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Domenico Turco

Baruch Spinoza
1. Notizie biografiche e formazione

Baruch Spinoza (Amsterdam, 24 nov. 1632 - L'Aia, 21 feb.
1677) fu indubbiamente una delle menti filosofiche pi brillanti
di tutti i tempi. Un modo estremamente anticonformistico di
concepire la filosofia e i suoi problemi: questo ci che
differenzia Spinoza da altri autori del Seicento, pesantemente
condizionati dalla condivisione di una tavola valoriale gi
acquisita. L'originalit di Spinoza consiste nel rinnovare la
tradizione giudaico-cristiana secondo coerenza, razionalit,
indipendenza di giudizio. Ebreo-olandese, nato in una famiglia
sefardita originaria del Portogallo, Spinoza comp gli studi ad
Amsterdam, in istituti d'istruzione ebraica. La sua formazione, in gran parte
autodidatta, fu piuttosto eclettica, includendo autori classici, come Cicerone e
Seneca, Scolastici e contemporanei: Bacone, Cartesio, Hobbes.
Per una interpretazione eterodossa delle Scritture nel 1656 fu bandito dalla
Sinagoga. Da allora si stabil in un villaggio dalle parti di Leida, guadagnandosi da
vivere come pulitore di lenti per occhiali e apparecchiature scientifiche
(cannocchiali e microscopi).
Nel 1660 scrive Breve trattato su Dio, l'uomo e la sua felicit. Nello stesso periodo
concepisce l'Etica ( Ethica, more geometrico demonstrata) opera di grande respiro
1.Notizie biografiche e formazione
2. Spinoza e la prassi dell'interpretazione
3. Il problema della religione e l'influenza della Qabbalah
4. Il problema dell'uomo nella filosofia di Spinoza: antropologia e psicologia
4.1 Dio e la realt umana
4.2 Dalla schiavit alla libert umana: il punto di vista antropologico
4.3 La psicologia di Spinoza
alla quale lavor per tutta la vita, e il Tractatus de intellectus emendatione, una
sintesi di storia filosofica riguardante la gnoseologia e i suoi temi.

Nel 1663 pubblica un commento alla filosofia di Cartesio (Principia philosophiae) e
un abbozzo metafisico, i Cogitata metaphysica. Entra in contatto con un
importante uomo politico, Jan de Witt, capo dell'opposizione anti-Orangista, il
quale concede a Spinoza un assegno vitalizio.
Nel 1670 esce, anonimamente, il Tractatus theologico-politicus, che attir critiche
unanimi da parte dei cristiani e degli ex-correligionari di fede ebraica.
Per Spinoza, la politica radicata nella teologia, ma quest'ultima, lungi da essere
la dottrina speculativa di un Dio personale, , in prospettiva panteistica, lo stesso
della dottrina della natura, secondo il celebre motto Deus sive natura.
Il fondamento della politica la tolleranza delle idee, religiose e non solo. Le
autorit non possono intromettersi nelle questioni di coscienza, n possono
imporre una fede assoluta ai cittadini.

Con queste affermazioni, di straordinaria modernit, Spinoza fonda praticamente
le basi della teoria relativa alla laicit dello Stato, accolta generalmente da tutte le
democrazie del mondo solo in tempi a noi molto ravvicinati.


2. Spinoza e la prassi dell'interpretazione

Nell'interpretazione di Spinoza, praticare la vera religione significa solamente
vivere nella giustizia e nella carit. questo il messaggio autentico della Bibbia,
che va letta soprattutto in chiave allegorico-morale, pur contenendo al suo interno
degli episodi dipendenti intimamente dalla forma mentis del luogo e dal tempo in
cui vissero i personaggi del Vecchio e del Nuovo Testamento. In altri termini,
Spinoza propone una critica filologica della Bibbia. In questo quadro va inserito il
rifiuto dei miracoli, e la loro spiegazione in base a superstizione o allegorie di
natura etica.
Questa visione degli scritti biblici fa di Spinoza un anticipatore dell'Ermeneutica
cos come noi la conosciamo. Infatti, per Spinoza la Bibbia non ha un substrato o
un significato filosofico, e le sue vicende debbono intendersi come un ausilio alla
prassi, al sapere pratico, che il filosofo riassume nel termine virt, con ci
implicando un valore storico e storicamente pedagogico della rivelazione.
Pu essere interessante notare che l'impostazione filosofica di Spinoza autorizza a
interpretarlo come il primo demitizzatore di Et moderna, secondo quanto
suggerisce la sua ermeneutica, in particolare la tematica dell'esegesi biblica.
Spinoza prepara l'avvento dell'Ermeneutica contemporanea, nel segno di un
laicismo "sconcertante" per l'epoca, che depriva la religione di contenuti teologici
forti.
Questa impostazione era esplicita nell'Etica, dove la figura divina aveva perso
chiaramente e coerentemente la species di supremo ente creatore, a carattere
pensante, spirituale e personale. In tal modo, Dio viene identificato sic et
simpliciter con la natura stessa. La rivoluzionaria rinuncia ad un Dio personale
caus a Spinoza la banale accusa di ateismo, mentre in realt il panteismo
spinoziano pi vicino di quando non sembri al panteismo implicito della
Qabbalah, pur non ammettendo l'immortalit personale, concetto dubbio, fra
l'altro, anche nella mistica ebraica, ma non la possibilit di varie realt dentro e
oltre la Sostanza, concezione tipica della mistica delle sephiroth (gli attributi di
Dio), sebbene Spinoza usi una terminologia disciplinata dalle categorie del
pensiero filosofico moderno. A questo proposito vengono in mente i nomi di
Hobbes e Cartesio, il secondo dei quali forn al filosofo olandese il paradigma
operativo di una filosofia more geometrico, cio forgiata sul modello della
geometria euclidea.
Proprio l'enfasi sul valore scientifico del suo filosofare, invero assai limitato per via
del rifiuto del metodo induttivo e della sperimentazione pratica, caus a Spinoza
duri attacchi personali. Tuttavia, dopo che il filosofo mor, a L'Aia nel 1677, dove si
era trasferito sette anni prima, fu assunto da molti come simbolo del libero
pensiero, e un esempio vivente di anticonformismo virtuoso per le generazioni
successive.


3. Il problema della religione e l'influenza della

Nonostante fosse un ammiratore dell'impostazione geometrica e razionalistica del
pensiero di Cartesio, Spinoza non poteva accettarne integralmente il
metodologismo, incarnato nella pretesa utopistica di stabilire un canone o un
"codice etico" particolare per la conoscenza dell'uomo in merito alle leggi non
scritte, ma per questo non meno importanti, della realt e del mondo.
Questo perch non si pu teorizzare aprioristicamente la conoscenza, per poi
procedere a conoscere ci che ci circonda. Per Spinoza, la conoscenza sempre in
atto, a sperimentarla basta un approccio spontaneistico alla verit, la quale si
radica in una conoscenza certa, evidente. Spinoza, sfruttando una metafora di
origine biblica, afferma che, come la luce sorge naturalmente contrastando le
tenebre della notte, cos la verit emerge naturalmente da se stessa, separandosi
e distinguendosi dalle tenebre che la avvolgono, cio dal falso.

Appena si raggiunge una conoscenza fondata su distinzione e chiarezza, ci
rendiamo conto automaticamente della sua verit, e l'esempio di una conoscenza
intuitiva ma rigorosa fornito a Spinoza dalla matematica, secondo
l'insegnamento di Cartesio, filosofo della certezza geometrica. Per ottenere tale
forma di conoscenza necessario purificare il ragionamento da elementi di
disturbo, come l'invadenza pregiudicante dei sensi, della fantasia, del contesto
linguistico, e delle credenze radicate nel sentire popolare.

Bisogna partire direttamente da Dio, cio dalla Sostanza, che non si riduce n al
solo spirito n alla sola materia. Per Sostanza Spinoza indica ci che in s e si
concepisce per s, senza inerire ad altro. Da qui derivano gli altri aspetti della
Sostanza: esistenza necessaria, unicit, e indivisibilit. Secondo l'interpretazione
di Spinoza spirito e materia non sono due realt in contrasto, ma rappresentano
solamente due degli infiniti attributi di Dio.

L'attenzione di Spinoza per il tema degli infiniti attributi che formano Dio non
deriva esclusivamente dalla volont di risolvere le aporie del dualismo tra res
cogitans e res extensa, affermato da Cartesio, ma presenta delle origini
complesse, riconducibili a un tipo piuttosto singolare di esoterismo, noto negli
ambienti mistici ebraici come Qabbalah. Questa intuizione, che collega il
razionalismo spinoziano all'irrazionalismo cabbalistico, perde i suoi connotati
sconcertanti se si supera l'immagine tradizionale di Baruch Spinoza, come di un
semplice materialista affezionato alla terminologia scolastica.
Tra materialismo e panteismo intercorre una differenza fondamentale, e a questa
differenza contribuisce il substrato esoterico della Qabbalah.
Infatti, la Qabbalah fondata su una prospettiva panteistica, nella quale gli
attributi di Dio (sephiroth) coincidono con la totalit delle cose. L'integrazione tra i
vari aspetti interni ad ogni sephirah genera le infinite infiorescenze e ramificazioni
della realt. I cabbalisti della Scuola di Safed, di tendenze panteistiche,
individuano dieci sephiroth:
I. Keter, Corona Eccelsa.
II. Chokhmah, Sapienza.
III. Binah, Intelligenza.
IV. Chesed, Amore.
V. Dn, Giustizia.
VI. Rachamm, Piet.
VII. Nezach, Eternit.
VIII. Hd, Maest.
IX. Jesd, Fondamento.
X. Malkth, Regno.
Il collegamento tra la Qabbalah e il panteismo di Spinoza non frutto di
un'astrazione, dal momento che dimostrata l'influenza di alcuni cabalisti
sull'opera omnia del filosofo olandese, in particolare Isaac Aboab, che nel 1656
pronunci il bando di scomunica riguardante Spinoza, e Jehudah Abarbanel, detto
anche Leone Ebreo, autore dei Dialoghi d'amore, nei quali, influenzato dalla
mistica ebraica, propone una teologia di tipo panteistico, che ha avuto una vasta
influenza sul pensiero di Spinoza. N un argomento contrario all'influsso di
questi mistici ebrei il fatto che Spinoza, nel Tractatus theologico-politicus critichi
apertamente le interpretazioni estremamente libere e spregiudicate della
Qabbalah, tradizione esoterica assai conosciuta dallo stesso Spinoza, che si form
nell'ambiente della comunit ebraica di Amsterdam, composta da ebrei sefarditi
provenienti dalla Penisola Iberica (Spagna e Portogallo), da dove erano fuggiti per
eludere le persecuzioni cattoliche.

Oltre ai diversi attributi di Dio, infiniti ma dei quali conosciamo solo due volti
(materia e spirito), Spinoza riflette sui modi di ogni singolo attributo del pensiero,
intese come affezioni della Sostanza e che la determinano in quanto pensiero. Alla
stessa stregua, ogni singolo attributo dell'estensione una diversa affezione della
stessa Sostanza.

Qualsiasi cosa fa capo alla Sostanza, e la Sostanza l'origine immanente, non
trascendente, di tutti i singoli corpi esistenti, produzioni che permangono
integralmente nella Sostanza. Dio natura, nel duplice senso di natura naturans,
cio creante, e natura naturata, cio creata. La produzione di ogni cosa , per Dio,
autoproduzione, perch l'inesauribile coacervo di pensieri e corpi che il Dio
panteista produce interno, intrinseco alla sua Sostanza, che Sostanza tout
court. Spinoza rinviene per questa via l'unit cabalistica di Dio e natura, tipica del
misticismo ebraico, rinnovato esasperandone l'implicito panteismo mediante un
collegamento pi marcato con la filosofia moderna.

La rottura epistemica, rispetto al dualismo cartesiano di spirito e materia,
radicale. La realt unitaria, sebbene parcellizzata nell'infinita variet degli
attributi conosciuti e non, e la sua unit espressa dalla metafora di Dio. Il Dio di
Spinoza anche il theos del Neoplatonismo, una filosofia immanentistica che ha
preceduto, storicamente e concettualmente, le idee della Qabbalah che l'ebreo
Spinoza senz'altro conosceva profondamente.

Tutto ci che accade necessario, contingente, essendo voluto da Dio, bench
questa volont non sia altro che una determinazione della Sostanza, intesa come
un'autoproduzione libera dalle ipoteche personalistiche delle religioni rivelate.


4. Il problema dell'uomo nella filosofia di Spinoza: antropologia e
psicologia

4.1 Dio e la realt umana

Nell'Etica Spinoza modella il suo discorso sulla geometrica euclidea, con
definizioni, assiomi, proposizioni (teoremi), con rispettive dimostrazioni, corollari,
scolii. La prima parte dell'opera riguarda il problema di Dio, che viene affrontato in
termini trasgressivi e trasgredenti la tradizionale visione del divino.
Lungi dal rappresentare un esempio di totale esclusione di Dio dall'orizzonte
umano, come vorrebbe un'interpretazione estremistica del suo pensiero, Spinoza
espone con grande chiarezza i termini e le modalit del rapporto Dio-uomo.
In altri termini, Spinoza non predica affatto una messa tra parentesi di Dio
rispetto alla vita umana, bench il suo punto di vista ridimensioni ampiamente la
concezione tradizionale del divino.

La preoccupazione teologica giustifica in parte la visione antropologica di Spinoza,
nella quale l'ideale della libert umana non va disgiunto da una presa di coscienza
sull'adeguazione dell'uomo a Dio, cio alla Natura, garanzia di felicit e saggezza.

Dio, persi i tratti del monarca assoluto che detta all'uomo le condizioni del suo
comportamento etico, si assimila alla Sostanza stessa, all'ordo rerum (l'ordine
delle cose ). Tuttavia il dio di Spinoza, identico alla Natura, rimane comunque il
referente massimo dell'esistenza dell'uomo.

L'uomo parte integrante del mondo naturale, e come tale deve conformarsi alle
sue leggi, che sono divine, nel senso che derivano dalla Sostanza, dal Dio
immanente.

La necessit dell'esistenza della Sostanza espressa chiaramente da Spinoza nella
proposizione 11 dell'Etica: Dio, ossia la sostanza che consta di infiniti attributi, di
cui ognuno esprime eterna e infinita essenza, necessariamente esiste.

L'uomo non che una parte discreta della Sostanza, essenza eterna, perch dura
da sempre e per sempre, e infinita, nel senso che esprime infiniti attributi, dei
quali ne conosciamo solo due: spirito, o intelletto, ed estensione, o materia.
Il rapporto uomo-Dio si svolge nel segno di una contiguit orizzontale e ( non pi )
verticale, come nella religione tradizionale.
Per essere pi chiari, l'esperienza del divino lo stesso che l'esperienza della
realt spirituale e materiale, che sperimentiamo nel quotidiano, in un contatto
empirico-razionale con il mondo della concretezza.

Dio la realt. L'uomo pu quindi conoscerlo direttamente, senza stabilire un
rapporto trascendente, obliquo, con il suo essere divino. Anche psicologicamente,
l'uomo non pu dipendere da Dio, e, in effetti, il tono dimesso della filosofia di
Spinoza ne lascia trasparire il valore terapeutico.

Tutta l'opera di Spinoza intende realizzare un'autentica rivoluzione antropologica,
volta a "curare" alcuni aspetti della nostra civilt, che il filosofo olandese considera
sintomi di una grave patologia, indicata genericamente con l'espressione schiavit
umana nella parte quarta dell'Etica.

Per Spinoza l'uomo pu e deve liberarsi dalle passioni, cio dalle forze degli affetti.
Il messaggio di riforma dell'uomo implica una fuga dalle mitologie, dalle teologie,
dalle filosofie tradizionali.

Come scrive Giorgio Colli in un breve scritto, quelle di Spinoza sono "parole miti,
ma terribili, che suggerivano agli uomini la liberazione dai miti della religione,
dalle credenza, dal libero arbitrio, dalla millenaria superstizione sul valore assoluto
del bene e del male" .

Il rapporto uomo-Dio riguarda anche, e non secondariamente, l'antropologia
filosofica di Spinoza, nel senso che c' come un retaggio metafisico nel porre Dio
quale termine assoluto, che pu indicare all'uomo, sia pure libero dai
condizionamenti culturali, sociali e dogmatici dei modi tradizionali di concepire e
vedere il mondo. La realt di Dio, e della Natura che per Spinoza ne sinonimo,
costituisce l'exemplum concreto e concretamente esperibile di una dimensione del
tutto sganciata da vincoli esterni, assolutamente libera nella sua modalit d'azione
ed espressione. Come nella filosofia del mistico Jehudah Abrabanel, che abbiamo
visto costituire una delle fonti di Baruch Spinoza, Dio sorge dall'unit dei vari enti
presenti nel macrocosmo, unit che unione mistica e amore estatico dell'uomo
verso l'esistente. Con minore enfasi, tuttavia Spinoza ritiene che il
"comportamento" della Sostanza sia un esempio da seguire in qualche modo, che
segna all'umanit un nuovo cammino, che illumini razionalisticamente gli "errori"
della tradizione, la quale non interpretata in senso positivo, alla Vico, come una
vicenda evolutiva che conosce diverse tappe o et, assimilabili alle stagioni nella
vita d'un uomo.

Se la Sostanza Dio, e se Dio governa in forme immutabili e necessarie
l'universo, questi non pu arrogarsi una volont autenticamente libera. La
schiavit divina non comunque identica a quella umana, perch, se intendiamo
una volont libera nel senso di un agire autonomo, senza costrizioni o
determinazioni dettate da altro, allora Dio assolutamente libero.
Bisogna altres chiarire che una libert d'azione non finalistica, dal momento che
Dio non guidato da una finalit desiderante o da un disegno provvidenziale nella
costruzione dell'universo, secondo la concezione filosofica greca (specialmente
platonica e stoica) o ebraico-cristiana.

Dio perde inoltre la funzione di autore e creatore del mondo, che in genere non
aveva nel mondo greco ma che gli veniva ovviamente riconosciuto nell'ambito del
pensiero ebraico-cristiano. L'universo di Spinoza emana da Dio come le qualit di
una figura geometrica dalla sua essenza; cos, con un concetto che richiama
ancora una volta la tradizione esoterica e mistica della Qabbalah, il processo della
creazione in realt un processo di autocreazione.

In prospettiva antropologica, lo sconcerto dell'uomo di fronte alla negativit di
fenomeni come il male, il peccato, il disordine morale, nasce dalla credenza che
dietro vi siano delle cause finalistiche occulte, inesistenti secondo l'interpretazione
di Spinoza. Chi non accetta la negativit e l'esistenza del male non in grado di
cogliere la natura divina nella sua totalit. Anche se, da un certo punto di vista, il
male un bene proveniente da Dio, che, oltre all'errore e al falso, ha fornito
all'uomo (come singolo e come umanit) gli strumenti per combatterli.

Che cos' l'errore? una privazione che sottrae parzialmente senso e congruit
alle nostre idee, offuscandole parzialmente.
Il concetto del male come privazione di bene non nuova, e deriva dalla filosofia
di Agostino e dai suoi successivi sviluppi. Tuttavia, per Spinoza il male esiste non
per rispondere ad una necessit di armonia universale, che sarebbe una
prospettiva finalistica e provvidenziale contraddittoria rispetto alla rottura
epistemologica realizzata gi nell'Etica, ma in quanto inscritto nella Sostanza,
alla quale estranea ogni preoccupazione di carattere moralistico.


4.2 Dalla schiavit alla libert umana: il punto di vista antropologico.

Nell'ambito della questione etico-morale, Spinoza si ricollega al rigorismo
dell'antica Sto. Come gli Stoici, infatti, Spinosa considera l'astensione dalle
passioni quale unico rifugio razionale e naturale per l'uomo. L'uomo virtuoso
ontologicamente superiore a chi schiavo delle passioni e dell'edonismo fine a se
stesso. Colui che si limita al livello della sensibilit e condizionato da un tipo di
conoscenza per immagini.

Tuttavia, rifiutare l'enfasi sulle passioni non equivale a rinnegarle del tutto. Infatti,
bisogna sbarazzarsi delle passioni negative, come la tristezza, l'odio, l'ira
incontrollata. Il rimedio a questa tipologia di passioni, la pi grave delle schiavit
umane perch impediscono un pieno sviluppo dell'uomo rappresentato dalla
libert, la consapevolezza della necessit che tutto avvenga in un modo e non in
un altro, e che le nostre reazioni sono quindi immotivate, prive come sono di ogni
coerenza razionale.

Le pene e le punizioni somministrate dalla societ non debbono essere viste come
riparazioni a torti subiti, ma come garanzia dell'ordine e della salute pubblica.

Nell'Etica, specialmente nelle parti quarta (La schiavit umana, ossia le forze degli
affetti, con relativa appendice) e quinta (La potenza dell'intelletto, ossia la libert
umana), Spinoza si propone di emancipare la morale dalle ipoteche etico-religiose,
come l'idea di un dio personale, legislatore dell'universo e giudice unico delle
anime dopo la morte, mentre, per il filosofo olandese, la morte il momento della
fusione con la natura, e l'immortalit dell'anima una semplice credenza, una
superstizione ingenua.

L'uomo nuovo del razionalismo spinoziano deve compiere un balzo in avanti
rispetto al passato, dovendo trasformare ex-novo le sue caratteristiche
antropologiche, abolendo le facili certezze, l'abbandono ai miti -e ai riti- del
passato.
In questo senso, Spinoza crede possibile un cambiamento nelle abitudini e nelle
credenze, che liberi l'individuo dalla schiavit delle passioni, delle aspettative e
delle forme mentali placidamente acquisite, senza nessuno sforzo critico di fronte
alla tirannia delle convenzioni e al giogo delle convinzioni.
Quello di Spinoza certamente un punto di vista antropologico, che privilegia
l'attenzione all'uomo, non pi come ente o intermediario tra realt mondana e
realt spirituale, ma come protagonista indiscusso del dramma dell'esistenza
umana, soggetto di libert e non pi oggetto della traditio. Infatti, Spinoza elabora
un modello di filosofia che rifiuta del tutto l'ideale della traditio umanistica, che
vedeva nella storia un retaggio di forme e valori da conservare per aiutare
l'individuo a maturare come uomo favorendo una espressione totale delle sue
potenzialit, anzi, proprio la liberazione da quelle forme e da quei valori l'unica
garanzia di una raggiunta maturit intellettuale.

Spinoza definisce questo processo di crescita dell'uomo con l'espressione potenza
dell'intelletto, e corrisponde alla vera, autentica libert. Tuttavia la realizzazione
dell'umanit di ciascuno non investe soltanto l'aspetto antropologico, ma riguarda
anche l'aspetto psicologico, in primo luogo gnoseologico.



4.3 La psicologia di Spinoza

Nel Tractatus de emendatione intellectus Spinoza sviluppa un concetto di
Campanella: scire est alienari, cio l'atto del conoscere alienarsi nelle cose che ci
circondano. Conoscere quindi identificarsi nell'oggetto, perdersi in Dio, giacch
ogni ente parte attiva della Sostanza.
La conoscenza dell'uomo sempre passiva assimilazione di contenuti che sono gi
nel mondo, nell'estensione e nel pensiero, entrambi attributi di Dio, gli unici
coglibili dalla mente umana.
La conoscenza un processo graduale, scandito in tre fasi: il senso, la ragione e
l'intuizione.

Quando conosco, sono io a dovermi adeguare alla realt, non viceversa. In altri
termini, conoscere pensare con la mente della natura. Tuttavia, l'atto del
conoscere, che alla base della psicologia di Spinoza, non completamente
passivo, in quanto, pur senza inventarmi nulla, devo comunque ricreare, entro i
confini del mio orizzonte d'idee, quei nessi radicati nella natura e in essa
anticipatamente determinati. Questo perch io, e con me tutti gli uomini,
comprendo solamente gli elementi costruiti o ricostruiti dall'intelletto.

La passivit costitutiva della nostra mente, il fatto che il microcosmo individuale
costretto a trovare autonomamente le leggi gi presenti nel macrocosmo, per
conoscere, espresso chiaramente in una proposizione del "Tractatus de
emendatione intellectus" : l'ordine e la connessione delle idee sono gli stessi che
l'ordine e la connessione delle cose. Nelle prime due parti dell'Etica, riguardanti
Dio e Natura e origine della mente, Spinoza, Spinoza ritiene che ogni definizione
dell'Etica dev'essere di tipo costruttivo-genetico, cio, a partire dall'origine
(genesi) deve mostrare le varie fasi della sua costruzione. La costruibilit di una
definizione, di una espressione del pensiero umano, garanzia di controllo
razionale. Infatti, la conoscenza di qualcosa si realizza mediante il rinvenimento di
connessioni causa-effetto, costituenti le essentiae formales di un oggetto (idee) e
questo rinvenimento corrisponde esattamente a definire e a costruire, secondo
l'ordine genetico, una proposizione vera, che tale proprio in virt della sua
costruibilit. Da un punto di vista razionalistico, contrario quindi all'empirismo di
Bacone, Spinoza rifiuta l'uso in sede gnoseologica del metodo induttivo, che si
risolverebbe in una esperienza vaga (non scientifica).

Comprendere i fenomeni solo sulla base dei rapporti causa-effetto comporta una
conoscenza eterna dal momento che questi rapporti sono le idee, comuni alla
nostra mente e alla Sostanza divina, che si manifesta in un numero infinito di
modi. Ma di quali modi si tratta? Sono i singoli uomini, e tutti gli aspetti della
realt biologica, fisica, naturale, che trovano nella ratio la loro intima essenza, o
ragion d'essere, la quale pu essere intesa dagli uomini quando questi si sforzano
di leggere in chiave cosmica il Libro della Natura.

Spinoza considera la comprensione della Natura sotto la specie di un atto di
devozione, misticamente laica e quindi non religiosa in senso tradizionale. Questo
slancio mistico verso la totalit del mondo, che lo stesso di Dio in prospettiva
panteistica, ha la forza e l'impeto di un sentimento umano, come l'amore. un
amore universale, che si applica razionalmente ai diversi modi della Sostanza, una
teoria chiaramente derivata da Leone Ebreo, che nei Dialoghi d'amore aveva
sostenuto delle idee analoghe relativamente a questo tipo di amore, che l'autore
dell'Ethica chiama amor intellectualis Dei, considerandolo l'unico strumento per
conoscere il segreto della nostra immortalit.
"Io sono immortale", "non potr mai morire", pensa il Filosofo, perch quella che
chiamiamo morte in realt il momento della fusione con Dio, cio la natura
immortale.

Con questa sintesi abbiamo esaminato la filosofia di Spinoza secondo diversi punti
di vista, cogliendone solo in parte la straordinaria variet di temi e la complessa
(problematica) visione del mondo.

Il suo contributo allo sviluppo del pensiero occidentale storicamente
determinante. Dal panteismo alla geniale dottrina degli attributi, dal tema della
tolleranza politico-religiosa alla psicologia, dall'analisi della mente all'ambito
dell'etica e dell'antropologia filosofica: non c' rubrica del sapere che non sia
debitrice a Spinoza di spunti, interrogazioni di senso, teorie, che hanno realizzato
un'autentica rivoluzione nel modo di concepire l'uomo e le condizioni del suo
relazionarsi alla realt, che ha profondamente cambiato le forme e i contenuti
della cultura del mondo moderno.
T u t t i i d i r i t t i r i s e r v a t i