiti pu provocare i danni pi gravi. La qualit del suolo influisce sulle coltivazioni anche perch nel biologico vengono utilizzati prodotti naturali per la fertilizzazione, quali letame, sovescio, compost, che non sono direttamente disponibili per le piante ma devono prima entrare nel sistema nutrizionale del suolo. Uno dei principi fondamentali infatti quello di nutrire il terreno per nutrire la pianta. Scelta della variet. In agricoltura biologica gli elementi nutrizionali non sono disponibili in grande quantit per tutto il periodo di coltivazione (come avviene invece nel convenzionale, dove i moderni ibridi hanno imponenti esigenze nutrizionali, che lagricoltore deve soddisfare con numerosi interventi di fertilizzazione), per cui la scelta di variet rustiche, poco esigenti, risulta determinante. Naturalmente vietato luso di semi OGM. Resistente una variet che, in caso di problematiche fitosanitarie diffuse sul territorio, in grado di offrire una maggiore resistenza allattaco. La resistenza totale molto rara, ed frutto di tecniche di ibridazione. Per il biologico invece importante la resistenza cosiddetta orizzontale, ossia non specifica per un determinato parassita ma generale, legata alla rusticit stessa della pianta. Questa in caso di attacco parassitario non svilupper una sintomatologia grave e, conseguentemente, la produzione non sar compromessa del tutto. Questo tipo di resistenza viene anche chiamata resistenza del campo, resistenza sporca, resistenza moderata. In ambito europeo le tematiche della scelta delle variet e della tecnica di coltivazione sono trattate con grande attenzione ed interesse. Nel biologico sono necessarie una maggiore esperienza ed unapprofondita conoscenza della materia per effettuare scelte di successo. Basti pensare ad esempio alla necessit di reperire materiale di propagazione sano, possibilmente di cultivars autoctone, 102

certificato, ottenuto senza luso di sostanze chimiche di sintesi, di ormoni, ecc.. Per facilitare laccesso al mercato del materiale di propagazione certificato biologico, ai sensi del Reg. CE n. 1452/2003 tutti gli stati membri dellUE hanno realizzato e provvedono ad aggiornare un data base con lelenco delle cultivars e dei relativi quantitativi di materiale disponibile sul mercato nazionale. In Italia il data base delle sementi gestito dallENSE62 (Ente Nazionale delle Sementi Elette), che provvede anche allesame delle richieste di deroga allutilizzo di seme biologico, inoltrate dagli agricoltori impossibilitati a reperire sul mercato quantitativi sufficienti di seme della cultivar che intendono seminare. Si pensi che dalle 12.000 richieste di deroga registrate nel periodo 1999/2000 si passati alle oltre 37.000 del 2005/2006. Questo fenomeno rappresentativo dellancora scarso interesse dei vivai e delle ditte sementiere a proporre sul mercato materiale di propagazione autoctono e certificato: non possibile continuare ad offrire in biologico le stesse cultivars usate nel convenzionale; sono diverse le esigenze, le tecniche ed il mercato (chi compra bio vuole produzioni tipiche locali di qualit). Il materiale di propagazione alla base delle produzioni vegetali, ad esso legato il futuro della coltivazione e, soprattutto, la sua qualit. Per la produzione biologica la qualit del seme, la sua purezza, il suo potere germinativo, lo stato fitosanitario, assumono unimportanza decisiva. Un buon seme determina un rapido ed uniforme sviluppo delle piante, che consente un migliore contenimento della flora spontanea e degli attacchi parassitari. Inoltre nel biologico tutto si basa sulla prevenzione ed un seme malato potrebbe portare alla diffusione nel campo di malattie spesso non controllabili con i mezzi biologici. Esempi di coltivazioni A titolo puramente esemplificativo si riportano di seguito brevi linee guida da seguire nella coltivazione con il metodo biologico di alcune specie vegetali. Pisello (Pisum sativum L.), nelle rotazioni colturali viene normalmente inserito tra due cereali, ma pu anche succedere a se stesso; va per tenuto presente che quando viene coltivato senza interruzione provoca stanchezza nel terreno. Pertanto non dovrebbe essere ripetuto sullo stesso appezzamento per pi di 45 anni. Essendo una coltura che migliora le caratteristiche dei suoli, fissando mediamente 50 kg N/ha, indicata la successione con colture autunno-vernine che sfruttano il terreno e richiedono
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www.ense.it

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grosse quantit di azoto (ad es. grano duro). In suoli ricchi di sostanza organica, il pisello cresce lussureggiante, per cui per ottenere i migliori risultati consigliabile effettuare due tre anni prima una buona concimazione a base di letame. Richiede luce e temperature medie ottimali di 10-20 C, preferisce terreni ben drenati, sciolti o di medio impasto con PH tra 6 e 7,5, teme lumidit, il freddo ed il ristagno idrico. Richiede un buon controllo della flora spontanea, con cui entra in competizione per la luce, pertanto consigliabile effettuare una falsa semina ed intervenire sullinterfilare con strumenti meccanici, quali lo strigliatore o il motocoltivatore frangicrosta. Fagiolo (Phaseolus vulgaris L.). Ha minore bisogno di luce rispetto al pisello, per cui si adatta a molteplici consociazioni ( ad esempio diffusa la coltivazione nellinterfila del Mais). In presenza di terreni poveri di humus possibile apportare sostanza organica direttamente sulla coltura, produce per al meglio su terreni letamati da due-tre anni. Fava (Vicia faba L.), una pianta miglioratrice e rappresenta la classica precessione colturale dei cereali autunno-vernini. Sono almeno due i motivi per coltivare in biologico questa pianta: inserimento nelle rotazioni basate sui cereali, utilizzo per la concimazione verde in suoli poveri di sostanza organica e di fertilit. Le rotazioni colturali in cui presente la fava sono migliori per le seguenti ragioni: Migliore resa e qualit della granella dei cereali coltivati dopo la fava. Il terreno si arricchisce di azoto organico, disponibile per la coltura successiva, riducendo cos la necessit di ulteriori concimazioni. Attraverso la simbiosi con i rizobi (Rhizobium leguminosarum), viene infatti fissata nel terreno una quantit di azoto compresa tra i 100 e i 400 Kg/ha. Diminuzione delle malattie dei cereali legate al suolo (come il marciume radicale) e dei parassiti (come i nematodi che provocano lesioni allapparato radicale). Migliore coltivabilit del terreno. Grano - Tra le molte specie appartenenti al genere Triticum sono poche quelle realmente coltivate nel mondo. Il TRITICUM AESTIVUM (grano tenero) coltivato nelle parti settentrionali delle zone temperate. Il TRITICUM DURUM (grano duro) il pi diffuso nelle regioni calde delle zone temperate. Il TRITICUM SPELTA (spelta) di origine alpina ed conosciuto anche come T. aestivum ssp. Spelta. Vediamo di seguito le principali operazioni colturali. Dopo la semina dei cereali invernali, i semi vengono ricoperti con 104

unerpicatura. consigliabile che la coltura entri in inverno ancora non molto sviluppata. In questo modo il suolo pu meglio proteggere le giovani piantine dalle gelate, magari sotto uno strato protettivo di neve. In seguito risulter molto utile un passaggio con lerpice strigliatore, al fine di risvegliare la coltura e favorirne laccestimento. Nel biologico il grano viene inserito in rotazione colturale con foraggere e leguminose. La raccolta avviene con le stesse modalit del convenzionale. Bisogna riporre particolare attenzione alla pulitura del seme dalle infestanti ed al controllo dellumidit che non deve essere superiore al 12.5%. Il prezzo di vendita del grano varia considerevolmente a seconda del periodo di immissione sul mercato e della qualit del raccolto (contenuto proteico, grado di impurit, grandezza del seme, variet, ecc.). I residui colturali sono molto utili per la produzione di humus, poich caratterizzati da un elevato rapporto C/N. Il grano duro pu essere consociato ad es. con il trifoglio sotterraneo che, oltre a fornire nutrimento (specialmente azoto) al grano, favorisce il contenimento della flora spontanea e migliora le condizioni del terreno (azione congiunta dellapparato radicale fascicolato del cereale e di quello fittonante della leguminosa). Segale (Secale cereale L.). Dopo il grano la segale rappresenta per importanza il secondo cereale pi utilizzato nella preparazione del pane. Nelle rotazioni pu succedere a se stesso, non essendo sensibile alle infestanti ed offrendo una buona resistenza naturale alle malattie ed ai parassiti. Si raccoglie anticipatamente rispetto al grano e pu essere preceduto da trifoglio incarnato, lupino, veccia, patata, tabacco, ecc.. Orzo (Hordeum ssp. L.) costituisce una materia prima preziosa per lindustria della birra e del malto. La paglia dellorzo primaverile pu essere impiegata come foraggio per I bovini, gli equini e gli ovini. Lorzo primaverile non pu succedere a se stesso, a causa dello sviluppo della flora spontanea che ne ostacolerebbe la crescita. La migliore precessione colturale per lorzo da malto costituita dalla barbabietola da zucchero. Le variet invernali hanno rese pi alte e, se inserite in rotazione, necessitano di cure supplementari. Richiedendo infatti una semina precoce necessario che sia preceduta da colture con raccolto anticipato e basso fabbisogno idrico. Lorzo pu essere consociato con favetta, fieno greco, ecc.. In genere le consociazioni migliori sono quelle per la costituzione di erbai autunno-primaverili, destinati alla produzione di foraggio. Avena (Avena sativa L.), presenta un apparato radicale con radici piccole e fibrose, in grado di assorbire meglio di altri cereali le 105

sostanze nutritive, pu essere coltivata con pochissimi mezzi tecnici, non essendo in genere attaccata partcolarmente dai patogeni. molto importante quale componente delle razioni alimentari degli animali. Il suo potere nutrizionale molto alto grazie alle proteine utilizzabili ed al contenuto di amido e grassi. Nelle rotazioni non pu succedere a se stessa, pu essere seminata sul campo arato di erba medica ma il pi delle volte segue il mais. A sua volta lavena pu essere seguita da mais. Mais (Zea mays L.). sempre presente nelle razioni alimentari degli allevamenti da ingrasso, essendo i suoi chichi ricchi di amido, grassi e zucchero. invece basso il contenuto di proteine (circa 8 %). Viene abitualmente somministrato a suini, bovini da carne, ovini, equini ed avicole. Il Mais si inserisce facilmente nelle rotazioni non avendo particolari esigenze rispetto alla coltura che la precede. solo importante effettuare in autunno una buona lavorazione del terreno dopo la raccolta della coltura precedente. Perch il mais riesca a trarre il massimo vantaggio dalla sostanza organica e dagli altri principi nutritivi presenti nel terreno opportuno che il letame venga somministrato durante lestate o allinizio dellautunno, in modo da consentire la sua piena maturazione prima della semina. Erba medica (Medicago sativa L.) conosciuta anche come Alfa alfa una pianta foraggera ad alto rendimento, importante sia per il suo contenuto proteico che per la spiccata tolleranza allaridit. La sua utilit rafforzata dal fatto che soddisfa gran parte del fabbisogno di azoto attraverso la fissazione di quello atmosferico e le sue profonde radici fittonanti contribuiscono a migliorare la fertilit del terreno, redistribuendola lungo tutto il profilo del suolo. Lerba medica non gradisce succedere a se stessa e normalmente non pu ritornare sullo stesso appezzamento prima di 4-5 anni. Nella semina primaverile la coltura che la precede dovrebbe essere stata ben concimata con letame. Nella semina estivo-autunnale pu succedere solo ad una pianta con raccolta precoce, normalmente un cereale. Dal punto di vista agronomico ha uninfluenza estremamente positiva sulle componenti biologiche, fisiche e chimiche del suolo. Lasciando una notevole massa di residui vegetali e ricoprendo totalmente la superficie esercita una forte azione di contenimento della flora spontanea. Trifoglio (Trifolium pratense L.), una pianta foraggera perenne simile allerba medica, adatta alle zone piovose. utile per la produzione di fieno, ma il suo ruolo principale quello di foraggio verde. Its production is important in areas with soil inadequate for alfalfa cultivation. Viene coltivato dove esistono condizioni di suolo 106

inadeguate alla coltivazione dellerba medica. La sua resa infatti inferiore, attestandosi sulle 3-4 tonnellate di fieno per ettaro. Anche se in grado di dare il massimo della produzione per tre anni, normalmente lo si interra dopo 2 anni, al fine di incrementare la fertilit del suolo. una coltura che si inserisce perfettamente nelle rotazioni colturali delle aziende agricole biologiche. Il trifoglio stato anche uno dei componenti del famoso Norkfolk System (barbabietola adeguatamente letamata, orzo primaverile, trifoglio, frumento). Cavolo (Brassica Oleraceae, L.). La famiglia delle Crucifere, note anche come Brassicacee, composta da moltissime specie e variet. Tutte sono ricche in minerali e studi hanno evidenziato una correlazione inversa tra il loro consumo e lincidenza di alcune tipologie di cancro. Le Brassicacee contengono glucosinolati e loro derivati, dal caratteristico odore, che contribuirebbero a prevenire linsorgenza di alcuni tumori. Le Brassicacee sono le colture pi praticate nel mondo, in termini di superficie, di produzioni e di consumo. Costituiscono la pi importante categoria produttiva in molti paesi: Europa dellEst (Russia, Polonia, Romania e Ucrainia), Asia dellEst (Cina, Giappone e Corea del Sud) e USA. La coltivazione di broccoli molto diffusa in USA (in particolare in California) e in Italia. Il Cavolfiore largamente coltivato invece in Cina ed India, ma non mancano ampie coltivazioni anche in Europa: Francia, Italia, Inghilterra. Carota (Daucus carota L.) una pianta biennale, coltivata per la raccolta della sua radice ispessita, che avviene gi il primo anno. Privilegia suoli leggeri, arieggiati, capaci di mantenere buoni livelli di umidit. Non tollera i suoli acidi e produce al meglio dopo unadeguata somministrazione di compost (30kg/100m2). Sono un po pi difficili da coltivare in biologico, rispetto ad altre colture, richiedono infatti macchinari specifici per la messa a dimora, la sarchiatura e la raccolta, oltre ad interventi manuali di contrasto alla flora spontanea. Tutto questo incide sul prezzo finale del prodotto. Possono essere coltivate in filari alternati con cipolle e porri. Pomodoro (Lycopersicum esculentum MILL.), privilegia suoli profondi, freschi e ben drenati. Il fabbisogno nutritivo elevato: richiede buone quantit di compost (30 kg/100 m2), il sovescio verde consigliabile anche per il controllo di parassiti e malattie (utilizzabile anche per le colture protette). Consociato con cavolo, fagioli e sedano da ottimi risultati. Pu essere abbinato sulle file a nasturzio o senape. 107

Lattuga (Lactuca sativa L.), una pianta erbacea annuale, con radice fittonante che scende fino a 30-40 cm. Si adatta molto bene ai pi diversi climi e stagioni, presenta caratteristiche diverse a seconda delle cultivars coltivate. possibile coltivarla anche ai margini delle coltivazioni a ciclo lungo, quali pomodoro, cavolo o fragola. La lattuga a foglie la pi facile da produrre, ma altamente deteriorabile una volta raccolta e va quindi commercializzata il prima possibile. Va inoltre soggetta a diverse problematiche fitosanitarie, quale ad es. la Sclerotinia. Pu aiutare la coltivazione su basi rialzate e ben drenate ( infatti suscettibile allo sviluppo di fitopatie derivanti da eccesso idrico) e linserimento in rotazioni colturali con grano, leguminose, patata, ecc.. Predilige terreni di medio impasto, freschi, ben drenati, ricchi di sostanza organica, con bassa salinit (< 1%) e PH compreso tra 6 e 7. Cipolla (Allium Cepa L.), una delle colture pi antiche del mondo. Prima della messa a dimora consigliabile incorporare nel terreno almeno 30 tonnellate/ha di letame maturo o compost. possibile coltivare la cipolla in consociazione con carote, al fine di sfruttare leffetto repellente verso la mosca delle carote (Psila rosae). Aglio (Allium sativum L.). E una pianta biennale, appartenente alla famiglia delle Liliacee. Il primo anno si procede alla raccolta, mentre il secondo si conservano i semi. Le tre principali variet sono le seguenti: bianco, porpora e rosa. Richiede limitate quantit di fertilizzante. Cucurbitacee - Zucchino (Cucurbita pepo), va considerata una pianta da rinnovo che, accrescendosi e sviluppandosi molto velocemente, occupa il terreno per poco tempo. Non va ripetuto sullo stesso appezzamento per pi anni, ed consigliabile inserirlo in rotazioni almeno triennali, nelle quali non siano presenti colture della stessa famiglia (p. es. melone, cetriolo, cocomero) o solanacee (pomodoro, melenzana, patata, peperone). Pu essere preceduta da cavolo, pisello, fava, porro, lattuga, fagiolo, cereali. Pu essere seguita da: carota, sedano, lattuga, porro. Una tecnica colturale particolarmente idonea nella coltivazione biologica la pacciamatura, la quale consente di gestire la flora spontanea, limitare levaporazione dellacqua dal terreno, maggiore precocit del ciclo vegetativo. Zucca (Cucurbita maxima) pu essere a cespuglio (lunghezza di 60-80cm) o rampicante (lunghezza di 3-5 m). Presenta ampie foglie e richiede limpollinazione degli insetti, che quando risulta inadeguata porta ad una scarsissima fruttificazione. 108

IL FRUTTETO BIOLOGICO La scelta del luogo di impianto del frutteto risulta decisiva per il successo della coltivazione. Esso deve essere situato lontano da fonti di inquinamento (p. es. impianti frutticoli convenzionali, strade trafficate, industrie, ecc.). In particolare importante che le coltivazioni non siano inquinate con prodotti chimici provenienti da altre aziende confinanti, per questo vanno sempre rispettate le distanze di sicurezza indicate dallente di controllo. Cos come pure importante che i suoli non contengano metalli pesanti al di sopra dei valori indicati dallAutorit per la protezione dellambiente. I frutteti hanno un ciclo vitale piuttosto lungo, per cui necessario effettuare in modo oculato la scelta delle cultivars da impiantare (ad es. variet locali sempre richieste dai consumatori), evitando scelte affrettate o legate a mode passeggere (o a finanziamenti regionali di turno per lespianto ed il reimpianto). Dal punto di vista agronomico, gli interfilari vanno tenuti inerbiti per almeno nove mesi lanno, al fine di prevenire lerosione. In aggiunta un frutteto organizzato con ampi spazi naturali contribuisce ad originare paesaggi esteticamente piacevoli, particolarmente graditi alla clientela. Lhabitat e le diverse componenti degli spazi naturali riportati nellelenco seguente, favoriscono inoltre lo sviluppo della biodiversit e possono essere inserite nel frutteto o nei campi vicini63. Ruderal areas sono cave di ghiaia, mucchi di pietra colonizzati da piante, ecc.. Alcuni percorsi possono essere anche classificati come ruderal areas. Species-rich Inter-rows, miscuglio di graminacee ed altre piante, falciate a file alternate, possono contribuire ad incrementare la presenza in campo di piante ed impollinatori. Questa pratica particolarmente adatta ai frutteti low-traffic. Sandwich System, il terreno viene lavorato e rimane aperto ai due lati della pianta. Tuttavia, la striscia centrale rimane ricoperta da graminacee ed altra vegetazione. La fioritura anticipata di queste essenze vegetali attira gli insetti impollinatori proprio sotto le piante coltivate. Artificial Shelters, sono strutture economiche create per attrarre animali in via di estinzione o comunque utili per il frutteto (nidi per uccelli, tronchetti di legno, cumuli di pietre, vasetti di coccio interrati nel terreno, ecc.). Standard trees e isolated trees migliorano sia lambiente che il paesaggio..
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Organic Fruit Growing, Technical guide, FIBL/OACC, 2005 (www.fibl.org).

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Hedges sono barriere costituite da piante autoctone ed arbusti raggruppati in una, o meglio due, strisce di almeno tre metri luna. Su queste strisce il suolo viene normalmente ricoperto con materiale pacciamante. Extensive grasslands aree inerbite che non vengono concimate ma sono falciate almeno due volte lanno. Servono ad ospitare gli insetti impollinatori, creare foraggio per gli animali, favorire lo sviluppo di fiori selvatici. Wildflower strips (strisce di terreno con piante selvatiche autoctone), favoriscono lo sviluppo degli impollinatori e riducono le popolazioni di afidi.

Immagine 19: esempio di organizzazione di un frutteto (Fonte FIBL, 2005)

Riguardo al reperimento del materiale di propagazione per il frutteto dobbiamo purtroppo evidenziare come i vivai biologici non siano ancora sufficientemente sviluppati in tuti i paesi dellUnione Europea. Spesso gli agricoltori sono quindi costretti ad acquistare piante ottenute con il metodo convenzionale. Normalmente devono passare tre anni prima che le produzioni possano essere vendute come biologiche. Per la gestione fitosanitaria del frutteto importante impiantare cultivars autoctone, maggiormente resistenti a parassiti e malattie. 110

La frutta coltivata ha un alto contenuto di acqua ed asporta relativamente pochi elementi nutritivi del terreno in confronto ad altre coltivazioni. Di conseguenza, buona parte del fabbisogno nutrizionale del frutteto pu essere soddisfatto con la corretta gestione delle cover crops e con la pacciamatura sulla fila con materiale organico. Il nuovo impianto va sostenuto con un apporto di almeno 40-80 t/ha di fertilizzanti organici. Considerata la lunghezza del ciclo vitale delle piante da frutto, i parassiti hanno tutto il tempo per moltiplicarsi e specializzarsi, risulta prioritario pertanto costruire un sistema frutteto nel quale vengano valorizzati gli antagonisti naturali dei parassiti. Per la difesa delle colture in biologico anche importante che le piante siano in buone condizioni di salute e di vigoria. Per le piante da frutto pi facile intervenire sulle avversit che colpiscono foglie, rami, ecc., piuttosto che su quelle che attaccano direttamente il frutto. Per esempio un albero di melo in ottima salute, in caso di attacco sul frutto di Cydia pomonella, pu perdere tutta la produzione. Mentre se la stessa pianta subisce allinizio della stagione un forte attacco parassitario che provoca una forte defogliazione, pu comunque compensare i danni con la propria vigoria, recuperare lo stato di salute ed effettuare lo stesso anno una buona produzione di frutta. possibile ricorrere alla lotta biologica per difendere il frutteto: ad es. contro gli acari sono impiegabili il Phytoseiulus persimilis ed il Metaseiulus occidentalis; contro gli afidi la coccinella e la crisopa; contro la carpocapsa il Trichogramma wasps. Una buona gestione delle cover crops e della vegetazione adiacente il frutteto, come ad es. le siepi, consente agli insetti utili di svilupparsi e svolgere la propria azione positiva. inoltre importante creare con la potatura una buona circolazione di aria allinterno delle piante, per diminuire il rischio di attacchi funginei; come pure consigliabile collocare il frutteto in zone ventose, con buona circolazione di aria. Per ridurre gli attacchi risulta anche efficace lasportazione dal campo dei residui della potatura, la rimozione delle piante infette e delle altre possibili fonti di infezione. 3.4.b. Produzioni animali Nelle aziende biologiche gli allevamenti svolgono una funzione determinante. pertanto doveroso premettere che in questo manuale, per motivi di spazio, non stato possibile dedicare allargomento la rilevanza che meritava, ci siamo pertanto limitati a riportare le nozioni basilari, invitando il consulente ad approfondire la materia leggendo la normativa di riferimento ed i testi riportati nella bibliografia. Lesperienza pratica sul campo far il resto. 111

Il ruolo dellallevamento in unazienda agricola strategico ai fini della gestione biologica delle produzioni, le quali si basano sui principi dellestensivizzazione e del legame imprescindibile tra animali e terra ( pertanto, ovviamente, vietato lallevamento senza terra). Ricreare il rapporto terra-allevamento-terra uno degli obiettivi che lagricolture biologico deve porsi: lallevamento dipende dalla terra per lalimentazione e la terra dipende dallallevamento per lapporto di sostanza organica, indispensabile al mantenimento ed allincremento della fertilit. inoltre importante riscoprire il ruolo fondamentale del pascolo e del rispetto delle esigenze fisiologiche e comportamentali degli animali. La gestione biologica dellallevamento deve tendere al rafforzamento della salute e delle naturali capacit di resistenza degli animali, in modo tale da ridurre le esigenze di trattamenti medicinali allopatici, preferendo, quando necessario e possibile, i trattamenti omeopatici o fitoterapici. Le norme da seguire sono dettate dalla regolamentazione comunitaria. Altre norme regolamentano aspetti specifici o riguardano solo lItalia e pertanto verranno esaminate di volta in volta. Generalmente tutti gli allevamenti presenti in unazienda agricola biologica devono rispettare le norme del biologico, comunque possibile effettuare produzioni parallele (convenzionale-biologico) a patto che venga praticata una netta separazione sia delle stalle che dei pascoli e si tratti di specie diverse. Questo significa che non possible allevare contemporaneamente nella stessa azienda bovini da latte con entrambi I metodi di produzione (convenzionale-biologico). invece possibile allevare contemporaneamente, ad esempio, bovini da latte con il metodo biologico e caprini con il metodo convenzionale, purch esista una netta separazione tra i due allevamenti, il pascolo avvenga pure separatamente e lente di certificazione abbia verificato ed autorizzato il tutto. Se il pascolo certificato del bestiame allevato con il metodo biologico viene usato pure dal bestiame allevato con il metodo convenzionale, anche per questultimo andranno osservate le norme sulla produzione estensiva (fissate Reg. CE n 950/97). Queste norme, al fine di ridurre linquinamento del terreno e delle acque, stabiliscono che la densit degli allevamenti non pu superare i 2 UBA (Unit Bestiame Adulta) per ettaro. Viene anche prescritto che non vengano superati annualmente i 170 kg di azoto per ettaro di SAU (Superficie Agricola Utilizzata). Qualora la SAU disponibile non sia sufficiente ad assorbire il carico animale, possibile stipulare un accordo di cooperazione con altre aziende biologiche per lo smaltimento delle deiezioni animali.

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possible allevare gli animali su aree demaniali che non siano state trattate per almeno tre anni con prodotti non consentiti dalla normativa del biologico purch siano state preventivamente iscritte al regime di controllo comunitario e sottoposte al controllo di uno degli enti di certificazione accreditati. Naturalmente devono essere rispettate tutte le regole viste in precedenza, anche in termini di carico di bestiame per ettaro. La normative non detta prescrizioni particolari nella scelta delle razze, comunque vanno preferite quelle autoctone, che pi delle razze ibride si adattano alle condizioni locali ed alla produzione biologica. Essendo inoltre pi rustiche ed essendo state selezionate nel tempo, creano meno problemi dal punto di vista veterinario. Le razze tradizionali autoctone, adatte allallevamento estensivo, sono state gradualmente abbandonate dalla zootecnia convenzionale a causa della loro minore produttivit. Questo rappresenta un ulteriore vantaggio di mercato per le produzioni biologiche, pi facilmente riconoscibili dai consumatori, che sempre di pi richiedono produzioni tipiche di qualit certificate (soprattutto in tempi di gravi scandali alimentari, che sempre di pi mettono in luce i terribili trattamenti riservati agli animali negli allevamenti intensivi convenzionali). Fermo restando il rispetto delle norme viste in precedenza, consentita la pratica della transumanza (spostamento estivo degli animali nei pascoli montani). Il bestiame deve essere alimentato con razioni a loro volta controllate e certificate biologiche, che garantiscono sia lottenimento di produzioni di qualit che il benessere animale. LAlimentazione di base dei giovani mammiferi deve essere a base di latte naturale, preferibilmente materno, e comunque tutti i mammiferi devono essere alimentati con latte naturale per un periodo minimo che varia a seconda delle specie (3 mesi per bovini/bufali ed equini, 45 giorni per ovini e caprini, 40 giorni per suini) ed sensibilmente pi lungo di quello previsto per gli allevamenti convenzionali. Il latte artificiale non consentito. Trattandosi di animali erbivori prescritto che passino il maggior tempo possibile ad alimentarsi naturalmente nei pascoli, sempre che le condizioni del tempo lo permettano. Almeno il 60% della materia secca di cui composta la razione giornaliera deve essere costituita da foraggi grossolani freschi, essiccati o insilati. Tuttavia l'organismo o l'autorit di controllo pu permettere, per gli animali da latte, la riduzione al 50% per un periodo massimo di 3 mesi dall'inizio dell'allattamento. Tutte le percentuali vengono calcolate annualmente in rapporto alla sostanza secca dei mangimi di origine agricola. 113

Quando, in seguito ad avversit metereologiche eccezionali, la produzione di foraggio viene persa le autorit competenti possono autorizzare nelle aree colpite e per un periodo di tempo limitato una percentuale maggiore di alimenti convenzionali. In questo caso lente di certificazione effettuer i controlli del caso e rilascer apposite deroghe scritte. Anche in questi casi per gli alimenti convenzionali utilizzati nel biologico richiesta una dichiarazione accompagnatoria in cui il fornitore attesti che, per ogni partita, non sono presenti OGM. Particolare cura deve essere impiegata nella programmazione della razione alimentare giornaliera dei polli e dei maiali che deve ad es. garantire per i polli allingrasso la somministrazione di almeno il 65% di cereali. Per assicurare la piena efficienza dellapparato digerente di polli e maiali comunque necessario somministrare anche foraggio fresco e secco o insilato. Per preparare un buon insilato necessario utilizzare materiale di qualit e certificato, senza laggiunta di additivi od integratori. Eventuali alimenti provenienti da agricoltura convenzionale possono essere usati in caso di necessit solo se previsti dalla normativa Gli alimenti di origine animale (siano essi prodotti in convenzionale che in biologico) possono essere usati esclusivamente se previsti dalla normativa, come nel caso del pesce o di altri animali marini e del latte e dei suoi derivati. Sono sempre vietati invece i prodotti a base di carne e derivati. In linea generale tutte le esigenze alimentari degli animali devono essere soddisfatte con cibi naturali, possibilmente assunti pascolando. In caso di carenze di minerali, ecc., possono essere somministrate vitamine, pro-vitamine, additivi nutrizionali, scelti esclusivamente tra quelli autorizzati dalla normativa vigente. Alcune regole specifiche sono state dettate per gli enzimi, microorganismi, antiagglutinanti e coagulanti. Non pu essere usato nellalimentazione animale alcun antibiotico, anticoccidico, medicinale, promotore dello sviluppo o qualsiasi altra sostanza che stimoli lo sviluppo o la produzione. Tutta la razione alimentare deve essere esente da sostanze medicali sintetiche. completamente vietato luso di alimenti contenenti OGM. Il metodo di gestione degli allevamenti deve essere naturale. A cominciare dalla riproduzione che deve essere preferibilmente naturale, anche se consentita linseminazione artificiale, senza ricorrere per alluso di sostanze artificiali, in quanto pu in alcuni casi ridurre il rischio di malattie veneree ed altre infezioni. Sono invece espressamente vietate altre forme di riproduzione artificiale o assistita (ad es. il trapianto di embrioni).

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vietata la pratica sistematica di operazioni quali l'applicazione di anelli di gomma alle code degli ovini, l'applicazione di anello al naso dei suini, la recisione della coda o dei denti, la spuntatura del becco o la decornazione e ogni altro intervento mutilante a fini non terapeutici. Alcune di queste operazioni possono tuttavia essere autorizzate dall'autorit' o dall'organismo di controllo per motivi di sicurezza o al fine di migliorare la salute, il benessere o l'igiene degli animali (Reg. CE 1804/99). Tali operazioni devono essere effettuate sotto la responsabilit del veterinario aziendale, riducendo al minimo ogni sofferenza per gli animali. Va comunque detto che secondo i decreti italiani di attuazione della normativa comunitaria, sono ammesse solo la cauterizzazione dellabbozzo corneale al di sotto delle tre settimane di vita e la castrazione prima del raggiungimento della maturit sessuale. Riguardo agli aspetti sanitari da privilegiare unaccurata prevenzione rispetto alla cura delle malattie, comunque quando lanimale si ammala o si ferisce obbligatorio curarlo, ricorrendo preferibilmente a prodotti fitoterapici od omeopatici. Se necessario per salvare la vita dellanimale pu essere effettuato un ciclo di trattamento con farmaci allopatici per quegli animali che vivono mediamente meno di un anno, e fino a tre cicli per quelli che vivono pi di un anno. Secondo la normativa europea i trattamenti antiparassitari, come pure le vaccinazioni, non sono sottoposti a limitazione, mentre per lItalia non sono permessi pi di due trattamenti allanno, con lobbligo di utilizzare sostenze con tempi di sospensione inferiori a dieci giorni. Sono del tutto vietati i trattamenti preventivi con farmaci allopatici, sostanze di sintesi volte a stimolare la crescita o la produzione, come pure ormoni destinati allinduzione e sincronizzazione dei calori. Il benessere degli animali va assumendo sempre pi rilievo nelle prassi zootecniche europee; per quanto riguarda il biologico il Reg. CE n 1804/99 detta norme precise circa la libert di movimento, le superfici stabulative ed il tipo di pavimentazione da adottare. In particolare viene vietata la stabulazione fissa (tranne alcune eccezioni valide solo per le aziende pi piccole che non superano i 18 UBA) e si dispone che tutti gli animali possano accedere a pascoli od a parchetti esterni, anche parzialmente coperti. A causa degli alti costi necessari per costruire stalle conformi alla regolamentazione bio, viene stabilita una deroga che consente di continuare ad usare fino al 31 dicembre 2010 (previa autorizzazione dellEnte di certificazione) i manufatti non rispondenti pienamente alla normativa ma costruiti prima del 24 agosto 2000. In questo caso vanno ancor di pi assicurati adeguati esercizi degli animali allesterno

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ed una loro cura particolare. Entro il 2010 loperatore si deve impegnare a provvedere alladeguamento delle stalle. Il bestiame deve essere tenuto in gruppi omogenei, il cui numero dipende dalla stazza degli animali e dalle loro esigenze naturali. Lisolamento dei maschi consentito esclusivamente per motivi gestionali e di sicurezza. proibito adottare diete o creare le condizioni per cui gli animali possano divenire anemici. Gli animali devono essere liberi di andare alla luce ed allaria aperta. Il trasporto deve essere ridotto al minimo, secondo il principio che meglio trasportare i prodotti piuttosto che gli animali. Nel caso si sia costretti a spostare gli animali, bisogna fare il possibile per ridurne lo stress, sia durante il viaggio che durante le fasi di carico e scarico. Ogni tipo di molestia deve essere evitata. proibito usare stimolatori elettrici esercitanti azioni coercitive sullanimale. proibito luso di tranquillizzanti allopatici prima, durante e dopo il trasporto. possibile invece usare durante le fasi di carico e scarico il metodo dal buio alla luce e il richiamo del cibo. I veicoli utilizzati per il trasporto devono essere puliti e proteggere gli animali dal vento, dal freddo, ecc.. Durante i trasporti pi lunghi necessario provvedere alla somministrazione di acqua. Tutte queste misure devono essere adottate anche durante il trasporto al macello, dove le situazioni di stress devono essere ridotte al minimo Lidentificazione del bestiame e di tutti i loro prodotti deve avvenire lungo lintera filiera, dallallevamento, alla lavorazione, al trasporto, fino al punto vendita. Per il pollami ed i piccoli mammiferi lidentificazione pu anche riguardare direttamente un determinato gruppo di animali. Il numero di capi allevabile legato alla superficie aziendale sulla quale andranno smaltite le deiezioni, questo allo scopo di evitare linquinamento del terreno e delle falde sotterranee. Ove necessario la densit di stabulazione prevista dalla regolamentazione comunitaria pu essere ridotta a causa di: Caratteristiche del suolo Utilizzazione di altri fertilizzanti azotati Grande disponibilit nei suoli di azoto per le coltivazioni coltivazioni che richiedono limitate quantit di azoto cause diverse che richiedono una somministrazione di azoto inferiore a quella prevista (limite massimo) dalle tabelle ufficiali. La densit di stabulazione per le specie animali non riportate nellelenco del regolamento comunitario, deve essere calcolata sulla base della quantit di letame prodotto e sulla sua composizione. Se 116

lente di certificazione o lautorit competente stabiliscono norme specifiche per questi animali, esse vanno rispettate. sempre possibile stipulare accordi per lo smaltimento delle deiezioni animali con altre aziende biologiche che, ad esempio, dispongano di molto terreno e pochi capi allevati. In questo caso il limite massimo di 170 Kg di azoto per ettaro per anno deve essere calcolato sulla base anche della SAU messa a disposizione dalle aziende cooperanti. I centri aziendali di stoccaggio dl letame devono essere costruiti in maniera tale (con drenaggio, isolamento dal suolo, ecc.) da prevenire linquinamento del suolo e delle falde, soprattutto nei periodi invernali, quando il loro accumulo maggiore. Locali di stabulazione ed aree esterne. In linea generale gli animali devono essere liberi di pascolare allaperto. Locali chiusi possono essere creati per i seguenti motivi: offrire riparo agli animali al pascolo offrire riparo quando insistono cattive condizioni meteorologiche (per es. inverni freddi) garantire agli animali determinate condizioni per brevi periodi (a seconda delle specie) durante lingrasso garantire agli animali determinate condizioni per motivi di salute alla fine della gravidanza proteggere gli animali appena nati proteggere il pollame dai predatori (per es. Durante la notte. In ogni caso le condizioni degli alloggi devono garantire il rispetto delle esigenze degli animali (ad es. libert di movimento e comodit). Nel caso delle mucche bisogna ad es. prevedere una zona asciutta e protetta dal suolo in cui possano tranquillamente ruminare, avendo a disposizione spazio sufficiente per tutte. Alloggi (e spazi esterni liberi) devono prevedere zone attrezzate e facilmente raggiungibili per lalimentazione e labbeveraggio. Le costruzioni devono inoltre garantire: libera circolazione dellaria ridotta polverosit temperatura appropriata umidit relativa adeguata allaria naturale concentrazione di gas I locali non devono impedire la naturale circolazione dellaria e della luce. Le aree per gli esercizi allaperto, se necessario, devono offrire sufficiente protezione dalla pioggia, dal vento, dal sole e dalle alte temperature. Questo pu essere fatto prevedendo un adeguato numero di alberi, siepi, capanne di paglia, ripari temporanei, ecc.. I

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locali coperti possono essere evitati nelle zone con climi idonei alla vita allaria aperta degli animali.

Immagine 20: area esterna per gli esercizi dei maiali

Densit degli allevamenti idonea ad evitare il sovraffollamento. La densit di stabulazione stabilita con precisamente dalla regolamentazione comunitaria ed riportata nelle tabelle seguenti.

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Tabella 12: Estratto dellAllegato IV del Reg. CEE n 889/2008

Classe o specie

N Massimo di animali per ettaro (equivalente a 170Kg N/ha/anno) 2 5 5 3,3 3,3 2 2,5 2,5 2 2 2,5 100 13,3 13,3 74 6,5 14 14 580 230

Equini di oltre 6 mesi Vitelli da ingrasso Altri bovini di meno di 1 anno Bovini maschi da 1 a meno di 2 anni Bovini femmine da 1 a meno di 2 anni Bovini maschi di 2 anni e oltre Giovenche da allevamento Giovenche da ingrasso Vacche da latte Vacche lattifere da riforma Altre vacche Coniglie riproduttrici Pecore Capre Suinetti Scrofe riproduttrici Suini da ingrasso Altri suini Polli da tavola Galline ovaiole

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Tabella 13: Superfici minime coperte e scoperte ed altre caratteristiche di stabulazione per i differenti tipi di specie di produzione (Estratto Allegato III Reg. CEE n 889/2008).
1. BOVINI, OVINI, SUINI Superfici coperte
(superficie netta disponibile per gli animali)

Superfici scoperte
(spazzi liberi, esclusi pascoli)

Peso vivo minimo (Kg)


Bovini ed equine da allevamento e destinati allingrasso Fino a 100 Fino a 200 Fino a 350 Oltre 350

m /per capo
1,5 2,5 4,0 5 con un minimo di 1 2 m /100 Kg 6 10 1,5 per pecora/capra 0,35 per agnello/capretto 7,5 per scrofa 0,8 1,1 1,3 0,6 2,5 per femmina 6,0 per maschio

m /per capo
1,1 1,9 3 3,7 con un numero di 0,75 m2/100 kg 4,5 30 2,5 con 0,5 per agnello/capretto 2,5 0,6 0,8 1 0,4 1,9 8,0

Vacche da latte Tori da allevamento Pecore e capre Scrofe in allattamento con suinetti fino a 40 giorni Suini da ingrasso

Suinetti Suini da allevamento

Fino a 50 Fino a 85 Fino a 110 Oltre 40 giorni e fino a 30 kg

2.

POLLAME Superfici coperte


(superficie netta disponibile per gli animali)
2

Superfici scoperte

(m in rotazione di sup. disp. per capo)

N di 2 animali/m
Galline ovaiole 6

cm di posatoio per animale


18

Per nido
8 galline ovaiole per nido o in caso di nido comune 120 cm2/volatile

m /capo
4, a condizione che non sia superato il limite di 170 kg di N/ha/anno.

Pollame da ingrasso (in ricoveri fissi)

10, con un Massimo di 21 kg di peso vivo/m2

20 (solo per faraone)

Pollame da ingrasso (in ricoveri mobile)

16(*) in ricoveri mobile con un Massimo di 30 kg di peso vivo/m2 (*) Solo nel caso di ricoveri mobile con pavimento di superficie non superiore a 150 m2 che restano aperti di notte.

4 polli da ingrasso e faraone 4,5 anatre 10 tacchini 15 oche In tutte le specie summenzionate non deve essere superato il limite di 170 kg di N/ha/anno. 2,5, a condizione che non sia superato il limite di 170 kg di N/ha/anno.

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Tutte queste limitazioni non dipendono solo dalle specie ma anche dalla razza e dallet degli animali. Gli alloggi devono prevedere spazi liberi esterni. Se necessario le costruzioni gi esistenti vanno modificate per garantire il rispetto di questa condizione. La densit ottimale prevista per garantire il benessere degli animali e deve pertanto consentire di: disporre di spazio sufficiente per garantire agli animali di alzarsi normalmente; assumere agevolmente una posizione di riposo; girare su se stessi; pulirsi da soli; assumere una postura naturale; fare tutti i movimenti naturali come allungarsi o sbattere le ali. Vediamo ora cosa prevede la normativa in modo specifico per alcune specie animali. Mammiferi la normativa prevede che gli animali debbano poter accedere ai pascoli, agli spiazzi liberi, ai parchetti allaria aperta ogni qualvolta lo desiderino e le loro condizioni fisiologiche, le condizioni climatiche e lo stato del terreno lo consentano. Gli animali possono essere tenuti lontano dal pascolo quando lautorit competente emani provvedimenti specifici in occasione di allarmi sanitari. Le suddette norme vanno applicate anche ai tori se hanno pi di un anno. Essi devono poter accedere anche ad aree aperte per effettuare esercizi o correre. In momenti particolari della loro vita, per esempio nella fase finale della gravidanza o durante la fase finale dellingrassamento, bovini, suini ed ovini da carne possono essere tenuti allinterno dei loro alloggi, che devono soddisfare i bisogni degli animali. Comunque questo periodo non pu superare un quinto della loro vita e al massimo pu durare tre mesi. Gli alloggi devono avere un pavimento liscio ma non sdrucciolevole. Almeno met della superficie del pavimento deve essere continua, co non fessurata o grigliata. Inoltre per lItalia il DM del 4.08.2000 Modalit dattuazione del regolamento (CE) n. 1804/99, sul metodo delle produzioni animali biologiche prevede che la superficie a pavimento fessurato non debba superare il 50% di quella minima indicata nel Reg. CE 889/2008. E infine obbligatoria la predisposizione di una zona di riposo a pavimento pieno, con una lettiera di paglia o di altri materiali naturali. Per i suini previsto che alle scrofe in gestazione siano assegnati box collettivi con zona di riposo a lettiera nel periodo di attesa del calore e nella prima fase della gestazione. Non ammesso lutilizzo di gabbie 121

singole, al fine di facilitare il controllo e lintervento sugli animali oltre che per limitare lincidenza di aborti traumatici. Per il settore di svezzamento vietato altres lutilizzo di gabbie. Per la fase finale di ingrasso (circa due mesi per i suini pesanti da salumificio) non previsto lobbligo di accesso ai pascoli o ai paddock esterni. Pollame La normativa prevede che il pollame sia allevato in spazi aperti e non possa essere rinchiuso in gabbia. Gli uccelli acquatici devono poter accedere agli specchi dacqua, naturali od artificiali, quando le condizioni metereologiche lo permettano, garantendo le condizioni igieniche ottimali e rispettando il benessere animale. I ricoveri per il pollame devono soddisfare le seguenti condizioni minime: almeno un terzo deve essere solido, vale a dire non composto da assicelle o da graticciato, e dev'essere ricoperto di lettiera composta ad esempio di paglia, trucioli di legno, sabbia o torba; nei fabbricati adibiti all'allevamento di galline ovaiole una parte sufficiente della superficie accessibile alle galline deve essere destinata alla raccolta degli escrementi; devono disporre di un numero sufficiente di posatoi di dimensione adatta all'entit del gruppo e alla taglia dei volatili come stabilito dalla normativa comunitaria; devono essere dotati di uscioli di entrata/uscita di dimensioni adeguate ai volatili, la cui lunghezza cumulata di almeno 4 m per 100 m2 della superficie utile disponibile per i volatili; ciascun ricovero pu contenere al massimo i seguenti capi ( ovviamente non tutti assieme!): 4 800 polli, 3000 galline, 5200 faraone, 4000 femmine di anatra muta o di Pechino, 3200 maschi di anatra muta o di Pechino o altre anatre, 2500 capponi, oche o tacchini. La superficie totale utilizzabile dei ricoveri per il pollame allevato per la produzione di carne per ciascuna unit di produzione non deve superare i 1 600 m2. Per le galline ovaiole la luce naturale pu essere completata con illuminazione artificiale in modo da mantenere la luminosit per un massimo di 16 ore giornaliere, con un periodo continuo di riposo notturno senza luce artificiale di almeno 8 ore. Il pollame deve poter accedere a parchetti all'aperto ogniqualvolta le condizioni climatiche lo consentano e, nei limiti del possibile, per almeno un terzo della sua vita. I parchetti devono essere in maggior parte ricoperti di vegetazione, essere dotati di dispositivi 122

di protezione e consentire agli animali un facile accesso ad un numero sufficiente di abbeveratoi e mangiatoie. Segnaliamo infine che il Reg. CE n 699/2006 del 5 maggio 2006 alla luce delle preoccupazioni circa la diffusione dellinfluenza aviaria ha stabilito che il pollame possa essere tenuto al chiuso qualora determinate restrizioni, anche di ordine venatorio, introdotte sulla base della normativa comunitaria al fine di proteggere la salute pubblica o animale, vietino o limitino laccesso del pollame a parchetti allaperto. Il pollame tenuto al chiuso deve avere permanentemente accesso a quantit sufficienti di foraggi grossolani e di materiali adatti a soddisfare le sue necessit etologiche. Nell'intervallo tra l'allevamento di due gruppi di volatili si proceder ad un vuoto sanitario, operazione che comporta la pulizia e la disinfezione del fabbricato e dei relativi attrezzi. Parimenti, al termine dell'allevamento di un gruppo di volatili, il parchetto sar lasciato a riposo per il tempo necessario alla ricrescita della vegetazione e per operare un vuoto sanitario. Gli Stati membri stabiliscono il periodo in cui il parchetto deve essere lasciato a riposo e comunicano la loro decisione alla Commissione e agli altri Stati membri. Questi requisiti non si applicano a piccole quantit di pollame che non sia chiuso in un parchetto e che sia libero di razzolare tutto il giorno. Salute degli animali La prevenzione costituisce laspetto pi importante del lavoro veterinario. Gli animali che vivono nelle aziende biologiche in ottime condizioni, senza stress, sviluppano un forte sistema immunitario.

Immagine 21: esempio di spazio allaperto dove fare esercizio

Immagine 22: momento di relax per bufali in allevamento bio

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Nel caso in cui, nonostante unaccurata prevenzione, gli animali abbiano bisogno di trattamenti veterinari, sono preferibili le terapie naturali. Le Terapie alternative si rifanno a metodi non utilizzati (se non raramente) nella moderna medicina occidentale. In una pubblicazione recente sono state censite ben 278 tipologie di terapie naturali. Va comunque precisato che per la maggior parte di esse non esiste una validazione scientifica. Comunque molti veterinari stanno avvicinandosi a questo tipo di terapia che non provoca effetti secondari, non lascia residui chimici nellorganismo, ecocompatibile. Vediamo di seguido le principali. Agopuntura. Questa terapia di origine cinese, nata oltre un migliaio di anni fa, oggi viene applicata principalmente su animali di piccola taglia, ma in aumento luso anche su animali di taglia superiore. La prima applicazione dellagopuntura agli animali risalirebbe al 900 a.c., in Cina, solo nel secolo scorso giunta per in Europa ed in America. La parola agopuntura ha origine latina (acus= ago + pungere) e si riferisce appunto alla stimolazione terapeutica effettuata con aghi. La stimolazione dei punti di pressione del corpo pu essere effettuata con aghi, calore, laser, elettricit o iniezione di soluzione salina. La medicina tradizionale cinese ritiene che lorganismo vivente sia un sistema energetico aperto in cui le perdite di energia causino le malattie. Una malattia sarebbe quindi il risultato di uno scompenso energetico dellorganismo; lobiettivo del trattamento quello di ristabilire lequilibrio naturale. Molte popolazioni nel mondo si sono occupate degli effetti fisiologici e farmacologici dei trattamenti terapeutici. sempre pi certo che ci siano pi filamenti nei punti di pressione del corpo, nei quali la resistenza elettrica della pelle maggiore e la relativa diffusione di CO2 pi intensa. Lagopuntura viene utilizzata anche a scopi anestetici. Esistono in letteratura molti casi in cui stata applicata con successo sugli animali. In agricoltura biologica viene utilizzata per i trattamenti veterinari in caso di allergie, problemi alle cartilagini, coliche negli equini, difficolt riproduttive nei bovini, mastiti, prevenzione di diarree nei suini, problemi riproduttivi nelle avicole. Lagopuntura non pu essere impiegata nei casi in cui necessiti lintervento chirurgico. Fitoterapia. Luso medico delle erbe risale alla preistoria. In questo campo le conoscenze sono comunque in continua evoluzione. Le erbe vengono utilizzate per i medicamenti, lindustria farmaceutica e la preparazione di infusi. Non si tratta di pozioni magiche ma delluso appropriato dei principi attivi estratti 124

sia dalle piante selvatiche che da quelle coltivate. I principi attivi possono avere effetti molteplici e curare diverse malattie. Tra gli agenti pi diffusi ci sono gli alcaloidi, residui delle reazioni alcaline contenenti azoto, nelle erbe sotto forma di Sali. Ne esistono di sedativi, anestetici, stimolanti: ad es. segale cornuta (Claviceps purpurea), Giusquiamo nero (Hyoscyamus niger), semi di cacao, semi di caff, papavero indiano, radici di Belladonna. I residui dei cristalli che contengono zucchero e non azoto sono i glicosidi. Essi agiscono sul cuore, svolgono funzione lassativa, espettorante e diuretica: ad es. vischio (Viscum album), radici di rabarbaro, radici di ginseng, fiori di tiglio, ononide (Ononis spinosa). Le Saponine sono invece sostanze simili ai glicosidi che stimolano la secrezione delle mucose, lungo le vie respiratorie, nello stomaco ed aiutano lintestino ad assorbire altri agenti, quali ad es. liquirizia, germogli di grano, saponaria, poverina. Le essenze amare, quali achillea millefoglie, centaurea minore, tarassaco, cicoria selvatica, sono residui organici utilizzati come lassativi, agiscono su fegato e bile. Alcuni tipi di T, ricavati da droghe contenenti acido tannico, per esempio bardana, foglie di ciliegio, foglie di noci, foglie di castagno, gambi e foglie di sinfito, sono usati per guarire lo stomaco e le mucose intestinali, infiammazioni delle viscere. Gli oli essenziali od aromatici, ad esempio: anice, foglie di alloro, menta peperita, balsamo di limone, finocchio, camomilla, valeriana, rosmarino, sono sostanze odorose ricavate dai vapori di distillazione che hanno effetti diuretici, vermifughi, battericidi. Alcuni ricercatori stanno studiando gli effetti dellintegrazione del foraggio con agenti naturali quali erbe ed oli essenziali. Diversi prodotti sono oggi utilizzati su molte specie animali. Lobiettivo quello di ridurre luso di prodotti chimici di sintesi (fino ad eliminarli del tutto) dalle pratiche veterinarie. Lutilizzo delle terapie alternative consente di salvaguardare la qualit delle carni, che, oltre ad essere pi buone, non conterranno residui di prodotti chimici ed altre sostanze nocive alla salute umana. Terapia Aiurvedica (ayush significa vita veda significa conoscenza). Questa pratica risale a pi di 5000 anni fa, originaria dellIndia, ed alla base di molte altre pratiche sviluppatesi nel tempo. Fonde lantica saggezza con la scienza moderna, i regolatori del sistema immunitario ricavati dalle piante hanno attratto lattenzione degli scienziati di tutto il mondo. Esisterebbero circa 65 erbe naturali con poteri immuno-regolatori, delle quali circa 36 provengono dallindia. I prodotti ricavati da queste erbe aprono nuove strade alternative per il rafforzamento 125

del sistema immunitario degli animali. In India il metodo Aiurvedico utilizzato da oltre cento anni quale terapia veterinaria. stata provata la sua efficacia nella cura di certe disfunzioni del metabolismo, immunodeficienze, malattie della pelle ed allergie. Alcuni prodotti sono particolarmente raccomandati per prevenire le malattie del pollame. Essi rafforzano il sistema immunitario, riducono lo stress in caso di vaccinazioni, trattamenti medici, cambiamenti di tempo, trasporto, e favoriscono il recupero dopo la malattia, migliorando anche lassimilazione degli alimenti. Esiste anche un formulato contro lintossicazione del fegato. stata provata lefficacia dei prodotti usati come stimolatori naturali dello sviluppo delle galline ovaiole e dei polli da carne. Batteri produttori di acido lattico. La medicina veterinaria utilizza pro-biotici contenenti batteri che producono acido lattico. risaputo che nei grandi allevamenti le malattie pi diffuse sono quelle dellapparato digerente, dove proliferano enteropatogeni, soprattutto dopo trattamenti a base di antibiotici che hanno indebolito il sistema immunitario, che possono provocare infiammazioni intestinali, fino alla morte. Molti batteri che producono acido lattico funzionano come bio-regolatori. Per esempio essi possono ristabilire lequilibrio intestinale, attraverso lacidificazione che impedisce il proliferare degli agenti patogeni. Omeopatia una parola di origine greca (hmoios significa simile pthos significa sofferenza). La teoria e la pratica della terapia omeopatica sono state formulate dal medico tedesco Samuel Hahnemann allinizio del diciannovesimo secolo. Hahnemann osserv che il chinino usato come cura della malaria provocava nelle persone addette alla sua produzione gli stessi sintomi della malaria. Cos nacque la formulazione della teoria similia similibus curantur (Il simile cura il simile), sulla quale si fonda lomeopatia. In sintesi questa teoria sostiene che le malattie guariscono con i rimedi che provocano in un individuo sano i sintomi della malattia stessa. Questa viene considerata da Hahnemann come una perturbazione della forza vitale delluomo; la cura quindi consisterebbe essenzialmente nella riattivazione della forza vitale attraverso la somministrazione al malato di piccole quantit di opportune sostanze precedentemente dinamizzate, ovvero sottoposte ad un procedimento di diluizione e potenziamento che serve a renderle attive. In questo modo lorganismo riattiva i meccanismi protettivi, ristabilendo il suo regolare equilibrio biologico. Questa metodica segue quindi principi del tutto contrari alla moderna medicina 126

allopatica, che mira innanzitutto a curare i sintomi, senza preoccuparsi dello stato di equilibrio generale dellorganismo del malato. Nel 1821 Hahnemann individu nel suo Materia Medica circa 100 rimedi omeopatici; oggi dopo duecento anni di applicazione se ne contano oltre 2000. In larga parte si tratta di estratti vegetali, ma ci sono anche minerali e prodotti di origine animale. Oggi circa l80-90% delle malattie degli animali pu essere curato con pratiche veterinarie ampiamente collaudate, basate su rimedi omeopatici. Anche il numero dei veterinari adeguatamente formati in continua crescita. Lomeopatia pu essere impiegata in agricoltura biologica sia per la cura dei singoli animali che di intere popolazioni di animali. Fisioterapia. Oltre che nella medicina umana, la fisioterapia stata adottata anche dalla medicina veterinaria, sia per i grandi che per i piccoli animali. Molti pensano che il successo di questa metodologia sia legato alluso di macchine meravigliose. Gli specialisti precisano invece che necessario anche un allenamento specifico. La fisioterapia consigliata principalmente per i muscoli e le ossa che sono stati danneggiati, sia a causa di un evento traumatico (frattura, rottura dei legamenti, ecc.) che per la presenza di ascessi, ematomi, edemi. Naturalmente il tipo di trattamento da effettuare nel biologico strettamente legato al disordine da curare: terapia del calore, della compressione, degli ultrasuoni, ecc.. Gli effetti generali provocati dai trattamenti fisioterapici includono laumento della circolazione sanguigna, la stimolazione intercellulare, modifiche del metabolismo (come vasodilatazione e vasocostrizione), effetti analgesici, ecc.. consigliabile effettuare alcune applicazioni dopo gli interventi chirurgici. Lefficacia del trattamento dipende anche dallapplicazione di creme, impacchi di erbe, ecc.. Va comunque precisato che la fisioterapia non raccomandata solo in seguito a gravi eventi od infezioni.

3.4.c. Conservazione e trasformazione degli alimenti Il Regolamento comunitario definisce la preparazione dei prodotti biologici come quelle operazioni di conservazione e/o di trasformazione di prodotti agricoli (compresa la macellazione e il sezionamento per i prodotti animali) nonch il condizionamento e/o modifiche apportate all'etichettatura relativamente alla presentazione
del metodo di produzione biologico.

La normativa comunitaria del biologico rappresenta un punto di incontro tra la richiesta dei consumatori di avere prodotti totalmente naturali e le esigenze produttive. Di conseguenza le norme non escludono lutilizzo di ingredienti di origine extra-agricola (additivi 127

alimentari, acqua, sale, preparati a base di micro-organismi e minerali), anche se ne viene fortemente circoscritto lutilizzo. Lo stesso avviene per le sostanze necessarie per la preparazione delle derrate alimentari che utilizzano prodotti agricoli da agricoltura biologica.

Immagine 23: la produzione biologica di mozzarella prevede un uso elevato di acqua

Il regolamento comunitario contiene lelenco di tutti gli ingredienti e gli ausiliari di fabbricazione che possono essere usati nella preparazione dei prodotti alimentari. Oltre queste limitazioni lart. 5 del regolamento vieta espressamente luso di OGM e di radiazioni ionizzanti. Inoltre, al fine di evitare frodi, viene stabilito che nello stesso prodotto non pu esserci lo stesso ingrediente ottenuto sia con metodo biologico che convenzionale. Analizziamo di seguito alcuni processi usati per conservare questo tipo di prodotti, nel rispetto della normativa comunitaria. Tecniche di raffreddamento. Levoluzione del settore della distribuzione e commercializzazione delle produzioni agricole richiede una serie di accorgimenti volti a salvaguardarne le caratteristiche organolettiche, nutrizionali ed igienico-sanitarie dei prodotti, per il maggior tempo possibile. Il raggiungimento degli

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obiettivi prefissati dipende dal corretto utilizzo delle tecniche di raffreddamento, basato su tre principi: 1. Usare prodotti di alta qualit, perch luso delle tecniche di raffreddamento non migliorer le caratteristiche della materia prima scadente; 2. raffreddare il pi rapidamente possibile, al fine di evitare la decomposizione dei prodotti; 3. Non interrompere la catena del freddo. Refrigerazione. Consente di mantenere il prodotto a temperature basse, senza giungere per al loro congelamento. La refrigerazione avviene con ununica operazione iniziale di raffreddamento e va mantenuta costante. Il prodotto rimane nelle stesse condizioni per un periodo pi o meno lungo, dipendente esclusivamente dalle caratteristiche del prodotto stesso. Questo processo viene usato normalmente anche come metodo di conservazione intermedio, in attesa che venga applicato quello definitivo. Il vantaggio di questo metodo consiste nella conservazione del gusto del prodotto e delle sue caratteristiche organolettiche e nutrizionali; la refrigerazione inoltre permette di ritardare le reazioni chimiche ed enzimatiche e lo sviluppo microbico. Congelamento. Consiste nel portare lalimento al di sotto del punto di congelamento. Il congelamento del prodotto avviene in due steps: il processo di congelamento vero e proprio e la conseguente fase di mantenimento. da evidenziare come lenergia necessaria per trasformare lacqua presente nel prodotto in ghiaccio sia molto maggiore di quella necessaria per il mantenimento dello stesso prodotto congelato. Il congelamento avviene in un lasso di tempo molto breve ed un metodo efficace di controllo della decomposizione. Daltro canto per il processo pu provocare effetti indesiderati apportando modificazioni allalimento. Frutta e verdura, per esempio, assumono una struttura differente in seguito allo scongelamento, a causa della morte di alcuni tessuti. Tuttavia alcuni prodotti tollerano perfettamente il congelamento: ad esempio la carne, se correttamente immagazzinata e scongelata, non presenta modificazioni di rilievo rispetto al prodotto fresco. Trattamento termico. Questa tecnica si basa sulluso di temperature che fermano lo sviluppo dei micro-organismi. Luso del calore pu distruggere la flora microbica degli alimenti ma pu anche influire negativamente sulla loro qualit, comportando modificazioni organolettiche e cambiamenti nel colore e nel sapore. Risulta determinante per il successo del trattamento la 129

conoscenza della temperatura alla quale resistono i microrganismi e la sensibilit al calore del prodotto. Conoscendo questi valori sar possibile impostare lesatto binomio temperatura/tempo di trattamento. Il trattamento termico controllato si adatta a molteplici alimenti ma va adattato alle diverse tipologie di prodotto per ottenere I migliori risultati ed evitare effetti indesiderati. Sbollentatura: consiste nellimmergere nellacqua bollente o trattare con il vapore per brevi periodi la frutta e la verdura. Il prodotto andrebbe immediatamente raffreddato al fine di evitare la modificazione dei tessuti e la perdita di qualit. Solitamente questa tecnica applicata alla frutta ed alla verdura prima di procedere al loro congelamento. Lo scopo quello di rimuovere i gas dai tessuti, inattivare gli enzimi, disinfettare esternamente lalimento, fissare il colore. Pastorizzazione: un trattamento termico (effettuato con dei macchinari chiamati appunto pastorizzatori) che distrugge la parte vegetativa (non le spore) dei microrganismi delle derrate alimentari. Gli alimenti pastorizzati hanno una durata limitata, per cui questo trattamento andrebbe abbinato ad altri metodi di conservazione, quali il raffreddamento o la chiusura ermetica per evitare possibili contaminazioni. In questo modo le caratteristiche del prodotto saranno preservate, comprese il gusto, il colore, il potere nutrizionale e la struttura. Il prodotto avr comunque una durata piuttosto breve. Sterilizzazione: lalimento viene sottoposto a temperature elevate (utilizzando dei macchinari chiamati appunto sterilizzatori) che portano alla distruzione di tutti i microrganismi, compresi quelli piu resistenti, e degli enzimi. Gli alimenti trattati con questo metodo dovrebbero essere siggillati in contenitori ermetici. Gli alimenti sterilizzati possono essere conservati per lungo tempo a temperatura ambiente. Il trattamento produce per effetti negativi sulla qualit dellalimento, riducendone il valore nutrizionale e cambiandone alcune caratteristiche organolettiche. Essiccazione. Consiste nelleliminazione dellacqua presente allinterno di un alimento. La mancanza di acqua impedisce ai microrganismi di svilupparsi e moltiplicarsi allinterno dellalimento. Lessiccazione un processo complesso di trasferimento di calore e masse, che dipende da molte variabili esterne, quali la temperature e lumidit, e da variabili legate allalimento, quali struttura, composizione chimica, peso, ecc.. In questo processo laria svolge la funzione di trasferimento del calore allalimento, causandone la perdita di acqua per evaporazione. Allo stesso 130

tempo laria funge da mezzo di trasporto del vapore acqueo liberato dallalimento in fase di essiccazione. Acidificazione: ostacola lo sviluppo dei microrganismi responsabili della decomposizione dellalimento. Questo metodo di conservazione si basa sullo sviluppo della fermentazione microbica che provoca una diminuzione del PH. I microrganismi utilizzati nei processi di fermentazione sono generalmente lieviti o batteri. Questi sviluppandosi rapidamente produrranno gli enzimi che saranno essenziali per i processi chimici. Possono essere usati diversi tipi di fermentazione, ma i pi importanti sono i metodi alcolici, lattici ed acetici. Se si vuole conservare lalimento con lacido, possono essere usati quelli propionico, acetico, lattico, citrico. Utilizzo di zucchero e sale. Questi processi chimici si basano sullaggiunta di zucchero o sale allacqua del prodotto. Laggiunta di zucchero aumenta la pressione osmotica ritardando lo sviluppo microbico, ma non distrugge i microrganismi. Il sale svolge invece le seguenti funzioni: disidratazione causata dalla pressione osmotica che provoca la liberazione dellacqua nellalimento; conservazione e regolazione dei processi fermentativi. Il sale inoltre un minerale gradito alluomo. Il sale pu essere applicato a strati alternati con gli alimenti. Si pu altrimenti ricorrere alla salamoia, con limmersione dellalimento in una soluzione salina, con conseguente assorbimento del sale da parte dellalimento stesso. Limballaggio degli alimenti svolge diverse funzioni lungo larco della vita del prodotto: protegge dai danni cui potrebbe incorrere durante il trasporto, lo stivaggio in deposito o nel luogo di consumo. Limballaggio dovrebbe ritardare od evitare la decomposizione dellalimento legata allinterazione con lossigeno, dovrebbe anche proteggere lalimento dalla luce e dai microrganismi. Dovrebbe inoltre garantire la composizione degli alimenti, il valore nutrizionale e le sue qualit organolettiche. La confezione consente di movimentare gli alimenti, spesso in parti differenti del mondo ed in stagioni diverse. Il packaging dovrebbe essere compatibile con il prodotto, assicurandone lintegrit, senza modificarne gusto, aroma, ecc.. Sulla confezione devono essere riportate tutte le informazioni per il consumatore sulle caratteristiche del prodotto, la sua conservabilit e le modalit dutilizzo. Limballaggio dovrebbe infine essere riciclabile.

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CONCLUSIONI Con questo manuale speriamo di essere riusciti a trasmettere ai tecnici quei principi di base che fanno del biologico non solo un metodo di agricoltura rispettoso dell'ambiente e della salute umana, riconosciuto a livello mondiale, ma anche un innovativo modello di sviluppo rurale sostenibile ed un potente strumento di marketing territoriale. Risulter allora pi chiaro perch il biologico susciti tanto interesse non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra gli amministratori locali, i politici, gli agenti dello sviluppo locale e, naturalmente, i consumatori. L'intervento del consulente dell'agricoltura biologica sempre pi richiesto dagli operatori della filiera agroalimentare, che vogliono riconvertire la propria attivit, adeguandola alle nuove istanze ed ai nuovi parametri europei ed internazionali. Ma la domanda crescente proviene anche dagli enti di certificazione, dalle scuole, dai comuni, dalle comunit montane, dai gruppi d'azione locale. Con questo manuale, elaborato in ambito comunitario, ci siamo proposti di fornire al consulente le indicazioni tecniche di base e le informazioni sulla normativa di riferimento, neccessarie per svolgere al meglio il proprio complesso lavoro. Ci piace comunque concludere con una delle frasi riportate da Vincenzo Vizioli nel suo prezioso libro sulla conversione al biologico (vedere bibliografia): Le affermazioni assolute che portano a dire <<lagricoltura biologica si fa cos>> sono in generale da rifuggire, perch lagricoltura biologica un metodo che tanto pi efficace per quanto riesce ad entrare in equilibrio con lambiente in cui opera. Pertanto, tutte le soluzioni tecniche, anche se provenienti da risultati sperimentali, vanno valutate ed eventualmente rielaborate in funzione delle condizioni pedoclimatiche, delle attrezzature presenti in azienda e dellorganizzazione della stessa.. Ci piace considerare le produzioni biologiche come il frutto del lavoro di migliaia di artigiani della terra, che con il loro infaticabile lavoro contribuiscono giorno dopo giorno a farci apprezzare le tante tipicit locali ed a preservare per le generazioni future quel patrimonio inestimabile costituito dai territori rurali. Il consulente di agricoltura biologica deve tener conto di tutto questo ed aiutare lagricoltore nella messa a punto del metodo migliore da seguire in azienda per ottenere quelli che qualcuno ha definito i prodotti con lanima.

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GLOSSARIO

A AGENTI PATOGENI (batteri, virus, funghi), usati nella lotta biologica, sono microrganismi in grado di causare nel fitofago una malattia mortale. Virus e batteri agiscono in seguito ad ingestione danneggiando solitamente gli organi intestinali dellinsetto, mentre i funghi penetrano nel fitofago dalla cuticola moltiplicandosi a spese degli organi interni. Lagente patogeno pi diffuso e conosciuto il Bacillus thuringiensis. un batterio aerobico, sporiforme, disponibile in varie forme (kurstaki, aizawai, israeliensis e tenebrionis). AGOPUNTURA, terapia di origine cinese, basata sulla stimolazione terapeutica con aghi, usata in agricoltura biologica per i trattamenti veterinari in caso di allergie, problemi alle cartilagini, coliche negli equini, difficolt riproduttive nei bovini, mastiti, prevenzione di diarree nei suini, problemi riproduttivi nel pollame. AGRICOLTURA BIODINAMICA, nata in seguito ad una serie di conferenze di successo svolte nel 1924 dal filosofo austriaco Rudolf Steiner, considera lazienda come un organismo agricolo, sul quale lavorare per ristabilire le condizioni di equilibrio e di armonia con la natura. il pi antico movimento agricolo non convenzionale ed diffuso in tutto il mondo. AGRICOLTURA BIOLOGICA, un sistema olistico di gestione della produzione che persegue lequilibrio dellecosistema, inclusa la biodiversit, rispetta i cicli naturali e lattivit biologica del suolo. I metodi di produzione biologica privilegiano il ricorso a misure agronomiche piuttosto che allutilizzo di inputs extra aziendali, in considerazione del fatto che caratteristiche locali richiedono sistemi locali di gestione. Questo deve avvenire con luso, dove possibile, di metodi agronomici, biologici e meccanici, in antitesi allutilizzo indiscriminato di mezzi tecnici, per far fronte alle diverse esigenze produttive. (Definizione tratta dal Codice Alimentare).

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AGRICULTURA CONVENZIONALE, sistema agricolo industriale caratterizzato da alta meccanizzazione, monoculture ed utilizzo di inputs chimici di sintesi quali fertilizzanti e pesticidi, massimizzazione della produttivit e dei profitti. Lagricoltura industrializzata divenuta convenzionale solo negli ultimi sessanta anni, in seguito alla sua grande diffusione dopo la seconda guerra mondiale. Gli effetti di questo tipo di agricoltura sullambiente e sulle aree rurali sono stati tremendi, con ampie zone inquinate, desertificazione e danni alla salute degli operatori e dei consumatori. AGRICOLTURA NATURALE riflette lesperienza dellagricoltorefilosofo giapponese Masanobu Fukuoka. I suoi libri, The OneStraw Revolution: An Introduction to Natural Farming (Emmaus: Rodale Press, 1978) e The Natural Way of Farming: The Theory and Practice of Green Philosophy (Tokyo; New York: Japan Publications, 1985), descrivono quella che Fukuoka chiama la non coltivazione. Il suo metodo agricolo prevede appunto il poco lavoro e la non coltivazione, non contempla luso di concimi, pesticidi ed altri inputs. Nonostante questo la produttivit viene assicurata da una perfetta organizzazione aziendale e dalladozione di accurate tecniche di semina e combinazione delle piante (policoltura). In breve Fukuoka ha portato ai pi alti livelli larte pratica del lavorare in sintonia con la natura. AGRICOLTURA SOSTENIBILE, si riferisce ai sistemi agricoli compatibili con lambiente, economicamente convenienti e socialmente giusti, capaci di garantire la produttivit nel lungo periodo. Sicuramente lagricoltura biologica un sistema di agricoltura sostenibile, come pure lo , ad esempio, lagricoltura biodinamica. AGROECOLOGIA, lo studio delle interrelazioni esistenti allinterno del campo coltivato, sia tra gli organismi viventi che tra loro e lambiente. AGRO-ECOSISTEMA, leco-sistema del campo coltivato, uninsieme dinamico di coltivazioni, pascoli, allevamenti, flora e fauna spontanea, atmosfera, suolo e acqua. Gli agro-ecosistemi sono inseriti allinterno di pi ampi paesaggi, che includono terreni non coltivati, sistemi di drenaggio, le comunit rurali e la fauna selvatica. APPROCCIO OLISTICO un approccio decisionale che permette di effettuare scelte che soddisfino i bisogni immediati senza 134

compromettere il benessere futuro. Questo tipo di approccio consente alle persone di tramutsre in azioni concrete i propri valori pi radicati. Utilizzando una visione complessiva e di lungo termine, le persone possono prendere decisioni ed attuare comportamenti che saranno economicamente, ambientalmente e socialmente sostenibili anche per le generazioni future. Lagricoltura biologica richiede, chiaramente, un approccio olistico. ATTIVITA BIOLOGICA, un importante indicatore della decomposizione della sostanza organica nel suolo. Unelevata attivit biologica promuove il metabolismo tra suolo e pianta ed fondamentale per la produzione sostenibile delle piante e la gestione della fertilit. AUDIT unanalisi sistematica ed indipendente che serve a determinare se le attivit ed i relativi risultati soddisfino gli obiettivi programmati. B BACILLUS THURINGIENSIS, il preparato a base di batteri pi utilizzato in agricoltura biologica (attivo contro molte specie di lepidotteri, zanzare, ecc.). BILANCIO ENERGETICO AZIENDALE, lanalisi del consume energetico serve a valutare limpatto della produzione sui cambiamenti climatici (per esempio emissione di gas che creano leffetto serra) ed a ridurre il consumo di energia fossile (non rinnovabile). BIODIVERSIT, in agricoltura la ricchezza di biodiversit, costituita da piante ed animali di specie, variet e razze diverse, necessaria per sostenere le funzioni chiave dellagro-ecosistema e consentire la produzione di alimenti sani e sicuri. BSE, Bovine Spongiform spongiforme bovina). Encephalopathy C CAP, Common Agricultural Policy (=PAC, Politica Agricola Comunitaria). (=Encefalopatia

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CITTA DEL BIO, Network di amministrazioni pubbliche che hanno deciso di investire in politiche di sviluppo rurale sostenibile fondato sullagricoltura biologica (www.cittadelbio.it). COMPOSTAGGIO, il riciclaggio aziendale delle biomasse. Durante il processo, costituito dalle fasi termofila, mesofila e di stabilizzazione, la sostanza organica (di origine vegetale, animale o mista) viene trasformata in humus, assimilabile dalle piante. CONDIZIONE DEL TERRENO, la struttura fisica del suolo influenza la coltivazione delle piante; un suolo in buone condizioni si presenta poroso, permette allacqua di infiltrarsi facilmente ed alle radici di svilupparsi senza ostacoli. CONSOCIAZIONE, consiste nella coltivazione contemporanea di due o pi colture nello stesso campo. CONTAMINAZIONE, inquinamento dellazienda biologica e/o delle sue produzioni attraverso il contatto con materiali e sostanze che rendono non pi certificabile il prodotto. (ad es. Contaminazioni da deriva di pesticidi provenienti da aziende convenzionali limitrofe a quelle biologiche).

D DECOMPOSITORI, organismi che si nutrono della sostanza organica morta (non assimilabile dalle piante), trasformandola in humus (assimilabile dalle piante). DOP, Denominazione dOrigine Protetta. E ECOSISTEMA, un ambiente naturale caratterizzato da interazioni dinamiche tra elementi biotici (piante, insetti, microbi e tutti gli altri organismi viventi) ed abiotici (temperatura, umidit relativa, vento, pioggia, suolo, ecc.). ENTE DI CERTIFICAZIONE, lOrganizzazione accreditata dalle Autorit competenti (in Italia Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) che conduce i controlli nelle aziende sottoposte al regime comunitario ed effettua le certificazioni delle produzioni da agricoltura biologica.

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EROSIONE, lerosione del suolo, dovuta allazione del vento e dellacqua, un problema mondiale (Pimental, 1995). accertato che lerosione costituisce la causa principale della degradazione dei suoli nel mondo (Oldeman, 1994). Gli effetti dellerosione sono riscontrabili sia in campo (diminuzione della fertilit, modificazione del sistema idraulico del terreno, diminuzione dei nutrienti, della sostanza organica, dei microrganismi e dello stato di salute dei suoli in generale) che a valle (presenza di elementi indesiderati, pesticidi e sedimenti dei mezzi tecnici sulla superficie dellacqua). I sistemi di agricoltura biologica provocano un grado di erosione dei suoli di molto inferiore rispetto a quelli riscontrabili nei campi coltivati con metodi convenzionali.

F FAIR TRADE, intesa di collaborazione, basata sullequit, il dialogo, la trasparenza ed il rispetto reciproco. FATTORIE DIDATTICHE, aziende agricole organizzate per lerogazione di servizi educativi ai bambini delle scuole o ad altri gruppi. FEROMONI, sono sostanze prodotte dagli insetti che consentono la comunicazione chimica tra individui della stessa specie. Agiscono sui comportamenti sessuali. Possono essere riprodotti artificialmente in laboratorio e venire quindi utilizzati in agricoltura sia per il monitoraggio che per la cattura massale degli insetti, opportunamente collocati in apposite trappole. FORAGGERE, comprendono alfalfa, orzo, trifoglio, cereali vari, sorgo ed alter piante usate per lalimentazione animale. G GRANULOSIS VIRUS, questo virus utilizzato contro la Cydia pomonella delle mele ed anche attivo contro altri Lepidotteri. Agisce per ingestione e per questo motivo deve essere adoperato al momento giusto sulle larve di Cydia. I raggi ultravioletti possono inattivare il virus, pertanto raccomandata lapplicazione allalba o al tramonto. Campo di applicazione: melo, pero e noce. GESTIONE DELLA FERTILITA DEL SUOLO, La conservazione della fertilit del suolo la prima condizione da rispettare in un sistema permanenete di gestione agricola; con queste parole nel 1940 il famoso agronomo inglese Albert Howard poneva le 137

fondamenta del metodo dellagricoltura biologica. La fertilit la capacit del suolo di garantire la produzione delle piante nel lungo periodo. GMO, genetically modified/engineered Organismi Geneticamente Modificati) organism (=OGM,

H HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) consiste nelladozione di buone pratiche di prevenzione dei rischi sanitari a carico degli alimenti, al fine di garantirne la sicurezza e la salubrit. HUMUS, deriva dalla decomposizione della sostanza organica, stabile ed ha una lunga persistenza. Lhumus racchiude numerosi nutrienti, che vengono gradualmente e lentamente rilasciati alle piante. I IFOAM, Federazione Internazionale dei Movimenti di Agricoltura Biologica. IGP, Indicazione Geografica Protetta. INGEGNERIA GENETICA uninsieme di tecniche di biologia molecolare (quale la ricombinazione del DNA) con le quali vengono alterati e ricombinati i materiali genetici di piante, animali, microrganismi, cellule ed altre unit biologiche, in modo tale e con risultati non riscontrabili in natura. Le tecniche di ingegneria genetica includono tra laltro: ricombinazione del DNA, fusione cellulare, micro e macro inoculi, incapsulamento, eliminazione e duplicazione dei geni. Tra gli Organismi Geneticamente Modificati non sono annoverabili quelli ottenuti con tecniche quali libridazione naturale. INSETTI ENTOMOFAGI, Sono gli agenti pi utilizzati nella lotta biologica e sono classificati in predatori e parassitoidi, agiscono in modo completamente diverso ma altrettanto efficace contro i fitofagi (insetti che si nutrono di parti delle piante). ISEAL, International Social and Environmental Accreditation and Labelling Alliance, sviluppa gli standards e controlla il loro rispetto da parte delle strutture associate, al fine di garantire e 138

promuovere la certificazione (volontaria) sociale ed ambientale, quale strumento di commercio e sviluppo internazionale. ISOFAR, International Society of Organic Agriculture Research, organizzazione internazionale che promuove e supporta la ricerca in tutti i settori dellagricoltura biologica. L LAVORAZIONI DEL TERRENO, hanno lobiettivo di creare nel suolo le condizioni fisiche necessarie per lo sviluppo ottimale delle piante. In agricoltura biologica vanno ridotte al minimo, adottando particolari tecniche tendenti a prevenire il compattamento e la creazione di suole di lavorazione, garantendo il rispetto della naturale stratificazione dei suoli. LETAME, costituito dai reflui solidi e liquidi degli allevamenti animali. LOGO, il regolamento CE N 331/2000 ha adottato il logo europeo dellagricoltura biologica. LOTTA BIOLOGICA, In natura ogni specie animale o vegetale ha degli antagonisti (predatori, parassiti, patogeni o competitori) che contribuiscono ad impedirne la proliferazione incontrollata. Le popolazioni naturali di predatori e parassiti sono importanti per ridurre le infestazioni. Di norma un livello minimo di attacco viene tollerato per attrarre e sviluppare i nemici naturali. La lotta biologica consiste proprio nelluso di questi nemici naturali per contenere le popolazioni di fitofagi entro limiti accettabili e, di riflesso, nellincremento del numero di specie allinterno dellagroecosistema, che diviene maggiormente complesso e quindi pi stabile. M MARKETING TERRITORIALE, lagricoltura biologica pu offrire un attivo contributo allo sviluppo locale sostenibile, promuovendo le tipicit locali, caratterizzando il territorio e valorizzandolo nel suo complesso. Tutto questo costituisce una leva di marketing aggiuntiva per il territorio, rendendolo appetibile anche allesterno e contribuendo alla rivitalizzazione delle sue aree rurali. MATERIA ORGANICA NEL SUOLO, ha tre componenti: organismi viventi, residui freschi, residui ben decomposti. I residui 139

freschi rappresentano la risorsa primaria di cibo per gli organismi viventi del suolo. La decomposizione dei residui freschi rilascia nel terreno I nutrienti di cui hanno bisogno le piante. La sostanza organica ben decomposta (humus) rilascia lentamente e per lunghi periodi I nutrienti di cui hanno bisogno le piante. MINIMA COLTIVAZIONE, si tratta di una definizione che comprende una vasta gamma di sistemi di lavorazione del terreno che tendono a preservare la copertura vegetale del suolo, riducendo considerevolmente i fenomeni erosivi legati allazione del vento e dellacqua. Queste pratiche minimizzano la perdita di nutrienti e di acqua, i danni alle colture e la perdita di fertilit. MULTIFUNZIONALITA. La revisione di medio termine ha profondamente cambiato la Politica Agricola Comunitaria. Il nuovo modello agricolo europeo che si andato configurando, sostiene fortemente lestensivizzazione delle aziende agricole, le quali possono ridurre il momento strettamente produttivo a vantaggio della tutela ambientale e dellavvio di altre attivit quali il turismo rurale, le fattorie didattiche, lattivazione di percorsi naturalistici, ecc. Lagricoltore diviene cosi anche il guardiano del territorio ed assume tutto linteresse a non depauperarlo, ma anzi a preservarlo e valorizzarlo. N NEEM, albero asiatico (Azadirachta indica), dal quale si estrae lazadiractina, un insetticida naturale. O OLI MINERALI Sono derivati dalla distillazione del petrolio ad alte temperature (arricchito di idrogeno) e dalla successiva estrazione con solventi. Agiscono principalmente per asfissia, soffocamento degli insetti e delle loro uova. Funzionano anche come repellenti. Agiscono per contatto diretto principalmente su piccoli insetti, come diaspidi, coccidi, afidi, psilla e acari. Sono efficaci anche contro oidio ed infestanti (in considerazione della loro fitotossicit). OLI VEGETALI, (olio di menta, olio di pino, olio di cumino), sono composti da sostanze naturali derivate da varie parti delle piante quali fiori, semi e frutti. Normalmente gli oli vegetali e quelli minerali vengono utilizzati in abbinamento a fungicidi e pesticidi, migliorandone lapplicazione e la durata. Gli oli vegetali hanno 140

azione insetticida sugli insetti e le loro uova. Esercitano inoltre unazione repellente. OMEOPATIA, una terapia messa a punto dal medico tedesco Samuel Hahnemann allinizio del diciannovesimo secolo, fondata sulla teoria similia similibus curantur (Il simile cura il simile). Secondo questa teoria le malattie guariscono con i rimedi che provocano in un individuo sano i sintomi della malattia stessa; questa viene considerata come una perturbazione della forza vitale delluomo. La cura consiste quindi nella riattivazione della forza vitale attraverso la somministrazione al malato di piccole quantit di opportune sostanze precedentemente dinamizzate, ovvero sottoposte ad un procedimento di diluizione e potenziamento che serve a renderle attive. In questo modo lorganismo riattiva i meccanismi protettivi, ristabilendo il suo regolare equilibrio biologico. Oggi molte malattie degli animali possono essere curate con le pratiche veterinarie omeopatiche. P PACCIAMATURA, la pratica che consiste nel ricoprire il suolo (nelle interfile e vicino alle piante) possibilmente con sostanza organica quale paglia, truccioli di legno, compost. Questa tecnica aiuta a preservare lumidit nel terreno, contenere la flora spontanea, formare sostanza organica. PERIODO DI CONVERSIONE, il diritto comunitario ha stabilito che ogni azienda che intende aderire al regime di controllo CE del biologico, deve superare un periodo di conversione di due anni per le colture erbacee e tre anni per le colture arboree. Gli enti di certificazione e le autorit competenti possono stabilire di allungare o ridurre tale periodo. PERMACULTURA (AGRICOLTURA PERMANENTE): Movimento nato in Australia nel 1975. Lidea base stata sviluppata da Bill Mollison; il termine permacultura descrive un sistema integrato, permanente e sviluppato in fasi successive, basato sulla cooperazione ed interrelazione tra piante ed animali utilizzati per lalimentazione umana. Una volta impostata lazienda agricola questa si gestisce da sola. PIRETRINE, estratti dal Chrysanthemum cinerariaefolium, sono insetticidi naturali. PIRODISERBO, un metodo di gestione della flora spontanea. Lesposizione delle piante alle alte temperature provoca uno 141

shock termico nei tessuti vegetali, compromettendone irreversibilmente la funzionalit, con conseguente morte della piata in due-tre giorni. it is a weed control method; the exposure of wild plants to high temperature provokes a thermal choc in the vegetable tissues and an irreversible deterioration of the functionality of the plant, which dies within two-three days. Lattrezzatura pi utilizzata quella a fiamma libera alimentata a GPL. POLISOLFURO DI CALCE viene usato come insetticida e fungicida. Il suo principio attivo lo zolfo sotto diverse forme. Agisce come insetticida da contatto, data la causticit del preparato. anche efficace contro la cocciniglia. Il Polisolfuro ha anche unazione fungicida data la presenza dello zolfo. usato per la difesa di agrumi, pesco, melo, albicocco, ciliegio, vite, olivo. PRODUZIONI PARALLELE, si verificano quando nella stessa unit produttiva si attuano contemporaneamente coltivazioni, allevamenti o trasformazioni gestite sia con il metodo biologico che con quello convenzionale. da considerarsi produzione parallela anche quella che si verifica quando lo stesso prodotto viene coltivato sia con il metodo biologico che con quello convenzionale. Esistono a riguardo precise restrizioni ed accorgimenti stabiliti dalla normativa comunitaria. PRINCIPIO DELLA CAUTELA, quel principio secondo il quale, quando viene svolta unattivit che potrebbe rivelarsi dannosa per lambiente e la salute, vanno adottate tutte le misure precauzionali possibili. Ad es. gli OGM non vanno impiegati fin quando non sia stato fugato anche il minimo dubbio sulla loro pericolosit. PRINCIPI DELLAGRICOLTURA BIOLOGICA, dopo un intenso processo partecipativo, nel settembre 2005, lAssemblea generale IFOAM svoltasi ad Adelaide in Australia ha approvato la revisione dei Principi di agricoltura biologica. Questi principi sono le radici dalle quali cresce e si sviluppa lagricoltura biologica: principio di salute (lAgricoltura Biologica dovrebbe sostenere e rafforzare la salute del suolo, delle piante, degli animali, degli esseri umani e del pianeta come uno solo ed indivisibile), principio di ecologia (lAgricoltura Biologica dovrebbe essere basata su sistemi e cicli ecologici viventi, lavorare con essi, emularli ed aiutare a sostenerli), principio di giustizia (lAgricoltura Biologica dovrebbe costruire sui rapporti che assicurano la giustizia in rispetto allambiente comune e le opportunit di vita), principio della 142

cautela (lAgricoltura Biologica dovrebbe essere gestita in modo precauzionale e responsabile per proteggere la salute ed il benessere delle generazioni presenti e future e dellambiente). Q QUASSIA, un insetticida naturale derivato dallalbero della Quassia amara e dal Picrasma excelsa (Quassia giamaicana). I principi attivi sono quassina e neoquassina. La Quassia, oltre ad essere una pianta medicinale, usata come repellente per cani e gatti. Agisce sul sistema nervoso, sia per contatto che per ingestione. Presentando una persistenza limitata la sua azione piuttosto ridotta. Campo di applicazione: orticoltura, frutticoltura, viticoltura, silvicoltura, giardinaggio. Presenta bassa tossicit. R RESISTENZA, quella capacit che posseggono gli insetti di adattarsi in un certo lasso di tempo alle molecole dei pesticidi, i quali devono essere somministrati in dosi sempre maggiori per continuare a garantire lo stesso effetto iniziale. Questo fino a quando non si riveleranno del tutto inadeguati ed andranno allora sostituiti con preparati a base di altre molecole (questo avvenuto ad es. con il DDT). ROTAZIONI, le piante si succedono sullo stesso appezzamento seguendo una sequenza predeterminata sulla base delle caratteristiche aziendali. ROTENONE, un alcaloide, isolato per la prima volta nel 1895. estratto dalle radici di alcune piante tropicali della famiglia delle leguminose: Derris elliptica, Derris spp., Lonchocarpus utilis, Tephrosia spp. Il Rotenone soggetto a rapida decomposizione se esposto alla luce ed allaria. Ha un ampio spettro dazione, agendo contro lepidotteri, ditteri, coleotteri, ecc.. anche usato in medicina veterinaria contro le mosche di Hypoderma.

S SAU, Superficie Agricola Utilizzata. SINTETICO, prodotto creato con processo industriale chimico. Include sia i prodotti che non si trovano in natura che quelli che simulano invece prodotti realmente esistenti. 143

SISTEMI AGRICOLI A BASSO IMPATTO AMBIENTALE utilizzano inputs interni allazienda senza necessit di approvvigionamento esterno di concimi, pesticidi, ecc., il tutto allo scopo di ridurre limpatto ambientale, i costi di produzione ed i rischi per la salute delloperatore e del consumatore. Ladozione di questi sistemi agricoli risulta conveniente anche dal punto di vista economico, in quanto, seppure il minore ricorso ad inputs produttivi provoca un inevitabile calo delle produzioni, si riducono notevolmente pure i costi di acquisto di fertilizzanri, pesticide, diserbanti, ecc. (che costituiscono la voce di bilancio pi onerosa per le aziende convenzionali). Questi sistemi agricoli pongono inoltre le basi per unagricoltura durevole nel tempo e sostenibile anche per le generazioni future. SOVESCIO, pratica che consiste nel seminare singole colture erbacee (ad es. favino) o miscugli di pi specie, senza lobiettivo di raccoglierne i prodotti ma allo scopo di interrare le piante per incorporare nel terreno biomassa verde. STG, Specialit Tradizionale Garantita. T

TERAPIA AIURVEDICA, utilizza prodotti derivati da piante officinali e minerali per sviluppare il sistema immunitario degli animali. TRACCCIABILITA, si riferisce alla possibilit di seguire un alimento in tutte le fasi della sua produzione, trasformazione e commercializzazione: dallazienda alla tavola. U

UBA, Unit di Bestiame Adulto V

VERMICOMPOST, miscela di rifiuti organici parzialmente decomposti e secrezioni di vermi. Contiene parti di piante, di cibo, materiale usato come lettiera dei vermi, bozzoli, vermi stessi ed organismi associati. W

WHO (=OMS), Organizzazione Mondiale della Sanit. 144

WWOOF, (Willing Workers On Organic Farms) lavoratori volontari nelle aziende agricole biologiche, un network internazionale di scambio che offer vitto, alloggio e tirocinio pratico in cambio di lavoro. Sono possibili esperienze di varia durata. Il WWOF offre eccellenti opportunit formative per chi vuole avvicinarsi al biologico, scambi di vita rurale, culturali, ed infinite opportunit di conoscenza dei movimenti del biologico. (www.wwoof.org). Z

ZONA DI RISPETTO, zona di confine che delimita unazienda biologica, da una convenzionale, potenzialmente in grado di contaminare lambiente con sostanze quali pesticidi ed altri prodotti vietati nel biologico.

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BIBLIOGRAFIA Sir Albert Howard, An Agricultural Testament, Oxford University Press, 1940 - Opera tradotta in italiano con il titolo I diritti della Terra, alle radici dellagricoltura naturale, Edizioni Slow Food, Bra (CN), 2005. The IFOAM norms for organic production and processing. Edizioni IFOAM, Bonn, 2005. Code of good practice for setting social and environmental standards. Edizioni ISEAL, Bonn, 2004. Vincenzo Vizioli, Conversione al biologico, linee guida per gestire il passaggio dellazienda convenzionale al metodo di agricoltura biologica. Edizioni AIAB, Roma, 2003. Commissione Europea Centro comune di Ricerca Istituto per le prospettive tecnologiche, 1 Report del progetto Sistemi di garanzia e certificazione della qualit nella filiera agroalimentare, Siviglia, 2006 (http://foodqualityschemes.jrc.es/it/index.html). AAVV, Atti del convegno Agricoltura biologica nella gestione delle aree protette, Edizioni AIAB, 2005. AAVV, La zootecnia biologica bovina e suina in Italia Tecniche e mercato, a cura di Andrea Povellato, pubblicazione dellINEA Istituto Nazionale di Economia Agraria, Edizioni Scientifiche Italiane, 2005. SITI INTERNET http://www.organicfarming-advisor.eu - Portale dedicato ai consulenti europei di agricoltura biologica. http://www.sinab.it - Portale del Sistema dinformazione nazionale sullagricoltura biologica del Ministero italiano delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. http://www.aiab.it - Portale dellAssociazione Italiana per lAgricoltura Biologica. http://www.cittadelbio.it - Il Portale delle Citt del Bio. http://www.ifoam.org - Sito della Federazione Internazionale dei Movimenti di Agricoltura Biologica. http://ec.europa.eu/agriculture/organic - nuovo sito ufficiale dellUnione Europea sullagricoltura biologica. 146

Manuale del Consulente di agricoltura biologica QUESTIONARIO

Progetto ECOLEARNING
ES/07/LLP-LdV/TOI/149026

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1.

Da quale fonte ha appreso dellesistenza del presente manuale? Internet rivista in fiera da un collega altro (specificare) __________________________________________________________ La lettura del manuale ha soddisfatto le sue aspettative? in pieno solo in parte per niente Ha letto altri manuali del progetto Ecolearning? no si (specificare) _________________________________________________________ Cosa le piacerebbe fosse inserito o modificato nelle prossime edizioni? __________________________________________________________

2. 3.

4.

Grazie per il tempo che ci ha dedicato e si ricordi di compilare la nota in calce se desidara ricevere gratuitamente gli aggiornamenti del manuale. ---- nota di autorizzazione al trattamento dei dati personali --------------------------------_l_ sottoscritt_ _________________________ , residente in

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Partners del progetto comunitario ECOLEARNING - ES/07/LLP-LdV/TOI/149026

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PONTE DE LIMA PORTOGALLO Sito web: http://www.esa.ipvc.pt MGRT - Magyar kolgiai Gazdlkodsrt Egyeslet BUDAPEST - HUNGARY Sito web: http://www.mogert.uni-corvinus.hu

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