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Interpretazione dei Dati Macroeconomici

Americani
BEIGE BOOK

FONTE : Federal Reserve

PUBBLICAZIONE: Otto volte l'anno, due settimane prima di ogni riunione del FOMC,
il comitato esecutivo della Fed.

IMPORTANZA: Media-Elevata.

Spesso il Beige Book è la base del dibattito sulla futura politica monetaria della Fed.

È utilizzato per informare i membri del FOMC sui cambiamenti dell'economia


avvenuti nel periodo che intercorre tra due incontri dell'organo della Fed, ma è in
realtà diretto a un pubblico molto più vasto che comprende analisti, banche ed
investitori.

DESCRIZIONE: Conosciuto come "Beige Book", è invece definito formalmente come il


"Summary of Commentary on Current Economic Conditions by Federal Reserve
District".

Il Beige Book è un documento pubblicato periodicamente per riassumere lo stato di


salute dell'economia statunitense, con un occhio particolarmente attento
all'andamento dei consumi e alle condizioni del mercato del lavoro.

Le notizie in esso contenute sono relative ai 12 distretti in cui opera il sistema della
Federal Reserve: ciascuna banca del sistema federale, infatti, invia le informazioni
riferibili al proprio distretto e necessarie alla compilazione del report, che poi verrà
completato e corredato con una serie di interviste ad economisti ed esperti di
settore.

Il Beige Book, pubblicato approssimativamente due settimane prima del meeting del
FOMC, è anche l'unico "book" accessibile al pubblico.

Gli altri due, conosciuti come "Green Book" e "Blue Book" vengono forniti
privatamente ai singoli membri del FOMC, per informare questi ultimi sulle stime
della Federal Reserve sull'economia e sulle possibili alternative nella politica
monetaria.
Il Beige Book viene elaborato dal 1970, il suo primo rilascio al pubblico risale al 1983.

In precedenza anche il Beige Book era considerato un documento "privato".

CHICAGO PMI

(INDICE DEI DIRETTORI D'ACQUISTO DELL'AREA DI CHICAGO)

FONTE:National Association of Purchasing Management (NAPM) di Chicago

PUBBLICAZIONE: Mensile, ultimo giorno delmese cui si riferisce, alle ore 8:45 CT
(15:45 ora italiana)

IMPORTANZA: Media.

Questo indicatore, assieme al Philadelphia Fed Index, puòessere di un certo aiuto


nella previsione del PurchasingManagers’ Index e dell’ISM manifatturiero, a causa
della sua tempestività e del fatto che rappresenta una buona porzione delle attività
manifatturiere nazionali.

E’ in grado di percepire l’andamento del ciclo economico.

Particolare attenzione viene riservata alla componente relativa ai prezzi pagati, per
analizzare l’andamento dell’inflazione a livello nazionale ed a quella dei nuovi ordini
e degli ordini in arretrato, per comprendere lo stato di salute dell’attività produttiva.

DESCRIZIONE: Il PMI (Purchasing Managers’ Index) di Chicago è un indice regionale


che scaturisce da un’indagine condotta sui direttori d’acquisto di 200 aziende del
settore manifatturiero della zona di Chicago, per testare le opinioni degli stessi
sull’andamento del comparto.

L’indice in questione risulta composto da sette sotto indici: produzione,


occupazione, tempi di consegna dei fornitori, scorte,ordini in arretrato, prezzi pagati
dalle aziende, nuovi ordini.

Un valore del PMI superiore ai 50 punti indica un’economia in espansione mentre un


valore inferiore rappresenta una fase di contrazione economica.

Il PMI viene calcolato su base mensile ed a tre mesi.


Quest’ultima rilevazione viene ritenuta più efficace per analizzare il trend, in quanto
quella su mese potrebbe risultare essere troppo volatile.

Per comprendere meglio lo stato di salute del settore manifatturiero americano è


stata introdotta, a partire dagli anni ‘70, la “Buying Policy “, ossia una serie di dati
mensili sui tempi d’approvvigionamento dei materiali da produzione, delle scorte
MRO (Maintenance, Repair and Operating) e dei beni strumentali.

CONSUMER CONFIDENCE INDEX

(INDICE FIDUCIA CONSUMATORI DEL CONFERENCE BOARD)

FONTE: Conference Board (www.conference-board.org)

PUBBLICAZIONE: Mensile.

L’ultimo martedì di ogni mese alle ore 10:00 ET (16:00 ora italiana).

Si riferisce al mese in cui viene pubblicato.

IMPORTANZA: Media.

L’indice ha un impatto moderato sul mercato.

Nonostante si tratti del principale strumento di misurazione del grado di fiducia dei
consumatori statunitensi negli ultimi anni tale indicatore ha perso importanza a
vantaggio di altre statistiche elaborate negli ambienti accademici.

DESCRIZIONE: L’indice della fiducia dei consumatori del Conference Board,


un’organizzazione indipendente e senza scopo di lucro che si occupa di organizzare
riunioni e condurre ricerche di carattere economico finanziario, si basa su un
campione rappresentativo di 5.000 persone.

L’indicatore è il frutto dei risultati di un sondaggio mensile condotto per il


Conference Board da TNS, una delle più importanti società di ricerca del mondo.
Il dato è principalmente influenzato dal previsto potere d’acquisto dei compratori
per il semestre successivo; ne consegue che il rapporto che si viene a creare tra
l’indice e la capacità di spendita è molto forte: quando l’indice assume dei valori
elevati i consumatori tenderanno ad accrescere i propri acquisti; quando, al
contrario, l’indice assumerà dei bassi valori, tendenzialmente i consumi saranno
portati in diminuzione.

Tuttavia bisogna affermare che in realtà il sistema di variabili che influenzano i


risultati del Consumer Confidence Index sono molteplici: citiamo, ad esempio, le
condizioni contrattuali (commerciali e non solo), i rapporti di lavoro e le retribuzioni.

Alcuni economisti criticano il fatto che l’indice del Conference Board si basi sulle
aspettative dei consumatori sui prossimi sei mesi.

Questo lasso di tempo sarebbe troppo breve e renderebbe l’indicatore


estremamente volatile.

Un altro punto di critica è la debole connessione dell’indice con le spese delle


famiglie. Per questi motivi molti esperti considerano più affidabile il dato sulla
fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan.

FOMC MINUTES

FONTE: Federal Reserve

PUBBLICAZIONE: I verbali del FOMC (Federal Open Market Committee) vengono


pubblicati poche settimane dopo la riunione del sopracitato organo della Fed.

Di norma tale diffusione avviene entro la terza settimana dal meeting del FOMC, con
divulgazione al pubblico attraverso il sito internet
http://www.federalreserve.gov/fomc

IMPORTANZA: Medio-alta.

I verbali del FOMC contribuiscono a rendere pubblici i processi decisionali del


comitato esecutivo della Fed in materia di politica monetaria.
Grazie ai verbali si può avere un quadro sull’opinione della Fed riguardo lo sviluppo
economico nazionale ed internazionale.

La loro importanza è quindi tradizionalmente piuttosto elevata: gli investitori sono


particolarmente attenti ai punti chiave all’ordine del giorno nelle riunioni del FOMC
per cercare di ricevere delle indicazioni sul possibile futuro andamento dei tassi di
interesse. Tuttavia, siccome i verbali del FOMC vengono pubblicati tre settimane
dopo gli incontri dell’organo Fed, spesso i mercati scavalcano gli stessi minutes e
anticipano – non sempre con la dovuta precisione – i contenuti delle informazioni
diffuse nei documenti di sintesi.

DESCRIZIONE: Dal 2005, anno della loro prima pubblicazione, i FOMC Minutes
(Minutes of the Federal Open Market Committee) costituiscono dei documenti di
sintesi che riproducono i risultati degli incontri del FOMC, solitamente tenuti negli
uffici del Board of Governors a Washington D.C. Partecipano a tali meeting, oltre ai
membri del Board, anche i Presidenti e i Vice Presidenti delle varie banche del
sistema federale e i direttori delle singole divisioni del Board (Supervisione e
regolamentazione degli istituti di credito, Affari monetari, Ricerche e statistiche,
Sistemi di pagamento).

I documenti hanno la forma e la struttura di un verbale, all’interno del quale sono


elencati i vari punti all’ordine del giorno e l’esito delle votazioni nei diversi ambiti:
tra questi particolare importanza ed evidente preponderanza rivestono le
discussioni in materia di politica monetaria.

Fase finale dei colloqui sono le votazioni: trattandosi di pareri necessariamente


palesi e non segreti, i verbali contengono le generalità di coloro che hanno
manifestato la propria volontà in senso favorevole o contrario all’oggetto del
dibattito.

L’ultima parte dei minutes è dedicata ordinariamente alla fissazione del successivo
incontro del FOMC
ISM MANIFATTURIERO

FONTE: ISM - Institute for Supply Management (ex NAPM - National Association of
Purchasing Management)

PUBBLICAZIONE: mensile, il primo giorno feriale del mese successivo a quello cui si
riferisce alle ore 10:00 ET (16.00 ora italiana)

IMPORTANZA: Alta.

E’ il rapporto più importante per il settore manifatturiero statunitense, in quanto è a


carattere nazionale ed è molto affidabile.

I mercati finanziari reagiscono soprattutto ai cambiamenti inattesi dell'indice.

Tra le varie componenti, viene particolarmente osservata quella sui prezzi pagati, in
quanto risulta un buon indicatore delle pressioni inflazionistiche.

Rilevante anche la componente dei nuovi ordini in quanto sinonimo di


crescita/rallentamento dell’economia nell’immediato futuro.

DESCRIZIONE: L’ISM manifatturiero è un report nazionale che serve per valutare lo


stato di salute del settore manifatturiero statunitense.

Si basa su un’indagine svolta tra i direttori d’acquisto di circa 300 aziende industriali
del Paese, che rispondono ad un questionario in modo anonimo e confidenziale, per
riportare fatti e non opinioni sui cambiamenti registratisi rispetto al mese
precedente.

Il PMI (Purchasing Managers' Index), ossia il principale indicatore dell’indice ISM


manifatturiero, viene calcolato in punti percentuali come media ponderata di 5
sottoindici: nuovi ordini (30%), produzione (25%), occupazione (20%), spedizioni
(15%) e scorte di magazzino (10%).
Un livello di quest’ultimo indicatore inferiore a 50 segnala una contrazione
dell'economia manifatturiera mentre un livello superiore indica una crescita.

Quando il PMI si attesta sopra i 41,9 punti percentuali per un determinato lasso di
tempo, vuol dire che l’intera economia o il prodotto interno lordo è in espansione e
viceversa.

Più l’indice PMI si avvicina ai 50 punti percentuali tanto più forte sarà l’espansione
mentre più si allontana dai 41,9 punti tanto più intensa sarà la recessione.

Tra le altre componenti dell’ISM manifatturiero ci sono quella dei prezzi, delle
importazioni, delle esportazioni, delle scorte dei clienti e dell’accumulo di ordini.

Esiste anche un ISM non manifatturiero, che si basa su un sondaggio condotto


presso 300 aziende non operanti nel settore manifatturiero.

Eccetto per l’interruzione di quattro anni durante la Seconda Guerra Mondiale, il


report è stato pubblicato mensilmente dal 1931.

LEADING INDICATORS

(SUPERINDICE)

FONTE: Conference Board degli Stati Uniti

PUBBLICAZIONE: Mensile, a metà mese e relativamente al mese precedente, alle


10:00 ET (16.00 ora italiana)

IMPORTANZA: Bassa.

E’ un indice estremamente prevedibile e di scarso impatto sul mercato, poiché


risulta composto da una serie di indicatori dell’attività economica diffusi in
precedenza.
In passato ha anticipato correttamente diverse recessioni, ma la sua capacità
previsionale non è perfetta. Spesso, infatti, ha fornito falsi segnali.

DESCRIZIONE: Il superindice, rappresenta un valore aggregato e ponderato di dieci


diversi indicatori economici (i “Leading Indicators”), già annunciati in precedenza.

Scendendo nel dettaglio si tratta dei nuovi ordini, della media settimanale dei sussidi
alla disoccupazione, dell’offerta di moneta M2 ( massa monetaria ), dei nuovi
cantieri e permessi edilizi, dello spread tra titoli di Stato a 10 anni ed il tasso di
finanziamento delle banche, dell’indice NAPM, della media settimanale delle ore
lavorate nel settore manifatturiero, dell’indice sulle attese dei consumatori, dei
prezzi delle azioni dell’S&P500 e dei nuovi ordini manifatturieri per merci particolari.

E’ un indicatore utile per comprendere lo scenario economico futuro ed in grado di


anticipare le svolte del ciclo.

Quando l'indice si sposta verso il basso ci si attende un deterioramento della


congiuntura mentre se si sposta verso l’alto potrebbe verificarsi un recupero per il
sistema economico. Dopo tre mesi consecutivi di declino del superindice è probabile
che l’economia entri in recessione.

Un rialzo del superindice fa reagire positivamente il mercato azionario, giacché


indica un futuro incremento dei profitti delle imprese, mentre un suo ribasso tende
a favorire il mercato obbligazionario.

Il dato include altri due indici, quello coincidente (coincident index) e quello differito
(lagging index), che servono per avere un’idea più chiara sulla situazione economica
del paese.

Il primo, calcolato su quattro indicatori (occupazione settore non agricolo, redditi


personali al netto dei trasferimenti, produzione industriale, vendite del settore
manifatturiero) rappresenta un buon anticipatore della crescita o del rallentamento
del prodotto interno lordo mentre il secondo, calcolato su sette indicatori (durata
media del periodo di disoccupazione, media del “prime rate”, ratio scorte/vendite,
acquisti rateali sulla base del reddito percepito, variazione del costo di lavoro per
unità prodotta, prezzi al consumo per i servizi, prestiti commerciali ed industriali)
valuta la situazione interna dell’economia ed i suoi sviluppi.
La diffusione del superindice avviene dal 1959.

NY EMPIRE STATE INDEX

FONTE: Federal Reserve Bank of New York

PUBBLICAZIONE: Mensile, attorno alla metà di ogni mese alle 8:30 ET (14.30 ora
italiana)

IMPORTANZA: Media.

Si tratta di una rilevazione utile soprattutto per elaborare stime su due rilevanti dati
macroeconomici Usa relativi all’attività manifatturiera, ossia il Purchasing Managers’
Index e l’ISM manifatturiero.

DESCRIZIONE: Il NY Empire State Index è un indice regionale elaborato dalla Federal


Reserve Bank di New York, che misura le condizioni del settore manifatturiero nello
Stato di New York, ossia di una tra le più popolose aree degli Stati Uniti.

Nel dettaglio, si tratta dell’elaborazione di un questionario inviato il primo giorno di


ogni mese sempre agli stessi 200 dirigenti di industrie manifatturiere, per rilevare i
cambiamenti registratisi rispetto al mese precedente.

I dirigenti, inoltre, indicano quali saranno le prospettive per i prossimi sei mesi.

L’indice generale, ossia quello che riguarda l’andamento del settore nel suo
complesso, non è il frutto di una media di altri indicatori, bensì il risultato di uno
specifico questionario.

Esistono altri otto indici, relativi ai nuovi ordini, alle spedizioni, ai prezzi pagati, ai
prezzi ricevuti, all’occupazione, agli ordini inevasi, ai tempi di consegna, ed alla
durata media della settimana lavorativa.
Un livello degli indici superiore/inferiore allo 0 indica che la maggior parte delle
compagnie riportano miglioramenti/peggioramenti delle condizioni.

Tutti gli indicatori sono destagionalizzati.

La diffusione del report è iniziata ad aprile del 2002, anche se l’archivio dati parte da
luglio 2001.

ORDINATIVI ALL'INDUSTRIA

FONTE: Dipartimento del Commercio

PUBBLICAZIONE: Mensile, primo giorno del mese relativamente a due mesi prima,
alle ore 10:00 ET (16:00 ora italiana).

IMPORTANZA: Bassa.

I dati pubblicati da questa indagine sono in parte già conosciuti prima della sua
diffusione, in quanto gli ordini di beni durevoli, che pesano sull’indice per il 54%
circa, vengono diffusi una settimana prima.

La componente relativa alle scorte all’industria viene monitorata con particolare


attenzione dagli operatori, ai fini del calcolo delle stime per il prodotto interno lordo
nazionale.

Il mercato guarda con particolare attenzione anche alla revisione degli ordini di beni
durevoli.

DESCRIZIONE: La statistica sugli ordinativi all’industria (Factory orders) è composta


da una componente sugli ordini di beni durevoli, diffusa generalmente una
settimana prima sempre dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, e da una
componente riguardante i beni non durevoli, o di consumo (es. cibo, tabacco,
benzina).
Questo dato serve per comprendere, in modo più completo, le condizioni
economiche del settore manifatturiero nazionale per i mesi a venire.

All’interno dell’indagine hanno una certa rilevanza i nuovi ordini, gli ordini inevasi, le
spedizioni e le scorte, tutti dati espressi in dollari.

Il mercato azionario solitamente accoglie positivamente una crescita degli ordini, in


quanto rappresentano un incremento dell’operatività delle imprese e quindi dei
profitti.

ORDINI BENI DUREVOLI


(DURABLE ORDERS)

FONTE: Census Bureau of the Department of Commerce

PUBBLICAZIONE: mensile, tre settimane circa dal mese cui si riferisce, alle ore 8:30
ET (14:30 ora italiana)

IMPORTANZA: alta.

Questa statistica è molto importante poiché attraverso la variazione mensile dei


nuovi ordini alla manifattura si può ottenere una buona indicazione sullo stato di
salute dell’industria, in quanto la maggior parte della produzione industriale è fatta
su ordinazione.

Rilevanti i valori al netto del settore difesa e trasporti, vista la volatilità degli ordini
in questi comparti.

Da segnalare che questo dato non tiene conto delle merci non durevoli, che
rappresentano una buona parte della spesa dei consumatori.

Il livello delle scorte, specialmente se combinato con quello delle spedizioni, viene
utilizzato per monitorare il ciclo economico.
DESCRIZIONE: La statistica sugli ordini dei beni durevoli fa parte di un’indagine più
complessa definita M3 (Manufacturers’ Shipments, Inventories, and Orders).

Si tratta di un’analisi mensile svolta dal Dipartimento del Commercio americano,


atta a valutare le condizioni economiche presenti e future del settore manifatturiero
nazionale.

L’indagine viene condotta su 4.200 aziende localizzate negli Stati Uniti, escludendo
le sussidiarie all’estero, raggruppate in 89 categorie industriali.

Scendendo nel dettaglio si tratta di imprese che effettuano $500 milioni o più di
spedizioni l’anno e di un campione di piccole società.

Per ogni gruppo industriale vengono considerati tre differenti aspetti: i nuovi ordini,
le spedizioni (shipments) e gli ordini inevasi (unfilled orders).

Tutti i dati sono espressi in migliaia di dollari. L’indice più importante all’interno
dell’indagine M3 è quello relativo agli ordini di beni durevoli, ossia agli ordini arrivati
ai produttori domestici per la consegna immediata o futura delle merci.

E’ bene specificare che con il termine beni durevoli si indicano quei prodotti
industriali che non sono soggetti ad un rapido consumo e che quindi possono essere
utilizzati più di una volta.

Sono inclusi quindi i beni intermedi, i macchinari, le attrezzature industriali e quei


beni destinati al consumo finale come mobili, auto, TV, frigoriferi, ecc.

Quando gli ordini di beni durevoli risultano in crescita vuol dire che l’economia si sta
rafforzando e viceversa.

Per avere una visione più accurata dello stato di salute dell’economia manifatturiera
è preferibile guardare agli ordini di beni durevoli al netto dei settori più volatili,
come quello della difesa e dei trasporti.
PERMESSI DI COSTRUZIONE

(BUILDING PERMITS)

FONTE: Census Bureau of the Department of Commerce

PUBBLICAZIONE: mensile, attorno al 16 di ogni mese, alle ore 8:30 ET (14:30 ora
italiana). Si riferisce al mese precedente.

IMPORTANZA: Media.

Questa indagine permette di avere delle indicazioni sulla possibile evoluzione del
settore immobiliare nazionale e di conseguenza sulla fiducia dei consumatori e sulla
spesa per consumi.

DESCRIZIONE: Il dato sui permessi di costruzione viene diffuso dal Census Bureau of
the Department of Commerce assieme ad altri rilevanti statistiche sul mercato
immobiliare americano, come quella relativa alla costruzione di nuove abitazioni.

Si tratta di un dato importante per interpretare gli sviluppi futuri del settore edile, in
quanto la maggior parte dei permessi ottenuti si traduce in un inizio di costruzione
di unità abitative private nei tre mesi successivi.

I dati utili per questa statistica vengono reperiti telefonicamente o personalmente


attraverso l’intervista di 10.000 costruttori tra 15.000 aziende selezionate.

Nell’indagine i permessi di costruzione vengono forniti sia a livello nazionale che


distinti sulla base di quattro regioni: Northeast, Midwest, South, West.
PHILADELPHIA FED INDEX

FONTE: FederalReserve Bank of Philadelphia

PUBBLICAZIONE: Mensile, il 3° giovedìdel mese alle 10:00 ET (16.00 ora italiana)

IMPORTANZA:Media.

Si tratta del primo dato manifatturiero che viene diffuso relativamente al mese cui si
riferisce.

E’ quindi un anticipatore del PurchasingManagers’ Index e dell’ISM manifatturiero.

E’ in grado di cogliere tempestivamente i cambiamenti delle condizioni generali


dell’attività manifatturiera e di conseguenza delle spese per consumi.

Tra le sue componenti, quella sui prezzi pagati rappresenta un buon indicatore
dell'inflazione futura mentre quella sull’occupazione segnala i cambiamenti nel
mercato del lavoro.

DESCRIZIONE:IlPhiladelphia Fed Index è un indicatore regionale che misura le


condizioni correnti del settore manifatturiero all’interno del distretto di
Philadelphia, ossia il terzo più ampio di tutti gli Stati Uniti. Nasce da un indagine
condotta dalla Fed di Philadelphia sulle condizioni generali di salute dell'economia e
delle imprese.

I partecipanti all’intervista devono indicare, secondo una propria valutazione, i


cambiamenti rispetto al mese precedente e le previsioni per i prossimi sei mesi.

L’indice generale segnala una crescita quando è sopra lo zero ed una contrazione
quando è sotto lo zero.

Ci sono poi varie componenti, come quella dei prezzi pagati, dei prezzi ricevuti,
dell’occupazione, delle ore lavorate, dei nuovi ordini e di quelli inevasi, dei tempi di
consegna e degli ordini di spedizione.
L’indagine è nata a maggio del 1968.

PREZZI AL CONSUMO
(CPI, CONSUMER PRICE INDEX)

FONTE: Dipartimento del Lavoro

PUBBLICAZIONE: Mensile, attorno al quindicesimo giorno successivo al mese cui si


riferisce, alle ore 8:30 ET (14:30 ora italiana)

IMPORTANZA: Alta.

Gli operatori sono molto attenti a questa statistica, poiché mostra le dinamiche
dell’inflazione ed anticipa, in qualche modo, le decisioni di politica monetaria della
Federal Reserve.

Il dato “core”, ossia quello depurato dalle componenti più volatili quali cibo ed
energia, è seguito con maggiore attenzione in quanto rappresenta il reale
cambiamento nei prezzi.

In genere gli economisti si focalizzano sulla variazione annuale del CPI.

DESCRIZIONE: L’indice dei prezzi al consumo misura l’andamento del costo della
vita, in base ad un paniere predefinito di beni e servizi destinati ai consumatori.

Si tratta di una statistica molto completa, che comprende diverse merci e servizi in
circa 87 aree territoriali statunitensi.

In particolare si osservano i cambiamenti di oltre 200 categorie, divise in 8 grandi


gruppi: cibo e bibite, casa, abbigliamento, trasporti, cure mediche, tempo libero,
educazione, energia.
Tutte le tasse direttamente associate con l’acquisto e l’uso dei beni del paniere,
sono incluse nell’indice, mentre sono escluse quelle non direttamente collegate
all'acquisto.

Il dato è calcolato per due gruppi distinti di persone: la popolazione urbana (CPI - U),
che rappresenta l’87% del totale degli americani, ed i salariati (CPI - W) pari a circa il
32% della popolazione.

I prezzi al consumo sono il miglior indicatore dell’inflazione, la cui variazione


comporta riflessi rilevanti sul costo del denaro.

Al crescere dell’inflazione, infatti, cresceranno i tassi d’interesse e viceversa.

Solitamente i mercati azionari si indeboliscono su un dato in rialzo oltre le attese


mentre gli operatori del mercato valutario reagiscono acquistando valuta nazionale,
poiché prevedono a breve un incremento del costo del denaro da parte delle
autorità monetarie.

La reazione può essere inversa, invece, nel caso in cui i timori per le pressioni
inflazionistiche siano così alti da minare la fiducia nella valuta.

Guardando il grafico notiamo subito la differenza esistente tra il CPI ed il CPI core (ex
alimentari ed energia), con il primo che mostra il reale andamento dell’inflazione
senza nascondere il trend sottostante.

Da segnalare che nell’ultimo periodo, ed in particolare a novembre del 2007, si è


registrata una forte accelerazione dei prezzi al consumo (+4,3% a/a), che si è riflessa
in un incremento dal 2,2% al 2,3% per il dato core
PREZZI ALLA PRODUZIONE
(PPI, PRODUCER PRICE INDEX)

FONTE: Dipartimento del Lavoro

PUBBLICAZIONE: Mensile, nella seconda settimana di ogni mese, alle ore 8:30 ET
(14:30 ora italiana). Si riferisce al mese precedente.

IMPORTANZA: Alta.

L’indice dei prezzi alla produzione viene attentamente monitorato dagli operatori
poiché è il primo indicatore dell’inflazione che viene diffuso ogni mese.

Attraverso questo dato si possono anticipare le pressioni sui prezzi, specialmente


osservando il core PPI, ossia l’indice depurato dalle componenti più volatili quali cibo
ed energia.

DESCRIZIONE: Questa dato misura la variazione nel tempo dei prezzi di un paniere di
beni destinati ai produttori nei diversi stadi del processo produttivo (prodotti grezzi,
beni intermedi, prodotti finiti).

Inizialmente l’indagine condotta dal Dipartimento del Commercio riguardava solo i


beni prodotti dal settore minerario e manifatturiero.

Successivamente sono stati raccolti anche i PPI relativi ai prodotti delle imprese
costruttrici, finanziarie, del commercio, del settore dei servizi e di altri comparti.

I prezzi alla produzione vengono elaborati sulla base dei dati ricevuti per email dal
BLS (Bureau of Labor Statistics ), in via confidenziale e volontaria da un campione
composto da industrie di varie dimensioni.

Ogni mese vengono diffusi oltre 8.000 prezzi di prodotti o gruppi di prodotti.

All’interno di questa indagine l'indicatore più significativo è quello dei prodotti finiti
(finished goods price index), ossia di quei beni già pronti per la vendita.
Le variazioni nei prezzi delle merci finite sono un indicatore utile per analizzare
l’andamento dei prezzi delle commodities mentre quelle nei prezzi delle merci
semilavorate e delle materie prime segnalano delle possibili pressioni
inflazionistiche.

Gli operatori, però, guardano con molta attenzione soprattutto al core PPI, l’indice al
netto delle componenti di cibo ed energia, solitamente soggette ad una forte
volatilità ed in grado di oscurare il trend sottostante.

Il core PPI è un altro indicatore dei prezzi al consumo, in quanto misura le variazioni
dei prezzi dalla prospettiva dei venditori, mentre il CPI (Consumer Price Index) le
misura dalla prospettiva degli acquirenti.

Solitamente un incremento dei prezzi alla produzione, specie se inatteso, viene


accolto negativamente dal mercato, in quanto si potrebbe tradurre in una crescita
del livello generale dei prezzi.

La moneta nazionale, invece, ne trae beneficio nel breve termine, poiché un PPI in
aumento conduce a tassi d’interesse più alti, mentre se questa situazione si protrae
nel tempo, i timori per le pressioni inflazionistiche potrebbero minare la fiducia del
mercato e portare ad effetti negativi anche sulla divisa del Paese.

RICHIESTE DI SUSSIDI ALLA DISOCCUPAZIONE


(JOBLESS CLAIMS)

FONTE: Dipartimento del Lavoro

PUBBLICAZIONE: Settimanale, ogni giovedì alle ore 8:30 ET (14:30 ora italiana). Il
dato si riferisce alla settimana finita il sabato precedente.

IMPORTANZA: Media.
E’ un anticipatore del più importante rapporto sul mercato del lavoro, che viene
diffuso mensilmente dal Bureau of Labour Statistics, ma è caratterizzato da
un’elevata volatilità.

Purtroppo questa statistica non presenta indicazioni dettagliate sui vari settori
industriali.

Le statistiche sulle richieste di sussidi alla disoccupazione sono osservate con una
certa attenzione dagli operatori in quanto forniscono delle buone informazioni i
sullo stato di salute dell’economia e sulla spesa per consumi.

DESCRIZIONE: La statistica sulle richieste di sussidi alla disoccupazione misura il


numero nazionale di nuove registrazioni per l’ottenimento dei benefici di
disoccupazione erogati dallo Stato.

Il periodo di riferimento è la settimana conclusasi il sabato precedente il giorno della


pubblicazione del report.

Tra le componenti più interessanti del rapporto ci sono le nuove richieste di sussidio,
la media mobile a quattro settimane ed i rinnovi o richieste continue.

Il primo dato è soggetto ad una forte volatilità, ecco perché spesso si guarda con
maggiore attenzione alla media mobile mensile.

Scendendo nel dettaglio, secondo la legge americana hanno diritto ai sussidi di


disoccupazione coloro che sono disoccupati non per loro colpa e che necessitano
dunque di una temporanea assistenza finanziaria.

Nella maggior parte dei casi non possono essere erogati benefici per oltre 26
settimane consecutive.

Questa statistica è utile per analizzare i potenziali cambiamenti delle condizioni del
mercato del lavoro, in quanto un incremento delle richieste di sussidio indica un
aumento dei licenziamenti e viceversa.

Solitamente una riduzione delle richieste di sussidio alla disoccupazione è accolta


favorevolmente dai mercati finanziari, poiché sta ad indicare che sono aumentate le
assunzioni mentre un incremento delle richieste tende a deprimere l’umore degli
investitori, poiché indica condizioni occupazionali in peggioramento e di
conseguenza un impatto negativo sui consumi e sull’economia. Sono considerati
movimenti significativi quelli relativi a cambiamenti di almeno 30.000 unità.

SALARIATI SETTORE NON AGRICOLO


(NON FARM PAYROLLS)

FONTE: Dipartimento del Lavoro (U.S. Department of Labor)

PUBBLICAZIONE: Mensile, il primo venerdì di ogni mese, alle ore 8:30 ET (14:30 ora
italiana). Si riferisce al mese precedente.

IMPORTANZA: Alta.

Gli operatori guardano con maggiore attenzione a questo dato anziché al tasso di
disoccupazione, in quanto caratterizzato da una differenziazione settoriale
(costruzioni, servizi, manifatturiero, minerario, etc) che lo rende molto più utile per
capire il trend nei diversi comparti economici.

DESCRIZIONE: Le buste paga del settore non agricolo sono la componente più
rilevante di un’indagine a più ampio spettro sul mercato del lavoro (Employment
Report), diffusa mensilmente dal Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del
Lavoro.

Questo report si suddivide in due indagini: la Household Survey (indagine familiare)


e l’Estabilishment Survey (indagine aziendale).

L’Employment Report comprende anche il tasso di disoccupazione, il numero degli


occupati e dei disoccupati, le retribuzioni ed il totale delle ore lavorate.
Il Dipartimento del Lavoro degli USA reperisce i dati utili per l’elaborazione del
report sugli occupati non agricoli attraverso un’indagine diversa da quella utilizzata
per il tasso di disoccupazione, ossia dalla Estabilishment Survey.

Si tratta di un campione composto da 375.000 attività economiche.

Questo dato misura i nuovi posti di lavoro creatisi o persi mensilmente a livello
nazionale dai lavoratori d’aziende non operanti nel settore agricolo, comprendendo
però il settore governativo.

Per avere un dato più significativo, quindi, bisognerà scorporare quest’ultima


componente.

Le distinzioni settoriali avvengono sulla base di queste macro-categorie: produzione


di beni, costruzioni, manifatture, servizi, commercio al dettaglio, tempo libero,
governo.

La forza di questo dato sta nella possibilità di analizzare per ciascun settore le
variazioni verificatesi nel mese, per osservare quale comparto sta guidando o
pesando sulla ripresa economica.

Un incremento del numero delle buste paga è accolto favorevolmente dal mercato,
specie se inatteso, in quanto indica un miglioramento dell’attività economica
nazionale.

Una contrazione degli occupati, invece, si riflette di norma in negativo sui mercati
azionari, in quanto indica un rallentamento dell’economia.

Dal grafico è possibile visualizzare l’andamento del totale degli occupati del settore
non agricolo nel corso degli ultimi dieci anni.

Il movimento mensile è tendenzialmente crescente, eccezion fatta per l’anno 2001


quando si è registrata una contrazione consistente degli occupati, a cui ha fatto
seguito un biennio piuttosto stabile attorno alla soglia dei 130 milioni di occupati.

Successivamente la crescita è ripresa, per giungere ad ottobre del 2007 oltre i 138
milioni di unità (+166.000 nuovi posti di lavoro rispetto al mese precedente).
SALARIO ORARIO MEDIO
(AVERAGE HOURLY EARNINGS)

FONTE: Dipartimento del Lavoro

PUBBLICAZIONE: Mensile, il primo venerdì di ogni mese, alle ore 8:30 ET (14:30 ora
italiana). Si riferisce al mese precedente.

IMPORTANZA: Alta.

Si tratta di un dato molto osservato dal mercato, poiché fornisce indicazioni utili per
capire l’andamento dell’inflazione.

DESCRIZIONE: Il dato sul salario orario medio fa parte di un’indagine più ampia,
condotta mensilmente dal Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del Lavoro e
chiamata Estabilishment Survey (indagine aziendale).

In questo rapporto, elaborato sulla base di un campione composto da 375.000


attività economiche, si analizzano le retribuzioni del comparto non agricolo ed il
totale delle ore lavorate.

Questa statistica viene diffusa anche sulla base dei diversi settori industriali
(manifattura, costruzioni, trasporti, ecc.), con annesse le ore di straordinario
effettuate.

I cambiamenti nei salari medi orari sono considerati molto importanti, poiché
possono anticipare possibili spinte inflazionistiche.

Un incremento dei salari medi orari sta ad indicare un maggiore stipendio per i
lavoratori del settore non agricolo e di conseguenza un aumento dell’inflazione, in
quanto i maggiori costi dell’azienda per le retribuzioni vengono caricati sul prezzo
finale del prodotto.

La Fed considera attentamente questo dato nel prendere le proprie decisioni di


politica monetaria.

Un inaspettato forte incremento dei salari viene di norma accolto negativamente dal
mercato perché implica un possibile rialzo del costo del denaro da parte della Fed al
fine di frenare le spinte inflazionistiche.

Il grafico sottostante mostra l’evoluzione dei salari medi orari negli ultimi dieci anni.

Le paghe sono cresciute dall’ottobre del 1997 all’ottobre di quest’anno da 12,66 a


17,55 dollari.

SCORTE DEI GROSSISTI


(WHOLESALE INVENTORIES)

FONTE: Census Bureau of the Department of Commerce

PUBBLICAZIONE: Mensile, nel quinto giorno lavorativo di ogni mese, alle ore 10:00
ET (16:00 ora italiana)

IMPORTANZA: Bassa.

Questo dato, soprattutto se rapportato all'andamento delle vendite, può fornire


importanti indicazioni sull'andamento dell'economia, ma difficilmente influenza il
mercato azionario, in quanto i dati relativi alle vendite al dettaglio ed alla
produzione manifatturiera sono già stati diffusi in precedenza.

Le scorte all'ingrosso, inoltre, risultano utili anche per calcolare il livello aggregato
delle scorte (scorte manifatturiere + scorte all'ingrosso + scorte al dettaglio),
solitamente utilizzato per elaborare una stima del prodotto interno lordo.
DESCRIZIONE: Il report sulle scorte dei grossisti viene pubblicato dal Dipartimento
del Commercio americano sei settimane dopo la chiusura del mese cui si riferisce.

Tale statistica include anche le vendite all'ingrosso e la ratio scorte/vendite.


L'indagine viene svolta su 4.500 aziende del settore ingrosso, con un campione
aggiornato ogni trimestre in base alla nascita ed alla cessazione di nuove attività.

Le società vengono divise relativamente alla tipologia di merce, alla quantità di


scorte ed all'importanza del proprio settore.

Le fabbriche inviano per posta i dati relativi ai volumi di vendite all'ingrosso ed alle
scorte in magazzino, con i valori espressi in dollari.

Le scorte all'ingrosso rappresentano lo step successivo alle scorte all'impresa, ciò


implica che quando i grossisti terminano le rimanenze si rivolgono nuovamente alle
imprese per ottenere i prodotti.

Tale dato viene utilizzato per effettuare previsioni sull'andamento del settore
manifatturiero mentre la comparazione tra scorte e vendite ci permette di avere
un'idea sul tasso di spesa corrente.

Un decremento delle scorte se accompagnato da un aumento delle vendite indica


un incremento dei consumi, mentre un rialzo delle scorte accompagnato da una
riduzione delle vendite ci porta a pensare ad un possibile rallentamento
dell'economia.

Se un'azienda ha molte scorte, infatti, non aumenterà la propria produzione fino a


che non avrà smaltito buona parte di queste. La diffusione del report avviene
mensilmente dal 1946
TASSO DI DISOCCUPAZIONE
(UNEMPLOYMENT RATE)

FONTE: Dipartimento del Lavoro

PUBBLICAZIONE: Mensile, il primo venerdì di ogni mese, alle ore 8:30 ET (14:30 ora
italiana). Si riferisce al mese precedente.

IMPORTANZA: Alta.

Gli operatori guardano con molta attenzione a questo dato, in quanto fornisce una
visione dello stato di salute dell’intera economia nazionale e dei consumi personali.

I mercati solitamente reagiscono positivamente ad una riduzione del tasso di


disoccupazione, poiché significa una maggiore domanda di beni ed un
miglioramento dell’economia.

DESCRIZIONE: Il dato sul tasso di disoccupazione viene diffuso mensilmente dal


Dipartimento del Lavoro, all’interno di un report sul mercato del lavoro più
completo (Employment Report), che a sua volta si distingue in due indagini chiamate
Household Survey (indagine familiare) ed Estabilishment Survey (indagine
aziendale).

Nella prima si analizza la situazione occupazionale nazionale, il numero di occupati e


di disoccupati ed il tasso di disoccupazione mentre nella seconda si osservano le
retribuzioni del settore non agricolo ed il totale delle ore lavorate.

La Household Survey viene elaborata sulla base di un campione composto da 60.000


famiglie e da 120.000 persone, site in 754 aree metropolitane.

Il tasso di disoccupazione misura il rapporto tra disoccupati e forza lavoro e


fotografa in maniera perfetta la situazione corrente del mercato del lavoro.
Ricordiamo che per disoccupato si intende colui che non ha un’occupazione e che la
sta ancora cercando attivamente mentre il disoccupato che smette di cercare lavoro
viene escluso dalla forza lavoro.

Il tasso di disoccupazione viene diviso anche in base al sesso dei lavoratori (maschio
o femmina), alla loro età (teenagers, adulti, over 55), al loro stato civile (sposati,
liberi), alla loro etnia (bianchi, neri, ispanici ed asiatici) ed al loro status lavorativo
(part-time, full-time).

Distinzioni, inoltre, vengono fatte in base alla ragione di disoccupazione ed alla


durata del periodo di disoccupazione.

Il mercato considera il tasso di disoccupazione molto importante, poiché è


fondamentale per la comprensione dell’evoluzione futura dell’economia nazionale,
ma guarda con maggiore attenzione agli occupati non agricoli, in quanto questi
vengono divisi per settori (costruzioni, servizi, manifatturiero, minerario, etc) e
misurano meglio il trend nei diversi comparti economici.

VENDITE DI CASE ESISTENTI


(EXISTING HOME SALES)

FONTE: The National Association of Realtors (abbr. NAR), l'Associazione Agenti


Immobiliari degli USA.

PUBBLICAZIONE: Mensile, attorno al 25 di ogni mese alle ore 10:00 ET (16:00 ora
italiana), si riferisce al mese precedente.

IMPORTANZA: Media.
Si tratta di un buon indicatore dello stato di salute del settore immobiliare,
caratterizzato da una certa tempestività visto che viene diffuso prima del dato sulle
costruzioni di case nuove e dopo quello sui cantieri edili.

Le vendite di case esistenti sono altamente legate ai tassi sui mutui, ossia mostrano
una pronta reazione ai loro mutamenti, riscontrabile a pochi mesi di distanza.

Questo dato, inoltre, riflette nel breve periodo la domanda di prodotti legati alla
casa e più in generale la spesa per consumi.

DESCRIZIONE: Il dato sulle vendite di case esistenti (Existing Home Sales, EHS) viene
diffuso mensilmente dalla NAR Research Division e viene definito dalla stessa come
la statistica più importante del mercato immobiliare residenziale.

Oltre alle singole abitazioni familiari include le cooperative ed i condomini.

Ogni mese la NAR diffonde i dati sulle vendite e sui prezzi delle case esistenti,
suddividendole in base a quattro regioni degli Stati Uniti (Northeast, Midwest,
South, West) ed alle categorie precedentemente citate, sulla base delle informazioni
ricevute da oltre 650 agenzie immobiliari nazionali.

Le vendite di case sono un ottimo indicatore della domanda di abitazioni e dello


stato di salute del mercato immobiliare, mentre l'andamento dei prezzi degli
immobili può dare delle interessanti indicazioni sull'inflazione.

Le vendite di case esistenti forniscono anche delle informazioni sul consumo e


sull'intera economia, in quanto solitamente le famiglie decidono di comperare una
casa quando si trovano in una solida situazione finanziaria.

L'acquisto di una casa, inoltre, comporta la domanda di altri beni ad essa legata,
come elettrodomestici, mobili, ecc. favorendo di conseguenza altri settori produttivi.

Generalmente una crescita delle vendite viene accolta positivamente dai mercati
finanziari mentre una contrazione, specie se inattesa, può provocare un calo degli
indici azionari.

Negli ultimi tempi il dato sulle vendite di case esistenti viene seguito con particolare
attenzione dagli investitori a causa della grave crisi del mercato immobiliare
statunitense.
VENDITE DI NUOVE CASE
(NEW HOME SALES)

FONTE: Census Bureau of the Department of Commerce

PUBBLICAZIONE: Mensile, durante l'ultima settimana del mese, alle ore 10:00 ET
(16:00 ora italiana). Si riferisce al mese precedente.

IMPORTANZA: Media.

Quest'indagine riflette lo stato di salute del settore delle costruzioni e risulta un


buon indicatore della spesa per consumi e di riflesso dell'occupazione.

Ad esempio se le vendite di nuove case risultano in calo, anche le costruzioni di


nuove abitazioni subiranno un rallentamento, tutto ciò a danno del settore edile e
dell' occupazione.

Normalmente, i primi settori a registrare variazioni prima di un rallentamento e di


un'espansione economica sono appunto quello delle case e quello delle auto.

Il prezzo medio delle case, inoltre, fornisce un'informazione sull'andamento dell'


inflazione nel settore delle abitazioni, sebbene solo i cambiamenti su base annua
forniscano delle indicazioni rilevanti.

Solitamente la reazione dei mercati finanziari a questo dato è scarsa, poiché gli
operatori guardano con maggiore attenzione alla statistica sulle vendite di case
esistenti, che viene diffusa precedentemente.

Si tratta di un dato estremamente volatile e molto spesso soggetto a revisione.

DESCRIZIONE: La statistica sulle vendite di case nuove offre un'analisi territoriale


nazionale delle vendite di case mono familiari nuove, con i relativi prezzi e le scorte.

All'interno di quest'indagine non sono comprese le case costruite per essere


affittate e quelle costruite dai proprietari stessi, ma solo le abitazioni che sono state
vendute prima di essere costruite e quelle che verranno realizzate solo per essere
destinate alla vendita.

Questo dato nasce dall'elaborazione di un questionario rivolto a 10.000 costruttori


tra 15.000 aziende selezionate.

Le vendite di case esistenti vengono presentate sia su base nazionale che su base
regionale (West, South, Midwest, Northeast). I dati, inoltre, vengono suddivisi anche
in base alla fascia di prezzo di vendita delle abitazioni ed alla fase di costruzione (non
iniziata, in costruzione, completata).

La diffusione del report avviene mensilmente dal 1963.

In quest'ultimo periodo il mercato guarda con particolare attenzione a questa


statistica, a causa della crisi dei mutui subprime che sta facendo tremare i

Documento
2009