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19/03/13 Convegno a Firenze (3-4 febbraio 1979) su Svevo Discussione sulle edizioni critiche dei tre romanzi di Italo

Svevo. Maier parla dei limiti della prima edizione critica dei tre romanzi di Svevo, curati dai lui stesso. Da queste era figliata una raccolta delle opere di Svevo del 1954. Queste edizioni si fondavano sulledizione Morreale in cui per i testi erano stati ritoccati arbitrariamente (non si basava sulle prime edizioni a stampa principes). Bruno Maier aveva dato il testo di Senilit basandosi sul testo del 1927 (ultima volont{ dautore) per, consapevole dei limiti delledizione Morreale, aveva messo scrupolosamente in appendice ledizione del 98; aveva fatto la stessa cosa di Giuseppe Gambarin con Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1970). Gambarin, come Maier, aveva dato le distinte tre stesure dellOrtis (compresa quella del 1798 che lautore aveva ripudiato e che non fu mai pubblicata aveva una continuazione del Sassoli). ledizione del 99 a essere pubblicata; Foscolo scrive una Diffida sulla Gazzetta universale di Firenze, in data 3 gennaio 1801, dove rinnega le tre edizioni precedenti delle Lettere. Foscolo nel 1801 prende accordi con leditore Mainardi a Milano; dopo i primi accordi intervennero dei disguidi e ne fu stampata solo la prima parte (di questa edizione rimangono solo 2 copie). La prima vera edizione autorizzata del 1802 sempre a Milano con Officina del Genio Tipografico. Seguir unaltra edizione di Zurigo (1816) [spacciata per Londra 1814] e poi Londra (1817). Gambarin ha lavorato cos: ha dato i testi della prima edizione (1798) e ha fatto seguire la seconda parte di Angelo Sassoli in caratteri minori (unappendice alla prima parte del 98); seguono distinte ledizione del 1802 con in calce le varianti del 1801 e poi il testo di Londra (1817) con in calce le varianti di Zurigo (1816). Le differenze tra Londra e Zurigo sono le notizie bibliografiche e le vicende editoriali. Foscolo vuole spacciare ledizione di Zurigo per una riedizione della prima edizione pubblicata a Venezia del 1802 che non mai esistita (infatti presente una lettera durissima a Napoleone che datata 1816; laveva fatto solo per sottolineare la sua posizione verso Napoleone in tempi non sospetti). A Gambarin si ispirato Maier nei romanzi di Svevo pubblicati da DallOglio. Durante il convegno del 79 per, Maier viene indotto a cambiare idea (pag. 185-6): Per quanto riguarda Senilit leditore filologo deve pubblicare ledizione definitiva del 1927 riveduta e corretta da Svevo con laiuto del genero Antonio Fonda Savio e del professore triestino Marino de Szombathely e completata dalla Prefazione alla seconda edizione () a questa deve seguire in appendice ledizione del 1898). Caretti propone un apparato evolutivo e non uno genetico: partiamo dai testi critici fondati sulle edizioni Vram. Maier d{ ragione a Caretti e decide di non privilegiare pi ledizione rivista del 27 e di pubblicare il testo del 98 e di mettere in apparato le varianti del testo del 1927 (con i testi a fronte per meglio confrontarli). Nelledizione di Maier non c apparato, se non solo alla fine, e i due testi scorrono paralleli. Dare il testo della princeps un modo di porre il testo senza rinunciare allambiente in cui stato scritto. Sarzana leditore per Svevo della prima serie dei Meridiani (Mondadori 1985), diretta da Cavazzeni (la foto di copertina di Veruda, amico e ispiratore del protagonista di Senilit; Svevo tiene sotto braccio un plico di fogli di Una vita). Sarzana d a testo quello del 98 e costruisce un apparato succinto in cui d{ le varianti pubblicate nelledizione dellIndipendente e pi sotto le varianti dei postillati. Il postillato triestino Sarzana lo considera a tre mani: la mano A (lapis) sarebbe di Savio; la mano B (penna) sono le correzioni del professore; in realt la stessa mano (Szombathely). Infatti non si giustificherebbe il compenso generoso di Svevo al professore se avesse solo ripassato a penna. Sarzana conosce anche il postillato milanese (giugno 1926) dove Svevo inserisce varianti sul triestino. Lapparato distinto in due fasce: nella prima viene riportata la lezione in rivista sullIndipendente; nella seconda fascia abbiamo lapparato evolutivo dalla stampa Vram a quella di Morreale attraverso le sigle (F = Fonda-Savio, SZ= Szombathely, S1= Svevo

nel postillato triestino, S2= Svevo nel postillato milanese, S3= varianti solo in bozza). Le varianti del postillato milanese, che lacunoso, sono attestate solo dal Sarzana. La copia Vram di propriet dellarchitetto milanese Ludovico Lanza esaminato dal Sarzana non era lacunoso. Maier e Sarzana sono per le tre mani del postillato triestino. Maier aveva dalla sua la convinzione della figlia di Svevo la quale scrive nella sua Vita di Italo Svevo (scritta con Maier) dove dice che nel testo del 27 ci sono anche le mani di Fonda-Savio e di Szombathely. Per il problema che se noi andiamo a vedere le tre presunte mani non proprio cos. Nunzia Palmieri cura la seconda edizione di Senilit e di Una vita nei Meridiani e dice: unattenta osservazione delle grafie con cui le variante sono state redatte e il confronto con campioni di scrittura presenti al museo sveviano suggeriscono unipotesi diversa le mani sono due, Svevo e Szombathely (lapis e penna leggera). La presenza di Fonda Savio non supportata da nessuna perizia calligrafica. Tra laltro, la presenza di due revisori avrebbe allungato i tempi e nel biglietto di ringraziamento di Szombathely non si allude a nessun secondo revisore, cosa che parrebbe del tutto normale visto che la collaborazione sarebbe del genero di Svevo. La calligrafia di Szombathely, che abbiamo visto in due lettere alla famiglia, non assomiglia a nessuna delle mani presenti nel postillato triestino. Non possiamo escludere che Fonda Savio abbia dato consigli orali. La figlia di Svevo afferma che Fonda-Savio (suo marito) ha aiutato Svevo e lo ribadisce in una lettera alleditore DellOglio. La Santi dice che S seguita da A e B sempre in questordine. Sarzana dice SvevoFonda SavioSzombathely quindi lopera del professore sarebbe solo di approvazione e si basa per dire questo sul biglietto di Szombathely e sulle affermazioni della figlia di Svevo. La Santi concorda con la Palmieri: lapis e penna leggera sono la stessa mano di Szombathely: tanto regolare la grafia di Szombathely quanto mutevole quella di Fonda Savio. La Santi parla anche di casi ambigui in cui la procedura non pi: Szombathely propone a matita autorizzazione di Svevo Szombathely ripassa a penna aggiunte personali di Svevo. Nei casi ambigui sembra che Szombathely corregga Svevo. Per esempio pag. 3 (inizio): Di primo acchito cassato con frego + maiuscola fatto da Svevo; giammai GIAM riquadrato a lapis e cassato da Svevo; Fra Svevo sovrascrive Dei su suggerimento in lapis di Szombathely. Questi casi ambigui sono forzati e si possono interpretare in maniera diversa pi facilmente. Comunque i dubbi su una terza mano ci sono: per esempio nel caso del lapis importanza manca linclinazione naturale della calligrafia di Szombathely.

25/03/13 Avantesto (dal francese filologico avanteste): sono materiali preparatori che sono allestiti per ledizione del testo. Sono liste di parole, appunti, disegni. I francesi considerano avantesto tutto ci che precede la stesura vera e propria. Nella filologia francese, prima di una edition genetique, si organizzano i materiali e si mettono in precedenza al testo: non sono editi prendendo un punto di riferimento, limitandosi a dire cosa suggeriscono. Non sono in funzione di una delle stesure o del testo definitivo. Ledizione genetica alla francese differisce dalledizione critica genetica che prevale in ambito italiano e tedesco, dove lorganizzazione si basa sul rapporto tra testo, varianti e stesure preparatorie (es. ledizione Monocimi dei Canti: mette le varianti e le organizza in funzione del testo definitivo): lapparato sempre subordinato al testo e in funzione ad esso. Nel caso dei Canti di Castelvecchio di Pascoli ledizione critica di Nadia Ebani (La Nuova Italia, 2004). La prima edizione del 1903, seguita da una seconda nellagosto dello stesso anno: stesso numero e stesso ordine di rime ma con laggiunta in chiusura di un glossario (dello stesso Pascoli) sui termini lucchesi, bargensi e garfagnini (dialetti). Pascoli dice di usare questi termini per evitare parafrasi ed essere conciso (dietro ci sta la concezione simbolista della poesia di Pascoli): non sono parole morte ma bisogna andarle a pescare in bocca ai contadini. Noi abbiamo i taccuini e i quaderni di Pascoli dove si appuntava i termini che imparava girando per le osterie questo

avantesto e bisogna tenerlo in considerazione e va pubblicato. La Ebani non pubblica questo avantesto: una lacuna. La terza edizione del 1905 dove sono aggiunte due delle canzoni uccelline. Poi la quarta edizione del 1907 con due nuove odi. Poi la quinta edizione che aggiunta la sezione del diario autunnale (quindi canti veri e propri, ritorno a San Mauro e chiusura col diario autunnale). Lultima edizione in vita (che esce postuma) del 1912 e ci sono solo 4/5 varianti interpuntive (che sono discusse se considerarle valide). Questi materiali vanno organizzati in funzione del testo definitivo? difficile trovare una linea che li accomuna. Fotocopia dei Ricordi di Guicciardini (Edizione Spongano 1955): le varianti sono organizzate in funzione del testo definitivo. C la differenza tra apparato sincronico e apparato diacronico (pi importante): questa distinzione risale a Caretti, editore filologo dellepistolario dellAlfieri. Nel 52 scrive larticolo Filologia e critica dove distingue tra apparato sincronico (che si riferisce alle varianti di tradizione, tutte le varianti nel tempo viste come contemporanee rispetto al testo definitivo si riferiscono solo alla storia della tradizione del testo) e apparato diacronico (che si riferisce alle varianti dautore, riguarda levoluzione e il divenire del testo). Lapparato diacronico non ci serve per costruire il testo critico ma riguardano solo il divenire. Lapparato critico il luogo in cui leditore d{ conto di tutte le edizioni e varianti rifiutate o alternative, insomma tutto ci che non testo. Contini nel dialogo con De Robertis distingueva tra varianti instaurative (variante dautore che integra innovando) e varianti sostitutive (vere e proprie correzioni in cui lautore sostituisce una variante con unaltra). Dante Isella, editore de Il giorno di Parini (I Edizione Ricciardi, 1969), distingue tra apparato genetico (comprende le varianti che precedono il testo finale) e apparato evolutivo (comprende le varianti che seguono le varianti posteriori allla messa a testo). Nel caso de Il giorno, il Caretti (1951) il primo a censurare la prassi editoriale invalsa (ancora utilizzata era ledizione Reina). Parini aveva fatto due redazioni: una tripartita (mattino, mezzogiorno e sera) di cui abbiamo ledizione solo delle prime due parti (Il mattino 24 marzo 1863 presso Antonio Agnelli e poi Il mezzogiorno presso Giuseppe Galassi, Milano 1865). Poi Parini lo fece in quattro parti: Il mattino, il meriggio, il vespro e la notte resta tutto manoscritto e delle ultime due parti sono solo frammenti (sono conservati nellambrosiana). Ledizione Reina aveva preso le prime due parti del 63 e aveva aggiunto le due parti finali del vespro e della notte: ha mescolato prima e seconda stesura arbitrariamente. Tra laltro Parini nella seconda stesura aveva decurtato il mezzogiorno trasformandolo nel meriggio (che si arresta al verso 1194 del mezzogiorno): i versi aggiuntivi del mezzogiorno vengono attaccati da Parini alla parte nuova del vespro. Solo che Parini non fa in tempo a terminare il vespro: per di pi della parte finale del mezzogiorno ne usa soltanto una parte (33 versi). Reina ha preso la redazione del mezzogiorno e lha fermata dove voleva lui, al verso 1194; poi ha preso i primi 349 versi del manoscritto del vespro e ci ha aggiunto il blocco dei versi a stampa del mezzogiorno non ancora riutilizzato (182 versi). I 149 versi non utilizzati Reina li inserisce nel vespro, usa dei punti di sospensione per evidenziare la mancanza e aggiunge dei frammenti di un manoscritto per allungare il testo. Reina ha fatto unoperazione aberranti perch mescola stampa e manoscritti e perch nelle parti lacunose integra il testo per averlo il pi possibile completo. Nellapparato Reina inserisce le varianti da altri frammenti autografi in maniera disordinata. Dante Isella pone rimedio alledizione Reina: prima d{ Il mattino e Il mezzogiorno, tenendo conto delle varianti nelle ristampe del 63 e del 65. Per di pi abbiamo anche postillati con varianti del Parini e varianti ricopiate da Reina dai postillati del Parini. Isella distingue le due redazioni: della prima redizione d{ a testo la stampa della princeps e in calce ci d{ le varianti delleditore e poi le varianti della ristampa e dei postillati (quindi apparato evolutivo). Isella aggiunge in un apparato genetico le varianti dei frammenti del manoscritto del mezzogiorno ma solo nella parte interessata (questo perch Isella considera il frammento antecedente). Nel secondo testo ci propone la seconda stesura de il mattino, quella definitiva e compiuta: le varianti sono messe in calce ed presente una seconda fascia di apparato che rimanda alle varianti della prima edizione. Lo stesso lavoro compiuto per il meriggio (testo 1-349 con apparato genetico delle altre varianti autografe) e poi la

notte (673 versi). Quindi Isella ha organizzato le varianti man mano, secondo la migliore organizzazione. Ancora postillati di Svevo Per quanto riguarda Svevo oggi prevale la tesi delle due mani nel postillato triestino. Sicuramente la mano che spunta non Federico Sternberg, docente di letteratura tedesca e dedicatario del primo postillato (Firenze) dell8 febbraio 1927. Nella lettera alla moglie del critico Cremieux (8 febbraio 1927) Svevo dice che ha conosciuto il prof. Sternberg una sola volta a Torino e che sa che sta pubblicando un libro sulla lingua di Svevo (Lopera di Italo Svevo) ma che siccome malato inavvicinabile non pu essere sua una delle mani sul postillato triestino. Ci sono alcuni casi in cui non sono facilmente attribuibili le mani: nel postillato fiorentino Svevo pone una correzione (pag. ?), in quello triestino, nello stesso punto, qualcuno cancella lintero passo dove cera lintegrazione fiorentina di Svevo; nel postillato di Milano, sempre nello stesso passo, viene ripresa la cancellazione del triestino e non c traccia dellintegrazione di Svevo (si corregge nello stesso identico modo del triestino quindi a Milano si aveva davanti quello triestino). La mano A e B di Szombathely si sovrappone alla mano di Svevo. In qualche punto Svevo viene corretto dalla mano di Szombathely (anche nel postillato di Milano sembra proprio lui evidente lavoro di collaborazione fino a poco prima della pubblicazione). Il postillato di Milano accetta tutte le varianti di Trieste e recupera addirittura alcune lezioni dal postillato fiorentino (del milanese mancano tre pagine, 1, 8 e 27). Nella stampa vennero inserite delle correzioni di punteggiatura che furono introdotte da Svevo nelle bozze. Le pagine milanesi 1, 8 e 27 erano conosciute da Sarzana, come si vede nel suo articolo Le varianti di Senilit, dove non accenna a nessuna lacuna. Nel postillato milanese conservato abbiamo la pag. 4 sul retto: com possibile? Dobbiamo ipotizzare che ledizione cominciasse in verso? Ci sono delle incongruenze: cerano delle immagini? una copia della princeps piuttosto strana. La ristampa del 27 contiene unerrata corrige. Apparato Sarzana a Senilit Lapparato di Sarzana lineare, non verticale (fotocopie). Ci sono due fasce (apparato genetico ed apparato evolutivo): nella seconda c lapparato evolutivo ma solo con i postillati di Milano e Trieste. Lorganizzazione degli apparati segue le linee di stampa (anche se il testo non numerato per aiutare il lettore). Nellapparato richiamato la parte del testo seguito da parentesi quadra chiusa e poi le varianti lindicazione delle mani attraverso le sigle sono separati da virgole, creando confusione (la virgola appartiene al testo o no?). La questione la scelta del testo principale: scegliamo la princeps o ledizione del 27 (discussione Maier-Caretti)? Maier pubblica i due testi a fronte. Sarzana pubblica il 98 e mette in calce il 27. Per Svevo ha seguito fino in fondo la stampa del 27 e la scelta di Sarzana reprime un po la dignit{ di questultima.

26/03/13 Ancora sullapparato Sarzana (fotocopia) Sarzana non ci d{ le modalit{ dintervento nel suo apparato. In nota 1 di Sarzana (pag. 1136), Svevo segue Szombathely e cancella Di primo acchito, lascia Con (S1 e S2) che poi diverr Subito, con (S2). Lapparato di Sarzana non ci d{ indicazioni precise sui rapporti tra le mani che hanno corretto o hanno fornito suggerimenti al testo. Szombathely inserisce dei suggerimenti e non corregge (il pi delle volte) per da Sarzana non lo capiamo. Le correzioni tendono spesso a togliere quella patina pi toscaneggiante, letteraria e arcaica del testo.

Nel postillato di Milano vengono riprese le correzioni di Trieste e anche la modalit di correzione (per esempio ai lati ] da parte F, S1, S2 oppure entit{ risorsa ] importanza F, S1, S2 in cui manca la correzione iniziale di Szombathely che lasciava il testo invariato fino a entit). Edizione critica di Bruno Maier (Studio Tesi, Pordenone 1986) Maier mette i due testi di Senilit a fronte, sullo stesso piano. Le considera infatti due tappe diverse e quindi due romanzi diversi. Nel convegno del 79 proponeva che una delle due redazioni fosse in calce allaltra: dalla discussione con Caretti mantiene lassunto dellimportanza della Princeps. Lavoro sulla fotocopia (introduzione di Maier alledizione critica).

MANCANO DUE SETTIMANE

15/04/2013 Lezione della professoressa Laura Pani: Scoperta e ricostruzione di un autografo di Boccaccio (London, British Library, harley 5383) PREMESSA Boccaccio fu anche un grande copista di codici. La testimonianza pi vicina a Boccaccio del suo biografo Giannozzo Manetti: () ei di propria mano per sopperirvi non pure molti volumi de vetusti poeti trascrisse, ma bens degli oratori e storici, e quasi tutto che di antico in latino idioma pot rinvenire. Per mancanza di soldi Boccaccio diventa copista e copia tantissimi libri. Allo stato attuale delle ricerche conosciamo 31 manoscritti (18 autografi, 13 postillati) che riguardano il Boccaccio. Il penultimo scoperto quello scoperto da Marco Petoletti nel 2006 (Amb. C67 sup.). Boccaccio arricchiva i suoi manoscritti con disegni e illustrazioni (es. Omero in una copia di Toledo). Oltre al motivo della necessit economica Boccaccio vive nel periodo del libro dautore (influenza di Petrarca). Cos si costru una biblioteca della cui consistenza non sappiamo niente. Quando fece testamento (1374) lasci tutti i suoi libri allamico frate Martino da Signo, priore di Santo Spirito, a condizione che rimanessero consultabili nel convento. Nel 1450-51 fu fatto un inventario della sua biblioteca (conservato nella Laurenziana, Ashb. 1897): si distingue in una libraria maior A-Z (368 volumi) e una parva libraria I-VIII (107 volumi), da cui si sono ritrovati la maggioranza dei libri appartenenti al Boccaccio. I libri sono incatenati ai banchi. La descrizione inventariale molto dettagliata. Per identificare con sicurezza i volumi sono presenti lincipit del libro e la parole del penultimo foglio (che variano da manoscritto a manoscritto). Ogni volume caratterizzato da una sua segnatura (banco + cifra progressiva). La bibilioteca di Santo Spirito monolingue (latina). Sono stati identificati 19 volumi (18 parva libraria, 1 libraria maior, 13 boccacciani autografi o postillati non c coincidenza perch la biblioteca monolingue). LHistoria Langobardorum di Paolo Diacono stata una fonte del Decameron, del De casibus virorum illustrium (IX 3-4), Genealogiae deorum gentilium, Esposizioni sopra la Comedia, Amorosa visione, De monti bus, silvis, fontibus. Nella parva libraria era contenuta anche la storia dei Longobardi di Paolo Orosio. Linventario di Santo Spirito ha avuto 3 edizioni: 1887 per la Parva Libraria (Goldmann), 1962 completa (Gutierrez) e 1966 a cura di Mazza. Nessuno di loro ha identificato il manoscritto boccacciano: Goldmann credeva che la biblioteca fosse stata distrutta in un incendio del quattrocento; Gutierrez, lunico che d{ unedizione completa di tutto linventario, identifica soltanto

i testi e non distingue fra codici descritti e codici superstiti; Mazza accosta i descritti con i superstiti ma non riesce a identificare il volume di Paolo Orosio fra i codici superstiti. Casamassima dimostra lautografia boccacciana nel Riccardiano 627 dove sono contenuti Orosio (Historiae adversus paganos) e Paolo Diacono (Historia Romana) ma non trova il collegamento con la biblioteca di Santo Spirito. Teresa De Robertis, allieva di Casamassima, nel 2001 scopre a Firenze il Riccardiano 2795, che un unione di codici di diversa origine. Sono 12 sezioni: la sesta sezione (70r-74r) contiene i capitoli finali dellultimo libro dellHistoria Langobardorum di Paolo Diacono; seguono fogli bianchi e poi Epistola de origine civitatis Aretii di Pasquale Romano; infine nel f. 76v c la segnatura di Santo Spirito II, 7 si accorge che c una coincidenza codicologica Riccardiano 627 + Riccardiano 2795VI = prima e ultima parte di Santo Spirito II,7 Manca lHistoria langobardorum che contenuto nel codice londinese Harley 5385. Il codice scritto su pergamena palinsesta: termina con le parole iniziali del codice riccardiano. C anche una coincidenza coi dati codicologici e paleografici dei membra disiecta riccardiani: uso di pergamena palinsesta, dimensione del codice e dello specchio scrittorio, mise en page e numero di righe/linee (38 righe tracciate/37 linee scritte), tecnica e tipo di rigatura, stessa grafia! La De Robertis aveva constatato lassenza dellHistoria langobardorum: dovrebbero mancare 5 quaternioni (fascicoli composti da 4 fogli piegati a met, 16 pagine, formato prediletto dal Boccaccio e il pi diffuso nel medioevo) in realt il manoscritto londinese di 4 quaternioni perch il Boccaccio non attento nella copiatura. Le opere contenute quindi sono: 1) Orosio, Historiae ad versus paganos, 2) Paolo Diacono Historia Romana, 3) Paolo Diacono Historia Langobardorum, 4) Pasquale Romano, De origine civitatis Aretii. Orosio, parte finale di Diacono e Pasquale Romano sono nella riccardiana, gran parte dellHistoria Langobardorum nel manoscritto londinese. SCRITTURA E DATAZIONE Di Boccaccio sono note due scritture: una semigotica di matrice corsiva basso medievale per uso librario e una scrittura corsiva di base mercantesca e con elementi cancellereschi ( la scrittura con cui compila uno dei suoi zibaldoni). Maggiormente usa la semigotica a causa dellinfluenza del Petrarca. Usa una e ad occhiello aperto, sono presenti legature tra lettere, elementi tipici della scrittura corsiva. La scrittura del Boccaccio stata parecchio dibattuta: a proposito del manoscritto riccardiano, Casamassima il primo a dimostrare lautografia del Boccaccio anche se in realt{ laveva gi{ fatto Morpurgo nel 1888 (scrittura meno recente di quello dellEgloghe Cod. Riccard. 1232 ante 136768); Casamassima avvicina questa scrittura a quella degli zibaldoni laurenziani (anni 40 del XIV secolo) e dellApuleio laurenziano (fine anni 40 inizio anni 50). Il manoscritto londinese ci d un terminus post quem: 1348. dimostrato da una nota fatta da Boccaccio affianco della descrizione della peste di Diacono: ricorda la peste nera del 48 e quindi siamo sicuramente posteriori a questa data. Ipotesi di datazione: tutte le opere del Boccaccio sono successive al 1355, a differenza del Decameron (1349-1351). LO SMEMBRAMENTO DEL MANOSCRITTO La libraria di Santo Spirito ha subito una lunga dispersione cominciata gi{ prima dellinventario del 1450-51. Molti codici di Santo Spirito sono finiti in biblioteche fiorentine (Laurenziana, Riccardiana, Nazionale di Firenze). Dei 19 codici di Santo Spirito boccacciani e non, nella maggioranza dei casi, possibile ricostruire i percorsi che hanno seguito. Per quanto riguarda la sezione riccardiana: il

manoscritto di Orosio presente gi nel XVIII secolo e lo sappiamo grazie al Catalogo di Giovanni Lami (1744-1756); mancano i criteri di formazione della miscellanea del codice 2795. Non sappiamo come gli autografi boccacciani della biblioteca dei marchesi Riccardi siano giunti fin qui (i cataloghi della biblioteca riccardiana sono ancora inediti). Forse la segnatura di Santo Spirito stata staccata volutamente perch i bibliomani riccardiani non sempre si procuravano i libri in maniera regolare. Rimane da capire come il manoscritto Harley 5383 sia finito a londra: la biblioteca dei conti Harley si formata nel XVIII secolo; per parecchi anni si servirono del bibliotecario Humfrey Wanley che cre una fitta rete di agenti che compravano manoscritti anche in Italia (lo sappiamo perch teneva dei diari molto dettagliati). Inoltre scriveva la data di acquisizione sulla prima pagina dei manoscritti. Purtroppo lHarley 5383 non ha nessuna data e non abbiamo nessun indizio: c solo una noticina sullangolo superiore del primo foglio manoscritto 2/53 + lindicazione di prezzo (1 sterlina e 9 pence). Confrontando con gli altri prezzi pagati risulta verosimile. SPUNTI PER RICERCHE FUTURE Antonia Mazza non era riuscita ad identificare tutti i testi dellinventario ma le risorse informatiche permetterebbero oggi di identificare qualche testo in pi.