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La questione contadina e lOttobre

di Cristina Carpinelli

1. La liquidazione della dipendenza servile del contadino (la riforma del 19 febbraio 1861) Il 19 febbraio 1861 Alessandro II firm gli atti legislativi sui contadini usciti dalla condizione di dipendenza feudale e, contemporaneamente, il Manifesto sullabolizione della servit della gleba. Poco tempo prima della loro approvazione, nel corso della discussione del progetto di riforma in seno al Consiglio di Stato, Alessandro II aveva dichiarato: Tutto ci che era possibile fare per garantire i privilegi dei pomeiki (proprietari terrieri - n.d.a.) stato fatto. In effetti, la riforma non andava ad intaccare gli interessi dei latifondisti, pur privandoli del diritto di disporre della persona dei contadini, cio di venderli o regalarli, mentre questultimi, dal canto loro, ottenevano il diritto di acquistare a proprio nome beni immobili, di esercitare attivit commerciali o industriali ecc. Labolizione della dipendenza personale dei contadini dai pomeiki, bench pagata a caro prezzo (il compenso per la liberazione personale fu di fatto incluso nellammontare complessivo che ai contadini fu imposto di pagare per il riscatto della terra), costitu un passo avanti senza il quale sarebbe stato impensabile qualsiasi sviluppo progressivo del paese. Ciononostante, come ebbe modo di osservare Lenin, le riforme degli anni 60 lasciarono i contadini in uno stato di miseria, doppressione, dignoranza e sottomissione ai proprietari terrieri feudali in tutti i campi del sociale1. La riforma del 19 febbraio partiva dal presupposto che il diritto di propriet sulla totalit della terra appartenesse ai pomeiki e, sebbene ai contadini fosse concessa in usufrutto permanente una determinata estensione di terra coltivabile, costoro, in cambio di questi appezzamenti (nadeli), dovevano assolvere servigi assai gravosi sotto forma di otrabotki (prestazioni di lavoro gratuite obbligatorie) o di obrok (imposta in denaro), rimanendo nella condizione giuridica di temporaneamente vincolati. Solo dopo la stipulazione col pomeik del contratto di riscatto della terra aveva termine la condizione di dipendenza temporanea dei contadini (con lavvio del procedimento di riscatto, il diritto duso della terra diventava diritto di propriet). Tuttavia, il contratto di riscatto poteva essere stipulato se vi era il consenso del proprietario terriero, che aveva il potere di ritardarne la stipula ad libitum, nonch dimporre condizioni di riscatto molto onerose. Di conseguenza, ancora ventanni dopo la riforma del 1861, quasi un settimo dei contadini - ex servi della gleba di propriet dei pomeiki - bench giuridicamente liberi, erano strozzati da obblighi capestro. La riforma agraria produsse una grande riduzione dellarea della terra coltivabile a disposizione dei contadini. Nella fascia delle Terre nere i pomeiki tolsero ai contadini in media un quarto delle terre, ponendoli in uno stato di completa dipendenza economica. Per gli appezzamenti rimasti, i contadini dovevano pagare riscatti enormi, che superavano il prezzo di mercato della terra2 e, poich costoro non disponevano di mezzi sufficienti, il governo decise dintrodurre nel 1883 il riscatto obbligatorio, concedendo loro in prestito fino all80% delle somme dovute con lobbligo di restituirle congiuntamente agli interessi allerario entro 49 anni. Tuttavia, queste indennit di riscatto, concepite per aiutare i contadini ad uscire dalla situazione di temporanea obbligatoriet, di fatto gravavano pesantemente sulla loro condizione economica, determinandone un notevole peggioramento. Ecco perch il carattere dato alla riforma agraria suscit profonda indignazione tra gli abitanti della campagna, poich non li liberava affatto dal giogo dei pomeiki e li spogliava dellunica risorsa indispensabile per la loro sopravvivenza: la terra. Durante il solo anno 1861 ci furono pi di 1.800 tumulti di contadini, che furono sedati con lintervento dellesercito:
Lopinione pubblica democratica fu particolarmente scossa dagli avvenimenti svoltisi nellaprile del 1861 nei governatorati di Kazan e di Penza. Il centro della rivolta nel governatorato di Kazan si trovava nel villaggio di Bezdna, dove il contadino Anton Petrov invitava i contadini a disobbedire ai pomeiki, a non effettuare la barina (prestazioni S.N. Syrov. Stranicy istorii, Izd. Russkij Jazyk, Moskva 1977, p. 151-153. Contrariamente, le riforme agrarie europee fissarono prezzi sulla terra inferiori a quelli di mercato. Ad esempio, la riforma agraria austriaca del 1848, immediatamente precedente a quella russa, prevedeva il calcolo dei contributi dei contadini sulla base dellequit, cio su valori catastali, che erano molto inferiori ai corrispondenti prezzi di mercato.
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dopera coatte, le corve occidentali - n.d.a.) e a non pagare lobrok. Secondo Petrov e i suoi seguaci la terra doveva appartenere ai contadini. Il generale conte Apraksin soffoc la rivolta nel sangue: solo i morti furono circa un centinaio. Anton Petrov fu giudicato da un tribunale militare e fucilato. Nel governatorato di Penza migliaia di contadini assetati di libert si radunarono nei villaggi di ernogaj e Kandeevka. La parola dordine era la terra tutta nostra. Non vogliamo pagare lobrok n lavorare per i pomeiki. Lesercito spar sulla folla e anche in questo caso vi furono non pochi morti e feriti, mentre molti altri contadini furono deportati in Siberia3.

La riforma agraria del 1861 permise ai pomeiki di mantenere la loro posizione di classe dominante. Ad essi appartenevano sterminate propriet terriere e, sfruttando la fame di terra dei contadini, stimolata dallincremento della pressione demografica, riducevano questultimi in uno stato di servit per mezzo degli affitti. I contadini, impossibilitati ad acquistare la terra, erano costretti a prenderla in affitto a prezzi esorbitanti, consegnando al proprietario terriero oltre la met del raccolto (izdolina) e in cambio di prestazioni lavorative (otrabotki), che costituivano di fatto una forma rinnovata della vecchia barina feudale. Agli inizi del XX secolo circa due quinti dei governatorati della Russia europea erano ancora caratterizzati nella conduzione delle aziende dei pomeiki dalla prevalenza del sistema delle prestazioni lavorative. Labolizione della servit segn lavvio dellepoca dellaccumulazione primitiva dei proprietari terrieri. Come sostiene lo storico marxista Viktor Danilov, furono proprio le riforme agrarie della seconda met del XIX secolo e dellinizio del XX a spingere la Russia zarista sulla strada dello sviluppo capitalistico. Esse rappresentarono il mezzo pi importante di modernizzazione e accelerazione delleconomia russa:
Bench i contadini rappresentassero i 4/5 della popolazione del paese, e fossero lo strato sociale pi arcaico, in quanto conservavano ancora la struttura della comunit primitiva naturale, ci non di meno si cerc di farlo rientrare nel solco dello sviluppo capitalistico e ad esso furono dirette tutte le riforme agrarie della seconda met del secolo scorso e dellinizio di questo secolo realizzate dallalto dal regime autocratico. () E queste erano in sostanza le riforme dellepoca dellaccumulazione primitiva. Tale caratteristica si evidenzia pienamente gi nella riforma del 1861, che segna linizio della liquidazione della dipendenza servile del contadino dal pomeik. Vorrei ricordare la questione del riscatto e degli appezzamenti di terra contadina congeniati in modo da favorire gli ex-proprietari; lintroduzione del lavoro obbligatorio temporaneo per il contadino, ove lobbligatoriet era in fondo una continuazione della barina, dellobrok, fino a che i contadini non avessero cominciato a pagare il riscatto ai pomeiki. In questo modo veniva realizzata unaccumulazione primitiva in favore di questi proprietari terrieri, che avrebbe dovuto assicurare la modernizzazione capitalistica delleconomia agricola e la trasformazione graduale delle relazioni servili extraeconomiche esistenti nella campagna in rapporti economici di mercato4.

Il sistema economico capitalistico, basato sul lavoro salariato e sullimpiego delle macchine agricole, era in via di formazione in molte regioni, ma il suo livello di sviluppo era ancora molto basso e le forme di economia feudale conservavano una notevole vitalit. Nella struttura sociale delle campagne stavano avvenendo importanti cambiamenti. Lo sviluppo delle relazioni monetarie e la necessit di effettuare a tempo debito i pagamenti relativi alle tasse e per il riscatto delle terre avevano creato le basi per lo sviluppo del prestito con interessi, e ci, a sua volta, incrementava il processo di pauperizzazione dei contadini. Furono poste in tal modo le premesse per la stratificazione della popolazione delle campagne, con la distinzione al suo interno di un proletariato agricolo, di uno strato di contadini ricchi, i kulaki (ex pomeiki o contadini, che erano riusciti a comperare le terre, mettendole a profitto con il commercio e lusura) e di uno di latifondisti, i pomeiki5. La disgregazione della classe dei contadini contribu alla formazione di un mercato interno per il capitalismo. Ma la presenza delle propriet nobiliari condotte secondo il sistema tradizionale delle prestazioni di lavoro non retribuito e lo stato di miseria in cui versavano grandi masse di contadini frenavano enormemente lo sviluppo dellagricoltura, ponendola in una condizione di arretratezza.
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Kratkaja istorija SSSR. (a cura di) N. Nosov, R. Ganelin, D. Lichav, Progress, Moskva 1980, vol. I, p. 274. V.P. Danilov. Genesi e dissoluzione del sistema sovietico in Il Passaggio, N. 3, maggio-giugno 1992, p. 15. 5 S.N. Syrov. Stranicy istorii, Op. cit., p. 160.

Negli anni 1862 e 1863 le dimensioni delle agitazioni contadine si erano gi ridotte rispetto al 1861. Nel 1864 si ebbe un netto calo del numero delle rivolte contadine. La mancanza di collegamenti tra i contadini delle diverse localit, la disorganizzazione, lassenza di una coscienza politica e le disillusioni che da ci derivavano erano altrettanti fattori che condannavano allinsuccesso il movimento contadino originato dalla riforma del 19 febbraio. Tuttavia, verso la fine degli anni 70, venne a crearsi, per la seconda volta, una situazione rivoluzionaria. A ci concorse anche la guerra russo-turca del 1877-1878, che, nonostante la vittoria della Russia, aveva causato conseguenze economiche negative come linasprimento della pressione fiscale, provocando lulteriore decadimento della classe contadina. Nel corso degli anni 1878-1880 in decine di governatorati i conflitti tra autorit e contadini divennero un fenomeno sempre pi frequente. Questultimi chiedevano una redistribuzione (peredel) delle terre a loro vantaggio. A nulla valsero le misure realizzate da N.Ch. Bunge, ministro delle Finanze dal maggio 1881 al gennaio 1887, tese a modernizzare e migliorare leconomia contadina: creazione di una Banca contadina tesa a favorire la diffusione della propriet privata tra i contadini ed eliminazione della tassa in favore dello Stato. Lintensificazione dellattivit rivoluzionaria, culminata con luccisione il primo marzo 1881 dello zar Alessandro II da parte degli aderenti di Volja naroda (Volont del popolo), convinse lautocrazia zarista a passare in modo pi deciso ad una politica reazionaria aggressiva. Appena asceso al trono, Alessandro III persegu da subito lo scopo di effettuare una revisione delle riforme di Alessandro II per eliminare da esse tutto quello che non andava a genio ai reazionari e ai fautori del sistema feudale. Ridusse i poteri dello zemstvo6, rafforzando il controllo su di esso, limit il diritto di voto, allo scopo di garantire un predominio ancora maggiore al dvorjanstvo (nobilt terriera). Istitu, infine, nel 1889, la carica di capo dello zemstvo (zemskij naalnik), riservata ai dvorjane (nobili) di pi antico lignaggio, e ad essa furono attribuiti estesi poteri sui contadini. Completavano il triste quadro della condizione dei lavoratori della terra il potere di esiliare per decisione amministrativa (cio senza processo) i contadini sgraditi e linfamia delle punizioni corporali, conservatisi come diretta sopravvivenza della servit della gleba. Era, dunque, cominciata unepoca di controriforme nelle campagne, che ebbe gravi ripercussioni sui contadini. Non furono accolte le proposte avanzate a suo tempo da Bunge di svincolare il contadino dallobina (comunit di villaggio, nella quale la ripartizione delle terre veniva periodicamente rinnovata, tenendo conto del numero di persone di ciascun nucleo familiare avuto riguardo ai loro bisogni e alle braccia di cui potevano disporre), allo scopo di organizzare unagricoltura di tipo familiare-individuale (che pi tardi divenne lelemento principale della riforma agraria di Stolypin) e di eliminare la responsabilit collettiva dellobina. Anzi i successivi provvedimenti legislativi tesero, al contrario, ad ostacolare la fuga dalla terra, rafforzando lobina, l dove esisteva:
Le controriforme nella campagna comportavano un consolidamento del potere dellobina sui propri membri attraverso linserimento della responsabilit collettiva e la limitazione della possibilit di uscita dei contadini dallobina e quindi significavano lincorporazione di fatto dei contadini alla terra, il che avrebbe dovuto prevenire, secondo la burocrazia zarista, la formazione della piaga del proletariato e della minaccia rivoluzionaria ad essa connessa. Ci era pienamente conforme anche agli interessi economici dei pomeiki7.

In effetti, la scarsit della terra a disposizione dei contadini e lentit dei gravami finanziari avrebbero dovuto determinare un costante e considerevole esodo dalla terra necessario alla formazione di una manodopera industriale a carattere permanente. Tuttavia, le misure di Alessandro III, assegnando allobina e al mir (associazione di varie famiglie, che gestiva una terra di propriet

Assemblea elettiva russa a livello distrettuale e provinciale creata con la riforma del governo locale promulgata nel 1864. Tra le grandi riforme di Alessandro II, sebbene in sottordine rispetto al governo centrale, lo zemstvo port qualche vantaggio alla Russia rurale soprattutto nellambito dellistruzione e della sanit. 7 V.P. Danilov. Genesi e dissoluzione del sistema sovietico, Op. cit., p. 15.

comune) un ruolo importante nel periodo susseguente allemancipazione, ostacolarono in qualche modo questo processo. Afferma Alexander Gerschenkron:
Un contadino russo che voleva abbandonare la comunit di villaggio non solo doveva rinunciare ai propri diritti sulla terra, ma per di pi doveva pagare, secondo le clausole della procedura di riscatto, somme non di rado assai elevate, prima di poter ottenere lautorizzazione ad andarsene. Chiunque volesse lasciare definitivamente il villaggio doveva inoltre ottenere il consenso del capofamiglia. Dove la periodica redistribuzione della terra tra i membri della comunit di villaggio era condotta sulla base della manodopera a disposizione di ciascuna famiglia, la partenza definitiva di uno dei suoi membri era destinata a ridurre lestensione della terra spettante nella successiva redistribuzione. In una situazione di relativa scarsit di terra, i capifamiglia non potevano essere troppo favorevoli - e generalmente non lo erano - nei confronti di simili partenze. Non c nulla che riveli lirrazionale funzionamento della comunit di villaggio come il fatto che il singolo nucleo familiare doveva trattenere il fattore produttivo sovrabbondante, cio la manodopera, per poter ottenere il fattore scarso, cio la terra. Daltro canto, questo stato di cose finiva, com naturale, con linfluire negativamente sulla disposizione dei membri di un nucleo familiare a staccarsi dalla terra e a dedicarsi ad attivit economiche di tipo extra-agricolo8.

Tutto ci era pienamente conforme anche agli interessi economici dei pomeiki, poich in tali condizioni era loro assicurata una manodopera a buon mercato. Tuttavia, le leggi di riforma di Alessandro III sulle grandi propriet, se da un lato dissuadevano i proprietari dallintrodurre quei metodi di coltivazione che tendevano ad un risparmio di manodopera e ad unintensificazione del rapporto capitale-prodotto agricolo, dallaltro non facevano che aggravare sempre pi le condizioni dei contadini. A cavallo tra il XIX e il XX secolo, il capitalismo e le sue pi moderne forme organizzative cominciavano ad espandersi nel paese. Ovviamente, il governo zarista faceva ogni sforzo per agevolare i pomeiki. Negli anni 90 e allinizio del 900 la Banca contadina e la Banca dei nobili gi fondate negli anni 80 - svilupparono una vivace attivit. La Banca dei nobili veniva in soccorso dei pomeiki concedendo loro crediti a bassi interessi, mentre la Banca contadina, intervenendo come intermediario nelle vendite fondiarie, consentiva ai proprietari terrieri di ottenere condizioni pi vantaggiose. La crisi agraria provocata in Europa dalla concorrenza del grano americano aveva stimolato lorganizzazione delle aziende secondo criteri capitalistici. Questultime, infatti, superavano con maggiore facilit le difficolt di smercio della produzione. Inoltre, nella distribuzione delle concessioni per lo sfruttamento delle materie prime o per la costruzione delle ferrovie, il governo teneva conto degli interessi delle grandi famiglie aristocratiche. Numerosi furono allora gli aristocratici che si trasformarono in imprenditori capitalisti. Sotto il governo di S. Witte vennero, inoltre, create le condizioni favorevoli allafflusso di capitali stranieri e concessi sussidi a spese dellerario ai nuovi capitalisti russi. Lenin indic nella storia economica della Russia di questo periodo due possibili vie di sviluppo dellagricoltura. La prima, detta prussiana, consisteva nella lenta e graduale trasformazione del pomestje da azienda feudale, basata sulla servit della gleba, in azienda capitalistica, e comportava un lungo processo di espropriazione e asservimento della grande maggioranza dei contadini e il contemporaneo emergere di un certo numero di grossi contadini. La seconda, detta americana, prendeva a modello lo sviluppo agricolo dellAmerica settentrionale e consisteva nella trasformazione del contadino in farmer in assenza della propriet feudale. Le tappe dellemancipazione russa sembravano ricalcare il modello para-feudale del sistema prussiano, anche se a differenza degli Junker prussiani, i proprietari terrieri russi erano pi restii ad introdurre metodi razionali di coltivazione e innovazioni tecnologiche nelle loro tenute, conservando il regime servile. Rispetto alle potenze capitalistiche avanzate dellEuropa occidentale e agli USA, la Russia rimaneva, comunque, un paese arretrato. Accanto alle banche e ai monopoli industriali di tipo moderno, nelle campagne continuavano a predominare le grandi aziende dei pomeiki a conduzione di tipo semifeudale. Le sopravvivenze feudali nelle campagne, lo stato di miseria in cui versava la schiacciante maggioranza della popolazione rurale e, in conseguenza di ci, le dimensioni ristrette del
A. Gerschenkron. Modelli e problemi dello sviluppo economico russo: 1861-1958, in Il problema storico dellarretratezza economica, Giulio Einaudi editore, Torino 1974, p. 116.
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mercato interno, frenavano notevolmente la crescita ulteriore del capitalismo. La produzione agricola non aveva assunto ovunque un carattere commerciale e in alcune zone conservava gli aspetti delleconomia naturale. Le prestazioni di lavoro sul modello della vecchia barina, effettuate dai contadini con limpiego di attrezzi di loro propriet, erano ancora assai diffuse, ritardando la trasformazione in senso capitalistico delle aziende di propriet dei pomeiki. Questultime, naturalmente, producevano per il mercato in misura molto maggiore rispetto alle aziende contadine, ma solo una piccola parte delle terre di propriet dei pomeiki veniva lavorata con limpiego di manodopera salariata.
Trentamila grandi proprietari possedevano complessivamente settanta milioni di desjatine (1 desjatina=1,0925 ha - n.d.a.) di terra mentre il totale delle terre possedute dai rimanenti dieci milioni e mezzo di aziende contadine ammontava soltanto a settancinque milioni di desjatine. In questi anni, aveva luogo il processo di differenziazione sociale delle masse contadine. Nella Russia centrale, i muiki (contadini n.d.a.) caduti in miseria si trasformavano in braccianti, conservando, pur nella loro condizione di diseredati, il proprio appezzamento. Ad essi si contrapponevano i kulaki, quelli che erano riusciti a comprare le terre e a metterle a profitto col commercio e lusura pi che con mezzi capitalistici avanzati9.

Molti contadini lavoravano sui vecchi nadeli feudali, di propriet statale, da cui, nel 1861, anno dellabolizione del servaggio, erano stati stralciati numerosi appezzamenti in favore dei latifondisti. In tal modo le terre comuni erano diventate private. I contadini vi continuavano a lavorare come prima, ma in condizioni peggiori, perch costretti a oneri pi pesanti. Questi contadini, di fronte alla penetrazione del capitalismo nelle campagne, si trasformarono ben presto in braccianti agricoli totalmente privi di terra. Secondo la definizione di Lenin, nelle campagne russe si stavano ponendo le premesse di due guerre sociali: quella di tutti i contadini contro la propriet terriera latifondista e quella allinterno del mondo contadino, che prendeva sempre pi vigore nella misura in cui esso si stratificava nel proletariato rurale e nella borghesia rurale. La prima di queste due guerre si manifestava in forma pi chiara e acuta10. Nellultimo decennio dellOttocento, la Russia era ormai avviata verso un nuovo sviluppo economico, anche se alcune caratteristiche di questo sviluppo erano tuttaltro che moderne. Gli interessi militari ed espansionistici del paese ebbero grande influenza sullavvio del rapido sviluppo e dellaumento radicale del potenziale economico. Nel corso di questo processo, la popolazione rurale fu sottoposta ad una fortissima pressione fiscale, in quanto lasservimento dei contadini russi era inestricabilmente connesso alla politica imperialista e di crescita economica:
Sotto Vynegradskij e Witte, lo Stato russo sottopose i contadini ad una fortissima pressione fiscale. Abbandon a se stessa leconomia agraria del paese, accontentandosi del fatto che la conversione dei pascoli in colture cerealicole e un modesto incremento della produttivit nelle tenute amministrate direttamente, anzich essere assegnate ai contadini, bastassero a sostenere il processo di industrializzazione. () Negli ultimi anni del secolo lagricoltura russa produsse meno cereali pro capite di quanto avesse prodotto trentanni prima. () Uno dei principi fondamentali della politica del governo era quello di confiscare una percentuale via via crescente della produzione dei contadini anzich cercare dincrementare questultima con decisi interventi. () In tal modo, la politica finanziaria del governo sostitu di fatto linsufficiente mercato interno11.

La politica predatrice dellautocrazia zarista non fece altro che riaccendere in modo violento i sommovimenti contadini. Nel 1902, lungo la striscia di Terre nere dellUcraina e della Russia divamp unondata spontanea dinsurrezioni contadine, che si accompagn alloccupazione delle terre dei pomeiki, agli incendi delle tenute ecc. Nei governatorati di Poltava, Charkov e, successivamente, anche in altri governatorati dellUcraina, della regione del Volga e della Georgia, oltre alloccupazione delle terre, i contadini requisirono grano e foraggio per sfamare i propri figli e il bestiame.
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Kratkaja istorija SSSR Op. cit., p. 326. In: AA.VV. Kardinalnye voprosy russkoj i sovetskoj istorii. Novye issledovanija i podchody, Progress, Moskva 1991, p. 168. 11 A. Gerschenkron. Modelli e problemi dello sviluppo economico russo: 1861-1958, Op. cit., p. 121.
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In Russia cominciava una rivoluzione contadina sul cui sfondo (e sulla cui base) si svilupparono tutte le altre rivoluzioni politiche e sociali, inclusa la Rivoluzione dOttobre del 1917. Lepoca della riforma stava finendo, se non era gi del tutto finita. Motore del progresso sociale diveniva la rivoluzione e questo fu evidente al primo scoppio di rivolta sociale nelle campagne (si fa qui riferimento alla rivolta del 1902 - n.d.a.)12.

A seguito di queste esplosioni rivoluzionarie, il governo tent di rilanciare le riforme agrarie: nel febbraio del 1903 fu assunto limpegno di facilitare luscita dei contadini dallobina; nel successivo mese di marzo fu liquidata listituzione della responsabilit collettiva dellobina; nel 1904 furono abolite le pene corporali per i contadini e, alla fine di quello stesso anno, S. Ju. Witte propose di realizzare la riforma, a suo tempo avanzata da Bunge, dellusufrutto contadino della terra attraverso la sostituzione del sistema dellobina con quello familiare basato sul singolo appezzamento di terra. 2. La prima rivoluzione russa (1905-1907) e la riforma agraria di Stolypin (9 novembre 1906) La guerra russo-giapponese scatenata dal Giappone nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1904 favor la crescita dei movimenti di massa, anche se gli avvenimenti rivoluzionari che stavano maturando avevano cause pi profonde che andavano ricercate in tutto il sistema economico-sociale del paese. La notizia della Domenica di sangue (con questa denominazione pass alla storia la giornata del 9 gennaio 1905) sollev indignazioni e proteste in tutta la Russia. Il proletariato rispose alla ferocia dello zarismo con numerose manifestazioni a Mosca, Riga, Varsavia, Tiflis ecc. Insorsero anche i contadini russi dei governatorati di Orl, Vorone e Kursk, i contadini ucraini, georgiani, polacchi e lettoni. La Domenica di sangue rafforz il sentimento di solidariet tra la classe operaia e quella contadina, tra i lavoratori e le personalit della politica e della cultura progressiste. Cos ebbe inizio la prima rivoluzione russa degli anni 1905-1907 dal carattere democratico-borghese. Le vaste masse popolari cui aderirono chiedevano, innanzitutto, la liquidazione delle sopravvivenze feudali e della loro base, cio della propriet terriera dei pomeiki. Questa rivendicazione divenne un obiettivo nazionale, che sarebbe stato possibile raggiungere solo attraverso la lotta di tutto il popolo contro lautocrazia. Tuttavia, gi nel corso di questi avvenimenti rivoluzionari, il proletariato si pose il problema disolare la borghesia capitalistica, incline a tradire in qualsiasi momento gli interessi del popolo per difendere i propri privilegi. Proprio da questa valutazione del carattere della rivoluzione part il Terzo congresso del POSDR riunitosi a Londra nellaprile del 1905. Questo congresso defin la tattica dei bolscevichi, che intendevano battersi per assicurare la vittoria della rivoluzione democratico-borghese e per la sua successiva trasformazione in rivoluzione socialista. Nellestate di quello stesso anno apparve il libro di Lenin Le due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica, nel quale la linea tattica dei bolscevichi, elaborata dal III congresso, venne suffragata da unapprofondita analisi teorica. Nei mesi successivi alla Domenica di sangue vi furono altre imponenti manifestazioni e scioperi. Rivolte contadine divamparono ancora in Ucraina, Bielorussia, nel bacino del Volga e in Transcaucasia. Con la partecipazione attiva delle organizzazioni bolsceviche locali cominciarono a sorgere, in una condizione di semi-legalit, i sindacati. In molte citt furono costituiti i Soviet dei deputati degli operai, e in alcune localit anche i Soviet dei soldati e dei contadini. Fu creata unorganizzazione contadina di massa lUnione dei contadini di tutte le Russie, i cui dirigenti erano per in maggioranza socialisti rivoluzionari e liberali borghesi di sinistra. Per i vertici del potere zarista diventava sempre pi impellente il problema delle ulteriori concessioni ai settori della borghesia in formazione, al fine di realizzare unalleanza con essa in funzione antipopolare e antirivoluzionaria. Fu con questo spirito che nel corso della prima rivoluzione venne eliminato listituto del riscatto obbligatorio ma soprattutto emanato un decreto (9 novembre 1906), il cui obiettivo era linstaurazione nelle campagne di un nuovo sistema di rapporti sociali che avrebbe dovuto distruggere le basi del movimento rivoluzionario tra i contadini. Questo decreto, noto come riforma di Stolypin (che allepoca era a capo del Consiglio dei Ministri), consentiva luscita dei contadini dalla comunit
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V.P. Danilov. Genesi e dissoluzione del sistema sovietico, Op. cit., p. 16.

di villaggio (obina) e lassegnazione ad essi in propriet della terra appartenente alla comunit. Il decreto era inteso a favorire la formazione nelle campagne di uno strato consistente di contadini benestanti legato al regime zarista e ai pomeiki, prevedendo, a questo proposito, facilitazioni di ogni genere per coloro che volevano uscire dallobina ed arricchirsi. Il governo, appoggiandosi sui pomeiki organizzati nel neonato Consiglio della nobilt unita, decise infine di realizzare la proposta di Balakov (membro del Consiglio), formulata ancora prima della riforma di Stolypin, che proponeva di dare ai contadini la loro terra (passando dallobina alla piena propriet), integrandola con le terre periferiche dello Stato ancora da colonizzare e con la terra che i pomeiki desideravano vendere a titolo di transazione amichevole (di mercato). Stolypin era lultima speranza della Russia degli autocrati e dei pomeiki13. Le riforme di Stolypin (sia quella del 1906 che quella del 1910) rappresentarono indubbiamente un enorme passo in avanti sulla via delloccidentalizzazione della Russia. Sostiene Gerschenkron:
Rovesciando radicalmente la politica agraria attuata appena pochi anni prima, le riforme di Stolypin del 1906 e 1910 diedero ai contadini la possibilit di rescindere i legami che li univano allobina con una procedura semplice e vantaggiosa, che consentiva di assicurarsi la propriet della terra ricomponendo progressivamente in un unico appezzamento, spesso con reciproci scambi, i numerosi campi che costituivano la loro dotazione originaria. () Le propriet dei contadini che lasciavano la comunit erano assegnate al capofamiglia. Inoltre (la parola in corsivo aggiunta dallautore), per la prima volta si apriva la strada al libero afflusso dei contadini alla citt; per la prima volta, numerosi gruppi di contadini russi potevano, come i loro colleghi occidentali, vendere la terra e servirsi del ricavato per cercare un lavoro estraneo allagricoltura14.

Tuttavia, le conseguenze che la riforma di Stolypin produsse furono meno idilliache ed entusiastiche di quelle descritte dal Gerschenkron. Effettivamente la riforma rappresent uno degli avvenimenti pi importanti nella storia della Russia dellinizio del XX secolo. Essa contribu in modo notevole allaffermazione del capitalismo e i suoi effetti furono potenzialmente positivi sullo sviluppo industriale, ma - come afferma Danilov - essa
ripul le terre contadine dai deboli a favore dei forti, risolvendo finalmente il problema dellaccumulazione primitiva nelle campagne, e lo fece per giunta con mezzi radicali, accelerando direttamente per via amministrativa la distruzione dellobina. () Puntare sui forti non solo rendeva i deboli pi deboli, ma li scacciava verso le citt, che non erano in grado di accogliere centinaia di migliaia di diseredati e disperati. Negli anni 1907-1915 un milione e 200mila famiglie che avevano abbandonato lobina vendettero il loro appezzamento. Fondamentalmente essi erano divenuti nuovi proprietari solo per questo15.

La riforma agraria di Stolypin, che fu la risposta dello zarismo e dei latifondisti alla prima rivoluzione russa, aveva lo scopo di accelerare la rivoluzione borghese nelle campagne, conservando la grande propriet terriera privata e facendo separare dallambiente contadino uno strato di contadini forti, i kulaki, che, non a caso, furono definiti i latifondisti di Stolypin. A questi venivano sacrificati i deboli, i milioni di contadini condannati a restare senza terra. Tale riforma, qualora avesse avuto il tempo di realizzarsi pienamente (Stolypin contava su almeno ventanni di pace sociale per la realizzazione delle sue riforme), poteva avere come risultato la totale e definitiva affermazione in Russia del tipo di capitalismo prussiano e la pauperizzazione della maggior parte della popolazione agricola. Ma i contadini vi opposero ovunque una forte resistenza. Inoltre, proprio nel periodo in cui questa riforma cercava di risolvere il compito che si era posta, la Russia entrava in guerra (prima guerra mondiale), condannando inesorabilmente le masse popolari a maggiore povert, disperazione e rabbia. La rivendicazione della confisca della terra (avanzata nel corso della prima rivoluzione russa e formulata nel Progetto agrario dei 104) per liquidare la propriet feudale e per consegnare tutta la terra alluso solo di coloro che la lavoreranno, assunse sempre pi forza, guadagnando lappoggio massiccio delle campagne. E sebbene questa rivendicazione fosse
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V.P. Danilov. Genesi e dissoluzione del sistema sovietico, Op. cit., p. 17. A. Gerschenkron. Modelli e problemi dello sviluppo economico russo: 1861-1958, Op. cit., p. 129. 15 V.P. Danilov. Genesi e dissoluzione del sistema sovietico, Op. cit., p. 17.

sostanzialmente di natura antilatifondista, essa andava anche contro la borghesia rurale, che di anno in anno singrandiva sempre di pi con la propriet privata della terra.
Sotto la crescente pressione della classe dei kulaki () la comunit di villaggio cominci a disgregarsi. I kulaki simpossessarono delle terre delle comunit. Le commissioni per la distribuzione delle terre, che i contadini chiamavano commissioni per la rapina delle terre, agivano accompagnate da reparti militari e assegnavano ai kulaki gli appezzamenti migliori. I contadini poveri, costretti contro voglia alla suddivisione e a cui toccavano le terre peggiori, vendevano i propri appezzamenti e andavano a lavorare come braccianti. () Il volto delle campagne russe si trasform: in mezzo ai piccoli appezzamenti, sparsi qua e l, che formavano i lotti toccati ai contadini poveri e medi, appezzamenti di notevoli dimensioni della terra comunitaria divennero propriet dei contadini ricchi. Se il proprietario di tale appezzamento vi costruiva la propria casa e vi si trasferiva dal villaggio, allora lappezzamento veniva chiamato chutor (fattoria). Se il proprietario invece rimaneva ad abitare nel villaggio lappezzamento veniva chiamato otrub (fetta). Ma accanto a questi proprietari di chutor e otrub, che immediatamente organizzarono aziende di tipo capitalistico, molti contadini continuarono a condurre la stessa misera esistenza che avevano condotto prima della divisione delle terre comunitarie16.

Le esplosioni rivoluzionarie del 1905 e del 1917 - afferma Danilov - furono quelle della disperazione popolare del periodo dellaccumulazione primitiva, in cui la stratificazione dellepoca del capitalismo industriale introduceva un forte potenziale socialista. Di qui il loro marcato orientamento anticapitalista, e non solo antifeudale17. Nellordinamento socio-economico della Russia dellepoca, sintrecciavano le forme pi diverse: le forme di economia naturale-patriarcale e semifeudale, la piccola produzione mercantile e il capitalismo in stadi e caratteristiche diverse, compreso limperialismo. Al riguardo Lenin rilevava: Il possesso fondiario pi arretrato, la campagna pi barbara e il capitalismo industriale e finanziario pi avanzato!18. Certo, la Russia era diventata nel suo insieme capitalista. Tutte le sue sfere erano ormai inserite nel sistema generale del capitalismo e venivano da questo utilizzate. E fu proprio ci che cre la possibilit della trasformazione della rivoluzione democratica in rivoluzione socialista, che si assunse il compito di risolvere tutto il complesso dei problemi sociali, non soltanto quelli specificatamente socialisti, ma prima di tutto quelli democratico-borghesi. 3. La rivoluzione russa (ottobre 1917) A partire dallestate del 1910 il numero delle agitazioni contadine cominci ad aumentare sensibilmente. Esse erano la risposta dei contadini alla riforma di Stolypin. Sempre pi frequenti furono gli incendi appiccati alle fattorie dei pomeiki e dei kulaki. I contadini tagliavano i boschi dei pomeiki, portavano il proprio bestiame a pascolare sui loro prati, impedivano con la forza la spartizione delle terre comuni. Disordini e rivolte contadine si protrassero a pi ondate sino allagosto del 1917. La situazione era precipitata al punto tale che il 23 febbraio 1917 lo zar Nicola II dovette abdicare. Fu costituito un Governo provvisorio, con il quale il potere passava nelle mani della borghesia, anche se il proletariato si stava organizzando per laffermazione della dittatura democratica degli operai e dei contadini, per lulteriore sviluppo della rivoluzione e per la vittoria finale del socialismo. Appena formato il nuovo Governo, i capi dei vari comitati di villaggio si riunirono immediatamente per inviare le loro richieste, che furono poi riassunte nel Nakaz (Mandato) contadino, elaborato dai socialisti rivoluzionari e pubblicato nellagosto 1917, nel quale era detto che il diritto di propriet privata della terra abolito per sempre, che le tenute modello non sono soggette a divisione, che tutte le scorte vive e morte delle terre confiscate passano senza alcun indennizzo in esclusivo godimento dello Stato o della comune, a seconda della loro grandezza e importanza, che tutta la terra passa al fondo agrario di tutto il popolo. La rivoluzione agraria in Russia, che cominci come guerra contadina contro i latifondisti, si fuse poi con la Grande rivoluzione socialista dOttobre, nel corso della quale furono risolti problemi di carattere democratico-borghese (fino allestate del 1918). Spiegando perch per i russi fu pi facile, in confronto ai paesi avanzati, iniziare la rivoluzione proletaria, Lenin disse che proprio larretratezza
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Kratkaja istorija SSSR Op. cit., p. 358. V.P. Danilov. Genesi e dissoluzione del sistema sovietico, Op. cit., p. 17. 18 V.I. Lenin. Opere complete, vol. 16, V ed. russa, p. 417.

della Russia ha fuso in modo originale la rivoluzione proletaria contro la borghesia con la rivoluzione contadina contro i grandi proprietari fondiari. Nellottobre 1917 abbiamo incominciato da questo, e non avremmo vinto allora cos facilmente se non avessimo da questo incominciato19. Dallottobre 1917 sino allestate del 1918, ebbe luogo la distruzione dei residui del feudalesimo, prima di tutto della propriet fondiaria latifondista, e tutti i contadini lottarono in un fronte unico. Con il Decreto leninista Sulla terra20, la propriet terriera latifondista e pi in generale la grande propriet privata della terra fu confiscata. Tutte le terre adatte alla coltivazione vennero distribuite gratuitamente tra i contadini, affinch le utilizzassero per il lavoro su basi ugualitarie (le terre dovevano essere ripartite tra i lavoratori secondo le condizioni locali e in base alla norma del lavoro o del consumo). Le forme di utilizzazione della terra dovevano essere assolutamente libere: familiare, personale, della comunit, cooperativa, in base a quel che sarebbe stato deciso nei singoli villaggi o borgate. Anche gli stabili, gli attrezzi, il bestiame, le scorte di prodotti diventavano propriet del popolo. Nel Decreto fu incluso il Mandato contadino sulla terra costituito sulla base di 242 mandati locali. Lobiettivo della terra ai contadini, da ultima parola dordine della rivoluzione borghese, diveniva concretamente un passo verso il socialismo. Solo dopo che il diritto di propriet privata della terra latifondista venne abolito e ai contadini fu concessa in uso la terra, furono posti in primo piano obiettivi specificatamente socialisti. Nellestateautunno del 1918, i comitati dei contadini poveri (kombedy) e i reparti operai preposti ai rifornimenti alimentari assestarono un colpo durissimo ai kulaki. Il numero delle aziende collettive incominciava a crescere in misura rilevante. In Russia, not Lenin,
Soltanto la rivoluzione proletaria ha portato alla distruzione completa della grande propriet fondiaria (prima della rivoluzione dOttobre non era stata distrutta). La rivoluzione borghese noi labbiamo portata a termine. I contadini ci hanno seguito nel loro insieme. () I Soviet raggruppavano i contadini in generale. La divisione di classe allinterno della popolazione contadina non era ancora matura, non si era ancora manifestata allesterno. () Questo processo si sviluppato nellestate e nellautunno del 1918. La rivolta controrivoluzionaria dei cecoslovacchi ha risvegliato i kulaki. In tutta la Russia dilagata unondata di rivolte dei kulaki. I contadini poveri hanno appreso non dai libri o dai giornali, ma dalla vita stessa linconciliabilit dei loro interessi con quelli dei kulaki, dei ricchi, della borghesia contadina21.

Dopo aver sottolineato che dallestate e dallautunno del 1918 le campagne stanno compiendo esse stesse la rivoluzione dOttobre (cio la rivoluzione proletaria), Lenin scrisse che proprio allora ebbe inizio la grande svolta: Il proletariato in Russia, dopo aver portato a termine, insieme con i contadini in generale, la rivoluzione democratica borghese, passato definitivamente alla rivoluzione socialista, quando riuscito a dividere le campagne, a unire a s i proletari e i semiproletari, a raggrupparli contro i kulaki e la borghesia, compresa la borghesia contadina22. Lo storico Danilov fa notare che
i critici contemporanei della rivoluzione e del bolscevismo hanno speso non poche parole accusatorie a proposito della divisione creata dai bolscevichi nelle campagne, a proposito dei comitati dei contadini poveri, della lotta di classe ecc. Essi dovrebbero piuttosto criticare Stolypin, che creando nelle campagne la divisione tra forti e deboli - dieci anni prima dei bolscevichi! - ha accelerato in modo artificiale il processo di stratificazione di classe, riacceso la lotta di classe tra i contadini, sollecitando la rapida formazione delle forze rivoluzionarie.Il 1917 diveniva inevitabile23.

Ovviamente, osservava Lenin, non era possibile separare nettamente le fasi democratico-borghese e socialista della rivoluzione agraria, separarle luna dallaltra con qualcosa di diverso dal grado di preparazione del proletariato e dal grado della sua unit con i contadini poveri24. La rivoluzione nelle campagne aveva risolto compiti di carattere socialista anche prima dellestate del 1918. Ne erano
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V.I. Lenin. Op. cit., vol. 38, V ed. russa, p. 306. Il decreto Sulla terra stato integralmente pubblicato nel libro La Rivoluzione dOttobre - Memorie e testimonianze dei protagonisti, (a cura di) Adriana Chiaia, Zambon Editore, 2006. 21 V.I. Lenin. Op. cit., vol. 37, V ed. russa, p. 313. 22 Ibidem, p.314-315. 23 V. Danilov. Op. cit., p. 17. 24 V.I. Lenin. Op. cit., vol. 37, V ed. russa, p. 312.

una prova il sorgere di fattorie collettive, il fatto che in alcune regioni si andavano costituendo le organizzazioni dei contadini poveri per lottare contro i kulaki, laccettazione da parte dei Soviet contadini dei villaggi e dei volost (unit amministrative locali) della direzione politica delle istanze superiori. Tuttavia, nella prima fase della rivoluzione, prevalsa nelle campagne la confisca delle terre latifondiste e la redistribuzione della terra per un uso ugualitario da parte di piccole aziende contadine individuali. Nella seconda fase della rivoluzione agraria, quando gli obiettivi socialisti divennero prevalenti, i risultati gi ottenuti furono perfezionati e consolidati in una lotta accanita contro i kulaki. Il passaggio di tutte le terre coltivabili ai contadini e la loro redistribuzione ugualitaria
signific in primo luogo il livellamento delleconomia contadina, lindebolimento dei legami di mercato e il superamento in misura significativa della stratificazione socio-economica delle campagne. In secondo luogo, favor una rinascita dellobina che verso il 1927 abbracciava sul territorio della Federazione russa il 95,5% delle campagne. Entrambi questi elementi testimoniano linterruzione del processo di accumulazione primitiva che fu fermato, e addirittura il suo regresso alla fase iniziale25.

Alcuni economisti degli anni Venti tacciarono come economicamente reazionari i risultati della rivoluzione agraria in Russia, poich questultima aveva favorito in un certo modo la rinascita dellobina e del mir. Moshe Lewin, studioso della Russia contemporanea, si esprime persino nei termini di unarcaicizzazione della struttura economica postrivoluzionaria26. Ma - come sostiene Danilov - da queste critiche non emerge che dalla struttura agraria erano stati eliminati i pomeiki (e questo cambiava la situazione in modo molto radicale e progressista). E che i contadini, nel rinnovare lobina, si allontanavano dallarcaismo, com testimoniato dallo sviluppo abbastanza rapido dellagricoltura, dalla crescita delle cooperative e da molti altri elementi27. La coltivazione con strumenti primitivi di piccoli appezzamenti di terra li avrebbe condannati, come in passato, ad un pesante lavoro manuale quotidiano, che bastava appena al mantenimento della propria esistenza. Invece, la creazione della grande produzione agricola meccanizzata su base cooperativa (dove non solo la terra era comune, ma lo erano anche i mezzi di produzione), tenuto conto delliniziativa delle masse (hanno valore solo le associazioni formate dai contadini stessi di loro libera iniziativa e dei cui vantaggi essi si sono convinti nella pratica28), della volontariet e gradualit (facciamo assegnamento su un lungo e graduale lavoro di persuasione, su una serie di misure di transizione29), del convincimento con lesempio concreto e con la creazione delle condizioni materiali, poteva assicurare giustizia sociale e un alto livello di benessere. Lespansione della cooperazione negli anni Venti, con il passaggio alla Nep, confermava le ampie possibilit di questo sistema nelleconomia contadina:
La pratica degli anni Venti confermava le ampie possibilit della cooperazione nelleconomia contadina; si trattato di un reale processo di trasformazione che poteva servire da autentica alternativa allaccumulazione primitiva del capitale da parte dei forti a spese dei deboli30.

AllVIII congresso del partito Lenin pronunci queste parole: imparare dai contadini il modo per passare ad un miglior regime. In esse contenuta in sintesi lidea geniale del piano leniniano della cooperazione. Per comprendere lessenza del piano della cooperazione dimportanza decisiva vedere il nesso pi volte sottolineato da Lenin tra cooperazione e Nep. In molti casi, la cooperazione fu considerata una forma specifica di realizzazione della Nep nelle campagne. Pur non negando il ruolo della cooperazione, questultima veniva considerata come un fattore secondario o subordinato alla Nep. Per Lenin, invece, il nesso e il rapporto tra i concetti di Nep e di cooperazione erano del tutto diversi. Egli sosteneva: Non la cooperazione che bisogna adattare alla Nep, ma la Nep che
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V. Danilov. Op. cit., p. 18. M. Lewin. Storia sociale dello stalinismo, Einaudi, Torino 1988, p. 21. 27 Ibidem, p. 18. 28 V.I. Lenin. Op. cit., vol. 38, V ed. russa, p. 208. 29 V.I. Lenin. Op. cit., vol. 37, V ed. russa, p. 361. 30 V. Danilov. Op. cit., p. 18.

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va adattata alla cooperazione31. Il suo articolo Sulla cooperazione fu dedicato appunto allo sviluppo di questo concetto. In esso si indicava lobiettivo di ottenere a mezzo della Nep che tutta la popolazione partecipi alle cooperative, e si traeva la conclusione assolutamente nuova sulle forme organizzative della nuova societ: Il regime dei cooperatori civili, data la propriet collettiva dei mezzi di produzione, data la vittoria di classe del proletariato sulla borghesia, appunto il regime del socialismo32. Dunque, per Lenin, il regime dei cooperatori civili - come regime socialista - era sottoposto allobbligatoriet di determinate condizioni, quali la propriet sociale dei mezzi di produzione e la vittoria di classe del proletariato sulla borghesia.

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V.I. Lenin. Op. cit., vol. 54, V ed. russa, p. 195. V.I. Lenin. Op. cit., vol. 45, V ed. russa, pp. 372-373.

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