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1 ELEMENTI DI TEORIA DEI CIRCUITI 1.

1 Circuiti elettrici Si definisce circuito elettrico, o rete, un insieme di apparati e conduttori interconnessi allo scopo di trasferire energia elettrica da alcuni di essi, che chiameremo elementi o componenti attivi, ad altri che chiameremo elementi o componenti passivi. In generale nei problemi riguardanti i circuiti elettrici si assume che non vi siano perdite di energia per emissione di onde elettromagnetiche, ma che lunica perdita di energia sia la dissipazione termica per effetto Joule. Si definisce elemento bipolare di un circuito un dispositivo, accessibile da due punti, chiamati terminali, per il quale possa essere scritta una relazione funzionale:
i (t ) = {Y }[v (t )] 1 .1

tra lintensit di corrente che lo attraversa e la differenza di potenziale che applicata o che si stabilisce ai suoi estremi.

i(t)
A B

v(t)
Fig. 1.1 Elemento bipolare

In Fig. 1.1 rappresentato un generico elemento bipolare; la freccia rappresenta il verso positivo per la corrente i(t) e v(t)= vA(t) vB(t) la differenza di potenziale. {Y} rappresenta un operatore che applicato alla v(t) la trasforma in i(t). Se definiamo {Z}={Y}-1, la 1.1 diventa:
v (t ) = {Z}[ i (t )] 1.2

In base alla relazione che si stabilisce fra i(t) e v(t) si possono distinguere gli elementi di un circuito in elementi lineari e non lineari. Gli elementi lineari sono quelli per i quali {Y} opera attraverso moltiplicazioni per costanti, derivazione e integrazione. Per alcuni elementi reali loperatore {Y} pu risultare molto complicato e spesso la relazione, fra i(t) e v(t), non rappresentabile con una funzione semplice. Si pu comunque descrivere il comportamento di un elemento attraverso le sue caratteristiche tensione-corrente, in altre parole la rappresentazione grafica (spesso dei dati sperimentali) di i(t) in funzione di v(t). Precedentemente si accennato agli elementi reali che sono quelli in concreto realizzabili, e che devono essere distinti dagli elementi ideali, che costituiscono una astrazione, ma che rivestono notevole importanza dal momento che consentono di semplificare notevolmente lanalisi di circuiti elettrici anche complessi, riconducendo a relazioni lineari quelle fra i(t) e v(t). Dal punto di vista del loro comportamento nelle reti gli elementi di un circuito possono essere distinti in attivi e passivi. Cos una rete che contiene solo elementi passivi sar definita passiva; se contiene almeno un elemento attivo sar definita attiva.

2 Gli elementi passivi di un circuito hanno la propriet di dissipare o immagazzinare lenergia fornita dagli elementi attivi. Sono costituiti da: - Resistori, chiamati anche resistenze - Induttori, chiamati anche induttanze - Capacitori, chiamati anche capacit o condensatori. Essi sono sufficienti a descrivere con buona approssimazione tutti i componenti passivi reali di un circuito, e sono caratterizzati da una relazione lineare fra i(t) e v(t). 1.2 Resistori Si definisce resistore (ma anche conduttore) un elemento per il quale valida la relazione funzionale:
v (t ) = Ri( t ) ( Legge di Ohm ) 1.3

Loperatore {Z} coincide con la costante R che chiamata resistenza, il suo inverso G conduttanza. Per i conduttori o resistori filiformi valida anche la seguente relazione:

R=

l s

( II legge di Ohm)

1.4

dove rappresenta la resistivit, vale a dire la resistenza di un conduttore di lunghezza e sezione unitarie. Nel Sistema Internazionale R si misura in e si misura in m. Un conduttore caratterizzato dalla presenza di un numero elevato di elettroni liberi, che sotto lazione di un campo elettrico vengono accelerati. Durante il loro moto questi elettroni urtano contro gli atomi che costituiscono il reticolo cristallino del conduttore, cedono ad essi la loro energia, vengono nuovamente accelerati dal campo elettrico, urtano ancora gli atomi del conduttore cedendo ancora lenergia acquistata. Al moto disordinato di agitazione termica si sovrappone cos un moto ordinato di deriva (drift) nella direzione del campo elettrico. Si pu dimostrare e verificare sperimentalmente che la velocit di deriva, e quindi la corrente elettrica, proporzionare al campo elettrico e quindi alla differenza di potenziale applicata. La legge di Ohm pu essere pertanto dedotta da considerazioni sui meccanismi di conduzione nei solidi. Linterazione degli elettroni di conduzione con il reticolo cristallino comporta che il passaggio di corrente, in un resistore, sia sempre accompagnato da sviluppo di calore. Una corrente i(t) dissipa, nel tempo T, in un qualunque resistore R (effetto Joule) lenergia W = 0 Ri 2 ( t )dt
T

1.5

che per le correnti costanti si scrive: W=RI2T. Leffetto Joule ha due importanti conseguenze: - Poich un conduttore percorso da corrente si riscalda, la sua temperatura non deve raggiungere valori tali da danneggiarlo. Nei resistori commerciali, pertanto, bisogna specificare, oltre al valore della resistenza (in Ohm), anche quello della massima potenza dissipabile (in Watt). Il massimo valore della corrente che pu attraversare il conduttore si ricava facilmente dallespressione della potenza w=Ri2. - Allaumentare della temperatura la resistivit varia, con buona approssimazione, secondo la legge (T)=(T0)[1+T], dove il coefficiente di temperatura. R cresce al crescere di T (e quindi della corrente) e la legge di Ohm non pi valida. La caratteristica tensione

3 corrente del conduttore (o del resistore) non pi una retta. Un tipico esempio rappresentato in Fig.1.2 che mostra la caratteristica di una lampada ad incandescenza con filamento di tungsteno.

i (A)

5 4 3 2 1 0 0 5 10 15 20

v (V)

Fig. 1.2. Caratteristica i-v di una lampada ad incandescenza a bassa tensione.

Molte leghe metalliche sono caratterizzate da valori di molto piccoli. Ne consegue che in esse , e quindi R, si mantiene pressoch costante in ampi intervalli di temperatura. Ci le rende particolarmente interessanti per la realizzazione di resistori campione, per i quali richiesto che la resistenza sia insensibile alle variazioni di temperatura. Le migliori resistenze campione sono realizzate in costantana o manganina, che presentano un coefficiente di temperatura dellordine di 10-6 K-1, da confrontarsi con quelli della maggior parte dei metalli che sono dellordine di 10-3 K-1.

a)

b)

c)

d)

Fig.1.3 Simboli circuitali di resistori La figura 1.3 mostra in a) il simbolo utilizzato per i resistori negli schemi dei circuiti elettrici, b) e c) indicano resistori variabili, d) il simbolo di un resistore antiinduttivo.

4 1.3 Capacitori Il capacitore o condensatore un elemento definito dalle relazioni funzionali: i (t ) = C d v(t ) dt o v(t ) = 1 t i(t )dt C 0 1.6

d {Y} = C dt

1 t {Z} = dt C 0

1.7

in cui si supposto v(0)=0. C una costante che prende il nome di capacit e nel S.I. si misura in farad (F).

a) b) Fig. 1.4 Simboli circuitali dei condensatori


I condensatori non dissipano energia ma la immagazzinano sotto forma di energia elettrostatica t v 1 W = i( t )v(t )dt = Cv (t )dv = Cv2 (t ) 1.8 0 0 2 dove si supposto v=0 a t=0. Dalla 1.8 si deduce che la capacit di un condensatore fornisce una misura dellenergia, del campo elettrostatico, che esso in grado di immagazzinare, che dipende dal quadrato della tensione nellistante considerato. Negli intervalli di tempo in cui v(t) cresce il condensatore immagazzina energia elettrostatica che restituisce integralmente quando la tensione diminuisce. Negli schemi dei circuiti elettrici (Fig. 1.4) i condensatori sono rappresentati con il simbolo a) se sono a capacit fissa, b) se a capacit variabile. 1.4 Induttori Il terzo elemento circuitale passivo linduttore (o induttanza), che definito dalle seguenti relazioni funzionali: v (t ) = L d i (t ) dt o i (t ) = 1 t v(t )dt L 0 1.9

d {Z} = L dt

1 t {Y} = dt L 0

1.10

in cui v(t) rappresenta la caduta di tensione ai capi dellinduttanza e L una costante che prende il nome di induttanza e nel S.I. si misura in henry (H).

5 Anche negli induttori non viene dissipata energia, ma accumulata sotto forma di energia del campo magnetico. Linduttanza di un elemento pu essere vista come la misura dellenergia che esso pu accumulare sotto forma di energia magnetica
t i 1 W = i( t )v(t )dt = Li(t ) di = Li2 (t ) 0 0 2

1.11

Il valore di W determinato dal valore di i(t) nellistante considerato. Se in un induttore la corrente cresce dal valore zero fino ad un valore massimo e poi ridiscende a zero, il limite superiore dellintegrale zero e lenergia accumulata vale zero. Linduttore ha restituito integralmente al circuito tutta lenergia immagazzinata.

a)

b)

Fig. 1.5 a) induttanza fissa; b) induttanza variabile 1.5 Elementi attivi Gli elementi attivi di un circuito hanno lo scopo di fornire lenergia elettrica necessaria ai circuiti per il loro funzionamento, e sono costituiti dai generatori di tensione e di corrente. Come per gli elementi passivi, necessaria una distinzione tra generatori ideali e reali. Si definisce generatore ideale di tensione quella sorgente capace di mantenere ai suoi terminali una differenza di potenziale indipendente dalla corrente erogata, mentre un generatore ideale di corrente quel generatore capace di erogare una corrente i(t) indipendentemente dalla tensione ai suoi terminali. Le tensioni e le correnti fornite dai generatori ideali possono variare nel tempo ma non dipendono dai circuiti in cui essi sono inseriti. Se si chiude un generatore ideale di tensione v(t) su un generico elemento caratterizzato dalloperatore {Z}, esso erogher una corrente v (t ) i (t ) = {Z} che dipende solo da {Z}, ma la tensione ai capi del generatore rimane v(t). E interessante osservare che {Z} pu assumere anche il valore zero (corto circuito) o tendere ad infinito (circuito aperto), in corrispondenza i(t) tende ad infinito o assume il valore zero per qualunque v(t). Se si considera, invece, un generatore ideale di corrente chiuso su un carico (elemento passivo generico) {Z}, ai capi del carico si manifesta la caduta di tensione i (t ) v (t ) = {Z}i(t ) = {Y} che dipende ancora solo da {Z}. Per un corto circuito ({Z}=0) v(t)=0, mentre per un circuito aperto ({Z}) v(t) , indipendentemente dalla corrente che mantiene sempre il suo valore i(t). Per quanto visto sopra, i generatori ideali di tensione e di corrente devono essere in grado di fornire una potenza infinita. E sufficiente, infatti, chiudere un generatore di tensione

6 su un corto circuito perch esso eroghi una corrente infinita, mentre ai capi di un generatore di corrente a circuito aperto si manifesta una caduta di tensione infinita.
+ + i(t) v(t) i(t) a) b) _ c) d) v(t) _

Fig.16 Simboli di elementi circuitali In figura 1.6 sono riportati i simboli circuitali dei generatori di corrente a) e di tensione b), nonch di corto circuito c) e di circuito aperto d). Per quanto detto precedentemente, il corto circuito e il circuito aperto possono essere considerati come generatori particolari di tensione e/o di corrente. Le frecce in a) e c) in figura non indicano il verso effettivo della corrente, ma quello assunto come positivo. Analogamente in b) e d) i segni + e non sono indicativi di una tensione continua, ma specificano la polarit del generatore in quegli istanti in cui v(t)>0. 1.6 Elementi reali Nei precedenti paragrafi stata fatta una distinzione tra elementi circuitali ideali e reali, sottolineando limportanza di quelli ideali che consentono di semplificare lanalisi di circuiti elettrici anche complessi, riconducendo a relazioni lineari le relazioni fra i(t) e v(t). Fermo restando che gli elementi ideali costituiscono una astrazione, bisogner, nella realizzazione nei circuiti elettrici, impiegare elementi reali il cui comportamento si avvicini a quello ideale. Cos, un buon resistore, dovr comportarsi come resistenza pura, avere cio componenti induttive e capacitive trascurabili, un buon induttore avere resistenza quasi nulla e un buon capacitore essere esente da perdite elettriche 1 e privo di induttanza propria nelle armature e nelle connessioni. Un generatore di tensione reale un dispositivo che, pur essendo capace di generare ai suoi terminali una d.d.p. V, presenta, anchesso, al passaggio della corrente una resistenza interna Ri che, essendo una caratteristica costruttiva del generatore, non pu essere eliminata. Un generatore reale di tensione costante sar quindi schematizzato come in figura:
A IR Ri R V

B
1

Le principali cause di perdite elettriche sono dovute alla conducibilit non nulla del dielettrico e ai fenomeni di isteresi dielettrica.

7 Ne consegue che la d.d.p. fornita dal generatore sar funzione della resistenza complessiva del circuito ad esso collegato. Se indichiamo con R il valore della generica resistenza di carico (utilizzatore), ai suoi capi sar presente una d.d.p.
VR = RI = R V 1 =V R R + Ri 1+ i R 1.11

Da questa relazione si vede che VR tende a V quando Ri/R tende a zero, cio Ri=0 oppure R=. In questultimo caso per, il generatore non eroga corrente, perch il circuito aperto: la d.d.p. ai capi del generatore coincide con la forza elettromotrice 2 (f.e.m.). Per un generatore ideale la resistenza interna dovrebbe essere uguale a zero, la caduta di tensione allinterno del generatore sarebbe nulla e la d.d.p. ai capi del generatore coinciderebbe con la sua forza elettromotrice. Un generatore reale, invece, a causa della sua resistenza interna, caratterizzato da una propria caduta di tensione, maggiormente significativa quanto pi il valore della resistenza di carico si avvicina a quella del generatore. Analogamente, un generatore reale di corrente costante I schematizzabile con un generatore di corrente ideale in parallelo con la sua resistenza interna Ri. Anche in questo caso I e Ri sono caratteristiche del generatore e, come per il generatore di tensione, si pu facilmente dimostrare che la corrente erogata dipende dalla resistenza di carico R. Si ha che:
A IRi IR

Ri I

IR = I

Ri 1 =I R R + Ri 1+ Ri

1.12

La corrente IR tende al valore I solo quando il rapporto R/Ri tende a zero. Pertanto il comportamento di un generatore reale di corrente tanto pi approssimabile a quello di un generatore ideale quanto minore il valore di questo rapporto che, in definitiva, determinato dalla resistenza dellutilizzatore. Un generatore ideale di corrente avrebbe resistenza interna infinita e, in tal caso, la corrente IR sarebbe indipendente da R e coinciderebbe con I. I generatori di tensione e di corrente che, nella pratica, sono utilizzati per alimentare i circuiti elettrici, sono in genere abbastanza complessi dal punto di vista della loro realizzazione. E spesso possibile ottenere unalta stabilizzazione della tensione e/o della corrente in uscita e anche variarne i loro valori. Per quanto ci sia realizzato con luso di dispositivi elettronici e

La forza elettromotrice di un generatore definita come la sua d.d.p. a circuito aperto.

8 con circuiti complicati, sempre possibile utilizzare i semplici modelli circuitali che abbiamo visto finora. 1.7 Equivalenza fra g.t. e g.c. Un generatore ideale di tensione V posto in serie con una resistenza r equivalente, per quanto riguarda un carico collegato ai suoi terminali, ad un generatore di corrente ideale I=V/r con in parallelo la stessa resistenza r. Per verificare ci sufficiente mostrare che i due generatori fanno passare nel generico carico R la stessa corrente I o che ai terminali del carico presente la stessa d.d.p. VR. Consideriamo dunque i due circuiti:
A IR r R V I=V/r r R Ir IR A

B a) b)

Per quanto riguarda il circuito a) si ha che IR =

V ; mentre per b) si ha: r+R

IR = I

r V r V = = r+ R r r + R r+ R

La corrente IR la stessa in entrambi i casi. Calcoliamo adesso la caduta di tensione VR ai capi di R. Per il circuito a) si trova:

VR = V rIR = V r
Per il circuito b):

V R =V r+R r +R

VR = RI R = R

V r+R

che quanto si voleva dimostrare. Osserviamo inoltre, che se si identifica la resistenza r con la resistenza interna Ri, i due generatori costituiscono rispettivamente un generatore reale di tensione e un generatore reale di corrente e quindi, nei circuiti reali, sempre possibile, a patto di rispettare le condizioni di cui sopra, sostituire un generatore di corrente con uno di tensione e viceversa.

9 1.8 Trasferimento di potenza Nei paragrafi precedenti abbiamo visto che il comportamento dei generatori reali di tensione e di corrente dipende dal valore del rapporto Ri/R (o R/Ri) fra la resistenza interna e quella degli utilizzatori. La presenza della resistenza interna fa s che, durante il trasferimento di potenza da un generatore ad un utilizzatore, una parte della potenza erogata sia dissipata allinterno del generatore stesso. Ha senso, quindi, analizzare il comportamento di un generatore reale di tensione V, con resistenza interna Ri, collegato ad un utilizzatore R. Calcoliamo la potenza totale, Wtot, erogata dal generatore:
Wtot = V2 V2 1 1 = = Wmax R Ri + R Ri 1 + R 1+ Ri Ri 1.13

decresce al crescere di R e raggiunge il suo valore massimo 3 Wmax per R/Ri0, mentre la potenza esterna, vale a dire quella dissipata nella resistenza R: V 2 RRi West = RI = R 2 = Wmax Ri + R (R + Ri )
2

1.14

presenta un massimo per R=Ri (R/Ri=1) che vale

1 W . La differenza fra la potenza totale e 4 max quella esterna, rappresenta la potenza che dissipata allinterno del generatore stesso, che quindi si riscalda. Valori eccessivi della potenza interna possono danneggiare il generatore e, nei casi estremi, portare alla sua distruzione. Si ha che:
Wint = Wtot West = Wmax Ri2 1 2 = Wmax R (R + Ri ) (1 + )2 Ri 1.15

anchessa, come Wtot, decresce al crescere di R, ma con legge quadratica e, per R=Ri, assume il valore 1/ 4 Wmax , come la potenza esterna. Si pu pertanto concludere che, per trasferire la massima potenza da un generatore di tensione ad un utilizzatore, bisogna realizzare la condizione R=Ri, effettuare cio un adattamento di impedenza. In queste condizioni, per, una uguale potenza viene dissipata, sotto forma di calore, allinterno dello stesso generatore. Lefficienza del generatore, che data da:
West 1 R = = 1.16 Wtot R + Ri 1 + Ri R assume in questo caso il valore 1/2. Nel caso di un generatore ideale di tensione, cio Ri=0, si otterrebbe:

Wint = 0

V2 West Wtot = R

=1

Wmax rappresenta la massima potenza erogabile dal generatore, cio quella di corto circuito. E importante far osservare che, nella realt, questa operazione va accuratamente evitata.

10 E evidente che la differenza di comportamento dovuta alla presenza, nel generatore reale della resistenza interna. Per quanto riguarda il generatore reale di corrente si arriva alle stesse conclusioni, con la differenza per che, nelle formule, al posto del rapporto R/Ri, va sostituito Ri/R. In definitiva, il comportamento dei generatori reali dipende essenzialmente dalle resistenze di utilizzazione. Si pu concludere che si ha: - Un buon generatore di tensione - Un buon generatore di corrente - Un buon generatore di potenza per per per

R Ri R 0 Ri R 1. Ri

11 CIRCUITI IN CORRENTE CONTINUA

Nel precedente capitolo abbiamo introdotto il concetto di circuito elettrico ed esaminato il comportamento degli elementi circuitali. Si definisce nodo un punto di giunzione di tre o pi terminali di elementi diversi. Una linea di circuito compresa fra due nodi consecutivi prende il nome di ramo, mentre un percorso chiuso, in cui ciascun ramo sia contenuto una sola volta, si chiama maglia. Se si indica con n il numero di nodi e con r il numero di rami di un circuito, i nodi indipendenti 1 sono (n-1) e si pu dimostrare che il numero di maglie indipendenti dato da m=r-(n-1).
A B C

i(t) M N v(t) D

Fig. 2.1 Schema di circuito elettrico. Nel circuito di Fig. 2.1 sono contenuti 4 nodi (B, D, H, FNM), 7 rami (HAB, HM, HGF, BM, BCD, ND, DEF), mentre le maglie sono 13, di cui 4 indipendenti. In base alla variazione nel tempo di tensioni e correnti, fornite dai generatori, possiamo distinguere due casi principali: fenomeni stazionari, caratterizzati da v(t)=cost e i(t)=cost fenomeni dipendenti dal tempo a loro volta suddivisi in: 1) fenomeni periodici 2) fenomeni aperiodici.

Ovviamente i fenomeni stazionari richiedono una trattazione pi semplice, non solo perch si ha che fare con tensioni e correnti che non variano nel tempo, ma anche perch gli elementi passivi, da tre, si riducono ad uno soltanto: i resistori. Dalle 1.6 e 1.9 si deduce, infatti, che, di dv =0e = 0 , capacitori e induttori corrispondono, rispettivamente, ad un circuito essendo dt dt aperto (R=) e un cortocircuito (R=0).

Un nodo linearmente indipendente quando in esso converge almeno un ramo che non converge in altri nodi. Una maglia indipendente se contiene almeno un ramo non appartenente anche ad altre.

12 Il circuito di fig. 2.1, nel caso di correnti costanti, si riduce pertanto a quello di Fig. 2.2 che, rispetto al precedente, risulta notevolmente semplificato. Vi sono soltanto due nodi, tre rami, e due maglie indipendenti. Nei successivi paragrafi esamineremo semplici propriet dei circuiti in corrente continua e vedremo alcune applicazioni delle leggi di Kirchhoff.
A

I + _ V

Fig. 2.2. Circuito di Fig.2.1 in corrente continua. 2.2 Leggi di Kirchhoff Sono di notevole importanza poich consentono, dati i valori delle f.e.m. e delle resistenze, di calcolare le intensit delle correnti di regime 2 che circolano dei diversi rami di un qualunque circuito. La prima legge discende direttamente dal principio di conservazione della carica e si applica ai nodi. Poich in nessun punto di un circuito si pu avere accumulo di cariche elettriche, la quantit di elettricit che, nellunit di tempo, confluisce in un nodo, deve uguagliare quella uscente. Pertanto anche la somma delle correnti entranti deve essere uguale a quella delle correnti uscenti. Si ha cio

_ I1

I2 + I3 _ I4

I legge di Kirchhoff

I
k

=0

2.1

I5

Sono valide anche, per i valori istantanei, nel caso di correnti e tensioni variabili nel tempo.

13 Nella somma 2.1, i segni delle intensit Ik, devono essere scelti positivi, o negativi, se i rispettivi versi sono concordi, o discordi, con quello fissato (arbitrariamente) come positivo. Consideriamo ora un qualunque circuito chiuso, contenente n generatori di tensione e m resistenze, e fissiamo un verso di percorrenza. Deve valere la II legge di Kirchhoff

V = R I
j j k

k k

2.2

dove le Vj sono le tensioni ai morsetti dei generatori e le RkIk le cadute di tensione ai capi delle resistenze. Le Vj avranno segno positivo se tendono ad inviare corrente nel verso di percorrenza della maglia, negativo nel caso opposto. Ugualmente le Ik andranno considerate positive se sono concordi col verso di percorrenza, negative se discordi. I principi di Kirchhoff hanno per le reti la stessa importanza che ha la legge di Ohm per un ramo resistivo. Forniscono un numero di relazioni sufficienti a risolvere i circuiti elettrici, consentendo, note le d.d.p. fornite dai generatori e le resistenze dei rami, di determinare i valori delle intensit di corrente nei diversi rami. Se la rete comprende n nodi e r rami, occorreranno r relazioni indipendenti per calcolare tutte le intensit. Le 2.1 forniscono (una per ogni nodo) n-1 relazioni indipendenti; ne serviranno allora altre r-(n-1) che si ottengono dalla 2.2 applicata alle r-(n-1) maglie indipendenti della rete. Le leggi di Kirchhoff possono essere applicate ai collegamenti di resistenze in serie e in parallelo. 2.3 Resistenze in serie Due o pi elementi di un circuito si dicono in serie quando sono collegati tra loro senza nodi intermedi, quando cio sono attraversati dalla stessa intensit di corrente.
R1 R2 RN

Ri

Fig. 2.1 Resistenze in serie La figura 2.1 mostra una serie di N resistori chiusa su un generatore di tensione V. Sia I la corrente che le attraversa. Vogliamo determinare il valore della resistenza equivalente, quella cio che sostituita alla serie fa erogare al generatore la stessa corrente I. Applichiamo la II legge di Kirchhoff: 2.3 Vj = V = Rk Ik = I Rk
j k k

Se Req la resistenza equivalente per la legge di Ohm si pu scrivere che V=ReqI, che sostituita nella 2.3 porta a

Req = Rk
k

2.4

14

La resistenza equivalente a N resistenze in serie ha valore pari alla somma dei valori delle singole resistenze della serie. Il circuito di Fig. 2.1 costituisce un partitore di tensione. La ddp fornita dal generatore si ripartisce ai capi dei resistori in misura proporzionale alla loro resistenza. Pertanto possibile, scegliendo opportunamente i valori delle resistenze, ottenere, ai capi della generica Rj, valori prefissati della d.d.p. Vj, purch minori di V. Risulta, infatti: I= Vj Vk = Rj Rk da cui Vj Rj = Vk Rk 2.5 inoltre Vj = IR j = V R <V Req j

2.4 Resistenze in parallelo Due o pi elementi di un circuito sono disposti in parallelo se ai loro terminali applicata la stessa differenza di potenziale, essendo connessi a due stessi nodi.

R1 Ri V I1 I

R2

RN

I2

IN

Fig. 2.2 Resistenze in parallelo In Fig. 2.2 schematizzato il collegamento in parallelo di N resistori. Applicando la I legge di Kirchhoff ad uno dei due nodi si ha:

I = Ik =
k k

1 Vk = V Rk k Rk

2.6

Immaginiamo ora di sostituire alle N resistenze quella equivalente, che non modifica il valore della corrente I, e applichiamo la legge di Ohm. Si ha dunque: V=ReqI, che combinata con la 2.6 d:
V 1 = V Req k Rk e quindi 1 1 = Req k Rk 2.7

Linverso della resistenza equivalente a N resistenze in parallelo uguale alla somma degli inversi delle singole resistenze. Se si considerano le conduttanze si ha:

15

Gk =

1 Rk

per cui

Geq = Gk
k

2.7

Quindi, cos come per i resistori in serie si sommano le resistenze, per i resistori in parallelo si sommano le conduttanze. Dalla 2.7 si deduce che Geq sempre maggiore di una qualunque delle Gk, per cui Req sempre minore di una qualunque delle Rk, anche della pi piccola. Pertanto maggiore il numero di resistori in parallelo, minore risulta il valore della resistenza risultante. Nel circuito di Fig. 2.2 la corrente che circola nella generica resistenza Rk sempre minore della corrente I fornita dal generatore, inoltre dalla legge di Ohm applicata ai nodi A e B si ricava che: Rj I j = Rk Ik cio R j Ik = Rk I j 2.8

Tale circuito quindi un partitore di corrente e le intensit nei vari rami si ripartiscono in modo inversamente proporzionale alle resistenze stesse. I valori delle correnti nei rami sono determinati dai valori relativi delle resistenze del partitore. A proposito dei partitori bene far osservare che i valori delle cadute di tensione e delle intensit di corrente non dipendono in assoluto dai valori delle resistenze, ma dai loro rapporti, come evidenziato dalla 2.5 e dalla 2.6. Tuttavia, nel caso di applicazioni pratiche, bisogna prendere in considerazione le potenze dissipabili dai resistori e quelle erogabili senza danno dai generatori. 2.5 Uso del partitore di tensione Abbiamo visto che il partitore di tensione un utile dispositivo per ottenere, avendo a disposizione un generatore con uscita fissa, d.d.p. di valore predeterminato. Si pu cio stabilire, a priori, quali dovranno essere i valori delle resistenze del partitore per avere ai loro terminali certi valori delle differenze di potenziale. Tuttavia, se la d.d.p. deve essere utilizzata per alimentare un utilizzatore, bisogner tener presente anche il valore della resistenza di questultimo. Consideriamo, a titolo di esempio, il circuito di Fig. 2.3.
RC

R1 A B

R2 C

I V Ri

Fig.2.3 Alimentazione di un utilizzatore con un partitore di tensione.

16 Ai capi della resistenza R1 presente la d.d.p. VA VB. Si ha:


B

VA VB = IR1 con

I=

V R1 + R2

per cui VA VB = V

R1 1 =V R R1 + R2 1+ 2 R1

Si colleghi ora lutilizzatore RC. Fra i punti A e B presente il parallelo formato dalle resistenze R1 e RC. La situazione allora la seguente

VA' VB' = I ' R// con

I' =

V R// + R2

e VA' VB' = V

R// 1 =V R R// + R2 1+ 2 R//

poich
solo se

R// < R1

RC >> R1

R2 R2 > e R// R1 allora R// R1

VA VB > VA' VB'


e VA VB VA VB
' '

Nel caso non sia soddisfatta la condizione RC>>R1 bisogner tener conto del valore di RC nel calcolo delle resistenze del partitore. Inoltre, poich linserimento dellutilizzatore porta ad una diminuzione della resistenza complessiva del partitore, sar necessario accertarsi che il valore dellintensit di corrente non sia eccessivo.
2.6 Circuito potenziometrico

Una limitazione, alluso dei partitori di tensione, costituita dallimpossibilit di variare il valore delle d.d.p. ai capi dei resistori se non sostituendoli con altri di differente valore. Si pu facilmente ovviare a tale inconveniente tramite il circuito di Fig. 2.4, che prende il nome di circuito potenziometrico, realizzato con un resistore variabile R (reostato o potenziometro) chiuso su un generatore di tensione V.
RC

VX X A RX R B

Ri

Fig. 2.4 Circuito potenziometrico. Se RX la resistenza del tratto di potenziometro compreso tra il terminale A e il contatto strisciante X, risulta 0RXR e, poich VX=IRX, 0VXV. Cio alluscita di un circuito potenziometrico presente una d.d.p. variabile con continuit tra il valore zero e quello fornito dal generatore di tensione.

17 Qualora si debba alimentare un carico RC valgono le considerazioni fatte in precedenza per il partitore di tensione. In assenza di carico si ha:

VX = IRX
mentre a circuito chiuso sul carico:
' VX = I' R//

con

I=

V V = R RX + ( R RX ) RC RX RC + RX

I' =

V R// + ( R RX )

con

R// =

Il circuito potenziometrico, che opera bene come regolatore di tensione, non adatto a regolare le correnti e deve essere utilizzato soltanto nei casi in cui la resistenza RC >>R (RC/R>102). Infatti, la corrente I pu raggiungere valori elevati se la resistenza RC rende piccolo il valore di R// e contemporaneamente il cursore del potenziometro si trova in prossimit del punto B (piccoli valori di (R-RX)). Qualora si abbia necessit di realizzare un circuito regolatore di corrente si deve ricorrere al collegamento di Fig. 2.5 in cui il reostato posto in serie con il carico.

I R

I RC

Fig. 2.5 Regolatore di corrente.

18 CIRCUITI IN CORRENTE ALTERNATA 3.1 Generalit sulle grandezze sinusoidali Una grandezza y=f(t), funzione del tempo, si dice periodica se, insieme alle sue derivate, riassume, ad intervalli di tempo regolari, gli stessi valori. Deve cio risultare: f(t)=f(t+nT). Lintervallo di tempo T, dopo il quale la grandezza assume gli stessi valori, prende il nome di periodo, e il suo inverso =1/T si chiama frequenza. Si definisce valor medio nel periodo T la quantit:

Y =
e valore efficace o quadratico medio:

1 T ydt T 0
1

3.1

1 T 2 Y = 0 y2 dt T

3.2

Una grandezza periodica detta alternata se, in un periodo risulta Y=0. Tra le pi semplici, e pi usate grandezze alternate, devono essere incluse quelle sinusoidali del tipo: y = Ym sin(t + ) 3.3

in cui y il valore istantaneo, Ym lampiezza o valore massimo, =2=2/T la pulsazione o frequenza angolare e la fase iniziale. Date due grandezze sinusoidali: x = X msint se risulta: - >0 - <0 - =0 - =/2 - = e y = Ym sin(t + )

y in anticipo di fase rispetto a x y in ritardo di fase rispetto a x y e x sono in fase y e x sono in quadratura y e x sono in opposizione di fase

Calcoliamo ora il valore efficace di una grandezza sinusoidale:


2 T Ym2 1 T 2 2 Ym 1 cos2t 2 Y = 0 Ym sin2 tdt = dt = 0 T T 2 2T 1 1

2 Y2 2 Y m m dt 0cos2tdt = = 2 2
T

quindi, nota lampiezza, risulta determinato il valore efficace e viceversa. Pertanto affinch una grandezza sinusoidale sia definita occorre conoscerne lampiezza Ym (o il valore efficace Y), la pulsazione (o la frequenza , o il periodo T) e la fase .

19 3.2 Operazioni sulle grandezze sinusoidali In un circuito lineare, realizzato con resistenze, induttanze e capacit, se le tensioni impresse dai generatori sono sinusoidali, tutte le tensioni e le correnti nei vari rami saranno sinusoidali e della stessa frequenza. Lapplicazione delle leggi di Kirchhoff per la risoluzione del circuito comporter pertanto la necessit di effettuare operazioni, su grandezze sinusoidali, di somma algebrica, derivazione e integrazione. Sar utile, quindi, riassumere i risultati di tali operazioni. Siano date due grandezze sinusoidali di uguale frequenza: a = Amsin(t + ) e b = Bm sin(t + )

Somma La loro somma sar c = a + b = Cm sin(t + ) , che ha la stessa frequenza, con ampiezza e fase date dalle seguenti relazioni:
2 2 2 Cm = Am + Bm + 2 Am Bm cos( )

3.4

= arc tg

Amsin + Bm sin Am cos + Bm cos

3.5

Prodotto Il prodotto delle due grandezze dato da:

c = ab = Am Bm sin(t + ) sin(t + ) =

1 A B [cos( ) cos(2 t + + )] 2 m m

3.6

la somma di un termine costante, che dipende dalla differenza di fase () e di uno sinusoidale che oscilla con frequenza doppia rispetto a quella delle due grandezze. Derivata La derivata rispetto al tempo di una grandezza sinusoidale a = Amsin(t + ) data da:

da d = Amsin(t + ) = Am cos(t + ) = Am sin( t + + ) 2 dt dt

3.7

Quindi la derivata di una grandezza sinusoidale ancora una grandezza sinusoidale che ha la stessa pulsazione , ampiezza volte maggiore ed in anticipo di fase, rispetto ad essa, di /2. Integrale Lintegrale di una grandezza sinusoidale a = Amsin(t + ) immediatamente calcolabile se si considera che loperazione di integrazione inversa a quella di derivazione. Sar pertanto:

i = a dt =

Am

sin(t +

3.8

Cio lintegrale di una grandezza sinusoidale ha ampiezza volte minore ed in ritardo di fase di /2. Le grandezze sinusoidali, in fisica, sono di uso frequente, dal momento che molti fenomeni naturali sono descrivibili in termini di oscillazioni armoniche. Inoltre, in elettromagnetismo, le funzioni sinusoidali rivestono grande importanza nellanalisi dei fenomeni che riguardano

20 la produzione e il trasferimento di energia elettrica, e nella trasmissione di informazioni. Anche la trattazione matematica risulta notevolmente semplificata: derivate e integrali di funzioni sinusoidali sono ancora funzioni sinusoidali e qualunque funzione periodica, anche complessa, pu essere rappresentata da semplici componenti sinusoidali attraverso lo sviluppo in serie di Fourier. Tuttavia, la risoluzione analitica dei circuiti elettrici, che comporta laddizione o la sottrazione di funzioni trigonometriche, pu risultare laboriosa, perci spesso si preferisce adottare, per le grandezze sinusoidali, la rappresentazione vettoriale o quella simbolica. 3.3 Rappresentazione vettoriale Si basa sulla constatazione che i valori assunti dalla grandezza sinusoidale y = Smsin(t + ) sono dati dalla proiezione OA, sullasse y di un vettore (Fig. 3.1) di modulo Sm che ruota, attorno allorigine di un sistema di assi cartesiani x, y, con velocit angolare , e, al tempo t=0, forma un angolo con lasse x.

A Sm t 0

P Po

Fig. 3.1 Secondo questo metodo, che noto come metodo di Fresnel, qualunque grandezza sinusoidale pu essere rappresentata con un vettore e le operazioni tra grandezze sinusoidali sono sostituite da operazioni tra vettori. I circuiti possono essere risolti con il metodo grafico, le ampiezze e le fasi dei vettori risultanti sono ricavate per mezzo di considerazioni di tipo geometrico e trigonometrico. A titolo di esempio, consideriamo la somma dei vettori di Fig. 3.2, rappresentativi delle grandezze sinusoidali a e b di cui al paragrafo precedente. Poich t lo stesso per entrambe 1 , pu essere trascurato e scriveremo pertanto a=Amsin e b=Bmsin.
P1

Cm O Am P

Bm

La posizione relativa dei due vettori non varia al trascorrere del tempo. Le loro propriet dipendono solo dalla loro ampiezza e dalla differenza di fase .

21 Fig. 3.2 Il teorema di Carnot, applicato al triangolo OPP1, d immediatamente, tenendo conto che langolo O P P1 vale ():
Cm = Am + Bm 2 Am Bm cos[ ( )] = Am + Bm + 2 Am Bm cos( )
2 2 2 2 2

Inoltre, tenendo conto delle proiezioni dei vettori OP e PP 1 , dalla figura si ricava:
tg = Am sin + Bm sin Am cos + Bm cos

in pieno accordo con la 3.4 e 3.5 del paragrafo precedente.


Am

Dm = A m

/2

/2
Am

Im =

Am

Il vettore rappresentativo della derivata (o dellintegrale) di una grandezza sinusoidale si ottiene semplicemente ruotando in senso antiorario (o orario) di /2 e moltiplicando (o dividendo) il modulo per (Vedi figura). 3.4 Rappresentazione complessa o simbolica Al vettore OP di fig. 3.1, se lasse y preso come asse dei numeri immaginari (piano di Gauss), si pu far corrispondere il numero complesso S = x + jy , in cui x e y sono le componenti del vettore sugli assi. La precedente relazione pu essere scritta in forma trigonometrica:
S = Sm [cos(t + ) + j (sin(t + )]

3.9

e applicando la relazione di Eulero si ha:


S = Sm e
j ( t + )

= Sm e

j t

con

Sm = Sme

3.10

Pertanto una grandezza sinusoidale pu essere considerata, rispettivamente, come la parte reale, o il coefficiente della parte immaginaria della grandezza complessa 3.10, a seconda che si tratti di una funzione coseno o seno. Il termine Sm = Sme j si chiama ampiezza complessa o vettore di fase, e contiene tutte le informazioni necessarie a determinare lampiezza e la fase iniziale della grandezza jt sinusoidale, mentre e detto fattore di rotazione perch rende conto della velocit di rotazione, attorno allorigine del vettore di fase. Nella maggior parte dei casi si opera con grandezze sinusoidali della stessa frequenza e si usa rappresentarle per mezzo della loro

22 ampiezza complessa, tralasciando il fattore di rotazione che comune. Cos la somma delle grandezze sinusoidali a = Amsin(t + ) e b = Bm sin(t + ) pu essere effettuata, con il metodo simbolico, mediante la somma delle loro ampiezze complesse
Cm = Am + Bm ; Cm e = Ame
j j

+ Bm e

che conduce a

Cm sin = Am sin + Bm sin Cm cos = Am cos + Bm cos

Quadrando e sommando si ottiene la 3.4, mentre dividendo membro a membro si ha la 3.5. Derivare rispetto al tempo una grandezza sinusoidale significa, con la rappresentazione simbolica, moltiplicarla per j, ossia moltiplicare il modulo del vettore di fase per e ruotarlo di /2 in senso antiorario 2 . Al contrario lintegrazione, che comporta la divisione per j, produce, nel vettore di fase, la divisione per e la rotazione di /2 in senso orario. Si hanno pertanto le seguenti corrispondenze: d d S = ( j )S e quindi j 3.11 dt dt 1 1 dt S = dt 3.12 S e quindi j j Questo metodo di rappresentazione delle grandezze sinusoidali particolarmente vantaggioso perch consente di tradurre relazioni o equazioni differenziali lineari, tra i valori istantanei di funzioni seno e/o coseno, in equazioni algebriche tra le corrispondenti ampiezze complesse.

( )

3.5 Tensioni e correnti sinusoidali Indichiamo con v = Vm sint 3.13 e i = Im sin( t - ) 3.14 la tensione fornita da un generatore ad un circuito e la corrispondente intensit di corrente che si stabilisce. Consideriamo ora un elemento puramente ohmico (resistore) che sia attraversato dalla corrente i e calcoliamo lenergia che la suddetta corrente vi dissipa per effetto Joule nel tempo infinitesimo dt. Sar
dW = Ri 2 dt 3.15

che in un periodo diviene: W = R 0 i 2 dt poich per la definizione di valore efficace si ha


T

3.16

I2 =
risulta

1 T 2 i dt T 0

3.17

Moltiplicare per j un numero complesso significa aggiungere /2 alla sua fase. Infatti e

=j

23
W = RI 2 T 3.18

che rappresenta anche lenergia dissipata in R da una corrente costante di valore pari ad I. Questo risultato, che valido per qualunque corrente periodica e non necessariamente alternata, ci consente di chiarire il concetto di intensit efficace di una corrente periodica, che rappresenta, pertanto, lintensit di quella corrente costante che, attraversando una qualunque resistenza R, dissiperebbe, per effetto Joule in un periodo, la stessa energia che vi dissipa la corrente periodica considerata. Esaminiamo un circuito qualunque agli estremi del quale sia presente la tensione alternata 3.13 fornita da un generatore che eroga la corrente di cui alla 3.14. Nellintervallo di tempo dt lenergia ricevuta dal circuito data da dW = vidt 3.19 e la corrispondente potenza istantanea :

p=

dW = vi = Vm I msintsin ( t - ) dt

3.20

che in base alla 3.6 assume la forma:


p=

Vm Im cos cos(2 t )] = VI cos + sin 2 t [ 2 2

3.21

La potenza istantanea oscilla dunque, con ampiezza VI e frequenza doppia rispetto alla tensione, intorno al valor medio 3
Pa = VI cos 3.22

che chiamata potenza attiva, mentre il termine cos detto fattore di potenza. Lampiezza delle oscillazioni:
Papp = VI
3.23

detta potenza apparente e


Pr = VIsin
3.24

prende il nome di potenza reattiva. importante osservare che la potenza attiva sempre minore di quella apparente e coincide con essa solo se la corrente in fase con la tensione (=0). La potenza attiva rappresenta la frazione di potenza (positiva) effettivamente ceduta dal generatore al circuito e da esso dissipata, sotto forma di energia termica, per effetto Joule. Come si pu vedere in fig. 3.3, il solo caso in cui la potenza istantanea positiva, per lintero periodo, corrisponde a =0. In tutti gli altri casi esiste un intervallo di tempo, che pu essere anche di un semiperiodo, in cui, una parte di essa, viene restituita dal circuito al generatore. Come vedremo ci dovuto alla presenza, nel circuito, di componenti di tipo reattivo (capacit e induttanze) che immagazzinano energia senza dissiparne. Nei casi limite (=/2) lenergia viene resa integralmente al generatore.
3

La potenza istantanea la somma di due termini, dei quali il primo costante (VIcos) e il secondo, sinusoidale, ha valor medio nullo.

24

p i VIcos v VI

=/6

0 t

Fig. 3.3a (=/6)


v i VI p VI =0

0 t

Fig. 3.3b (=0)


v i p VI 0 t =/2

Fig. 3.3c (=/2) Fig. 3.3. Grafici della potenza istantanea per differenti valori della differenza di fase tra corrente e tensione.

25 3.6 Circuiti elementari in c.a. In questo paragrafo esamineremo il comportamento di circuiti elementari in condizioni di regime sinusoidale permanente. Per circuito elementare si intende un circuito in cui presente un solo tipo di elemento passivo; perci si parler di circuito puramente ohmico, puramente induttivo e puramente capacitivo 4 . Indichiamo con v = Vm sint e i = I msin(t - ) rispettivamente la tensione applicata ai capi di un generico elemento passivo e la corrispondente intensit di corrente di regime che lo attraversa. Le relazioni 1.3, 1.6 e1.9, che caratterizzano il tipo di elemento considerato, possono essere applicate ai loro valori istantanei. Si hanno i seguenti casi: 1) Elemento puramente ohmico
i R N

~
v

per la 1.3 (legge di Ohm) si ha

v = Vm sint = Ri

e quindi

i=

Vm sint R

Si conclude che in un elemento puramente ohmico, ai cui terminali sia presente una tensione sinusoidale, anche la corrente sinusoidale, in fase e oscilla con la stessa frequenza della tensione con ampiezza: V V Im = m ; ossia con i valori efficaci I = R R

Vm Im =V m /R
Con la notazione simbolica si avrebbe:

V = RI ; che del tipo

V = ZI

3.25

con Z = R

Z un operatore che trasforma una corrente in una tensione e pertanto, come visto nel Cap. I, individua un particolare elemento circuitale. Per un elemento puramente ohmico una quantit reale e rappresenta, come per le correnti costanti, la resistenza di quellelemento. In seguito avremo modo di vedere che per gli altri elementi (capacit e induttanza) una quantit immaginaria. La particolare espressione che assume , in ogni caso, caratteristica dellelemento considerato ed definita attraverso il rapporto fra tensione e corrente. Qualora si considerino elementi reali non approssimabili ai rispettivi ideali, o quando si abbiano pi

Questi casi, ovviamente, sono ideali, ma spesso possibile, anche nei problemi pratici, utilizzare questo tipo di approccio. Del resto, da un punto di vista strettamente sperimentale, un elemento reale pu essere approssimato al corrispondente ideale se ci comporta un errore trascurabile.

26 elementi in serie e/o parallelo, Z in generale una quantit complessa e prende il nome di impedenza complessa, il suo modulo, Z, impedenza. Essendo =0, per la potenza istantanea si ha p = vi = VI (1 cos2t ) La potenza reattiva nulla (sin=0), mentre la potenza attiva coincide con quella apparente e assume il valore V2 Pa = VI cos = VI = Papp = = RI 2 R Il resistore dissipa totalmente, per effetto Joule, lenergia fornita dal generatore. 2) Elemento puramente induttivo
M i L N

~
v

In base alle 1.9 si ha per i valori istantanei della tensione e della corrente:

v=L

di dt

i=

1 vdt L

3.26 cio 3.27

e quindi i = Im = Vm L

1 V Vm sintdt = m sin t L L 2 V o I= e = L 2

Pertanto in un elemento puramente induttivo, ai cui terminali sia presente una tensione sinusoidale, anche la corrente sinusoidale, oscilla con la stessa frequenza, in ritardo di fase di /2 ed ha ampiezza e valore efficace dati dalle relazioni 3.27. Con il metodo grafico il vettore rappresentativo della corrente si ottiene da quello della tensione ruotandolo di /2 in senso orario e dividendo il modulo per L. Viceversa, quello della tensione si pu ottenere dal vettore rappresentativo della corrente ruotandolo di /2 in senso antiorario e moltiplicando il modulo per L (vedi Fig. 3.4).
V m = L m Vm

/2 /2
Im Vm L

Im =

Fig. 3.4. Vettori rappresentativi della tensione e della corrente per un elemento puramente induttivo.

27 Dalla prima delle 3.26 (o dalle1.9) si ha che {Z } = L scriveremmo: V=L dI dt cio V = jLI = jXL I dove X L = L

d quindi con la notazione simbolica dt

In forma pi generale V = Z I , con Z = jXL . Il termine XL=L prende il nome di reattanza magnetica o induttiva. Per quanto riguarda la potenza istantanea si ha che =/2, cos=0 e sin=1, quindi:
p = vi = VIsin 2t .

La potenza attiva nulla e la potenza apparente coincide con quella reattiva


Pr = VIsin = VI = Papp =

V2 = XL I 2 XL

Dunque la potenza istantanea oscilla con frequenza doppia, rispetto alla tensione e alla corrente, intorno ad un valor medio nullo. Linduttore, in un quarto di periodo (della 1 2 tensione), accumula energia, sotto forma di energia potenziale magnetica WL = LIm , (1.11 2 per i=Im) e la restituisce integralmente al generatore nel quarto di periodo successivo. 3) Elemento puramente capacitivo
C M i N

~
v

Le 1.6 del Cap. I danno per i valori istantanei della tensione e della corrente:

dv = CVm cos t = CVm sin( t + ) dt 2 e I = CV quindi Im = CVm i =C

3.28

In un elemento puramente capacitivo, ai cui terminali sia presente una tensione sinusoidale, anche la corrente sinusoidale, oscilla con la stessa frequenza, in anticipo di fase di /2 ed
Im = CVm Im

/2 /2
Vm Im C

Vm =

ha ampiezza e valore efficace dati dalle relazioni 3.28. Con il metodo grafico il vettore

28 rappresentativo della corrente si ottiene da quello della tensione ruotandolo di /2 in senso antiorario e moltiplicando il modulo per C. Viceversa, quello della tensione si pu ottenere dal vettore rappresentativo della corrente ruotandolo di /2 in senso orario e dividendo il modulo per C. Con la notazione complessa si ha:
I=C dV = jCV dt cio V= I j C

= jX C I

con

XC =

1 C

In forma pi generale V = Z I , con Z = jXC = j

di reattanza capacitiva. Per quanto riguarda la potenza istantanea si ha che =-/2, cos=0 e sin=-1, quindi: p = vi = VIsin 2 t La potenza attiva nulla e la potenza apparente coincide con quella reattiva V2 Pr = VIsin = VI = Papp = = XC I 2 XC Anche in questo caso la potenza istantanea oscilla con frequenza doppia, rispetto alla tensione e alla corrente, intorno ad un valor medio nullo. Il capacitore, nel primo quarto di 1 2 periodo, accumula energia, sotto forma di energia potenziale elettrostatica WC = CVm , e la 2 restituisce integralmente al generatore nel quarto di periodo successivo.
3.7 Circuito con resistenza, induttanza e capacit in serie (RLC)

1 . Il termine XC=1/C prende il nome C

Come per i circuiti elementari indichiamo con v = Vm sint la tensione applicata da un generatore di f.e.m. sinusoidale ad un circuito formato da una resistenza R in serie con un induttore L e un condensatore C. Si vuole determinare lampiezza e la fase dellintensit di corrente i = Im sin(t ) che circola nel circuito in condizioni di regime permanente. Si suppone che gli elementi circuitali siano ideali e quindi che la tensione ai morsetti del generatore non dipenda dalla corrente erogata.

R C

~ v
L

Fig. 3.5 Circuito RLC Applicando ai valori istantanei di tensione e corrente la legge di Ohm si ha:

v=L

di di q + Ri + vC = L + Ri + dt dt C

3.29

29

essendo q la carica e vC la caduta di tensione presente sulle armature del condensatore allistante t. Se i la corrente che nello stesso istante attraversa il condensatore risulta:
i= dv dq =C C dt dt e q = idt

La 3.29 diviene pertanto:

di 1 + idt 3.30 dt C d 1 Loperatore integro-differenziale {Z } = R + L + dt prende il nome di operatore di dt C impedenza e ha la rappresentazione complessa v = Ri + L
1 = R + jX Z = R + j L C 3.31

che, come detto in precedenza dipende solo dalle caratteristiche del circuito ed definito dal V rapporto tra le ampiezze complesse della tensione e della corrente (V = Z I ). I 1 sono, rispettivamente, la resistenza e la reattanza del Dalla 3.31, in cui R e X = L C circuito ai capi del generatore, si ricavano facilmente il modulo dellimpedenza e lo sfasamento fra tensione e corrente. Si ha:
2 1 R2 + L C

Z=

= arg Z = arctg

L R

1 C

3.32

Le 3.32 si possono ottenere anche con il metodo vettoriale. Nella fig. 3.6 OA il vettore rappresentativo della corrente. Il vettore OB , che rappresenta la caduta di tensione ai capi della resistenza, ha modulo RIm ed parallelo ad OA .
C I m / C LI m D Vm Im A RI m B

Fig. 3.6 La caduta di tensione ai capi dellinduttanza rappresentata dal vettore BC , che ha modulo LIm ed in anticipo di fase di /2, mentre la caduta di tensione sul condensatore

30

Im e in ritardo di fase di /2. Il vettore C risultante OD , di modulo Vm , rappresenta la tensione impressa dal generatore. Dal triangolo OBD si ottiene: 1 2 L 1 C = ZI m Vm = Im R 2 + L e tg = 3.33 C R
rappresentata dal vettore CD avente modulo In accordo con quanto trovato precedentemente. Il problema pu essere risolto anche per via analitica a partire dallequazione 3.29, che derivata rispetto al tempo diviene: dv d 2i di i =L 2 +R + dt dt dt C 3.34

La soluzione della 3.34 data da una combinazione lineare di un suo integrale particolare e dellintegrale generale dellomogenea associata. Questultimo rappresenta il regime transitorio e tende rapidamente ad annullarsi (asintoticamente o con oscillazioni smorzate). Poich stiamo considerando condizioni di regime permanente cercheremo soluzioni del tipo i = Im sin(t ) , verificando per quali valori di Im e soddisfano la 3.34. Si ha dunque:
1 Im sin(t ) C 1 Vm cos t = Im R cos(t ) L sin(t ) C

Vm cost = L 2 Im sin(t ) + R Im cos(t ) +

Sviluppando al secondo membro i termini in seno e coseno uguagliando i coefficienti di sin t e cos t si ottengono le due relazioni seguenti:
1 sin Vm = Im R cos + L C
3.35

1 cos 0 = Im Rsin L C

3.36

Quadrando e sommando membro a membro si ha la prima delle 3.33, mentre dalla 3.36 si trova subito la seconda. In conclusione, in condizioni di regime stazionario, in un circuito costituito da una resistenza, una induttanza e una capacit in serie, alimentati da una f.e.m. sinusoidale v = Vm sint , la corrente del tipo i = Im sin(t ) con Im e dati rispettivamente da: Vm 1 2 R + L C
2

Im =

tg =

L R

1 C

Come si vede, lampiezza della corrente e lo sfasamento dipendono, oltre che dai valori di R, L e C, anche dalla pulsazione . Sar quindi interessante studiare la variazione di questi parametri al variare di .

31 La corrente tende ad annullarsi sia per 0 sia per , mentre massima per:
2 1 L =0 C

cio per

=0 =

1 LC

3.37

In questa particolare condizione il circuito in risonanza e 0 detta pulsazione propria del circuito o pulsazione di risonanza. Per =0 tg=0 e la corrente in fase con la tensione, mentre per 0 e per , tende a /2 e +/2 rispettivamente. Generalmente si fa riferimento alla curva di risonanza normalizzata, definita dalla: P( ) =
2 Im ( ) = 2 Im ( 0 )

R2
2 1 R + L C 2

3.38

che assume il valore massimo P()=1 per =0. Il circuito risonante un circuito selettivo, nel senso che favorisce il passaggio di correnti di pulsazione uguale o prossima a 0, mentre per correnti con pulsazione abbastanza diversa lampiezza si riduce progressivamente al crescere dello scarto 0. Il circuito tanto pi selettivo quanto pi acuta la risonanza, cio quanto minore sar lo scarto necessario a produrre una data riduzione dellampiezza della corrente a parit di tensione impressa dal generatore. Per convenzione si definisce larghezza della curva la differenza = 2 1 tra i valori delle due pulsazioni in corrispondenza delle quali si ha P( ) = 1/ 2 . Si definisce, inoltre, fattore di qualit del circuito il rapporto:

Q=

fra la pulsazione propria e la larghezza della risonanza. Ovviamente, valori elevati di Q sono caratteristici dei circuiti molto selettivi. 2 e 1 sono le soluzioni dellequazione P( ) = 1/ 2 che, in base alla 3.38 si scrive: R2 1 R + L C
2 2

3.39

1 2

cio

1 1 1 1 + 2 L C R
2

1 2

e quindi

1 1 2 L =1 C R2 Risolvendo la 3.39 si trova

3.40

= 2 1 =

R L

Q=

1 0 L 0 = = RC 0 R

Si vede che al decrescere di R si riduce la larghezza della curva, il fattore di qualit aumenta e il circuito diviene pi selettivo. Al limite, per R0 (circuito LC) si ha che, in risonanza, la corrente tende ad infinito, mentre la larghezza della curva tende a zero.

32 Il fattore di qualit anche chiamato coefficiente di sovratensione poich, in risonanza, ai capi dellinduttanza e della capacit sono presenti, rispettivamente, le cadute di tensione:

VL = 0 LIm ( 0 ) = 0 L

Vm = QVm R

VC =

Im ( 0 )

0C

1 Vm = QVm 0C R

che hanno lo stesso valore e valgono Q volte lampiezza della tensione erogata dal generatore. Valori usuali di Q sono compresi in un intervallo che va da qualche decina a qualche centinaio, per cui possibile avere, ai capi delle induttanze e dei condensatori, cadute di tensione relativamente elevate con piccole f.e.m.

Fig.3.7. Curva di risonanza per differenti valori di R. In fig. 3.7 sono riportate, per gli stessi valori di L e C, le curve di risonanza per differenti valori di R. In ascisse sono riportati i valori, normalizzati rispetto a 0, delle pulsazioni, mentre in ordinate, per meglio evidenziare la diversa acutezza 5 delle curve, riportata lampiezza della corrente. Gli intervalli contrassegnati dalle frecce indicano la larghezza delle curve.

Le curve normalizzate, cio le P(), avrebbero tutte la stessa altezza.

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