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TRICHOMONAS VAGINALIS Il Trichomonas vaginalis un protozoo appartenente alla classe dei flagellati, conosciuta come parassita umano all'origine

e dell'omonima malattia della trichomoniasi vaginale, un'infiammazione vaginale. T. vaginalis un flagellato di forma tondeggiante, ovale o a pera del diametro di 5-20 m. Si muove grazie ai suoi quattro flagelli nella sua parte frontale che utilizza come una frusta e grazie ad un quinto flagello attaccato ad una membrana ondulante posto sul retro. Il flagellato possiede una coda uncinata, chiamata assostile, sul lato opposto rispetto a quello dei flagelli, che si pensa sia utilizzata per aderire alle cellule bersaglio del parassita, provocando per nell'ospite irritazione o infiammazione. T. vaginalis esiste solo in forma di trofozoite e non presenta forma cistica. Si moltiplica per fissione binaria. Epidemiologia diffuso in tutto il mondo e viene trasmesso principalmente per via sessuale, molto raramente attraverso oggetti contaminati. I neonati possono esserne infettati qualora il canale del parto ne sia infetto. Si tratta di un parassita enormemente diffuso, il patogeno pi comune trasmesso per via sessuale, perfino pi comune della clamidia. molto pi comune nelle donne che negli uomini che tendono ad essere portatori asintomatici. La prevalenza variabile dal 3 sino al 25% nelle aree urbane. Clinica T. vaginalis in buona parte dei casi asintomatico o d come unico sintomo secrezioni vaginali acquose maleodoranti. Nei casi di trichomoniasi si verifica irritazione ed infiammazione dell'epitelio della vagina o dell'uretra, pi raramente della prostata, causata dall'assostile del parassita. I sintomi pi comuni sono prurito, bruciore e minzione dolorosa. Diagnosi La diagnosi si effettua mediante esame microscopico di secrezioni vaginali o uretrali per identificare il parassita. possibile coltivare l'organismo, colorarlo e utilizzare test immunologici con anticorpi oppure metodi di identificazione basati su sonde ad acidi nucleici. Terapia Il farmaco d'elezione per la trichomoniasi il metronidazolo.

IFF L'Indice di Funzionalit Fluviale permette di studiare il grado di funzionalit di un fiume o di parte di questo, attraverso la descrizione dei parametri morfometrici e biotici dell'ecosistema in studio. Diventa perci uno strumento usato per la pianificazione nell'uso delle risorse idriche e nel riassetto idraulico del territorio. La considerazione preliminare e necessaria per questo strumento la conoscenza del potere auto-depurante dei fiumi e il concetto di susseguibilit di ecosistemi nell'ecologia fluviale. Sebbene sia uno strumento piuttosto recente sta ottenendo una notevole considerazione per la sua capacit di dare una conoscenza approfondita dell'ambiente fluviale.

Questo strumento stato creato da un gruppo di lavoro nato nell'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (ANPA) riunito nel 1998 e che ha lavorato fino al 2000 per la
realizzazione del questionario finale. L'IFF strutturato in 14 domande raggruppabili in 4 gruppi funzionali: condizione vegetazionale delle rive e del territorio circostante al corso d'acqua; ampiezza relativa dell'alveo bagnato e struttura morfo-fisica delle rive; struttura dell'alveo; caratteristiche biologiche. Il punteggio complessivo (valore minimo di 14, massimo di 300) viene tradotto in 5 livelli ai quali corrispondono 5 livelli di funzionalit. La scheda deve essere compilata in campo dopo aver acquisito notevoli informazioni preliminari sulla zona in studio, avendo cura di selezionare delle tempistiche comprese fra il regime idraulico di morbida e di piena ma comunque in periodo di stadio vegetativo. IBE L'Indice biotico esteso (IBE) verifica la qualit di ecosistemi in acque correnti sulla base di cambiamenti nelle comunit di macroinvertebrati. L'IBE rileva lo stato di qualit di un tratto di corso d'acqua integrando lo studio dei fattori di inquinamento o delle alterazioni fisiche dell'alveo. L'IBE pu essere usato per individuare scarichi abusivi, per verificare le capacit autodepurative dell'acqua e per valutare l'impatto di opere che modificano la morfologia dell'alveo. Il metodo deriva dal Trent Biotic Index del 1964, aggiornato come Extended Biotic Index, che stato poi riadattato da Ghetti e Bonazzi per un'applicazione ai corsi d'acqua italiani.

Il metodo si basa sul concetto di un confronto tra la composizione di una comunit attesa rispetto ad un determinato ecosistema e la composizione della comunit presente nel tratto. Viene utilizzata una tabella a doppia entrata con due tipi di indicatori: la presenza di taxa esigenti in termini di qualit ambientali; ricchezza totale di taxa della comunit. Infatti molte comunit di macroinvertebrati risentono di inquinamento termico, dei solidi sospesi, della presenza di tensioattivi, del deficit di ossigeno e della presenza di sostanze organiche eccessive. Il protocollo di applicazione prevede tre fasi: fase a tavolino: indagini preliminari e definizione degli obiettivi; fase in campo: campionamento e separazione dei microinvertebrati, compilazione della scheda di rilevamento; fase in laboratorio: stesura delle carte di qualit. Nel complesso dei monitoraggi della qualit delle acque, questo deve considerarsi un metodo complementare al controllo dei parametri chimico-fisico e microbiologici detti macrodestcrittori. Tali valori si raccolgono in un ulteriore indice, LIM, o livello di inquinamento da macrodescrittori, (come previsto vecchio D.lvo 152/99), che incrociato con l'indice numerico dell'IBE fornisce il SECA; per esteso: Stato Ecologico Corso d'Acqua. Ad oggi a seguito del cambiamento normativo, visto il nuovo D.lvo 152/2006 che recepisce la direttiva europea sulle acque WFD 2000/60, pur restando importante per monitoraggio della qualit delle acque, e richiesto per la valutazione di impatto su un corso d'acqua dove si intende andare realizzare un'opera di presa e valutarne il deflusso minimo vitale (DMV), stato sostituito in Italia con il metodo di campionamento per fiumi guadabili adeguato alla Direttiva 2000/60/EC messo a punto dal CNR-IRSA. LIM L'Indice LIM, o pi propriamente il livello di inquinamento da macrodescrittori, un indice che viene utilizzato nel campo della idrologia fluviale per valutare lo stato ambientale del corso d'acqua (SACA) e lo stato ecologico del corso d'acqua (SECA). L'indice si ottiene, campionando l'acqua di un corso d'acqua, almeno 9 campioni l'anno, e si rileva la presenza al suo interno, mediante analisi chimico fisiche, dei seguenti descrittori: OSSIGENO DISCIOLTO; COD; BOD5; AZOTO AMMONIACALE; AZOTO NITRICO; FOSFORO TOTALE; ESCHERICHIA COLI. Attribuiamo ad ognuno di essi un valore che va da 1 a 5, e in base a detta valutazione, riconosco lo stato generale del corso d'acqua considerato.