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Tullio Crali ricordato nel centenario della nascita

Un grande pittore futurista con la passione per gli aeroplani

DEL POPOLO

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dalmazia
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Pagine 6 e 7 IL PROLOGO

La Dalmazia stretta tra aspirazioni di stampo regionalista e campanilismi


di Dario Saftich
La breccia sul fronte del centralismo stata ormai aperta. Non sembra ci sia pi verso per ergere nuove muraglie. In altre parole il dibattito sul regionalismo in Croazia ha acquisito ormai pieno diritto di cittadinanza. Nemmeno in Dalmazia, dove ha ottenuto i crismi dellufcialit soltanto da poco, non pi considerato da alcuno un argomento tab. A favorire il discorso la crisi economica, che impone di risparmiare anche sul piano delle amministrazioni locali e conteali. Cos si fanno sempre pi frequenti le iniziative e le proposte non soltanto per la riduzione del numero dei Comuni in Croazia, ma anche per lintroduzione di un nuovo assetto regionale, che non faccia pi leva sulle Contee. In altre parole si dovrebbe passare a un vero e proprio modello regionale, che inevitabilmente si ritroverebbe a fare leva su alcune regioni storiche, le cui radici di fatto affondano nella notte dei tempi. E una di queste sicuramente la Dalmazia. Se questo modello pu creare dei grattacapi allIstria (ritenuta troppo piccola quale Regione) che qualcuno vorrebbe accorpare ad altre realt, a iniziare dalla Contea litoraneo-montana per andare magari no a Sisak, per larea dalmata il discorso completamente diverso. Attualmente la regione storica, trascurando la parte settentrionale che si sospinge verso il Quarnero, suddivisa in quattro Contee (zaratina, di Sebenico e Knin, spalatino-dalmata e raguseo-narentana): non c praticamente modello amministrativo alternativo che non preveda di fatto il loro accorpamento. Le voci contrarie sono sempre pi ebili, tanto pi che la molla scatenante delle iniziative quella del risparmio, della razionalizzazione delle risorse, della riduzione di un apparato amministrativo elefantiaco, troppo costoso soprattutto in un periodo di recessione globale, di cui non si intravede la ne. Lattuale ripartizione territoriale conteale della Dalmazia fa leva su quattro citt cardine, storicamente rilevanti: Zara, Sebenico, Spalato e Ragusa (Dubrovnik). La citt di Diocleziano oggi la maggiore, vanta il porto pi importante e a prima vista ha tutte le carte in regola per essere il futuro capoluogo regionale. Ma gli zaratini, eri del loro passato, non scordano il periodo in cui era la citt di San Donato la capitale della Dalmazia. Il sindaco Zvonimir Vrani, per, per sostenere la candidatura della sua municipalit fa leva soprattutto sui conseguimenti del presente, di carattere scientico, culturale, economico e turistico. A dargli ragione lo studio preliminare, in vista di un riassetto in senso regionale della Croazia, predisposto dallUfcio per la pubblica amministrazione, in cui si parla per lappunto di Zara come del possibile capoluogo dalmata.

Zvonimir Vrani, sindaco di Zara, non teme che il capoluogo della Dalmazia settentrionale possa perdere il suo peso geopolitico in seguito a una nuova ripartizione territoriale del Paese in chiave regionalista Gli spalatini per non sono per niente convinti di questo. Ragion per cui, paradossalmente, forse il principale ostacolo alla regionalizzazione rappresentato in questo momento dai campanilismi: i quattro centri maggiori si tengono ben strette le loro attuali Contee e sar difcilissimo convincerli a... mollare losso. A meno che di pari passo alle Regioni, non si inventino pure le province, magari con il nome attuale di Contee. Potrebbe essere lunico modo per accontentare tutti e avere... la botte piena e la moglie ubriaca.

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Sabato, 12 giugno 2010

LIBRI Combinando approcci letterari, antropologici, storici e culturali, ne ricostr

Inoslav Beker sulle orme dei


di Barbara Rosi
tare pi popolati, civilizzati, ricchi e illuminati.

Riscoperti da Bajamonti e Fortis quali selvaggi buoni, dive

l dizionario dellAccademie Franaise del 1694 chiamava sauvages (selvaggi) quei popoli che vivevano nelle foreste senza ssa dimora, pi come bestie che come uomini. E, sempre sul limitare del secolo XVIII, per indicare coloro che la civilt non aveva raggiunto e doveva raggiungere, si sostituiva spesso la parola sauvage (selvaggio) col termine barbare (barbaro). Noi siamo innocenti, noi siamo felici: a pronunciare queste parole un anziano abitante di Tahiti, nel Supplemento al viaggio del signor di Bougainville, unopera del 1772 il cui autore lenciclopedista Denis Diderot. Il mito del buon selvaggio raggiunge il suo apice proprio alla ne del Settecento, presentando uomini che vivono in una specie di societ perfetta, non contaminata dal delitto, capaci di armonia con la natura, generosi e altruisti, innocenti, estranei al mentire, dotati di coraggio, salute, intelligenza innata e spontanea. Voltaire (Franois-Marie Arouet) si ribell alla credulit dimostrata da quanti, prestando fede a racconti inverosimili di viaggiatori inattendibili, accreditavano questo mito, contrapponendogli un altro mito, quello del cattivo selvaggio, cio la malvagit della natura umana. E tra i selvaggi, il losofo, scrittore, drammaturgo e poeta francese citava (nel suo Filosoa della storia, che serv da proemio al suo Saggio sui costumi scritto nel 1740 e pubblicato nel 1754), ai primi posti, i Morlacchi. Insieme a Islandesi, Lapponi e Ottentotti, per Voltaire erano dei selvaggi che agivano secondo i loro istinti (come le formiche, le oche, le pecore), e la Dalmazia, insieme alla Polonia e allUcraina, erano per lui Paesi europei che nel corso del progresso storico potevano diven-

Primitivi sulla soglia di casa


Voltaire non li aveva incontrati di persona, bens per il tramite di quellopera capitale che il Viaggio in Dalmazia (Alvise Milocco, Venezia 1774) dellabate padovano Alberto Fortis, intellettuale di cultura illuministica. La sua esperienza ispirer scrittori e amanti delle lettere, dando origine al lone letterario del morlacchismo. Il termine di morlacchismo implica la percezione europea dellentroterra dalmata del XVIII secolo, cio le informazioni recepite sui costumi, le credenze e lo stile di vita di queste popolazioni. Il Viaggio in Dalmazia del Fortis e il suo capitolo Modi dei Morlacchi, e le sue Note sul viaggio attraverso la Dalmazia, del 1776, furono i primi lavori principali di questo tipo di letteratura. Il capitolo sugli usi e i costumi dei Morlacchi venne ripubblicato a parte e nei circoli intellettuali europei divent un bestseller: agli abitanti del Vecchio Continente si offriva, praticamente sulle soglie di casa, un mondo primitivo, che no ad allora era stato peculiare per terre allora lontanissime come Africa, Asia e America. Al saggio di Fortis si ispirarono il romanzo antropologico di Giustiniana Wynne (la misteriosa signorina X. C. V., contessa Orsini di Rosenberg di cui parla Casanova a Padova), Les Morlaques, stampato a Venezia nel 1788 elogiato da Melchiorre Cesarotti, Johann Wolfgang von Goethe e Madame de Stal e la commedia antropologica di Camillo Federici, Gli antichi Slavi, rappresentata a Venezia nel Carnevale 1793.

Si diffonde una mania


I Morlacchi, dunque, irrompono nella letteratura e nellimmaginario occidentale attraverso Voltaire e soprattutto Fortis, diventando tema di varie opere di poesia e narrativa italiane, francesi, tedesche e russe. Il Morlacco letterario, tuttavia, si deline ben presto come una variante virtuale, persino misticata, rispetto alla gura reale del Morlacco, documentata in loco e poi trasmessa per il tramite di uno stereotipo sui Morlacchi. A un certo punto del linteresse per questo stereotipo letterario fu cos intenso, soprattutto sulle scene letterarie e teatrali italiane e francesi, che lo studioso Arturo Cronia coni, per descriverlo, il termine di morlaccomania. Questo interesse si mantenne nel XIX e parte del XX secolo; il lettore odierno cercherebbe invano i Morlacchi in qualunque inventario di etnie, tanto meno di nazioni. Non troveranno la Morlacchia in nessun atlante contemporaneo, nemmeno l dove per secoli e stata collocata. I Morlacchi oggi per alcuni non sono che i fantasmi, tracce spettrali di qualcosa che fu, ma che meglio non evocare. una delle premesse con cui si apre I Morlacchi nella letteratura europea (editore Il Calmo, Roma 2007, pp. 314, 20 euro, disponibile anche nella cartolibreria EDIT a Fiume), libro di Inoslav Beker, noto giornalista, corrispondente da Roma ed editorialista del quotidiano croato Jutarnji list, che su queste popolazioni ha scritto diversi saggi.

questi e altri interrogativi e lacune risponde il volume di Beker, prima opera che affonda nellargomento combinando approcci letterari, antropologici, storici e culturali, analizzando i documenti e le varie opere sui Morlacchi; il tutto supportato da una ricca bibliograa. Beker riscopre alcuni contributi storici sul tema, a partire da quello del musicista, medico e letterato italiano di Spalato, Giulio Bajamonti che conobbe il Fortis, intrattenendo con lui un ampio epistolario , autore de Il morlacchismo dOmero(Padova 1797, ridotto successivamente in versi latini dallamico Giorgio Ferich di Ragusa) e il lavoro della pedagogista austriaca Camilla Lucerna, Die Sdslavische Ballade von Asan Agas Gattin und ichre Nachbildung durch Goethe (Berlino 1905). Beker ricostruisce la discussa identit dei Morlacchi e il fenomeno del morlacchismo nella letteratura europea, dallentusiasmo dei grandi autori a cavallo tra classicismo e Romanticismo, alle tracce rimaste negli scrittori slavi contemporanei.

Europei alla ricerca dellaltro


I Morlacchi, spiega Beker, fanno il loro ingresso nella letteratura europea occidentale quando questa aveva bisogno dellaltro, di una mentalit diversa. E nelle terre balcaniche il Morlacco sempre stato e resta, quasi per antonomasia, laltro: latino rispetto a slavo, cristiano rispetto a musulmano, pastore rispetto ad agricoltore, contadino rispetto a borghese, rozzo rispetto a colto... I Morlacchi letterari, gli eroi del morlacchismo, erano per espressione pi delle esigenze occidentali che dei Morlacchi storici, presenti in Dalmazia, Il morlacchismo, ovvero la ricezione letteraria europea dellOccidente rileva lautore , allo stesso modo come lo sarebbe

stato lorientalismo (...). In un certo denso il morlacchismo potrebbe essere considerato una sottospecie dellorientalismo. E seppure lo stesso concetto di morlacchismo non sia univocamente denito, Beker cerca di spiegare come e perch i Morlacchi sono riusciti ad affascinare ed entusiasmare autori quali Goethe, Mme de Stal, Nodier, Federici, Mrime, Mickiewicz, Pushkin, Tommaseo, Casotti... no addirittura a H. G. Welles e Marguerite Yourcenar.

Dal lessico alla geograa


Il viaggio di Beker parte dalla denizione, per quanto possibile precisa, dellidentit e dellimmagine dei Morlacchi, scandagliano la dialettica delle interpretazioni elaborate da storici e antopologi sulle origini delle popolazioni e del loro nome. Ma a essere controversa pure la realt geograca indicata come Morlacchia, intesa come territorio complessivo abitato dai Morlacchi. E se nel periodo descrittivo, dallUmanesimo al Settecento, cera lidea che le regioni abitate dai Morlacchi for-

Oggi solo fantasmi


Dov la Morlacchia e perch sparita dalle carte geograche ridiventando una terra incognita? Qual era lidea dei Morlacchi che prevaleva a Venezia e nella Curia Romana? Che ne hanno fatto i Morlacchi? A

Il contributo dellabate Alberto Fortis


Labate padovano Alberto Fortis, come noto, ebbe modo di visitare la Dalmazia e di essa lasci un preciso resoconto di viaggio cos originale e documentato da riscuotere, appena pubblicato, un immediato successo in tutta Europa. Il Fortis, erudito dai vasti interessi scientici e linguistici, svolse unintensa attivit giornalistica e collabor con le redazioni dei periodici veneziani Magazzino italiano ed Europa letteraria, presso i quali si fece entusiasta promotore della cultura dei lumi. Nellestate del 1770 ebbe lopportunit di intraprendere un primo viaggio in Dalmazia su sollecitazione del conte di Bute John Stuart, precettore e poi per un triennio, dal 1760 al 1763, primo ministro del sovrano inglese Giorgio III; da tale esperienza scatur il Saggio dosservazioni sopra lisola di Cherso e Osero, un resoconto di viaggio ricco di osservazioni naturalistiche e di dati relativi allo stato delleconomia della Dalmazia. Nella seconda met del 1771 il Fortis progett un secondo viaggio per visitare lentroterra dalmata che fu poi completamente realizzato solo nellestate del 1773 con un altro soggiorno che frutt la redazione del Viaggio in Dalmazia, lopera sua pi nota. Il Fortis dedic unintera parte del primo volume del suo Viaggio alla puntuale e completa descrizione dei costumi dei Morlacchi, gli abitanti delle regioni dellentroterra, ed alcuni capitoli del secondo ad aspetti vari di carattere geograco ed etnograco ad essi relativi, inseriti allinterno dellesposizione. Loperazione compiuta dal Fortis nel descrivere le caratteristiche ed i costumi dei Morlacchi di Dalmazia si comprende solamente se si considerano due elementi essenziali: ovvero lintenzione di sottolineare la necessit che il governo veneziano si curasse dei territori dalmati, adottando una nuova politica di sviluppo e di investimento di risorse e di progetti, rinunciando alla tentazione di un ottuso sfruttamento coloniale e lo spirito che impronta di s lintera trattazione e che lascia con chiarezza ad intendere come lapproccio con quel mondo periferico e ancora in una certa misura primitivo dellEuropa avvenisse attraverso un pregiudizio intellettuale che il Fortis derivava soprattutto dal pensiero di Rousseau. La concezione delluomo e del rapporto tra stato di natura e civilt che sta alla base dellideale del buon selvaggio inuenz, infatti, in modo signicativo lanalisi interpretativa della cultura e della societ dei Morlacchi, come emerge gi da uno dei primi capitoli della parte etnograca intitolato Virt morali e domestiche dei Morlacchi. Il Fortis, temperando fortemente il carattere morlacco pi noto e vagamente diffuso in occidente, ovvero quello violento e banditesco, tipico di un popolo arretrato e ritenuto senza dubbio ai margini della civilt, sostiene che Il Morlacco, che abita lontano dalle sponde del mare, e da luoghi presidiati, generalmente parlando un uomo morale assai diverso da noi. La sincerit, fiducia, ed onest di queste buone genti, s nelle azioni giornaliere della vita, come ne contratti, degenera qualche volta in soverchia dabbenaggine, e semplicit. GlItaliani, che commerciano in Dalmazia, e gli abitanti medesimi del litorale ne abusano pur troppo spesso; quindi che la fiducia de Morlacchi scemata di molto, e va scemando ogni giorno di pi, per dar luogo al sospetto, e alla diffidenza. Di questa gente vengono sottolineate qualit che erano gi state rilevate come tipiche dei barbari (soprattutto occidentali, come Celti e Germani) nella letteratura etnografica greco-romana e proprie degli eroi omerici, quali la generosit, lospitalit ed il radicato senso dellonore, nonch una concezione arcaica e sacrale dellamicizia, compensata, per, dallindole iraconda e violenta, da uninestinguibile propensione alla vendetta che passava di generazione in generazione e dallabitudine ad andare sempre in giro armati. Al di l, per, delle numerose osservazioni di i Morlacchi o Morovalacchi hanno lasciato una significativa traccia di s nella geografia balcanica.

Contadini morlacchi del distretto di Zara (xilograa del 1883)

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ruisce la discussa identit e il successo nellOccidente europeo

Morlacchi in Dalmazia

enteranno prima mania poi fantasmi letterari

Il viaggio di Fortis massero un insieme geograco, nellOttocento, dopo il Congresso di Vienna (1815-15), con lintroduzione del principio di registrare i conni politico-amministrativi di stati e regioni, tali generiche denominazioni scomparvero dalle carte geograche e i Morlacchi si volatilizzarono geogracamente, anche se la realt geograca continu a essere misticata dalla letteratura. ne attribuito un ruolo attivo risale al giugno del 1352 e riguarda il commercio del sale: Venezia consente al Consiglio cittadino di Zara di trattenere una parte della merce che i Morlacchi e altri esportavano per via terra. Saranno proprio i Veneziani, che subito distinsero i Morlacchi dagli altri Slavi, a estendere il concetto di Morlacco a tutti i nuovi venuti sulla terraferma (cio oltre il conne fra il dominio della Serenissima e quello ungherese, in seguito ottomano), tanto che pi tardi il nome indicher tutti gli abitanti dellinterno, compresi quelli dei territori ceduti dai Turchi a Venezia no alla Pace di Passarowitz del 1718.

La Morlacchia nel XVII secolo pubblica di San Marco tanto un problema per lamministrazione quanto una risorsa da utilizzare per mantenere lordine costituito e strumento contro i Turchi, indispensabili tanto per la guerra quanto per lattivit economica della Dalmazia spopolata. Era necessario attirare nuove genti rileva Beker nel capitolo sui Morlacchi nei documenti dalmati e veneziani . Primo sostenitore di questa politica fu il generale Leonardo Foscolo. Una politica, la sua, che modic lidentit morlacca in Dalmazia: dopo aver conquistato Novegradi nella primavera del 1647, il generale avvi trattative con i Morlacchi residenti in territorio turco, promettendo loro migliori condizioni e il possesso di terreni se fossero passati dalla parte della Serenissima come suoi sudditi. Dallanalisi delletonimo che pu anche diventare esonimo ed edonimo e delle prime tracce scritte della loro presenza, cos come pure del loro ruolo nellottica veneziana, Beker prosegue il suo percorso tra la costa dalmata e le alpi dinariche soffermandosi sullidea dei Morlacchi come selvaggi buoni, non corrotti, e dellimmagine che di essi trasmetter allOccidente lopera di Alberto Fortis. Beker riporta anche la polemica sollevata dal suo libro, le critiche subite in Italia, i contrasti di vendute con Carlo Gozzi il drammaturgo e scrittore veneziano, considerato leterno rivale di Goldoni , che dei Morlacchi aveva una visione tuttaltro che positiva (che den una specie di antropofaghi), come pure laporto di Giulio Bajamonti, che pu essere considerato lantesignano del morlacchismo. stine Wynne, che inuenz sensibilmente gli spiriti letterari (e non) dellepoca, per poi passare alla morlaccomania che invest autori importanti, europei e dalmati. Poi, sul nire dellOttocento, i Morlacchi diventeranno gure sempre pi evanescenti, no a trasformarsi in fantasmi di fronte allavanzare della letteratura nazionale e della cultura nazionale. Rimescolati ormai parecchie volte con le altre popolazioni, si confonderanno nel quadro nazionale croato oppure serbo, a seconda della confessione religiosa cattolica oppure ortodossa. Cadr cos una specie di oblio sul nome e sul concetto di Morlacchi. Del resto, come afferma Beker, spesso lelaborazione delle culture nazionali ponendosi in sintonia con la nazione e la costruzione dello Stato corrispondente ha richiesto (o tende a richiedere tuttora) leliminazione delle culture locali, regionali o periferiche. Questo accaduto in maniera radicale nel Nuovo Mondo, ma succedeva e succede anche in Europa: a varie forme di cultura popolare, tradizioni etniche, letterature regionali, dialetti ecc. Lappartenenzza regionale sembrava un ostacolo allambita uniformit nazionale. E lidentificazione morlacca nel migliore dei casi poteva essere vista come regionale. Il progetto linguistico unitario, che ha dato luogo alla standardizzazione basata sulle parlate tokave, ha fatto s che tale tendenza alleliminazione del diverso persista tuttora nelle letterature tokave. (...) logico che tale tendenza si rivolga contro il concetto di nazione morlacca (...). Insomma, i Morlacchi vengono assorbiti dalla cultura nazionale, diventando in alcune letterature come qualle croata espressione genuina dello spirito del popolo: i Morlacchi sono finalmente integrati nelle nazioni dellentroterra dalmato, compresa lErzegovina. Oppure gli abitanti del luogo si sono morlachizzati in modo omogeneo, rendendo inutile e superflua qualsiasi immagine particolare dei Morlacchi quali soggetti letterari, conclude lautore.

Nei documenti veneziani e dalmati


Famosi in tutta Europa alla ne del XVIII secolo come popolazioni selvagge, dellesistenza dei Maurovalacchi, ovvero Latini Nigri in Dalmazia, parla, prima del 1149, il prete Diocleate, autore anonimo del Librllus Gothorum o Sclavorum regnum. Ma il pi antico documento conservato dove ai Morlacchi vie-

Fonte di problemi ma anche risorsa


Beker ricorda che i Morlacchi rappresenteranno per la Re-

Spada morlacca, detta anche schiavonesca

Diverse accezioni del termine valacco


Per Valahia si intende la regione posta tra la Transilvania, la Moldavia, la Bulgaria, la Dobrugia ed il Banato, abitata per lo pi da Romeni, discendenti da trib della Dacia, e comunit traco-illiriche, mischiatesi con trib turaniche e massicciamente romanizzate dal II secolo in poi. I Vlachi latini sono gi attestati nel IX secolo a sud del Danubio e nella regione carpatica in contrapposizione alle comunit slave ed avare. Lespansione valacca fu consistente nelle regioni meridionali della penisola balcanica e soprattutto in Grecia, dove per vlachoi, corrispondente allo slavo Vlasi (sing. Vlah) si intendono ancora oggi gli abitanti delle regioni montane centro-settentrionali. Il termine vlachos ha assunto anche una specica connotazione negativa ed indica il villano, il cafone (cfr. vlachiko phersimo = maniere grossolane e rozze). Per Vlasi nelle regioni dellEuropa sudorientale si intendono per lo pi i Serbi, che per i Veneziani erano gli Slavi trasferiti nei loro territori di conne dalle regioni immediatamente a ridosso dominate dai Turchi; per i Croati, Vlah era ed tuttora sinonimo di abitante serbo ortodosso stabilitosi nel Conne militare, cio nelle regioni delle cosiddette Krajine; presso i Musulmani di Bosnia, inoltre, Vlah corrisponde a Cristiano e in modo particolare ad ortodosso.

Brevi cenni sullautore


Inoslav Beker (Zagabria, 1950), dalmato croato, laureato in sociologia e giornalismo allUniversit di Zagabria, ha conseguito un dottorato di ricerca in Slavistica comparata allUniversit degli Studi di Milano. Ha insegnato allUniversit LOrientale di Napoli, alla Sapienza di Roma e allUniversit di Zagabria. corrispondente da Roma del quotidiano Jutarnji list. Docente allUniversit di Bologna, vive nella capitale italiana. Tra i suoi libri, oltre a I Morlacchi nella letteratura europea, anche Filoloke dvoumice (Jesenski i Turk, Zagabria 2007), La musa violenta: archetipi e tradizione nellepica orale della Slavia dinarica (Il Calamo, Roma 2007), To je bio Ivan Pavao II. (EPH, Zagabria 2005), Puna kua blagdana (Slobosna Dalmacija, Spalato 2004), Goli blagdani (Jesenski i Turk, Zagabria 2004), Meunarodni odnosi i vanjska politika socijalistike Jugoslavije (CDD, Zagabria, 1979).

Fantasmi letterari
Si esplorano di seguito gli studi di un viaggiatore, rimasto anonimo, autore di uninformazione indirizzata allimperatrice Maria Teresa, ma anche la costruzione di un immaginario stereotipato del Morlacco; quindi il successo della Canzone dolente della nobile sposa dAsan Aga, quello del romanzo Les Morlaques di Ju-

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cevette cos in dote due barche da quattro, una da due e una speciale per ben 14 persone. Tra le prerogative principali di questa societ spicc fin dallinizio quella di sviluppare lamore dei giovani verso il mare. E questo, come auspicato, non soltanto a Spalato, ma in tutto il Paese. Nel 1921, dopo aver profuso enormi sforzi, alla periferia della citt venne costruita la prima sede della societ che venne ufficialmente inaugurata il 16 ottobre 1921. Fin da subito, grazie al grande interesse che il canottaggio era riuscito a suscitare in Dalmazia, si pensava di poter andare incontro a risultati lusinghieri. Non cera solo la grande volont, cerano pure lo spirito giusto e le nozioni adeguate per indirizzare i giovani spalatini verso grandi traguardi. Gi in questi primi anni tra i giovani soci erano emersi quelli che sarebbero poi divenuti grandi campioni: Marin Lemei, Dalibor operava alla grande, potremmo dire senza badare a spese.

Sabato, 12 giugno 2010

SPORT I rematori del capoluogo hanno dominato per decenni la scena nazionale, imponendosi pure nelle competizioni allestero (1 e continua)

Praga, la culla del canottaggio spalatino: una storia nel segno dei trion
di Igor Kramarsich (kigor@edit.hr)
Il mondo del canottaggio a Spalato ha origini lontane. Agli albori di questo sport la citt dalmata era gi allavanguardia e dettava legge non solo a livello nazionale. Gli spalatini della Gusar si erano fatti valere n dai primi anni ed avevano colto importanti successi anche a livello mondiale e olimpico. Vediamo la storia di questa societ che ha quasi 100 anni. a storia del canottaggio spalatino inizia a Praga?!? Pu sembrare strano e incredibile, ma questa la realt. Come per lHajduk di calcio la nascita di questo sport nella citt dalmata e non solo l, lo si deve a dei giovani studenti che soggiornavano a Praga e che si erano appassionati alle nuove attivit agonistiche in voga allinizio del XX secolo. Cos curiose, cos innovative, cos interessanti. Praga allepoca era allavanguardia nel mondo dello sport. Numerose erano le manifestazioni sportive che si svolgevano nellarco dellanno. Tra laltro venivano disputate diverse gare di canottaggio nella Voltava, il fiume che passa attraverso la principale citt della Boemia. Un fiume lungo e largo: un campo pressoch ideale per le competizioni di questo nuovo sport. Tra i tanti spettatori sulle rive della Voltava cerano pure diversi studenti spalatini. Lidea di trapiantare questo tipo di competizione nella natia Spalato venne in primis ad Fabjan Kaliterna e Ivo Stalio. Come ci stato tramandato nel caso della nascita dellHajduk, cos pure il Gusar, stando alle cronache, vede i natali in un bar praghese, il Blesk. Per a differenza dellHajduk a Praga non viene fondato il Gusar, ma vengono gettate le basi per la sua fondazione, vengono raccolte le informazioni di fondo sui canotti, sulle gare e su tutto quello che rende questo sport interessante e affascinante. La storia ufficiale narra che a dare impulso agli spalatini perch iniziassero a pensare seriamente a sviluppare il canottaggio in Dalmazia. fu la classica gara praghese Primorska osma che si tenne nellestate del 1912.

Battuta anche la Jadran di Suak


Gi allepoca i canottieri erano noti per essere tra quelli che si svegliavano per primi. Cos gi alle cinque del mattino erano in acqua. In assenza di una vera concorrenza in loco, dovevano darsi da fare per trovare avversari degni di tal nome. Cos i primi rivali furono le navi a vapore! Infatti i rematori aspettavano in riva, ai piedi del Marjan, la nave per Tra (Trogir) e pure altri battelli provenienti da Bua (iovo). Avversari che oggi potrebbero sembrare forti e pi veloci. Per allepoca erano i rematori i pi rapidi e giungevano sempre per primi in porto. La societ, grazie alleccezionale slancio iniziale, pens immediatamente di pubblicizzare e diffondere questo sport a livello nazionale. Linteresse non manc e nel 1922 ebbe luogo la

Avevano studiato a fondo il tutto e allinizio 1914, tornati a casa, si erano rimboccati le maniche e avevano avviato liter per dare tutti i crismi dellufficialit al Gusar. Il 5 marzo 1914 si tenne lassemblea costitutiva. In linea con quanto era stato deciso ancora due anni prima, alla carica di presidente venne nominato Ivo Stalio (che ricopr poi per decenni questo incarico). Nella prima presidenza entrano pure Fabjan Kaliterna, Vjekoslav Lav, Andeo Katalini, Juraj Vrankovi, Ivo Karaman, Leo Grisogono e Novak. Il primo e inevitabile problema fu quello di reperire risorse finanziarie. Le barche e i remi gi allepoca erano cari. Per i giovani armati di entusiasmo si impegnarono a fondo nella ricerca di fonti di finanziamento e nel girodi pochi mesi riuscirono a raccogliere ben sei mila corone doro. Una cifra che gi a luglio consent di disporre di diverse barche e di gettare le basi per la sede e il capannone delle societ. A luglio inoltre vennero messe a punto e approvate le regole della societ.

I vincitori del campionato nazionale del 1922: J. Kodl. M. Milanovi, P. Pavlovi, E. Bulat e il timoniere Miro Nisiteo tabilmente il Gusar fu tra i fondatori. Un rinnovato slancio alla societ lo diede lingaggio di uno straniero! Infatti da Londra, dal National Sporting Club, arriv

Lotto con che ha remato ai campionato europei del 1924: Miro Luki, Josip Gattin, Milan Milanovi. Luka Kaliterna, Vlado Buan, Duko eelj, Dalibor orak, Aleksandar Vuki e il timoniere Kamilo Roi. Dubokovi, Mate Pai, Josip Kodl e il timoniere Kamilo Roi). Nellautunno dello stesso anno venne deciso di ampliare il porto cittadino e cos sia il Gusar che lAdria rimasero senza le proprie sedi e i posti per le barche. A dare le spese di questa difficile situazione fu lAdria che si sciolse. Tutti i soci e barche passarono al Gusar che trov una sede provvisoria nella sede della societ di nuoto dei Baluni nella baia di Sustipan. Archiviati questi problemi, nel corso dellAssemblea della Federazione il 15 novembre a nuovo presidente fu nominato il leader storico del Gusar: Ivo Stalio. E Stalio ricopr questo importante ruolo fino al 1934, ossia fino a quando la Federazione rimase a Spalato, prima di essere trasferita a Sebenico. moniere Josip Kodl. Disputarono unottima finale. Furono in testa quasi fino alla fine. Quando erano ormai a un passo dalla vittoria ci fu un imprevisto che mand tutto a monte: si scontrarono, infatti, con la barca della Svizzera. Alla fine si piazzarono al quinto posto. Troppo poco per un equipaggio formidabile come quello dalmata. al 1936. Per la Jugoslavia vinsero largento: Drago Glavinovi, Josip Gattin, Mice Ljubi, Emil Brainovi, Petar Kuko, Josip Mrkli, Andro eelj, Duko eelj e il timoniere Kamilo Roi.

Il primo campionato
L8 settembre 1923 a Crikvenica ci fu il primo campionato nazionale. A partecipare furono sei societ: Krka di Sebenico, HVK di Zagabria, Neptun di Ragusa (Dubrovnik), Gusar e Adria di Spalato e il Vukovar di Vukovar. Il campionato fu segnato dal dominio pressoch incontrastato del Gusar. Gli spalatini vinsero nel quattro con: Aleksandar Vuki, Luka Kaliterna, Miro Luki, Edo Bulat e il timoniere Kamilo Roi. Con la stessa squadra (meno il timoniere) vinsero pure nel quattro senza. Vinsero pure nellotto con. Per fu una gara senza concorrenza alcuna. Infatti a questo primo campionato soltanto il Gusar si presento con una barca del genere. Ragion per cui fu una corsa solamente a carattere dimostrativo. Gli spalatini fecero segnare un ottimo tempo di 7 e 37. Grazie al predominio in questo primo campionato il secondo, quello del 1924, fu disputato a Spalato dal 16 al 17 luglio. Inevitabile fu anche questa volta il dominio totale del Gusar. Il club spalatino si impose nellotto, quattro e due senza e nel quattro e otto con. Nellotto con si imposero: Aleksandar Vuki, Milan Milanovi, Luka Kaliterna, Vlado Buan, Duko eelj, Miro Luki, Dalibor orak, Edo Bulat e il timoniere Kamilo Roi. Nel quattro con vinsero: Aleksandar Vuki, Miro Luki, Josip Gattin e Andro eelj. Fu insomma un campionato tutto nel segno del Gusar e del nuovo allenatore Jackson che aveva imposto ai vogatori i suoi rigorosi allenamenti e portato i giovani a livelli impensabili.

Il club nei panni della selezione nazionale


Nel 1924 la Federazione nazionale divenne membro di quella internazionale, ovvero della FISA. Cos nellagosto del 1924 la squadra del Gusar dellotto con partecip a nome della Jugoslavia alla regata di Zurigo. E fu subito un successo. La barca giunse terza a pari merito con i canotti della Francia e della Cecoslovacchia. A difendere in questa prima gara allestero i colori del Gusar, o meglio in questo caso della Jugoslavia furono il prof. Aleksandar Vuki, Milan Milanovi, Luka Kaliterna, Vlado Buan, Duko eelj, Miro Luki, Dalibor orak, Josip Gattin e il timoniere Kamilo Roi. Al ritorno da Zurigo la societ spalatina ricevette un grande riconoscimento. Infatti durante la seconda Assemblea della Federazione nazionale venne deciso che la sede della Federazione stesso fosse trasferita da Belgrado a Spalato! Inoltre il presidente del Gusar, Ivo Stalio, e il suo vice, Ivo Karaman, furono nominati membri onorari della Federazione.

Passo falso a Liegi


Nei campionati europei del 1930 a Liegi il Gusar-Jugoslavia fu sfortunato e usc di scena gi nelle qualificazioni. Sfortunato in quanto le competizioni si disputavano, visto lo stretto tracciato, con sole tre barche per gara. Gli spalatini si ritrovarono esclusi per soli due centesimi. Stessa sorte pure nei campionati europei del 1931 a Parigi dove nel gruppo di qualificazione si trovarono di fronte i mostri sacri dellepoca, le barche dellItalia e della Francia. Per il successo era dietro langolo.

Completata la sede della societ


In fretta e furia il 24 aprile 1927 venne completata e ufficialmente inaugurata la nuova sede societaria. Nellestate dello stesso anno ai campionato nazionali il dominio spalatino, fino ad allora quasi incontrastato, venne insidiato dai canottieri della Krka di Sebenico. Essi furono il primo vero avversario degli spalatini, e rimasero i rivali pi agguerriti del Gusar in seguito per parecchi anni.

Galeotta fu la guerra

Un problema che per non riuscirono a risolvere fu la guerra. Dopo pochi mesi dallinizio dellattivit del Gusar scoppi il primo conflitto mondiale. Per anni pure questo sport rimase paralizzato quasi del tutto. Finita la guerra, nel 1919 si ripart subito in quinta. Furono subito tanti i giovani che si vollero affacciare a questo nuovo sport. Grazie a questa ondata di entusiasmo e allimpegno della dirigenza, il 9 novembre 1919 fu convocata la nuova Assemblea per rifondare la societ. Il primo grande impulso venne da Zara. Due anni Infatti in quellanno con il passaggio di Zara sotto legida del di preparativi Regno dItalia la locale Jadran Prima di lanciare liniziati- venne sciolta e tutte le barche va i giovani studenti spalatini furono portate a Spalato. La sosi erano preparata per due anni. ciet del capoluogo dalmata riLotto con in una foto del 1923

Scontro a Lucerna
Nel 1926, rafforzatasi finanziariamente, la societ gett le basi di un progetto che doveva portare alla costruzione di una nuova sede, ora non solo di legno, nel rione di Matejuki. Nei campionato nazionali tenutisi a Novi Sad ci fu un ulteriore dominio del Gusar che vinse nel due con, nel quattro con e nellotto. Due settimane dopo la vittoria nei campionati nazionali, la squadra dellotto con partecip a nome della Jugoslavia ai campionato europei di Lucerna. A farne parte furono: Mate Dubokovi, Ivo Antievi, Zdenko Kirchmajer, Petar Rai, Vlade Buan, Duko eelj, Kao Buan, Josip Gattin e il ti-

A Belgrado fu un successo
Nel 1932 Belgrado organizz i campionati europei. E fu un successo. Nel quattro con arriv il primo oro. A vincerlo furono: Petar Kuko, Jakov Tironi, Luka Marasovi, Bruno Marasovi e il timoniere Miro Kraljevi. Nel due si imposero Davor Jelaska e Josip Gattin. E infine arriv pure il tanto atteso successo nellotto con. Stravinsero, con ben due lunghezze di vantaggio davanti ai fortissimi ungheresi, Vjekoslav Rafaeli, Ivo Fabris, Elko Mrdulja, Jure Mrdulja, Petar Kuko, Jakov Tironi, Luka Marasovi, Bruno Marasovi e il timoniere Miroslav Kraljevi.

Battuti per un pelo dallItalia


Seguirono di anno in anno grandi successi a livello nazionale, dove regolarmente il club spalatino riusciva a piazzare ai primi posti diversi equipaggi. Nellagosto del 1929 ai campionati europei di Bidgo in Polonia il Gusar si ritrov a rappresentare ancora una volta la Jugoslavia. Ottenne di nuovo ottimi risultati e alla fine conquist u fenomenale secondo posto. Rimase alla fine per soli 10 centimetri alle spalle dei grandi rematori italiani, che in seguito dominarono in questa specialit fino

La prima dirigenza Peruzovi, Luka Kaliterna, Leo Lemei, Duko eelj, Aleksandar Vuki, Vlade Buan, Josip Kodl, Kreo e Dalibor orak, Milan Milanovi, A. Danilo, V. aki, Kamilo Roi, Andro eelj, Mate Dubokovi, Petar Vitezica, Kirchmajer, K.Buj e tanti altri. Sempre nellarco del 1921 vennero pure acquistate nuovi canotti: un altro da quattro e uno da due. Nel 1922 venne acquistato il primo remo da otto e ordinato un altro. Insomma si prima vera trasferta. Il Gusar partecip ad una gara a Belgrado per barche da quattro con. Gli spalatini si imposero subito davanti alla squadra della Jadran di Suak. A vincere furono Josip Kodl, Milan Milanovi, Pero Pavlovi, Edo Bulat e il timoniere Miro Nisiteo. a Spalato A.H. Jackson per assumere lincarico di allenatore. Si trattava di una persona esperta in grado di imprimere un impulso decisivo alla sosciet. Nel 1923 a Spalato ci fu la prima vera gara tra le due societ cittadine, Gusar e Adria. A prevalere quel 15 agosto fu il Gusar con tre vittorie, tre secondi e un terzo posto. Fu una gara che ebbe grande pubblicit e che vide in riva al mare migliaia di spettatori.

Sfrattati dal porto


Importanti avvenimenti ebbero luogo nel 1925. La societ domin di nuovo nei campionato nazionali a Belgrado del 16 agosto. Vinsero il quattro senza (Duko eelj, Miro Luki, Josip Gattin, Andro eelj) e lotto con (Zdenko Kirchmajer, Andro eelj, Duko eelj, Vlado Buan, Josip Gattin, Mate

Lallenatore arriv da Londra


Il 14 agosto 1922 fu fondata la Federazione nazionale e inevi-

I rematori e la dirigenza nel 1921

I campioni europei del 1932: Vjekoslav Rafaelli, Ivo Fabris, Elko Mrdulja, Jure Mrdulja, Petar Kuko, Jakov Tironi, Luka Marasovi, Bruno Marasovi e il timoniere Miroslav Kraljevi

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11 ottobre 1981 si tenne a Venezia nella prestigiosa Sala dello Scrutinio in Palazzo Ducale lassemblea conclusiva dei

Sabato, 12 giugno 2010

ARTE Tullio Crali ricordato nel centenario della nascita. Il prestigioso artista ha fatto onore alla sua

Un grande pittore futurista con


L
partecipanti al XXVIII raduno nazionale dei Dalmati con la premiazione dei vincitori del Concorso di Poesia Dialettale Citt di Zara 1981. Era il quinto raduno nazionale che veniva organizzato a Venezia dopo quelli del 1963, in cui venne istituito il Libero Comune, del 1967, 1971 e 1977 e le nuove restrizioni ssate dal Comitato Tecnico-Amministrativo del Palazzo Ducale che prevedevano la concessione delle sale solo per manifestazioni culturali, avevano consigliato gli organizzatori di indire un concorso di poesia dialettale e, su mia proposta, di premiare i poeti dalmati, oltre che con modeste somme di denaro, anche con dipinti di pittori dalmati.

Peculiarit culturali e artistiche


Si sarebbe cos dimostrato che a tanti anni dallesodo la popolazione dalmata era ancora capace di esprimersi culturalmente con le sue peculiarit non solo in campo letterario, ma anche in quello delle arti gurative. E con il pi vivo compiacimento si constat la piena e pronta disponibilit dei pittori dalmati interpellati e fra questi anche Tullio Crali. A dire il vero del Crali si conosceva allora ben poco. Aveva s partecipato con due dipinti nel

Futurismo giuliano: Marinetti, Sanzin, Danieli, Censi e Crali nella sede Rai di Trieste nel 1932 settembre 1953 alla 1.ma Mostra degli Artisti Giuliano-dalmati che si era tenuta nella Sala Napoleonica in piazza San Marco, organizzata dal Comitato di Venezia dellAssociazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, della quale Raffaele Cecconi aveva curato lufcio stampa e la segreteria.

Riconoscimento alla carriera


Nel corso del 42.esimo raduno nazionale dei Dalmati che si svolse a Peschiera del Garda nel 1995 venne deciso di festeggiare il prestigioso artista dalmata con un particolare riconoscimento alla carriera. Nel teatro Acrilica della cittadina gardesana, gremito di autorit, rappresentanze e radunisti, ebbi il gradito incarico, per lamicizia che mi onorava da anni, di farne la seguente presentazione ricordando, sia pur in rapida sintesi, la sua intensa biograa e la multiforme attivit artistica quale esponente del secondo futurismo: Non facile parlare di un artista a chi forse conosce solo in parte o non conosce affatto la sua produzione artistica. Crali poi, con il suo forte temperamento, non uso a seguire le correnti artistiche alla moda, che non strizza locchio ai critici ed alla stampa, che non riscuote eccessive simpatie presso i galleristi per la sua scarsa propensione alla vendita delle sue opere, non noto al grosso pubblico quanto meriterebbe. Non facile parlare di Crali perch la sua personalit indubbiamente molto complessa, anche se si muove ed opera su direttrici che hanno una loro costante coerenza circa la sua visione delle manifestazioni della vita. Tullio Crali nasce il 1910 ad Igalo, un piccolo paese nelle Bocche di Cattaro e lanno dopo nasce il manifesto della pittura futurista. Nel 1929 esce il manifesto dellae-

Un filo sottile mi lega alla mia terra


Tullio Crali espresse la commozione provata in seguito alla partecipazione al raduno dei Dalmati nella seguente lettera, in cui traspaiono oltre alla sua personale originalit le pi sincere espressioni del suo carattere: Carissimo Vallery, anzitutto le mie scuse per il prolungato silenzio dopo le due belle giornate di Peschiera. Sono rientrato a Milano che non mi sentivo bene, il troppo entusiasmo del raduno zaratino lho pagato appena giunto a casa. Una ricaduta di salute, che pensavo messa a posto con un mese e mezzo di ospedale, mi ha messo a terra di nuovo impedendomi qualsiasi attivit. Questa la prima lettera che mi riesce di mettere gi. La testa ancora mi gira e camminare anche per casa un problema. Domani ricomincio le visite ospedaliere. Sono stanco, ho voglia di lavorare e non posso. Ricordo lentusiasmo e le cortesie del raduno e ringrazio anzitutto te sempre attento a tutto ed a tutti. Ti avevo pregato di non far cantare Va pensiero, te ne sei ricordato. Quel canto come se mi portasse in una vecchia casa compa di polvere e dinutilit. Io non sopporto le cose che hanno vissuto e si sono esaurite. una nostalgia che mi uccide. Mi hai accontentato e ti ringrazio e cos pure per i do basi chi trova parola pi bella...; una canzone che sempre sgambetta e non mi lascia dal 1918. Che strano lultima volta che sono stato a Zara, cera il mare e la citt anche se malandata, ma non cerano gli zaratini. Questa volta cerano i zaratini ma non cera la citt. Ho unito le due cose, fuori del tempo, ed ho trovato quanto cercavo. Al raduno di Trieste avevo trovato ricordi dolorosi e tragici. Mi giusticavo perch ero ancora vivo, quasi fosse una colpa. Voi avete voluto festeggiare il mio lavoro, ma il mio lavoro non che la mia vita. Ognuno la sua, cos come il destino decide. Noi abbiamo solo il compito di portarla avanti fin dove possiamo. Meriti non ci sono. per questo che la medaglietta con la visione aerea di Zara, ma senza una parola di dedica, mi la pi cara, perch la pi silenziosa, muta, rispettosa, senza retorica. Essa non un riconoscimento, soltanto un filo sottile che mi lega alla mia terra. Grazie a te ed agli amici per la simpatia dimostratami. Consegner allarch. Rebeschini di Padova tre pastelli dalmati che ho trovato tra i miei lavori. Sono le uniche cose che ho fatto sulla Dalmazia nel 1970, perci meglio che restino nella Scuola Dalmata piuttosto che in giro in cerca di un padrone. Essi sono pi uno stato danimo che una immagine dei nostri paesaggi. Sono spontanei quindi sinceri, spero siano un lo sottile anche per voi...... Domani vado allospedale a fare una visita generale di controllo. Vedremo cosa e come la pensano i medici. Sai cosa mi manca soprattutto? Un volo con gli amici della pattuglia Acrobatica. Traballo quando cammino, ma penso solo ad un volo nel cielo dellentusiasmo. Vedo mato dir qualcuno, ma solo la saggezza dellalbero per gli uccelli, di chi radicato per colui che vola. Il cielo, laria indispensabile ad entrambi. Questa la verit! Ho conosciuto tanta gente a Peschiera ma non conosco i loro nomi e i loro indirizzi, salutameli tutti, un grazie a tutti ciascuno dei quali mi ha portato un sassolino di Zara. Ti abbraccio Crali

Sulla breccia da molti anni


Si sapeva che il Crali era un pittore futurista sulla breccia da molti anni con una multiforme produzione artistica e la partecipazione a numerose mostre in Italia e allestero, ma era indubbiamente poco conosciuto fra i suoi corregionali dalmati non specicatamente impegnati nel campo dellarte. Fu un articolo apparso sul settimanale Gente del settembre 1980 a richiamare lattenzione su di Lui soprattutto per il suo dichiarato e ripetuto orgoglio di essersi sempre sentito, prima di tutto, dalmata. Fu quindi naturale chiedergli lofferta di un suo dipinto: e ader senza esitazione e mise a disposizione il quadro Les Filles des Halles, dipinto a Parigi nel 1957, che venne poi assegnato, curiosa coincidenza, a Raffaele Cecconi, secondo classicato al concorso. Dal necessario contatto avuto nelle varie fasi di attuazione del concorso ne consegu una piacevole corrispondenza che si protrasse nel tempo alimentata da scambi di pubblicazioni e fugaci incontri in occasioni pubbliche.

Sabato, 12 giugno 2010

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Uninteressante guida italiana

patria regionale, la Dalmazia

la passione per gli aeroplani


La costa orientale adriatica vero vestibolo dellOriente
VENEZIA Per chi si interessa di storia e vuole scoprire come le nostre terre fossero viste nel passato dagli osservatori e ai viaggiatori provenienti dalla penisola appenninica, LAdriatico Orientale di Giuseppe Marcotti una ghiotta occasione. LAdriatico Orientale una guida illustrata pubblicata (come cita il frontespizio alledizione orentina del 1899) sotto gli auspici della Societ Dante Alighieri, di cui Giuseppe Marcotti fu il segretario generale no al 1906. Il libro si apre con una piccola introduzione in cui si invitano gli italiani a viaggiare lungo la costa orientale adriatica, vero vestibolo dellOriente, esortandoli a non considerare il mondo concluso a Venezia. Il libro diviso in sezioni, tante quante possono essere le tappe di un viaggio, prevalentemente via terra, da Venezia a Corf. Lesposizione dei luoghi attenta a fornire il maggior numero di indicazioni utili al viaggiatore per vivere al meglio il soggiorno nelle citt di arrivo. Marcotti segnala con precisione quelli che possono essere i primi problemi che il turista inesperto pu incontrare: dalla ricerca di un mezzo di trasporto alla sistemazione in hotel. Seguono i consigli sui luoghi assolutamente da non perdere: i monumenti caratteristici, le zone di interesse naturalistico ed i musei (riguardo a questi ultimi c da dire che, la passione dello scrittore per lo studio della storia appare evidentissima proprio dalla perizia classicatoria di stampo positivista e dalle nozioni storico-mitologiche che accompagnano soprattutto la descrizione dei reperti archeologici). Ma il nostro viaggiatore era anche un corrispondente di guerra, esperto di politica internazionale: dalle sue pagine sugli usi e i costumi delle popolazioni che abitavano lAdriatico orientale traspaiono i diversi fermenti nazionali dellEuropa sudorientale piuttosto che le crisi dei due secolari imperi austro-ungarico e ottomano. Non mancano accenni alla convivenza tra italiani e croati soprattutto in Istria e Dalmazia. Autore di romanzi storici, feuilleton e libri di viaggio, Giuseppe Marcotti nacque a Campolongo al Torre nei pressi di Udine il 21 ottobre del 1850 da famiglia di proprietari terrieri. Ebbe una formazione classica presso il collegio dei Barnabiti di Monza e si laure in giurisprudenza a Bologna nel 1871. Esercit per due anni la professione di avvocato tra Udine e Firenze e, proprio nella citt toscana, inizi a lavorare come giornalista (fu segretario di redazione de La Nazione e collabor con Il Fanfulla). Partecip alla vita mondana della ex capitale dItalia e frequent gli ambienti degli artisti e degli scrittori toscani. Nel 1877 corrispondente del Fanfulla dal conitto russoturco tra Romania e Bulgaria. Da questesperienza nasce Tre Mesi in Oriente, primo fortunato libro di viaggio (in seguito Marcotti ne scrisse ben sei) che ebbe molto successo in Italia. Di ritorno dai viaggi in Oriente lo scrittore spos Elena Arnaldi, una nobile contessina imparentata con John Temple, proprietario di ville sui colli di Fiesole e del castello di Vincigliata. A questo luogo legato il romanzo storico Giovanni Acuto, storia di un condottiero del 1889. Marcotti fu un importante scrittore di romanzi storici dappendice, pubblicati su diversi giornali e molto apprezzati dai lettori. Tra essi si ricordano: Il conte Lucio, Il Tramonto di Gardenia, Resignola, Le Convertite, LOltraggiata, La Giacobina. Il successo di queste opere testimoniato dal fatto che gli editori delle sue opere furono i pi importanti dellepoca (Treves, Sommaruga, Zanichelli). Dopo un periodo legato ampiamente alla narrativa, torn a viaggiare in Dalmazia, Bosnia, Balcani, Albania e Grecia. Da questi ultimi viaggi nasce LAdriatico Orientale, voluto fortemente anche dalla direzione della Societ Dante Alighieri, di cui nel frattempo lo scrittore friulano era diventato segretario generale. Nel 1906, lasciata la carica, si trasfer nuovamente in Toscana dove continu a scrivere. Rimasto vedovo torn ad Udine negli anni della Prima Guerra mondiale e l visse in disparte, collaborando con i maggiori quotidiani nazionali (il Corriere della Sera, il Resto del Carlino, La Stampa) ed internazionali (Le Figaro) no al giorno della sua morte, il 18 marzo 1922. (ds)

reopittura e nello stesso anno Marinetti, fondatore del futurismo, accoglie nel movimento il giovane Crali. In queste due date segnato il destino delluomo. Crali sar un aereopittore futurista. Gli inizi non sono certamente facili, ma il fatto che trovi in s stesso la forza di continuare signica che ha intrapreso la strada giusta. Crali, a differenza di molti che ritengono che il futurismo si sia esaurito con la prima guerra mondiale, ritiene invece che il movimento sviluppatosi fra le due guerre abbia superato la sua fase romantica, segnando una fase di transizione verso nuovi valori. Ho detto aereopittura futurista. Ma che cos laereopittura futurista? Certamente non solo aereoplani in cielo o paesaggi visti dallalto. Laereopittura porta la sua attenzione non allaereoplano ma alluomo di volo; si pregge cio di scoprire e tradurre plasticamente le sensazioni, le emozioni, lo stato danimo del pilota. A pochi mesi dalla nascita, la famiglia di Crali si trasferisce a Zara e nella citt dalmata frequenta le scuole elementari di San Grisogono. Dir in una sua intervista ad un noto settimanale nazionale: Laeroplano entrato nella mia vita quando avevo nove anni. Stavo a Zara e la guerra era appena nita. Un idrovolante italiano ammar proprio davanti alla mia casa ed io lo vidi scendere dal cielo come un grande uccello un po ubriaco, adagiarsi sbuffando sulle onde, restar l a farsi cullare e sballottare dal nostro mare quasi sempre inquieto. Quella visione mi si impresse nella memoria. Ancora adesso se chiudo gli occhi rivedo il piccolo idrovolante che danza sullacqua e fa di tutto per calamitare la mia attenzione come se fosse venuto a Zara apposta per me. Lui si dondolava sullacqua, io sognavo sulla riva. Nel 1922 la famiglia si trasferisce a Gorizia, citt ancora carica dei ricordi di guerra. Qui trova altri aeroplani, non come il piccolo e leggero idrovolante di Zara, ma pi massicci e fracassoni e si rende conto che non basta la fantasia, che bisogna provare direttamente che cosa si prova volare e volare in acrobazia. Lo aiutano, in progressione di tempo, il maggiore Botto, medaglia doro, il Duca dAosta ed il comandante Klinger, permettendogli di volare gratuitamente sul-

le linee aeree commerciali. Ecco allora la sua nutrita produzione pittorica sul tema; bastano alcuni titoli: Duello aereo, Incuneandosi nellabitato, In tuffo sullaeroporto, Ammaraggio nel golfo, A bassa quota sulla citt, In caduta libera. Ma Crali n dai suoi esordi manifesta una molteplicit di vocazioni operative. Il suo naturale e direi congenito entusiasmo sempre alla ricerca di nuove forme, di nuove idee, lo accompagna per tutta la vita. La sua inesausta curiosit lo porta a sperimentare i settori espressivi pi diversi: si occupa di pubblicit, scenograa, moda, plastica polimaterica, scrive sintesi teatrali e tavole parolibere e soprattutto le progettazioni architettoniche per la citt del futuro. Consegue intanto a Roma labilitazione allinsegnamento del disegno e della storia dellarte nei Licei. Tra il 1930 e 40 partecipa alle gram mostre di aeropittura a Trieste, Milano, Parigi, Bruxelles, Atene, alle Qua driennali di Roma ed alle Biennali di Venezia, ove nel 1940 ha una sali personale. Progetta il Sacrario ai Caduti in Africa Orientale, realizzato poi a Gorizia ed il Museo di Guerra del Monte Sabotino, entrambi distrutti dagli jugoslavi nel 1945. Richiamato alle armi, viene decorato al valore sul fronte orientale. Nel 1942 incaricato dal Ministero di preparare i piani per il mascheramento degli aeroporti. Nellimmediato dopoguerra il solo dei futuristi a mantenere viva una attivit informativa di divulgazione e difesa del futurismo. Commemora Marinetti in varie citt, tiene conferenze, collabora a giornali e riviste darte. Nel 1950 si stabilisce a Parigi, nel 1961 al Cairo ove dirige la sezione pittura della scuola darte italiana ed inne nel 1967 a Milano. Porta avanti le ricerche e le teorie sullaeropittura e nel 1970 realizza a Milano la prima mostra di aeropittura del dopoguerra. Ecco alcuni nuovi titoli dei suoi dipinti: Battaglia danzata di paracadutisti, Cielo in acrobazia, Il muro del suono ed inne il bellissimo Le frecce tricolori del 1986. Crea ancora la Sassintesi e ne redige il manifesto sulle composizioni geoplastiche. Questa in rapida sintesi la vita artistica di Tullio Crali per il quale il futurismo

penetrato in tutte le esperienze davanguardia, non essendo una scuola od uno stile, ma una perpetua spinta novatrice pu essere concepito unicamente come un fenomeno evolutivo, senza che possa subire una sua cristallizzazione storica. Marinetti per il carattere ed il temperamento, non esit a denire commesso viaggiatore dellideale. Quindi Crali viene a buon diritto oggi festeggiato in occasione di questo annuale raduno promossa dal Libero Comune di Zara in esilio che anchesso soprattutto un Comune ideale. Nelloccasione gli venne donata una medaglia dargento che riproduceva una panoramica aerea del centro storico di Zara, immagine in certo qual modo in consonanza con la sua pi recente e nota produzione artistica, quella dellaereopittura. La sera dello stesso giorno, a Peschiera, nel corso della cena si parl della realizzazione a Venezia dellArchivio Museo della Dalmazia: qualcuno dei presenti lament che nello stesso non gurasse unopera di Crali. LArtista sorridendo promise che al suo rientro a Milano avrebbe scelto qualcosa, forse non unopera futurista ma qualcosa che leghi meglio con lambiente.

Tre acquerelli alla Scuola Dalmata


E mantenne la parola: pochi mesi dopo invi alla Scuola Dalmata tre suoi acquerelli eseguiti in Dalmazia nel 1970 riproducenti paesaggi dalmati, che vennero sistemati nella sala Tommaseo dellArchivio-Museo. Lincontro dellartista con la gente della sua terra fu per Lui una lieta sorpresa e gli lasci una impronta notevole. Si ritrov in una atmosfera a Lui congeniale che credeva assopita dopo tante esperienze di una vita intensamente vissuta, quasi un ritorno ancestrale alle radici ed espresse la commozione provata nella seguente lettera che mi invi pochi giorni dopo, in cui traspaiono oltre alla sua personale originalit le pi sincere espressioni del suo carattere. Tullio Vallery (da Rivista dalmatica Volume XCVIII - 2010)

Gli italiani esortati a non considerare il mondo concluso a Venezia

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volte con un piccolo investimento iniziale si possono ottenere vantaggi enormi, anche in termini di visibilit. Eppure non tutti sembrano rendersene conto. Cos la

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POLEMICHE La regata transadriatica non toccher probabilmente il capoluogo dalmata

Spalato, i velieri troppo costosi


A
Citt di Spalato ha semplicemente snobbato lofferta di ospitare la regata di velieri promossa dalla rinomata Organizzazione internazionale dei velieri per laddestramento, la Sail training Interna-

Un successo il primo anno di attivit

Il Museo del vetro antico di Zara una fucina di iniziative culturali


Zara celebra il primo anniversario del Museo del vetro antico, unico nel suo genere in Croazia, ma anche in Europa. In un anno listituzione ha avuto ben 20.000 ospiti. Nella Notte dei Musei sono state 5.000 le persone che vi hanno fatto visita. Dal 5 maggio 2009, data di apertura del Museo, linteresse dimostrato dal pubblico stato notevole, sia per le numerose manifestazioni di carattere socio - culturale promosse nellambito dellattivit museale, sia per i concerti.

In mostra pure il bronzo di Lussino


I visitatori avranno inoltre la possibilit di ammirare la mostra dedicata al famoso bronzo di Lussino, lApossiomene, che arricchir lofferta culturale di Zara per i prossimi mesi estivi. Per quanto riguarda invece lorganizzazione delle attivit per il prossimo anno, i programmi sono gi pronti. Spicca, tra le proposte forse pi originali, quella realizzata in collaborazione con la famiglia Podhraki, famosa proprio per la lavorazione del vetro di tipo artigianale. I Podhraki infattti gestiscono da pi generazioni lunica ofcina in Croazia addetta alla sofatura del vetro. Lidea pensata dagli organizzatori quella di far pervenire dallofcina vetraria i maestri sofatori con il preciso compito di insegnare agli interessati questo antico mestiere. Forse si tratta di un ricordo di Venezia, famosa nel mondo per larte della lavorazione del vetro. Far rivivere quasta tradizione antica sicuramente lo scopo principale di tale iniziativa, ma non solo. Imparando il mestiere, i nuovi maestri sofatori avrebbero la possibilit poi di continuare in modo autonomo con lattivit della lavorazione del vetro, anche nei successivi mesi invernali.

Produzione di souvenir
Le attivit culturali promosse dal Museo del vetro antico per non si esauriscono qui. La mostra dellartista, Ivan Vrli, famoso per le sue opere di elabo-

Il Museo del vetro antico

razione artistica del vetro e della ceramista Ljerka Njer, come pure la mostra dei vetri del 19. secolo del Museo della Slavonia, sono soltanto alcune delle iniziative di maggiore interesse. Ma non nisce qui. Il direttore del Museo del vetro antico, Ivo Fadi, ha in programma altri progetti come quello di introdurre la lavorazione del vetro nei mesi invernali per indirizzarla alla produzione di souvenir, in modo da offrire ai turisti e ai visitatori un oggetto unico e soprattutto artigianale come ricordo originale della Dalmazia. Per il momento vengono gi prodotte spille di vetro in stile antico, ma non escludere un ampliamento della gamma di oggetti ricordo prodotti artigianalmente. Non sono imitazioni di spille antiche - ci tiene a precisare Fadi -, si tratta di copie autentiche. Abbiamo le condizioni tecniche per avviare anche la produzione di anelli e fermagli per capelli, tutti di vetro, che potrebbe avere inizio gi in estate, ha precisato il direttore del Museo. Nellambito della sua breve, ma ricca attivit culturale, la galleria vanta anche la pubblicazione di due cataloghi del Museo del vetro antico come pure della rivista Asseria che prende il nome dallomonima antica citt romana ormai abbandonata, nei pressi di Benkovac. Sono inoltre in programma i cataloghi dei vetri antichi della collezione dei Francescani di Segna e di Asseria. importante rilevare che sono in atto anche numerose collaborazioni tra cui quella con lIstituto archeologico di Zagabria, il Museo archeologico dellIstria, il Museo di Benkovac, ma anche con lUniversit di Zara e anche con alcuni alberghi del luogo. In occasione del primo anniversario del Museo stato allestito pure il laboratorio di Marko Kezele che ha visto la partecipazione anche degli studenti del Dipartimento di Archeologia. Per far rivivere la tradizione antica stato poi organizzato un torneo, con lassegnazione di premi ai migliori partecipanti. Con la presentazione dellarte della sofatura del vetro promossa dalla famiglia Podhraki e del libro Mozaik di Milun Garevi sul tema delluso del vetro nella storia del mosiaco, si chiusa la celebrazione del primo anno del Museo del vetro antico di Zara. Tamara Tomi

tional (STI). Per chi non ne fosse a conoscenza, si tratta di unorganizzazione senza ni di lucro, con sede in Gran Bratagna che oltre a promuovere la vela si occupa anche di ricerche marittime ed ha tra le sue la anche ambasciatori ed altri esponenti di rilievo. ECCESSIVI 300.000 EURO Per sponsorizzare levento la citt di Spalato avrebbe dovuto sborsare circa 300mila euro. Al sindaco eljko Kerum, per, sembrato un investimento troppo alto ed ha riutato la proposta della STI, di fare del porto del capoluogo dalmata una delle tappe della regata di velieri da Trieste a Brindisi. Alla regata transadriatica dovrebbero partecipare circa 30 velieri, otto dei quali di grandi dimensioni con 100 metri di lunghezza che oltre al prestigio avrebbero portato, secondo gli esperti, alla citt un guadagno stimato sui 20 milioni di kune. Alla regata dovrebbero essere sarebbero presenti, tra laltro, alcu-

La Palinuro

Stando allanalisi costi-beneci effettuata da diversi esperti, i vantaggi sono chiari: il guadagno sarebbe stato ben dieci volte superiore rispetto allinvestimento iniziale.

La nave polacca Pogoria ni tra i pi prestigiosi velieri, ad iniziare dallAmerigo Vespucci, nave scuola della Marina Militare Italiana, una delle pi conosciute nel suo genere a livello mondiale; poi dovrebbero esserci la Palinuro, anchessa vanto della Marina Militare Italiana, nonch limponente nave a vela polacca. Pogoria. Facendo un breve conteggio i 300 mila euro di investimento iniziale avrebbero fruttato una soma nale pari a circa 3 milioni di euro. A Spalato, infatti, sarebbero sbarcati gli equipaggi delle navi che prenderanno parte alla regata, per non parlare dellenorme attrattiva turistica che levento avrebbe rappresentato per la citt. In altre

parole vi sarebbe stato sicuramente un aumento del giro daffari per i ristoratori e gli albergatori della citt. Per laffare non andato in porto, complice il grave periodo di recessione, un periodo in cui anche 300mila euro sono unenormit, da spendere per fare fronte agli impegni urgenti, che non mancano mai. UN MAGNETE IRRESISTIBILE Le navi a vela rappresentano sempre un magnete irresistibile per i turisti. Basti ricordare che la regata polacca di Stettino lanno scorso ha visto la presenza di oltre 2 milioni di curiosi. Ma Spalato ha detto no. Ma forse non detta ancora lultima parola. Il ministero della Difesa croato sarebbe propenso a permettere lormeggio dei velieri nella propria base di Lora a Spalato. Se lopzione sar in grado di garantire le necessarie condizioni tecniche e di sicurezza, il ministero potrebbe dare il suo supporto alla regata. Il ministero del Turismo, come possibile sponsor della regata, non ha ricevuto per il momento un invito formale per dare il suo supporto, anche se senzaltro interessato alla promozione del turismo a Spalato. Pure lente per il Turismo del capoluogo dalmata vede nella regata un evento senzaltro di grande interesse. Peccato che la crisi giochi a volte brutti scherzi...(tt).

Anno VI / n. 55 del 12 giugno 2010

LA VOCE DEL POPOLO - Caporedattore responsabile: Errol Superina IN PI Supplementi a cura di Errol Superina
Progetto editoriale di Silvio Forza / Art director: Daria Vlahov Horvat Edizione: DALMAZIA Redattore esecutivo: Dario Saftich / Impaginazione: Teo Superina Collaboratori: Barbara Rosi, Igor Kramarsich e Tamara Tomi
La pubblicazione del presente supplemento viene supportata dallUnione Italiana grazie alle risorse stanziate dal Governo italiano con la Legge 193/04, in esecuzione al Contratto N 83 del 14 gennaio 2008, Convezione MAE-UI N 2724 del 24 novembre 2004