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POPOCATPETL Blog Archive Morire di Messico

blog.ilmanifesto.it /popocate/2013/05/17/morire-di-messico/
IL MANIFESTO BLOG POPOCATPETL La lava del Messico a cura di Gianni Proiettis Morire di Messico Lanticastrista cubana Yoani Snchez ha perso lo scettro di bloggera pi letta, trasgressiva e criticata. Lha spodestata Lucy, una giovane messicana che rischia la vita ogni giorno per editare il Blog del narco. Al contrario della polemica Yoani, che non disdegna i riflettori e le appariz ioni pubbliche (anche se contestate, come successo recentemente a Perugia), Lucy vive da tre anni nella pi stretta clandestinit, pubblicando notiz ie, foto, video sulle attivit, le battaglie e le stragi perpetrate dai narcos ma anche dalle forz e dellordine in una guerra iniz iata nel 2006 dallex- presidente Felipe Caldern e ancora in corso. Chi sono?, ha rivelato Lucy uno pseudonimo scelto da lei, in onore alla nostra comune progenitrice in una intervista telefonica con Rory Carroll del Guardian. Sono una giornalista 25enne che vive nel nord del Messico. Sono una donna, non sono sposata, non ho figli. E amo il mio paese. Parte della sua esperienz a, che ha propiz iato la nascita di altri blog simili nel nord del paese, raccolta in un libro di recente pubblicaz ione, intitolato Dying for the Truth, morire per la verit, un rischio che non lha mai abbandonata. Una fascetta gialla avverte che le immagini contenute nel libro la maggior parte foto prese con un cellulare e inviate da collaboratori anonimi non sono adatte ai minori. E, ci sarebbe da aggiungere, alle persone impressionabili, deboli di cuore o di stomaco e alle donne in gravidanz a. La truculenz a sanguinaria di quelle immagini, oltre a disgustare chiunque non sia un maniaco o un amante dellorrido, fa sorgere immediatamente il dubbio sullopportunit di pubblicarle. Esistono dei limiti, imposti dalletica, dalla convenienz a e dal buon gusto, che bene non superare, dicono alcuni. Non si possono nascondere gli scheletri pi spaventosi negli armadi, reclamano altri, tappando la realt con un dito. La polemica viva e aperta, non solo in Messico e non solo come discussione deontologica fra giornalisti. Loscenit della morte quando diventa spettacolo non dovrebbe essere censurata? Liconografia delle stragi non dovrebbe limitarsi ad apparire in ambienti e media specializ z ati? Daltra parte, giusto che una piaga sociale grave e preoccupante come le narcoejecuciones , le esecuz ioni giustiz iere dei cartelli, possa venire nascosta alla societ?

Questi interrogativi diventano piccoli piccoli, libere esercitaz ioni del pensiero, di fronte allo z occolo duro di una realt terrificante: in Messico circa mille persone al mese continuano a morire ammaz z ate spesso dopo atroci torture, mutilaz ioni e decapitaz ioni da sei anni a questa parte, come frutto avvelenato della dissennata guerra al narco lanciata con grande entusiasmo dallex- presidente Felipe Caldern. E nessuno fa niente per impedirlo. Nei quattro mesi della nuova presidenz a di Enrique Pea Nieto, che si limitato, secondo gli osservatori, ad applicare la sordina allinformaz ione, le stragi continuano immutate, il numero di orfani e vedove continua a crescere e alcune citt di frontiera sono diventate citt fantasma.

P a u l C z a n n e

In questi ritmi da genocidio Caldern responsabile della spariz ione di circa centomila persone, fra morti e desaparecidos , dellesilio forz oso di decine di migliaia e su di lui pesa unaccusa per crimini di guerra e contro lumanit davanti alla Corte penale internaz ionale la cosa pi tremenda che circa un quarto delle vittime non vengono identificate, finiscono in fosse comuni o in cimiteri clandestini e nessuno ne sa pi niente. Nella societ messicana ci siamo abituati a vivere tra i cadaveri, scrive Juan Pablo Proal. Ma se comprensibile che la societ messicana, di fronte a tanto sangue, si giri dallaltra parte per poter sopravvivere, non si capisce la finta indifferenz a di chi, dallesterno, potrebbe fare qualcosa per fermare questa incessante carneficina, uno dei pi lunghi e sadici serial killing della storia. LUnione Europea, che ha firmato nel 2000 un Accordo di associaz ione economica, concertaz ione politica e cooperaz ione con il Messico, potrebbe far valere la clausola democratica contenuta nel trattato, che obbliga gli stati firmatari al rispetto dei diritti umani, finiti in Messico sotto una lapide. Il governo italiano, almeno finora, si dedicato a contare come pecorelle le Fiat 500 che escono dalla fabbrica di Puebla (100mila allanno, senz a tracce di sangue) e non sconsiglia neanche ai connaz ionali di evitare il turismo in certe z one, come fa perlomeno il governo statunitense.

La S a n ta Mu e r te

Traduco qui di seguito lintervista che Rory Carroll del Guardian ha fatto alla bloggera Lucy il 3 aprile scorso. Per chi volesse leggerla in originale insieme a un articolo di Melissa del Bosque e un brano del libro Dying for the Truth i link sono: http://www.guardian.co.uk/world/2013/apr/03/mexico- blog- del- narco- drug- wars?INTCMP=SRCH http://www.guardian.co.uk/world/2013/apr/03/mexico- drugs- blog- del- narco?INTCMP=SRCH http://www.guardian.co.uk/world/2013/apr/03/mexico- violent- drug- wars- book- excerpt?INTCMP=SRCH Hanno rubato i nostri sogni: una blogger messicana rivela il costo di informare sulla guerra al narcotraffico Rory Carroll (The Guardian, 3/4/2013) Per tre anni ha fatto la cronaca della guerra ai narcos pubblicando foto, video e storie raccapriccianti che pochi osano mostrare e attirando milioni di lettori, applausi, denunce per non parlare delle speculaz ioni sullidentit del cronista. Il Blog del Narco (www.blogdelnarco.com) ha fatto sensaz ione in internet e ha permesso di vedere dalla

prima fila lagonia del Messico nella guerra alla droga, diventando una lettura obbligata per le autorit, le bande criminali e la gente comune, perch mette a nudo, giorno dopo giorno, la terribile violenz a censurata dai grandi media. Lanonimo autore era rimasto finora avvolto dal mistero e molti si chiedevano chi fosse e cosa lo motivasse a correre i gravi rischi impliciti in quel tipo di reportage. Ora, nella prima intervista da quando iniz iato il blog, lautore ha accettato di parlare con il Guardian e il Texas Observer e ha rivelato che una giovane donna. Non credo che la gente si immaginasse che cera una donna dietro al blog, ha detto la giovane, che ha chiesto di usare lo pseudonimo Lucy per proteggere la sua vera identit. Chi sono? Sono una giornalista 25enne che vive nel nord del Messico. Sono una donna, non sono sposata, non ho figli. E amo il mio paese. E la prima volta che Lucy ha parlato direttamente delle motivaz ioni che le fanno tenere un blog che potrebbe costarle la vita. Nei primi tempi del blog, il suo compagno davventura, che cura gli aspetti tecnici, fece dei brevi e anonimi scambi di email con dei giornalisti, ma da allora nessuno dei due si era pi fatto sentire. Lintervista telefonica stata ottenuta attraverso un intermediario anonimo. Il Guardian si assicurato con una prova che Lucy tenesse effettivamente il controllo del blog. La giovane ha affermato che la sua intenz ione quella di mostrare la realt di quanto sta accadendo per aiutare a voltare pagina. Amo la mia cultura, il mio paese, malgrado tutto quello che succede. Perch non siamo tutti cattivi, non siamo tutti narcos, n tutti corrotti o assassini. Siamo ben educati, anche se molta gente la pensa altrimenti. Lei e il suo socio vivono con la paura quotidiana di essere scoperti sia dai cartelli della droga che dalle forz e governative. Lucy rivela che un giovane e una ragaz z a che collaboravano con il blog sono stati trovati appesi a un ponte torturati e sventrati, un fatto traumatico per lopinione pubblica messicana, pur abituata alle atrocit. Ci mandavano spesso fotografie. E stato molto duro, molto doloroso. Le minacce, dice, sono diventate pi serie ultimamente. Malgrado queste paure, Lucy ha appena scritto un libro che racconta dallinterno la storia del blog e descrive in maniera esplicita e truculenta il clima di terrore che i cartelli della droga hanno imposto nel paese. Il libro, pubblicato in inglese e in spagnolo, si intitola Dying for the Truth: Undercover Inside Mexicos Violent Drug War, dedicato a toda la gente buena de Mxico e documenta le stragi e le esecuz ioni del 2010, un anno chiave per i fatti di sangue. Ho scritto il libro per mostrare cosa stava accadendo, ha detto. Quando lho finito, ho tirato un sospiro di sollievo, perch pensavo che potevano ammaz z armi prima che lo finissi. Ma ora il libro c, stampato, un testamento di quello che abbiamo patito in Messico in questi anni di guerra.

S te p h a n i e S i g m a n , Mi s s B a l a a Ca n n e s

Un a vi g n e tta d i He l g u e r a

Adam Parfrey, che dirige leditrice indipendente Feral House a Washington, specializ z ata in argomenti tab, dice che il libro verr messo in vendita con una fascetta gialla, come i nastri- transenne della poliz ia, per avvertire del contenuto. E truculento e terrorifico. Va molto al di l di qualunque cosa abbia pubblicato. E un elemento importante per capire che succede nel paese vicino. Le rivelaz ioni del Blog del Narco escono in un momento delicato. Il presidente Barack Obama visiter il

Messico ai primi di maggio per incontrare il suo omologo, Enrique Pea Nieto, che da quando ha assunto il governo, nel dicembre scorso, ha tolto energia alla guerra contro i capi della droga, riducendo cos lattenz ione dei media. Malgrado ci, i fatti di sangue relativi ai narcos hanno prodotto circa 3.200 morti nei primi tre mesi del suo governo, stando alle cifre ufficiali. E nelle ultime settimane le stragi sono aumentate lungo la frontiera con gli Stati uniti e perfino nella turistica citt di Cancn. Secondo una recente inchiesta dellAssociated Press, i cartelli della droga stanno mandando sempre pi uomini a vivere e a lavorare in citt statunitensi, come a Chicago. La legaliz z az ione della marijuana in Colorado e nello stato di Washington ha fatto aumentare le pressioni sul governo Usa per rivedere la sua quarantennale guerra alla marijuana, cocaina e altri narcotici, quasi tutti introdotti dal Messico. Da quando il presidente Felipe Caldern dichiar la sua guerra personale ai cartelli messicani della droga nel 2006, scatenando battaglie per il territorio fra gruppi, come il cartello di Sinaloa, la Linea e gli Zeta, e interventi a fuoco di poliz ia e forz e armate, spesso accusate di complicit con i criminali, fino alla fine della sua presidenz a nel dicembre scorso, pi di 70mila persone sono morte e 27mila scomparse. Le intimidaz ioni ai giornalisti uccisi a doz z ine, spesso in maniera sadica hanno neutraliz z ato considerevolmente la copertura di giornali, radio e staz ioni televisive. Stragi, rapimenti, episodi di corruz ione, perfino battaglie campali nei centri delle citt sono sfuggiti spesso alle cronache. Il Blog del Narco nato tre anni fa per riempire il vuoto lasciato da giornalisti talmente terroriz z ati che non pubblicavano pi neanche informaz ioni vitali come i blocchi stradali fatti dai narcos o i rapimenti. Con il tempo, il Blog del Narco ha visto aumentare le sue fonti, che hanno incluso i cartelli della droga, fino a diventare una lettura indispensabile, con pi di tre milioni di visite al mese. Pubblica bollettini, foto e video di sequestri, sparatorie, esecuz ioni e ritrovamenti di cadaveri, cos come teste decapitate e corpi smembrati. Uno dei video mostrava i membri di una banda che interrogavano un rivale fatto prigioniero per poi decapitarlo. Alcuni critici accusano il blog di servire da foro di relaz ioni pubbliche per narcos e spacciatori, ma Lucy afferma che i materiali pubblicati mostrano la realt e aiutano le famiglie delle vittime a identificare i parenti scomparsi. Se non fosse per il blog, spesso non si riuscirebbe a identificare i corpi. A volte i narcos mandano foto di loro mentre brindano con star dello spettacolo, ma il blog, dice Lucy, si rifiuta di pubblicare questo tipo di cose, mentre prende pubblicit da compagnie automobilistiche e di cellulari. Lucy non ha mai detto ai suoi amici della sua attivit clandestina. Solo i miei familari stretti lo sanno, nessun altro.
Un n a r co tu n n e l : s o tto l a fr o n ti e r a tu tta u n a g r o vi e r a

Un n a r co s u b m a r i n o

Il blog ha subto numerosi attacchi cibernetici il governo, secondo Lucy, stato pi aggressivo dei narcos in questo ma la maggiore preoccupaz ione stata quella di non farsi identificare e catturare, che fosse dai narcos o dalle forz e governative, accusate di molte atrocit. Siamo costretti a cambiare di posto ogni mese. Siamo stati anche in delle cantine. E molto difficile. Nascondiamo la nostra attrez z atura in vari posti. Quando sentiamo che le autorit si avvicinano, scappiamo. Un cartello lasciato vicino ai due giovani che furono

Un cartello lasciato vicino ai due giovani che furono sventrati nel 2011 nello stato di Tamaulipas diceva che i blogger del Blog del Narco sarebbero stati i prossimi. Lucy non conosceva la giovane coppia ma riceveva da loro dei materiali via email. Pochi giorni dopo, stato ucciso un altro collaboratore. Una tastiera, un mouse e un segno allusivo al blog sono stati trovati sul suo cadavere. Queste cose sono molto dolorose. Ma era gente che credeva nella necessit di questo lavoro. Lucy dice che troppo presto per giudicare il Un a n a r co ca ta p u l ta governo di Pea Nieto ma che ha gi notato almeno un cambiamento. A differenz a degli agenti governativi nel sessennio di Caldern, che piegavano i giornalisti con minacce e bustarelle, secondo lei il nuovo governo sembra ottenere lo stesso risultato con lapplicaz ione di leggi repressive. Il governo nega di voler ridurre al silenz io i media. Abbiamo pensato migliaia di volte di chiudere il blog. Ma non labbiamo fatto, perch sentiamo di dover continuare. Ci hanno rubato la tranquillit, i nostri sogni, la pace. Lucy ha detto che stanca di vivere con la paura ma che non pensa di lasciare il blog, che intanto ha generato altri blog anonimi che pubblicano materiali simili. La rivelaz ione che il misterioso blogger era una donna, secondo Lucy sorprender molta gente. E un duro colpo per il machismo messicano e lidea che le donne sono pi deboli, pi delicate. C unaspettativa che le donne debbano apparire sempre e soltanto graz iose. Ma siamo molto pi di questo. Dice che cerca di rilassarsi con musica, caff e sigarette. Le manca poter avere una vita normale. Il mio unico fidanz ato il blog. Mi mancato un intero periodo della mia vita: i ragaz z i, andare alle feste, uscire con gli amici. Anche potermi sposare, avere dei bambini. Non c stato tempo di pensare a nessuna di queste cose. Lucy spera che il libro, che riporta fatti del 2010 e 2011, rimarr come un registro storico. Oltre alle fotografie da voltastomaco, include un glossario di termini come encintado un corpo ricoperto da nastro adesivo o encobijado un cadavere avvolto in una coperta. Iniz ialmente il libro sar in vendita solo negli Stati uniti ma leditrice, Feral House, spera di venderlo anche in Messico. Lucy dice di aver trovato ultimamente un lavoro pagato ma che continuer il blog. I miei progetti per il futuro? Vivere. E la mia speranz a per il breve, medio e lungo termine. Questo articolo stato realiz z ato in collaboraz ione con il Texas Observer

di gianni pubblicato il 17 maggio 2013 | possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito. in Una grave perdita per la sinistra peruviana Matteo Dean, un angelo del movimento