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La teoria della scuola austriaca | I parte - Ludwig von Mises Italia

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Lo studio dell'Azione Umana nella tradizione della Scuola Austriaca

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La teoria della scuola austriaca | I parte


luned, marzo 4, 2013 di Piero Vernaglione CONDIVIDI:
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La Scuola prende il nome dalla circostanza che il fondatore, Carl Menger (1840-1921), e i primi due discepoli, Friedrich von Wieser (1851-1926) e Eugen von Bohm-Bawerk (1851-1914), erano austriaci [1], cos come, nel Novecento, due grandi esponenti come Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek[2]. Nella seconda met del diciannovesimo secolo leconomia classica giunge a un punto morto. Lanalisi in termini di classi anzich di azioni individuali e la sottovalutazione del fondamentale ruolo dei consumatori impediscono una coerente e convincente spiegazione dei valori e dei prezzi relativi dei beni. La soluzione dei paradossi generati dallanalisi classica offerta nel 1871 da Carl Menger[3], sulla base di unepistemologia completamente diversa, incentrata sullindividuo, che compie scelte in base alle proprie preferenze e interagisce col mondo reale. In tale contesto diventa centrale la figura del consumatore, elemento di orientamento di tutta lattivit produttiva. Nelle semplificazioni che spesso accompagnano le classificazioni dottrinali, la Scuola Austriaca viene spesso incorporata nel pensiero neoclassico, e confusa con esso[4]. Quando la si riconosce come tradizione di pensiero autonoma identificata nella sequenza di autori MengerWieserBohm-BawerkMisesHayekPopperKirzner le si attribuisce in genere anche un elevato grado di compattezza teorica[5]. Tuttavia allinterno della scuola si sono sviluppati paradigmi

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interpretativi diversi: in particolare, le differenze maggiormente rilevanti riguardano il filone che fa capo a Mises e quello che origina in Hayek. La descrizione della teoria che qui ci si appresta a svolgere segue limpostazione MisesRothbard[6]. La prasseologia La prasseologia[7] la scienza[8] dellazione umana, e studia le implicazioni formali dellAssioma Fondamentale dellazione. Lesistenza delluomo implica lazione; luomo non pu non agire. Leconomia la branca della prasseologia che si occupa dellindividuo isolato e dello scambio (catallassi [9]). Vi sono settori della prasseologia non appartenenti alleconomia, come ad esempio lanalisi dellazione violenta o lanalisi del voto, finora meno esplorati. La prasseologia (e leconomia) non conseguono le loro verit dallesperienza, ma attraverso il metodo assiomaticodeduttivo, dunque aprioristico, come la logica o la matematica. Le conclusioni della prasseologia non sono soggette a verifica o falsificazione sul terreno fattuale. Questo aspetto metodologico distingue la teoria Austriaca da tutte le altre scuole economiche. Il ragionamento aprioristico puramente concettuale e deduttivo; tutte le implicazioni sono derivate logicamente dalle premesse e, anzi, sono gi contenute nelle premesse. Se lassioma iniziale vero, le conseguenze che esso ineluttabilmente implica devono essere altrettanto vere. Il linguaggio non pu che essere quello verbale, non in forma matematica (v. infra). LAssioma Fondamentale dellazione La prasseologia contiene un Assioma Fondamentale lassioma dellazione (che a priori) e pochi postulati sussidiari. LAssioma Fondamentale dice semplicemente che gli individui[10] agiscono per conseguire dei fini (soggettivi), e per fare ci usano dei mezzi [11]. Da questo fatto primordiale, attraverso la deduzione verbale, si consegue una serie di implicazioni logiche. Se il primo assioma vero, tutte le asserzioni che possono essere dedotte da esso sono anchesse vere. LAssioma fondamentale apodittico, e d certezza allintera struttura prasseologica della teoria economica. Esso vero in quanto auto-evidente: non (solo) nel senso psicologico o empirico del termine, ma nel senso logico, in quanto cio basato su una conoscenza di tipo riflessivo, introspettivo, cio interna al soggetto, che universale. Limperativit logica di tale assioma dimostrata anche ex negativo: il tentativo di negarne la validit automaticamente ne attesta la veridicit. Infatti, un individuo che contesti lassioma fondamentale (affermando Gli uomini non agiscono) sta a sua volta compiendo unazione, cio sta utilizzando dei mezzi per conseguire un fine, che ci che in termini formali lassioma asserisce (principio del boomerang di R.P. Phillips). Naturalmente un individuo pu dire che egli nega lesistenza di principi autoevidenti, ma questo dire non ha alcuna validit epistemologica (come dire che ha visto un cerchio quadrato). Questo assioma vero per tutti gli esseri umani, ovunque, in ogni tempo, e non pu mai essere violato; esso non falsificabile. questa caratteristica, che dellassioma fondamentale ma anche delle categorie dellazione che fra poco si vedranno, a qualificare le verit economiche dedotte come proposizioni sintetiche a priori (v. infra); lassioma dellazione una proposizione sintetica a priori a sua volta. DallAssioma Fondamentale deriva la verit che ogni individuo cerca sempre di massimizzare la propria utilit. Infatti, se un individuo agisce vuol dire che vuole modificare la propria condizione presente, giudicata insoddisfacente, per sostituirla con una condizione reputata migliore. Dunque, ogni azione umana eliminazione di uninsoddisfazione che si percepisce (bisogno);[12] cio rappresentando in un altro modo la medesima cosa acquisizione di utilit. Linsoddisfazione la prima componente dellazione umana. Soggettivismo della scienza dellazione umana Lutilit soggettiva, come il valore dei diversi fini di ogni individuo (Menger). Ciascuno ordiner i propri fini secondo una gerarchia dettata dal valore che egli vi attribuisce, perseguendo il fine a cui assegna il massimo valore. Non esiste un criterio oggettivo per stabilire il valore delle cose [13]. Leconomia una scienza teoretica e quindi si astiene dai giudizi di valore, cio non stabilisce i fini degli individui, non dice se il fine scelto giusto o sbagliato; studia solo le conseguenze delle scelte umane, le azioni degli individui, e considera i fini umani come un dato. Leconomia pu dire come un individuo deve agire se vuole raggiungere i suoi fini; una scienza dei mezzi, non dei fini [14]. I mezzi utilizzati di per s sono value-free, non necessitanti giudizi di valore. Ad esempio, se lobiettivo di una persona di trovare con facilit la benzina al distributore, allora egli giudicher male il prezzo massimo imposto dallo Stato perch, in base alla prasseologia, esso determiner penurie di benzina, conclusione che value-free. Lo status metodologico della prasseologia

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il medesimo delle altre scienze: sono tutte value-free. Ad esempio, lobiettivo di una persona il miglioramento della propria salute, ed egli utilizza uno strumento della scienza medica, cio la scoperta che x grammi di vitamina C migliorano la salute, di per s value-free. Egli estender il concetto di buono anche al mezzo, lassunzione di vitamina C. Similmente, se una persona decide che buono costruire una casa, deve cercare di usare le leggi dellingegneria, di per s value-free, per scoprire il modo migliore di costruirla. Unimplicazione dellassioma dellazione che la preferenza di ciascun individuo sar dimostrata proprio dal suo comportamento: il fatto che compia quella determinata scelta dimostra che lo scopo a cui destinata quello che gli procura la massima soddisfazione, o comunque che incrementa la sua utilit (ex ante) [15]. Inoltre, la prasseologia austriaca caratterizzata dallindividualismo metodologico (v. Appendice 2 a questo saggio) e dal singolarismo metodologico: in base al primo, le azioni sono svolte soltanto da individui; una collettivit non agisce. Lo studio dellazione umana si affronta partendo dai singoli, ed esaminando le interazioni fra di essi. Per quanto riguarda la seconda metodica, non solo la prasseologia parte dalle azioni degli individui, ma parte anche dalle singole azioni, cio dalle azioni che un individuo ha compiuto in un momento preciso e in un luogo preciso. I fenomeni complessi, per spiegare i quali si ricorre a (e spesso si abusa di) concetti collettivi, non sono che una combinazione degli elementi primari rappresentati dalle azioni di singoli. Due postulati sussidiari sono, in ordine decrescente di generalit: 1) la variet (diversit) degli uomini e delle risorse naturali. Da ci deriva la divisione del lavoro, il mercato ecc.; 2) il riposo un bene di consumo (disutilit del lavoro). Questi due postulati empirici sono a) numericamente pochi e b) cos ampiamente fondati da essere poco empirici nel senso empirista del termine. Essi sono cos generalmente veri da essere autoevidenti, da essere visti da tutti come ovviamente veri una volta che vengono posti, e dunque non falsificabili sul piano empirico e quindi non significativi sul piano operativo. Piero Vernaglione Per la citazione del presente saggio: P. Vernaglione, La teoria della Scuola Austriaca, in Rothbardiana, http://www.rothbard.it/teoria/austriaca.doc, 31 luglio 2009. Note: [1] La denominazione in realt fu inventata dalla Scuola storica tedesca, avversaria di Menger, ed aveva unintonazione polemica. [2] Nonch Fritz Machlup e Gottfried Haberler, che per negli anni 40 si orienteranno verso il keynesismo, sebbene in versione moderata. NellAppendice 1 a questo saggio vengono sinteticamente indicati i contributi dei singoli autori alla teoria. [3] E, contemporaneamente ma in maniera indipendente, anche da William Stanley Jevons in Inghilterra e da Lon Walras a Losanna. La soluzione e la visione economica di Jevons sono frammentarie e incomplete; egli inoltre si trova a combattere contro lenorme prestigio che leconomia ricardiana era riuscita ad accumulare nel contesto intellettuale inglese, e dunque ha poca influenza e attrae un numero esiguo di seguaci. Anche il sistema di Walras ha inizialmente poca influenza, salvo essere ripreso qualche anno dopo, per diventare la base delle fallacie della teoria microeconomica. Dei tre neoclassici, dunque, Menger colui che formula la visione pi completa e le soluzioni pi rilevanti. [4] Ci molto frequente nei manuali universitari e in numerosi lavori di livello accademico. In realt le differenze fra le due metodologie sono numerose e profonde. Alcuni esempi delle assunzioni fatte dalla teoria neoclassica e respinte dagli Austriaci sono: lesistenza di un equilibrio di lungo periodo; lipotesi di conoscenza perfetta; il significato e lutilizzazione delle curve di indifferenza; la misurazione cardinale dellutilit; il carattere continuo implicito nel ricorso alle curve; lesistenza di beni pubblici [v. Austriaci e Neoclassici]. [5] Secondo Rothbard antenati degli Austriaci possono essere considerati gli Scolastici spagnoli del Cinquecento e gli economisti italiani (Galiani, Genovesi) e francesi (Condillac, Turgot) del Settecento. M.N. Rothbard, New Light on the Prehistory of the Austrian School, in E.G. Dolan (a cura di), The Foundations of Modern Austrian Economics, Sheed and Ward, Kansas City, 1976, pp. 52-74; ristampato in The Logic of Action One: Method, Money, and the Austrian School, Edward Elgar, Cheltenham, 1997, pp. 173-194. [6] Recentemente definita realista-causale. [7] La prasseologia stata sviluppata soprattutto da Mises. Il termine, da lui utilizzato, fu coniato nel 1890 da Alfred

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Espinas ne Les origins de la technologie. Prasseologi ante litteram possono essere considerati J-B. Say, J.E. Cairnes, N.W. Senior, John S. Mill, C. Menger, E. Bohm-Bawerk e L. Robbins. [8] Scienza, in quanto si possono ricavare leggi. Le scienze sociali, che, oltre alleconomia, sono la psicologia, la sociologia e lantropologia, hanno a che fare con azioni volte a uno scopo, cio con azioni di esseri umani (e con le interazioni fra tali azioni). Le scienze naturali fisica, chimica, biologia, astronomia e meteorologia invece si occupano di comportamenti meccanici. Come si vedr, affinch una disciplina sia catalogabile fra le scienze non necessario che si fondi su esperimenti di laboratorio. [9] La catallassi, o economia in senso stretto, si occupa dellanalisi dei fenomeni di mercato, cio del momento dellinterazione sociale dellazione umana; lanalisi delle azioni condotte sulla base del calcolo monetario. [10] Solo gli esseri umani scelgono, perch essi soli in natura possiedono la coscienza razionale; le pietre, le molecole o i pianeti non possono scegliere il loro corso di azioni. I movimenti delle persone non determinati da intenzionalit (il battito del cuore, lo sbattere degli occhi, i movimenti nel sonno) non sono azioni ma comportamenti (behavior). [11] Dunque la prasseologia formale nel senso che non si interessa del contenuto delle varie azioni e dei fini che le originano: infatti, il problema del come conseguire i fini spetta alla Tecnologia; il problema del come e perch le persone adottano determinati fini appartiene alla Psicologia; il problema di quali valori dovrebbero essere adottati spetta allEtica; e la questione dei mezzi usati in passato per raggiungere determinati fini e le loro conseguenze appartiene alla Storia. Inoltre lassioma dellazione non dice che le azioni degli individui sono razionali: gli individui possono porsi dei fini assolutamente irrazionali (secondo una valutazione di maggioranza) o usare mezzi non corretti per i fini che hanno scelto: lassioma dellazione non assolutamente confutato da tali circostanze. Infine, per azione non si deve intendere solo un fare, ma anche un astenersi dal fare; una non-azione concreta rientra nellassioma: infatti, una persona che decidesse di non compiere alcuna azione, di restare immobile fino alla inevitabile morte, sta compiendo una scelta (azione) che ha un fine definito, che cambia il corso degli eventi. M.N. Rothbard, Praxeology: The Methodology of Austrian Economics, in E.G. Dolan (a cura di), The Foundations of Modern Austrian Economics, Sheed and Ward, Kansas City, 1976, pp. 19-39; ristampato in The Logic of Action One: Method, Money, and the Austrian School, Edward Elgar, Cheltenham, 1997, pp. 58-77, in particolare p. 70. [12] Il bisogno va qui considerato in senso lato, non solo un bisogno materiale, o egoistico. Linsoddisfazione, e dunque la felicit futura, pu derivare anche da motivi altruistici, ad esempio compiere azioni che eliminino la sofferenza fisica di un amico. La psicologia indugia sulle differenze fra bisogni reali o indotti o artificiali; tutto ci non interessa alla prasseologia: contano solo le scale di valori dei singoli individui. [13] Lutilit (felicit, soddisfazione, benessere) va intesa in termini formali, non psicologici e fisiologici di tipo benthamiano, cio definita in relazione agli scopi soggettivi dellagente. Inoltre, opera il principio della inconfrontabilit interpersonale dellutilit: lutilit goduta dagli individui non pu essere misurata in maniera oggettiva, cio da osservatori esterni, e confrontata con quella di altri. Un giudizio di valore pu essere collocato in un ordine di preferenze (individuale: preferisco A a B e preferisco B a C), e dunque pu essere definito dai numeri ordinali, non dai numeri cardinali. Non esiste alcuna unit di utilit (util), del tipo un etto di burro fornisce utilit 4 (e ci vale anche per la valutazione interna di un singolo individuo). Dal che segue che nella scala di tipo ordinale non pu essere definita alcuna distanza fra un livello e il successivo (ad esempio, fra la prima preferenza e la seconda); e dunque non pu essere definita alcuna funzione di utilit matematica da massimizzare (e tanto meno una funzione di utilit sociale, cio aggregata). Inoltre da tale principio consegue che il possesso di un determinato reddito non un indicatore dellutilit, e dunque del valore (e, per estensione, il Pil non una misura del valore o dellutilit aggregata): ad esempio, se Paolo possiede un reddito di 4.000 e Franco di 1.500, non possiamo concludere che Paolo consegue unutilit superiore a quella di Franco, perch non possiamo sapere se i desideri e i bisogni di Paolo vengono soddisfatti con i (beni e servizi acquistabili o acquistati con i) 4000 euro meglio dei desideri e dei bisogni che Franco soddisfa con i (beni e servizi acquistabili o acquistati con i) 1500 euro; cio se la soddisfazione (utilit) conseguita da Paolo superiore, uguale o inferiore a quella conseguita da Franco. C un solo caso in cui la prasseologia pu dire con certezza qualcosa sullutilit collettiva, ed quando lincremento dellutilit sociale definita in termini paretiani, cio come situazione in cui una o pi persone aumentano la loro utilit e nessuno la vede ridotta, perch in tal caso non c bisogno di misurazione e comparazione. [14] La prasseologia non pu fornire giudizi etici, dato che, come detto sopra, tratta solo del fatto formale che gli uomini agiscono, non del contenuto delle loro azioni. M.N. Rothbard esemplifica in tal modo lavalutativit della scienza economica: un assetto di libero mercato determina una produzione di ricchezza maggiore rispetto ad assetti alternativi (verit ricavabile dalla prasseologia); tuttavia non detto che labbondanza sia lobiettivo (il valore) di tutti i componenti della societ: vi potrebbe essere un asceta che preferisce la scarsit, o un invidioso che trae benessere da un egalitarismo estremo e cos via. Poich, come detto, non sono possibili le comparazioni di utilit, cio fare calcoli sulle utilit e disutilit provocate ai vari individui da ciascuna misura economica, non si pu sapere se, in seguito ad un provvedimento

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specifico, lutilit complessiva sia aumentata o diminuita. Si ricordi che in seguito a politiche pro-mercato siamo certi che aumenta la ricchezza complessiva, non lutilit complessiva, per il motivo visto sopra: invidia, valori pauperistici ecc. Anche se per ipotesi in una collettivit vi fosse lunanimit (Buchanan) a favore di una data politica, leconomista che la sostenesse non sarebbe value-free, ma sarebbe coinvolto in un giudizio di valore; in particolare, sta sostenendo lo status quo, perch lesigenza dellunanimit rende difficilmente possibile che qualunque azione sia intrapresa, anche unazione di rettifica di unaggressione avvenuta in precedenza. M.N. Rothbard, Praxeology, Value Judgments, and Public Policy, in E.G. Dolan (a cura di), The Foundations of Modern Austrian Economics, Sheed and Ward, Kansas City, 1976, pp. 89-111; ristampato in The Logic of Action One: Method, Money, and the Austrian School, Edward Elgar, Cheltenham, 1997, pp. 78-99. Tuttavia H-H. Hoppe utilizza il criterio delle preferenze rivelate e lottimalit paretiana per cercare di dimostrare che il libero mercato produce una utilit superiore rispetto a quella conseguibile con assetti economici alternativi: se ogni attore, infatti, agisce per perseguire gli obiettivi a cui attribuisce il pi alto valore, se cerca cio di massimizzare la propria utilit, ogni scambio volontario deve accrescere il benessere dei soggetti coinvolti (almeno ex ante), e non riduce il benessere di altri. Lassetto che ne consegue quindi pareto-ottimale. Al contrario, qualunque intervento esterno che interferisca sulla libera utilizzazione dei propri beni e sul volontario trasferimento dei titoli di propriet privata distorce e vincola le scelte degli individui, e quindi riduce necessariamente il benessere individuale, e, per somma, collettivo. ci che avviene con le interferenze coercitive dello Stato. Rothbard aveva gi contestato lottimo paretiano come inserimento surrettizio di giudizi di valore nel ragionamento economico: il fatto che due individui dopo un certo scambio stiano complessivamente meglio di prima (senza che nemmeno uno dei due stia peggio) giudicato, appunto, un esito ottimo; cio dal semplice fatto dello scambio si conclude che esso sia una cosa buona. Ma vi potrebbero essere altri individui che, ad esempio, sono invidiosi dei due scambianti, e dunque non si pu dire che il benessere di tutta la societ sicuramente aumentato. Chi afferma che quello scambio buono deve prima dimostrare che linvidia male, dunque ha bisogno di una teoria etica, che non pu ricavare dalleconomia. M.N. Rothbard, Value Implications of Economic Theory, in The American Economist, primavera 1973, pp. 35-39; ristampato in The Logic of Action One: Method, Money, and the Austrian School, Edward Elgar, Cheltenham, 1997, pp. 255-265. Inoltre Hoppe ha fatto notare che il concetto di propriet privata rappresenta il legame fra economia politica e filosofia politica, dunque fra elemento descrittivo ed elemento normativo. Tutto dipende dal fatto che le risorse sono scarse: per evitare conflitti necessario assegnare diritti di propriet cio diritti di controllo esclusivo sui beni. necessario cio che qualunque risorsa scarsa sia propriet privata di qualcuno. Il concetto di propriet emerge quindi con chiarezza in termini funzionali: la propriet un concetto normativo, cio nascente dalla stipulazione di regole di condotta (norme) relative alle risorse scarse, cos da consentire uninterazione sociale non conflittuale. Da ci si evidenzia come il problema della scarsit intrecci filosofia politica ed economia politica molto pi di quanto i filosofi e gli epistemologi siano stati in grado di riconoscere. [15] Ex ante perch lagente non pu conoscere il futuro e quindi sapere con certezza che la scelta fatta gli ha apportato lutilit che si aspettava, cio non pu conoscere in anticipo lutilit ex post. Sono le convinzioni e credenze a guidare le decisioni e le azioni degli individui. Questo aspetto di per s sul piano teoretico non attenua la superiorit della libera scelta individuale operata nel mercato e non apre la strada allintervento statale di tipo paternalistico. Infatti lindividuo, se sbaglia, successivamente pu correggere il suo comportamento, conseguendo rapidamente anche laumento di utilit ex post; lo Stato invece non pu possedere tutte le informazioni sulle preferenze (i costi opportunit) individuali. Inoltre lo Stato, intervenendo, sicuramente riduce lutilit ex ante di qualcuno. Questo concetto di preferenze dimostrate diverso dalle preferenze rivelate di Samuelson, basate sulla premessa che la scala di preferenze di ogni persona rimane costante nel tempo per sempre; dunque Samuelson usa un criterio psicologico; le preferenze hanno unesistenza indipendente dalle concrete azioni. Per Rothbard invece si pu dire solo qual la preferenza di una persona in quel dato momento in cui agisce. Le preferenze genuine, significative ai fini della teoria economica sono quelle che si trasformano in azioni. Dunque se ad esempio una persona ha desiderio di un gelato, ma non ha con s i soldi per acquistarlo, questa preferenza non significativa, solo un desiderio interno, come ve ne possono essere centinaia (andare sulla luna, giocare in serie A, essere miliardario ecc.), ma un desiderio che non mostrato allesterno, appunto non dimostrato. tag: apriorismo, catallassi, empirismo, Friedrich von Hayek, hans hermann hoppe, Ludwig Von Mises, metodo scientifico, murray rothbard, positivismo, prasseologia, scienze naturali, scienze sociali, scuola austriaca di economia Subscribe to comments on this post via RSS

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Vincenzo marzo 4, 2013 alle 16:34 Faccio riferimento alla seguente affermazione riportata nelle note Ex ante perch lagente non pu conoscere il futuro e quindi sapere con certezza che la scelta fatta gli ha apportato lutilit che si aspettava, cio non pu conoscere in anticipo lutilit ex post. Sono le convinzioni e credenze a guidare le decisioni e le azioni degli individui. Questo aspetto di per s sul piano teoretico non attenua la superiorit della libera scelta individuale operata nel mercato e non apre la strada allintervento statale di tipo paternalistico. Infatti lindividuo, se sbaglia, successivamente pu correggere il suo comportamento, conseguendo rapidamente anche laumento di utilit ex post; lo Stato invece non pu possedere tutte le informazioni sulle preferenze (i costi opportunit) individuali. Inoltre lo Stato, intervenendo, sicuramente riduce lutilit ex ante di qualcuno. Chiunque operi nelleconomia relae sa che in qualsiasi organizzazione aziendale si sviluppano, con il tempo, credenze e modalit operative che, al contrario di quanto limprenditore pensa, generano perdite e non profitti. Non a caso esistono i consulenti aziendali, sia tecnici che di management, che, pur non essendo esperti specifici del settore di attivit dellimpresa, vanno a scovare questi errori di gestione. La loro opera spesso frutto della conoscenza di esternalit non note allimprenditore. E quindi, a mio avviso, errato affermare a priori che lintervento statale non possa apportare una qualche utilit. Che lesperienza italiana sia al proposito negativa non elemento che possa valere in assoluto. I paesi del nord Europa hanno una esperienza sicuramente differente. Fare il login per rispondere Devi essere collegato per inviare un commento. Articolo precedente:Il vero Lincoln e le bugie di Spielberg | I parte

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